Il Partito del Sud, presente stamane 17 Dicembre alla cerimonia di
Ponticelli, ha avuto una parte in questa doverosa dedica grazie ai suoi
membri presenti nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli,
che a suo tempo hanno sostenuto e supportato con entusiasmo la giusta
proposta del Sindaco de Magistris
La Napoli delle Quattro Giornate e di De Magistris dedica una via ad ALEXANDROS - ALEKOS PANAGOULIS, l’antifascista che ha fatto un attentato CONTRO IL TIRANNO
di Argiris Panagopoulos
Una strada del quartiere popolare di Ponticelli a Napoli sarà
intitolata al nostro caro compagno ed eroe della lotta contro la
dittatura dei colonelli, Alekos Panagoulis quarant’anni dopo la sua
scomparsa. Sabato 17 dicembre alle ore 10 la strada prolungamento di via
E. Montalle sarà chiamata via Panagoulis.
La sensibilità del
Comune di Napoli, del suo sindaco Luigi De Magistris e del consiglio
comunale è molto importante non solo per la storia antifascista di una
delle più grandi città dell’Italia e dell’Europa del Sud, da dove veniva
Alekos, ma anche per la grande battaglia contro la nostra... smemoria
storica.
Alekos è stato un grande combattente per la democrazia, la
libertà e la giustizia sociale. Ha scritto qualche poesia ma di sicuro
non era un… politico.
Nell’Atene antica i tirannicidi Armodios e
Aristogitone sono stati onorati con statue di bronzo. Nelle prime
elezioni dopo la dittatura gli ateniesi hanno onorato Alekos con il loro
voto e lo hanno portato nel parlamento come deputato dell’Unione di
Centro. Alekos ha avuto la sua statua di bronzo nella piazza della
Giustizia, in via Panepistimiou, tra il parlamento e la piazza Omonoia.
Una statua che lo ricorda come lo avevano conosciuto tutti i greci di
allora. Con la sua divisa dell’esercito e la mano e l’indice alzati a
denunciare la dittatura davanti al Tribunale Militare che lo aveva
condannato a morte.
La storia di Alekos e della sua famiglia è
molto nota in Italia, specialmente a quelli che hanno più di
sessant’anni, perché dopo la sua scarcerazione ha vissuto in Italia,
molto a Palermo, dove studiava il suo fratello, ha vissuto con Oriana
Fallaci ed è diventato “famoso” a livello mondiale anche per il libro di
Fallaci “Un Uomo”.
Alekos per la maggioranza dei greci
democratici e progressisti è stato assassinato e non è morto in un
incidente stradale. Lo abbiamo capito subito qualche ora dopo
“l’incidente” a Leoforos Vouliagmenis, noi le poche diecine di persone
che siamo accorsi a vedere da vicino cosa era successo. Molti erano
militanti dei partiti di sinistra e dei socialisti della zona, perché
Akekos è stato ucciso nelle prime ore del Primo Maggio del 1976 e tutti
eravamo per le strade ad attaccare i manifesti per la manifestazione
dei sindacati.
“La macchina è ancora calda”, aveva detto con
lacrime negli occhi un persona anziana che aveva superato i due tre
poliziotti di guardia per toccarla. Qualche ora più tardi dal vicino
Primo Cimitero di Atene alcuni portavano garofani rossi, il fiore che è
diventato simbolo dell’antifascismo greco dalla fucilazione del
comunista Nikos Mpelogiannis e di tre altri suoi compagni il 1952.
Atene e specialmente la parte in cui vivo che va da Akropoli verso lo
stadio delle prime Olimpiadi e i viali di Vouliagmenis e Syggrou erano
paralizzatati il giorno dei funerali di Panagoulis. Molti piangevano e
tutti cantavamo le canzoni di Theodorakis e dappertutto si vedevano
cartelli, striscioni, scritte sui muri e sul battistrada con una
lettera, “Z”. Per noi più piccoli la “Z” voleva dire che Panagoulis
Vive, dalla parola “Zει”, ma per i più grandi significava anche la
rivendicazione per l’assassinio del deputato di sinistra e pacifista
Lambrakis a Salonicco il 1963 dallo parastato greco, per il quale Kostas
Gavras ha fatto il bellissimo film “Z, L’orgia del potere”, e
l’assassinio dello studente Petroulas dalla polizia ad Atene il 1965.
Per quelli che sono giovani o giovanissimi oggi la “Z” ricorda il nostro
“piccolo Alexis” che aveva quindici anni quando è stato assassinato o
ancora peggio giustiziato a sangue freddo da un poliziotto ad Atene il
2008.
Alekos è stato uno degli eroi più grandi nella lotta
contro i colonelli. Ha resistito, come tanti altri, alle più barbare
torture della polizia militare, i cui ufficiali erano addestrati come
quelli delle polizie dei paesi dell’America Latina nelle caserme
dell’esercito americano. Perfino una delle bestie più feroci, il
comandante della polizia militare e “dittatore invisibile” per un
periodo Ioannidis ha riconosciuto il coraggio di Alekos, che ha preso
come insulto le sue parole. Quando lo avevano portato in tribunale da
accusato è diventato accusatore della dittatura sapendo che rischiava
torture ancora peggiori.
Alekos non era solo. Accanto a lui aveva
una grande donna, la sua madre Athinà, che era diventata anche lei un
altro grande simbolo, delle donne che non hanno lasciato nemmeno un
attimo di tregua ai dittatori e ai torturatori, delle donne che hanno
combattuto e vinto la loro battaglia per riavere i loro famigliari vivi.
Suo fratello Stathis è ancora deputato, ora indipendente dopo la sua
uscita da Syriza.
Alekos si sa che non ha potuto uccidere il
tiranno. Ma in Grecia il tiranno è morto da tiranno nel 1999 a 80 anni
dentro l’ospedale del carcere, che lo aveva ospitato per 25 anni. Il
“tiranno invisibile” e torturatore è morto nel 2010 a 87 anni. Sempre
nel carcere dove aveva passato 36 anni. Hanno avuto giustizia che
meritavano da una democrazia e senza la sua grazia.
Alekos se ne è
andato le prime ore del giorno dei lavoratori, il Primo Maggio del 1976.
Aveva solo 37 anni. Però anche grazie all’iniziativa del Comune di
Napoli, il suo spirito ribelle e la sua sensibilità democratica e
libertaria Alekos… Z
"Napoli dedica una via ad Alexandros-Alekos Panagoulis"
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