tag:blogger.com,1999:blog-83932329864677962062008-05-03T01:29:55.951-07:00B A S K E T I M I N GCOSA CI PASSA PER LA TESTA IN QUEI 40' - RACCONTO COLLETTIVO SCRITTO DAI GIOCATORI DEL DERUTA BASKETDERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comBlogger16125tag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-88389198107185411972008-05-03T01:20:00.000-07:002008-05-03T01:29:55.979-07:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff6600;">73</span> - Casa del Lampadario Ellera <span style="color:#ff6600;">62</span></strong></span><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#999999;"> </span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#999999;"></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">"Vorrei ringraziare tutti i ragazzi per la passione e l´impegno che hanno dimostrato in tutto l´arco della stagione, quelli che hanno trovato maggior spazio in campo e quelli che pur avendo meno soddisfazioni personali hanno dimostrato serietà, attaccamento alla maglia e un atteggiamento verso il gruppo da prendere ad esempio". (Coach AF)</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-15490667004813844602008-04-24T05:17:00.000-07:002008-05-03T01:27:19.659-07:00**********<span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Questa sera iniziano i play-out. A volte bisogna solo giocare.</span><br /><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-17544448620015235082008-02-26T02:35:00.001-08:002008-02-26T02:49:15.543-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Tredicesimo Capitolo</em></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Leo Terni <span style="color:#ff6600;">76</span> - Brico Center Deruta<span style="color:#ff6600;"> 66</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">“Com’è finita Reggina-Juve?”, mi chiede un signore fuori dal Palasport di Terni. Dentro c’era la nostra partita, fuori c’eravamo noi due, che fumavamo. Tra noi due e la partita di basket dentro c’era un vetro molto opaco e un’espulsione nei miei confronti: queste due cose ci separavano dai giocatori e dal pubblico e dal gioco in generale. Stava per riprendere il quarto quarto.<br />Il gioco presuppone la condivisione di alcune regole. Ad esempio sappiamo che se incontrando una ragazza per strada ci viene voglia di fare sesso con lei, prima siamo costretti a chiederle se è disposta a cederci il suo corpo. Se così non fosse, se lei non fosse consenziente, noi non potremmo pretendere nulla: verrebbe considerato stupro. E noi ritenuti colpevoli.<br />La legge e i tutori della legge, tenuti ad arrestare coloro che la infrangono, devono però tener conto delle esigenze degli attori in campo. Ad esempio è ovvio che se un poliziotto entra in una discoteca deve tener conto del livello di testosterone che viaggia nell’aria. E deve pur sapere che se una donna ci sculetta davanti noi possiamo pure stare al gioco. Sono questi i codici della discoteca.<br />Allo stesso modo un arbitro deve tener conto delle esigenze dei giocatori in campo. Ad un certo punto, dopo l’ennesimo fallo addebitato ad uno dei nostri giocatori, un avversario mi si avvicina e si lamenta a sua volta dell’arbitraggio, nonostante stia giovando alla sua squadra. Il fatto è che non riuscivamo più a giocare, non riuscivamo più a ballare: ci arrestavano premeditatamente. Era come se una donna stesse sculettando in discoteca e io magari le vado dietro e le dico "Dai, balliamo!" e magari ogni tanto si lamenta, ma continua pur sempre a giocare: fa parte della sceneggiatura. Ed è come se ad un certo punto arriva un funzionario dell’ordine e mi dicesse di fermarmi.<br />I funzionari della legge devono interpretare il codice, devono sapersi muovere e comprendere le maglie elastiche del gioco. Qualora accadesse il contrario, qualora le maglie della legge si stringessero troppo rigidamente, ecco che verrebbe meno la magia dell'imprevisto: il terreno lecitamente calpestabile e il ventaglio di azioni ammesse si ridurrebbero drasticamente.<br />Allora ad un certo punto vado a recuperare una palla in difesa e arriva un funzionario della legge cestistica e mi dice, "Ehi, non puoi farlo!". E me lo aveva detto già cento volte. E allora mi sono chiesto quale fosse il mio raggio d’azione, cosa potessi fare, quale fosse il mio ruolo. Io ero venuto lì per ballare, l’arbitro mi dice di rimanere ai margini. Io m’incazzo.<br />Poi lo vedo che se ne va in mezzo alla pista e si mette a ballare. Poi vedo che io mi infurio e lo seguo. Lui se ne va a gambe levate. Lui proponeva un certo tipo di gioco. Io un altro.<br />Prospettive inconciliabili. Meglio starsene alla larga.<br />“Non so quant’è finita Reggina-Juve”, rispondo al signore. "Io stavo dentro!".</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-59212161540111626362008-02-18T16:05:00.000-08:002008-02-18T16:22:35.704-08:00**********<div align="justify"><em><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong>Dodicesimo capitolo</strong></span></em><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><strong><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;">Deruta <span style="color:#ff6600;">82</span> - Madonna Alta <span style="color:#ff6600;">87</span></span></strong><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">La partita di Sabato se ne è andata pian piano dentro al cesso. Peccato, perché secondo me anche questa volta, per colpa di due o tre cazzate di troppo ci siamo fatti sfuggire la partita. Ma volevo assolutamente sottolineare ed elogiare i numeri fatti in campo dal capitano: sembrava uno di quei giocatori che ti crei alla playstation, quello al quale metti 99 su ogni casella: palleggio, tiro, velocità, salto...Davvero un grande! Purtroppo mi è mancato il caro Pit, quando il Pit c'è, quando è presente, anche le giornate più nere diventano allegre. Adesso ci aspettano delle partite davvero difficili e come andrà a finire il tutto non lo so. Ma rimaniamo fiduciosi.</span></div><span style="color:#000000;">*</span>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-70165087062163723592008-02-12T07:45:00.000-08:002008-02-12T08:48:39.649-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Undici Capitolo</em></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#ffff00;"><strong>Rabbia <span style="color:#ff9900;">70</span> - Nichilismo <span style="color:#ff9900;">62</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Certe volte credi di non farcela più. Ti dici che è finita, che le cose si oscureranno per sempre. Poi ad un certo punto accade qualcosa e la storia ricomincia. Succede sempre così. C’è un prima in cui le cose sembrano essere irrisolvibili, e c’è un dopo in cui le cose sembrano essere risolte: la tragedia umana. Tra la prima fase e la seconda c’è un qualcosa, un evento scatenante. Il ciclo si ripete e non moriamo mai. Bene. Il fatto è che non sappiamo da cosa e perché venga scatenato questo evento, è solo fato. E quindi quando le cose passano da uno stato di confusione – apparendo irrisolvibili – ad uno stato di ordine – in cui appaiono risolte - non sappiamo bene chi ringraziare. Ce la