tag:blogger.com,1999:blog-58779021003783658932008-07-17T05:06:23.909+02:00storia di un'adozione... e di tante altreadminnoreply@blogger.comBlogger39125tag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-77361678602767471672008-05-12T10:18:00.002+02:002008-05-12T10:27:16.168+02:00Buona Festa della MammaPrima pensavo che la festa della Mamma era una festa fatta apposta per vendere regali e la vivevo con una cosa forzata. Adesso che sono Mamma, è un'occasione (nel caso mancassero) per ricordare quanto sono fortunata di avere un bambino così adorabile.<br /><br />Alla sera mentre ci preparavamo per andare a letto il mio figliolo mi chiesse,<br />- "Mamma, ti è piaciuto il regalo che ti abbiamo fatto?"<br />- "Moltissimo", li risposse.<br />- "Io so una cosa che ti sarebbe piaciuto di più!"<br />Io lo guardai incuriosita e lui aggiunse:<br />"e se io e Papi organizzavamo di andare in Nepal per prendere un altro figlio?"adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-12285098939821396472008-05-12T10:10:00.002+02:002008-05-12T10:15:26.685+02:00Abbiamo "prenotato" la sorellinaIl giorno della visita domiciliare sono andata a prendere mio figlio dopo il suo pranzo. Le operatrici lo volevano conoscere. Il giorno dopo diversi genitori, dei compagni del nostro figlio, ci hanno chiesto,<br />- Ma che cosa ci fate qui? Non dovevate essere in Nepal?<br />- E io, in Nepal? Come in Nepal?<br />- Sì, il tuo figlio ha detto al mio che eravate partiti per il Nepal per prendere la sorellina.<br />- No, no. Si sarà spiegato male, l'altro giorno l'ho ritirato presto dalla scuola per farli incontrare l'assistente sociale e psichiatra infantile ma ancora siamo ben lontani da andare in Nepal.<br /><br />E il miglior amico del mio figlio aggiunse: <em>Io l'avevo capito che non eravate partiti per il Nepal. Avete solo prenotato la sorellina!</em>adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-68661185328495575172008-05-05T21:54:00.002+02:002008-05-05T21:59:28.574+02:00L'Iter per la seconda adozioneTanti ci hanno detto, “sicuramente la seconda adozione andrà più veloce perchè avete già adottato”. O “una volta constatata la buona integrazione del primo figlio vi daranno il nulla osta subito”. E anche “siete stati così bravi, vedrete che vi danno l’ok subito”. Beh, non è stato proprio così.<br /><br />Certo, nell’iter della seconda adozione non bisogna ricostruire la storia della coppia, però bisogna rivedere la storia della “famiglia” (prima era una coppia, ora è diventata una famiglia). Cioè, come sono andate le cose col primo figlio adottivo. L’assistente sociale e la psicologa vorrebbero constatare che il bimbo stia bene su tutti i piani, emotivamente, socialmente, ecc. Che la sua individualità sia rispettata e che non succeda come in alcune famiglie adottive che il suo passato e/o paese natale vengono cancellati dalla memoria della nuova famiglia.<br /><br />Perché tutta questa attenzione pure degli operatori alla seconda adozione? Perché in Emilia Romagna, ci dicono gli operatori, invece di fare il primo anno di post adozione per il secondo figlio loro si trovano a dare assistenza a un primo figlio adottivo in crisi.<br /><br />Infatti, quelli del Centro per le Famiglie ci hanno subito avvertito che non ci sarebbero stati sconti di nessun tipo e anzi, ci hanno raccontato di un caso in cui la seconda adozione è stata negata a una famiglia con primo figlio adottivo; è saltato fuori che il bimbo non era ancora ben inserito né ben accettato dai propri genitori. Si trattava di cose quasi impercettibili ma che non sono scappati all’occhio attento di chi è di mestiere.<br /><br />Altre domande fatte a noi sono state, come reagirà il primo figlio a un nuovo arrivato? Non dobbiamo dimenticare che lui è arrivato primo e che un nuovo arrivo potrebbe sconvolgere tutta la sicurezza e serenità guadagnata.<br /><br />Se fosse dello stesso sesso, quali potrebbero essere alcuni scenari dei rapporti tra i due figli? Se fosse dello sesso opposto? Se la differenza di età fosse poca (2-3 anni?) e se invece fosse più grande e il secondo figlio ha 4 anni o meno? Quale di questi scenari potrebbero far stare male al nostro primo figlio?<br /><br />Bisogna immaginare sia i scenari positivi che quelli negativi. Siamo pronti come genitori ad affrontare le difficoltà che sorgeranno? Siamo pronti ad affrontare due bambini in difficoltà?<br /><br />Diamo per scontato che il primo figlio si è già inserito ed è apposto ed ora si aggiunge un altro senza immaginare cosa andiamo a sconvolgere nel primo figlio. C’è chi pensa che sia normale che il primo figlio vada in crisi, tanto tutti i “primi” vanno in crisi. Di sicuro una piccola parte della “crisi” del primo figlio adottivo è normale tra tutti i figli ma un secondo figlio mette in crisi in modo diverso il figlio adottivo. E’ una cosa piuttosto complessa e di sicuro non trascurabile.adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-20243164607169357632008-04-14T15:52:00.004+02:002008-05-05T21:53:31.360+02:00Ci Sono NovitàGentili lettori e lettrici,<br />scusate tantissimo la nostra assenza, e la mia in particolare. Dall'ultimo post abbiamo iniziato e finito l'iter e mi rendo conto di aver tenuto il respiro tutto questo tempo - come se non ossasi dire nulla per evitare sfortune.<br /><br />Abbiamo finito l'iter la settimana scorsa e adesso dobbiamo fare alcuni documenti mentre aspettiamo di ricevere un documento dai servizi per poi andare in Tribunale.<br /><br />Quindi man mano nelle prossime settimane vi raccontero' nei dettagli com'è andata. Ma per non ternervi in sospeso vi dico subito che è andata bene e i servizi sono d'accordo di darci la possibilità di fare una seconda adozione.<br /><br />Che sollievo! Sì, perchè non dò nulla per scontato!<br />a prestoadminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-52121858223429638792008-01-24T09:34:00.000+01:002008-01-24T09:37:58.239+01:00Si parte!Si parte in due sensi: <strong><em>riparte il blog</em></strong> dopo una bella pausa e <strong><em>si inizia l'avventura dell'iter adottivo!</em></strong><br /><strong><em></em></strong><br />Ci hanno chiamato l'altro giorno per fissare un'appuntamento per fare un colloquio per iniziare l'iter. <br /><br />Vi terro' aggiornati.adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-14261552865682183032007-12-24T15:06:00.000+01:002007-12-24T15:22:52.017+01:00Il più bel regalo di Natale<a href="http://bp0.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/R2-9VlFhReI/AAAAAAAAAG8/8pJjQbvId6o/s1600-h/christmas_tree.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147541077537932770" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/R2-9VlFhReI/AAAAAAAAAG8/8pJjQbvId6o/s200/christmas_tree.jpg" border="0" /></a><br /><div>Quando mi chiedono cosa vorresti per Natale; io sono solita a rispondere, nulla, quello che voglio c'è l'ho, grazie.</div><div> </div><div> </div><div></div><div></div><div></div><div>Sì, perchè quel Natale sei arrivato tu. E quella mattina, dopo che hai scartato i tuoi regali, il Babbo ci ha fatto delle foto e mi e' venuto naturale metterti un fiocco sulla tua testina. Perchè tu eri il mio regalo di Natale.