tag:blogger.com,1999:blog-80778152382385024022008-07-26T11:06:01.518+02:00T. P. AfricaGMnoreply@blogger.comBlogger39125tag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-8764108310943802072008-07-13T15:46:00.027+02:002008-07-14T18:08:59.070+02:00Oriki Music<a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoLlykU2xI/AAAAAAAAA1U/jOSm5qfu6Hs/s1600-h/dance01.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222499461746711314" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoLlykU2xI/AAAAAAAAA1U/jOSm5qfu6Hs/s400/dance01.jpg" border="0" /></a>Grégoire de Villanova è un dj parigino che colleziona vecchi LP. La sua passione è il groove bollente del sud del mondo, soprattutto Brasile, Centro America e – naturalmente – Africa. Assieme ad altri esperti e maniacali collezionisti, come T. Endo, G. Counsel, Miles Cleret e G. Gretz, è tra coloro che contribuiscono a ricostruire l’incredibile storia della musica africana degli anni immediatamente successivi all’indipendenza, durante i quali l’Africa, e con lei la sua musica, ha vissuto il sogno della ricostruzione della propria identità culturale e socio-economica, basato su una entusiastica speranza nel futuro.<br /><br />Nel 1999 Greg ha fondato <a href="http://www.diasporarecords.com/" target="_blank">Diaspora Records</a>, un sito specializzato in musica brasiliana, africana, latino americana e funky-soul in cui vende un’incredibile quantità di dischi rari. I prezzi non sono modici, ma questa è la legge della domanda e dell’offerta.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoRzMkPydI/AAAAAAAAA1c/teG8PqJjNiE/s1600-h/oriki.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222506289133767122" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoRzMkPydI/AAAAAAAAA1c/teG8PqJjNiE/s400/oriki.jpg" border="0" /></a>Finalmente, nel 2006, sulle orme della Popular African Music di Gretz, della Soundway di Cleret e della Analog Africa di Ben Rdjab, è nata la sua etichetta indipendente, la <a href="http://www.myspace.com/orikimusic" target="_blank">Oriki Music</a>, che ad oggi ha pubblicato cinque raccolte elettrizzanti di artisti senegalesi, maliani e burkinabe. La prima ad uscire fu l’Orchestra Baobab, seguita da Djelimady Tounkara, Moussa Doumbia, Amadou Balake e Kante Manfila con Sory Bamba. L’intento di Greg è di “far ascoltare artisti conosciuti anche in Europa, ma pubblicando la musica registrata prima che lo divenissero, vecchi dischi non ancora influenzati dalle esigenze del mercato occidentale”.<br /><span id="fullpost"><br /><b>Orchestra Baobab - A Night at Club Baobab</b><br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4KLooFI/AAAAAAAAA1k/Id4DzrJ8h-s/s1600-h/orikibaobab.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222507473904640082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4KLooFI/AAAAAAAAA1k/Id4DzrJ8h-s/s400/orikibaobab.jpg" border="0" /></a>“A night at Club Baobab” raccoglie 13 brani di una delle più rappresentative orchestre senegalesi dell’epoca, registrati tra il 1972 e il 78, prima che la World Circuit publicasse, nel 1982, Pirate’s Choice. L’Orchestra Baobab nacque da una costola della Star Band nel 1970, sull’onda del movimento culturale della negritudine del primo presidente senegalese, scrittore e poeta, Leopold Sedar Senghor. Rispetto ai gruppi urbani del decennio precedente, che suonavano essenzialmente salsa in versione wolof, la maggior etnia senegalese, i Baobab seguirono l’esempio delle orchestre guineiane e maliane, introducendo sempre più nel loro sound elementi dell’intera tradizione senegalese, non solo wolof, ma anche malinke, toucouleur e creola.<br /><br />I Baobab erano musicisti di grande spessore, e molti di loro sono tuttora nell’organico dell’orchestra, come la chitarra del togolese Barthelemy Atisso, tra le più eclettiche e coraggiose della scena musicale del West Africa, il sax e le congas dei malinke Issa Cissoko e Mountaga Koite, e naturalmente le voci di Rudy Gomis, dalla Guinea Bissau, di Balla Sidibe, dalla Casamance, e del toucouleur Medoune Diallo.<br /><br />Fino ai primi anni 80, epoca in cui esplose il mbalax degli Etoile di Youssou N’Dour e dei Diamono di Omar Pene, i Baobab suonarono in pianta stabile al Club Baobab di Dakar, mentre i loro principali competitori, la Star Band, suonava al club Miami. Ma grazie all’eterogeneità e al coraggio dei suoi componenti il sound dei Baobab era davvero unico, e i brani del disco della Oriki, che gli rendono merito solo in parte, vanno dal romanticismo del primo son montuno di Jin Ma Jin Ma e Jolanda, ai tradizionali malinke come Djarabi e Seeri Koko o toucouleur come Liti Liti, fino allo splendido senefunky Kelen ati Leen, cantato da Medoune Diallo.<br /><br /><b>Djelimady Tounkara - Allo Bamako</b><br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4I2qWRI/AAAAAAAAA1s/J_k1tABCoS4/s1600-h/orikiallo.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222507473548237074" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4I2qWRI/AAAAAAAAA1s/J_k1tABCoS4/s400/orikiallo.jpg" border="0" /></a>La Rail Band, icona della moderna musica del Mali, suona tutt’ora in pianta stabile al Buffet dela gare di Bamako, il bar della stazione ferroviaria. Fondata alla fine degli anni sessanta dal sassofonista Tidiane Kone, è dalla Rail Band che uscirono le star internazionali Salif Keita e Mory Kante.<br /><br />Lo splendido Allo Bamako, il mio preferito tra tutti gli album usciti dal cilindro di Oriki music fino ad ora, raccoglie alcuni brani registrati tra il 1978 e il 79 ad Abidjan, in Costa d’Avorio, che in quel periodo era assieme a Lagos una delle capitali dell’industria discografica africana. Molti artisti dell’Africa francofona che puntavano a una visibilità internazionale passarono per gli studi di registrazione di Abidjan, accadde a Salif Keita, a Mory Kante, a Youssou N’Dour, ai congolesi Sam Mangwana e Tabu Ley Rochereau e molti altri.<br /><br />In Costa d’Avorio vive una minoranza etnica malinke, che durante gli anni 60 e 70 si gonfiò dell’immigrazione dal limitrofo Mali. La tournée della Rail Band ad Abidjan fu dunque preceduta da una grande aspettativa.<br /><br />Mory Kante aveva avviato la sua carriera da solista, Tidiane Kone si era trasferito in Benin e suonava con la Orchestra Polyrythmo, e il leader della Rail Band, che per l’occasione era divenuta Super Rail Band International, era allora Djelimady Tounkara, autentico gigante della chitarra malinke e tra i fondatori dello stile moderno. Djelimady è forse l’unico maliano che, per fama, tecnica e originalità, può essere citato assieme ai grandi chitarristi della Guinea Conakry come Sekou “Bembeya” Diabate dei Bembeya Jazz e Sekou “le Docteur” Diabate dei Balladins. Rispetto ai guineiani, il cui stile prende molto dalla tecnica della kora e del balafon, la sua ritmica si arricchisce delle strutture asimettriche del n’goni, il liuto di origine bambara. I suoi soli alla chitarra sono ispirati, trascinanti, imprevedibili, psichedelici e venati di blues.<br /><br />Seconda chitarra della Rail Band era allora il grande Djeli Moussa Kouyate, al basso c’era Issa Tounkara, fratello di Djelimady, mentre all’organo troviamo niente meno che Cheick Tidiane Seck. Gli altri musicisti non sono noti. Quella straordinaria formazione registrò ad Abidjan un LP intitolato Affair Social, di cui l'intera track list (4 brani) è in Allo Bamako. In quel periodo Djelimady registrò anche un EP con il fantomatico Trio Manding du Mali, assieme a Issa, Djelimoussa, la cantante Sadio Kouyate e l’organista ghaniano Ernest Horny. La traccia 1, Maliguindo, è una perla tratta da quell’EP. Il resto della track list è accreditata a Djelimady Tounkara e la Rail Band du Mali, e il sound si diversifica dalla consuetidine per il groove tirato e orientato al funky.<br /><br /><b>Moussa Doumbia - Keleya</b><br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4T2qnQI/AAAAAAAAA10/Bnx0NUp5iio/s1600-h/orikikeleya.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222507476501044482" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4T2qnQI/AAAAAAAAA10/Bnx0NUp5iio/s400/orikikeleya.jpg" border="0" /></a>Durante gli anni 70 l’industria discografica di Abidjan prosperava, e poteva permettersi di produrre e assorbire anche artisti meno famosi. Uno di questi fu il maliano Moussa Doumbia, di etnia dioula, che cominciò a suonare musica dal vivo nei night club della capitale della Costa d’Avorio a partire dal 1974.<br /><br />Sassofonista, cantante e autore della sua musica, Moussa suonava una miscela di funky e ritmi tradizionali come nessun altro nell’area mandinga, una strada artistica analoga a quella dei colleghi più famosi dell’Africa anglofona, come Fela Kuti ed Ebo Taylor. Egli registrò alcuni dischi per la neonata Société Ivorienne du Disque, ma non riuscì ad ottenere il successo internazionale che cercava, probabilmente perché cantava in dioula. Moussa conobbe una tiepida notorietà tra il pubblico afro-dance di Parigi, Londra e New York solo a partire dagli anni ’90.<br /><br />Keleya è una raccolta di brani funky, alcuni davvero irresistibili, pubblicati ad Abidjan tra il 1974 e il 78. Il suo sassofono sporco e nervoso è accompagnato da musicisti di spessore, tra cui la chitarra ritmica di Francis Kingsley e l’organo di Cheick Muhammad Smith, famoso per il suo solo in Mandjou di Salif Keita. Nella track list di Keleya spiccano una versione tiratissima di Samba, il grande successo guineiano reso famoso da Miryam Makeba, e la versione lunga oltre 10 minuti di Keleya, ma è solo una questione di gusti personali.<br /><br /><b>Amadou Balake - Senor Eclectico</b><br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4YU2tRI/AAAAAAAAA18/4g3d2H3RyH4/s1600-h/orikisenor.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222507477701408018" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 308px; CURSOR: hand; HEIGHT: 294px" height="288" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4YU2tRI/AAAAAAAAA18/4g3d2H3RyH4/s400/orikisenor.jpg" width="308" border="0" /></a>Il burkinabe Amadou Balake è noto come uno dei cantanti solisti degli Africando, il gruppo creato da Boncana Maiga che più di ogni altro rappresenta l’anima della salsa africana. Ma la sua carriera solista iniziò nei primi anni 60 è attraversò i confini tra paesi e generi musicali.<br /><br />Lasciò il Burkina Faso dove suonava come percussionista un genere locale chiamato gumbe, perché a causa dell’arretratezza economica non offriva ai musicisti alcuna possibilità al di fuori del loro ruolo nella società tradizionale. Si trasferì prima a Bamako e poi ad Abidjan, dovè suono per un certo tempo i bongos con il gruppo vocale femminile dei Moune de Rivel. Cominciò a cantare al Don Camilo night club al suo ritorno ad Ougadougou, capitale del Burkina, accompagnato da una serie di band dai nomi insoliti: i Cinq Consuls, les Dieux e i Super Volta.<br /><br />Senor Eclectico raccoglie brani dalle sue registrazioni di quel periodo, tratte dai suoi primi singoli registrati per ll Club Voltaique du Disque dai fratelli Oudraogo e costituiti da melodie tradizionali malinke, dioula e mossi, e dal suo primo LP, dalle stesse sonorità, registrato ad Accra, in Ghana. Grazie a quelle prime registrazioni Balake ottenne una certa notorietà, e fu finalmente chiamato a lavorare per una delle migliori etichette basate in Costa d’Avorio, la Sacodisc, che distribuiva i suoi prodotti anche in Europa e negli Stati Uniti.<br /><br />I tre brani (4, 5 e 9) più eccitanti di Senor Eclectico provengono da due album – Taximan e Bar Konon Mousso Bar - registrati in Nigeria nella seconda metà degli anni 70 e prodotti e distribuiti anche negli States dalla Sacodisc. La band che accompagna Balake è formata da musicisti burkinabe e nigeriani, e il loro sound e puro afrofunk e afrobeat nella sua forma più radicale, a dimostrare l’appropriatezza del titolo dato da Villanova a questa compilation.<br /><br />Grazie al successo dei dischi prodotti dalla Sacodisc, Amadou Balake ebbe nel 1979 l’opportunità di registrare un disco di salsa a New York, assieme al gambiano Laba Sosseh e ad alcuni musicisti latino-americani. Uno di quei brani, Yamba, fa anch’esso parte di Senor Eclectico. Da allora in poi Amadou Balake divenne una delle star della salsa africana.<br /><br /><b>Kante Manfila &amp; Sorry Bamba - Clash Mandingue</b><br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4UDYi4I/AAAAAAAAA2E/zxyxG2gezj8/s1600-h/orikiclash.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222507476554386306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="303" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHoS4UDYi4I/AAAAAAAAA2E/zxyxG2gezj8/s400/orikiclash.jpg" width="310" border="0" /></a>L’ultimo disco uscito per la Oriki Music rappresenta un documento storico. Si tratta di oscure registrazioni di due dei principali artisti della scena musicale maliana degli anni 70, effettuate nel 1968, prima che entrambi diventassero famosi.<br /><br />Il chitarrista guineiano Kante Manfila entrò nell’organico dei Les Ambassadeurs du Motel di Salif Keita a partire dal 1971, e da allora è conosciuto come uno dei chitarristi più creativi dell’area mandengue. Il trombettista e flautista Sorry Bamba, originario di Mopti e di etnia Dogon, divenne bandleader dell’Orchestre Kanaga de Mopti, una delle storiche orchestre regionali del Mali. Entrambi ebbero in seguito una brillante carriera solistica.