tag:blogger.com,1999:blog-65410823719665287672009-03-06T05:56:28.057-08:00Pergamon Journal ScienceScienze, Tecnologia, Ecologia e GeografiaPergamon Journalnoreply@blogger.comBlogger103125tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-14783239558047556472008-10-26T09:46:00.001-07:002008-10-26T09:46:13.923-07:00In orbita il satellite radar italiano<p><a href="http://science.pergamonjournal.org" target="_blank"><strong>Pergamon Journal</strong> Science</a></p> <p><img height="332" src="http://www.thalesaleniaspace-library.com/data/LR/cosmo02.jpg" width="396" /></p> <p align="justify">Il terzo satellite ambientale italiano Cosmo-Skymed ruota intorno alla Terra. E&#8217; decollato in perfetto orario alle 19.28 locali di ieri sera (le 4.28 di questa mattina in Italia) dalla base spaziale militare americana sulla costa pacifica. Il primo era stato lanciato nel giugno dell&#8217;anno scorso e l&#8217;ultimo partir&#224; agli inizi del 2010. A quel punto la costellazione dei quattro veicoli spaziali sar&#224; completa e potr&#224; svolgere appieno il lavoro per cui &#232; stata realizzata da Thales Alenia Space su un programma dell&#8217;agenzia spaziale italiana Asi assieme alla Difesa. </p> <p align="justify">La costellazione &#232; nata con uno scopo ambizioso: tenere sotto controllo in continuazione la superficie della Terra facendo ricorso invece che ai normali obiettivi ottici ad un radar. Lo strumento scandaglia con le sue onde la superficie e costruisce delle immagini ricche di informazioni con un grande vantaggio, quello di scrutare in continuazione il territorio nonostante la presenza delle nuvole e durante la notte; due condizioni gravose che limitano e riducono il lavoro dei normali satelliti con obiettivi ottici. Inoltre il programma nasce da un accordo e dalla partecipazione della Difesa e in questo modo &#232; nata la prima costellazione a livello internazionale con una caratteristica &#171;duale&#187;, cio&#232; che serve le necessit&#224; degli impieghi civili e militari legati alla sicurezza. </p> <p align="justify">Gi&#224; i primi due satelliti sono stati intensamente adoperati in varie circostanze nei mesi passati aiutando ad esempio il tempestivo censimento dei danni causati dall&#8217;uragano in Birmania e dal terremoto in Cina. &#171;E i nostri militari &#8211; nota il generale Pietro Finocchio alla guida di Teledife che sovrintende la partecipazione della Difesa - lo utilizzando correntemente nei territori in cui agiscono come in Afghanistan e Iraq &#8211; raggiungendo una miglior sicurezza nelle operazioni&#187;. Con i primi due satelliti si raccoglievano 900 immagini al giorno della Terra. Ora con il terzo si arriver&#224; a 1300 per toccare il tetto delle 1800 riprese quotidiane quando sar&#224; disponibile anche il terzo satellite, tutti rotanti su un&#8217;orbita che attraversa anche le aree polari a 630 chilometri d&#8217;altezza. </p> <p align="justify">La costellazione sar&#224; attiva per quindici anni ma gi&#224; l&#8217;Asi sta pensando a come garantirne in futuro la continuit&#224; con una nuova generazione di veicoli ancora pi&#249; avanzati. Ma intanto c&#8217;&#232; lo sfruttamento dei satelliti ora disponibili le cui mappe mostrano oggetti pi&#249; piccoli di un metro. &#171;Ma con tre veicoli in orbita &#8211; precisa Enrico Saggese, commissario dell&#8217;Asi &#8211; potremo iniziare la sperimentazione di una tecnica di rilevazione che realizzer&#224; addirittura immagini tridimensionali che saranno la pratica normale della futura generazione. Ora per stimolare applicazioni praticate stiamo costituendo alla stazione dell&#8217;ASI di Matera dove si ricevono le trasmissioni dei Cosmo-Skymed, un centro di eccellenza nel quale i tecnici di piccole e medie aziende e delle universit&#224; possono sviluppare le tutte le innovazioni possibili&#187;. </p> <p align="justify">&#171;Intanto si sta definendo la nascita della societ&#224; e-geos formata da Telespazio e Asi &#8211; precisa Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio &#8211; per commercializzare a livello internazionale questi prodotti spaziali italiani che oggi non hanno eguali nel mercato. Naturalmente dobbiamo procedere rapidamente perch&#233; arrivare tardi significherebbe perdere una preziosa occasione&#187;. &#171;I futuri satelliti Cosmo-Skymed a cui stiamo lavorando avranno una taglia analoga ma saranno pi&#249; evoluti nelle capacit&#224;&#187; precisa Luigi Pasquale, amministratore delegato di Thales Alenia Space. &#171;E per la concretizzazione di questo futuro vediamo importante un pi&#249; stretto rapporto di collaborazione tra l&#8217;Asi e il Ministero della Difesa&#187; conclude Giorgio Zappa, direttore generale di Finmeccanica.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-1478323955804755647?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-10817781924801768012008-10-25T08:31:00.001-07:002008-10-25T08:31:34.730-07:00Il sole si è riacceso<p align="justify"><img height="210" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2008/10_Ottobre/14/sol/01.jpg" width="400" /> L&#8217;inquietudine &#232; finita. Il Sole si &#232; &#171;riacceso&#187; secondo le regole e tutto &#232; rientrato nella normalit&#224; di un nuovo ciclo che sta per iniziare. Il Sole torna quindi a dare spettacolo, come in passato hanno documentato gli obiettivi del satelliti Trace americano, Hinode giapponese e Soho dell&#8217;Esa europea. Sabato scorso una macchia (la numero 1005) ha segnato la sua superficie ed era la terza in tre settimane; indicazione inequivocabile di una ripresa dell&#8217;attivit&#224;. Le macchie solari osservate per la prima volta da Galileo Galilei nel 1611 sono aree della fotosfera a temperatura pi&#249; bassa delle zone circostanti e ci&#242; basta per renderle pi&#249; oscure per contrasto. Esse sono sempre associate a forti campi magnetici. Questa attivit&#224; ci interessa da vicino perch&#233; il fenomeno delle macchie &#232; associato all&#8217;emissione di flussi di radiazioni e particelle che poi investono la Terra causando, quando sono particolarmente intensi, delle tempeste geomagnetiche sul nostro pianeta , cio&#232; guai e disturbi ai satelliti in orbita, ai sistemi di comunicazione e alle reti elettriche. E&#8217; gi&#224; accaduto e la causa &#232; documentata. Le nuove macchie segnano la conclusione del periodo di quiete che l&#8217;astro stava attraversando nel suo ciclo periodico di circa undici anni nel quale si ha un momento di massima attivit&#224; ed uno di minima. Ma il 2008 stava gi&#224; facendo notizie perch&#233; sembrava essere l&#8217;annata pi&#249; calma dell&#8217;era spaziale, cio&#232; dell&#8217;ultimo mezzo secolo (il primo satellite veniva infatt<img height="183" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/a/ad/Sun_in_X-Ray_ritaglio.png" width="195" align="left" />i lanciato nell&#8217;ottobre 1957) . Alla fine di settembre un comunicato della Nasa annunciava che se continuava cos&#236; il 2008 stava registrando il record di giorni praticamente senza macchia negli ultimi cinquant&#8217;anni: allora si era arrivati a 200 e l&#8217;ultimo record lo deteneva il 1996 con 170 giorni. Per&#242; con le cose del cielo &#232; sempre meglio essere cauti. Infatti scritto il comunicato il Sole ha ripreso la sua tradizionale agitazione: comunque i 200 giorni restano un dato acquisito. I vari cicli solari che si sono succeduti nei secoli hanno avuto, ovviamente, caratteristiche diverse: alcuni sono stati tranquilli altri pi&#249; intensi.&#160; Il prossimo che sta prendendo corpo &#232; previsto come moderato secondo gli esperti dello Space Weather Prediction della National Oceanic and Atmospheric Administration. Moderato, tuttavia, ha un significato molto relativo perch&#233; macchie ed eruzioni come sono state riprese dai satelliti hanno dimensioni che possono contenere molte volte il nostro pianeta. Da qui la potenza dei fenomeni in gioco e la preoccupazione che talvolta i loro effetti possano creare danni alla vita sulla Terra. Ma anche agli astronauti che ormai soggiornano stabilmente sulla stazione spaziale. Anzi questi sono i primi ad essere esposti e a subire eventuali conseguenze.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-1081778192480176801?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-15315217892742510502008-09-28T23:00:00.001-07:002008-09-28T23:00:00.344-07:00Ecco il Googlefonino<p align="justify">Si alza il velo sul primo gphone, che sancisce l'ingresso di Google nel ricco mercato della telefonia mobile. Dopo una lunga attesa e vari postici arriva cos&#236; G1, questo il nome del cellulare in grado di supportare la piattaforma A ndroid targata Google, e lancia la sua sfida al Blackberry, all'iPhone e alla Nokia. Sul mercato americano G1, prodotto dalla taiwanese Htc, arriver&#224; il prossimo 22 ottobre a 179 dollari con un abbonamento di due anni con T-Mobile compreso fra i 25 e i 35 dollari al mese. Il G1 sbarcher&#224; a partire da novembre in Gran Bretagna e nel resto del vecchio continente nel 2009. A partire dal prossimo anno la gamma di cellulari in grado di supportare Android si amplier&#224;, visto che societ&#224; quali Lg e Samsung produrranno e lanceranno i propri modelli di gphone.