siamo scampata di nuovo e ci sentiamo debitori: la tragedia umana. E più si va avanti più questo debito ci appare gravoso. Visto che non moriamo mai siamo costretti ad essere debitori a vita. Inizialmente ci scontriamo con il corso degli eventi: quando siamo giovani crediamo di poter plasmare il mondo, di poterlo frenare. Quando poi hai molti cerotti in testa, quando praticamente hai sbattuto troppe volte contro le cose, te la smetti e cominci a depotenziare la tua volontà. Dopo un alluvione, accetti il fatto che la pioggia cada verso il basso. Ad un certo punto ti dici che la pioggia va verso il basso. E ne prendi atto. Dopo l’alluvione ci si mette insieme al lavoro e vengono raccolti i pezzi, ti dici che in fondo non potevi farci niente. La pioggia cade verso il basso, non sale in cielo. Dopo molti alluvioni perdi la rabbia però. Perché gli alluvioni portano via tutto: non hanno a che fare con la casa, con l’auto, con il garage o con il tetto: l’alluvione si porta via tutto. L’alluvione ha contemporaneamente a che fare con tutte queste cose. </span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Tra il primo e il secondo tempo entriamo negli spogliatoi e il coach ci guarda in volto e riflette. Dice che in noi non vede rabbia. Io guardo gli occhi dei miei compagni di squadra e vedo il post-moderno: non so perché ma vedo Messenger: sempre connessi, mai presenti. Credo che la rabbia sia un sentimento legato all’era industriale. Credo che oggi tutto sia opacizzato dalla noia, e dal vuoto del nostro linguaggio. Se dico rabbia cento volte: <em>rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia rabbia</em>: la rabbia diventa noia. Lo sport è puro atto volitivo, e tutto ciò non può che risentire dello spirito del tempo. Lo stesso vivere è un atto volitivo, che cede soltanto al subentrare della morte. Quindi sei costretto: o giochi o muori.</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-3729830050269031782008-02-07T01:28:00.000-08:002008-02-07T01:36:35.946-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Decimo Capitolo</em></strong></span><br /><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Trebuchet MS;">*</span><br /></span><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#ffff00;"><strong>Deruta <span style="color:#ff6600;">67</span> - Valdiceppo <span style="color:#ff6600;">44</span></strong></span><br /><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Trebuchet MS;">*</span><br /></span><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Mentre stavo in panchina osservavo i giocatori in campo muoversi, contorcersi, scontrarsi. Tenevo un asciugamano color turchese sopra le ginocchia, per far sì che non si raffreddassero. Osservavo questi giocatori vestire maglie di diverso colore, e poi affaticarsi. Ho subito notato la giovane età dei nostri avversari. Credo che molti di loro possano fare strada, hanno talento cestistico e virtù fisiche. In particolar modo ho notato l’andamento sincopato del playmaker, che riesce ad imprimere un’accelerazione repentina al proprio moto, cambiando direzione quando meno te l’aspetti. Sono ragazzi che hanno davanti a sé un futuro roseo. Poi però ho notato il nostro modo di giocare, e mi sono accorto di un elemento che ci differenziava da loro: la consapevolezza dei nostri gesti, dovuta alla nostra età. E’ un discorso che non ha a che fare con l’una o l’altra squadra, con l’uno o l’altro giocatore. Qui si parla di rughe e tempo. Nel senso che spesso si addebita al tempo le colpe di un imbruttimento irreversibile. Ma spesso non facciamo caso a quanto la maturità garantisca al nostro spostamento nello spazio un ché di eroico. Ad esempio oggi c’era un signore sulla sessantina che passava per strada con una cartella sottobraccio. Non so cosa c’era dentro la cartella, ma di sicuro era una persona adulta. Si avvicina alla vetrina di un negozio di materassi e dall’interno del locale gli si avvicina il proprietario. Credo che fosse un suo amico, perché esordisce mandandolo a ‘fanculo’. Lo chiama per nome e gli dice ‘oh, ma vaffanculo’. Ecco che il signore con la cartella sottobraccio si ferma per un istante e senza voltarsi annuisce col capo e continua dritto.<br />Credo che il tempo permetta a quelle poche certezze che abbiamo sul mondo di sedimentarsi nella nostra coscienza. E allora se a 15 anni tentiamo di saltare sempre più in alto, a 25 anni tentiamo di saltare sempre meno, perché a volte non ce n’è bisogno. E’ come una corsa verso il deserto, dove le risorse sono sempre più limitate e dove sappiamo già bene che un passo falso può comportare l’arresto del nostro cammino. E allora curiamo meglio i particolari, e ognuno affina al meglio la propria arma segreta. Questo si notava in campo, che alcuni corpi ballavano scomposti, altri arrancavano consapevoli. Credo che la maturità di un giocatore risieda e sia riscontrabile tutta sulla punta di 10 dita: i polpastrelli sono la nostra lingua. Il resto del corpo soltanto un <em>pretesto</em>.</span><br /><span style="color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-57335926099676379312008-01-28T01:28:00.000-08:002008-01-28T01:35:04.131-08:00*********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#333333;"><strong><em>Nono Capitolo</em></strong></span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Ponte Vecchio <span style="color:#ff9900;">74 </span>- Deruta <span style="color:#ff9900;">53</span></strong></span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;">I primi commenti in vista della partita erano del tipo <em>buttiamola su una partitina a carte</em>. Una briscoletta tra amici, Giulio proponeva di mettere un pò di tavoli in mezzo al campo,birra in mano e via: giochiamo a carte!L'idea era di dar vinta loro la partita a tavolino, tutte cazzate dette per allentare la tensione. La ponte è una corazzata,forte su tutti i piani psico-fisico-tecnici e noi siamo la classica squadra operaia che deve lottare con tutti i mezzi per salvarsi!<br />Tutto questo credo che lo abbiamo dimostrato ancora una volta in campo,contro una delle formazioni più forti in assoluto del nostro campionato,ci siamo sbattuti come stiamo facendo da un pò di partite a questa parte! Sono convinto che se continuiamo così ce la giocheremo sempre con tutti! Devo confessare che la mia prima intensione era sicuramente quella di fare bene,ma soprattutto di fare riscaldamento con in sopramaglia della Pontevecchio,per poi vedere la reazione del mitico presidente Max Gentili che purtroppo,assieme a molti altri,non hanno potuto assistere alla partita! Fa sempre un grande effetto giocare contro una squadra del genere. Per me ieri è stato così, pensare che con molti di loro ho giocato per molti anni insieme, l'altro giorno sono pure andato a casa di luca a mangiare le crepes con la nutella. Con matia sono arrivato da marino fa mercato per comprare un divano ed una poltroncina. Poi quando ti ritrovi a giocarci contro l'effetto è veramente strano. Ultima cosa: spero vivamente in un ritorno rapido e soprattutto a pieno regime del nostro play roboCOPP. Eh si, non sono tagliato per fare il playmaker. 