<br /><br />Il loro incontro ad Abidjan, alla fine degli anni ’60, fu causato dall’esilio forzato a cui furono entrambi sottoposti a causa dell’autoritarismo dei loro rispettivi governi. Durante quegli anni Manfila e Bamba registrarono assieme alcune antologie di musica africana per un’etichetta locale, dalle quali è tratto questo Clash Mandingue. In quel periodo – negli anni 60 - la musica in voga era quella afro-cubana, appena venata di sonorità tradizionali africane, e Clash Mandingue non fa eccezione. Tra i ben 23 brani di questa raccolta troviamo salsa, boogaloo – la musica che gli immigrati latino-americani suonavano a New York – pachanga, ma anche rock mandingo, kwela sudafricano e persino sega delle isole della Reunion. Musica vecchia e per amatori, ma nella quale le doti artistiche di Manfila Kante e Sorry Bamba sono già ben riconoscibili.<br /><br /><br />I dischi della Oriki Music sono autentiche scoperte. Le copertine sono brutte, le note sintetiche ed essenziali, le registrazioni hanno all'origine degli evidenti limiti tecnici, ma l'atmosfera è straordinaria. Senza il lavoro di Gregoire, Miles, Gunter e altri, questa musica sarebbe rimasta sepolta per sempre nei ricordi degli allora giovani africani, e a noi sarebbe per sempre mancato un pezzo di quella storia che ci appassiona e ci coinvolge.<br /><br /><i>ASCOLTA LA MUSICA DI ORIKI (SELEZIONE)</i><br /><p style="visibility:visible;"><embed src="http://assets.myflashfetish.com/swf/mp3/mff-pill.swf" quality="high" wmode="transparent" flashvars="myid=10891949&path=2008/07/13&mycolor=EE7253&mycolor2=F2CE5A&mycolor3=FAEE96&autoplay=false&rand=0&f=4&vol=100&pat=0" width="220" height="70" name="myflashfetish" align="middle"type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" border="0" /></embed></p><br /><b><u>ALBUM:</b></u><br /><br />Autore: Orchestra Baobab<br />Titolo: A night at Club Baobab<br />Anno: 2006<br />Label: Oriki Music<br /><br />Autore: Djelimady Tounkara<br />Titolo: Allo Bamako<br />Anno: 2007<br />Label: Oriki Music<br /><br />Autore: Moussa Doumbia<br />Titolo: Keleya<br />Anno: 2007<br />Label: Oriki Music<br /><br />Autore: Amadou Balake<br />Titolo: Senor Eclectico<br />Anno: 2008<br />Label: Oriki Music<br /><br />Autore: Kante Manfila &amp; Sorry Bamba<br />Titolo: Clash Mandingue<br />Anno: 2008<br />Label: Oriki Music<br /><br /><b><u>Brani:</b></u><br /><br /><b>A Night at Club Baobab</b><br /><br />01 Jin Ma Jin Ma<br />02 Diarabi<br />03 Souleymane<br />04 Cabral<br />05 Saf Mana Dem<br />06 Kelen Ati Leen<br />07 Liti Liti<br />08 Seeri Koko<br />09 Wango<br />10 Fuutu Toro<br />11 On Verra (Ce Soir)<br />12 Sey<br />13 Yolanda<br /><br /><b>Allo Bamako</b><br /><br />01 Marigoundo<br />02 Affair Social<br />03 Djiguiya<br />04 Yobalema<br />05 Deniyeleba<br />06 Nama<br />07 Wasso<br />08 Ma Awaba<br /><br /><b>Keleya</b><br /><br />01 Femme D'aujourd'hui<br />02 Samba<br />03 Mokholou<br />04 Keleya (Original 45 Version)<br />05 Djoliba<br />06 Wanri<br />07 Black &amp; White<br />08 Yeye Mousso<br />09 Faux Marabout<br />10 Nambara<br />11 Keleya (Alternative Lp Version)<br />12 Femme Senegal<br /><br /><b>Senor Eclectico</b><br /><br />01 Djeli Fama<br />02 Doro Magni<br />03 Yamba<br />04 Aminata du Thè<br />05 Wayisjelequejele<br />06 Warba<br />07 Ligda Remba<br />08 Naaba Kougri<br />09 Super Bar Konon Mousso<br />10 Kambele-ba<br />11 Dounia Mokolou<br />12 Mousso Be Torola<br />13 Fanta<br /><br /><b>Clash Mandingue</b><br /><br />01 Air Afrique<br />02 Super Bara Serah<br />03 Keleya<br />04 Makoura<br />05 Soufiana<br />06 Serre<br />07 N'Diarabi Bedonna<br />08 N'na<br />09 Bravo Mimos<br />10 Ladji<br />11 Diyabanale<br />12 Tira Kaba<br />13 Mobakan<br />14 Keleya Magni<br />15 Fara N'mossela<br />16 Djantou Madjila<br />17 Mosso Gnouma<br />18 Djeli Mango<br />19 Kadji Maiga<br />20 Takoulata<br />21 Tie Gbanan<br />22 Mamou<br />23 Kelai Magni<br /><br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-45891878806636913692008-07-07T00:49:00.021+02:002008-07-07T14:12:41.101+02:00Mounira Mitchala - Talou Lena<div><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHFM_LgQHrI/AAAAAAAAA0Y/6d1O5ihS0Kw/s1600-h/mounira.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220038091402649266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 5px 0px; WIDTH: 334px; CURSOR: hand; HEIGHT: 336px" height="336" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHFM_LgQHrI/AAAAAAAAA0Y/6d1O5ihS0Kw/s400/mounira.jpg" width="325" border="0" /></a>Mounira Khalil Alio, "la dolce pantera di Ndjamena", in arte Mounira Mitchala, ha vinto il prestigioso premio Decouvertes di Radio France Internationale nel 2007, aggiudicato all’unanimità da una giuria presieduta da Salif Keita. E' Lo stesso premio con cui vennero alla ribalta le star maliane Rokia Traore e Habib Koite.<br /><br />Viene dal Chad, uno dei grandi giganti della cintura del Sahel assieme a Mauritania, Mali, Niger e Sudan, tutti paesi che vivono il dramma dell’avanzata del deserto del Sahara verso sud, e che sono da decenni ai primi posti nella classifica delle nazioni più povere del mondo.<br /><br />Il Chad, detto da qualcuno il cuore morente dell’Africa, con i suoi deserti del nord e l’enorme lago Chad al sud, è territorio di contraddizioni e conflitti. Popolato dai primi esseri umani già molti millenni prima di Cristo, patria di antichi imperi, dei Sao e dei Kanem, ricco di cultura e di petrolio, è stato terra di conquista mussulmana, patria di feroci dittature e teatro di scontri etnici tra sud e nord e di guerre civili, l’ultima delle quali è ancora in corso. Sul confine con il Sudan sono presenti da anni campi in cui si ammassano centinaia di migliaia di profughi del Darfur. Nonostante i suoi tesori non è facile trovare la forza e le risorse per fare arte e cultura, soprattutto se si è una giovane donna.<br /><span id="fullpost"><br />Mounira, cantante e autrice sia della sua musica che dei testi, ha 28 anni, ed è un miracolo che sia riuscita a pubblicare Talou Lena, il suo secondo disco. La sua voce – un canto di melodie antiche con modulazioni infratonali di probabile provenienza araba - è limpida, ammaliante come i suoi incredibili occhi, fresca come l’acqua. La sua musica, che affonda le radici nell’antica storia del suo paese, è tinta delle armonie e delle tecniche della musicalità egiziana, delle nenie del deserto e delle melodie pentatoniche dell’Africa sahelica.<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHFNE3iQBnI/AAAAAAAAA0g/lTJwC_wvHoU/s1600-h/mounira2.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220038189121537650" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHFNE3iQBnI/AAAAAAAAA0g/lTJwC_wvHoU/s400/mounira2.JPG" border="0" /></a>E’ accompagnata dalla chitarra, dal basso, dalle percussioni e da uno splendido coro, a cui si affiancano alcune percussioni tradizionali del suo paese e strumenti arabi, come l’oud – il liuto arabo – il violino e il flauto.<br /><br />I testi sono socialmente e politicamente impegnati, ma citano anche antichi eroi africani, come le Amazzoni del Dahomey, Cleopatra e Chaka Zulu. Parlano di culture antiche e di drammi moderni, come l’avanzata del deserto, il dramma del Darfur, la necessità della riconciliazione in Chad, i matrimoni forzati a cui sono sottoposte le giovani donne, la fame e la diversità etnica, ma anche di amore per la semplicità della vita quotidiana, del paese natale di sua madre, della preparazione dei tradizionali cibi a base di miglio e della bellezza delle montagne di Guera, nei cui pressi vive la gente di etnia omonima, da cui ella stessa proviene.<br /><br />Talou Lema è un disco incantato, proveniente da terre di sogni e di tragedie. Musica semplice ma affascinante, intensa ma senza ombra di virtuosismi, costruita su ritmi antichi e spezzata dagli ululati “youyou” della donne della musica sefardica. Ci piacerebbe che Mounira Mitchala riuscisse a trasmetterci qualcosa di quella storia e di quelle culture antiche, ma anche che la sua grazia profonda, la sua musica dolcissima, le sue parole piene, contribuissero a neutralizzare le tensioni etniche e sociali che fanno del Chad un potenziale nuovo Darfur. Un sogno che, seguendo percorsi misteriosi, ci piacerebbe molto divenisse vero.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHHjx0gJq0I/AAAAAAAAA0o/7pat67axJsY/s1600-h/mounira_2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220203888145705794" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SHHjx0gJq0I/AAAAAAAAA0o/7pat67axJsY/s400/mounira_2.jpg" border="0" /></a><br /><br />Autore: Mounira Mitchala<br />Titolo: Talou Lena<br />Anno: 2007<br />Label: <a href="http://www.marabi.net/">Marabi</a><br /><br /><br /><b>Brani:</b><br /><br />1. Annil<br />2. Zarlie<br />3. <a href="http://www.thelinkup.com/tpafrica/music/03">Tourapna</a><br />4. Talou Lena<br />5. Assamony (dédiée à Love Nixon)<br />6. Darfour<br />7. Koulnodji<br />8. Annaloule<br />9. Al Sahara<br />10. Adinna<br />11. Hadjilidjai<br />12. Darna<br /></span></div>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-63919679627351561522008-06-28T14:06:00.013+02:002008-07-03T10:06:27.065+02:00Rokia Traore - Tchamantche<a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYpd_v4m7I/AAAAAAAAAy8/OyungysD1hY/s1600-h/tchamantche.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYpd_v4m7I/AAAAAAAAAy8/OyungysD1hY/s400/tchamantche.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216902813660519346" /></a>Ancora musica dal Mali, ancora una volta una donna, ancora musica dalla bellezza indicibile. <br /><br />Rokia Traore ha 34 anni e viene dalla regione di Beledougou, nel sud del Mali. Dieci anni fa vinse il prestigioso premio della RFI come miglior artista africana emergente, e conquistò l’entusiasmo del pubblico europeo al festival delle Musiche Meticce di Angoulème. Da allora la sua voce potente, intensa e delicata incanta gli ascoltatori di tutto il mondo, e il suo esilissmo corpo, che danza con una grazia e un’energia senza pari, affascina ed emoziona gli spettatori che hanno la fortuna di vederla nelle sue performance dal vivo.<br /><br />Rokia canta e suona la chitarra, ma soprattutto compone tutti i brani dei suoi dischi, avanzando in una ricerca musicale continua. Il suo stile inconfondibile è giocato soprattutto sulla sua voce, che disco dopo disco si arricchisce sempre più di sfumature e di nuovi colori, giocando con sé stessa e intrecciandosi in armonie vocali con un coro anche a due o tre parti distinte.<br /><span id="fullpost"><br />Il suo viaggio musicale cominciò nel 1992, quando la giovanissima Rokia entrò a far parte dei Let’s Flight, un gruppo rap di Bamako. Appena due anni dopo cominciò la sua carriera solista, con una serie di concerti locali in cui propose coraggiosamente la sua musica. Mouneissa, il suo primo splendido CD del 1998, è innovativo ma radicato nelle melodie e nei ritmi bambara. Predominavano, oltre alla voce appena acerba di Rokia, il n’goni di Andra Kouyate, fratello di Bassekou, e di Baba Sissoko, il soso balaba – il balafon grande dei soso, con un suono più potente e cavernoso rispetto al balafon tradizionale dei mandinghi - di Samba Diarra e il guita – detto anche calabash, una grande mezza zucca rovesciata e suonata con il palmo della mano e con due sottili bacchette - di Dimba Camara. Mouneissa vendette moltissimo anche in Europa, e fu seguito nel 2000 da Wanita, un disco ardito e maturo in cui compaiono alcune incredibili armonie a più voci cantate a cappella e le collaborazioni con i grandi fuoriclasse del Mali Toumani Diabate e Boubacar Traore.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYqi1BZcgI/AAAAAAAAAzE/jbXiFAO72rw/s1600-h/rokia2.JPG"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYqi1BZcgI/AAAAAAAAAzE/jbXiFAO72rw/s400/rokia2.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216903996192158210" /></a>Con Wanita e con la tournéè associata al disco Rokia Traore entrò prepotentemente nel pantheon dei grandi artisti africani contemporanei. Nel 2003 uscì Bowmboi, un lavoro raffinato, registrato allo studio Bogolan, che vedeva, a fianco dei musicisti che tradizionalmente la accompagnavano, la presenza degli archi del Kronos Quartet. La voce di Rokia diveniva sempre più intensa e sofisticata, giocata sui toni sussurrati e sui giochi di gola, ma il timore di alcuni fu che, su quella nuova strada, Rokia potesse perdere la spontaneità corporea e l’immediatezza coinvolgente che la caratterizzava. Bowmboi è un bel disco, ma suona appena un pò più freddo dei lavori precedenti, musica di testa a cui sembrano essersi accorciate le gambe.