tag:blogger.com,1999:blog-60664717752007275352009-02-21T07:01:15.168+01:00L'ARPA E LA SPADALe Cronache di BrigadoonEquohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.comBlogger156125tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-31982545474614957152008-11-17T23:56:00.000+01:002008-11-17T23:57:28.054+01:00.................................................<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/jtrS54-aj3Q&hl=en&fs=1&rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/jtrS54-aj3Q&hl=en&fs=1&rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-3198254547461495715?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-16231039800925742832008-11-01T11:57:00.003+01:002008-11-01T12:07:03.308+01:00LAST MATCHUna qualche spiegazione la dovevo…<br /><br /><em>“…E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare, <br />per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare, <br />perché, perché vincere significa "accettare" <br />se arrivo vuol dire che a "qualcuno può servire”, <br />e questo, lo dovessi mai fare, tu, questo, non me lo perdonare…”</em><br /><br />Mio figlio sostiene che ho preso troppo sul serio queste parole che Vecchioni ha inserito nella sua canzone “Figlia”… cosa che, probabilmente, è dannatamente vera.<br /><br />Io esprimevo lo stesso concetto in altro modo: molti, veramente molti, anni or sono, mi sono imposto un comandamento: “Di fronte alla necessità di operare una scelta non domandarti mai cosa sia più utile, ma cosa sia più giusto”.<br /><br />Ho cercato di vivere secondo questo principio, ma agire da Don Chisciotte in un mondo di mercanti ha un prezzo… e ti va di lusso quando a pagare sei solo tu.<br />Purtroppo non è così che funziona: le scelte di rigore, di coerenza, forse, talvolta, anche di eccessiva rigidità, le pagano anche gli altri, quelli che ti sono più vicini.<br /><br />Come se una Nemesis beffarda avesse atteso il momento più opportuno, quello in cui ero più debole ed indifeso, per sferrare il suo attacco, tutti i nodi di una vita sono arrivati al pettine contemporaneamente… <br /><br />Così l’aver chiesto al mio corpo di dare più di quanto avesse mi ha trasformato in una sorta d’invalido, che cammina a stento, con fatica e dolore; l’aver optato per la coerenza del mio “giusto” comportamento fa di me un vecchio che non ha una casa in cui andare, non ha un centesimo da parte né la prospettiva di una pensione, non ha più un lavoro e, presumibilmente, neanche la speranza di trovarne uno in queste condizioni.<br /><br />Mi restavano i sentimenti.<br /><br />Io, pur non essendo mai entrato in una chiesa per sancire davanti ad un dio il mio amore, ho sempre preso molto sul serio la formula “in salute e in malattia, in ricchezza e povertà…”, ecc.<br />Ma questo, come ogni cosa, giustamente non vale per tutti: altri, che non hanno la mia ostinazione verso cosa sia giusto e che sono più propensi all’attenzione verso le cose utili, proficue o, per lo meno, non dannose, hanno sentimenti che durano… “sino a che la fatica non è più del gusto”.<br /><br />Vivere con un vecchio invalido costretto a farsi mantenere non è piacevole per nessuno e lo si può accettare (persino con gioia) solo se si sanno sganciare i sentimenti stessi dalla voglia di soddisfare immediatamente i propri bisogni.<br /><br />Così, per non continuare ad essere una palla al piede, un peso da trascinare, un freno al libero volo della donna che amavo ho, ancora una volta, cercato di fare ciò che sentivo come l’unica cosa giusta.<br /><br />Ora, nel presente, non mi resta più nulla… tranne, naturalmente, l’amore della mia famiglia… che mi schiaccia ancora di più perché anche loro sono costretti a pagare il costo di scelte che sono state mie e solo mie.<br /><br />In quanto al futuro… Scusate: me lo sono già reinventato un numero eccessivo di volte ed ora sono stanco, come profeticamente scrivevo nella mia “Last Match”…<br /><br /><em>“Lanciò uno sguardo all'angolo, sentendosi insicuro,<br />e l'avversario riuscì a colpirlo duro.<br />Le ginocchia si piegarono e nella sua mente allora<br />soltanto quel pensiero: di rialzarsi ancora...<br /><br /><em>E l'arbitro, intanto, contava sulle dita<br />e lui rimuginava: "No, per dio, non è finita!</em><br />Dimentica il dolore e non pensare a niente,<br />ricordati che sei un combattente!<br /><br />Ti è già successo di finire steso,<br />ma con la volontà ti sei ripreso,<br />lascia contare l'arbitro, magari sino a otto...<br />e poi in piedi, amico, e fatti sotto!"</em><br /><em>Però ha nella mente un velo di tristezza,<br />forse son le ferite, o forse la stanchezza…<br />In ginocchio sul tappeto, puntellato sulle braccia,<br />ripensa a tutti i pugni sulla faccia...<br /><br />Ripensa a tutti i colpi che la vita gli ha inferto,<br />alle rare carezze ed a quanto ha già sofferto,<br />al suo corpo segnato da vecchie cicatrici,<br />ai giorni grigi e alle notti infelici...</em><br />Ed improvvisamente, così, di punto in bianco,<br /><em>gli sembra che 'stavolta sia un po' troppo stanco<br />e si domanda: "Ma che gusto ci provo<br />a rialzarmi soltanto per prenderle di nuovo?"<br /><br />Sulle spalle si sente tutto il peso del mondo,<br />si dice che potrebbe aspettar qualche secondo...<br />o magari stare a terra solo per un momento...<br />e chiudere così il combattimento.</em><br /><em><br />Nel silenzio della folla sente che fuori piove<br />(e l'arbitro, intanto, è arrivato sino a nove).<br />Lui si lascia cadere e, ora che ha deciso,<br />ritrova la parvenza di un sorriso”</em><br /><br />Siete ancora abbastanza giovani, abbastanza sani, abbastanza amati?<br /><strong>Allora combattete, per la miseria!</strong><br /><br />Io cercherò di disturbare il meno possibile, mentre aspetto di scrivere la mia ultima canzone.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-1623103980092574283?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com11tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-30408536994514068592008-10-24T04:42:00.002+02:002008-10-24T04:49:42.788+02:00PASSO E CHIUDOChiedo perdono a tutti.<br />Una nuova bufera si sta abbattendo su di me... una di troppo.<br />Non perdete tempo a scrivere: presumibilmente starò lontano da un monitor per un tempo indefinibile.<br />Ora sono troppo preso dal dovermi reinventare la vita, dallo scoprire se e come sia possibile e, prima ancora,dal capire se, poi, lo voglio davvero.<br /><br />Le corde dell'Arpa sono saltate, la lama della Spada si è spezzata e la vecchia Brigadoon torna a scomparire tra le nebbie di una Scozia che esiste solo nei sogni.<br /><br />Auguro, sinceramente, a tutti coloro che transiteranno in questo "luogo" le cose migliori della vita.<br /><br />Io sono stanco: passo e chiudo.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-3040853699451406859?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-22874583568216379762008-09-12T00:23:00.005+02:002008-09-12T00:43:02.051+02:00Hemingway e la Fisica<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SMmeKpNLXII/AAAAAAAAAnU/OcMn-pcIlas/s1600-h/altalena.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SMmeKpNLXII/AAAAAAAAAnU/OcMn-pcIlas/s400/altalena.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5244897146746657922" /></a><br /><br />Mi pare di ricordare che, in fisica, una legge stabilisca che i corpi, in assenza di una forza che agisca su di loro, mantengono il loro stato, sia esso di quiete o di moto. Credo valga anche per la nostra mente: è difficile rimettersi in moto dopo l'inerzia, serve una forza esterna, una spinta...<br />Per dirla in altro modo lasciate che parta da Hemingway e dal consiglio che era solito dare a chi gli chiedeva il suo segreto per scrivere. L'autore de "Il Vecchio e il Mare" e di tanti altri capolavori suggeriva di lasciare i tasti della macchina da scrivere quando si avevano ancora delle cose da dire, magari a metà di una frase. In questo modo si riusciva ad evitare quell'impasse che tutti coloro che hanno provato a scrivere "sul serio" ben conoscono: la famigerata sindrome della pagina bianca.<br />Grosso modo è quello che mi accade adesso quando mi siedo alla tastiera di un computer che, forse per empatia, funziona anche lui a stento e saltuariamente.<br /> <br />Tutte le parole che avete speso per auspicare il mio ritorno sono una gran cosa... ora fate uno sforzo in più: siate voi ad assegnarmi un compito, un tema, un argomento...<br />Questo, probabilmente, mi sarà d'aiuto nel ritrovare l'entusiasmo infiacchito.<br /><br />Poi, se la fisica non mente, in assenza di attriti il resto verrà da sé ed il moto ritrovato si conserverà.<br /><br />Scegliete voi, suggerite: la Vita, l'Universo e tutto il resto.<br />E grazie.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-2287458356821637976?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com16tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-57482699837185696332008-08-25T10:00:00.004+02:002008-08-25T10:12:35.454+02:00COME SI FA...<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SLJmqEBpoiI/AAAAAAAAAnE/cVhXNZMZhwM/s1600-h/Alba+sui+monti.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SLJmqEBpoiI/AAAAAAAAAnE/cVhXNZMZhwM/s400/Alba+sui+monti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5238362189406511650" /></a><br /><br />Come si fa a credere in una nuova alba quando si sono collezionati innumerevoli tramonti?<br />Ovvero: come si può ancora credere in un un nuovo inizio quando la Vita intorno appare ricca solo di finali, più o meno drammatici, più o meno banali...<br /><br />Un tempo lo insegnavo.<br />Forse, oggi, avrei bisogno di qualcuno che me lo ricordi...<br /><br />Molti anni or sono, in uno dei miei libri, mi accadde di scrivere: "Ogni inizio è un'iniziazione..." ma per iniziare, per essere iniziati, occorrono motivazioni che, ora, sono ancora nella mia mente ma faticano a trovare la via dello spirito, sono scheletri senza carne e sangue, come lacere bandiere di glorie passate, come patetici ricordi di stanchi reduci...<br /><br />Mi cerco negli specchi e non mi trovo: c'è qualcuno che mi sa dire dove sono andato?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-5748269983718569633?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com14tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-89827993241988200132008-07-31T00:09:00.003+02:002008-07-31T00:30:19.240+02:00...come stavo dicendo...<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SJDmy-ltVKI/AAAAAAAAAm8/ykAyTpxf5ss/s1600-h/Snoopy.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/SJDmy-ltVKI/AAAAAAAAAm8/ykAyTpxf5ss/s400/Snoopy.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228932930846151842" /></a><br /><br />Scusate: era una notte buia e tempestosa. <br />L'alba è ancora lontana, ma, ogni tanto, forse si può udire un gallo ottimista che chiama un sole, per altro, indifferente.<br />A parte il dover sostituire per l'ennesima volta il PC, a parte il dovermi ricoverare per farmi tagliuzzare qua e là da dei signori in camice verde, a parte che la Vecchia Baldracca con la Falce in spalla continua a mietere intorno a me, a parte la stanchezza che non si decide a divenire rassegnazione, la rabbia che non è più capace di diventare azione, l'autoironia che rischia di mutarsi in pena... va tutto bene.