tag:blogger.com,1999:blog-4025094316890134783.post-68272051058072168672008-04-03T02:53:00.000-07:002008-04-03T02:57:09.617-07:00Perchè i manicomi furono smantellati. Intervista al dott. Giorgio Antonucci<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_EPwPwUiWA80/R_SpnzL6KeI/AAAAAAAAAEA/-pPJ0kyBbjE/s1600-h/antonucci.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_EPwPwUiWA80/R_SpnzL6KeI/AAAAAAAAAEA/-pPJ0kyBbjE/s400/antonucci.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184955572230433250" border="0" /></a><span style=";font-family:Arial;font-size:8;" ><span style="font-family: verdana;font-size:100%;" ><br />Int</span><span style="font-family: verdana;font-size:100%;" >ervista a GIORGIO ANTONUCCI di CLARISSA BRIGIDI </span></span><span style=";font-family:arial,helvetica,sans-serif;font-size:10;" ><p style="text-align: justify;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >(° da <i>Diogene: magazine italiano di filosofia</i>)</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Qual è stata la sua esperienza all´interno dell´istituzione psichiatrica in Italia, in particolare nel periodo in cui ha lavorato a Gorizia e all´Ospedale Civile di Cividale del Friuli?</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Sono stato chiamato a Gorizia da Basaglia. Mi aveva conosciuto bene anche nel periodo in cui stavo a Firenze perché ci eravamo sentiti telefonicamente per il mio lavoro in cui cercavo di evitare gli internamenti.<br />Così aveva conosciuto il mio modo di rapportarmi con le persone, che era un modo diretto, in cui io mi impegnavo a parlare oppure a condividere con loro delle situazioni. Per esempio a Cividale del Friuli c´era una ragazza che quando era in crisi batteva la testa contro il muro e allora cercavo di impedirglielo senza l´utilizzo della forza, semplicemente ponendo qualcosa tra lei e il muro.</span> </p> </span> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >E poi una volta, siccome noi due polemizzavamo quando si faceva male perché io le dicevo che avrebbe potuto esprimere le stesse cose in un altro modo, mi misi a battere la testa anch´io, così lei smise immediatamente e riprendemmo la discussione. Basaglia conosceva di me queste ed altre cose, così, quando nel settembre del 1968 questo reparto fu chiuso con la forza, soprattutto perché le persone erano sempre in giro per il paese invece di essere chiuse dentro alle proprie stanze, mi invitò, nel 1969, a lavorare a Gorizia.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Gorizia era una realtà complessa perché all´interno della stessa istituzione convivevano tre diverse posizioni. Basaglia affermava che il manicomio doveva a tutti i livelli essere superato definitivamente, come spiegò anche nel libro L´istituzione negata. Nella pratica ciò significava non tanto migliorare il manicomio, quanto cercare di collocare le persone al di fuori di esso.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Che cosa significava in quel momento operare per lo smantellamento del manicomio?</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Si trovano persone rinchiuse in cella e si aprono le celle; ci sono persone in camicia di forza e si tolgono loro le camicie di forza; si trovano ostacoli per poter circolare all´interno di queste istituzioni che sono tutte a compartimenti separati l´uno dall´altro e si tolgono i compartimenti. Poi, problema centrale, si comincia a discutere con gli internati. Basaglia aveva organizzato l´ospedale con riunioni e assemblee: riunioni particolari in ogni singolo reparto, in modo che un luogo di assoluta segregazione diventasse un luogo di dibattito e discussione. Basaglia aveva aperto questa enorme contraddizione: unico in tutto il mondo, un direttore di istituto psichiatrico, anziché portare avanti l´istituto, voleva distruggerlo.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Cosa può dire sull´utilizzo dell´elettroshock?</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Le posso raccontare un episodio. Ero appena arrivato a Gorizia e non avevo ancora avuto l´assegnazione dei reparti. Una domenica ero di guardia, quindi avrei dovuto svolgere le funzioni dei medici assenti, ed il mio collega Jervis mi telefonò dicendomi che dovevo fare l´elettroshock a una sua paziente. Io risposi che l´elettroshock non lo facevo, egli disse che l´avrebbe eseguito di persona e mi invitò ad andare a vedere.<br />Così, perché non pensasse che io non facevo l´elettroshock per l´impressione, anziché per principio, cioè perché l´elettroshock fa male ed è una forma di tortura, fui costretto ad andare a vedere. </span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Vidi fare l´elettroshock ad una suora di ventotto anni che era stata internata dalle consorelle del suo convento perché ad un certo punto aveva cominciato a dire che lei non voleva più saperne di essere sposa di Gesù, ma voleva degli sposi sul serio. Jervis allora le fece l´elettroshock. La situazione si commenta da sola!</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Io presi i reparti di donne che erano di Jervis e vi trovai che l´elettroshock era molto usato, mentre nei reparti degli uomini esso era stato già eliminato. Questa è una testimonianza di un´altra situazione complicata, contraddittoria. Inoltre i medici sostenevano che le persone dovevano essere liberate dal manicomio, ma non tutte potevano uscire.