tag:blogger.com,1999:blog-320905402009-04-15T15:49:29.966-03:00BLOG DI WALTER CICCIONEWalterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comBlogger55125tag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-86704853109211339082009-04-14T15:40:00.000-03:002009-04-15T15:46:22.678-03:00Il nuovo megacentro culturale della Spagna a Buenos Aires. Uno schiaffo!Il Capo del Governo della Città di Buenos Aires e l’ambasciatore di Spagna in Argentina Rafael Estrella, hanno annunciato in conferenza stampa, la firma di un accordo secondo il quale la Città cederà il palazzo dell’ex Patronato dell’Infanzia (Padelai) all’Agenzia Spagnola della Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo, a titolo gratuito durante trent’anni.<br />Da parte sua il governo di Rodríguez Zapatero si è impegnato a investire alcuni milioni di euro per il recupero edilizio per fare in esso un Centro Culturale di Spagna a Buenos Aires. Dovrebbe essere inaugurato nel 2010, in occasione della celebrazione del Bicentenario della “Revolución de Mayo de 1810”.<br />L’ex Padelai è un palazzo che si trova nel rione di San Telmo, centro nevralgico del centro storico della Città, a pochi metri da Piazza Dorrego e della Fiera degli Antiquari ed ha una fluida comunicazione con la zona di Puerto Madero, il settore più caro di Buenos Aires, costituendo un importante corridoio di interesse turistico e culturale.<br />L’immobile originalmente destinato ad accogliere gli orfanelli, dispone di circa 3.500 mq, circondati da un ampio parco, costruito nel 1887, è un progetto dell’architetto piemontese Giovanni Antonio Buschiazzo, in stile rinascimentale fiorentino.<br />Funzionò come asilo fino all’anno 1978, quando fu abbandonato e negli anni successivi occupato da decine di famiglie senzatetto.<br />Anche se in seno alla nostra comunità la notizia provoca sentimenti di “sana invidia” verso i “cugini” spagnoli, per concretare il nuovo spazio culturale, un successo che certamente li colloca nella “pole position” di questa specie di gara tra le diverse comunità straniere residenti in Argentina in vista delle celebrazioni del Bicentenario, in fondo in fondo, tale successo è uno “schiaffo morale” per quanti vorremmo pe la nostra comunità un ruolo da protagonista in tali celebrazioni. L’augurio è che questo fatto sia di sprone per aiutarci a uscire dal letargo in cui viviamo.<br />GLI ALTRI, NOI E IL SILENZIO<br />E mentre le iniziative “degli altri”, cominciano a prendere forma, noi manteniamo il più completo silenzio. L’unica proposta resa nota, è stata l’iniziativa annunciata dalla TRIBUNA ITALIANA nella sua copertina del 15 ottobre u.s., il progetto “Rinascita 2010” convocando le nostre istituzioni a unirsi per elaborare insieme un piano per le celebrazioni.<br />Fra le diverse considerazioni, era scritto: "Si tratta di un gesto di gratitudine verso il paese che in modo generoso ci ha aperto le braccia e per risaltare nella memoria collettiva della società il ruolo preponderante che ha avuto la nostra emigrazione nello sviluppo materiale e spirituale dell'Argentina, una realtà purtroppo sconosciuta o quel che é peggio, alcuni la conoscono in forma distorta. Rinascita 2010 risponde ad una ambiziosa iniziativa e la sua concretizzazione dipende della risposta e sostengo di tutta la comunità".<br />Risposta che, salva l’entusiasta adesione della Dante Alighieri di Buenos Aires, al giorno d’oggi non si è concretizzata, purtroppo.<br />Per un lettore poco attento, l’annuncio sul Centro Culturale Spagnolo e, per contro, il silenzio italiano, possono essere due fra le tante notizie che vengono pubblicate. Invece, per quanti seguono con attenzione il clima che si percepisce nella nostra comunità, il fatto è più significativo e il silenzio diventa un campanello d’allarme, un anello in più della lunga catena di eventi negativi che si stanno registrando negli ultimi tempi, di fronte ai quali scetticismo e inadempienze sono diventati moneta corrente.<br />Chi frequenta la collettività e le sue istituzioni, per ragioni giornalistiche, raccoglie coincidenti commenti e critiche, che, pur se sono un classico di corridoio, tendono ad incentrarsi su tre aspetti in particolare.<br />Il primato in questa speciale classifica è occupato dalla questione “effetto voto” e le sue conseguenze. L’irruzione della politica di partito genera discordia e conflitti nelle nostre associazioni. Si accentuano le critiche sull’esercizio del nostro voto politico nelle elezioni italiane, dissenso che si estende anche visti i magri risultati ottenuti.<br />Un’altra lamentela riguarda la nostra classe dirigente la cui attività, salve poche eccezioni, sarebbe considerata deficitaria. Inoltre viene sottolineata la mancanza di rinnovamento generazionale e la perpetuazione di alcuni presidenti nei rispettivi incarichi.<br />CAFFÈ PER QUATTRO!<br />Un altro argomento sul quale è puntata l’attenzione e sul quale c’è una diffusa coincidenza di opinioni negative, riguarda i nostri rappresentanti al Parlamento italiano, “i quattro grandi”, diventati capri espiatori nel bene e nel male. Tra l’altro viene criticata l’assenza di dialogo con la comunità e un fatto forse irrilevante ma molto simbolico qual’è il fatto che passato un anno da quando sono stati eletti, non sono riusciti ancora a riunirsi nemmeno per per prendere un caffè, un gesto di convivenza che, in questi tempi in cui la politica sembra utile solo per dividerci, sarebbe gratificante. I nostri parlamentari dovrebbero tenere presente che in una società civile, le divergenze si superano col dialogo e con proposte.<br />DOMANI È TROPPO TARDI<br />Al di là di quanto segnalato, l’argomento che oggi ci occupa e ci preoccupa è il Bicentenario dell’Argentina, celebrazione che ci offre una opportunità storica per unirci per inseguire un obiettivo comune. Che sia Rinascita 2010 o un altro nome o iniziativa, ci vogliono idee, progetti, che devono essere presentati con sollecitudine, dato che tempi stringono.<br />E’ una sfida che dobbiamo affrontare come tante altre che abbiamo superato lungo la nostra antica e prolifica presenza nel Paese.<br />E’ importante ricaricare le batterie e aprire le porte alla capacità e alla creatività e specialmente ricuperare la passione che ci ha sempre caratterizzato.<br />Convalidare il nostro ruolo di protagonisti è un i m p e g n o che dobbiamo assumere, dato che la nostra comunità è la più numerosa sia fuori d'Italia quanto tra le comunità straniere in Argentina.<br />Per quanto riguarda il progetto del Centro di Cultura Spagnola assistiamo ad un paradosso, visto che i promotori locali del p r o g e t t o non sono Ramiro Pérez, Casimiro Fernández o Manuel Garcia, ma Mauricio Macri, Hernán Lombardi, Enzo Pagani e Oscar Muscariello, che certamente non sono di origine spagnola.<br />Comunque va reso atto al Capo del Governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri del fatto che, pur se è considerato uno degli oriundi meno italofili fra tutti gli argentini, si è recato in Italia per riunirsi con Berlusconi e con i sindaci di Roma e di Milano per studiare iniziative comuni in vista del Bicentenario. Purtroppo, come è abituale, ha ottenuto soltanto le solite promesse. C’è da augurarsi che queste riflessioni portino a qualche risposta concreta, e ricordiamo il proverbio latino “Res non verba” e se nei tempi del Bicentenario il monumento a Cristoforo Colombo a Buenos Aires continuerà dietro alle sbarre e con accesso vietato e finiremo celebrando l’anniversario dell’Argentina con canzonette e tarantelle, non indichiamo poi col dito politici e dirigenti. La responsabilità dobbiamo assumerla fra tutti, istituzioni e comunità tutta.<br /><br />(Publicado en Tribuna Italiana - 07/04/2009)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-8670485310921133908?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-74473846025360973782009-04-13T14:48:00.000-03:002009-04-13T14:50:04.140-03:00GLI ABRUZZESI IN ARGENTINA SI MOBILITANO PER AIUTAREGLI ABRUZZESI IN ARGENTINA SI MOBILITANO PER AIUTARE. COSTITUITO IL COMITATO UNITI PER L´ABRUZZO, SARA´ PRESIEDUTO DALL´ON. GIUSEPPE ANGELI<br /><br />Commossi per la tragedia che ha colpito la loro terra, un gruppo di esponenti della comunità abruzzese dell´Argentina, convocati dall´on. Giuseppe Angeli, deputato al Parlamento italiano, nato a Orsogna e residente a Rosario, si è riunito a Escobar, vicino a Buenos Aires ed ha costituito un Comitato per promuovere e coordinare iniziative, per raccogliere fondi da essere donati per contribuire alla ricostruzione di un edificio pubblico (scuola, ente culturale, ospedale, ecc) nella città de L´Aquila o in uno dei comuni colpiti dal terremoto. A tale riguardo, nei prossimi giorni l´on. Angeli accorderà con le autorità regionali la metodologia nonché i controlli per l´applicazione dei fondi ricavati. <br /><br />Il "Comitato Uniti per l´Abruzzo", sorge in risposta alle numerose iniziative e offerte di aiuto, espressioni di solidarietà e iniziative di collaborazione, avanzate sia dagli abruzzesi che da esponenti di altre comunità regionali ed enti della comunità italiana in Argentina. <br /><br />Interpretando i sentimenti dei correginali e di tutti gli italiani residenti in Argentina, il "Comitato Uniti per l´Abruzzo", si rivolge agli enti di rappresentanza, alla struttura associativa e ai singoli connazionali, sia in Argentina che nelle altre comunità dell´America Meridionale, invitandoli a partecipare - solidali e generosi - alle varie iniziative che saranno annunciate nei prossimi giorni.<br /><br />Il "Comitato Uniti per l´Abruzzo", che presieduto dall´on. Giuseppe Angeli, avrà sede presso l´Associazione Famiglia Abruzzese di Rosario in via Santiago 1334, (2000) Rosario, Argentina, telefono (+54 341) 4488578, e-mail: abruzzesarosario@hotmail.com<br /><br />Provvisoriamente la raccolta di fondi sarà fatta attraverso il conto speciale, aperto dalla stessa Famiglia Abruzzese di Rosario presso il Banco Bisel Macro <br /><br />nº 479609452691295 CBU 3880796140094526912958<br /><br />Del "Comitato Uniti per l´Abruzzo", presieduto dall´on. Angeli, fanno parte il presidente della Famiglia Abruzzese di Rosario Domenico Lalla; il vicepresidente dello stesso sodalizio Marcelo Castello (consigliere del Comites di Rosario); il presidente del Centro Abruzzese Marplatense dott. Rubén Pilli (consiglire del Comites di Mar del Plata); il presidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires Walter Ciccione; gli imprenditori avv. Domenico Di Tullio e Daniele Santeusanio; il prof. Franco Del Casale, medico psichiatra e docente universitario; Marco Basti, direttore della Tribuna Italiana di Buenos Aires; la dott.ssa Gabriella Migliazzo e Gabriel Ciccione responsabile del gruppo Giovani del CABA.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-7447384602536097378?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-51753565316932333132009-04-07T14:29:00.000-03:002009-04-07T15:22:14.128-03:00L’Abruzzo ferito: la notte, l'università, il carcere in difficoltà, le ricercheTUTTO IL MONDO SI COMMUOVE PER L’ABRUZZO<br /><br />L’AQUILA. Il mondo si commuove davanti alla tragedia che ha colpito l'Italia, davanti ai morti e alle distruzioni del terremoto. <br />E le Nazioni Unite si stringono attorno a chi ha perso tutto, dedicando un minuto di silenzio alle vittime. <br />Solidarietà e offerte di aiuto sono arrivate da tutto il mondo: dall'America alla Russia, dalla Francia alla Germania, dalla Serbia all'Egitto. <br />L'Onu e l'Unione europea si sono messe subito a disposizione. Una solidarietà mondiale che ha colpito e "confortato" anche il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. <br />Le condoglianze degli Stati Uniti sono arrivate da Ankara, dove il presidente Barack Obama si trova in missione. Aprendo la conferenza stampa congiunta con il presidente della Turchia Abdullah Gul, Obama ha ricordato il terremoto, inviando all'Italia le condoglianze a nome dei due paesi. <br />E l'America ha anche messo a disposizione dell'Italia 50 mila dollari. <br />Il segretario generale dell' Onu Ban Ki-moon si è detto «rattristato» ed ha assicurato che l'organizzazione si è messa a disposizione delle autorità italiane. <br />L'Unione Europea ha immediatamente dato la disponibilità a fornire aiuti e dall'Italia è infatti arrivata la richiesta di accesso al fondo europeo di solidarietà per le catastrofi naturali. Messaggi di solidarietà sono giunti dal presidente della commissione Jose Manuel Barroso, dal presidente dell' europarlamento Hans-Gert Poettering e dall'alto rappresentante per la politica estera Javier Solana. <br />Dalla Francia è arrivata la solidarietà del presidente Nicolas Sarkozy, oltre alla disponibilità, espressa dai ministri degli esteri Bernard Kouchner e dell'interno Michele Alliot-Marie, a fornire tutto l'aiuto che si riterrà necessario: 100 pompieri sarebbero già pronti a partire. Anche il Belgio, come ha assicurato il vicepremier e ministro degli Esteri, Karel De Gucht, è pronto ad inviare aiuti, così come la Spagna che ha messo a disposizione squadre di soccorso e cani per la ricerca di persone rimaste sotto le macerie. <br />E per esprimere il cordoglio degli spagnoli, il re Juan Carlos ha contattato personalmente Napolitano. <br />La Russia è invece pronta a mandare i suoi specialisti per assistere l'Italia. Da Mosca sono arrivati al presidente Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi i messaggi di condoglianze del presidente Dmitri Medvedev e del premier Vladimir Putin e un minuto di silenzio è stato osservato al museo Pushkin. Anche il premier Benyamin Netanyahu, che ha espresso le sue condoglianze a Berlusconi, ha assicurato che Israele è pronto ad inviare aiuti, se sarà necessario. <br />Messaggi di vicinanza e condoglianze sono giunti anche dalla Polonia che «si unisce -ha detto il premier Donald Tusk- al dolore delle famiglie delle vittime».<br />Dalla Serbia, con il presidente Boris Tadic, dal Kosovo con i telegrammi del presidente e del premier Fatmir Sejdiu e Hashim Thaci, dall'Albania, dove il governo guidato da Sali Berisha ha offerto un sostegno finanziario di 50mila euro per gli sfollati; dalla Romania, con messaggi del premier Emil Boc e del ministro degli esteri Cristian Diaconescu. Anche da Cipro e Malta sono giunte lettere di condoglianze. E poi ancora condoglianze sono giunte dal presidente dell'Egitto Hosni Mubarak e da quello dell'Afghanistan Hamid Karzai. Dal Libano, dove la cittadina di Baalbek, gemellata con L'Aquila, che si è detta pronta ad aiutare «in ogni modo possibile».<br /><br />LA COMUNITA’ ABRUZZESE IN ARGENTINA<br /><br />La comunità abruzzese in Argentina e quelle delle altre regioni italiane hanno seguito per tutta la giornata le tragiche notizie del terremoto di stamani in Abruzzo alla radio e alla televisione e sui siti on line. «Siamo sgomenti» ha detto Walter Ciccione, presidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires, precisando che oggi i dirigenti dell'associazione si riuniranno per prendere delle iniziative «per esprimere una sentita adesione al dolore e allo sconforto dei nostri corregionali». <br />Molti abruzzesi hanno cercato di contattare telefonicamente i loro parenti delle zone colpite dal sisma ma, non riuscendoci, in preda all'apprensione, hanno chiesto ad esponenti dei media della comunità «l'elenco delle vittime». <br /><br />www.primadanoi.it<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-5175356531693233313?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-42856905456841048592008-12-02T13:59:00.000-02:002009-04-07T14:22:27.400-03:00Celebraciones sicialianas y calabresas: Noviembre, mes de dos SemanasAcaba de finalizar un mes aciago que en el contexto de una economía global con una sociedad que se debate entre la crisis financiera, recesión y desocupación, algunos expertos califican a noviembre como uno de los peores en la historia contemporánea. <br /><br />Una visión mas alentadora sobre la realidad que sustenta "la teoría de la compensación", ley natural que tiende a balancear, ante un hecho negativo corresponde otro positivo y de esta manera teoriza que entre los nubarrones de tormenta que nos amenazan, avizora un rayito de sol que simboliza la esperanza y el convencimiento que algunos sueños pueden convertirse en realidad corporizada en este caso por Barack Obama cuyo triunfo como candidato a presidente de los Estados Unidos, en el mes de noviembre, abre un nuevo y trascendente capítulo en la historia de nuestro planeta donde pareciera que soñar con un mundo mejor, socialmente más equitativo no supone en definitiva tratarse de una simple utopía. <br /><br />Mientras estos acontecimientos buscan su destino, en la ciudad de Buenos Aires agobiada por una sofocante primavera, en el ámbito de la comunidad italiana y al margen de la premisa de austeridad imperante, el mes de Noviembre también nos ha reservado sorpresas de distinta índoles. <br /><br />Entre ellas el preciado obsequio de parte de dos de las comunidades regionales entre las más numerosas en el país, la calabresa y la siciliana. Hecho que, de alguna manera nos permitió una tregua en nuestro diario trajín convirtiéndolo en un tiempo placentero para gratificar el espíritu y llenar algunos vacíos que la nostalgia nos produce. <br /><br />Quienes habitamos la ciudad de Buenos Aires y alrededores tuvimos el privilegio de asistir y disfrutar de un nutrido programa de actividades que con una secuencia cronológica comenzó el día 11 para concluir el 23 de Noviembre. En ese ínterin cada una de las comunidades desarrollaron su repertorio con eventos para todos los gustos y si bien prevalecieron los acentos regionales, las manifestaciones artísticas fueron apreciados por toda la comunidad italiana en general. <br /><br />LOS PROGRAMAS <br /><br />El inicio de la ronda de festejos estuvo a cargo de los sicilianos que transitan su 5ª edición de la Settimana. La organización del evento estuvo a cargo de manera conjunta entre la Región y FESISUR (Federación Entidades Sicilianas Sur de Argentina) cuyo hiperactivo presidente Carmelo Pintabona a todas luces desempeñó el rol de protagonista casi excluyente con una programación que comprendió una variada gama de actividades, desde funciones de teatro en sus distintos géneros, homenaje al 50º aniversario de la publicación del "Gattopardo", proyección de películas y conciertos de piano entre otros. <br /><br />Por la parte calabresa