<br />Se qualcuno (non so se per amore o per caparbietà) continua a passare da queste parti, tra gli ormai polverosi vicoli di Brigadoon, dove l'Arpa tace e la Spada arrugginisce... ebbene: non appena avrò rinnovato la mia dotazione di computer e d'arterie cercherò di riprendere il cammino ed il discorso.<br />Per il momento grazie a tutti per le vostre parole... anche per quelle non dette.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8982799324198820013?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com9tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-12713067430037580992008-03-08T08:57:00.004+01:002008-03-08T09:32:40.855+01:00Ciao, papà<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R9JJoSSF3hI/AAAAAAAAAms/IPBGs_xnAPg/s1600-h/pap%C3%A01.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R9JJoSSF3hI/AAAAAAAAAms/IPBGs_xnAPg/s400/pap%C3%A01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175279878253436434" /></a><br />La famiglia è stata concorde nel non volere che in questa circostanza si leggessero versi o salmi, né nulla del genere.<br />Proverò a dire due parole io… ma senza indorare la pillola, senza quella retorica che troppo spesso si utilizza in queste tristi situazioni, senza voler far apparire il proprio caro come un santo…<br />Con sincerità… perché la sincerità, assieme all’onestà vera, quella delle semplici, brave persone, è una delle cose che mi ha insegnato mio padre.<br />E non voglio tradirla.<br /><br />Negli ultimi anni, lo scorrere del tempo e i morbi che il tempo, talvolta, porta con sé, hanno preso mio padre a pugni in faccia, sconvolgendogli la vita, confondendogli talvolta la mente, ingarbugliandogli il pensiero, catapultandolo in una condizione ancora più angosciante perché arriva quando sarebbe il tempo di godersi serenamente i frutti di ciò che si è seminato e, magari, prepararsi gradualmente e con dolcezza all’addio, circondati dall’affetto dei propri cari…<br /><br />Ci si ritrova, invece, disorientati, impotenti, confusi, spaventati… e da questa paura scaturisce la rabbia e, ogni tanto, l’aggressività… e, pian piano, si diventa, senza colpa alcuna, un peso per se stessi e per chi ci è vicino… perché anche chi ti ama non riesce a seguirti nel confuso mondo in cui la tua mente sta scivolando.<br /><br />D’altra parte, anche prima che la malattia lo colpisse, mio padre non è stato un uomo a cui fosse sempre facile star vicini: ha avuto momenti nei quali non era facile essergli moglie… e neppure figli.<br /><br />Per questo io, oggi, mi sento confortato dal fatto che Renata ed io, già grandi, si sia trovato il coraggio di parlare con lui a viso aperto, per non tenere nulla dentro, per dirgli quanto alcuni atteggiamenti del suo passato ci avessero fatto soffrire da bambini… ed ancora di più mi conforta il fatto che quel colloquio si sia chiuso dicendogli che, al di là di quegli episodi, lui era stato, comunque, un buon padre… e che gli volevamo bene.<br /><br />Io voglio sperare, voglio credere, che negli ultimi istanti della sua vita sia questo il pensiero, questo il ricordo che si è fatto strada nella sua mente e lo ha accompagnato.<br /><br />Da parte mia caccerò in un angolo i rari ricordi non belli della sua esistenza e conserverò invece i molti momenti lieti e, in particolare, proprio quello del giorno di quella discussione, quando, alla fine, ci abbracciammo tutti e tre piangendo e sentimmo, nel profondo, che, nel bene come nel male, eravamo una famiglia.<br /><br />Perché noi Abietti siamo così: mettiamo presto le nostre radici, ci costruiamo la nostra vita, andiamo a vivere lontano e ci frequentiamo poco… ma tra la nostra gente il frutto non cade mai molto lontano dall’albero… e non siamo mai veramente distanti.<br /><br />Vorrei invitare i presenti, quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene, a fare la stessa cosa: a ricordarlo nei suoi anni migliori, nei suoi momenti (e sono stati tanti) più gioiosi…<br /><br />Ricordatelo nella sua divisa da tranviere, quando conduceva la sua vettura di notte e gli amici dell’osteria di via Genova, conoscendo l’orario dei suoi passaggi, lo aspettavano lungo i binari con un bicchiere di vino in mano… come un pit-stop della formula uno…<br /><br />Ricordatelo quando, con vecchi compagni, rammentava le sue vicende di soldato prima e Partigiano poi, trasformando anche storie drammatiche in scanzonate e affascinanti avventure.<br /><br />Ricordatelo quando, sotto il pergolato d’uva fragola della vecchia casa in riva al Po, impugnava una chitarra e cantava qualche vecchia canzone… o quando, con un tappo di sughero bruciacchiato, si disegnava un paio di baffi in faccia per divertire tutta la compagnia.<br /><br />Ecco:ricordatelo così. <br /> <br />E'questo, io credo, che gli sarebbe piaciuto.<br /><br />Ciao papà.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-1271306743003758099?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com38tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-2768991717605954482008-02-22T11:22:00.002+01:002008-02-22T11:29:18.647+01:00GIBI'<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R76j9-N1IdI/AAAAAAAAAmE/w4fqDz48ZzM/s1600-h/68.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R76j9-N1IdI/AAAAAAAAAmE/w4fqDz48ZzM/s400/68.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169749707336262098" /></a><br />Lo chiamavano “Gibì”.<br />Ufficialmente perché il suo nome completo era Giovan Battista… in realtà per alludere al “J & B”, nota marca di popolare whisky scozzese, dato che non era insolito che alzasse il gomito più del lecito.<br /><br />Alcuni amici, preoccupati per come stava riducendo il suo fegato, gli consigliarono uno dei miei “stage”… e lui accettò di venire, ma non per affrontare il proprio problema: più che altro per pura curiosità intellettuale e perché, come disse dopo il colloquio preliminare con me, gli ero piaciuto.<br /><br />D’altra parte avevamo molte cose in comune, ad iniziare dall’età, anche se, fisicamente, ci trovavamo agli antipodi: lui era grande e grosso per quanto io ero tappo, lui esibiva un’orgogliosa chioma leonina là dove riluceva la mia zucca pelata, lui aveva guance ben rasate e rubizze invece della mia barba precocemente incanutita…<br /><br />Era un architetto, il che, data, appunto, l’età, significava che aveva frequentato la Facoltà di Architettura di Torino negli anni della grande contestazione…<br /><br />Ora: chi non ha vissuto quegli anni credo non possa neppure immaginare in che cosa si fossero trasformate le sedi universitarie in quell’epoca (e in particolare quelle di architettura) sotto la spinta della frenesia creativa che giungeva dal cosiddetto “Atelier Populaire” che, da Parigi, diffondeva manifesti ed idee.<br /><br />Era il tempo dell’immaginazione al potere, del “siate realisti: chiedete l’impossibile”…<br />Lo splendido palazzo savoiardo del Valentino che ospitava la facoltà di architettura era una fucina d’idee innovative, rivoluzionarie, talvolta strampalate ma sicuramente eccitanti. Sembrava ai futuri architetti (quasi in una sorta di allegoria massonica) d’essere chiamati non a progettare case o ponti, ma ad immaginare la “città futura”, a modellare il mondo di domani…<br /><br />All’epoca in cui incontrai Gibì il ’68 era passato da venticinque anni e l’atmosfera intorno a noi era molto, molto diversa: l’immaginazione non aveva preso il potere, né l’impossibile era stato realizzato.<br />Anzi: una grigia e pesante cappa di restaurazione cancellava gli ultimi sprazzi di colore di una primavera durata troppo poco, consumata troppo in fretta.<br /><br />Non fu difficile, durante lo stage, portare Gibì a parlare di sé: sapevo quali tasti schiacciare…<br />Iniziò con una pungente ed intelligente autoironia che, gradualmente, si trasformò in rabbia sorda e, infine, nella più cupa delle rassegnazioni.<br /><span style="font-style:italic;"><br />“Ho fatto un solo errore!”</span> – mi disse – <span style="font-style:italic;">“Fermarmi per guardare indietro…”</span><br /><br />Già: ad un certo punto della sua vita Gibì si era guardato alle spalle e, per usare una sua espressione, non aveva visto altro che la cenere di un’esistenza bruciata.<br />Aveva sognato di ricostruire il mondo… ma il mondo non sapeva che farsene delle sue idee e lui si ritrovava a ristrutturare vecchie fabbriche dismesse per trasformarle in centri commerciali; si era gettato in politica con l’entusiasmo e la foga di chi ha qualcosa in cui credere… solo per vedere arrivisti e maneggioni prendere un grande sogno e mutarlo in vuota demagogia; troppo preso dall’immane e futile opera della realizzazione di un ideale non aveva costruito nulla per se stesso, non aveva una famiglia, non aveva dei figli… <br /><br />Ed ora non aveva più neanche il sogno.<br /><br />Gli restava la bottiglia, il suo anestetico di malto delle colline scozzesi.<br /><br /><span style="font-style:italic;">“Sì! Mi sto uccidendo! E allora?”</span> – mi disse a muso duro – <span style="font-style:italic;">“Il mio lavoro mi fa schifo, la mia vita mi fa schifo… Non ho costruito niente di ciò che sognavo e sono solo come l’ultimo dei dinosauri! Ok, facciamo un patto! Io m’impegno a smettere di bere se tu mi dai una buona ragione per farlo, qualcosa che dia un senso alla mia esistenza ed in cui possa ancora credere, qualcosa che smentisca il fatto che sono inutile come una bicicletta per un pesce, superato come una parrucca incipriata!”</span><br /><br />Un compito non facile, in apparenza: Gibì era troppo intelligente e smaliziato per essere fregato da qualche bella frase di convenienza sul valore della vita o qualche consolatoria pacca sulle spalle.<br /><br />Ma io avevo l’asso nella manica, accuratamente predisposto.<br /><br />Il mio asso si chiamava Dino ed aveva 18 anni.<br />Ciò che, invece, non aveva, era la più piccola voglia di vivere.<br />Schiacciato da una depressione apparentemente immotivata si trascinava privo di desideri, senza alcuna scintilla di vitalità, senza interessi, senza sogni o ambizioni.<br />Lo avevo osservato mentre Gibì parlava della sua giovinezza forsennata, di quelle notti passate ad immaginare il mondo di domani, di quelle piazze gremite di ragazze e ragazzi che cantavano e gridavano slogan, delle barricate, dei lacrimogeni, dell’amore rubato in un’aula magna occupata…<br />Avevo notato il suo sguardo farsi man mano più incuriosito, coinvolto dall’appassionata foga con cui Gibì parlava di quel regno di Utopia che avrebbe voluto costruire senza riuscirvi.<br /><span style="font-style:italic;"><br />“Eccola la tua ragione…”</span> – dissi a Gibì indicandogli Dino – <span style="font-style:italic;">“…questo diciottenne che non è neppure l’ombra dell’ombra di quello che tu sei stato alla sua età. Lui e quelli come lui che non sanno più in cosa credere, che non hanno sogni da sognare, mulini a vento contro cui scagliarsi, barricate da erigere, mondi da progettare! Sei troppo vecchio, troppo stanco, troppo deluso per sognare ancora? Bene! Allora insegna a sognare a chi non ne è capace. Non hai avuto figli? Ecco: questo è tuo figlio… e, fuori, ce ne sono mille altri… C’è ancora tanta forza in te, vecchio mio. Devi solo scegliere: puoi usarla per costringere te stesso ad arrenderti, per avvelenarti e lentamente ammazzarti… Oppure per prendere questi ragazzi e scuoterli, trasfondere in loro tutta la passione che ti resta, narrare del passato perché riescano a credere nel futuro! Non sei riuscito a dar fuoco alla foresta? Allora prenditi cura dei singoli alberi, cazzo!”