tag:blogger.com,1999:blog-51007953224483088462009-07-04T15:25:39.234+01:00Negróre.com - Blog-considerazioniBlog dello scrittore Andrea D'Angelo.Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.comBlogger132125tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-62249781373451034552009-06-30T17:01:00.004+01:002009-06-30T22:49:22.911+01:00Si dia inizio alle danze!Ultimata la scaletta, rivisti tutti e quattordici i capitoli sinora scritti (ed era proprio il caso!), ho scritto alcune scene nuove per portarmi all'inizio del quindicesimo capitolo con il quadro completo della situazione. Ora ogni "fronte d'azione" è stato iniziato. Nulla è più in ombra, nonostante "le molte ombre della narrazione".<br /><br />Cosa posso dire?<br />Il romanzo ha picchi notevoli. Ciò nonostante c'è una parte che va snellita, perché rischia di appesantire troppo la lettura. La revisione di questi giorni mi ha permesso di migliorarla, ma in revisione sarò spietato (quella di questi giorni era una revisione più attenta alle incongruenze interne - create dalla visione completa della storia, grazie alla scaletta - che alla prosa in sé).<br />In questi casi l'esperienza la fa da padrona. Senza esperienza, per poca che sia, non sarei riuscito a vedere con tanta chiarezza la possibile "zona d'ombra" del romanzo. Scrivendo, scrivendo tanto, ci si fa il callo e s'impara a conoscersi.<br />Oltre a questo, esistono le critiche dei lettori, nel loro complesso: danno spesso indicazioni di questo tipo, sottili ma profonde, che riguardano la tua scrittura molto più di sintassi e grammatica.<br />La critica a "La Rocca dei Silenzi" che più m'è rimasta impressa è quella relativa al "narratore soffocante", come qualcuno dotato di lucida immaginazione scrisse. Vidi ripetuto lo stesso concetto, mescolato a mille altre cose, in altre opinioni. E suonò il campanello d'allarme. "Questo è qualcosa su cui devi lavorare, Andrea", compresi. E così è, ci sto lavorando con impegno. Questo per dire che, quando una critica è fondata e viene portata alla conoscenza dell'autore con serietà, di solito resta aggrappata al suo animo, se davvero l'autore ama la scrittura e non, chessò, i suoi effetti collaterali (denaro, successo e amenità varie).<br />La "zona d'ombra" è dettata un po' dalla trama, va detto. Ma questo a me succede spesso e so come gestire i crescendo e i calando d'azione. Un po', però, da un mio difetto congenito: devo fare attenzione a non riversare la mia ponderosità sui personaggi, segandogli le gambe.<br />Mi spiego meglio. Nei miei romanzi c'è sempre stato un personaggio più riflessivo di altri e che, guarda caso, spesso vive esperienze "in solitaria", cioè senza l'appoggio (anche narrativo) di altri personaggi. Questo mi permette in primis di analizzare i fatti da un punto di vista calato nella storia - si spera non il punto di vista di un'idiota! :) -, in secundis, come conseguenza, di dare spessore alla trama, infittendola. Così facendo, però, rischio di lasciarmi andare a qualcosa che dall'introspezione del personaggio sconfina nell'autoreferenziale; ossia, in ciò che l'autore pensa. Non fate quelle facce orripilate! Ciò che l'autore pensa c'è sempre, in qualsiasi romanzo, ma molto dipende da come viene proposto. Ecco, qui il modo è sbagliato. Fortunatamente c'è un meccanismo d'allarme grazie al quale ora riconosco al più tardi alla seconda rilettura che ho "esagerato": di solito si affaccia la noia e mi fa cucù!<br />Sono noioso? No, a parte in alcuni frangenti, forse. Anzi, direi che le persone con me ridono spesso e volentieri. Ma questo perché non sono nella mia testa, che invece è un po' più intasata rispetto a ciò che di me si vede.<br />Ecco, intasare i pensieri di un personaggio, quando già si aggira da solo per alcuni capitoli, è uno di quegli errori che possono uccidere un romanzo. Ergo, spietatezza di revisione garantita.<br /><br />Oggi sono in vena di riflessioni, anche perché sento che sono arrivato finalmente al punto di svolta di questo romanzo.<br />Che tipo di romanzo è? Lo chiedo più a me che a voi. Ma fatemi questa seduta psicanalitica in amicizia, suvvia. Non vi costa molto.<br />È un romanzo strano. Non capisco che forma abbia, né dove punti, in tutta sincerità. Ma è anche un romanzo ricco. Forse troppo ricco, e magari questo è il motivo per cui m'appare strano, non sappia che forma abbia, né dove punti. C'è tantissimo della vita e del mondo al suo interno. Così tanto che, come temo sin dall'inizio, forse è troppo ambizioso per le mie capacità. Ma, magari, sto semplicemente sentendo la fatica che mi costa scrivere un romanzo che non sia "fantasy", nonostante l'elemento fantastico. A tratti mi sento inadeguato, a tratti inesperto, a tratti troppo ignorante. Ma poi, come sempre, la scrittura mi conquista. Leggo un brano scritto due mesi prima e scopro che so scrivere come piace a me e allora mi si spalanca di fronte un mondo di possibilità.<br />Non mi resta che fare del mio meglio, ragazzi. La passione è ancora qui, forte e pulsante.<br />Come vedete non è che sappia darmi una risposta precisa su cosa sia questo romanzo. So quello che non è e quello che forse è.<br />Non è fantasy, non è banale, non è qualcosa di trito e ritrito (ma escludo l'originalità assoluta a priori, anche con cognizione di causa), non è qualcosa che io abbia mai letto (nemmeno lontanamente), non è una trilogia e nemmeno un tomo da 800 pagine, non è il mio pane, non è facile, non è lineare, non è abbastanza umile (nel senso che si dà le arie), ma non è aristocratico nonostante gli aristocratici (perché il popolo è il suo protagonista, inteso come individui del popolo), non è noioso (questa è una proiezione nel futuro, nell'attimo successivo all'ultimazione della revisione! :), non è quello che era prima del Sommo Consiglio, non è ancora quello che sarà, non è senza titolo (ma non ve lo dico).<br />Forse è fantastico, forse è (anche) commerciale, forse è abbastanza originale, forse è simile a qualcosa che io non ho letto, forse è un romanzo di meno di 400 pagine, forse è il mio dolce, forse è difficile, forse è un po' intricato, forse è poco umile (si dà le arie), forse è popolare nonostante gli aristocratici, forse è divertente (senza proiezione nel futuro questa volta), forse è meglio di ciò che spera il Sommo Consiglio, forse è già dotato di anima, forse il titolo è nell'elenco inserito nella mia homepage.<br /><br />Frattanto, cullo "Il giorno dopo" con così tanto amore che esploderò prima di riuscire a rimetterci mano. Di Fantasy parlando, sono innamorato del mio ultimo pargolo in via di gestazione. E col tempo sta prendendo sempre più forma il successivo, che credo sarà un'altra impresa da titani. Ma sono felice dell'attuale sfida e me la pregusto.<br />Penso di aver riletto i suoi capitoli attorno alle dieci volte, ormai (sono ben oltre 400 pagine, per inciso). Riflettendovi molto nel contempo. Credo che in questo modo, al momento della ripresa, riuscirò a focalizzarmi sul suo enorme potenziale (parlando di senso). Sento che sarà una gioia per le mie dita, che fluirà dalla sua metà all'epilogo con una velocità travolgente.<br />Per il momento, però, riposa.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-6224978137345103455?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-49582262415485099582009-06-23T07:56:00.005+01:002009-06-23T10:32:04.445+01:00L'Iran e il moralizzatoreIn questi giorni i tragici eventi iraniani hanno colpito tutti. Personalmente, l'unica riflessione che mi sento di fare è una riflessione democratica.<br />Gli iraniani sono scesi in piazza certi che ci sarebbero stati scontri. Forse non erano certi che qualcuno di loro sarebbe morto, perché la speranza è sempre l'ultima a morire nell'animo umano, ma quando il primo morto c'è stato, non sono tornati a casa. Quindi, di fronte agli occhi sgranati o bagnati dalle lacrime di persone come me, appartenenti al mondo dei ricchi e consumisti, si sono immolati nel nome di una democrazia per cui hanno appena cominciato a lottare, stando alla linea di un dittatore come Ahmadinejad.<br />Perché gli iraniani dell'opposizione sono scesi in piazza a morire? Per reclamare il loro diritto al voto, democraticamente conteggiato. Una banalità che poi tanto banale non è. Non sono scesi in piazza a morire, insomma, chiedendo che Ahmadinejad se ne andasse. Non è stato, né è un tentativo di golpe da parte di un'opposizione esasperata. Chiedono il rispetto del voto. Anche se certi che così otterrebbero la maggioranza, ribadisco, soltanto quello chiedono.<br /><br />Tornando in Italia, la cosa fa molto riflettere.<br />Vero è che la certezza fino all'ultimo voto del conteggio democratico non esiste nemmeno in Italia - e questo dovrebbe far riflettere, perché se c'è gente che si fa ammazzare pur di vedere rispettare il proprio diritto, chi commette brogli in Italia, di destra o di sinistra che sia, andrebbe messo in galera per un bel po'. E' un reato decisamente grave.<br />Ma fa molto riflettere perché gli italiani, sfiduciati nei confronti di questa classe politica, scelgono spesso di non andare alle urne a votare. Ed è l'evidente reazione di un popolo che crede la propria democrazia non sia in pericolo. Una reazione miope, quantomeno poco lungimirante, che non ci fa onore. Gli occhi della ragazza che sta morendo, e muore, a Teheran sembrano dirci questo: sto morendo perché il mio Paese abbia una democrazia e scongiuri una dittatura. Se non fossimo tutti gravemente consapevoli che sta succedendo adesso, in queste ore, sul nostro Pianeta Terra, sembrerebbe un documento storico a colori. Un documento universale, tragico simbolo di ciò che sta accadendo in Iran, ma anche simbolo universale di quanto vale un voto democratico in qualsiasi Paese del mondo. Vale una vita, perché la democrazia è un ideale e per gli ideali si muore.<br />In un mondo che ha ormai bocciato gli idealisti come "anacronistici" o, peggio, come "idioti illusi", fa molto riflettere.<br /><br />Le mie invettive dei giorni passati, che considero valide a tutt'oggi (e anche a "tutto domani"), mi sembra non sottolineassero un punto fondamentale. Sempre per evitare fraintendimenti, preferisco specificare quindi quale sia il mio pensiero.<br />Al di là di tutta la morale che si può fare attorno ai fatti ormai conosciuti della vita privata del nostro Presidente del Consiglio, resta il fatto che è stato democraticamente eletto. E, almeno per quanto mi riguarda, qualsiasi tentativo di togliergli la poltrona da sotto il culo sarebbe un atto eversivo, contro cui io mi schiero nettamente. Il principio democratico conta più di quello che io possa pensare di Berlusconi. (Ma, sia chiaro, il discorso "democrazia in Italia" non finisce qui e non si ferma certo alle volgari nottate di una delle quattro cariche più alte dello stato, all'interno perfino di residenze istituzionali trasformate in privè.)<br />La sinistra italiana ha sbagliato tantissimo negli ultimi anni e continua tragicamente a sbagliare. Pensano di battere l'avversario sfruttando gli scandali che lo coinvolgono, anziché proponendo qualcosa. Forse Franceschini & Co. sarebbero felici di una crisi di governo che riportasse tutti alle urne e la cosa spaventa, perché denuncia quanto siano distanti dalla realtà del Paese: perderebbero, le prenderebbero di santa ragione.<br />L'Italia ha bisogno di assorbire e metabolizzare il Governo Berlusconi, permettendo poi di espellerlo come una sostanza tossica. Perché ciò avvenga, è spiacevole dirlo, bisogna lasciare che questi democratici autoritari che reggono il Paese continuino a fare lo schifo che hanno fatto sinora. Soltanto il tempo porterà a galla la verità e gli italiani, compresi gli elettori di centrodestra, inizieranno a sentire sulla propria pelle che sono stati ingannati, distratti da un'informazione servile.