5 minuti vanno bene, ma quando iniziano ad essere più, beh, la grandine fa meno danni!</span><br /><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-83707990690133303362008-01-15T05:06:00.000-08:002008-01-15T05:11:39.962-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><em><strong>Ottavo Capitolo</strong></em></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff6600;">48</span> - Passignano <span style="color:#ff6600;">63</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;"><span style="color:#000000;">* </span><br />Ho passato tutto il pomeriggio a lavorare sulla tesi e a pensare a come avrebbe reagito il tendine che mi faceva male. C'ho messo il ghiaccio per tutta la giornata e ho cercato di sforzarlo il meno possibile. Ieri non mi sono nemmeno allenato, ma non per il tendine: solo perché ero deluso dalla partita di Giovedì. Scusa di merda, lo so: ma ho preferito fare così. Soliti piagnistei da giocatore. Arrivo al palazzetto presto. C'è solo Massimo e Frodo. Ripenso alla partita vinta Giovedì e a quanto vorrei che la striscia positiva continuasse. Oggi non credo che ci sarà da discutere con gli arbitri, sono di fuori, nemmeno li conosco: speriamo facciano bene il loro lavoro ma sono fiducioso. Il riscaldamento è una tragedia, il dolore al tendine si fa sentire molto all'inizio. Ma quando l'arbitro alza il pallone il dolore come d'incanto sparisce e sono pronto per dare il meglio di me, quando sarò chiamato in causa. Andiamo subito sotto di 12 e non riusciamo a recuperare. Tiro sbagliato, imprecazioni varie, tiro sbagliato, continuo ad imprecare: tiro messo a segno. Inizio a pensare che si tratta di puro culo, poiché tiro di nuovo ma sbaglio. Eh ma allora che sega! Partita tutto cuore e poca tecnica Sabato, ma un cuore grosso così! Tuffi, corse: spesso a vuoto ma corse, incazzature, voglia di lottare e tanta tanta sfiga per certi aspetti. Di più forse non si poteva fare, a parte segnare qualche tiro libero in più. ‘Ma freeeghi! Sti cazzo de tiri liberi!’ Ormai davvero è diventata una cosa psicologica che però ci massacra! Da rivedere. Come ha detto il coach, questa è la strada da seguire: e allora facciamolo. E’ una partita stregata quella contro il Passignano. Come all'andata prendiamo subito una sbandata iniziale. Da sottolineare la grave mancanza di Ugo. Siamo scesi con un solo playmaker ma tutto sommato ce la siamo cavata anche se c'erano dei momenti di ampio boccheggia mento. Recuperiamo. Michi mette la bomba del -4 e l'adrenalina è alle stelle. Tutti ci crediamo però il fiato comincia a scarseggiare. Giovedì abbiamo speso molto e in questi ultimi minuti la fatica si fa sentire, anche se buttiamo in campo tutto quello che abbiamo. Ad un certo punto mi sono reso conto di non essere mai stato così tanto desideroso di sedermi almeno per due minuti e bere un po’ d'acqua. Sono arrivato ad un punto in cui non sapevo più dove mi trovavo. Il coach mi urlava e mi chiedevo ‘ma che ho fatto di male?!’. Niente: ero rimasto indietro di solo 10 metri dal mio difensore: bene, Cambio! La cosa traumatica è stata dopo cena. Sbagliamo tanti tiri liberi che ci condannano alla sconfitta. C'è anche l'uomo mascherato che si lamenta: non fa altro che simulare e lamentarsi con gli arbitri per le botte che prende. ‘Hey! Se non vuoi il gioco duro vai a fare danza!’. Almeno li non prendi le botte! La partita finisce. Abbiamo perso. Ma chi se ne frega alla fine. Abbiamo lottato e sudato fino all'ultimo centesimo di secondo. Possiamo essere abbastanza soddisfatti. Se loro sono terzi ci sarà pure un motivo. Comunque ora si va a cena e chi si è visto si è visto. Dopo un’oretta e mezzo che ce ne stavamo seduti mi sono rialzato e ho avuto di nuovo la sensazione di prima. ‘Ma dove mi trovo?’. Le gambe stavano litigando tra loro e mi stavano tranquillamente mandando a cagare. Succede. In fondo sono sensazioni quasi piacevoli perché ti senti stanco e bene allo stesso tempo. Non conosco il perché, so solo che è così. Avrei potuto dormire per tutto il giorno questa Domenica. Ma non credo sia la strada giusta da percorrere. La strada è un'altra: ‘Quella di sabato sera!’, disse il coach. Ci vediamo tutti martedì. Spero di recuperare con questo tendine.</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-23710971996803522952008-01-11T05:52:00.000-08:002008-01-11T06:00:05.794-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Settimo Capitolo</em></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff6600;">71</span> - Ellera <span style="color:#ff6600;">64</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Mi sono sempre chiesto come avrei giocato la partita di ieri, dato che per me è stata una giornataccia, di quelle che davvero non finiscono mai. Ma alla fine è andato tutto bene. Finalmente ritorniamo alla vittoria dopo molte delusioni, ritorniamo alla vittoria dopo aver sudato sette camicie, dopo aver lottato e sofferto durante la partita. Ma alla fine ci abbiamo creduto e ogni volta che ci crediamo alla fine riusciamo ad ottenere sempre qualcosa di buono. Sono contento, dopo tanto tempo sono ritornato a casa senza il peso di una sconfitta, senza la tristezza che ti lascia addosso, questa volta sono tornato a casa felice e sereno, dimenticando per qualche ora la pessima giornata che ho avuto. Sono tornato ed ho mangiato una teglia di riso al pomodoro, due bruschette e due humburger con cipolla(grazie mamma). “Oh..freeeghi...!” dovevo recuperare le energie perse durante la giornata! La partita è stata dura, spesso abbiamo commesso delle ingenuità, abbiamo eseguito delle azioni con troppa sufficienza, però cazzo ce l'abbiamo fatta. Per un momento ho pensato che anche questa volta ci sarebbe andata di merda ma alla fine siamo rimasti uniti ed abbiamo vinto e questa è una cosa da tenere a mente. Ma poi, per concludere, la soddisfazione di vedere il Pit che entra negli spogliatoi a fine partita facendo "FREEEGHI" con quella sua faccia unica: beh, non ha prezzo!</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-57583495570424700822008-01-07T07:29:00.000-08:002008-01-07T07:47:26.522-08:00*********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Sesto Capitolo</em></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><strong><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#ffff00;">Trestina <span style="color:#ff6600;">74</span> - Brico Center Deruta </span><span style="color:#ff6600;">70</span></span></strong></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Sigmundo se ne stava al mare a prendere il sole. Faceva molto caldo e c’era ben poco da fare: se ne stavano tutti sotto l’ombrellone ad aspettare che l’aria s'intiepidisse. Ad un certo punto si rompe il cazzo e decide che è ora di fare qualcosa di ingegnoso. Qualcosa che possa far dimenticare i 42 gradi che infuocano perfino l’ombra. Costruire qualcosa, far sì che qualcosa che prima non c’è poi ci sia. Bisogna trovare i materiali e gli strumenti adatti. La sabbia, l’acqua e le mani. Sigmundo si siede sul bagnasciuga, dove la sabbia è tanto umida quanto ancora asciutta da essere