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Le uscite erano consentite solo se controllate, mentre con me non erano più controllate perché ritenevo che ogni persona avesse il diritto di uscire quando voleva e secondo le sue intenzioni. Operai così due cambiamenti: tolsi l´elettroshock e lasciai le persone libere.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Inoltre cominciai a ridurre drasticamente gli psicofarmaci, per poterli in seguito togliere definitivamente.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Cosa pensa del ricorso agli psicofarmaci nella pratica psichiatrica?</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Mi ricordo di una ragazza che da mesi era in uno stato di inquietudine, notte e giorno. Era imbottita di psicofarmaci: parlando con lei e con il suo consenso glieli tolsi tutti, di colpo. La notte la ragazza dormì e il mattino era tranquilla. Mi dissero che questo era un effetto paradosso; io replicai che non lo era affatto, era piuttosto un effetto logico, perché i farmaci a lungo andare intossicano e creano malessere e inquietudine. La persona stava meglio perché non era più intossicata: si tratta di un effetto logico, non certo paradossale.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Che tipo di relazione umana si dovrebbe instaurare fra lo psichiatra e i pazienti?</span></b></span> </p> <span style="font-family: verdana;font-family:Arial;font-size:100%;" > <p style="text-align: justify;"> Sono convinto che le persone che sono nella sfera psichiatrica sono persone come noi che hanno dei problemi, forse più difficili da affrontare, ma con le quali bisogna comunicare e non porsi in maniera paternalistica. Per esempio, se una persona viene da me e dice di essere perseguitata dai servizi segreti, io ci discuto perché mi sta comunicando una sua idea. </p> </span> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Questa idea può essere giusta o sbagliata, ma il fatto di sbagliare non significa essere malati di mente poiché sbagliamo tutti in continuazione. Oppure se qualcuno viene da me e dice di credere nella Trinità, io lo rispetto, anche se la sua idea di tre persone distinte riunite in unico Dio non è fondata certamente sulla logica.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Si può invocare il diritto alla libertà di pensiero per gli internati?</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Non mi sono mai occupato del pensiero degli internati, cioè non mi interessava se qualcuno pensava delle cose sbagliate su di sé. Io non volevo modificare il loro pensiero perché questa è una violenza e non mi sono mai permesso di far cambiare le idee a qualcuno. Io mi sono occupato di rendere loro liberi e quindi anche liberi di pensare ciò che vogliono.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Anche ora, quando mi occupo di evitare gli internamenti alle persone, non discuto con loro perché cambino il loro pensiero.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Piuttosto ci parlo di problemi pratici relativi anche alla nostra differenza nel modo di affrontarli. Il nocciolo della psichiatria è, invece, modificare il pensiero degli altri con la forza. La libertà di pensiero non significa pensare certe cose e altre no; anche nella storia della filosofia ci troviamo davanti a un orizzonte di idee differenti l´una dall´altra e spesso contrastanti.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Per me il problema è cominciato non come psichiatra o antipsichiatra, ma dall´idea semplice che una persona ha diritto di pensare quello che vuole senza che nessuno interferisca. Certamente si può discutere: per esempio, se uno mi dice che si sente Carlo Magno io gli posso controbattere che ho studiato la storia e che Carlo Magno è vissuto in un´altra epoca; allora lui mi potrà ribadire che è una sua reincarnazione e così via. Però, costringere una persona ad aderire a quello che io ritengo vero è una forma di tirannide.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" ><strong>Lei ha portato gli internati ad incontri significativi, persino con il Papa Giovanni Paolo II.</strong></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Un episodio interessante. Davanti al manicomio c´è una chiesetta dei francescani e alcune delle donne del reparto 14 o di altri reparti andavano a messa lì oppure a fare una visita in chiesa poiché erano religiose.<br />Una volta trovai il frate francescano che le stava buttando fuori e io gli domandai che cosa stava succedendo: lui mi rispose che non voleva quelle donne in chiesa; io gli ribattei che quelle donne avevano il diritto di andare lì a pregare come tutti gli altri, inoltre di ricordarsi, dal momento che era un francescano, che S. Francesco baciava sulle labbra i lebbrosi.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Tornai a casa molto arrabbiato e parlai con mia moglie di questa cosa: lei mi ricordò che avevo aiutato un diplomatico del Vaticano, che sta qui a Firenze, che aveva paura di prendere l´aereo e si era rivolto a me. Allora gli telefonai e gli dissi che avevo intenzione di portare le persone religiose dei miei reparti dal Papa. Egli mi disse che prima di decidere, voleva incontrare queste persone per parlare con loro; così decidemmo di andare a pranzo fuori con le mie ex ricoverate. </span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Egli ne rimase entusiasta e ne parlò in Vaticano. Così ci decidemmo a partecipare a un incontro con il Papa, ci sedemmo in prima fila e Giovanni Paolo II parlò volentieri sia con le mie ex ricoverate che con me. Infine facemmo delle fotografie che mandai al frate.