<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><entry xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5762213.post-108609877002964844</id><published>2004-06-01T07:01:00.000-07:00</published><updated>2004-06-01T07:06:10.030-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;Candidate's diary - part 38&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Bush tours Europe on the sixtieth anniversary of its liberation: Wish Dole were there instead...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Politicamente, la cosa più importante che ha fatto è stata la reclame della Pepsi in cui, estasiato dal seno prorompente di Britney Spears, si prendeva per i fondelli da solo per aver fatto una precedente reclame del Viagra. Ma Bob Dole - il repubblicano che alle elezioni del '96 perse la sfida con Bill Clinton - ha al suo attivo altre cose degne di nota: un libro molto divertente intitolato Great Presidential Wit, per esempio, in cui ha raccolto le battute più argute dei 43 presidenti degli Stati Uniti; e un discorso memorabile, tanto era fuori sintonia rispetto al coro generale, alla Convention repubblicana di Philadelphia, nel 2000.&lt;br /&gt;Quel giorno ero in platea, e quell'intervento me lo ricordo bene. In attesa del discorso di accettazione della candidatura di George W. Bush, che sarebbe arrivato il dì seguente, la giornata era stata dedicata alla celebrazione delle magnifiche sorti e progressive delle forze armate: parlò l'ex generale e non ancora segretario di Stato Colin Powell, che anticipando i contenuti dei successivi quattro anni di servizio a capo della diplomazia americana non disse niente di significativo; parlò Norman “Stormin” Schwartzkopf, teatralmente in collegamento dalla tolda di una portaerei parcheggiata in rada a tre chilometri dal palasport, che disse quant'era stato bravo a cacciare Saddam Hussein dal Kuwait (e a Bush la scena piacque talmente tanto che l'avrebbe rifatta nel 2003, travestito da Top Gun, per raccontare al mondo la balla sulla missione compiuta in Iraq); parlarono altri graduati, di cui nemmeno ricordo il nome, e vennero mostrati filmati strappalacrime sulle gesta eroiche dei nostri boys, in Normandia, in Corea, in Vietnam dove di eroico ci fu assai poco, forse pure a Panama, certamente nel Golfo… E poi appunto, parlò Bob Dole, un rappresentante della Greatest Generation che aveva liberato l'Europa dal nazifascismo. Sia detto per inciso, uno che la guerra l'aveva combattuta per davvero, proprio qui in Italia.&lt;br /&gt;Chi aveva preparato la scaletta probabilmente immaginava che Dole avrebbe usato il suo quarto d'ora per dire «uh quant'eravamo bravi, e belli, e giusti», e «uh quanto sono bravi, e belli, e giusti tutti quelli che sono venuti dopo di noi». Bob Dole, che non è un pacifista, può essere che lo pensasse. Ma forse perché conosceva bene le pulsioni profonde del suo partito, o forse - mi piace pensarlo - perché tutta quella fanfara gli aveva dato allo stomaco, salì sul palco e diede a tutti un bel cazzotto nello stomaco. Esordì dicendo che sì, lui e quelli della sua generazione avevano fatto cose straordinarie durante la II Guerra Mondiale: avevano sconfitto la barbarie e liberato il mondo dalla tirannide. Ma non si fermò lì. Il primo colpo a quella parata fasulla lo diede ricordando che in realtà lui e quelli come lui erano persone come tutte le altre, e che fu la straordinarietà delle circostanze a rendere straordinario quel che riuscirono a ottenere. Poi, con un tono dimesso che rendeva ancor più efficace il crescendo logico del suo intervento, disse a un uditorio sempre più attonito che solo chi la guerra l'aveva combattuta per davvero (sottinteso: mica come te, Schwartzkopf, che te la sei cavata in tre mesi) sapeva apprezzare veramente il valore della pace. Poco ci mancava che dicesse che erano tutti degli zucconi, e che quella messinscena era ridicola. Quando finì di parlare io mi spellai le mani, e fui l'unico. Gli altri applaudirono educatamente ma senza alcun entusiasmo.&lt;br /&gt;Poi mi misi a scrivere. Ne venne fuori una corrispondenza del tutto priva del necessario distacco, in cui descrivevo un po' schifato quella giornata intrisa di retorica bellicista e rendevo omaggio al solo leader repubblicano che aveva avuto il coraggio di dire parole di buonsenso. Mario Tedeschini Lalli, che a quei tempi era il mio capo, sembrava perplesso e non aveva tutti i torti: quella non era una cronaca. Ma decise di fidarsi, e pubblicò tutto quel che gli avevo spedito. Approfitto dell'occasione per ringraziarlo. Ma credo anche che col senno di poi, dopo quattro anni di amministrazione trigger happy, anche lui sia convinto di aver agito bene.&lt;br /&gt;La Convention repubblicana di quattro anni fa mi è tornata in mente con l'avvicinarsi del sessantesimo della liberazione di Roma: tra gli uni che fanno la fila per genuflettersi al cospetto del peggior presidente che l'America abbia mai avuto, e gli altri che - confondendola con la cronaca - non vedono l'ora di liberarsi della loro storia, il 4 giugno vorrei passarlo su un'isola deserta. O meglio ancora in compagnia del repubblicano Bob Dole: un uomo che ancora due giorni fa, mentre a Washington s'inaugurava il memoriale della II Guerra Mondiale (alla buon'ora!) e i suoi compagni di partito ne approfittavano per fare un po' di bieca propaganda, tornava un'altra volta a mettere i puntini sugl'i: «La Seconda Guerra Mondiale è stato un grande sforzo di condivisione, tra chi era al fronte e chi a casa. Tutti eravamo favorevoli. Ora l'opinione è divisa, 50-50, e i soli a sacrificarsi sono i soldati». (38/Continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5762213-108609877002964844?l=continiforamerica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5762213/posts/default/108609877002964844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5762213/posts/default/108609877002964844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://continiforamerica.blogspot.com/2004_06_01_archive.html#108609877002964844' title=''/><author><name>marco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10823257406408458685</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00937498146818953976'/></author></entry>