tag:blogger.com,1999:blog-41863451041322597022009-07-06T09:17:08.790+02:00Davide MeggiatoHo ancora la forza che serve a camminare, picchiare ancora contro per non lasciarmi stare ho ancora quella forza che ti serve quando dici: "Si comincia !" E ho ancora la forza di guardarmi attorno mischiando le parole con due pacchetti al giorno, di farmi trovar lì da chi mi vuole sempre nella mia camicia... (F.Guccini)Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.comBlogger350125tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-62966888047398438372009-07-03T10:08:00.006+02:002009-07-06T09:16:40.117+02:00FUTURO<div align="center"><strong><span style="font-size:130%;">E Debora la vincente diventò<br />nel Pd una giovane petulante</span></strong> </div><br /><div align="center"></div><br /><div align="center">di Pierluigi Battista, da <em>Il Corriere della Sera</em> (data odierna)</div><br /><div align="center"></div><br /><div align="center"></div><br /><div align="justify">Il «paradigma Serracchiani» prescrive che nel Pd il giovane adottato da tutti sia trattato come un cucciolo da vezzeggiare con paternalistica accondiscendenza, ma se è un giovane che sceglie una parte e dice la sua, allora sono rampogne severe, commiserazione, persino dileggio. Da un giorno all'altro il volto nuovo di Debora Serracchiani si deforma nel simbolo dell'ingenuità. La fresca energia si rovescia in sventatezza. La schiettezza in dabbenaggine. Prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista a Repubblica per compiere questa repentina metamorfosi. Giovane, e donna, ha appena ottenuto un record di preferenze alle europee, addirittura battendo Berlusconi nel suo Friuli. Il voto, in democrazia, dovrebbe pur fare la differenza.Non la solita cooptazione oligarchica, l’ennesima candidatura in «quota giovani». Ma un’investitura popolare, con una messe di consensi che molti dei notabili della corrente a lei avversa, oggi in prima fila nell’accanirsi sulla poco sorvegliata creatura, neanche possono sognarsi. Invece, due battute e parte il fuoco d’interdizione. La Serracchiani ha detto che sta con Franceschini perché è più simpatico. Una leggerezza, ma da quanti anni, e con quanta stucchevole ripetitività, nella sinistra ci si avvita nella ricerca smaniosa di un leader che sia dotato di un appeal comparabile a quello di Berlusconi? Mai un rimprovero, nemmeno un buffetto: niente di paragonabile all’orrore suscitato dalla irriverente giovane (e donna). La Serracchiani ha anche detto che Massimo D’Alema rappresenta a suo parere una logica d’apparato da cui il Pd dovrebbe emanciparsi. Magari è una ruvida e ingiusta semplificazione. Ma è esattamente quella che pensano e non dicono, o forse sussurrano, esponenti ben più esperti e stagionati del Partito democratico.E poi, se la sfida tra i candidati è una gara vera e appassionante, si ha un’idea della brutalità politica con cui è stata condotta la competizione delle primarie democratiche tra Obama e Hillary Clinton, oggi sullo stesso fronte?La Serracchiani, ex astro nascente quando si prestava a un unanime appoggio pre-elettorale, ha parlato troppo e male. Non dispone di paracaduti di partito (a parte il dettaglio dei voti conquistati) e dunque su di lei è più agevole esercitarsi nell’arte della demolizione ad personam che sfiora il linciaggio politico. Non c’è bisogno di concordare con le sue tesi per non accorgersi che in tanta virulenza c’è qualcosa di smodato e di paradossale. Un partito che invoca il rinnovamento si trasforma in un consesso di arcigni professori che bacchettano la giovane che ha osato valicare i confini dell’irriverenza. Un partito che invoca le «primarie» a ogni passo non tiene in nessun conto il consenso elettorale che quella giovane ha ricevuto. Un partito che non fa che dichiarare la propria insofferenza per le oligarchie di appartenenza si scandalizza se la critica alla nomenklatura viene espressa con parole e concetti decisamente poco diplomatici.Il «paradigma Serracchiani» è anche la spia di una schizofrenia politica che rischia di ipotecare seriamente la rude verità di una battaglia politica da cui scaturirà il volto del nuovo Partito democratico. Si spera solo una caduta di stile, non il sintomo di una voglia d’ordine ( interno). </div><br /><br /><br /><object height="344" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9IIfU0ww1f4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/9IIfU0ww1f4&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br /><br />Che la forza sia con voi.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-6296688804739843837?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-42914952682438763632009-07-02T10:04:00.003+02:002009-07-02T10:55:19.330+02:00GENERAZIONE FB?<div align="justify"><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/luna-721408.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 134px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/luna-721407.jpg" border="0" /></a> E dunque, ad ottobre, siamo ancora a congresso: il 2° in due anni che eleggerà il 3° segretario nazionale in due anni. Un record. Al solito con reogle assolutamente particolari e balzane (del resto, se non lo fossero non saremmo noi; mai visto un partito di centrosinistra con regole chiare): gli iscritti indichjeranno i 3 candidati che, successivamente (il 25 ottobre), si sottopporranno ad elezioni primarie aperte a tutti (e che importa se, magari, qualche elettore leghista o del pdl partecipa pure lui giusto per fare qualche...scherzetto?). In questo momento, lo dico con franchezza, un poco mi diverto a dire a qualcuno che sto con Franceschini, a qualcun'altro con Bersani o - perché no? - con Adinolfi. Continuo a credere che non sia un problema di nomi nè di ex appartenenze. Di più: dalle prime adesioni all'uno o all'altro dei due principali candidati mi pare che stavolta davvero vi sia la possibilità di un "rimescolamento" che segni un deciso passo in avanti nella costruzione di questo partito nuovo (che a costo di essere chiamato "nuovo" rischia altrimenti di essere già vecchio): Letta e Bindi con Bersani (senza dimenticare l'amico Marco Stradiotto); la Seracchiani 8certo che da una euroodeputata mi sarei aspettato un poco di più che il dire "voto Franceschini perché mi è simpatico" ma, d'altra parte, io su <em>youtube </em>non ci andrò mai) con Franceschini insieme a Fioroni e Fassino. Ora però, prima di scegliere, occorre conoscere le proposte. E capire quale sia quella maggiormente corrispondente alla idea di partito che ciascuno di noi ha. Personalmente io credo che il PD debba essere:</div><div align="justify">1) un partito <strong>LAICO</strong> ma non <strong>LAICISTA</strong> : perché la laicità non detta linee di condotta morale, ma è un principio che permette a posizioni diverse, in particolari diverse posizioni morali e religiose, di convivere<strong>;</strong></div><div align="justify">2) un partito <strong>APERTO</strong> alla innovazione e al futuro;</div><div align="justify">3) un partito <strong>DIALOGANTE</strong> con quanti ad oggi si sono sentiti lontani da noi; un partito che sappia tornare a dialogare con il mondo imprenditoriale (e soprattutto quello di artigiani e medio-piccoli imprenditori) ma anche con quanti appartengono al mondo del lavoro e alle sue molteplici sfacettature;</div><div align="justify">4) un partito <strong>PROGETTUALE:</strong> un partito, cioè, che sappia avviare una riflessione seria e senza pregiudiziali sul futuro economico di un paese (l'Italia) che oggi (e ad eccezione dell'auto) è privo di qualunque vocazione industriale dopo che, nell'ultimo trentennio, abbiamo perduto l'industria della chimica, quella dell'elettronica, quella della metallurgia;</div><div align="justify">5) un partito <strong>FORMATORE</strong>: di coscienze, di conoscenze, di saperi;</div><div align="justify">6) un partito <strong>AMBIENTALISTA</strong>: ma non di un ambientalismo retrogrado (spazzato via anche dall'ultima tornata elettorale) e ideologizzato quanto piuttosto un partito che, nell'ambiente, veda opportunità di sviluppo economico veramente sostenibile;</div><div align="justify">7) un partito del <strong>CORAGGIO</strong>: il coraggio di affrontare le nuove sfide anche a costo di rivedere posizioni ormai consolidate e/o cristalizzate (e penso, ad esempio, all'ormai abusato tema della sicurezza che, obbligatoriamente, noi dovremmo ampliare e allargare per dire che la "sicurezza è tutto ciò che contribuisce a migliorare la nostra qualità della vita" e dunque sicurezza: del lavoro e sul lavoro ad esempio; sulla possibilità di avere un futuro certo);</div><div align="justify">8) un partito <strong>COMUNICATORE</strong>: la Zaccariotto (a Venezia) vince non solo perché <em>parla alla pancia della gente </em>ma anche perché lo fa con un linguaggio verbale improntato alla chiarezza, alla semplificazione del messaggio, allo slogan;</div><div align="justify">9) un partito <strong>TRANSGENERAZIONALE</strong>: e cioè un partito che premia le idee e le proposte indipendentemente dall'età anagrafiche del loro proprietario;</div><div align="justify">10) un partito <strong>POPOLARE</strong> e non <strong>POPULISTA</strong>: e cioè un partito che torni a fare (e qui a Mira, ad esempio, siamo su questo sulla buona strada) ciò che un tempo PCI e DC facevano: incontrare la gente, organizzare feste, aprirsi al territorio (e, guardate, che la Lega lo sta facendo da alcuni anni e anche questa è una delle ragioni del successo di un movimnento/partito che sta recuperando quel modo di fare politica).</div><div align="justify">Ecco: il mio voto andrà a quella proposta (basta chiamarla "mozione" per favore) che più delle altre vada in questa direzione. </div><div align="justify">Che la forza sia con voi!</div><div align="justify"> </div><div align="justify"><strong></strong> </div><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XLzyhVcYBc8&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/XLzyhVcYBc8&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4291495268243876363?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-41634948351193574172009-07-01T12:04:00.003+02:002009-07-01T12:10:56.758+02:00ORDINE DEL GIORNOIeri sera il Consiglio Comunale ha approvato un ordine del giorno dedicato alla violenza contro le donne. Violenza non solo fisica ma anche psicologica, fatta di soprusi, umiliazioni, ingiustizie.<br />Cliccando sul link sottostante<br /><br /><a href="http://www.davidemeggiato.com/odg.PDF">odg.PDF</a><br /><p>potrete leggerne il testo completo.</p><p>Che la forza sia con voi!</p><p> </p><p> </p><br /><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2C_1kno2r-M&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2C_1kno2r-M&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4163494835119357417?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-3043917241990503572009-06-29T09:10:00.005+02:002009-06-29T09:40:52.308+02:00SPERANZE<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Guido_rossa-791864.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 127px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Guido_rossa-791862.jpg" border="0" /></a><br /><br />Buon lunedì....<br /><br /><br /><div align="justify">1) L'ho già scritto e lo ripeto: vi sono programmi, film, documentari che meriterebbero di essere diffusi nelle scuole di tutta Italia e non mandati in onda, dalla televisione pubblica a tarda ora. Ieri sera, ad esempio, <em>Rai 3 </em>ha trasmesso <em>Guido che sfidò le Brigate Rosse</em>, film del 2007 (e mai visto nelle sale cinematografiche da cui la durissima presa di posizione del regista, Giuseppe Ferrara, che si appellò anche al presidente Napolitano) che racconta la vita di Guido Rossa (nel film interpretato d auno straordinario Massimo Ghini), bellunese trapiantato a Genova, alpinista e operaio metalmeccanico, sindacalista e assassinato (il 24 gennaio del 1979) dalla colonna ligure delle Brigate Rosse perché reo di aver denunciato un collega di lavoro (condannato poi a poco più di 4 anni e suicidatosi in carcere) che distribuiva volantini ineggianti ai terroristi. </div><div align="justify"><br /><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Guido_rossa_ucciso-734791.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 344px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Guido_rossa_ucciso-734789.jpg" border="0" /></a><br /></div><div align="justify">E' un film - denuncia di straordinario impatto emotivo, costruito su documenti dell'epoca. Semplicemente emozionante la ricostruzione di cosa avvenne dopo l'omicidio: uno sicopero generale con Enrico Berlinguer (allora segretario del PCI) che denunciò il clima di solitudine in cui Rossa si trovò dopo la denuncia. E la scenba dell'arrivo dell'allora Presidente della Repubblica, sandro Pertini, alla camera ardente, il gesto di posare sul petto di Rossa la medaglia al valor civile, la carezza sul volto ricomposto del sindacalista. Alla fine del film, prima dei titoli di coda, poche frasi che dopo aver ricordato le 491 vittime del terrorismo rosso sostiene che "il terrorismo è stato il responsabile della virata a destra del nostro Paese": frase su cui vale la pena riflettere. E molto.</div><div align="justify"></div><div align="justify"><br /><br /><br /><br /><br /><br />2) Ma bisogna riflettere anche su questo: Rita Clementi ha 47 anni, 3 figli, ed è una delle scienziate scientifiche italiane più importanti in virtù delle sue ricerche in campo oncologico. Ha scritto al Presidente della Repubblica (lettera pubblicata oggi da <em>Il Corriere</em>) per comunicargli l'intenzione/decisione di andarsene da questo Paese che la costringe ad essere, ancora, precaria:</div><div align="justify"></div><div align="justify"><em>Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al&shy;la loro madre. Vado via con rab&shy;bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi&shy;zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie&shy;dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian&shy;do ad essere italiana.<br />Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denun&shy;ciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è auto&shy;maticamente espulso dal «siste&shy;ma » indipendentemente dai ri&shy;sultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottie&shy;ne, poiché in Italia la benevo&shy;lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricer&shy;ca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può per&shy;mettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nul&shy;la. E poi, perché dovrebbe adi&shy;re le vie legali se docenti dichia&shy;rati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver con&shy;dotto concorsi universitari vio&shy;lando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continua&shy;to a essere eletti (dai loro colle&shy;ghi!) commissari in nuovi con&shy;corsi?<br />Io, laureata nel 1990 in Medi&shy;cina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Uni&shy;versità, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con pri&shy;mo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfo&shy;ma maligno possono avere un’origine genetica e che è dun&shy;que possibile ereditare dai geni&shy;tori la predisposizione a svilup&shy;pare questa forma tumorale. Ta&shy;le scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decade&shy;re non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ri&shy;cerca stranieri hanno conferma&shy;to la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profe&shy;ta in Patria.<br />Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeni&shy;che...