</div><div> </div><div> </div><div></div><div></div><div></div><div>E da allora, ogni Natale ricordo quella mattina. Ci ho pensato ma non c'è nulla che possa uguagliare quella sensazione così forte e bella di avere il mio figlio, tanto desiderato, tra le braccia. </div><div> </div><div> </div><div></div><div></div><div></div><div>Spero che anche le vostre feste siano piene di bei ricordi. Buone feste a tutti!</div><div> </div><div> </div><div></div><div></div><div></div><div></div><div><span style="font-size:78%;">Si ringrazia </span><a href="http://www.ndesign-studio.com/resources/tutorials/christmas-tree/"><span style="font-size:78%;">ndesign studio </span></a><span style="font-size:78%;">per l'immagine.</span> </div>adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-13800230763456402562007-11-29T09:09:00.000+01:002007-12-10T11:50:46.636+01:00Bambini e Famiglie nel post-adozioneIl martedì 27 novembre scorso si e' tenuto un seminario regionale nella sede della Regione Emilia Romagna su "Bambini e famiglie nel post-adozione: per una offerta integrata di interventi e servizi".<br /><br />Nel corso del seminario sono state affrontate le problematiche della post-adozione presentando varie esperienze di sostegno ai genitori adottivi e ai loro figli tra cui: le consulenze familiari, i supporti psicologici e psicoterapeutici con i bambini adottati, la prospettiva interculturale nell´adozione internazionale e le collaborazioni tra i Servizi per le adozioni e i Servizi educativo-scolastici. Si è parlato delle paure degli bambini ma anche quelle dei genitori.<br /><br />Inanzitutto mi e' sembrato un gruppo propositivo. Chi rappresentava i servizi per le famiglie cercava di dare di piu', venendo incontro alle richieste dei genitori. E concordo con la conclusione della Dott.ssa Patrizia Forlini, assistente sociale e rappresentante del Gruppo tecnico di Parma, alla fine del secondo modulo è stato davvero "bello sentire l'impegno tra genitori e servizi."<br /><br />Belle sono state le testimonianze dei genitori adottivi che partecipavano ai gruppi di sostegno. Diversi hanno condiviso li ha dato e cosa significa il gruppo di sostegno per loro.<br /><br />Esperienze e parole che condivido al 100% perche' il nostro gruppo di famiglie con figli Nepalesi pur essendoci formato in modo spontaneo, funge come gruppo di sostegno. Infatti la Dott.ssa Buffa ha aggiunto un commento che ribadisce l'importanza di tutti i gruppi (e anche del nostro gruppo Nepalese seppur non ci conosce): "il fatto che siano tutti adottati dallo stesso paese e che siano dello stesso colore ha un importante valore di identificazione per i bambini".<br /><br />In effetti lo sapevo già, perche' circa un anno fa' uno dei "nostri" bambini mentre salutava allegramente i suoi amici nepalesi ha esclamato: "Oggi siamo tutti marroni!"<br /><br /><br /><a href="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/R05-oJTMsuI/AAAAAAAAABE/2QKQ78Xpswg/s1600-h/lago.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5138183453032624866" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/R05-oJTMsuI/AAAAAAAAABE/2QKQ78Xpswg/s320/lago.gif" border="0" /></a><br /><br />Nei prossimi post vi inseriro' dei pezzetti degli interventi, tutti validi ed interessanti.Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-13594468610929827372007-11-06T11:43:00.000+01:002007-11-06T11:57:24.086+01:00Riduzione dei fondi destinati alla ricerca scientificaCari amici,<br /><br />vi chiedo gentilmente di aderire a questa iniziativa per poter annullare questa ignobile proposta che va a discapito della ricerca scientifica atta a scoprire nuove soluzioni per poter debellare molte malattie e che coinvolgono i nostri figli.<br /><br />Il 5 per 1000 si e` dimostrato un’opportunita` fondamentale per accelerare il raggiungimento dei nostri obiettivi scientifici ed umanitari. Purtroppo questa opportunita` rischia di subire una forte “menomazione”.<br /><br />Infelice novita` di questi giorni e` l’ipotesi di fissare per l’anno in corso un tetto massimo di 100 milioni di euro: circa un quarto dell’ammontare previsto (360 milioni di euro).<br /><br />Per questa ragione vi proponiamo di aderire all’iniziativa lanciata da Sole 24 ore, dal settimanale Vita e da molte organizzazioni di volontariato e di sostegno alla ricerca, invitandovi a sottoscrivere l’appello affinche` il Governo non ponga limitazioni a questo importante strumento di sostegno alla ricerca e quindi allo sviluppo del Paese.<br /><br /><strong>Ricordiamo la necessita` di una pronta adesione.</strong> <br /><br />Le modalita` di adesione sono reperibili dall’indirizzo: <br /><a href="http://web.vita.it/ap/alziamoiltetto/">http://web.vita.it/ap/alziamoiltetto/</a>adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-50513592643230757082007-11-01T15:50:00.000+01:002007-11-01T16:04:00.576+01:00L'amore non ha prezzo<a href="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RynoHbNoS9I/AAAAAAAAAA8/dmlYKTkuo5g/s1600-h/logo+NO+Price.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5127884864999672786" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RynoHbNoS9I/AAAAAAAAAA8/dmlYKTkuo5g/s320/logo+NO+Price.gif" border="0" /></a><br /><div>In questo "post" vi riporto pari pari il testo dal sito <a href="http://www.nopriceforchildren.org/campagna/home">No Price For Children</a>. Siamo pienamente d'accordo e vi invitiamo a firmare la petizione.<br /></div><div></div><div></div><div><span style="color:#ffff33;">Nel mondo milioni di bambini abbandonati attendono una famiglia. In Italia migliaia di famiglie sono aperte alla loro accoglienza, ma ancora oggi devono sostenere ingenti costi che fanno dell’Adozione Internazionale un affare solo per pochi abbienti.</span></div><div><br /><span style="font-size:130%;color:#ffff33;"><strong>Non c'è prezzo per l’amore. </strong></span></div><div><span style="font-size:130%;"><span style="color:#ffff33;"><strong>Non ci deve essere un prezzo per un bambino.</strong> </span></span></div><div><span style="font-size:130%;"><br /></span><span style="color:#ffff33;"><strong>NO PRICE FOR CHILDREN</strong> è la campagna che mira ad introdurre nella Legge Finanziaria 2008 norme sull'adozione internazionale </span></div><ul><li><span style="color:#ffff33;">per <strong>renderla veramente gratuita</strong> come quella nazionale </span></li><li><span style="color:#ffff33;">per <strong>semplificarne le procedure fiscali</strong> </span></li><li><span style="color:#ffff33;">per <strong>aiutare i bambini orfani</strong> con progetti di solidarietà<br />nei loro Paesi d’origine </span></li><li><span style="color:#ffff33;">per <strong>sostenere le organizzazioni</strong> non profit nell'essere presenti con efficacia al fianco dell’infanzia che soffre. </span></li></ul><div>Potete firmare la petizione sul sito di <a href="http://www.nopriceforchildren.org/campagna/home">No Price For Children</a> </div>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-33122622608336160912007-10-24T12:18:00.000+02:002007-10-24T12:40:31.461+02:00Guida per l'insegnante all'adozione<a href="http://bp2.