y continuando una añeja tradición el evento fue organizado por la Asociación Calabresa Mutual y Cultural de Buenos Aires, pionera en esta clase de festejos transitando por su 53ª Settimana, entidad presidida por otra figura con un perfil de marcado protagonismo, la multifacética Irma Rizzuti, quien con su equipo de colaboradores elaboraron un programa sumamente variado y generoso con exposiciones fotográficas y pictóricas, concursos literarios, presentación de libros, muestras de distinta índole, teatro, proyecciones turísticas y culturales designación de la mujer calabresa del año e inclusive con un vino de honor para agasajar a los presidentes de las distintas asociaciones hermanas. <br /><br />En su fase conclusiva, "el fin de fiesta" de la Settimana, ambas instituciones lo presentaron en sociedad en el tradicional teatro Coliseo los domingos 16 y 23 de noviembre respectivamente. <br /><br />En nuestra función periodística que acompañamos las distintas actividades de la comunidad italo- argentina y en algunos casos intentamos descifrar códigos y gestos de orden político, la sustancia para la observación y el comentario, sin lugar a dudas la encontramos en el teatro Coliseo, crónica que respetando cierto orden cronológico, trataremos de compartir con nuestros lectores. <br /><br />LA CONVOCATORIA <br /><br />Sin lugar a dudas ambos eventos contaron con un aceptable respuesta, si bien a la hora de balances y comparaciones seguramente antipáticas, señalamos que los calabreses fueron mayoría tal vez en concordancia con las estadísticas que los ubica entre las comunidad regionales colo la más numerosa en el país. Por otra parte la Asociación es pionera en organizar esta clase de festejos y en su haber contabiliza un enorme caudal de experiencia. Sin embargo la amplia respuesta de su público adquiere mayor relevancia si consideramos que mientras los sicilianos optaron por el ingreso gratuito, los recursos corrieron por cuenta de la Región, los calabreses fijaron un valor para la entrada, motivado tal vez por un tema recurrente en el discurso de los funcionarios regionales, la crisis económica que atraviesa la Calabria. Un ingreso con cargo que tuvo valores agregados como por ejemplo el obsequio de una excelente revista editada por la Asociación, el sorteo gratuito entre el publico de un pasaje a Calabria y otro para la calabrisella que se consagrara Reina della Settimana. <br /><br />PROTOCOLO Y SALUDOS <br /><br />Es sabido que el protocolo en los eventos se ha convertido en una suerte de ritual donde, al margen de las autoridades diplomáticas y los titulares de los entes organizativos, para el invitado de turno subir al escenario, representa la concreción de un anhelo íntimo que por un instante lo posiciona en protagonista de la velada. <br /><br />En el caso de las dos comunidades regionales resultó notable la diferencia de estilo de discurso que se pronunciaron en ambas presentaciones. <br /><br />Por el lado siciliano se evidenció una notable impronta política en los mensajes, tanto en el caso de Carmelo Pintabona, que además es vicepresidente segundo del partido del Popolo della Liberta (PDL) en Sudamérica, liderado por el Senador Esteban Caselli quien desde Roma brindó su saludo con un tono marcadamente político-partidista. <br /><br />En cuanto a la presencia de autoridades diplomáticas, en representación del Embajador de Italia la joven funcionaria Stefania Costanza, mientras que el Cónsul general Giancarlo Curcio en su saludo tuvo palabras de elogio para los organizadores, conceptos parecidos a los expresados por la Presidente del Comites de Buenos Aires Graciela Laino. <br /><br />En el caso de los calabreses, luego del emotivo saludo de la Presidente Irma Rizzuti, fue notable el grado de asepsia política evidenciado inclusive en la lectura de la adhesión del On. Ricardo Merlo, citándose su firma como Vicepresidente de la Comisión Interparlamentaria Italiana, omitiendo que es el titular del MAIE, (Movimento Associativo Italiani all'Estero). Se dio lectura de la adhesión del Jefe de Gobierno Mauricio Macri y se aplaudió calurosamente la presencia y el saludo del Secretario de Cultura y Turismo Hernán Lombardi. Cerraron la ronda de saludos el Dr.Franco Fiumara, presidente de la FACA (Federación de Asociaciones Calabresas en Argentina) y Graciela Laino como presidente del Comites <br /><br />Parte de los asistentes, en particular dirigentes de asociaciones, experimentó cierta sorpresa la ausencias en el evento calabrese de representantes diplomáticos, más aún en el caso del Cónsul Giancarlo Curcio cuyo saludo estaba anunciado en el programa correspondiente. Un caso similar ocurrió con el Vice Presidente de la Consulta Regional José Tucci, ubicado en la primera fila de la platea quien pese a figurar oficialmente en el programa no fue invitado al escenario en el momento correspondiente. <br /><br />LA FRATELLANZA SICULO-CALABRESE <br /><br />Esta promocionada unión entre ambas comunidades con la supuesta intención de establecer en la sociedad que "el sur también existe" desde el punto de vista de lo observado en el Coliseo, evidencia algunas contradicciones. Por parte de los sicilianos y en particular del Presidente Pintabona se observa una marcado entusiasmo por la iniciativa, plasmado por ejemplo, en el cálido homenaje rendido en el teatro a dos referentes de la comunidad calabresa como Ricardo Laino y Atilio Laise. Por parte de los calabreses en cambio, no hubo "devolución de gentilezas" por cuanto al margen de la ausencia de Pintabona y otros exponentes de FESISUR, la eventual presencia de otros dirigentes sicilianos fue prácticamente ignorada por el protocolo. Aunque quizás la razón haya que buscarla en el hecho de que el acuerdo entre las dos comunidades es fogoneado por las dos federaciones, mientras que la fiesta calabresa fue organizada por la Asociación. Igual pareció raro. <br /><br />EL FESTIVAL ARTISTICO <br /><br />Para un análisis más resumido de ambas jornadas en el teatro Coliseo, separamos el evento en dos partes, por un lado el otorgamiento de reconocimientos a distintas personalidades y por el otro el Festival Artístico. <br /><br />En el primero de los casos es de destacar que los sicilianos se prodigaron en concretar la asistencia de destacadas personalidades en distintas disciplinas y sin lugar a dudas obtuvieron excelentes resultados, tanto en el homenaje a notables figuras del FEambiente artístico local, de origen siciliano, caso Juan Carlos Calabró, Leonor Benedetto y Jorge Marrale, como por la entrega delle insegne di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana entregadas por el Cónsul general Curcio al Dr. Emilio Noseda, como así también el emotivo tributo al fundador de la TRIBUNA ITALIANA, el recientemente fallecido Dr.Mario Basti en las personas de sus hijos Marco y Carlo Basti. Los calabreses evidenciaron cierta austeridad en este aspecto, limitándose a premiar como "joven del año" a la escritora Daniela Belén Laruffa, autora del libro "Ayres de Calabria", nominar al ganador del primer concurso literario "Mi familia Calabrese" y las conclusiones del 1º Encuentro Nacional de Nuevas Generaciones de Argentino de Origen Calabrés. <br /><br />En cuanto al espectáculo como síntesis cabe citar aquella locución latina "Nil novi sub sole", es decir, nada nuevo bajo el sol o más precisamente sobre el escenario. Pese a los esfuerzos, sacrificios y el tiempo que sabemos que se le brinda a la organización de estos eventos en su aspecto artístico- musical, salvo contadas excepciones, debemos señalar que en ambos casos se recurrió a la fórmula conocida, que consiste en un desfile de distintos intérpretes en su mayoría locales y algunos enviados por las regiones respectivas. Espectáculo digno que en general satisface a la gran mayoría del público que asiste a este tipo de evento. Tal vez sería el momento de innovar parte del repertorio para ofrecer algo distinto, novedoso. Sin lugar a dudas ha sido una ocasión desaprovechada el no utilizar la presencia de tres figuras artísticas del nivel de los mencionados Calabró, Benedetto y Marrale para integrarlos, por ejemplo, en la creación de algo distinto. <br /><br />A manera de cierre señalamos una simple reflexión manifestada a este cronista por un circunstancial compañero de butaca "observe la paradoja de conceptos, mientras el Senador desde Roma pretende establecer antinomias al mencionar enemigos de izquierda y derecha, el legado del Dr. Mario Basti nos habla "di impegnarsi per l'unione della collettivita, nella quale possono esserci divergenze, punti di vista anche contrastanti, ma non ci devono essere nemici".<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-4285690545684104859?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-90292009869447595032008-11-25T14:23:00.000-02:002009-04-07T14:26:49.437-03:00Totòtruffa a Buenos Aires?IL MONUMENTO A CRISTOFORO COLOMBO: L’ESPROPRIAZIONE <br /><br /><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/colombo250x241.jpg"></img><br /> <br />Il monumento opera dello scultore Arnaldo Zocchi, donato dalla collettività italiana, è diventato, nei fatti, parte dei giardini della Casa Rosada. <br /><br />L’humour in tempi di crisi. Una festa italiana diventata festa dei “fratelli” spagnoli. Nei tempi che corrono, problematici e conflittuali, colpiti dall’insicurezza, dal riscaldamento globale, dall’inquinamento, dallo tsunami finanziario, dalla recessione la cui origine con una certa leggerezza attribuiamo “agli altri”, succede di incontrare, durante la giornata, gente dalla faccia scura, dai gesti rigidi che, forse, ci restituiscono l’espressione del nostro stesso volto. <br /><br />Di fronte a un panorama così ombroso, ci viene la voglia di unirci a quanti affermano che “l’humour è il sale del mondo”, che oltre ad essere salutare, aiuta ad affrontare i problemi con spirito e atteggiamento positivi. Mark Twain trovò questa definizione: “Il genere umano ha una sola arma veramente efficace: la risata. Nel momento in cui scoppia una risata, ogni nostra durezza crolla, ogni nostra irritabilità e i nostri risentimenti spariscono e uno spirito solare occupa il suo posto”. <br /><br />Applicare questa filosofia di vita non è semplice in genere e meno ancora nella nostra condizione di italiani all’estero, ipersensibili a tutto quanto arriva dalla nostra terra d’origine che, oltre a ignorarci e sottostimarci, ultimamente confina, con atteggiamenti di indifferenza sociale tramite i tagli nella Finanziaria, che colpiscono particolarmente i nostri connazionali più esposti agli effetti della crisi economica e sociale. <br /><br />Se questo non fosse sufficiente, aggiungiamo il fatto che in Argentina e a Buenos Aires in particolar modo, riceviamo un altro colpo alla nostra autostima che, oltre a irritarci, ci provoca una confusione di sentimenti, tra l’amarezza, la rabbia e l’impotenza. <br /><br />L’ESPROPRIAZIONE <br /><br />In base a chissà quale strana elucubrazione burocratica, difficile da capire e da spiegare, lo Stato argentino ha deciso di espropriare, nei fatti, il monumento a Cristoforo Colombo, per annetterlo alla Casa Rosada, sede del governo. <br /><br />Cioè, si è appropriato di un bene che appartiene a due proprietari: in quanto all’aspetto materiale e legale, alla Città Autonoma di Buenos Aires e nell’aspetto morale all’intera collettività italiana. <br /><br />Come ricordava un servizio del quotidiano “La Nación” dal titolo “La plaza y sus rejas” del 28-4- 2007, la città ha speso oltre 11 milioni di pesos (circa 2,6 milioni di euro) per restaurare e migliorare la Piazza Colón, una spesa che la fa diventare la più cara della città. <br /><br />Il monumento a Colombo, uno dei simboli emblematici della nostra comunità, si trova attualmente circondato da cancellate di protezione. La statua del grande navi gatore, si può solo vedere alla distanza dietro alle sbarre che circondano la piazza, senza poter accedervi, situazione che ha provocato al cronista un tremendo impatto emozionale, lo strano sentimento di chi è stato privato di qualcosa di sua proprietà. <br /><br />Questa specie di appropriazione indebita ci induce, tra l’altro, a due riflessioni: la prima, con un interrogativo: E mai possibile che di fronte ad un fatto così poco normale non ci siano state reazioni da parte dei nostri rappresentanti di ogni tipo? <br /><br />La seconda, con una certa dose di frivolità, a ricorrere a quel sense of humour di cui parlavamo prima, e di fronte ai fatti, certo insoliti, ci viene in mente di legarli a quei magnifici film che godevamo negli anni ‘50 e ‘60, della Commedia all’italiana, in questo caso, “made in Argentina”. <br /><br />LA FAVOLA DI UN GESTO DI GRATITUDINE <br /><br />Prima di accomodarci nella poltrona del “cinema fantasia”, racconteremo una breve storia che, come quelle della nostra infanzia comincia con: <br /><br />“C’era una volta ...in un lontano paese fra gli Ande e il Plata, una comunità italiana laboriosa, unita, generosa, che in un gesto di gratitudine verso il popolo che l’aveva accolta, in occasione delle celebrazioni del Centenario della Rivoluzione di Maggio 1810, inizio dell’emancipazione argentina, con una raccolta popolare di fondi, decise di regalare alla Città di Buenos Aires un monumento a Cristoforo Colombo. <br /><br />L’opera fu commissionata allo scultore fiorentino Arnoldo Zocchi, che creò un gruppo scultoreo coronato con l’immagine del navigatore genovese di 6,25 metri di altezza e ai cui piedi ci sono le allegorie della Civiltà, delle Scienze, del Genio, dell’Oceano, della Fede e del Nuovo Continente trionfale. 40 tonnellate di marmo di Carrara, portati disarmati dall’Italia dallo stesso autore dell’opera. Il monumento trovò sistemazione nella piazza dedicata a Colombo, dietro alla Casa Rosada e alla famosa Plaza de Mayo. La prima pietra fu collocata il 24 maggio 1910 e l’opera completa fu inaugurata nel 1921. <br /><br />SPAGNOLI E ITALIANI: IL PARADOSSO <br /><br />Diventato il luogo di ritrovo della comunità italiana per rendere omaggio al Grande Navigatore genovese, col passare del tempo - “il perché non lo so” - calò l’interesse della comunità italiana per la celebrazione della Scoperta dell’America, cedendo spazio ai “fratelli” spagnoli, i quali alla fine celebrano il 12 Ottobre come festa propria. <br /><br />Mentre negli Stati Uniti il “Columbus Day è l’evento più importante dell’anno per la comunità italo-americana, “il giorno dell’orgoglio italiano” che tra le altre manifestazioni fin dal 1929 comprende una moltitudinaria sfilata per la Fifth Avenue, in Argentina paese dove risiede la prima o seconda comunità più numerosa al mondo, la commemorazione è diventata “Día de la Hispanidad”!!! <br /><br />COMMEDIA ALL’ITALIANA <br /><br />Ma è meglio rilassarci, far volare la nostra fantasia per condividere questa specie di revival cinematografica.<br /><br />Ricorderete “Totòtruffa, 62” nel quale “il Cav. Uff. Trevi”, in arte Totò, vende la famosa Fontana ad un turista italo-americano, tale Deciso Caciocavallo. Concluso il “bisnis” pensiamo per un attimo ad un personaggio stabilitosi a Buenos Aires, il Cav. Uff. Totus Columbus, il quale cerca di convincere il Juan Quesocaballo Rodríguez locale, che i giardini della Casa Rosada, guadagnerebbero in prestigio con un ornamento della portata del monumento a Colombo. Non riesce però a convincere il Juan Quesocaballo Rodríguez locale, a pagare, il quale preferisce una soluzione più rapida ed economica: l’espropriazione. <br /><br />Dal momento di quell’atto di furbizia autoctona, scopriamo che per depositare la solita corona di fiori, aogni 12 ottobre nche se non è stato ancora fissato il prezzo del biglietto d’ingresso, bisogna richiedere il rispettivo permesso, che per ragioni diverse e sempre creative, viene denegato. <br /><br />Nel 2006, a causa di certa confusione, la pratica derivò in una scena degna di uno degli episodi di “Un giorno in pretura” (1954), quando nel momento di deporre la corona di fiori, si è presentata la polizia, per impedire a manifestazione e “invitare” i responsabili ad “accompagnarli”, nella Casa Rosada, per spiegare di cosa si trattava la manifestazione! <br /><br />Seguendo la stessa pratica, quest’anno l’autorizzazione è stata negata ancora, quando le autorità hanno spiegato che il luogo doveva essere utilizzato per dei restauri di un importante opera del famoso Sequeiros, per cui l’omaggio a Colombo è stato fatto in un altro posto. <br /><br />C’è da augurarsi che le autorità competenti si decidano ad intervenire seriamente, prima che un gruppo di fantasiosi decida di utilizzare appieno una forma di protesta molto corrente attualmente: allestire una tenda in mezzo alla Plaza de Mayo con davanti un grande striscione: “Ridateci Colombo!” <br /><br />Altri, più intrepidi, elaborano un piano che, se diventasse realtà, riuscirebbe a sensibilizzare la stampa italiana sulla nostra comunità, anche se non altro per titolare: “Audace colpo dei soliti ignoti” (1959). “A Buenos Aires - si leggerebbe - un gruppo di temerari emulando Gassman, Mastroianni e compagnia, ricuperano il monumento a Colombo. L’unica pista delle autorità sugli eventuali autori di questa “appropriazione indebita” sono i resti di spaghetti e tortellini, ritrovati sul posto dove si ergeva la gloriosa statua”. <br /><br />“Felici coloro che sanno ridere di sè stessi, perché non finiranno mai di divertirsi” (Tommaso Moro, 1478 - 1535)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-9029200986944759503?