tag:blogger.com,1999:blog-73683495789414416232009-07-18T10:34:50.851+02:00CinedeliaFiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.itBlogger383125tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-27370604231442974892009-07-18T10:31:00.002+02:002009-07-18T10:34:50.860+02:00Ghost Town<span style="font-size:180%;">Ghost Town</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia David Koepp)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SmGI8_sJBdI/AAAAAAAAEhA/vS7hk_LS_jE/s1600-h/locandina-ghost-town.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SmGI8_sJBdI/AAAAAAAAEhA/vS7hk_LS_jE/s400/locandina-ghost-town.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359715613017703890" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">David Koepp è conosciuto soprattutto come sceneggiatore. Tra i suoi lavori possiamo citare <span style="font-style: italic;">Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo</span>, <span style="font-style: italic;">Angeli e Demoni</span>, <span style="font-style: italic;">Spider Man</span>, tutti blockbuster e campioni di incassi. Dietro la macchina da presa c’è stato poche volte, con risultati non eccezionali ma comunque degni di nota.<br /><span style="font-style: italic;">Ghost Town</span>, la sua quinta regia, è forse il suo titolo migliore (finora ovviamente). Niente di straordinario, intendiamoci, si tratta di una commedia romantica come ce ne sono tante, ma come non se ne vedevano da tantissimo tempo.<br /><br />Il pregio principale di questa pellicola, che fa il verso contemporaneamente a <span style="font-style: italic;">Ghost </span>e al <span style="font-style: italic;">Sesto Senso</span>, risiede proprio in quel suo spirito “oldies” che la avvicina alle Romantic Comedies anni ’80.<br />La storia è quella di un dentista, dotato di un caratterino di certo non adorabile. Durante un intervento chirurgico in anestesia totale il poverino resta clinicamente morto per sette minuti. Questo breve contatto con l’aldilà gli garantisce il dono (anche se sarebbe meglio dire la disgrazia) di poter vedere la moltitudine di fantasmi inquieti che vive tra la popolazione di New York. Uno in particolar modo si attaccherà a lui, per cercare di difendere l’ormai ex moglie dalle grinfie di un antipatico spasimante.<br /><br />Una storia che non spicca certo per originalità, ma che possiede un buon ritmo e che soprattutto si avvale della bravura di un attore come Ricky Gervais. Qui da noi il caratterista inglese è ancora semisconosciuto, ma vi conviene tenerlo d’occhio. La sua sapienza nel dosare tempi comici e drammatici (cosa che si nota soprattutto guardando il film in lingua originale) è impressionante.<br />E’ praticamente su di lui che si regge il film, un peso che Gervais riesce a sostenere perfettamente.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su: <a href="http://www.loudvision.it/">Loudvision</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SmGI9VEgpZI/AAAAAAAAEhI/s21eOCh3_WA/s1600-h/ghost-town.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 239px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SmGI9VEgpZI/AAAAAAAAEhI/s21eOCh3_WA/s400/ghost-town.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359715618757059986" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-2737060423144297489?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it0tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-75837012707994653842009-07-16T19:55:00.003+02:002009-07-16T20:01:51.487+02:00Incubo sulla Città Contaminata<span style="font-size:180%;">Incubo sulla Città Contaminata</span> <span style="font-size:85%;">(1980, regia Umberto Lenzi)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sl9qvAOFJHI/AAAAAAAAEgg/GDaj8pMHUrA/s1600-h/nightmare-city.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 286px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sl9qvAOFJHI/AAAAAAAAEgg/GDaj8pMHUrA/s400/nightmare-city.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359119437339632754" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Il cinema italiano di genere, quello di qualche decennio fa (ormai del tutto scomparso), è riuscito a distinguersi per un fermento interno fuori dal comune, che si potrebbe riassumere con una semplice frase: voglia di fare.<br /><br />A cavallo tra gli anni '70 e '80 (a guardar bene anche prima) in Italia si sono sfornate pellicole con un ritmo vertiginoso. Più che altro si tratta di film di poco conto, girati in pochi giorni, solitamente con mezzi di fortuna e sulla scia di altri titoli famosi, ma come spesso accade in questi casi c'è stato qualcuno che è riuscito a farsi notare. Le ragioni possono risiedere in particolari doti registiche o in determinate tematiche affrontate. È così che nomi del calibro di Ruggero Deodato, Lucio Fulci, Antonio Margheriti e opere come <span style="font-style: italic;">Cannibal Holocaust</span>, <span style="font-style: italic;">L'Aldilà</span>, <span style="font-style: italic;">Apocalypse Domani</span>, sono riusciti col tempo a ritagliarsi un piccolo spazio, diventando vere e proprie figure di culto.<br /><br />Un posto, all'interno di questo panorama, se l'è guadagnato anche Umberto Lenzi. Il suo è stato un cinema capace di muoversi tra i generi più svariati. Per quanto riguarda l'Horror, <span style="font-style: italic;">Incubo Sulla Città Contaminata</span> è forse il suo titolo più riuscito. Una pellicola che ha saputo prendere la filosofia degli Zombi movie romeriani, riadattandola e modificandola.<br />La storia è quella di un contagio, dovuto ad una fuga radioattiva, che ha trasformato gli uomini in esseri deformi assetati di sangue.<br />Vicenda che ricorda molto la saga inaugurata da Danny Boyle con <span style="font-style: italic;">28 Giorni Dopo</span>. Anche qui, a differenza dalle opere di Fulci e Romero, i morti viventi sono esseri agili, aggressivi, veloci nei movimenti.<br /><br />Il risultato finale non è certo un capolavoro, più che altro si tratta di una pellicola ricca di spunti interessanti. Ma rappresenta pur sempre la testimonianza di un cinema libero, nei confronti del quale possiamo solo approcciarci con estrema malinconia.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su: <a href="http://www.loudvision.it/">Loudvision</a><br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sl9qvh-TqpI/AAAAAAAAEgo/Yl-uvTASuDA/s1600-h/nightmare-city-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 168px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sl9qvh-TqpI/AAAAAAAAEgo/Yl-uvTASuDA/s400/nightmare-city-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359119446400281234" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-7583701270799465384?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it0tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-56790491346530017482009-07-14T22:24:00.002+02:002009-07-14T22:27:04.871+02:00Notorious<span style="font-size:180%;">Notorious </span><span style="font-size:85%;">(2009, regia George Tillman jr.)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Slzpv_NCOjI/AAAAAAAAEgQ/K6aWNpVroZY/s1600-h/locandina-notorious.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Slzpv_NCOjI/AAAAAAAAEgQ/K6aWNpVroZY/s400/locandina-notorious.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5358414667293276722" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Una Rock Star per entrare nel mito deve morire giovane, almeno così dice qualcuno. La verità è che dando una breve occhiata alla storia della musica degli ultimi cinquant’anni è difficile smentire tale principio. Tante sono le cosiddette perdite premature, altrettanti i nomi entrati nella leggenda. Non solo per quanto riguarda il genere Rock ovviamente, e la storia di Christopher George Latore Wallace, conosciuto come Notorious B.I.G., ne è la prova.<br /><br />L’ennesima storia di un ragazzo che non ha fatto altro se non essere se stesso, diventando la voce di una generazione, di un periodo, di una società, che avevano bisogno di essere rappresentati.<br />Una voce della strada, dura ma vera, ma anche dell’amore, talmente convincente da ottenere il consenso della rivista Rolling Stone, che l’ha definito “u<span style="font-style: italic;">no dei primi giovani cantautori maschi a realizzare canzoni d’amore credibili</span>”<br />Notorious B.I.G. non è mai stato uno stinco di santo, questo è risaputo, nella sua vita ha commesso parecchi errori e il film di Tillman non cerca certo di nasconderli. Purtroppo nella sua onestà questa pellicola ha un difetto, quello dell’eccessivo buonismo, presente soprattutto nel finale. Questo perché, nel tentativo di dare una spiegazione al declino privato del rapper, si avvale di un’interpretazione troppo facile, che vede come unico colpevole il mondo dei media. Cosa solo in parte vera.<br />La morte dell’amico/nemico Tupac Shakur, l’omicidio dello stesso B.I.G., sono avvenimenti che rimarranno per sempre avvolti nel mistero. Dipingere Puff Daddy come un santo non servirà certo a cambiare le cose.<br /><br />Questo trasforma un’opera carica di potenziale in un film senza infamia e senza lode, incorniciato da una fotografia patinata che ben si addice all’ambiente Hip Hop.<br />Nonostante tutto sui titoli di coda si rischia la commozione. Questo perché, malgrado l’aria dura, si tratta pur sempre di “<span style="font-style: italic;">Good Fellas</span>”.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SlzpwDsEEsI/AAAAAAAAEgY/03xNzohUlDw/s1600-h/notorious-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 221px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SlzpwDsEEsI/AAAAAAAAEgY/03xNzohUlDw/s400/notorious-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5358414668497162946" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-5679049134653001748?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it3tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-37666264516323519992009-07-10T19:49:00.002+02:002009-07-10T19:52:19.095+02:00Anamorph<span style="font-size:180%;">Anamorph</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Henry S. Miller)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sld_kBd7IzI/AAAAAAAAEgA/4B87GmdpQ_k/s1600-h/locandina-anamorph.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 202px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sld_kBd7IzI/AAAAAAAAEgA/4B87GmdpQ_k/s400/locandina-anamorph.