modellabile. Comincia a scavare una piccola buca e ad accumulare di lato la sabbia estratta dal fondo. Poi prende la sabbia e comincia ad ammassarla in un punto. Poi c’è poco altro da raccontare perché sarebbe tutto molto noioso. In pratica Sigmundo si fa un castello. Molto imperioso, fortificato da mura spesse e ben intarsiate. Però verso l’ora di pranzo si alza il livello del mare e l’acqua comincia a minacciare le fondamenta del castello. L’orlo del mare è sempre più vicino, il castello sempre meno solido [nel frattempo gli altri bagnanti se la godono]. Ecco che ad un certo punto il mare si mangia il castello, che torna sabbia informe. Allora Sigmundo indietreggia di qualche metro e ricomincia ad accumulare la sabbia in un punto e a modellarla. Si rifà di nuovo un castello, ma non c’è un cazzo da fare: dopo un paio d’ore il mare se lo riporta via. Saranno state le 7 di sera quando Sigmundo si rende conto di essere un coglione, perché doveva pensarci prima che il mare se ne stava lì. E che c’era l’alta marea quel giorno. Ma nonostante questo se ne rimane lì a chiedersi perché il cielo ce l’avesse con lui. Nel frattempo cominciava a crescere un suono ritmato e conturbante da non si sa dove. La costa era un piede a sette dita, tra le cui insenature si sviluppavano piccoli lidi dove la notte si usava far festa. Per farla breve Sigmundo si faceva le paranoie perché il castello non gli rimaneva in piedi. Poi passano due ragazze che gli dicono deficiente. Allora lui comincia a pensare che del castello in realtà non gliene fregava un cazzo: era solo un modo per passare il tempo durante la giornata. ‘Ma che scemo che sono stato!’ – si sarà detto. Allora quelle due ragazze cominciano a ridere e a beffeggiarlo. Poi lo stuzzicano. E allora lui si fa i castelli e le segue. La notte Sigmundo balla e beve e ride e dice le stronzate. Al lido Barento c’è un sacco di bella gente. Allora Sigmundo passa la notte al Lido Barento e il giorno dopo si ritrova riverso sulla spiaggia: le ossa indolenzite e un piacevole odore di festa in bocca. A fianco la tipa bionda col pareo nero e la tipa mora col pareo bianco. Poi non c’è nessun’altro, che sembra che c’è stata la guerra. Visto che non c’hanno né sigarette né alcol i tre si chiedono cosa cazzo si può fare. Il sole li cuoce. D’un tratto gli viene in mente il castello di sabbia. In tre sarebbe stato tutto più facile. Costruiscono un castello dopo l’altro, che ogni volta se lo porta via il mare. Che ogni volta si dimenticano di averne già costruito uno. Le ore passano in allegria e poi via il costume e si fa il bagno. Verso le 7 di sera i tre se ne vanno a casa mentre il mare si porta via tutto quanto. Il castello, i costumi e un gabbiano morto che volava troppo basso. </span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-14417834171742100052007-12-19T10:05:00.000-08:002007-12-19T14:38:18.128-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Quinto Capitolo</em></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff6600;">65</span> - Città di Castello <span style="color:#ff6600;">76</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Sono le 6 del pomeriggio di Sabato. Squilla il cellulare. Il coach scrive – “Oggi tocca a te”. Magari è un po’ tardi ma accetto di buon grado, mi volto verso la finestra e vedo una bufera di neve. Mi organizzo per andare a prendere i miei compagni, e si arriva alla palestra: un freddo penetrante: ma neanche questo ci ferma. Fuori nevica. E già da questo si capisce che sarà una serata di merda. Entro e vedo gli arbitri e penso: "E' proprio una serata di merda!". Nonostante ciò voglio essere positivo e mi dico che non potranno fare il loro show anche questa volta, ma mi sbagliavo. Tutti cambiati si inizia a prendere confidenza con il campo, i palloni e il freddo. Più passa il tempo più ci si rende conto che Grama non sarà dei nostri, bloccato a Todi dalla neve. Così si arriva alla palla a due, che vedo rigorosamente dalla panchina. Partita intensa e piena di casini: d’altronde sono ormai 3-4 partite che succede. Il tempo scorre e io riesco solo a pensare a quando arriverà Grama. La mia preoccupazione principale era il dito, ero preoccupato di come potesse reagire alle varie scosse e/o botte varie che si subiscono in partita. Il dito stava bene, qualche leggero problema di palleggio ma tutto ok: ero pronto per giocare. Inizia la partita e sono carichissimo. Arrivato Grama tiro un sospiro di sollievo. Voglio far bene e cercare di vincere a tutti i costi, in fondo non stavamo andando poi così male. Siamo rimasti sempre attaccati a loro, solo che quando, in quel fatale quarto quarto è successo di tutto, la partita è andata a farsi benedire. Infatti tutto corre via liscio per 34 minuti fino a quando non decidono che è giunto il momento degli arbitri, che si ergono protagonisti di 10 secondi sciagurati, ma di grande effetto. Ogni fischio dubbio diveniva motivo di recriminazione. Ogni Chiamata ormai era seguita da una serie di insulti dalla parte interessata. Comunque la partita scorre e si arriva verso gli ultimi 5 minuti vicini nel punteggio. Poi avversario a terra che scalcia Valerio, lo prende di striscio e fa finta di avere crampi, Valerio neanche reagisce, gli arbitri non fischiano perché non hanno visto nulla (gli unici in un palazzetto affollato a non averlo fatto), la nostra panchina protesta, Ugo protesta e qui si compie il capolavoro: fallo a Valerio, tecnico alla panchina, espulsione di Ugo: estenuato dall'arbitraggio reagisce male a una chiamata e si fa buttare fuori. Il finimondo. Sinceramente sono rimasto allibito dalla furia omicida di Ugo, non l’avevo mai visto incazzato in quel modo, e sinceramente non pensavo fosse possibile dato il suo carattere pacifico. So che quando qualcuno gli fa un torto si incazza ma non avrei mai pensato a quella reazione, quasi quasi che mi sono spaventato. E il nostro avversario impunito che ci prendeva anche per il culo. Nervosismo a mille e rabbia in corpo da tenere calma per non compromettere ancora di più la partita. In quel momento di bagarre capisco che la partita è finita. Avevo già visto l’esito dell’incontro perché nelle nostre facce c’era poco di cattivo, di agguerrito. Ogni azione pensavo a chi potesse dare la carica. Ma mi giravo e vedevo un dito rotto, le motivazioni che mancavano, i falli, l'inesperienza. Quindi oltre che gridare e incitare la squadra non sapevo che fare. Aspettavo solo il momento di entrare: il momento arriva: a 36 secondi dalla fine. Sul cubo pensavo a quanto fosse brutto entrare perché le motivazioni a 36 secondi dalla fine sono già a farsi la doccia, insieme alla voglia di giocare. Ma entro e non faccio niente: vegeto sul campo. Voleva dire che pure io avevo mollato, cosa che non dovrà mai più accadere, perché abbiamo l'obbligo di lottare fino all'ultimo centesimo. Gli arbitri hanno condizionato la gara a mio modo di giudicare. Meglio non aggiungere altro. Mi sono detto tra me e me che sarà il caso che ricominciamo a giocare come facevamo all'inizio, come quella volta che espugnammo Olmo. Giocare con più cuore, smettere di fare le vittime ed evitare falli tecnici stupidi. Forse la situazione c’è sfuggita di mano ma l’importante è ritornare in noi stessi, tenerci un po’ di più su quello che facciamo e ritornare a vincere, anche perché si è visto che quando si vince si è tutti più contenti; quando si perde invece le cose vanno male e siamo tutti più incazzati. Ora 20 giorni di pausa per ritemprarci il fisico e soprattutto lo spirito, messo a dura prova in questi ultimi due incontri.