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/Rx8gEKAlONI/AAAAAAAAAGk/ZpEmJStfKOY/s1600-h/School_2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5124850156749273298" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/Rx8gEKAlONI/AAAAAAAAAGk/ZpEmJStfKOY/s200/School_2.jpg" border="0" /></a> Vorrei segnalarvi questa guida <em>online</em> per l'insegnante su come affrontare l'adozione in classe. Mi pare che sia molto chiaro e ben fatto.<br /><br />Leggetelo ma sopratutto, <em>stampatelo e portatelo alle maestre di vostri figli.</em><br /><br />Ecco il link <a href="http://www.familyhelper.net/ad/guidainsegna.html">http://www.familyhelper.net/ad/guidainsegna.html</a> (che ho anche inserito tra i Consigli di Lettura)<br /><br />Ed eccovi un'anteprima:<br /><br /><div><blockquote><p>L'ultima cosa che desiderate fare e' escludere deliberatamente uno studente da una discussione in classe, o da un progetto da realizzare, eppure un compito mal concepito puo' avere proprio queste conseguenze.<br />Alcuni compiti a casa si basano su una visione della famiglia che da' per scontato che tutti i ragazzi vivono con mamma e papà in un mondo senza divorzio o adozione o storia personale travagliata. In breve, sono deviati dal pregiudizio contro il figlio di una famiglia non tradizionale (vedere Modulo 1).<br />Di solito non potete lasciar perdere il compito, ne' fare eccezione per studenti che sono " casi speciali.". Nondimeno potete ancora raggiungere l'obbiettivo educativo desiderato, per tutti gli alunni della classe, ampliando il compito al riconoscimento della diversità dei nuclei familiari. Ecco qualche suggerimento.<br /><br /><span style="color:#ccccff;"><strong>Albero genealogico</strong><br /></span><strong><em>Compito:</em></strong> Disegnate il vostro albero genealogico.<br /><br /><em><strong>Deviazione:</strong></em> questo albero da per scontato che i bambini vivono con le loro famiglie d'origine, o che conoscano le loro radici familiari. Il consueto albero genealogico prestampato non accoglie le diverse strutture familiari -- spazi vuoti per una famiglia con una madre e un padre, ma nessuno spazio per figli adottati o famiglie adottive o altre configurazioni. I figli di tali famiglie sono fatti sentire diversi.<br /><br /><strong><em>Raggiungere l'obiettivo:</em></strong> Gli insegnanti che hanno riformulato il diagramma tradizionale dell'albero per accogliere nuove forme di famiglia, hanno prodotto Cespugli Genealogici, Foreste Familiari, Pioppi Genealogici, Alberi dell'Amore (con i frutti a forma di cuore), Albero Affettivo, Alberi Radicati (gli antenati di nascita sono radici, i rami sono adottivi o patrigno o matrigna), e Cespuglio di Peonia (crescono fianco a fianco).<br /><br />Oppure potreste abbandonare la metafora dell'albero e provare la Ruota dell'io (bambino al centro, parenti intorno in circoli raggruppati) o La Mia Casa (schema della casa con la gente all'interno) o un diagramma con simboli per le persone e linee che mostrano le relazioni. Chiedete ai bambini di fare liberamente in gruppo (brainstorming) una lista di differenti tipi di famiglia; offrite una varietà di "alberi", o fate inventare a loro stessi il loro diagramma. Fatelo diventare un progetto innovativo -- fate fare agli alunni il ritratto della famiglia e che significa per loro, in disegni, pittura, o scultura. Usate i lavori finiti per far partire la discussione sui tipi di famiglie e sui differenti modi in cui sono formate.<br /><br />Dedicate uguale spazio a tutti i tipi di famiglia -- evidenziate che, in tutto il mondo, pochi bambini crescono in famiglie nucleari. Comprendete famiglie estese, adottive, con figli di un partner, e di un solo genitore.<br /><br />Questi obiettivi possono introdurre parole e relazioni; per imparare il vostro posto<br />nella famiglia, e la storia familiare; o per studiare da dove sono arrivati i vostri antenati. Potreste dover ricercare altri modi di raggiungere gli stessi obiettivi. Eppure, il compito sull'albero genealogico non ha bisogno d'essere evitato -- e' un opportunità per una lezione sulla crescita della famiglia. </p></blockquote><br />Ci sono altri esempi e altri argomenti che riguardano i figli adottivi o che comunque vivono in una famiglia non-tradizionale. Ditemi cosa ne pensate. </div>adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-8472324224666086152007-10-24T10:33:00.000+02:002007-10-24T12:01:33.084+02:00Forza Nepal!<a href="http://bp1.blogger.com/_pvnDJxLsV94/Rx8DmlcansI/AAAAAAAAAA0/ZI5X6-B1wyo/s1600-h/Nepal.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5124818862392123074" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_pvnDJxLsV94/Rx8DmlcansI/AAAAAAAAAA0/ZI5X6-B1wyo/s400/Nepal.gif" border="0" /></a><br /><br />Alcuni giorni fà il mio figlio mi disse:<br /><strong>"Mamma, ti immagini se il Nepal avesse la sua squadra di calcio?" </strong>e poi, senza aspettare una mia risposta aggiunse <strong>"Forza Nepal! Forza il paese dove sono nato!"</strong><br /><br />Mi è venuto un brivido perchè era la prima volta che lui esprimeva un parere deciso e positivo sul suo paese natale.<br />Ho sorriso e risposto con un <strong>"Forza Nepal! Forza Nepal!"</strong>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-78127584749689554612007-10-19T10:25:00.000+02:002007-10-24T11:43:32.339+02:00E se a rifiutare il paese natale, fosse proprio il nostro figlio?<a href="http://bp3.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/RxhxNKAlOKI/AAAAAAAAAGM/kvgkjRe6nfg/s1600-h/copyright2007Agullo2+copia.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5122969046972971170" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/RxhxNKAlOKI/AAAAAAAAAGM/kvgkjRe6nfg/s320/copyright2007Agullo2+copia.jpg" border="0" /></a> Abbiamo portato coperte, disegni, cd di musica e bandiere. Una volta a casa abbiamo preparato un fotoalbum con tutte le foto di quando siamo andati a prenderlo. Foto del paese, della gente e anche quelle del nostro incontro e dei primi giorni insieme. Abbiamo guardato le foto insieme diverse volte e non ostante ciò, può capitare che un bimbo (o bimba) di colpo rifiuti il suo paese d'origine e tutto ciò che a che fare con esso. <div></div><br /><div>Non vuole più parlare la lingua madre con altri bambini della stessa lingua madre oppure non vuole più incontrare gli amichetti che erano con lui in Istituto. Non vuole più guardare le foto o video; in breve sembra di voler cancellare il suo paese natale dalla faccia della terra.</div><p></p><div>Come ci dobbiamo comportare? <p></p>Inanzitutto direi che il rifiuto del paese natale è del tutto normale visto che in questo paese ha vissuto momenti molto dolorosi. E quindi normale che voglia chiudere col passato e pensare solo al futuro. Ma il suo paese natale ha tante cose positive ed è comunque parte di lui, fa parte della sua storia e primo poi tornerà a interessarsi al suo paese.