<br />Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pen&shy;sionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, con&shy;tratti di consulenza... Come ul&shy;timo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica me&shy;dica dell’Università di Pavia, fi&shy;nanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.<br />Sia chiaro: nessuno mi impo&shy;neva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dal&shy;la forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ri&shy;cerca che molti hanno giudica&shy;to promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfig&shy;gere il cancro.<br />Desidero evidenziare pro&shy;prio questo: il sistema antimeri&shy;tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta&shy;re a crescere; per questo moti&shy;vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han&shy;no ritenuto di aumentare i fi&shy;nanziamenti per la ricerca.<br />È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu&shy;me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con&shy;seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi&shy;tà e gli enti di ricerca come feu&shy;do privato e che così facendo distruggono la ricerca.Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.<br />Rita Clementi </em></div><div align="justify"><em></em> </div><div align="justify">3) E' da molto che non parlo delle mie letture. Lo faccio oggi con una lettura "leggera". Si tratta dell'ultimo romanzo di Giorgio Faletti, <em>Io sono Dio </em>(Baldini Castoldi Dalai). Ho amato moltissimo la sua opera prima (<em>Io uccido</em>, 4 milioni di copie vendute), meno la seconda (<em>Fuori da un evidente destino</em>). Ma ora credo che davvero Faletti abbia raggiunto la sua masisma maturità espressiva: scrittura veloce alternata a momenti più riflessivi, una trama costruita su continui <em>flashback</em> che, poco a poco, disvelano l'ossatura della vicenda, personaggi che irrompono sulla scena con pochissime descrizioni perché costruiti man mano che le pagine si accavallano. Insomma: un gran bel romanzo.</div><div align="justify"> </div><div align="justify"><em></em></div><div align="justify"><em></em></div><div align="justify">Che la forza sia con voi!</div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><br /><br /><br /><object height="344" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7uHqKHipMXk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/7uHqKHipMXk&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-304391724199050357?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-86389839680941167802009-06-24T14:50:00.004+02:002009-06-24T15:24:22.763+02:00FUTURO<div align="justify">Quando nacque si disse che il PD sarebbe stato il partito in grado di dialogare con gli imprenditori e gli operai. Due anni dopo capiamo (non che ne avessimo bisogno....) che gli imprenditori criticano il governo ma continuano a votare centrodestra e che gli operai quando va bene non vanno a votare oppure, se va male, votano Lega. Buffo per un partito che si proponeva come <em>leader</em> di una coalizione il cui obiettivo era di assicurare governabilità a questo bel paese. Abbiamo voluto il partito delle primarie: Prodi (consacrato da esse) si dimette 9 mesi dopo essere divenuto Presidente del Consiglio; Veltroni (consacrato da esse) si dimette dopo la sconfitta elettorale sarda.</div><div align="justify">Abbiamo voluto prima il partito leggero, senza tessere. Poi abbiamo cambiato idea.</div><div align="justify">Ci siamo smarronati gli zebedei litigando su dove diavolo collocarci in Europa (e per fortuna ci siamo andati) e ci impaltaniamo, grazie ai <em>teodem</em>, sul caso di Luana Englaro.</div><div align="justify">Arriva Gheddafi in Italia e manco su questo ci si mette d'accordo senza finire sui giornali.</div><div align="justify">Guardando alle provinciali veneziane ci accorgiamo che quel che era il fiore all'occhiello del PD (la bravura degli amministratori locali) comincia ad appassirsi: siam sotto a Fiesso, a Martellago, a Marcon.</div><div align="justify">E' stato detto che "non siamo radicati nel territorio": cosa significa? Io credo che questo sia il fallimento dell' (attuale) disegno politico di questo partito. Significa che non siamo più in grado di confrontarci tra noi, con i nostri elettori e con tutti gli elettori. Significa che non siamo in grado di capire che questo nostro modello industriale ha bisogno di risposte immediate e concrete e autorevoli nel contempo. Che gli operai non sono più collettività ma che, vittime di questo modello industriale e di scellerate scelte sindacali, sono entroflessi, sono - cioè - vittime di un individualismo che non collettivizza più. Significa che non siamo più capaci di fare campagna elettorale, di intercettare i bisogni della gente e darne risposta. Significa che abbiamo creato una classe dirigente autoreferenziale che "scende in campo" soltanto per difendere le loro rendite di posizione, le loro nomine, le loro candidature. Ma quando, invece, occorre "sporcarsi le mani" (vedevo facce stupite quando qualcuno si accorgeva che stavo facendo lo speakeraggio: perché non avrei dovuto farlo?) non ci sono, in tutt'altre faccende affacendate. Quando venerdi scorso abbiamo accompagnato Davide Zoggia in giro per il territorio, formando un corteo d'auto, mi ha molto impressionato vedere - fra noi e a bordo della sua auto - la senatrice Donaggio: ecco, a me pare, che questo sia il modo giusto con cui si deve lavorare nel proprio collegio.</div><div align="justify">Mi risulta che a Porto Marghera non ci sia un circolo del Partito Democratico: c'era stato (l'amico Massimo) chi ne aveva proposto la costituzione e, puntualmente, c'è stato chi lo ha impedito. </div><div align="justify">E ora che fare? Condivido totalmente ciò che Andrea Causin propone nel suo blog (buon viaggio Fullio e salutaci il Ciad):</div><div align="justify"> </div><div align="justify"><em>(...) il Partito Democratico non può e non deve diventare l’orizzonte unico e il fine dell’azione politica. Il Partito Democratico semmai deve essere un luogo, uno strumento e un contesto in cui matura il confronto, la condivisione e dove le persone possono trarre ispirazione e strumento per un’azione politica rivolta al contesto territoriale e sociale dove sono chiamate ad esercitare un impegno.<br />(...) il Partito Democratico, soprattutto nel contesto del Nord Est, deve diventare soggetto innovatore negli stili e nei contenuti.<br />La capacità di innovazione negli strumenti di comunicazione (newsletter, siti, blog, facebook,….) deve essere coniugata con un metodo che consenta di essere tra la gente. La comunicazione virtuale è necessaria per velocizzare il flusso di informazioni e per ridurne il costo tuttavia non sostituisce la relazione personale che rimane il cuore dell’azione politica, sia di chi amministra che di chi si impegna sul versante del Partito.<br />Ma è necessario anche uscire dai riti e dalle sedi di partito. Bisogna ritornare ad abitare i luoghi dove la gente vive. Gli ambienti di lavoro e del tempo libero.Bisogna imparare a dire cose importanti in tempi brevi, anche nelle assemblee. Bisogna intervenire dicendo cose importanti in 5 minuti e non intervenire quando non si ha nulla da dire.Bisogna cominciare a capire che il mondo, le sensazioni e le valutazioni politiche non sono solo riferibili al contesto del partito, ma c’è una complessità di ambienti che vanno frequentati, conosciuti.Bisogna tornare a costruire un sistema di relazioni, anche di amicizia, con le persone che operano nell’impresa, nella cooperazione, nella pubblica amministrazione, nelle organizzazioni sindacali, con i cittadini più in generale.Amicizia e fiducia nel rispetto della reciproca autonomia.<br />Sul piano dei contenuti ci sono delle sfide che non possono attendere, rispetto alle quali il Partito Democratico deve porsi con una proposta culturale prima che politica.<br />Anche in questo caso ne cito alcune con l’intento di iniziare ad aprire un dibattito.<br />Il “bene essere” del Nord Est va difeso.Va difeso il lavoro, va difesa la qualità della vita, vanno difesi i servizi sociali e sanitari.Va difesa la libertà delle persone, intesa – come afferma Amartya Senn – come la possibilità che ciascuno dovrebbe avere di poter avere una vita buona per se e per le persone che gli sono care. Ciò si può realizzare solo se il contesto economico è trainante e dinamico. Ecco perché è necessario definire al più presto la strategia di rilancio dell’economia Italiana e in modo particolare di quel pezzo di Paese, che è il nostro, che produce il 10% della ricchezza.Il ripensamento di Veneto Sviluppo S.p.a. in direzione di un maggiore sostegno al sistema d’impresa, in modo particolare quelle innovative, il disegno strategico sulle nuove vocazioni industriali e di servizi dell’area industriale di Porto Marghera e degli insediamenti industriali delle altre province del Nord Est, il trasferimento dei saperi dalle università ai luoghi dove si produce, una pubblica amministrazione più snella e più efficace capace di creare contesti favorevoli agli investitori e agli investimenti. Se l’economia va bene, c’è lavoro, c’è buon lavoro.Se l’economia va bene la ricchezza può essere distribuita, soprattutto sotto forma di servizi.<br />Il Nord Est, soprattutto in un periodo di crisi chiede che sia ristabilito un principio di equità.La gestione del sistema socio – sanitario e la gestione dei servizi essenziali e pubblici alla persona è costretta da una visione economicistica.I bisogni aumentano, anche perché la popolazione anziana cresce e in relazione ad essa la domanda di sanità e di servizi, ma i soldi a disposizione diminuiscono.Ciò accade in particolare perché alcune zone del Paese hanno speso e spendono in eccesso.Al Sud e al Centro si spende e si spande, con un governo leghista che ripiana a piè di lista. Da noi si stringe la cinghia, anche se i nostri enti sono sempre stati virtuosi.Le risorse fiscali devono essere gestite in modo equo.<br />Infine, anche se sono consapevole di avere lasciato fuori molti temi, la sicurezza.Intesa come la possibilità di avere un buon lavoro intorno a cui costruire la propria vita e il sistema delle proprie relazioni.Intesa come la possibilità di contare su un buon sistema socio sanitario, dove sia garantito l’accesso gratuito e veloce alla diagnostica e dove sia garantita libertà di scelta nella cura, in un sistema di offerta di grande qualitàIntesa come la possibilità di garantire ai propri figli l’accesso ai saperi. Una buona scuola, una buona università, un sistema di formazione professionale efficace collegato all’impresa.Intesa come la possibilità di poter abitare serenamente le nostre comunità e le nostre case.In riferimento a quest’ultimo aspetto è necessario distinguere. Distinguere gli oltre 380.000 lavoratori stranieri che da anni risiedono regolarmente, con un permesso di soggiorno, una residenza e un contratto di lavoro nelle nostre comunità, e coloro che cercano avventura, e spesso in assenza di un tetto e un lavoro scelgono di delinquere.Con i primi si può scommettere su un processo di integrazione, che parte dal rispetto della cultura del luogo che accoglie, ma che inevitabilmente ci porterà a costruire la società veneta del futuro.Gli altri, com’è previsto ovunque, dal diritto internazionale, devono essere individuati e rimpatriati nei paesi d’origine.<br />Il futuro del Paese è legato al futuro del Partito Democratico, unica alternativa possibile alla destra che governa con la politica dell’odio e della paura.E il Partito Democratico se non accetterà la sfida di comprendere una delle parti del Paese più popolate ed economicamente dinamiche, rischia di non avere futuro.<br />Non è solo una questione romana.Chiediamoci davvero quanto tempo eoccasioni abbiamo perso.E abbiamo caramente pagato perdendo di volta in volta consensi e amministrazioni locali. Conflittualità sui “posti”, scelte di candidati fatte all’ultimo minuto, primarie che hanno spesso certificato l’incapacità dei gruppi dirigenti di assumere una decisione. </em></div><div align="justify"><em>(...) 4 semplici azioni.</em></div><div align="justify"><em>1. definire rapidamente una piattaforma culturale e politica per il Veneto</em></div><div align="justify"><em>2. anticipare le scelte di definizione della guida del partito regionale che consentano di uscire dalla provvisorietà</em></div><div align="justify"><em>3. definire con le primarie il candidato/a alle prossime elezioni regionali svolgendo le primarie in 7 settimane (1 per provincia), secondo il modello americano, in ciascuna provincia assegnando dei voti ponderati al numero di elettori del PD. Sulla base di programmi.</em></div><div align="justify"><em>4. affidare alla nuova segreteria e al candidato l definizione del quadro delle alleanze di coalizione</em></div><div align="justify"><em></em> </div><div align="justify">Mi pare ci sia tutto.</div><div align="justify">Che la forza sia con voi!</div><div align="justify"> </div><div align="justify"> </div><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cJ1tYVAZ8kQ&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/cJ1tYVAZ8kQ&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-8638983968094116780?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-29379866360611681122009-06-23T15:26:00.004+02:002009-06-23T16:18:00.515+02:00A CASA PER FAVORE!!!!!<div align="justify"><em>Scusate lo sfogo. Le riflessioni quelle, domani.....</em></div><div align="justify"></div><div align="justify">Abbiamo corso. Tanto. Ci siamo dannati l'anima per vincere e con - vincere. Che avevamo il candidato giusto. Che avevamo il programma elettorale giusto. Che avevamo le risorse umane giuste. Ci abbiamo provato con tutte le nostre forze: strappando tempo agli affetti, agli impegni, al tempo libero. Con una campagna elettorale che da tempo non si vedeva: andando nei mercati, facendo il porta a porta o lo <em>speakeraggio</em> col furgone del mitico Graziano. E ancora prima per le elezioni al Consiglio Provinciale. E ancora prima per sceglierle queste candidature. Che sono state perfette. Certo: recuperare 30.000 voti di scarto era difficile. Ma ci speravamo. Alla fine ne abbiamo recuperato 19.000: pochi, purtroppo. Sarà la leghista Francesca Zaccariotto, sindaco di San Donà, a guidare la Provincia di Venezia per i prossimi 5 anni. E non raccontiamoci balle: è stata sconfitta. Brutale, secca. Di quelle che bruciano e fanno male. Poi, il giorno dopo scorri il giornale e non puoi non pensare che, ad esempio, Walter Veltroni si è dimesso da coordinatore nazionale del PD dopo la sconfitta sarda. E che Massimo D'Alema (uno sul cui stile istituzionale <em>niuno </em>può dire nulla) si dimise da Presidente del Consiglio dopo che il centrosinistra (non lui che, se non erro, nemmeno si impegnò direttamente nella campagna elettorale) aveva perduto, malamente, le elezioni regionali. E tu pensi. Pensi che la sconfitta elettorale ha un nome (anzi, due): Veneto Orientale e Chioggia. C'è poco da fare: potrai anche <em>sputare sangue dal muro</em>, contenderti ogni singolo - maledetto - voto ma se dall'altra parte di Venezia, la Zaccariotto è avanti di 13/15/17/23 punti percentuali, puoi mica pensare che bastino i voti di "Mira la rossa" o di Venezia per vincere? E più pensi, più ti incazzi. Ma ti incazzi proprio tanto. Innanzitutto perché, oggi, sui giornali leggi tutte le dichiarazioni possibili e immaginabili ma non l'unica che ti saresti aspettato: <em>dimissioni</em>. Poi perché vai a guardarti la "geografia" di questo Partito Democratico e ti accorgi che i suoi massimi esponenti istituzionali dove vivono? Dove lavorano? Dove hanno (o dovrebbero avere) il loro collegio? Guarda un pò: nel Veneto Orientale. Giusto per fare un esempio. E mentre Mira dà 12 punti percentuali di distacco alla Zaccariotto, a Jesolo ne becchiamo 15, a Gruaro 37, a Fossalta di Piave quasi 20. </div><div align="justify">Dichiara (a <em>Il Corriere del Veneto</em>) Laura Fincato: <em>Domandiamoci meglio cosa è successo sui territori, sul <strong>Veneto orientale, per esempio, che in questi anno ha espresso politici di rilievo, consiglieri, parlamentari (...) e sono andati tutti male</strong>. <strong>Non faccio processi a nessuno, non è questo, ma un gruppo dirigente, io compresa, deve assumersi le responabilità</strong></em><strong>.