<br />Non c'è altro modo e fa strabuzzare gli occhi che il centrosinistra non se ne renda conto. Fa incazzare, e di brutto, vederli sbraitare ogni giorno sul Papi, producendosi in facili battutine adolescenziali, quando invece dovrebbero costruire un'opposizione che distrugga atto di governo dopo atto di governo ciò che PDL e Lega assieme stanno drammaticamente portando avanti: un disegno che cambia l'Italia in un Paese da cui espatrierò volentieri. (Il tutto in pochi anni: complimenti, è proprio vero che lavorano sodo!)<br /><br />In tutto questo s'inserisce la dichiarazione del Direttore del TG1 Minzolini di ieri. E' un esempio perfetto per illustrare ciò che ho appena scritto.<br />Condivido almeno parte delle sue parole e me le godo con un ghigno. La sua linea non fa una grinza e, vi dirò, è una buona linea. Attenersi ai fatti sarebbe giornalismo. Il fatto che l'inchiesta di Bari ancora non ne abbia prodotti, di definitivi, è vero. (Poi, ci sarebbe da dire che un'inchiesta, con prove messe sotto chiave, è un fatto in sé, anche se ovviamente non prova la colpevolezza e il coinvolgimento di nessuno.) La citazione del caso Sircana, poi, è l'apoteosi dell'ipocrisia - e qui finisce la mia condivisione (dato che un conto è colpire un governo con un fatto di strada, un conto con festini reiterati all'interno di uno dei massimi edifici delle istituzioni. Ma, si sa, la destra non ha mai avuto nel suo DNA le sfumature (la sinistra sì e per questo si è sempre fatta del male da sola). Per loro è tutto o bianco o, meglio, nero. O, al limite, rosso, alla vista del quale reagiscono come i tori.)<br />Ma resta la linea del direttore Minzolini, che mi sta bene. Mi fa ghignare, sì, perché lo aspetto al varco. Il giorno in cui ci sarà un fatto, non potrà più tirarsi indietro dal renderlo pubblico a mezzo televisivo. Dovrà dirlo, chiaramente, con tanto di primo servizio, perché lo scandalo è piuttosto grave. (E se pensate che non lo sia, guardate cos'è successo in Inghilterra, in una democrazia più compiuta della nostra, cioè, per dei rimborsi spese anche di poche decine di sterline. Riflettete, prima di aprire bocca.) Quel giorno, anche chi oggi non lo crede, capirà che ormai siamo sotto un'informazione che con la democrazia ha poco a che fare e che sceglie posizioni etico-moralistiche all'occorrenza, quando fa comodo.<br />Come dicevo, questa presa di posizione illustra ciò che penso si debba fare con questo Governo, per agire nel solco della democrazia e avere ragione del centrodestra alle prossime elezioni: attendere, attendere che i fatti emergano e che i silenzi tuonino in tutta la loro evidenza.<br />Caro Direttore Minzolini, attendo la sua puntuale messa in onda, documentata e ampia, dei fatti futuri. La attendo con un ghigno sulle labbra. Stiamo a vedere fin dove arriva la sua dirittura morale e la sua onestà intellettuale.<br /><br />Tornando all'Iran, a quei grandi poveracci che si sono fatti ammazzare, picchiare, corrodere dagli acidi e arrestare a Teheran, fa rabbrividire la china presa dall'Italia, un Paese che ormai vive le giornate a fare battutine su Silvio Berlusconi o sui comunisti.<br />Cosa ne penserebbero i Padri Fondatori? Cosa ne penserebbero gli statisti del passato (ché nel presente non ne esistono)?<br />Vien voglia di mettersi a piangere.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-4958226241548509958?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-65046212934291497592009-06-22T12:45:00.006+01:002009-06-22T13:25:15.231+01:00Abbandoni 1Da oggi ho deciso di rendervi partecipi dei miei abbandoni. Se da un lato la mia opinione sui romanzi che abbandono non la prendo troppo sul serio, la considero semplicemente umorale - perché non mi permetterei mai di giudicare un libro che ho letto soltanto in parte (non si può giudicare un romanzo senza aver letto il suo finale e poter, così, osservare l'intero affresco che l'autore ha voluto dipingere), dall'altro lato esistono delle motivazioni che me li fanno abbandonare. Sono le più disparate, tutte convergenti verso un due unici sentimenti, di solito: la noia e il fastidio.<br />La vita è troppo breve per annoiarsi. Ed è troppo preziosa per perseverare nel fastidio.<br /><br />Cominciamo, dunque, dagli ultimi due abbandoni.<br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.negrore.com/blog/uploaded_images/wunderkind-724216.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://www.negrore.com/blog/uploaded_images/wunderkind-724214.jpg" border="0" alt="" /></a><b>Wunderkind</b>, di <i>G. L. D'Andrea</i><br />Molti hanno amato questo romanzo e lo stanno amando, segno che ha del buono in sé. Personalmente ho trovato eccessivi gli entusiasmi, in primis per la scrittura, non esente da difetti, il peggiore dei quali è la ricerca esasperata ed esasperante dell'effetto. Ciò nonostante, la narrazione è scorrevole e l'inizio del romanzo a me è piaciuto molto. Ma tutto il potenziale si è perso in poche decine di pagine, semplicemente perché a me questo tipo di horror dà fastidio. Mi sembra di essere trattato come un bambinetto pauroso: dovrebbero farmi paura questi mostri? No, mi spiace. Abbandonato per fastidio: mi attendevo qualcosa di più maturo (giustamente inserito nello scaffale per ragazzi, fino a dove ho letto (pag.184), nonostante i commenti di molti lettori promettessero brividi a spron battuto).<br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.negrore.com/blog/uploaded_images/2012-783211.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 137px; height: 200px;" src="http://www.negrore.com/blog/uploaded_images/2012-783209.jpg" border="0" alt="" /></a><b>2012 L'Apocalisse</b>, di <i>Whitley Strieber</i><br />Cominciato da tre, quattro giorni, ho deciso che stavo sprecando il mio tempo.<br />Il romanzo è scritto in modo pietoso. Non so se è colpa della traduzione, dell'autore o di entrambi. Ma l'effetto è particolarmente fastidioso. Ci sono interi passaggi in cui l'azione è talmente confusa che si è costretti a tornare indietro di continuo. E, no, non è affatto un effetto voluto. Ma questo è il minimo e potrebbe essere una percezione dell'Andrea lettore. Ma le frasi: brutte come poche volte mi è capitato di leggere. Oltre tutto, fin dall'inizio si respira la puzza dell'idiozia cui saremo destinati proseguendo la lettura. Enormi lenti? Ma per favore...<br />L'unica nota positiva è la doppia vita del protagonista, che si muove nella nostra dimensione e nell'altra (che sarebbe quella dell'Apocalisse). Un'idea interessante, che colpisce, soprattutto all'inizio. Ma poi la pessima scrittura fa franare tutto. Peccato. <br />In una parola: illeggibile. Non avevo letto nulla di questo autore, ma se la sua produzione somiglia a questa porcheria che ha tanto di trailer apocalittico, su IBS, be'... Anche in questo caso l'abbandono è per fastidio (ma molto, molto maggiore di quello provato con Wunderkind).<br />Dalla quarta di copertina: "Una lettura terrificante, pagine di suspence ambientate lungo il confine oscuro che separa la fantasia dalla realtà". Di nuovo si promette <i>paura</i>, e scappa da ridere.<br /><br /><br />Dato che inauguro oggi questo tipo di blog-considerazione (gli Abbandoni), vi spiego la piccola, elastica regola cui l'Andrea lettore ha deciso di attenersi. Un romanzo mi deve invogliare con le sue prime 50 pagine, altrimenti lo abbandono immediatamente. Se supero pagina 50 e ho ancora voglia di leggere, m'impongo ulteriori 50 pagine. La pagina 100, di solito, è quella oltre la quale 7/8 romanzi su 10 vengono riposti sullo scaffale. Dalla pagina 100 in poi, di solito sono troppo addentro alla storia per non giungere alla fine. Ma non è raro che romanzi di 500 pagine mi facciano desistere, perché m chiedono un dispendio di tempo troppo alto per ciò che mi stanno dando.<br />Alla prossima.<br /><br />Sto leggendo "Il silenzio di Lenth" di Luca Centi (sono a pagina 300), "The Bonhunters" di Steven Erikson (in inglese), "La sombra del viento" di Carlos Ruiz Zafon (in spagnolo). Presto attaccherò "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-6504621293429149759?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-4375317960639673182009-06-19T10:19:00.005+01:002009-06-19T11:03:21.822+01:00Tentazioni...Sono sempre più tentato, anche per via di alcune discussioni in altri luoghi, di ripercorrere passo passo la mia (breve) esperienza editoriale, dal 2001 a oggi.<br />Sono piuttosto stufo di essere bollato come "polemico", come "generalizzatore" e altre fesserie.<br />Il fatto è che, nonostante sembri che io dica molte cose su ciò che ho vissuto, da quando Gianfranco Viviani mi mise sotto contratto nel 2001, così non è: ne dico poche. Nonostante sembri che io dica troppo, cioè, costoro non sanno nemmeno di cosa parlano e potrei dire molto, ma molto di più (ho buona memoria, quando le cose mi toccano nel profondo; pessima quando non mi interessano). Forse, più che potrei, <i>dovrei</i> dire.<br /><br />L'idea mi frulla in testa da tempo. È come quando si scrive un romanzo: lo si fa perché si è maturata una certa idea, il suo senso, e ci si sente pronti per fissarla sulla carta, una volta per tutte. Renderla storia, per non sprecarvi più energie. È un percorso di maturazione e, nel contempo, qualcosa che aiuta a dichiarare il concetto come assorbito e passato.<br /><br />Semplicemente, mi rendo conto che quanti mi rispondono, non hanno tutti gli elementi per giudicare. Sono certo che dimostrerebbero la loro pochezza intellettuale anche se sapessero tutto. Ma per averne la conferma, dovrei prima esporre la (mia) verità nei dettagli. Soltanto così potrei dichiararli intellettualmente morti o servili o, peggio, disonesti. E soltanto così, forse, si capirebbe una volta per tutte che io vivo per la scrittura, non per il mondo che le gira attorno, che mi colpì fin dall'inizio per le sue meschinità e per la sua infinita tristezza umana.<br />La verità è, secondo me, che in Italia il genere non emerge perché gli italiani resteranno sempre gli italiani. Ed è sotto gli occhi di tutti cosa siamo, direi. Questo ragionamento va ben al di là degli autori italiani, che tentano in tutti i modi di farsi strada. E, che mi piacciano o meno, hanno tutti la mia solidarietà, finché non si rivelano degli emeriti imbecilli o peggio - non è che scrivere pone su un piedistallo: la persona che sta dietro un testo è ciò che conta di più, sempre, e questo dal mio personalissimo punto di vista fa sempre la differenza, sia in positivo che in negativo, a prescindere dagli scritti. Anzi, direi che è proprio questo il punto: quando io ho a che fare con un editore, con uno scrittore, con un lettore, io vedo una persona e come tale la "giudico" (dai fatti, s'intenda, ecco perché le virgolette). In quest'ottica, mi ripeto, il panorama si fa tristissimo.<br /><br />Ma, nonostante c'è chi si stizzirà per l'ennesima volta, il mio tempo è quello che è: pochissimo. Ed è troppo tempo che non produco qualcosa dalla a alla zeta. È diventata la priorità assoluta, ora. Ma, prometto, io questo "memorandum" lo voglio scrivere. Se non altro perché potrebbe aiutare, e molto, gli inediti a capire cosa implica il loro sogno di pubblicazione in Italia. "Essere preparati al peggio" non rende l'idea.<br />E, per quanto possa sembrare un controsenso ciò che sto per scrivere, credetemi che la "tendenza Gamberetta" è una delle derive meno pericolose nel quadro generale. Ho vissuto sulla mia pelle cose che, in tutta sincerità, sono decisamente più tristi. E avere continue conferme che certe esperienze si ripeterebbero anche oggi, se non fossi disilluso, be', m'intristisce e non mi invoglia certo a continuare su questa strada.