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5356890538626458418" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">“<span style="font-style: italic;">Se, tra tutte le azioni umane possibili, ce n’è una che evoca l’esperienza estetica del sublime, di certo si tratta dell’omicidio</span>”. A dirlo è stato Joel Black, professore di letteratura dell’Università della Georgia. Un principio che sembra essere stato preso alla lettera da Henry S. Miller all’interno di questo lungometraggio, purtroppo con esiti abbastanza deludenti.<br /><br />Cos’è successo al genere Thriller negli ultimi anni? Assolutamente niente. Questo non vuol certo dire che le cose vadano bene così come sono, anzi, l’essersi adagiato su se stesso non ha fatto altro che contribuire alla nascita di una serie di titoli mediocri (con le dovute eccezioni ovviamente), il cui unico merito è quello di riuscire ad aumentare l’importanza dei vecchi classici di genere.<br />Benché caratterizzato da un plot interessante, <span style="font-style: italic;">Anamorph </span>non è certo da meno.<br />Cos’è che non funziona? La sua estetica “Fincheriana” piena di chiaroscuri, bella ma terribilmente vuota. L’assenza di una storia forte, capace di coinvolgere e terrorizzare, qui risolta in un insieme di scene ad effetto talmente vaghe da ricordare un lunghissimo riassunto delle puntate precedenti.<br /><br />Cosa rimane? Il piacere di potersi gustare l’ennesima interpretazione di Peter Stormare, che nelle atmosfere oscure riesce sempre a dimostrarsi impeccabile. Un po’ meno Willem Dafoe, poco incisivo, è vero, ma bisogna anche dire che chiunque altro lo sarebbe stato al suo posto.<br />La colpa è tutta di un film pieno zeppo di potenzialità inespresse, più utile a conciliare il sonno che a toglierlo. Per un Thriller non può esistere premessa peggiore. Se a dettare i brividi è l’aria condizionata, tanto vale godersela a casa.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sld_kRDm5pI/AAAAAAAAEgI/WprDnadJ6X4/s1600-h/anamorph-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 237px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sld_kRDm5pI/AAAAAAAAEgI/WprDnadJ6X4/s400/anamorph-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5356890542811047570" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-3766626451632351999?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it1tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-64797263334031377432009-07-03T17:02:00.003+02:002009-07-04T09:52:59.971+02:00Outlander<span style="font-size:180%;">Outlander - L'ultimo vichingo</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Howard McCain)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sk4dzD_cGgI/AAAAAAAAEfw/77HUfENDxJg/s1600-h/locandina-outlander.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sk4dzD_cGgI/AAAAAAAAEfw/77HUfENDxJg/s400/locandina-outlander.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5354249770072021506" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Al tempo dei vichinghi un alieno dalle fattezze umane (James Caviezel) precipita con la sua astronave tra i fiordi norvegesi. Con lui una creatura mostruosa conosciuta come Moorwen.<br />La lotta tra i due, iniziata chissà dove e proseguita sul suolo terrestre, coinvolgerà i pochi sopravvissuti di un villaggio vicino. Guerrieri umani, combattenti alieni, uniti per distruggere il mostro.<br /><br />Alieni che si alleano con umani (Vichinghi) per combattere Alieni molto più grossi e decisamente più temibili. A guardar bene non ci si crede.<br />La cosa ancora più singolare è che questo film, che per forza di cose bisogna definire Trash, funziona e anche parecchio. Non si tira in ballo la verosimiglianza della storia ovviamente, che comunque dal canto suo ha il pregio di essere coerente con se stessa, piuttosto l’attrattiva che, vuoi per la singolarità dell’argomento, vuoi per una realizzazione decisamente superiore alle aspettative, questa esercita.<br /><span style="font-style: italic;">Outlander</span>, uscito direttamente per il mercato home video in America, è un tripudio di citazioni di genere. I titoli tirati in ballo sono tantissimi: <span style="font-style: italic;">Alien</span>, <span style="font-style: italic;">Predator</span>, <span style="font-style: italic;">Alien Vs. Predator</span> (ovviamente), <span style="font-style: italic;">L’armata delle Tenebre</span>, <span style="font-style: italic;">Conan il Barbaro</span>, per citarne alcuni. Il tutto fuso – stando alle parole del regista Howard McCain – al poema epico <span style="font-style: italic;">Beowulf</span>.<br /><br />Il risultato è un gustoso mix di azione, fantascienza e spirito guerriero capace di coinvolgere e, in certi punti, addirittura emozionare.<br />Con questo non si vuole certo dire che quello di McCain sia un capolavoro, questo è ovvio. Più che altro si tratta di un ottimo B-Movie, con tutte le carte in regola per conquistare uno spazio personale all’interno dell’affollato panorama di genere. Questo perché possiede un’equilibrata commistione di caratteristiche fondamentali, tra cui non mancano l’esagerazione, la carica grottesca e il ridicolo involontario, e si avvale di un cast che, grazie a nomi del calibro di James Caviezel, Ron Perlman, John Hurt, può considerarsi degno delle più grandi occasioni.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sk4dzTP6PvI/AAAAAAAAEf4/If8n-cSXkIo/s1600-h/outlander-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 222px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sk4dzTP6PvI/AAAAAAAAEf4/If8n-cSXkIo/s400/outlander-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5354249774167637746" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-6479726333403137743?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it5tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-79766248024081286492009-07-02T15:12:00.003+02:002009-07-02T15:15:47.316+02:00Transformers – La Vendetta del Caduto<span style="font-size:180%;">Transformers – La Vendetta del Caduto</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Michael Bay)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkyyvLcQ2wI/AAAAAAAAEfQ/MvQcta9brBo/s1600-h/locandina-transformers-la-vendetta-del-caduto.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkyyvLcQ2wI/AAAAAAAAEfQ/MvQcta9brBo/s400/locandina-transformers-la-vendetta-del-caduto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5353850580631608066" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Crescono i “Robottoni”, ma non il pubblico. Giunta al secondo capitolo, la saga basata sulle avventure dei Transformers, giocattoli targati <span style="font-style: italic;">Hasbro </span>(qui in veste di produttrice), abbassa paurosamente la fascia d’età cui si riferisce. Il risultato è uno spettacolo ultratecnologico, sfarzoso, ma alla lunga stancante.<br /><br />La cosa che più lascia perplessi è che il film risulta privo di mordente anche nei momenti cosiddetti “sicuri”, quelli in cui la storia lascia spazio all’azione. Da questo punto di vista non possiamo certo dire che la regia di Michael Bay aiuti. Il suo inconfondibile marchio di fabbrica, più errore che pregio, identificabile nella composizione di “action scene” talmente ingarbugliate da rasentare lo stordimento, riesce a vanificare ogni possibile meraviglia. Tanto che nel finale, quello del caratteristico scontro tra titani, più che l’adrenalina è lo sbadiglio a dominare incontrastato.<br />Il resto certo non aiuta. La sceneggiatura è piena di buchi, alcuni personaggi sul quale si sarebbe potuto puntare, vista anche la caratterizzazione accattivante (vedi il robot “barbuto” Jetfire), arrivano e se ne vanno senza lasciare traccia.<br />Un vero peccato, anche perché visto il precedente capitolo, non stupendo ma comunque molto buono, la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una parabola discendete.<br /><br />Rimane qualche momento divertente, qualche immancabile citazione, tra cui una ai <span style="font-style: italic;">Gremlins </span>di Joe Dante particolarmente riuscita e, per chi gradisce, le curve di Megan Fox.<br />Nel finale, a combattere tra le piramidi (si tirano in ballo gli Egizi e i loro presunti contatti con civiltà aliene), c’è anche John Turturro. Non possiede il fascino di Megan Fox, questo è certo, ma la sua breve apparizione, benché abbia l’aria di essere buttata lì a caso, è un toccasana.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkyyvoF_TsI/AAAAAAAAEfY/VxA31A3zAoo/s1600-h/transformers-3.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 170px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkyyvoF_TsI/AAAAAAAAEfY/VxA31A3zAoo/s400/transformers-3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5353850588322811586" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-7976624802408128649?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it5tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-3221478437612453712009-06-27T16:39:00.002+02:002009-06-27T16:42:03.328+02:00Star System<span style="font-size:180%;">Star System – Se non ci sei non esisti</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Robert B. Weide)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkYvWQ9AXqI/AAAAAAAAEfA/2gGJnp6BKso/s1600-h/locandina-star-system.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkYvWQ9AXqI/AAAAAAAAEfA/2gGJnp6BKso/s400/locandina-star-system.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352017266730884770" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Da cacciatore di Zombi, a poliziotto, a giornalista in carriera (per non parlare di un bel viaggetto sull’<span style="font-style: italic;">Enterprise</span>), per Simon Pegg il passo è stato molto breve. Certo, questa volta non ha potuto godere del supporto degli amici Frost e Wright, ma anche da solo riesce a strappare più di qualche sorriso.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Star System – Se non ci sei non esisti</span> (sorvoliamo sulla traduzione italiana del titolo) si ispira al libro del giornalista Toby Young, <span style="font-style: italic;">Un Alieno a Vanity Fair</span>, uno stralcio autobiografico frutto di due anni di esperienza all’interno della redazione del periodico americano.