<br /><br />Negli anni successivi Rokia ha vissuto sempre più a Parigi, e per diverse ragioni chiuse la sua relazione artistica con Andra Kouyate, Baba Sissoko e Adama Diarra, il suo ultimo balafonista. Cominciò a proporre dal vivo le sue nuove composizioni, caratterizzate soprattutto dalla trasfigurazione della sua sezione ritmica, che vedeva ora basso e batteria in primo piano. La sua voce era sempre più splendida e ardita, e le armonie bambara si arricchivano di accordi nuovi, ma Rokia continuava a cantare soprattutto in bambara e a mantenere i ritmi in 6 e in 12 ottavi, non commettendo l’errore di allontanarsi progressivamente dai suoni e dalle parole dell’Africa, come hanno fatto altri artisti africani affascinati da certe atmosfere artistiche parigine, primo fra tutti Lokua Kanza.<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYqsKRalZI/AAAAAAAAAzM/TuaPu0p_xdI/s1600-h/rokia1.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYqsKRalZI/AAAAAAAAAzM/TuaPu0p_xdI/s400/rokia1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216904156515308946" /></a>Tchamantché, il suo ultimo lavoro del 2008, fuga qualsiasi dubbio. Le sue nuove composizioni ritrovano l’equilibrio tra la testa e i piedi, il cielo e la terra, la sua voce cresce e si arricchisce ancora, ma i suoi arrangiamenti – batteria, basso, chitarre e n’goni, quest’ultimo affidato a Mamah Diabate – suonano ora davvero rock, sferzante e viscerale bambara rock nei brani più tirati, commovente e intenso nelle ballate d’amore. Che voce.<br /><br /><i>“Avete mai sentito di Soundjata? Lui fu uno di coloro che costruirono un’Africa viva che merita speranza, e di cui siamo orgogliosi. La storia di un’Africa che ci manca.”</i> (Dounia) <i>“Gli europei pensano che nove persone povere e una persona ricca facciano diceci persone povere. Ma non siamo forse ricchi in Congo? Non siamo ricchi in Nigeria? Non siamo ricchi in Mali? Certo, la no stra ricchezza è la causa di guerre e massacri, fame e malattie, ma noi siamo ricchi. Dico no all’esodo. La Francia è sorgente di sofferenza. Sulle strade e nell’acqua salata si trova facilmente la morte.”</i> (Tounka) Nonostante la sua musica voli alto oltre la tradizione, queste non sono certo le parole di un’artista che, guardando a nord, dà le spalle all’Africa. <br /><br />La forza e la libertà che si percepisce nella musica di Rokia sta nell’equilibrio tra la sua creatività coraggiosa e l’amore per la sua cultura. Tchamantché è un disco emozionante e poetico, che non solo spazza via i luoghi comuni sull’Africa, ma dimostra che gli africani avrebbero molto da offrire alla nostra società stanca e decadente, se sarà in grado di ascoltare. E’ un disco che non annoia e che stupisce a ogni brano, una novità vera non solo nel panorama delle musiche del mondo. E’ la dimostrazione che, mentre i gruppi rock euro-americani continuano a ripescare stancamente dal passato, come annoiate cover band che non hanno nulla di nuovo da proporre, il rock potrebbe continuare a vivere grazie ai giovani figli di una società ammalata e oppressa, ma abbastanza forte e vitale da essere in grado di sperare e di reagire. <br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYrMaICRmI/AAAAAAAAAzU/BUhPHXg0aCI/s1600-h/rokia3.jpg"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SGYrMaICRmI/AAAAAAAAAzU/BUhPHXg0aCI/s400/rokia3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216904710526748258" /></a><br /><br />Autore: Rokia Traore<br />Titolo: Tchamantche<br />Anno: 2008<br />Label: Universal<br /><br /><b>Brani:</b><br /><br />1. <a href="http://www.thelinkup.com/tpafrica/music/Dounia.mp3">Dounia</a><br />2. Djanfa<br />3. Zen<br />4. Aimer<br />5. Kounandi<br />6. Koronoko<br />7. Tounka<br />8. Tchamantche<br />9 A Ou Ni Sou (hidden track - The Man I Love)<br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-27052797541998493292008-06-21T08:54:00.007+02:002008-06-23T11:06:06.645+02:00Samba e Africa!<div align="center"><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFyl9gAye8I/AAAAAAAAAy0/NKzKnAPdw74/s1600-h/palmetto.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214224944572038082" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFyl9gAye8I/AAAAAAAAAy0/NKzKnAPdw74/s400/palmetto.jpg" border="0" /></a><br />Venerdì 27-06-2008 - Ore 19:30<br />Libreria Emporio Griot - Via di Santa Ceclia, 1/A - Roma</div><div align="center"><br /><b>Palmetto Rockers</b> (Roberto Lycke) </div><div align="center">presenta: </div><div align="center"><br /><b><span style="font-size:180%;color:#666600;">“Samba, sintonie culturali <br />e derive Africane nel Nuovo Mondo”<br /></span></b><br /><br />Appuntamento informale basato sul tema di come le tradizioni, le lingue, i ritmi e la musica abbiano viaggiato sulle rotte delle navi negriere attraverso l'oceano Atlantico.<br />L'incontro è il frutto di un ciclo di ricerche, viaggi, incontri e conversazioni focalizzate sulle radici del Samba. <br /><br />T.P. Africa conta di pubblicare presto un post di Roberto Lycke sull'argomento<br /><span id="fullpost"><br /><b>Chi è Roberto Lycke a.k.a. Palmetto Rockers</b><br /><br />Nel 1989 si trasferisce dall’Italia in Inghilterra dove collabora con Raw, gruppo dell’etichetta Londinese Acid Jazz.<br /><br />Successivamente nel 1994 con M.Mountford e J.Casagrande forma Surya, collettivo con il quale partecipa a numerosi festival europei, collabora ad un paio di dischi, e lascia il gruppo per dedicarsi a Homunculus-1.1. Condiviso insieme ad Alessandro Ciaccini, il progetto gli consente di esprimere attraverso tecniche plagiariste un suono più giocoso ed ironico. L’Homunculus diventa così nell’immaginario del proprio artefice, una specie di automa che viaggia nel tempo e nello spazio senza limiti di sorta.<br /><br />Durante la fine degli anni 90 insieme a Slowmotion organizza l’Halfdie Festival, appuntamento che nel tempo diventa uno degli happenings di riferimento della scena dei festivals musicali romani.<br /><br />Negli ultimi anni immagina un ulteriore alterego: Mr. Django, irreale direttore di una orchestra brasiliana, la Banda da M-Dureira, dove membri del Pigneto Quartet, Fonderia, Rodion, Slowmotion ed occasionalmente altri “invitati”, confluiscono per dare vita ad assurdi live-sets.<br /><br />Nel 2003 Roberto Lycke, inventa Palmetto-Rockers con il quale si diletta in deliranti Dj-sets sviluppando un immaginario estetico-sonoro che, affonda le sue radici nella “Plunderphonia” più dissacrante passando attraverso una serie infinita di stili musicali che definiscono un’estetica molto personale.<br /><br /><b>Ringraziamenti</b><br /><br />Si ringraziano per l’ispirazione ed i contributi: Rosemary de Oliveira Silva, Alessandro Ciaccini, Kristina e Birte Lycke, Madya Diabete, Agnello, Braz, Zè e Gazo, Kasse Madi, l’Halfdie Festival, O Restaurante Megachic, Antonio Queiroz, Sara e Valentina, Rodion, Roberto e Lindi, Sekouba “Bambino” Diabate, Roberto Mascarenas, Zambiapunga, Rodion, la Banda Municipale di Cairu, Toumani Diabate, Bombinha, Regina, Marta, Alessia Bandoni, la famiglia di Maria, Caio, Neto, Vladimiro e Paola, Piero, la Banda da M-Dureira, Argemiro, Tony Feola, Maria e Mike Cooper, Slowmotion, Hugo Sanchez, Nko, Mojo Station & T.P. Africa, Fonderia, Sekou Diabate, Samba na Feira.<br /><br /><b>Contatti:</b><br /><br />E-mail: r.lycke@tiscali.it</div></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-38309811110122258552008-06-15T22:37:00.034+02:002008-07-07T14:13:54.038+02:00La musica dei Garifuna<div align="center"><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFV-akWmzlI/AAAAAAAAAxc/yoVzFIxK37g/s1600-h/gari1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212211138651410002" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFV-akWmzlI/AAAAAAAAAxc/yoVzFIxK37g/s400/gari1.jpg" border="0" /></a><br /><b><span style="color:#660000;">Andy Palacio &amp; Garifuna Collective - WATINA<br />Garifuna Women's Project - UMALALI</span></b></div><br /><br />San Vincent è nelle piccole Antille, posta alla fine dell’arco discendente formato dalle isole del mar dei Caraibi, a largo delle coste del Venezuela. Prima che Colombo sbarcasse a San Salvador era già abitata da popolazioni meticce nate dall’incontro tra gli Arawak, provenienti dal bacino dell?Orinoco, e i Kalinago, o Caribi, originari del sud America settentrionale e del Brasile.<br /><br />Le popolazioni delle piccole isole delle Antille orientali sembra fossero più ostili di altre nei confonti degli invasori europei, per questo furono lasciate in pace più a lungo. Si racconta che nel 1635 alcuni schiavi africani furono sbarcati a San Vincent da due navi negriere, integrandosi con le popolazioni locali. Nacquero così quelli che gli inglesi chiamavano black caribs, i caribi neri, e che in seguito presero il nome di Garifuna.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWAI7nF8_I/AAAAAAAAAxk/TzL7ZUcRQyU/s1600-h/gari9.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212213034680185842" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWAI7nF8_I/AAAAAAAAAxk/TzL7ZUcRQyU/s400/gari9.JPG" border="0" /></a><br />L’assenza di invasori europei rese San Vicent una delle mete degli schiavi fuggitivi delle isole vicine, Santa Lucia e Barbados, e la cultura meticcia – Arawak, Carib e africana – dei Garifuna crebbe e si sviluppò lungo un tempo relativamente lungo, favorita anche dai conflitti tra inglesi e francesi sul dominio delle Antille orientali. Dopo un periodo di resistenza i Garifuna di San Vincent dovettero alla fine cedere nel 1796. Gli inglesi separarono coloro che avevano un aspetto più africano, appunto i caribi neri, da quelli dalla carnagione più chiara, considerati meno ostili, e deportarono i primi nell’isola di Roatan, al largo dell’Honduras. Partirono per Roatan in 5000 arrivarono vivi in 2500. Ma l’isola era inospitale, e presto i Garifuna patteggiarono con gli spagnoli la possibilità di stabilirsi sulle terre ferme del centro America.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWAk_IJVEI/AAAAAAAAAxs/kjQUkDco-7A/s1600-h/gari7.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212213516660462658" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWAk_IJVEI/AAAAAAAAAxs/kjQUkDco-7A/s400/gari7.jpg" border="0" /></a><br />Fu così che questo strano gruppo etnico, così poco influenzato dalla cultura europea, si diffuse tra il Belize, a sud della penisola dello Yucatan, il Guatemala, il Nicaragua e l’Honduras. Ad oggi si contano circa 500.000 Garifuna, diffusi tra la costa orientale del centro America, le antille orientali e le comunità di immigrati negli Stati Uniti, un popolo che in centro America vive essenzialmente di pesca e che parla una lingua antica del gruppo linguistico arawak, che nel 2001, assieme alla loro musica e alla loro danza tradizionale – dette <i>punta</i> – sono stati proclamati dall’UNESCO “tesori dell’eredità orale e intangibile dell’umanità”. Un tesoro che rischia di andare perduto.<br /><br />Ivan Duran è un musicista del Belize che nel 1995 ha fondato la <a href="http://www.stonetreerecords.com/music/albums.php" target="_blank">Stonetree Records </a>per registrare e promuovere la musica del suo paese. Nel vasto catalogo della Stonetree figurano molti lavori curiosi, dalle raccolte delle miscele di punta, soul, reggae e rock degli anni 70 alle compilation di paranda ai lavori di alcuni grandi artisti del Belize, come Andy Palacio e aurelio Martinez. Numerosi album della Stonetree sono stati premiati a livello internazionale, a testimoniare sia la qualità del lavoro di Ivan Duran che la ricchezza della musica del Belize.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWBCSCX8TI/AAAAAAAAAx0/k-uHMBn3IcQ/s1600-h/gari5.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212214019952734514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWBCSCX8TI/AAAAAAAAAx0/k-uHMBn3IcQ/s400/gari5.jpg" border="0" /></a>Andy Palacio – purtroppo scomparso il 21 gennaio di quest’anno all’età di 47 anni – era un musicista Garifuna nato a Barranco, un villaggio sulla costa del Belize. Famoso tra la sua gente negli anni ’80 per essere stato uno dei maggiori esponenti del Punta Rock, una miscela di rock e musica tradizionale dei Garifuna.<br /><br />Il suo impegno per la preservazione della cultura Garifuna iniziò in Nicaragua, dove si rese conto che quella cultura era oramai estinta. Così, assieme a Ivan Duran, ha messo insieme una sorta di Garifuna Alll Stars, chiamati dal Belize, dall’Honduras e dal Guatemala, e registrò l’album Watina, un vero gioiello. Tra i Garifuna Collective – come ha chiamato quello straordinario gruppo musicale – figuarano il compositore 78enne Paul Nabor, icona della paranda, ma anche altri giovani musicisti e compositori, come l’astro nascente Aurelio Martinez, il percussionista Lugua Centeno, I cantanti Lloyd Augustine, Sofia Blanco e Felix Flores.<br /><br />La musica Garifuna è una strana miscela di ritmi e tecniche africane e atmosfere caraibiche, che non ha eguali in tutta l’America centrale. Come in certe ensamble africane, più che il virtuosismo dei solisti è l’insieme a fare da protagonista. Ognuno dà alla musica il suo contributo, che sia l’arpeggio di una chitarra o una delle molte parti per percussioni. L’atmosfera e malinconica ma vitale, come la morna di Capoverde o il gumbe della Sierra Leone. Le voci sono intense, spesso gutturali e cariche di coloriture timbriche.<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWBf773sMI/AAAAAAAAAx8/7SPZZkZ3Q5I/s1600-h/gari4.