tag:blogger.com,1999:blog-72302869946818433452008-06-25T01:21:09.091-07:00vittimeuranio.comadminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comBlogger153125tag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-80120972817566632742008-06-23T03:38:00.000-07:002008-06-23T03:40:29.414-07:00URANIO: LACCETTI (CRI), LA RUSSA SI OCCUPI DEI MILITARI MALATIEmerico Maria Laccetti, ufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa italiana, chiede al ministro della Difesa Ignazio La Russa, in un'intervista al Tg7 di 7 Gold, di occuparsi dei militari colpiti dall'uranio impoverito nel corso delle missioni nei Balcani e che ancora oggi lottano contro il cancro. 'Io credo -sottolinea- che al di la' delle responsabilita' servano provvedimenti per aiutare queste persone che vivono in gravi condizioni. Non parlo di me che grazie a Dio ho ripreso servizio (e insieme a me anche qualche altro collega) ma c'e' gente che sta veramente male, che sta soffrendo e che vive di stenti'.<br /><br /> 'Persone e famiglie che oltre alla durezza della malattia per potere andare avanti devono fare le cose piu' umili. Penso anche -prosegue Laccetti- alle vedove che devono farcela con una pensione misera. Credo che il nuovo Ministro della Difesa debba prendere il coraggio a due mani, affrontare seriamente questa problematica al di la' delle responsabilita', che verranno accertate se sara' il caso di ricercarle'.<br /><br /> L'ufficiale, protagonista di importanti missioni umanitarie alla guida dei reparti della Croce Rossa, ha raccontato recentemente nel libro 'Due Guerre' edito da Memori la propria lotta contro il cancro da uranio impoverito. Laccetti si ammalo' al ritorno dalla missione nei Balcani nel 1999.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-13128804873860109092008-06-20T01:16:00.001-07:002008-06-20T01:17:12.507-07:00IRAQ: ALLARME PER AUMENTO TUMORI SENO TRA RAGAZZE BASSORA<span style="font-family: verdana;font-family:";font-size:100%;" >Un allarme per un aumento dei casi di cancro al seno tra le adolescenti e le giovani donne di Bassora e' stato lanciato da una specialista dell'Ospedale di maternita' e infanzia, la dottoressa Jinan al Sabbagh, che ha chiesto indagini alle autorita' per accertare se sia collegato all'esposizione alle munizioni con <b>uranio</b> <b>impoverito</b> usate nelle guerre degli anni scorsi nell'area.<br /><br />C'e' stato un improvviso incremento senza precedenti nei tumori al seno tra le donne giovani e di mezza eta', ha affermato la dottoressa Sabbagh, che ha sovvertito i dati del passato, quando venivano trattate quasi esclusivamente donne di eta' avanzata (55-80 anni), colpite dalla malattia a causa dei processi di invecchiamento dell'organismo, sia a Bassora che nel resto dell'Iraq. 'Di recente si sono avuti casi in donne di meno di 20 anni - ha riferito la specialista - spesso non sposate'.<br /><br />Dal 2003 il numero di donne affette da cancro e' salito costantemente. Nel 2007 sono stati registrati 262 casi, 14 dei quali per ragazze al di sotto dei 14 anni. Una squadra di specialisti ha lavorato negli ultimi tre anni sull'argomento e adesso sta raccogliendo dati nell'intera regione di Bassora per individuare le cause dell'improvviso incremento del numero di tumori.</span>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-79844911383234136752008-06-12T03:48:00.001-07:002008-06-12T03:52:50.059-07:00NUOVO POSSIBILE CASO DI MILITARE CONTAMINATO<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_Ke_Xx2W3_Ac/SFD_hUrUkLI/AAAAAAAAAQU/E0Pog09moL0/s1600-h/uranio_bosnia.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_Ke_Xx2W3_Ac/SFD_hUrUkLI/AAAAAAAAAQU/E0Pog09moL0/s200/uranio_bosnia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210945716818841778" border="0" /></a><span style="font-family:Arial;">Si chiama G. F. ed è un sottufficiale della Marina Militare in servizio da 19 anni in Italia e all’Estero, l’ultimo caso di possibile contaminazione da uranio impoverito. <o:p></o:p></span> <p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Al <span style=""> </span>militare<span style=""> </span>quest'inverno, dopo aver fatto una tiroidectomia totale, <span style=""> </span>hanno diagnosticato un linfoma di hodgkin a prevalenza linfocitaria. Adesso ha finito il secondo ciclo di chemioterapia ed attende l'esito della Pet per vedere se la terapia fà effetto.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><o:p></o:p>L’uomo <span style=""> </span>ha partecipato in passato a diverse operazioni nei Balcani dove può essere entrato in contatto con la sostanza in questione, ma sospetta anche che i “cocktail di vaccini”, fatti nelle varie missioni, abbiano indebolito il suo sistema immunitario. Adesso, a metà del suo decorso, in attesa di intraprendere le pratiche per il riconoscimento della causa di servizio, spera solo di poter guarire presto.<o:p></o:p></span></p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-66320492919515940052008-05-30T09:59:00.000-07:002008-05-30T10:00:14.494-07:00SINDROME BALCANI; UIL PUGLIA, NO AD ARCHIVIAZIONE INCHIESTA BARIE' 'fortemente criticabile' l'atto suppletivo d'indagine svolto dalla procura di Bari, a seguito del quale, la pubblica accusa ha nuovamente chiesto al gip di archiviare l'inchiesta su militari italiani in missione in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani (1993-1999), e che si sono ammalati e, in alcuni casi, morti dopo essere stati esposti alle radiazioni dell'uranio impoverito.<br /><br />Lo sostengono la Uil Puglia e la Ital Uil opponendosi all'archiviazione. I sindacati criticano la 'richiesta di chiarimenti' che la procura ha ottenuto dal ministero della Difesa sulle misure di prevenzione che furono adottate per proteggere i militari italiani dalle radiazioni. Secondo i sindacati, chiedere l'archiviazione in base alla risposta fornita della Difesa e' come accogliere tesi che 'sarebbero facilmente respinte in qualunque altro procedimento relativo ad infortuni sul lavoro'.<br /><br /> Per questo la Uil e la Ital Uil chiedono al gip di respingere la richiesta di archiviazione e di ordinare al pm Ciro Angelillis di indagare i ministri della Difesa e i capi di stato maggiore della Difesa italiani in carica dal 1993 al 2001 per colpa nella morte dei militari Andrea Antonaci, Corrado Di Giacobbe e Alberto Di Raimondo.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-16744126578213617892008-05-29T10:04:00.000-07:002008-05-29T10:05:20.640-07:00ALTRI TRE CASI DI AMMALATI IN SARDEGNA. RICOSTITUIRE AL PIU’ PRESTO LA COMMISSIONE D'INCHIESTA<p class="MsoNormal">Altri tre casi di malati in Sardegna. Tre carabinieri, due in provincia di Sassari e uno in provincia di Nuoro. Ovviamente per motivi di privacy non si fanno i nomi che comunque si inviano in busta chiusa al Presidente del Consiglio affinchè possano essere svolte le azioni di verifica conseguenti. E’ motivo di preoccupazione che tutti i casi di cui si è venuti a conoscenza<span style=""> </span>sono dovuti a un passa parola, mentre ovviamente la grande maggioranza di questi casi (almeno per quanto riguarda i militari) deve risultare ai Comandi militari (malati messi nella “forza assente”) alle infermerie e ospedali militari ai quali sono ricorsi per assistenza medica.<br /></p><p class="MsoNormal">Una cappa di segreto copre l’intera vicenda. Ne deriva una enorme incertezza circa la entità dei malati. Infatti, in pochi anni si è passati dai 28 casi della Commissione Mandelli, a circa 2.000, trascurando peraltro i casi verificatisi nella Guerra del Golfo (1991), in Somalia (1993), nei poligoni e depositi in Italia. In simili condizioni qualsiasi valutazione statistica è priva di significato. E’ da segnalare che nella scorsa legislatura, <st1:personname productid="la Commissione" st="on">la Commissione</st1:PersonName> di Inchiesta del Senato ha chiesto alla Polizia Giudiziaria di indagare sui casi che risultano nei Distretti, una operazione comunque che richiede tempi lunghi, ma di cui, ad oggi, non sono stati resi noti neppure i risultati parziali.<br /></p><p class="MsoNormal">E’ perciò necessario che al più presto venga ripresa questa verifica ricostituendo <st1:personname productid="la Commissione Parlamentare" st="on">la Commissione Parlamentare</st1:PersonName>, possibilmente in forma bi-laterale. Da notare in particolare che nulla è stato fatto finora per quanto riguarda i casi di malattia e morte di <b style="">civili</b>, quasi che la questione dell’uranio riguardi solo i <b style="">militari</b>, mentre all’opposto, riguarda principalmente i civili che hanno subito un impatto di gran lunga maggiore.</p> <p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p> <p class="MsoNormal"><span style=""> <span style="font-weight: bold;"> </span></span><span style="font-weight: bold;">Falco Accame</span></p> <p class="MsoNormal"><span style=""> </span><span style=""> </span>Presidente ANAVAFAF</p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-36944526039384909132008-05-24T07:53:00.000-07:002008-05-26T02:22:08.495-07:00Nuovo caso di possibile contaminazione a Napoli<div align="left"><span><span style="font-size:100%;">E' un civile, assistente tecnico di 55 anni, operante nel "Polo di mantenimento pesante sud" di Nola, un' area industriale del Ministero della Difesa, in provincia di Napoli, l'ultimo caso di possibile contaminazione a causa dell'uranio impoverito.<br /></span></span></div> <div align="left"><span><span style="font-size:100%;"><br /></span><span style="font-size:100%;">L'uomo combatte contro la "Malattia di Basedow", una forma di ipertiroidismo, diagnosticata in seguito a tre missioni in Bosnia e Kosovo, dal 1999 al 2001. In questi teatri, l'uomo che è di Scisciano, in provincia di Napoli, ha operato in qualità di collaudatore di mezzi corazzati ed è ora in attesa del riconoscimento della causa di servizio per la malattia contratta.<br /><br /></span></span></div> <div align="left"><span> </span></div> <div align="left"><span><span style="font-size:100%;">Ma non solo, nello stabilimento dove tuttora l'uomo lavora vengono riparati veicoli corazzati provenienti dai diversi teatri di guerra, e alcune segnalazioni ci dicono che le polveri contenute nei filtridei motori e dei sistemi NBC (Nucleari, Batteriologici,Chimici) non vengono trattate e sono quindi a contatto con i lavoratori. Nelle stesse condizioni dell'uomo ci sono infatti altre persone. (<span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Francesco Palese</span>)<br /><br /></span></span></div>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-31284751989238745282008-05-16T07:30:00.000-07:002008-05-17T07:39:25.148-07:00URANIO: 200.000 EURO DI SPECIALE ELARGIZIONE AI PARENTI DELLE VITTIMEFinalmente dopo anni di proteste un implicito riconoscimento per la mancata protezione dei nostri militari che per lunghi anni hanno sono stati impiegati all’estero e in Italia senza misure di protezione. La speciale elargizione è stata concepita già nel 1977 (Proposta di Legge 11 febbraio 77) allora fissata in 50 milioni di vecchie lire (attualmente 25.000) e in seguito sancita con la Legge 308/81. Ma mai adeguata in relazione al deprezzamento della moneta.<br /><br />Solo nel caso delle vittime di Nassiriya colpite dalla esplosione di una autobomba, la speciale elargizione è stata portata con una speciale “leggina” a 200.000 euro. Ora finalmente la speciale elargizione viene portata per tutte le vittime del dovere a 200.000 euro, ad esempio nei casi della morte di Valery Melis e Fabio Porru, in Sardegna, era stato applicato, anziché la Legge 308/81, il Decreto Presidenziale 243/2007 per cui ai genitori di detti militari era stata concessa una pensione di 258 euro al mese (che aveva destato un forte risentimento).