<br />Alla frustrazione provata dallo scrittore, deluso da una realtà professionale ben diversa da quella attesa, si unisce una tipica storia d’amore, che vede il lento fiorire di un sentimento tra due personalità diametralmente opposte, unite da un galeotto Federico Fellini.<br />Il risultato è una commedia non del tutto riuscita, ma ricca di momenti divertenti e argute riflessioni sui dettami dello Star System e sulle (ormai) poche forme di libero pensiero a cui siamo aggrappati.<br />La New York rappresentata, come quella vera stando alle parole di Young, è uno sfavillante tempio di plastica, dove il successo di pubblico è deciso a tavolino e i giornalisti sono delle semplici pedine da manovrare.<br /><br />Inutile dirlo, Simon Pegg è bravo, ma non come ci si aspettava. Il suo è un personaggio sbagliato nel posto sbagliato, e sono le sue disavventure a far presa sul pubblico. Il resto del cast è funzionale.<br />Un’ultima parola la spendiamo per l’attrice Gillian Anderson, qui nel ruolo di una delle più importanti PR della Grande Mela. Non poteva essere altrimenti del resto, il mondo dipinto da Robert Weide è così alieno da necessitare di un’esperta del settore.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkYvWjd41OI/AAAAAAAAEfI/QKLc0OLkJ9c/s1600-h/star-system-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 247px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SkYvWjd41OI/AAAAAAAAEfI/QKLc0OLkJ9c/s400/star-system-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352017271700640994" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-322147843761245371?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it1tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-31611532958528169042009-06-09T18:49:00.006+02:002009-06-10T14:28:43.198+02:00Sacro e Profano<span style="font-size:180%;">Sacro e Profano</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Madonna)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si6TDm0h70I/AAAAAAAAEew/-ZXQmoVcdXU/s1600-h/locandina-sacro-e-profano.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si6TDm0h70I/AAAAAAAAEew/-ZXQmoVcdXU/s400/locandina-sacro-e-profano.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345371497905123138" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Risulta davvero difficile parlare dell’ultimo capriccio di Madonna (all’anagrafe Louise Veronica Ciccone) senza tirare in ballo, ovviamente con la dovuta dose di rabbia, i privilegi di cui determinate persone possono godere. Primo fra tutti quello di poter fare tutto ciò che si desidera, anche quando non si è in grado.<br /><br />Che la cantante sia sempre stata abituata ad ottenere ciò che vuole non è un segreto, ma questa parentesi cinematografica – nonostante dieci anni di matrimonio con Guy Ritchie, che avrà poca fantasia, è vero, ma almeno la telecamera è in grado di usarla – non presenta il minimo lato positivo.<br />Principalmente perché gioca sulla falsa riga del racconto corale, presentandoci personaggi stereotipati e banali che possiedono molta autobiografia, quasi fossero piccole sfaccettature dell’animo della cantante, ma poca anima.<br />Il problema risiede proprio in questo, nell’aver voluto fare un film per forza “fuori di testa”, dotato di quella (normale) follia tipica di un certo cinema di genere. Il risultato è quello di aver dipinto un’Inghilterra macchinosa e irritante, all’interno della quale i protagonisti si muovono a suon di congetture poetiche decisamente prevedibili.<br />Peccato per Eugene Hutz, leader del gruppo Punk/Gitano <span style="font-style: italic;">Gogol Bordello</span>, le cui doti recitative erano state confermate grazie a <span style="font-style: italic;">Ogni Cosa è Illuminata</span> (quello si un gran bel film).<br /><br />Del resto Madonna è stata sincera: “<span style="font-style: italic;">Filth and Wisdom è stata, essenzialmente, la mia scuola di regia</span>”, questa è stata la sua affermazione. Ad attenderla alla fine di questo percorso scolastico purtroppo c’è un bel voto negativo.<br />Morale di tutto questo: “<span style="font-style: italic;">Per andare in Paradiso bisogna passare dall’Inferno</span>”<br />C’è di buono che dopo questo film gran parte del cammino può dirsi compiuto.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si6TDx7afSI/AAAAAAAAEe4/JVAsHMrkG74/s1600-h/sacro-e-profano-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 201px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si6TDx7afSI/AAAAAAAAEe4/JVAsHMrkG74/s400/sacro-e-profano-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345371500886785314" border="0" /></a><br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-3161153295852816904?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it9tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-32290328668127194862009-06-09T16:04:00.002+02:002009-06-09T16:09:25.568+02:00Terminator Salvation<span style="font-size:180%;">Terminator Salvation</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia McG)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si5sWL914kI/AAAAAAAAEeg/V96p_eWWWp0/s1600-h/locandina-terminator-salvation.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si5sWL914kI/AAAAAAAAEeg/V96p_eWWWp0/s400/locandina-terminator-salvation.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345328936160453186" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">La maggior parte delle persone continua a sottovalutare l’importanza che un film come <span style="font-style: italic;">Terminator </span>ha avuto sulla cinematografia di genere, non solo <span style="font-style: italic;">CyberPunk</span>. Principalmente perché è riuscito benissimo a riflettere le ansie di un periodo – gli anni ’80 – pieno di incertezze, creando una figura entrata ormai a far parte dell’immaginario comune. Il Cyborg T-800, arma da guerra lontana dai replicanti di <span style="font-style: italic;">Blade Runner</span>, priva di anima e perfettamente in grado di infiltrarsi all’interno dei territori nemici.<br />Quello di Cameron è stato uno dei primi film a riflettere sui paradossi temporali, basandoci un’intera storia e ricordandoci che “<span style="font-style: italic;">Il destino non è scritto. Il destino è quello che noi ci creiamo</span>”, concetto in seguito ripreso, con toni meno catastrofici, da Robert Zemeckis per il suo <span style="font-style: italic;">Ritorno al Futuro</span>.<br />Come spesso accade, le migliori idee sono quelle a fare la fine peggiore, sfruttate fino all’osso e private di ciò che le ha rese così affascinanti. Così è stato anche per la saga di <span style="font-style: italic;">Terminator</span>.<br /><span style="font-style: italic;">Terminator II – Il Giorno del Giudizio</span>, diretto sempre da James Cameron è stata comunque e a suo modo una pellicola importante. Uno dei film più costosi della storia del Cinema, questo anche a causa dell’innovativo (almeno per i tempi) uso della grafica digitale.<br />Purtroppo già allora la carica eversiva del plot aveva dimostrato un forte calo. Ad affossarla del tutto ci ha pensato Jonathan Mostow con il suo <span style="font-style: italic;">Terminator III – Le Macchine Ribelli</span>. Un film francamente inutile, che si è limitato a ripetere cliché ormai logorati dal tempo.<br /><br />Cliché che fortunatamente si è cercato di evitare all’interno di questo <span style="font-style: italic;">Terminator Salvation</span>, preceduto da un telefilm – <span style="font-style: italic;">Terminator: The Sarah Connor Chronicles</span> – ma comunque distaccato da esso, questo grazie alla “scusa” dei paradossi temporali, che se non altro garantisce il privilegio di poter salvare gli sceneggiatori da qualsiasi incongruenza.<br />Il pregio principale del film di McG è proprio questo, il voler ricominciare tutto da capo pur proseguendo l’ideale via intrapresa dalla saga.<br />Il risultato è un film che poco ha a che fare con l’estetica e la filosofia CyberPunk del primo capitolo, ma che perlomeno riesce a sfruttare le tendenze cinematografiche del periodo.<br />Le influenze sono molte. La robotica di Asimov, il pessimismo futurista della saga di <span style="font-style: italic;">Matrix</span> (nei confronti del quale questo <span style="font-style: italic;">Salvation </span>è fortemente debitore), misto all’estetica post-apocalittica di vecchi cult del passato come <span style="font-style: italic;">Interceptor</span>.<br />Il risultato è un ottimo film d’azione, dal ritmo serrato e ricco di gustose (auto)citazioni, accattivante proprio per la situazione che sviluppa al suo interno e che sarà portata avanti nei successivi capitoli di questa trilogia: l’incontro di John Connor, capo della resistenza, con suo padre. Un ragazzino di nome Kyle Reese, il cui destino è proprio quello di tornare indietro nel tempo per proteggere Sarah Connor.<br /><span style="font-style: italic;">That’s Entertainment!</span><br />Si rimpiangono i vecchi fasti di un tempo, ma non i soldi del biglietto.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si5sWKGmqpI/AAAAAAAAEeo/zyNgSxzYWSA/s1600-h/terminator-salvation.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 224px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Si5sWKGmqpI/AAAAAAAAEeo/zyNgSxzYWSA/s400/terminator-salvation.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345328935660333714" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-3229032866812719486?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it4tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-32260182645880259182009-06-06T20:28:00.003+02:002009-06-07T07:20:21.229+02:00Borderland<span style="font-size:180%;">Borderland </span><span style="font-size:85%;">(2007, regia Zev Berman)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Siq1rAagOaI/AAAAAAAAEeQ/N3J0BCGNnVE/s1600-h/locandina-borderland.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Siq1rAagOaI/AAAAAAAAEeQ/N3J0BCGNnVE/s400/locandina-borderland.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344283658278680994" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Tre ragazzi in cerca di divertimento finiscono per addentrarsi nel più terribile degli incubi.<br />Meta del viaggio il confine tra Texas e Messico. Obiettivi sesso, sballo e sregolatezza.<br />Purtroppo ad attenderli ci sarà la Magia Nera. Il trio infatti diventerà preda di un gruppo di contrabbandieri dedito ai sacrifici umani.<br /><br />Ogni anno l’arrivo dell’estate coincide, cinematograficamente parlando, con il raschiare il fondo del barile. Genere prediletto, forse anche a causa dei brividi garantiti (almeno si presume), l’Horror.