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-1751562769248109792008-10-28T20:39:00.002-02:002008-10-29T14:12:39.501-02:00Mio fratello in Italia, è figlio unico?Molti di noi italiani che viviamo all'estero e proviamo ancora un profondo affetto per la terra che ci ha visto nascere, per i suoi valori e tradizioni, specialmente quelli che riguardano la famiglia, abbiamo incorporato ai nostri intimi sentimenti e perfino nel parlare di ogni giorno, una specie di lingua in codice per far riferimento al nostro Paese d'origine, usando una immagine di famiglia, nella quale la nostra madre è l'Italia, gli italiani residenti nel Bel Paese sono i nostri fratelli e sorelle e riservando u ruolo particolare, quello della moglie, alla terra che abbiamo scelto come seconda patria, l'Argentina. <br /><br /><strong>Ieri, piccola storia di emigrante </strong><br />Col passare degli anni ci siamo integrati al paese che ci ha offerto le condizioni per farlo. In fondo ai nostri cuori però, conserviamo la nostra condizione di emigrati, coloro che costituiamo l'ultima ondata del dopoguerra. Nella nostra memoria conserviamo come un tesoro una feconda storia di vita, segni indelebili del gruppo di connazionali coi quali abbiamo condiviso la traversata oceanica verso il "Novomondo", gruppo eterogeneo di sopravvissuti di una guerra lacerante, di sognatori, di disperati, di illusi, di pionieri, di frustrati e di bambini, come nel mio caso, con gli sguardi colmi di fantasie, condividendo in solitudine, ansie, sogni e premature nostalgie. <br /><br />Molto è stato scritto, dibattuto e persino rimproverato da parte di un grande settore di italiani, sulle ragioni che indussero i nostri padri ad avviarsi verso questo moderno esodo, una decisione intima, personale. <br /><br />Marco Basti nel suo fondo dell'altra settimana "Da De Gasperi a Berlusconi" forse ci offriva un argomento valido quando, tra l'altro scriveva: "…alle parole di Alcide De Gasperi, rivolte ai milioni di italiani che nell'ultimo dopoguerra erano invitati a lasciare il paese per cercare altrove, pane, lavoro e un futuro che, l'Italia non poteva assicurare a tutti i suoi figli. Emigrate, un giorno l'Italia vi sarà grata". <br /><br />La madre Patria adempì la promessa e durante anni è stata generosa coi suoi figli sparsi per il mondo, ha riconosciuto la valorosa decisione e i sacrifici e prese coscienza che le miliardarie rimesse degli emigrati alle loro famiglie contribuirono a far sì che l'Italia superasse la crisi del dopoguerra e facesse il miracolo economico. <br /><br /><strong>Oggi, crisi e conseguenze</strong> <br />Il terremoto finanziario ed economico che sconvolge il mondo senza risparmiare paesi o classi sociali, con la crisi che suona alle porte, genera preoccupazione in ogni ambito e, naturalmente, anche la comunità italiana subisce gli attacchi su due fronti: su quello argentino e nei rapporti con il governo italiano, che ha assunto un atteggiamento drastico ed è passato da un rapporto armonico con le comunità italiane all'estero ad uno stato di alta tensione. <br /><br />Il governo del premier Berlusconi sembra sull'orlo di un attacco di panico e tramite i "ministri della paura" ha preso la falce e cieco e sordo, senza anestesia, è partito all'assalto tagliando tutto quanto, nella sua ottica, è superfluo. Il cataclisma ha reso al suolo tutte le nostre deboli attese e i fondi per gli italiani all'estero, previsti nella Finanziaria 2009, sono stati drasticamente ridotti. <br /><br />Un castigo che ci colpisce moralmente e materialmente, specialmente la comunità italiana in Argentina, dove le successive crisi hanno reso deboli coloro che subiscono di più questa politica, il settore più debole della società, gli anziani poveri nati in Italia, che vedono a rischio il sacrosanto diritto all'assistenza sanitaria, anche se va ricordato che grazie al contratto firmato l'anno scorso con la Swiss Medical, gli oltre ottomila assistiti con tale contratto, sono coperti fino alla fine dell'anno venturo. <br /><br /><strong>Sedotti e abbandonati </strong><br />Non siamo estranei alla dura realtà economica, ma non riusciamo a nascondere un sentimento di frustrazione verso le autorità italiane per l'insensibilità, il menefreghismo e persino la miopia politica verso l'altra Italia nella quale milioni di concittadini hanno saputo conquistarsi ammirazione e rispetto grazie alla loro creatività e laboriosità ed hanno un ruolo determinante nel portare in alto l'immagine dell'Italia in ogni aspetto, il che si traduce per il Bel Paese non solo in soddisfazioni morali, ma anche in concreti risultati economici. <br /><br />Il governo imputa come spesa inutile l'assegnazione di fondi per le comunità all'estero, strano atteggiamento di transitare in senso contrario ad altre potenze europee come Francia o Spagna, che considerano i fondi per le loro comunità all'estero un investimento produttivo e una risorsa strategica. <br /><br />Inoltre non va dimenticata la lettera che ha inviato "agli italiani all'estero", l'allora candidato a premier Berlusconi, durante l'ultima campagna elettorale, nella quale manifestava tra l'altro: "…vi sosterremo con sempre maggiore impegno e cercheremo di intensificare il vostro legame con la madrepatria affinché siate fieri della vostra italianità". Di fronte alla realtà e in preda al sentimento di sentirci "sedotti e abbandonati", l'atteggiamento di indifferenza nei nostri riguardi ci genera certa confusione di sentimenti e la sensazione che i "fratelli d'Italia" sono figli unici e noi, gli stranieri, non siamo considerati nemmeno "cugini di campagna", relegati a una categoria che il rispetto per il lettore mi esime dal qualificare. <br /><br />Vista la situazione, vale la pena di chiederci se i nostri appelli a sentimenti genuini come solidarietà, giustizia, diritto, gratitudine, avranno l'effetto che cerchiamo o se dall'altra parte dell'oceano pensano solo a quella battuta resa popolare da Bill Clinton: "E' l'economia, stupido". <br /><br /><strong>Proteste e proposte </strong><br />Di fronte a questo stato di cose, i nostri rappresentanti: parlamentari, Comites, Cgie, fanno riunioni e comunicati riaffermando i nostri diritti e, per sensibilizzare il governo perché riveda i tagli, propongono atteggiamenti piu duri, come mobilitare le comunità in manifestazioni pubbliche che, per adesso, rimangono nella carta. <br /><br />Nel caso di quanti siamo residenti in Argentina, che attraversiamo problematiche diverse da quelle di altri paesi come gli Stati Uniti, l'Australia o i paesi europei, manteniamo lo stesso atteggiamento, sapendo che di fronte alla crisi che stiamo attraversando, non esistono per adesso nè personaggi illuminati nè formule magiche per superarla facilmente. <br /><br />Le grandi e le piccole potenze mondiali, vista la situazione generale di emergenza, stanno offrendoci però un esempio: i summit, le riunioni al vertice per dibattere e cercare soluzioni e alternative alla situazione. <br /><br />Fatte salve le distanze, sarebbe opportuno a livello locale di promuovere una specie di "Cumbre de Buenos Aires" che non si limiti ai quattro parlamentari italiani residenti in Argentina - è inquietante che non si siano ancora riuniti - Comites e Cgie, ma che coinvolga anche altri settori rappresentativi della comunità italiana in Argentina, come la FEDITALIA, le varie federazioni, le Associazioni, i Patronati, i giovani che si stanno preparando per partecipare alla Conferenza Nazionale dei Giovani Italiani nel Mondo che si svolgerà a Roma nel mese di dicembre e sulla quale non sappiamo se nel suo programma è incluso il tema dei tagli. <br /><br />L'obiettivo concreto di questo vertice sarebbe il dibattito sulla situazione per cercare una proposta da presentare di fronte alla crisi dei tagli che circostanzialmente ci mette contro il governo italiano. <br /><br />Ma visto che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e conoscendo il nostro modo di essere, non sarebbe semplice organizzare una manifestazione di questo tipo e il primo scoglio da superare, la prova del nove, sarebbe: chi dovrebbe convocarla? <br /><br />Un interrogativo che lasciamo aperto facendo appello al senso comune. Di fronte ad una situazione di cruda emergenza e visto che siamo una comunità organizzata, dovremmo affrontare la sfida e dare un esempio di civiltà e solidarietà. Pensare a progetti ampi che ci consentano di "vivir con lo nuestro", senza dover dipendere tanto dal governo italiano, per toglierci l'etichetta che ci hanno appiccicato di italiani dell'Argentina che viviamo dell'assistenzialismo. <br /><br />In uno stato di democrazia è legittimo e a volte anche necessario protestare, manifestare dissenso e in questo campo, la creatività locale con i "cacerolazos", i "piquetes" e persino il famoso "que se vayan todos" si è diffusa in tutto il mondo con il timbro "made in Argentina". Sappiamo però che proteste senza proposte difficilmente portano a buoni risultati. <br /><br />La storia insegna che prima o poi le crisi sono superate, ci assiste la speranza, e inoltre coviamo alcuni sogni, piccoli ma di grande importanza per noi: da una parte che sia chiaro che non vogliamo fare nostra la canzone: "non piangere per me ...Italia" e dall'altra che il governo di turno smentisca la sensazione che ha un figlio unico, ma milioni di figli, fratelli milioni in Italia e milioni sparsi per il mondo che meritano di essere trattati alla pari dalla madre patria.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-175156276924810979?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-66758273662387021272008-10-21T20:53:00.003-02:002008-10-29T14:36:11.839-02:00“RINASCITA 2010” iniziativa della comunità italiana per il Bicentenario dell’Argentina<div align="justify"><span style="color:#3333ff;"><em>Il secondo centenario della “Revolución de Mayo” una grande occasione per la nostra comunità per far conoscere il determinante contributo dato dall’immigrazione italiana allo sviluppo materiale e spirituale dell’Argentina. Da costituire un Comitato Permanente. C’è già un gruppo di lavoro del quale fanno parte, tra gli altri, Walter Ciccione - ideatore del progetto – Domenico Di Tullio e Rocco Oppedisano. L’iniziativa è promossa da TRIBUNA ITALIANA e dall’Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires.</em><br /><br />In vista delle celebrazioni del 2010, anno in cui sarà commemorata la gesta della “Revolución de Mayo de 1810”, che segnò l’avvio dell’epopea dell’Argentina per ottenere la libertà e l’indipendenza dalla corona spagnola, in tanti settori, sia ufficiali che privati, si registra una inusitata attività nell'organizzazione della Festa Patria Argentina. Riteniamo che la nostra comunità organizzata, che in questo Paese può vantare l’origine italiana di circa la metà dei 40 milioni di abitanti, oltre a partecipare alle manifestazioni ufficiali, come gesto distintivo, dovrebbe generare un contributo speciale all’evento, attraverso una serie di iniziative che tra gli altri obiettivi, dovrebbero riscattare e mettere in evidenza l’apporto dell’immigrazione italiana nella conformazione del nuovo Paese, un fatto avallato da eventi storici che evidenziano che fin dagli albori dell’Argentina, la nostra immigrazione ha saputo dare l’impronta italiana al nuovo Paese. Infatti, una breve rassegna cronologica mette in evidenza che al di là del contributo dato dagli iberici prima e dopo l’Indipendenza, gli italiani e i loro discendenti sono stati protagonisti di importanti capitoli della Storia argentina fin dalla scoperta del continente. A cominciare dall’italiano Leonardo Gribeo, scudiere di Don Pedro de Mendoza, che nel 1536 fu il primo a toccare terra in quella che poi sarebbe diventata l’Argentina, il quale, tra l’altro, sarebbe stato il suggeritore del nome della città di Buenos Aires, come tributo alla Patrona dei marinai, Santa Maria della Bonaria, venerata a Cagliari fin dal XIV secolo. A partire da quell’episodio si sono succeduti tanti altri, come la partecipazione attiva di figli di italiani alla gesta della Rivoluzione di Maggio (Belgrano, Castelli, Berutti, Alberti, solo per citarne alcuni) e alle successive guerre dell’Indipendenza. O il ruolo preponderante che hanno avuto gli italiani nella colonizzazione dal territorio a cominciare da quello pampeano. Coltivarono la terra, come architetti del progresso costruirono strade, ferrovie, grandi opere pubbliche, palazzi simbolici, come quelli del “Congreso<br />Nacional”, la “Casa Rosada”, il Teatro Colón e lo stesso “Cabildo”, che fu sede della “Revolución de Mayo”. Fondarono città e paesi e le prime industrie. Ersero monumenti, furono educatori, divulgarono le scienze, diffusero le arti, dalla musica alla pittura, dal teatro al cinema, dalla radio alla tv e perfino la musica popolare come il tango. Costituirono famiglie che dalla gestazione dell’iniziativa si sono integrate alla stessa, convocano tutte le istituzioni rappresentative della comunità italiana a partecipare al progetto, il cui primo passo sarà la costituzione di un Comitato Permanente, con una struttura operativa che avrà come compito l’elaborazione dei programmi e il coordinamento delle manifestazioni. Comitato Permanente che sarà sostenuto da un Comitato Assessore, costituito da personalità prestigiose di diversi settori, dell’Argentina, dell’Italia e della nostra comunità. “Un gruppo di notabili” che, al di là delle proprie iniziative, collaborino nella valutazione e approfondimenti di tutte quelle idee e suggerimenti che saranno proposte dalla comunità. Non si tratta certo di costituire una semplice commissione feste, ma di un ente che dovrà promuovere diverse iniziative per tutta la comunità. Ma sono previste inoltre l'organizzazione di manifestazioni artistiche e musicali, concorsi per creare un simbolo, l’icona che dovrebbe identificare l’italiano in Argentina, documentare attraverso libri, filmati, portali<br />web ed altre forme di testimonianza, la nostra storia in Argentina, così come l’omaggio, la riconoscenza in vita a personalità che nei diversi campi di attività hanno onorato le loro radici italiane. Siamo consapevoli che "RINASCITA 2010" risponde ad una ambiziosa iniziativa che ci impegna come comunità organizzata e che la sua concretizzazione dipenderà esclusivamente dalla risposta e dal sostegno che tutta la comunità saprà dare al progetto. Il Bicentenario infatti, è un’occasione imperdibile che non dobbiamo sprecare riducendolo alla semplice commemorazione festiva. Sarebbe come dilapidare un’altra occasione nella storia della nostra comunità. Hanno dato al Paese figli e nipoti illustri: presidenti, scienziati, magistrati, legislatori, ecc. Un elenco interminabile di personalità notevoli e trascendentali. Le celebrazioni del Bicentenario ci offrono una opportunità storica che non dovremmo far cadere, per rendere il nostro dovuto omaggio e sottolineare due obiettivi rilevanti. Il primo promuovere un gesto di gratitudine verso il Paese che in modo generoso ci ha aperto le braccia, offrendoci la possibilità di costruirci un futuro, concretare i sogni e plasmare opere mediante la creatività e la laboriosità che ci sono caratteristiche. L’altro, risaltare per la memoria collettiva della società il ruolo preponderante che ha avuto l’immigrazione nello sviluppo materiale e spirituale dell’Argentina, perfino della sua formazione come società. Si tratta di una realtà che, purtroppo, è sconosciuta a molti nella sua reale dimensione o, quel che è peggio, alcuni la conoscono in forma distorta.<br />In questo quadro di situazione, un gruppo di connazionali si è impegnato nell’elaborazione di un progetto, che in principio hanno denominato “RINASCITA 2010” per promuovere questa iniziativa.<br />Nella fase iniziale il gruppo di lavoro è costituito dal giornalista Walter Ciccione, abituale collaboratore della TRIBUNA ITALIANA ed entusiasta promotore dell’iniziativa; dall’imprenditore Domenico Di Tullio, noto avvocato; dallo sceneggiatore cinematografico e televisivo, prof. Rocco Oppedisano e da un gruppo di personalità della nostra comunità che stanno aderendo al progetto, partecipazioni tutte, assolutamente “ad honorem”.<br />Per le ragioni citate, Tribuna Italiana e l’Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires, che....</span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-6675827366238702127?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-21339339198797328532008-09-11T20:49:00.000-03:002008-10-28T20:50:36.336-02:00L’ESCLUSIONE DEI DIRIGENTI ANZIANI NELLE ISTITUZIONI DI RAPPRESENTANZA DELLA COLLETTIVITÀ"Spinti forse dalla convocazione alla Conferenza Mondiale dei Giovani Italiani, alcuni media locali e di altri Paesi, tornano ad occuparsi del "conflitto generazionale", cioè, delle difficoltà provocate dallo scarso coinvolgimento delle nuove generazioni negli enti rappresentativi delle comunità italiane all’estero: Associazioni, Comites e CGIE tra gli altri. Tema ricorrente, una specie di "clamore classico della collettività". Anche se la comunità italiana in Argentina ha il privilegio di registrare una numerosa e attiva partecipazione giovanile, l’argomento continua a generare incertezza, costituendo una vera e propria sfida per quanti si preoccupano o interessano della buona salute delle nostre istituzioni di rappresentanza. Se la citata campagna dei media serve a promuovere azioni concrete, quali progetti creativi, sostenibili e anche il dibattito sull’argomento, non possiamo che aderire alla stessa. Se invece, l’obiettivo è di evidenziare antagonismi in seno alla nostra comunità, siamo in assoluto disaccordo". Il conflitto generazionale nell’associazionismo italiano in Argentina è al centro di questo misurato articolo di Walter Ciccione che, pubblicato sulla "Tribuna italiana" di questa settimana, riflette su come sia necessario oltrepassare gli stereotipi e i pregiudizi per far convivere l’entusiasmo dei giovani e l’esperienza degli anziani nelle dirigenze delle associazioni.