tag:blogger.com,1999:blog-73683495789414416232008-07-06T15:13:52.650+02:00Cinedeliafilippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comBlogger272125tag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-39943757368949979192008-07-05T16:35:00.006+02:002008-07-06T15:08:50.652+02:00Rovine<span style="font-size:180%;">Rovine </span><span style="font-size:85%;">(2008, regia Carter Smith)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SG-HuG2dqUI/AAAAAAAACyY/JhxiUDGYZdA/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SG-HuG2dqUI/AAAAAAAACyY/JhxiUDGYZdA/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219539719328475458" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Cercando di parlare con un linguaggio consono al periodo e al film in questione, <span style="font-style: italic;">Rovine</span> non è altro che il solito pacchetto all inclusive cinematografico, destinato a raffreddare le afose serate estive donando qualche brivido ad una modica cifra.<br />Dalla sua ha un plot potenzialmente interessante, qualche scena (gore) azzeccata e una manciata di minuti finali che ti fanno rimangiare un po’ delle critiche avanzate durante la visione.<br />Ma il resto decisamente latita.<br />Mancano i personaggi, sostituiti da un gruppetto d’immancabili giovincelli alle prese con la consueta noia vacanziera.<br />Manca l’azione, perlomeno quella che ti tiene incollato allo schermo e tra uno spruzzo di sangue e un'amputazione la noia regna incontrastata.<br />Che nessuno riuscirà a salvarsi lo si capisce sin dall’inizio.<br />Più che altro lo si spera.<br />Intanto aggiorniamo il promemoria per le vacanze:<br />Se uno sconosciuto ci offre un viaggio culturale (gratuito) alla scoperta di antiche rovine inesplorate, diciamoli di no.<br />Meglio godersi l’animazione del villaggio turistico, un ballo latino americano fa sicuramente meno male di una qualsiasi <span style="font-style: italic;">Bottega degli orrori</span> a cielo aperto.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SG-HuN5T_qI/AAAAAAAACyg/KKwsIg7vXqM/s1600-h/insalatina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SG-HuN5T_qI/AAAAAAAACyg/KKwsIg7vXqM/s400/insalatina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219539721219473058" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-68058516173167784002008-07-02T13:17:00.006+02:002008-07-02T16:16:16.748+02:00Fuoco cammina con me<span style="font-size:180%;">Origine e motivi di una delusione vincente<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGtk7kIUXKI/AAAAAAAACx4/uN17oPobdoQ/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGtk7kIUXKI/AAAAAAAACx4/uN17oPobdoQ/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218375567712476322" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://news.effettonotteonline.com/images/card_fronte_micro.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://news.effettonotteonline.com/images/card_fronte_micro.jpg" alt="" border="0" /></a>Di solito si è portati a ricordare meglio le delusioni, tendendo ad archiviare le vittorie come semplici fasi di un percorso prestabilito.<br />Ovviamente non c’è sensazione più sgradevole.<br />Donare tutte le proprie forze ad un progetto, qualunque esso sia, è una cosa che regala soddisfazioni direttamente proporzionali al successo riscontrato.<br />David Lynch lo sa bene.<br />Nel 1992, quando <span style="font-style: italic;">Fuoco cammina con me</span> fu presentato al Festival di Cannes, i giornalisti, con un parere quasi unanime, bollarono il film come un’opera non riuscita, una volgare manovra commerciale finalizzata a sfruttare un successo, quello della serie televisiva <span style="font-style: italic;">Twin Peaks</span>, sfumato forse troppo presto.<br />Parole che per il regista devono essere pesate come un macigno, risolvendosi in una dolorosa somatizzazione difficile da dimenticare[1].<br />Ancor più dolorosa perché questo progetto, nato per raccontare gli ultimi sette giorni di vita della giovane Laura Palmer, fu spinto da un bisogno ben preciso, certamente lontano dal semplice sfruttamento di personaggi entrati nell’immaginario comune di milioni di spettatori.<br />E’ stato Lynch stesso a spiegarcelo, dimostrando il suo attaccamento nei confronti di una storia, trascurata per cause di forza maggiore (le riprese di <span style="font-style: italic;">Cuore Selvaggio</span>), ma mai dimenticata:<br />“<span style="font-style: italic;">Alla fine della serie mi sentivo giù. Non mi risolvevo a lasciare il mondo di Twin Peaks</span>”<span style="font-size:85%;">[2]</span>.<br />Un’insoddisfazione dovuta in gran parte alla frettolosa conclusione del serial, causata da un calo di ascolti che ha portato all’abbandono di una prevista terza stagione.<br /><br /><a href="http://news.effettonotteonline.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=400&amp;Itemid=52">Leggi tutto l'articolo</a><br /><br />NOTE<br /><span style="font-size:85%;">[1] “<span style="font-style: italic;">Stavo proprio male, tanto che il dottore dovette venire nella mia stanza d’albergo nel cuore della notte. E la mattina successiva avevo la conferenza stampa: quando entrai là dentro mi sentivo a pezzi, e non fu affatto divertente</span>” Chris Rodley (a cura di), <span style="font-style: italic;">Lynch secondo Lynch</span>.</span><br /><br /><span style="font-size:85%;">[2] Chris Rodley (a cura di), <span style="font-style: italic;">Lynch secondo Lynch</span>.</span><br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGtk76M-zkI/AAAAAAAACyA/3Jjm4GmK3zU/s1600-h/fwwmprs4.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGtk76M-zkI/AAAAAAAACyA/3Jjm4GmK3zU/s400/fwwmprs4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218375573637615170" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-33577619973055310072008-07-01T13:18:00.005+02:002008-07-01T16:58:36.281+02:00Terrore nello Spazio<span style="font-size:180%;">Terrore nello Spazio</span> <span style="font-size:85%;">(1965, regia Mario Bava)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGoS6TwukJI/AAAAAAAACxo/fMNSnt4tar0/s1600-h/terrore+nello+spazio.JPG"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGoS6TwukJI/AAAAAAAACxo/fMNSnt4tar0/s400/terrore+nello+spazio.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218003911208505490" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Al di là di una trama indubbiamente interessante e che sicuramente è stata fonte d’ispirazione per ben altri cult fantascientifici come l’<span style="font-style: italic;">Alien</span> di Ridley Scott e il ben più recente <span style="font-style: italic;">Fantasmi da Marte</span> di John Carpenter (impossibile non trovare analogia fra le due storie), <span style="font-style: italic;">Terrore nello Spazio</span> affascina proprio per quella sua aria povera, indubbiamente retrò, che da un certo punto di vista racchiude l’essenza del cinema di Mario Bava, regista dall’incredibile talento e fautore di un'arte dell’arrangiarsi lontana anni luce da quella che domina il panorama italiano (non solo cinematografico) degli ultimi anni.<br />Magari ci si potrebbe fermare a riflettere su come veramente il “poco ma buono” sia una delle soluzioni più virtuose.<br />C’è gente che grazie a questa filosofia è riuscita a far fronte a carenze di budget che gli odierni cineasti contemporanei, lontani dall’ambiente underground, non possono neanche immaginare.<br />E forse il fascino del cinema di Mario Bava risiede proprio in questo, nel non essersi mai allontanata da quel genere cosiddetto “di nicchia” e che tanto lo avvicina (non solo nello stile) alla cinematografia di Roger Corman.<br />Certo, si potrebbe dire che quelli erano altri tempi e da un certo punto di vista è vero, perché quello che manca oggi è proprio quello spirito che portava gli autori a girare film per campare e a campare per girare film.<br />E’ così che al maestro son bastate poche cose.<br />Un teatro di posa dove collocare gli ambienti alieni, un po’ di cartapesta per dar forma a quelle panoramiche che ricordano il <span style="font-style: italic;">Viaggio attraverso l’impossibile</span> di George Méliès e qualche muta da sub, modificata alla meno peggio, per ricreare delle futuristiche tute spaziali.<br />Ecco gli ingredienti di un intramontabile cult fantascientifico italiano.<br />No dico, ITALIANO!