</p> <p align="justify"><img height="330" src="http://static.blogo.it/melablog/g1.jpg" width="403" /> </p> <p align="justify">&#171;Android ha il potenziale di divenire l'equivalente di ci&#242; che Linux ha rappresentato per i computer. Ci attendiamo che le vendite arriveranno a rappresentare circa il 10% del mercato dei telefonini intelligenti nel 2011&#187;, spiega Roberta Cozza, analista di Gartner. L'arrivo sul mercato di G1 non avr&#224; lo stesso clamore dell'iPhone, divenuto oggetto cult per il quale a migliaia si sono accodati per metterci le mani sopra sin dalla notte precedente al lancio. &#171;Dubito che si possa verificare qualcosa di analogo a quanto accaduto con Apple&#187;, sottolinea un analista. &#171;Google entra nel mercato della telefonia mobile non per divenire un produttore di telefoni cellulari ma per aprirsi un varco nel grande mercato dei servizi e delle applicazioni per telefonini&#187;, osserva Carolina Milanesi di Gartner.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-1531521789274251050?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-44648433818726465212008-09-28T23:00:00.000-07:002008-09-28T23:00:00.722-07:00Grossi problemi al Cern<p align="justify">Il riavvio dell'acceleratore del Cern Lhc &#232; in programma all'inizio della primavera del 2009. Lo ha annunciato il Cern a Ginevra in un comunicato. Le indagini condotte in seguito all'importante fuga di elio all'interno del tunnel del Large Hadron Collider - pochi giorni lo storico avvio dell'acceleratore lo scorso 10 settembre- hanno indicato che la &#171;causa pi&#249; probabile dell'incidente &#232; stata una connessione elettrica difettosa tra due magneti&#187;, afferma il comunicato. Per una piena comprensione dell'incidente, tuttavia, il settore dovr&#224; essere portato a temperatura ambiente ed i magneti coinvolti dovranno essere ispezionati. &#171;Questo richieder&#224; tre o quattro settimane&#187;, aggunge il Cern. Dopo il riuscito avvio dell'Lh<img height="165" src="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/05/cern_lhc_t2030shigh.jpeg" width="213" align="left" /> c lo scorso 10 settembre, &#171;questo &#232; indubbiamente un colpo psicologico&#187;, ha commentato il direttore generale del Cern Robert Aymar. &#171;Tuttavia, il successo della prima iniezione di fasci di particelle testimonia gli anni di dura preparazione e le capacit&#224; del personale coinvolto. Non ho dubbi che supereremo questa difficolt&#224; con lo stesso livello di rigore e applicazione&#187;, ha aggiunto. Il Cern ha spiegato che il tempo neessario per portare a termine le indagini sul guasto e per le riparazioni precludono la possibilit&#224; di un ripristino dell'attivit&#224; dell'Lhc prima del periodo obbligatorio di manutenzione in inverno. Questo porter&#224; la data per il riavvio del complesso dell'acceleratore all'inizio della primavera 2009. In seguito sono previste le prime collisioni tra i fasci di particelle nei 27 chilometri del tunnel. </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-4464843381872646521?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-54931896725151454812008-09-04T04:15:00.001-07:002008-09-04T04:15:52.130-07:00Arriva Google Chrome<p align="justify">Difficile che oggi non vi siate stati imbattuti in qualche notizia su Google Chrome, ma &#232; possibile che il lancio del nuovo browser web di Big G vi abbia lasciato abbastanza indifferenti. In fondo &#232; l&#8217;ennesimo browser per navigare in Internet, per di pi&#249; in versione preliminare e - al momento del lancio - solo per Windows. <br />La questione per&#242; &#232; molto pi&#249; complessa, almeno se le cose andassero come probabilmente si pensa in casa Google: lo si intuisce anche dal blog ufficiale di Big G, dove si spiega con evidenza che Chrome non &#232; solo un browser ma una &quot;piattaforma moderna per pagine e applicazioni Web&quot;. Sembrano le classiche frasi da comunicato stampa, ma non &#232; cos&#236;, ed ecco perch&#233;. <br />Chrome nasce dalla considerazione che Internet &#232; cambiata e impone un ripensamento completo dei browser. Il Web non &#232; pi&#249; una collezione di pagine statiche, ma - almeno per quanto riguarda i siti pi&#249; frequentati - un canale attraverso cui accedere ad applicazioni interattive, molte delle quali create da proprio Google, tra l&#8217;altro, come Google Docs o Gmail. <br />Chrome &#232; stato volutamente progettato con una interfaccia molto semplice, quasi scarna, perch&#233; non &#232; il browser che conta ma l&#8217;interfaccia dell&#8217;applicazione che usiamo attraverso di esso. Meno la grafica del browser (pulsanti, menu, pannelli, barre...) &#232; intrusiva, meglio &#232;. Tra l&#8217;altro Google, pur avendo usato in Chrome alcuni elementi tratti da altri browser open source (Apple WebKit e Mozilla Firefox), ha apparentemente reinventato la ruota per altri componenti, come ad esempio l&#8217;interprete JavaScript, sviluppandone da zero una propria versione anche se avrebbe potuto usare moduli software gi&#224; liberamente disponibili. Questo perch&#233; lo scopo principale di Chrome &#232; appunto garantire un funzionamento veloce e affidabile delle applicazioni web, non permettere la semplice visualizzazione di pagine Internet generiche. <br />Da qui anche l&#8217;attenzione alla sicurezza e alla stabilit&#224; del browser. Ogni suo pannello (tab) ha per esempio un ambiente operativo separato dagli altri: questo dovrebbe evitare il blocco di tutto il browser nel caso in cui il contenuto mostrato in un particolare pannello si rilevi instabile.</p> <p align="justify">Prendiamo Chrome come ambiente ideale per eseguire applicazioni web e aggiungiamoci - l&#8217;ha fatto anche Big G - un&#8217;altra tecnologia che Google ha gi&#224; in mano, Google Gears: essa permette di mantenere attive e consistenti le applicazioni web anche mentre siamo scollegati da qualsiasi rete, cosa che normalmente non accade se usiamo un normale browser. A questi due ingredienti aggiungiamo le applicazioni di Google che si possono eseguire sul disco di un computer (Earth, Desktop, SketchUp, Talk...) e quelle che si usano online (Docs, Gmail, il motore di ricerca) e il risultato - se ci astraiamo un attimo dal modello classico dell&#8217;uso di un computer - &#232; un insieme di software applicativi e di supporto che pu&#242; operare online oppure offline, abbastanza completo di suo ma comunque estendibile con altre applicazioni e servizi (online). </p> <p align="justify">E' in parole un po&#8217; strane la descrizione di un sistema operativo, e qui sta la grande importanza dell&#8217;accoppiata Chrome-Gears. Possiamo pensare a un computer che non abbia un sistema operativo complesso come Windows o Mac OS X, ma solo un piccolo &quot;cuore&quot; (probabilmente Linux) che faccia partire Gears e Chrome e, attraverso questi, tutti i software Google a cui abbiamo accennato prima, magari in versioni pi&#249; integrate fra loro di quanto non siano oggi. Il tutto, poi, avrebbe il non trascurabile vantaggio di essere completamente gratuito. <br />Quanti, a questo punto, continuerebbero a comprare sistemi operativi e applicazioni tradizionali da centinaia di euro, che richiedono computer ben &quot;dotati&quot; per essere eseguiti decentemente? Meno di quanti possiamo pensare.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5493189672515145481?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-58070438907565354022008-08-31T10:38:00.001-07:002008-08-31T10:38:42.249-07:00La nuova città piramide di Dubai<p align="justify">Al prossimo Cityscape Dubai, che si terr&#224; al Dubai International Exhibition Centre dal 6 al 9 ottobre 2008, verr&#224; presentata una sorta di citt&#224; del futuro, eco-sostenibile e autosufficiente in termini energetici, dove ci si potr&#224; spostare sia in orizzontale che in verticale. Si chiamer&#224;, e gi&#224; si chiama, Ziggurat e promette di rivoluzionare l'urbanistica, proponendo un modello decisamente eco-friendly in un delizioso contesto di spazi verdi, pubblici e privati, utilizzabili anche per l'irrigazione agricola. Sembra uno scenario da fantascienza ma la Ziggurat &#232; realt&#224; e, come suggerisce il nome, evoca le tipiche costruzioni templari mesopotamiche. Sarebbe in grado di ospitare pi&#249; di un milione di persone e con la stessa formula si potrebbero riprodurre molti centri gi&#224; esistenti, occupando solo un decimo del territorio. Gli esperti la definiscono una citt&#224; carbon neutral, ovvero a zero emissioni di anidride carbonica, ma l'ambizioso progetto architettonico, realizzato dalla societ&#224; Timelinks, ha il merito soprattutto di bastare a s&#233; stesso, grazie all'impiego di energia eolica e solare, come sottolinea il direttore dell'azienda produttrice, Ridas Matonis. La citt&#224; piramide occuperebbe 2,3 chilometri quadrati, ma non si tratterebbe del primo progetto architettonico a utilizzare questa tipica costruzione egizia, gi&#224; presa in prestito da altri importanti edifici nel mondo, come testimonia il famoso MI6, quartier generale dei servizi segreti britannici. Nell'attesa del suo debutto ufficiale, tutto sta a vedere, come suggerisce Martijn Kramer, dell'International Institute for the Urban Environment, se la gente si adatter&#224; a questo strano modo di vivere e di utilizzare i trasporti. Per il momento Timelinks ha gi&#224; depositato il brevetto della sua citt&#224;-piramide, sia per quanto riguarda il design che per quanto riguarda la tecnologia. Un occhio di riguardo sar&#224; rivolto alla sicurezza degli abitanti di Ziggurat, con l'utilizzo delle pi&#249; avanzate tecniche biometriche di riconoscimento facciale.