<br />Del resto, la mia vita è scrivere. E scrivere è condividere. Il memorandum è cosa buona e giusta. Poi, forse, sarà anche il mio epitaffio artistico (ma questo lasciatelo decidere a me, va', ché un artista non è morto finché crea - il resto è puro narcisismo, che, anche se fa parte di ogni artista, non merita attenzione).<br /><br />Ma, ma... Riconosco che un po' mi spaventa.<br />Il problema principale non è il tempo, cioè. È decidere se ho voglia di affrontare tutte le conseguenze di ciò che scriverei: perché, al di là delle (mie) opinabili interpretazioni dei fatti, i fatti rimarrebbero fatti. E ho già sperimentato che per un nonnulla, nell'ambiente, si alza un polverone (ed essendo una nicchia, si finisce con l'avere problemi respiratori). Essendo io uno che non la manda mai a dire, se scrivessi questo memorandum, lo farei con il massimo della schiettezza, perché altrimenti non sarei capace. E allora altro che polverone: una tempesta di sabbia da pieno Sahara!<br />Le conseguenze editoriali, per me, non sarebbero poi così gravi. Ho già deciso con chi lavorerei volentieri ancora e con chi, invece, non lo rifarei più, a costo di tornare a essere l'inedito che ero prima del 2001. Oltre tutto, chi se ne frega della pubblicazione, quando non soltanto non ti cambia la vita (salvo rarissimi casi da botta di culo vera e propria, spesso immeritata), ma te la rovina pure un po' (e, a momenti, più di un po').<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-437531796063967318?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-10917083406409211962009-06-16T16:22:00.002+01:002009-06-16T16:25:27.474+01:00Corriere.it al posto di Repubblica.itSono l'unico a cui sta succedendo?<br />Dal mio MacBook Pro, usando sia Safari che Firefox, continua a uscirmi il sito del Corriere della Sera, anziché quello di Repubblica. La cosa buffa è che sulla barra degli indirizzi rimane scritto "http://www.repubblica.it". Dall'iPhone riesco ad accedere alla versione Mobile di Repubblica, invece.<br /><br />Che strane coincidenze... Che <i>strane</i> coincidenze...<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-1091708340640921196?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-89245732897112400862009-06-12T11:11:00.004+01:002009-06-12T12:21:05.068+01:00Una maggioranza eversiva nei fattiLa misura è colma già da un pezzo.<br />E' sotto gli occhi di tutti che questa legge vuole proteggere pochi potenti e si ritorcerà contro il popolo.<br />La vuole chi ha qualcosa da nascondere. Non mi si tratti da idiota, dicendomi che è una questione di privacy! Ma che privacy e privacy, se una grande fetta di italiani sogna la partecipazione al Grande Fratello! Ridicolo.<br />Chi di noi onesti cittadini, dico io, ha qualcosa da nascondere? Che mi intercettino ogni giorno, 24 ore al giorno, se vogliono: non ho nulla da nascondere. Chi ha paura delle intercettazioni? Io no.<br /><br />Be', una cosa la voglio dire chiara e forte.<br />In questo blog continuerò a scrivere tutto ciò che mi passa per la testa. E, se dovrò essere perseguito per questo, be', tanto meglio: sarà la dimostrazione che l'Italia è sotto un regime, di nuovo stampo, che molti si ostinano a non vedere (o non vedono perché hanno gli occhi foderati dalla televisione e dall'informazione faziosa - di destra e di sinistra).<br />Non importa, ci rivedremo a conti fatti.<br /><br />In un Paese normale Berlusconi sarebbe crollato alle elezioni europee sotto la soglia del 5%.<br />In Italia lo vota ancora un italiano su tre. Quasi un italiano su due, se si aggiunge l'oltre 10% della Lega (su cui mi astengo). Li ringrazio, tutti. Grazie! Grazie, perché mi fate espatriare col cuore leggero.<br /><br />Mi piacerebbe anche un'altra cosa: che il PDA (Partito Democratico Autoritario, altro che PDL!) cominciasse con le "Liste". Come si faceva un tempo e si fa tuttora, in altri regimi.<br />Che schedi tutti quelli che sono a suo sfavore. Ma TUTTI. Così, un giorno, quando la Storia avrà fatto il suo corso, sapremo chi avrà voluto la disgregazione dello Stato Italiano e l'affossamento della Giustizia (ecco lo snellimento giuridico di cui blateravano - a proposito, sta facendo qualcosa quel pirla di Calderoli o va solo a caccia? -: hanno eliminato direttamente la possibilità di processare i criminali! "Meno processi per tutti!" Questo è il segreto! Lasciamo che gli stupratori festeggino con un'ammucchiata di massa, certi di restare impuniti - così, tanto per citare uno dei reati più feroci e odiosi che l'essere umano perpetra. Una dimostrazione lampante di quanto Berlusconi ami le donne. "Non voglio più essere ascoltato, ho detto!" "Ma, Presidente, gli stupri..." "Ho detto che non voglio più essere ascoltato! Al diavolo gli stupri!"). Sapremo, infine, chi ha voluto l'annullamento dell'Informazione ("Chi non salta, Comunista è! ...è!"). Con i berlusconiani avremmo un vantaggio (forse postumo).<br />Di solito, quando le cose cominciano ad andare male, i berlusconiani non ammettono mai d'averlo votato. Le liste ci aiuteranno a sapere chi mente. No, no... niente persecuzioni: non affibbiatemi intenzioni che non ho. Io sono per la libertà, non per i "popoli della libertà". Già la definizione non ha senso: se non ti voto sono per la prigionia? O, semplicemente, non sono d'accordo con te? Sia chiaro, insomma: io parlo semplicemente di *sapere* chi ha voluto e vuole tutto questo, tanto per sapersi regolare. Le cattive frequentazioni vanno evitate.<br /><br />Mi chiedo se qualcuno dei suoi elettori sta cominciando ad avere qualche serio dubbio sul proprio voto.<br />C'è una bella differenza tra il votare dei politicanti inconcludenti (buona parte della Sinistra) e degli aspiranti tirannuccoli (la Destra).<br />Siete proprio sicuri d'aver scelto il male minore?<br /><br />A proposito: complimenti per Gheddafi! Prove generali d'alleanza tra simili?<br />Sì, lo so. Anche la sinistra a suo tempo lo vezzeggiava. E infatti non hanno avuto il mio voto nemmeno loro.<br />Una cosa è certa, però: non si sono spinti a dargli una laurea honoris causa! E sono riusciti a dargli la soddisfazione di dire che l'Italia ha chiesto scusa. Be', caro Gheddafi, *io* non ti ho chiesto scusa. Non ti farei nemmeno baciare il mio culo.<br />Qualcuno, in queste stesse ore, continua l'indottrinamento delle masse, parlando di "necessaria diplomazia". Tra questi, grandi professoroni universitari. Ancora una volta, pensate di darcela a bere (e in parte avete tristemente ragione): una cosa è la diplomazia e il diritto internazionale, una cosa sono gli interessi economici. Tacete, che fate più bella figura.<br /><br />Tanto per togliermi ogni dubbio (perché mi sono rotto), e lo dichiaro a chiare lettere, io questa volta ho votato l'Italia dei Valori e per un suo candidato indipendente (mi dava una certa soddisfazione poterlo scegliere, e non mi sembra di dire nulla di trascendentale!). Così, tanto per prevenire gli idioti: astenersi perditempo che vogliano citarmi "Il Giornale", per favore. Chi ama leggere servi del potere non ha la mia stima. Libero di farlo, ma non di triturarmi i maroni con scempiaggini.<br />Ho fatto bene, ho fatto male? Non lo so, si vedrà. Faccio sempre in tempo, la prossima volta, a cambiare idea. Il mio è un voto di protesta. Sono uno dei molti, credo, che ha deciso di punire il PD.<br />Il voto utile se lo possono mettere dove so io (PDL e PD, senza differenziare). Forse il prurito li sveglierà... Ma, ahimè, sono molto scettico in merito! Anche perché, va detto altrettanto chiaro e forte, se siamo arrivati a questo punto è colpa dei vecchi burattinai del PD e compagnia bella. Con che coraggio oggi se ne stanno lì a gridare al "regime"? Perché non hanno fatto quella (a questo punto) maledetta legge sul conflitto d'interessi? Ci hanno tradito. Hanno, cioè, fatto peggio di Berlusconi, che non ha mai promesso di essere democratico, ma soltanto un palcoscenico per tutti coloro i quali amano potere, denaro, apparenza e sono pronti a delinquere pur di ottenere ciò che vogliono: promesse mantenute!<br />Così, tanto per far capire che io *non sono* un comunista.<br /><br />Sì, lo so. Le mie blog-considerazioni politiche stanno aumentando.<br />Come dicevo, la misura è colma da tempo.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-8924573289711240086?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-80748974202022559532009-06-10T08:11:00.003+01:002009-06-10T08:40:38.427+01:00Il Secretum - PrologoGli effetti benefici della scaletta si fanno sentire subito.<br />Alle tre scene iniziali se n'è aggiunta una quarta, già scritta e con molto gusto. Le tre già esistenti, inoltre, hanno subito notevoli sconvolgimenti (una, in realtà, va riscritta daccapo, ma più avanti, quando avrà chiara una certa situazione "futura").<br />Il romanzo inizia così ad acquisire spessore e, soprattutto, un senso complessivo, che si respira fin dalle prime righe - cosa cui, sapete, io tengo molto.<br /><br />Sono sorpreso dai personaggi che sono nati davanti ai miei occhi rapiti (e che, sono certo, cresceranno quasi fuori controllo nel prossimo futuro). Mai avrei pensato di viverne di così interessanti e sfaccettati, quando, tempo addietro, decisi di "ascoltare" un consiglio e di sviluppare maggiormente la parte che si oppone ai protagonisti: la sua definizione, via via più approfondita, si è arricchita nel tempo di alcuni personaggi inaspettati, che di fatto hanno cambiato sensibilmente la vicenda, specie nella sua parte centrale (l'epilogo non può che essere lo stesso immaginato in precedenza: è la meta che mi sono prefisso di raggiungere con questo romanzo).<br />In un certo senso il muovermi nella realtà - con una piccola, grande variante - mi ha donato spunti insperati. Se all'inizio disperavo di farla mia, in modo sentito, tanto quanto faccio miei i mondi che ideo per i romanzi Fantasy, ora mi rendo conto che, pian piano, con fatica ma inesorabilmente, la realtà si è fatta strada nella mia finzione, conquistandola. Sono certo che questo romanzo coinciderà con una notevole crescita dello scrittore Andrea. Già la mia percezione della narrazione è cambiata. Ma è una cosa su cui avrò modo, spero, di soffermarmi a romanzo dato alle stampe. Ne riparleremo!<br />Fatto: per "girare questo film" ho formato un "cast" davvero interessante.<br /><br />Ora mi attende un'attenta revisione dei primi quattordici capitoli, già scritti. Vanno tutti rivisti a valle della scaletta stesa. Non solo, a valle anche dei profili dei personaggi, curati nei dettagli durante questo periodo di ideazione (più lungo del previsto, ma non ho speranza di spuntarla con gli impegni di questo periodo - che avevo sottovalutato, pensando che una festa "alternativa" ai canoni consueti aiutasse a snellire i preparativi. Nient'affatto: li ha complicati! Dovevo aspettarmelo, in fondo: se si vuole originalità e, soprattutto, un uso accorto dei propri soldi, bisogna "lavorare" di più. Non mi lagno, constato: il matrimonio, inteso come sacramento, si organizza una volta nella vita).<br />A fine revisione, che è in un certo senso seconda stesura, avrò la strada spianata per viaggiare leggero, cioè libero da dubbi d'ideazione.<br /><br />Sono curioso di mettermi alla prova, questa volta. Ho visto quanto poco efficiente io sia se non lavoro con metodo. Ma è una questione di metodo o l'Andrea d'un tempo non c'è più e l'inefficienza è ormai una condizione permanente?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-8074897420202255953?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-28213423688201642742009-06-03T11:30:00.002+01:002009-06-03T12:10:18.022+01:00Il SecretumIl <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Secretum</span> è giunto, infine, al suo punto di svolta.