<br /><span style="font-style: italic;">Borderland</span>, pellicola presenta all’<span style="font-style: italic;">After Dark Horrorfest</span> del 2007, si ispira ad un fatto realmente accaduto: la scomparsa di un giovane studente Texano, rapito e ucciso da un gruppo di contrabbandieri che, con l’aiuto di un Prete di Palo Mayombe (religione africana di origine Bantu), compiva sacrifici umani per benedire e proteggere i loro trasporti di droga.<br />Vicenda che, unita a quell’alone di mistero che ogni anno accompagna la sparizione di milioni di ragazzi in tutto il mondo, ben si presta al cinema di genere (era già successo in passato con <span style="font-style: italic;">Wolf Creek</span>).<br /><br />Nonostante un incipit che richiama il cinema di matrice <span style="font-style: italic;">Torture Porn</span>, l’opera di Zev Berman possiede una caratteristica fondamentale, che si afferma lentamente lungo la narrazione, e che riesce a garantirgli una nota di merito. <span style="font-style: italic;">Borderland </span>infatti è un film che, pur traendo spunto da una miriade di titoli simili, sfugge ai classici canoni del <span style="font-style: italic;">Survivor</span> optando per una dose minima di violenza e per una trama più consona alle pellicole di azione o di avventura.<br />Avventura che nel finale tocca le corde del <span style="font-style: italic;">Western </span>più puro (cosa in gran parte dovuta all’ambientazione), culminando in un classico (un)happy end malignamente catartico.<br /><br />Niente per cui gridare al miracolo, sia ben chiaro. Più che altro si tratta di un prodotto nella media, senza infamia, senza lode e facilmente dimenticabile.<br />Ma quanto basta a garantire un’ora e mezza di sano e adrenalinico svago.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Siq1rIwYSEI/AAAAAAAAEeY/0ehRKn_jqwc/s1600-h/borderland-2.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 268px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Siq1rIwYSEI/AAAAAAAAEeY/0ehRKn_jqwc/s400/borderland-2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344283660517918786" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-3226018264588025918?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it1tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-61237876527805376292009-06-01T20:01:00.002+02:002009-06-01T20:04:18.578+02:00Uomini che odiano le Donne<span style="font-size:180%;">Uomini che odiano le Donne</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Niels Arden Oplev)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiQX7BU2DoI/AAAAAAAAEeA/5B_2pdTlfAw/s1600-h/locandina-uomini-che-odiano-le-donne.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiQX7BU2DoI/AAAAAAAAEeA/5B_2pdTlfAw/s400/locandina-uomini-che-odiano-le-donne.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342421360703835778" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">La trilogia <span style="font-style: italic;">Millennium </span>ha venduto nel mondo più di dieci milioni di copie. Un successo che ha portato <span style="font-style: italic;">Uomini che odiano le Donne</span>, primo capitolo della serie, ad occupare le vette delle classifiche dei Best Sellers Europei del 2008. Un vero peccato che Stieg Larsson, l’autore, non abbia potuto godere di questa fama, vista la sua prematura scomparsa.<br />Date queste premesse l’uscita di un adattamento per il grande schermo era solo una questione di tempo.<br /><br />Così è stato.<br />Artefice di questa concretizzazione il regista Niels Arden Oplev. Nel ruolo di Lisbeth Salander - controversa eroina di questa <span style="font-style: italic;">Detective Story</span> - Noomi Rapace, attrice praticamente sconosciuta dalle nostre parti, ma destinata a lasciare il segno e – perlomeno con questo personaggio – ad incontrare l’approvazione della generazione cosiddetta Emo.<br />Misoginia a parte quello di Oplev si presenta come un discreto <span style="font-style: italic;">Thriller </span>dal retrogusto vagamente americano, che ricorda molto le atmosfere incorniciate da Jonathan Demme all’interno del suo <span style="font-style: italic;">Silenzio degli Innocenti</span>. Certo, cercare (sempre ammesso che si sia cercato ovviamente) di battere un cinema come quello a stelle e strisce, che vanta una lunga tradizione di genere, è una battaglia persa in partenza, ma non si può certo dire che questo film non sia carico di potenziale.<br />Potenziale sfruttato appieno nei momenti più oscuri che, avvalendosi di ambientazioni algide e casalinghe, riescono a donare al tutto un alone di perversione difficile da dimenticare.<br /><br />Peccato per i frequenti cali di ritmo che, ad intervalli quasi regolari, bucherellano la narrazione. E per quel susseguirsi di finali che occupano l’ultima parte della pellicola, creando un’attesa che porta lo spettatore ad accogliere la conclusione della storia ormai esausto, quasi fosse un avvenimento straordinario.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiQX7Zf_QPI/AAAAAAAAEeI/cKAuz2D0DsY/s1600-h/uomini-che-odiano-le-donne-1.jpeg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 171px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiQX7Zf_QPI/AAAAAAAAEeI/cKAuz2D0DsY/s400/uomini-che-odiano-le-donne-1.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342421367193026802" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-6123787652780537629?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it10tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-73205097757840757372009-05-31T17:44:00.002+02:002009-05-31T17:47:41.708+02:00Zardoz<span style="font-size:180%;">Zardoz </span><span style="font-size:85%;">(1973, regia John Boorman)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiKmR-TpYqI/AAAAAAAAEdw/5p1ZKEXe6Fg/s1600-h/locandina-zardoz.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiKmR-TpYqI/AAAAAAAAEdw/5p1ZKEXe6Fg/s400/locandina-zardoz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342014935728218786" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Cos’è che trasforma un film potenzialmente brutto in <span style="font-style: italic;">Cult Movie</span>?<br />Difficile da dire. La maggior parte delle volte si tratta d un’alchimia di caratteristiche che vanno dall’estetica (kitsch, futuristica o semplicemente minimale) al messaggio trasmesso. Che <span style="font-style: italic;">Zardoz </span>sia riuscito a diventare con il passare del tempo un titolo di culto non deve dunque stupire. Basta dargli un’occhiata sommaria per capire quanto potenziale sia racchiuso in questo film.<br /><br />A cominciare dalla sua estetica barocca, lontana dalle rappresentazioni post apocalittiche tipiche del cinema di genere (affermatosi in seguito) e più in sintonia con le future visioni di George Pal e Terry Gilliam.<br />Un misto di passato e presente, fantascientifico e mitologico indubbiamente affascinante, unito ad una storia solo all’apparenza grottesca e confusa, ma che in realtà contiene un’acuta riflessione sulla condizione umana.<br /><br />John Boorman, all’epoca reduce dal suo <span style="font-style: italic;">Tranquillo Week-End di Paura</span> è riuscito a gestire un budget limitato (caratteristica essenziale di ogni <span style="font-style: italic;">Cult Movie</span>) con la leggerezza tipica della più genuina ispirazione. Ad aiutarlo uno Sean Connery - all’apice del suo successo da agente segreto - intento ad interpretare un ruolo sopra le righe e visibilmente divertito.<br />Riflessioni politiche a parte il merito di <span style="font-style: italic;">Zardoz </span>è tutto lì, nella sua libertà.<br />Cosa che lo rende a pieno diritto un figlio della (sotto)cultura anni ’70.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiKmSDKmStI/AAAAAAAAEd4/OY5qAeaaoKM/s1600-h/zardoz-2.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 237px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SiKmSDKmStI/AAAAAAAAEd4/OY5qAeaaoKM/s400/zardoz-2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342014937032444626" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-7320509775784075737?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it5tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-41800779893500737312009-05-24T17:22:00.002+02:002009-05-24T17:26:45.254+02:00L’Alieno<span style="font-size:180%;">L’Alieno</span> <span style="font-size:85%;">(1987, regia Jack Sholder)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShlmtwdzO7I/AAAAAAAAEdg/PY70sKA03VY/s1600-h/l%27alieno-locandina-usa.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShlmtwdzO7I/AAAAAAAAEdg/PY70sKA03VY/s400/l%27alieno-locandina-usa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339411769514474418" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Raggiungere il successo grazie ad un Telefilm è una cosa che presenta più lati negativi che positivi. La ragione è una, impossibile da sottovalutare e riassumibile nella difficoltà che spesso gli attori incontrano nel tentativo di scollarsi il proprio personaggio di dosso.<br />Pensate a Kyle MacLachlan per esempio, e provate a ricordarvi di lui al di fuori dell’ambigua cittadina di <span style="font-style: italic;">Twin Peaks</span>.<br /><br />Difficile vero?<br />La sua figura è rimasta nell’immaginario comune come quella dell’agente Dale Cooper, ma il ragazzo non ha certo avuto a che fare solo ed esclusivamente con l’oscuro mondo della Reginetta del liceo Laura Palmer.<br />Per quanto riguarda il suo esordio sul grande schermo, possiamo citare due pellicole - <span style="font-style: italic;">Dune </span>e <span style="font-style: italic;">Velluto Blu</span> – dirette sempre da David Lynch (creatore insieme a Mark Frost di <span style="font-style: italic;">Twin Peaks</span>).<br />Un’altra (la terza per successione) per la regia di Jack Sholder.<br />Il film in questione è <span style="font-style: italic;">L’Alieno</span>, un tipico prodotto di serie B, frutto di una fusione di generi che abbraccia l’<span style="font-style: italic;">Action</span>, il <span style="font-style: italic;">Poliziesco </span>e il <span style="font-style: italic;">Fantascientifico </span>(sulla scia di titoli come <span style="font-style: italic;">L’invasione degli Ultracorpi</span>, o <span style="font-style: italic;">Gli Invasori Spaziali</span>).