<br /><br />Ora si tratta di conoscere gli elenchi delle vittime. Su tali elenchi regna però la massima incertezza. L’Anavafaf in un elenco di vittime, a partire dalla guerra del Golfo del 91, poi della Somalia, poi della Bosnia/Kossovo, dei poligoni e depositi, ha enumerato 50 casi di decesso e ha reso noti i nomi su Internet. Ma la cifra è certamente inferiore alla realtà. Recentemente il Ministro della Difesa ha parlato di 77 casi di morte ma secondo altre fonti sarebbero all’incirca 150, mentre il numero dei malati oscilla tra alcune centinaia e circa 2000.<br /><br />Da tener presente però che la speciale elargizione prevista dalla Legge 308/81 deve valere per tutte le vittime del dovere, vuoi coloro che hann subito una contaminazione da uranio impoverito vuoi coloro che sono stati colpiti da un’autobomba, vuoi coloro che hanno subito uno scontro a fuoco con la criminalità vuoi coloro che sono stati vittime di un ribaltamento di un mezzo blindato o di un carro armato. Guai se introduciamo singole categorie più o meno privilegiate e vittime del dovere di serie A, B, C, o Z.<br /><br /><div align="center"><strong></strong></div><div align="center"><strong><span style="font-size:130%;">Assistenza legale vittime<br /></span></strong></div><div align="center"><strong><span style="font-size:130%;"><span style="color:#ff0000;">STUDIO LEGALE</span> </span></strong></div><div align="center"><strong><span style="font-size:130%;">Bruno Ciarmoli</span></strong></div><div align="center"><strong><span style="font-size:130%;">Per informazioni: </span></strong></div><div align="center"><strong><span style="font-size:130%;">080/52.47.542</span></strong></div>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-14328937567296644222008-05-16T05:44:00.000-07:002008-05-16T07:45:03.584-07:00FORSE AL PM DI BARI NON E’ STATO DETTO TUTTOChe non si possa provare per i tumori il nesso di CERTEZZA tra uranio e tumori, è cosa risaputa da sempre, ma è altrettanto noto, almeno da quando sono morti entrambi i coniugi Curie, che non si può escludere il nesso tra uranio e tumori. E se non lo si può escludere deve essere applicato il principio di precauzione.<br /><br /> Circa i pericoli dell’uranio impoverito e le norme da adottare, anche nel maneggio a freddo (come è stato il caso delle bombe gettate in Adriatico), ce lo ha comunicato la NATO fin dal 1984. Che il pericolo ci sia ce lo hanno confermato, subito dopo la Guerra del Golfo, i casi di tumore e malformazione alla nascita verificatisi tra i reduci USA della Guerra del Golfo, Ce lo ha ricordato anche un filmato del 1995 girato dal regista D’Onofrio tra i reduci degli Stati Uniti, un film presentato anche alla Mostra di Venezia e quindi ben noto.<br /><br /> Il fatto che la prima “direttiva tecnico-operativa” del Ministero risalga al 1999 non può certo costituire una giustificazione per la ritardata emanazione di norme, è anzi un fatto assai grave in quanto questa direttiva viene sei anni dopo da quando, icto oculi, il nostro personale in Somalia ha visto i militari USA, con cui cooperavano (dalla data del 14 ottobre 1993), operare con tuta, guanti, maschere, anche con 40°C all’ombra, mentre i nostri operavano in calzoncini corti e canottiera.<br /><br /> E’ sperabile che il PM abbia indagato sul perchè queste disposizioni siano state emanate con sei anni di ritardo rispetto a quanto avevano fatto gli USA. Ma anche con ritardo rispetto alle stesse norme emanate dalla KFOR, la Forza Multilaterale nei Balcani il 22 novembre 1999.<br /><br /> Infatti la KFOR il 22 novembre 1999 aveva emanato le norme di protezione a firma del Col. Osvaldo Bizzari. Nelle norme si precisava che l’uranio può produrre tumori e malformazioni alla nascita. Assai preoccupante il fatto che i comandanti in Somalia non abbiano ricevuto spiegazioni dal Comando USA e così non abbiano saputo nulla neppure i Servizi di Informazione massicciamente impiegati in Somalia. Tra l’altro, dei Servizi di Informazione fanno parte i SIOS (Servizio Informazioni, Operazioni e Situazioni) di Forza Armata, che hanno come compito prioritario quello di raccogliere informazioni sulle armi impiegate.<br /><br /> A parte la normativa del 1984, era in vigore la normativa italiana per la radioprotezione del 1995, la legge 230 di cui occorreva tenere il debito conto. Inoltre esisteva la normativa NATO del 1996 per le basse radiazioni (e quelle dell’uranio sono, appunto, basse radiazioni!). Inoltre, nel 1995 si era tenuta a Bagnoli (Napoli) presso il Comando del Sud Mediterraneo, una conferenza riportata da tutta la stampa italiana, in cui venivano illustrati i bombardamenti effettuati nei Balcani con aerei A10 capaci di impiegare proiettili all’uranio impoverito. E’ semplicemente incomprensibile, quindi, come solo nel 1999 possano essere state emanate direttive in merito all’uranio impoverito.<br /> Sul fatto che si doveva applicare il principio di precauzione, si è espressa, in modo inequivocabile, la Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito del Senato, a firma della Sen. Lidia Menapace, nella relazione finale della Commissione stessa (reperibile su Internet).<br /><br /> Una grave inesattezza sembra, inoltre, almeno dagli atti che si conoscono, sia stata comunicata al PM con l’affermazione he i nostri Reparti NBC hanno effettuato ogni sorta di verifica in Bosnia e Kossovo sulla presenza di uranio impoverito e con la partecipazione del CISAM, impiegando tra l’altro, sofisticatissime metodiche di laboratorio e concludendo che non vi erano rischi.<br /><br /> Peccato che, probabilmente, non hanno tenuto conto di quanto ha riferito il rappresentante stesso del CISAM, Dott. Di Benedetti, nella sua audizione presso la Commissione di Inchiesta del Senato (reperibile su Internet). Infatti, il Dott. Di Benedetti, si è scusato con la Commissione per il fatto che per vari motivi interni, non fu rilevata la presenza di armi all’uranio impoverito nei Balcani e ciò nonostante che fossero stati, in quell’area, lanciati oltre 40.000 proiettili (10.000 in Bosnia e 30.000 in Kossovo) secondo la NATO (ma forse anche molti di più nella realtà) e non prendendo in considerazione i missili da crociera che contengono barre da uranio impoverito da 300 Kg. (i proiettili contengono solo qualche decina di grammi di uranio impoverito). Il Dott. Di Benedetti precisò che, purtroppo, lo strumento di misura utilizzato, RA141-B, poteva esplorare fasce praticamente inesistenti (di larghezza 10 cm).Questa fu certamente una delle ragioni per cui la Difesa ritenne, erratamente, che i nostri militari non correvano alcun rischio da uranio impoverito nei Balcani.<br /><br /> Così è accaduto, come hanno raccontato vari reduci, che, mentre i militari USA nei Balcani lavavano ogni sera le tute, i nostri semplicemente “le spazzolavano” risollevando così la polvere di uranio che vi si era depositata. La risposta alle domande fatte dai nostri militari è stata, in genere, del tipo “gli americani lo fanno perchè sono ‘fanatici’”.<br /><br /> Si afferma nella documentazione di cui si è a conoscenza, inviata al PM, che gli Stati Uniti nel maggio 1999 hanno fatto sapere di aver fatto uso di armi all’uranio impoverito. Tutto ciò a prescindere dal fatto che già nel 1993, evidentemente (icto oculi) avevano adottato le misure di protezione. Comunque dal maggio 1999 al dicembre 1999 sono passati oltre sette mesi. E per dotare i nostri reparti delle misure di protezione (guanti, maschere, tute, ecc.) credo sarebbero bastate poche settimane. Infatti, anche nella deprecata ipotesi che l’Italia non sia in grado di disporre sul mercato guanti, maschere e tute, bastava chiederle agli Stati Uniti che, sicuramente, ne hanno dotazioni rilevantissime nei grandi depositi in Italia, come ad esempio, Camp Darby presso Livorno. E probabilmente sarebbe bastato inviare alcuni camion a Livorno per avere, nel giro di qualche giorno, in Bosnia e Kossovo il materiale. C’è quindi da augurarsi che siano stati fatti accertamenti sul perchè sono occorsi oltre sette mesi.<br /><br /> Riassumendo alcune questioni di fondo, possiamo notare che:<br /><br />1) la pericolosità dell’uranio impoverito, anche per quanto riguarda il maneggio a freddo delle armi (cioè armi non esplose, in quanto non hanno urtato contro una superficie rigida, così come le bombe cadute in Atlantico) era già nota dal 1984 nelle norme inviate all’Italia dalla NATO. Peraltro, una vastissima letteratura sulla pericolosità dell’uranio impoverito è già esistita almeno dai primi anni ’90. Va tenuto presente, in merito, che i primi esperimenti sulla pericolosità dell’uranio impoverito, furono fatti in Australia addirittura negli anni ’50;<br />2) la stessa Commissione Mandelli nella sua III e ultima relazione, ha messo in risalto i pericoli specie per i linfomi di Hodgkin e il Prof. Mandelli, in un articolo sulla rivista ‘Epidemiologia e Prevenzione’ del 2001, ha chiaramente affermato che non si poteva escludere che l’uranio impoverito ne fosse stato causa di tali linfomi;<br />3) sono state fornite false e superficiali risposte a militari italiani che hanno chiesto spiegazioni anche dopo la emanazione delle norme del novembre (KFOR) e del dicembre 1999, circa il fatto che non venivano adottate norme di protezione;<br />4) i pericoli dell’uranio riguardano, non solo zone colpite all’estero, dove hanno operato i nostri militari (ma non dimentichiamolo, vi hanno operato anche i civili, molti dei quali si sono ammalati), ma anche zone in Italia come ad esempio i depositi di materiali dove si è accumulato, appunto, materiale tornato dall’estero e non decontaminato, come invece prevedevano le norme USA del 1984 (si tratta di vestiario, automezzi, mezzi blindati, etc.);<br />5) non si sa se siano stati fatti eseguire accertamenti circa questo materiale che si è venuto a trovare nei depositi italiani;<br />6) quanto al fatto che si manifestino dubbi sulla pericolosità dell’uranio, questa pericolosità è stata assolutamente confermata (purtroppo molto tardivamente), ad esempio, dalle norme stesse emanate dallo Stato Maggiore (e in particolare dalle disposizioni emanate dall’allora Sottocapo di Stato Maggiore Gen. Ottogalli). Secondo queste disposizioni occorreva, addirittura, conservare proiettili che erano stati reperiti sul campo in appositi armadi metallici di sicurezza dai quali, comunque, era opportuno rimanere a debita distanza.<br /><br />Vi sono dunque gravi responsabilità nel non aver tempestivamente informato il personale dei pericoli (almeno dal 1993, da quando cioè abbiamo collaborato con gli USA in Somalia), e non aver tempestivamente e rigorosamente applicato le misure di protezione.<br /><br />Non sembra che vi possano essere prescrizioni in merito a queste responsabilità.<br /><br /><br /> <strong>Falco Accame</strong><br /> Presidente ANAVAFAFadminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-5517945856425723282008-05-13T08:56:00.000-07:002008-05-13T08:57:13.923-07:00URANIO: ACCAME, ANCHE NORME RIFERITE DA PM BARI NON FURONO APPLICATE“Anche le stesse norme cui fa riferimento il Pm di Bari Ciro Angelillis furono inapplicate in molti casi". Lo afferma Falco Accame, ex Presidente della Commissione Difesa e presidente dell’Anavafaf, un’associazione di tutela delle vittime per presunta contaminazione da uranio impoverito, commentando gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Bari.