<br />Ho terminato la scaletta, una volta di più in versione "modificata" rispetto al passato. Ne ho prodotte di diversi tipi e, sempre, la cosa viene in modo naturale. A seconda del romanzo che mi trovo ad affrontare, la scaletta muta forma. Cambia connotati. Le scalette si adattano, da sole, specie quando è chiaro lo scopo che ci si prefigge e quali saranno i vantaggi a lavoro ultimato. Non sempre, infatti, la scaletta è rivolta agli stessi aspetti di un romanzo, anche se restano elementi comuni che non si possono eliminare, pena l'inutilità della scaletta. (Questo è uno spunto: ho spesso affermato che "il metodo" dev'essere flessibile. Durante la stesura di una scaletta se ne capisce il perché nel concreto.)<br /><br />La scaletta ha prodotto i risultati voluti. Anzi tutto ha fatto chiarezza. Poi, cosa non da poco, ha fatto emergere alcune gravi incongruenze. Non me ne sono stupido: finisce sempre così. La scaletta è una benedetta rompiscatole, che evidenzia <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">tutti </span>i tuoi limiti.<div>Infine, ed è la conseguenza della sua stesura che preferisco, ha suggerito visioni aggiuntive, accrescitive e migliorative, che si collocheranno armonicamente all'interno della vicenda.<br />Da qui, infatti, ripartirò dall'inizio, rivedendo nell'ottica complessiva ciò che è già stato scritto, in modo spesso miope.<br /><br />Ora sono alle prese con una delle mie passioni. No, non la scrittura: <span style="font-style:italic;">National Geographic</span>. Ma, certo, in funzione della scrittura. La vita, le passioni e i loro perché, irrompono nella scrittura. Se così non è, quella prodotta è carta straccia.<br />Torniamo al mio amato, amatissimo mensile. Sto sfogliando molti dei numeri che possiedo (tutti sarebbe eccessivo! È un'encicolpedia...). È necessario. Lo so, così la vostra curiosità aumenta. Non è voluto, ma l'idea mi fa sorridere.<br />Ebbene sì, il Secretum ha molto a che fare con National Geographic; ovvero, per come la vedo io, col mondo.<br />Un deciso salto a pié pari laterale, rispetto ai miei romanzi precedenti. Ma nemmeno tanto lontano dal sentiero battuto fino a oggi - per voi che avete letto i miei romanzi editi e che, ovviamente, solo quelli avete potuto leggere. Infatti c'è un quinto romanzo, inedito, che sta nel mezzo tra il pubblicato e il Secretum. Ecco perché il salto laterale non mi porta così distante, a ben riflettere.<br />Nelle prossime settimane percorrerò un sentiero parallelo, che porta allo stesso rifugio alpino, però. La meta, infatti, non può che essere la stessa di sempre: rileggere la realtà con i miei occhi, che si sforzano di guardare <span style="font-style:italic;">con umiltà</span> lo stupefacente spettacolo della Vita.</div><div><br />Ora, il compito non sarà così facile. Una volta di più mi rendo conto di quanto ambizioso sia il mio intento, questa volta. Sarò all'altezza? Non lo so. Come si può sapere se si è all'altezza di un viaggio in territori sconosciuti, finché non lo si è affrontato e, tornati a casa, lo si "rilegge". Non si può... Non è umano.<br />Le tematiche sono importanti, anche se camuffate da una vicenda che sembra, in un certo senso, quotidiana e avventurosa nel contempo. Ma così m'è sempre piaciuto che fosse nei miei romanzi, affinché il senso emergesse pian piano, durante la lettura, e infine con prepotenza nel finale.<br /><br />Intanto sono passato alla <span style="font-style:italic;">II fase</span>, quella in cui capisco quale sia il "reale" <span style="font-style:italic;">senso</span> che voglio dare a questo romanzo. Il virgolettato è semplice: a questo senso se n'è sempre aggiunto un altro, che invariabilmente scopro quando il romanzo è già in libreria da qualche mese. La riflessione a bocce ferme è d'altro tipo, è più alta (ignorando "il mondo là fuori", qualora si fosse capaci d'ignorarlo - a me, a periodi, viene spontaneo, per quanto riguarda la mia produzione). È quasi una riflessione sociologico-comportamentale su se stessi. Mi ritrovo, infatti, immancabilmente (quanti avverbi, oggi! ;) impelagato ad analizzarmi, come essere umano e scrittore. E, come per miracolo - un miracolo che si ripete -, scopro a una certa distanza dai fatti i perché più reconditi del mio scrivere. Una sorta di psicanalisi, se volete.<br />Il risultato è sempre sorprendete. Il suo messaggio, invariato nel tempo, è sempre lo stesso: "Scrivi. Scrivi ancora e non smettere, per conoscerti meglio e vivere appieno".<br /><br />Dove mi porterà questo romanzo? A esplorare perché che non posso più attendere, se voglio crescere come autore. Non c'è altra via. La sfida che mi lanciai parecchi mesi or sono è giunta alle sue battute più drammatiche: resterò in piedi? Se sì, illeso o ferito? Questa volta non è all'arma bianca. C'è polvere da sparo, c'è digitale (attenti: il termine può fuorviare), c'è divino e c'è l'Uomo, per come lo conosciamo tutti noi.<br />Sarò capace di raccontare l'Uomo che tutti conoscono, anziché gli Uomini (de <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Il giorno dopo</span>, ad esempio) che esistono soltanto nella mia mente, nel mio cuore e nella mia anima?<br />Ma, poi, c'è davvero differenza?</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2821342368820164274?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-45059350046084662052009-06-01T13:58:00.004+01:002009-06-01T14:47:05.578+01:00Recensione di Geshwa Olers - I volumeTerminata la lettura del romanzo d'esordio di Fabrizio Valenza, ecco che vi propongo la mia opinione.<br /><br />Leggete la recensione e tornate a commentare, qui. Grazie!<br /><a href="http://www.negrore.com/recensioni/13geshwaolers1.htm">http://www.negrore.com/recensioni/13geshwaolers1.htm</a><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-4505935004608466205?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-81219029687674875562009-05-27T09:39:00.006+01:002009-06-03T11:29:18.158+01:00Ma torniamo alla scrittura......altrimenti m'intristisco troppo.<br />Sul <a href="http://lestorieinfinite.altervista.org/wordpress/memorie-di-ghiaccio/" target="_blank">blog di Nutza</a> stavo riflettendo circa gli "effetti speciali" nei romanzi, specie se appartenenti al genere Fantasy. Così, riprendo, correggo e amplio il mio intervento lì, per riproporlo qui, a chi legge. Naturalmente per sapere cosa ne pensate.<br /><br />Col tempo ho imparato una cosa: i finali di scena "a effetto" hanno un loro perché. Abusarne, però, è <i>molto</i> pericoloso.<br /><i>In primis</i>, non tutti li amano. Ricordo che un lettore, un giorno, scrisse letteralmente che "non sopportava" la chiusura a effetto. Il perché, secondo me, è presto detto: di solito, chi ne fa uso, ne fa abuso. Riprendo il concetto più avanti.<br /><i>In secundis</i>, cosa più importante ancora, l’autore perde prospettiva circa il <i>senso</i> della storia che sta raccontando, che invece dovrebbe emergere con prepotenza.<br />Una storia che ti resta nel cuore non è mai costituita da soli “effetti speciali” (cosa che il finale “a effetto” è). Li contiene, specie nel Fantasy, ma l'autore deve misurarne la quantità (e la qualità, ma oggi il discorso è sulla quantità e basta). Ne consegue che terminare le scene “a effetto”, in modo quasi sistematico, significa puntare <i>troppo</i> sugli effetti speciali e <i>troppo poco</i> sulla sostanza. È gettare fumo negli occhi del lettore, così, per distrarlo (spesso dalla pochezza dei contenuti).<br /><br />Un giorno, destato dal torpore mentale sulla questione da quel commento sprezzante sui finali di scena "a effetto", ho iniziato a rileggerli tutti, uno dopo l’altro. Avevo ben in mente l’idea di cambiarne qualcuno da “a effetto” ad “a senso”. Così feci e mi accorsi che, prima o poi, se ne trova sempre uno che acquisisce una forza insperata, togliendo l'effetto e inserendo la "semplicità" del senso. Si taglia, spesso la sola frase finale, rivelatrice o stuzzicante, che però non aggiunge nulla alla storia e, anzi, fuorvia la riflessione del lettore, che ricorderà più l'effetto finale, che il succo della scena in sé. Quando il succo della scena è rivolto a <i>quel</i> finale a effetto, allora il senso viene rispettato. Quando, invece, l'effetto è soltanto un fronzolo, va eliminato senza pietà.<br />C’è una certa potenza nascosta nella narrazione “semplice”, che se ne infischia degli “effetti”.<br /><br />La ricchezza, e quindi la godibilità di un romanzo, secondo me sta nella sua varietà narrativa. L'autore deve donare al lettore varietà, con la storia, ma anche con la tecnica. Questo è uno dei motivi per cui “I promessi sposi” è considerato uno dei massimi esempi della letteratura italiana (e mondiale): Manzoni ha usato praticamente tutto lo scibile grammatico-sintattico che ai giorni nostri adolescenti in fregola studiano senza fare proprio, annoiati, schiavi di una certo tipo di narrativa piatta, spesso perfino sciatta (almeno la piattezza fosse corretta!). Sul perché, a mio avviso, il discorso si farebbe lungo: ha a che fare con l'insegnamento. Ma, per oggi, lasciamo in pace anche i professori.<br /><br />Insomma, dipende da qual è l'obiettivo che ci si prefigge e, soprattutto, da qual è il proprio "lettore ideale". A me piace adulto, intelligente, critico con schiettezza - ma equilibrato - e che sappia far proprie le sfide che l’autore gli propone, in modo attivo. Detesto il lettore passivo, quello che vuole la pappa in bocca. In ogni caso, ho scoperto che il “passivo” ricambia, detestando i miei romanzi. Perfetto!<br />Personalmente, insomma, prediligo la crescita artistica (e l'arte) nei testi che leggo. E tale predilezione passa attraverso innumerevoli riflessioni sul modo migliore di narrare. Una di queste è qui presente, ancorché annosa, per riflettere con voi.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-8121902968767487556?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com12tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-20226640344094044462009-05-26T12:49:00.002+01:002009-05-26T13:01:09.497+01:00Velate minacce?Ho appena sentito quello stinco di santo di Capezzone (uno dei più abili volti nuovi tra i voltagabbana della politica).<div>Intervistato sui "guai" del Presidente del Consiglio, ha parlato di un'indegna campagna mediatica contro una ragazza e Berlusconi. Poi, come se niente fosse, ha detto che non augura a coloro i quali stanno portando innanzi tale campagna che succeda la stessa cosa alle loro figlie e ai loro cari.<div><br /></div><div>Non so voi, ma io continuo a sentire una gran puzza...</div><div>Siamo in odore di santità o in lezzo da dittatura?</div><div><br /></div><div>Li osservo, come li stanno osservando molti altri: in silenzio, seduti in riva al fiume. Osservo e terrò bene a mente: non dimenticherò niente. Si guardino dagli italiani, coloro che pensano di poterli manipolare come meglio credono. Un giorno potrebbero risvegliarsi e scoprire che è stato tutto un sogno (e per noi un incubo). Non posso credere che questa tragica farsa durerà a lungo. O forse, semplicemente, lo spero.</div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2022664034409404446?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-67320484468439060412009-05-21T16:02:00.005+01:002009-05-22T11:52:53.471+01:00Sono preoccupatoSono preoccupato per questo Paese.<div>Ogni giorno che passa mi sembra che le ombre s'addensino. Qualcuno ha parlato di "democrazia autoritaria": mi sembra una definizione calzante. Gli unici che possono fermare un megalomane come Berlusconi sono i suoi stessi "compagni" di viaggio: Fini, Bossi... Il che la dice lunga sulla gravità della situazione. Anche perché, a ben pensarci, non possono proprio fermarlo: senza di lui tornano all'opposizione (e chi lo sa? Forse no...). Sperare in un loro motto d'orgoglio democratico?