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212214529415950530" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWBf773sMI/AAAAAAAAAx8/7SPZZkZ3Q5I/s400/gari4.jpg" border="0" /></a><br /><i>Mi domando chi cucinerà il pane di cassava nei tempi che verranno<br />Mi domando chi parlerà con me in Garifuna nei tempi che verranno<br />Mi domando chi canterà le canzoni Arumahani con me nei tempi che verranno.<br />Mi domando chi ci guarirà con il Dugù nei tempi che verranno.<br /><br />E’ arrivato il tempodi preservare tutto questo.<br />E’ arrivato il tempo di pensare a tutto ciò.<br />Altrimenti perderemo tutto.<br /><br />I nostri antenati hanno combattutoper restare Garifuna<br />Perché dovremmo essrere noia perdere la nostra cultura?<br />Non deve essere.<br /><br />Genitori, per favore ascoltatemi<br />Insegnate ai vostrifigli la nostra lingua e le nostre canzoni,<br />le nostre credenze e le nostre danze.</i><br />(Amunegu)<br /><br />Il successo di Waitina è dovuto soprattutto alla qualità e all’originalità della sua musica che odora di mare e di sole, e il cui sapore è quello delle cose antiche e rimaste libere dalle contaminazioni e dalle sofisticazioni dell’industrializzazione globale. Grazie alla sua purezza una nuova e prestigiosa casa discografica – la <a href="http://www.cumbancha.com/" target="_blank">Cumbancha</a> - è intervenuta nella sua produzione, e pochi mesi dopo ha bissato quel successo, producendo e distribuendo un altro gioiello Garifuna della Stonetree, Umalali, del Garifuna Women’s Project.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWB6shj5qI/AAAAAAAAAyE/LBuWWtTnj1Y/s1600-h/gari2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212214989135537826" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWB6shj5qI/AAAAAAAAAyE/LBuWWtTnj1Y/s400/gari2.jpg" border="0" /></a><br />Umalali, che in Garifuna vuol dire “voci”, è un lavoro durato dieci anni, durante i quali le donne Garifuna hanno raccontato e cantato a Ivan Duran le loro storie. “Tra le donne la musica fa realmente parte della vita quotidiana. Il progetto ha riguardato le loro storie e le loro vite, ha catturato le loro voci e le ha inserite in un contesto moderno. Ho cercato di registrare le canzoni che la gente di tutto il mondo può amare per la loro musicalità e per le melodie, e non esclusivamente a un livello intellettuale”.<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWCb3yYVZI/AAAAAAAAAyM/Ob4jUlieZ0Q/s1600-h/gari8.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212215559094556050" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWCb3yYVZI/AAAAAAAAAyM/Ob4jUlieZ0Q/s400/gari8.jpg" border="0" /></a><br />Tra le cantanti ritroviamo la voce stupendamente africana della guatemalteca Sofia Blanco e di sua figlia Silvia. Poi c’è la giovanissima Desere Diego, cantante nelle cerimonie di guarigione dette Dugu, Sarita Martinez, l’hondurena Marcelina Fernandez Gulty detta Masagu, ex cantante delBallet National Folklorico Garifuna, Chela Torres, Elodia Nolberto, Bernardine Flores e Julia Nunes, la figlia di una delle donne più famose del Belize, Marcela Lewis, cantante, poeta e attrice, morta nel 2006.<br /><br />La musica di Umalali è se possibile, ancora più africana di Watina. La musica è intensa, incalzante come i ritmi dei tamburi Garifuna, malinconica di una storia di resistenza, vera come la vita scandita dai ritmi della natura. Un blues struggente e bellissimo.. I testi sono frammenti dell’universo delle donne in una società antica e tradizionale.<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWC1T6hl6I/AAAAAAAAAyU/TjbxB_uLUtE/s1600-h/gari3.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212215996141639586" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWC1T6hl6I/AAAAAAAAAyU/TjbxB_uLUtE/s400/gari3.jpg" border="0" /></a><br />Sia Waitina che Umalali sono enhanced Cd, e contengono alcuni filmati, tra cui quelli di Umalali sono davvero straordinari. Frammenti di feste tradizionali Garifuna, storie di donne, un ricordo di Marcela Lewis, la tecnica dei ritmi tradizionali e tanto altro.<br /><br />Non vogliamo aggiungere altro, perché la musica Garifuna di Watina e Umalali va ascoltata e apprezzata, come dice Ivan Duran, per la sua musicalità, per la bellezza delle sue melodie e dei suoi ritmi e per l’atmosfera che è capace di creare. E per chi ama, o anche solo comincia ad apprezzare l’Africa e le sue meravigliose culture, questo frammento del Nuovo mondo sarà una incredibile nuova scoperta.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWE3eoE5BI/AAAAAAAAAyc/H0B5t9ExeJ0/s1600-h/watina.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212218232400045074" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWE3eoE5BI/AAAAAAAAAyc/H0B5t9ExeJ0/s400/watina.jpg" border="0" /></a><br /><br />Autore: Andy Palacio &amp; Garifuna Collective<br />Titolo: Watina<br />Anno: 2007<br />Label: Cumbancha<br /><br /><b>Brani:</b><br />1. Watina<br />2. Weyu Larigi Weyu<br />3. Miami<br />4. Baba<br />5. Lidan Aban<br />6. Gaganbadiba<br />7. <a href="http://www.thelinkup.com/tpafrica/music/Beiba.mp3">Beiba</a><br />8. Sin Precio<br />9. Yagane<br />10. Aguyuha Niduhenu<br />11. Ayo Da<br />12. Amunegu<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWE3v3oqQI/AAAAAAAAAyk/ow4MXyiFEa0/s1600-h/umalali.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212218237028706562" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFWE3v3oqQI/AAAAAAAAAyk/ow4MXyiFEa0/s400/umalali.jpg" border="0" /></a><br /><br />Autore: Garifuna Women's Project<br />Titolo: Umalali<br />Anno: 2007<br />Label: Cumbancha<br /><br /><b>Brani:</b><br />1. Nibari<br />2. <a href="http://www.thelinkup.com/tpafrica/music/Umalali- The Garifuna Women.mp3">Merua</a><br />3. Yunduya Weyu<br />4. Barubana Yagien<br />5. Hattie<br />6. Luwuburi Sigala<br />7. Anaha Ya<br />8. Tuguchili Elia<br />9. Fuleisi<br />10. Uruwei<br />11. Afayahadina<br />12. Lirun Biganute<br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-8916726983900742008-06-12T10:50:00.009+02:002008-06-21T08:54:39.330+02:00Toumani a Sermoneta - come è stato<i>FOTOGRAFIE DI <b><span style="color:#660000;">SILVIA PETRIANNI</span></b></i><br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjySGc86I/AAAAAAAAAxM/oKreYhVpsBU/s1600-h/toumani03.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210915221859529634" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="Toumani Diabate - foto di Silvia Petrianni" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjySGc86I/AAAAAAAAAxM/oKreYhVpsBU/s400/toumani03.jpg" border="0" /></a><br />Non volevo scrivere un resoconto del concerto di Toumani Diabate a Sermoneta, non ci sono parole per descriverlo. Ma le fotografie di Silvia mi hanno fatto cambiare idea. E’ stato un concerto magico, chi c’era lo sa. Magico e irripetibile, sembra infatti che nelle prossime apparizioni in Europa Toumani non verrà solo, ma in sestetto con alcuni componenti della Symmetric Orchestra. Sarà in sestetto a Ferrara, il 24 luglio, e si parla di una possibile data napoletana, ma anche quella non da solo.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjx1jiQ4I/AAAAAAAAAw8/LL2xmmiyJG0/s1600-h/toumani01.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210915214196884354" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="Toumani Diabate - foto di Silvia Petrianni" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjx1jiQ4I/AAAAAAAAAw8/LL2xmmiyJG0/s400/toumani01.jpg" border="0" /></a><br />Ma è da solo con la sua kora che Toumani sprigiona tutta la forza, la delicatezza, la bellezza e la spiritualità della sua arte, solo e dal vivo, perché la sua musica è improvvisazione e comunicazione, e nel rapporto con chi lo ascolta vola molto più alta che in una qualsiasi registrazione in studio. Chi c’era lo sa.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjyKQBpdI/AAAAAAAAAxE/OWH16H95zsU/s1600-h/toumani02.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210915219752199634" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="Toumani Diabate - foto di Silvia Petrianni" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjyKQBpdI/AAAAAAAAAxE/OWH16H95zsU/s400/toumani02.jpg" border="0" /></a><br />A Sermoneta a suonato più di 1 ora e mezza, e uno dopo l’altro abbiamo ascoltato kaira, Djourou Kara Nany, El Nabyouna, Elyne Road, Toubaka e Kaoudin Cissoko, alias Alla l’ake, quest’ultimo in duetto con l'emozionatissimo Madya Diabate al canto e alla kora di accompagnamento. <br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjym3xcyI/AAAAAAAAAxU/q_wu1h5xVY8/s1600-h/toumani04.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210915227435103010" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="Toumani e Madya Diabate - foto di Silvia Petrianni" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SFDjym3xcyI/AAAAAAAAAxU/q_wu1h5xVY8/s400/toumani04.jpg" border="0" /></a><br />Grazie Toumani, e grazie a tutti coloro che sono venuti e ci hanno tenuto compagnia.<br /><br /><i>Guarda il duetto con <a href="http://www.myspace.com/madyadiebate">Madya Diabate</a><br /><br />Guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C7RGLNe0t0c">sound check</a></i><br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-87049189567378744992008-06-10T16:49:00.003+02:002008-06-21T08:54:19.725+02:00Live Set di Madya Diabate<a href="http://www.myspace.com/madyadiebate"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SE6UpQJHvQI/AAAAAAAAAws/XL36TrTsDz0/s400/madya1.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210265255343013122" /></a><a href="http://www.myspace.com/madyadiebate"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SE6UpiIanlI/AAAAAAAAAw0/NsjsgrsC_Sc/s400/madya2.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210265260171894354" /></a>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-48802254408945383952008-06-06T02:30:00.035+02:002008-06-07T12:23:50.872+02:00Nigeria 70 - Lagos Jump<span style="color:#003300;"><b>------- Il ritorno della Strut di Quinton Scott -------</b><br /></span><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiHRbkDHfI/AAAAAAAAAuQ/GJRXxPcMm74/s1600-h/nigeria702.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208561702580461042" style="FLOAT: left; MARGIN: 10px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="Nigeria 70 - Lagos Jump - Strut" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiHRbkDHfI/AAAAAAAAAuQ/GJRXxPcMm74/s400/nigeria702.jpg" border="0" /></a>Furono la <b>Harmless</b> e la <b>Comet</b> a pubblicare nel 1999 le prime raccolte di afrofunk, intitolate rispettivamente Africa Funk e Racubah. Si trattava di riproposizioni anarchiche e disorganizzate di groove oscuri, incredibilmente ruvidi, sporchi e innovativi, destinate soprattutto agli amanti del funky radicale e della disco music di annata, sempre alla ricerca di vecchi LP e di gruppi dimenticati.<br /><br />L’uscita di quelle compilation seguì la ristampa massiva dei vecchi dischi del nigeriano Fela Kuti, inventore dell’afrobeat, avvenuta dopo la sua scomparsa nel 1997. Dopo quelle prime raccolte, <b>Quinton Scott</b>, che lavorava come consulente proprio alla Harmless, creò sempre nel 1999 la <b>Strut Records</b>. Nell'ambito della musica africana la novella etichetta di Scott mise <a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiOu7kDHpI/AAAAAAAAAvg/rlsBkhzA9XU/s1600-h/nigeria701.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208569905967996562" style="FLOAT: right; MARGIN: 10px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="Nigeria 70 - Strut" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiOu7kDHpI/AAAAAAAAAvg/rlsBkhzA9XU/s400/nigeria701.jpg" border="0" /></a>insieme un gruppo di musicisti e di DJ appassionati, tra cui i DJ nigeriani Samuel Kayode e John Armstrong, e Laolu Akins dei BLO, e dopo aver pubblicato i due volumi di afro-dance intitolati Club Africa, fece uscire nel 2001 <a href="http://www.music-on-tnt.com/recensioni/articolo.php?id_articolo=182" target="_blank">Nigeria 70</a>, questa volta – ed era la prima - interamente dedicato alla scena funky / rock / afrobeat della Nigeria di quel periodo così magico.<br /><br />Nigeria 70 era un cofanetto confezionato in modo squisito, contenete 2 CD di musica e un audio-documentario, più un booklet contenente la ricostruzione di quella storia e informazioni dettagliate di ciascun disco e di ogni artista.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiIQrkDHgI/AAAAAAAAAuY/_dU9Ip6MqiA/s1600-h/africafunk1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208562789207186946" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="Afro Funk vol. 1 - Harmless Records" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiIQrkDHgI/AAAAAAAAAuY/_dU9Ip6MqiA/s400/africafunk1.jpg" border="0" /></a>Per molti ascoltare per la prima volta musicisti come Orlando Julius, Joni Haastrup, le Lijadu Sisters, i Sahara All Stars e molti altri fu una vera e propria rivelazione. Nonostante la qualità di quelle registrazioni e la sporcizia di quei suoni, al limite della rozzezza, quel disco fece esplodere definitivamente la mania per l’afrofunk, negli anni in cui il pop, il rock e il soul agonizzavano per mancanza di idee e vitalità, la nuova dance elettronica imperversava persino troppo e la ricerca di nuovi grooves globali nell'ambito degli ambienti underground di Londra e New York si faceva spasmodica.