<br /><br /><span style="font-size:85%;"><span style="font-style: italic;">“Facevamo di tutto, si risolveva tutto all’italiana, pochi mezzi e tanto ingegnaccio: l’entusiasmo che avevamo ci rendeva felici per i risultati ottenuti, aiutandoci a dimenticare i soldi che non saremmo mai riusciti a fare con il nostro lavoro”</span> </span><br /><br /><span style="font-size:85%;"><span style="font-style: italic;">“Vorrei che la gente, la critica, si rendesse conto delle condizioni nelle quali sono costretto a realizzare i miei film. Per terrore nello spazio non avevo nulla, ma realmente nulla a disposizione. Dico, c’era il teatro di posa, tutto vuoto e squallido, perché mancavano i soldi: avrebbe dovuto rappresentare un pianeta. Che ho fatto allora? Nel teatro a fianco c’erano due rocce di plastica, residuato di qualche film mitologico: le ho prese e messe in mezzo al mio set, poi, per coprire il pavimento piastrellato, ho seminato degli zampironi fumogeni e ho oscurato lo sfondo. Infine, spostando le rocce da un posto all’altro, ho girato il film!”</span></span><br />Mario Bava.<br /><br />[Ebbene si, anche questa volta io e il mio collega pickpocket83 siamo stati vittima di un singolare contatto telepatico. Visto che queste sono cose impossibili da ignorare, vi rimando subito al suo articolo. Lo trovate <a href="http://cinedrome.splinder.com/post/17655196/%22Cani+arrabbiati%22">qui</a>.]<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGoS6kUkMLI/AAAAAAAACxw/1lSrR0K3tio/s1600-h/296827033_fc862392f4.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SGoS6kUkMLI/AAAAAAAACxw/1lSrR0K3tio/s400/296827033_fc862392f4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218003915653787826" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-52946221064893646412008-06-22T17:52:00.002+02:002008-06-22T17:57:54.900+02:00E venne il giorno<span style="font-size:180%;">E venne il giorno</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia M. Night Shyamalan)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SF51x4-DI2I/AAAAAAAACxY/k5lgboNWfRU/s1600-h/locandinapg17.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SF51x4-DI2I/AAAAAAAACxY/k5lgboNWfRU/s400/locandinapg17.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214734918508290914" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Oltre che un grande regista M. Night Shyamalan è sempre stato un sottile pedagogo.<br />Ogni suo film presenta valenze multiple tali da renderlo soggetto a più interpretazioni, spesso più importanti della superficie mostrata e riconducibili ad una profonda riflessione comune.<br />Un’analisi che ha trovato la sua consacrazione nelle estremizzazioni pop di <span style="font-style: italic;">Unbreakable</span> e che dopo l’undici Settembre è riuscita a dare voce a quella serie di dubbi che ne sono stati conseguenza.<br />La perdita della fede in <span style="font-style: italic;">Signs</span>, il terrore nei confronti di chiunque non faccia parte del nostro rassicurante microcosmo di <span style="font-style: italic;">The Village</span> e la speranza di poter un giorno risollevarci, che ha rappresentato il leitmotiv del troppo sottovalutato <span style="font-style: italic;">Lady in the water</span>.<br />Una volontà ben precisa, che non ha mai disdegnato i toni eccessivi delle favole e che, bene o male, ha sempre saputo farsi voler bene, anche perché intrisa di un’autorialità comune solo a pochi altri cineasti di nuova generazione.<br />Caratteristiche, purtroppo, quasi del tutto assenti all’interno di questo lungometraggio che, riflettendo sul nostro ruolo naturale, non disdegna vagheggiamenti su come il terrore di massa (nei confronti del prossimo) sia ormai radicato profondamente dentro ognuno di noi.<br />A farne le spese tutti, innocenti e colpevoli, spinti al suicidio da un misterioso influsso che agisce come il peggiore senso di colpa.<br />Il tutto è immerso in un fatalismo che per certi versi ricorda <span style="font-style: italic;">La guerra dei mondi</span> di Welles e che sceglie un approccio estetico del tutto in linea con i vecchi classici fantascientifici.<br />Peccato che a risentirne sia proprio la storia, originale ma troppo raffazzonata per poterci passare sopra.<br />Non per niente il momento più bello della pellicola, nonché più inquietante, sembra essere anche il più sbagliato e vede come protagonista una vecchietta toccata (non solo dalla fede).<br />Un personaggio talmente riuscito (benchè stereotipato) che ci si potrebbe realizzare un lungometraggio a parte.<br />Accanto a questa parentesi, tante scene ben girate e altrettanti dialoghi in bilico tra l’imbarazzante e il ridicolo che, come i pesi di una bilancia, tendono a mantenere continuamente in equilibrio il risultato finale.<br />Quanto basta a far pensare che, il giorno infausto del titolo, riguardi più che altro il regista, combattuto tra script e rappresentazione.<br />Speriamo che passi presto.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SF51x5VoXzI/AAAAAAAACxg/BZlymN1WAV8/s1600-h/thehappeningpic2.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SF51x5VoXzI/AAAAAAAACxg/BZlymN1WAV8/s400/thehappeningpic2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214734918607200050" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-68973372978727794672008-06-18T16:25:00.006+02:002008-06-18T17:18:29.860+02:00Hellraiser<span style="font-size:180%;">Hellraiser </span><span style="font-size:85%;">(1987, regia Clive Barker)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFkbhDob_GI/AAAAAAAACxQ/CebTZ1iTYWM/s1600-h/locandina.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213228298382605410" style="CURSOR: pointer" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFkbhDob_GI/AAAAAAAACxQ/CebTZ1iTYWM/s400/locandina.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div style="TEXT-ALIGN: justify">Dato che l’hanno già detto da più parti, non ci sentiamo fuori luogo nel voler affermare che David Cronenberg e Clive Barker hanno molte cose in comune.<br />Del resto è stato lo stesso regista canadese a confermarlo, accettando più che volentieri di recitare – cosa da non sottovalutare – in <span style="FONT-STYLE: italic">Cabal</span>, piccolo capolavoro horror di poco successivo a quel maestoso poema gotico conosciuto con il nome di <span style="FONT-STYLE: italic">Hellraiser</span>.<br />Se c’è una passione che unisce i due è proprio quella per la carne, per la sessualità, estremizzata in ogni sua forma fino al punto di renderla malsana e, al tempo stesso, terribilmente affascinante.<br />Come affascinanti sono le creature che dominano le fantasie del cineasta britannico, “<span style="FONT-STYLE: italic">Demoni per qualcuno, Angeli per altri</span>”, veicoli di tentazione oggi più che mai profetici e veritieri.<br />Certo, quello di Barker è uno spettacolo puramente di genere, nonostante riesca ad esplorare dimensioni che non vivono di sola violenza, ed essendo relegato ad una fascia determinata di pubblico non potrà mai trovare una collocazione diversa da quella <span style="FONT-STYLE: italic">Cult</span> o <span style="FONT-STYLE: italic">di nicchia</span> (poco importa, il regista l'ha già trovata come scrittore).<br />Ma è proprio in quella filosofia, che compone l’intero ciclo narrativo dei <span style="FONT-STYLE: italic">Libri di Sangue</span> (da cui è stato tratto appunto <span style="FONT-STYLE: italic">Hellraiser</span>), che si può trovare quella concezione di cinema che sembra interessare il Cronenberg dell’ultimo periodo:<br /><br />“<span style="FONT-STYLE: italic">Siamo tutti Libri di sangue; in qualunque punto ci aprano siamo rossi.</span>”<br /><br />Ora ditemi, questa frase non riesce da sola ad evocare l’immagine del corpo tatuato di Viggo Montersen e le torbide atmosfere inglesi che l’hanno visto protagonista?<br /></div><div style="TEXT-ALIGN: center"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFkbT2AQQSI/AAAAAAAACxI/E9hea7M4Q-k/s1600-h/hell1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213228071386104098" style="CURSOR: pointer" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFkbT2AQQSI/AAAAAAAACxI/E9hea7M4Q-k/s400/hell1.jpg" border="0" /></a> </div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-77297228500381728002008-06-17T17:55:00.004+02:002008-06-18T11:58:36.945+02:00Be Kind Rewind<span style="font-size:180%;">Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Michel Gondry)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1ywgw3I/AAAAAAAACwM/QiK5U6x088w/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1ywgw3I/AAAAAAAACwM/QiK5U6x088w/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212880109444318066" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Michel Gondry è stato l’uomo a cui abbiamo regalato il più intenso quarto d’ora di celebrità.