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Andare con loro dal Papa significava che le persone rifiutate da tutti venivano ricevute perfino dal Pontefice. Oppure andare al Parlamento Europeo significava esprimere il fatto che gli internati sono cittadini, con i loro diritti civili e politici. Tutti i viaggi che abbiamo fatto sono stati un modo per restituire alla vita civile persone per le quali qualcuno aveva deciso che alla vita civile non avrebbero partecipato mai più.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Come ha reagito la popolazione internata a quest´azione di eliminazione della contenzione e della coercizione</span></b></span><span style=";font-size:100%;" >?</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >All´inizio non capirono bene cosa stesse succedendo. Era logico: stavo portando avanti un cambiamento mai visto prima, ed inoltre erano molto spaventate. Vivere in un´istituzione psichiatrica significa avere continuamente paura perché gli psichiatri usano terrorizzare continuamente i propri pazienti.<br />In manicomio le persone che ho visto avevano sempre paura: all´inizio la ebbero anche di me, anche se con il tempo riuscii a conquistare la loro fiducia. </span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Appena cominciai il mio lavoro le internate erano impaurite ed esitavano spesso a farsi slegare. Spesso alcuni membri del personale dicevano che certi ricoverati stavano legati perché lo volevano. Risposi che ormai potevano "volerlo", mentre per anni interi la loro volontà non era stata considerata. Slegati all´improvviso, avevano paura di fare qualcosa per cui avrebbero potuto essere perseguitati, picchiati e legati di nuovo, quindi preferivano stare legati.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Tuttavia la situazione andava affrontata. Per esempio, nel reparto 14 c´era una donna che non voleva essere slegata, così io non la slegai subito. Ho passato accanto a lei ore e ore. Le dicevo: "Io sono qui perché lei deve essere liberata. Ci vorrà tempo, dovrà convincersi. Io sono un medico e non un carceriere e non posso ammettere che lei stia in questa condizione. Però aspetto, perché lei ha diritto di esprimere quello che sente e le paure che comporta il ritornare ad essere una persona libera".</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Via via, ci siamo messi d´accordo. Lei ha cominciato a camminare nel giardino e le sue condizioni fisiche spaventose sono lentamente guarite quando è passata dalla condizione di donna legata continuamente a quella di una donna libera che può camminare, parlare, vestirsi, uscire, e così via.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Il lavoro che io ho fatto contro il manicomio è stato quello di partire dalla "camera di tortura" e di arrivare alla residenza. Questo nel rispetto delle scelte degli internati e delle loro necessità: non ho mai obbligato nessuno ad uscire se non ne aveva voglia o non se la sentiva.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Le camere delle internate vennero per esempio abbellite a loro piacimento. Alcune persone trovarono invece sistemazioni esterne al manicomio, si trasferirono in appartamenti. C´erano alcune persone che avevano un rapporto affettivo o amoroso tra di loro che, con l´aiuto del Comune, trovarono degli appartamenti e si sistemarono in essi. Altri tornarono dalle famiglie. Chi rimaneva non aveva nessuno fuori, ma viveva in manicomio come in una residenza con i propri oggetti, con le proprie abitudini, con il proprio modo di vestire. Ognuno viveva secondo le proprie scelte.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style="font-size:100%;"><b><span style="">Lei sostiene che la malattia mentale non esiste in quanto non si tratta di una malattia fisica.</span></b></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Una malattia ha un riferimento biologico preciso: se un individuo ha il morbo di Alzheimer attraverso l´esame delle cellule cerebrali si vede che queste stanno degenerando. Nel caso della psichiatria si tratta invece d´interpretazioni di comportamenti. Comportarsi bene o male non è un problema medico, ma etico: dire che una persona che si comporta bene è sana e che quella che si comporta male è malata non ha senso.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >Lo psichiatra <b>Szasz</b> dice che un´indagine scientifica non può rivolgersi ad entità non materiali come amore o odio, angelo e diavolo. Questo non significa che queste cose non esistano, ma che non fanno parte del mondo materiale. Quando mi occupo di problemi psicologici non uso i termini malattia e cura. Si ascolta una persona che chiede un aiuto, un consiglio, o che semplicemente ha bisogno di raccontare tali vicende, perché il fatto stesso di comunicarle è un sollievo, un uscire dalla solitudine.</span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" ></span> </p> <p style="text-align: justify; font-family: verdana;"> <span style=";font-size:100%;" >(° da <i>Diogene: magazine italiano di filosofia</i>)</span> </p><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4025094316890134783-6827205105807216867?l=psichiatria-dirittiumani.blogspot.com'/></div>Pensa con la tua testanoreply@blogger.com