</strong></div><div align="justify">Ed invece l'unico ad essersele prese è anche l'unico che, oggettivamente, ne ha davvero poche: Davide Zoggia. Gli altri? Chiusi nella loro stanzetta com'erano ieri sera nella sede provinciale del PD. Tanto c'è Mira....</div><div align="justify"></div><div align="justify"></div><p> </p><p><em>Co ce vò, ce vò....<br /></em><br /><br /><br /><object height="344" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-2hKzxUYrnM&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/-2hKzxUYrnM&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br /><br /></p><br /><br />Che la forza sia con noi (che di voi......)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2937986636061168112?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-27149314395779912352009-06-22T12:20:00.003+02:002009-06-22T12:36:12.847+02:00RIVOLUZIONE<div align="justify">Oramai poche ore ci separano dal conoscere se gli sforzi compiuti in questi ultimi 15 giorni di campagna elettorale han sortito il loro auspicato effetto. E però - nonostante tutto - non ci si può dimenticare che, prima di tutto, siamo cittadini del mondo. E il mondo oggi guarda (o dovrebbe guardare) a quel che sta accadendo a Teheran e ad una rivolta che progressivamente si sta reprimendo nel sangue e nella violenza....</div><div align="justify"></div><p align="justify"><br /><br /><object height="425" width="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Mw9y0Au_1YI&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/Mw9y0Au_1YI&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br /><br /><br />Certo: Mousavi, probabilmente, non rappresenta la soluzione definitiva alla sete di democrazia del Medio Oriente ma Ahmadinejad è quanto di peggio possa esserci. Al punto che persino Ali Larijani, presidente conservatore del parlamento iraniano ha invitato ad "ascoltare che ha dubbi sulla legittimità del voto".</p><p align="justify">Che la forza sia con tutti coloro che lottano per la libertà! <em><strong>Hasta la victoria siempre!</strong></em></p><p align="justify"> </p><p align="justify"> </p><br /><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YYjBQKIOb-w&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/YYjBQKIOb-w&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2714931439577991235?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-22907808458469067142009-06-18T14:55:00.004+02:002009-06-18T15:19:32.107+02:00ELECDTION DAY2<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/ballott-701425.bmp"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 264px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/ballott-701363.bmp" border="0" /></a><br /><br /><div align="justify">L'amico Antonino Stinà ha inviato una mail con l'appello al voto non solo in favore di Davide Zoggia ma anche per il <em>sì </em>ai quesiti referendari. L'ho trovata chiara ed efficace e, dunque, ve la propongo:</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify"><em>Domenica e lunedì siamo chiamati a scegliere il presidente della Provincia.<br />Siamo al ballottaggio: chi vota esprimendo la sua preferenza sceglie il suo futuro presidente; chi non vota, annulla la scheda o la lascia in bianco, delega la scelta ad altri.<br />Credo che l’essenza della democrazia sia la possibilità di scegliere in prima persona.<br />Per questo domenica e lunedì, andiamo a votare e scriviamo ZOGGIA, tutti gli altri devono sapere che facendo altrimenti favoriranno l’altra candidata.<br /><br />Al referendum chi vuole cambiare l’attuale legge elettorale vota 3 volte SI.<br />Chi invita l’astensione si iscrive al partito di coloro che intendono affossare uno strumento importante di partecipazione democratica.<br />Chi vota NO, legittimamente, invita il Parlamento a mantenere il Porcellum.<br /><br />ZOGGIA<br />SI SI SI</em></div><br /><br /><div align="justify"><em></em></div><br /><br /><div align="justify"><em></em></div><p>E dal <em>blog </em>di Davide Zoggia, un commento del nostro Presidente (a proposito: mi auguro - lo dico senza polemica alcuna - di leggere nel prossimo numero del settimanale diocesano <em>Gente Veneta </em>una presa di posizione ferma e dura nei confronti di quell'insulso volantino distribuito - nei giorni scorsi - davanti ad alcune chiese della nostra Diocesi): </p><p></p><p align="justify"><em>Alla candidata Leghista non bastano i volantini infamanti distribuiti davanti alle Chiese, adesso scartabella anche i documenti della Provincia in cerca di chissà quali misteri.Il bilancio della Presidenza, come quello di qualsiasi altro settore e di qualsiasi altro ente pubblico, è destinato ad essere incrementato in corso d’anno soprattutto per colpa del Governo che impedisce di stanziare tutte le risorse necessarie ad inizio anno.La cifra finale è costituita da una voce consistente che riguarda del personale messo in capo alla Presidenza e che effettivamente svolge il proprio lavoro in altri settori: se non li avessimo tenuti in questo modo saremmo stati costretti, dai tagli del Governo, a lasciare a casa penalizzando non soltanto quei lavoratori, ma mortificando anche essenziali servizi che vengono dati ai nostri cittadini.Un’altra fetta assolutamente molto importante è quella dei contributi.La Lega ed il PDL in maniera becera dicono che ho fatto un convegno; in realtà ho sostenuto importanti progetti umanitari ed ho dato contributi importanti ad associazioni di volontariato che svolgono un ruolo essenziale per le nostre comunità, un ruolo che spesso gli enti locali, strangolati dai vincoli di un Governo miope, faticano a svolgere.A tre giorni dalle elezioni la malafede e la paura fanno brutti scherzi. Del resto non pretendo che la candidata della Lega abbia il tempo di leggersi il bilancio della Provincia e da lei queste cose me le aspetto considerato lo stile dimostrato in questi mesi. Nello specifico, però, la invito a rileggersi le tabelle di bilancio del comune che lei amministra ed in particolar modo le chiederei di soffermarsi alla voce fiori ed a quelle sedie ed arredi per amministratori.<br />Davide</em></p><br /><br /><div align="justify"><em></em></div><br /><br />Che la forza sia con voi!<br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/SDA-p0IXEAs&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/SDA-p0IXEAs&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2290780845846906714?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-15305235455715116942009-06-17T17:40:00.003+02:002009-06-17T17:50:06.579+02:00ELECTION DAY<div align="justify">Da <em>Il Corriere della Sera</em>:</div><div align="center"> </div><div align="center">Arizona: niente ballottaggio, diviene consigliere chi sceglie la carta più alta<br /></div><div align="center"><span style="font-size:180%;"><strong>Due candidati alla pari alle elezioni per il consiglio comunale di Cave Creek. Il re vince sul 6 di cuori<br /></strong></span><br />Il giudice Preston mescola le carte tra McGuire (a sinistra) e Trenk (dal New York Times)<br /></div><div align="justify">MILANO - Il giudice George Preston, in toga nera nel pieno delle sue funzioni, sceglie uno dei mazzi di carte deposti in un cappello da cowboy. Toglie i jolly e mescola il mazzo sei volte. Poi invita due giocatori a scegliere una carta. Thomas McGuire pesca il 6 di cuori, ma Adam Trenk alza il re di cuori e diventa consigliere comunale di Cave Creek.<br /><br />RICONTEGGIO - La scena non si è svolta in un casinò di Las Vegas e nemmeno in un fumoso saloon del West, ma nel municipio di Cave Creek, cittadina di circa 5 mila abitanti alle porte di Phoenix, capitale dello Stato dell'Arizona. La sfida alla carta più alta si è resa necessaria in quanto McGuire, 64enne insegnante di scienze in pensione e già due volte membro del consiglio comunale, e Trenk, 25enne studente di legge, erano arrivati esattamente alla pari (660 voti ciascuno) alle elezioni supplettive per un seggio nel locale consiglio comunale composto da sette membri, come spiega il New York Times. Anche dopo il riconteggio delle schede, la parità non si era modificata. Quindi, secondo le leggi dell'Arizona, era necessario un sorteggio.<br /><br />SORTEGGIO - Anche il sindaco, Vincent Francia, era d'accordo a non far svolgere un nuovo voto: troppo caro, e poi così c'è più divertimento. In effetti la legge dell'Arizona ammette due altri sistemi per il sorteggio di candidati alla pari: il primo è il lancio di una monetina. Il secondo è un duello alla pistola. Come si usava da quelle parti ai vecchi tempi.<br /><br />Paolo Virtuani<br />17 giugno 2009<br /><br /><br /><br />Sarà anche singolare, curioso...ma io preferisco il sistema tradizionale e allora......<br /></div><p><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/zoggia-782800.bmp"><img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 336px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/zoggia-782763.bmp" border="0" /></a> </p><p> </p><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FDoChH5IF_E&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/FDoChH5IF_E&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-1530523545571511694?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-49774140321086186622009-06-16T08:57:00.003+02:002009-06-16T09:14:42.926+02:00APPUNTI<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Richard_Nixon-740572.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 217px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Richard_Nixon-740570.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify">1) Ci sono programmi televisivi che valgono più di pedanti manuali scolastici per la freschezza dei documenti, il montaggio, i contenuti. Ma, al solito, sono mandati in onda spesso a tarda sera. Come la puntata che ieri, su Rai3, <em>La Storia siamo noi</em> (condotta da Paolo Mieli) ha dedicato ad un confronto tra due fra i presidenti più importanti degli Stati Uniti d'America: il mio amato John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon, suo avversario alle elezioni del 1960 e vicepresidente per lungo tempo di "Ike" Eisenhower. La <em>nomea </em>di Nixon quale presidente del <em>Watergate </em>ha indubbiamente oscurato le sue capacità politiche valorizzate da un Segretario di Stato, Henry Kissinger, cui si deve la geniale idea di avviare il processo di distensione USA - URSS coinvolgendo per prima la Cina di Mao. e che porterà, il 26 maggio 1972, Nixon e Breznev a firmare il Salt 1, l'accordo che limita l'uso e la proliferazione delle armi strategiche. Dal giudizio finale di Mieli emerge un più alto spessore politico di Nixon rispetto a JFK. Personalmente, però, non ne sono convinto. E' vero il giovane Kennedy, da Presidente, commise diversi errori, su tutti la vicenda della <em>Baia dei porci </em>col tentativo di promuovere una insurrezione armata contro Castro. Ma dalla sua ha il fascino del politico che lancia sfide al futuro, che sa coinvolgere gli elettori in un viaggio mirabile e affascinante, quello verso la <em>Nuova frontiera </em>che accompagnerà gli Stati Uniti d'America lungo tutti gli anni '60 (JFK viene assassinato nel '63) e che oggi, in molti, rivedono incarnata in Obama.</div><br /><div align="justify">2) Comincia davvero male la stagione estiva sulle amate Dolomiti (che spero presto poter tornare a salire): la 4^ vittima in 10 giorni. E stavolta, davvero, si è trattata di una maledetta fatalità. E però mai bisogna dimenticare che la montagna è "viva", si muove, si scuote e, di fronte ad essa, occorre misurarsi con l'umiltà di chi sa vivere un "abbandono controllato" al destino.</div><div align="justify"> </div><div align="justify">Che la forza sia con voi...<strong>E ANDATE A VOTARE (Zoggia, <em>c'est vrai) </em>MI RACCOMANDO!</strong></div><div align="justify"><strong></strong> </div><div align="justify"><strong></strong> </div><div align="justify"> </div><br /><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XH6ZTh_EQjc&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/XH6ZTh_EQjc&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4977414032108618662?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-25536626468871380192009-06-16T07:00:00.000+02:002009-06-16T07:00:00.637+02:00THE PRESIDENT<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/zoggia-765676.bmp"><img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 364px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/zoggia-765643.bmp" border="0" /></a><br /><br /><div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2553662646887138019?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-7224129545329557882009-06-15T09:38:00.004+02:002009-06-15T09:54:36.435+02:00TRA PALCO E REALTA'<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/ivan-719146.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 140px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/ivan-719144.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div align="justify">Ieri sera a Borbiago, nel preziosissimo oratorio recentissimamente restaurato dai proprietari (Gabriella e Michele), si è svolto un concerto interamente dedicato alla canzone popolare georgiana. Concerto suggestivo, fascinoso là dove l'oggettiva "impossibilità" di comprenderne i testi veniva sublimata, annullata, dagli arrangiamenti, dalla musica nella consapevolezza che davvero oramai il problema non è tanto la multiculturalità ma la capacità di comprendere che la cultura unisce i popoli (ed è stato davvero suggestivo vedere una georgiana dirigere il piccolo coro impegnato in una canzone russa). Ne parlo perché, per uno di quei strani scherzi (atroci in questo caso) del destino, giusto ieri è morto Ivan Della Mea, anarchico poeta della canzone popolare che è (anche) canzone di protesta, di denuncia e allora quel concerto è stato un modo per ricordarlo:</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><br /><div align="justify"><em>O cara mogle stasera ti prego dì a mio figlio che vada a dormire/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>perché le cose che ho da dire/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>non son cose che deve sentir/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>Proprio stamane là sul lavoro/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>con il sorriso del caposezione/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>mi è arrivata la liquidazione/</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>m'han licenziato senza pietà</em></div><br /><br /><div align="justify"><em>e la ragione è perché ho scioperato</em></div><br /><br /><div align="justify"><em></em></div><br /><br /><div align="justify"><em>(Cara moglie</em>, Ivan Della Mea)</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify">E dunque, al solito...addio maestro e ti sia lieve la terra.</div><p></p><p><em>Tra palco e realtà</em> titolo questo post .....