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5807043890756535402?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-64245604811944622602008-08-17T23:37:00.000-07:002008-08-17T23:37:00.221-07:00Il futuro dei sistemi operativi Microsoft<p align="justify">Il nome in codice &#232; Midori. E dovrebbe diventare il futuro sistema operativo di Microsoft. Quanto futuro non &#232; chiaro. Ma probabilmente ci vorranno almeno 5 anni, se si pensa che per il 2010 &#232; prevista l'entrata in scena del successore di Vista. Questa volta per&#242; il salto dell'azienda di Redmond non verr&#224; valutato solo in termini di prestazioni, ma sar&#224; soprattutto concettuale. Midori dovr&#224; mettere fine a tutti quei problemi che attualmente affligono Wi<img height="61" src="http://regmedia.co.uk/2007/06/27/windows_live_logo.bmp" width="191" align="left" />ndows, come la sicurezza, la gestione delle applicazioni, i problemi sulle estensioni, i plug-in, i driver. Secondo quanto riferisce la rivista Computerworld infatti Midori sarebbe un sistema che, per la prima volta, abbraccerebbe la virtualizzazione, avrebbe sostanzialmente un core internet centrico, vale a dire basato sull'idea di componenti tra loro interconnessi in grado di eseguire processi software isolati. In pratica si abbraccerebbe l'idea di trasformare il sistema operativo in un hypervisor o virtual machine monitor, il componente centrale e pi&#249; importate di un sistema basato sulle macchine virtuali. La virtualizzazione &#232; la tecnologia emergente che sembra raccogliere interesse soprattutto da <img height="172" src="http://www.videogamesblogger.com/wp-content/uploads/2008/05/windows-7-logo.jpg" width="226" align="right" /> parte delle aziende, che permette ad un server di gestire diversi sistemi operativi andando ad emulare le istanze dei sistemi operativi &#8220;ospiti&#8221;; questo agevola il mantenimento di un insieme di applicazioni su un singolo server e con un maggior livello di affidabilit&#224;. L&#8217;hypervisor &#232; il componente chiave per un sistema basato appunto sulla virtualizzazione. Non pi&#249; quindi un unico grande programma implementato su una sola macchina, ma un insieme di istruzioni che permette ad accedere di volta in volta ai software necessari presenti su server dedicati. </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-6424560481194462260?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-77304811092419048342008-08-10T23:45:00.000-07:002008-08-10T23:45:00.633-07:00Energia dal deserto<p align="justify">Il costo &#232; alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l&#8217;unica prospettiva di una via d&#8217;uscita. Un&#8217;immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrr&#224; un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l&#8217;Europa. Ne &#232; convinto Arnulf Jaeger-Walden dell&#8217;Istituto per l&#8217;Energia della Commissione Europea: &#171;Baster&#224; catturare lo 0,3% dell&#8217;energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici&#187;. Il progetto &#232; stato presentato in questi giorni all&#8217;Euroscience Open Forum a Barc ellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetter&#224; di portare l&#8217;elettricit&#224; in posti lontani senza correre il rischio di perdite d&#8217;energia.<a href="http://lh6.ggpht.com/matteo.letzgus/SJLa-g6dw0I/AAAAAAAAAgY/RLgxTdQUgBA/s1600-h/PICT0003-1%5B6%5D.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="180" alt="PICT0003-1" src="http://lh3.ggpht.com/matteo.letzgus/SJLa_C5EC9I/AAAAAAAAAgc/V1VD0s5U9Lo/PICT0003-1_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="240" align="left" border="0" /></a> La nuova centrale dovrebbe sorgere in un&#8217;area poco pi&#249; piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l&#8217;energia solare non sar&#224; mai affidabile perch&#233; il tempo &#232; imprevedibile. Il piano ha gi&#224; ottenuto l&#8217;approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno pi&#249; efficaci perch&#233; in quella zona la luce solare &#232; pi&#249; intensa e, quindi, sar&#224; possibile produrre tre volte pi&#249; energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden &#232; anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sar&#224; un risparmio per i cittadini. &#171;I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora&#187; ha detto al quotidiano britannico Guardian. L&#8217;impegno pi&#249; oneroso sar&#224; costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perch&#233; quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantit&#224; di energia in arrivo dell&#8217;Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe gi&#224; essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-7730481109241904834?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-49526924943201660282008-08-02T15:13:00.001-07:002008-08-02T15:13:36.573-07:00Il mondo è più piccolo di quanto pensiamo<p align="justify">Bastano sei passaggi per riuscire a entrare in contatto con qualsiasi abitante della Terra. La teoria dei &#171;sei gradi di separazione&#187;, resa popolare negli anni sessanta dallo psicologo di Harvard, Stanley Milgram, potrebbe ora aver trovato una conferma scientifica grazie a uno studio della Microsoft. Lo rende noto il Washington Post. I ricercatori della societ&#224; di informatica hanno analizzato i dati relativi a 30 miliardi di conversazioni elettroniche fra 180 milioni di persone sparse nei cinque conti nenti. La conclusione: il mondo &#232; cos&#236; piccolo che bastano sei passaggi per raggiungere chiunque, dalle star di Hollywood al Dalai Lama. Lo studio &#232; partito nel giugno del 2006 analizzando i gradi di separazione che intercorrono tra tutti quelli che utilizzano Messenger, il sistema di messaggi istantanei della Microsoft. I ricercatori sono partiti dal principio secondo cui due persone sono conoscenti se si scambiano messaggi di testo. La ricerca ha monitorato la lunghezza dei legami necessari per connettere 180 miliardi di diverse coppie presenti nel database del sistema. Il risultato &#232; che la media &#232; di poco supe<a href="http://lh3.ggpht.com/matteo.letzgus/SJTcDifAHPI/AAAAAAAAAjI/LSCvzdisPlE/s1600-h/Earth6.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="150" alt="Earth" src="http://lh3.ggpht.com/matteo.letzgus/SJTcEKPi1XI/AAAAAAAAAjM/xukRH1tOKm8/Earth_thumb4.jpg?imgmax=800" width="240" align="left" border="0" /></a>riore ai sei gradi (6,6). Questo vale per il 78% delle &#171;coppie&#187; di utenti, ma la media &#232; alzata da separazioni che in alcuni casi arrivano fino a 29 passaggi. Il ricercatore Eric Horvitz, che ha condotto lo studio con il collega Jure Leskovec, ha commentato: &#171;Per me &#232; stato abbastanza sconvolgente, abbiamo visto che ci potrebbe essere una connessione sociale costante tra i membri dell'umanit&#224;. L'idea che siamo molto vicini l'uno all'altro &#232; sempre stata molto diffusa ma abbiamo dimostrato che questa idea va oltre il folklore&#187;. &#171;Per quanto ne sappiamo, questa &#232; la prima volta che una social network pu&#242; convalidare la teoria dei sei gradi di separazione&#187;, spiegano i ricercatori. La &#171;teoria del mondo piccolo&#187; fu esposta per primo dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy nel 1929, in un racconto breve intitolato &#171;Catene&#187;. Nel 1967 la teoria - ripresa anche in un celebre film del 1993 con Donald Sutherland e Will Smith - aveva trovato parziale conferma in uno studio dello psicologo Stanley Milgram. Un gruppo di volontari nel Nebraska riusc&#236; a far arrivare una lettera a un agente di borsa di Boston sfruttando la rete delle loro conoscenze. Milgram aveva provato che la rete di conoscenze di ogni individuo nella societ&#224; &#232; limitata, gli amici di una persona sono anche gli amici degli amici. Di qui la teoria che negli Usa ispir&#242; lo show a Broadway di John Guare, l'omonimo film di Fred Schepisi e il popolare gioco di societ&#224; &#171;Sei gradi di Kevin Bacon&#187; in cui ai giocatori viene dato il nome di un attore e il compito di collegarlo alla star di &#171;Footloose&#187;, usando i film in cui i due avevano recitato assieme. </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-4952692494320166028?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-56403126915538224732008-08-01T10:52:00.001-07:002008-08-01T10:52:10.499-07:00L'aurora eterna di Saturno<p align="justify">Alle aurore solari di Saturno se n'&#232; aggiunta una &quot;nuova&quot; e unica nel suo genere, provocata da Encedalus, una delle sue sessanta lune, che ogni secondo spedisce verso il pianeta madre un carico particolare... Osservate l'immagine di Saturno: ai poli risaltano due cerchi che sembrano i bordi incandescenti di una voragine che attraversa il pianeta da parte a parte. Sono in realt&#224; aurore, ossia fenomeni ottici temporanei provocati dall'interazione tra il vento solare e il campo geomagnetico del pianeta. L'immagine &#232; stata scattata dal telescopio Hubble nel 1998 e, da allora, sono state osservati molti altri fenomeni analoghi su Saturno. <br /><img height="216" src="http://media.focus.it/allegati/4797.JPG" width="212" align="left" />Ora alcuni astronomi dell'universit&#224; di Leicester (Regno Unito) hanno scoperto che, oltre alle aurore solari, Saturno ne presenta un'altra, di minore intensit&#224;, ma che, al contrario di quelle solari, &#232; costantemente presente. L'origine del fenomeno andrebbe ricercata nell'interazione tra il pianeta e uno dei suoi sessanta satelliti, Enceladus, il sesto in ordine di grandezza, distante &quot;appena&quot; 180.000 km dal confine con l'atmosfera del pianeta madre (meno della met&#224; di quella che separa la Terra dalla nostra luna). Ogni secondo la luna di Saturno espellerebbe dalla sua orbita qualcosa come 100 kg di materiale vulcanico che, cadendo sul pianeta, darebbe origine a questo fenomeno. &#171;La recente scoperta su Enceladus di tracce di attivit&#224; vulcanica&#187;, spiega uno dei ricercatori, &#171;giustificherebbe questa ipotesi.