<br />Nel senso che, nel 2004, grazie a quel piccolo capolavoro conosciuto nello stivale con il nome di <span style="font-style: italic;">Se mi lasci ti cancello</span> (sigh!), veramente pensavamo di trovarci di fronte ad una promessa del cinema in piena evoluzione.<br />Poi è arrivato <span style="font-style: italic;">L’arte del sogno</span> e dopo una prima mezzora di felicità mista a stupore ci siamo trovati a riflettere – tra uno sbadiglio e uno stiracchiamento – su come quel talento rappresentativo fosse in realtà ben poca cosa senza una sceneggiatura di uguali proporzioni (magari scritta proprio da quel Charlie Kaufman che ne aveva fatto la fortuna).<br />Intendiamoci, non consideriamo il precedente lungometraggio di Gondry un brutto film, allo stesso modo in cui non consideriamo brutto questo <span style="font-style: italic;">Be Kind Rewind</span>. Semplicemente pensiamo che, cinematograficamente parlando, il motto “repetita iuvant” non valga quasi mai e reggere un intero film su delle improbabili raffigurazioni, oniriche o di celluloide che siano, molte volte porta solamente ad un rischioso "voler tirare la corda".<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1tlfhzI/AAAAAAAACwE/EEl_VBL_ERI/s1600-h/be-kind-rewind-img1.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1tlfhzI/AAAAAAAACwE/EEl_VBL_ERI/s400/be-kind-rewind-img1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212880108055922482" border="0" /></a><br /></div>Questo infatti è il principale difetto che si può attribuire agli <span style="font-style: italic;">Acchiappafilm</span>, cosa che comunque farà la gioia dei sostenitori del regista francese.<br />Detto questo, non resta che elencare i pregi (e sono tanti) che la pellicola in questione possiede.<br />Prima di tutto gli interpreti.<br />Jack Black, la cui bravura da queste parti non è mai stata messa in discussione e Mos Def, che dai tempi di <span style="font-style: italic;">Guida galattica per autostoppisti</span> non abbiamo smesso di tenere sott’occhio.<br />Una storia che (esclusi i dubbi esposti precedentemente) si presenta come un vero e proprio inno alla settima arte e che, seguendo gli insegnamenti del poco compianto Ed Wood, ci ricorda che quella con il grande schermo è prima di tutto un’esperienza personale.<br />Il remake di <span style="font-style: italic;">A spasso con Daisy</span>.<br />Un piano sequenza che potrebbe rappresentare da solo più di cinquant’anni di cinema.<br />Quel finale alla “volemose bene” che, sulla scia di Tornatore è riuscito a conquistarci e farci dimenticare quanto detto finora.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1n8ZOJI/AAAAAAAACv8/UVlgGmnCak0/s1600-h/22rewind-600.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFfe1n8ZOJI/AAAAAAAACv8/UVlgGmnCak0/s400/22rewind-600.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212880106541365394" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-40443483872211019312008-06-13T11:28:00.005+02:002008-06-13T19:08:08.987+02:00Chiamata senza risposta<span style="font-size:180%;">Chiamata senza risposta</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Eric Valette)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFI-FhfY0lI/AAAAAAAACvs/z4laO0QxMAM/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFI-FhfY0lI/AAAAAAAACvs/z4laO0QxMAM/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211295983431373394" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Come da tradizione, ecco l’ennesima trasposizione a stelle e strisce di un horror nipponico.<br />Il titolo di riferimento è il neanche troppo vecchio <span style="font-style: italic;">The Call</span>, non il migliore nel suo genere, ma pur sempre diretto da Takashi Miike, regista talmente prolifico da potersi permettere il lusso della sufficienza, mantenendo inalterato quello stile che lo ha reso figura di culto.<br />Privilegio che certamente non è stato concesso all’esordiente Eric Valette, alle prese con un remake che sembra parodiare tutto ciò che di buono il titolo di riferimento aveva.<br />La storia è pressappoco la stessa, per certi versi anche abbastanza veritiera (oggi come oggi non è forse il telefonino lo strumento prediletto dal maligno?), quello che manca è la convinzione.<br />Così in questa breve girandola di inquietanti figure “Ringhiane” (ormai usurate e prive di fascino), caramelle rosse e facce stupite, più che altro sembrano dominare gli sbadigli.<br />Piacevole comunque, sebbene breve, l’apparizione del "Lynchano" Ray Wise.<br />A lui il ruolo di maligno dona come solo a pochi altri.<br />Per quanto riguarda il mistero, anche quello c’è:<br />L’indagatore dell’incubo Edward Burns assomiglia più a Ben Affleck o ad Adam Sandler?<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFI-FwYTtnI/AAAAAAAACv0/SnVAquuPYtY/s1600-h/358_5.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SFI-FwYTtnI/AAAAAAAACv0/SnVAquuPYtY/s400/358_5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211295987428210290" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-9866373864220122022008-06-07T14:25:00.003+02:002008-06-07T16:55:51.140+02:00Batman<span style="font-size:180%;">Batman</span> <span style="font-size:85%;">(1966, regia Leslie H. Martinson)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEp_H0rlXPI/AAAAAAAACvc/7AvBL91Ag1o/s1600-h/142818.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEp_H0rlXPI/AAAAAAAACvc/7AvBL91Ag1o/s400/142818.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209115691384659186" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Nell’attesa che il <span style="font-style: italic;">Cavaliere Oscuro</span> raffreddi le nostre afose serate estive, dedichiamo qualche secondo a colui che ha contribuito a rendere grande il nostro eroe mascherato (e la sua calzamaglia).<br />Adam West, primo vero <span style="font-style: italic;">Batman</span>, protagonista dell’omonima serie che negli anni ’60 a suon di <span style="font-style: italic;">Sbam!</span> e <span style="font-style: italic;">Ka-Bam!</span> Ha allietato i pomeriggi di milioni di Americani, per poi giungere anche da noi.<br />Questo lungometraggio del 1966, girato in fretta per sfruttare il successo del serial, ne ripropone la struttura alla lettera, con tutte le sue ingenuità e forzature.<br />Per l’occasione si riuniscono tutti i super cattivi, a cominciare dal <span style="font-style: italic;">Jolly</span> Cesar Romero, seguito dal <span style="font-style: italic;">Pinguino</span>, l’<span style="font-style: italic;">Enigmista</span> e l’affascinante <span style="font-style: italic;">Donna Gatto</span>.<br />Per combatterli una serie di Bat-Attrezzature, che vanno dalla famosa automobile al repellente anti squali.<br />Una summa di Kitsch, cultura Pop e spirito di un tempo che a suo modo riesce ad essere affascinante, aiutato da una regia impeccabile e da una sceneggiatura telegrafica che ne sottolinea l’essenza “fumettosa”.<br />Del resto come si può resistere a dialoghi come: “<span style="font-style: italic;">Orsù Robin, alla Bat-Caverna!</span>”?<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEp_IBpspDI/AAAAAAAACvk/iUGf3eYD908/s1600-h/043.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEp_IBpspDI/AAAAAAAACvk/iUGf3eYD908/s400/043.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209115694866408498" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-20122837784959774172008-06-06T10:38:00.002+02:002008-06-06T10:40:57.999+02:00La setta delle tenebre<span style="font-size:180%;">La setta delle tenebre</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Sebastian Gutierrez)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEj3v9lEaoI/AAAAAAAACvM/R5IdQeOlmKk/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEj3v9lEaoI/AAAAAAAACvM/R5IdQeOlmKk/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208685372409932418" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Povera Lucy Liu.<br />Trovatasi suo malgrado a vestire i panni di “vampiressa”, a causa della troppa dedizione al lavoro.