</p><p>Da <em>Il Corriere della Sera </em>di oggi:</p><p><em>L’ex vicepremier: nel nostro programma più slancio all’integrazione<br /></em></p><p><em>«No al Pd con i socialisti a Strasburgo Lanciamo noi il Gruppo Europeista»<br /></em></p><p><em>Rutelli: voterò contro la scelta del segretario. Andarmene se nulla cambia? Vedremo</em></p><br /><br /><div align="justify"></div><em>Domani lei, Francesco Rutelli, parteciperà al «caminetto» dei di&shy;rigenti «storici» del Partito demo&shy;cratico.<br />«Discuteremo l’accordo siglato a Bruxelles da Franceschini: il Pd en&shy;tra nel gruppo socialista europeo, che non si chiamerà più Pse, ma Al&shy;leanza tra socialisti e democratici, Asde. Mercoledì è prevista la ratifi&shy;ca a Bruxelles e il 26 giugno in Dire&shy;zione ».<br />Perché dirà no?<br />«La scelta simbolica di far entrare il Pd nella casa socialista in Europa è un errore capitale».<br />La maggioranza degli elettori non si scalda per questo.<br />«La collocazione in Europa di per sé non ha un’importanza fondamen&shy;tale. Il problema è la scelta politica: significa buttare a mare tutta la novi&shy;tà e la singolarità del Pd».<br />Che sarebbe?<br />«Una scommessa decisiva e diffi&shy;cile: di fronte alla crisi delle sinistre creare un nuovo riformismo popola&shy;re, cogliere il meglio delle tradizioni antiche (socialista, cattolico-demo&shy;cratica, liberale), interpretare i nuo&shy;vi filoni dell’ecologia e dei diritti ci&shy;vili senza farne nuovi fondamentali&shy;smi ».<br />Tutto ciò è in contraddizione con il Pse?<br />«I socialisti sono i più in crisi a li&shy;vello internazionale. Non solo per i pessimi risultati elettorali, ma per&shy;ché, di fronte ai successi conservato&shy;ri, puntano in prevalenza su una confusa critica dell’economia di mercato. Inoltre, mostrano una cer&shy;ta 'eurofiacchezza'».<br />Allora, cosa propone?<br />«La creazione di un Gruppo Euro&shy;peista, contraltare di quello conser&shy;vatore anti-europeo. Con un rappor&shy;to privilegiato con i socialisti».<br />E quale programma?<br />«Nuovo slancio all’integrazione europea, che per l’Italia è un interes&shy;se primario. Ed economia sociale di mercato».<br />Più in dettaglio?<br />«Massiccio investimento su ricer&shy;ca, tecnologie, infrastrutture; nuove regole per uscire dalla crisi economi&shy;ca, come quelle indicate da Mario Monti; leadership su ambiente e cambiamenti climatici; creazione di una Comunità europea dell’energia; avvio dell’esercito europeo; nessun accordo con i conservatori per la rie&shy;lezione di Barroso e per la presiden&shy;za del Parlamento».<br />Non restereste troppo isolati?<br />«Forza Italia quando entrò nel Parlamento europeo fece gruppo da sola. An non ha avuto 'casa' per 15 anni. Il Pd, partito nuovo, può entra&shy;re in Europa anche con un gruppo piccolo e coerente. Per costruire un ponte tra socialisti, liberali, cattolici e verdi riformisti».<br />Ma questo non può proprio avve&shy;nire nel nuovo gruppo socialista, l’Asde?<br />«In pochi mesi nel linguaggio co&shy;mune saremo chiamati 'i socialde&shy;mocratici', e gli eletti ex Margherita saranno assorbiti tra i socialisti. Di&shy;venterebbe impossibile rifiutare in Italia la semplificazione: 'Pd uguale sinistra'».<br />Se il «caminetto» approva l’Asde, lei che farà?<br />«Vedremo. Confido che non sarò solo, domani».<br />Ma se andrà come vuole France&shy;schini, sarà possibile anche l’usci&shy;ta dal Pd?<br />«Io conduco la mia battaglia den&shy;tro al partito. Certo, se il Pd si conno&shy;ta a sinistra si chiude ogni strada di crescita».<br />Arriverà presto anche il congres&shy;so.<br />«La candidatura di Bersani, e l’ap&shy;poggio di Enrico Letta con l’intervi&shy;sta al Corriere, ha aperto in anticipo la corsa».<br />Ci sono altri candidati in lista d’attesa. Alcuni hanno lavorato al suo fianco: Realacci, Paola Binet&shy;ti...<br />«Realacci mi pare abbia posto giu&shy;stamente la questione del profilo 'verde'. Sui nomi capiremo tutto en&shy;tro fine luglio».<br />Ci sarà anche il segretario Fran&shy;ceschini?<br />«Non faccio previsioni su que&shy;sto ».<br />Ogni tanto lei riparla di Marghe&shy;rita. Non c’è stata la fusione nel nuovo partito?<br />«La fusione c’è stata e non si tor&shy;na indietro. Guai però a disperdere un patrimonio. Negli ultimi 6-7 an&shy;ni, in Europa, ho collaborato con li&shy;berali, moderati ed europeisti che hanno rifiutato l’accordo con le de&shy;stre e con Berlusconi. Franceschini purtroppo non ha incontrato Wat&shy;son, Bayrou, Verhofstadt e neppure Cohn-Bendit. Vogliamo gettare via tutto il lavoro, l’esperienza del Parti&shy;to Democratico Europeo?».<br />Franceschini dovrebbe essere sensibile a questi temi.<br />«Dico solo che una parte del Pd — ex Ds — ha lavorato per lasciare in campo una sola opzione: l’accor&shy;do con i socialisti. E chi ha guidato il partito per quasi due anni, assorbi&shy;to da altre grane, non ha fatto nulla per presentare in Europa e nel mon&shy;do la peculiarità del Pd».<br />Gli ex Margherita a Bruxelles hanno approvato l’accordo siglato da Franceschini.<br />«Per evitare la rottura. Ripeto: io sono per un Gruppo Europeista ba&shy;sato sui 21 nuovi deputati europei del Pd».<br />D’Alema ieri ha parlato di scos&shy;se possibili in Italia...<br />«Le uniche scosse che vedo ri&shy;guardano l’economia. Non vedo, purtroppo, scosse politiche. Punti di crisi del centrodestra, Lega al Nord e Lombardo in Sicilia, rappre&shy;sentano — per ora — crisi di abbon&shy;danza ».<br /></em><br /><div align="justify"></div>Che la forza sia con voi!<br /><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><object height="344" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/N5c7yMfSDZs&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/N5c7yMfSDZs&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-722412954532955788?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-48178158747069008912009-06-11T15:38:00.002+02:002009-06-11T15:43:02.873+02:00<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/man_ballot-726746.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 278px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/man_ballot-726701.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center">La fulminea ascesa di miss Frangetta</div><br /><br /><br /><br /><br /><div align="center"><em>Beppe Severgnini</em><br /></div><br /><br /><div align="justify">Prima il ruvido Soru, il lepido Letta, l'americano Martina, l'ammaliante Madìa, la morbida Mosca, lo scattante Scalfarotto, il rapido Renzi. La speranza del secolo per la settimana in corso, nel Partito Democratico, si chiama Debora Serracchiani. Trentotto anni, vive in Friuli. Gioca a tennis, tifa Roma, ama "Law and order", ha due cani e tre gatti, indossa collane colorate. Bene: e poi?Nulla contro Miss Frangetta, che ha fatto il botto alle Europee e, contrapposta a Lady Brambilla, ha brillato a "Ballarò" (meno difficile, diciamolo). Ma l'ansia con cui il Pd lancia i suoi campioni è pari alla fretta con cui li abbandona. Un buon risultato elettorale, una candidatura, qualche uscita TV: di solito basta, per sparare in alto un nome nuovo. Intanto, giù a terra, i marpioni aspettano: cadrà, e noi ci sposteremo per non farci male.La scelta della dirigenza sembra casuale. Le selezioni di X Factor sono più serie. Qualcuno dirà: è una strategia per evitare la cooptazione, dal caos uscirà il nome del futuro. Se così fosse, perché tutto quel lavorìo, quelle discussioni, quelle assemblee costituenti, quei ci-vedremo-a-Vedrò. Ora c'è "il gruppo del Lingotto". Buona fortuna, ma occhio: Torino, a Veltroni, non ha portato bene.Mario Ajello sul "Messaggero" parla di "neopolitica". Termine impeccabile: i nei, sulla politica italiana, non mancano. L'uso emotivo delle nuove leve è tra questi. Perché gli americani insistono con le primarie (vere)? Perché sono un modo di provare un candidato. Idee, carattere, tenuta psicofisica. Obama non è uscito per caso. Viene da anni di tentativi, ragionamenti, esperimenti (www.rockthevote.com), lavoro porta a porta. L'unico "Porta a porta" che appassiona i dirigenti del Pd va in onda su Rai Uno in seconda serata.In attesa di un congresso - alleluia! - qualche dubbio è lecito. I leader democratici sembrano i cavallini meccanici che gareggiano nelle fiere di paese: vanno in testa a turno, e non si capisce perché. Veltroni ha condotto una coraggiosa campagna elettorale, Franceschini s'è rivelato un vice sorprendente. Ma nessuno è riuscito a emozionare gli elettori.Dario Di Vico, sul "Corriere", mostra d'aver capito perché la Lega funziona ("Fabbriche e gazebo: la Lega modello Pci"). Perché c'è, discute, semplifica, festeggia, ha una struttura chiara (un generale, quattro colonnelli, seguono ufficiali, sottufficiali e truppa). Dà spesso risposte rozze a problemi delicati: ma almeno le dà. Facebook è importante: ma anche guardarsi in faccia serve. Ecco perché la Lega sopravviverà a Bossi, mentre c'è da domandarsi se il Pdl abbia un futuro dopo Berlusconi. E il Pd? Per sopravvivere dovrebbe prima vivere: siamo in attesa.</div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify">Che la forza sia con voi!</div><br /><br /><div align="justify"></div><p> </p><p> </p><p> </p><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aycwxHB5d6I&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/aycwxHB5d6I&hl=it&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4817815874706900891?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-22482815795039759892009-05-29T10:10:00.004+02:002009-05-29T10:26:55.944+02:00IN LOCO<div align="justify">E' una associazione nata da poco tempo ma che si è già distinta per professionalità, entusiasmo, voglia di rompere i canoni tradizionali. Si tratta dell'associazione "Karabos" che questo week end propone una iniziativa assolutamente inusuale e interessante, <em><strong>In Loco</strong>.</em> Individuati alcuni luoghi strategici di Mira (ad esempio la Villa dei Leoni, la Piazza IX Martiri) nel pomeriggio di sabato e domenica artisti, personaggi più o meno illustri, persone qualunque si alterneranno in un happening di letture, canzoni attorno a temi diversi per ciascuno dei diversi luoghi che ospitano l'iniziativa. Ad esempio il tema scelto per l'happening in Piazza IX Martiri è <em>l'agorà</em>.Gli amici di <em>Karabos</em> sono comunque coraggiosi. E molto. Infatti hanno chiesto di partecipare a questa iniziativa anche al....sottoscritto. Non c'é che dire: <em>se no i xe mati no i voemo</em>. Qui sotto il programma dettagliato. Non mancate!</div><br /><div align="justify"></div><br /><br /><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/In-loco-777652.jpg"><img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 283px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/In-loco-777406.jpg" border="0" /> <p align="justify"></a><br /><br /><br />E già che ci siamo....oltre a <em>In loco</em> e a <em>TAMTAM</em>, domenica 31 maggio tutta la suggestiva Riviera Silvio Trentin sarà occupata da decine di artisti che esporranno le loro opere nell'ambito della 12^ edizione di <em>Arte in Villa</em> organizzata, come sempre, da quegli straordinari amici di <em>Forma &amp; colore</em>. Gli artisti esporranno dalle 11 alle 20.</p><p align="justify">Che la forza sia con voi!<br /></p><em></em><em></em><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2248281579503975989?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-74030019266374196112009-05-29T07:00:00.001+02:002009-05-29T07:00:00.799+02:00SULLA CRISI<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Sindaco-788998.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 100px; CURSOR: hand; HEIGHT: 100px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Sindaco-788995.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify">L'Amministrazione Comunale di Mira è stata la prima a varare, in concerto con imprenditori, organizzazioni sindacali, operatori economici e sociali, istituti di credito, un pacchetto di misure "anticrisi". Sono misure fortemente volute dal sindaco, Michele Carpinetti (nella <em>foto</em>) e assolutamente concrete che vanno dalla rateizzazione delle bollette, l'anticipo delle indennità di disoccupazione e cassaintegrazione, sconti sui farmaci da banco presso le farmacie comunali e così via.</div><br /><div align="justify">Cliccando sul link sottostante</div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><p><a href="http://www.davidemeggiato.com/Verbale%20di%20Intenti%20crisi.doc">Verbale%20di%20Intenti%20crisi.doc</a> </p><br /><p>è possibile scaricare l'insieme delle misure approvate.</p><br /><p>Che la forza sia con voi!</p><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-7403001926637419611?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-14027768216870113612009-05-28T16:53:00.002+02:002009-05-28T16:58:41.080+02:00E' TORNATO!<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/programma_tamtam09-751063.jpg"><img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 273px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/programma_tamtam09-751059.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div align="justify">Dopo due anni di assenza, è finalmente tornato il TAM TAM, il festival etno-musicale che, attraverso <em>i suoni e i colori</em>, regalerà a quanti lo frequenteranno l'imperdibile occasione di un "giro del mondo" attraverso il meglio che offre il panorama culturale. Attraverso questa finestra virtuale voglio dire "grazie" agli amici dell'ASSOCIAZIONE SRAZZ: senza la loro abnegazione, determinazione, entusiasmo questa edizione non sarebbe stata possibile. E allora..che aspettate? Tutti, ma proprio tutti, da stasera e fino al 28 giugno al Parco Valmarana e...buon divertimento!</div><br /><div align="justify">Che la forza sia con voi.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-1402776821687011361?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-64377970621581587292009-05-23T07:00:00.000+02:002009-05-23T07:00:00.974+02:00"GEMELLI"...DIVERSI<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/RICCARDO-708729.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 150px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/RICCARDO-708728.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div align="center"></div><p><em>Visto che, fra pochissimo, sarà in libreria con la sua ultima fatica letteraria e che al solito mi regalerà con la speranza (purtroppo vana) di convertirmi a questi argomenti......</em></p><p></p><p></p><p></p><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center">Tutti i segreti di Riccardo Meggiato<br />di Francesca Cappennani<br /><br /></div><br /><br /><div align="justify"></div><br /><br /><div align="justify"><em>Incontro con l'autore. Inaugura il salottino editoriale della redazione Apogeo un giornalista ecclettico e un divulgatore raro, allergico agli sbadigli e convinto che al lettore si debba dare del tu<br /></em><br />Riccardo Meggiato, giornalista, tecnofilo e tecnologo, con un passato da programmatore di videogiochi, è una firma ormai consolidata e stimata di numerosi manuali di Apogeo. L’abbiamo incontrato e intervistato per svelare ai lettori come nascono i suoi libri e sapere qualcosa in più di questo autore versatile e competente, che nelle sue pubblicazioni non trascura un obiettivo importante: far sorridere i lettori, anche di manuali di informatica.