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiJP7kDHiI/AAAAAAAAAuo/nwqfvY9rcfg/s1600-h/africafunk2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208563875833912866" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="266" alt="Afro Funk vol. 2 - Harmless Records" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiJP7kDHiI/AAAAAAAAAuo/nwqfvY9rcfg/s400/africafunk2.jpg" width="266" border="0" /></a>Fu così che, A partire dall’uscita di Nigeria 70, scoppiò una sorta di mania che portò alla proliferazione di compilation di afrofunk, anche se quasi nessuna eguagliava la qualità dell'antologia della Strut e la sua maniacalità nel riproporre in modo fedele scorci di quel mondo musicale scomparso. Il motivo era chiaro: la Strut catalizzava in sé i due interessi per la musica dance e per l'Africa. Da allora la Strut, nella sua collana chiamata Afro Strut, pubblicò tesori perduti come le riedizioni dei vecchi LP di Tony Allen, Orlando Julius, Peter King, Segun Bucknor e i BLO.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiKv7kDHkI/AAAAAAAAAu4/LgFu3J1wg34/s1600-h/rakubah.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208565525101354562" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; CURSOR: hand; HEIGHT: 253px" height="228" alt="Racubah - Comet Records" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiKv7kDHkI/AAAAAAAAAu4/LgFu3J1wg34/s400/rakubah.jpg" width="238" border="0" /></a>Il capostipite Nigeria 70 andò presto esaurito, e divenne un vero e proprio ogetto di culto da cacciare su ebay. Il 2003 fu l’anno del fulmine a ciel sereno, la Strut chiuse all’improvviso per problemi economici, lasciando tra i nuovi fan di quella musica molti orfani disperati . Le etichette che lavoravano già da tempo alla riedizione del sound africano della golden era, come le francesi <b>Syllart</b> e <b>Bolibana</b> e la tedesca <b>Popular Africa Music</b>, furono trascinate dalla febbre dell’afro-revival provocata dalla Strut, fino a che non nacque la <b>Soundway Record</b> di Miles Cleret, che riempì quel vuoto pubblicando lavori che lasciavano trapelare la stessa passione e serietà di Quinton Scott.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiLTrkDHlI/AAAAAAAAAvA/_bw46A9nK44/s1600-h/afrorock.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208566139281677906" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="267" alt="Afro Rock vol. 1 - Kona Records" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiLTrkDHlI/AAAAAAAAAvA/_bw46A9nK44/s400/afrorock.jpg" width="266" border="0" /></a>La Strut era definitivamente seppellita nei ricordi fino a pochi mesi fa, quando, con il giubilo di noi tutti, è resuscitata grazie all’aiuto dell’etichetta berlinese !K7 e sempre sotto la direzione di Quinton Scott. Le sue intenzioni sono bellicose. Scott ha dichiarato infatti di voler pubblicare un disco ogni mese, ovviamente non solo di musica africana. Ma tra le prime uscite ecco spuntare, revival del revival, il nuovo <b>Nigeria 70</b>, sottotitolato <i>“Lagos Jump - Original Heavyweight Afrobeat Highlife &amp; Afrofunk”</i>. Tra coloro che hanno lavorato al progetto ritroviamo il chitarrista dei BLO Laolu Akins e Samuel Kayode, DJ, manager di Tony allen e fondatore della <b>Ekostar</b>, accanto a John Collins, musicista, etnomusicologo e fondatore dei leggendari Bokoor Studios sulla strada tra Accra e Kumasi, in Ghana, il sassofonista nigeriano Bukky Leo, già con gli Afro Messengers di Tony Allen, il collezionista ossessivo Duncan Brooker, proprietario di una collezione di oltre 20.000 LP di musica africana e fondatore della <b>Kona Record</b>, Il bassista nigeriano dei Salt Tunde Kuboye, e persino Miles Cleret della Soundway.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiLrrkDHmI/AAAAAAAAAvI/1BUQ8oEWqBs/s1600-h/afrobaby.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208566551598538338" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 266px; CURSOR: hand; HEIGHT: 257px" height="238" alt="Afro Baby - soundway Records" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiLrrkDHmI/AAAAAAAAAvI/1BUQ8oEWqBs/s400/afrobaby.jpg" width="266" border="0" /></a>Ebbene, anche se fosse l’ennesima compilation di musica nigeriana degli anni ’70 ne parleremmo lo stesso, ma qui siamo di fronte a una produzione sconvolgente. Il nuovo Nigeria 70 non riparte affatto da dove era arrivato, non si crogiola sugli allori del mito costruito allora, come potrebbe persino permettersi. No, parte da dove la ricerca in quella giungla musicale è arrivata oggi, e va avanti, proponendo 16 brani tutti inediti, di nomi in parte conosciuti e in parte mai sentiti nominare.<br /><br />Il ricco booklet racconta dalla storia dell’highlife, della sua esplosione a Lagos e della sua implosione successiva durante la guerra del Biafra, dell’emergere del juju e poi dell’afrofunk, dell’afrobeat e dell’afrorock degli anni 70. Poi racconta sinteticamente i musicisti e i dischi rappresentati in questa splendida raccolta<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiNBLkDHnI/AAAAAAAAAvQ/vVqqj96boZ0/s1600-h/loveis.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208568020477353586" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="243" alt="Love is Real Thing - Luaka Bop" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiNBLkDHnI/AAAAAAAAAvQ/vVqqj96boZ0/s400/loveis.jpg" width="247" border="0" /></a>La sensazione è che Nigeria 70 raccolga, più di qualsiasi altra compilation del genere, il gusto nigeriano dell’epoca, come se questa volta i brani non fossero scelti con le orecchie dei DJ europei, ma con quelle di coloro che suonavano quei dischi nei club di Lagos all’epoca in cui uscirono. Forse il suono è restaurato con appena un pò meno cura rispetto alla serie Nigeria Special, ma non importa, anzi, corrisponde al gusto africano, che sembra tener assai poco in conto parametri come l’alta fedeltà. Ciò che invece è importante è che con Nigeria 70 la Strut si inserisce ai vertici del panorama delle etichette indipendenti del settore, in modo incredibilmente autorevole, personale e niente affatto nostalgico.<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEkLBsLQfUI/AAAAAAAAAvo/cofn4b1L_ro/s1600-h/nu.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208706567696842050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="253" alt="Nu Afrobeat Experience - Ekostar" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEkLBsLQfUI/AAAAAAAAAvo/cofn4b1L_ro/s400/nu.jpg" width="249" border="0" /></a>Benvenuta Strut, bentornato Quinton Scott, ci sei mancato. Anche grazie al tuo lavoro come pioniere troverai oggi certamente molti più ascoltatori maturi di quando hai iniziato. Da ora in poi terremo d’occhio il tuo catalogo, sperando che presto, come prima, ricomincerai a pubblicare non solo compilation – d’accordo, ci piacciono, ma non consentono di andare a fondo, sono come volare alto senza mai atterrare – ma anche interi dischi di singoli artisti, con la loro track list completa e le loro note di copertina originali, un modo diverso, coraggioso ma necessario per conoscere non un panorama, non una scena, ma un artista, una sequenza di mondi personali dettagliati che svelano l’Africa a modo loro, un’Africa che merita di essere approfondita.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEkMwcLQfVI/AAAAAAAAAvw/1kSF7xtBFJM/s1600-h/strut.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208708470367354194" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEkMwcLQfVI/AAAAAAAAAvw/1kSF7xtBFJM/s400/strut.jpg" border="0" /></a><br /><br />Autore: AAVV<br />Titolo: Nigeria 70 - Lagos Jump - Original Heavyweight Afrobeat Highlife &amp; Afrofunk<br />Anno: 2008<br />Label: <a href="http://www.strut-records.com/" target="_blank">Strut</a> (Rediviva)<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiNNrkDHoI/AAAAAAAAAvY/o4c676Pv4jc/s1600-h/strut_large.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208568235225718402" style="CURSOR: hand" height="105" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SEiNNrkDHoI/AAAAAAAAAvY/o4c676Pv4jc/s400/strut_large.jpg" width="256" border="0" /></a><br /><br /><b>Brani:</b><br /><br />1. Sir Shina Peters &amp; His International Stars - Yabis<br />2. Ify Jerry Crusade - Everybody Likes Something Good<br />3. Bola Johnson &amp; His Easy Life Top Beats - Ezuko Buzo<br />4. Ashanti Afrika Jah - Onyame<br />5. Olufemi Ajasa &amp; His New Nigerian Bros - Aiye Le<br />6. Peacocks Guiter Band - Eddie Quansa<br />7. Peter King - African Dialects<br />8. Dynamic Africana - Igbehin Lalayo Nta<br />9. Chief Checker - Africa Irie<br />10. Tony Tete Harbor &amp; The Stars Heaters Of Nigeria - Tete Muo Bu Muo<br />11. The Faces - Tug Of War<br />12. Eric (Showboy) Akaeze &amp; His Royal Ericos - Wetin De Watch Goat, Goat Dey Watcham<br />13. The Immortals - Hot Tears<br />14. Rex Williams - You Are My Heart<br />15. Sir Victor Uwaifo &amp; His Melody Maestroes - Dododo (Ekassa No. 1)<br />16. Eddie Okwedy - Happy Survival<br /><br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-18611956881771017122008-05-29T12:06:00.040+02:002008-05-30T10:50:54.299+02:00Tra le mangrovie del delta del Niger<a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6YHEWOc_I/AAAAAAAAAtQ/qDF-NpHapLQ/s1600-h/clandestini.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205765466480342002" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 350px; CURSOR: hand; HEIGHT: 263px" height="251" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6YHEWOc_I/AAAAAAAAAtQ/qDF-NpHapLQ/s400/clandestini.jpg" width="325" border="0" /></a><span style="font-size:180%;color:#663333;"><b>N</b></span>elle ultime settimane è esploso il dibattito su <b>“criminalità e immigrazione”</b>. In realtà sono due temi distinti, con delle interrelazioni. Si poteva scegliere di correlare la criminalità alla povertà, al malfunzionamento della giustizia, alle mafie, al primato del profitto sull'etica, e invece il bersaglio scelto sono gli immigrati. Data la situazione del mondo, <b>chi gioca con le parole gioca con la vita degli esseri umani</b>. Rendere forte il legame debole tra “criminalità” e “immigrazione” è giocare con le parole, ma è anche giocare con la vita di persone in carne e ossa.<br /><br />Quando un immigrato clandestino commette un crimine, quasi sempre accade perché è con le spalle al muro, e non può arretrare ulteriormente. <b>Vittime, non criminali</b>, vittime delle condizioni di partenza e di arrivo, costretti per sopravvivere a vendere la propria carne nei macelli dei marciapiedi e dei cantieri, sfruttati dai veri criminali, spesso italiani. Imprigionati nella fitta rete dei cavilli della Bossi-Fini gli immigrati extracomunitari restano clandestini anche quando avrebbero risolto il problema del lavoro, come in uno spaventoso labirinto senza uscita. Per questo correlare la criminalità con l’iimigrazione non è una scelta neutra, è una visione del mondo. E’ la difesa della dispensa piena contro chi si accontenta dei nostri avanzi. E’ una guerra contro i poveri, affinché escano dalla nostra vista e tornino alla loro disperazione lontana.<br /><br />Si sente dire che coloro che vengono nel nostro paese devono rispettare la nostra cultura e le nostre leggi. Giusto, ma cosa fa l’Italia quando si reca nei loro paesi? Rispetta l’altrui cultura e le leggi? Rispetta almeno i diritti umani? Quella a cui vogliamo accennare, per testi e immagini, è la <b>storia dell’ENI in Nigeria</b>, una società di proprietà di quello stesso Stato italiano che sta per varare il “pacchetto sicurezza” sulla base di criteri razzisti e strani parametri come l’ “insicurezza percepita”.<br /><br /><span style="color:#ff9966;">______________________________________________________________________</span><br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6iPUWOdAI/AAAAAAAAAtY/OKibAim7sg0/s1600-h/saluti-da-etelebou.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205797528411206674" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD61RUWOdBI/AAAAAAAAAtg/F8Z0P8ZMf7s/s400/saluti01.JPG" border="0"/></a><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6iPUWOdAI/AAAAAAAAAtY/OKibAim7sg0/s1600-h/saluti-da-etelebou.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205797528411206690" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD61RUWOdCI/AAAAAAAAAto/rOhhEjaDrTI/s400/saluti02.JPG" border="0"/></a><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6iPUWOdAI/AAAAAAAAAtY/OKibAim7sg0/s1600-h/saluti-da-etelebou.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205797532706174002" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD61RkWOdDI/AAAAAAAAAtw/kuDZWxVbB-Y/s400/saluti03.JPG" border="0"/></a><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD6iPUWOdAI/AAAAAAAAAtY/OKibAim7sg0/s1600-h/saluti-da-etelebou.