<br />La cosa bella è che il ruolo interpretato da Kyle MacLachlan non è neanche troppo distante da quello di Cooper, dato che si tratta sempre di uno stralunato agente dell F.B.I. (o presunto tale) mandato a Los Angeles per condurre delle indagini.<br /><br />Il resto è puro cinema poliziesco dei tempi migliori, tra Richard Donner e Walter Hill, impreziosito da ottimi effetti speciali e da una storia che strizza l’occhio, soprattutto nel finale, alle vecchie paranoie politiche della migliore Sci-Fi.<br />Come dirà John Carpenter solo un anno più tardi, gli Alieni <span style="font-style: italic;">vivono</span>, sono tra noi, e guarda caso le loro mire espansionistiche raggiungono le più alte vette amministrative.<br />Facciamo tesoro di queste considerazioni.<br />Visto l’andazzo potrebbero risultare addirittura confortanti.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShlmtyOSsSI/AAAAAAAAEdo/6fEJ7iAqvdA/s1600-h/the-hidden-3.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 222px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShlmtyOSsSI/AAAAAAAAEdo/6fEJ7iAqvdA/s400/the-hidden-3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339411769986298146" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-4180077989350073731?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it4tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-20096003753198862512009-05-20T21:57:00.002+02:002009-05-20T22:00:27.313+02:00The Uninvited<span style="font-size:180%;">The Uninvited</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Charles Guard, Thomas Guard)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShRg7w5C29I/AAAAAAAAEdQ/YV_QDGnZmOU/s1600-h/the-uninvited-locandina.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 270px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShRg7w5C29I/AAAAAAAAEdQ/YV_QDGnZmOU/s400/the-uninvited-locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337998038193593298" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’estate è ormai alle porte. Tempo di cinema Horror, come tradizione insegna. Tempo di remake, come il recente cinema di genere ci ha abituati.<br />Per ora ci accontentiamo di un antipasto, a base di brividi coreani e soldi statunitensi, che produce il solito (e prevedibile) frutto, ma che almeno non lascia del tutto contrariati.<br /><br />Il titolo scelto questa volta per la riesumazione è <span style="font-style: italic;">Two Sisters</span>, pellicola coreana diretta da Ji-woon Kim, autore anche del bellissimo <span style="font-style: italic;">Bittersweet Life</span>.<br />Un film che riprende gli stilemi tipici del genere, ma che visivamente possiede una marcia in più.<br />In America si è deciso di mettere un segno di spunto anche sopra questo nome, cosa ormai all’ordine del giorno e che non deve assolutamente stupire (tra talenti e idee il cinema di genere americano sta assorbendo praticamente tutto).<br />Artefici di questa operazione di restyling i fratelli Guard, un breve curriculum alle spalle ma una discreta capacità rappresentativa.<br />E’ merito loro infatti la buona (anche se sarebbe meglio dire parziale) riuscita di questo film, che fonde atmosfere da <span style="font-style: italic;">Ghost </span>e <span style="font-style: italic;">Detective Story</span> in un connubio certamente non nuovo, ma di sicuro effetto.<br />Niente per cui gridare al miracolo insomma (neanche il titolo originale lo era), ma sicuramente molto meglio di altre pellicole simili.<br /><br />Qualche trascuratezza a livello narrativo, alcuni dialoghi indecisi tra lo sconcertante e il ridicolo, spiriti che godono della facoltà del vedo e non vedo (che, a seconda dell’uso, ha la capacità di risultare sexy o inquietante).<br />Anche questa in fin dei conti è Estate.<br /><br /></div><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShRg76c5yPI/AAAAAAAAEdY/wHxXfgQnAfU/s1600-h/the-uninvited-3.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 268px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/ShRg76c5yPI/AAAAAAAAEdY/wHxXfgQnAfU/s400/the-uninvited-3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337998040759912690" border="0" /></a><br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-2009600375319886251?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it3tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-70448563980384323042009-05-14T22:00:00.003+02:002009-05-14T22:05:13.584+02:00Dragonball Evolution<span style="font-size:180%;">Dragonball Evolution</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia James Wong)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgx5FFpe62I/AAAAAAAAEdA/1FRnV-lRocw/s1600-h/dragonball-evolution-locandina-ita.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgx5FFpe62I/AAAAAAAAEdA/1FRnV-lRocw/s400/dragonball-evolution-locandina-ita.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335772786849672034" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">“<span style="font-style: italic;">L’unica regola è: Non ci sono regole!</span>”<br />Non è Brad Pitt a dirlo e questo non è certamente <span style="font-style: italic;">Fight Club</span>.<br />Incredibile a dirsi si tratta di Dragonball.<br />Una cosa però bisogna dirla, James Wong e company quel motto l’hanno rispettato alla perfezione, infrangendo ogni regola del buon gusto e creando un film che, viste le aspettative, sarebbe riduttivo definire una delusione totale.<br /><br />Come se non bastasse si scopre che il creatore di Goku, Akira Toriyama, ha partecipato alla sceneggiatura. Questo è forse il colpo più grande.<br /><span style="font-style: italic;">Dragonball Evolution</span> è quanto di più distante dal fumetto si possa immaginare. Fin qui niente di strano, non è la prima volta che un adattamento cinematografico finisce per discostarsi (in parte o totalmente) dal suo corrispettivo cartaceo.<br />E’ il modo in cui lo fa che lascia perplessi, o meglio ancora inorriditi.<br />Una storia fiacca, sciatta, che rispetta i nomi ma non i personaggi, optando per una via di mezzo che non accontenta nessuno, tantomeno la cosiddetta <span style="font-style: italic;">Teen Generation</span> cui il film cerca di rivolgersi spudoratamente.<br />Piccolo, cattivo (o presunto tale) di turno, è talmente gommoso da far invidia al verde Jim Carrey di The Mask. Yamcha, sembra la versione orientale dell’Enzo Salvi Vanziniano. Goku, un tempo figlioccio di Tom Cruise (<span style="font-style: italic;">La Guerra dei Mondi</span>), non è assolutamente lui.<br />Il resto è difficile anche da commentare.<br /><br />In teoria il progetto prevede altri due capitoli, ma visti gli scarsi risultati al botteghino non sembra più così sicuro.<br />Il finale aperto non lascia comunque alcun dubbio sull’intenzione di un seguito.<br />Godetevi quella scena, presente dopo i titoli di coda, e interpretatela come ho fatto io:<br />In realtà l’intero film non è altro che un sogno.<br />E’ molto confortante, ve lo garantisco.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.ggpht.com/_152Bl57RX_Q/Sgx5FIss9fI/AAAAAAAAEdI/UWnM0Xvt0F4/s1600-h/dragonball-evolution-4.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 198px;" src="http://lh5.ggpht.com/_152Bl57RX_Q/Sgx5FIss9fI/AAAAAAAAEdI/UWnM0Xvt0F4/s400/dragonball-evolution-4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335772787668481522" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-7044856398038432304?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it2tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-26945998231531936782009-05-13T22:42:00.002+02:002009-05-13T22:45:32.368+02:00Soffocare<span style="font-size:180%;">Soffocare<span style="font-size:180%;"> </span></span><span style="font-size:85%;">(2008, regia Clark Gregg)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgsxNr1s6nI/AAAAAAAAEcw/Ob82DNKfMjU/s1600-h/locandina-soffocare.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgsxNr1s6nI/AAAAAAAAEcw/Ob82DNKfMjU/s400/locandina-soffocare.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335412294726511218" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Già nel “lontano” 1999 le parole di Chuck Palahniuk erano state adattate per il grande schermo.<br />Il regista era David Fincher, il film <span style="font-style: italic;">Fight Club</span>. Nel ruolo di alter ego – l’uno dell’altro – Edward Norton e Brad Pitt.<br />L’esito di tale progetto lo conoscono tutti, anche solo per fama (positiva da parte del pubblico, un po’ meno da parte della critica).<br /><br />Ci riprova oggi Clark Gregg, attore e sceneggiatore (suo lo script de <span style="font-style: italic;">Le verità nascoste</span>), con <span style="font-style: italic;">Soffocare</span>.<br />Ancora una volta oggetto dell’analisi è la società contemporanea. Ancora una volta è l’uomo a non riuscire a trovare la giusta collocazione all’interno degli ingranaggi della vita.<br />Purtroppo ci troviamo di fronte ad una mezza delusione.<br />Se il risultato non convince del tutto la colpa è proprio di una regia anonima e svogliata, che si potrebbe benissimo definire televisiva e che penalizza inevitabilmente una storia ricca di potenziale.<br />Quindi se il film (la restante metà buona s’intende) riesce a salvarsi il merito è tutto del romanzo cui si riferisce, dal quale si discosta pochissimo, e di un cast guidato da un bravissimo Sam Rockwell e da una sorprendente Angelica Huston.<br /><br />Detto in altro modo, quello di Clark Gregg non è altro che un semplice compitino, ben confezionato grazie ad un lavoro di squadra più sfruttato che condiviso, ma privo di anima.<br />Ne risente l’attualità del tema, la sua carica dissacrante.<br />E la possibilità di diventare un piccolo Cult, come il precedente <span style="font-style: italic;">Fight Club</span> (ignorato al cinema e resuscitato grazie al mercato Home Video), va a farsi benedire.<br />Non si capisce il motivo.<br />Da qualche anno a questa parte i “virtuosismi” alla Tarantino o alla Scott (Tony) si sprecano come non mai.<br />Perché non usarli quando davvero serve?<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgsxN9tp6CI/AAAAAAAAEc4/1Bkl7f_xmjw/s1600-h/soffocare-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgsxN9tp6CI/AAAAAAAAEc4/1Bkl7f_xmjw/s400/soffocare-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335412299524597794" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-2694599823153193678?