<br />E’ infatti in nome della sete di verità che la giornalista orientale supererà il confine del lecito e del terreno, per poi risvegliarsi nella fredda cella di un obitorio, assetata (di sangue), incazzata e decisa più che mai a vendicarsi nei confronti di chi le ha fatto questo poco gradito regalo.<br />Questa – bene o male – la trama di <span style="font-style: italic;">Rise</span>, horror di nuova generazione (quella peggiore) scritto e diretto da Sebastian Gutierrez.<br />Il tema è quello – cinematografico per eccellenza – del vampiro, rispolverato per l’occasione e riadattato superficialmente in un paio di punti.<br />Niente zanne, aglio o croci in questa rivisitazione patinata, che al posto del classico paletto di frassino preferisce dardi di metallo e qualche sganassone ben assestato.<br />Per il resto, come sempre in questi casi, si ha più l’impressione di vedere l’ennesimo episodio di un super adrenalinico serial televisivo.<br />Neanche tanto buono.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEj3wNlEapI/AAAAAAAACvU/32cvJr_YbfI/s1600-h/18753045.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEj3wNlEapI/AAAAAAAACvU/32cvJr_YbfI/s400/18753045.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208685376704899730" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-13887762430439752762008-06-05T16:03:00.007+02:002008-06-05T16:23:53.371+02:00The Hitcher<span style="font-size:180%;">The Hitcher</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Dave Meyers)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEf0oCIBC7I/AAAAAAAACu8/3-CNMuLNsKc/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEf0oCIBC7I/AAAAAAAACu8/3-CNMuLNsKc/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208400462679706546" border="0" /></a><br /><span style="font-style: italic;font-size:85%;" ><br />[Eh si, è proprio cominciata l’estate!]</span><br /><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:100%;">Da un film che tiene a precisare, sin dalla locandina, di essere farina del sacco degli stessi produttori di <span style="font-style: italic;">Non aprite quella porta</span> e <span style="font-style: italic;">Amityville Horror</span> non è lecito aspettarsi molto.</span><br /><span style="font-size:100%;">Soprattutto se il remake di turno è quello di <a href="http://cinedelia.blogspot.com/2007/12/hitcher.html"><span style="font-style: italic;">The Hitcher</span></a>, piccolo cult anni ’80 diretto da Robert Harmon e interpretato magistralmente da Rutger Hauer.</span><br /><span style="font-size:100%;">Una pellicola, quella originale, nata sulla stessa strada percorsa da Spielberg con il suo <span style="font-style: italic;">Duel</span> e che, rivista oggi, mantiene intatto quel connubio di perversione e tensione psicologica capace di andare oltre il semplice cinema di genere.</span><br /><span style="font-size:100%;">Caratteristiche che nel 2007 si è preferito mettere da parte, optando per una scarna rappresentazione degli eventi, più sanguinolenta ed esplicita.</span><br /><span style="font-size:100%;">Vista sotto quest’ottica, la pellicola di Dave Meyers non si può definire (del tutto) fallimentare.</span><br /><span style="font-size:100%;">Il ritmo c’è, qualche colpo di scena ben assestato pure, benché condito da esagerazioni a volte difficili da mandare giù (come un singolare quanto inutile rimando a Hitchcock).</span><br /><span style="font-size:100%;">Per il resto, ogni possibile catarsi conclusiva, che negli anni ’80 lasciava l’amaro in bocca grazie a quel finale poco consolatorio, è del tutto assente, come anche l’ingiusta persecuzione degli innocenti.</span><br /><span style="font-size:100%;">Sean Bean, redivivo John Ryder, ce la mette tutta ma, come sempre in questi casi, è una partita persa in partenza.</span><br /><span style="font-size:100%;">Visto che la trama è praticamente identica (salvo che stavolta a farne le spese è una coppia, con annesso cambio di testimone nel finale), tanto vale recuperare l’originale e magari cogliere l’occasione per riflettere su come oggi, tra omaggi e remake</span><span style="font-size:100%;">, più che altro ci si accontenta.</span><br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEf0oSIBC8I/AAAAAAAACvE/idJcQMiLJfw/s1600-h/the_hitcher_movie_image_sean_bean_s.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEf0oSIBC8I/AAAAAAAACvE/idJcQMiLJfw/s400/the_hitcher_movie_image_sean_bean_s.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208400466974673858" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-52029302285411327222008-05-31T14:26:00.002+02:002008-05-31T14:41:37.076+02:00Il Divo<span style="font-size:180%;">Il Divo</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Paolo Sorrentino)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG7yIBC2I/AAAAAAAACuU/GKgnGvZqSDk/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG7yIBC2I/AAAAAAAACuU/GKgnGvZqSDk/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206520637098625890" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’Andreotti di Sorrentino è un Divo di Orlokiana memoria, tormentato dal fantasma di Aldo Moro e dalle frequenti emicranie che – più di ogni senso di colpa – lo perseguitano dalla notte dei tempi.<br />Un essere eterno, immortale (come ci precisa l’inizio), talmente grottesco da risultare icona Pop di un’Italia immersa in quel periodo buio, dal quale è riuscita ad uscire a stento, trascinandosi dietro innumerevoli fantasmi.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG8SIBC3I/AAAAAAAACuc/4rRXKqci-wo/s1600-h/1212075283677_12.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG8SIBC3I/AAAAAAAACuc/4rRXKqci-wo/s400/1212075283677_12.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206520645688560498" border="0" /></a><br /></div>Sorrentino fonde la poetica di Petri alle estremizzazioni estetiche di Stone e Tarantino, creando un cinema che va oltre la denuncia, che vive di immagini, diapositive di quel pezzo di storia che va dalla P2 a Tangentopoli.<br />Immersi in quel feticismo per la rappresentazione, tipico del regista, si trovano molti ammiccamenti al cinema di genere.<br />Una DC che vede tra i sui esponenti un Paolo Cirino Pomicino d’antologia (Carlo Buccirosso) e che, con il suo incedere, scimmiotta i <span style="font-style: italic;">Reservoir Dogs</span> Tarantiniani.<br />Servillo, estrema maschera di un male che fonde preghiera e politica, si fa radere come l’Al Capone di De Palma, siede a tavolate che ricordano i banchetti di Buñuel e brinda con l’aspirina in onore di una nazione attanagliata da un costante dolore.<br />Cose che da troppo tempo latitavano sui nostri schermi e che dopo Cannes sembrano voler riaffermare la loro identità.<br />Applausi, e speriamo che questa non sia solo una seconda eccezione, ma l’ulteriore conferma di un nuovo inizio.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG8SIBC4I/AAAAAAAACuk/BinS-jsGODE/s1600-h/ildivo.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SEFG8SIBC4I/AAAAAAAACuk/BinS-jsGODE/s400/ildivo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206520645688560514" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-44007308708979827572008-05-29T11:41:00.002+02:002008-05-29T11:45:42.581+02:00Slipstream<span style="font-size:180%;">Slipstream – Nella mente oscura di H.</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Anthony Hopkins)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD56wyIBC0I/AAAAAAAACuE/2SACtQJcv38/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD56wyIBC0I/AAAAAAAACuE/2SACtQJcv38/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205733197794577218" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Quel sottotitolo dal retrogusto Kafkiano, aggiunto per la versione Italiana, è alquanto categorico.<br />Una volta visto il film infatti non ci sono dubbi sul fatto che l’H in questione stia proprio per Hopkins e che quella mente oscura sia proprio la sua.<br /><span style="font-style: italic;">Slipstream</span>, terza regia dell’ex Hannibal Lecter (qui anche sceneggiatore e autore delle musiche) è una di quelle pellicole capaci di risultare interessanti per i primi venti minuti, con quel suo campionario di incongruenza registiche, stilistiche e formali, amplificate in modo tale da farle diventare maniera, ma in un ora e mezza riesce soltanto a mettere a dura prova la pazienza dello spettatore, sballottato senza criterio all’interno di un mondo che sembra attingere a più mani da tutta una filmografia di genere.