<br />"Nelle ultime settimane sono state pubblicate, tra le altre, queste affermazioni: "Sono proprio le prime generazioni ad impedire ai giovani di prendere parte alle attività e alle iniziative delle associazioni italiane...", "per conquistare i giovani prima ci vuole la capacità degli anziani di mettersi da parte..", "Che stupido e inutile strumento di presunto potere quello che tanti di noi anziani utilizzano per impedire alle nuove generazioni di prendere parte alle attività e alle iniziative" (La Fiamma di Sydney); "Cercansi giovani disperatamente", "come pensano gli adulti i "grandi" di attirare l'attenzione dei ventenni/trentenni se continuano a usare un linguaggio politico e comunicativo vecchio di 60 anni? ..non c’è speranza" (L'Italiano); "Quando i buoni e bravi "saggi" passeranno a miglior vita, chi porterà avanti certe battaglie?" (Italia Chiama Italia). <br />A leggere tali frasi, qualche settore della comunità si ostina a dare impulso a una non necessaria dicotomia tra giovani e anziani. Ai primi, vengono attribuiti ogni sorta di capacità, perfino quella di "salvatori provvidenziali". Per gli anziani invece, si chiede l’esclusione e sono squalificati, additando loro tutti i presunti mali che affliggono la collettività. <br />Sorprende però che questa specie di svalutazione gratuita verso i veterani dirigenti, destinatari inoltre di valanghe di riprovazioni tollerate con indulgenza e rassegnata passività, provengano da persone che in genere sono loro coetanei. Di fronte a questa confusa situazione giovani e anziani assumono atteggiamenti paradossali che - salve le dovute distanze - sembrano ispirarsi all’eterno dilemma dello shakespeariano Hamlet: "essere o non essere". <br />Nel caso del dibattito sui giovani il dubbio è tra "non volere e non potere", mentre per gli anziani il conflitto sembra segnato dal "volere, ma...". Una controversia che per i primi può essere attribuita alla società competitiva in cui devono muoversi e che stabilisce delle priorità: la formazione professionale, la stabilità lavorativa, fare carriera, costituire una famiglia, oppure, semplicemente, la mancanza di interesse ad un impegno preciso. <br />Per quanto riguarda gli anziani, anche se dispongono di "beni preziosi", quali il tempo e l’esperienza, subiscono il peso delle critiche, la mancanza di stimoli e in genere - ma ci sono eccezioni - stanchezza e noia. <br />Comunque se non ci sarà un rinnovamento generazionale progressivo, probabilmente le nostre istituzioni, a cominciare dalle associazioni, rischiano di sparire. In diversi settori della collettività fioriscono considerazioni di ogni tipo, al punto di farci sentire subissati dagli "opinionisti". La dura realtà però, ci costringe a riconoscere che per ora abbiamo scarse proposte, per cui si intravedono poche possibilità di superamento. <br />Magari la prossima Conferenza Mondiale dei Giovani potrà segnare il punto di partenza di un nuovo ciclo nella generosa storia della nostra comunità, un luogo propizio per l’avvio di idee e proposte di nuovi progetti realizzabili, anche se l’esperienza ci fa temere che questi mega-congressi siano sterili nella proposta di programmi sostenibili. Non dobbiamo dimenticare l’esperienza dell’anno 2000, la Conferenza nazionale degli italiani nel Mondo, che è stata un’occasione sprecata da molti personaggi per i quali l’evento solo servì per favorire alcuni amici, fare turismo e riunioni sociali, a spese dei contribuenti. <br />Di fronte a questo panorama così complicato, ci si domanda come superare questa transizione. Ci troviamo fra coloro che non credono a formule magiche o illuminate. Ci sembra invece che una via di uscita possibile, dovrebbe passare dal rafforzamento della "squadra disponibile", cioè i dirigenti veterani, che vanno motivati perché ricarichino le batterie, e assumano decisamente il ruolo di capitani di tempeste, per trovare la via giusta verso il ricambio generazionale. Gestione che non dovrebbe limitarsi a coinvolgere giovani in stretto senso cronologico, ma a stimolare l’ingresso di "gente nuova", che porti aria nuova nelle istituzioni le quali, d’altra parte, sono aperte al pubblico di ogni età. Ricordiamo in definitiva che "abbiamo l’età dei nostri progetti". <br />Naturalmente siamo consapevoli che la proposta che facciamo ha del teorico e, addirittura dell’utopia, ma potrebbe essere messa in pratica se riusciremo a spogliarci di alcuni preconcetti, come quelli che gli "opinologi" pretendono di dare per scontati nella comunità: lo stereotipo dell’anziano dirigente presentato come egoista, egocentrico, eternamente presidente, che pretende riconoscimenti e che è limitato dalla nostalgia, occupato nei balli e nel giochi di carte. <br />Un’immagine grottesca con caratteristiche che, d’altra parte, non sono esclusive degli anziani. non è da escludere che qualche dirigente che gira tra le nostre istituzioni possa, facendo uno scarno esame di coscienza, riconoscersi in quello stereotipo e allora sarebbe bene che lasciasse, decisione che sicuramente la comunità saprebbe apprezzare. <br />In una tappa di rivalutazione degli anziani, sarebbe da scartare l’atteggiamento dell’"usa e getta", che viene spesso utilizzato nella società moderna, specialmente con alcune persone che hanno superato una certa età. Ricordiamo che greci e romani, civiltà alla base della cultura occidentale, riservavano ai loro anziani posti rilevanti, di privilegio, persone che costituivano un riferimento di saggezza e di esperienza per la comunità. Virtù che non sono un dono implicito dell’età, ma conquiste di ordine morale lungo una vita che ha richiesto volontà, coraggio, fantasia e altruismo. <br />Qualche tempo fa, dialogando con un anziano dirigente, un grande protagonista ma amante del basso profilo, in riferimento al tema dell’arbitraria esclusione degli anziani, si lasciava sfuggire alcune riflessioni rivolte ai giovani e, citava un antico epitaffio: "Quello che fummo siete, quello che siamo sarete", per concludere: "Vecchio è anche il vento, eppure soffia ancora!".<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-2133933919879732853?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-81438448416046513552008-07-09T11:42:00.001-03:002008-07-14T11:53:01.950-03:00L'incontro del sottosegretario Mantica con la comunitá italiana: Una curiosa terapia di gruppoCala la notte su Buenos Aires quando si è appena concluso un “vertice” della comunità italiana e il pubblico comincia a ritirarsi dopo aver partecipato alla riunione che aveva creato certe attese. La descrizione senza eufemismi della dura realtà economica italiana, che ha fatto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, ha spezzato le speranze e ha lasciato posto alla rassegnazione e allo scetticismo, sul futuro immediato della collettività. “L'Italia sta attraversando un momento difficile e poiché avete voi fatto riferimento ad essa, ad alcuni fa temere di essere sull'orlo di una crisi simile a quella vissuta dall'Argentina nel 2001”, ha spiegato il Senatore.<br /><br />Il marciapiede del Consolato e qualche caffè delle vicinanze, sono stati testimoni delle reazioni che provocano eventi importanti come questo di cui ci occupiamo. “Acta est fabula”, (lo spettacolo è finito) ha detto un anziano dirigente, veterano di questo tipo di incontri. In un tavolo si sviluppava un acceso dibattito: “Ci risiamo, ci trattano sempre come cittadini di serie B”. Suo interlocutore, più esplicito gli ha ricordato: “I funzionari usano sempre lo stesso argomento della crisi”. “Questo film l’ho già visto”, ha aggiunto un altro, mentre più in là una signora rimproverava il marito: “Che siamo venuti a fare? Ad applaudire i tagli?”<br /><br />La riunione si era tenuta nel salone Felice Lora, gremito fino all’incomodità. Persone anziane sono rimaste in piedi o sedendosi a turno, anche nei posti riservati alla stampa che, quindi, è stata costretta a lavorare in piedi sgomitando con il pubblico.<br /><br />La riunione è cominciata con mezz’ora di ritardo. Nel tavolo degli espositori si sono seduti il sottosegretario Mantica, il Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina min. Carla Zuppetti, l’ambasciatore Ronca e il Console generale Curcio. In prima fila era seduto il deputato Giuseppe Angeli. Assenti invece i sen. Caselli e Giai e l'on. Merlo.<br /><br />E’ la prima volta che mi occupo degli italiani nel mondo - ha esordito Mantica - ho chiesto io a Frattini questa delega, cosi come quella per la cultura, un compito che sicuramente non sarà facile”.<br /><br />Il Senatore ha creato una certa attesa con l’annuncio: “Vi do un anticipo, una primizia. Nonostante qualche taglio, la Conferenza Mondiale del Giovani si terrà a Roma, tra il 15 e il 19 dicembre.” Una persona accanto - la voce del popolo? - ha reagito, dicendo a bassa voce: “quale primizia? Se l’hanno già annunciato tutti i mezzi. Ci prende in giro?”<br /><br />Il Sottosegretario ha continuato: “Comincio la mia gestione da Buenos Aires, perché siete i più lontani e anche i più italiani degli italiani”, ricevendo una ovazione. Ma la voce del vicino accanto aggiungeva: “Un’altro che viene a scoprirci!”<br /><br />“Fra noi c’è sempre un po’ di anarchia, ma se siamo ordinati, adesso vi voglio vedere, ascoltarvi, per capire cosa pensate...”, ha invitato Mantica.<br /><br />La proposta ha avuto una risposta immediata, segnando l’inizio di una serie di interventi, una specie di catarsi collettiva, una terapia di gruppo attraverso la quale ogni espositore ha manifestato a modo suo attese e preoccupazioni.<br /><br />L’invito al dialogo inoltre, ha avuto l’effetto di disinnescare presunte contestazioni previste da qualche commento previo, per una riunione carica di attese. Lo tsunami della collettività di Buenos Aires, che avrebbe potuto abbattersi sul sottosegretario, come qualcuno presagiva, si è invece tramutato in leggero venticello, un incontro nel quale sono prevalsi la misura e il senso comune nel dibattito al tema dei tagli, alla luce delle posizioni che ogni settore ha manifestato, aggiudicandosi una parte di ragione.<br /><br />La riunione ha transitato anche per altre tematiche, ma ha invitato il cronista a immaginare alcuni titoli: “E’ stata la serata degli appelli”, un termine ricorrente, sia negli interventi di Mantica (“Faccio appello alla comprensione...”) che in quelli dei nostri dirigenti (“facciamo appello alla Sua sensibilità e a quella del governo italiano”).<br /><br />Ad ogni modo se si tratta di stabilire un protagonista dell’incontro, la locuzione “chiediamo” conquista il podio per l’ampio utilizzo, di questo verbo coniugato in ogni suo tempo.<br /><br />Quindici sono stati gli interventi tra il pubblico, contabilizzati. Ci sono stati per tutti i gusti, sia da parte di dirigenti, che “dei soliti ignoti”, che in queste riunioni spuntano come per incantesimo.<br /><br />Ma pur se il Sottosegretario non ha mancato di insistere sull’enormità della crisi economica italiana, si è avuta l’impressione che il messaggio non sia arrivato a molti dei presenti, e c’è stato il paradosso delle richieste di aiuto, di ogni tipo.<br /><br />Bisogna fare una premessa, prima di ricordare alcune di esse. Un conto è leggerle sulla carta e un altro è stato ascoltarle, manifestate con fervore e sentimenti durante la riunione.<br /><br />Nel quadro di un fantasioso ranking delle richieste, il “no ai tagli” ha occupato un posto comunque importante. Basti ricordare il dirigente che ha chiesto “che il taglio non sia doloroso” (ignoriamo quale tipo di anestesia si può utilizzare in questi casi), mentre un altro ci ha sorpreso dicendo: “mentre stiamo dibattendo, molti tra i nostri anziani si preparano per dialogare con San Pietro”! E, nello stesso stile: “Noi qui riuniti e i nostri anziani stanno morendo!”<br /><br />Ci sono state anche alcune candide: “perché i politici non annunciano i tagli durante la campagna elettorale e non dopo?”<br /><br />Sulla situazione del contratto con la Swiss Medical ci sono state posizioni controverse. Alcuni hanno demonizzato la ditta e hanno chiesto senza mezzi termini che il contratto fosse stracciato. Altri hanno detto che “è una vergogna come assistono i nostri anziani”, mentre altri hanno ricordato che ci sono poche alternative e comunque la situazione tende a migliorare.<br /><br />Non è mancato l’elogio per la gestione del console generale Curcio. “E’ finito il tempo del Consolato degli amici”.<br /><br />Nel campo delle richieste, è stata esibita una maggiore vivacità creativa: “Chiediamo un Consolato nella Patagonia/ più personale e fondi nei consolati di Morón e di Lomas de Zamora/ corsi gratuiti di lingua italiana/ borse di studio/ riduzione del costo dei passaporti/ contributi per i programmi radiofonici/ linee di microcrediti/ assegno di solidarietà/ ecc.<br /><br />Tra gli altri argomenti ci sono stati il mancato pagamento in euro delle pensioni italiane in alcune succursali del Banco Itaú e nel Banco Patagonia; l’inesistenza del requisito della lingua italiana per accedere alla cittadinanza; l’attuale situazione di freddezza nei rapporti tra l’Italia e l’Argentina “che oggi non si guardano in faccia...”<br /><br />L’intervento discordante è toccato a uno dei soliti ignoti, che ha caricato contro tutte le istituzioni di rappresentanza: parlamentari eletti all’estero, Comites, Cgie, “non servono a niente, non fanno niente, sono una spesa per lo Stato inutile per noi, cacciateli via tutti!, per poi ponderare l’atteggiamento solidale e generoso di uno dei dirigenti presenti nel salone. Poi una signora “col cappello bianco”, come l’ha identificata il Sottosegretario, che oltre a raccontare la sua vita, una volta completato il lungo elenco delle richieste, ha messo il capello al suo intervento ...mettendosi a cantare!<br /><br />Fra tanti interventi e richieste, questo cronista è rimasto sorpreso dalla completa mancanza di partecipazione da parte dei giovani presenti nel salone, così come il fatto che nessuno parlasse della pessima programmazione di Rai Italia.<br /><br /><b>Sul tema della cultura non ci sono stati nè annunci nè definizioni, ma semplicemente manifestazioni di intenzioni da parte del Sottosegretario. E parafrasando la battuta “in tempi di guerra la prima vittima è la verità”, si potrebbe dire che nella nostra esperienza, “in tempi di crisi economica, la prima vittima è la cultura”.</b><br /><br />C’è stato quindi il tempo delle repliche e delle risposte del Senatore Mantica, il quale ha sottolineato: “Nelle vostre richieste avete usato argomenti di carattere emotivo, propio all’italiana e che mi hanno colpito”. Ha risposto sulla Swiss Medical (“proviamo ancora sei mesi, il contratto scade a fine 2009 e se sarà necessario ritornerò per rimediare la situazione”); sui rapporti con l’Argentina (“per ballare bisogna essere i due”); sull’aiuto agli indigenti ha ricordato che c’è il nuovo assegno di solidarietà che sarà pagato quest’anno a oltre seimila connazionali in Argentina, un'erogazione per la quale sono stati predisposti 5.069.000 euro.<br /><br />Nel suo lungo intervento anche il Sottosegretario ha fatto la sua catarsi per essere a tono con la terapia di gruppo, con dichiarazioni fuori dal protocollo e della retorica politica: “mi sento come a casa in Italia, siete casinari come noi”. “L’Italia è come un’orchestra dove tutti suonano la tromba - ha detto - eppure ogni tanto esce fuori un Puccini, un Verdi...” E non si è lasciata sfuggire l’occasione per dare un consiglio: “Chiedete soldi alle Regioni”.<br /><br />Infine queste riunioni sono importanti anche perché in un certo senso ci consentono di prendere il polso della situazione, specialmente ai nostri dirigenti. valutare atteggiamenti, espressioni, preparazione. Sicuramente quanto abbiamo ascoltato nella riunione ci servirà perché ognuno di noi possa trarre le proprie conclusioni.<br /><br />Il senso comune ci indica che dobbiamo prendere coscienza della crisi economica italiana e dei suoi effetti. Forse i tagli si possono fare su altri capitoli e non proprio su quelli che riguardano i settori più deboli, come quello dei nostri anziani. Dobbiamo rimboccarci le maniche e usare tutta la nostra creatività per risolvere i problemi che ci affliggono. Le crisi offrono occasioni.<br /><br />Per quanto riguarda il sen. Mantica, non dimentichiamo che ha preso pubblicamente un impegno: “Non diminuiremo nemmeno una lira della spesa per l’assistenza rispetto al 2007”, per cui merita a priori una apertura del credito da parte della nostra comunità.<br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-8143844841604651355?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-4526365001970534402008-04-17T09:56:00.005-03:002008-07-14T11:48:34.340-03:00Merlo y Angeli, diputados; Caselli y Giai, senadores<center><img width=35% src="http://www.clarin.com/diario/2006/03/18/fotos/t038dh01.jpg"></img></center><br />Si bien, todavía no son datos oficiales, Ricardo Merlo (Movimento Associativo Italiani all’Estero), Fabio Porta (Partito Democratico) y Giuseppe Angeli (Popolo della Libertà) son los candidatos <span style="font-style:italic;">per l’America Meridionale</span> que han logrado una banca para la <span style="font-style:italic;">Cámara de Diputados</span>.<br />En tanto, para el <span style="font-style:italic;">Senado</span>, los elegidos son Esteban Caselli (Popolo della Libertà) y Mirella Giai (Movimento Associativo Italiani all’Estero).<br />El Movimento Associativo Italiani all’Estero, liderado por Ricardo Merlo, es el tercer partido más votado del mundo, detrás de lo seguidores de Veltroni y Berlusconi. <br />El diputado re-electo, Ricardo Merlo, es el candidato más votado de l’America Meridionale, con 50.599 votos. <br />En Argentina, tanto Merlo como Angeli renovaron su banca. El gran derrotado fue Luigi Pallaro, que deberá dejar su lugar en el Senado.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-452636500197053440?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-10221392289367366252008-02-20T20:00:00.001-02:002008-03-30T17:17:18.292-03:00Pepe Soriano, padrino de Buonasera Argentina<center><img width=40% src="http://www.clarin.com/diario/2005/06/12/thumb/e008ch35.jpg"></img></center><br />El talentosísimo actor, <span style="font-weight:bold;">Pepe Soriano</span>, engalanó la primera emisión del ciclo 2008 de Buonasera Argentina (Lunes a viernes de 17 a 18 por Radio El Mundo AM 1070). En una emotiva entrevista realizada por Walter Ciccione, el creador del "Loro calabrés" aceptó con mucho gusto convertirse en el "padrino" del programa. Como es habitual en este querido personaje, Soriano transmitió un mensaje de amor a la vida, al arte, al trabajo y especialmente, a la comunidad italo-argentina. De excelentísimo humor, terminó la charla entonando una canción en italiano. Un grande!!!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-1022139228936736625?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-65202639742794494532008-02-19T12:03:00.003-02:002008-02-26T12:01:06.846-02:00Un Comites ai confini del mondo<center><img src="http://juan-carlos-paglialunga.neurona.com/templates/images/a1/f1/cc/34d7714825c85210cfe68b056687d951/thumbAeropuerto_JC_4745ret/juan-carlos-paglialunga-empresario.JPG"></img><br /><span style="font-style:italic;">Juan Carlos Paglialunga</span></center><br />Il presidente del Comites di Bahia Blanca ci illustra il lavoro dell’istituzione il cui raggio d’azione supera 4 volte il territorio italiano.<br />Sottolinea la sua appartenenza al Movimento Associativo. Manifesta riconoscenza particolare a Ricardo Merlo per la sua disponibilità nei confronti del Comites:” Ci fa sentire parte attiva dell’Associazionismo”. Si riferisce alla problematica dei giovani: ”Per inserirli bisogna dare loro libertà e autonomia”. Critica chi si eternizza nel potere e lo sconcertano le ipocrisie di alcuni dirigenti. Condivide la proposta che Ricardo Merlo ha presentato al Presidente Napolitano.