</div><div></div><br /><p></p>L'unico suggerimento che mi sento di dare è di non mollare perchè si tratta di una fase. Continuate a tenere il fotoalbum e libri a portata di mano (e alla sua altezza). Chiedeteli se li va di ascoltare un po' di musica del suo paese e poi mettetela (se è d'accordo). E' importante non imporgli nulla ma <em><strong>neanche prendere il suo rifiuto come una cosa definitiva e per sempre</strong>.</em> Cercate di riprovare e riproporre.<br /><div>Nel nostro caso, ogni volta che guardavamo i video dei nostri viaggi in TV, il nostro figlio andava e dava pugni al bambino (lui) che appariva sulla TV. Ripeteva: caca, brutto! Questo atteggiamento continuò per qualche anno, ma questo non ci fece mettere via i video. L'unico accorgimento era di non fare vedere i video ad altri perchè era chiaro che se ne vergognava e si sarebbe sentito tradito se lo avessimo fatto vedere ad altri. Grazie a un lungo lavoro sulla sua autostima, adesso guarda i video con serenità e osserva cose nei video oltre se stesso.</div><br /><p></p>Figli adottivi, volete intervenire e raccontarvi?adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-81497537226791955292007-10-11T10:02:00.000+02:002007-10-11T10:25:23.246+02:00I piedi in due scarpe.<span style="font-size:78%;color:#ff9900;"></span><a href="http://bp3.blogger.com/_pvnDJxLsV94/Rw3dylcanrI/AAAAAAAAAAs/RJkzyHV2p6o/s1600-h/Scarpe.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119992212504616626" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_pvnDJxLsV94/Rw3dylcanrI/AAAAAAAAAAs/RJkzyHV2p6o/s400/Scarpe.jpg" border="0" /></a><br /><div>Un modo di dire ed un arte del tutto Italiana quella di tenere i piedi in due scarpe, noi Italiani siamo bravissimi a farlo in tantissimi settori della nostra vita. Diventa più difficile farlo quando i piedi bisogna tenerli in due culture, quando alla scarpa elegante nel piede sinistro si deve appaiare l’infradito nel destro, quando alla cultura Italiana bisogna affiancare quella del paese da cui viene nostro figlio, il paese d’adozione, in questo siamo meno bravi, convinti dal sentircelo dire a destra e a manca, che il nostro stile di vita è il migliore nel mondo. Esistono casi estremi, in cui addirittura la cultura del paese d’adozione viene dimenticata o annullata, i motivi possono essere tanti, mancanza di risorse, di interesse, di tempo, si può anche non sapere come agire con il senso di sofferenza che nostro figlio può avere con il suo paese e la sua storia, quindi si cancella, ma dimenticare, cancellare è impossibile, quindi in realtà non si fa altro che rimandare un problema che potrebbe ingrandirsi con il tempo.<br />Abbiamo bisogno del vostro contributo, raccontateci come fate, come tenete i piedi nelle due scarpe culturali.</div><br /><div><span style="font-size:78%;">Contributo di Papà 1</span></div>adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-66998130757231537852007-10-08T15:38:00.000+02:002007-10-19T10:18:15.901+02:00Da Microsoft al Nepal<span style="color:#99ff99;">Oggi vi riporto un bel articolo apparso un paio di settimane fà su La Repubblica. Nel caso che fosse spostato all’interno del quotidiano ve lo ripropongo per intero sotto. Parla di quanto abbia colpito la povertà in Nepal a John Wood, il numero due di Microsoft in Asia. Un viaggio in Nepal, dove la povertà è talmente rampante che non ci sono nemmeno i libri nelle scuole, le ha cambiato la vita e la sua prospettiva. E adesso John Wood raccoglie fondi per l'infanzia.<br /></span><br /><strong>"Ho detto no a Bill Gates per i poveri dell'Himalaya"</strong><br />dal corrispondente La Repubblica: ANDREA TARQUINI<br /><br />BERLINO - Dalla stanza di comando di Microsoft alle misere scuole senza libri in Nepal o in Indocina, dai piani alti del top dell'economia postmoderna al dramma quotidiano del Terzo mondo. La conversione alla pietà e alla filantropia, oggi, trova per caso la sua via di Damasco. Senza pensare a San Paolo, John Wood era ai vertici del successo quando ha scelto l'addio al potere e alla ricchezza. Ha creato e guida Room to read, un'organizzazione non governativa che con un'efficienza da multinazionale raccoglie fondi per biblioteche per l'infanzia, scuole, libri, computer.<br /><br />Aiuto ai bimbi nei paesi più poveri della Terra. E specialmente aiuto alle bambine, le più discriminate: bimbe, ragazze e donne sono due terzi degli analfabeti. Con un sito per contatti, donazioni e informazioni: www. roomtoread. org In Italia sta per lanciare le sue iniziative a Milano. Qui a Berlino è venuto a presentare "Von Microsoft in den Himalaya", "Da Microsoft all'Himalaya" (editoriale Murmann), il libro in cui si confessa. Lo abbiamo incontrato, ecco il suo racconto.<br /><br />"A soli 35 anni ero il numero due di Microsoft in Cina e in tutto l'Estremo oriente, il mercato decisivo. Avevo un lavoro splendidamente pagato, la carta di credito illimitata, prospettive di carriera senza limiti", dice sorridendo a un passo dalla Porta di Brandeburgo. Quarantatre anni ben portati, eleganza casual da tipico giovane 'wasp' (bianco, anglosassone, protestante) vincente, l'accento tra il californiano e l'australiano che tradisce gli anni di lavoro nell'Asia-Pacifico, nuova locomotiva del mondo.<br /><br />"Dopo anni di superlavoro senza sosta cercai vacanze estreme. Anche noi guerrieri invincibili di Bill Gates dovevamo rigenerarci. Arrivai a piedi a Bahundanda, un povero villaggio del Nepal. Lassù vicino al 'tetto del mondò ebbi l'incontro che cambiò la mia vita".<br /><br />Fiero quasi ancora come un manager davanti agli azionisti, Wood mi mostra i depliant del suo nuovo orgoglio, il decollo di Room to read in pochi anni: trecento nuove scuole costruite, con operai e gente del posto, 4000 biblioteche, due milioni di libri per l'infanzia in lingue locali distribuiti gratis più un milione e mezzo di libri in inglese, 150 laboratori con computer per l'allaccio al mondo online di oggi, tremila programmi in aiuto a bambine e ragazze per strapparle a miseria, analfabetismo e oppressione sessista.<br /><br /><p><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5122958541482965122" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/RxhnpqAlOII/AAAAAAAAAF8/OaNyDMYfzV8/s320/logo.gif" border="0" />Wood continua a narrare: "Lassù conobbi mister Pasupathi, amministratore di tutte le scuole di montagna del posto. Diventammo amici, mi mostrò la scuola principale: quasi niente banchi né sedie, e una stanza chiamata biblioteca, ma senza libri in vista. Solo un armadio chiuso a chiave. "Là sono i miei pochi tesori, venti libri per centinaia di bimbi e ragazzi", mi disse il preside. Poi mi sorrise: "Chi sa, forse lei un giorno tornerà qui portandomi qualche libro. O forse ci dimenticherà"".<br /><br />Wood tornò al lavoro con la testa in subbuglio. Cominciò a documentarsi online, apprese cifre da trauma: quasi 800 milioni di analfabeti nel mondo, di cui un terzo donne e bambine. 