&#187; </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5640312691553822473?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-65694801687477836222008-08-01T01:00:00.000-07:002008-08-01T01:00:00.995-07:00Energia solare colorata<p align="justify"> Il MIT ha realizzato un rivoluzionario sistema per per produrre energia solare utilizzando comuni vetri al posto delle costose celle fotovoltaiche al silicio. Un semplice vetro ricoperto con una pellicola colorata permetter&#224; di catturare i raggi solari per produrre energia elettrica con una maggior efficienza rispetto al passato. Questa recente invezione del Massachusetts Institute of Technology &#232; per alcuni aspetti un vero uovo di colombo: su un comune vetro viene installato un sottile film costituito da un mix di molecole colorate, ciascuna delle quali &#232; in grado di assorbire la luce in diverse lunghezze d&#8217;onda cos&#236; da massimizzare lo sfruttamento delle radiazioni. &#8220;Sintonizzando&#8221; i colori ai raggi solari sar&#224; quindi possibile controllare il processo per arrivare a raddoppiare l&#8217;efficienza dei normali pannelli fotovoltaici oggi in commercio. Gi&#224; negli anni Settanta qualcuno aveva tentato di produrre energia in questo modo, tuttavia non si riusc&#236; a giungere a un risultato utile perch&#233; le tecnologie per produrre le pellicole colorate non garantivano la necessaria stabilit&#224; nel tempo. </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-6569480168747783622?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-39486012173268017662008-07-31T14:47:00.001-07:002008-07-31T14:50:45.509-07:00C'è acqua su Marte!<p align="justify">C'&#232; acqua su Marte. La Nasa lo ha ufficialmente confermato. Le prove sono state fornite dalla sonda Phoenix. &#171;Abbiamo le prove&#187;, ha detto il ricercatore della University of Arizona, William Boynton,<img height="178" src="http://schwehr.org/blog/attachments/2007-07/phoenix_mars_lander.png" width="178" align="left" /> in una dichiarazione ufficiale. &#171;In precedenza avevamo osservato la presenza di&#160; acqua ghiacciata - ha aggiunto riferendosi alle osservazioni fatte con la sonda Mars Odyssey - ma questa &#232; la prima volta che&#160; l'acqua su Marte &#232; stata toccata e testata&#187;. La sonda Phoenix, spiegano gli studiosi, &#232; calata sulla superficie del pianeta rosso, ha scaldato il ghiaccio raccolto nel corso delle sue esplorazioni all'inizio della settimana e, alla luce di quell'operazione, gli scienziati hanno confermato che quel ghiaccio &#232; effettivamente acqua. Gli scienzi<img height="146" src="http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2008/07_Luglio/15/MARTE/01.JPG" width="240" align="right" />ati possono quindi affermare senza ombra di dubbio che nella zona del Polo Nord di Marte esiste ghiaccio. Fino ad ora la sua presenza era stata accertata solo grazie a un metodo, per cos&#236; dire, di tipo 'indiziario', basato cio&#232; su una serie di osservazioni di fotografie e di immagini inviate a Terra da Phoenix. La sonda Phoenix &#232; atterrata sul Polo Nord di Marte il 25 maggio scorso, per cominciare una missione di prelievi di suolo che avrebbe dovuto durare tre mesi. Dopo l'ultima scoperta, per&#242;, la missione &#232; stata prolungata per altri due mesi.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-3948601217326801766?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-50873927642217621612008-07-31T03:19:00.001-07:002008-07-31T03:19:02.248-07:00Arriva il turismo spaziale<p align="justify">Dopo anni di lavoro coperti dal pi&#249; rigido riserbo Virgin Galactic, l'agenzia spaziale dell'eccentrico miliardario Richard Brenson, ha svelato al mondo il WhiteKnightTwo, un aereoplano a due fusoliere che, secondo quanto reso noto d all'azienda, aprir&#224; le <img height="235" src="http://files.myopera.com/ux50/blog/105spaceship2air.jpg" width="393" align="left" /></p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">&#160;</p> <p align="justify">porte al turismo spaziale di massa. Prodotto dalla Scaled Composites, questo catamarano dei cieli verr&#224; utilizzato per portare a un'altezza di 15.000 metri una navicella chiamata SpaceShipTwo. Giunta in quota, la navicella si sgancer&#224; dall'aereo e proseguir&#224; la sua corsa, alimentata da un motore a razzo, fino ai 100 km di altitudine sopra la Terra, dove gli otto passeggeri potranno provare per diversi minuti la vera assenza di gravit&#224;. Pi&#249; di 100 voli di prova sono stati gi&#224; programmati per i prossimi mesi, ma Virgin Galactic non ha ancora stabilito la data del primo volo spaziale commerciale n&#233; le tariffe di quella che sembra essere una costosa giostra per super ricchi.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5087392764221762161?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-55507164445547737632008-07-31T00:55:00.000-07:002008-07-31T00:59:04.554-07:00La NASA compie 50 anni<p align="justify">Il compleanno della Nasa per il mezzo secolo di vita &#232; vissuto a Washigton in modo inquieto. A cinquecento metri di distanza dal quartier generale c&#8217;&#232; il museo dell&#8217;aeronautica e dello spazio che raccoglie pezzi importanti che hanno segnato la sua giovane storia; pezzi straordinari come la capsula&#160;&#160; Apollo 11 che ha portato i primi uomini sulla Luna nel 1969. Ma &#232; proprio questo passato che possiamo toccare con mano, che rende le giornate della celebrazione agitate. Perch&#233; la Nasa abituata alle grandi imprese sta cercando di costruire il prossimo mezzo secolo immaginandolo ancora pi&#249; eccitante. Ma tutti sanno che non sar&#224; facile per vari motivi. Infatti dare continuit&#224; alle missioni compiute &#232; una sfida: incoraggia il fatto che alla Nasa amano le sfide. L&#8217;ente spaziale americano nasceva il 29 luglio 1958 per rispondere proprio alla sfida arrivata da Mosca capace di mandare in orbita prima degli americani un satellite artificiale, lo Spunik-1, il 4 ottobre 1957. Grazie a Wernher von Braun, il geniale tedesco che aveva costruito il primo missile balistico della storia, la V-2 durante la seconda guerra mondiale, e poi emigrato negli Usa, Washington rispondeva con il primo Explorer-1 il <a href="http://lh6.ggpht.com/matteo.letzgus/SJDKfcEAXKI/AAAAAAAAAgE/svPCuLGgpmQ/s1600-h/04%5B1%5D%5B10%5D.jpg"><img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="240" alt="04[1]" src="http://lh4.ggpht.com/matteo.letzgus/SJDKgHdfXGI/AAAAAAAAAgI/pIdnVUbtNyw/04%5B1%5D_thumb%5B8%5D.jpg?imgmax=800" width="175" align="left" border="0" /></a>31 gennaio 1958. Ma soprattutto il presidente americano Dwight D.Eisenhower dava ordine di creare un ente spaziale capace di organizzare e realizzare l&#8217;esplorazione del cosmo. Cos&#236; nasceva la Nasa tra i malumori della capitale perch&#233; molti domandavano che fossero i militari a coordinare la nuova frontiera. Ma Eisenhower, che era un generale, rifiut&#242; e anzi alcuni centri come l&#8217;arsenale Redstone dell&#8217;US Army, in Alabama, dove lavorava von Braun veniva ceduto, uomini e mezzi, al nuovo ente spaziale. E sar&#224; appunto in questo centro del sud che nascer&#224; sotto la guida del grande tedesco il super razzo Saturno-V capace di portare gli uomini sulla Luna. Cos&#236; la Nasa e l&#8217;America vincevano la sfida lanciata dai sovietici con lo Sputnik ripristinando la superiorit&#224; tecnologica, militare e politica prima conquistata con la bomba atomica. Da allora, grazie allo sforzo Luna, poi continuamente alimentato, l&#8217;America riusciva a mantenere una indiscussa leadership nel mondo della tecnologia. Sin dai primi anni, comunque, il grande ente spaziale sosteneva programmi ambiziosi in ogni direzione. Cos&#236; si &#232; iniziato a esplorare il sistema solare, si sono costruiti satelliti come il telescopio spaziale Hubble che hanno spinto la visione umana quasi alle origini dell&#8217;universo riscrivendo i libri di astronomia. Ma ha favorito anche la costruzione di satelliti che hanno migliorato la vita quotidiana sulla Terra e con i quali oggi comunichiamo istantaneamente fra i continenti oppure prevediamo il tempo o controlliamo l&#8217;inquinamento dell&#8217;ambiente. Un&#8217;altra sfida &#232; stata lo shuttle, la prima astronave riutilizzabile della storia. Volava per la prima volta nel 1981 ed ora la flotta &#232; prossima al ritiro dal servizio nel 2010<img style="border-top-width: 0px; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="164" alt="09[1]" src="http://lh3.ggpht.com/matteo.letzgus/SJDKgoV0YnI/AAAAAAAAAgM/2cDL_p6Mens/09%5B1%5D%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="240" align="right" border="0" />. E&#8217; stata una grande impresa tecnologica ma un fallimento economico: far volare gli shuttle costa