<br /><br />“Del resto l’ ultima Relazione Mandelli – secondo Accame - indicava la necessità di verifiche e lo stesso Mandelli scrisse sulla rivista “Epidemilogia e prevenzione” che non si poteva escludere che i linfomi di Hodgkin fossero stati causati dall’uranio e quando non si può escludere un pericolo occorre adottare le norme di protezione”.<br /><br />“Il principio di precauzione - secondo l’ex parlamentare - andava adottato già in Somalia nel 1993, dove nostri reparti hanno operato fianco a fianco ai reparti USA che dal 14 ottobre 1993 avevano adottato le misure di protezione (tute, guanti, maschere) anche a 40 gradi all’ombra mentre i “nostri ragazzi” operavano in calzoncini corti e canottiere.<br /><br />“E’ quindi impossibile - continua - che i nostri comandi non sapessero che vi erano rischi. Del resto già nel 1984 l’Italia era stata informata dalla Nato dei rischi dell’uranio impoverito. La Nato emanò misure di protezione per basse radiazioni (come quelle dell’uranio) dal 1996, in Italia esiste dal 1995 la legge per la radio-protezione”.<br /><br />“Ma non basta, Accame ricorda che “molti reduci italiani hanno affermato che neppure dopo l’emanazione delle norme di protezione da parte della Kfor nei Balcani, il 22 novembre 1999, dove si evidenziavano i pericoli di tumori e malformazioni alla nascita, queste norme sono state messe in atto”.<br /><br />“Su questo - insiste Accame -vi sono dichiarazioni inviate anche alla commissione di inchiesta sull’uranio. A parte tutto questo dal maggio 1999 (data di una comunicazione ufficiale degli Usa) al dicembre 1999 sono passati sette mesi e per dotare i nostri reparti allora operanti nei Balcani sarebbero bastate un paio di settimane essendo tutti materiali disponibili nei depositi Usa”.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-15141085268274918622008-05-13T08:53:00.000-07:002008-05-13T08:55:23.419-07:00URANIO:PM BARI,NESSUNA COLPA. FU SEGUITA DIRETTIVA PENTAGONOBARI, 13 MAG - Dagli atti dell'indagine sui militari italiani che furono in missione in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani (1993-1999), e che si sono ammalati e, in alcuni casi, morti dopo essere stati esposti alle radiazioni dell'uranio impoverito, emerge 'la insussistenza di fattispecie colpose sotto il profilo della omissione della comunicazione e della precauzione' da parte del ministero della Difesa italiano.<br /><br />Lo scrive il pm del tribunale di Bari Ciro Angelillis, nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta avviata per verificare il rispetto della normativa antinfortunistica del '91.Il magistrato basa la sua conclusione sul fatto che 'il primo avvertimento sulla pericolosita' dell'uranio da parte del Pentagono e' del luglio 1999' e 'la prima direttiva del governo italiano del dicembre 1999'.<br /><br />Quindi, e' il ragionamento della pubblica accusa, il governo italiano si e' adeguato alla direttiva del ministero della Difesa statunitense. Inoltre - scrive Angelillis - se 'la prima direttiva tecnico-operativa del ministero risale al dicembre 1999 (...), e' evidente che le omissioni non potevano che essere di data precedente e che trattandosi di reati contravvenzionali prescrivibili al massimo in tre anni, nella migliore ipotesi accusatoria, il reato sarebbe prescritto a partire dal novembre/dicembre 2002'.<br /><br />Nell'atto il pm cita anche la missiva inviata, su richiesta della procura di Bari, dal ministero della Difesa italiano il 30 novembre 2007. Nella lettera il capo di gabinetto del ministero, gen.Biagio Abrate, allega una relazione dalla quale emerge che, 'pur esistendo fin dagli anni precedenti il 1999 una copiosa e complessa documentazione di origine Nato sui rischi Nbcr (nuclerare, batteriologico, chimico e radiologico), essa era di natura dottrinale e generica, non riferita a particolari territori, mentre l'unica comunicazione di fonte alleata sull'impiego di munizionamento all'uranio impoverito, per il Kosovo, e' stata resa dagli Stati Uniti nel maggio 1999 (il pm scrive invece luglio '99, ndr), con conseguente adozione sia da parte Nato che dell'Italia delle misure necessarie a protezione del personale impiegato in missione'.<br /><br />Per quanto riguarda la Bosnia - scrive Abrate - la notizia sull'uso dell'uranio impoverito 'pervenne in data 21 dicembre 2000'. Anche in base a questa relazione, Angelillis ha ritenuto che 'non vi sia davvero spazio per ulteriori attivita' di indagine'.Prima di indagare sulle misure antinfortunistiche, Angelillis aveva chiesto l'anno scorso al gip l'archiviazione dell'indagine, nella quale vengono ipotizzati i reati di lesioni e omicidi colposi.<br /><br />Il pm ritenne mancante il nesso di causalita' tra l'utilizzazione di munizioni all'uranio impoverito (da parte di Usa e Gran Bretagna) e l'insorgenza delle malattie nei militari. Il gip, nell'aprile 2007, rigetto' la richiesta di archiviazione ordinando al pm di verificare se non fossero stati violati obblighi informativi e precauzionali da parte dei responsabili del ministero della Difesa.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-40716780119877095982008-05-12T12:49:00.000-07:002008-05-12T12:50:34.366-07:00URANIO: SINDROME BALCANI; PM BARI CHIEDE NUOVA ARCHIVIAZIONEBARI, 12 MAG - La procura di Bari ha nuovamente chiesto l'archiviazione dell'indagine sui militari italiani in missione nei Balcani ammalatisi e, in alcuni casi, morti dopo essere stati esposti alle radiazioni dell'uranio impoverito.<br /><br />La richiesta di archiviazione e' firmata dal pm inquirente, Ciro Angelillis, che aveva in corso un supplemento di indagine per verificare il rispetto della normativa antinfortunistica del '91 in relazione a casi di leucemie e tumori contratti da numerosi militari italiani che hanno operato in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani (nel periodo 1993-1999).<br /><br />Prima di procedere al supplemento di indagine, Angelillis aveva chiesto al gip l'archiviazione del fascicolo nel quale vengono ipotizzati i reati di lesioni e omicidi colposi. Il pm ritenne mancante il nesso di causalita' tra l'utilizzazione di munizioni all'uranio impoverito (da parte di Usa e Gran Bretagna) e l'insorgenza delle malattie nei militari.<br /><br />Alla richiesta di archiviazione si opposero i sindacati Uil e Ital Uil Puglia. Nell'aprile 2007, il giudice Chiara Civitano respinse la richiesta ordinando al pm di compiere, entro 90 giorni, nuove indagini relativamente alla verifica delle misure antinfortunistiche. Le nuove indagini compiute hanno indotto Angelillis a sostenere che anche in questa vicenda non vi sono reati contestabili.<br /><br />Nella prima richiesta di archiviazione il pm Angelillis motivava la sua decisione anche in base ai risultati a cui era giunta la commissione presieduta dal prof.Franco Mandelli (l'ematologo che ha coordinato un gruppo di ricerca istituito dal ministro della Difesa) che nel 2002 'assolse' i proiettili all'uranio impoverito.Quella parte dell'inchiesta riguardava anche la presunta presenza di proiettili e bombe all'uranio impoverito in terra di Bari e nel Basso Adriatico e le eventuali conseguenze sull'ambiente.<br /><br />L'indagine fu avviata negli anni scorsi dopo il deposito di un esposto firmato dall'allora deputato dei Verdi Vito Leccese, all'epoca dei fatti vicepresidente della commissione esteri alla Camera.Leccese chiese ai magistrati penali e militari di Bari (anche questi ultimi avviarono un'inchiesta conoscitiva) di compiere accertamenti sul rilascio in mare, per motivi di sicurezza, di proiettili e bombe all'uranio impoverito dagli aerei che tornavano, dopo le missioni di guerra nei Balcani, nelle basi militari pugliesi.<br /><br />Aveva chiesto, inoltre, di verificare se nei due aeroporti militari di Gioia del Colle (Bari) e Amendola (Foggia) fossero stati custoditi proiettili all'uranio impoverito.Nel corso delle indagini la magistratura avrebbe stabilito che effettivamente proiettili all'uranio impoverito sarebbero stati caricati sui 22 aerei A-10 americani, decollati dalla base di Gioia del Colle, durante il conflitto in Kosovo.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-19140211529472562952008-05-07T01:14:00.001-07:002008-05-07T01:15:30.351-07:00URANIO: PRONTO IL RICORSO ALLA CORTE DI STRASBURGO<strong>CASSATO IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, I DATI VANNO CONTEGGIATI DAL 1991</strong><br /><br />Roma, 6 mag. - (Adnkronos) - "Le norme di protezione che al personale italiano sono state rese note solo nel 1999, testimoniano per la loro stessa esistenza che non si puo' escludere il rischio da contaminazione da uranio impoverito". Lo afferma Falco Accame, presidente dell'Associazione Nazionale di assistemza alle vittime delle Forze Armate, annunciando un ricorso alla Corte di Strasburgo."<br /><br />Il principio di precauzione stabilisce che occorre adottare misure precauzionali in tutte le situazioni in cui non si puo' escludere che vi sia un rischio. Non e' appropriato quindi ritenere che vi debba essere la certezza di un pericolo. Del resto anche il prof. Mandelli, autore della ben nota relazione, ha scritto sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione' che non si puo' escludere che l'uranio impoverito sia la causa dei linfomi di Hodgkin. Le norme di protezione -aggiunge Accame- dovevano essere emanate fin da quando, dopo la guerra del Golfo, ci si e' resi conto in modo indubitabile del rischio".<br /><br />Il presidente dell'Anavavaf ricorda inoltre che "l'Italia peraltro era in possesso delle norme di protezione fin dal 1984, data in cui vennero trasmesse all'Italia dalla Nato. Nell'elenco di casi di morte compilato dalla Anavavaf, e reso disponibile su Internet, si possono reperire i dati anteriori al 1996 a conoscenza della stessa Anavafaf che sono ovviamente solo una piccola parte dei casi verificatisi."adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-43047052068112082632008-05-05T23:48:00.000-07:002008-05-05T23:49:15.640-07:00CASSAZIONE: MORTI URANIO, NIENTE PROCESSO ALLA DIFESA<span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;"><b>ARCHIVIATE ACCUSE A MINISTERO, NON E' PROVATO IL NESSO LEUCEMIA-BOSNIA</b> <br /><br />- ROMA, 5 MAG - Non ci sara' - almeno per ora - alcun processo ai vertici del Ministero della Difesa in relazione alla morte, a seguito di tumori, di militari italiani impegnati in missioni di pace all'estero durante le quali sarebbero entrati in contatto con l'uranio impoverito. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato l'archiviazione della denuncia dei familiari di Salvatore Vacca (23 anni) - il caporalmaggiore del 151/mo Reggimento della Brigata Sassari morto nel settembre 1999 per leucemia acuta, dopo 150 giorni dal rientro dalla Bosnia - presentata alla Procura di Cagliari. Il Gip, il 26 settembre 2005, aveva archiviato il fascicolo per omicidio colposo aperto contro ignoti. Nell'ordinanza che metteva fine all'inchiesta si escludeva che ci fossero gli estremi per sostenere la responsabilita' per ''condotta colposa omissiva impropria'' dei vertici dell'Amministrazione <span>militare</span>. In particolare, la Cassazione - con la sentenza 17693 della Quarta sezione penale - ha dichiarato ''inammissibile'' il ricorso presentato dai parenti del caporalmaggiore di Naxis (Cagliari) contro l'archiviazione. I supremi giudici hanno infatti ritenuto corretto il provvedimento del Gip che evidenziava come ''le incertezze emerse sia sul piano fattuale che sotto il profilo epidemiologico, in ordine alla possibilita' di individuare un nesso causale prevalente ed esclusivo tra la contaminazione da uranio impoverito ed il decesso di Salvatore Vacca, impediscono di sostenere che la condotta colposa omissiva impropria dei rappresentanti di vertice dell'Amministrazione <span>militare</span> e del Ministero della Difesa abbia potuto avere una efficacia condizionante nella produzione della morte del <span>militare</span>''. Senza successo, dunque, i familiari del giovane hanno sostenuto - davanti ai magistrati di Piazza Cavour - che l'archiviazione era ''abnorme'' perche' aveva ''un contenuto assolutorio adottato da un giudice, come il Gip, che non ha alcun potere in tal senso, dovendosi solo occupare della fondatezza della notizia di reato''. Ma la Cassazione ha risposto che l'operato del Gip e' corretto perche' ''non ha fatto altro che prendere atto della impossibilita' di accertare la sussistenza dell'elemento oggettivo del reato ipotizzato dai denuncianti, sulla base delle attivita' investigative, peraltro approfondite ed agevolate dalla collaborazione dell'amministrazione <span>militare</span>, e confortate dai risultati delle analisi sui reperti biologici''. Ad ogni modo le indagini per la morte dei militari (quattro solo in Sardegna) - sottolinea la Suprema Corte - si possono riaprire ''in qualsiasi momento su richiesta del Pm, sollecitato anche dai familiari delle vittime''<span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;">.<br /><br /></span></span> <div align="justify"> </div> <div align="justify"> <span style="font-size: 10pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;"><span style="font-family: verdana,geneva;">''Era preciso dovere dei <span>militari</span> adottare misure di precauzione''. Lo afferma <span style="font-weight: bold;">Falco Accame</span>, presidente dell'Anavafaf, un'associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate, sottolineando di ''non condividere'' la decisione della Cassazione che ha di fatto escluso di poter procedere contro il ministero della Difesa per omicidio colposo in relazione ai <span>militari</span> morti per presunta contaminazione da uranio impoverito. ''Il principio di precauzione accettato in ambito internazionale - sottolinea Accame - afferma che bisogna adottare misure di precauzione quando c'e' il 'rischio di pericolo' e non quando c'e' 'la certezza di pericolo'. Gli Stati Uniti hanno adottato il principio di precauzione in Somalia il 14 ottobre '93. I <span>militari</span> Usa operavano in tuta e maschere anche a 40 gradi all'ombra mentre i nostri <span>militari</span> operavano in canottiera e calzoncini corti''. ''Le misure di precauzione - prosegue Accame - sono state emanate per il nostro personale solo dopo il 22 novembre 1999 dalla Kfor in Bosnia. Dunque per sei anni - conclude - il personale e' stato in stato di ignoranza del pericolo dell'uranio impoverito ben conosciuto e visibile dagli Stati Uniti. Questa e', dunque, la responsabilita' che si ravvisa''.</span></span></span> </div>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-67919775623108149752008-04-25T03:19:00.000-07:002008-04-25T03:20:16.473-07:00Nuovo caso sospetto in SardegnaIl Comitato sardo 'Gettiamo le basi' denuncia un nuovo caso di malattia sospetta, per presunta contaminazione da uranio impoverito, tra la popolazione che vive attorno al poligono militare del Salto di Quirra.<br /><br />Si tratta di un muratore di 47 anni affetto da un tumore al sistema emolinfatico, residente a Ballao, 'comune - sottolinea l'associazione - dove finora non si erano mai verificati casi di linfoma'.<br />L'uomo, attualmente in ospedale dopo diversi cicli di chemioterapia risultati inefficaci, aveva prestato il servizio di leva a Capo Teulada - ricostruisce il Comitato -, mentre dal 1990 al 1996 aveva lavorato con un'impresa edile all'interno del poligono di Quirra.<br /><br />'La triste conta dei lavoratori ammalati o morti di tumore attorno al poligono sale dunque a 17 - sottolinea Mariella Cao, portavoce di 'Gettiamo le basi' -. A questi si aggiungano i 20 civili tra morti e malati residenti a Quirra, una frazione di 150 abitanti, i 17 militari colpiti da linfoma che hanno prestato servizio nel poligono e i 14 bambini nati con gravi malformazioni a Escalaplano'.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-41806779315917565612008-04-25T03:13:00.000-07:002008-04-25T03:14:07.413-07:00In Sardegna uranio e piombo nei capelli dei bambiniInquinamento da uranio e piombo, i bimbi di alcune zone della Sardegna ne soffrono più di altri. In particolare quelli dell'Ogliastra, vicino al poligono interforze di Perdasdefogu, e quelli che vivono vicino al polo industriale di Portovesme. Sono i risultati di una ricerca portata avanti dall'Istituto di scienze antropologiche della facoltà di Scienze biologiche dell'università di Cagliari. Il quotidiano 'L'Unione Sarda' racconta che la ricercatrice Elisabetta Vallascas ha esposto i risultati dello studio durante un convegno che si è svolto nel Centro di Sardegna Ricerche, a Pula, in provincia di Cagliari. "Ambiente e salute tra scienza e progresso" era il tema del convegno, organizzato in collaborazione con l'associazione Me.Di.Co.. <p> I risultati sull'uranio, scrive il giornale, sono emersi ufficiosamente. Gli universitari hanno analizzato il sangue e i capelli di gruppi di bambini della zona sospetta di contaminazione in Ogliastra e di altri studenti di Jerzu. E' emerso che i valori nei primi bambini sono superiori rispetto agli altri. Superiori e basta, non significa cioè che sia stato superato un livello di guardia o che ci sia una situazione di pericolo imminente. </p><p> Appare invece sufficientemente chiara la situazione emersa nel Sulcis, dove è ben noto il diffuso inquinamento da piombo che ha effetti negativi sulla crescita dei bambini. Nel 1998 sono state eseguite analisi sul sangue e nei capelli di 413 ragazzini delle scuole medie (tra gli 11 e i 14 anni) di Portoscusu, Sant'Antioco e Sestu. Nel 2002 gli esami hanno riguardato solo i capelli di 250 ragazzini di Carbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu e Sinnai. Nel 2007 la stessa indagine è stata eseguita anche a Perdasdefogu ed Escalaplano. I risultati sono che nel Sulcis il piombo avrebbe un effetto negativo sulla crescita in rapporto a diversi livelli di concentrazione rilevati. Tutto normale invece a Sinnai, Sestu, Perdasdefogu ed Escalaplano dove la piomboemia non esiste. </p><p> La ricerca ha dimostrato le conseguenze negative dell'impatto ambientale delle industrie metallifere del Sulcis e l'affidabilità dell'esame dei capelli dei bambini fatto con il consenso dei genitori. </p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-73640772010099728302008-03-27T01:00:00.000-07:002008-03-27T01:42:42.172-07:00URANIO: FAMILIARI VITTIME CELEBRANO FUNERALE GIUSTIZIA IN TV<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_Ke_Xx2W3_Ac/R-td2_5BXFI/AAAAAAAAAO0/pHPU2OSO6gc/s1600-h/uraniokiller.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_Ke_Xx2W3_Ac/R-td2_5BXFI/AAAAAAAAAO0/pHPU2OSO6gc/s200/uraniokiller.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5182338995664804946" border="0" /></a><span style=";font-family:Arial;font-size:11;" >Hanno scelto lo studio televisivo dell’emittente interregionale Retesole e il programma “L’Altra Inchiesta” per celebrare, davanti ad una bara avvolta nel tricolore, il “funerale della giustizia e della verità” a distanza di poche settimane dalla chiusura dei lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta che non ha fornito “alcuna risposta concreta”. Protagonisti dell'estrema forma di protesta, Daniela Volpi, vedova del capitano dell’Esercito Antonino Caruso, uno dei 77 militari italiani morti per possibile contaminazione da uranio, e Falco Accame, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Anavafaf.<o:p></o:p></span> <p class="MsoNormal" style=""><span style=";font-family:Arial;font-size:11;" >Nel corso della trasmissione le note del Silenzio Militare hanno accompagnato l’elenco dei militari caduti che - ha denunciato Accame - "non hanno avuto nessun funerale di Stato e in molti casi nessun risarcimento”.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style=""><span style=";font-family:Arial;font-size:11;" >La vedova Volpi ha chiesto di poter un giorno “raccontare al figlio di 11 anni perché è morto il padre” e ha inoltre denunciato che da ben “11 anni è in attesa della risposta sul riconoscimento della causa di servizio del marito.”<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style=""><span style=";font-family:Arial;font-size:11;" >Accame ha infine lamentato il fatto che <st1:personname productid="la Commissione" st="on">la Commissione</st1:personname> di inchiesta ha dimenticato di ascoltare molti reduci dalle missioni di guerra. Un estratto della trasmissione, che andrà in onda Giovedi alle ore 20.35, è disponibile sul sito <a href="http://webmaildomini.aruba.it/cgi-bin/webmail.cgi?cmd=url&xdata=%7E2-de1032f485a6e9521521c833ef8897b3f84da4f5aedbe3c6c9cdd6d6d87400&url=http%213A%212F%212Fwww.laltrainchiesta.com%212F" target="_blank"><span style="">www.laltrainchiesta.com</span></a> <o:p></o:p></span></p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-23171613940029652862008-03-14T09:30:00.000-07:002008-03-14T09:32:38.215-07:00MORTO MILITARE REDUCE DAI BALCANIUn altro militare italiano morto per presunta contaminazione da uranio impoverito. Lo rende noto Falco Accame, presidente dell´Anavafaf, un´associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate. Vittima della Sindrome dei Balcani, afferma Accame, è questa volta un maresciallo capo originario di Eboli (Salerno), che aveva svolto missioni in Kosovo e in Albania.<br />La morte non sarebbe recente, ma è stata resa nota solo in questi giorni dai parenti. "Causa del decesso - sottolinea Accame - un tumore polmonare a rapidissimo sviluppo. Un caso di tumore polmonare molto simile a quello manifestatosi in altri casi e con una evoluzione così rapida che non ha ancora trovato una plausibile spiegazione".<br /><br />Secondo il presidente dell´Anavafaf, "alla vedova del maresciallo è stata concessa solo la pensione di reversibilità (600 euro) e non, invece, gli indennizzi previsti dalla legge 308/81".adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-60473230862279906672008-03-13T10:12:00.000-07:002008-03-13T10:17:11.825-07:00In tv "L'Altra Inchiesta" sulla vergogna Uranio<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.laltrainchiesta.blogspot.com/"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 175px; height: 91px;" src="http://bp0.blogger.com/_Ke_Xx2W3_Ac/R8ArzQZxoOI/AAAAAAAAAMI/8i83DWrJXbM/s200/logo1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5170180531797729506" border="0" /></a>La vergognosa e interminabile storia dell’uranio impoverito e delle sue presunte vittime. La grande delusione per i risultati della seconda commissione di inchiesta, che non è stata in grado di fornire nessuna risposta, non avendo ascoltato la testimonianza di un solo reduce di guerra. Lo sfogo dei familiari delle vittime, ancora una volta umiliati. L’indifferenza e la censura dei grandi media sull’argomento.<p class="MsoNormal"><o:p></o:p>Se ne parlerà nel programma televisivo “<span style="font-weight: bold;">L’Altra Inchiesta</span>” curato e condotto da Francesco Palese, <span style="font-weight: bold;">giovedì 27 Marzo</span> a partire dalle ore 20.35, sull’emittente interregionale <a href="http://www.retesole.it/"><span style="font-weight: bold;">RETESOLE</span></a>.<br /><br />Tra gli ospiti in studio <span style="font-weight: bold;">Falco Accame</span>, ex presidente della Commissione Difesa della Camera e principale esperto della materia in Italia.