<br /><br />Sappiamo tutti che nel mondo quasi non esiste un luogo dove un italiano non abbia lasciato una traccia, un seme che, prima o poi, sicuramente germoglierà.<br />Una sorta di sentiero costante che non ammette eccezioni che, nel nostro caso, si produce nel sud del sud del continente americano e della Repubblica Argentina, più precisamente in Bahia Blanca, una città resistente, ubicata a 11.731 Km. da Roma e a 670 da Buenos Aires. Un municipio che ostenta una marcata impronta peninsulare, per quanto, fin dai suoi albori, la comunità italiana qui ha saputo occupare un ruolo di sicuro protagonismo. <br /> <br />Dall’inizio del secolo XIX, gli italiani furono pionieri nelle più diverse attività, quelle agricole in particolare. Con lo spirito che ci caratterizza, quello del sacrificio, della tenacia e della creatività, uomini e donne si cimentarono in diversi compiti, come, tra gli altri, quello di stabilire colonie agricole, tra le quali se ne evidenzia una, in particolare, alla quale venne dato il nome emblematico di “Nuova Roma”, sicuramente un sogno di ricreare un simbolo della patria lontana. <br />Ispirati pienamente, quindi, dagli ideali mazziniani e garibaldini di diffondere i valori quali libertà e unità, nel 1856, si stabilirono nella colonia chiamata “La Legione Agrícola Militare Italiana”, istituzione destinata a scrivere un capitolo eroico nella storia di questo distante angolo del Nuovo Mondo, quando nel maggio del 1859 difesero con successo una fortezza di frontiera, la Bahía Blanca, da un violento attacco indio.<br />Un libro di recente pubblicazione: “La Legione Italiana Bahía Blanca, 1856. El frente olvidado del Risorgimento”, il cui autore è il giovane bisnipote di siciliani, César Puliafito, riporta una<br />minuziosa descrizione su tutto quanto accadde.<br /><br />Nel quadro dei citati accadimenti storici e sociali, a Bahia Blanca si insedia una delle istituzioni, che ci rappresenta come italiani all’estero: il Comites, che, in questo caso, e dato il suo raggio di azione, ha la caratteristica particolare di essere collocato nel territorio più esteso al mondo.<br /><br />Ricordiamo solo che si tratta di un territorio la cui superficie supera 4 volte quella della <br />penisola italiana abbraccia parte della Provincia di Buenos Aires, attraversa il territorio di La Pampa, una sorta di porta di ingresso alle immense pianure patagoniche, per andare a finire nell’estremo sud del continente nella mitica Isola della Terra del Fuoco, il tutto con il confine da un lato della cordigliera delle Ande e dall’altro dell’oceano Atlantico. <br />Juan Carlos Paglialunga, nativo della provincia de La Pampa, 54 anni di età, sposato, 4 figli e orgoglioso della sua ascendenza marchigiana, è il Presidente del Comites di Bahía Blanca.<br /><br />Dentro il suo corposo CV, scegliamo alcuni aspetti delle sue molteplici attività e incarichi. Oltre che del Comites, è Presidente del Centro Marchegiano e della Camera di Commercio Italiana della città omonima, ma è anche Coordinatore dell’ Inter-Comites, entità che raggruppa le 9 istituzioni che formano la circoscrizione della Repubblica Argentina.<br />Prima di ripondere alla nostra di domanda di riassumerci le attività portate avanti dall’ente della cui guida è incaricato, il Presidente dichiara : ”Siamo membri del Movimento Associativo, la lista con cui abbiamo partecipato e trionfato in Bahia Blanca, militiamo nell’Associazionismo, una particolarità che, senza ombra di dubbio, ci permette di rappresentare, senza eccezioni, tutta la comunità italiana della zona”. <br />“Con i nostri elettori abbiamo assunto una serie di impegni, in particolare quello di fare rispettare i nostri diritti, come cittadini italiani all’estero, e siamo convinti che stiamo raggiungendo l’obiettivo”, enfatizza. <br />In una zona tanto vasta, come riesce a stare in contatto con le associazioni?<br />“Sappiamo che, per l’estesione della nostra zona, risulta difficile che la comunità nel suo complesso abbia conoscenza dei nostri propositi e delle attività che svolgiamo. Per rimediare a questa situazione, con il gruppo che mi affianca, noi proponiamo un ambizioso piano di avvicinamento personale alle associazioni, per prendere contatto diretto e raccogliere le domande e le necessità della comunità.Coprire queste enormi distanze richiede uno sforzo particolare, che però viene ampiamente ricompensato dalla calorosa accoglienza che ci riservano i nostri connazionali.<br /><br />-Come valuta la gestione del Comites?<br />-Con profonda soddisfazione notiamo che, senza fretta ma anche senza pausa, stiamo raggiungendo le mete che ci siamo prefissati e ciò ci procura l’ intimo orgoglio del dovere compiuto. Attraverso diversi mezzi, noi comunichiamo con le istituzioni per informarle e partecipare loro sia delle azioni in corso che di quelle programmate, tanto nel caso del Comites che nel caso del CGIE.<br />“ Un altro aspetto da sottolineare, continua Paglialunga, è che nei contatti che stabiliamo con le diverse autorità locali, tra le altre richieste, cerchiamo di fare in modo che nell’insegnamento pubblico locale possa utilizzarsi la lingua italiana in forma curricolare.”<br />Tra quelli che lo conoscono, una delle caratteristiche di Paglialunga è il suo basso profilo. Senza dubbio, almeno in questa occasione, sembrerebbe lasciare da parte questa sua capacità, per far posto a dichiarazioni dirette e concrete; come quella in cui segnala alla nostra attenzione l’on. Ricardo Merlo. “Voglio sottolineare la capacità di Ricardo Merlo: che gli è valsa il suo intenso lavoro nel Parlamento italiano; fin dall’inizio della nostra gestione ci ha affiancato e stimolato. Merlo è stato l’unico dirigente a livello nazionale che ha mantenuto una grande disponibilità verso il nostro Comites, ci ha convocato per conoscere le nostre opinioni, ha prestato attenzione alle nostre inquitudini, trovato soluzioni a situazioni di una certa complessità; gesti per cui vogliamo ringraziarlo pubblicamente in quanto ci fa sentire parti attive del movimento associativo della nostra comunità.”<br />Un altro degli argomenti che sicuramente preoccupa e, ancor di più, ci descrive il Presidente Paglialunga è quello connesso alla problematica dei giovani e della loro partecipazione nell’ambito associativo.<br />Fedele al suo stile frontale, e senza giri di parole, egli esorta i suoi colleghi ad una riflessione: ”La nostra classe dirigente deve riflettere attentamente su una attitudine molto radicata: quella, da un lato, di lamentarsi della scarsa partecipazione dei giovani e, dall’altro, di impedire loro l’opportunità della inclusione. Un sistema che, credo, sia utilizzato per “incollarsi” alla poltrona del potere ed eternizzarsi nell’incarico”. <br />Sullo stesso argomento segnala: ”Abbiamo realizzato il 1° incontro dei giovani della nostra circoscrizione, nella città di Trelew, un evento in cui essi stessi sono stati protagonisti esclusivi. Un appuntamento ottimamente riuscito, tanto che gli stessi giovani, con molto entusiasmo, hanno pianificato un altro incontro nel prossimo mese di aprile”. <br />In un altro tratto della conversazione, Paglialunga ribadisce i suoi dubbi, in questo caso, sulla capacità di certi personaggi preminenti della nostra comunità”.<br />Davanti alla insistenza del cronista per ottenere alcuni indizi e identificare a chi è indirizzato il messaggio, le risposte evasive riescono a dissuadere il proposito, perchè senza eufemismi egli segnala: “Mi sconcerta l’ipocrisia di alcuni dirigenti, che dinanzi ad un gesto solidaristico di aiuto ad un connazionale, lo utilizzano per promozionare se stessi, secondo i miei principi e il mio stile di vita, quando aiuto, lo faccio nell’anonimato”.<br />Ormai nella parte finale dell’intervista, il Presidente del Comites ci lascia la sua opinione su un tema di incandescente attualità, la recente caduta del Governo Prodi e la politica italiana in generale. “ Voglio manifestare la mia totale adesione alla proposta che l’ On. Ricardo Merlo ha consegnato al presidente Giorgio Napolitano sulla priorità della riforma elettorale prima di andare al voto anticipato, un modo per non cadere nuovamente in situazioni che diminuiscono la credibilità internazionale dell’ Italia e che la debilitano istituzionalmente. Credo, purtroppo, che si antepongano interessi personali e di potere alle necessità dei comuni cittadini”.<br /><br />.............................Walter Ciccione para Tribuna Italiana<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-6520263974279449453?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-87516506747191899502008-02-07T13:48:00.002-02:002008-02-18T14:00:43.660-02:00Gerardo Pinto sull’ On. Ricardo Merlo: "Mi identifico con il suo modo di concepire l’ associazionismo e la polìtica"Discendente di prima generazione, consigliere del CGIE e vice –presidente di Fedital. Gerado Pinto, fervente difensore dell’associazionismo, propone l’inserimento dei giovani nelle commissioni direttive.”Senza la nuova generazione, non c’è un futuro”, segnala.Sottolinea il sostegno e l’appoggio costante dell’on. Ricardo Merlo per la crescita di Fedital.Collaborò alla chiamata alla licitazione pubblica per l’assistenza sanitaria di 8300 italiani residenti in Argentina. La sua ossessione: ricategorizzare le agenzie consolari di Lomas de Zamora e Morón.<br />Non ci sono dubbi che in Argentina l’associazionismo è un incubatore di dirigenti. A differenza di quello che si poteva sperare, non sono i raggruppamenti politici quelli che riescono a dare luce a questi uomini e donne che ci rappresentano, bensì le associazioni. E’ questo l’ambito nel quale ha coltivato la sua passione per l’italianità, questo ingegnere e docente argentino di 53 anni, decorato con il grado di ‘Cavaliere dell’Ordine della Solidarietà italiana’ ricevuto dalle mani dell’ex Presidente Carlo Azeglio Ciampi.<br />Oriundo di Lomas de Zamora, una affollata circoscrizione consolare di Buenos Aires e figlio di padre lucano e madre campana ,Gerardo Pinto, cultore del basso profilo, si definisce come un fervente difensore dell’associazionismo italo-argentino:” E’ passato attreveso varie istituzioni, in particolare quelle legate alla Regione Basilicata, fino a diventare presidente - tra il 200 e il 2005 - della Federazione di Associazioni Italiane della Circoscrizione Consolare di Lomas de Zamora (Fedital),ente che comprende più di 30 associazioni.<br />Come membro del CGIE, a partire dal 2004, è membro della Commissione “Scuola e Cultura” Pinto ha un interesse speciale per la riforma della legge 153 del 1971:” Dobbiamo cambiare il concetto del ‘sussidio per l’insegnamento’ in quello per ‘ la promozione’ della lingua e della cultura italiane “ enfatizza.<br />L’insegnamento gratuito e obbligatorio della lingua nelle scuole pubbliche e via internet, è una delle questioni centrali di questa proposta.<br />Per modificare questa legge, sono state presentate 7 proposte alla Camera.Tra queste, si distingue quella presentata dall’on. Ricardo Merlo. “Mi identifico con il suo modo di concepire l’associazionismo e la politica” riconosce Pinto e cita una dichiarazione del deputato italo-argentino:"Si deve garantire, in particolare nel paesi con grandi differenze sociali, non solo a pochi privilegiati, ma alla stragrande maggioranza, la possibilità di accesso alla cultura ed alla lingua d'origine, qualificando e indirizzando verso l'eccellenza i metodi didattici e soprattutto dando la stessa dignità e professionalità dei colleghi assunti in Italia, al personale docente assunto in loco".<br /><br />Associazionismo e gioventù<br /><br />-Che ruolo giocarono le associazioni nella vita degli emigrati dalla metà del secolo XIX?<br /><br />-La rappresentatività e la tutela degli italiani in Argentina fu coperta – nella maggioranza dei casi- dalla creazione e partecipazione attiva delle associazioni italiane, le quali svolsero un ruolo importantissimo nel settore sociale, assistenziale, e, soprattutto, nella diffusione della lingua e della cultura italiana.<br /><br />Che ha da dire a coloro che considerano la mancanza di partecipazione dei giovani come un rischio per la vita delle associazioni?<br /><br />-Primo, che ho speranza nella nostra gioventù, che dobbiamo ascoltarla, trasmetterle responsabilità.<br /><br />E darle partecipazione al processo decisionale. Senza giovani non c’è futuro.<br /><br />-Però, come pensa di mettere tutto questo in pratica?<br /><br />-Considero che una percentuale dei membri di ogni consiglio direttivo deve essere coperto dai giovani. Oltretutto, le associazioni devono offrire un servizio adeguato ai loro soci. Sarebbe molto importante se lo Stato Italiano offrisse, alle associazioni meritevoli, un sussidio annuale relativo al grado di diffusione di tutto ciò che è correlato alla cultura italiana. L’on. Ricardo Merlo ha presentato in parlamento insieme all’ On. Narducci un interessante progetto su questo argomento.<br />Durante il discorso, Pinto menziona molte volte la Fedital, istituzione nella quale è impegnato da molti anni. Si mostra soddisfastto della crescita della federazione. Commenta che in quest’ultimo anno e mezzo si è tradotto in diverse attività artistiche e culturali, tra le quali si distingue il Corso per la Formazione di Dirigenti italo-argentini, nella Universidad Nacional de Lomas de Zamora finanziato dalla Fondazione Cassamarca e organizzato dalla Fedital insieme all’ UTRIM.<br /><br />Assistenza sanitaria<br /><br />-Quale fu la sua partiecipazione nella implementazione del nuovo piano di assistenza medica?<br /><br />-Con un atto che mi onora, sono stato convocato dal Consigliere dell’Ambasciata italiana a Buenos Aires, Fabrizio Marcelli, insieme ai miei colleghi Adriano Toniut e María Rosa Arona, per partecipare alla fase preliminare e successiva della licitazione pubblica, per l’assistenza medica e farmacologica gratuita, per 8300 cittadini italiani residenti in Argentina.Voglio mettere in evidenza lo sforzo dei nostri parlamentari, affinchè tale iniziativa andasse a buon fine. <br /><br />-Ricategorzzazione delle Agenzie Consolari<br /> <br />Uno dei principali obiettivi che si è prefissato, Gerardo Pinto, nella sua vita da dirigente, è la "attesa ricategorizzazione" delle Agenzie Consolari di Moròn e Lomas de Zamora”. Racconta che nel 2005, il gruppo argentino del CGIE presentò all’Assemblea plenaria realizzata a Roma questa richiesta, che fu approvata all’unanimità.<br /> <br />-E’ cominciato il 2008 e ancora non ci sono novità...<br /><br />-L’anno passato ho presentato una interpellanza in aula al responsabile dell’area competente e costui ha risposto che il tema era latente e allo studio, e che mentre si prendeva una decisione, avrebbero cercato di migliorare l’organico di queste sedi consolari.<br /> <br />Pinto assicura che farà tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo, poichè “ è realmente necessario e urgente” per le due circoscrizioni che contano quasi 3 milioni di abitanti ognuna, dei quali il 40% sono discendenti di italiani e 40.000 fanno parte dell’anagrafe.Anche se consapevole che non sarà un compito facile ribadisce: "Non mi fermerò fino all’ottenimento della ricategorizzazione delle Agenzie Consolari d’Italia di Lomas de Zamora e Morón".<br /><br />di Walter Ciccione<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-8751650674719189950?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-30284263078540460752008-02-06T12:00:00.000-02:002008-03-30T17:16:37.631-03:00Buonasera Argentina, con Walter CiccioneDesde el viernes 1º de febrero, Walter Ciccione volvió a la radio con <strong><em>"Buonasera Argentina"</em></strong>. Esta vez en formato diario, de lunes a viernes de 17 a 18, por Radio El Mundo AM 1070.<br />El ciclo 2008 del programa cuenta con la colaboración de Bibiana Fermoselle y Gabriel Ciccione. <br /><br /><center><img width=90% src="http://a999.ac-images.myspacecdn.com/images01/40/l_94be24ae1efd0cc9c2e8ebea51ff4a9e.jpg"></img></center><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-3028426307854046075?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-3939400493132826292008-01-09T14:23:00.002-02:002008-02-18T13:47:43.639-02:00Gazzola: "Io credo nella forza dell’italianità"<span style="font-style:italic;">Il Presidente del C.A.V.A., Segretario del Comites di Rosario e Consigliere del C.G.I.E. Mariano Gazzola, parla dell’identificazione delle nuove generazioni con i valori ereditati dagli emigrati e del ruolo chiave dell’Associazionismo. Al centro dell'attenzione anche il nuovo piano di assistenza sanitaria per gli italiani indigenti, basato sull’esperienza del Progetto A.V.A. (Anziani Veneti in Argentina), una iniziativa del C.A.V.A., allora presieduto dall’Onorevole Ricardo Merlo.</span><br /><br />“L’italianità fra le nuove generazioni è una forza che spesso, è nascosta nel più profondo di ogni persona e che, come i fiumi carsici, quando si verificano determinate condizioni, tornano in superficie”. E’ quanto sostiene Mariano Gazzola che poi sentenzia: “Io credo nella forza dell’italianità, nel complesso di valori e opere che costituiscono l’eredità di migliaia di emigrati che arrivarono in questa terra”<br /><br />Gazzola è un esponente delle nuove generazioni. Di famiglia italiana, è nato a Rosario 35 anni fa, ha studiato Giurisprudenza ed è sposato con Maria Celeste. Nel 1991, quando aveva 19 anni, insieme ad un gruppo di giovani di origine veneta, costituirono la Gioventù Veneta di Rosario. Allora intraprese una strada che lo ha portato a occupare diversi incarichi nelle associazioni, fino a raggiungere alcuni obiettivi di maggiore rilevanza.<br />Nel 2004 ha fatto parte della Lista Associativa e Federativa nella quale è stato eletto per far parte del Comites di Rosario (il secondo più importante dell’Argentina), nel quale più tardi è stato nominato segretario. Nel mese di luglio dello stesso anno è stato eletto Consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e nominato Segretario della Commissione tematica “Nuove Generazioni”. Dal 2006 è presidente del Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina (C.A.V.A), federazione che raggruppa 31 sodalizi veneti in tutta l’Argentina. Da ricordare inoltre la sua partecipazione a numerosi congressi e convegni, sia in Argentina che all’estero, e i vari corsi che ha frequentato, tra i quali, sottolinea, il corso di formazione per dirigenti, oggi organizzato dall’Utrim.