troppo (500 milioni di dollari a volo) ed &#232; eccessivamente complessa come sistema. I due disastri di Challenger nel 1986 e di Columbia nel 2003 lo hanno dimostrato. Ed &#232; per tale motivoo che ora la Nasa impegnata a disegnare il futuro ha rinunciato a fabbricare un veicolo di questo genere, ritornando a capsule pi&#249; tradizionali. Forse, la cosa pi&#249; importante per cui passer&#224; alla storia lo shuttle sar&#224; l&#8217;aver permesso la costruzione della stazione spaziale internazionale che si completer&#224; appunto nel 2010. E questa, invece, &#232; davvero un&#8217;impresa riuscita se si cancellano i ritardi, i rinvii e gli alti costi affrontati. In compenso ha permesso di materializzare un ambizioso piano di cooperazione internazionale unendo insieme, oltre ai paesi europei riuniti nell&#8217;ESA, il Giappone, la Russia, e il Canada. L&#8217;esplorazione comune &#232; sempre stata l&#8217;ambita meta dello spazio e la stazione ha consentito di imparare come realizzare insieme altre imprese del domani. Intanto sulla stazione si potranno sperimentare cose impossibili sulla Terra come la fabbricazione di nuovi farmaci o nuove leghe metalliche sfruttando l&#8217;assenza di gravit&#224;. Adesso la Nasa vuol tornare sulla Luna nel 2018 e a ci&#242; sta lavorando anche per contrastare analoghe iniziative in corso da parte di alcuni Paesi asiatici: Cina, Giappone, India. Ma pur guardando al prossimo obiettivo da raggiungere varato dal presidente Gorge Bush nel 2004 la vera meta a cui guarda la Nasa oggi &#232; lo sbarco umano su Marte gi&#224; indicato dopo il 2020. E, aspetto importante, nel fantascientifico sogno che segner&#224; il prossimo mezzo secolo la Nasa cerca di trascinare anche altre agenzie spaziali consapevole che questo &#232; un sogno dell&#8217;umanit&#224; e non di una sola nazione.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5550716444554773763?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-88454851715961907932008-07-30T23:13:00.000-07:002008-08-01T07:50:45.723-07:00Eclissi parziale il primo agosto<p align="justify">Avete mai visto una mini-eclisse di Sole? Quanti di voi abitano nell'Italia Settentrionale, la mattina dell'1 agosto, potranno godersi questo curioso fenomeno astronomico. Il Sole sar&#224; intaccato, soltanto per una piccola parte, dalla sovrapposizione del disco lunare: sembrer&#224; come se una sforbiciata avesse fatto saltare un pezzetto della nostra stella. Niente di eccezionale, ma pur sempre un divertente e istruttivo spettacolo del cielo. In Italia l'eclisse di sole sar&#224; soltanto parziale, ma sar&#224; comunque indispensabile proteggere gli occhi se si dceider&#224; di godersi lo spettacolo offerto della Luna che copre il nostro astro. Prima di andare avanti con i particolari del fenomeno, una raccomandazione a lettere cubitali: guai a voi, e ai vostri occhi, se osserverete il Sole direttamente, senza opportune protezioni. I normali occhiali scuri non servono a nulla: sono assolutamente necessari gli appositi occhiali di plastica da eclissi (che si trovano a poco prezzo dagli ottici), oppure i vetrini per saldatori (nei negozi di ferramenta). Pellicole fotografiche o lastre radiografiche possono essere usate solo se molto annerite e per pochi secondi. Insomma, se vi rendete conto che c'&#232; un eccesso di luce, smettete subito di guardare e aspettate con pazienza che qualche immagine dell'eclisse compaia su internet. Chi possiede un telescopio, non pensi di poterlo puntare verso il Sole per un'osservazione diretta, che risulterebbe ancora pi&#249; rischiosa per la vista. In questo caso il telescopio potr&#224; essere usato solo per osservazioni indirette, con il metodo di proiezione dell'immagine solare su uno schermo bianco, posto oltre l'oculare. Genitori, attenti soprattutto all'incoscienza dei ragazzi.&#160; Completate le debite avvertenze, ecco, per alcune localit&#224; del Nord, gli orari in cui l'eclisse parziale di Sole raggiunger&#224; il massimo dell'evidenza e la percentuale di disco solare eclissata dalla Luna. </p> <p align="justify">Vetta d'italia (alto adige) - 11,38 - 13%</p> <p align="justify">Venezia - 11,36 - 8%</p> <p align="justify">Milano - 11,33 - 7%</p> <p align="justify">Pi&#249; gi&#249; di Firenze il fenomeno sar&#224; irrilevante o addirittura inesistente. Chi si potr&#224; godere il Sole completamente oscurati (eclisse totale) sar&#224; invece una rilevante porzione della popolazione mondiale che abita in Russia e Cina. Per questo motivo un gruppo formato da una cinquantina di appassionati di astronomia appartenenti all'<a href="http://www.uai.it/web/guest/home"><u>UAI</u></a>, cio&#232; all'Unione degli Astrofili Italiani (www.uai.it), ha deciso di recarsi in Siberia, da dove si potr&#224; ammirare per almeno due minuti la fase della totalit&#224;. Collegamenti internet permettendo, gli astrofili dell'UAI invieranno a Corriere.it, quasi in diretta, alcune delle pi&#249; belle immagini del fenomeno. </p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta</div> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-8845485171596190793?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-29088131645923953352008-06-19T02:58:00.000-07:002008-06-19T03:03:15.189-07:00Scoperti 3 nuovi pianeti simili alla Terra<p style="text-align: justify;"> Le hanno chiamate super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico l’HD 40307 nella costellazione del Pittore e distante dalla Terra 42 anni luce.L’autore della scoperta<span style="font-weight: bold;"> </span>è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra , a cui si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a Pegasi 51. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato ad una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi.<br />La ragione è che questi pianeti<span style="font-weight: bold;"> </span>la cui natura dovrebbe essere rocciosa, hann<img src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/06/17/pianetab1--180x140.jpg" align="left" border="0" height="140" width="180" />o una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa, uno 4,2 volte superiore e gli altri due 6,7 e 9,4 volte maggiore. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell’area in cui gira il nostro Mercurio vicino al Sole, e dunque il loro anno dura rispettivamente quattro giorni, 10 e 20 giorni. La scoperta è stata possibile utilizzando uno speciale spettrografo noto come Harps (High Accuracy Radaial Velocity Planet Search) installato su un telescopio dell’European Southern Observatory a La Silla in Cile. La tecnica di rilevamento<span style="font-weight: bold;"> </span>è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell’astro che rivelano a seconda della loro entità la presenza e le caratteristiche dei corpi circostanti. «Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l’esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor. Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l’esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre , infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta». La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli e nel giro di qualche anno gli astronomi giurano di riuscirci. </p><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-2908813164592395335?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-19748615052874462042008-05-31T11:02:00.000-07:002008-05-31T11:05:42.543-07:00Elettricità dalle onde<div style="text-align: justify;">Grassi, 38 anni, studi alla Normale e dottorato alla Ucla di Los Angeles, ha costruito un prototipo che ha dato ottimi risultati al largo di Marina di Pisa. A settembre sarà sperimentato il modello finale, con tanto di validazione, e poi si passera al business, ovvero la vendita. Che potrebbe avere anche risultati eccellenti. Le prime prove marine sono state ottime. La «macchina delle onde» riesce a produrre energia a costi tre volti inferiori al fotovoltaico e simili a quelli dell’eolico. Con un vantaggio strategico: «Queste macchine non hanno impatto visivo come le pale eoliche», spiega Grassi, «perché stanno sotto il mare e sono ecologiche». Se ne possono costruire di più dimensioni e potenza. Grandi e costose (milioni di euro) ma capaci di erogare un megawatt di potenza e piccole ed economiche (100 mila euro) da 100 chilowattori capaci di soddisfare il fabbisogno energetico di una trentina di appartamenti.<br /></div><div style="text-align: justify;">«La macchina è diversa da tutti gli altri progetti per ricavare energia dal moto ondoso», continua Grassi. «Potrà essere utilizzata in un mare calmo come il Mediterraneo, anche se la sua efficienza nell’oceano potrebbe essere cinque volte superiore». La tecnologia? «Semplice, si tratta di basilari principi di ingegneria meccanica», risponde Grassi, «e dietro il prodotto non c’è neppure una grande industrializzazione». La macchina delle onde ha già iniziato a stuzzicare gli appetiti internazionali. Una società francese ha contattato il ricercatore pisano e il governo del Galles si è detto disponibile a finanziare per il 50% le spese di realizzazione e a contattare eventuali sponsor. «Una proposta molto lusinghiera, che mi ha sorpreso e onorato», conferma Grassi. Che poi aggiunge: «Ho preso un po’ di tempo prima di rispondere, nonostante la proposta sia straordinaria. Mi piacerebbe che il sostegno arrivasse dal mio Paese. Vedremo».<br /></div><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-1974861505287446204?