</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-33660879251855995682007-12-13T09:41:00.000-08:002007-12-13T16:14:34.046-08:00**********<span style="color:#333333;"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;"><em><strong>Quarto Capitolo</strong></em></span><br /></span><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;"><strong><span style="color:#ffff00;">Brico Center Deruta <span style="color:#ff9900;">64 </span>- Leo Terni </span><span style="color:#ff9900;">72</span></strong></span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">“Abbronzate, tutte chiazze, pellirosse un po’ paonazze, son le ragazze che prendono il sol, ma ce n’è una che prende la luna. Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sopra il tetto, sopra al tetto come i gatti, e se c’è la luna piena, tu: diventi candida. Tintarella di luna, tintarella color latte, che fa bianca la tua pelle, ti fa bella tra le belle, e se c’è la luna piena, tu diventi candida. Tin tin tin raggi di luna, tin tin tin baciano te, al mondo nessuna è candida come te. Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sopra il tetto, sopra al tetto come i gatti, e se c’è la luna piena, tu: diventi candida. Tin tin tin raggi di luna, tin tin tin baciano te, al mondo nessuna è candida come te. Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sopra il tetto, sopra al tetto come i gatti, e se c’è la luna piena, tu: diventi candida. E se c’è la luna piena, tu: diventi candida. E se c’è la luna piena, tu: diventi candida, candida, candida!” (Tintarella di luna, Mina).</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;">Prima della partita abbiamo cantato questa canzone. Dentro al furgone che ci ha accompagnati al Palabrico la radio passava Mina. Mentre fuori calava la notte, dentro la luna ci ha bruciati. La mina che ci ha fatto scoppiare è stato invece il nostro nervosismo: e la nostra sciatteria. Credo che la sciatteria sia una virtù, se opportunamente contestualizzata. E che si diventi nervosi quando ci si vergogna di esser sciatti. La sciatteria ha a che fare con la trascuratezza, con il dimenticarsi del fine del proprio operato. Poco prima di scendere in campo avevamo gli occhi lucidi dal riso. Poco dopo essere scesi in campo avevamo gli occhi lucidi dalla stanchezza e dal senso di colpa. Credo che ad un certo punto ci siamo guardati, affannati e confusi, e ci siamo detti - <em>che cazzo dobbiamo fare ora?</em> Perché in realtà è questo che succede ad un gruppo di amici che si incontrano per praticare lo sport preferito. Il fatto è che alcune persone credono nel gioco, altre nel fine del gioco, nel risultato: ma il gioco non ha fine se non nell’essere perpetuato. Altrimenti il gioco diverrebbe una pratica lavorativa, basata sul guadagno economico.</span></span><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;"><br />Ieri l’incontro sportivo ha avuto una lunga durata, anche perché molti spunti di riflessione hanno frammentato e allungato la serata. Uno spunto di riflessione è stato il rapporto che si è venuto a creare e solitamente si instaura tra il pubblico, i giocatori e gli arbitri. Nel corso dei quattro tempi ho guardato a lungo il volto degli arbitri, quasi sempre nervosi e agitati: ché lo stomaco gli si stava intrecciando. Poi ho guardato il volto di tutti gli altri, sempre molto nervosi. Poi ho pensato che non c’è motivo di essere nervosi, ché se un arbitro fischia un infrazione di gioco inesistente non c’è motivo di prendersela. Ad esempio un giorno c’era un signore anziano che passeggiava alle pendici di una montagna scoscesa, attorniato da un gregge di pecore ben addomesticate. Di colpo il signore alza gli occhi e vede che il sole brucia sopra la sua testa. <em>Così non si può, diamine!</em> – disse. E una volta scaldata la gola cominciò ad urlare contro il cielo, sperando che il suono della sua voce rompesse la pioggia ammassata in cielo, per farla grandinare sulla terra arsa. E sul suo capo in fiamme. La voce tremava, il sole sempre più cocente. Ad un certo punto la storia sta per terminare, perché la montagna si sgretola e crolla di colpo sopra al signore in preda all’ira. La montagna, che una volta stava eretta fin su in cielo, va in frantumi e anche il gregge viene coperto dai massi. L’anziano signore e il gregge sono una cosa sola, e la montagna lo sa. Fine della storia.</span></span><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;"><br />Con questo intendo dire che la montagna va tenuta ben salda, che altrimenti è un casino. Il fatto è che a volte il sole è cocente e non ci può far niente. Sudi e stai zitto. Stop. Perché nel caso in cui piovesse ci affretteremmo ad invocare il bel tempo. E' tutta una questione di tempi, che tanto la montagna sta ferma lì.</span></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;">Durante l’incontro l’allenatore mi dice di marcare il numero 10 della squadra avversaria. Lui mi guarda e ironicamente mi dice - <em>ma proprio tu dovevi marcarmi?</em> Al di là dell’apprezzamento, colto implicitamente dalle sue parole, ho riflettuto sul rapporto che lega giocatori di squadre avversarie: ci si parla, ci si scontra o si scherza. Ci si rivolge delle accuse, ci si stringe la mano a fine gara. Poi ognuno prende la sua strada e ci si rivede dopo molti mesi, oppure non ci si rivede più. Si da confidenza a qualcosa che sta sulla carta, ad un nome, che si manifesta fisicamente soltanto durante l’incontro: due volte l'anno. Io leggo il nome di un mio avversario sul tabellino di una gara che trovo sul giornale sportivo del lunedì e poi mi faccio un’idea di lui: ad esempio una persona segna 30 punti per più di tre volte e allora mi rimane nella memoria, oppure per cinque volta di fila risolve la partita ad un secondo dalla fine. E mi rimane ancora di più nella memoria. E poi dopo molte settimane, incontro quell’avversario in campo: che c’ha una sua fisicità, che corre e che non è frutto di un accostamento di caratteri impressi sul giornale. Non è più soltanto un nome, ma una persona, e le si da confidenza, anche se si rimane muti durante tutto l’incontro. Nel senso che io gioco con lui, mi rapporto ludicamente ad un altro autore in campo. Ma poi non lo rivedo più. E questa confidenza è ambigua e non riportabile a parole: è soltanto frutto di una struttura, che ci include, che prima è un’idea (il gioco del basket), poi una realtà (lo sport del basket), poi un’associazione di società (la lega basket), poi un’associazione di squadre umbre di una certa categoria (la C2 umbra), poi un’associazione di persone (le squadre umbre), poi un’azione (la partita di basket). E’ tutta questione di strutture, all’interno del quale poi ci si muove con disinvoltura: basta togliere i freni. Credo che questa sia un’altra valida caratteristica per definire il concetto di gioco: che ti muovi liberamente all’interno di una struttura, perché senza codici comportamentali condivisibili non avrebbe luogo il linguaggio del basket. Dentro la struttura invece ci scivoli liscio.