</div><div>Dall'altra parte? Il nulla o quasi. C'è soltanto Di Pietro che dice le cose chiaramente. Ma essendo l'unica voce forte, è difficile guadagni consensi, perché di solito chi urla non fa una bella impressione. Non vedo salvezza già pronta, dunque. L'Italia è sull'orlo del baratro. Sempre che non vi stia già cadendo da un pezzo.</div><div><br /></div><div>Mi rende felice che all'inizio del prossimo anno espatrierò. Non avrei mai pensato di dire una cosa simile, né di dirla con la speranza nel cuore: la speranza di trovare qualcosa di più democratico, di più libero, che mi comunichi la possibilità di <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">costruire</span>. Forse, per una questione di coincidenze, una tale decisione giunge al momento giusto.</div><div>L'ho già scritto, prendendo a prestito le parole di un'altra cara persona: <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">in Italia si soffoca</span>.</div><div><br /></div><div>Il clima è da savana equatoriale. E sembra che il Paese si stia via via desertificando. Non c'è giorno in cui la frescura duri fino alle 10 di mattina: entro quell'ora è già stato detto o è già successo qualcosa che intristisce, che angoscia o che che fa indignare e temere per la democrazia.</div><div><br /></div><div>Nella vita non si può mai dire quale sarà il proprio futuro. Se il mio stato d'animo resterà questo, però, è molto probabile che me ne resterò all'estero, una volta all'estero. Principalmente per questioni personali, sia chiaro; tuttavia, secondariamente, perché dopo tutto quello che ho letto, visto e sentito in questi ultimi mesi gli italiani che appoggiano Berlusconi stanno aumentando.</div><div>Oggi me lo stavo chiedendo: "Aumentando?!" Non è possibile.</div><div>Quanti danni hanno fatto a sinistra, <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">disgraziati</span><span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">!</span> Sono riusciti a portare gli italiani a preferire questo arrogante despota dei tempi moderni (che si fa il lifting, si fa il parrucchino e si trucca prima di parlare con l'assemblea della Confindustria). Un venditore di fumo. Il più abile venditore di fumo d'Italia: apparenza, con molta sostanza, ma soltanto a suo vantaggio. E, grazie alla sinistra, eccolo lì, quasi al 50%, che si permette di affermare cose incostituzionali un giorno sì e l'altro no.</div><div>Qualcuno verrà a dirmi che, nel calcolo delle probabilità, di conseguenza, sono io quello che probabilmente è in errore, dato che il consenso del Despota d'Arcore è in aumento. Contento lui, che si tenga le sue certezze e vi sguazzi. Me ne vado. Osservare in cosa si sta riducendo il Paese Italia non mi lascia indifferente, mi fa male. Dove si soffoca, non si può intravedere un futuro roseo, in cui si potrà costruire qualcosa, magari per i propri figli. Il massimo che puoi fare è tentare di respirare. Il che mi sembra molto un sopravvivere, anziché un vivere. Ecco, io sono per la vita, non per la sopravvivenza.</div><div><br /></div><div>Ancora una volta, spero di essere in errore. Bramo il giorno in cui i fatti mi smentiranno.</div><div>Intanto percepisco che le ombre s'addensano attorno a me.</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-6732048446843906041?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-28194945034422779682009-05-12T00:55:00.003+01:002009-05-12T01:04:00.849+01:00StatisticheE se io fossi un "caso eccezionalissimo"?<div>E se tu, che leggi, fossi un "caso eccezionalissimo"?</div><div>Io, tu, un altro uomo... non importa. Indietro, va' a morire di fame da un'altra parte.</div><div>E ringrazia la statistica.</div><div><br /></div><div>Un uomo (nel barcone), un caso (alla Presidenza del Consiglio).</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2819494503442277968?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-27446897767169452872009-05-04T13:12:00.004+01:002009-05-04T14:38:35.437+01:00Recensione: L'acchiapparatti di TilosQuesta recensione l'ho maturata in un mesetto di pensieri e considerazioni.<div>Francesco Barbi è un autore notevole, almeno per quanto riguarda la mia sensibilità letteraria.</div><div><br /></div><div>Leggete la recensione e tornate a commentare.</div><div><a href="http://www.negrore.com/recensioni/12acchiapparatti.htm">http://www.negrore.com/recensioni/12acchiapparatti.htm</a></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2744689776716945287?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com9tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-84229361911821812202009-04-29T07:28:00.003+01:002009-04-29T07:32:39.321+01:00Aiutiamoli ad aiutarciLeggete con attenzine il contenuto di questo blog: <a href="http://camere2punto0.wordpress.com/">http://camere2punto0.wordpress.com/</a> .<div>È importante seguirlo e tentare di essere <i>costruttivi</i> (quindi sarebbe bello che, per una volta, si vada lì non per litigare e fare i criticoni, ma per criticare e aiutarli a muoversi bene in Parlamento quando si parla di internet).<div><br /></div><div>Se non ci pensiamo noi a seguire questo blog, noi internauti, di qualsiasi colore politico siamo (perché non ha importanza: la libertà è per tutti), chi lo farà per noi?</div><div>Stiamo attenti. Stiamo vigili. Forza!</div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-8422936191182181220?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-834575405372993472009-04-23T17:09:00.003+01:002009-04-23T17:25:18.524+01:00Niente da fare, dietrofront.Tanto per darvi una cronaca quanto più onesta e puntuale sui miei sforzi, vi dirò che ho deciso di abbandonare definitivamente il metodo di andare a braccio. Niente scaletta, niente Andrea D'Angelo.<br />Un'ammissione di colpa? Un'ammissione di responsabilità. Non posso produrre narrativa costringendomi a voler calcare sentieri che sono d'altri. Mi sono formato in un modo. Quel modo funziona molto bene con me. Ma sono curioso, amo sperimentare, soprattutto quando si parla di scrittura. Forse, però, è ora di dare alla sperimentazione <i>tecnica</i> il giusto valore: s'inventi scrivendo, non ci si inventi la scrittura.<br /><br /><div>Il <i>secretum</i>, fermo al quattordicesimo capitolo (circa 200 pagine, Ndr ;), non procederà finché non avrò steso, controllato e ricontrollato la scaletta, fino all'ultima scena.<br />Questo mi darà la possibilità di comprendere la direzione. Sebbene la storia sia dentro di me, vi sono troppi particolari, troppa documentazione necessaria, troppi fili da sbrogliare per riuscirvi a ritmi accettabili. E, soprattutto, per riuscirvi senza che voi, quando leggerete, non vi accorgiate di niente (e vi riflettiate, spero, <i>soltanto a storia </i><i>finita</i>).<br />Ciò compreso, l'unica via è la pianificazione. Almeno nel mio caso. Altrimenti non ce la posso fare. La mia scrittura si nutre di se stessa. Se devo continuamente interrompermi, perché devo documentarmi, perché mi sono ricordato di un particolare che devo annotare subito, perché mi sono accorto di un errore e devo correggerlo immediatamente, tornando a tre capitoli prima, se... <i>S</i><i>e</i> continuo a procedere a singhiozzo, la mia scrittura suonerà singhiozzante, poco armonica. E, peggio ancora, così suonerà la storia, slegata, poco dinamica.<br /><br /></div><div>È più duro del previsto, questo romanzo. O forse è l'età...</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-83457540537299347?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com8tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-71758889052771770702009-04-15T16:30:00.004+01:002009-04-15T17:01:51.293+01:00CensuraSi abbia l'opinione che si abbia, ma a me sembra che Berlusconi e i vari centrodestrorsi hanno nel DNA la censura. Se c'è un momento in cui gli elettori di centrodestra possono dimostrarsi liberi di pensiero, quello è questo. Protestate, invece di essere proni al potere. Guardatevi con atteggiamento open-mind il video che collego qui sotto e siate onesti. Anzi, no, siate incazzati, perché questi qui ce la fanno sotto il naso a tutti, non a chi, come me, è di sinistra. Questi prendono per il culo gli italiani, stanno insultando anche voi.<br /><br />La censura si abbatte un'altra volta su Santoro e su chi lavora con lui. Un vignettista viene punito, per aver disegnato una vignetta di dubbio gusto (anche a me è sembrata pesante, in tutta sincerità, ben prima di leggere delle reazioni politiche).<br />Una trasmissione viene violentemente attaccata, soltanto perché è stata l'unica ad aver perlomeno tentato di far emergere certe porcherie tutte italiane (che non hanno bandiera politica, ma <i>sono</i> politiche).<br /><br />I fatti non si smentiscono, basta documentarsi. Per fortuna in Italia c'è ancora chi lo fa per noi.<br />Guardatevi questo: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=a7Yt0n8kPlo&feature=channel_page">video di Marco Travaglio</a>.<br />Mettete da parte, per una volta, l'antipatia che vi può suscitare Santoro. Lasciate da parte il suo essere fazioso (a volte lo è, inutile negarlo). Guardate ai fatti. Guardate le baggianate a cui stanno tentando di farci credere. E fategli capire che non è più aria, per gli italiani, di stare seduti a guardare.<br /><br />Se questo è il Paese che volete, lasciategli pure fare.<br />Qui non si tratta più di pro Berlusconi, contro Berlusconi. Qui si tratta di alzare la testa, di destra o di sinistra che si sia, contro le porcate di questi arraffa-tutto (in fondo <i>veramente </i>bipartisan, nel portafoglio!).<br /><br />E' uno schifo. Mi fanno schifo. E il Governo attuale del mio Paese, che persevera con pratiche da piccola dittatura fascista, come la censura è, una volta di più, mi allontana.<br /><br />Io solidarizzo con la mia gente, i miei concittadini. Non mi interessa se votano Berlusconi o Prodi o Di Pietro. Mi interessa la povera gente che viene presa per il culo e che per questo muore alle 3:32 di notte, sommersa da cumuli di macerie, di destra o di sinistra che sia.<br /><br />Basta! E' ora di farla finita, <i>per tutti!</i><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-7175888905277177070?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-73290439361128095012009-04-06T15:28:00.003+01:002009-04-06T15:32:46.385+01:00VitaSe state leggendo questo breve testo, siete vivi, grazie a Dio. Come lo sono io, che lo scrivo.<br /><br />Bisognerebbe ringraziare ogni giorno la vita, il solo fatto di esistere. Oggi un po' di più, perché c'è chi stanotte non è stato altrettanto fortunato. Senza dimenticare che ci sono notti ogni notte.<br /><br />Grazie per la vita.<br />Grazie!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-7329043936112809501?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-34756066872907426122009-03-31T22:06:00.007+01:002009-04-01T14:20:56.885+01:00Il giorno dopo il progetto segretoMichele Giannone, bravo ragazzo che scrive bene, si è posto una domanda e me l'ha rivolta: «Non è che, finito il "progetto segreto", non vorrai/potrai più continuare <i>Il giorno dopo</i>?»<br /><br />La prima parte della risposta, doverosa, è nel rispetto de <i>Il giorno dopo</i>. Lui, perché di una creatura si tratta, è sempre nei miei pensieri e non avrò alcuna difficoltà a continuarlo. C'è troppo di me, lì dentro, perché non voglia esplorarmi per bene. Ed è, inoltre e soprattutto, un piccolo grande sogno che diventa realtà.<br />Di questo piccolo grande sogno vorrei parlare. Forse, dietro a quanto dirò, Michele troverà una risposta ancor più chiara, pur se in forma implicita.<br />Da quando ho iniziato a scrivere, ho sempre concepito le mie storie come un <em>continuum</em>, come lo chiamo io. Senza il continuum non riesco a dar loro forza e spessore, rischio di arenarmi, mi sembrano sforzi vani. Il “c'era una volta”, fin da quando ero bambino, mi è sempre stato sulle scatole. <i>E prima?