115 milioni di bimbi che non hanno alcuna speranza di cominciare mai la scuola. "Solo istruendoti hai possibilità di andare avanti", dice. "Era stato così anche per me: papà fu il primo in famiglia a entrare in college, io seguii il suo esempio ed ero arrivato al vertice di Microsoft. Cominciai a cambiare dentro, a sentire altri interessi, altre priorità: quei bambini senza libri né scuola divennero per me più importanti del successo dell'azienda e mio personale. Cominciai tentando con la filantropia part-time, poi capii che non funzionava: o i bambini poveri o la multinazionale. Iniziò il bracco di ferro con Microsoft. Non seppero capire la mia nuova esigenza. Non volevano perdermi, erano ostinati a tenermi a ogni costo, mi offrirono ogni vantaggio. Dissi no: della mia vita decido io, non la negozio con voi. Non c'era spazio per compromessi. Lasciai l'azienda".<br /><br />L'inizio fu improvvisato: Wood sfruttò tutte le sue conoscenze nel mondo online. Scrisse una e-mail circolare a tutti i colleghi e amici nel mondo, chiedendo fondi, donazioni, aiuti. All'inizio, chiese solo libri di scuola per il maestro nepalese. Come indirizzo di recapito, diede la casa paterna: "Dopo poche settimane, papà mi raggiunse da qualche parte in Asia sul cellulare, mi chiese cosa doveva fare: i libri arrivati per posta avevano già riempito tutto il garage di casa. Forse quella e-mail circolare è ancora in giro nella rete".<br /><br />Fu anche un inizio duro, di rinunce. Addio allo stipendio da sogno, alla carta di credito illimitata, a tutti i fringe-benefits immaginabili, all'auto nuova ogni sei mesi. "Oggi vivo con circa il 20 per cento di quanto guadagnavo prima della mia svolta, va bene così. Rimpiango poco o nulla, mi va benissimo non cambiare più auto di lusso ogni pochi mesi, e invece guidare ancora la mia vecchia Audi finché non cadrà a pezzi. Non sono queste le cose essenziali nella vita".<br /><br />Forse qualcos'altro era meno irrinunciabile nella vita di prima della conversione alla carità, ma John Wood dovette voltarle le spalle. La sua girlfriend era la giovane Sophie, ai vertici dell'economia anche lei. Lui gli spiegò la sua scelta, a poco a poco cessarono di frequentarsi.<br /><br />"Gli inizi furono duri", narra ancora Wood. "Ci furono momenti di disperazione, la tentazione di mollare tutto e ammettere il fallimento, come un'azienda nuova che va in bancarotta. All'inizio, nessuno ci credeva, nessuno o quasi donava denaro. Il mio primo viaggio in Nepal lo feci sul dorso di un bue yak carico di pacchi di libri per mr. Pasupathi e le sue scuole. Poi imparammo a organizzarci. Una strategia chiara, su due binari: la carità con l'energia di Madre Teresa di Calcutta, l'efficienza organizzativa ai livelli delle migliori multinazionali, con 150 impiegati retribuiti e un migliaio di volontari sparsi nel mondo povero. Dovevamo mettere a fuoco gli obiettivi prioritari e crescere, crescere senza sosta, per garantire più aiuti. E crescere cercando di suscitare forze sul posto: tutti i libri per l'infanzia in lingua locale li abbiamo fatti scrivere da artisti locali scovati dai nostri volontari, le scuole le facevamo costruire dai locali".<br /><br />Adesso siamo più conosciuti, è più facile raccogliere fondi di beneficienza, dice Wood soddisfatto come un supermanager i cui titoli volino a Wall Street. "Dai 50mila dollari annui di offerte l'anno degli inizi siamo passati a una media di 50mila al giorno nel 2007". Ormai l'ex supermanager di Microsoft è una star mondiale nel mondo della carità, la Cnn e il Wall Street Journal, Newsweek e il Financial Times parlano di lui. Le tappe a Berlino e prossimamente a Milano sono nuovi passi, "per quei bambini a cui voglio provare a dare un futuro: 1,3 milioni oggi, dieci milioni nei miei obiettivi entro il 2020. L'istruzione dà chances di una vita migliore più di ogni altra cosa. Per i bimbi, e soprattutto per ragazze e donne".<br /><br />La caccia alle donazioni prosegue senza sosta: qui in Mitteleuropa Wood ha convinto Deutsche Bank e il colosso dell'energia Vattenfall, grandi banche come gli svizzeri di Ubs e piccole aziende berlinesi come quella di una creatrice di moda per bambini, la Andrea Ziegfeld GmbH. "E'un impegno duro, ma nulla mi dà più gioia di certi segnali, come la e-mail d'un bambino che mi è arrivata da un povero villaggio vietnamita dove abbiamo portato dei computer. "Mister Wood, grazie per questa macchina dentro cui è nascosto il mondo d'oggi"".<br /><br />da <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/john-wood/john-wood/john-wood.html">http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/john-wood/john-wood/john-wood.html</a><br />(24 settembre 2007)<br /><br /><span style="color:#99ff99;">Non tutti possiamo mollare tutto e andare a vivere all’estero però certamente possiamo apoggiare iniziative come queste, ecco quindi che vi propongo di inviare una donazione a questa ottima iniziativa. Potete visitare il sito </span><a href="http://www.roomtoread.org/index.html"><span style="color:#99ff99;">http://www.roomtoread.org/index.html</span></a><span style="color:#99ff99;"> e contattare John Wood tramite il suo sito.</span></p><p><span style="color:#99ff99;">Grazie dell'attenzione.</span></p>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-57778323094257056562007-10-02T11:50:00.001+02:002007-10-03T20:09:14.347+02:00Una grande famiglia adottivaDurante le ferie capita di visitare posti diversi e spesso incontriamo nuovi amici con cui subito si stabilisce un legame. Due anni fà incontrammo una coppia durante una passeggiata in Alto Adige. Avevamo notato che ci guardavano e poco dopo si sono avvicinati con: "Salve, vediamo che anche voi avete intrapreso questa avventura chiamata adozione"... i loro due maschietti era stati adottati dal Est Europa. Da quel momento, abbiamo continuato la nostra passeggiata insieme a loro raccontandoci le varie esperienze del percorso adottivo, l’incontro col figlio e l’inserimento in famiglia.<br /><br />In Spagna abbiamo incontrato una coppia: lei tedesca e lui spagnolo e pure lì siamo riusciti a scambiarci un bel po’ di informazioni. Ci hanno raccontato la procedura dell’adozione in Germania che è, a quanto pare, più snella e veloce rispetto a quella Italiana. Loro hanno adottato un bel maschietto che era stato adottato in precedenza da una famiglia del paese d’origine e poco dopo riportato in orfanotrofio. Quindi ci hanno raccontato delle difficoltà del bambino all’asilo, ecc.<br /><br />Quest'estate, al mare, abbiamo conosciuto una famiglia con una splendida figlia adottiva. Dopo qualche sguardo la nonna della ragazzina si è avvicinata e subito ci siamo messi a condividere pensieri, ostacoli, difficoltà e le gioie delle nostre esperienze. Il giorno dopo la signora mi fece conoscere il suo figlio e nuora e pure lì ci siamo scambiati tante informazioni. Quando ci siamo salutati mi sono accorta che non sapevo nemmeno il nome della persona che avevo davanti! Poi ci siamo scambiati i nomi, ecc, ma si vede che ci eravamo perse nel entusiasmo di parlare dei nostri preziosi bimbi.<br /><br />Alla fine trovarsi bene fin da subito con estranei non è così poi strano perchè condividiamo un'esperienza piena di emozioni fortissime. Chi non ci ha passato non riesce a capire e naturalmente cerca di ragionare, quando la ragione non c’entra nulla con l’emozione. Provate a pensare, si può ragionare col mal di schiena o di testa? Un dolore psichico non è poi tanto diverso da uno fisico.