<br /><br /><span style="font-weight:bold;">-Nella sezione “Ricerche professionali” degli annunci dei giornali, è comune che chiedano “giovani con esperienza”, requisito che a volte sembra una contraddizione. Ma non è il tuo caso...<br /></span>Il fatto è che non c’è alternativa alla partecipazione e in questo campo, l’associazionismo è fondamentale. <br /><br /><span style="font-weight:bold;">-Perché?<br /></span>L’italianità nel Sudamerica e specialmente nell’Argentina, è stata conservata, sviluppata e tramandata sempre a partire dalle associazioni. Ad oltre mezzo secolo dall’ultima ondata migratoria e con la progressiva scomparsa di tanti emigrati, per questioni anagrafiche, il fatto di coinvolgere i giovani nelle strutture della collettività italiana è diventato una necessità imperativa. Oggi il riferimento naturale delle nuove generazioni italo-sudamericane è Ricardo Merlo.<br /><br /><span style="font-weight:bold;">-E come deve articolarsi tale integrazione?<br /></span>I giovani si avvicinano alle associazioni per il legame con le loro origini, tradizioni, pranzi o feste patronali, ma non devono farlo soltanto come utenti, devono integrarsi in un ruolo protagonico, come dirigenti. La simbiosi generazionale deve darsi in un ambito armonico, capace di rinnovare e di dare un nuovo senso alle associazioni, altrimenti il loro futuro è seriamente compromesso. <br /><br /><span style="font-weight:bold;">-Per quest’anno è in programma a Roma il Congresso Mondiale dei Giovani di origine italiana. Quali sono le tue attese?<br /></span>Sarà di somma importanza. In quella sede si cercherà di seminare in un terreno fertile perché la forza dell’italianità emerga nelle nuove generazioni. Bisogna stimolare il dialogo.<br /><br /><span style="font-weight:bold;">-Come ha detto in qualche occasione l’On. Ricardo Merlo: “Non dobbiamo parlare ai giovani, dobbiamo ascoltarli”.<br /></span>Concordo al cento per cento. Il dialogo con i giovani è veramente una rivoluzione silenziosa<br /><br />Gazzola è un appassionato del tema delle nuove generazioni. Ricordo come chiuse il suo emotivo discorso al Congresso dei Giovani organizzato dalla FEDITALIA, a Rosario, nel 2004: “I giovani non vogliamo stare nè un passo avanti, nè un passo indietro. Vogliamo stare accanto a voi i maggiorenni!”<br />Ma il nostro intervistato ha inoltre una grande sensibilità e vocazione di servizio verso gli anziani indifesi. E così, come nella vita, ma certamente più rapidamente, passiamo dalla tematica dei giovani a quella dei nostri anziani.<br /><br /><br /><span style="font-weight:bold;">-Che ne pensi dell’implementazione del nuovo programma di assistenza sanitaria in favore degli anziani italiani indigenti?<br /></span>La convenzione con la Swiss Medical è partita dal 1º gennaio. Credo molto opportuna questa felice coincidenza con il 60º della Costituzione Italiana, che nel suo articolo 32 determina l’obbligo della Repubblica Italiana, della tutela della salute dei cittadini, garantendo “cure gratuite agli indigenti”. E’ la materializzazione di un diritto fondamentale della persona. Forse è la battaglia più importante portata avanti in seno al C.G.I.E. (dai colleghi Adriano Toniut, Maria Rosa Arona e Gerardo Pinto, fra gli altri) e dai parlamentari all’estero residenti in Argentina, Ricardo Merlo, Giuseppe Angeli e il Sen. Luigi Pallaro. E’ un passo importantissimo nell’equiparazione dei diritti degli italiani residenti all’estero con quelli degli italiani residenti in Italia. <br /><br />Le radici di questo nuovo piano di assistenza sanitaria si trovano in una gestione del C.A.V.A. nell’anno 2004. In quel momento, l’allora presidente Onorevole Ricardo Merlo, firmò una convenzione con la Regione Veneto, per la quale la Regione si impegnava a finanziare l’assistenza medica integrale in favore di circa 600 anziani veneti, per il periodo di tre anni. Il così chiamato Progetto A.V.A. (Anziani Veneti in Argentina), una iniziativa solidale esemplare, ha avuto in Merlo il suo ideologo e promotore. “Ho il privilegio di aver collaborato nella veste di redattore e co-autore di quel progetto”, ricorda soddisfatto l’allora vicepresidente del C.A.V.A., Mariano Gazzola.<br /><br /> Walter Ciccione<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-393940049313282629?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-18595359249471657712007-12-27T11:22:00.000-03:002007-12-31T12:23:06.764-02:00"IL BILANCIO DELL’ANNO E GLI AUGURI ALLA COLLETTIVITÀ ITALIANA DI EUGENIO SANGREGORIO"Arriva la fine dell’anno, tempo di bilanci e, presente al recente Festival di Jazz italiano al Teatro Coliseo, dove è stata inaugurata una targa in ricordo del Conte Felice Lora, Eugenio Sangregorio non si è sottratto all’invito del cronista di parlare del suo bilancio del 2007.<br /><br />Imprenditore di successo nel settore immobiliare, una intensa attività anche nel campo della politica, quale titolare dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani (USEI), presidente del “Movimiento Italo-Argentino de Participacion Cívica”, che ha promosso, a partire dal 1994, la partecipazione degli stranieri nelle elezioni argentine, ottenendo l’approvazione delle rispettive leggi nella Provincia di Buenos Aires (la legge Mercuri), e nella Città Autonoma di Buenos Aires.<br /><br />Sangregorio è inoltre consulente ufficiale dei membri argentini del Parlamento del Mercosur. E’ presidente della Camera Argentina Calabrese d’Industria, Commercio e Artigianato e delegato in Argentina dell’Associazione Internazionale della Magna Grecia.<br /><br />L’imprenditore parla della situazione politica italiana, che vede davvero complicata, di crisi economica e sociale, “forse la situazione più critica degli ultimi anni, anche a causa dell’immobilismo, causato dalla rissosità tra i partiti politici”. Poi ricorda il recente articolo del New York Times che ha definito l’Italia Paese in decadenza e gli italiani il popolo meno felice d’Europa.<br /><br />Sangregorio invece è molto ottimista sulla situazione argentina perché, dopo aver superato la crisi del 2001, il Paese continua a crescere a ritmi sostenuti. Per quanto riguarda la nostra comunità, “sappiamo che ci sono alcune cose ancora da risolvere - ricorda - come gli aiuti agli anziani bisognosi”, sostiene. Considera comunque molto importante la soluzione trovata per dare assistenza sanitaria a oltre 8mila anziani italiani indigenti, tramite la convenzione con la Swiss Medical.<br /><br />Sul piano personale, Sangregorio considera il 2007 un anno molto positivo, specialmente per due iniziative che ha intrapreso. La prima, la firma di un accordo con il governo della Provincia di Mendoza per uno sviluppo urbanistico immobiliare in campo turistico, che si chiamerà "Dall'Italia alle Ande", su una frazione di 1000 ettari, di fronte a un lago artificiale nella zona di Potrerillos. “Un posto di straordinaria bellezza che svilupperemo con capitali argentini e italiani creando lavoro nella zona”.<br /><br />L’altra iniziativa il “Progetto Sangregorio”, è stato annunciato dall’interessato in occasione delle Giornate della Magna Grecia all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, diffuso dalla stampa con il nome dell’imprenditore. Si tratta di un progetto per la costruzione in Argentina di un polo di produzione di energie alternative, di biocarburanti. Una iniziativa che eventualmente potrà essere finanziata dal governo italiano, che apporterebbe inoltre i macchinari utili alla trasformazione delle materie prime locali, cereali, alghe marine, colza, ecc. Un progetto ambizioso che creerebbe molti posti di lavoro.<br /><br />Alla domanda di un bilancio sulla Settimana della Magna Grecia, si dice molto soddisfatto, sia per le tematiche dibattute, sia per il prestigio delle personalità che ad essa hanno partecipato. “Inoltre - ricorda - abbiamo consegnato un riconoscimento a due importanti personalità: il capo del governo della Città Autonoma di Buenos Aires Mauricio Macri e il Console generale d’Italia a Buenos Aires Giancarlo Maria Curcio”.<br /><br />Sangregorio, che è stato protagonista di alcune delle tavole rotonde organizzate dalla Tribuna Italiana sulle comunità italiane all’estero come risorsa dell’Italia, ha avuto tempo di parlare anche dei suoi progetti politici. “Sono entusiasta”, confessa, e racconta che ha aperto un ufficio dell’USEI a Roma e che sta costituendo gruppi di lavoro di esperti in diverse tematiche, che lo accompagneranno nei nuovi percorsi del complesso scenario globale “per creare nuovi strumenti e attuare nuovi discorsi per far capire agli italiani, politici e non, che noi emigrati siamo una davvero una risorsa”.<br /><br />Sangregorio conclude con un augurio “in questo momento di serenità e di speranza voglio augurare a tutti i lettori di Tribuna Italiana buone feste e un prospero anno nuovo."<br /><br /><br />Walter Ciccione/Tribuna Italiana<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-1859535924947165771?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-77692310744530100592007-12-04T11:34:00.000-03:002007-12-12T11:43:59.569-03:00Lo spirito della Magna Grecia a Buenos AiresL’VIII edizione si è tenuta all’Istituto Italiano di Cultura della Capitale argentina. Fedele alla diffusione dei valori del suo ricco patrimonio culturale, storico e di progetti, l’Associazione Internazionale Magna Grecia ha attraversato l’Atlantico per proporre un’altra volta a Buenos Aires, i consueti incontri che per l’importanza delle tematiche e il prestigio dei partecipanti, costituiscono un avvenimento di rilevante importanza. Tali sono state le due giornate del 19 e 20 novembre all’Istituto Italiano di Cultura, quando illuminati dal titolo “Italia e Argentina, radici comuni”, si sono sviluppati intensi dibattiti. <br /><br />Gli antichi romani chiamarono Magna Grecia o Mayor Graecia il Sud d’Italia, corrispondente alle attuali regioni di Basilicata, Campania, Puglie, Calabria e Sicilia. Nel caso dell’Associazione Internazionale Magna Grecia, si tratta si una istituzione senza fini di lucro, apartitica, fondata nel 1986, con sedi principali a Roma e a New York, e una rete di delegazioni presenti in Italia e all’estero. Dal 1997 è presieduta dal dott. Nino Foti, e il rappresentante del sodalizio in Argentina è il comm. Eugenio Sangregorio. Tra i suoi obiettivi culturali, c’è la diffusione in Italia e presso gli italiani nel mondo dei valori della civiltá della Magna Grecia nei suoi aspetti sociali, sviluppare relazioni con le comunitá italianeall’estero per rinnovare i legami con le loro radici e far conoscere, sopratutto nel Bel Paese, il lavoro degli italiani all'estero, una presenza di circa 60 milioni che, non solo popolano "ma colorano il mondo.<br /><span style="font-weight:bold;"><br />Mauricio Macri e il “premio apotropaico”<br /><br /></span>La “Settimana della Magna Grecia”, che il sito www.bairesuno.tv ha trasmesso in tutto il mondo, è iniziata lunedì 19 a mezzogiorno, in Ambasciata, dove l’ambasciatore d’Italia Stefano Ronca e la gentile consorte, hanno offerto una colazione alle delegazioni italiana e argentina dell’Associazione. Della prima, a cui faceva capo il presidente Nino Foti, facevano parte il prof. Giorgio Riondino della presidenza del Consiglio dei Ministri; l’economista Mario Pagnotta e il segretario generale dell’AIMG Pasquale Cartella. Della seconda facevano parte Eugenio Sangregorio, presidente dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, il dott. Claudio Zin delegato in Argentina del’Udc e futuro ministro della Sanità del governatore della Provincia di Buenos Aires Daniel Scioli, i deputati della Provincia di Buenos Aires e del Mercosur Osvaldo Mercuri e Roberto Filpo, il deputato della Città Autonoma di Buenos Aires Christian Asinelli, il giudice federale Franco Fiumara, presidente della Federazione Calabrese, Héctor Datoli, vice console onorario d’Italia a Tres de Febrero, Olga Martin funzionaria dell’Istituto Italiano per il Comercio Estero. C’era inoltre un numero ridotto di invitati, tra i quali il Console generale d’Italia a Buenos Aires Giancarlo Curcio, Irma Rizzuti, presidente dell’Ass.Calabrese, il Dott. Vincenzo Carrozzino professore dell’Università di Salerno, la Dott.ssa. Valeria Sangregorio, il produttore televisivo Raul Lecuona e alcuni esponenti della collettività italiana. Al centro della riunione, la consegna al Sindaco eletto della Città di Buenos Aires ing. Mauricio Macri del Premio Internazionale Magna Grecia. Nel porgergli la targa - una maschera “Apotropaica” - , il presidente del sodalizio Nino Foti, ha spiegato all’ing. Macri che si tratta di un portafortuna dell’antica tradizione greca "per tenere lontano il malocchio e gli spiriti maligni”. “Sicuramente quando il 10 dicembre assumerò il mio incarico ne avrò bisogno”, ha detto sorridente Macri, che ha poi sottolineato l’importanza del contributo dell’emigrazione italiana alla costruzione e alla crescita dell’Argentina, ha invitato l’Italia a investire nella Città di Buenos Aires e ha concluso riferendosi alle sue radici italiane e alla sua intenzione di approfondire la sua conoscenza dell’italiano, per parlarlo fluidamente.<br /><br />La cerinomia si è conclusa con le parole dell’Amb. Ronca e del Console generale Curcio: “Le comunita italiane in Argentina. Radici culturali, voto e cittadinanza"<br />Lunedì pomeriggio iniziarono le giornate di lavoro all’Istituto Italiano di Cultura, moderate dalla giornalista Liliana Caruso. Tema del dibattito, “Le comunità italiane in Argentina. Radici culturali, voto e cittadinanza”.<br /><br />Dopo il saluto della dott.sa Claudia Romano, a nome del nuovo direttore dell’IIC dott.ssa Giuliana Dal Tiaz, è iniziato il dibattito, introdotto dal presidente Foti, che ha citato una riflessione del fondatore dell’AIMG Dino Gullace, stabilendo un parallello tra i coloni achei che oltre 2500 anni fa salparono attraversando il mare verso il sud d’Italia in cerca di una nuova vita e i milioni di emigrati italiani che dalle stesse terre dove i primi erano arrivati salparono a loro volta ripetendo l’epopea verso altre latitudini, come l’America, “terra di speranze e di opportunità”.<br /><br />Entrando nel merito specifico del convegno, Eugenio Sangregorio, nella sua veste di presidente del Movimento Italo Argentino di Partecipazione Civica, ha sottolineato un fatto del quale è stato protagonista. "Con l'aiuto del Deputato Mercuri nel 1994 abbiamo ottenuto una riforma Costituzionale per concedere il diritto di voto agli stranieri nella Provincia e nella Cittá di Buenos Aires, una posizione di primato e di orgoglio, rispetto a moltissime altre Nazioni per noi cittadini italiani che viviamo in Argentina".<br /><br />Nel suo intervento, il senatore Luigi Pallaro, ha parlato su vari aspetti del tema in dibattito, per poi affermare: "In questa Finanziaria abbiamo raddoppiato il sostengno economico ottenuto l'anno scorso per l'assistenza sanitaria agli anziani italiani disagiati". Sul Congresso di Giovani di origine italiana, organizzato dalla Feditalia, che si è svolto l’ultimo fine di settimana ha manifestato che aveva come obiettivo "fare delle nuove generazioni, amici dell'Italia". Infine, rivolgendosi al dott. Foti ha detto: "Dobbiamo analizzare cosa possiamo fare assieme. Sono convinto che le cose importanti si concludono guardandosi in faccia e stringendosi la mano".<br />Categorico il giudizio del dott. Claudio Zin su una sgradevole sensazione: “Quando ascolto i politici italiani che ci visitano, ho la sensazione che sottovoce rivolgono una minaccia, guardate che se siete cattivi e non fate quello che dicono a Roma, vi togliamo il voto", aggiungendo: "Per noi il voto è un diritto costituzionale, sarebbe ora di dire una volta per tutte ai politici, rispettateci, perché anche noi siamo cittadini italiani".<br /><br />Da parte loro i deputati Mercuri e Filpo hanno sottolineato coincidenti, l’importante ruolo della comunità italo-argentina (della quale si considerano componenti) nello sviluppo dell’Argentina. Inoltre hanno messo in rilievo l’atteggiamento di Sangregorio, che con la sua perseveranza e “passione calabrese” è riuscito a concretare una legge per far votare gli stranieri nella Provincia di Buenos Aires. “Un diritto - ha detto Mercuri - che voglio estendere a tutto il Paese”.<br />Dopo l’intervento del dott. Fiumara, incentrato sulle richieste argentine sulle Malvine, è intervenuto il dott. Giancarlo Curcio. Il Console generale in Buenos Aires ha ricordato il recente traguardo di iscrizioni all’Anagrafe, che portano questa sede, insieme a quelle di Lomas de Zamora e Morón, a 270mila iscritti all’Anagrafe, la più numerosa al mondo.<br /><br />Concludendo l’intensa giornata e in una cerimonia calida e simpatica, Foti e Sangregorio hanno consegnato a Curcio una targa in riconoscenza per l’efficiente lavoro che sta svolgendo.<br /><br /><span style="font-weight:bold;">“Il progetto Sangregorio”<br /></span><br />Il dibattito della seconda giornata, incentrato sulla “Cooperazione economica e scambi tra l’Italia e l’Argentina, è stato moderato da Walter Ciccione ed è stato aperto dal prof. Riondino, che ha fatto il punto sui rapporti tra i due Paesi.Eugenio Sangregorio, diretto e pragmatico com’è nel suo stile, ha iniziato il suo intervento annunciando un progetto concreto, per affrontare il cruciale problema delle fonti rinnovabili di energia, accolto con grande interesse dai presenti. "Mi propongo di presentare al Parlamento Italiano il progetto della USEI per creare un polo industriale dei biocombustibili nelle aree del biodiesel e bioetanolo con finanziamenti dell'Italia per svilupparlo in Argentina e nel Mercosur". Quindi ha detto: "Dobbiamo potenziare al massimo l'associazione tra l’Italia e l'Argentina con un progetto strategico che si serva dei vantaggi tecnologici dell'Italia e dell'enorme disponibilitá agricola, le materie prime e la qualitá delle risorse umane dell'Argentina".<br /><br />Dal canto suo l’on. Humberto Roggero, ex ambasciatore argentino in Italia è stato molto concreto nell’affermare: Dobbiamo metterci d’accordo con l’Italia per superare quel luogo comune di quanto l’Italia può vendere all’Argentina o quanto possiamo noi vendere all’Italia. L’obiettivo dev’essere quanto messi insieme possiamo vendere al mondo.”Sul tema delle fonti alternative di energia, Héctor Datoli ha sottolineato che ogni iniziativa deve considerare anche il rispetto della qualità della vita e dell’ambiente”.