</i> pensavo sempre io. Non vi dico, poi, quel “e vissero felici e contenti”. Mi scappava da ridere. Non sto scherzando. Credo dipenda dal modo in cui guardo alla vita. Ovunque io osservi, aspiro a vedere il passato e il futuro, in modo istintivo. Un esempio per tutti: quando cammino da solo, mi capita di guardare Trieste, di guardarla bene. Spesso ricordo gli anni della mia adolescenza e di come la città sia cambiata. E non posso non interrogarmi su come cambierà in futuro - momento in cui, di solito, la mia immaginazione straripa e mi porta via. Così accade con le mie storie. Me le ritrovo di fronte, ne studio i tratti, le espressioni, l'umore. Poi comincio a chiedere loro da dove sono venute, del loro passato. E, d'un tratto soddisfatto, comincio a capire dove stanno andando. Così le seguo, mi faccio guidare per un pezzo di strada.<br /><i>Per un pezzo di strada.</i> Ecco dove voglio arrivare. Assisto a un pezzo di strada, non a tutta la strada. Il problema è, purtroppo, che di strada io ne immagino molta, pur sapendo che è <i>soltanto un pezzo</i>. Il mio piccolo grande sogno è riuscire, finalmente, a scrivere un romanzo che abbia alle spalle il suo passato scritto da me. Fino a oggi non ci sono ancora riuscito.<br />Ho scritto la prima trilogia de <i>La Triade</i>, e la seconda è lì, che attende nell'ombra. È di una grandezza spropositata, tanto che mi spaventa, perché so quanto grande è. Più grande della prima, molto di più. È meglio. Ho scritto <i>La Rocca dei Silenzi</i>, concepito come romanzo singolo, ma prima ancora del primo vagito è diventato padre di due figli: in questo modo è nata la saga de <i>I Silenzi</i>. Ma il primo Silenzio a tutt'ora non ha il suo seguito. Il suo seguito è <i>Il giorno dopo</i>, che è molto più di un seguito: è il mio piccolo grande sogno. Un romanzo di continuazione, dopo un punto fermo. Un romanzo che mi permetta, finalmente, di mostrare a me stesso - e a voi - il modo in cui io racconto storie, cioè per un pezzo di strada, fatto di tanti passi, uno dopo l'altro. Passo dopo passo, forse, riuscirò a dimostrare a me stesso di essere nato per scrivere come avevo immaginato, riuscendo infine a dipingere una parte importante dell'affresco che avevo in mente quasi vent'anni fa.<br /><br />Il “progetto segreto” è un figlio più fragile, che necessita di un amore esclusivo e forte. Senza, morirebbe prima di nascere. E, in tutta sincerità, mi sembrerebbe un peccato, perché è una storia diversa, che fa vibrare corde di me che non sapevo di avere. È un'emozione. E non si può mai rifiutare a un'emozione di vivere.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-3475606687290742612?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-49384620519669145042009-03-30T12:45:00.000+01:002009-03-30T12:45:04.720+01:00La libertà dello scrittoreCominciamo col dire che è imprescindibile.<br /><br />Non so da dove cominciare, quindi, mi spiace, comincio dall'inizio. E, purtroppo per voi, dal <i>mio</i> inizio.<br />Dalla lettera datata <i>11 luglio 2001</i> a Gianfranco Viviani.<br />«Se relativamente al linguaggio migliore da utilizzare sono ricettivo ed umile (nei limiti del concepibile: ritengo sia il Libro Primo ad essere macchinoso, meno il Secondo e per nulla il Terzo), relativamente alla trama non oserei toccare una virgola [...] Se mi si chiede soltanto azione, allora mi si boccia: non è la strada che seguo.»<br />Queste sono parte delle parole conclusive, spedite in risposta alle critiche mosse dallo stesso Viviani alla mia trilogia, che gli avevo proposto un paio di mesi prima. In pratica, riconoscendo una necessaria revisione, tale revisione doveva andare a toccare soltanto stile e sintassi, non la storia.<br />La morale? Tre giorni dopo ho ricevuto il contratto a mezzo posta, sorpreso dalla rapidità. I motivi per cui sono stato scelto, ritengo, sono molti di più e qui sto semplificando, ma scendere nei dettagli mi porterebbe fuori tema. (Ne parliamo un'altra volta?)<br /><br />Il succo è: non svendere mai se stessi e credere nel proprio lavoro. Non conviene e non ci fate una bella figura. Anzi, semmai potrebbe capitarvi com'è capitato a me, cioè di essere apprezzati per la forza delle proprie idee.<br /><br />Ciò detto, se volete diventare autori editi, con l'editoria dovete fare i conti. Ed è esattamente a questo punto che la brillante Nutza è spuntata con un po' di quel realismo mescolato al pessimismo da cui io stesso sono affetto. «[...] comprendo quanto debba essere difficile colmare il gap tra la voglia di render giustizia a una storia (che deve essere raccontata con onestà, che ciò richieda 500 o 1000 pagine) e la difficoltà di trovare un editore... [...]».<br />Non è poi così difficile. Dipende dalle priorità che si sentono nel proprio animo. Quando si crede a una storia e, una volta conclusa, si sa d'aver dato il massimo, non ci si deve fermare (cosa che la stessa Nutza afferma poco dopo, segno che sta bene, in fondo).<br />La questione che sottolinea Nutza, però, è più sottile e lei stessa credo abbia voluto indicarla. È necessario prendere delle decisioni a monte, che collidano con il proprio estro creativo, ma che permettano di aumentare le probabilità di pubblicazione? Direi che niente è davvero necessario, se non la consapevolezza nei propri mezzi e della direzione presa.<br /><br />Porto il ragionamento su di me. Sto scrivendo il progetto segreto e ho messo da parte <i>Il giorno dopo</i>, per ora. La mia scelta è ponderata. Il progetto segreto esce dalla nicchia, perché non è fantasy, bensì fantastico. Credo difficilmente supererà le 400 pagine e anche se lo farà andrà bene lo stesso. <i>Il giorno dopo</i>, invece, si preannuncia lunghissimo, di questo passo oltre le 900 pagine. Ma è così che dev'essere scritto, perché la vicenda è guidata da una visione ampia del mondo - inventato - e di ciò che vi accade: nulla può essere sottovalutato, nulla può essere fuori posto. E, del resto, questo è il solco della migliore fantasy contemporanea, perché molti degli autori più grandi sfornano tomi di oltre 900 pagine (Jordan, ahinoi trapassato, Martin, Erikson e altri, più conosciuti oltreoceano, ma che cominciano ad arrivare anche qui). Non dico che io sto seguendo il solco dei successi. Dico che, se i successi sono quelli, un perché ci sarà. La fantasia, nel fantasy, deve avere lo spazio di dominare, pena il calo della qualità.<br />Ciò detto, torniamo al punto di partenza. Da autore, ho fatto una scelta precisa: privilegiare temporalmente il progetto segreto a scapito de <i>Il giorno dopo</i>, in base a un ragionamento di bacino d'utenza e, non meno importante, in base alla mia breve carriera di scrittura: sono "fermo" da troppi anni a <i>La Rocca dei Silenzi</i>, pubblicamente parlando. Ultimare il progetto segreto il prima possibile è fondamentale, perché i tempi dell'editoria sono lunghi (l'Editrice Nord, in linea di massima, se mette sotto contratto un autore per il romanzo X a gennaio del 2009, lo pubblicherà nel secondo semestre del 2010 - se va bene nel primo semestre, ma dev'esserci rimasto uno spazietto per qualche motivo). Una volta ultimato, perorerò la sua causa, in cui credo in modo assoluto (scrivere è un investimento in fede, a meno che non ci si chiami Stephen King). Di contro questo mi permetterà poi di dare tutto lo spazio necessario a <i>Il giorno dopo</i>, che avrà le sue 900, 1000 o più pagine: non me ne frega un fico secco se poi non lo vorrà pubblicare nessuno. <i>Quello </i>è ciò che io sento di scrivere e, se riuscirò a dare al romanzo la struttura, la forma e la sostanza che sogno fin dall'inizio, ne sarà valsa la pena.<br /><br />Il succo è: non è necessario svendersi, scendere a patti, ma usare la testa. Un autore <i>vero</i>, salvo casi rari, è una persona che scrive in modo prolifico, che ha idee di continuo. Ha i suoi tempi, ma non si ferma mai, creativamente parlando. Di conseguenza non c'è ragione per temere di non riuscire a scrivere almeno <i>un</i> romanzo che andrà bene ad almeno <i>un</i> editore (non a pagamento). Ci vuole forza, ci vuole pazienza, ma la libertà dell'autore è garantita.<br />Eppoi, vi chiedo, siamo davvero sicuri che sia l'editoria a bloccarci o forse sono i nostri sogni di gloria? O forse sono i nostri preconcetti? I casi editoriali nascono quando gli autori osano - parlando di quelli positivi -, riescono a farsi breccia, a essere convincenti, in un modo tutto loro.<div>Voi credete che nel lontano 2001 io, ricevendo a casa la rivista dell'Editrice Nord "Cosmo", non abbia pensato: "Ehi! Ma porca...! Chi è 'sta Redivo?! Ecco, pubblica una trilogia fantasy. E figurati se adesso la Nord vorrà la mia. Per un calcolo delle probabilità è impossibile! Una seconda trilogia da un esordiente italiano... Naaa... Ma porca miseria!" Mi sbagliavo. E per fortuna ho deciso di provarci lo stesso. Ora, certo, io non sono nessuno. Ma, ecco, la pesante cappa di sfiducia di cui mi ammantavo me la sono tolta. Oggi preferisco credere, ragazzi. In me e nella vita. Dovete <i>credere</i>.<br />Sapete una cosa, io sono felice di quanto ho fatto e di come l'ho fatto, errori compresi. Mi sono tolto un sassolino dalla scarpa e non mi sono mai svenduto. Forse mi è andata bene, sono stato fortunato. Eppure, come ho sempre candidamente dichiarato, credo la fortuna c'entri soltanto un po' con una pubblicazione. (Legge che applico a tutti gli editi, con sistematica coerenza, anche a quelli che si dicono semplicemente fortunati: non è così.)<br /><br />L'editoria apprezza autori forti, capaci. Lasciate stare il baby-boom nel fantasy: <i>chissene frega!</i> Non è che vengono pubblicati soltanto loro e, tanto per dirne una, rispetto al 2001 sono molti, molti di più gli autori adulti di fantasy che vengono pubblicati, in Italia, nonostante i "baby" tra i piedi (eppoi, ragazzi, siete proprio sicuri che non portino acqua al vostro mulino anche loro? I "baby" di oggi potrebbero volere la fantasy adulta domani: pensate che bel bacino d'utenza volenterosi, giovanissimi autori italiani vi stanno preparando! Come sempre la questione è guardare la metà piena del bicchiere...). Tutto sta nel darsi da fare <i>in piena libertà</i>, considerando che i Vermilinguo<i> </i>vengono visti piuttosto male dai professionisti del settore, se sono veramente tali. Ricordate che voi siete gli <i>autori</i>, una casa editrice vi rispetterà sempre e rispetterà la vostra indipendenza di pensiero. Non potrà mai imporvi nulla dall'alto e sta a voi scegliere cosa proporre.<br />Semplicemente, quando avete in corpo un tomo di 1000 pagine, dovete dirvi: posso essere libero ed edito allo stesso tempo. Dovete credervi, perché è possibile.<br /><i>Credere in se stessi, scrivere, rivedere e, alla fine, credere di nuovo in se stessi, più fortemente che all'inizio, perché avete lavorato duro e raggiunto una meta: un nuovo romanzo ultimato.</i> (Meglio ancora se è il primo: che carica!)<br />Questo è il mestiere dello scrittore.<br />E non c'è editoria che vi tarperà le ali.</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-4938462051966914504?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-27693056733720782312009-03-25T12:51:00.005+01:002009-03-25T17:42:15.990+01:00L'Italia e la mia vitaQuando sento una spinta a comunicare, è raro che vi rinunci. Un tempo, fino a 25 anni, ero un tipo piuttosto taciturno, con tutto ciò che ne consegue. Poi, la vita, ti cambia. E, se t'impunti, comincia a prenderti a schiaffi.<br />Arriva il momento in cui le guance si sono ormai gonfiate e la tua faccia non ti piace più.<br />Così cambi.