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it10tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-49131750952624772452009-05-11T16:29:00.003+02:002009-05-11T16:36:19.089+02:00San Valentino di sangue 3D<span style="font-size:180%;">San Valentino di sangue 3D</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Patrick Lussier)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgg3DZbTjaI/AAAAAAAAEcg/JwtIXrNKRpU/s1600-h/locandina-san-valentino-di-sangue-3d.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 277px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgg3DZbTjaI/AAAAAAAAEcg/JwtIXrNKRpU/s400/locandina-san-valentino-di-sangue-3d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334574290124901794" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Quentin Tarantino l’ha definito il miglior film <span style="font-style: italic;">Splatter </span>di tutti i tempi, un parere discutibile ma che inevitabilmente ha dettato legge.<br />Non c’è da stupirsi quindi se si è deciso di farne un remake, cercando di oltrepassare quella barriera che all’interno del cinema (non solo) horror ha sempre saputo rappresentare un’ideale via di salvezza per il pubblico.<br />Il confine segnato dal grande schermo, oltre il quale si suppone (e si spera) che niente possa succedere.<br /><br />Il film in questione, quello originale, si chiama <span style="font-style: italic;">Il Giorno di San Valentino</span>.<br />Una pellicola del 1981 diretta da George Mihalka, regista conosciuto più che altro per meriti televisivi.<br />Un titolo che, opinioni famose a parte, è riuscito a guadagnarsi uno spazio tutto suo all’interno dell’affollato panorama del cinema di genere (in questo caso <span style="font-style: italic;">Slasher</span>).<br />Aggiornata al 2009 la storia si tinge di un rosso tridimensionale. Un privilegio per pochi, senza il quale viene meno gran parte della sua essenza.<br />Intendiamoci, come filmetto di genere quello di Lussier non è poi male.<br />Una pellicola senza infamia e senza lode, avvantaggiata da effetti speciali all’avanguardia e penalizzata da una regia totalmente anonima.<br />Ma va assolutamente visto nella sua interezza, per poter così godere di quelle scene (e sono tante) concepite esclusivamente per la tecnologia 3D.<br />Senza rimane ben poco, sebbene si tratti di un discreto intrattenimento.<br /><br />Certo, qualcuno potrebbe obiettare che simili progetti tendono ad affossare l’essenza della settima arte, relegandola ad una dimensione ludica e svilente.<br />Ma per l’Horror, che ha sempre saputo sfruttare al meglio le atmosfere giocose, potrebbe rappresentare un’interessante novità, e visto il successo riscosso si può benissimo dire che questo è solo l’inizio.<br />Non per niente già si parla di sequel.<br /><br /></div><div style="text-align: center;"><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a><br /></div><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgg3Dh_mItI/AAAAAAAAEco/iS82m7UhkU0/s1600-h/san-valentino-di-sangue-3d-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 280px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sgg3Dh_mItI/AAAAAAAAEco/iS82m7UhkU0/s400/san-valentino-di-sangue-3d-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334574292424598226" border="0" /></a><br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-4913175095262477245?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it7tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-54649932794457081372009-05-09T13:58:00.004+02:002009-05-10T14:52:19.328+02:00Southland Tales<span style="font-size:180%;">Southland Tales - Così finisce il mondo</span> <span style="font-size:85%;">(2006, regia Richard Kelly)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgVw_-qgS1I/AAAAAAAAEcQ/-dYi8BQZOV4/s1600-h/southland-tales-locandina-3.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 279px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgVw_-qgS1I/AAAAAAAAEcQ/-dYi8BQZOV4/s400/southland-tales-locandina-3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333793578145565522" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Ci sono persone che trovano il Tartufo particolarmente prelibato.<br />Altra gente lo mangia per altri motivi, il più delle volte legati allo status simbol che tale alimento rappresenta.<br />Una questione economica, che risponde a due principi fondamentali.<br />Il primo dice che il Tartufo è buono perché costa molto. Il secondo l’esatto contrario, cioè che il Tartufo costa molto proprio perché squisito.<br />Giustificazioni che si danno più che altro per avere la coscienza a posto.<br /><br />Regola che, opportunamente modificata, può essere benissimo applicata al cinema.<br />Quante volte infatti si tende a classificare un film come bello solo perché particolarmente strano?<br />Anche in questo caso vale l’esatto contrario. Moltissime volte si tende ad identificare l’eccentricità di una pellicola come bellezza, senza fermarsi a riflettere su ciò che si è visto.<br />Spesso si rischia di sopravvalutare opere che ad un’analisi più attenta a malapena rasenterebbero la soglia della sufficienza.<br />In altri casi il giudizio riamane sospeso, perennemente in bilico tra sicurezza (non solo positiva) e incertezza.<br />Personalmente è la sensazione che preferisco.<br />Quando un film riesce a lasciare un dubbio, specie se indefinito, vuol dire che nel bene o nel mane è riuscito a smuovere qualcosa dentro di noi.<br />Non è forse questa l’essenza della Settima Arte?<br /><br /><span style="font-style: italic;">Southland Tales</span> per esempio è un film con tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult, un <span style="font-style: italic;">midnight movie</span> forse anche più del precedente <span style="font-style: italic;">Donnie Darko</span> (se non altro per merito).<br />Principalmente perché è un'opera non del tutto riuscita (come la maggior parte dei <span style="font-style: italic;">cult movie</span>), ma anche perché ha la capacità di fondere passato e presente in un vortice Kitsch di sicuro impatto.<br />Merito anche (e soprattutto) dell’estetica di Richard Kelly, che unisce l’onirico di David lynch alla rappresentazione “<span style="font-style: italic;">videoclippara</span>” di Tony Scott, e che fonde la carica grottesca dei Coen allo spirito Cool di Quentin Tarantino.<br />Qual è il risultato?<br />Una delle riflessioni più reali e concrete sul ventunesimo secolo, guidata da un cast di vecchie glorie e discutibili promesse.<br />Un collage di citazioni più o meno riuscite e lampi di genio, che trova ragione d’essere proprio nella sua frammentarietà.<br />Il dubbio rimane, più che altro legato alla genuinità di tale caos.<br />Ma è proprio questo il bello, no?<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgVxAIr8b1I/AAAAAAAAEcY/8-EwSXgIxqA/s1600-h/southland-tales-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgVxAIr8b1I/AAAAAAAAEcY/8-EwSXgIxqA/s400/southland-tales-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333793580835958610" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-5464993279445708137?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it7tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-17330309973936744762009-05-08T14:18:00.008+02:002009-05-08T14:31:26.391+02:00Riassunto delle puntate precedenti<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjf1dG_ZI/AAAAAAAAEbc/6jrBCTV4Lf0/s1600-h/Senza+titolo-1+copia.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 187px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjf1dG_ZI/AAAAAAAAEbc/6jrBCTV4Lf0/s400/Senza+titolo-1+copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333426888545598866" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Questi li ho visti un po’ di tempo fa.<br />Prima che li dimentichi del tutto meglio scriverci un bel post cumulativo, che ultimamente il tempo scarseggia.<br /><br /><div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjn_VNW7I/AAAAAAAAEbs/w4-KaYqEupg/s1600-h/nemico-pubblico-n-1.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 134px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjn_VNW7I/AAAAAAAAEbs/w4-KaYqEupg/s200/nemico-pubblico-n-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333427028635769778" border="0" /></a><span style="font-weight: bold;">Nemico pubblico n. 1 - L'ora della fuga</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Jean-François Richet)</span><br /></div>Poco da aggiungere a quanto è già stato detto.<br />Il dittico di Jean-François Richet, ispirato alla vita del criminale francese Jacques Mesrine, si è rivelato come uno dei più riusciti <span style="font-style: italic;">Gangster Movie</span> degli ultimi anni.<br />Questo secondo capitolo è addirittura meglio del primo.<br />Atmosfere completamente diverse.<br />Se la prima parte era caratterizzata da una sapiente commistione dei migliori De Palma e Scorsese (ma non solo), <span style="font-style: italic;">L’ora della fuga</span> è puro cinema di genere anni ’70.<br />Rapine, inseguimenti, sparatorie e un Vincent Cassel da Standing Ovation.<br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjn4ASxkI/AAAAAAAAEbk/g6rq_PkvVdY/s1600-h/fuori-men%C3%B9.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 134px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjn4ASxkI/AAAAAAAAEbk/g6rq_PkvVdY/s200/fuori-men%C3%B9.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333427026668996162" border="0" /></a><span style="font-weight: bold;font-size:100%;" >Fuori menù</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Nacho García Velilla)</span><br />Amore e cucina si sa, è un connubio particolarmente efficace.<br />In terra iberica l’amore non sarà politically correct (almeno non come tanti vorrebbero), ma è parecchio divertente.<br />Un cuoco omosessuale che per la prima volta si trova a stretto contatto con i suoi figli. Un calciatore dalla sessualità ambigua. Una donna follemente innamorata e una stella <span style="font-style: italic;">Michelin</span> inseguita disperatamente.<br />Il regista è quello del telefilm spagnolo <span style="font-style: italic;">Médico de familia</span>.<br />Vi dice niente questo titolo?<br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjoLeMoYI/AAAAAAAAEb0/5HIEzct7XHE/s1600-h/wolverine-1.