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205797537001141314" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD61R0WOdEI/AAAAAAAAAt4/pKgpbXZOpIA/s400/saluti04.JPG" border="0"/></a><br /><i>Disegni di <a href="http://www.maurizioribichini.it/blog.html">Maurizio Ribichini</a></i> (cliccare sull'immagine per alta definizione)<br /><span style="color:#ff9966;">______________________________________________________________________</span><br /><span id="fullpost"><br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDlgN0WOcuI/AAAAAAAAArM/zPkr2D3D7C0/s1600-h/niger.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204296634909749986" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDlgN0WOcuI/AAAAAAAAArM/zPkr2D3D7C0/s400/niger.jpg" border="0" /></a><br /><span style="font-size:180%;color:#663333;"><b>H</b></span>o bagnato i miei piedi nel Niger, nella terra dei bambara, dove il fiume si chiama Djoliba, fiume di sangue. Quell’acqua in cui mi sono bagnato percorre oltre 4.000 km attraverso il Sahel prima di raggiungere la Nigeria e sfociare nell’Atlantico, formando sulla costa un enorme delta ricoperto dalla foresta di mangrovie. Un ecosistema straordinario, da preservare. Ma sotto quelle acque c’è il petrolio, <b>molto petrolio</b>.<br /><br />- Il poeta <b>Ken Saro Wiwa</b> fu giustiziato il 10 novembre del 1995 a Port Harcourt, assieme ad altri otto attivisti del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (MOSOP), una delle etnie che vivono nello stato del Delta del Niger.<br /><br /><i>"Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà, e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale.<br /><br />Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno, e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l'ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni".</i><br /><br /><a><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204296634909749986" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 287px; CURSOR: hand; HEIGHT: 299px; TEXT-ALIGN: center" height="269" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDlk0kWOcwI/AAAAAAAAArc/9mjaPTA0B84/s400/ASUD_Nigeria%5B1%5D.JPG" width="253" border="0" /></a><br />Ken Saro Wiwa combatteva la compagnia petrolifera inglese Shell, che insieme alla francese Total, alle americane ExxonMobil e Chevron e all’italiana ENI sono le principali estrattrici di petrolio e gas naturale nell’area del delta. Il loro comportamento in Nigeria è tutt’altro che etico. La foresta di mangrovie, in cui si viveva di pesca e di agricolutra, è diventata un’area industriale fatta di più di 7.000 chilometri di oleodotti, 159 campi petroliferi e 275 stazioni di pompaggio. La legge nigeriana dice che il 50% dei proventi del petrolio deve rimanere in Nigeria, e un ulteriore 13% deve essere destinato alle popolazioni del Delta del Niger. Ma ciò non è mai accaduto, e la gente del delta vive con meno di 1 dollaro al giorno.<br /><br />L’area del delta è devastata dall’inquinamento. Il <b>gas flaring</b>, la tecnica usata dalle compagnie in Nigeria per bruciare i gas che fuoriescono ad alta pressione dalla trivellazioni, è vietata perché immette nell’aria ingenti quantità di composti tossici. Le popolazioni locali lamentano che le piogge corrodono i tetti delle case, che i raccolti vengono danneggiati e che aumentano le malattie respiratorie. Nel novembre del 2005 L’alta Corte Federale della Nigeria ha emesso una sentenza che obbligava l’ENI e le altre compagnie a smettere di usare il gas flaring e di imbrigliare i gas con tecniche alternative, ma la soluzione del problema ad oggi non è stata neppure avviata.<br /><br />L’ENI ha speso per progetti di riqualificazione ambientale un decimo dei costi della pubblicità. E il denaro che poteva essere destinato a modernizzare gli impianti viene invece speso per corrompere i governanti e i funzionari locali, e per pagare eserciti privati addetti alla sicurezza dei tecnici delle compagnie. Ma la sicurezza da chi? Chi è insicuro nel Delta State? Tra i civili della regione le vittime delle irruzioni nei villagii dell’esercito regolare e dei mercenari, degli incendi causati dalle perdite negli oleodotti e delle malattie dovute all’inquinamento non si contano neanche.<br /><br /><a><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204303189029843746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDlmLUWOcyI/AAAAAAAAArs/TCS53KjHFHA/s400/mend.jpg" border="0" /></a><br />- Il <b>Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger</b> (MEND) è formato da Ijaw, un’altra delle etnie che vivono nella regione. In un’intervista rilasciata nell’Aprile del 2007, Jomo GBOMO, portavoce del MEND diceva: <i>“La linea di confine tra terrorismo e guerriglia, per come vengono definiti nelle nazioni occidentali, è molto sottile. Noi dobbiamo, a volte, superare questo confine per esercitare una pressione interna che ci permetta di far sentire le nostre ragioni, che altrimenti non vengono nemmeno prese in considerazione. <b>Il mondo sa che la nostra ribellione è giusta</b>, come giusti sono gli attacchi alle compagnie petrolifere, che invece di fare pressioni sul governo nigeriano perché affronti la povertà del Niger Delta, preferiscono spendere soldi in misure di sicurezza o assumere consulenti su come affrontare ambienti ostili. Loro usano la stessa tattica del Governo: invece di affrontare i problemi, cercano di corrompere chiunque ci sia vicino, nel tentativo di prendere tempo.<br /><br />Se l’opinione pubblica internazionale è preoccupata, ci offra alternative giuste e pacifiche alla nostra lotta armata. Negli anni numerosi delegati dei nostri popoli si sono presentati di fronte alle Nazioni Unite per chiedere una soluzione pacifica. Ma senza ottenere risultati. Questa è la nostra ultima disperata richiesta di libertà e giustizia.<br /><br />Tutti i Governi Occidentali sanno della nostra situazione, ma non hanno mai mosso un dito. Hanno finto di interessarsi solo perché le loro installazioni petrolifere venivano minacciate o il personale rapito. Noi siamo pronti ad accogliere tutti i tentativi di mediazione di terze parti realmente interessate. Ma <b>accetteremo solo una pace giusta</b>.<br /><br />Noi vogliamo gestire il patrimonio che Dio ci ha dato per migliorare la vita della nostra gente che da cinquanta anni soffre le conseguenze nefaste dello sfruttamento petrolifero.”</i><br /><br />Il MEND attacca con le piroghe le piattaforme petrolifere e le stazioni di pompaggio, e rapisce i tecnici che vi lavorano, ma non chiede alcun riscatto, e libera i prigionieri. La guerra tra il MEND e i militari nigeriani spalleggiati dagli eserciti privati delle compagnie petrolifere è continua, e spesso ci vanno di mezzo i civili dei villaggi.<br /><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD0XbkWOc4I/AAAAAAAAAsI/AkCCYVgFwmE/s1600-h/guerriglia.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205342506690966402" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SD0XbkWOc4I/AAAAAAAAAsI/AkCCYVgFwmE/s400/guerriglia.jpg" border="0" /></a><br />- Il 7 Dicembre 2006, alle 5 di mattina, viene attaccata una stazione di pompaggio dell’ENI-Agip nei pressi del terminale di Brass nello stato di Bayelsa. Tre italiani e un libanese vengono rapiti. Uno dei quattro viene liberato il 18 gennaio, “come gesto di buona volontà, in attesa che il Governo nigeriano contraccambi”. Gli altri tre vengono rilasciati tra febbraio e marzo. Durante il sequestro <b>Alex Zanotelli</b> e <b>Giuseppe De Marzo</b> scrivono e fanno firmare una petizione.<br /><br /><i>“…Noi <b>dobbiamo rimuovere la nostra violenza economica</b> - spalleggiata dalla violenza repressiva del governo nigeriano da noi sostenuto - a cui i guerriglieri rispondono con la violenza delle armi. Crediamo che solo attraverso un dialogo serio, che cominci a riconoscere, comprendere e a rimuovere le cause della ribellione, si potrà ottenere la liberazione dei lavoratori rapiti.<br /><br />Pertanto chiediamo una equa soluzione della controversia che porti ad una bonifica ambientale pagata dalle imprese multinazionali, ad un risarcimento delle popolazioni locali per i danni subiti, ad una politica che consenta ai più poveri di beneficiare dello sfruttamento delle risorse e ad un rilascio di chi è stato ingiustamente arrestato.“</i><br /><br />Ecco come l’ENI, la nostra compagnia petrolifera di Stato, rispetta la cultura, l’ambiente, le leggi e i diritti dei popoli dell’Africa a casa loro. La spregiudicatezza dell’ENI controbuisce a creare e mantenere la povertà in Nigeria, ma noi non vogliamo che i disperati nigeriani si presentino alle nostre porte senza essere stati invitati, anche se sono onesti. Ecco cos’è il pacchetto sicurezza.<br /><br /><a><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204307453932368690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDlqDkWOczI/AAAAAAAAAr0/XnKgGwQ5l-E/s400/pollution.JPG" border="0" /></a><br /><br /><b>Qualche informazione in più:</b><br /><br />Atti del Senato: <a href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=9475&amp;stile=6&amp;highLight=1&amp;paroleContenute=" target="_blank">Interrogazione a risposta orale 3-00462</a> presentata da GIOVANNI PISTORIO martedì 13 marzo 2007 nella seduta n.122<br /><br />Documentazione tratta dal sito <a href="http://www.asud.net/" target="_blank">ASUD</a> – ONLUS<br /><br />CDCA - Centro Documentazione Conflitti Ambientali: <a href="http://www.cdca.it/spip.php?article121" target="_blank">Scheda</a><br /><br /><a href="http://www.nigrizia.it/" target="_blank">Nigrizia</a> - (cercare Delta del Niger)<br /><br />Blog <a href="http://www.portametronia.it/tag/delta-del-niger">Portametronia</a> - notizie fresche sulla lotta nel delta<br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-42494692870786434422008-05-22T12:47:00.009+02:002008-05-26T12:35:28.527+02:00Nigeria Rock Special<a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKsmncn8oI/AAAAAAAAAo8/Ufa1Q1WmaKg/s1600-h/nig0.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202410298990391938" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKsmncn8oI/AAAAAAAAAo8/Ufa1Q1WmaKg/s400/nig0.bmp" border="0" /></a>Soddisfatti, divertiti ma certo non sazi, siamo infine arrivati all’ultimo atto di quella che ad oggi può definirsi la più ricca, caleidoscopica e irriverente raccolta di reperti musicali nigeriani ripescati dal giacimento di quei lontani anni ’70, segnati dall’entusiasmo di un presente glorioso e di un futuro possibile.<br /><br />Stiamo parlando di Nigeria Rock Special, sottotitolato Psychedelic Afro-Rock &amp; Fuzz Funk in 1970s Nigeria, e la serie è la stessa dei precedenti <a href="http://www.tpafrica.it/2008/02/nigeria-special.html">Nigeria Special</a> e <a href="http://www.tpafrica.it/2008/04/nigeria-disco-funk-special.html">Nigeria Disco Funk Special</a>, tutti assemblati dalla Soundway Records di Miles Cleret, al quale dedichiamo un’ovazione speciale.<br /><br />Nigeria Rock Special si spiega da solo già nel titolo, ma lo scorrere delle tracce ci coglierà ancora di sorpresa. Avevamo ascoltato il funky, l’afrobeat, le numerose sfumature dell’highlife, ma non ci eravamo resi conto che le frontiere molli del corrotto gigante nigeriano avevano lasciato passare anche tutto il rock anglosassone, Beatles e Stones, certo, ma anche Them, Jimi Hendrix, Santana, Cream, Traffic e Led Zeppelin.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKtE3cn8pI/AAAAAAAAApE/sHTeQzWvoww/s1600-h/nig1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202410818681434770" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 172px; CURSOR: hand; HEIGHT: 328px" height="359" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKtE3cn8pI/AAAAAAAAApE/sHTeQzWvoww/s400/nig1.jpg" width="160" border="0" /></a>Accanto alle etichette discografiche internazionali – essenzialmente EMI e Decca - rese attive e operose dai petrodollari, l’altro catalizzatore di quella storia fu Ginger Baker, che nel 1970 attraversò il Sahara in Range Rover per arrivare a Lagos ospite da un amico musicista conosciuto a Londra, Fela Kuti. Nella babele nigeriana impiantò il primo studio di registrazione moderno, suonò con numerosi musicisti locali e fondò almeno un paio di gruppi: i Salt, da cui nacquero i Monomono di Joni Haastrup e i BLO, e gli Airforce.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKthXcn8qI/AAAAAAAAApM/5cKjseFVflE/s1600-h/nig2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202411308307706530" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="330" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKthXcn8qI/AAAAAAAAApM/5cKjseFVflE/s400/nig2.jpg" width="185" border="0" /></a>Nigeria Rock Special gronda rock anni 60 e 70 dalle sue chitarre distorte, dagli organi hammond e da qualche batteria che picchia in 4/4. Ma si tratta senza ombra di dubbio di rock africano, una terra i cui musicisti amano i suoni sporchi e le note graffiate non perché protestano, ma perché quello è il loro gusto. E’ una musica in cui si sovrappongono frasi e parti dalle ritmiche improbabili, che da noi dovettero aspettare Phil Collins e Winnie Colaiuta, mentre in Africa uscivano con naturalezza e semplicità. E’ un groove fatto di tamburi, bassi cavernosi e tintinnii di metallo, di riffs ossessivi di chitarre e tastiere, e della sovrapposizione a tutto questo di voci soliste sporche e frantumate in contrappunto ai cori.<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDLDP3cn8vI/AAAAAAAAAp0/yBSi-o9-iDk/s1600-h/nig9.