</p><br /><a href="http://www.laltrainchiesta.blogspot.com/"><span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">>>> VAI AL SITO DE "L'ALTRA INCHIESTA"</span></a><br /><p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"><o:p></o:p><br />INFORMAZIONI</p><p class="MsoNormal">Potete inviare le vostre domande e segnalazioni all'indirizzo: <span style="font-weight: bold;">f.palese@retesole.it</span> </p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-62640912460967490732008-03-13T10:10:00.000-07:002008-03-13T10:16:09.511-07:00COMMENTI ALLA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE URANIO<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style=""></span>La Commissione d’Inchiesta del Senato aveva, tra i suoi compiti, quello di “indagare sui casi di morte e malattia che hanno colpito personale italiano impiegato nelle missioni all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonchè le popolazioni civili nel teatro di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale”.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt;"><span style=""> </span></span><span style="font-size: 12pt;">La relazione della Commissione non dà, però, sufficienti risposte a vari problemi, alcuni dei quali erano stati individuati nelle conclusioni della precedente Commissione Senatoriale di Inchiesta sull’uranio impoverito. In particolare, viene riportata la tesi formulata dal Ministro della Difesa nella sua audizione, secondo cui, in base a valutazioni statistiche non meglio precisate, risulterebbe che su 100.000 casi di infermità riscontrate, quelle relative all’ambito della società civile sarebbero 754, mentre quelle relative all’ambito dei militari impiegati<span style=""> </span>sarebbero 380, dal che si dovrebbe dedurre che l’esposizione all’uranio non solo non è pericolosa, ma è salutare. Si tratta di una tesi che, peraltro, poi viene contraddetta nella stessa relazione, quando si afferma che l’uranio è “sicuramente genotossico”.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt;"><span style="font-size: 12pt;">Nelle conclusioni della relazione non si muove alcuna critica rispetto a quanto accaduto in passato, né vi è alcun cenno alle responsabilità che vi sono state, anche se il Sen. Felice Casson, nella sua audizione del 9 ottobre 2007, ha affermato: “in ordine alle pesanti patologie tumorali anche letali che hanno colpito i cittadini militari italiani, esistono responsabilità molto pesanti dell’Amministrazione dello Stato”. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style=""> </span>E neppure vi è alcuna parola di rincrescimento per quanto accaduto che poteva, in larghissima misura, essere evitato, se il nostro personale militare e civile, per almeno 6 anni, non fosse stato lasciato all’oscuro delle misure di protezione da adottare. Tali misure erano note all’Italia almeno dal 1984 e vennero applicate da parte degli USA durante l’operazione Restore Hope in Somalia (operazione a cui hanno partecipato anche reparti italiani) fin dal 14 ottobre 1993. La NATO emanò, nell’agosto 1996, le disposizioni di sicurezza per le basse radiazioni. Le istituzioni avrebbero dovuto chiedere scusa alle vittime, chiamate ad affrontare un pericolo che non conoscevano anche se conosciuto da altri.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt;"><span style="font-size: 12pt;">Peraltro, una parola di solidarietà umana al personale colpito è stata espressa dalla Sen. Franca Rame. Per il resto le vittime sono state considerate solo nella veste di semplici cifre da utilizzare nei calcoli statistici.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt;"><span style="font-size: 12pt;">Nella conclusione della relazione non vi sono critiche circa le inadempienze che si sono verificate. Vengono formulati, per il futuro, <span style=""> </span>solo auspici e raccomandazioni. Purtroppo si sa che questi, in Parlamento, valgono poco più di lettere a Babbo Natale o alla Befana.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style=""> </span>Alcune delle domande che non hanno trovato risposta circa le inadempienze, sono le seguenti.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal" style="margin-left: 14.2pt; text-indent: -14.2pt;"><!--[if !supportLists]--><b style=""><span style="font-size: 12pt;"><span style="">1)<span style="font-family: "Times New Roman"; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;"> </span></span></span></b><!--[endif]--><b style=""><span style="font-size: 12pt;">Protezione del personale e principio di precauzione<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè per oltre sei anni, e precisamente dall’ottobre 1993 al novembre 1999, non sono state rese note, nè ai militari nè ai nostri civili, le norme di protezione, mandando quindi ad operare allo sbaraglio tutto il personale.<span style=""> </span><o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Anche in tempi recentissimi, nonostante si sia sviluppato un ampio dibattito sulle esigenze di adottare le misure di protezione, la domanda è: Perchè in Libano, che viene considerato una delle aree in cui vi è possibilità di esposizione a rischio, dato che il personale ivi inviato in missione<span style=""> </span>viene incluso nell’ambito dei 56.000 militari inviati in zone esposte, non è stato dotato di misure di protezione. A suo tempo venne affermato che in Libano non esistevano rischi. Ma se così è il personale che vi si è recato non poteva essere incluso nel totale dei 56.000 in missione (dato che questi 56.000, come sopra indicato, ora vengono considerati a rischio). Delle due l’una: se il Libano è da considerarsi area a rischio, avrebbero dovuto essere state impartite misure di protezione prima dell’invio dei reparti; se invece il Libano non è considerato area a rischio, coloro che vi sono stati inviati non possono essere inclusi nei 56.000 considerati a rischio.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">2) Localizzazione delle armi all’uranio in Bosnia<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè vennero impiegate in Bosnia apparecchiature di localizzazione affidate alle nostre squadre NBC, la cui portata esplorativa era di 10 centimetri, e cioè praticamente inesistente. Ciò che portò il Ministero Difesa (il titolare era allora l’On. Sergio Mattarella), ad affermare che non vi era stato impiego di armi all’uranio in Bosnia. Risultò che invece vi erano stati gettati più di 10.000 proiettili.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">3) Effettuazione del monitoraggio<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato effettuato il monitoraggio, per almeno cinque anni sul personale che aveva operato in zone a rischio, e ciò nonostante che tale monitoraggio fosse stato richiesto specificamente nelle conclusioni della III Relazione della Commissione Mandelli. Infatti, era stato riconosciuto come assolutamente necessario, per poter acquisire una adeguata conoscenza del fenomeno, tenuto conto del variabile tempo di latenza dei tumori.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Non basta, infatti, considerare le malattie che si sono sviluppate fino al momento in cui viene effettuato il conteggio, bisogna tener presente la possibilità che le malattie si manifestino anche in tempi successivi. Non si può, dunque, basarsi su dati valutati come attendibili senza tener conto dei risultati del monitoraggio.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E perchè, inoltre, non sono state esaminate le cause del fallimento dell’accordo Stato-Regioni, ed individuare disposizioni da adottare per rendere efficace questo accordo.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">4) Non attuazione di sperimentazioni<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stata sentita l’esigenza di eseguire sperimentazioni sugli effetti delle armi all’uranio, dato che (dai tempi di Galileo), si conosce l’importanza che le sperimentazioni hanno nella ricerca. Tra l’altro,<span style=""> </span>è stato segnalato dall’ANAVAFAF alla Commissione, che scienziati si sono offerti ad eseguire, anche gratuitamente, sperimentazioni in laboratorio circa gli effetti dei proiettili all’uranio. Da notare che le sperimentazioni possono essere particolarmente utili in una situazione come quella data in cui non ci si può fidare dei calcoli statistici, per via della enorme incertezza dei numeri su cui basarsi. Infatti, nel giro di cinque anni si è passati dai 44 casi di possibile contaminazione, presi in considerazione nella III Relazione della Commissione Mandelli ai 1.991 casi ipotizzati dal GOI, il Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare (vedi audizione presso la Commissione Uranio Impoverito del Senato in data 4 ottobre 2007).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">5) Non attuazione dello studio SIGNUM<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non sono stati appurati i motivi per cui lo studio SIGNUM, uno studio che aveva promesso risultati addirittura di importanza mondiale e per il quale il Parlamento ha stanziato una cifra elevatissima (di 1.175.000 euro per il 2004), non è stato reso disponibile alla Commissione e perchè non si sono accertate le responsabilità di questa mancata ultimazione dello studio nei tempi previsti. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">6) Mancato confronto dei rischi relativi alle armi all’uranio con i rischi da nanoparticelle di armi convenzionali<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè, nel caso sia accetti l’ipotesi che le nanoparticelle di <u>proiettili convenzionali</u> vengano considerate (in base a quanto stabilito dal mandato senatoriale assegnato alla Commissione) come possibile causa di patologie, non precisando quale differenza di rischio vi è tra quello causato da queste stesse nanoparticelle e il rischio causato dalle nanoparticelle provocate dalle armi all’uranio. Se si accetta che si debba considerare lo stesso grado di rischio sia per le armi convenzionali, sia per le armi all’uranio, non dovrebbero esservi nemmeno differenze di pericolosità tra le nanoparticelle di materiale radioattivo (uranio impoverito) e le particelle di materiale <u>convenzionale (tungsteno).</u> <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Ma se includiamo anche queste ultime tra il materiale da considerarsi a rischio, il campo da prendere in esame, come sopraccennato, si allarga enormemente.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">In proposito, occorre chiarire che il numero dei casi di possibile contaminazione, se si accetta il fatto che anche le armi<span style=""> </span>convenzionali (e le loro nanoparticelle), possano essere causa<span style=""> </span>di contaminazione, che allora, ad esempio nei <u>poligoni</u>, e quindi “in Italia”, “in area”, dove c’è una enorme concentrazione di fuoco (determinato, ovviamente in grande preponderanza dalle armi convenzionali) deve essere attribuito un elevato pericolo. E invece tale pericolo finora è stato considerato addirittura nullo dalle autorità della Difesa, in base alla valutazione che nei poligoni non sarebbero state usate armi all’uranio. Aumenta così anche in modo rilevantissimo l’incidenza dei poligoni, quindi l’incidenza in Italia, cioè nelle operazioni “<b style="">in area”, </b>del numero dei casi di possibile contaminazione. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Tutto ciò, ovviamente, è in totale contrasto con quanto viene affermato e cioè che devono prendersi in considerazione solo le operazioni <b style="">fuori area</b>, cioè quelle effettuate <b style="">all’estero</b>.