<br /><br />Se poi parliamo delle famiglie con cui abbiamo condiviso i viaggi o quelli, sempre adottivi, che ci sono stati vicino prima e dopo l’arrivo del figlio, a me sembrano dei fratelli nel senso che avremmo sempre qualcosa che ci lega.<br /><br />E' bello poter parlare di un argomento che ci sta a cuore senza dover fare premesse. Proprio come succede in famiglia o con amicizie di lunga data. L'adozione è un percorso difficile ma bello allo stesso tempo e chi ci attraversa cambia per sempre. Anche se l'adozione avviene in paesi diversi o tempi diversi, le emozioni dei genitori sono molto simili. Alla fine è come se avessimo fatto un percorso di vita assieme e per questo, diventati una grande famiglia.Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-27253704914597828812007-09-22T09:50:00.000+02:002007-09-22T09:53:45.263+02:00L’attesa del secondo figlio adottivo.L’attesa del secondo figlio adottivo la vivo molto diversamente rispetto al primo. L’attesa del primo figlio è difficile per diversi motivi: innanzitutto perché si aspetta un bambino che tarda in arrivare per “colpa” di una sfilza lunga fatta di tempi morti e/o burocratici nonché di persone che ci rendono il percorso più complesso e frustrante del necessario.<br /><br />L’attesa del secondo figlio è diversa per me, intanto che aspetto che ci chiamino per iniziare una cosa od altra, a casa si sentono i passettini, le risate, i pianti, i giocattoli sparsi dappertutto…insomma c’è una piccola creatura tutta nostra da amare e coccolare.<br /><br />Certo se mi fermo a pensare sulle attese burocratiche, mi viene un gran nervoso. Sono cose che se anche ti hanno spiegato il perché si fa fatica ad accettarli, perché ti allontanano dal tuo figlio. Per fortuna ho mio primo figlio che mi impegna e distoglie i pensieri sulle difficoltà del percorso adottivo.<br /><br />In’ attesa della prima adozione, la coppia aspetta il bambino per diventare una famiglia. Si ci sente come un nido pronto per accogliere il figlio che non arriva. E quando si visita quella stanza vuota che primo o poi diventerà la stanza del tuo figlio o figlia , la frustrazione cresce. Si possono fare tante cose per cercare di distraesi, ma servono poco o niente. Insomma si è un nido vuoto.<br /><br />Nella seconda adozione si è già famiglia, il nido è pieno e si tratta di allargarlo per accogliere il secondo figlio.<br /><br />È tutta un’altra storia.adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-82582195670192475242007-09-20T10:47:00.001+02:002007-09-24T14:17:19.199+02:00La tempistica dell'adozioneL'altro giorno una mamma adottiva mi chiese "dove siete con la seconda adozione?" "Beh, stiamo ancora aspettando" - ho detto e poi pensato: se ci penso mi viene il nervoso ma per fortuna non ci penso spesso (questo sarà l'argomento per un post a breve).<br /><br />Mi viene il nervoso perché mi pare incredibile e vergognoso che ci sia tanto da aspettare. Di recente l'iter adottivo è stato regolamentato e ora si deve concludere entro i 4 mesi dopodiché ci vuole l'approvazione da parte dei Tribunale dei Minori e lì dipende molto da Tribunale a Tribunale e per quel poco che ho sentito si parla di circa tre mesi. Poi si va dall'Ente scelto e dopo aver scelto il paese anche lì si ci mette in lista di attesa. A marzo ho fatto un giro di telefonate e per via di una serie di motivi in media si parla di due anni di attesa dal momento che ci si mette nella lista del paese scelto all'abbinamento del bambino.<br /><br />Poi bisogna aggiungere i tempi morti o burocratici. Come ad esempio: dal momento che si ci mette in lista per fare l'iter fino a che non si viene chiamati ne passa del tempo! I tempi per visitare e scegliere un'associazione o ente adottivo, i tempi d'attesa per fare i seminari, colloqui, ecc. dall'Ente scelto. Questo tempo spesso non viene considerato nei calcoli delle attese.<br /><br />Anche se questo non si puo' considerare tempo morto, tra la scelta del paese e la preparazione (e traduzione) minuziosa dei documenti, inclusi gli esami che dimostrano che i prospettivi genitori siano in salute, passano un po' di mesi.<br /><br />Il più particolare delle attese va al tempo d'attesa tra l'abbinamento col figlio e il riportarlo a casa. Se abbiamo due viaggi da fare, l'attesa si potrae nel tempo. Mentre durante gli altri tempi "morti" si ci scoccia, si ci distrae, ecc. una volta che un genitore conosce il "suo figlio" posso testimoniare che si va in tilt. E' un tilt allegro se fila tutto bene e invece è una cosa terribile se ci sono ritardi o problematiche col portare il figlio a casa. Ce ne sono tante storie di ritardi durante questo periodo così particolare, basta visitare diversi Forum, siti e blog per sentire solo alcuni.<br /><br />E alla fine, ridendo e scherzando tutti questi tempi di attesa possono aggiungere dai mesi o anche qualche anno all'attesa.<br /><br />Sicuramente ogni passaggio del percorso adottivo ha le sue problematiche e i motivi perchè ci siano tanti tempi morti o liste di attese lunghe. Credo che ciascuno dei vari enti coinvolti (Enti d'adozione, USL, Comuni, Regioni e Tribunali) potrebbe migliorare la gestione delle proprie liste d'attese. E' vero che l'ostacolo con cui ci confrontiamo spesso non ha inizio nel luogo dove lo incontriamo: ad esempio, la mancanza di risorse umane e nessun budget per assumere non sempre dipende dal ufficio con cui abbiamo a che fare.<br /><br />Ma ogni ufficio sa a chi si deve appellare e se chiedesse il supporto delle famiglie non dubito che ci fosse. E se ci segnalasse il problema, possiamo scrivere e chiedere ai vertici di sbloccare la situazione.<br /><br />Scriveteci e raccontateci i diversi motivi perchè ci sono attese lunghe all'interno degli enti ...Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-11290243013910577202007-09-19T10:21:00.000+02:002007-09-19T10:26:27.283+02:00Si riparte!<a href="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RvDc27Wn80I/AAAAAAAAAAk/e-lkci2dB60/s1600-h/lavori_in_corso.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5111828413269144386" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RvDc27Wn80I/AAAAAAAAAAk/e-lkci2dB60/s400/lavori_in_corso.jpg" border="0" /></a><br /><div>Si riparte. Le vacanze sono finite e me le sono godute. </div><div> </div><div>Il mio figlio e' tornato a scuola e io sto riprendendo il ritmo di lavoro. Torno a pubblicare a brevissimo: spero entro domani.</div><br /><div>Ciao</div><br /><div></div><br /><div></div>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-57327978417230999992007-07-26T10:39:00.000+02:002007-09-03T18:24:57.639+02:00Ancora in Pausa<a href="http://bp1.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/Rtwzq130I9I/AAAAAAAAAEM/gVD4HHkiq4Q/s1600-h/tastopause.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106012888640005074" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_KotC7Hx4iQ0/Rtwzq130I9I/AAAAAAAAAEM/gVD4HHkiq4Q/s200/tastopause.jpg" border="0" /></a> Scusate, alla fine ho tirato dritto...ero stanchissima e avevo bisogno di riposo. Anche mio figlio, in ferie, aveva bisogno di attenzioni e che il suo tempo a casa fosse un vero stacco da scuola.