<br /><br />Da parte sua il giovane deputato Asinelli ha sottolineato che le comuni radici con l’Italia certamente rendono più facili gli scambi, manifestando inoltre la sua più ampia disponibilità a collaborare nella crescita dei rapporti, mentre la lic. Martín ha riportato una interessante serie di dati raccolti dall’ICE, secondo i quali l’export argentino verso l’Italia, mettendo a confronto i primi sei mesi dell’anno scorso e di quest’anno, è aumentato dell’8,7%, per un totale di 599,1 milioni di dollari, mentre nello stesso periodo, l’Italia ha venduto all’Argentina per 489,2 milioni di dollari, con un incremento del 12,2% rispetto ai primi sei mesi 2006. Dall’Italia arrivano in Argenitna specialmente macchinari industriali, prodotti chimici e manifatture metalliche, mentre l’Argentina esporta soprattutto prodotti alimentari e cuoi.<br /><br />L’on. Giuseppe Angeli da parte sua, ha detto che su suo intervento è prevista per l’anno venturo la visita in Argentina di un gruppo di imprenditori italiani che studieranno le possibilità di investimenti in vari settori. In riferimento all’Argentina ha detto che è una terra molto generosa, con enormi potenzialità, in campo agricola, energetico e turistico, ma che le maggiori potenzialità sono nel campo delle risorse umane.L’economista Mario Pagnotta è stato categorico nell’affermare: "Allargare le relazioni fra l’Italia e l’America Latina oggi non é una scelta ma una necessità".<br />In conclusione delle due intense giornate, Foti e Riondino hanno confermato il loro convincimento che si è trattato di due giornate di dibattiti estremamente positivi.<br /><br /><span style="font-weight:bold;">Epilogo <br /></span><br />Queste giornate sono state un evento importante che ha apportato riflessioni, suggerimenti, iniziative e progetti interessanti. La Magna Grecia adempie così al suo obiettivo di stimolarci e rinnovarci lo spirito e di rafforzare un ponte di comunicazioni nei due sensi, tra l’Italia e l’Argentina. <br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-7769231074453010059?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-5748479071869413052007-12-04T11:22:00.000-03:002007-12-06T11:28:40.314-03:00El Comites de Buenos Aires ...eppur si muove!Resulta auspicioso que el Comites, haya asumido una actitud de transparencia, de política de “puertas abiertas” para las reuniones especiales del Consiglio facilitando a los interesados el acceso a la información de argumentos que seguramente les interesan, un procedimiento que sin lugar a dudas testimonia el grado de madurez democrática que como comunidad organizada hemos alcanzado Sin embargo, esta suerte de “exposición pública ” ofrece a la platea las posibilidades de juzgar, tanto los temas en discusión como la forma de tratarlos que a veces puede generar efectos contrarios a los deseados y como ocurrió en la última reunión del 26 de noviembre, generar algún tipo de decepción en sus expectativas.<br /><br />Entre quiénes asistimos a la citada reunión, publico y prensa entre otros, en un elevado porcentaje nos retiramos con cierto grado de frustración. De una parte por haber presenciado un debate desordenado, por momentos tumultuoso y en algunos casos, en público y privado, agraviante. Por la otra, la sensación de que en resultados concretos la reunión no aportó solución alguna.<br /><br />Por nuestro temperamento latino y posiblemente ante la actitud apática e indiferente, optamos por un tipo de disenso: aquel que es vital y apasionado.<br /><br />Con la premisa de que no resulte ofensiva. La discusión es legitima si está animada por la grandeza conceptual y el respeto hacia la persona. Como primer balance de la reunión, deberíamos tal vez avalar el comentario de un ocasional vecino: “ vine desde lejos para dilucidar algunas dudas sobre temas que me interesan, me retiro confundido y además decepcionado.<br /><br />” Para el lector ajeno a los avatares de los entes que se ocupan de nuestra problemática comunitaria, el Comites en particular representa una suerte de “Parlamentino degli Italiani all’Estero” que en el caso de la Circunscripción de Buenos Aires, con alrededor de 200 mil inscriptos detenta el privilegio y la responsabilidad de ser el más numeroso del mundo y la potencialidad del más importante.<br /><br />Los 24 miembros que lo integran fueron electos en el 2004 tras una intensa campaña politica con 40.783 votos emitidos. Su mandato caduca en el 2009, año el que, elecciones mediante, se procederá a su renovación.<br /><br />En su gran mayoría los componentes del Comites son elementos representativos de nuestra comunidad con una acentuada vocación de servicio y una encomiable actitud de volontariato. En muchos casos se trata de políticos o personas que están en condiciones de serlo. Sin embargo la manera de actuar en el seno del “Parlamentino” sorprende, vista la actitud individualista que practican y salvo excepciones, la característica predominante pareciera aquella contradictoria de “todos contra todos” .<br /><br />Debemos suponer que el trajín de un intenso año de trabajo pueda generar algún tipo de desgaste en las relaciones, la convivencia. Sin embargo no deja de sorprender la actitud de un consejero del Comites, de recriminar públicamente a una de las secretarias de la institución, manifestando que su actitud de circular entre el público “le produce nervios!!”<br /><br />Seguramente a esta altura de la crónica, el lector tendrá curiosidad por conocer en definitiva cuáles han sido los temas que generaron el enrarecido clima señalado, que por otra parte y pese a todo tampoco significa que “Ardió Troya “.<br /><br />En lineas generales en la reunión se cuestionó por ejemplo, el hecho que el Comites no ha sido oficialmente informado de todo el proceso de licitación y adjudicación del Plan de Salud instituido por el Gobierno Italiano para los 8230 ancianos de quienes señalan: “ no disponemos siquiera de un listado”, de los supuestos beneficios.” También se reclamó el listado de los beneficiarios del “tesserino” que por el convenio con el Hospital Italiano se entrega a los connacionales.<br /><br />Sobre el particular alguien señalo que había sido creado con “fines electorales”, para luego debatir las eventuales consecuencias jurídicas que puede generar el citado tesserino. Más adelante, apareció en escena, el recurrente “ parere” todo un clásico para debatir como ocurriera en los casos del contributo a la stampa, los cursos de idioma italiano y en esta oportunidad “il progetto di corso di formazione professionale e PMI per l’anno 2008”, para finalmente y ante la propuesta de crear otra comisión varios de los integrantes se opusieron argumentando: “No tiene sentido, ¿por qué no intentamos hacer funcionar las 12 existentes?”<br /><br />En otro orden de cosas nos enteramos también de algunas novedades, por ejemplo que todavía falta el consentimiento de la Corte dei Conti di Roma para adjudicar oficialmente a Swiss Medical la atención de nuestros ancianos.<br /><br />Sobre la cuestionada gestión del Banco Itaú del pago de las pensiones se escucharon posiciones contrapuestas, por una parte en algunos sectores de Buenos Aires son óptimas, mientras que en otros son directamente caóticas. Si bien como indica aquel viejo refrán “para muestra basta un botón” entendemos que no podemos calificar toda una gestión por un hecho supuestamente aislado.<br /><br />Seguramente las autoridades del Comites al concluir el año nos ofreceran un balance sobre todo lo actuado. Por nuestra parte consideramos oportuno resaltar dos hechos de cierta significación acontecidos al finalizar la reunión.<br /><br />Por una parte una suerte de catarsis pública manifestada por un calificado integrante de la institución. “No es posible que cuando los debates adquieren color y calor debemos interrumpirlos por una cuestionable directiva de las autoridades que nos hace sentir intrusos en nuestra propia casa” (recordemos que existe un limite de horario dispuesto por las autoridades consulares que finaliza a las 19, porque debe cerrarse el edificio)<br /><br />Ya en otro terreno, dirigiéndose a sus colegas con fervor y mayor énfasis “Se hace necesario establecer reglas claras para los debates. Los exhorto encarecidamente a superar esta modalidad de disentir, debemos en forma urgente implementar una metodología de trabajo”<br /><br />Al retirarse el cronista, un veterano y respetado miembro del ejecutivo lo saluda y esbozando la irónica sonrisa que lo caracteriza exclama:“Imagino que no vas a publicar el contenido de esta commedia !” sin darme tiempo a reaccionar, añadió: Ma va, anche in queste condizioni, credo che il Comites, eppur si muove ”<br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-574847907186941305?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-58845321950312063142007-11-21T09:41:00.000-03:002007-12-06T09:51:33.027-03:00Intervista al Sen. Claudio Micheloni: 'Il mondo politico italiano non conosce la realtà degli italiani nel mondo'Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, sostiene che la Finanziaria, se verrà approvata con gli emendamenti richiesti dai senatori eletti all’estero, segnerà una svolta nella soluzione dei problemi degli italiani all’estero. In una intervista a Walter Ciccione della TRIBUNA ITALIANA, il senatore eletto nella Ripartizione Europa nella lista dell’Unione e residente in Svizzera, avverte sui pericoli che potrebbero esserci per il voto degli italiani all’estero, parla sulla cittadinanza la cui trasmissione dovrebbe fermarsi ai nipoti e del lavoro dei parlamentari eletti all’estero. Di ce che non è stata fatta la foto di gruppo, ma che hanno garantito la governabilità del Paese. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/micheloni.jpg"></img></center><br /><br />TRIBUNA ITALIANA - Ci sono state riunioni tra i parlamentari eletti all'estero?<br />Claudio Micheloni - Abbiamo organizzato un paio di incontri, però non al completo, sicuramente più per impegni che per mancanza di volontà. Sono stati incontri informali e non hanno avuto un grande risultato. C’era la speranza di lavorare il più unitariamente possibile, ma oggettivamente è una cosa difficile nel quadro politico italiano perché qui tutto si muove secondo le aree politiche.<br />Ci sosteniamo volentieri insieme su alcuni punti. Adesso sull'assegno sociale alla Camera, si è fatto un passo unitario. Per un anno siamo stati sia alla Camera che al Senato senza uno strumento operativo per lavorare nelle istituzioni e questo é stato un handicap molto forte perché alla Camera dei Deputati era previsto un sottocomitato della Commissione Esteri che è stato insediato 2 mesi fa, dopo più di un anno! C’è voluto un anno per insediare una cosa che è prevista dal regolamento.<br />Qui al Senato, non era previsto nulla e per creare un comitato e non una commissione del Senato per la questione degli italiani all'estero, ci abbiamo messo 15 mesi. Nel Comitato siamo presenti i 6 Senatori dell'estero piú 11 Senatori italiani e questo è estremamente importante.<br />In questo Comitato si ragiona con uno spirito diverso che nelle altre commissioni, parliamo dei problemi ce rcando di limitare l'influenza partitica che, però, dopo riemerge nel momento che i temi arrivano in aula dove è molto difficile lavorare con lo stesso spirito.<br /><br />T. I. - Non c’è mai scappata una fotografia di gruppo, una sorte di simbolo per gli italiani all'estero per diffondere un'immagine di cordialità tra i nostri 18?<br />C. M. - Non lo abbiamo mai fatto e, ha ragione, come immagine potrebbe essere una cosa da utilizzare. Ma il vero problema non é quello della fotografia e non é neanche quello delle riunioni dei 18. Il vero grosso problema è che il mondo politico italiano non conos ce la realtà degli italiani nel mondo, questa è la vera difficoltà. Quando in politica si affrontano temi la cui base non è conosciuta dai politici locali, diventa difficile concretizzare.<br />Qui non sanno cosa siamo diventati, cosa sono le nuove generazioni, non conoscono il nostro pro ce sso di integrazione, non hanno idea di quello che rappresentiamo. Ignorano questa realtà e questo rende tutto molto difficile.<br />Per esempio far capire ai politici che ci sono in alcune parti dei bisogni; che abbiamo ne ce ssità di promuovere la lingua italiana e la cultura e che peraltro abbiamo bisogno anche di servizi nei consolati. E soprattuto debbono capire che siamo una risorsa per il Paese, uno slogan che tutti i politici italiani utilizzano e che noi dobbiamo far diventare una realtà.<br /><br />T. I. - Con la TRIBUNA ITALIANA abbiamo fatto una serie di tavole rotonde sul tema della risorsa e siamo convinti che lo siamo. Il problema è che se in Italia non lo capiscono dipende da noi farlo conos ce re e forse da voi parlamentari che ci rappresentate.<br />C. M. - In buona parte ha ragione, è responsabilità nostra, ma nella stessa misura lo è anche delle forze politiche che hanno avuto dei contatti, legami con le comunità all'estero, che ci anno sempre visto come un oggetto politico da utilizzare e non come un soggetto politico.<br />Oggi siamo in Parlamento, siamo dei soggetti politici attivi nel parlamento italiano. Questa novità, non è stata ancora nè capita nè metabolizzata nel mondo politico italiano e neanche da noi.<br />Qualche volta mi chiedo se noi parlamentari abbiamo coscienza di questa cosa, e me lo chiedo seriamente, non è una battuta perché ho l'impressione che non ci comportiamo sempre da parlamentari della Repubblica in rappresentanza di questa straordinaria risorsa. Un po’ sarà dovuto ai nostri vincoli, un po’ alle difficoltà oggettive che si incontrano, ma questa responsabilità ce l'abbiamo. Ancora oggi, qui in Parlamento, nelle fasi di riflessioni, di discussioni che si stanno avendo sulle riforme delle istituzioni, la tentazione di rimettere in questione il voto all'estero è molto forte. E questa tentazione c’è dopo 18 mesi che i parlamentari esteri sostengono e garantiscono la governabilita del Paese. Non dimentichiamo che se non ci fosse stato il collegio Estero, non è che vin ce va un'altra parte, il Paese era ingovernabile perché una Camera aveva una maggioranza e l'altra ne aveva un'altra. Il Paese si sarebbe trovato nel 2006 in una situazione politica estremamente complessa e pericolosa perché bisognava tornare a votare immediatamente con estreme difficoltà.<br />Dunque, malgrado questa realtà, noi abbiamo garantito la governabilita, non faccio un discorso di parte, si è potuto fare un governo. Malgrado questo non c’è la consapevolezza della nostra ne ce ssità in Parlamento.<br />Questo sarà superficialità del mondo politico italiano che è molto provinciale, che è molto chiuso in se stesso, ma in buona parte e anche responsabilità nostra, che non abbiamo fatto discorsi che ci portano dentro la politica italiana . Io dico sempre ai miei colleghi che non possiamo e non dobbiamo occuparci solo dei problema degli italiani all'estero. Se ci comportiamo in questo modo, diventeremo i rappresentanti di una riserva indiana - senza mancare rispetto agli indiani che mi stanno molto simpatici - non andremo a nessuna parte.<br />Ma oggi sta cambiando un po’ questo clima. Devo dire in questi giorni, nella seconda Finanziaria che stiamo fa ce ndo, tutti gli emendamenti che abbiamo proposto per gli italiani all'estero, portano le 5 firme dei Senatori, 4 della maggioranza quelli della Unione, più la firma di Pallaro.<br />Questo e un fatto estremamente positivo e importante. Abbiamo fatto una conferenza stampa tutto il gruppo prima della Finanziaria annunciando che saremo duri, lo abbiamo fatto assieme perché si sta ce rcando questa volta di dare un'immagine migliore, non credo che il problema sia risolto, però si sta tentando di dare un'immagine migliore.<br /><br />T. I. - Cosa prevede questa Finanziaria per gli italiani all’estero?<br />C. M. - Come era stata presentata inizialmente dal Governo, non ci riservava niente di buono e per questo non ci convin ce va. Ma abbiamo iniziato un lavoro unitario tutti e cinque, abbiamo presentato diversi emendamenti che rispondono alle esigenze urgenti della nostra comunità. Che vanno dalla rete consolare all'assistenza per gli indigenti dell’America Latina. La diffusione della lingua e la cultura. Abbiamo toccato insieme i problemi. E’ un lavoro politico il cui esito dipenderà dalla nostra capacità di difendere gli emendamenti. Le richieste fatte sono importanti. Credo che questa Finanziaria segnerà una svolta nella soluzione dei problemi degli italiani all'estero. Se il governo non dovesse accogliere queste nostre richieste, allora dovremmo fare una valutazione politica del comportamento della delegazione dei senatori della circoscrizione estero nel confronto del governo. Daremo questa valutazione il 15 novembre …<br /><br />T. I. - Lei parlava delle riforme istituzionali e dei pericoli per il nostro voto...<br />C. M. - C’è un progetto costituzionale che secondo me non ha nessuna probabilità di andare avanti in questa legislatura, però secondo me, e posso sbagliare, spero per l'interesse dell'Italia di sbagliarmi, perché l'Italia ha bisogno di questa riforma, non credo che ci siano le condizioni politiche per farla, ma se si apre questo cantiere bisognerà essere estremamente vigilanti e convin ce nti per far sì che la tentazione trasversale, di ce ntrosinistra e di ce ntrodestra di togliere il voto all’estero, non diventi maggioranza.<br /><br />T. I. - Quali altri argomenti ci sono sul, tappeto?<br />C. M. - Dobbiamo affrontare la riforma del CGIE e dei Comites. Abbiamo avuto una riunione nel Comitato per le questioni degli italiani all'estero del Senato , nella quale abbiamo messo come priorità il lavoro sulle riforme segnalate. Il nostro Comitato ha partecipato alle ultime tre riunioni continentali del CGIE , - Miami, Lussemburgo e Guayaquil -. Per me era importante la participazione dei Senatori italiani e non tanto di quelli dell'estero. Ed in effetti era giusta questa mia spinta perché sono tornati con la convinzione che il CGIE è un organo ne ce ssario, cosa che non credevano prima.<br /><br />T. I. - Crede realmente che il CGIE sia tanto necesario oggi che abbiamo i nostri parlamentari?