<br />Si va da Lynch a Stone, passando per Gilliam. Il tutto affidato alle sapienti doti di un cast che può vantare, oltre allo stesso regista, nomi del calibro di John Turturro o Christian Slater.<br />Ma tutto si riduce ad uno sfoggio di tecnica che, sebbene interessante, lascia il tempo che trova, risultando però coerente con la trama in questione, che non racconta altro se non la storia di un brutto film.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD56xSIBC1I/AAAAAAAACuM/uGTwlypb48U/s1600-h/slips.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD56xSIBC1I/AAAAAAAACuM/uGTwlypb48U/s400/slips.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205733206384511826" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-41704622831916248972008-05-28T11:15:00.002+02:002008-05-28T11:21:55.172+02:00Alla scoperta di Charlie<span style="font-size:180%;">Alla scoperta di Charlie</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Mike Cahill)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD0jDlC53-I/AAAAAAAACt0/6Ywuub2aqb8/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD0jDlC53-I/AAAAAAAACt0/6Ywuub2aqb8/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205355288701034466" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Lo sappiamo benissimo che certe volte alcuni film sembrano piacere solo a noi.<br />Non possiamo farci niente.<br />Compito nostro è dire sempre il vero, a voi tocca giudicare come meglio credete le nostre parole.<br /><span style="font-style: italic;">Alla scoperta di Charlie</span> ci ha piacevolmente stupito.<br />Non perché sia un film perfetto anzi, come (quasi) tutti gli esordi dimostra incertezza e approssimazione.<br />Ma possiede quella leggerezza tipica delle atmosfere sognanti, capaci di far passare in secondo piano ogni difetto e di regalare quel sorriso che, oggi come oggi, non può certo far male.<br />Tempo fa, a proposito di un altro film, <a href="http://cinedelia.blogspot.com/2008/04/10-cose-di-noi.html"><span style="font-style: italic;">10 cose di noi</span></a>, qualcuno tirò in ballo quella tecnica tipica della improvvisazioni Jazz per descriverne la struttura.<br />Non eravamo d’accordo allora e non lo siamo neanche adesso, ma da un certo punto di vista anche il film di Cahill sembra possedere la carica di una Jam Session, presentando sbavature ed evoluzioni che, bene o male, riescono a farsi voler bene.<br />Quindi ben vengano ipotetici tesori sepolti, automobili comprate su eBay, figlie emancipate e genitori sopra le righe.<br />Un Michael Douglas così convincente (e gigione) non lo vedevamo da secoli.<br />Il suo Charlie non è altro che l’ennesimo folle illuminato, di quelli che un tempo ci venivano presentati all’interno di istituti di igiene mentale e che Milos Forman ha saputo incorniciare meglio di chiunque altro.<br />Chissà se veramente, come han già detto altrove, quello sguardo così dolce non rappresenti in realtà l’estrema rivelazione di un ex Gordon Gekko, alla scoperta di un innocuo sogno Americano.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD0jD1C53_I/AAAAAAAACt8/ItNODCNxp8M/s1600-h/706041940171292.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SD0jD1C53_I/AAAAAAAACt8/ItNODCNxp8M/s400/706041940171292.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205355292996001778" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-84592621644187013372008-05-27T11:15:00.005+02:002008-05-27T12:11:13.824+02:00Forse vi ricorderete di me per film come...<div style="text-align: center;"><div style="text-align: left;">Che dire.<br />Neanche lo sapevamo che <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=1410">fosse malato</a>...</div><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDvRo1C539I/AAAAAAAACts/5PYILS5fCLc/s1600-h/SydneyPollack3.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDvRo1C539I/AAAAAAAACts/5PYILS5fCLc/s400/SydneyPollack3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204984293720973266" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-1458560705859857362008-05-25T16:12:00.003+02:002008-05-26T00:27:15.793+02:00Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo<span style="font-size:180%;">Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Steven Spielberg)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0vlC536I/AAAAAAAACtU/9f-sMEGapnM/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0vlC536I/AAAAAAAACtU/9f-sMEGapnM/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204319205150285730" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’ansia era molta, come sempre in questi casi.<br />C’era il rischio di sciupare una delle cose più importanti (non solo) per i cinefili.<br />La figura di un eroe, poco importa se di celluloide.<br />Ma possiamo ritenerci più che soddisfatti.<br />Il quarto capitolo delle avventure del Professor Jones è un film dedicato a tutti i fan del cinema, soprattutto di quella saga che è riuscita a segnare un periodo, plasmando l’immaginario e imponendo nuovo canoni di un genere.<br />Cosa che da un certo punto di vista potrebbe far storcere il naso a più persone.<br />Questo perché quella di Spielberg non è una pellicola priva di difetti e presenta forzature che difficilmente potranno essere digerite da tutti.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0wVC537I/AAAAAAAACtc/mTK50i8V3H4/s1600-h/20080526ho_blanchettfordindianajones7_500.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0wVC537I/AAAAAAAACtc/mTK50i8V3H4/s400/20080526ho_blanchettfordindianajones7_500.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204319218035187634" border="0" /></a><br /></div>A cominciare dall’ incipit, avvolto in una luce innaturale che riesce a trasfigurare ogni contorno, quasi a voler ricordare il cinema di animazione, con tutte le sue esagerazioni.<br />O quell’improbabile fuga tra le liane presente nella seconda metà del film.<br />Se poi dobbiamo dirla tutta, anche noi abbiamo mandato giù a fatica la troppa grafica digitale, simbolo di un cinema moderno, ma anche spartiacque tra questa modernità e una concezione di fare film - purtroppo superata - tipica del periodo ‘80/’90.<br />Ma messa da parte ogni malinconia, anche l’evidente presenza dei segni del tempo sul volto di Harrison Ford si accetta di buon grado.<br />Tra autocitazioni ed ammiccamenti al passato, ha contribuito a dar vita ad un’operazione nostalgica quanto mai convincente (soprattutto in questo periodo di continua mania revival), proponendoci un personaggio equilibratamente sospeso tra il ricordo e l’inevitabile peso di diciannove anni d’attesa.<br />Per quanto riguarda Spielberg, questa non è altro che l’ennesima conferma di quanto il suo cinema, tacciato più volte di essere commerciale, sia in realtà intriso di quell’autorialità che solo poche persone possono permettersi.<br />Un maestria che traspare nell’incredibile duello motorizzato, ambientato nella giungla. Orchestrato in una maniera tale da rasentare la perfezione, pur mantenendo quegli schemi tipici dei grandi giochi di fantasia che, tra piramidi Maya e astronavi spaziali, sembrano muovere l’intera vicenda.<br />I comprimari sono più che azzeccati.<br />Shia LaBeouf, redivivo Marlon Brando, continua ad accattivarsi le nostre simpatie, riproponendo quello scontro generazionale toccato in precedenza alla coppia Connery – Ford.<br />Un passato più volte riportato alla memoria anche tramite i doverosi omaggi al compianto Denholm Elliott, alias Marcus Brody.<br />Alla bellissima Cate Blanchett si può solo rimproverare l’orrendo doppiaggio filosovietico e la ricomparsa di Karen Allen non può che fare infinito piacere.<br />Un piacere che diventa gioia sul finale, allusivo e categorico al tempo stesso.<br />Spielberg e Lucas infatti non lasciano spazio a dubbi:<br />Di Indiana Jones ne esiste solo uno.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0wlC538I/AAAAAAAACtk/rEqPkQ8o82M/s1600-h/indiana-jones-and-the-kingdom-of-the-crystal-skull-0.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDl0wlC538I/AAAAAAAACtk/rEqPkQ8o82M/s400/indiana-jones-and-the-kingdom-of-the-crystal-skull-0.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204319222330154946" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-86953363683305639882008-05-23T19:19:00.010+02:002008-05-23T19:41:55.491+02:00Oltre il 2000!!!<div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDcB1FC535I/AAAAAAAACtM/UmpmkDnMuDk/s1600-h/cine.