<br /><br />Buone ferie a tutti! Ci vediamo a Settembre!adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-46365752921220296472007-06-29T12:17:00.000+02:002007-09-20T11:37:29.293+02:00Le parole di una figlia adottivaAvete letto i commenti di Katia sotto il Post del 8 maggio? Siamo felicissimi di aver ricevuto questa testimonianza e quindi la riporto in primo piano in modo che tutti la possano leggere. L'ho letta come se fosse quella del mio figlio, sarei molto curiosa di sapere ora cosa mi dirà mio figlio tra 10 anni.<br /><br /><br /><blockquote>Mi chiamo Katia e sono stata adottata quando avevo 14 mesi. Dai miei genitori adottivi ho ricevuto accoglienza e cure, ma anche adesso che ho 15 anni sento che mi manca qualcosa di importante. E' normale che sia così, penso che tutti i bambini adottati - sia da neonati sia da grandicelli - abbiano questo vuoto dentro di loro, un vuoto che non tutti i genitori adottivi sanno piano piano colmare. C'è chi riesce a parlarne e c'è chi invece reagisce all'adozione con rabbia,comportamenti ribelli(specialmente nell'adolescenza), con il silenzio,con un falso menefreghismo. Questo posso dirlo perchè io faccio parte della prima categoria e riesco a confidare quello che provo anche ai miei stessi genitori naturali, però ho una sorella di 18 anni anche lei adottata che reagisce in tutt'altro modo: la ribellione alle regole, la chiusura verso i nostri genitori adottivi e la mancanza di dialogo. Solamente qualche giorno fa è emerso il fatto che i nostri genitori adottivi si sono dimenticati di festeggiare la data del suo arrivo nella famiglia. Ha pianto dicendo questo a mamma e papà ma poi il discorso si è chiuso lì e non so se sarà lei a riaprire l'argomento adozione in futuro. Comunque penso che anche il suo atteggiamento ribelle sia in un certo senso un modo di comunicare il suo disagio interiore. Secondo me è giustissimo quello che ho letto in questo blog sul fatto che i bambini hanno bisogno di tanto affetto e contatto fisico:abbracci, carezze,c occole ogni giorno! Ma questo non solo i bambini adottati, tutti.<br />....<br />Vi volevo segnalare anche un libro di facile lettura che parla di una bambina indiana adottata all'età di 7 anni: "Amata per caso"di Stefano Zecchi.<br /></blockquote><p>Ci sono tanti spunti nella lettera di Katia di cui parlare, tanto per iniziare: di quel senso di vuoto che prova. E mi chiedo, questo vuoto è una sensazione di solitudine, di essere soli al mondo? Immagino che il mio figlio possa pensare: "certo ci sono quelli che mi vogliono bene ma forse non tutti " pensando ai genitori naturali che l' hanno dato via mentre qualcuno, più estremo, penserà "non mi volevano" anche se, in fondo, sanno che la storia è diversa. </p><p>Mi chiedo se questo vuoto si prova perché si è consapevoli di esssere stato abbandonato/adottato. E quelli che non sanno di essere stati adottati, stanno bene o provano pure loro un vuoto?<br /><br />Credo che a tutti i genitori possa impensierire il senso di vuoto del quale parla Katia. E' del tutto normale, perchè nessun genitore vuole vedere il proprio figlio soffrire.<br /><br />Tanti genitori o parenti del figlio cercano di colmare i vuoti percepiti o veri (nel caso di genitori separati o spesso lontani per lavoro) con tanti giochi, cose costose o caramelle. Come ho detto nel Post del 8 maggio, questo credo sia sbagliato. Piuttosto dateli tanti baci, coccole e abbracci. Stateli accanto mentre guarda un cartone, sedetevi accanto a lui mentre fa i compiti, chiedeteli come è andata la sua giornata e non trascurate alcuna occasione per fargli una carezza. Anche se è grandicello, vestitelo e svestitelo o lavateli i capelli, questi sono tutti gesti di cura dell'altro e come tali auitano a creare un rapporto amorevole tra genitore e figlio. Nel caso di bimbi adottivi, si è rotto un rapporto e ora bisogna ricostruire un altro rapporto col nuovo genitore. Non si ci può aspettare che cammini perchè ha le gambine, anche se è grandicello lui ha bisogno di essere "piccolo" e indifeso in modo che voi possiate essere "grandi" ed prottegerlo. </p><p>Neanche un mese fa mentre svestivo il mio ormai ometto di quasi 8 anni le ho chiesto, ti piace tanto che ti svesta, come mai? "quando lo fai, so che mi vuoi bene". E' come si fà a dire di no a svestirlo? Se per lui questo gesto equivale amore, amore le darò, sempre che si ha la possibilità. Non si tratta di viziarlo o di creare dipendenze, perchè vedo che lui man mano diventa più indipendente e chiede sempre meno il mio intervento. Quindi con un figlio adottivo si lascia a disparte l'età e lo si cura con l'attenzione e sensibilità finchè il bimbo ne è sazio.<br /><br />E' vero, <u>tutti </u>i bambini hanno bisogno di tantissime cure e coccole dai genitori, ma i bambini adottivi <u>di più</u> perchè queste cure e coccole auitano a creare un rapporto tra persone che si conoscono da poco. Aiuta a far crescere l'affetto, amore e confidenza tra due persone, cosa che non esisteva prima tra di loro.<br /><br />L'altra cosa che vorrei commentare è il rapporto che ha la sorella di Katia, anche essa figlia adottiva, con i genitori. Mentre Katia ha un ottimo rapporto con i suoi, la sua sorella ha un rapporto scontroso e difficile con i genitori adottivi. Questo credo sia l'incubo di ogni genitore adottivo. Per fortuna la ragazza finalmente ha detto cosa li faceva stare male e forse questo era il motivo del suo comportamento scontroso. Mi piacerebbe sapere come è finita la storia, se poi i genitori hanno festeggiato quella data importantissima e se la sorella si è ripacificata con i genitori.<br /><br />Leggerò il libro suggerito da Katia, ma il fatto sta che nessun genitore ha la ricetta nè istruzioni per allevare un figlio sereno e felice. Ci proviamo, alcuni leggono, si informano, visitano i psicoterapeutici, chiedono consigli o semplicemente fanno come hanno fatto i loro genitori. Se penso che trattando i miei figli ugualmente uno potrebbe percepirlo in modo diverso e che tra noi si instaurerà un rapporto difficile, beh, questo mi farebbe stare molto male. Quasi come se non avessi fatto del mio meglio cosa che credo sia molto dolorosa per un genitore.<br /><br />Speriamo di avere altre testimonianze di figli adottivi che possano fare luce su questi aspetti.</p>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-66281685695761792312007-05-29T09:53:00.000+02:002007-05-29T10:01:38.328+02:00Sono in pausa<a href="http://bp1.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RlvdcU8DaBI/AAAAAAAAAAc/6MsLBFJ3dJI/s1600-h/tastopause.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5069889284262291474" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RlvdcU8DaBI/AAAAAAAAAAc/6MsLBFJ3dJI/s400/tastopause.jpg" border="0" /></a> Alcuni di voi l'avrete già notato, sono in pausa. Maggio è un mese molto impegnativo con tutte le attività della scuola e le relative feste e cene da organizzare, un nuovo lavoro (si!!) che va molto bene ma che è assai impegnativo. <div><br /><br /><div></div><div>Quindi mi prendo una pausa ufficiale finchè finisce la scuola l'8 giugno. Poi tornerò a scrivere. Sì, perchè di bozze di Post ne ho tante ma mi manca il tempo fisico per finirle.