Una manovra che fa capire semplicemente che "i soldi non ci sono".
Nella Legge di Stabilità c'è in realtà ben poco a favore di aziende e lavoratori.
Quasi tutta la manovra da 27 miliardi consiste nell'evitare l'aumento delle clausole di salvaguardia, ovvero l'aumento automatico di Iva e accise in copertura a spese fatte in passato (17 miliardi) e l'abolizione della tassa sulla prima casa e dell'Imu agricola (circa 5 miliardi, comunque una boccata d'ossigeno per gli agricoltori).
Poi ci sono tante piccole misure, da poche centinaia di milioni di euro e quindi dalla dubbia efficacia, per stimolare la crescita o per l'equità sociale. Per il resto degli annunciati 10 miliardi di tagli si riuscirà forse ad arrivare alla metà, con tagli lineari ai ministeri e sulla spesa sanitaria - e quindi alle Regioni.
A pag 13, 14 e 15 le slide con le "risposte" per il sud, concentrate su ILVA, Salerno- Reggio Calabria e Terra dei fuochi (450 milioni). Come detto una parte interessante sull'agricoltura, comunque rivolta a tutto il paese. Riduttive quindi, a dir poco, le risorse messe in campo per il Sud, ma qualcosa dovevano pur dire dopo gli annunci governativi di agosto.
A queste considerazioni va poi legato il fatto che con l'introduzione del "regionalismo differenziato"sarà possibile grazie alle modifiche costituzionali agli articoli 116 e 117 estendere forme di autonomia, a partire dalle politiche sociali e di organizzazione e spesa sanitaria, a quelle Regioni a statuto ordinario in condizioni di equilibrio finanziario, cioè in prevalenza quelle del nord. In pratica a conti fatti le regioni del nord avranno maggiore autonomia di spesa e di intervento diretto rispetto a quelle del sud, che dipenderanno sempre più da Roma, e passerà in secondo piano l'aspetto perequativo presente in Costituzione.
In poche parole proseguono gli scenari negativi per il sud a cui servirebbe una maggiore autonomia, come andiamo ripetendo da tempo.
"LEGGE DI STABILITA', SENZA SOLDI NON SI CANTANO MESSE"
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