<br /><br /><div>Quest'anno mi sposo. È una cosa molto personale, che mi emoziona, perciò non mi piace scendere nei particolari. Basti sapere che la mia tenera metà è, in buona parte, artefice del cambiamento. Si dice che gli artisti abbiano sempre vicino una figura <i>importante</i>, che li <i>sospinge</i> e non soltanto sorregge. Nel mio caso è certamente vero.<br />Nel 2010, invece, me ne andrò dall'Italia. Verso dove? Oh, non chiedetemelo, per favore: ancora non lo sappiamo! :)<br /><br />Frattano sono qui, come sapete, a scrivere. Ma, avendo guardato le cose in prospettiva con una certa attenzione, so che non sto scrivendo: sto costruendo. Per la precisione, il mio futuro. Sono troppe le cose coinvolte in quest'anno di svolta (niente di più lontano rispetto a un "anno di passaggio"). Inutile elencarle tutte, basti dire che qualsiasi cosa stia facendo in questi giorni non è niente meno che un <i>progetto di vita</i>. È così per tutti, si potrebbe obiettare. Be', forse non tutti decidono di lasciare il proprio Paese a 37 anni. E, naturalmente, pur riflettendovi molto non saprò mai a quanti cambiamenti andrò incontro, finché non mi ci troverò.<br /><br />Una delle riflessioni più frequenti è: cosa c'è che non va nel mio amato Paese? Perché lo amo e non ci si può far nulla. Eppure, qualcosa me lo rende <i>stretto</i>.</div><div>Sarà che mi ritrovo a combattere quotidianamente con una cultura polarizzata, da un lato gli acculturati tromboni, dall'altra le scelte incomprensibili della massa. Ecco, ve lo confesso: io ho sempre tentato di elevarmi, col risultato di essermi sempre sentito <i>diverso</i> (cosa che, sono certo, capita quasi a tutti...). Ma so ciò che non voglio essere: un acculturato trombone. Acculturato mi sa che non lo sono - e questo credo sia un peccato. Trombone? Non lo so, fate voi.<br />Quando penso all'Italia, al mio Paese, sento che è tutt'altro che fossilizzato. Mi spiace, non concordo con chi dice che è un popolo fermo, quello italiano. Si muove, si muove eccome. Ma, ahimè, in una direzione che mi piace sempre meno. E più lo vedo spostarsi, più mi sento fermo io. Non riesco a crescere in un Paese così: mi sono fossilizzato!<br />Eh, no. Non è così facile. La frase corretta è "mi <i>ero</i> fossilizzato". All'età di Cristo in croce mi sentivo già bell'e morto. Artisticamente frustrato (cosa c'entra aver pubblicato quattro romanzi? Non c'entra, ragazzi), perché l'arte è il riflesso della vita. Mi sentivo legato a un popolo amato, ma dannatamente conservatore.<br />Il popolo italiano è tanto conservatore che trasforma sin troppo spesso l'educazione e la gentilezza in ipocrisia. È il popolo dei saluti di cortesia e dello sparlare alle spalle, del "vorrei" anziché del più sincero "voglio", delle mascherate in borghese di troppe persone che impostano la loro vita sull'apparenza, del "100 colpi di spazzola" e del Fantasy che è una "roba", delle "Vacanze di Natale '90" (perché quelli dopo sono peggio!), della Destra che sputa in faccia alla Sinistra e della Sinistra che disprezza la Destra con sufficienza, del Centro che sembra una corrente di medievalisti, dei "militari di quartiere", del "la Legge è uguale per tutti", del "Presidente operaio" e degli operai in Cassaintegrazione, dell'unico politico di spessore che vedo da decenni a Sinistra che preferisce pensare all'Africa, perché l'Italia è troppo dura per lui, delle centrali nucleari di terza generazione che chiuderemo già quando saremo in terza età, dell'eolico no perché rovino il paesaggio, delle banche forti (anche con i più deboli), della Nazionale di Calcio e delle altre Nazionali (forse, quali sono?), dei neo-fascisti negli stadi e a Verona per le strade, delle panchine di Treviso negate agli extracomunitari (che si sedevano ancora, così le hanno tolte fisicamente: siediti ora, negro! In che anno siamo? Obama lo sa), dei Mou (Premio Trombone 2009!) che ci danno dubbie lezioni di stile, del Montanelli che sbatte la porta de "Il Giornale" pur essendo stato gambizzato dalle Brigate Rosse, dell'Enzo Biagi epurato, dei Travaglio che diventano miti (solo perché fanno il loro lavoro), dei Corona che diventano miti (solo perché non sanno lavorare), della torre di controllo che si fa una partitella di calcio (chi perde paga l'aereo!), dei Bamboccioni, della popolazione anziana che schiaccia quella giovane, delle polemiche, delle intercettazioni no, delle intercettazioni sì, delle intercettazioni forse, della Iervolino che intercetta e poi si distrugge le prove da sola, dei talk show in cui prima si piange eppoi si parla male (anche l'italiano, che non è romanesco), dell'esterofilia, del calore umano che si sente dal centro in giù, dalla ricchezza che va dal centro in su, dello spinello no e dell'alcool sì (basta che non mi fai male con l'automobile), dei Grandi Statisti che io non ero ancora nato, dei falsi alternativi (forse erano paninari da adolescenti?), dei falsi ricchi col macchinone in 3256 rate, del maschilismo ancora imperante, delle multinazionali comandate secondo lo stile degli anni '70, dell'opportunismo dei sindacalisti, del collega, del coinquilino, del prossimo, di ogni prossimo: nascondiamoci! Aiuto, stiamo buonini buonini, in silenzio. Se proprio vogliamo fargliela, facciamogliela dietro... alle spalle, che hai capito?</div><div>No, basta. Grazie.<br />Ci si guarda attorno e, pur vedendo tanta bellezza, si sente che il Paese è chiuso su se stesso. Ti tarpa le ali, ti fa sentire impossibilitato a crescere. Negli ultimi sei anni sono stato interAnale e lo sarei ancora se non avessi deciso di prendere in pugno la mia vita. Che cosa mi promettevano? Che cosa volevano regalarmi? Una vita preconfezionata. Me ne vado. Voglio violentarmi, voglio spalancare la mia mente, vivere di più, voglio che quest'immobilità che mi si è appiccicata addosso scivoli via, spazzata da venti nuovi, che mi portano profumi nuovi. Voglio colori nuovi. Voglio qualcosa di nuovo, ché qui non lo trovo.<br /><br />Eppure, prima che si pensi male di me, altrettante sarebbero le cose positive da scrivere. Facciamo un esempio, va, anziché una lista chilometrica. Ciò che di più bello mi ha dato l'Italia: un nome e un cognome comuni, che, poi, si sono fatti un po' strada nel vostro immaginario e, forse, nei vostri cuori. Il Sig. Nessuno che infine comincia a comunicare con persone che non conosce, ricevendo un'ondata di emozioni, belle e brutte (alla fin fine conservo gelosamente anche quelle brutte, perché mi hanno insegnato molto). Lo scambio, su internet, è tremendamente vitale e stimolante. Le persone che stanno dietro a questi pixel neri su sfondo bianco sono dannatamente intelligenti, interessanti, creative... Sono <i>belle</i> persone. E si muovono, eccome se si muovono. E allora ti rendi conto che tutto quanto vedi di negativo è soltanto la patina che si è depositata sull'Italia, non ciò che l'Italia è.</div><div>Quindi, perché voglio andarmene, alla fin fine? Perché gli italiani non si sentono popolo. Non lo sento io, non ci sentiamo così (altrimenti non si spiegherebbero troppe cose). Non sento l'affetto, non sento le emozioni del prossimo fluire verso di me, non sento che ci guardiamo con stima, ma con sospetto, con preconcetto, con astio (e non parlo del "flower power", sia chiaro). Mi è sempre mancato, in fondo. Non adesso, no. Da sempre. Ho sempre sentito che mi mancava qualcosa, pur conoscendo belle persone. E tutti gli altri, che sono la stragrande maggioranza, che fanno? Cammini per strada e ti senti solo, finché non incontri un amico. Ma a voi sembra normale? A me no. Quindi forse sono io che sono anormale.<br />Là fuori c'è di molto peggio. Ma c'è anche di molto meglio. Dipende da quali sono le priorità di una persona. Così me ne andrò, forse per sentirmi più italiano di quanto mi senta oggi, dato che mi sento cittadino del mondo e come tale intendo muovermi.<br /><br /></div><div>Torno al <i>secretum</i>...</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2769305673372078231?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com8tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-34865329551727580172009-03-24T11:45:00.004+01:002009-03-24T12:41:34.588+01:00Sul primo trimestre 2009Voglio rispondere direttamente con una nuova blog-considerazione ai vostri commenti a quella precedente. Andiamo per punti.<div><br /></div><div><b>Pianificazione, non pianificazione.</b> Sono uno scrittore che pianifica, ma che ama sperimentare, Michele. La verità è che tuttora mi sembra che la pianificazione, per il tipo di romanzi che scrivo io, sia la via migliore. Dato che negli ultimi tempi mi sono cimentato sia con un romanzo pedissequamente pianificato - <i>Il giorno dopo</i> -, sia con uno di cui ho soltanto il punto di partenza, il punto d'arrivo e parte dei personaggi - <i>Il progetto segreto</i> -, la mia affermazione è scritta con cognizione di causa (sempre e soltanto per ciò che concerne la <i>mia</i> scrittura; non pretendo di parlare per altri autori).<br />In sintesi, non mi sembra che l'invenzione del momento non si affacci quando scrivo un romanzo pianificato. Anzi! Ma forse dipende dal fatto che io ho soltanto alcuni "passaggi obbligati" per le singole scene, mentre tutto il resto può essere inventato sul momento (e così faccio). Insomma, il buon vecchio metodo descritto nella mia rubrica "Un nuovo mondo", che dovrei aggiornare in molte parti, rappresenta tuttora le fondamenta del mio scrivere.<br />Navigare a vista è più complesso e stancante che navigare con il satellite! (E, soprattutto, cosa che mi sta facendo riflettere e che forse mi farà cambiare metodo anche per questo "progetto segreto", impedisce un calcolo perlomeno approssimativo dei tempi di prima stesura: molto fastidioso, dato che a me piace gestire in modo efficiente il tempo e navigare a vista lo impedisce.)<br />A Nutza dico che, alla fin fine, ciò che lei chiama "briglia sciolta" per me è un metodo di pianificazione: io scrivo così. Ho sempre sottolineato l'importanza di pianificare lasciando l'estro il più libero possibile. La scelta di quelle che io ho chiamato "focalizzazioni" (comodità mia), cioè le liste di punti da affrontare in ogni singola scena, è stato l'espediente migliore a cui sia arrivato e che tutt'oggi considero vincente. Scrivi quello che vuoi, ma senza perdere di vista il tuo obiettivo, che è portare avanti la storia <i>in ogni scena</i> e avvicinarti sempre più al finale. Altrimenti non è scrittura, è una porcheria!<br />Sono molto curioso di leggere qualcosa di tuo, Nutza. Con una simile pianificazione credo che ne leggeremo delle belle.<b></b></div><div><b>Il progetto segreto continua.</b> Per togliere un po' di curiosità a Francesco, posso dire che la mia definizione è "fantastico" per questo romanzo, perché accetto i generi e rifiuto i sottogeneri. Credo, però, che molti lo chiamerebbero urban-fantasy, cosa che io contesterò fino alla morte! È realtà con un elemento fantastico in più: un elemento importante, ma pur sempre sottomesso alla realtà.<b></b></div><div><b>Il giorno dopo.</b> Luca, è più denso de <i>La Rocca dei Silenzi</i>: non c'è molto da tagliare e, comunque, anche tagliando alcune, eventuali digressioni, guadagnerei qualche decina di pagine? Resterebbe un tomone, te l'assicuro. C'è un solo punto in forse, fondamentale: uno dei fronti d'azione, che avevo deciso di togliere e poi, rivalutando gli appunti, ho deciso di reinserire. Ma sono tuttora dubbioso: devo valutare quanto dona al romanzo tale fronte d'azione e quanto guadagnerei, invece, in termini di pagine. Ho anche una mezza idea: scorporarlo e farlo diventare un racconto lungo, pubblicandolo on-line sul mio sito. Ma di nuovo sorgono dubbi: farebbe presa sui lettori? Non so quanto... Certo è che, essendo una sorta di "appendice" al romanzo, se lo leggerebbero i lettori de <i>Il giorno dopo</i> e il racconto acquisirebbe valore, grazie a ciò che hanno già letto. Vedremo. Sarà per il secondo trimestre. (Non vedo l'ora di rimetterci mano!)