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Ne deriva, in sostanza, sempre nel caso si accetti il principio secondo cui il pericolo deriva anche dalle nanoparticelle delle armi <u>convenzionali</u>, la conclusione che i maggiori rischi da considerare dovrebbero essere quelli che si presentano in Italia legati alle nanoparticelle delle armi convenzionali (quindi legati alle operazioni in area), mentre finora la preoccupazione è stata solo<span style=""> </span>per i pericoli inerenti alle 56.000 persone in missione <b style="">fuori area</b>, cioè all’estero.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Dunque, se si ammette che vi è rischio anche per le armi convenzionali, è tutto da rivedere quello che è stato affermato in precedenza. Occorrono, dunque, dei precisi chiarimenti preliminari su questa fondamentale questione riguardante <b style="">chi</b> deve considerarsi personale a rischio, stabilendo prima di tutto se si debbano prendere in considerazione solo le armi all’uranio impoverito, oppure anche le armi convenzionali.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">7)</span></b><span style="font-size: 12pt;"> <b style="">Data di inizio dei conteggi<o:p></o:p></b></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè i conteggi relativi al personale possibilmente contaminato sono stati fatti iniziare dal 1996, dando luogo cioè ad un assoluto falso dato che, così, venivano tralasciati tutti i casi verificatisi: a) nel 1991 durante la guerra del Golfo (dove il quantitativo di armi all’uranio impiegato è stato 100 volte superiore a quello impiegato nei Balcani); b) nel 1991 durante la Operazione Restore Hope in Somalia; c) durante le operazioni in Bosnia nel 1995; d) <span style=""> </span>nei poligoni di tiro e nei depositi e nel recupero di armi all’uranio gettate in mare dagli aerei prima del ritorno alla base (il primo caso sospetto, nei poligoni, è del 1977).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">8) Esclusione dai conteggi dei civili italiani e stranieri<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non si è conteggiato il personale <b style="">civile </b>che ha operato in zone contaminate (si è conteggiato, infatti, solo il personale militare). Occorre tener conto che all’estero è stato inviato personale, ad esempio dipendente dalla <span style=""> </span>Presidenza del Consiglio, come pure personale alla dipendenza di vari Ministeri. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">In proposito, occorre tener presente che nel mandato affidato dal Senato alla Commissione si cita esplicitamente la necessità di indagare anche sul personale civile, includendo tra il personale sia i civili italiani che si sono trovati in luoghi esposti a possibile contaminazione, sia i civili stranieri nelle zone che sono state bombardate.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">9) Esclusione dai conteggi del personale militare in congedo<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato conteggiato il personale militare che si è ammalato (ed eventualmente anche deceduto) per possibile contaminazione da uranio impoverito, dopo aver lasciato il servizio. E non si è cercato di stabilire un canale di comunicazione con il personale in congedo (ad esempio attraverso le associazioni d’armi), al fine di venire a conoscenza di tali situazioni.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">10) Equiparazione tra numero delle missioni e numero delle esposizioni<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè si conteggia il numero di 56.000 missioni, come equivalente al numero delle persone esposte, mentre tra le persone esposte c’è chi ha eseguito numerose missioni (ad esempio c’è chi ne ha eseguite 48 come il T. Colonnello della Croce Rossa E. Laccetti) commettendo così un<span style=""> </span>enorme errore di valutazione dato che si considera il numero delle persone esposte uguale a quello delle persone in missione. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Inoltre non si può confondere neppure il numero delle persone esposte che hanno operato senza adottare misure di protezione, con il numero delle persone che hanno operato adottando misure di protezione.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E infine delle persone inviate in missione, solo una piccola parte si sono trovate in luoghi colpiti da armi all’uranio impoverito, mentre una larga parte è stata impiegata per incarichi in luoghi in cui non vi era pericolo di contaminazione (ad esempio, alti comandi, centrali di comunicazione, magazzini logistici, uffici di ragioneria, ecc.).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">11) Conteggio dei casi di malattie e decessi relativi al personale civile presente in Italia in zone possibilmente contaminate da uranio (e anche da nanoparticelle)<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stata fornita alcuna risposta alla questione dei casi verificatisi per il personale civile che si è trovato in Italia, in particolare nei poligoni o in vicinanza dei poligoni.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E ciò sia nei riguardi dei proiettili e munizionamento all’uranio, ma anche dei proiettili e munizionamento convenzionale, se si accetta ciò che è stato scritto nel mandato della Commissione, secondo cui i pericoli di malattia dipendono anche dalle nanoparticelle (le quali possono essere generate da armi convenzionali).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Va peraltro tenuto presente che, se la causa dei tumori e delle altre patologie può essere attribuita anche a nanoparticelle di metalli convenzionali, come il tungsteno, il quadro che finora è stato adottato (che ha preso in considerazione solo le armi all’uranio impoverito) è insufficiente. Ma su tale questione, di estrema rilevanza per le conseguenze che ha, devono essere interessati i maggiori organi italiani della ricerca, come il CNR.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">12) Mancata acquisizione dei dati sui bombardamenti effettuati da aerei dislocati in basi italiane<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non sono stati considerati, per stabilire quali sono le località da considerarsi a rischio, i dati ricavabili dai rapporti di operazione degli aerei che hanno eseguito i bombardamenti (ad esempio la ex Jugoslavia). Una larga parte di questi aerei è partito dalla base di Aviano e nei loro “rapporti di volo” sulle missioni effettuate hanno riferito quante armi (e dove) hanno gettato. Ciò, infatti, deve risultare dai suddetti rapporti. Dato che la base di Aviano è al comando di un Colonnello dell’Aeronautica Militare, e il comandante della base è certamente al corrente delle missioni effettuate dagli aerei dislocati nella base e delle armi che hanno utilizzato. Ed è possibile conoscere quanti proiettili sono stati lanciati e dove. Il discorso predetto vale, ovviamente, non solo per la base di Aviano.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">13) Discordanza nei dati relativi al numero delle vittime<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè il Ministro della Difesa nelle sue due audizioni del 9 ottobre 2007 e del 6 dicembre 2007, ha indicato rispettivamente in 37 e 77 i casi di morte e in 255 e 312 i casi di malattia, dunque delle cifre sensibilmente discordanti tra loro, mentre la Sanità Militare (GOI, Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare) ha indicato in 158 i casi di<span style=""> </span>morte e <span style=""> </span>in 1833 i casi di <span style=""> </span>malattia (vedi audizione del Senato del 4 ottobre 2007). Quindi, non solo vi è un disaccordo considerevole tra le cifre comunicate dal Ministro nelle due audizioni, ma esiste anche un disaccordo tra tali cifre e quelle comunicate dalla Sanità Militare.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Nè si forniscono spiegazioni su come è stato possibile che in pochi anni si è passati dai 44 casi di possibile esposizione, presi come base dalla III Relazione Mandelli, ai circa 2000 casi presi ora in considerazione dalla Sanità Militare.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">14) Esclusione di gravi patologie nel conteggio delle vittime<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè sono stati presi in considerazione solo i casi di tumore e non quelli relativi ad altre gravissime patologie, che pure si sono verificate, come la sclerosi multipla e le patologie genetiche (che hanno portato alla nascita di figli malformati).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">15) Controllo delle ditte operanti nei poligoni<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato effettuato, per decine di anni, alcun controllo sulle sperimentazioni eseguite dalle ditte (sia italiane che straniere) che hanno operato nei poligoni, ed è stata richiesta solo <u>l’autocertificazione</u> sulle attività eseguite. Per cui non si sa assolutamente quali armi sono state utilizzate da queste ditte nei poligoni. E perchè, si potrebbe aggiungere, non è stata richiesta<span style=""> </span>l’emanazione di disposizioni per evitare che in futuro ciò si possa ripetere.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">16) Applicazione delle leggi per l’indennizzo ai militari<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stata correttamente applicata la legge 308/81 (e sue modifiche: legge 280/91) da parte del Ministero della Difesa. Si tratta della legge con cui è stata istituita la <b style="">speciale elargizione </b>di 50 milioni di vecchie lire (attualmente valutate in circa 25 mila euro). La speciale elargizione non prevede affatto che sia stata accertata la causa di servizio di cui, invece, si parla come di una precondizione per poter ottenere i risarcimenti. Per la legge 308/81 non importa, ai fini della concessione degli indennizzi, che vi sia stato nè un legame di certezza, né un legame probabilistico. Infatti, nella legge 308/81, non viene menzionata la causa di servizio. Ciò è tanto vero che, ad esempio, per questa legge, la speciale elargizione è stata concessa anche in caso di morte per suicidio (e, certamente, l’attività di “suicidarsi” non è compresa tra le attività di servizio!). Vedi il caso del militare Andrea Oggiano. Ed è stata concessa anche nel caso di morte per incidente automobilistico a militare che si trovava in franchigia, cioè <b style="">non</b> era impegnato in alcuna attività comandata. Vedi il caso dell’Alpino Roberto Garro.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Per la legge 308/81 la condizione necessaria per ottenere degli indennizzi è che sussista un<span style=""> </span>“evento dannoso”. Dove con il termine “evento dannoso” si può intendere una malattia. In proposito, il Ministero della Difesa nella lettera della Direzione Gen. per il Personale Militare – VI Reparto in data 21 marzo 2003, a firma del Capo Reparto Dirigente Dott. Cesare Corsini, ha precisato che: “Il Consiglio medico legale della Difesa, interpellato sulla qualificazione di <b style="">evento dannoso</b> (termine usato nella legge 308/81 e nella legge 280/91) quale causa della morte, specifica: “che l’evento dannoso non deve necessariamente essere caratterizzato dalla natura violenta della causa, e pertanto anche una <b style="">malattia </b>insorta improvvisamente che causi la morte del militare si identifica con l’evento dannoso previsto dalla legge”. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">17) Entità degli indennizzi<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Premesso che la questione degli indennizzi dovuti alle vittime non riguarda certamente solo l’aspetto monetario, si pone il problema del perchè non si tiene conto di quanto finora accaduto realmente, e cioè che la vita di un militare è stata valutata in casi come i seguenti: a) 17.000 euro complessivi per i genitori del militare deceduto Valerio Campagna); b) 258 euro di pensione al mese per i genitori dei militari deceduti Valery Melis e Fabio Porru); c) 0 euro per i genitori dei militari deceduti Maurizio Serra e Gianni Faedda.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">In relazione al problema degli indennizzi si pone, tra l’altro, la domanda se deve essere solo l’Italia a stanziare delle somme, visto che la contaminazione si è verificata in molte zone bombardate da Paesi dell’Alleanza Atlantica che sono quindi i più diretti responsabili dei casi di malattia e morte.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">18) Indennizzi per il personale civile<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non viene formulata alcuna indicazione circa le modalità da adottare per concedere gli indennizzi ai civili, tenuto conto che vengono prese in considerazione solo modalità per attribuire gli indennizzi ai militari.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E’ da tener presente che il mandato parlamentare alla Commissione di Inchiesta riguarda anche il personale contaminato nelle popolazioni all’estero, ad esempio nella ex Jugoslavia. Ma questa problematica sembra del tutto trascurata. Il prendere, invece, in considerazione il personale civile, prendendo invece in considerazione solo il personale contaminato militare, equivale (a parte gli aspetti di ordine etico e giuridico della questione)<span style=""> </span>a prendere in considerazione solo “una componente” della intera problematica come se questa componente fosse “il tutto”, e quindi commettendo un grave errore di metodo.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">19) Concessione di indennizzi per operazioni “in area”, cioè per attività svolta in Italia<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Sempre in merito agli indennizzi, non sono state prese in considerazioni le operazioni eseguite <b style="">in area, </b>cioè in Italia (ad esempio nei poligoni e nei depositi, ma anche nel recupero dal mare di armi all’uranio). Sono state prese in considerazione solo le operazioni <b style="">fuori area</b>.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Tale errore è presente, ad esempio, nel Decreto della Presidenza della Repubblica 7 giugno 2006 n. 243, che estende i benefici della legge 3 agosto 2004 n. 206 in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo per il personale impiegato in operazioni <b style="">fuori area</b>, non vengono prese in considerazione le operazioni effettuate “in area”.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">20) Mancati indennizzi per “infermità” (e non solo per “ferite o lesioni”)<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè, sempre in relazione agli indennizzi si fa menzione nella normativa solo a casi di ferite o lesioni e non anche ai casi di infermità.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">In proposito, anche la legge 466/80, fa riferimento, per quanto concerne la concessione di indennizzi, a personale che ha riportato, <b style="">a causa di ferite o lesioni</b>, una invalidità permanente non inferiore all’80%. Vengono menzionate erroneamente come causa di invalidità solo <b style="">ferite e lesioni,</b> e vengono invece dimenticate le invalidità provocate <b style="">da infermità come i tumori e altre patologie</b>.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">21) Definizione di ciò che si intende per “soggetto a rischio” (per la concessione di indennizzi)<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato chiarito come deve essere inteso il “soggetto a rischio”. Ciò tenuto conto che, a meno per quanto riguarda i tumori, non esistono <b style="">certezze</b> ma si può parlare solo di <b style="">probabilità.</b> Tra l’altro, occorre tener conto anche del fatto che le particelle di questi metalli pesanti possono giungere perfino a distanze di 2500 miglia (come evidenziato in uno studio effettuato in Gran Bretagna) e quindi la probabilità di rischio (sia pure infinitesimo) interessa, quanto meno, l’intera area europea. Ma tali probabilità, evidentemente, non possono essere considerate <span style=""> </span>come una causale per la concessione di indennizzi.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Sempre in riferimento al problema degli indennizzi, occorre stabilire il “grado” di probabilità che si ritiene necessario perchè il legame probabilistico sia considerato di entità sufficiente a stabilire la concessione di un indennizzo. Affermare che un indennizzo debba essere concesso in base alla relazione di probabilità senza stabilire il grado di probabilità per il singolo individuo, è ovviamente del tutto insufficiente.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Occorre, infatti, stabilire se una data persona sia da considerarsi un “soggetto a rischio” o meno. Ma a questo fine è necessario anche stabilire se sia sufficiente basarsi su una probabilità, ad esempio del 10%, oppure se debba esserci un grado di probabilità, ad esempio, del 90%. Ma allora si pone il problema di chi è autorizzato a stabilire questo grado di probabilità, cioè, la “condizione necessaria”. Ma a questo fine, occorre precisare con quali mezzi e modalità <span style=""> </span>deve essere eseguita questa valutazione. Ma per far ciò occorre definire quali dati debbano essere messi a disposizione di chi deve valutare e quale sia la attendibilità di questi dati.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Affinchè, dunque, l’affermazione secondo cui basta un legame di probabilità per la concessione degli indennizzi, implica che sia stato effettuato un rilevantissimo lavoro<span style=""> </span>preliminare, altrimenti stanziare delle cifre in bilancio per gli indennizzi non ha alcun senso. E inoltre si potrebbero creare delle gravi ingiustizie e quindi dei ricorsi in sede giudiziaria, in relazione all’esistenza o meno di sufficienti cause giustificative per la concessione degli indennizzi.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">A maggior precisazione di quanto sopra indicato, relativo allo di stabilire chi è da considerarsi “soggetto a rischio”, può essere utile stabilire ad esempio, che è da considerarsi “soggetto a rischio” chi si è trovato <b style="">vicino </b>ad un obiettivo colpito da proiettile all’uranio (o da nanoparticelle di proiettili convenzionali), implica in pratica la esigenza di stabilire cosa si intende trovarsi “vicino” ad un obiettivo colpito. Trovarsi vicino a un obiettivo significa il trovarsi a 5 metri dall’obiettivo, o a 50 o a 500 metri, o a 5 chilometri?<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E allora bisogna conoscere, per questo, le “storie operative” di ciascuna persona. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">E naturalmente, non è la stessa cosa se l’obiettivo (carroarmato, bunker, caseggiato) è stato colpito dai proiettili anticarro, i quali contengono qualche decina di grammi all’uranio impoverito, oppure è stato colpito da un missile da crociera che negli alettoni contiene delle barre da 300 Kg di uranio impoverito.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Inoltre occorre chiarire in quale momento il soggetto si è trovato nella suddetta vicinanza. Non è la stessa cosa se la persona si è trovata vicino all’obiettivo colpito <b style="">al momento dell’esplosione </b>oppure in un tempo successivo (ad esempio un’ora, un giorno, una settimana, un anno dopo). Sono da considerarsi in questione, dunque, sia coordinate spaziali che temporali, per definire chi è da considerarsi il soggetto a rischio.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Da aggiungere a quanto sopra che, nei riguardi della pericolosità delle nanoparticelle, occorre stabilire se deve essere preso in considerazione solo chi ha ingerito o ha aspirato particelle a distanza (da stabilire) da un obiettivo colpito, oppure anche chi ha toccato a mani nude proiettili e residui di proiettili (nelle disposizioni di sicurezza emanate fin dal 1984 si precisa che i rischi da considerare riguardano anche il <b style="">maneggio</b> di materiale bellico, a freddo).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">In sostanza, parlare di legame probabilistico senza aver dato una risposta a quesiti come quelli sopra accennati, risulta del tutto vano, quanto meno al fine di stabilire a chi concedere dei risarcimenti.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">22) Mancata revisione degli errori contenuti nelle relazioni della Commissione Mandelli<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato indagato sugli errori compiuti nelle relazioni della Commissione Mandelli, in modo da poter correggerne le conclusioni. <o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Per quanto riguarda il mandato ricevuto dalla Commissione Mandelli, va tenuto presente che il mandato stabiliva, erroneamente, che si dovesse indagare solo su forme tumorali e non anche sulle altre patologie che pure si sono manifestate. In particolare, per quanto riguarda patologie neurologiche e genetiche. Nessuna indagine, infatti, è stata fatta sui casi di nascita di bambini malformati e sui casi di sclerosi multipla. Mentre si tratta, ovviamente, di eventi grandemente dannosi per le vittime.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Inoltre, c’è da chiedersi perchè è stato chiesto di indagare solo sui casi emersi nel teatro balcanico e non in altri teatri all’estero e in Italia.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Per quanto poi concerne la attuazione del mandato da parte della Commissione, c’è da capire anche perchè, rispetto alla zona balcanica, sono state considerate solo le aree della Bosnia e del Kossovo, dimenticando altre aree come quelle confinanti con il Kossovo meridionale (Albania e Macedonia) dove pure abbiamo avuto del personale contaminato (vedi ad esempio i casi Melis e Grimaldi).<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Inoltre, c’è da indagare sul perchè venne usata la distribuzione probabilistica di Gauss anzichè quella di Poisson. E inoltre perchè sono stati considerati ugualmente a rischio sia i militari che non hanno applicato alcuna misura di protezione (quelli che hanno operato nel periodo che giunge fino al 22 novembre 1999) e i militari che, invece, operando dopo quella data avrebbero dovuto adottare le misure di protezione. Ciò ha portato al fatto che, probabilmente, 12.000 militari che avrebbero dovuto essere esclusi dal conteggio dei militari a rischio, sono stati invece erroneamente inclusi.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">23) Bonifica dei poligoni (e aree non più bonificabili)<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non sono state effettuate indagini sulla problematica della bonifica dei poligoni stabilendo in primo luogo in che cosa consiste l’effettuare la bonifica e in che cosa consiste verificare i risultati della bonifica stessa e dopo stabilito quanto sopra, capire quali <span style=""> </span>costi la bonifica comporterebbe. E stabilire, altresì, quali provvedimenti debbano prendersi nei riguardi di quelle zone che vengono ritenute ormai non più bonificabili (zone di questo tipo esistono ad esempio, nel poligono sardo di Teulada). Ed a proposito di queste zone, occorre stabilire se debbano essere formalizzate delle precisazioni in campo legislativo, come ad esempio è stato fatto negli Stati Uniti per zone di questo tipo che, dal punto di vista legale, vengono considerate come non più facenti parte del territorio nazionale.