</span><br /><br />A questo punto Dino si alzò dalla sua sedia e si accoccolò davanti a quella di Gibì. Due grosse lacrime gli brillavano negli occhi…<br /><span style="font-style:italic;"><br />“Dimmelo, ti prego!”</span> – gli mormorò – <span style="font-style:italic;">“Dimmi come facevate ad avere tante cose in cui credere, tante cose per cui vivere! Io…io non ci riesco. Aiutami!”</span><br /><br />E Gibì cominciò a parlare.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-276899171760595448?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com44tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-8655348028772080352008-02-20T21:12:00.003+01:002008-02-20T21:28:38.428+01:00REDUCI... dedicata ai trentenni... che non c'erano.<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R7yM1-N1IZI/AAAAAAAAAlg/1speqb_eo_w/s1600-h/Maggio.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R7yM1-N1IZI/AAAAAAAAAlg/1speqb_eo_w/s400/Maggio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169161331176448402" /></a><br />E allora è venuta la voglia di rompere tutto,<br />le nostre famiglie, gli armadi, le chiese, i notai,<br />i banchi di scuola, i parenti, le "centoventotto"<br />trasformare in coraggio la rabbia che è dentro di noi.<br /><br />E tutto che saltava in aria<br />e c'era un senso di vittoria...<br />come se tenesse conto del coraggio<br />la storia.<br /><br />E allora è venuto il momento di organizzarsi,<br />di avere una linea e di unirsi intorno a un'idea,<br />dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi,<br />decidere insieme la lotta in assemblea.<br /><br />E tutto che sembrava pronto<br />per fare la rivoluzione...<br />ma era una tua immagine o soltanto<br />una bella intenzione.<br /><br />E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi,<br />ripartire da zero e occuparsi un momento di noi,<br />affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi,<br />e guardarsi di dentro per sapere chi sei.<br /><br />E c'era l'orgoglio di capire<br />e poi la certezza di una svolta...<br />come se capir la crisi voglia dire<br />che la crisi è risolta.<br /><br />E allora ti torna la voglia di fare un'azione,<br />ma ti sfugge di mano e si invischia ogni gesto che fai,<br />la sola certezza che resta è la tua confusione,<br />il vantaggio di avere coscienza di quello che sei...<br /><br />ma il fatto di avere la coscienza<br />che sei nella merda più totale<br />è l'unica sostanziale differenza<br />da un borghese normale.<br /><br /><span style="font-style:italic;"><span style="font-weight:bold;">E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti,<br />come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi,<br />con le bende perdute per strada e le fasce sui volti<br />già a vent'anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi</span>...<br /></span><br />noi buttavamo tutto in aria<br />e c'era un senso di vittoria....<br /><span style="font-weight:bold;">come se tenesse conto del coraggio<br />la storia.</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-865534802877208035?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com19tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-80003907006627401482008-02-20T01:36:00.004+01:002008-02-20T01:58:51.907+01:00UN TRAM CHIAMATO UTOPIA<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R7t2M-N1IYI/AAAAAAAAAlY/kTOynNxwUj0/s1600-h/BONVI1.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R7t2M-N1IYI/AAAAAAAAAlY/kTOynNxwUj0/s400/BONVI1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5168854962569290114" /></a><br /><span style="font-style:italic;">Prima di parlare, come più o meno promesso, della “comunicazione” e di come si possa migliorare la nostra capacità di capire gli altri e farci capire da loro, lasciate che vi racconti una storia che, per una volta, non è mia, non appartiene al bagaglio delle mie personali esperienze.<br />E’ stata disegnata, molti anni or sono, da quel geniale e mai abbastanza rimpianto autore di fumetti che si firmava con lo pseudonimo di “Bonvi”.<br />Purtroppo in uno dei miei innumerevoli traslochi è andato perso il numero della rivista che la pubblicò: dovrò sopperire con la fantasia là dove non mi soccorrerà la memoria, ma il succo della storia manterrà, mi auguro, il sapore originale…<br /><br />Ed ora, signore e signori, andiamo a incominciare…<br /><br />Milano – Esterno Notte<br /><br />L’ultimo tram arranca sferragliando per le strade umide e nebbiose di una città addormentata. <br />A bordo, oltre al manovratore ed al bigliettaio, un piccolo campionario di un’umanità spicciola, banalmente normale, moderatamente squallida.<br /><br />C’è una donna, ancora giovane, ancora avvenente, ma già ferita dalle delusioni, dagli abbandoni, probabilmente pronta a lasciarsi andare alla rassegnazione, a considerare le fantasie romantiche di cui si è nutrita come una malattia infantile dalla quale sta guarendo per approdare alla normalità di una vita senza sorprese, senza entusiasmi…<br /><br />Poco distante siede, assorto nei suoi pensieri, un impiegato che rientra dopo lunghe ore di lavoro straordinario effettuate sotto la supervisione del suo dispotico e sprezzante capufficio, un uomo rozzo che sembra divertirsi ad angariarlo ed a metterlo alla berlina di fronte ai colleghi; come sempre il nostro passeggero sta immaginando le parole dure e taglienti con le quali vorrebbe rispondergli per le rime… le parole che non avrà mai il coraggio di pronunciare.<br /><br />Anche il terzo passeggero sta rincasando insolitamente tardi: ha trovato scuse su scuse per rimandare il suo ritorno ad una casa in cui lo attendono quella donna che ha amato, in un tempo lontano, e che ora è per lui un’estranea rancorosa, ed i loro figli, due adolescenti pretenziosi ed irrispettosi, sempre pronti ad allearsi con la madre per rimproveragli tutto ciò che non è in grado di dar loro…<br /><br />Milano – Esterno Notte<br /><br />L’ultimo tram in servizio effettua una fermata ed al gruppetto di passeggeri si aggiunge un giovane con biondi capelli scarmigliati, la barba lunga ed uno sguardo stranamente lucido, brillante, che contrasta con le palpebre abbassate ed appesantite dei suoi compagni di viaggio.<br />Improvvisamente il giovane estrae, da una tasca della giubba militare male in arnese che indossa, una bomba a mano e, brandendola, si rivolge al manovratore ed a tutti i presenti dichiarando: “Questo è un dirottamento! Fai rotta verso Cuba!”<br /><br />Sbigottiti ed allarmati i passeggeri si guardano tra loro, incapaci di credere a ciò che sta accadendo. Il manovratore tenta timidamente di spiegare che quello è un tram, non un aereo e che non crede che le rotaie possano proseguire sull’Atlantico… ma il giovane non lo ascolta neppure: baloccandosi con la sua bomba si limita a dirgli qualcosa come: “Tu pensa a guidare…”<br /><br />Approfittando di un attimo di distrazione dello strano dirottatore il bigliettaio riesce ad azionare una porta, saltare giù dal mezzo in movimento e scomparire nella notte milanese, ma tutti gli altri a bordo sono ormai bloccati, nelle mani di un pazzo che vuole dirottare un tram su Cuba!<br /><br />Ed a questo punto, mentre il panico inizia a serpeggiare, a bassa voce, quasi come se parlasse solo con se stesso, il giovane con la bomba comincia a narrare del posto in cui sono ora, secondo lui, diretti, inizia a parlare di Cuba…<br /><br />Naturalmente non è la Cuba reale, ma quella che le sue fantasie malate stanno da tempo sognando come via di fuga da una realtà che l’opprime.<br />E’ un luogo di sogno, con giorni sempre inondati di sole e notti profumate dai sensuali fiori del frangipane; un’isola dalle spiagge di candida sabbia, circondata da un mare di smeraldo che nasconde preziosi coralli d’ogni colore e relitti di galeoni spagnoli ancora ricolmi d’oro, perle e pietre preziose; un Paese popolato di donne bellissime, sempre allegre e gioviali, di uomini dallo sguardo franco ed onesto…<br />Più ancora: è il luogo dove ogni ingiustizia è stata sconfitta, dove non si conosce il razzismo od il disprezzo del diverso, dove gli esseri umani si sentono fratelli e si aiutano a vicenda nella difficoltà… è la nazione in cui si sta costruendo una società di liberi e di uguali, profondamente diversa dalla triste burocrazia dei Paesi dell’Est, un socialismo solare, caraìbico, che ha il sapore del rum di canna ed il ritmo della rumba!<br /><br />I passeggeri lo ascoltano… e sanno bene che le sue sono le fantasie di un povero pazzo.<br />Tuttavia…<br />E’ tale e tanta l’energia che si sprigiona dalle sue allucinate parole, da quel suo sguardo perso in immagini che solo lui vede e, pure, tanto vivo, tanto luminoso, che, quasi per gioco, nella loro mente iniziano a farsi strada brandelli di sogno…<br />E la giovane donna, senza crederci veramente, in un primo tempo, prova ad immaginarsi l’aitante cavaliere dal bel corpo abbronzato che la stringe tra le braccia, che le sussurra appassionate parole d’amore all’orecchio, sullo sfondo di un tropicale tramonto incendiario…<br /><br />Ed al timido, supino impiegatuccio sfugge un sorriso mentre immagina la faccia del capufficio che riceve la cartolina dove lui è ritratto con due meravigliose mulatte sorridenti che lo abbracciano mentre sorseggia un mojito… ed arriva quasi alla risata nell’istante in cui gli sembra di vedere la rabbia che coglie il suo persecutore nel leggere il testo che lui ha vergato di sua mano sul retro della fotografia: “Buon lavoro, coglione!”<br /><br />Il padre di famiglia, in quello stesso momento, sta pensando a Fidel Castro, al “Che”, alla Rivoluzione… a Marx che diceva. “Non avete altro da perdere che le vostre catene!” E riesce a vederle, queste catene: bollette, ingiunzioni di pagamento, rate, il mutuo, avvisi bancari…e le altre, quelle più pesanti, le catene di un affetto rugginoso e greve, la moglie, i figli, le responsabilità… “Un calcio a tutto” – pensa – “Certo, non si può fare, non si deve… ma, dio! Come sarei più leggero!” Improvvisamente si ricorda di quando aveva vent’anni e voleva scrivere. Gli bruciavano dentro, allora, mille storie che avrebbe voluto narrare e che seppellì da qualche parte, negli angoli più segreti della sua anima…perché… la famiglia, il lavoro… si deve crescere, che diamine!<br />“A Cuba” – pensa – “A Cuba riuscirei a scrivere… e non è colpa mia: è il tram che è stato dirottato…” e quasi gli viene da sperare che l’impossibile si realizzi.<br /><br />Così, senza rendersene conto, iniziano a parlare tra loro di quanto potrebbero realizzare a Cuba, di cosa potranno abbandonare una volta arrivati, di come siano felici di questa nuova occasione che la vita sta offrendo loro.<br /><br />Intanto il bigliettaio fuggito ha dato l’allarme.<br />Polizia e Carabinieri, consapevoli di trovarsi di fronte ad un pazzo, organizzano un piano: manovrando a distanza gli scambi automatici dirigono il tram verso un deposito periferico che, nel frattempo, viene esteriormente trasformato e camuffato.