<b></b></div><div><b>A proposito del terzo romanzo</b> che ho in progetto di scrivere, non si capisce qual è semplicemente perché non l'ho citato. Il mio sentire mi porta a <i>Luce</i>, un fantasy veramente strano, che non saprei come definire. Un libro a sé stante, non credo voluminoso e che affronterebbe tematiche a me care. L'ambientazione ideata è affascinante e m'è giunta come una sorta di illuminazione, in un'ora di ideazione forsennata (a suo tempo la pensai per un fumetto, parlandone con Massimo Perissinotto, che tentò di trascinarmi in quel mondo - cosa che medito di sperimentare).<br />Tuttavia, tengo a sottolineare che non ho deciso quale sarà questo terzo romanzo. Mi riservo di cominciare quello che avrò più voglia di scrivere in quel momento. E, naturalmente, sempre se ce la farò (<i>Il giorno dopo</i> avrà dalle 800 pagine in su: devo scriverne metà e rivederlo per intero... Spero di avere un po' di tempo per affrontare il terzo - anche se recenti sviluppi della mia vita mi fanno temere che sarà ardua, perché me ne mancherà il tempo materiale).<b></b></div><div><b>La pubblicazione dei miei romanzi.</b> C'è stato un periodo in cui ho tirato i remi in barca. Avevo deciso che non me ne fregava più niente "del mondo là fuori", perché ero amareggiato e piuttosto pessimista sulla (mia) possibilità di crescere in un Paese rissaiolo e sull'assennatezza di farmi strada in una nicchia polverosa (a che pro?). Poi, però, mi sono detto che sarebbe stato un peccato perdere i (pochi) lettori che mi hanno apprezzato, una ricchezza che la vita mi ha permesso di accumulare (non in modo inatteso, perché desideravo l'esperienza da molto). Resta il fatto che io non sono uno scrittore per ragazzi e, quindi, la mia fetta di mercato è piuttosto ristretta. Figuriamoci, poi, se mi metto a scrivere tomi di quasi mille pagine...<br />Massimo Perissinotto mi ha abbastanza convinto sul "<i>dovere</i>" di cercare un editore che li pubblichi, più che sulla possibilità. Secondo lui sarebbe un peccato io non tentassi di trovare editore (l'Editrice Nord non vorrà mai <i>Il giorno dopo</i>), anche se io sono invece piuttosto aperto a strade alternative (e me ne frego di tutte le conseguenti <i>pugnette</i> dei detrattori). Si vedrà, ma ringrazio Fabrizio per l'augurio e Marco per il supporto.</div><div>Qui a Trieste piove, ma vedo le Prealpi illuminate dal sole, alla fine della pianura friulana. Bello spettacolo, davvero, che mi ricorda che devo tornare a scrivere.</div><div>Spero vi piaccia l'idea di rispondere con una blog-considerazione, anziché nei commenti.</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-3486532955172758017?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-40303106018641019312009-03-17T11:38:00.004+01:002009-03-17T12:32:23.725+01:00Progressi primo trimestre 2009Tanto per aggiornare chi ha nel suo lettore di feed il mio blog (tutti gli altri si saranno ormai stufati di venire a vistare un blog non-morto...).<br /><br />La scrittura de <em>"Il giorno dopo" </em>è stata interrotta da un po' di tempo. Ricordate la blog-considerazione intitolata "sorprese"? Ecco, la brutta sorpresa di cui parlavo è che dovrete attendere un po' di più per veder nascere questo tomone. Ci giro attorno con molto amore, leggendo ciò che ho scritto sinora, ma sto lavorando ad altro.<br />Un paio di giorni fa mi sono accorto d'aver preso una decisione d'impaginazione, a inizio prima stesura, di cui poi mi sono dimenticato. Contavo le pagine scritte in base a quelle dei documenti di Word, quando invece, per spirito ecologico, avevo preso le misure dei margini laterali de <em>La Rocca dei Silenzi</em>, ma non quelli superiore e inferiore, per guadagnare spazio e usare meno carta. Il risultato è che ho dovuto rifare i conti, sempre sulla base dell'impaginazione decisa dall'Editrice Nord per il mio ultimo romanzo edito (per avere un paragone diretto). Il risultato mi ha stupito: a metà romanzo, cioè dopo aver scritto 24 capitoli dei quasi 50 previsti, ho superato le 480 pagine, anziché le 340 stimate a suo tempo. <em>Il giorno dopo</em>, cioè, a metà è già di 40 pagine più lungo de <em>La Rocca dei Silenzi</em>. Mi sembrava di essere troppo lento, nonostante la complessità del progetto. Non era così, considerando il poco tempo a disposizione.<br />Discorso a parte sarà la sua pubblicabilità: 800, 900 o 1000 pagine di romanzo? Duretta, eh... Ma si vedrà a suo tempo. In ogni caso io devo rispetto all'opera e alla sua qualità, non alla sua lunghezza. Se saranno 1000 pagine di qualità, sarò soddisfatto. Di 600 di minor qualità non me ne farei nulla. (E sono uno che punta alla sintesi, sottolineo. Le 480 pagine scritte sinora sono molto dense, come quelle de <em>La Rocca dei Silenzi</em>, per intenderci e forse nella loro totalità perfino di più.)<br />Di recente ho stampato ciò che ho già scritto per un amico, perché prima di rimettervi mano, entro un paio di mesi <em>al massimo</em>, ricevere qualche feedback critico non mi fa certo male. Ebbene, ho perso l'intera giornata a leggere brani di capitoli e capitoli interi. Devo dire che le ripetute riletture, spesso necessarie per ricordare e rispettare la coerenza interna dell'opera e lo sviluppo della caratterizzazione dei personaggi, hanno sortito il loro benefico effetto. Correggendo qui e là, alcuni capitoli mi sembrano già molto vicini a una forma che sia degna della (richiesta di) pubblicazione. La cosa mi soddisfa molto e mi ha donato ore liete di lettura: godendomi i dialoghi e l'azione, spesso mi sono dimenticato di esserne l'autore. Mi succede di rado e, a mio avviso, è un buon segno.<br /><br />Il progetto a cui sto lavorando, invece, è "segreto". Non vi dirò nemmeno qual è il suo titolo, per motivi precisi. Sto sputando sangue su questo romanzo, ma inizio a credere che il testo mi ripagherà, alla fine: ha un grandissimo potenziale. Spero soltanto di riuscire a sfruttarlo.<br />L'idea viene da lontano ed è banale soltanto sulla carta o se riassunta in una frase. Il suo sviluppo è piuttosto complesso e, spesso, sorprendente - per il me scrittore/spettatore. Le mie difficoltà dipendono da due fattori determinanti: non è fantasy, è fantastico, e non è stato pianificato praticamente nulla - a parte chi sono i protagonisti e dove voglio andare a parare a grandi linee. La cosa mi ha creato parecchi problemi.<br />In primo luogo l'ambientazione reale, specie quella cittadina, all'inizio stroncava la mia ispirazione. Sono un amante della natura e il fantasy mi ha sempre dato la possibilità di muovermi in paesaggi incontaminati, in realtà più a misura d'uomo, ben lontane dal nostro presente. Questo ha fatto sì che io sviluppassi un'immaginazione molto fantasy-oriented, ho riscontrato. La conseguenza diretta è che ho fatto moltissima fatica all'inizio. Poi ho scoperto il modo per far leva sulla mia creatività <em>nonostante</em> l'ambientazione.<br />In secondo luogo non sono abituato a procedere alla cieca e, rilevo, la cosa impedisce un certo sviluppo della caratterizzazione. Così procedendo non si può controllare quasi nulla, se non in fase di revisione. I soli punti di riferimento sono il passato: è come essere un creatore che non ha poteri. Dove la mettiamo la preveggenza, l'ironia di certi avvenimenti, perché si sa che poi accadrà qualcosa che li renderà vani e renderà sciocche le parole pronunciate dai personaggi? E mille altre cose... C'è, però, il gusto dell'imprevisto, del guizzo dell'estro che si affaccia più spesso del solito. In tutta sincerità vi saprò dire a fine stesura cosa ne penso.<br />Allora, quando sarà ultimato questo romanzo? Non lo so, semplicemente perché non ho pianificato nulla. Non so quanti siano i capitoli e di conseguenza quanto ancora mi manchi. Ho scritto 150 pagine circa, per un totale di 11 capitoli. Ho una traccia di cosa succede fino al XIV compreso, poi... <em>il nulla!</em> Quello che mi sento di affermare è che la grande difficoltà iniziale - prima responsabile per il silenzio di questo blog - è passata e ora scrivo con una certa sveltezza, cosa che mi evita frustrazioni e mi lascia la serenità necessaria a sfruttare appieno le capacità narrative sviluppate in passato.<br /><br />La meta dei 3 romanzi ultimati entro quest'anno è assolutamente alla mia portata, insomma.<br />Questo nonostante la mia vita è in totale fermento (ad altre blog-considerazioni i miei progetti di vita, quando qualcosa sarà più certo di ciò che posso dire oggi).<br /><br />Questo è quanto, ragazzi.<br /><br /><br />Un sorriso,<br /><em>Andrea</em><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-4030310601864101931?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-24482399913326750272009-02-24T09:36:00.004+01:002009-02-24T09:47:44.593+01:00La faticaScrivere è una faticaccia. Ormai ho scritto questa frase tante di quelle volte che ha quasi perso senso, ai miei occhi. In questi giorni, però, lo vivo sulla mia pelle. Scrivere è <em>davvero</em> una faticaccia.<br />Ci sono giorni in cui ti svegli riposato e tutto quello che ti esce dalle dita è robaccia.<br />Ci sono giorni in cui ti alzi dal letto a malapena e sei molto ispirato, ma stanco.<br />Ci sono giorni in cui hai il morale basso, perché sei ancora in alto mare... No, non è ispirante: è frustrante.<br />Ci sono giorni in cui sei felice e l'unica cosa che hai voglia di fare è uscire di casa! (Magari con la macchina fotografica...)<br />Ci sono giorni in cui scrivi benissimo per tre ore, però le altre tre che avevi pianificato non ce la fai proprio (ma devi).<br />Ci sono giorni in cui preferisci vivere.<br />Ci sono giorni in cui t'imbatti per sbaglio nell'ennesimo insulto su internet e non riesci a togliertelo dalla mente.<br />Ci sono giorni in cui t'imbatti per sbaglio nell'ennesimo commento lusinghiero e non riesci a togliertelo dalla mente.<br />Ci sono giorni in cui scrivi bene, ma non hai idee.<br />Ci sono giorni in cui hai una grande idea da affrontare, ma le parole ti escono banali, scialbe.<br />Ci sono giorni in cui vorresti scrivere fantasy, ma hai cambiato progetto.<br />Ci sono giorni in cu vorresti cambiare progetto, ma devi portare avanti quello attuale.<br />Ci sono giorni in cui vorresti tanto leggere e leggere e leggere, tanto serve alla scrittura. Ma devi scrivere.<br />Ci sono giorni in cui sei talmente stanco che rivedere il testo ti addormenta.<br />Ci sono giorni in cui o rivedi il testo o sfori la deadline.<br />Ci sono giorni in cui ti rendi conto di quanti romanzi di autori italiani vengono pubblicati, sorridi felice e poi ti rendi conto che tu sei fermo da anni. Allora cominci a scrivere, ma strascicando i piedi.<br />Ci sono giorni in cui, semplicemente, scrivere è faticoso. Tutti gli altri non li ricordo.<br /><br />(E non ho parlato delle sere e delle notti.)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-2448239991332675027?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com8tag:blogger.com,1999:blog-5100795322448308846.post-60510716477726323502009-02-12T13:06:00.002+01:002009-02-12T13:09:13.980+01:00Recensione: Midnight TidesRitorno nel mio piccolo orticello fantasy, proponendovi la mia recensione di <em>Midnight Tides</em>.<br />Steven Erikson continua la sua marcia trionfale all'interno del mio cuore.<br /><br />Leggetela qui e tornate a commentare:<br /><a href="http://www.negrore.com/recensioni/11midnighttides.htm">http://www.negrore.com/recensioni/11midnighttides.htm</a><br /><br /><br />Ciao!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5100795322448308846-6051071647772632350?l=www.negrore.com%2Fblog%2Findex.htm'/></div>Paraohttp://www.blogger.com/profile/08976834091428022652noreply@blogger.com5