<br /><br /><br /><br /><strong>Riccardo, quando ci siamo conosciuti all’inizio del 2005, tu, eclettico come sei, avevi un passato già molto denso di esperienze in ambiti diversificati, dalla programmazione di videogame alla traduzione, dal giornalismo freelance alla divulgazione tecnologica. Ancora però non ti eri cimentato come autore di libri. Poi, è uscito il “nostro” primo manuale Tutti i segreti del DVD, che, ricordo, mi presentasti in manoscritto già completo e concluso – quasi un sogno, direi, per un redattore. Pensai che, se quello era il tuo primo libro, beh, non sarebbe stato difficile fartene scrivere altri. Ripensando a quell’esperienza, da che cosa scaturì l’esigenza di avventurarti nella stesura di un libro?<br /></strong><br />Ricordo il giorno del nostro incontro: io, te, Marco, una grande sala riunioni. Nessuna delle mie esperienze mi aveva mai messo di fronte a una situazione al tempo stesso così formale, ma anche così entusiasmante come quella di scrivere un libro. Fatto sta che Tutti i segreti del DVD è nato un po’ per caso. Mi era stato chiesto da un amico di scrivere una breve guida sulla masterizzazione, ma poi vidi che mano a mano che il tempo passava, il malloppo cresceva e cresceva. Da qui, l’idea di un libro. Però, detto tra noi, non ci speravo proprio nella pubblicazione. Il fatto di alternare la sua stesura alla realizzazione dei miei abituali articoli, mi imponeva psicologicamente una sorta di omogeneità di stile, che è poi il mio: l’uso del “tu”, che fa rivoltare i puristi della manualistica di un certo livello; l’utilizzo di frasi ironiche, ma anche la voglia di approfondire temi spesso trattati in modo superficiale. Molti colleghi di lungo corso sostengono che sono stato il primo in Italia a utilizzare il “tu” nell’editoria informatica e che, proprio per questo, dovevo già ringraziare il Cielo di scrivere articoli nelle riviste tecniche. Dunque, guai a parlare loro di un libro con quello stile. Eppure…<br /><br /><br /><br /><strong>Rilevando la disparità dei temi affrontati nei tuoi libri, alcuni potrebbero rimproverarti di essere una sorta di tuttologo tecnologico, sostenuti in questo da un ragionevole scetticismo sulla reale preparazione di chi parla “di tutto un po’”. Che cosa risponderesti a questi eventuali detrattori? Come hai costruito e come costruisci le tue competenze in questo mondo in così rapida evoluzione come quello della tecnologia? E, in buona sostanza, come progetti e ti attrezzi quando ti appresti alla scrittura di un nuovo libro?<br /></strong><br />Ma allora devo svelare i miei segreti! Non è che ci scriviamo su un bel Tutti i segreti di Ricky? Così quelli che sostengono che sono un tuttologo avranno nuova carne da abbrustolire al fuoco. Scherzi a parte, io credo che il lavoro di divulgatore, che è poi quello che faccio io, non imponga di essere esperti di qualcosa, ma di diventarlo e quindi di spiegare agli altri quel dato argomento. La differenza è sottile, ma importante: esperti bisogna diventare, non esserlo a priori. Altrimenti già poni una barriera tra te e il lettore. Quando decido di scrivere un libro, come un articolo, passo moltissimo tempo a documentarmi, a effettuare prove, a sperimentare. Diciamo che nel mio lavoro circa il 70-80% del tempo lo passo a documentarmi, a testare la tecnologia di prima mano, a metterla in pratica, mentre il resto a scrivere. Parto sempre consultando la Rete, quindi passo ad acquistare tutti i libri su quel dato argomento. E quando dico tutti, intendo proprio tutti (o, almeno, tutti quelli pubblicati nelle lingue che conosco). Quando sento di essere preparato, sperimento in prima persona tutte le possibilità di quella tecnologia o del tema che voglio spiegare. Se le idee sgorgano a fiotti, se trovo che c’è molto materiale originale da divulgare, allora è il momento di passare alla scrittura, altrimenti torno a sperimentare.<br /><br /><br /><br /><strong>Una delle caratteristiche che ritenni particolarmente accattivante in quel tuo primo scritto, e che poi si è vista confermata anche nelle tue pubblicazioni successive, è, come già accennavi, lo stile frizzante, giocoso, ben bilanciato tra la necessità di non far cadere il lettore nella noia della manualistica canonica e l’esigenza di fornire contenuti seri, ampi e calibrati sul livello potenziale dei lettori a cui ti rivolgi. Un connubio che si è dimostrato efficace per i titoli entry level. Pensi che il tono informale che ti contraddistingue possa essere adottato senza remore anche nelle pubblicazioni rivolte al professionista?<br /></strong><br />Reputo fermamente di sì, anche se per Windows Vista Guida Completa siamo arrivati a un compromesso tra la mia esuberanza divulgativa e la vostra necessità di proporsi comunque in modo contenuto anche a un pubblico di lettori professionali. Non dubito su questa scelta, perché Apogeo ha una tradizione manualistica rispettata e rispettabilissima; ma da quanto ho visto, uno stile brioso e ironico viene apprezzato moltissimo anche dai professionisti. Le prove, tangibili, sono arrivate coi commenti dei lettori a L’investigatore informatico: sia professionisti di investigazioni informatiche che lettori neofiti mi hanno letteralmente sommerso di email di apprezzamento per essere riuscito nell’impresa di spiegare concetti molto ostici in modo comprensibile anche a chi sa fare solo “clic”. Sicuramente, il mio futuro editoriale continuerà a essere contraddistinto da questo stile. E chi storce il naso, forse, lo fa perché pensa che leggere d’informatica implichi un susseguirsi ininterrotto di sbadigli. Sveglia!<br /><br /><br /><br /><strong>I tuoi libri sono stati , su taluni argomenti almeno, dei precursori nel mercato editoriale italiano. Mi riferisco per esempio a Skype Che funziona, primo manuale pubblicato in Italia su questa tecnologia che permette di effettuare telefonate gratuite o quasi tramite Internet. Mi riferisco anche all’Investigatore informatico, appunto, con il quale per primo hai cercato di rendere commestibile anche per i lettori con una conoscenza elementare dell’informatica alcune delle tecniche e degli strumenti adottati da una disciplina complessa come la computer forensics. Da che cosa è nata l’idea di questo libro, quali sono le sue finalità e i suoi punti di forza?<br /></strong><br />La genesi de L’investigatore informatico l’ho spiegata nell’introduzione del libro e non è assolutamente inventata, per fare effetto. Stavo gustandomi una puntata di C.S.I., il noto telefilm dedicato alle investigazioni sulle scene del crimine, quando mi è venuto in mente che anche quando si trova un computer sul luogo di un delitto, per esempio, si eseguono delle analisi. Era un argomento sicuramente ostico, ma con le dovute semplificazioni se ne poteva ricavare qualcosa di estremamente appassionante. In fondo anche C.S.I. semplifica moltissimo le procedure investigative, quindi perché non farlo parlando di investigazioni informatiche? Da qui, l’idea.<br /><br /><br /><br /><strong>La tua ultima fatica, che coincide con il tuo primo libro di fascia alta sia per target sia per dimensioni dell’opera, è dedicata al mondo Microsoft e in particolare al nuovo e tanto atteso sistema operativo Windows Vista. Non a caso, dal momento che eri tra i beta tester del sistema operativo e chi quindi hai avuto la possibilità di conoscere Vista fin nei meandri più segreti. Ci dai tre buone ragioni per cui varrebbe la pena a tuo parere convertirsi a Vista?<br /></strong><br />Sarò breve, letale e convincente! Uno: è stabilissimo. Due: è molto sicuro. Tre: è completissimo.<br /><br /><br /><br /><strong>Bene, e ora tre altrettanto buone ragioni per scegliere il tuo Windows Vista Guida completa, anziché uno dei tanti altri manuali disponibili a scaffale sul tema.<br /></strong><br />Sarò di nuovo breve, letale e convincente! Uno: è stabilissimo; ci potete anche appoggiare sopra la gamba di un tavolo e non si smuoverà, grosso com’è. Due: è molto sicuro; tiratelo in testa a qualcuno che vi sta antipatico e il risultato è garantito. Tre: è completissimo; oltre alle pagine c’è anche la copertina e perfino una mia piccola foto. Il poster proprio non ci stava…<br /><br /><br /><br /><strong>Tu scherzi, ma Windows Vista Guida Completa è un libro accessibile a tutti e dedicato a tutti. Anzi, azzardo: è il più accessibile che possiate trovare in libreria. Chi non sa nulla d’informatica sarà accompagnato passo dopo passo alla scoperta della più recente versione di Windows, mentre chi è esperto troverà una moltitudine di procedure e trucchi spesso nemmeno documentati altrove.<br /></strong><br /><br /><br /><strong>Oggi, con una decina di manuali pubblicati e altri in arrivo, puoi dirti un autore a tutti gli effetti. Quale sarà la tua prossima mossa?<br /></strong><br />Sto respirando l’aria pulita del mio giardino, ma le particelle di carta (quella dei libri) iniziano a inebriarmi di nuovo, segno che è tempo di tornare alla tastiera. C’è in ballo di sicuro un argomento totalmente nuovo rispetto ai precedenti e… un seguito. In più, ci sono almeno altri due argomenti che pochi hanno trattato in modo esaustivo nell’editoria tecnologica e ai quali mi piacerebbe dare il giusto spazio. Nel frattempo do appuntamento ai lettori nel mio blog.<br /><br /><br /><br /><strong>Un grazie a te, per i tuoi manuali e per questa intervista, ad Annalisa, tua moglie, per la pazienza, e a Fonzie, il tuo “cucciolo”, che rinuncia alla sue passeggiate forse un po’ anche per un inconsapevole amore verso i tuoi libri.<br /></strong><br />Sicuramente: e poi spesso compare in qualche foto dei miei libri, quindi è ben lieto della notorietà. Approfitto per ringraziaranche io, nuovamente e mai abbastanza, Annalisa; ma anche te, Francesca, e tutta Apogeo, che avete sopportato stoicamente i miei ritardi. Stoicamente: visto che le parole difficili le so scrivere pure io? </div><div align="justify"></div><div align="justify"> </div><div align="justify"> </div><div align="justify">Che la forza sia con voi.</div><div align="justify"></div><div align="justify"><br /></div><br /><br /><br /><br /><object height="285" width="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ne8IfAKdlIA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/ne8IfAKdlIA&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-6437797062158158729?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-45038036976927255602009-05-22T10:21:00.002+02:002009-05-22T10:26:43.003+02:00LA FORZA DELLE IDEE<div align="justify"><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Marco_Pannella-724401.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 287px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Marco_Pannella-724400.jpg" border="0" /></a> Sono distante, anni luce, da molte delle battaglie, che riconosco comunque civilissime, e dei metodi seguiti per combatterle che hanno caratterizzato la vita di Marco Pannella. E però a lui ho, da sempre, riconosciuto il merito di essere non solo coerente con le proprie idee ma anche disposto a difenderle sino alle estreme conseguenze. E dunque ha assolutamente ragione Antonio Macaluso che, oggi, <em>ne Il Corriere</em> scrive:</div><div align="justify"> </div><div align="justify"><em>Questa volta è diverso. È come se in molti, molti ma forse non ancora abbastanza, fosse davvero scattata l'idea, la paura, che Marco Pannella si sia spinto su un campo di battaglia che potrebbe essergli fatale. Come se le sabbie mobili dell'indifferenza o del già visto possano inghiottire questo pur astuto e navigato leader politico, illudendolo che alla fine qualcuno troverà il modo di fargli sospendere l'ennesimo sciopero della fame e, soprattutto, della sete. Di salvargli la pelle.E allora, proprio questo bisogna fare, salvargli la vita. Una Paese che si dice civile, democratico, non può lasciare che un vecchio combattente, un pezzo pregiato della sua storia repubblicana, venga lasciato solo proprio nel momento in cui l'età e gli acciacchi lo rendono più vulnerabile.Non ci vuole poi una gran quantità di coscienza individuale e collettiva per ammettere che la sua battaglia, quella per un'adeguata visibilità televisiva del suo movimento, poggia su delle verità. Alcuni diranno, come sempre quando Pannella smette di mangiare e di bere, che il governo, le istituzioni non possono «cedere al ricatto» perché «lui non è diverso dagli altri».A questi sacerdoti del rigore ci permettiamo di ricordare quante — tante — volte le battaglie di Pannella sono state battaglie di molti, per molti, in qualche caso per tutti.Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello della Camera Gianfranco Fini e molti altri, si sono spesi ieri per dare un segnale inequivocabile al leader radicale.Nell'altalenante e mai formale rapporto che con Pannella ha sempre avuto, ci piacerebbe ora che il presidente del Consiglio ci spiazzasse con un gesto d’affetto. Bello ma, questa volta sì, formale<br /></em></div>Che la forza sia con voi.<br /><br /><br /><object width="340" height="285"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OBeUBfYWCW0&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/OBeUBfYWCW0&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4503803697692725560?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-40117685330467286232009-05-21T07:00:00.000+02:002009-05-21T07:00:01.007+02:00DELLA POLITICA<div align="justify"><br />Non sono giorni facili questi...siamo alle prese con una campagna elettorale complessa, caratterizzata - a me pare - da una sfiducia generalizzata verso la politica. Ho recuperato, dalla rete, questo discorso che Giorgio La Pira fece al Consiglio Comunale di Firenza (città della quale era sindaco) nel 1954. Ve lo affido perché a me pare che - al di là delle contingenze - esso spieghi cosa dovrebbe essere politica....<br /><br /><br /><a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Lapira-775521.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 193px; CURSOR: hand; HEIGHT: 275px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/Lapira-775518.jpg" border="0" /></a><br /></div><p><strong></strong></p><br /><br /><p><strong>24 settembre 1954: intervento del Sindaco di Firenze, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_La_Pira">Giorgio La Pira</a>, in Consiglio Comunale</strong>:</p><br /><br /><p></p><br /><br /><p align="justify"><em>Altri particolari, su questo punto, io non posso più darvi: una cosa è certa: se il sistema industriale e commerciale fiorentino non è crollato, se i redditi degli industriali e dei commercianti non si sono abbassati ma si sono di molto elevati, se il reddito globale della città non è stato gravemente ferito ma si è, anzi, notevolmente elevato, se la disoccupazione non è divenuta terribile, la causa è dovuta, signori, ai due fatti di cui vi ho parlato: i dodici mila milioni di investimenti da me procurati e la strenua difesa del sistema industriale da me efficacemente operata! Ma allora perché queste dimissioni? Vi sono altre cause? Vediamo: forse la requisizione di alloggi -vecchie ville disabitate e vecchi alloggi- per provvedere alla alluvione degli sfratti? Ma, signori, io dico a voi, chiunque voi siate: -se voi foste sfrattati? Se l'ufficiale giudiziario buttasse sulla strada voi, la vostra sposa, i vostri figli, i vostri mobili, voi che fareste? Se il vostro reddito, fosse, per esempio, di 30 mila, 40 mila, 50 mila lire al mese, come fareste a procurarvi una casa dove si paga 20 mila o 30 mila lire al mese di pigione? Ditemi voi, come fareste? Sapete quale è il numero degli sfratti coi quali abbiamo avuto da fare in questi tre anni? Se vi dico tremila non vi dico un numero eccessivo! Ebbene, io vi prego, signori Consiglieri liberali, potreste restare indifferenti davanti a questa marea che diventa disperante per chi ne è investito? In una comunità cittadina non bestiale ma umana è possibile lasciare senza soluzione un problema così drammatico per la sua improrogabilità ed urgenza? È possibile che un Sindaco, di qualunque parte sia, se ne resti indifferente davanti a tanta cruda sofferenza? Ripeto, se capitasse a voi di essere sfrattati e nelle condizioni di non potere pagare 20 mila lire di pigione avendo un reddito di 40 o 50 mila lire mensili, che fareste? Eppure è stata proprio questa una delle cause che più vi hanno irritato, signori Consiglieri liberali: ha requisito le case! che grave colpa! Ma che dovevo fare? Ho dato una mano di speranza -del resto sulla base di una legge!