</span></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;"><span style="color:#000000;">*</span><br />Secondo le regole del gioco dovremmo essere dei guerrieri, che momentaneamente sono però privi di volontà: però ma nonostante tutto. Dicevamo che allora i guerrieri del Deruta se ne stavano tranquilli nel furgone in corsa, diretti verso il campo di battaglia: e scherzavano baldanzosi, intonando 'Tintarella di luna' : “Finché non si trovavano di fronte i campioni nemici, scudo a scudo. Cominciavano i duelli, ma già il suolo essendo ingombro di carcasse e cadaveri, ci si muoveva a fatica, e dove non potevano arrivarsi, si sfogavano a insulti. Lì era decisivo il grado e l’intensità dell’insulto, perché a seconda se era offesa mortale, sanguinosa, insostenibile, media o leggera, si esigevano diverse riparazioni o anche odi implacabili che venivano tramandate ai discendenti. Quindi, l’importante era capirsi, cosa non facile tra mori e cristiani in mezzo a loro; se ti arrivava un insulto indecifrabile, che potevi farci? Ti toccava tenertelo e magari ci restavi disonorato per la vita. Quindi a questa fase del combattimento partecipavano gli interpreti, truppa rapida, d’armamento leggero, montata su certi cavallucci, che giravano intorno, coglievano a volo gli insulti e li traducevano di botto nella lingua del destinatario. […]. Gira gira è sempre la stessa roba che passa da un campo all’altro e da un reggimento all’altro dello stesso campo; e la guerra cos’è poi se non questo passarsi di mano in mano roba sempre più pesante?” (da <em>Il cavaliere inesistente</em>, Italo Calvino). Ora percorriamo il nostro tragitto con serenità, che la montagna non crolla; in fondo era solo un incubo, forse un atto volitivo troppo ardimentoso. </span></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;"><span style="color:#000000;">*</span><br /></div></span></span>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-59696713898728172902007-12-11T07:11:00.000-08:002007-12-11T07:19:09.625-08:00**********<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><em>Terzo Capitolo</em></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff00;"><strong>Giramondo Spoleto <span style="color:#ff9900;">71</span> - Brico Center Deruta <span style="color:#ff9900;">65</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;">Non sono molti i pensieri che mi sono passati per la testa ieri sera. Pochi, molto pochi a dire la verità. La mia partita è stata accompagnata solo da imprecazioni e incazzature. Il pensiero principale era sempre quello che mi perseguita durante tutte le partite che giochiamo, e che sono alla nostra portata. Come quella contro lo Spoleto: ‘Non si può perdere contro questi qua!’. E invece abbiamo perso. E me ne sono accorto soltanto quando ormai l'arbitro fischiava tutto a favore loro, quando abbiamo fatto falli stupidi e perso dei palloni importanti durante l'ultimo minuto. Ormai era fatta e dentro di me c’era solo rabbia e delusione per una partita giocata male e buttata, spazzata via totalmente come fa il vento con le foglie secche. Accade che ad un certo punto ti ritrovi con la faccia a terra, con una guancia che tocca il terreno, che in questo caso era di legno. Ti ritrovi disteso a terra, magari affannato, che ce l’hai messa tutta ad arrivare fino a dove sei arrivato, ma che poi non te ne importa più niente. A pochi minuti dalla fine dell’incontro mi è successa la stessa cosa. Tento una penetrazione e un tiro difficile, e la palla mi scivola dalle mani. Perdo il possesso e capisco che l’incontro è quasi giunto al termine. Dopo il salto cado a terra e non mi rialzo per alcuni secondi: che sono sembrate ore. Con l’occhio sinistro vedevo le scarpe nere dell’arbitro muoversi verso di me, e passare oltre: niente fallo, niente giustificazioni al mio errore. Tutti ad affannarsi la sopra e io a terra a panciare sul parquet. In questi casi di disperazione generale, dove tutti sembrano gridare all’allarme, e dove sei tu il responsabile del panico, le tue reazioni possono essere: o ti alzi e dici ‘ci penso io, non vi preoccupate’ e così facendo ti fai causa e risolutore della causa, oppure lasci che il sacco che avevi sulle spalle cada a terra e ti abbandoni. Ti dimentichi dell’oggetto per cui stavi lottando. Mi viene in mente una carovana di fedeli in pellegrinaggio verso la Terra Santa, dove ognuno porta dei regali in dono al signore. Donare, ovvero dare senza chiedere nulla in cambio, equivale ad un gesto di fede: cioè credi profondamente nella causa che stai sostenendo, credi nel Signore, senza che questo ti mostri la sua gratitudine: non ce n’è bisogno. E allora mentre stavo con la pancia a terra era come se non ce la facessi più a reggere quelle sacche piene di speranza; mi è venuta voglia di gettarle, di abbandonarle lungo la strada, come i fedeli abbandonano il Signore. Sostanzialmente credo che tutto ciò abbia a che fare con la volontà, che ad un certo punto ti abbandona: il tuo corpo non è più tuo. Mentre stavo in panchina ho visto cinque luci provenire dall’esterno del palasport e amplificarsi attraverso le vetrate. E allora ho capito che l’unica fede che si può avere per praticare uno sport è la fede per la distrazione e l’intrattenimento, che quando giochi ti sottrai alle logiche del mondo esterno. Pecci è una persona molto distratta, che quando tira è una poesia. Per quanto riguarda la partita in senso fisico, di pensieri precisi non ce ne sono stati, solo rabbia e delusione, per alcuni fischi arbitrali non proprio correttissimi, per i palloni che abbiamo buttato nel cesso e per alcuni miei tiri finiti dall'altra parte del campo senza scalfissero minimamente il ferro. Una delusione che mi ha perseguitato per tutto il tragitto di ritorno, addolcita solo dai mitici racconti di Michele Fiorini. Ps: una menzione speciale e doverosa va al cartellone che le fans, arrivate persino a Spoleto, hanno portato con sé. Un gesto a mio parere molto carino da commentare.</span> </span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-17078826608541471662007-12-04T09:19:00.000-08:002007-12-04T10:40:09.246-08:00**********<div align="justify"><span style="color:#333333;"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;"><em>Secondo Capitolo</em></span><br /></span><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff33;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff6600;">59</span> - Nestor Marsciano <span style="color:#ff6600;">49</span></strong></span><span style="color:#ff9900;"> </span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span><br /><span style="font-family:trebuchet ms;"><br /><span style="color:#999999;">Sono il primo ad arrivare, il palazzetto è chiuso ma ho le chiavi. Non c’è nessuno, devo provare l'impianto di amplificazione. Quando si immerge una cosa sotto l’acqua prima o poi questa cosa viene a galla, soprattutto se questa cosa è gonfia d’aria. Ci ho pensato non appena ho messo piede sul parquet, non so perché. Oggi mettiamo la musica prima della partita e il Solfa farà lo speacker. Diciamo che c'ha provato ma è stato un fiasco. Quando parlava non si capiva niente e io che mi dicevo ‘Giulio sei sempre mitico, non si capisce un cazzo ma non te ne frega niente: continua così!’