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDcB1FC535I/AAAAAAAACtM/UmpmkDnMuDk/s200/cine.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203629905848950674" border="0" /></a><br /></div><div style="text-align: justify;">Che dire.<br />Uno era decisamente poco, due forse sono troppi!<br />Ma che ci volete fare.<br />Qui a Cinedelia si pensa solo ed esclusivamente a voi, cinefili affamati in cerca di nuove e continue emozioni.<br />Perciò non indugiate.<br /><a href="http://cinetabloid.splinder.com/">Qui</a> lo scabroso, <a href="http://cinetabloid.splinder.com/">qui</a> il proibito, <a href="http://cinetabloid.splinder.com/">qui</a> il gossip!<br />Qualcuno l'aveva già capito.<br />E' nato <a href="http://cinetabloid.splinder.com/">Cinedelia 3000</a>!!!<br />E siamo tutti più contenti.<br /><div style="text-align: left;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDcAZFC533I/AAAAAAAACs8/Gjn8jBmmp8Q/s1600-h/fonzie.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDcAZFC533I/AAAAAAAACs8/Gjn8jBmmp8Q/s200/fonzie.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203628325300985714" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-27979212090521412142008-05-23T10:24:00.004+02:002008-05-27T12:12:01.084+02:00Gomorra<span style="font-size:180%;">Gomorra </span><span style="font-size:85%;">(2008, regia Matteo Garrone)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDZ_kVC53yI/AAAAAAAACsU/3BZPlsRbJl8/s1600-h/locandina3.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDZ_kVC53yI/AAAAAAAACsU/3BZPlsRbJl8/s400/locandina3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203486681574530850" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Cercheremo di non spendere troppe parole sul film di Garrone.<br />Non perché non ci sia piaciuto, ma perché abbiamo la sgradevole sensazione che ogni cosa detta sarebbe solo l’ennesima ripetizione di concetti ormai triti e ritriti.<br />Ci teniamo solo a sottolineare due cose per noi importantissime, attorno alle quali ruota l’intera vicenda (non solo cinematografica).<br />La prima è riscontrabile in un ambiente, quelle mura fatiscenti dove due ragazzi giocano a impersonare il Tony Montana di turno.<br />Quella villa esiste.<br />Era la residenza del Boss Walter Schiavone.<br />Leggenda vuole che quest’uomo, fratello di Francesco Schiavone, detto Sandokan, avesse consegnato al suo architetto una videocassetta del famoso film di Brian De Palma <span style="font-style: italic;">Scarface</span>, chiedendogli di ricreare ciò che vedeva.<br />Ecco, durante la visione non abbiamo fatto altro che pensare ad un articolo, letto un po’ di tempo fa chissà dove.<br />Si discuteva su come in realtà non sia mai stato il cinema ad ispirarsi alla criminalità, ma il contrario.<br />E’ il mondo della Camorra che vive di una memoria televisiva, cinematografica. Plasma la sua figura su di un’iconografia entrata ormai nell’immaginario comune.<br />Questo porta direttamente alla seconda immagine cui volevamo riferirci, presente nei primi minuti di proiezione e accompagnata da quella musica neomelodica, mai stata così inquietante.<br />Si tratta di un corpo immobile, senza vita, intento a prendere il suo ultimo bagno di sole.<br />Un’inquadratura pensata non per porre l’attenzione sul cadavere in questione, ma sulle sue mani curate e fresche di manicure.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Gomorra </span>è un film capace di provocare nello spettatore una sorta di nichilismo, una sensazione di impotenza che rimane appiccicata addosso.<br />Difficilmente la coralità di questo nuovo realismo riuscirà a cambiare le cose, ma una cosa è certa e l’ha già detta Aldo Fittante:<br /><br />“<span style="font-style: italic;">Non si potrà più girare in Italia un film sulla mafia, sulla camorra o sull’ndrangheta senza ripartire da qui</span>”.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDZ_klC53zI/AAAAAAAACsc/bOPLJ3F8vJM/s1600-h/gomorra%281%29.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDZ_klC53zI/AAAAAAAACsc/bOPLJ3F8vJM/s400/gomorra%281%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203486685869498162" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-21190992647966285352008-05-22T09:09:00.003+02:002008-05-23T01:49:24.020+02:00Diary of the dead<span style="font-size:180%;">Diary of the dead</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia George A. Romero)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDUcrVC53wI/AAAAAAAACsE/QLq-97vAWS4/s1600-h/DiaryOfTheDeadPoster.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDUcrVC53wI/AAAAAAAACsE/QLq-97vAWS4/s400/DiaryOfTheDeadPoster.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203096475205754626" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Si dice che tre sia il numero perfetto.<br />Dal canto suo George Romero ha contribuito ad affermare questo assunto, regalandoci una trilogia, quella sui morti viventi, entrata di diritto nell’olimpo dell’horror.<br />Certo, nel 2005 è anche riuscito a dimostrarci che non esistono leggi universali, sfornando un quarto capitolo non richiesto, ma capace comunque di ricreare il giusto dosaggio tra orrore e provocazione sociale tipico dei tre film precedenti, giungendo ad una conclusione inquietante che, sulla scia di Richard Matheson, proponeva un possibile ribaltamento dei ruoli.<br />Giunto al numero cinque il regista ha preferito (giustamente) non sciupare la perfezione, proponendoci quello da lui definito come “un nuovo inizio per i morti” e, adattandosi ai tempi, ricorrendo a quell’impianto narrativo pseudo amatoriale che ultimamente sembra andare per la maggiore.<br />Un nuovo compleanno per gli Zombi che delude in parte le aspettative, rivelando una fiacchezza di idee che sinceramente non ci aspettavamo.<br />Sarà anche dovuto al fatto che l’attenzione l’hanno già occupata i vari <span style="font-style: italic;">Cloverfield</span> e <span style="font-style: italic;">Rec </span>(quest’ultimo molto più “Romeriano” del film in questione), provocando nello spettatore una sorta di saturazione nei confronti di tali argomenti, ma questo <span style="font-style: italic;">Diary of the dead</span> non sembra voler aggiungere niente di nuovo ad una serie che, durante la sua evoluzione, è riuscita sempre a rinnovarsi, proponendoci chiavi di lettura ogni volta diverse e attuali.<br />La critica ai New Media e ad una mania di protagonismo largamente diffusa, sottolineata da un continuo accennare al valore che solo le immagini possono avere all’interno della nostra società, risulta abbastanza fiacca, come anche l’immancabile frecciatina (fuori onda) nei confronti dell’esercito.<br />Ovviamente non mancano momenti interessanti o di pura tensione, come la già citata parentesi del pastore Amish, ma più che altro si tratta di isolati lampi di genio.<br />Memorie di un passato che forse non è più il caso di scomodare.<br />E se prima il sospetto di una manovra commerciale era solo un vago sentore, ora che abbiamo appreso della prossima realizzazione di un <span style="font-style: italic;">Diary of the dead 2</span>, l’odore è diventato insopportabile.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDUcrlC53xI/AAAAAAAACsM/TQrP57cyBl4/s1600-h/15dead-600.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDUcrlC53xI/AAAAAAAACsM/TQrP57cyBl4/s400/15dead-600.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203096479500721938" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-36466532346875218162008-05-19T11:30:00.002+02:002008-05-19T11:36:39.066+02:00Il mondo dei robot<span style="font-size:180%;">Il mondo dei robot</span> <span style="font-size:85%;">(1973, regia Michael Crinchton)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDFJDTPiTGI/AAAAAAAACr0/jz5AkYLQzuk/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDFJDTPiTGI/AAAAAAAACr0/jz5AkYLQzuk/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202019365643504738" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Recentemente, qui a Cinedelia, si è parlato di quella paura nei confronti del futuro che ha accumunato – in tutti i sui aspetti – una cinematografia di genere (e non solo), portandola alle estremizzazioni post apocalittiche di titoli come <span style="font-style: italic;">Mad Max</span> o <span style="font-style: italic;">Escape from NY</span> e che sembra non essersi ancora esaurita, alimentata dalle ansie post 11 Settembre.