</div><br /><div></div><div>Buon fine Maggio e ci vediamo tra una decina di giorni!</div><br /><br /><div></div></div>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-51584653781385469412007-05-18T11:29:00.001+02:002007-05-18T11:42:37.236+02:00Ho comprato un rene in NepalHo appena visto un titolo che mi ha sconvolto: <u>Ho comprato un rene in Nepal</u> .<br /><br />E' un'indagine sul mercato clandestino degli organi in Nepal fatto dall'Espresso ora in edicola e sul web con un videoservizio <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Ho-comprato-un-rene-in-Nepal/1613087&ref=hpstr1">http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Ho-comprato-un-rene-in-Nepal/1613087&amp;ref=hpstr1</a><br /><br />Essendo il mio figlio nato in Nepal mi sento molto legata a questo paese e alla sua bellisima gente sempre disponibili e generosi, pure avendo pochissimo.adminnoreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-62401213193703725202007-05-08T14:35:00.000+02:002007-05-08T14:40:53.420+02:00Lo sguardo triste diventa feliceIn una delle prime foto che abbiamo scattato insieme al nostro figlio lui guarda la macchina fotografica mentre mi abbraccia. Quella foto ci è sembrata bella non ostante i suoi occhi ci parevano un po’ tristi. Pensavamo fossimo noi i soli a notarlo, visto che sapevamo la sua storia. Abbiamo inviato quella foto ad amici e parenti e alcuni hanno commentato sullo sguardo triste negli occhi del nostro bimbo.<br /><br />E quindi una delle domande che mi sono posta come genitore è se sarei stata capace di togliere quello sguardo addolorato dagli occhi del mio figlio, se saremmo riusciti a sostituire quello sguardo triste e preoccupato con uno sguardo allegro e spensierato.<br /><br />Perché anche se non lo si vede negli occhi, ogni bimbo porta in sé il ricordo dell’abbandono – una psicologa a Bologna ci ha detto che anche i bambini abbandonati a pochi mesi di vita se ne rendono conto. Questo dolore può spaventare qualsiasi genitore, perchè quando si ci confronta, molti di noi ci sentiamo inadeguati ad affrontare un dolore così profondo in una creatura così piccola.<br /><br />Vorrei che chi leggesse queste parole sappia che è possibile affrontare e anche superare il dolore e la preoccupazione, sostituendolo con allegria e spensieratezza. Lo si fa dando tanto affetto e amore, avendo tanta pazienza e ascoltando cosa dice in parole e gesti il nostro figlio. Il resto lo fà il tempo.<br /><br />Col tempo si aggiungono nuove esperienze e bei ricordi e pian piano queste diventano la maggioranza nella vita del nostro figlio. Non potremmo mai cancellare il suo passato – non che volessi – è parte della sua vita e tutti abbiamo qualche brutto ricordo nella nostra vita. L’importante che se ne possa parlare e che ci siano più momenti belli che brutti.<br /><br />Attenzione: non sto parlando di viziare il figlio con mille giochi e dolcetti. Secondo me, questo è un comportamento degli adulti assolutamente sbagliato. Non sto a dire perché; credo che ne deva essere un esperto a parlarne (se qualcuno che legge vuole suggerire un libro o pure scrivermi qualche riga in merito, mi farebbe molto piacere).<br /><br />Poi ogni bambino è diverso, c’è chi come il nostro si presenta subito triste e diffidente mentre altri sembrano allegri e sereni e magari dopo l’inserimento in famiglia ne esce fuori qualche difficoltà. Per questo bisogna ascoltare ed essere sensibile a questa nuova presenza, questo piccolo essere umano che ha un suo vissuto. Bisogna percepire e ascoltarlo con mente aperta, senza diventare troppo premurosi mi raccomando!, e starli vicino, dando tanto affetto : intendendo abbracci, carezze, starli accanto fisicamente, prendendolo in braccio anche quando ha superato i 30 kg!, ecc., ecc.<br /><br />Mi piacerebbe farvi vedere le foto del mio bambino a quasi tre anni di distanza da quelle prime foto nel Ottobre 2003, i suoi occhi hanno tutta un’altra espressione. Questa sì che è soddisfazione!Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-17551444035558592962007-04-24T10:10:00.000+02:002007-04-24T10:20:41.924+02:00Sei nata cosìEri uno scricciolo. <br />La foto dell'abbinamento non ci aveva preparati. Da quel pezzetto di carta lucida ti mostravi a 10 mesi, salda sulle tue gambine cicciotte in quel lettino arrugginito condiviso con altri bimbi. Lo sguardo impenetrabile che non concedeva fantasie di sorrisi. Sembravi sapere cosa volevi.<br />Ti abbiamo amato poco alla volta, facendo amicizia con ogni piegolina del tuo corpo, con ogni capello arruffato, con quei piedini pagnottina che ti hanno contraddistinta ancora per qualche anno.<br />L'incontro con te ha rivelato fragilità che avevi ben celato. Eri piccola piccola, con un vestitino da primi mesi, nonostante ci si sia incontrati quando avevi già compiuto un anno.<br />Ricordo il cuore in tumulto, che mi batteva sin nelle orecchie e tu che arrivavi in braccio alla tua Didi, spaesata nel trovarti addosso occhi sconosciuti.<br />Ti ho accolta in un abbraccio lieve, scordandomi di tutte le lacrime che l'emozione mi faceva salire agli occhi mentre tu ti lasciavi andare ad un pianto disperato.<br />Ti ho sussurrato parole che non ricordo ma che avevano il sapore di una ninna nanna, di un sedativo alla tua paura.<br />Per noi sei venuta alla luce così, in un appiccicoso pomeriggio di novembre, a pochi passi dal Mekong (Vietnam).<br />Ci hai messo un paio d'ore a sorriderci, facendoci capire di quanto senso avesse avuto quella lunga interminabile attesa.<br />Da allora è trascorso tanto tempo eppure, quando sei triste, ritrovo il tuo sguardo sperduto e sconsolato e ringrazio il cielo di poter essere lì con te a condividerlo e a rendertelo più indolore.<br /><br />Contributo da Mamma Anna che ha adottato due stupendi bambini nel VietnamMamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-5877902100378365893.post-88473872264012609152007-04-23T12:03:00.000+02:002007-04-23T12:06:03.402+02:00La prima volta che ti ho stretto in braccio<a href="http://bp2.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RiyE4xUBoEI/AAAAAAAAAAM/BHj8jofIFB4/s1600-h/copyright2007Agullo5.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5056562592475095106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_pvnDJxLsV94/RiyE4xUBoEI/AAAAAAAAAAM/BHj8jofIFB4/s320/copyright2007Agullo5.JPG" border="0" /></a><br /><div>Non è stato facile avvicinarci fisicamente a te. Si, si giocava insieme ma non ci saltavi in braccio e ti tenevi a una certa distanza. Pian piano ci hai conosciuto e si faceva un po’ di strada.<br /><br />La prima volta che ti ho stretto in braccio, ti sei tirato indietro ma io non mi sono offesa. Ho capito la tua diffidenza. Ma ero sicura di volerti vicino a me e ti ho sorriso. Ci siamo guardati, tu diffidente, poi curioso. Poi ti sei avvicinato e io ho appoggiato il mio viso sulla tua guancia. Mi bastava così.</div>Mamma1http://www.blogger.com/profile/16622918205475821029noreply@blogger.com