<br />Sulla sua facciata viene montata una grande insegna luminosa che reca la scritta:<br />“Aeroporto de La Habana” e tutt’intorno, a coronamento, molte bandierine con “un rubin, cinco fragas y un’estrella”, molte bandierine di Cuba, insomma. Tanto per non lasciare dubbi qualcuno trova anche un grande ritratto di Ernesto “Che” Guevara e lo appiccica in bella vista…<br /><br />Così, agli occhi di un frastornato manovratore, ad un tratto la nebbiosa notte milanese si trasforma in un’esplosione di luci e colori ed i binari che il tram sta percorrendo finiscono, dritti-dritti, in un fantasmagorico aeroporto da favola.<br /><br />Ed allora, sul tram, esplode l’entusiasmo: nessuno si chiede più come sia stato possibile realizzare l’impossibile; l’unica cosa che conta è che, ora, sono a Cuba, lontani dal grigiore della loro vita, pronti a ricominciare, a giocarsi al meglio le nuove carte che la sorte ha loro assegnate.<br /><br />Ci si abbraccia, ci si congratula, ci si da appuntamento per il giorno dopo, sulla spiaggia… ed appena messo piede a terra gli agenti si lanciano sul giovane folle, gli sottraggono la bomba (che risulta finta), lo ammanettano e lo portano via…<br /><br />E l’incanto, improvvisamente, si spezza, si frantuma. Le luci si spengono, si spengono le illusioni e le speranze.<br /><br />Ognuno dei passeggeri è pronto a compiere una veloce, radicale, capriola mentale: da questo momento negherà anche a se stesso che, per un istante della sua grigia esistenza, ha avuto il coraggio di sognare l’irrealizzabile.<br /><br />Negli occhi della giovane donna, forse, la luce resta accesa per un secondo in più, mentre osserva il ragazzo dai biondi capelli scomposti che viene trascinato lontano… ma poi anche lei si stringe nelle spalle pensando: “Bèh…in fondo era solo un pazzo!”<br /><br />Milano Esterno – Notte<br /><br />Non ci sono più tram.<br /><br /><br />Le persone che sanno benissimo che non si possono dirottare tram su Cuba, quelle che, con razionale cinismo logico ti guardano sorridendo e ti dicono: “L’uomo non cambierà mai!” e “Le cose sono sempre andate così e così andranno sempre”, le persone che hanno i piedi per terra e non la testa tra le nuvole, quelle che badano al concreto, che sono realiste, che non si perdono in sogni utopici adolescenziali, sono le meglio attrezzate per vivere in questa società, per avere un’esistenza normale, una normale famiglia, una normale carriera…<br /><br />Gli altri, i sognatori, i poeti, i bambini mai cresciuti, i folli, spesso, molto spesso, finiscono con le manette ai polsi, in una camera imbottita o, più semplicemente, rinchiusi nel ghetto dell’indifferenza.<br /><br />Ma qualche volta, qualche rara volta, la forza del loro sogno è talmente grande, l’assurda grandezza della loro visione tanto coinvolgente, che altre menti iniziano a sognare lo stesso loro sogno… e la cosa si espande, come un contagio, come un virus che cancella e modifica la realtà.<br /><br />Allora loro, i sognatori, i poeti, i bambini mai cresciuti ed i folli, cambiano il mondo.<br /><br />Milano Esterno – Notte<br /><br />L’ultimo tram sta passando.<br />Che fate?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8000390700662740148?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com26tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-46544128886489745442008-02-15T09:28:00.002+01:002008-02-15T09:31:38.286+01:00RISPETTOScrissi, in un vecchio post in cui si parlava di “Euclide e la Bicicletta”, che “…tutto ciò che vale la pena d’essere appreso non può essere insegnato…”, intendendo, ovviamente, che la vera conoscenza nasce dall’esperienza, dai personali “vissuti”… e non dalle nozioni acquisite.<br /><br />Dovremo dedurne, tra l’altro, che vi siano alcuni tipi di “sapere” che sono riservati a certe categorie umane e preclusi ad altre.<br />Ad esempio a me non sarà mai dato di conoscere sino in fondo cosa si provi ad essere un Nero che vive negli anni ’50 dello scorso secolo a Pretoria: posso cercare di intuirlo, farmene un’idea ragionevole…ma l’esperienza diretta non mi apparterrà mai.<br /><br />Allo stesso modo vi sono “conoscenze” che appartengono ad un solo sesso…<br />Quel geniale borghesuccio mitteleuropeo di Sigmund Freud ci ha parlato, a proposito delle donne, di “invidia del pene”.<br />Forse meglio avrebbe fatto a soffermarsi anche, esaminando i maschi, su quella che potremmo chiamare “invidia della creazione”.<br /><br />Nessun uomo potrà mai sapere (sapere veramente) cosa significhi sentir sbocciare un’altra vita nel proprio corpo, custodirla e proteggerla per nove lune, avvertirne la crescita, il battito del cuore, i primi movimenti, diventare due persone in una…<br />Nessun uomo potrà mai sapere (sapere veramente) cosa voglia dire dover decidere di strappare questa vita dalla propria.<br /><br />L’aborto, per una donna, è sempre un dramma, una scelta lacerante che lascia ferite e cicatrici, che genera, anche quando sia inevitabile, sofferenza profonda… e noi uomini, che da questa tragedia intima possiamo solo essere sfiorati, su un tema di tale intensità emotiva dovremmo solo mantenere un rispettoso e partecipe silenzio.<br /><br />Il massimo che dovrebbe esserci consentito è di esporre alcune considerazioni generiche, valide anche, in fondo, per ogni cosa della vita: se siamo all’interno di una casa e le porte sono aperte, chi vuole può uscirne, chi lo desidera può restare… ma se le porte stesse sono serrate a chiave anche chi volesse raggiungere l’esterno ne è impedito. <br />In altre parole un diritto non obbliga nessuno ad usufruirne, un divieto costringe tutti ad obbedirvi.<br /><br />E’ un semplice concetto di libertà individuale, ma, detto questo, meglio faremmo a tacere ed a non entrare nel merito di una così personale e sofferta scelta che spetta alla donna (e solo a lei) effettuare, così come a lei toccherà di pagarne il prezzo emotivo.<br /><br />Per questa ragione, soprattutto se maschi, ci si dovrebbe accostare al tema dell’aborto con delicatezza e riserbo.<br /><br />Per questa ragione Giuliano Ferrara dovrebbe vergognarsi profondamente di se stesso.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-4654412888648974544?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com56tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-60114574906868075012008-02-07T10:29:00.001+01:002008-02-07T10:30:29.781+01:00FELICE ANNO DEL TOPO<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R6rPrMxT3_I/AAAAAAAAAj4/L_SWRh0-UKc/s1600-h/ANNOTOPO.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R6rPrMxT3_I/AAAAAAAAAj4/L_SWRh0-UKc/s400/ANNOTOPO.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164168263803068402" /></a><br />...insomma: fate del vostro meglio, eh?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-6011457490686807501?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com16tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-62460381581498376212008-02-02T13:29:00.000+01:002008-02-02T13:31:32.925+01:00POLITICA ITALIANA<span style="font-style:italic;"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_D64bt_ZzU4&rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_D64bt_ZzU4&rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object><br /><br /><span style="font-weight:bold;"><br />MAI, DICO MAI, SOTTOVALUTARE I PAGLIACCI !!!</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-6246038158149837621?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com23tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-22669260707402402462008-01-27T12:51:00.000+01:002008-01-27T13:26:14.876+01:00LA LEZIONE DELL'UOMO-RAGNO<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R5x4U8xT39I/AAAAAAAAAjo/8UleqQdirlM/s1600-h/SPIDERreal.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R5x4U8xT39I/AAAAAAAAAjo/8UleqQdirlM/s400/SPIDERreal.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160131574365413330" border="0" /></a><br />Mi tocca esordire (non è la prima volta... e non sarà l'ultima, temo) con il rivolgere delle scuse a quelle amiche ed a quegli amici che mi hanno garbatamente rimproverato una certa latitanza, sia per quanto riguarda il blog, sia, cosa forse più grave, per ciò che concerne la corrispondenza privata.<br /><br />Come coloro che meglio mi conoscono sanno, mi capita di concedermi (o d'essere costretto a prendermi) dei periodi "sabbatici" in cui rinchiudermi un tantino in me stesso.<br />Per fare bilanci, leccare ferite, ricaricare le batterie.<br />Non durano mai moltissimo e, dopo, sono in grado di ritornare sulla ribalta virtuale (parafrasando il grande Petrolini) <span style="font-weight: bold;">"...più bello e più superbo che pria!"</span><br /><br />Dopo le doverose (ma non per questo insincere) scuse potrei cercare di cavarmela dicendo che, in fondo, la gestione di un blog dev'essere un piacere e che non si dovrebbe mai farla diventare un dovere con scadenze precise ed ineluttabili da rispettare, se non si vuole, prima o poi, finire con il considerare il tutto un peso, un lavoro e, alla fin della fiera, persino una fastidiosa incombenza cui non ci si può più sottrarre!<br /><br />Ma questo non basta...<br />Io penso che, anche tramite uno strumento effimero come un blog, ogni persona debba dar fiato alla voce (od alla tastiera) ... quando ha qualcosa da dire.<br /><br />Lo so che la Rete è stracolma di blog dove adolescenti di ogni età pubblicizzano le loro quotidiane, comunissime esperienze o trascrivono ingenui versi di infantili poesiole...<br />Lungi da me l'idea di voler impedire alla studentessa di Voghera di parlarci dei suoi primi palpiti amorosi o dell'adorazione che nutre per il cantante pop del momento!<br />Sono per la libertà d'espressione di tutti... ma, nei confronti di me stesso, tendo ad impormi dei limiti più rigidi.<br /><br />Io credo nella lezione che ci è stata impartita da Spiderman: <span style="font-weight: bold;">a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità</span>.<br /><br />Quello di poter comunicare i propri pensieri, le proprie opinioni, potenzialmente al mondo intero è un potere da non sottovalutare... e, appunto, dovrebbe essere trattato con un altrettanto grande senso della responsabilità personale.<br /><br />Per cui, amiche ed amici, lasciate che latiti per il periodo necessario, sino a che non sentirò d'avere qualcosa che (a mio giudizio, inevitabilmente) vale la pena d'essere condiviso.<br /><br />In fondo pensate a quanto sarebbe più pacato e stimolante il mondo se coloro che non hanno nulla da dire tacessero!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-2266926070740240246?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com11tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-33403988923645751772008-01-12T16:08:00.001+01:002008-01-12T16:09:31.496+01:00NUOVA PARENTESI PERSONALE<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4jYHdpLAYI/AAAAAAAAAjI/peGSKjSlDww/s1600-h/Bardo2.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4jYHdpLAYI/AAAAAAAAAjI/peGSKjSlDww/s400/Bardo2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154607396253532546" border="0" /></a><br /><span style="font-style: italic;">Sono stato sollecitato, da parte di nuovi amici della Rete, a spiegare le ragioni della scelta del nome del blog.