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-7720657464058225252008-05-25T11:08:00.000-07:002008-08-01T07:48:43.924-07:00La sonda Phoenix è atterrata su Marte<div style="text-align: justify;">Problema risolto per il collegamento con Phoenix nel polo Nord marziano. L’apparato radio Electra ad altissima frequenza (UHF) installato sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter intorno a Marte è tornato a funzionare superando “l’anomalia transiente”, come l’hanno battezzata qui i tecnici del Jet Propulsion Laboratory della Nasa che controllano la missione. L’anomalia impediva alla sonda di svolgere il suo compito di ripetitore con la Terra per cui riceveva gli ordini inviati dal Jpl ma non li girava a Phoenix. La causa diagnosticata è stata un fascio di raggi cosmici intensi capace di alterare temporaneamente il funzionamento di Electra. Questo ha costretto ad un rinvio di un giorno dell’apertura del braccio robotizzato lungo oltre due metri con all’estremità la pala per effettuare gli scavi.<br /></div><div style="text-align: justify;">Le operazioni sono quindi iniziate solo mercoledì facendo però ricorso per sicurezza nei collegamenti ad un’altra sonda della Nasa in orbita marziana, Mars Odissey. «Tutto quindi è tornato normale sotto l’aspetto dei collegamenti – nota Barry Goldstein, project manager della missione – Non siamo mai entrati, comunque, in condizioni di emergenza perché avevano ampie alternative. Oltre a Odissey c’è anche la sonda europea MarsExpress in orbita marziana pronta ad intervenire. La stessa sonda dell’Esa è stata molto utile nell’aiutare le operazioni di sbarco di Phoenix determinando la sua posizione e consentendo di calcolare al meglio le traiettorie di arrivo».<br /></div><div style="text-align: justify;">Anche giovedì continueranno i test del braccio ma intanto gli scienziati dell’Università dell’Arizona a Tucson hanno identificato le zone in cui la settimana prossima iniziare gli scavi. «Abbiamo scelto un punto davanti alla sonda proprio in mezzo ad una delle zolle a forma di poligono che caratterizzano questa superficie del polo nord» precisa Mark Lemmon dell’Università del Texas e responsabile della camera impiegata dalla sonda per la ricognizione del territorio circostante. «Un secondo punto che seguirà nell’esplorazione – aggiunge Lemmon – è invece al di fuori del poligono».<br /></div><div style="text-align: justify;">Gli scavi con il braccio robotizzato procederanno scendendo di circa tre centimetri al giorno in profondità. I campioni raccolti e scaricati nel laboratorio automatico di cui è dotato Phoenix, richiederanno almeno dieci giorni per essere esaminati e offrire una risposta. In base a questa si decide come scavare. Lo scopo è trovare ghiaccio d’acqua e determinare se ci sono le condizioni per un’eventuale sviluppo della vita. Intanto l’anomalia nelle trasmissioni ha allungato i tempi di invio a terra del panorama stereoscopico a 360 gradi raccolto dalla camera con due obiettivi. La sonda ha continuato infatti a lavorare secondo i suoi programmi stivati nella memoria dei computer in attesa di ricevere altri ordini da Terra. Gli ultimi fotogrammi del panorama, dunque, arriveranno al Jpl entro giovedì.<br /></div><div style="text-align: justify;">Intanto si verificano tutti i movimenti del braccio, «le sette posizioni che può assumere, per essere certi – spiega Robert Bonitz, arm manager - che non crei problemi durante il suo utilizzo nella penetrazione del suolo».<br /></div><div style="text-align: justify;">E’ purtroppo rinviato a un prossimo futuro l’impiego di un microfono installato sulla sonda e preparato dalla Planetary Society. La sua accensione dovrebbe consentire l’ascolto del soffiare del vento nella zona di sbarco di Phoenix. «Intanto sono prioritarie le indagini scientifiche – sottolinea Peter Smith, dell’Università dell’Arizona e responsabile scientifico della missione – Una volta terminati questi compiti allora prenderemo in considerazione anche l’uso del microfono».<br /></div><div style="text-align: justify;">L’emozione di un suono marziano deve insomma aspettare.<br /></div><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-772065746405822525?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-58625980586073535782008-05-25T02:15:00.000-07:002008-05-25T02:17:28.217-07:00Le anomalie climatiche ci accusano<div style="text-align: justify;">E’ il più ricco e accurato archivio delle anomalie correlabili al cambiamento climatico che sia stato realizzato finora: quasi 30 mila indicatori di natura fisica, chimica o biologica che ci raccontano come siano mutati dal 1970 al 2005 gli ambienti naturali del nostro pianeta. Trent'anni di metamorfosi rapide e sconvolgenti, che interessano tutti i continenti della Terra e che sono riconducibili all’aumento delle temperature medie di un grado causato dall’effetto serra. Ne sono autori Cynthia Rosenzweig, una climatologa del Nasa Goddard Institute for Space Science, e numerosi suoi colleghi appartenenti a una decina di altre istituzioni scientifiche, i quali hanno deciso di raccontare sull’ultimo numero della rivista Nature (15 maggio 2008) la forza e la vastità dell'impatto umano sul clima. Con un messaggio finale rivolto agli scettici: tutto questo non può che riportare alle responsabilità dell’uomo e al suo attuale modello di sviluppo.<br /></div><div style="text-align: justify;">«Questo è il primo studio a legare insieme l’andamento delle temperature globali e i cambiamenti osservati in un vasto contesto di sistemi fisici e biologici», spiega la Rosenzweig, enumerando alcuni dei fattori di cambiamento più appariscenti. Fra questi: l’assottigliamento dei ghiacciai; lo scioglimento del permafrost (il terreno perennemente congelato in paesi come la Siberia o il Canada); l’aumento delle temperature medie dell’acqua in laghi, fiumi e bacini chiusi come il Mediterraneo; le fioriture primaverili anticipate di centinaia di specie vegetali; lo spostamento verso le latitudini più alte di piante e di animali che tentano di sfuggire all’eccesso di caldo; l’invasione di specie tropicali nei mari surriscaldati delle medie latitudini; le migrazioni degli uccelli ritardate in autunno, anticipate in primavera o addirittura cancellate quando si verificano inverni molto miti. «Si tratta di un panorama talmente ricco di casi, di portata talmente ampia, e così strettamente correlabile all’aumento delle temperature medie riscontrabile in ogni continente della Terra, che non è possibile invocare le naturali oscillazioni del sistema climatico per giustificarlo», spiegano gli autori dello studio. Mutamenti di questa portata, in tempi così brevi, non hanno precedenti nelle ultime centinaia di migliaia di anni. L’uomo e l’aumento esponenziale dei suoi gas serra, emergono come i fattori che più di ogni altra causa naturale di breve periodo (attività vulcanica, variazioni della radiazione solare, eccetera) possono aver provocato tutto ciò.<br /></div><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5862598058607353578?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Wellingtonnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-12762588178055229732008-04-03T12:47:00.000-07:002008-04-03T12:50:44.896-07:00La vita animale ritardata da un metallo?<div style="text-align: justify;">La vita animale sulla Terra sarebbe comparsa con un ritardo di due miliardi di anni a causa di una deficienza di ossigeno e di un metallo pesante, il molibdeno, nelle profondità dell'oceano. Lo sostiene, in un articolo pubblicato su Nature, un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Clint Scott dell'università della California a Riverside. I ricercatori hanno raccolto dati relativi al mobilideno, un oligonutriente necessario a molte forme di vita, e informazioni sui materiali organici contenuti nei campioni di argillite nera prelevata negli oceani. Una roccia, spiegano gli esperti, che contenendo resti di questi due materiali, è preziosissima per ricostruire la storia dell'ossidazione degli oceani.<br />È noto, proseguono gli esperti, che dopo la crescita dell'ossigeno nell'atmosfera, 2,4 miliardi di anni fa, cominciò anche l'aumento dell'ossigenazione degli oceani per supportare la domanda di questo gas da parte dei microrganismi. Tuttavia, la varietà di queste singole forme di vita monocellulari restò bassa e i loro discendenti multicellulari non comparvero prima di 600 milioni di anni fa. Monitorando le quantità di molibdeno negli antichi sedimenti marini nel tempo, lo studio ha trovato che l'intervallo fra i primi organismi monocellulari e le forme di vita più complesse è coinciso con una significativa diminuzione del molibdeno negli oceani confrontata agli alti livelli misurati oggi. Inoltre lo studio ha evidenziato che l'ossigenazione sulla Terra è stata media prima di 2.200 milioni di anni fa, ma bisogna aspettare solo la fine dell'eone Proterozoico, circa 551 milioni di anni fa, perché le profondità degli oceani diventino più ossigenate e i cicli bio-geo-chimici si stabilizzino, così da creare i presupposti per la comparsa dei primi grandi organismi multicellulari e dare l'avvio all'evoluzione della vita sulla Terra.</div><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-1276258817805522973?