- a tante famiglie povere e disperate! Case vecchie, ville vecchie: provvedimenti di emergenza, come si fa quando il fiume straripa e l'alluvione costringe le Autorità a prendere i provvedimenti del caso! Lo so, signori Consiglieri liberali; vi ha dato anche noia la requisizione dell'officina del gas, ma solo così si impediva lo sciopero e si evitava ad una intiera città l'immenso disagio che deriva dalla mancanza di un elemento essenziale al normale svolgimento della vita quotidiana delle famiglie. Anche questo atto, rivolto al bene comune, non potrebbe legittimare le vostre dimissioni. Ed infine: forse la municipalizzazione della Nettezza Urbana? Ma è stata la maggioranza del Consiglio a volerla: e voi che siete, giustamente, per la libertà che deve ispirare le decisioni dei membri degli organi politici ed amministrativi non dovreste che essere lieti che ciascun Consigliere abbia votato secondo la sua coscienza. Problema dell’ATAF? È all'ordine del giorno ed i Consiglieri sono, qui pure, liberi di votare secondo la loro convinzione: né potete lamentarvi del voto sul bilancio: perché la verità va innanzi ad ogni cosa: il bilancio preventivo ATAF approvato nella passata sessione è un bilancio ottimo: un bilancio in pareggio: in Italia è l'unico bilancio in pareggio di Aziende Tranviarie. Le altre Aziende hanno sbilanci che in alcune città si misurano a miliardi. Questo va detto, per l'onestà che ci impone di riconoscere le cose vere. Capisco anche le impostazioni politiche, ma sempre nell'orbita della verità. E comunque i Consiglieri affronteranno serenamente anche questo problema e lo risolveranno secondo le loro valutazioni complessive che sono anche politiche. Problema del Sovrintendente del Comunale? Ma signori, non dipende da noi la soluzione di esso: noi abbiamo un solo potere: fare una terna e proporla al Ministro: sarà il Ministro a decidere. Ma ricordatevi, signori, che nelle relazioni fra gli uomini bisogna sempre porsi questa domanda nella quale sta l'essenza della legge di amore che il Signore ci comanda: -se tu fossi in una determinata posizione cosa vorresti che venisse a te fatto? Non si sbaglia mai quando si sbaglia per eccesso di generosità e di amore: si sbaglia sempre, invece, quando si sbaglia per difetto di comprensione e di amore! Ed infine, signori Consiglieri, mi viene imputato di prendere iniziative personali senza preventivi accordi con la Giunta! Quali? Non ho preso nessuna iniziativa che non rientrasse nei miei diritti e doveri e responsabilità di Sindaco. Si allude forse ai miei interventi per i licenziamenti e per gli sfratti e per altre situazioni nelle quali si richiedeva a favore degli umili, e non solo di essi, l'intervento immediato, agile, operoso del capo della città? Ebbene, signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.). È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città -e quindi capo della unica e solidale famiglia cittadina- dalla mia coscienza di cristiano: c'è qui in giuoco la sostanza stessa della grazia e dell 'Evangelo! Se c'è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l'amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un Sindaco in genere e per un Sindaco cristiano in ispecie non c'è! Quindi, signori Consiglieri, è bene parlare chiaro su questo punto! Ripeto, voi avete un diritto nei miei confronti: negarmi la fiducia: dirmi con fraterna chiarezza: signor La Pira lei è troppo fantastico e non fa per noi! Ed io vi ringrazierò: perché se c'è una cosa cui aspiro dal fondo dell'anima è il mio ritorno al silenzio ed alla pace della cella di San Marco, mia sola ricchezza e mia sola speranza! Ed è forse bene, amici, che voi vi decidiate così! lo non sono fatto per la vita politica nel senso comune di questa parola: non amo le furbizie dei politici ed i loro calcoli elettorali; amo la verità che è come la luce; la giustizia, che è un aspetto essenziale dell'amore; mi piace di dire a tutti le cose come stanno: bene al bene e male al male. Un uomo così fatto non deve restare più oltre nella vita politica che esige -o almeno si crede che esiga- altre dimensioni tattiche e furbe! Ma se volete che resti ancora sino al termine del vostro viaggio allora voi non potete che accettarmi come sono: senza calcolo: col solo calcolo di cui parla l'Evangelo: fare il bene perché è bene! Alle conseguenze del bene fatto ci penserà Iddio! Signori Consiglieri, ecco, dunque, individuate le cause lontane e prossime delle dimissioni degli assessori liberali: si chiamano Pignone, Manetti e Roberts, requisizione di case per sfrattati, interventi per assistenza e così via: cioè si chiamano una certa visione essenzialmente sociale e cristiana nel condurre la vita cittadina! Permettete, signori Consiglieri liberali, che io vi dica: -quanta distanza da quel liberalismo luminoso che ha fatto, in Inghilterra, da luce e guida allo stesso movimento laburista e che viene sigillato con due qualifiche piene di valore sociale ed umano: il liberalismo del pieno impiego e della totale assistenza sociale (piano Beveridge liberale!). Signori Consiglieri, ho finito: perdonatemi questa esposizione un po' lunga e sommaria insieme. Ho voluto scriverla perché ho l'impressione che questa seduta abbia un particolare valore nel tessuto della vita amministrativa e politica di Firenze. Le cose scritte sono documenti che restano: contra scriptum non valet argomentum! Alla domanda conclusiva che voi ora mi fate:- e cioè, come pensa l'Amministrazione di sostituire i due assessori liberali? E cosa si pensa di fare per l'avvenire? Eleggerete voi i nuovi! E quanto all'avvenire il nostro punto di vista rimane quello medesimo che indicammo all'inizio della nostra navigazione amministrativa: miriamo al bene della città: alla pacifica e fraterna coesistenza dei cittadini; alla effettiva ed efficace tutela degli operai e degli umili; ad una politica crescente di edilizia popolare; alla elevazione del reddito cittadino; alla difesa delle industrie ed allo sviluppo degli investimenti; alla crescente attrazione di questa città così misteriosa e così bella per tutta l'orbita della civiltà cristiana ed umana. Miriamo a fare di Firenze un punto di pace cristiana nel quale possano trovare speranza e amicizia, senza distinzioni, i popoli tutti della terra! Questo -immutato!- il nostro ideale di ieri, di oggi, di domani. E non posso finire senza fare un ammonimento fraterno: chiedo a tutti, per amore di Dio, di non ferirmi con fa menzogna e con la ingiustizia! Ripeto: voi avete il diritto di negarmi la fiducia, liberandomi così dalle mie pesanti responsabilità: ma nessuno ha il diritto di ingiuriarmi! Nessuno ha il diritto di ostacolare, di proposito, con la menzogna, la navigazione già così faticosa nella quale siamo impegnati. Se qualcuno pensasse di farlo io mi permetto di fargli presente una cosa di estrema serietà. È questa: -gli uomini investiti di pubbliche responsabilità -quando tali responsabilità non siano state cercate e mirino, per amore di Dio, al bene ed alla pace di tutti- sono portatori di una investitura misteriosa e sacra. Rileggete, signori, in proposito le pagine severe ed ammonitrici del l'Antico Testamento. Il Signore stesso è di questi uomini la forza ed il rifugio. Essi non confidano né nella potenza, né nel danaro, né nella furbizia: confidano in Dio solo. E Dio è la forza misteriosa che abbatte, senza risparmio, tutti coloro che si oppongono ai loro divisamenti di amore e di pace! Aflligam afllingentes te et inimicus ero inimicis tuis. Signori Consiglieri, queste non sono parole mie, non sono tesi mie: sono parole ispirate a tesi ispirate: Dio stesso le ha consegnate nelle pagine e nei testi dell'Antico Patto. È questo l'ammonimento fraterno che io vi faccio: un ammonimento della cui efficacia misteriosa io ho già una lunga e severa esperienza! L'augurio che a tutti voi io faccio in questo giorno di settembre dedicato alla festività di Maria, dal titolo della Mercede, è che tutti insieme, senza distinzione di parte, si miri al bene di questa nostra città incomparabile, che è per il mondo come un faro di bellezza e di speranza. Firenze ci unisca: e nel nome di Firenze e della missione di Firenze nel mondo, noi possiamo trovare tutti insieme, un punto di convergenza ed una efficace speranza di fraternità e di bene! </em></p><p align="justify"><em></em></p><p align="justify">Che la forza sia con voi.</p><p align="justify"></p><br /><br /><br /><object height="285" width="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ced8o50G9kg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/ced8o50G9kg&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-4011768533046728623?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-57688643917498847032009-05-20T15:17:00.002+02:002009-05-20T15:23:10.944+02:00TERMINATOR?<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Arnold_Schwarzenegger-725268.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 220px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/180px-Arnold_Schwarzenegger-725267.jpg" border="0" /></a><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify">Da <em>Il Corriere della Sera:</em></div><br /><div align="justify"><em></em></div><br /><div align="center"><strong>La scure di Schwarzenegger sull’università di Padova </strong></div><br /><div align="center"><strong></strong></div><br /><div align="center"></div><br /><div align="justify">PADOVA – Conan il barba&shy;ro se l'è presa con il Bo. Ma questo non è un film che fa divertire. Il problema, anzi, è serio. Arnold Schwarzenegger, go&shy;vernatore della California, stretto da una crisi di bilan&shy;cio senza precedenti, ha deci&shy;so di tagliare i fondi per l'istruzione universitaria. Ben 13 milioni di euro. E tra le prime realtà a cade&shy;re sotto la scure è finito pro&shy;prio lo storico «Centro Stu&shy;di » padovano della Universi&shy;ty of California: un'istituzio&shy;ne dove dal 1963, anno in cui il rettore Guido Ferro sti&shy;pulò la convenzione con l'ateneo americano (in realtà un sistema complesso, com&shy;posto da dieci campus), so&shy;no transitati migliaia di stu&shy;denti, italiani e statunitensi.<br /><strong>Licenziamenti </strong>Il primo aprile le quattro dipendenti del Centro – Bon&shy;nie Ponthier, Elisabetta Con&shy;vento, Raffaella Capanna e Margharet Tiso – hanno rice&shy;vuto la spiacevole sorpresa della lettera di licenziamen&shy;to. Qualche settimana pri&shy;ma, intuendo l'aria di crisi e le intenzioni del governo di Sacramento, loro stesse ave&shy;vano proposto di decurtarsi lo stipendio, ma non c'è sta&shy;to nulla da fare. Bonnie, Elisabetta e Raffa&shy;ella smetteranno a giugno; Maggie, invece, rimarrà da sola fino a febbraio, quando il Centro, che ha sede nella centralissima via Oberdan e per il quale l'Università di Pa&shy;dova paga l'affitto mensile, dovrebbe serrare definitiva&shy;mente i battenti.<br /><strong>Programma addio</strong> Nelle forbici del Governa&shy;tor - crasi di Governor e Ter&shy;minetor, molto usata negli States - non è finito tutta&shy;via solo il «Centro Studi». Pure il «Programma», ossia l'accordo di scambio che consente anche agli studen&shy;ti italiani di recarsi nei cam&shy;pus californiani - da Berke&shy;ley a Santa Cruz - subirà un forte ridimensionamento: terminerà nel 2012, come prevede la convenzione, ma poi non sarà rinnovato per intero e molti flussi verran&shy;no dirottati a Bologna. Il fat&shy;to rappresenterebbe una perdita enorme per Padova, che già soffre di una sorta di crisi di identità a livello internazionale. Si pensi che solo l'ultimo anno sono sta&shy;ti ben 75 i ragazzi americani che, attraverso il «Program&shy;ma », hanno studiato al Bo. Mentre sono 56 quelli pado&shy;vani spediti in California.<br /><strong>Le contromisure</strong> Ieri mattina al Bo il Ma&shy;gnifico Vincenzo Milanesi, assieme al professor Carlo Someda, delegato del retto&shy;re per i rapporti con il mon&shy;do anglosassone e alla pro&shy;fessoressa Marina Pianca, direttrice del Centro studi di Padova e di Bologna, han&shy;no reso pubbliche le contro&shy;proposte presentate dall'ate&shy;neo patavino alla University of California, affinché non lasci definitivamente la cit&shy;tà. L'idea per il «Centro Stu&shy;di » è quella di gestirlo attra&shy;verso la creazione di un con&shy;sorzio di università interna&shy;zionali (tra cui, pare, alcune sudamericane), in modo da alleggerire la spesa. Per il «Programma», invece, si pensa ad una duplice dire&shy;zione. «Vogliamo istituire due corsi che possano at&shy;trarre gli studenti dagli Sta&shy;ti Uniti - ha detto il profes&shy;sor Someda - . L'uno chiama&shy;to “Certificate Program”, con un offerta varia mirata alla qualità, il secondo det&shy;to “Academic Internschip Program”, con il quale vor&shy;remo portare 10, 15 studen&shy;ti americani direttamente nei dipartimenti a fare ricer&shy;ca ». Basterà per convincere l'implacabile Schwarzeneg&shy;ger? </div><br /><div align="justify"></div><br /><p>Che la forza sia con voi!</p><p> </p><p> </p><br /><br /><br /><object width="340" height="285"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mElRcWpqTEA&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mElRcWpqTEA&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-5768864391749884703?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-52514271498941097832009-05-13T15:17:00.004+02:002009-05-13T15:59:20.874+02:00VETTE<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/compagnoni01g-740125.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/compagnoni01g-740124.jpg" border="0" /></a><br /><div></div><br /><p align="justify">Di lui Messner con tipica semplicità montanara ebbe a dire soltanto: <em>cuore e polmoni, fu l'ultimo eroe</em>. E sarà anche vero (come ebbe modo di dimostrare al termine di una complicatissima e lunga indagine la commissione di inchiesta appositamente costituita dal CAI) che il 31 luglio del 1954 lui, insieme a Lino Lacedelli, in vetta al K2 ci arrivarono usando bombole e maschere (e dunque acclarando la verità storica da sempre sostenuta da Walter Bonatti; dichiarò <em>l'Achille</em>: "il K2 non l'hanno conquistato Compagnoni e Lacedelli . L'ha conquistato una piramide umana di persone che col lavoro di mesi ha reso possibile il raggiungimento dell'obiettivo") ma intanto l'Achille è stato il primo a toccare quota 8611 metri lungo la via "normale" che poi in pochissimi tentarono stante la sua enorme difficoltà e pericolosità (il K2 è tutto, ma proprio tutto, difficile; basti pensare che dal 1954 ad oggi solo 285 uomini e 11 donne sono saliti fino in vetta e ben 31 di questi sono morti scendendone). E per chi va in montagna, con cuore e passione, con senso di libertà ma anche amore profondo, il K2 non è "solo" la seconda montagna più alta del mondo ma è, molto più semplicemente, "la vetta": quella che quando raggiungi puoi dirti nell'Olimpo degli eroi, degli dei, di coloro ai quali davvero tutto, ma proprio tutto, ora è permesso. Anche di morire in un letto d'ospedale a 94 anni come toccato in sorte all'Achille (Compagnoni va aggiunto, ma quando si parla di montagna lui è semplicemente <em>l'Achille</em>)<em> che </em>se ne è andato l'altra notte ad Aosta per via di alcuni malanni che da tempo si trascinava dietro. Ciao Maestro e se sei già salito sul tuo amato Cervino continua a guardarci con quei tuoi occhi che ridevano delle nostre miserie umane.