</span> <span style="font-style: italic;"><br />Credo che il modo migliore, per evitare lunghi discorsi e non tediarvi troppo, sia quello di riportare il testo di una mia vecchissima ballata ed anche il commento che la presentava...</span><br /><br />La ballata in questione è una di quelle che amo di più... i suoi versi finali, tra l'altro, desidererei formassero il mio epitaffio.<br /><br />Il che, probabilmente, la dice lunga su di me, immagino...<br /><br />In questa ballata esalto quello che, secondo me, è il più antico e nobile mestiere del mondo: quello del Narratore.<br />Le puttane, in realtà, sono venute molto dopo.<br />In quanto a coloro che cacciavano o raccoglievano bacche... si trattava solo di sopravvivenza: il vero lavoro, quello che si sceglie ed in cui ci si specializza, è venuto quando qualcuno, invece di cacciare, si è messo a raccontare le imprese di caccia di un altro.<br /><br />Si spostavano di territorio in territorio, seguendo i cacciatori che seguivano a loro volta le mandrie di renne... e narravano, attorno al fuoco, che, oltre le montagne, vi erano uomini con i piedi voltati all'indietro o con il viso nel ventre, draghi, tesori...<br /><br />Con loro è nata la poesia, con loro l'Uomo ha imparato a sognare.<br /><br />E, naturalmente, sono immortali: attraversano le epoche ed i continenti, cambiando forma, viso, voce, modo di raccontare o strumenti con cui lo fanno, ma si conservano, in realtà, sempre uguali a se stessi.<br /><br />Nella mia ballata, poi, si nasconde un piccolo gioco intellettuale: riuscirete ad individuare tutti i riferimenti storici ai quali si accenna ?<br /><br /><span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">Il Fabbricante di Sogni</span><br /><br />Di notte io lancio sottili reti<br />per catturare i vostri segreti,<br />di voi io so tutto, desideri e bisogni,<br />è il mio mestiere: Fabbricante di Sogni.<br /><br />Per un popolo antico che temeva la morte<br />ideai piramidi a sbarrarle le porte,<br />fu mio il pensiero che la strada ha aperto<br />a quel sogno di pietra in mezzo al deserto.<br /><br />E in Britannia, assetato, durante una caccia,<br />un guerriero mi offrì la propria borraccia.<br />Guardandolo andarsene per la sua strada<br />sognai per lui una magica spada.<br /><br />Ad una triste e bellissima terra<br />lacerata dall'odio e dalla guerra,<br />sentendo il peso di tanto dolore<br />offrii il sogno di un dio d'amore.<br /><br />In cambio del dono di uno sparviero<br />sognai un vasto e potente impero,<br />un'Orda d'Oro e cavalli al galoppo,<br />per l'ambizione di un barbaro zoppo.<br /><br />E toccato nel cuore e nei sentimenti<br />da quel triste amore d'adolescenti,<br />a Verona, per loro, sotto il balcone,<br />sognai la morte come soluzione.<br /><br />Ma la vostra vita, grigia e annoiata,<br />non sono io che l'ho sognata:<br />i quotidiani, piccoli mostri<br />sono soltanto incubi vostri.<br /><br />Di voi io so tutto, desideri e bisogni,<br />è il mio mestiere: Fabbricante di Sogni,<br /><span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">guerriero con cetra, poeta con spada,</span> <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"><br />giullare triste, bardo di strada.</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-3340398892364575177?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com13tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-32554835139738250502008-01-11T00:55:00.000+01:002008-01-11T01:04:33.466+01:00PERCHE' ERA LA'<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4ayUNpLATI/AAAAAAAAAiY/24_WtLpE_60/s1600-h/everest.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4ayUNpLATI/AAAAAAAAAiY/24_WtLpE_60/s400/everest.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154002883901587762" border="0" /></a><br /><span style="font-weight: bold;">(ANSA) - AUCKLAND (NUOVA ZELANDA), 10 GEN -</span><br /><br /><span style="font-style: italic;">E' morto Edmund Hillary, alpinista ed esploratore neo-zelandese che nel 1953 scalo' per primo l'Everest. Aveva 88 anni. </span> <span style="font-style: italic;">Lo ha reso noto la NZPA, l'agenzia di stampa della Nuova Zelanda e lo ha confermato il premier Helen Clark.<br /></span> <span style="font-style: italic;">'Il leggendario alpinista, esploratore e filantropo e' il neo-zelandese piu' famoso mai esistito', ha detto. </span> <span style="font-style: italic;"><br />Hillary arrivo' sulla sommita' dell'Everest, posta a 8.884 metri, assieme allo sherpa Tenzing Norgay il 29 maggio 1953.</span><br /><br />Sin qui il freddo comunicato ANSA.<br />Io voglio ricordarlo per un altro particolare: quando, dopo la sua impresa, un giornalista gli domandò perché avesse deciso di scalare la montagna più alta del mondo, Edmund Hillary rispose: "Perché era là".<br /><br />Ci sono sfide che non si possono rifiutare.<br />Sfide con se stessi, naturalmente.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-3255483513973825050?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-89072595017072080602008-01-07T17:50:00.000+01:002008-01-07T17:55:43.345+01:00ALCHIMISTI E BONSAI<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4JZINpLAQI/AAAAAAAAAiA/8A4sRcq122Y/s1600-h/BONSAI.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R4JZINpLAQI/AAAAAAAAAiA/8A4sRcq122Y/s400/BONSAI.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5152778921301442818" border="0" /></a><br />Lo spunto, questa volta, arriva da un commento del Capitano che, in modo criptico come si conviene a taluni argomenti, accennava ad un tema proprio della vecchia Alchimia…<br /><br />La cosa, stranamente, mi ha fatto tornare alla mente una definizione dei Bonsai che ascoltai molti, molti anni or sono…<br /><br />Il Bonsai, mi si disse, è una scultura lenta: la più lenta scultura del mondo.<br /><br />Giorno dopo giorno, anno dopo anno, si svolge una delicata lotta tra l’Uomo, che ha in mente la sua idea di come vorrebbe si sviluppasse la sua opera, e la Pianta, che resiste per seguire la sua natura.<br />L’Uomo tenta di sedurre la Pianta illuminandola dove vuole che cresca e lasciando in ombra le altre parti, cerca di forzarla con il fil di ferro, con le forbici, con la propria volontà…<br /><br />La Pianta, da parte sua, si ribella, ostinatamente decisa a restare padrona della propria vita…<br /><br />Alla fine si realizza un compromesso tra l’Uomo, che non avrà mai una Pianta esattamente come l’aveva immaginata, e la Pianta stessa che sarà, comunque, molto diversa da come sarebbe stata senza l’intervento dell’Uomo.<br /><br />Una scultura lenta, quotidiana, fatta di attenzioni continue e costanti, di piena e totale dedizione alla propria opera…<br /><br />…e, con l’andar degli anni, non si capisce più se ad essere scolpita sia la Pianta… o l’Uomo.<br /><br />Anche il vecchio Alchimista che, caparbiamente, si ostina a raffinare per la millesima volta la sua oncia di mercurio, alla ricerca della Quintessenza delle cose, della Pietra Filosofale, dell’Elisir degli Elisir… in realtà sta raffinando se stesso, il proprio spirito, la propria vita.<br /><br />L’Alchimia, come l’arte dei Bonsai ed ogni altra impresa in cui l’Uomo sia chiamato a misurarsi con il Tempo, con la pazienza, con la devozione e, soprattutto, con se stesso, sono una grande, misteriosa e meravigliosa allegoria, al termine della quale ci aspetta il premio più ambito, l’unico per cui vale la pena di battersi, vivere e, giunto il nostro momento, morire.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8907259501707208060?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com25tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-32528134662594161442007-12-31T10:34:00.000+01:002007-12-31T20:00:12.207+01:00MESSAGGIO AGLI ITALIANI A BLOG UNIFICATIL’anno che si sta concludendo è stato difficile ed aspro.<br />Certo, alcuni di noi hanno raggiunto traguardi importanti… ma si tratta di risultati personali, che, per quanto ci riempiano di gioia e di legittimo orgoglio, non incidono sulla vita di tutti.<br /><br />Il 2007 ha visto troppe promesse non mantenute, troppi rinvii, troppe prese di posizione generate dalla volontà di conservare il proprio orticello felice piuttosto che dal desiderio di agire concretamente per pacificare e rifondare l’Italia.<br /><br />In democrazia vince la maggioranza, ci insegnano. Ma chi può sostenere onestamente che la maggioranza degli Italiani non voglia una vita serena per sé, per i propri cari, ma anche per gli sconosciuti?<br />Chi può cercare di convincerci a rinunciare alla nostra umanità, alla solidarietà, alla dignità nostra, dei nostri connazionali – ovunque si trovino – come pure di tutti gli esseri che abitano questa terra?<br />L’anno trascorso ha visto spesso la volontà popolare travisata, non considerata o strumentalizzata per fini propri – dalla richiesta di rinnovamento di un sistema che non funziona, né in economia, né nella sanità, o nell’istruzione o nella politica, al rifiuto del nucleare nuovamente messo in discussione, al procrastinare sine die l’emissione di una legge che regolamenti la gestione dell’informazione, all’approvazione affrettata di un indulto di cui hanno beneficiato i soliti noti – cercando di farla passare per “clemenza” nei confronti dei carcerati per reati minori.<br />Neppure nel campo del lavoro si è verificato quel cambiamento di rotta, quella stabilizzazione che in tanti auspicavamo, in cui in tanti abbiamo creduto.<br />Abbiamo assistito invece ad un’impressionante sequela di morti sul lavoro, la più eclatante delle quali, sia per numero di vittime che per il luogo in cui è avvenuta, ha risvegliato – forse – le coscienze sopite, con promesse di leggi ad hoc.<br />Abbiamo assistito ad inchieste revocate, censure appioppate, esternazioni tollerate, richieste di grazia discutibili, prese di posizione indifendibili… all’arrogarsi il diritto di cercare accordi di modifica a leggi statali da parte di chi non ne è legittimato… perfino alla messa a punto di topi che non hanno paura dei gatti… ma se invece di inventare qualcosa di cui nessuno sentiva la mancanza gli scienziati si impegnassero a realizzare il siero della verità – e fosse ammesso come prova nei procedimenti giudiziari?<br /><br />Indipendentemente dalle convinzioni politiche, pensiamo sia evidente a tutti che in quest’anno che si sta concludendo ha predominato ancora una volta la logica degli interessi personali, dei particolarismi, degli egoismi – a cui ha fatto da contraltare, peraltro solo in alcuni casi, l’elargizione condiscendente di quanto in un mondo civile sarebbe meno del giusto e un continuo fare a chi urla più forte.<br /><br />Non vogliamo scadere nel qualunquismo – le differenze ci sono sempre, e dovunque.<br />Ma vogliamo fare una richiesta a tutti, siano essi italiani, politici, amministratori, cittadini comuni, associazioni, italiani all’estero o stranieri in Italia – una richiesta che per noi è un impegno costante.<br />Non abbiamo bisogno di altre leggi, di stravolgimenti o di beneficenza.<br />Abbiamo una legge che contiene tutto quello che è necessario.<br />E non è comunista, o democristiana o liberale. E’ super partes, ed è talmente bella e giusta che è costata sangue.