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-21997212939415772182008-03-29T06:39:00.000-07:002008-03-29T06:57:22.925-07:00L'Ora della Terra<div style="text-align: justify;">È cominciato a Tel Aviv il conto alla rovescia per l' «Earth Hour», "l'Ora della Terra" voluta dal Wwf in tutti i diversi continenti del pianeta: giovedì sera la città è rimasta un'ora al buio, per la coincidenza del Sabbah ebraico. Dalla base australiana dell'Antartide al Golden Gate, dalle Cascate del Niagara oltre 30 milioni di cittadini scelgono sabato un gesto salva-clima. Sydney già al buio per la terra. Luci spente all’Opera House e al Ponte Harbour, nell’ambito della Earth Hour. L'evento mondiale vedrà oltre 380 città spegnere i monumenti più simbolici ma anche uffici, scuole, edifici privati dalle 20.00 alle 21.00 ora locale, un messaggio planetario da lanciare a tutti i governi sulla necessità di tagliare le emissioni di gas serra. L'evento è anche per il Wwf Italia l'avvio della piattaforma virtuale di GenerAzione Clima che attiverà quest'anno sei Cantieri per il Clima: efficienza energetica, trasporti, normativa, biodiversità, aziende. «Anche l'Italia, sarà dunque presente a questo simbolico appuntamento con uno dei nostri monumenti più rappresentativi, il Colosseo, insieme alla città "simbolo" dei cambiamenti climatici, Venezia - ha commentato Michele Candotti, Direttore generale del WWF Italia. - Earth Hour dimostra che il contributo di ciascuno di noi può essere fondamentale per raggiungere l' obiettivo della campagna, ovvero, il taglio del 30% delle emissioni al 2020 il cui risultato concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie animali e vegetali più a rischio e la riduzione degli impatti sull'uomo».<br /></div><div style="text-align: justify;">L'Earth Hour, partita da Sydney nel 2007 con il coinvolgimento dei suoi 2,2 milioni di abitanti, quest'anno è arrivata a decine di milioni di persone in tutto il mondo. L'idea è quella di coinvolgere nello stesso giorno dell'anno e per un'ora quante più persone possibili ai capi opposti del mondo, unite in un simbolico ed eloquente messaggio: tagliare le emissioni inquinanti e agire per fermare i cambiamenti climatici.<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.corriere.it/gallery/Cronache/2008/03_Marzo/earth/1/earth.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 236px;" src="http://www.corriere.it/gallery/Cronache/2008/03_Marzo/earth/1/earth.jpg" alt="" border="0" /></a><br />Il "giro del mondo" dell'Ora della Terra, dopo l'anticipazione a Tel Aviv, è ripreso sabato mattina dalle 9.00 (ore 20.00 locali) in Nuova Zelanda (Christchurch), nelle Isole Fiji (Suva e Lautoka) e nel piccolo arcipelago di Tuvalu, uno dei più minacciati dal pericolo dell'innalzamento dei mari. Seguono nell'evento l'Opera House di Sydney (ore 11.00 in Italia), e sempre in Australia decine di altre città. Alle 12.00 tocca a Seoul , Corea del Sud, alle 13.00 Perth, sempre in Australia, Manila (Filippine) e Kuala Lumpur (Malesia). La maratona per il clima prosegue a Bangkok (Thailandia, ore 14.00), Jakarta (Indonesia) e poi Dhaka (Bangladesh, ore 15.00) Bangalore e Mumbai (India). Poi spegne le luci per un'ora Dubai (Emirati Arabi, ore 17.00), e Kuwait. Alle 19.00 buio a Damasco (Siria), As-Salt (Giordania), Kfar-Saba (Israele). È la volta dell'Europa con Sofia (Bulgaria) e Espoo (Finlandia). Alle 20.00 pronte all'appuntamento ci saranno Budapest (Ungheria), Ginevra (Svizzera) e Varsavia (Polonia), Puerto Rico (Spagna) ma sarà anche la volta dell' Italia: hanno aderito all'invito del Wwf la città di Roma, con il Colosseo spento per un ora, e Venezia, la città «simbolo» della minaccia del fenomeno dei cambiamenti climatici, che spegnerà la sede del Municipio, Cà Farsetti, sul Canal Grande e la torre di Mestre. Poi decine di città anche in Inghilterra dove si spegneranno il Brighton Pier (nel Sussex) e la residenza ufficiale del principe Carlo nel Gloucestershire, l'Highgrove House, ma anche decine edifici a Londra, Birmingham, Brighton. L'Earth Hour attraverserà poi l'oceano Atlantico per iniziare alle 24.00 con Curitiba (Brasile), Montevideo (Uruguay), Buenos Aires (Argentina). La mattina di domenica toccherà a Santa Cruz, Caracas (Venezuela). Forte la partecipazione delle città degli Stati Uniti e del Canada. A Chicago si spegneranno lo stadio Soldier Field, sede dei Chicago Bears e la Sears Tower, tra gli edifici più alt del mondo. Poi sarà la volta del Golden Gate e la prigione di Alcatraz a San Francisco, Miami (ore 2.00), Minneapolis, Mexico City, Denver ma anche Phoenix per salire poi fino alle Cascate del Niagara in Canada. Questo paese sarà uno dei più attivi con oltre 100 città coinvolte tra cui Vancouver, Toronto, Montreal, Ottawa.<br /></div><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-2199721293941577218?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-51902746399777971392008-03-09T10:15:00.000-07:002008-03-09T10:21:28.411-07:00L'esplorazione spaziale del futuro<div style="text-align: justify;">Domenica mattina, poco prima dell'alba in Europa, dalla base spaziale nella Guyana francese ai bordi della foresta amazzonica volerà in orbita la più complicata e più grande astronave automatica mai costruita (<a href="javascript:pr4('/Corriere%20della%20Sera/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2008/03_Marzo/07/pop_astronave.xml',450,500)" target=""><u>Guarda la scheda</u></a>). Frutto di un piano dell'agenzia europea Esa, il cargo cosmico delle dimensioni di un autobus a due piani, è destinato a garantire i rifornimenti della Stazione Spaziale Internazionale che ruota intorno alla Terra a 400 chilometri d'altezza. Lo hanno battezzato Jules Verne e infatti c'è molta fantascienza nel viaggio e nelle attività del nuovo veicolo robotizzato. Dopo essersi liberato dal lanciatore Ariane-5 che lo trasporta oltre l'atmosfera, con i suoi sensori troverà la giusta posizione tra le stelle e autoguidandosi con il Gps andrà alla ricerca della Stazione.<br /><br /><object height="345" width="415"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yB0HpmuoRA4"><param name="wmode" value="transparent"><embed src="http://www.youtube.com/v/yB0HpmuoRA4" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="345" width="415"></embed></object><br /><br />Una volta individuata lancerà raggi laser per calibrare l'avvicinamento e arrivare all'aggancio con la precisione di un centimetro e mezzo; il tutto mentre Verne ela stazione corrono alla velocità di 27 mila chilometri orari. Poi rimarrà unito alla base orbitale per sei mesi e intanto gli astronauti trasferiranno le quasi otto tonnellate di rifornimenti portate da terra: ci sono propellenti, ossigeno, acqua, cibo e strumentazione scientifica. Ma durante la permanenza Verne dovrà compiere un'operazione importante per la sopravvivenza della stessa Stazione. Questa, infatti, rallenta progressivamente per l'attrito causato dalle rare molecole presenti anche a quella quota e quindi si abbassa. Se in qualche modo non venisse rialzata finirebbe per cadere nell'atmosfera. Verne, quindi, accenderà i suoi quattro motori e la riporterà nella posizione voluta. Terminato il soggiorno, il cargo spaziale sarà riempito dell'immondizia accumulata sulla Stazione e poi si sgancerà andando a disintegrarsi nell'atmosfera sopra l'Oceano Pacifico per non creare problemi. Costruire Verne è stata un'impresa di altissima ingegneria in vari campi, dai materiali all'elettronica, che in Europa ha coinvolto 1600 tecnici e ingegneri di una trentina di società guidate da Eads-Astrium. </div><div style="text-align: justify;"> </div><div style="text-align: justify;" id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> <script type="text/javascript"> OAS_AD('Bottom1'); </script> <!-- OAS AD '180x150' end --> </div><div style="text-align: justify;"> </div><p style="text-align: justify;"> «In Italia abbiamo realizzato tutta la sua struttura<span style="font-weight: bold;"> </span>— precisa Alberto Penazzi, amministratore delegato di Thales Alenia Space —. Oltre il Verne fabbricheremo sei veicoli che garantiranno i collegamenti fino al 2014 impegnando oltre un centinaio di tecnici altamente specializzati ». Altre società italiane (Elsag Datamat, Dataspazio e Selex Galileo) hanno invece contribuito per l'elettronica e i sensori. All'astronave automatica dell'Esa (costata 1,2 miliardi di euro) è legato l'utilizzo della Stazione soprattutto dal 2010 quando lo shuttle della Nasa smetterà di volare. Allora soltanto Verne soddisfarà le necessità dei rifornimenti necessari alla vita e al lavoro sulla base mentre gli astronauti per arrivarci e tornare dovranno far ricorso alle piccole navicelle russe Soyuz. Un ulteriore aiuto arriverà dalla altrettanto piccola navicella — sempre russa— Progress capace però di trasportare carichi tre volte inferiori a Verne. Ma il nuovo veicolo europeo è solo un punto di partenza. Gli ingegneri dell'Esa stanno già studiando delle versioni con capsula recuperabile che in prospettiva potrà accogliere gli astronauti. </p><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5190274639977797139?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-58423540730322080232008-03-02T08:58:00.000-08:002008-12-11T14:39:19.323-08:00I benefici dell'esplorazione dello spazio<div style="text-align: justify;">Cosa c’entra la Nasa con la nostra vita di tutti i giorni? Qualcosa c’entra. Alcuni strumenti che usiamo nella quotidianità sono stati sviluppati proprio dall’ente spaziale americano, come per esempio la racchetta da tennis (non più di legno) o il termometro da orecchio a infrarossi.