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><o:p> </o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><b style=""><span style="font-size: 12pt;">24) Audizione delle vittime<o:p></o:p></span></b></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Perchè non è stato preso in considerazione quanto avrebbero potuto dire le vittime, chiedendo (nella difficoltà di ascoltarle tutte), quanto meno un resoconto scritto dalle singole persone alla Commissione circa l’assistenza che hanno ricevuto e le difficoltà riscontrate nell’ottenere risarcimenti.<o:p></o:p></span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;">Quanto sopra tenendo conto anche, di quanto risulta da numerose testimonianze apparse in documenti ufficiali (alcune di queste testimonianze sono state riportate anche nella audizione del Presidente dell’ANAVAFAF nel corso della inchiesta senatoriale sull’uranio, effettuata nella precedente legislatura, sotto la presidenza del Sen. Paolo Franco).<o:p></o:p></span></p>adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-727082551561910802008-02-21T04:03:00.000-08:002008-02-22T04:02:06.460-08:00NESSUNA RISPOSTA DALLA RELAZIONE FINALE DELLA COMMISSIONE URANIO IMPOVERITOLa relazione della Commissione non dà sufficienti risposte ai problemi che pure erano stati individuati nelle conclusioni della precedente Commissione Senatoriale di Inchiesta sull’uranio impoverito e accetta, tra l’altro, la tesi formulata dal Ministro della Difesa nella sua audizione, secondo cui, in base a valutazioni statistiche non meglio precisate, risulterebbe che su 100.000 casi di infermità riscontrate, quelle relative all’ambito della società civile sarebbero 754, mentre quelle relative all’ambito dei militari impiegati sarebbero 380, da che si deduce che l’esposizione all’uranio non solo non è pericolosa, ma è salutare. Tesi che, peraltro, poi viene contraddetta nella stessa relazione, quando si afferma che l’uranio è sicuramente genotossico.<br /><br /><strong>Non vengono fornite risposte ai seguenti quesiti:</strong><br /><strong></strong><br />1) perchè per almeno sei anni, cioè dall’ottobre 1993 al novembre 1999, non sono state rese note, nè ai militari nè ai nostri civili, le norme di protezione, mandando quindi ad operare allo sbaraglio tutto il personale;<br /><br />2) perchè venne affermato che non vi era stato l’impiego di uranio in Bosnia, quando poi risultò che invece vi erano stati gettati più di 10.000 proiettili, e perchè le apparecchiature di rilevazione, che vennero impiegate dalle nostre squadre NBC in Bosnia, avevano una fascia di esplorazione di 10 centimetri e cioè praticamente inesistente;<br /><br />3) perchè i conteggi presentati iniziano dal 1996 e tralasciano quanto accaduto nel 1991 durante la guerra del Golfo (dove il quantitativo di armi all’uranio impiegato è stato 100 volte superiore a quello nei Balcani) e quanto accaduto in Somalia nel 1993 e all’inizio delle operazioni in Bosnia nel 1995;<br /><br />4) perchè non si è conteggiato il personale civile che ha operato in zone contaminate, ma solo quello militare;<br /><br />5) perchè si adotta il numero di 56.000 missioni, come equivalente al numero delle persone esposte, mentre c’è chi ha eseguito anche 48 e più missioni (un enorme errore di valutazione);<br /><br />6) perchè il Ministro della Difesa nelle sue due relazioni ha parlato di 37 (e 77 morti) e di 255 (e 312 malati), mentre la Sanità Militare (GOI) indica 158 morti e 1833 malati;<br /><br />7) perchè quando si citano gli indennizzi non si menziona quanto accaduto realmente, e cioè che la vita di un militare è stata valutata 17.000 euro complessivi o alternativamente, 258 euro di pensione o alternativamente, 0 euro;<br /><br />8) perchè sono stati presi in considerazione solo casi di tumore e non le altre gravissime patologie comprese quelle che hanno portato alla nascita di figli malformati;<br /><br />9) perchè non è stato effettuato alcun controllo sulle ditte straniere nei poligoni, e viene richiesta solo l’autocertificazione. Per cui non si sa assolutamente quali armi siano state utilizzate da queste ditte nei poligoni.<br /><br />Le conclusioni della relazione cancellano il passato, non venendo formulata neppure una critica rispetto a quanto accaduto, né alcun cenno alle responsabilità che vi sono state. Vengono formulati, per il futuro, auspici e raccomandazioni. Ma purtroppo si sa che questi, in Parlamento, valgono poco più di lettere a Babbo Natale o alla Befana.<br /><br /><strong>Falco Accame</strong><br />Presidente ANAVAFAFadminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-77542617953780604882008-02-17T03:55:00.000-08:002008-02-17T03:58:17.294-08:00SENATO: CONCLUSA INCHIESTA SU EFFETTI URANIO IMPOVERITOSi e' concluso, per scadenza del mandato, l'ampio lavoro svolto dalla Commissione d'inchiesta sui 'casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all'estero e nei poligoni di tiro' o connesse basi per l'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito. La Presidente Brisca Menapace ha espresso rammarico per la impossibilita' di approfondire alcuni aspetti importanti dell'indagine che non ha evidenziato in modo certo la connessione tra la esposizione ai fattori di rischio e l'insorgenza di patologie in personale che ha operato nei poligoni militari.<br /><br />Il senatore Casson (PD-Ulivo) ha proposto di sottolineare, pur in mancanza di dati conclusivi, il potenziale ruolo delle esposizioni ai fattori di rischio nella insorgenza delle malattie.Nello schema di relazione finale dell'inchiesta e' confermato 'il criterio di probabilita'' e conseguente diritto delle vittime e dei loro familiari ad accedere alle forme di assistenza e di indennizzo previste dalla normativa vigente.<br /><br />In particolare sono state accolte nello schema di relazione conclusiva le proposte emendative del senatore Nieddu (PD-Ulivo) dirette a garantire al personale militare interessato il riconoscimento dei benefici previsti 'quando non sia possibile escludere espressamente il nesso tra patologie contratte e fattori di rischio'.<br /><br />Il senatore Ramponi di AN ha giudicato lo schma documento, a seguito delle modifiche recepite, meno equilibrato rispetto alla precedente stesura perche' ne emerge una posizione critica nei confronti del Ministero della Difesa che in materia 'ha mostrato grande spirito di collaborazione' e non viene dato adeguato risalto al fatto che gli esperti interpellati dalla Commissione hanno escluso espressamente il ruolo dell'uranio impoverito nei teatri in cui hanno operato militari italiani.<br /><br />Lo stesso Ramponi si e' nettamente opposto ad una proposta della senatrice Franca Rame (Misto) di prevedere una apposita sottoscrizione preventiva di assunzione dei rischi da parte dei militari interessati.Ramponi ha anche sottolineato che il criterio di probabilita' adottato per consentire l'accesso ai benefici non e' stato formalizzato dalla Commissione, ma e' una impostazione adottata dal Ministero della Difesa e trasfusa in norma.<br /><br /><br /><strong>MENAPACE (PRC), POSSIBILI RISARCIMENTI A CONTAMINATI<br /></strong><br />Non c'e' la certezza assoluta dell'esistenza di un rapporto causa-effetto tra esposizione all'amianto impoverito e l'insorgenza di tumori, ma sara' possibile comunque accedere a specifici risarcimenti da parte di militari venuti a contatto con esso.<br /><br />Lo ha riferito la senatrice Lidia Menapace (Prc), presidente della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito di palazzo Madama.Secondo la parlamentare, 'sara' riconosciuto il diritto alla causa di servizio e alla speciale elargizione in tutti quei casi in cui l'amministrazione militare - ha sostenuto - non sia in grado di escludere un nesso di causalita''.<br /><br />Menapace ha precisato inoltre che non e' stato possibile svolgere verifiche specifiche sulla situazione del poligono Del Dandolo di Maniago (Pordenone), in cui sarebbero stati usati proiettili all'uranio impoverito. 'I vertici delle Forze Armate italiane - ha concluso - hanno smentito che l'esercito Usa abbia mai utilizzato tali proiettili durante le sue esercitazioni'.adminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-39558425367547053922008-02-12T01:17:00.000-08:002008-02-12T01:18:39.560-08:00UN ALTRO CASO DI MALATTIA IN SARDEGNAAltro caso di militare malato di cui, come al solito, si è avuta notizia solo casualmente. Riguarda un militare in provincia di Sassari colpito da tumore in due parti del corpo, attualemte sotto cura. Si tratta di un carabiniere. Nel giro di 10 giorni si è saputo di altro militare in Sardegna, sempre in provincia di Sassari, di tre casi nel Veneto e di un caso nel Friuli. Secondo il GOI, il Gruppo Operativo Interforze della Sanità Militare, i casi conosciuti sarebbero 1.991.<br /><br />Al carabiniere è auspicabile venga data una pronta assistenza e gli indennizzi spettanti alle vittime del dovere. Ciò che non deve più accadere, sempre limitatamente a casi verificatisi in Sardegna, è un trattamento di 258 euro al mese come quello assegnato ai genitori dei militari Valery Melis e Fabio Porru e di 0 euro per i casi di Maurizio Serra e Gianni Faedda. Purtroppo proprio domani cessa l’attività della Commissione di inchiesta del Senato e si dovrà quindi attendere a maggio per la riapertura di una nuova commissione.<br /><br />Nel frattempo però il Governo in carica deve adottare tutti i provvedimenti necessari tenendo conto che non è stato applicato il principio di precauzione e che per almeno 6 anni i nostri militari (e civili) hanno operato senza alcuna misura di protezione.<br /><br />Falco Accame<br />Presidente Anavafafadminhttp://www.blogger.com/profile/02972206901152272552noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-7230286994681843345.post-20230914123933123312008-02-10T04:02:00.001-08:002008-02-12T01:20:07.200-08:00URANIO: ACCAME, ANCORA SCONOSCIUTA BOZZA COMMISSIONE INCHIESTA<h2><strong><span style="font-size:85%;"><span style="FONT-WEIGHT: normal">“Ad oggi la bozza della relazione sull’uranio impoverito, che sembra che verra’ approvata martedi’ prossimo dalla Commissione di inchiesta, e’ sconosciuta”. Lo denuncia il presidente dell’associazione vittima arruolate nelel Forze Armate e famiglie dei Caduti Falco Accame sottolineando che “non e’ dato sapere cosa contenga ne’ quali emendamenti siano stati proposti”. Secondo l’ex parlamentere “e’ auspicabile che il presidente del Senato chieda che sia resa nota, quanto meno agli organi di stampa, prima della riunione e che la discussione sulla relazione sia resa ascoltabile almeno nella sala stampa del Senato ai giornalisti”.</span> </span></strong></h2><h2><span style="font-size:85%;">Perfino nel caso di leggi come la 124/2007 sui servizi segreti - osserva Accame - la bozza di legge e’ stata resa nota ben prima della sua discussione e ha reso possibile formulare critiche e proposte. La relazione deve necessariamente toccare temi sensibilissimi come quello riguardante il numero delle vittime militari e civili (forse piu’ di un migliaio) vittime di possibile contaminazione da uranio impoverito e quello della questione della mancata emanazione di norme di protezione per il personale (mancata adozione del principio di precauzione) per cui, per almeno 6 anni, il personale militare e civile nelle zone di operazione non e’ stato edotto sui pericoli che correva. Non si sa chi sia il responsabile di questa mancata protezione e come sia possibile che le cifre ufficia