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202435196915806962" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDLDP3cn8vI/AAAAAAAAAp0/yBSi-o9-iDk/s400/nig9.jpg" border="0" /></a>La scena del rock nigeriano non era vasta e sterminata come quella del funky e dell’highlife. Ciononostante i gruppi dai nomi improbabili raccolti nell’album - Ofege, Action 13, Hygrades, Wings, Ofo and the Black Company, Elcados, Tabukah X, Colomach, Joe King Kologbo &amp; His Black Sound, Funkees, Question Mark, e i più famosi BLO, Monomono e Tunji Oyelana – rappresentano un campione rappresentativo ma molto incompleto. I mutanti nigeriani del rock provenivano dalla generazione delle “copyright band”, come chiamavano le cover band da quelle parti, gruppi come i Clusters e gli Hykkers, che iniziarono rifacendo i pezzi di Beatles e Stones. Alcune di quelle band suonavano nei nightclub di Lagos, altre, ad esempio quelle ibo, intrattenevano le truppe di Ojukwu in Biafra, mentre altre ancora si esibivano nelle numerose grandi città sparse per la Nigeria, ognuna delle quali sfoggiava in quegli anni una ricca vita notturna.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKuLXcn8sI/AAAAAAAAApc/fgNZEBEjb_c/s1600-h/nig8.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202412029862212290" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDKuLXcn8sI/AAAAAAAAApc/fgNZEBEjb_c/s400/nig8.jpg" border="0" /></a>Per qualcuno i 15 brani di Rock Special saranno persino più eccitanti dei due dischi precedenti, ma ovviamente è solo una questione di gusti. Io non potrei neanche immaginare di doverne scegliere uno. Prese insieme le tre compilation sono circa 5 ore di musica, 45 band provenienti da ogni angolo della Nigeria e 49 brani cantati in almeno 6 lingue. Spero soltanto che la serie non finisca qui, e che Miles Cleret continui a deliziare il nostro gusto perverso tirando fuori ancora qualcuno di quei dischi polverosi e gracchianti che è riuscito a reperire frugando la Nigeria in lungo e in largo.<br /><br />Autore: AAVV<br />Titolo: Nigeria Rock Special - Psychedelic Rock &amp; Fuzz Funk in 1970s Nigeria<br />Anno: 2008<br />Label: <a href="http://www.soundwayrecords.com/" target="_blank">Soundway Records</a><br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDLBzXcn8tI/AAAAAAAAApk/D4UxycYRWUI/s1600-h/nig10.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202433607777907410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SDLBzXcn8tI/AAAAAAAAApk/D4UxycYRWUI/s400/nig10.JPG" border="0" /></a><b>Brani:</b><br /><br />1. Ofege - Adieu<br />2. The Action 13 - More Bread to the People<br />3. The Hygrades - in the Jungle (Intrumental)<br />4. The Wings - Odenigbo<br />5. Ofo the Black Company - Enjaro<br />6. The Elcados - Ku Mi Da Hankan<br />7. Mono Mono - Kenimania<br />8. Tabuka X - Finger toe<br />9. The Funkees - Acid Rock<br />10. Colomach - Cotocun Gba Gounke<br />11. Joe King Kologbo and his Black Sound - Another Man's Thing<br />12. Question Mark - Freaking Out<br />13. Original Wings - Igba Alusi<br />14. Tunji Oyelana - Omoba D'eru Ri<br />15. BLO - Chant to Mother Earth<br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-85228582796926628822008-05-17T18:15:00.014+02:002008-05-26T12:35:55.262+02:00Balla et ses Balladins - The Syliphone Years<a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8FFncn8kI/AAAAAAAAAoc/NZF7SEVlDXg/s1600-h/balla00.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201381688682738242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8FFncn8kI/AAAAAAAAAoc/NZF7SEVlDXg/s400/balla00.jpg" border="0" /></a>Lo aspettavamo da quasi un anno, da quando l’inglese Stern, incoraggiata dal successo della splendida antologia sui Bembeya Jazz National intitolata The Syliphone Years, ha deciso di trasformare quel doppio CD in una serie. E’ dell’anno scorso l’uscita di Authenticité – The Syliphone Years, una raccolta di brani delle orchestre nazionali e di molte delle orchestre regionali degli anni della post-indipendenza della Guinea Conakry, mentre le ulteriori due doppie antologie si occupano delle due prime orchestre nazionali guineiane, Balla et ses Balladins, e in seguito Keletigui et ses Tambourinis.<br /><br />L’ambientazione storica, artistica e musicale della Guinea di Sekou Toure di quegli anni è tratteggiata nel racconto sui <a href="http://www.tpafrica.it/2008/01/bembeya-jazz-national-le-notti-di.html" target="_blank">Bembeya Jazz</a>, pubblicato qui su T.P. Africa. Subito dopo l’indipendenza il primo presidente Sekou Toure istituì il programma Authenticité, con lo scopo di rafforzare il senso di identità africana attraverso la promozione delle arti e della musica. Il 15 gennaio 1959 fu costituita la prima orchestra nazionale di Guinea, la Syli Orchestre National, nella quale confluirono i migliori musicisti dell’epoca. Tra questi c’erano il trombettista Balla Onivugui e i sassofonisti Keletigui Traore e Pivi Moriba, quest’ultimo anche al trombone. Ben presto il programma Authenticité si sviluppò, orchestre regionali furono istituite in tutti i distretti della Guinea e la Syli fu divisa in due orchestre più piccole: La Pailotte, la cui direzione fu affidata a Keletigui Traore, e le Jardin de Guinée, guidata da Balla Onivugui.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8Fwncn8lI/AAAAAAAAAok/UGq00ljiERc/s1600-h/balla01.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201382427417113170" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8Fwncn8lI/AAAAAAAAAok/UGq00ljiERc/s400/balla01.jpg" border="0" /></a>Le Jardin de Guinée e la Pailotte erano noti nightclub di Conakry in cui le due orchestre si esibivano in pianta stabile, competendo tra loro. Negli anni successivi il loro nome fu cambiato in Balla et ses Balladins e Keletigui et les Tambourinis. Entrambi i gruppi cominciarono a registrare la loro musica nello studio Voix de la Revolution, e quando nel 1968 nacque la Syliphone, l’etichetta discografica di stato, i loro dischi furono i primi ad uscire.<br /><br />A causa della loro ossessiva ricerca nell’ambito del repertorio tradizionale malinke, Balla et ses Balladins erano conosciuti come gli “intellettuali della musica guineiana”. Come la maggior parte delle orchestre di Guinea, il loro sound passò dalle atmosfere marcatamente cubane dei primi anni, nel periodo in cui il socialismo di Sekou Toure proibiva scambi musicali con l'Europa favorendo invece le relazioni con Cuba, ad atmosfere sempre più originali, in cui la dominante delle melodie e dei ritmi tradizionali si fondeva con il jazz, il rock e la black music. I Balladins si sciolsero solo dopo la morte di Sekou Toure, nel 1984, dopo vent’anni passati sulla scena musicale di uno paese che fu tra i protagonisti del pan-africanismo.<br /><br />Balla Onivugui nacque nel 1938 a Macenta, una cittadina del sud est della Guinea, vicina al confine con la Liberia. Da giovane suonava il banjo, poi studiò al conservatorio di Dakar fino agli anni dell’indipendenza, quando fu richiamato in patria. Accanto a lui c’era Pivi Moriba, che nel 73 lo sostituì alla direzione dei Balladins per un paio d'anni, in seguito all'allontanamento di Balla causato da un diverbio con un importante politico guineiano. A reintegrarlo nell'orchestra fu Sekou Toure in persona, che sembra non avesse saputo nulla della sua esclusione.<br /><br />Nato a Farannah nel 1938, Sekou Diabate, detto “le Docteur”, era la colonna portante dei Balladins e fu uno dei grandi chitarristi guineiani, in un paese in cui, non meno che in Congo, venne fondato lo stile della chitarra africana, trasponendo su sei corde gli accordi, gli arpeggi e le frasi degli strumenti della tradizione come la kora e il balafon. Come il suo omonimo, Sekou "Bembeya" Diabate, le Docteur fu un artista di grande spessore, e assieme a suo fratello maggiore, “Gran Papa” Diabate, pubblicò per la Syliphone alcuni dischi con il nome Les Virtuoses Diabate e Freres Diabate. La loro musica è la protagonista dell'antologia della Stern intitolata African Virtuoses, uscita recentemente.<br /><br /><a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8F8Xcn8mI/AAAAAAAAAos/CeMIztqoKgI/s1600-h/balla02.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201382629280576098" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SC8F8Xcn8mI/AAAAAAAAAos/CeMIztqoKgI/s400/balla02.jpg" border="0" /></a>Gli altri membri dell’orchestra erano Manfila “Soba” Kante alla voce solista, Kemo Kouyate alla chitarra ritmica, Suleymane Sylla al clarino e al sax soprano, Fode N’Diaye al sax tenore e flauto, Bamba Kourouma al basso, Amadou Thiam alle congas e Abdou Camara alla batteria. Tra il 70 e il 72, su richiesta di Sekou Toure, alcuni musicisti dell’orchestra, guidati da le Docteur, formarono il Quintette Guineienne che avrebbe accompagnato Miriam Makeba, e furono sostituiti nei Balladins da Emile “Benny” Soumah alla voce, Famoro Kouyate al basso, Ibrahima Kouyate alla chitarra solista, Morcire Camara alle congas e Daouda Conde alla batteria.<br /><br />The Syliphone Years documenta in modo esaustivo la produzione musicale di un’orchestra tanto importante quanto sconosciuta dalle nostre parti. I brani partono dal 1968, con una selezione del secondo album della Syliphone (SLP2), dedicato proprio ai Jardin de Guinée, fino ad arrivare ai due hits Bambo e Paulette – quest’ultimo uno dei loro più grandi successi – tratti dall’ultimo disco registrato per la Syliphone nel 1980, Objectif Perfection. In tutto 28 brani tra composizioni originali, brani del repertorio tradizionale e canti di lode per il presidente Toure e per gli organi della rivoluzione, come JRDA, dedicato alla Gioventù della Rivoluzione Democratica Africana.<br /><br />Sara 70 è un lungo brano della durata di 10 minuti, con cambi di tempo e lunghi interludi strumentali in cui è lasciato spazio ai solisti dell’orchestra. Sakhoudougou e un maestoso rifacimento di Duga, una splendida canzone tradizionale per i guerrieri. Kaira fu composta nel 1947 dal maliano Sidiki Diabate, re della kora e padre di Toumani Diabate, e divenne durante gli anni 50 l’inno dei giovani rivoluzionari indipendentisti. Manta Lokoka è un omaggio alla rumba congolese e allo stile chitarristico di Dr. Nico, mentre Wilikabo è ispirato al funky di James Brown e all’afrobeat di Fela Kuti. Questi e altre perle compongono questa collezione, assemblata con cura e accompagnata da un booklet di ben 44 pagine curato dallo studioso australiano Graeme Counsel.<br /><br />The Syliphone Years dei Balladins è un disco che fa suonare molte corde. Intenso, romantico, nostalgico, dal groove irresistibile, a volte un tantino retorico, fa vibrare ancora il sogno postindipendentista della rinascita africana dalle macerie del colonialismo. Oggi quel sogno è assai malconcio, ma in Africa la speranza non muore mai.<br /><br /><a href="http://www.radioafrica.com.au/Discographies/Syliphone.html" target="_blank">CATALOGO SYLIPHONE</a><br /><br />Autore: Balla et ses Balladins<br />Titolo: The Syliphone Years<br />Anno: 2008<br />Label: Stern<br /><br /><b>Brani:</b><br /><br />CD1<br /><b>- Jardin de Guinée -</b><br />1. N'Na Soba<br />2. Bandian<br />3. Touré<br />4. Bélébélé<br />5. J.R.D.A.<br /><b>- Balla et ses Balladins -</b><br />6. Yo te contres Maria<br />7. Bedianamo<br />8. Soumbouyaya<br />9. Tara<br />10. Limania<br />11. Sara '70<br />12. Moi ça ma fout<br />13. Sakhodougou<br />14. Kaira<br />15. Bi Diamana Mòo<br /><br />CD2<br /><b>- Pivi et les Balladins -</b><br />1. Kogno Koura<br />2. Manta Lokoka<br />3. Yahadi géré<br />4. Keba Mirima<br />5. Sankaran ka<br />6. Ka noutea<br /><b>- Balla et ses Balladins -</b><br />7. Ancien Combatant<br />8. Nyo<br />9. Wilikabo<br />10. Fadakudu<br />11. Lumumba<br />12. Bambo<br />13. Paulette<br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-37110065729128763832008-05-05T23:28:00.022+02:002008-05-26T12:36:14.187+02:00Seun Kuti - Many Things<a href="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB98cWdr2tI/AAAAAAAAAns/uTBhO9gRuuE/s1600-h/manythings.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197009321517112018" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="279" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB98cWdr2tI/AAAAAAAAAns/uTBhO9gRuuE/s400/manythings.jpg" width="290" border="0" /></a><i>“Questo grande uomo è mio padre, è nostro padre, è il padre di tutti. Lui aveva un sogno, aveva un pensiero. C’erano cose che gli piacevano e cose che non gli piacevono. Tra ciò che non gli piaceva c’erano Abiola e Obasanjo. Mi diceva: fai in modo che in questo paese non possano esserci mai più presidenti come loro.”</i><br /><br />Seun Kuti è l’ultimo dei figli di Fela Anikulapo Kuti. Quando Fela morì, il 2 agosto del 1997, aveva solo 15 anni. Un ragazzino, diremmo noi. Ma in quell’agosto di dieci anni fa, accanto al corpo di suo padre, esposto in una teca di vetro sul balcone di Kalakuta Republic, di fronte a una folla di migliaia di nigeriani vestiti di bianco per il lutto, quel ragazzino impugnò il microfono, e fece il suo discorso.