<br /></div><div style="text-align: justify;">Ognuno di noi sfrutta la sua tecnologia più di quanto crede. Non è strano trovare le invenzioni per lo spazio proprio dentro casa: in cucina, in salotto, in camera da letto e persino nella stanza da bagno. Per mostrare i suoi prodotti di successo la Nasa ha aggiunto sul suo sito web una sezione interattiva dedicata alle migliori invenzioni, chiamandola Nasa Home and City. L’accesso è possibile anche dalla home page del sito attraverso il pulsante multimedia. Per dare maggiore effetto all’esposizione è stata adottata un’animazione grafica in 3D, simile a quella dei moderni cartoon computerizzati o a quella di </div><div style="text-align: justify;">Second Life. Entrando nell’area appaiono in sequenza frasi come «Lo spazio esiste nelle tue scarpe», «Lo spazio esiste nella tua racchetta da tennis». E poi, nel cibo per bambini, nel frigorifero e in ogni cosa che vedi.<br /></div><div style="text-align: justify;">Cliccando sulla casa, l’ambiente che appare in primo piano è il bagno. Tra gli oggetti «made in Nasa» ci sono il termometro da orecchio ad infrarossi (dà la temperatura in due secondi), il dentifricio ingeribile (adatto per i bambini e le persone con paralisi facciali), i cosmetici, leghe di metallo con memoria (i rubinetti cambiano colore con la temperatura), i water con </div><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4zPWcsIm4ww/R8rd4E2vwuI/AAAAAAAABT4/JxBOF6mJSVI/s320/GPS_Satellite_NASA_art-iif.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5173191077434213090" /><div style="text-align: justify;">trattamento ecologico degli scarichi, le finiture di ottone (inattaccabili da abrasivi e prodotti chimici), i sistemi per depurare acqua con gli ioni, le superfici isolanti che riflettono. Facendo un giro nella cucina invece troviamo: gli alimenti per bambini (arricchiti di nutrienti), i sistemi di depurazione dell’acqua corrente, la miniaspirapolvere portatile elettrica, il frigorifero-forno collegato a internet, i contenitori per conservare il cibo in frigo (un esempio le vaschette delle lasagne pronte che troviamo al supermercato), i pannelli per l’energia solare. Vari gli oggetti che compongono la camera da letto: dalle scarpe da tennis al pc con software avanzati, dalle lampadine per la scrivania agli attrezzi di metallo, come racchette e mazze da golf. E ancora: l’equipaggiamento per lo sport, il cuscino con forma anatomica, l’abbigliamento cucito con tessuti tecnologici. Gli accessori posizionati in salotto sono: una chitarra che rappresenta tutti gli strumenti musicali perfezionati con i nuovi materiali Nasa, il dispositivo ai raggi X portatile, i sistemi di purificazione dell’aria, l’auricolare wireless, gli occhiali da sole anti-graffio e la pittura isolante per le pareti. Ogni elemento dell’ambiente, casalingo o di lavoro, è corredato di dettagli e descrizioni tecniche a cui è possibile accedere attraverso altri collegamenti. Per quanto riguarda la «City» ci sono alcune invenzioni molto utili, come il rivelatore di fumo, i materiali che hanno migliorato la sicurezza di aerei e mezzi di trasporto, le leghe per gli arti artificiali alla Pistorius, pneumatici per auto, i crash-test di sicurezza e molto altro ancora. Si spazia dai prodotti industriali alle apparecchiature mediche, passando per le innovazioni che garantiscono maggiore sicurezza sul lavoro. Ogni oggetto è anche rappresentato da una figura che aiuta a capire di cosa si tratta. La presentazione che mette in mostra la bravura dell’ente spaziale potrebbe servire a raccogliere ulteriori finanziamenti. E magari è stata pensata proprio per questo scopo. Ma ad autopromuoversi non c’è niente di male.<br /></div><p></p><div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-5842354073032208023?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-67410703113736382392008-02-25T08:55:00.001-08:002008-02-25T08:55:18.048-08:00Olimpiadi: brutta fineper cani e gatti<p align="justify">Tempi duri per gatti e cani randagi di Pechino: rischiano tutti di fare una brutta fine a causa delle Olimpiadi in calendario dall'8 agosto nella capitale cinese. In dichiarazioni riportate oggi dal Times, Qin Xiaona - capo di un importante associazione animalista cinese - denuncia il modo piuttosto brutale con cui si sta procedendo al repulisti di cani e gatti &#171;senza tetto&#187; deciso dalle autorit&#224; di Pechino in vista dei Giochi olimpici. &#171;Noi abitanti di Pechino - afferma la signora Qin - siamo pronti a vivere senza elettricit&#224;, senz'acqua, senza automobili pur di assicurare il successo delle Olimpiadi ma siamo contrari a Olimpiadi che costino la vita degli animali. Sarebbe una tragedia&#187;. Nella corrispondenza da Pechino il Times scrive che a detta degli animalisti i gatti randagi (ce ne sarebbero almeno duecentomila) vengono presi e stivati in &#171;gabbie grandi come un forno a microonde&#187;. In teoria dovrebbero essere trasportati in un centro zoologico nella provincia di Changping, ma al novanta per cento si tratta di bestie malate, in particolare i maschi che spesso soffrono di infezioni per effetto della rudimentale castrazione alla quale sono stati sottoposti.&#160; &#171;Sono condizioni da tortura. E la situazione &#232; molto peggiore per i cani&#187;, lamenta Qin Xiaona. La sua &quot;Associazione per il benessere degli animali della capitale&quot; si &#232; offerta di collaborare con le autorit&#224; cittadine per rimuovere i randagi &#171;in modo umano&#187; ma questa disponibilit&#224; &#171;&#232; stata ignorata&#187;. Le autorit&#224; cinesi hanno ordinato la totale &#171;rimozione&#187; degli animali randagi da Pechino entro la fine di giugno: &#171;Vogliono - spiega la signora Qin - che gli atleti olimpici non ne vedano nemmeno uno. E questo perch&#232; i cinesi ci tengono molto a fare bella figura&#187;</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-6741070311373638239?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-6541082371966528767.post-27521136776040149162008-02-24T09:22:00.001-08:002008-02-24T09:22:37.401-08:00Eccole invenzioni che cambieranno il futuro<p align="justify">Sono dieci e sono le tecnologie che quest&#8217;anno potrebbero fare la differenza: su di loro scommettono gli esperti del MIT Technology Review, la bibbia sulle visioni e intuizioni future in campo tecnologico e scientifico. Nel numero appena pubblicato la rivista anche quest&#8217;anno presenta la sua lista dedicandovi la copertina del numero di marzo/aprile.&#160; Sono dieci nuovi settori della ricerca tecnologica dall&#8217;energia all&#8217;internet, dalle biotecnologie all&#8217;informatica pura passando per il nanotech. Se troveranno il giusto modello economico e magari i capitali per andare avanti, potranno aiutare a migliorare il mondo. Molte devono ancora essere affinate: probabilmente ne sentiremo parlare solo tra qualche anno. Tanti dei nomi presenti nella top ten poi sono pressappoco sconosciuti, mentre di altre frontiere si intuisce soltanto il campo d&#8217;azione. Ecco i dieci settori scelti dalla redazione del Pergamon Journal. Si comincia con i biocarburanti estratti dalla cellulosa, che potenzialmente si prestano a ridurre drasticamente le emissioni nocive grazie all&#8217;uso delle biomasse. Molte aziende stanno lavorando alla loro preparazione, il cui processo &#232; per&#242; ancora molto costoso. Per migliorare invece le risonanze magnetiche, ma anche per localizzare esplosivi pericolosi, o depositi di minerali, sta lavorando la frontiera dei magnetometri atomici miniaturizzati. Della dimensione di un chicco di grano, promettono potenza e affidabilit&#224; pari ai loro colleghi di grande statura. Cinque sono le tecnologie delle meraviglie sviluppate in campo informatico: si va dai modelli predittivi che aiutano a prendere le decisioni giuste in ogni settore (politica, finanza, ma anche gestione del traffico) con modelli matematici trasformati in software, fino a microchip per abbattere i consumi delle batterie dei cellulari. Passando per i &#171;connectomics&#187;, che aiutano a mappare le sinapsi nel cervello umano, creano diagrammi complessi per comprendere meglio la formazione di autismo e schizofrenia; o ancora il data mining applicato alle comunicazioni via telefonino, per analizzare i comportamenti e offrire poi servizi di supporto alle attivit&#224; di tutti i giorni. E, per concludere, applicazioni di ogni genere per lavorare che possano usufruire dei pregi della Rete uniti a quelli del lavorare sul proprio Pc, un ambiente mix tra on e offline che ha, almeno questa volta, gi&#224; un prodotto sul mercato (Adobe Air). Ed ecco le ultime tre meraviglie, tutte accomunate dalla ricerca ingegneristica che sta alla loro base. La prima sono i transistor basati sul grafene, materiale ottenuto in laboratorio dalla grafite, che permette di velocizzare ulteriormente la potenza dei chip. La seconda sono invece le nanoradio, singole molecole che possono ricevere i segnali radio, davvero utili per esempio all&#8217;interno dei telefoni cellulari. E, ultima frontiera delle dieci, resta quella della trasmissione di elettricit&#224; agli apparecchi senza l&#8217;uso dei fili.</p> <div class="blogger-post-footer">da Pergamon Journal Il Piacere della Scoperta<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6541082371966528767-2752113677604014916?l=science.pergamonjournal.org'/></div>Pergamon Journalnoreply@blogger.com0