</p><p align="justify"></p><p align="justify"></p>Quando senti che tutto sta per finire se sei un uomo probabilmente ti disperi, se sei un poeta riesci a fare questo:<br /><br /><br /><object height="285" width="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/EU38n4oj2dY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/EU38n4oj2dY&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><br /><br /><br />Che la forza sia con voi!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-5251427149894109783?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-69407273412767977602009-05-08T16:27:00.002+02:002009-05-08T16:33:20.977+02:00SENZA PAROLE<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/pinar-789063.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 230px; CURSOR: hand; HEIGHT: 286px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/pinar-789062.jpg" border="0" /></a><br /><br /><div align="justify">L'amico Andrea Ferrazzi mi ha inviato questo articolo (da <em>Repubblica</em>) </div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center"></div><br /><br /><div align="center">Il racconto. </div><br /><br /><div align="center">Tra le reduci del Pinar: meglio morire che tornare lì"</div><br /><br /><div align="center">Voi italiani siete buoni, come potete fare una cosa del genere?"<br />"Li avete mandati al massacro in quei lager stupri e torture"<br />Le lacrime di Hope e Florence per i disperati riportati in Libia: i nostri mesi all'inferno</div><br /><br /><div align="center">dal nostro inviato FRANCESCO VIVIANO<br /><br /></div><br /><br /><div align="justify">LAMPEDUSA - "Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no". Hanno le lacrime agli occhi le donne nigeriane, etiopi, somale, le "fortunate" che sono arrivate a Lampedusa nelle settimane scorse e quelle reduci dal mercantile turco Pinar. Hanno saputo che oltre 200 disgraziati come loro sono stati raccolti in mare dalle motovedette italiane e rispediti "nell'inferno libico", dove sono sbarcati ieri mattina. Tra di loro anche 41 donne. Alcuni hanno gravi ustioni, altri sintomi di disidratazione. Ma la malattia più grave, è quella di essere stati riportati in Libia. Da dove "erano fuggite dopo essere state violentati e torturati. Non solo le donne, ma anche gli uomini". I visi di chi invece si è salvato, ed è a Lampedusa raccontano una tragedia universale. La raccontano le ferite che hanno sul corpo, le tracce sigarette spente sulle braccia o sulla faccia dai trafficanti di essere umani. Storie terribili che non dimenticheranno mai. Come quella che racconta Florence, nigeriana, arrivata a Lampedusa qualche mese fa con una bambina di pochissimi giorni. L'ha battezzata nella chiesa di Lampedusa e l'ha chiamata "Sharon", ma quel giorno i suoi occhi, nerissimi, e splendenti come due cocci di ossidiana, erano tristi. Quella bambina non aveva un padre e non l'avrà mai. "Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace". Accanto a Florence, c'è una ragazza somala. Anche lei ha subito le pene dell'inferno. "Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell'incubo finisse". Raccontano il loro peregrinare nel deserto in balia di poliziotti e trafficanti. "Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro".<br />Il racconto s'interrompe spesso, le donne piangono ricordando quei giorni, quei mesi, dentro i capannoni nel deserto. Vicino alle spiagge nella speranza che un giorno o l'altro potessero partire. E ricordano un loro cugino, un ragazzo di 17 anni, che è diventato matto per le sevizie che ha subito e per i colpi di bastone che i poliziotti libici gli avevano sferrato sulla testa. "È ancora lì, in Libia, è diventato pazzo. Lo trattano come uno schiavo, gli fanno fare i lavori più umilianti. Gira per le strade come un fantasma. La sua colpa era quella di essere nero, di chiamarsi Abramo e di essere "israelita". Lo hanno picchiato a sangue sulla testa, lo hanno anche stuprato. Quel ragazzo non ha più vita, gli hanno tolto anche l'anima. Preghiamo per lui. Non perché viva, ma perché muoia presto, perché, finalmente, possa trovare la pace". Le settimane, i mesi, trascorsi nelle "prigioni" libiche allestite vicino alla costa di Zuwara, non le dimenticheranno mai. "Molte di noi rimanevano incinte, ma anche in quelle condizioni ci violentavamo, non ci davano pace. Molti hanno tentato di suicidarsi, aspettavano la notte per non farsi vedere, poi prendevano una corda, un lenzuolo, qualunque cosa per potersi impiccare. Non so se era meglio essere vivi o morti. Adesso che siamo in Italia siamo più tranquille, ma non posso non stare male pensando che molte altre donne e uomini nelle nostre stesse condizioni siano state salvate in mare e poi rispedite in quell'inferno, non è giusto, non è umano, non si può dormire pensando ad una cosa del genere. Perché lo avete fatto?". "Noi eravamo sole, ma c'erano anche coppie. Spesso gli uomini morivano per le sevizie e le torture che subivano. Le loro mogli imploravano di essere uccise con loro. La rabbia, il dolore, l'impotenza, cambiavano i loro volti, i loro occhi, diventavano esseri senza anima e senza corpo. Aiutateci, aiutateli. Voi italiani non siete cattivi. Non possiamo rischiare di morire nel deserto, in mare, per poi essere rispediti come carne da macello a subire quello che cerchiamo inutilmente di dimenticare". Hope, 22 anni, nigeriana è una delle sopravvissute ad una terribile traversata. Con lei in barca c'era anche un'amica con il compagno. Viaggiavano insieme ai loro due figlioletti. Morirono per gli stenti delle fame e della sete, i corpi buttati in mare. "Come possiamo dimenticare queste cose?". Anche loro erano in Libia, anche loro avevano subito torture e sevizie, non ci davano acqua, non ci davano da mangiare, ci trattavano come animali. Ci avevano rubati tutti i soldi. Per mesi e mesi ci hanno fatto lavorare nelle loro case, nelle loro aziende, come schiavi, per dieci, venti dollari al mese. Ma non dovevamo camminare per strada perché ci trattavano come degli appestati. Schiavi, prigionieri in quei terribili capannoni dove finiranno quelli che l'Italia ha rispedito indietro. Nessuno saprà mai che fine faranno, se riusciranno a sopravvivere oppure no e quelli che sopravviveranno saranno rispediti indietro, in Somalia, in Nigeria, in Sudan, in Etiopia. Se dovesse accadere questo prego Dio che li faccia morire subito". (8 maggio 2009) </div><br /><br /><p></p><p></p><p></p><br />Che la forza sia con loro....<br /><br /><object height="285" width="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/84AgZvaqqdY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://www.youtube.com/v/84AgZvaqqdY&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-6940727341276797760?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-13612524217774247512009-05-06T14:51:00.003+02:002009-05-06T15:00:31.506+02:00SUL GOVERNO DELLA CITTA<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/dossetti-714820.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 241px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/dossetti-714819.jpg" border="0" /></a><br /><div>Io l'ho trovato interessante ...è tratto dall'edizione <em>online</em> di <em>Avvenire</em>...e non riguarda nè Arcore né Macherio....<br /><br /><br /><div align="center"><strong>Bologna 1956, la battaglia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Dossetti">Dossetti </a><br /></strong><a id="_ctl0_MasterContent_Immagine_PresentationModeControlsContainer_PresentationHyperLink"></a><br /></div><br /><div align="justify"><em>Nell’estate del 1951 Giuseppe Dossetti lasciava la vita politica. Si ritirava a Bologna dove aveva creato "il centro documentazione" sulla vita della Chiesa e della società italiane. Si avviava il percorso che lo avrebbe portato al sacerdozio. Ma nel 1956, in occasione delle elezioni comunali, nel capoluogo emiliano governato da un politico di razza e molto popolare, Giuseppe Dozza, accettava di capeggiare la lista della Democrazia cristiana. Accompagnava questa scelta la presentazione di un corposo Libro bianco, di ben 170 pagine, non diffuso gratuitamente ma venduto a 600 lire (e già questa era una novità per la politica del tempo) nel quale esponeva il suo articolato progetto di città partecipata con la proposta innovativa dei quartieri, progetto fondato su analisi e studi condotti con rigore (una collaborazione fattiva fu, tra le altre, quella di Achille Ardigò) caratterizzato da una capacità affascinante di comunicazione (non ci furono praticamente aree centrali e periferiche di Bologna che non venissero raggiunte dai suoi giovani ed entusiasti collaboratori) e animato dall’idea di fondo che «per fare politica occorre informarsi, studiare e alzare lo sguardo oltre il particolare…». <strong>Lo scrive Gianni Boselli che ha curato la ristampa integrale del Libro bianco (in uscita per l’editore Diabasis).</strong> Ad oltre cinquant’anni da quelle elezioni e mentre Bologna, con altre città, si prepara al rinnovo del Consiglio, può sembrare una sorta di archeologia politica questo ripescaggio. Troppe cose sono cambiate da allora. È cambiata la città; i partiti sono in crisi o scomparsi, la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni è crescente, un programma di oltre 170 pagine è oggi impensabile; il buon governo dell’amministrazione bolognese, che per anni il Pci ha sbandierato come modello, è alle spalle per la prevalenza di un "conservatorismo di sinistra" che già Dossetti denunciava negli infuocati comizi del 1956 provocando la risentita reazione, altrettanto infuocata, di Togliatti e degli altri leader comunisti. Eppure i tre saggi di Luigi Pedrazzi (Dossetti lo chiamò nella sua lista per il Comune), del ricercatore Luigi Giorgi e del politologo Paolo Pombeni consentono di collocare la novità del Libro bianco (che tale fu anche se non poche delle proposte sono state "copiate" in numerose città), fondato sul principio della partecipazione dal basso, nello scenario della politica interna e internazionale (il 1956 è l’anno del Rapporto Kruscev, cui seguirà nell’autunno l’invasione dell’Ungheria e la crisi di Suez) e in una realtà ecclesiale che, anche se papa Giovanni e il Concilio erano ancora inimmaginabili, appariva più mossa e meno uniforme. Le relazioni quasi naturali tra la Dc retta con polso fermo da Fanfani e la Chiesa italiana rendevano le elezioni in una città importante come Bologna un test che non si poteva ignorare.Nel 1951 le elezioni per il rinnovo del Consiglio – ricorda Pedrazzi – si erano concluse con un ridottissimo margine di vantaggio per il Pci. Meno di un punto percentuale aveva diviso la coalizione di sinistra da quella centrista, Dc e partiti laici minori. C’era quindi nei partiti anticomunisti la speranza di conquistare il Comune. Perché si ricorse a Dossetti che dal 1951 era fuori gioco anche se non disinteressato alle vicende italiane e internazionali? Si è sempre parlato e scritto di un intervento dell’arcivescovo Lercaro, che quasi impose "per obbedienza" a Dossetti di candidarsi. Ma oltre al cardinale, anche un esponente autorevole, l’onorevole Angelo Salizzoni guardava al "professorino" come unica carta per vincere la sfida con un Pci fortemente radicato in città. Dossetti si piegò alle sollecitazioni di Salizzoni e di Lercaro. Strappò a un Fanfani riluttante, in un incontro a Roma con il segretario del partito, l’autorizzazione a essere candidato «ma dal voto primario di tutti gli iscritti alla Dc bolognese» e non da un comitato ristretto di notabili del partito. Dossetti fu sempre attento a non coinvolgere nella sua campagna parti significative della Chiesa bolognese. Ma la candidatura fu da lui vissuta – lo avrebbe ricordato alcuni anni dopo – come qualcosa «che gli tagliava la faccia». Dossetti – scrive ancora Pedrazzi – «fu interiormente orripilato e in qualche modo offeso da una proposta così lontana da una strada su cui intendeva camminare». Ma una volta dato il suo assenso, si gettò con passione e grinta contro «l’immobilismo conservatore» di un’amministrazione che non corrispondeva, a suo giudizio, «alle possibilità reali del popolo di Bologna». Senza mai illudersi sul risultato («noi perderemo – avrebbe detto a Pedrazzi – ma il nostro impegno è dire quanto ci sembra giusto. Saranno poi i cittadini a decidere»).<strong>Dozza avrebbe vinto. E Dossetti, come annota Giorgi, per due anni, fino a quando entrò in seminario, «fu uomo di opposizione, ma di una opposizione costruttiva, mai pregiudiziale».</strong> Pombeni sottolinea una certa ambivalenza «e persino ambiguità» della sua presenza pubblica. Dossetti aveva però avvertito da tempo: <strong>«I cattolici italiani non sono maggioranza, noi siamo minoranza…».</strong> Il Libro bianco riflette una stagione conclusa da tempo. Ma questo obiettivo – come nota Giorgi – «di sentire la città, di vederla crescere secondo uno sviluppo organico», ci sembra ancora attuale mentre milioni di italiani voteranno a giugno per rinnovare i consigli comunale di molte città, Bologna in testa.<br /></em><a href="http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire" target="_blank"></a></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify">Che la forza sia con voi<br /></div>Non ne ho ancora usata una intera cassa...ma il mal di stomaco sta passando e allora....<br /><br /><br /><br /><br /><object height="285" width="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0MYYoP0DZ6c&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1"><param name="allowFullScreen" value="true"><param name="allowscriptaccess" value="always"><br /><embed src="http://www.youtube.com/v/0MYYoP0DZ6c&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-1361252421777424751?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-38950384686416894382009-04-29T12:25:00.002+02:002009-04-29T12:35:14.368+02:00HUGO<a href="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/hugo-715307.jpg"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; CURSOR: hand; HEIGHT: 140px" alt="" src="http://www.davidemeggiato.com/uploaded_images/hugo-715305.jpg" border="0" /></a><br /><div align="center"><strong>La ballata del Pratt perduto</strong> </div><br /><div align="center"><br /><br />Di Antonio D’Orrico </div><br /><div align="justify"><br />Hugo Pratt riservava sempre delle sorprese. Un esempio. Quando morì, nell’agosto del 1995, uscirono i necrologi di rito sul Corriere. Due erano singolari. Il primo era a firma del ministro della cultura, all’epoca si trattava dello storico dell’arte Antonio Paolucci. A suo modo, un documento storico. Perché si trattava del primo riconoscimento ufficiale, ed espresso al massimo livello istituzionale (il Ministero della Cultura), del fatto che Corto Maltese e gli altri fumetti di Pratt erano un bene culturale della Nazione. I francesi l’avevano capito da un pezzo, dalle nostre parti invece si continuava a far finta di nulla.<br />L’altro necrologio non era meno sorprendente. Esprimeva ufficialmente il cordoglio della Massoneria per la morte di uno dei suoi fratelli più illustri. Ricordo che in quell’occasione feci una piccola inchiesta. Gli amici intimi di Pratt non sapevano della sua adesione al Grande Oriente. Ma quando domandai loro se erano sorpresi dalla notizia, mi risposero tutti allo stesso modo: sì, erano sorpresi, no, anzi, a pensarci bene non erano sorpresi perché da Hugo ti potevi aspettare di tutto.