<br />RISPETTIAMO E METTIAMO IN PRATICA LA COSTITUZIONE.<br />Questa è la proposta che noi facciamo a tutti gli italiani per il 2008.<br /><br /><br /><span style="font-style: italic;">Invitiamo tutti i bloggers che condividono la nostra proposta a postarla nei loro siti – citando cortesemente la fonte – per la massima diffusione possibile.</span><br />Hanno aderito finora:<br /><br />http://www.arpaspada.blogspot.com/<br />http://franca-bassani.blogspot.com/<br />http://tanuccio-diariodibordo.blogspot.com/<br />http://www.diario_di_bordo.ilcannocchiale.it/<br />http://www.strageustica.altervista.org/<br />http://cornettiecappuccino.blogspot.com/<br />http://solleviamoci.blogspot.com/<br />http://italianiestero.blogspot.com/<br /><br /><span style="font-style: italic;">Onde evitare inutili dispersioni, adesioni e commenti possono concentrarsi su "Solleviamoci", blog dal quale è partita l'iniziativa. </span><br /><br />Buon anno, gente.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-3252813466259416144?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com11tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-68773924043108184202007-12-26T18:16:00.001+01:002007-12-26T18:19:47.494+01:00IS POSSIBLE?<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R3KMoNpLAII/AAAAAAAAAhA/LYITHZPnpP8/s1600-h/Another.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R3KMoNpLAII/AAAAAAAAAhA/LYITHZPnpP8/s400/Another.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5148331946522902658" border="0" /></a><br />Anche in questo caso un piccolo frammento di specchio.<br /><br />Credo che se la domanda fosse stata posta al di fuori del contesto in cui, invece, è stata presentata, ossia se vi avessi semplicemente chiesto: “Investireste mai deliberatamente con l’auto un gruppo di bambini?” ovviamente tutti voi avreste risposto: “Ma ti sei fumato il cervello?!”<br /><br />Possiamo passare tutta la vita convinti che NOI non faremmo mai “certe cose”… perché tanto è improbabile che la vita stessa ci precipiti in situazioni estreme.<br />Tuttavia sono proprio le condizioni esasperate che fanno emergere il lato dominante della nostra natura ed il bello dei test tipo quello al quale vi siete sottoposti è proprio di poter avere (sempre se siamo sinceri con noi stessi e non li prendiamo come un gioco di società) un riscontro che, per fortuna, può essere solo teorico, ma che, sempre che lo si voglia, aggiunge un altro spezzone di conoscenza di noi stessi.<br /><br />Come sempre nessun giudizio, salvo, forse, quelli che potrete dedurre da soli leggendo cosa accadde nella mia mente quando fui io “vittima” di questo sporco gioco…<br /><br />Devo premettere che fui meno fortunato di voi: non mi fu dato il tempo per pensare perché il test si svolgeva “in tempo reale”, come se fossi su quella fottuta Land Rover lanciata a tutta birra e, quindi, con pochi secondi per decidere quale pedale avrei schiacciato.<br /><br />Tra i miei innumerevoli difetti mi riconosco, però, una virtù più volte verificata (anche nella vita, non solo nei test!): sotto stress riesco a pensare dannatamente in fretta!<br />Così in quei pochi secondi si dipanarono nel mio cervello una serie di ragionamenti…<br />La prima cosa che pensai fu <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">“Io freno!”</span> … e, se devo essere sincero, non per restare fedele a dei principi, né tantomeno per guadagnare il paradiso... Semplicemente perché, d'istinto, la frase che mi risuonò in testa fu: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">“In un mondo in cui bisogna uccidere dei bambini per sopravvivere non m’interessa restare!”<br /><br /></span>Subito dopo, però, un’altra voce mi urlò nel cranio: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">“Bastardo egoista! Non stai mica decidendo della tua sola vita, sai? Che ti piaccia o no, che tu l’abbia chiesto o meno, ci sei tu alla guida di questa schifosa auto ed hai la responsabilità di chi c’è a bordo! Non hai tempo d’indire un referendum e, poi, se anche uno solo volesse vivere… chi sei tu per condannarlo a morte per salvarti la coscienza? Certo: anche quei bambini vogliono vivere. Ma tu sei responsabile di questa gente, non del mondo intero…”<br /><br /></span>La risposta che diedi è molto simile a quella che traspare dalle sofferte righe di Elena: (e di altri): <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">“Schiaccio l’acceleratore” </span>– mormorai – <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">“…porto in salvo la mia gente e, poi, probabilmente, mi suicido perché nel nuovo mondo non ci sia più gente come me!”</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-6877392404310818420?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com24tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-87533885377051726462007-12-21T09:04:00.000+01:002007-12-21T09:13:30.681+01:00UNA PAUSA PER AUGURI ECUMENICI<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2t0PNpLABI/AAAAAAAAAgE/okeKSY_pwMs/s1600-h/BELENOS.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2t0PNpLABI/AAAAAAAAAgE/okeKSY_pwMs/s400/BELENOS.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146334803910131730" border="0" /></a><br /><div style="text-align: center;">Un attimo di pausa nei nostri percorsi per inviarvi gli auguri… alcuni in anticipo, altri in ritardo… ma è il pensiero che conta.<br /></div><br /><div style="text-align: center;">Un felicissimo <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">Alban Arthuan</span> a tutti i pagani di sangue celtico come me.<br /><br />Buon <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">Natale</span> ai cristiani.<br /><br />Felice <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">Chanukkah</span> agli ebrei.<br /><br />Un lieto <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Eid al-adha</span> agli Islamici.<br /><br />Un sereno <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Diwali</span> agli induisti.<br /><br />Un armonioso <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Vesak</span> ai buddhisti.<br /><br />Buon <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Giorno della Nascita del Guru Gobind Singh Sahib </span> ai Sikh.<br /><br />Un favorevole <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Pushya</span> ai jainisti.<br /><br />Un allegro <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Daruma Hina Matsuri</span> agli scintoisti.<br /><br />Un ottimo <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">Sciabe Yalda</span> agli zoroastriani<br /><br />Buon <span style="color: rgb(255, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">Yule</span><span style="color: rgb(0, 0, 0);"> <span style="color: rgb(255, 255, 255);">ai seguaci wicca...</span></span></span><br /></div><br /><div style="text-align: center;">…scuse ed auguri a quanti ho dimenticato con la mente, ma non con il cuore.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8753388537705172646?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com12tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-83327613645009810282007-12-20T10:25:00.000+01:002007-12-20T10:34:48.089+01:00TEST 2 . THE DAY AFTER<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2o1kdpLAAI/AAAAAAAAAf8/apG2FvjZugY/s1600-h/BAMBINI2.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2o1kdpLAAI/AAAAAAAAAf8/apG2FvjZugY/s400/BAMBINI2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5145984424773091330" border="0" /></a><br />Bene… (si fa per dire, eh?)<br />Spero ardentemente che nessuno di voi si attenda sul serio che io attribuisca voti di preferenza o, peggio che mai, che riveli quale sia la soluzione del test!<br />Come tutti i test che si rispettino anche quello al quale avete gentilmente partecipato non ha una soluzione “giusta”: un test non è un problema di matematica ed i suoi scopi sono solitamente ben diversi dall’arrivare ad una qualche forma di verità.<br />Nella fattispecie la storiella della DONNA, dell’UOMO, del BARCAIOLO e del DOTTORE non si prefiggeva certo l’obiettivo di stabilire i corretti criteri di giudizio morale tramite i quali valutare la squallida vicenda: l’ottica era, piuttosto, quella di permettere a chi lo desideri di acquisire un nuovo frammento di conoscenza su se stesso e sulla propria personale scala di valori…<br /><br />Attenzione, però: non è così semplice come sembra…<br />Intanto occorre una sincerità nei propri confronti ed una capacità di mettersi in discussione che non è esattamente di tutti; in secondo luogo i giudizi morali che avete espresso (sia quelli più seri e meditati, sia quelli presentati in forma più o meno scherzosa) fanno riferimento non solo e non tanto a ciò che “siete”, ma, soprattutto, a “ciò che temete di poter essere” o, se preferite, “ a ciò che assolutamente non vorreste diventare”.<br />Magari rifletteteci sopra un pochino e, forse, vi sarà più chiaro, ad esempio, perché siano state alcune rappresentanti del “gentil sesso” (in particolare quelle che la vita ha costretto a credere nel potere taumaturgico della volontà, dell’autonomia, della disciplina) ad essere le più ingenerose nei confronti della DONNA del racconto…<br /><br />In realtà, dunque, commentando la storiella, ognuno di voi è come se mi avesse detto: “Ecco! Questo è ciò che io non voglio essere!”<br /><br />Sin qui tutto bene… ma, naturalmente c’è un ma…<br />Si dice (non a torto) che ciò che odiamo negli altri è ciò che temiamo alberghi dentro di noi: classico il caso dei ragazzotti dal cranio rasato che massacrano di botte l’omosessuale di turno per esorcizzare la loro omosessualità latente e confermarsi nel loro traballante ruolo di “macho”.<br />Per cui, se vi va, andatevi a rileggere i vostri stessi commenti alla luce di queste riflessioni: questo è quanto lo “Specchio” può fare per voi…<br /><br />Invece di approfondire ulteriormente (per questo occorrerebbe un rapporto individuale più stretto e continuativo) preferisco invitarvi ad un altro giochino, a mio giudizio ancora più utile e divertente (si fa sempre per dire), per il quale occorre che vi immaginiate uno scenario fantapolitico (per ora)…<br /><br />Anno 2025. La civiltà è crollata in mille pezzi. Guerre locali si sono trasformate in conflitti estesi. Qualcuno ha usato ordigni nucleari tattici ai quali altri hanno risposto con bombe più potenti. In tutti i Paesi occidentali gli scontri razziali e religiosi dilaniano le città. Le risorse energetiche, idriche ed alimentari sono agli sgoccioli e le metropoli, cessato ogni tentativo di organizzazione, stanno collassando, preda di bande di varia natura che si combattono nelle strade e depredano tutto ciò che ha un qualche valore…<br />A voi è data una possibilità di sopravvivenza: infatti qui nella Contea gli abitanti del mio piccolo borgo sulla cima della collina si sono organizzati, trasformandolo in una cittadella cinta da robuste mura, con una propria fonte d’acqua, campi coltivabili, generatori autonomi d’elettricità coadiuvati da pannelli solari e tutto quanto può garantire l’indipendenza economica e la difesa di questa isola di tranquillità… e voi, in quanto amici miei, siete stati invitati a far parte della nostra comunità.