. Finito il riscaldamento inizia l’incontro. Partita di merda ieri. Ben poche cose mi sono passate per la testa. Quando ho visto il nuovo cartellone delle nostre accanite fans mi sono detto ‘beh abbiamo un nuovo cartellone per stasera, il doppio di quello vecchio, sono veramente accanite queste fans’: in fondo il cartellone era carino e anche grande. Notizia della giornata: il Cannara ha perso di 37 contro il Ponte: che goduria. A questo punto non so se eravamo davvero scarsi l'anno scorso come qualcuno diceva. Durante la partita ho visto entrare tanta gente tutta insieme in tribuna, ‘mazza quanta gente, saranno amici di Ugo?’. Poi in panchina ho scoperto che era tutto lo staff del Brico Center! Vai, si gioca! Ma balliamo tutti scoordinati. Appena inizia la partita, ecco la prima azione: io che finisco per terra e sbatto proprio sul punto dove mi faceva male la schiena. Mentre mi rialzo, oltre alle imprecazioni interne ho pensato ‘alé, stai a vedere che devo subito chiedere il cambio, che sega!’. Perché il basket va danzato. Quando invece si usa il corpo come mezzo corazzato per sfondare la barriera che si frappone tra noi e il canestro allora diventa un’altra cosa, che non è più basket. Praticare l’arte del basket è come giocare con l’allegro chirurgo: se tocchi ciò che non puoi toccare ecco che suona tutto, e allora l’operazione riesce male. Il paziente finisce che muore, come il gioco. Bisognerebbe stare sempre sulla punta dei piedi, aver la sensazione di fluttuare in aria. Come quando ripulisci la stanza da letto. Che in alto tutto è pulito e ordinato, e se invece vai a vedere sotto il letto o dietro agli armadi tutto appare polveroso, fermo e stanco. E’ perché sta in basso, dove non ci guarda nessuno, dove si addensa il marcio. Dovremmo tener conto della verticalità, mentre ci spostiamo sempre e soltanto a destra a sinistra davanti e indietro: come uno scarafaggio, che non sa dove andare. Entro in quintetto per la prima volta nella stagione. In fondo sono soddisfatto di ciò. La partita è noiosa e così tra uno sbadiglio e l'altro osserviamo il pubblico. C'è anche il cavaliere: per fortuna non è quello vero ma solo l'amico matto di Ugo: è un fenomeno come lui. E poi c'è il direttore della Brico con i suoi dipendenti e le nostre fans scatenate che per l'occasione hanno portato un nuovo striscione. Stiamo diventando popolari. Il pubblico fa casino ad ogni nostro canestro. E’ fantastico giocare in mezzo alla bolgia ed è l'unica cosa che ti da morale in una partita schifosa come quella di oggi. La situazione era triste e rischiosa, ‘se perdiamo stasera mi prenderebbe troppo male, non c’ho proprio voglia di perdere contro il Marsciano, non ci facciamo una bella figura!’. Fortunatamente è andata bene. So che alcuni si sarebbero tagliati le palle se avessimo perso, in fondo ora che ci penso bene l'avrei fatto pure io. Sentivo i polmoni pieni di brutto, di aria sporca. E ho odiato questo sport tanto erano difficili i movimenti da fare per far sì che il gioco proseguisse. E’ un gioco, soltanto un gioco. Non di meno. Per fortuna alla fine giochiamo come sappiamo e portiamo a casa il risultato altrimenti sarebbe stata una settimana di merda. Sportivamente parlando e anche moralmente. Abbiamo fatto schifo ma abbiamo vinto. E alla fine tutti felici come sempre a salutare il pubblico in mezzo al campo, che quest'anno sembra non ci abbandoni mai. L’acido lattico è il ricordo di un movimento muscolare, che va disteso e rimesso in circolazione. Pensiamo al prossimo incontro e al prossimo racconto, ché altrimenti non abbiamo le gambe buone per correre a sufficienza.</span></span><br /></div><span style="color:#999999;"></span>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-66809071256858574982007-11-27T02:17:00.000-08:002007-11-27T03:54:56.696-08:00* * * * * * * * * *<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;color:#333333;"><em>Primo Capitolo</em></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff33;"><strong>Brico Center Deruta <span style="color:#ff9900;">74</span> - Uisp Perugia <span style="color:#ff9900;">65</span></strong></span></div><div align="justify"><span style="font-family:Arial;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:Arial;color:#000000;">*</span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#999999;">Quando siamo entrati in campo faceva freddo. Poi sono comparse le prime luci, i primi spettatori sugli spalti, i primi costumi di scena. La partita stava per iniziare e il nervosismo si faceva sentire in me e in tutta la Brico Arena: il palco era pronto. Credo che nessuno, senza togliere nulla agli altri, senta sua questa squadra come me. Sono praticamente nato e cresciuto cestisticamente con questa società. Da 22 anni indosso questa maglietta e questo numero, e questa è la squadra del mio paese. Mi incazzo a perdere in allenamento, figuriamoci in partita. Detto questo volevo assolutamente vincere. Scrivo i pensieri che mi sono venuti in mente durante la partita. Partirei da quando Casavecchia prendeva le botte, beh io ridevo sempre. E’ una cosa tra me e lui, ogni volta che prendiamo botte, cazzotti, calci, voli, beh noi ridiamo dell'altro. Così ho fatto io stasera per ben 3 volte. Per fortuna partiamo subito bene e prendiamo 10 punti di vantaggio. Il clima in panchina si fa più disteso e guardo le tribune che pian piano si fanno sempre più piene. Cazzo non c'era mai stata così tanta gente a vedere una nostra partita. Allora stiamo facendo veramente qualcosa di buono e di ‘importante’ se c'è tanta gente che ci segue. Lo so, sono tutti amici o parenti ma chi se ne frega, è bello giocare così sentendo il pubblico che ti incita. Ti viene voglia di dare anche di più delle tue possibilità. Quando il tuo amico ha detto ‘Viva il presidente!’, mi sono detto ‘Che mito!’ (il tuo amico). La partita è tranquilla, a parte il terzo quarto quando si rifanno sotto e quando uno dell'altra squadra comincia ad agitarsi un po' troppo in campo. Per fortuna in questo momento non ci sono io in campo e non lo devo marcare, altrimenti non so come sarebbe finita. Ugo riesce a controllarsi, forse io avrei fatto diversamente, qualche gomitata in più ci sarebbe scappata. Perché ci sono alcune persone che non sono consapevoli del proprio operato, dei propri gesti. Ad un certo punto, quando ho preso un cazzotto sul naso, ho guardato negl’occhi il mio avversario, quello che mi aveva colpito al volto mentre stavo per tirare, e mi è venuto in mente il mio gatto Giotto, morto tanti anni fa. Questo gatto era grigio e nero, coi baffi lunghi e una gran voglia di scompigliare la casa. Un giorno c’era una gallina dentro una pentola, sopra i fornelli della cucina. A casa non c’era nessuno, solo Giotto, che indisturbato continuava a spolpare la carne ancora cruda della gallina. Poi c'era una biondina, sempre sugli spalti che ogni tanto si alzava in piedi, a mio avviso quando non ce n'era motivo, come se facesse la diva, la miss, come se si volesse far vedere da qualcuno, al ché mi sono detto (tanto ormai la mia partita era finita, ero praticamente immobile) ‘ma quella che cazzo sta facendo? Perché sta in piedi in quel modo?’