<br />Molte sono le pellicole debitrici nei confronti di <span style="font-style: italic;">WestWorld</span>, prima regia di Michael Crincton, autore di romanzi come Jurassic Park (di cui ha curato anche la sceneggiatura).<br /><span style="font-style: italic;">Terminator</span>, <span style="font-style: italic;">Robocop</span>, per citarne alcuni, giungendo alle esasperazioni trash di titoli come <span style="font-style: italic;">Classe 1999</span>.<br />Persino John Carpenter ha ammesso di essersi ispirato al cattivo Yul Brynner (versione cibernetica dei Magnifici sette), per le movenze del suo Michael Myers.<br />E’ infatti attraverso la sua trasfigurazione in <span style="font-style: italic;">Golem</span> del nuovo millennio, deciso a distruggere chi lo ha creato, che si nasconde un inquietante messaggio nei confronti di una razza, quella umana, in continua competizione con il suo stesso essere e talmente assuefatta al concetto di violenza, da doverlo esorcizzare virtualmente (per quanto possa bastare).<br />E’ per questo che, dentro la rivolta di Westlandia, è difficile trovare dei veri cattivi.<br />Di chi è veramente la colpa, dell’uomo creatore o del suo Frankenstein impazzito?<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDFJDTPiTHI/AAAAAAAACr8/BGs2ETJyiPY/s1600-h/Fm-Westworld.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SDFJDTPiTHI/AAAAAAAACr8/BGs2ETJyiPY/s400/Fm-Westworld.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202019365643504754" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-59840798089042649092008-05-15T14:58:00.004+02:002008-05-16T20:00:19.874+02:00Tron<span style="font-size:180%;">Tron </span><span style="font-size:85%;">(1982, regia Steven Lisberger)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCw23TPiTEI/AAAAAAAACrk/2QA9uSakYME/s1600-h/tron-poster.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCw23TPiTEI/AAAAAAAACrk/2QA9uSakYME/s400/tron-poster.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200591993392221250" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Tra i titoli di culto, capiscuola di una generazione di film giunti fino ai giorni nostri (e, a giudicare dai pochi fotogrammi visti, anche del recente <span style="font-style: italic;">Speed Racer</span>), <span style="font-style: italic;">Tron </span>è stato sicuramente uno dei più sottovalutati, perlomeno ai tempi della sua uscita.<br />Tre anni di lavorazione e l’aiuto del capiente portafogli di casa Disney, non diedero infatti i frutti sperati, trasformando un sicuro blockbuster in un modesto successo di pubblico, rivalutato (in parte) solo con il passare degli anni.<br />Certo, quella di Lisberger non è una pellicola priva di difetti e, più che ad una trama forte, sembra puntare alla magnificenza di una rappresentazione futuristica, studiata con sospetto.<br />Da questo punto di vista è facile vedere all’interno della storia un monito, nei confronti di una società in continua evoluzione.<br />Eppure, oltre a quella paura per il futuro, a quella predisposizione negativa nei confronti di una nascente “cyber era” - cosa che ha accumunato molti titoli del periodo - c’è qualcosa.<br />Sarà quell’ingenuo spirito animista che muove la vicenda e che ci spinge a pensare che, anche in questo momento, ci sono diverse forme di vita all’interno del nostro calcolatore, racchiuse tra le mura di città virtuali.<br />Oppure - e ne sono quasi certo - il merito è tutto di quegli effetti speciali così kitsch, frutto di un’arte povera, che allora si definiva “all’avanguardia” e che sembra donare ad ogni scena quella stravagante essenza, tipica della Pop Art.<br />Guardato oggi, infatti, <span style="font-style: italic;">Tron </span>ha il fascino di un’opera d’arte.<br />Una tale gioia per gli occhi, che lo si potrebbe benissimo vedere senza audio.<br />Per quanto ci riguarda lo apprezzeremmo ugualmente, se non di più.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCw23jPiTFI/AAAAAAAACrs/JEu5cqsSUvA/s1600-h/tron_medium.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCw23jPiTFI/AAAAAAAACrs/JEu5cqsSUvA/s400/tron_medium.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200591997687188562" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-36044209554818774822008-05-12T22:07:00.004+02:002008-05-13T11:04:53.968+02:00Saw IV<span style="font-size:180%;">Saw IV</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Darren Lynn Bousman)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCikiDPiS2I/AAAAAAAACps/XrH_wQq8Ly8/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCikiDPiS2I/AAAAAAAACps/XrH_wQq8Ly8/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5199586674692213602" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;"><a href="http://www.940.it/blog/commenti.asp?id_art=913">Qualcuno</a>, tempo fa, ha sottolineato come la saga di <span style="font-style: italic;">Saw </span>abbia rappresentato per l’horror una sorta di ritorno alle origini, a quel processo di mercificazione mediatica avvenuto tra gli anni ’80 e ’90, che ha visto la nascita e la consacrazione di icone come Freddy Krueger e Jason Voorhees.<br />Fermo restando che, da queste parti, le avventure del sanguinario Jigsaw non hanno mai riscosso tanto successo, non possiamo fare a meno di notare quanto questo discorso sia vero.<br />Certo, lo scetticismo rimane, legato al carisma che il personaggio in questione può avere rispetto ai suoi illustri predecessori. Ma, arrivati al quarto capitolo, poco importa.<br />Quello che importa infatti è l’estremizzazione di una perversa legge del contrappasso che, di volta in volta, è riuscita a farsi largo all’interno della storia, trasformando quella nata come un’idea “originale”, in uno spettacolo gore in continua ricerca di machiavelliche rappresentazioni.<br />Da questo punto di vista, la buona riuscita di un prodotto come <span style="font-style: italic;">Saw </span>è direttamente proporzionale al suo livello di terrore e cercare qualcosa di più sarebbe alquanto inutile.<br />Per questo non è sbagliato dire che il film di Bousman compie il suo dovere, a cominciare dal suo incipit, difficilmente sostenibile anche dagli stomaci più forti.<br />Giocando tra passato e presente questa nuova avventura del (defunto) assassino dai buoni principi, pone le basi per un’infinità di seguiti, adagiandosi su di una trama sottile come un foglio di carta velina, ma al tempo stesso funzionale.<br />Il resto è la consueta violenza cui il nome ci ha abituato, resa ancor più cupa da una fotografia livida e da una regia finalizzata ad un facile disagio emozionale.<br />In questo caso non è molto, ma è tutto quello che ci si aspetta.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCikijPiS3I/AAAAAAAACp0/cm1u5dacTcU/s1600-h/screen1.512.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCikijPiS3I/AAAAAAAACp0/cm1u5dacTcU/s400/screen1.512.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5199586683282148210" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-81729969630096449672008-05-10T14:37:00.003+02:002008-05-13T11:04:53.969+02:00Il treno per il Darjeeling<span style="font-size:180%;">Il treno per il Darjeeling</span> <span style="font-size:85%;">(2007, regia Wes Anderson)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCWXgmoBCXI/AAAAAAAACpc/wPDc0a-I-yw/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCWXgmoBCXI/AAAAAAAACpc/wPDc0a-I-yw/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198727931249101170" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Chissà cosa avrebbe pensato Andy Warhol di un regista come Wes Anderson, capace di colorare ogni sua opera di quella vacua essenza tipica della Pop Art, svuotando e caricando al tempo stesso ogni frame di significati nuovi, lontani da una comune idea di cinema sempre e per forza veicolo di chissà quali messaggi.<br /><span style="font-style: italic;">Il treno per il Darjeeling</span>, infatti, è un film che fondamentalmente non dice (e non vuole dire) niente, ma riesce a farlo così bene, finendo per caricarsi di un’infinità di significati indiretti e liberamente attribuibili da ognuno di noi.<br />Una festa di colori, cura del profilmico e della coreografia, dedicata a quel folclore urbano incorniciato e scolpito negli anni ’60 e capace di commuovere solo per la sua composizione, che riporta alla memoria nuovi e vecchi modi di rappresentare le immagini.