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 133px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SgQjoLeMoYI/AAAAAAAAEb0/5HIEzct7XHE/s200/wolverine-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333427031894696322" border="0" /></a><span style="font-weight: bold;">X-Men le origini: Wolverine</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Gavin Hood)</span><br />Ed ecco la nota dolente, più che altro per me.<br />I pareri negativi nei confronti di questo film sono talmente tanti che si fa fatica a contarli.<br />Io me la cavo con un bel “<span style="font-style: italic;">A me è piaciuto!</span>” e scappo.<br />E’ vero, la scelta di Gavin Hood come regista rimarrà la più grossa incognita della storia del cinema, ma il film non è poi così male.<br />Si sarebbe potuto fare l’ennesimo mega colossal intimista sulla sofferenza delle persone cosiddette “<span style="font-style: italic;">speciali</span>”, sull’impossibilità di integrarsi e su uno dei personaggi più profondi dell’universo Marvel.<br />Ma anche no.<br />E finalmente, dopo essere stato ignorato clamorosamente per tre volte, compare Gambit.<br />Forse la mia gioia è dovuta più che altro a questo.<br /><br /><br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-1733030997393674476?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it9tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-27614007708628378982009-04-30T11:46:00.003+02:002009-04-30T20:11:13.726+02:00Houdini – L’ultimo Mago<span style="font-size:180%;">Houdini – L’ultimo Mago</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Gillian Armstrong)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SflzwR7A7FI/AAAAAAAAEbM/auClGjs1q2g/s1600-h/locandina-houdini-l-ultimo-mago.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SflzwR7A7FI/AAAAAAAAEbM/auClGjs1q2g/s400/locandina-houdini-l-ultimo-mago.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330418907251534930" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Ogni anno la <span style="font-style: italic;">Society of American Magicians</span> tiene alta la memoria del grande illusionista Harry Houdini con una cerimonia in suo onore.<br />Tale cerimonia prevede anche una seduta spiritica.<br />Prima di morire infatti Houdini disse che, se mai fosse stato possibile, sarebbe riuscito ad avere un contatto terreno dall’aldilà.<br />Cosa questa che riflette una delle principali ossessioni del mago. Quella per l’occulto, diventata una vera e propria sfida con il passare del tempo.<br />Una provocazione finalizzata a smascherare tutta quella schiera di ciarlatani pronta ad approfittarsi della buona fede delle persone, ma che allo stesso tempo nascondeva una profonda speranza nei confronti dell’estremo mistero della vita.<br /><br />Il film di Gillian Armstrong racconta appunto di questo, riflettendo su di un personaggio realmente esistito e idealizzando una storia completamente nuova.<br />Si racconta di una sfida lanciata dal grande Houdini a tutti i medium del mondo.<br />In palio c’è una grossa somma di denaro, destinata a colui o colei che riuscirà ad indovinare le ultime parole dette dalla madre dell'illusionista in punto di morte.<br />Ad accettare il confronto ci pensa Catherine Zeta-Jones (un po’ Vanna Marchi, un po’ Cenerentola), pronta con l’aiuto della figlioletta a truffare il gonzo (o presunto tale) di turno.<br />Succede però che l’amore ci mette lo zampino e, come se non bastasse, anche la magia si intromette.<br /><br />Detto così non suona poi così male, peccato che il film si riveli come un polpettone sentimentale privo di un qualsiasi coinvolgimento, ambientato in una Edimburgo talmente lontana da ogni intento di ricostruzione storica, da risultare finta e poco credibile (cosa imperdonabile per un film in costume).<br />Il resto è un melodramma poco incisivo, all’interno del quale la magia è solo un pretesto utile a lasciar spazio ad inutili complessi edipici.<br /><br />Per quanto riguarda il Grande Houdini, l’unica giustizia resagli è quella riguardante la sua morte.<br />Non è andata proprio così, ma almeno si smentisce il mito creato dal film con Tony Curtis.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SflzwqPHvXI/AAAAAAAAEbU/jFv7ToFUyk0/s1600-h/houdini-l-ultimo-mago-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SflzwqPHvXI/AAAAAAAAEbU/jFv7ToFUyk0/s400/houdini-l-ultimo-mago-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330418913778318706" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-2761400770862837898?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it5tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-58678984073233719392009-04-28T13:05:00.002+02:002009-04-28T13:09:24.726+02:00Franklyn<span style="font-size:180%;">Franklyn </span><span style="font-size:85%;">(2008, regia Gerald McMorrow)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sfbja58IJWI/AAAAAAAAEa8/nzlwDSCRkOI/s1600-h/locandina-franklyn.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sfbja58IJWI/AAAAAAAAEa8/nzlwDSCRkOI/s400/locandina-franklyn.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329697260408677730" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’opera prima di Gerald McMorrow ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo Cult, e di questo bisogna dargliene atto.<br />Certo, questa cosa potrebbe anche rappresentare un grande difetto, principalmente perché la via del Cult Movie sembra volerla inseguire a tutti i costi, quasi fosse una cosa calcolata.<br /><br />All’interno di questa alchimia niente sembra essere lasciato al caso.<br />Un’atmosfera <span style="font-style: italic;">gotica </span>e vagamente <span style="font-style: italic;">Noir</span>, intrisa di quello spirito <span style="font-style: italic;">Cyber Punk</span> che, in linea con i tempi, assume i connotati dell’<span style="font-style: italic;">Emo </span>più puro (quello votato al suicidio, tra sentimento e incapacità di adattamento).<br />Cosa che indubbiamente ha un suo fascino, soprattutto quando cerca di delineare atmosfere future e fortemente angoscianti, tipiche di una certa maniera (pessimistica) di fare cinema.<br />La Londra del futuro, chiamata Città di Mezzo, sembra essere figlia delle megalopoli di <span style="font-style: italic;">Blade Runner</span>. Al suo interno si muovono personalità grottesche che sembrano uscite dalle pagine Alan Moore.<br />Fosse tutto così, davvero non si penserebbe due volte a dichiararlo Cult, o perlomeno interessante (come l’ingiustamente sottovalutato <span style="font-style: italic;">Dark City</span> di Alex Proyas).<br />Purtroppo a rompere quest’armonia ci pensa un intreccio che si perde nel voler inseguire a tutti i costi l’ambiguità.<br />Il risultato è macchinoso più che altro, ed è un vero peccato.<br /><br />Nonostante tutto Gerald McMorrow riesce comunque a fare la sua figura.<br />Di lui si apprezza la volontà e l’uso suggestivo della rappresentazione, che raggiunge i massimi livelli nei momenti più cupi.<br />E la figura di Jonathan Preest, vigilante mascherato, è indubbiamente affascinante.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfbjbFu5-XI/AAAAAAAAEbE/jQaLgAhWxQs/s1600-h/franklyn-2.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfbjbFu5-XI/AAAAAAAAEbE/jQaLgAhWxQs/s400/franklyn-2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329697263574448498" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-5867898407323371939?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it7tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-35277086507221626822009-04-24T19:32:00.004+02:002009-04-24T19:41:12.617+02:00Disastro a Hollywood<span style="font-size:180%;">Disastro a Hollywood</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Barry Levinson)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfH4H2XjCiI/AAAAAAAAEas/_7wkUcmPavk/s1600-h/locandina-disastro-a-hollywood.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfH4H2XjCiI/AAAAAAAAEas/_7wkUcmPavk/s400/locandina-disastro-a-hollywood.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328312647893060130" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Capricci di ogni sorta e genere all’interno della Hollywood patinata e glamour dello Star System.<br />Sono quelli che ci racconta Barry Levinson, prendendo spunto dalle memorie di Art Linson (anche sceneggiatore).<br /><br />C’è Ben (Robert De Niro), produttore sul viale del tramonto alle prese con due gatte da pelare.<br />Un film di prossima uscita, con protagonista Sean Penn, che si preannuncia un grosso flop. Per evitare il disastro bisognerebbe tagliuzzarlo un po’, ma al regista (cocainomane, alcolizzato e chi più ne ha più ne metta) questo sembra proprio non andare giù.<br />C’è poi un progetto ancora da cominciare, minacciato dai capricci di un Bruce Willis barbuto, imbolsito e particolarmente suscettibile.<br />E se dal punto di vista lavorativo le cose non sembrano andare per il verso giusto, non è che la vita privata di Ben sia tutta rose e fiori.<br /><br />Hollywood come non l’avete mai vista?<br />No, ma sicuramente come l’avete sempre immaginata. Piena di personalità eccessive, grottesche, e surreali.<br />Spunti non nuovi, che in passato sono stati sfruttati in modi sicuramente migliori da registi del calibro di Billy Wilder o Robert Altman.<br />Nelle mani di Barry Levison tutto si limita ad uno sberleffo poco incisivo, perennemente in bilico tra commedia e dramma (più per mancanza di coraggio che altro).<br />Se non fosse per l’istrionismo di attori come John Turturro, Stanley Tucci e Bruce Willis (interprete dei reali capricci un tempo fatti da Alec Baldwin) i motivi per vedere questo film sarebbero davvero pochi.<br />Persino Robert De Niro, che negli ultimi tempi era riuscito benissimo a riciclarsi nella commedia, sembra più svogliato che mai.<br /><br />Ma è anche vero che qualche indizio l’avevamo avuto.<br />Se la pellicola, nonostante il cast, era passata (volutamente) inosservata all’ultimo <span style="font-style: italic;">Festival di Cannes</span> un motivo doveva pur esserci, non vi pare?<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfH4IBMLlII/AAAAAAAAEa0/-uYFZS8vC08/s1600-h/disastro-a-hollywood-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfH4IBMLlII/AAAAAAAAEa0/-uYFZS8vC08/s400/disastro-a-hollywood-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328312650798175362" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-3527708650722162682?