<br />L’EROE CHE UNÌ L’ITALIA<br />Avevo pensato finora che quei due necrologi (la superlaurea ad honorem rilasciata dal ministro della Cultura, e l’estremo saluto massonico che confermava l’inafferrabilità esoterica dell’uomo) fossero gli ultimi colpi di scena nella vita spettacolare di Hugo Pratt. Mi sbagliavo. L’ultima delle sue sorprese (ma sarà il caso di dire, all’inglese e a scopo cautelativo, last but non least) è questo libro, Sandokan (Rizzoli Lizard) che racconta, in puro stile Pratt, la prima parte delle Tigri di Mompracem di Emilio Salgari, l’avventura con cui debuttò l’eroe che ha unito l’Italia almeno quanto Garibaldi (se non di più). Una storia mai pubblicata, assolutamente inedita. Il Vate indiscusso del romanzo d’avventura italiano (Salgari) riveduto e corretto (e forse anche scorretto) dal Vate (la parola l’avrebbe fatto sghignazzare) del romanzo (disegnato) d’avventura italiano. Se fosse stato ancora ministro il prof. Paolucci avrebbe organizzato un festeggiamento adeguato: perché è un avvenimento culturale di primissimo ordine ed è anche una bella storia. Anzi due belle storie. La prima è quella delle Tigri di Mompracem secondo Pratt e Mino Milani (lo scrittore che curò la sceneggiatura). La seconda è la storia di come questo libro sia scomparso per quarant’anni, sia stato dato nel tempo per disperso, bruciato, distrutto, mai esistito (una delle solite balle di Hugo), rubato, cestinato, contrabbandato nel caveau di qualche grande collezionista di fumetti, dimenticato in un cassetto, buttato e quindi annegato nelle acque del Lambro (che fine ingloriosa per le tigri di Mompracem!), nascosto dallo stesso Pratt così bene dall’essersi scordato il nascondiglio sicuro che aveva escogitato...<br />Le ipotesi avanzate nel corso di quarant’anni sono state tante. I fatti sono andati così. Come ce li racconta Alfredo Castelli, lo sceneggiatore di Martin Mystère, autore del ritrovamento e, anche, della bella prefazione al Sandokan di Pratt.<br />Tutto cominciò, per Castelli, nel 1971 quando prese a collaborare al Corriere dei Piccoli dove Pratt lavorava già dai primi anni Sessanta spesso in coppia con Mino Milani. I due, tra l’altro, avevano pubblicato sul Corrierino una non dimenticata versione dell’Isola del tesoro di Stevenson. Pratt, ricorda Castelli, era sempre in giro per il mondo ma quando tornava in Italia passava sempre dalla redazione in via Scarsellini. Lì aveva un ufficio, in coabitazione con altri due illustratori, Aldo Di Gennaro e Mario Uggeri, ed era molto legato a Giancarlo Francesconi, il caporedattore. Francesconi e Pratt, ricorda Castelli, avevano fatto un viaggio in auto nel nord dell’Europa che per anni fornì a entrambi «spunti per narrazioni dalla vericidità quantomeno dubbia».<br />Nonostante fosse prolisso di racconti (più o meno veridici), Pratt ammutoliva e cercava di cambiare discorso ogni volta che Francesconi, Milani o Mario Oriani (il direttore) gli chiedevano: «Allora, l’hai finito? ». Era il Sandokan che Pratt doveva finire, la sua versione delle Tigri di Mompracem. La sceneggiatura di Milani era pronta da tempo. «Pratt aveva iniziato a disegnarlo nel 1969», ricorda oggi Milani, «ed era partito con grande entusiasmo: il mondo salgariano faceva parte del corredo letterario di entrambi. Lavorare con Hugo era un piacere. Ci intendevamo perfettamente e quindi non servivano lunghe descrizioni della vignetta. Erano sufficienti semplici indicazioni come “Notte, tempesta tropicale squassa un capanno sulla rupe”, e questo gli bastava per creare una scena piena di emozione. Inoltre era velocissimo. Solo che dopo un inizio con fuochi artificiali, d’improvviso i tempi di produzione cominciarono a dilatarsi spaventosamente ».<br />PERCHÉ NON FU PUBBLICATO<br />Cosa era successo? Perché Pratt si era distratto? Si era disamorato di Salgari? Castelli ha un’ipotesi. Era accaduto che Corto Maltese aveva cominciato ad avanzare le sue giuste pretese di eroe prattiano per eccellenza e antonomasia. La prima avventura del «gentiluomo di fortuna», Una ballata del mare salato, Pratt l’aveva pubblicata nel 1967. Avrebbe dovuto essere la prima e l’ultima e, infatti, Pratt si era poi dedicato alle storie per il Corrierino. Ma proprio mentre lavorava a Sandokan dalla Francia gli chiesero altre storie di Corto. Fu la svolta nella carriera di Pratt, la gloria: «Hugo e il suo alter ego di carta diventano stelle di prima grandezza e il povero Sandokan passa in secondo piano».<br />Ormai, quando Pratt passa dal Corrierino (ribattezzato, intanto, Corriere dei Ragazzi), nessuno gli chiede più se ha finito Sandokan. Castelli, diventato nel frattempo redattore, propone di salvare il salvabile e pubblicare, come racconto a sè, Sandokan senza aspettare la seconda parte. Gli danno il via e lui prepara le “copiette”, così si chiamavano in gergo, da mandare in stampa. Lavorandoci sopra, Castelli nota alcune cose interessanti: 1) che la poltrona con lo schienale rotondo su cui siede Sandokan sin dalla sua prima, folgorante, apparizione è quasi identica a quella, successiva, del Corto Maltese “francese”; 2) che, eliminati i baffi, Yanez, il miglior amico di Sandokan, somiglia a Corto Maltese e un po’ allo stesso Pratt da giovane; 3) che Marianna, la Perla di Labuan, la lady amata dal Principe, era uguale a Anne Frognier, la seconda moglie di Pratt.<br />Hugo Pratt, veneziano nato casualmente a Rimini nel 1927 e morto in Svizzera nel 1995Convivendo per giorni con il Sandokan di Pratt Castelli scopre un’altra cosa. Importante. «Pratt è stato il primo a dare a Sandokan la faccia di Sandokan. Sandokan era sempre stato ritratto come un indiano vagamente occidentalizzato (con la consacrazione finale in tv con Kabir Bedi). Ma Sandokan non era indiano, era malese e Pratt così lo disegna, con i tratti e l’acconciatura di un principe malese. Dare a Sandokan connotati indoeuropei era una scelta tranquillizzante per i lettori di questa parte del mondo. Mentre dargli, come era filologicamente esatto, i suoi tratti malesi, estremamente orientali, ne faceva, agli occhi di quegli stessi lettori, una figura tutt’altro che tranquillizzante, anzi decisamente inquietante». Era un Sandokan mai visto quello di Pratt. Mai visto anche nel senso che poi non andò mai in stampa né per il Corrierino, né per altri. Il progetto fu sospeso. Archiviato in un bustone giallognolo. Il Corrierino fu ribattezzato CorrierBoy che è come chiamare Samantha una ragazzina dall’italianissimo nome di Maria. Con un nome simile non c’era più posto per il Sandokan di Pratt. E nemmeno per Castelli che intristito per le storie (P2 e dintorni) che affliggevano allora la galassia Corriere, si dimise da redattore e andò a lavorare da Sergio Bonelli, nella galassia Tex Willer. Qui, ogni tanto, rivedeva Pratt, amico di Bonelli. Un giorno Hugo gli chiese che fine avessero fatto le tavole di Sandokan. Castelli cominciò a cercarle. Chiamò un amico all’archivio del Corriere. «Qui hanno bruciato molto materiale per fare spazio», gli disse l’archivista. Magari le tavole erano state portate via prima del falò, si disse Castelli e si rivolse ai mercanti di originali. Buco nell’acqua.<br />Passano gli anni, nessuna notizia del Sandokan di Pratt. Castelli si mette il cuore in pace. Poi, quando ormai non se lo aspettava più, il miracolo. «E qui - visto che di professione sono sceneggiatore di fumetti - potrei inventare qualche racconto emozionante su come sono riuscito a recuperare il Sandokan di Pratt. Per esempio che me lo ha consegnato in una notte di tempesta un vecchio marinaio cieco mentre un fulmine squarciava il cielo. Che l’ho salvato a rischio della vita tuffandomi in un mucchio di cartaccia destinata al macero giusto un istante prima che fosse fagocitata da un’enorme macina. Che il suo nascondiglio era indicato da certi indizi in codice inseriti in un famoso romanzo il cui titolo non mi è permesso rivelare».<br />Le cose, invece, sono andate in maniera assai diversa. Un paio di anni fa, un editore chiede a Castelli di raccogliere in volume le storie di Omino Bufo. «È un personaggio demenziale che facevo per il Corriere dei Ragazzi. Molti lo rammentano con nostalgia a dimostrare come i ricordi di gioventù rendano bella qualunque cosa». Le storie dell’Omino sono in uno scatolone nel quale Castelli aveva buttato alla rinfusa tutte le cose che c’erano nella sua scrivania di via Scarsellini. Quello scatolone non lo ha più toccato dal 1975, gli faceva troppa tristezza. Va in cantina (chi non è mai stato nella casa di Castelli non può immaginare che razza di gigantesco castello di carte accumulate sia e che impresa, da far tremare i polsi, significhi cercare qualcosa in quel labirinto di fogli). Alla fine trova lo scatolone. Lo apre. «Insieme all’Omino Bufo, alla guida dei telefoni aziendali, alla “carta contabattute” che si usava quando i computer erano ancora di là da venire, c’era il menabò con le “copiette” della storia di Sandokan. Per anni avevo cercato gli originali del racconto senza rendermi conto che le loro perfette riproduzioni si trovavano a portata di mano».<br />Sfoglio assieme a Castelli la prima copia del Sandokan di Pratt e Milani finalmente diventato libro.<br />A me sembra artisticamente parlando assai rilevante, proprio bello. E Castelli, autorità in materia, conferma. «Penso che quello sia stato il periodo migliore di Pratt. Perché allora Pratt disegnava molto. Mi spiego, Hugo aveva un dono di sintesi straordinario. A lui bastava disegnare una linea orizzontale, un ghirigoro e un tondo ed ecco “Il sole sui Mari del Sud”. Ed era proprio “Il Sole sui Mari del Sud” come tutti lo immaginiamo. Pratt era un enorme impressionista. In Sandokan era ancora molto generoso di particolari. Per questo dico che è al suo meglio: c’è la sintesi ma c’è anche l’analisi».<br />Sfoglio il libro. Mi soffermo su un primo piano di Sandokan. «A chi somiglia?», mi chiede Castelli. A qualcuno, rispondo, ma non capisco a chi. Castelli mi illumina: «A Johnny Depp nella parte di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. Cioè all’eroe di film fatti quarant’anni dopo Sandokan. Pratt aveva un’incredibile capacità di anticipare. Certe icone di oggi, le ha inventate lui tanti anni fa».<br />OAS_AD('Bottom1');<br />Sandokan è un gioiello che segna il gran ritorno sulla scena di Pratt (Rizzoli sta riproponendo tutti i suoi albi). Alberto Ongaro (lui e Pratt cominciarono insieme a fare fumetti e fecero la storia del fumetto italiano) ha ripubblicato da Piemme Un romanzo d’avventura, un romanzo del 1971 che ha come protagonista Hugo Pratt. Sì, lui in persona. Un bellissimo romanzo che racconta la storia di un’amicizia e di una generazione. E racconta, anche, di quella volta che Hugo fece amicizia a Londra con 80 ragazze di un college americano e se le portò a Venezia a mangiare il gelato... Vero? Falso? Domande malposte. Hugo Pratt era al di là del vero e del falso.<br />27 aprile 2009</div><br /><br /><br /><object width="340" height="285"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FbiFopF1Zc0&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/FbiFopF1Zc0&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><br /><br />Che la forza sia con voi<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-3895038468641689438?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-4186345104132259702.post-20219984986892100202009-04-28T09:26:00.002+02:002009-04-28T09:35:10.959+02:00RITORNO<div align="justify">Leggetelo e.....ridete!</div><div align="justify"><em></em> </div><div align="justify"><em>Dal sito Ansa.it</em></div><div align="center"><strong></strong> </div><div align="center"><strong></strong> </div><div align="center"><strong>WONDER WOMAN E CUBO DI RUBIK, TUTTI I DANNI ANNI '80<br /></div></strong><div align="center">di Alessandra Magliaro<br /><br /></div><div align="justify">ROMA - Si alzano presto per portare il figlio a scuola, poi vanno in palestra, poi in ufficio con pausa pranzo a barrette, poi ancora palestra, compiti a casa con il figlio, cena macrobiotica: <strong>le trenta-quarantenni di oggi, non lavorativamente precarie s'intende, quelle che è Dio che chiede loro un consiglio, sono in realtà povere vittime.<br /></strong><br />Di chi? Ma di Wonder Woman naturalmente, telefilm ormai vintage con la procace protagonista Lynda Carter capace di tutto, che ha reso insoddisfatte tante donne che non sono riuscite ad essere come lei. Non è l'unica eredità da incubo di quegli anni, visto che, come cantano gli AfterHours <em>Non si esce vivi dagli anni '80</em>. Omar Fantini, il comico che spopola a Colorado Cafe', ci ha scritto su un libro ('Non si esce vivi dagli anni '80' - Mondadori, 263 pp, 15euro) che tenta di spiegare con ironia perché i trentenni di oggi (ma anche i loro fratelli più grandi) sono ridotti così.<br /><br /><strong>Si è fatto una domanda e si è dato una risposta: tutta colpa di Pollon, Remi e il cubo di Rubik, insomma di certi cult dell'epoca, cartoni animati, serie americane e oggetti, che a ben indagare hanno reso tanti, soggetti buoni per gli psicologi.<br /></strong><br />Nostalgia, tenerezza per l'infanzia ma anche una sana lettura ad occhi disincantati per leggere meglio certi miti: <em>La casa nella prateria</em>, <strong>il telefilm più triste della storia della tv in cui la cosa più avventurosa che succedeva era che le bambine arrivavano tardi a scuola perché c'era il fango sul sentiero</strong>, <em>La famiglia Bradford</em> <strong>con papà vedovo, otto figli e la baby sitter (attenzione!) che diventa la seconda moglie,</strong> <strong>Love Boat</strong> che a rivederlo oggi <strong>è ancora più horror di ieri</strong> con tutti quei capelli cotonati, quelle uniformi bianche, quel pigia pigia da traghetto in Sardegna ad agosto, <em>Tre cuori in affitto</em> con <strong>Janet e Daisy in hot pants già belle botulinate ma allora non lo sapevi</strong> e poi Arnold, Baywatch con Pamelona Anderson, Hulk, Magnum P.I. e su tutti Happy Days.<br /><br />Ma <em>Non si esce vivi dagli anni '80</em> (titolo del libro) anche per oggetti vari: i boeri, cioccolatini al liquore che mangiavano anche i piu' piccoli (e questo spiega il boom del colesterolo nei trentenni di oggi), il supertele, l'unico pallone con traiettorie autonome tanto era leggero e dunque imparabile, il cubo di Rubik che i più furbetti compravano in doppia copia così uno si poteva manipolare (trucchetto: staccare con il vapore le faccette adesive e riattaccarle a dovere), il dolce forno Harbert dal quale non è mai uscito un dolce degno del nome, il Vic 20 per giocare a tennis in tv quando il Commodore era ancora un lusso, il crystal ball lattex blu molle per soffiare palloncini (ufficialmente perché in realtà era una colla stordente come Lsd), il caro vecchio Ciao, le gomme big babol altamente tossiche prodotte dall'Enichem, i pennarelli Carioca indelebili ad ogni temperatura, l'Allegro Chirurgo. A volte ritornano, e nel caso degli '80, e' veramente una minaccia, specie se riguarda le spalle imbottite. </div><div align="justify"> </div><div align="justify"> </div><div align="justify"> </div><br /><br /><br /><object width="340" height="285"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/a7JF-fEZW3Y&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/a7JF-fEZW3Y&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6&border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="340" height="285"></embed></object><br /><br />Che la forza sia con voi....<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4186345104132259702-2021998498689210020?l=www.davidemeggiato.com'/></div>Il sito di Davidehttp://www.blogger.com/profile/09322763013694162703noreply@blogger.com0