<br />Dovete, però, raggiungerci… ed i viaggi non sono cosa facile, ormai.<br />Saggiamente vi siete procurati una Land Rover, caricandola con fusti di benzina, alimenti, armi e, soprattutto, prendendo a bordo tutte le persone a voi care per trasportarle verso la salvezza e la sicurezza del nostro borgo che, ormai, viene universalmente conosciuto come Minas Thirit (e chi non capisce perché lo lasciamo fuori!).<br /><br />Ora state correndo sulla vostra robusta auto al massimo che il motore vi consente per allontanarvi dalle zone pericolose… quando, ad un tratto, un folto gruppo di bambini si scaglia sulla vostra strada ostruendovi il cammino.<br /><br />Voi sapete con certezza che è una trappola!<br />Le bande di predatori usano i bambini per costringere le auto in transito a fermarsi, assalirle, uccidere gli occupanti ed impossessarsi del carico.<br /><br />Prima di procedere un’avvertenza importante: questo non è un test che miri a valutare la vostra fantasia, la capacità di trovare strade alternative od un insolito “escamotage”; truccare i dati del problema non vale, così come non è valido inventarsi finali diversi da quelli che vi sto per prospettare…<br />Avete solo due possibilità:<br /><br />A) pigiate sull’acceleratore, fate strage di bambini e, in questo modo, garantite la sopravvivenza vostra e dei vostri cari;<br /><br />B) schiacciate, invece, il freno, rifiutandovi di uccidere degli innocenti, e condannate a morte certa voi e tutti gli occupanti dell’auto.<br /><br />Prima di rispondere prendetevi un attimo per calarvi nella situazione: pensate, una per una, alle persone che avete caricato a bordo ed a cosa esse significhino per voi, all’emozione che vi procura l’idea che una vostra scelta possa decidere della loro vita o della loro morte.<br /><br />Per contro immaginate anche gli occhi sbarrati e spaventati di quei bimbi verso i quali state guidando a tutta velocità: loro non si scanseranno… ed i loro sguardi dovrete portarli con voi per il resto della vostra vita.<br /><br />Vi è capitato qualche volta, nei vostri deliri di onnipotenza, di sognare d’avere, anche per un solo attimo, potere di vita e di morte sugli altri?<br />Bene… in ogni caso in questa situazione possedete quel potere.<br /><br />Fate la vostra scelta!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8332761364500981028?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com29tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-66450021150003308062007-12-12T16:53:00.000+01:002007-12-12T17:06:08.125+01:00TEST<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2AFQURf2MI/AAAAAAAAAek/b37atgBuqO8/s1600-h/TEST.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R2AFQURf2MI/AAAAAAAAAek/b37atgBuqO8/s400/TEST.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143116552335251650" border="0" /></a><br />Ed è arrivato il momento di un test, fatto apposta perché possiate scatenare la vostra “verve” polemica e confrontare le idee, civilmente se ci riuscite…<br />Per prima cosa immaginate una situazione, quella che vado a descrivervi…<br /><br />Un UOMO ed una DONNA stanno facendo una passeggiata romantica durante una vacanza nell’entroterra australiano.<br />Decidono di sdraiarsi in un invitante prato ma, per disgrazia, l’UOMO calpesta inavvertitamente un serpente che, spaventato, lo azzanna ad un polpaccio.<br />I segni dei denti non lasciano dubbi: si tratta di un rettile velenoso, anzi: scorgendolo mentre fugge tra la vegetazione, i nostri sciagurati protagonisti intuiscono che si tratta molto probabilmente di un Taipan, uno dei serpenti più micidiali del mondo.<br />L’UOMO ha, probabilmente, pochi minuti di vita, né può correre a cercare aiuto perché il maggior ritmo cardiaco non farebbe altro che accelerare l’espandersi del veleno.<br />Esiste una sola possibilità di salvezza: l’abitato, con una farmacia che dispone certamente del siero antiofidico, non è molto distante: la DONNA deve correre immediatamente a procurarselo e tornare più in fretta che può!<br />Lei, infatti, si affretta a tornare sui loro passi, in direzione del paese, ma, a sbarrarle la strada, c’è un fiume che già prima avevano attraversato grazie ad un BARCAIOLO che, anche questa volta, la raggiunge dalla riva opposta con la sua chiatta. Nella fretta la DONNA non ha certo pensato di prendere con sé la borsetta… e non ha denaro per pagare il traghetto. Tenta di spiegarlo al BARCAIOLO che, però, è inflessibile: lui vive di quel lavoro e senza soldi non traghetta nessuno! Le offre, tuttavia, un’alternativa: se si concederà a lui per una sbrigativa prestazione sessuale la traghetterà sia all’andata che al ritorno.<br />La DONNA accetta e, liquidata quella faccenda, riprende la sua corsa sino a giungere alla farmacia dove, dopo aver spiegato la situazione al DOTTORE, si ritrova con lo stesso problema della mancanza di denaro.<br />Essendo venuto a conoscenza della transazione effettuata con il BARCAIOLO, il DOTTORE offre alla DONNA la stessa opportunità: le cederà il siero in cambio di sesso.<br />Ancora una volta la DONNA accetta e, ottenuta la preziosa siringa, si lancia nel percorso di ritorno senza incontrare altri inconvenienti.<br />Arrivata alla radura nella quale l’UOMO, ormai febbricitante, l’aspetta, gli pratica l’iniezione e riesce in questo modo a salvargli la vita.<br />A questo punto racconta tutto l’accaduto all’UOMO... che si oscura in volto, accusandola di essersi data a degli sconosciuti con leggerezza e di averlo tradito e che, di conseguenza, le annuncia che la loro relazione è finita perché lui non tollera il suo comportamento.<br /><br />Fine della storia.<br />Il vostro compito, ora, è di attribuire a tutti i personaggi un “livello di colpa”.<br />In altre parole: chi considerate più “spregevole” tra l’UOMO, la DONNA, il BARCAIOLO ed il DOTTORE?<br />E chi occupa il secondo posto, il terzo… e via dicendo?<br /><br />Ciò che penso io (assieme alla ragione di questo post) mi riservo di comunicarlo in seguito, naturalmente: per ora vediamo se vi vien voglia di confrontarvi e se sarete tutti della stessa opinione…<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-6645002115000330806?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com54tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-85274293131929829842007-12-05T10:31:00.000+01:002007-12-05T10:45:17.710+01:00AT CONCLUSIONE<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R1ZxvbFnHDI/AAAAAAAAAeY/-3hZ8_NPf9s/s1600-h/ALLEGRO1.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R1ZxvbFnHDI/AAAAAAAAAeY/-3hZ8_NPf9s/s400/ALLEGRO1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5140421084229082162" border="0" /></a><br />Com’era non solo prevedibile, ma anche giusto, gli appunti sulle categorie dell’AT, anche se sommariamente accennati, hanno spinto molti dei “navigatori” che transitano da queste parti a riflessioni su se stessi e sul proprio rapporto con gli altri.<br />In fondo discipline come l’Analisi Transazionale, la Programmazione Neuro Linguistica, la Psicosintesi, ecc. è a questo che dovrebbero servire: fornire all’individuo maggiori strumenti, in primis per conoscersi e poi, se lo vuole, per migliorarsi.<br /><br />Tuttavia avevo annunciato, sin dall’inizio del percorso, che intendevo proporvi un ribaltamento di prospettiva… come salire in piedi sulla cattedra per guardare l’aula da un insolito e diverso punto di vista, per cui…<br /><br />Provate, dunque, a prendere le “categorie” di cui abbiamo succintamente parlato ed a farne un uso al quale neppure il loro inventore aveva pensato: utilizzatele non per “analizzare” l’individuo (cosa per la quale sono nate) ma… la specie umana nel suo complesso, nei suoi rapporti con se stessa e con il mondo che la ospita…<br /><br />Per farlo (per comprendere quale sia l’atteggiamento prevalente all’interno del quale l’Umanità si muove) spostatevi ancora una volta (vi ho chiesto spesso di farlo) nella nostra preistoria e, gradualmente, arrivate sino all’inizio di questo Terzo Millennio dell’era cristiana…<br /><br />Non è difficile immaginare che i nostri antenati più remoti (diciamo Lucy ed i suoi parenti Australopithecus Afarensis ?) avessero pensieri e comportamenti infantili nei confronti del resto dell’esistente… e ne avevano ben donde: tutti gli animali sembravano più dotati di loro (più agguerriti, più forti, più veloci) e, soprattutto, la loro vita era dominata da fenomeni incontrollabili e persino incomprensibili… Eruzioni vulcaniche, inondazioni o periodi di disperata siccità, terremoti, eclissi o anche solo tuoni e fulmini dimostravano come la Natura fosse onnipotente ed essi, al contrario, totalmente inermi, disperatamente “NO OK”!<br /><br />Ad un certo punto, però, il “bambino spaventato” si ribella ad una “madre natura” così severa ed autoritaria: impara a dominare il fuoco che lo spaventava, si costruisce “artigli artificiali” per affrontare le belve che lo predavano, alza gli occhi alle stelle ed urla loro la sua sfida!<br /><br />Non so quanti di voi abbiano avuto occasione di vedere ed ancora ricordino uno splendido film a cartoni animati di Bruno Bozzetto che, se rammento bene, si chiamava, con metafora musicale, “Allegro, non troppo”.<br />Vi si assiste all’evoluzione della Vita sulla Terra e, ad un certo punto, compare una scimmia maligna e dispettosa che s’intrufola nella “marcia” degli animali rappresentante il loro mutamento, la loro (appunto) evoluzione.<br />Ma ecco comparire l’Uomo, come un gigante che spiana la strada davanti a sé, che distrugge e costruisce, che cambia il corso dei fiumi ed il clima del pianeta… ed all’apice di questa sua conquista, dall’interno della sua testa che improvvisamente si apre, compare quella scimmia perfida e sghignazzante…<br /><br />La “scimmia” che è dentro di noi è ancora terribilmente insicura… ma l’uomo è inebriato dal suo potere manipolatore... e da questo conflitto non può che scaturire un atteggiamento terribilmente adolescenziale…<br /><br />E’ possibile (al di là della mera osservazione di cosa stiamo facendo a noi stessi ed al pianeta) trovare dei riscontri a questa bizzarra tesi?<br />Io credo di sì…<br />Se voglio comprendere a fondo un individuo dovrò, tra l’altro, prestare attenzione ai suoi sogni, in quanto è in essi, spesso, che l’inconscio, seppur attraverso la forma simbolica, si manifesta…<br />Allo stesso modo se voglio “esplorare l’inconscio dell’Umanità” sarà bene prendere in considerazione i concetti archetipici che compaiono nei suoi sogni collettivi, ovvero nei miti, nelle leggende, nelle fiabe…<br />Se lo facciamo emergono con notevole chiarezza tutta una serie di “segnali” e di riferimenti che ci confortano nella tesi che l’Umanità stia attraversando una profonda “crisi adolescenziale”… il che, a ben vedere, ha un aspetto confortante.<br /><br />Infatti se è pur vero che tale “crisi” si manifesta in idee ed azioni distruttive ed autodistruttive, rimane il fatto che lascia spazio alla speranza di una crescita, di una maturità che possa indurre a mutare l’atteggiamento verso noi stessi e la Natura che ci circonda.<br /><br />Come per i singoli individui anche l’Essere Umano nel suo complesso non è mai costantemente inserito in questo o quel comportamento…ma quello prevalente è drammaticamente evidente ad ognuno.