<br />Tra i numerosi rallenti presenti lungo la narrazione, uno ci è rimasto particolarmente impresso. Quello del funerale del giovane ragazzo indiano.<br />La carrellata che accompagna il percorso dei tre fratelli, collocati nella seconda di tre file parallele all’inquadratura, sembra voler ricordare quell’approccio scenografico, ormai caduto in disuso, tanto caro a Georges Méliès e ampiamente omaggiato nelle precedenti <span style="font-style: italic;">avventure acquatiche di Steve Zissou</span>.<br />Sono queste le cose che ci fanno adorare Wes Anderson.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCWXhWoBCYI/AAAAAAAACpk/6qdVZqymOHA/s1600-h/darjeeling-600.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCWXhWoBCYI/AAAAAAAACpk/6qdVZqymOHA/s400/darjeeling-600.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198727944134003074" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-64299362950018816262008-05-08T19:48:00.004+02:002008-05-09T12:04:57.530+02:00Scuola di mostri<span style="font-size:180%;">Scuola di mostri</span> <span style="font-size:85%;">(1987, regia Fred Dekker)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCM9gnKUQhI/AAAAAAAACpM/A6VXhQTg614/s1600-h/monstersquadposter5oj.gif.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCM9gnKUQhI/AAAAAAAACpM/A6VXhQTg614/s400/monstersquadposter5oj.gif.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198066025393046034" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Lo sappiamo.<br />Ogni volta che qui, negli oscuri anfratti di Cinedelia, si riportano alla memoria titoli simili, non si fa altro che affossare quel poco di credibilità guadagnata.<br />Ma in fin dei conti questa è casa nostra e da queste parti un film, per essere ritenuto cult, non deve per forza essere un capolavoro, basta esserci particolarmente affezionati.<br />Dopotutto, come non si può voler bene ad un film cinefilo come <span style="font-style: italic;">Monster Squad</span> (il titolo italiano segue solo la moda di un periodo, all’interno del quale le scuole, non solo di polizia, andavano per la maggiore), capace di omaggiare un genere - tra i più graditi – in una maniera così candida e al tempo stesso così incredibilmente sentita?<br />I mostri Universal ci sono tutti, radunati per l’occasione e pronti a scatenare l’inferno in terra.<br />A combatterli un gruppo di giovincelli di “Donneriana” memoria, cresciuti a pane e Stephen King e, presa alla lettera la filosofia dello scrittore, decisi a vivere quella fase dell'esistenza dove l’irreale, più di ogni altra cosa, può essere l’unica certezza.<br />Il tutto per dar vita a quella che può essere definita come “un’ora di svago”, senza troppi intellettualismi, ma con tanta voglia di ricordare chi l’horror l’ha creato, finendo molto spesso per subirne le spese.<br />Poi, se lo chiedete a noi, due sono stati i grandi Frankenstein cinematografici.<br />Il primo, senza alcun dubbio, è figlio di Jack Pierce e ha i lineamenti di Boris Karloff.<br />Il secondo, meno conosciuto, è Tom Noonan.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCM9g3KUQiI/AAAAAAAACpU/FU4H-QuMoAc/s1600-h/monstersq4.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCM9g3KUQiI/AAAAAAAACpU/FU4H-QuMoAc/s400/monstersq4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198066029688013346" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-29575638555046499432008-05-06T10:41:00.003+02:002008-05-13T11:04:53.970+02:00Iron Man<span style="font-size:180%;">Iron Man</span> <span style="font-size:85%;">(2008, regia Jon Favreau)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCAaJ13VAZI/AAAAAAAACo8/ePn2TPmkeYQ/s1600-h/locandina.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCAaJ13VAZI/AAAAAAAACo8/ePn2TPmkeYQ/s400/locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197182726365839762" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Dato che il personaggio di Iron Man non ha mai riscosso molto successo da queste parti, abbiamo deciso di dare fiducia a Rober Downey Jr, alla sua splendida armatura e, principalmente, ai capelli rossi di Gwyneth Paltrow, scoprendo, con immenso piacere, che certe volte vale proprio la pena di rischiare.<br />Il film del semisconosciuto attore/regista Jon Favreau, infatti, compie il suo dovere in maniera eccellente, allontanandosi da ogni minimo concetto di autorialità, ma non per questo penalizzandone la regia e proponendoci una pellicola che, pur con i dovuti tagli di tempo (attribuibili al bisogno di concentrare la storia nelle due ore canoniche) e le inevitabili attualizzazioni, riesce a non discostarsi (troppo) dal suo corrispettivo cartaceo.<br />La storia, per chi non la conoscesse, è quella di Antony Stark, industriale e donnaiolo, che ha messo il suo genio al servizio della produzione di armamenti bellici.<br />Dopo essere stato catturato da un gruppo di estremisti, durante un viaggio in Medio Oriente, tornerà a casa cambiato dentro e fuori, pronto a vestire la corazza (aereodinamica) di super eroe contro il cattivone di turno (un pelato e barbuto Jeff Bridges), pur non rinunciando al suo ruolo di viveur.<br />Certo, c’è molta più storia che azione, come già era stato accennato dallo stesso Favreau, e l’intero film sembra voler fare da introduzione ad un imminente e sicuro <span style="font-style: italic;">Iron Man 2</span>, all’interno del quale lo spazio dedicato a combattimenti e affini sarà sicuramente maggiore (come sempre succede in questi casi).<br />Ma il profumo di inchiostro fresco sembra invadere ogni frame e, tra sottili citazioni (solo per amatori), armature lucenti e un pizzico di pubblicità (poco) occulta, ci si diverte.<br /><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCAaKF3VAaI/AAAAAAAACpE/jjkd1TErMsk/s1600-h/iron_man_movie_image_robert_downey_jr_as_tony_stark_s.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SCAaKF3VAaI/AAAAAAAACpE/jjkd1TErMsk/s400/iron_man_movie_image_robert_downey_jr_as_tony_stark_s.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197182730660807074" border="0" /></a><br /></div></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7368349578941441623.post-11553931515217356902008-05-02T09:48:00.004+02:002008-05-13T11:04:53.970+02:003ciento<span style="font-size:180%;">3ciento – Chi l’ha duro… la vince!</span><span style="font-size:85%;"> (2008, regia Jason Friedberg, Aaron Seltzer)<br /><br /></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SBrIO13VAXI/AAAAAAAACos/kOudjJX5Jkk/s1600-h/locandina1.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SBrIO13VAXI/AAAAAAAACos/kOudjJX5Jkk/s400/locandina1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195685277428154738" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’ultima fatica della (poco) premiata ditta Friedberg &amp; Seltzer, non cambia di una virgola la (poco) magica formula del precedente <a style="font-style: italic;" href="http://cinedelia.blogspot.com/2007/05/epic-movie.html">Epic Movie</a>.<br />Un tema portante (stavolta tocca agli Spartani) e tanti piccoli riferimenti al recente panorama cinematografico e televisivo (Americano), il tutto incollato alla meno peggio, tanto per rientrare nella categoria dei lungometraggi (poco più di un’ora).<br />Tra <span style="font-style: italic;">Ghost Rider</span> e Paris Hilton, battute omosex di una faciloneria indicibile e un pizzico di Gloria Gaynor, a malapena si strappa un sorriso e si continua a rimpiangere la commedia demenziale di una volta, le sue pallottole spuntate e i suoi pazzi aerei, qui sostituiti da vagonate della più becera volgarità.<br />Kevin Sorbo, per chi se lo ricorda, raccatta gli ultimi spiccioli come meglio può.<br />Il resto è routine che, almeno, non delude le aspettative (nel senso che non ci si aspettava di più).<br />Poi, è ovvio, pensare che ci siano volute due teste per partorire un simile capolavoro, mette i brividi, quasi quanto il sottile doppio senso del sottotitolo italiano.<br />Intanto si accettano scommesse su quali film verranno presi di mira l’anno prossimo.<br /></div><div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SBrIPV3VAYI/AAAAAAAACo0/4OSQULwL_rI/s1600-h/meet-the-spartans-1.jpg"><img style="cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_152Bl57RX_Q/SBrIPV3VAYI/AAAAAAAACo0/4OSQULwL_rI/s400/meet-the-spartans-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195685286018089346" border="0" /></a><br /></div>filippohttp://www.blogger.com/profile/15013121611851122237noreply@blogger.com