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it12tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-68063411518533218742009-04-23T10:17:00.002+02:002009-04-23T10:21:41.482+02:00RocknRolla<span style="font-size:180%;">RocknRolla </span><span style="font-size:85%;">(2008, regia Guy Ritchie)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfAknkyxfmI/AAAAAAAAEac/NkBV4KlmHxU/s1600-h/locandina-rocknrolla.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfAknkyxfmI/AAAAAAAAEac/NkBV4KlmHxU/s400/locandina-rocknrolla.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327798621489430114" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">RocknRolla </span>non è un brutto film.<br />Perché è uguale a <span style="font-style: italic;">Snatch</span>, e <span style="font-style: italic;">Snatch </span>non è affatto brutto.<br />Certo, <span style="font-style: italic;">Snatch </span>è uguale a <span style="font-style: italic;">Lock & Stock</span>, e anche quello non è niente male.<br />Nel mezzo c’è <span style="font-style: italic;">Revolver</span>, che praticamente è uguale agli altri tre.<br /><br />Dunque, riepilogando, abbiamo quattro film, legati dallo stesso nome (Guy Ritchie) e sono tutti ottimi lavori, dotati di ritmo, azione, una buona dose di spirito Pulp e tanto, tanto umorismo.<br />Ma sono praticamente identici.<br />Qualcuno potrebbe tirare in ballo la paura di un altro flop. Una sorta di ansia da prestazione che, dopo l’orribile remake di <span style="font-style: italic;">Travolti da un insolito destino</span> (vincitore di ben cinque <span style="font-style: italic;">Razzie Awards</span>) ha colpito il regista inglese, spingendolo a seguire strade sicure e confortevoli.<br />Ma è altrettanto vero che una corda simile non può essere tirata per sempre. Si rischia di mettere a dura prova la pazienza dello spettatore (affezionato e appassionato) e di rimanere a corto di idee.<br /><br />Cercando di intendere tutto questo come una sorta di poetica “Ritchieana”, giusto per non infierire troppo, si può comunque dire che <span style="font-style: italic;">RocknRolla </span>contiene tutte le caratteristiche tipiche della corrente.<br />Un Gangster Movie corale, caratterizzato da personalità grottesche e ben marcate, la cui storia ruota attorno ad un MacGuffin (un misterioso dipinto) di stampo Tarantiniano e che si evolve lungo strade separate che convergono in un roboante finale.<br />Il tutto ovviamente è molto godibile.<br />Gira voce che Ritchie ne voglia realizzare una trilogia, questo perché nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che in realtà si tratta del quarto capitolo di una saga.<br /><br />Meglio concentrarsi sulla prossima uscita del suo <span style="font-style: italic;">Sherlock Holmes</span>, sperando che riesca a smentire ogni possibile pregiudizio.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://cineocchio.altervista.org/wordpress/">Cineocchio</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfAknp0Y3wI/AAAAAAAAEak/WFiJh2x082c/s1600-h/rocknrolla-1.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 201px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SfAknp0Y3wI/AAAAAAAAEak/WFiJh2x082c/s400/rocknrolla-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327798622838382338" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-6806341151853321874?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it8tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-45195203406581978562009-04-17T19:20:00.004+02:002009-04-19T14:46:06.630+02:00Che – L’Argentino<span style="font-size:180%;">Che – L’Argentino</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Steven Soderbergh)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sei6oaEkblI/AAAAAAAAEaM/SVpru0WmoB8/s1600-h/loconadina-che-part-one.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sei6oaEkblI/AAAAAAAAEaM/SVpru0WmoB8/s400/loconadina-che-part-one.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325711762721631826" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Una patata più che bollente quella capitata nelle mani di Steven Soderbergh.<br />Realizzare un biopic su una delle personalità più controverse e pop – nel senso più artistico del termine – del ventesimo secolo.<br />Ernesto "Che" Guevara, un volto conosciuto da tutti (questo grazie ad Alberto Korda), associato ad una figura paradossalmente oscura alla maggior parte delle persone.<br />Un’idea maturata diversi anni fa e che, dopo parecchie tribolazioni e una tappa al Festival di Cannes, è giunta finalmente nelle nostre sale.<br /><br />Questo <span style="font-style: italic;">Che – Part. 1</span>, primo segmento di un dittico ispirato alla vita del medico Argentino che, insieme ad un giovane avvocato di nome Fidel Castro, ha guidato una rivoluzione finalizzata a rovesciare la dittatura nel territorio Cubano, non parte certo nel migliore dei modi.<br />Comincia e finisce in maniera circolare, con una cena all’interno della quale vengono decise le sorti di una nazione.<br />Si evolve attraverso due registri narrativi e temporali, che alternano il glamour monocromatico di un’intervista ai colori della cronaca di un successo ottenuto con fatica e spargimento di sangue (in nome della patria).<br /><br />Da più parti si è detto che questo Che è unico proprio perché diretto da Soderbergh, e che nessun altro avrebbe potuto realizzarlo così.<br />Cosa vera, ma non per forza (soprattutto non del tutto) positiva.<br />La verità è che questo film sembra trovare nell’asettica rappresentazione degli eventi una facile via di fuga da ogni possibile scabrosità.<br />La cosa da un certo punto di vista funziona, principalmente perché agisce umanizzando il suo protagonista e depurandolo da quell’operazione di guerrilla (termine più che azzeccato, visto il caso) marketing che nel corso degli anni era riuscita a farlo diventare una figura astratta e priva di personalità.<br />Ma allo stesso tempo crea un deficit di pathos difficile da colmare, che investe buona parte della pellicola.<br />Una lacuna che sembra scomparire del tutto nell’ultimo segmento della storia (il più bello e coinvolgente) e che aumenta le aspettative nei confronti del secondo capitolo, preceduto purtroppo da una prima parte promossa ma con parecchie riserve.<br />Benicio Del Toro, anche produttore, è comunque strepitoso.<br /><br />Peccato per il doppiaggio.<br />Mai come in questo caso si è rischiato di penalizzare fortemente l’essenza di un’opera.<br /><br /><div style="text-align: center;">Pubblicato su <a href="http://www.livecity.it/">Livecity.it</a></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sei6oZQdZVI/AAAAAAAAEaU/4YZyFnWCGg0/s1600-h/che_part_one.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 225px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/Sei6oZQdZVI/AAAAAAAAEaU/4YZyFnWCGg0/s400/che_part_one.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325711762503066962" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-4519520340658197856?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it9tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-17507843276455772772009-04-15T15:39:00.003+02:002009-04-15T15:46:05.608+02:00Mostri contro Alieni<span style="font-size:180%;">Mostri contro Alieni</span> <span style="font-size:85%;">(2009, regia Rob Letterman, Conrad Vernon)</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SeXkY0OCTFI/AAAAAAAAEZ8/MQ7V9J-QEcg/s1600-h/locandina-mostri-contro-alieni.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 282px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SeXkY0OCTFI/AAAAAAAAEZ8/MQ7V9J-QEcg/s400/locandina-mostri-contro-alieni.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324913249420987474" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Meglio dirlo subito, tanto per avere la coscienza a posto, <span style="font-style: italic;">Mostri contro Alieni</span> non è quel grande film che ci si aspettava.<br /><br />I fattori principali che giocano a suo sfavore sono due, strettamente collegati.<br />Una storia non del tutto riuscita, che risente pesantemente – e qui interviene il secondo fattore – della sua stessa veste. Quella appunto della grafica 3D, nuova frontiera cinematografica nonché nuova fonte di immedesimazione per lo spettatore.<br />Chi (come me) ha visto il film in una di quelle sale facenti parte dell’ancora maggioranza (quelle classiche tanto per intenderci) si sarà sicuramente reso conto di come alcune scene fossero state concepite esclusivamente per creare quell’interazione sopra citata, risultando se non del tutto almeno abbastanza superflue.<br />Questo porta ad una semplice conclusione.<br />Quella di Letterman e Vernon è un’opera da ammirare nella sua totalità, in modo tale che ogni possibile lacuna narrativa possa passare in secondo piano.<br />Privilegio però che tocca (ancora) a pochi ed è qui che, come si è soliti dire, casca l’asino.<br /><br />Certo, bocciare totalmente questa pellicola è impossibile.<br /><span style="font-style: italic;">Mostri contro Alieni</span> è un film adorabile per la sua essenza <span style="font-style: italic;">oldies</span>, che sfrutta tutti i canoni del cinema <span style="font-style: italic;">Sci-Fi</span> di un tempo, trasformandoli in una divertente parodia (o reinterpretazione) dei <span style="font-style: italic;">B-Movie</span>.<br />I personaggi, stereotipati quanto azzeccati, funzionano. Come al solito è proprio il più stupido del gruppo (B.O.B.) a piacere. Ogni volta che è presente sullo schermo (la quasi totalità del film) la risata è assicurata.<br /><br />Il resto, dispiace dirlo, è routine.<br />Divertente, è vero. Per chi ha il privilegio anche sorprendente.<br />Ma pur sempre routine.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SeXkZO3g0gI/AAAAAAAAEaE/WVk4Gy2FpAY/s1600-h/mostri-contro-alieni.jpg"><img style="cursor: pointer; width: 400px; height: 173px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_152Bl57RX_Q/SeXkZO3g0gI/AAAAAAAAEaE/WVk4Gy2FpAY/s400/mostri-contro-alieni.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324913256574276098" border="0" /></a><br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7368349578941441623-1750784327645577277?l=cinedelia.blogspot.com'/></div>FiliÞþØhttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237fishkit@hotmail.it7