<br />Infatti è chiaro che alcune religioni, alcuni modi d’intendere la scienza, alcune ideologie politiche od economiche, possiedono un intrinseco atteggiamento “genitoriale”, ossia hanno la presunzione di sapere cosa sia meglio per tutti.<br />Quando, però, inizia “la transazione”, ovvero quando tali atteggiamenti entrano inevitabilmente in relazione tra essi, per la loro stessa natura la relazione diviene conflitto… ed in capo ad un tempo brevissimo ci si trova di fronte a “due adolescenti” che scatenano guerre religiose, diatribe scientifiche, rivoluzioni e restaurazioni…<br /><br />E’ possibile che l’Umanità cresca sino ad una condizione “adulta” prevalente?<br />Se avremo abbastanza tempo, sì.<br />Immaginate una delle alte e massicce colonne che circondano Piazza San Pietro a Roma.<br />La sua altezza rappresenta l’età della Terra.<br />Ora mettetele accanto una moneta da un Euro.<br />Il suo spessore è il simbolo del tempo di permanenza dell’Uomo sul pianeta.<br />Siamo una razza dannatamente giovane…<br />Il problema, naturalmente, è capire se prevarrà il “principio di Vita” che spinge a crescere e maturare, o quello di Morte, Eros o Tanathos…<br />Ed in questa partita ognuno, nel suo piccolo, è chiamato a fare la sua parte…<br /><br />Oh, a proposito!<br />Siete consapevoli d’aver avuto il privilegio d’assistere ai podromi della nascita di una nuova disciplina psico-sociologica, la Universal Transaction Analysis?<br />Ma che gente fortunata, che siete! :-))<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-8527429313192982984?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com23tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-54561567700745548382007-11-24T13:12:00.000+01:002007-11-24T13:22:14.141+01:00AT4<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R0gWV7Y2RBI/AAAAAAAAAeQ/pPbqKK9V8wc/s1600-h/SANSONE.jpeg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R0gWV7Y2RBI/AAAAAAAAAeQ/pPbqKK9V8wc/s400/SANSONE.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136379940991026194" border="0" /></a><br />La matematica, dicono, non è un’opinione.<br />Dati gli elementi che abbiamo a disposizione le possibili combinazioni sono solo quattro; dal che si deduce che dobbiamo prendere in esame l’unica che manca all’appello, ovvero l’opzione <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">“IO NO OK – TU NO OK”</span>, quella che si riferisce al cosiddetto <span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">“IO ADOLESCENZIALE”</span>.<br /><br />In altri termini <span style="font-style: italic;">“Io non so chi sono e non so cosa voglio… ma sicuramente non voglio quello che vuoi tu!”</span><br /><br />Badate: tale atteggiamento non è così negativo come potrebbe apparire ad un’analisi superficiale… ammesso che si manifesti nel giusto spazio temporale della nostra vita.<br /><br />E’ l’impulso in base al quale i “giovani della tribù” rifiutano l’autorità degli Anziani e se ne vanno a colonizzare nuove terre; lo stimolo iconoclasta a mettere in discussione convinzioni, credenze, dogmi e, talvolta, per questa strada, a trovare nuove idee e nuovi comportamenti…<br />In qualche modo è la porta, stretta e scomoda, attraverso la quale accedere alla propria personalità adulta, capace di selezionare cosa del passato tenere e cosa buttare…<br /><br />Questo, appunto, se si tratta di un percorso di transizione limitato nel tempo.<br />Qualora, invece, si permanga oltre l’adolescenza biologica un po’ troppo in questo atteggiamento… si aprono dei grossi, grossi problemi.<br /><br />Il comportamento adolescenziale protratto conduce, troppo spesso, a situazioni totalmente autodistruttive: molte forme di dipendenza (droga, alcool o lavoro, non importa), i disturbi alimentari (anoressia, bulimia, iperfagia…), le tendenze suicide o, nei casi più estremi, ad imbracciare un fucile e sparare nel mucchio sui compagni di liceo.<br /><br />Ovviamente la permanenza stabile in una condizione adolescenziale (nel senso dell’AT) è fortunatamente rara e relegabile nell’ambito delle patologie dei disturbi comportamentali, ma molto più frequenti sono le “ricadute” nei suoi schemi di azione… e, di queste, siamo vittime tutti.<br /><br />Se, ad esempio, nel corso di una discussione in procinto di diventare lite, il mio interlocutore mi tratta con sufficienza (ovvero assume un atteggiamento genitoriale, tentando di relegarmi in un ruolo “bambino”) ed io non godo di una sufficiente sicurezza in me o nelle mie asserzioni, inevitabilmente salterà fuori l’adolescente che reagirà “per ripicca”, suscitando un’analoga reazione in chi ho attaccato.<br /><span style="font-weight: bold;">Si dice che, quando inizia una lite, qualcuno ha ragione e qualcuno torto… ma dopo cinque minuti hanno torto in due… e questo dipende dal fatto che a litigare sono sempre due adolescenti.</span><br /><br />Dato che il discorso si farebbe lungo e complesso scelgo di spezzettarlo ulteriormente e, per il momento, a mo’ d’esempio vorrei citare una barzelletta che mi divertì molto nei mitici anni ’60 (come direbbe Minà).<br /><br />Molti di voi sono troppo giovani, suppongo, per avere ricordi diretti di quel periodo nel quale il presidente USA J.F. Kennedy, il premier sovietico Nikita Kruscev e Papa Giovanni XXIII suscitarono grandi speranze nel mondo!<br />Si parlava di coesistenza pacifica (IO OK – TU OK) ed il gelo della “guerra fredda” sembrava stemperarsi in una nuova primavera…<br />Non era vero, naturalmente: sotto le apparenze covavano le missioni degli aerei spia U2, l’inizio strisciante dell’intervento americano in Viet-Nam e la crisi dei missili sovietici a Cuba…ma avevamo tutti voglia di crederci…<br />I grandi della Terra sembravano comportarsi da persone adulte…<br />Come spesso accade (questi tempi lo stanno dimostrando) furono gli umoristi a cogliere per primi le discrepanze, ad evidenziare le contraddizioni…<br />Così nacque la storiella…<br /><br /><span style="font-style: italic;">Nikita Kruscev è in visita negli Stati Uniti e partecipa ad una conferenza-stampa… che si svolge in questo modo:</span> <br /><br /><span style="font-style: italic;">“Fred Preston, del New York Herald Tribune. Signor presidente, qual è la situazione dell’assistenza sanitaria nell’Unione Sovietica?”</span> <span style="font-style: italic;"><br /><br />“Nella nostra grande nazione ogni cittadino ha diritto gratuitamente a tutte le forme di assistenza, dalla fornitura di medicinali sino agli interventi chirurgici più complessi…”</span> <span style="font-style: italic;"><br /><br /></span><span style="font-style: italic;">“John Huston, del Daily News. Che ci dice dell’istruzione?”<br /><br /></span><span style="font-style: italic;">“In Unione Sovietica l’istruzione è a carico dello stato e garantita a tutti dalla scuola materna sino all’università!”</span> <span style="font-style: italic;"><br /><br />“Eddy Smith, Associated Press. Ci parli del potere d’acquisto del rublo: quanto incide sul salario medio di un operaio l’acquisto di un paio di scarpe?”</span> <span style="font-style: italic;"><br /><br />“E voi ai Negri cosa gli fate, eh?!!!”</span><br /><br />Al primo conflitto, al primo rigirare della lama in un punto dolente, ecco saltar fuori l’adolescente… ed ecco la fine del dialogo.<br /><br />Con quali conseguenze… lo vedremo poi.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-5456156770074554838?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com31tag:blogger.com,1999:blog-6066471775200727535.post-73875371212739304782007-11-23T16:37:00.000+01:002007-11-23T16:43:57.780+01:00AT3<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R0b0nbY2Q_I/AAAAAAAAAeA/6noFJDUyy34/s1600-h/TRAMONTO.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_hWzyPT2FF3Y/R0b0nbY2Q_I/AAAAAAAAAeA/6noFJDUyy34/s400/TRAMONTO.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136061383266681842" border="0" /></a><br />Ed eccoci al terzo capitolo di questa saga, ossia, forse, a circa mezza strada.<br />Questa è la parte meno intrigante, non chiedetemi il perché, ma sta di fatto che tutti, nella Divina Commedia, preferiscono “L’Inferno” agli altri due cantici…<br /><br />Oggi parleremo di come ci si dovrebbe comportare… ed è ovvio, anche a giudicare dai vostri commenti, che tutti (in teoria) sapete che dovremmo lasciar prevalere quello che in AT è chiamato <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">IO ADULTO</span>, ossia la parte di noi che riesce a pensare : <span style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;">“IO OK – TU OK”</span>.<br /><br />Naturalmente significa avere una buona opinione di sé, una discreta considerazione delle proprie opinioni e, nello stesso tempo, rispettare coloro che hanno idee, abitudini, modi comportamentali diversi dai nostri.<br />Non c’è (o quasi) chi non convenga che questo atteggiamento risolverebbe un bel po’ di problemi nei nostri rapporti interpersonali e nella vita dell’Uomo in genere… in teoria, appunto.<br /><br />Portare nella pratica quotidiana questa “accettazione del diverso” (che, badate, non è “tolleranza”, ma rispetto!) è tutto un altro paio di maniche: sembra impossibile all’essere umano avere una buona stima delle proprie opinioni senza considerare quelle differenti “inferiori”…<br /><br />In una visione “macro” ciò ci porta a “il mio Dio è migliore del tuo, la mia razza è più intelligente, il mio sesso è più forte, la mia patria è più bella…” e via dicendo; in un’ottica “micro” alle discussioni su come si allevano i figli, come si spreme un tubetto di dentifricio, o se è meglio Luttazzi di Grillo… ma la sostanza non cambia.<br /><br />Certo: a volte, per periodi limitati, ognuno di noi riesce ad essere “adulto”, ma, il più delle volte, è una condizione fragilmente transitoria, dalla quale è facile scivolare nel “quarto atteggiamento”, quello di cui parleremo nel prossimo post.<br /><br />Occorre anche aggiungere che devono esistere dei limiti all’accettazione della diversità altrui… altrimenti dovremmo rispettare i desideri del pedofilo o la prepotenza degli arroganti!<br /><br />Tuttavia esercitarsi per passare una buona parte del nostro tempo in una condizione di “adultità” è un esercizio di grande efficacia e che, spesso, ha effetti positivi immediati e talvolta sorprendenti sui nostri interlocutori… come cercavo di dimostrare in un vecchissimo post, quello che parlava della “sedia” e dell’uomo che vi sbatteva contro.<br /><br />All’inizio di una discussione occorrerebbe trovare quei secondi necessari per fermarsi un attimo a riflettere su quale parte di noi sta per attivarsi… e cercare di “programmarci in una modalità adulta”.<br />Ovviamente non è facile perché le componenti emozionali della “transazione” con gli altri sono sempre fortemente presenti e, molto spesso, ben mascherate.<br />Però vale la pena di provarci… anche al fine del famigerato “discorso vero” che vi proporrò in conclusione e che non abbiamo ancora sfiorato.<br /><br />Curiosi?<br />Bene: è un segno d’intelligenza!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6066471775200727535-7387537121273930478?l=arpaspada.blogspot.com'/></div>Equohttp://www.blogger.com/profile/00570991928013168710noreply@blogger.com18