. Al rientro, verso le 10 di sera, io e la mia famiglia cogliamo il gatto sul fatto. Di colpo si volta e leccandosi i baffi ci guarda fisso negli occhi, come per prevedere la nostra reazione al suo gesto. Aveva mangiato una gallina intera, che noi avremmo dovuto consumare come pasto per la cena. Quindi ad un certo punto c’era un gatto sopra i fornelli, con le spalle al muro e una gran voglia di fuggire. E c’eravamo io e la mia famiglia fermi davanti a lui, e incazzati neri, perché inoltre avevamo fame. Il gatto prima fa le fusa poi comincia a tremare, e dentro di sé alterna i due stati d’animo cercando di rimanere impassibile fuori. Poi ci siamo resi conto che il gatto non aveva fatto nulla di male, perché in fondo aveva avuto a che fare con altri della sua specie. Così io e la mia famiglia ci siamo seduti intorno al tavolo, a mangiare ciò che avevamo conservato in frigo. Poi ovviamente spesso buttavo lo sguardo verso gli spalti per vedere che gente c'era. Sorridenti, abbiamo cominciato a discutere del più e del meno, mentre il gatto ci guardava esterrefatto e confuso dall’alto verso il basso, anche se stava a terra. Si sarà chiesto perché non lo abbiamo più punito, ma essendo Giotto non avrà avuto modo di riflettere a lungo sui propri errori. Dopo pochi minuti ricominciava a scodinzolare nuovamente, come se nulla fosse accaduto. Spero che Giotto impari a scodinzolare un po’ meno. Però che goduria quando gliel'ha messa in faccia con fallo subito, ero di fianco a Ugo e non so chi dei due ha goduto di più dentro di sé. Poi verso la fine della partita quando io ero collassato in panchina con la busta del ghiaccio nel culo e la Uisp stava rosicando punti su punti, pensavo tra me e me: ‘Alè!, Stai a vedere che ci tocca fare i supplementari!’. Finita la partita mi sono sentito davvero bene mentre salutavamo il pubblico che ci applaudiva per la vittoria e la prestazione. Io e la mia famiglia, prima di andare a fare la doccia, ci siamo voltati e abbiamo salutato quel pubblico, che aveva assistito al misfatto, diviso in 4 atti. L’applauso era rivolto sia a noi che al gatto. Ma l’eco dell’applauso risuonava solo in noi, perché siamo stati in grado di ricordarlo e rievocarlo, attraverso la parola: come stiamo facendo ora. E poi la felicità sulle facce dei miei compagni dentro lo spogliatoio. Per finire, appena ho visto Solfaroli, beh, ‘Grande Solfa!’ Questo è tutto. Siamo proprio un bel gruppo quest’anno. Ci toglieremo davvero tante soddisfazioni. Intanto godiamoci questi due giorni di meritato riposo che la prossima sarà una settimana terribile.<br /><br /></span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8393232986467796206.post-24829689662689829572007-11-18T16:25:00.000-08:002007-11-27T02:29:26.658-08:00* * * * * * * * * *<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-family:trebuchet ms;font-size:78%;color:#333333;"><strong><em>Prefazione</em></strong></span></span></div><div align="justify"><strong><em><span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:78%;color:#000000;">*</span></em></strong></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffff33;"><strong>Ché se non te la giochi non ci capisci un cazzo</strong></span></span></div><div align="justify"><strong><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></strong></div><div align="justify"><strong><span style="font-family:Trebuchet MS;color:#000000;">*</span></strong></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="font-family:trebuchet ms;"></span></span></div><div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;"><span style="color:#999999;"><span style="font-family:trebuchet ms;">Il basket è uno sport troppo serio perché le cose che vedi fare a quelli che stanno in campo non c'entrano un cazzo con quello che stanno pensando di fare quelli lì. In realtà in campo ci sono due tipi che danzano e cercano l'uno di non invadere lo spazio dell'altro, il suo cilindro. Poi ci sono un sacco di altre cose. Una di questa è che quando sei in panchina ad aspettare il tuo turno vedi gli altri correre in mezzo al campo e ti chiedi come cazzo è possibile che una dozzina di giocatori che si incontrano per la prima volta a settembre riescano dopo pochi mesi a parlare la stessa lingua, a dirsi le cose con gli occhi e i movimenti del corpo. Che sembra una cosa assurda. E invece è fatta di tante piccole cose che gli altri che stanno fuori non sanno. C'è una cosa ad esempio che fa riflettere: che magari non abbracceresti mai una persona fuori dal campo, neanche se ti pagano. Che quasi ti da fastidio quando una persona ti si avvicina troppo. E invece mentre stai giocando una partita e penetri in palleggio al centro dell'area e ti prendi un tiro e subisci fallo e poi fai pure canestro, e allora ti volti e vedi gli altri che ti vengono ad abbracciare, non ti chiedi cosa cazzo vogliono quelli. Quelli giocano con te. Li abbracci e basta. Ecco, tutto questo ha a che fare con il timing, che permette alle cose di girare coi loro tempi. Che ad esempio se sfrutti elegantemente un blocco di un tuo compagno sotto canestro, ma non lo fai al momento giusto, l'azione della tua squadra si blocca e si entra in crisi. Che ad esempio, e allo stesso modo, se mi abbracci ad inizio campionato, magari il primo giorno di preparazione, perché hai fatto un bel canestro o perché sei felice o che ne so io, ecco che può darsi che io m'incazzi e magari ti odio per tutto l'anno e non te la passo più quando invece dovrei farlo. E' questione di tempi, di fare le cose al momento giusto. Non c'è un momento in cui ti accorgi che una squadra non è più fatta di tante piccole particelle ma è un solo ammasso di materia. Un'unica cosa dove tutto è ben amalgamato. Ma ad un certo punto puoi dire che quella che stai vedendo giocare è una squadra. Ma dietro questo ammasso di materia ci sono un sacco di ingredienti di merda: gli allenamenti noiosi del martedì, le sedute di atletica, la preparazione degli schemi, le sessioni di tiro e altre cose. Che poi c'è il dover comprendere l'altro in campo. E tante altre stronzate che non puoi capire se non lo vivi. Noi lo viviamo, chiaro. E allora abbiamo deciso di raccontare ogni settimana la stessa esperienza, una partita di basket di 40', che è il momento in cui la materia è più solida, da più punti di vista. Ognuno dei 10 players (giocatori/attori) sarà un punto di vista mobile. Che in campo non servono solo le gambe.</span> </span></span></div>DERUTA BASKET 2007/2008http://www.blogger.com/profile/07852483122216532726noreply@blogger.com