<br /><br /><i>“Ora voglio dirvi una cosa. Fela non è morto, egli vivrà per sempre in Africa. Egli vivrà negli africani.Vivrà nel cuore della gente nera, in coloro che pensano che essere neri è bello, che essere neri è grandioso. Lui voleva che i nigeriani esercitassero il governo di questo paese, perché sono loro ad averne il diritto, non altri.”</i><br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9-fmdr2uI/AAAAAAAAAn0/ZXtEnZ2eR-E/s1600-h/seun_kuti.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197011576374942434" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="315" alt="Seun Kuti Live - illustrazione di M. Ribichini" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9-fmdr2uI/AAAAAAAAAn0/ZXtEnZ2eR-E/s400/seun_kuti.JPG" width="365" border="0" /></a>A dieci anni dalla sua morte, Fela Anikulapo Kuti è più di prima un’icona dell’Africa combattente che ritiene di potercela fare con le proprie forze e la propria cultura, dell’Africa arrabbiata contro l’ingustizia, la corruzione, l’arroganza del potere, la violenza culturale che si fa strutturale e poi fisica, e anche contro i governi e le economie del nord del mondo, quell’Europa e quell’America che creano, mantengono e approfittano delle disastrose condizioni dell’Africa per la sola logica del profitto. Ma non è mai stato contro i popoli del nord del mondo, che lo hanno sostenuto e continuano ad amarlo. E’ il simbolo di chi ritiene inaccettabile la sofferenza inutile della sua gente e che ha il coraggio di denunciarne i responsabili, pagando di persona un prezzo salato, inciso in decine di cicatrici nella carne, i segni dei bastoni della polizia e dei coltelli dei militari.<br /><br />Sulla schiena del giovane Seun è tatuato “Fela Lives”. E’ la sensazione trasmessa dall’ascolto del suo atteso primo album, Many Things, prodotto dall'indipendente Tòt Ou Tard e uscito a fine aprile, dopo qualche anno di performance dal vivo in giro per il mondo e un EP. Ascoltarlo dà un'emozione strana, ma anche una conferma delle sensazioni di quella sera dell’estate scorsa all’Estragon di Bologna, dove siamo stati investiti per un paio d’ore dal groove dei risorti Egypt 80 guidati dallo spirito di Fela nel corpo del giovane Seun.<br /><br />Ho detto Egypt 80, il nome che Fela diede agli Africa 70 poco dopo il massacro di Kalakuta del 1977, rifacendosi all’africanintà dell’antica civiltà egizia. Sono loro che suonano in Many Things, e come allora sono diretti da Lekan “Baba Ani” Animashaun, che dal baritono è passato al sax alto, e che comprendono Adedimeji “Show Boy” Fagbemi al sax baritono, Oyinade Adeniran al sax tenore, Ajayi Raimi Adebiyi alla batteria, Emmanuel Kunnuji e Olugbade Okunade alla tromba , David Obanyedo e Alade Oluwagbemiga alle chitarre, Kunle Justice alle tastiere, kola Onasanya alla conga gigante, Dele Olayinka, Wale Toriola e Udoh Essiet alle percussioni, Kayode Kuti al basso, Moturayo Anikulapo Kuti, moglie di Fela e madre di Seun, Bolande Kamson e Iyabo Adeniran al coro e alla danza, e infine Seun Kuti al sax alto, all’organo e alla voce. Tutti hanno suonato più o meno a lungo con Fela. Anche Seun è stato sul palco assieme al padre, strillando le sue prime note nel suo piccolo sassofono.<br /><br />Il groove degli Egypt 80, definiti allora la più infernale macchina ritmica dell’Africa tropicale, continua ad essere unico e irresistibile, persino migliore, più teso e primitivo di quello delle opere tardive e un pò barocche di Fela, come Teacher don’t Teach me Nonsense o Underground System. Stiamo parlando di afrobeat, quello l’originale, al quale in questi anni si sono ispirate decine di orchestre provenienti da tutto il mondo.<br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9-vGdr2vI/AAAAAAAAAn8/IcNa4iPx_Us/s1600-h/seun1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197011842662914802" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9-vGdr2vI/AAAAAAAAAn8/IcNa4iPx_Us/s400/seun1.jpg" border="0" /></a>La personalità di Seun si avverte invece nelle parti vocali e in certe sfumature degli arrangiamenti, più fedeli allo spirito del padre rispetto ai Positive Force del fratello maggiore Femi, ma che comunque tengono conto della storia della black music degli ultimi anni, introducendo le inflessioni del rap e del new soul nel fragore della locomotiva dell’afrobeat. Seun del resto cita tra i suoi ispiratori, oltre al padre, Miles Davis, Il musicista-poeta afro-americano Gill Scott Heron e i rapper Timbaland e Dr DRE.<br /><br />Ma ciò che colpisce sono i testi delle canzoni, come se il discorso sviluppato da Fela non si fosse interrotto. <i>“Ogni africano ha problemi: il problema della casa, problemi per strada, problemi di lavoro, problemi nella scuola, problemi etnici, problemi con i governi.”</i> (Think Africa) <i>“Non darmi quella merda, non raccontare stronzate all’Africa. E’ la vostra merda che causa sofferenze in Africa, disunità, disonestà, discriminazione, inflazione, distruzione. Sono i politici che uccidono la gente e distruggono la nostra terra, che danno all’Africa la loro merda politica ed economica.”</i> (Don’t Give That Shit to Me, composta da Show Boy).<br /><br />Many Things è un mid tempo arricchito da effetti e brevi campionamenti. Gli impasti e i soli dei fiati sono liricamente intensi. <i>“Quando vedo come vive la mia gente, sotto i ponti o sulle rive dei fiumi, quando sento le cose senza senso che dicono e fanno i nostri leader, quando vedo la violenza della polizia nelle prigioni, gli scandali che coinvolgono l’educazione, e vedo che i nostri senatori uccupano le loro sedie solo per impadronirsi dei miliardi che potrebbero aiutare la gente, Vedendo tutto questo mi vengono da pensare molte cose.”</i><br /><br />Mosquito Song parla della malaria, una delle principali piaghe africane, che potrebbe essere risolta se solo si facesse qualcosa. Na Oil, un pezzo di Baba Ani, è un brano contro il penultimo presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo, nemico storico di Fela e della sua famiglia, e dei suoi traffici con il petrolio della Nigeria.<br /><br />In Fire Dance c’è lo zampino di Godwin Logie, responsabile del mixaggio di molte pietre miliari del reggae e del dub, da horace Andy a Linton Kwesi Johonson. Il brano è la danza infuocata che anche Fela invocava in Lady, contrapponendo la sensualità delle donne africane alla freddezza delle signore europee. E’ un pezzo davvero moderno, acido, dal groove complesso e serrato al quale è davvero impossibile resistere senza muoversi.<br /><br />African Problems è una versione moderna di Trouble Sleep Yanga Wake Am, uno degli hit di Fela nei primissimi anni ’70, divenuto poi famoso come Palava, che in pidgin vuol dire appunto problemi. Tra echi reggae e jungle è una chiamata alla lotta, affinché la gente africana cominci a pensare in modo differente e riprenda a combattere, perché non c’è un’altra strada per uscire dalla seconda schiavitù.<br /><br /><i>Problemi dell’Africa,<br />troppi per parlarne,<br />troppi per pensarne,<br />troppi per cantarne,<br />troppi per essere risolti.<br /><br />Ma io devo parlarne,<br />devo cantarne,<br />devo sconfiggerli,<br />devo fare in modo che siano uditi.<br /><br />Voglio provare a insegnare alla gente una nuova mentalità,<br />che possano apprezzare la superiorità dell’Africa,<br />che possano comprendere che le cose non stanno come suppongono che siano.<br />Sono i nostri leader che hanno creato questa mediocrità,<br />che ci hanno rubato la libertà e la pace,<br />lasciandoci nella poverta e nella sofferenza senza fine.<br />Noi non riusciamo a capire la politica dei governi<br />Che ci vendono in una seconda schiavitù.<br /><br />Fratelli, aiutatemi a chiedergli<br />Perché non abbiamo cibo da mangiare,<br />Sorelle, aiutatemi a chiedergli<br />Perché non abbiamo case in cui vivere.<br />Fratelli, noi moriamo per il futuro dell’Africa<br />Fratelli, combattiamo per il futuro dell’Africa.<br /><br />A meno che non cominciamo a pensare,<br />pensare al domani,<br />pensare e combattere per il futuro,<br />pensare e combattere per il domani,<br />loro continueranno a venderci</i><br />(African Problems)<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9_Amdr2wI/AAAAAAAAAoE/27bcybdwy9A/s1600-h/seun2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197012143310625538" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SB9_Amdr2wI/AAAAAAAAAoE/27bcybdwy9A/s400/seun2.jpg" border="0" /></a><br />La lotta a cui dà voce Seun, è la stessa che fu di Fela e di sua madre Funmilayo. Musicalmente Many Things è per noi di T.P. Africa il terzo grande evento discografico di quest'anno, solido e potente come la musica di Fela dei tempi migliori, un frutto generato da un incontro fertile tra un’orchestra di percussioni yoruba e i discendenti della James Brown Band, a cui manca solo l'ironia caustica del padre, ma Seun ha solo 25 anni, e forse la troverà più avanti, crescendo. Many Things è certamente solo il primo disco di una lunga serie, e la curiosità di ascoltare il seguito già ci assale, come per scoprire il sapore del frutto mentre matura.<br /><br />Una cosa è certa: a partire da ora l’anima di Fela parla con due bocche, quella di Femi e quella di Seun. Fela è vivo.<br /><br /><br />Autore: Seun Kuti &amp; Egypt '80<br />Titolo: Many Things<br />Anno: 2008<br />Label: Tòt Ou Tard<br />Web: <a href="http://www.myspace.com/seunkuti" target="_blank">mysoace</a>, <a href="http://www.music-on-tnt.com/live/concerto.php?id_articolo=339" target="_blank">Live a Bologna</a><br /><br /><b>Brani:</b><br /><br />1. Think Africa<br />2. Don't Give That Shit To Me<br />3. Many Things<br />4. Fire Dance<br />5. Mosquito Song<br />6. Na Oil<br />7. African Problems<br /><br /></span>GMnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-8077815238238502402.post-23725596790695620412008-04-19T17:19:00.061+02:002008-06-21T08:54:02.840+02:00Toumani Diabate a Sermoneta - 23 maggio<a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SAopl2IP_0I/AAAAAAAAAnM/P9iQ2CG0PPc/s1600-h/sermoneta_2.JPG"><img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px 0px 0px 0px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: left" alt="Sermoneta" src="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SAopl2IP_0I/AAAAAAAAAnM/P9iQ2CG0PPc/s400/sermoneta_2.JPG" border="0" /></a><br />Quella malinke, o mande, o mandengue, è una cultura antica, e la sua tradizione è tra le più vive dell’Africa. Il Mali è per sua fortuna una terra aspra e apparentemente povera, per questo nei secoli gli europei non se ne sono interessati granché, limitandosi a depredarla soprattutto per alimentare la tratta degli schiavi.<br /><br />Ascoltare dal vivo il canto della kora, un’arpa tradizionale a 21 corde, è un’esperienza spirituale e toccante. I dischi non possono rendere l’atmosfera che si crea in presenza di un djeli e del suo strumento, gli occhi chiusi, rapiti all’interno, le mani agili che pizzicano le corde, le melodie notturne e le cascate di note che cadono e volano improvvise. E’ un viaggio nello spazio e nel tempo, guidato da chi conosce altre dimensioni, antiche storie, memorie cancellate.<br /><span id="fullpost"><br /><a href="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SAoPHGIP_tI/AAAAAAAAAmU/R8MInC99UM8/s1600-h/toumani.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190978135076634322" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 282px; CURSOR: hand; HEIGHT: 276px" height="292" alt="Toumani Diabate in concerto" src="http://bp3.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SAoPHGIP_tI/AAAAAAAAAmU/R8MInC99UM8/s400/toumani.jpg" width="304" border="0" /></a>Toumani Diabate è una guida eccellente. Non posso dire il migliore, lui non vuole. Sostiene che la ricerca tra radici e modernità è nella sua arte una sfida con se stesso, non una competizione contro gli altri griot. Erano anni che non si proponeva in tournéè da solo, nudo con la sua musica. Aveva girato con il grande Ali Farka Touré, scomparso due anni fa, che prima di morire aveva voluto accanto l’artista più geniale e rispettato del suo paese, Toumani, appunto. Fino a un paio di mesi fa si accompagnava alla sua Symmetric Orchestra, un’ensamble moderna acclamata in tutto il mondo, ma che a Bamako, ogni venerdì sera all’Hogon, dà vita a interminabili concerti che fanno impallidire qualsiasi esibizione in terra straniera. Poi è apparso fugacemente in qualche concerto di Bjork, che lo ha cercato per avere ne suo ultimo disco qualche frammento della sua arte, delle sue atmosfere.<br /><br />A marzo è finalmente uscito il suo capolavoro di kora solo, per questo la tournéè che inizia ad aprile lo vedrà solitario sui palchi europei, Parigi, Madrid, Londra, Bruxelles, Amsterdam, Berlino, Lisbona e Sermoneta, nel parco dei monti Lepini, a 70 km da Roma in provincia di Latina, per la sua unica data italiana.<br /><br />Sermoneta è un paese più antico dell’impero malinke. All’origine, prima che venisse conquistata dai romani dopo oltre due secoli di resistenza, si chiamava Sulmo, poi prese il suo nome attuale in onore della dea romana Giunone Moneta.<br /><br /><a href="http://bp2.blogger.com/_gI1r1HWib7U/SAoRy2IP_wI/AAAAAAAAAms/mALBCDsee-E/s1600-h/ninfa_1.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190981085719166722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 1