<br />C. M. - Non si può prescindere del CGIE perché se lo togli, tagli la possibilità ai parlamentari di funzionare. Il Consiglio rappresenta un gruppo di persone che hanno il ruolo e la competenza di far la sintesi dei Paesi. Si tratta di uno strumento indispensabile se vogliamo essere efficaci nelle rappresentanze.<br />E’ importante un Consiglio Generale di raccordi tra il Parlamento e le comunità nazionali. Non si può immaginare che due senatori, per parlare solo del Senato possano correttamente rappresentare le istanze dell'America Latina o altri due quelle dell'Europa. I continenti sono immensi e le realtà molto diversificate.<br />C’è bisogno di un'altro tipo di strumenti. Il CGIE dev’essere quell'organo che ha la missione di far la sintesi delle potenzialità e delle ne ce ssità di una comunità nazionale e diventare l'interlocutore dei parlamentari e il legame fra i parlamentari e le comunità nazionali. Sono contento della reazione dei senatori italiani che finalmente ac ce ttano che c'è bisogno di un CGIE , ma questa struttura va modificata, trasformata.<br /><br />T. I. - E come sarebbe questo nuovo CGIE ?<br />C. M. - Sull'argomento il lavoro è a l'inizio, ci sono molte idee sul tavolo<br /><br />T. I. - E nel caso dei Comites?<br />C. M. - Rappresentano le comunità locale e anch’essi vanno modificati. Se prende la legge dei Comites, in teoria possono fare tutto, ma in realtà non possono fare niente. Questa è la situazione di oggi. Io preferisco un Comites che all'inizio gli si di ce "tu puoi fare poco, ma questo poco lo puoi fare" e dunque chiarire i rapporti fra il Consolati e i Comites che non possono essere uno strumento utile se c’è un Console intelligente o che non serve a niente se c’è uno negativo.<br />Bisogna chiarire questi aspetti.<br />Ripeto, dare ai Comites meno funzioni, perché in teoria ne hanno molte ma nella pratica zero, però quelle poche devono averle e devono farle.<br /><br />T. I. - Un parere sulla nuova legge di cittadinanza italiana?<br />C. M. - Due parole le dico molto volentieri. Il progetto come disegno di legge, è attualmente alla Camera dei Deputati, il lavoro si trova in commissione e riguarda tutti i casi, compresa l’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati. Abbiamo deciso tutti i parlamentari di mettere dentro la legge i punti che ci toccano a noi italiani all'estero.<br />Per la cittadinanza degli emigranti la mia posizione, che difenderò quando arriverà al Senato, è che la cittadinanza si può richiedere se qualcuno ha un nonno italiano, e non si può andare al di là di questo.<br />Ci dev’essere poi una corsia preferenziale, a con ce ssione praticamente a vista, per un cittadino nato in Italia, che ha dovuto rinunciare nel passato per motivi di leggi di altri Paesi.<br />Risolvere l'annoso problema delle donne prima del 1948.<br />Per me questo deve essere il con ce tto di cittadinanza e dobbiamo capire tutti, in particolare in America Latina che se noi dell'estero non siamo rigidi sulla cittadinanza ci togliamo moltissime probabilità di risolvere altri problemi, perché nel mondo politico italiano c'è una reazione, che, secondo me, è giustissima: qualsiasi legge che ci riguarda, che ha imputazioni di responsabilità dello Stato, economica, sociale, politica ecc. diventa difficile per noi difenderla, se non c'è un quadro chiaro di chi sono e quante sono le persone che a questi diritti potrebbero un giorno fare appello.<br />Se noi continuiamo a raccontarci la favola che 15 milioni di argentini sono di origine italiana, che altri 50 milioni lo sono nel Brasile, ecc. ci raccontiamo una favola che spaventa - e giustamente - al mondo politico italiano.<br />Ho intenzioni di battermi per questa storia. Dobbiamo avere l'onestà di presentare una visione chiara per dire: questa è la platea dei cittadini italiani e a questa viene dato il servizio, vanno riconosciuti i diritti e va valorizzata come risorsa. Per quelli di origine italiana che per altra parte hanno interesse di avere rapporti con l'Italia non hanno bisogno della cittadinanza, del passaporto. <br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-5884532195031206314?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-46702101019086806952007-11-21T09:00:00.000-03:002007-12-06T10:22:49.796-03:00Brillante cierre de la 52ª Settimana di Calabria en el teatro ColiseoA la luz de las generosas y populosas manifestaciones que suelen ofrecernos, resulta estimulante la dosis de vitalidad que el asociacionismo aporta a nuestra comunidad. Entre la variada gama de actividades que desarrollan, seguramente el capitulo fiestas y anexos detenta un rol protagónico entre los múltiples eventos desarrollados en el curso del año. Para quienes participamos de las mismas, el mes de noviembre tiene asignado un espacio particular en la agenda, una cita insoslayable, aquella de acompañar a la Asociación Calabresa de Buenos Aires en la celebración de su clásica Settimana della Calabria.<br /><br />Un período en el que se ofrece una variada gama de actividades que dieron inicio el pasado 4 de noviembre y culminó el domingo 11 con el tradicional Festival Artístico en el teatro Coliseo. La oferta de artistas fue variada y generosa, entre otros se lucieron: Franco Mangone, Enzo Elmo, Rosario Montepaone, Rocco, Adriano Mori, el Gruppo Folklorico Calabrese del maestro Francomanno y el cantante Folk Serafino, figuras de prestigio, consagradas en particular dentro la comunidad calabresa puesto que en su gran mayoría suelen actuar en la institución organizadora. Antes de comenzar el espectáculo pudimos observar la presencia de destacados referentes de nuestra comunidad, dirigentes de asociaciones, del ámbito cultural, empresarial y político, como por ejemplo los presidentes del Comites de La Plata Guillermo Rucci, del USEI Eugenio Sangregorio, de la Nazionale Italiana Marcelo Pacifico. El conductor del programa radial "Voces de Nápoles" Aniello Di Dorio y el guionista y director cinematográfico, el Profesor Rocco Oppedisano entre otros.<br /><br />La entonación de los himnos a cargo del Coro Metropolitano de Opera de la Asociación, marcó el comienzo del Festival que como de costumbre condujo Jose Conde con la colaboración de una debutante en estas labores, la joven Romina Birra. La lectura de adhesiones al margen de resultar tedioso para el público, insumió un espacio de tiempo más que considerable. Consideramos que para favorecer la dinámica del show, el trámite señalado debería limitarse a la sola mención del remitente obviando los fundamentos de las ausencias, que en todos los casos responden a lugares comunes: "razones de índole familiar" o "compromisos asumidos anteriormente". Estimamos también que sería conveniente acotar la sucesión de desfiles de las hermosas aspirantes a reina para procurar reducir la duración del espectáculo que una vez más superó las 4 horas, un tiempo que por lo extenso opaca el desarrollo del show y suele generar cansancio en el espectador.<br /><br />LA GENERACIÓN DE "LOS TRAIDOS "<br /><br />Le correspondió a Irma Rizzuti iniciar la ronda de saludos, presentándose como: "La primera mujer que a lo largo de 80 años de vida de la institución que tiene el honor y la responsabilidad de presidirla". Acto seguido procedió a completar la lectura de adhesiones, en este caso las correspondientes al Onorevole Ricardo Merlo y al Senatore Luigi Pallaro respectivamente. Con aplomo y el buen decir que la caracterizan y cierta dosis de emotividad, Irma Rizzuti se identificó como integrante de una nueva generación, aquella de "Los traídos, se trata de quienes llegamos a esta bendita tierra en los brazos o de la mano de nuestros mayores". Definición que sin lugar a dudas sorprendió gratamente generando un cálido aplauso de un público que, como en el caso del cronista, integra esta novedosa generación.<br /><br />Acto seguido el joven presidente de la FACA, Franco Fiumara se ocupó de disipar la emotividad del clima reinante y en su breve intervención dió la bienvenida a tres de los invitados: la Lic. Gabriela Michetti, Vice-Jefa electa del Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires, al Dr Claudio Zin, futuro Ministro de Salud de la Provincia de Buenos Aires y al Cónsul General Dr. Giancarlo Maria Curcio, sobre cuya figura expresó: "Se trata de un funcionario digno del cargo que ocupa, que con su eficiente proceder logró revolucionar la estructura consular". Concluyó el saludo con un anhelo y un mensaje al Parlamento Italiano "La adhesión tal como lo hiciera en 1982, para apoyar la gestión Argentina frente a Inglaterra y recuperar de manera pacifica Las Islas Malvinas "<br /><br />Fuera de programa, la Presidente Rizzuti invitó al Dr Claudio Zin al escenario quien en su saludo manifestó compartir los elogios dirigidos al Cónsul Curcio, para referirse luego a la generación de "Los traídos". Visiblemente emocionado señaló: "Nací en Italia, tenía un año de edad cuando me trajeron a este bendito país y me identifico plenamente con la definición de Irma Rizutti, en algún momento quiero volver a mi tierra. No logro explicarme las razones que fundamentan este deseo, se trata de algo muy íntimo…" Sobre el futuro cargo como Ministro de Salud, señaló contar con el beneplácito del Gobernador electo Daniel Scioli para formalizar un proyecto que viene acariciando hace tiempo, instituir una suerte de Casa de los Italianos en la Provincia de Buenos Aires que, entre otros objetivos "vuelva a traer a los italianos en el centro de la arena".<br /><br />A su turno y en su calidad de Presidenta de FEDIBA la Dra. Pina Mainieri exaltó el nuevo rol que están cumpliendo las mujeres al frente de distintas instituciones, resaltando el exitoso caso de Irma Rizzuti.<br /><br />Acto seguido Mario Molfi Assessore de la Provincia de Cosenza ofreció sus saludos para finalmente la Lic. Gabriela Michetti expresar todo su orgullo por su origen italiano "sin mezclas, ya que por parte de abuelos y bisabuelos nacieron en Italia." Para continuar con una exhortación, "a mantener vigentes aquellos valores que nos legaron, el espíritu de sacrificio, el tesón, la creatividad y la pasión de los italianos para que todos juntos logremos engrandecer a nuestra querida Argentina "<br /><br />Concluyendo el protocolo de los saludos el Cónsul General Dr. Giancarlo Maria Curcio agradeció los elogios recibidos señalando al respecto que "El aval que recibo para mi gestión, confirma que el rumbo que le di a la misma es el correcto" para agregar: " Mi empeño es desterrar el recuerdo de la calle Marcelo T de Alvear que por muchos años representó el Consulado de la vergüenza." Luego de exaltar el legado del Conde Felice Lora, la donación de los inmuebles donde funcionan el Consulado, el teatro Coliseo, la Camara de Comercio Italiana, entre otros, se refirió al tema de la ciudadanía "Me comprometí a que el 31 de diciembre estarían concluidos los tramites de las 20 mil carpetas que recibí de herencia de la gestión anterior, les confirmo que, inclusive con anterioridad a esa fecha la gestión estará terminada. A partir del 1 de enero 2008, comenzaremos con la tarea de regularizar las 43 mil solicitudes depositadas en los buzones", para luego enfatizar "La ciudadanía italiana es un derecho para todos aquellos que reúnan los requisitos, por lo tanto y a la brevedad serán convocados"<br /><br />En el orden asistencial ratificó el anuncio que a partir del mes de enero del 2008, Swiss Medical adjudicataria de la licitación se hará cargo de atender los 8.230 italianos inscriptos en los registros consulares de todo el país, desmintiendo versiones sobre que la asistencia sería para todos aquellos que disponen del pasaporte, "seria imposible" señaló "atender a 550 mil personas" Para señalar finalmente que en la Ciudad de Buenos Aires se había renovado el convenio para que en 70 escuelas se dicte el idioma italiano y, dirigiéndose en particular a la Lic. Michetti manifestó: "ojalá que con su presencia en el Gobierno logremos incrementar esta cifra."<br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-4670210101908680695?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-27227497306892254522007-10-18T10:28:00.000-03:002007-12-06T10:30:53.289-03:00Italiani all’estero risorsa o illusione? A Rosario la Tavola rotonda della TRIBUNA ITALIANASi è svolta nella sede dell’Associazione Famiglia Abruzzese e ad essa hanno partecipato l’on. Giuseppe Angeli, Domenico Di Tullio, Amedeo Lombardi e Gustavo Micatrotta. Il dibattito seguito da esponenti della comunità locale. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/tvrosario.jpg"></img></center><br /><br />“Italiani all’estero, risorsa o illusione?” è stato il titolo della Tavola Rotonda che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato a Rosario e che si è svolta mercoledì scorso nella sede dell’Associazione Famiglia Abruzzese della seconda città dell’Argentina.<br /><br />L’appuntamento, parte del ciclo organizzato dal nostro giornale per celebrare il suo 30º anniversario e che ha visto tre puntate a Buenos Aires e una a Mar del Plata, è stato seguito con grande interesse a Rosario. Al tavolo del dibattito, si sono seduti il deputato Giuseppe Angeli, l’avv. Domenico Di Tullio, l’ing. Amedeo Lombardi e il segretario della Camera di Commercio Italiana di Rosario Gustavo Micatrotta.<br /><br />Dopo il benvenuto del presidente della Famiglia Abruzzese Marcelo Castello, il nostro direttore Marco Basti ha rivolto un breve saluto, per ricordare i collaboratori che lungo i trent’anni della TRIBUNA ITALIANA hanno collaborato nella diffusione del nostro settimanale e nell’invio delle notizie da quella città che ha una importante percentuale di residenti di origine italiana. Silvio Poppi, Enzo Rotoloni, Bruno Corazza e l’indimenticabile Idria Meacci Vannacci, la cui figlia Sandra, presente alla riunione, ha raccolto il testimone. Ringraziamento rivolto anche a tutti gli abbonati e inserzionisti di Rosario, a cominciare dallo stesso Giusppe Angeli che è sempre stato un entusiasta sostenitore del nostro settimanale, e ai colleghi presenti, tra i quali José Paratore, che da 40 anni dirige uno tra i più ascoltati programmi radiofonici della collettività italiana. <br /><br />La tavola rotonda di Rosario, come le precedenti, è stata moderata dal nostro collaboratore Walter Ciccione, il quale ha ricordato alcune dichiarazioni del ministro D’Alema, dell’ex ministro Tremaglia e del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, sottolineando la realtà degli italiani all’estero come importante risorsa per l’Italia. <br /><br />Lombardi: Le frontiere di un Paese arrivano fin dove arriva la sua cultura <br /><br />L’ing. Amedeo Lombardi, ex presidente dell’Associazione Dante Alighieri di Rosario ed ex segretario della Camera di Commercio Italiana di Rosario, ha esordito spiegando perché gli italiani all’estero siamo una risorsa.<br /><br />“Una risorsa - ha detto - perché gli emigrati sono stati capaci di trasmettere la cultura del lavoro, del rispetto, dell’educazione, arricchendo le società dove si sono inseriti, conquistando stima e rispetto. Per questo sono diventati una risorsa per l’Italia. Ma possiamo essere una risorsa utile per l’Italia nella misura che l’Italia deciderà di diffondere la sua cultura. Oggi le frontiere di un Paese arrivano fin dove arriva la sua cultura”.<br /><br />Un altro aspetto è quello politico, ha spiegato l’ingegnere, che è direttore generale della Verbano, importante stabilimento di produzione di stoviglie di porcellana. Anche la presenza di parlamentari eletti all’estero - ha detto Lombardi - è una risorsa per l’Italia e in questo settore “si apre una grande sfida e cioè l’impegno a mantenere viva l’identità italiana nei futuri parlamentari”. <br /><br />Micatrotta: Le Camere di Commercio italiane una risorsa per l’Italia <br /><br />Anche il segretario generale della Camera di Commercio Italiana di Rosario, specialista in marketing e in sviluppo regionale, ha detto di considerare gli italiani all’estero una risorsa per l’Italia, spiegando la sua visione, per quanto riguarda specificamente l’attività che svolge la Camera di Commercio di Rosario. Al riguardo ha detto che negli ultimi due o tre anni sono cresciuti gli scambi tra i due Paesi. Scambi che crescono perché ci sono spazi di complementarietà, dato che le imprese italiane trovano in Argentina materie prime a prezzi convenienti, un costo del lavoro ancora contenuto e alta qualificazione professionale della manodopera locale, ha spiegato.<br /><br />Micatrotta ha spiegato che gli scambi dovrebbero essere più agili e che è in questo campo che il sistema delle Camere di Commercio Italiane all’estero si rivela più prezioso, perché opera come una grande multinazionale.<br /><br />Ha ricordato che fra poco si svolgerà a Livorno la convention dell’Associazione delle Camere di Commercio all’estero, che è presieduta dal sen. Edoardo Pollastri, che si tratta di 75 Camere, che hanno sede in 49 Paesi, il cui lavoro va maggiormente diffuso, perché è una grande risorsa per l’Italia <br /><br />Di Tullio: offrire i nostri progetti all’Italia che non cresce <br /><br />L’avv. Domenico Di Tullio ha iniziato il suo intervento, ricordando che le Tavole rotonde organizzate dalla TRIBUNA ITALIANA sul tema degli italiani come risorsa, hanno visto la partecipazione anche dell’imprenditore Eugenio Sangregorio, il quale, nella sua veste di consultore del gruppo parlamentare argentino nel Mercosur, si sta adoperando per la conclusione di un accordo con parlamentari italiani, per ottenere una via preferenziale per i negoziati tra il Parlamento italiano e il Parlamento del Mercosur, che consentirebbe di rendere più agili i negoziati, per favorire da una parte l’accesso delle imprese italiane alle commodities nel Mercosur, e alle imprese di questa parte del continente, la possibilità di accedere a know how italiano, tre le molteplici possibilità.<br /><br />Di Tullio ha detto che da parte sua considera che il tema degli italiani come risorsa è un argomento fondamentale sul quale dovrà lavorare la comunità italiana. Quindi ha sottolineato l’importanza dell’elezione dei Parlamentari italiani all’estero, affermando che i parlamentari dovranno farsi portatori dei progetti della nostra comunità.<br /><br />Ha quindi spiegato che i rapporti con l’Italia vanno impostati ribaltando la piramide dei rapporti, partendo dai Comuni, continuando dalle Province, poi dalle regioni e quindi con lo Stato Italiano. Un'altra figura geometrica, in questo caso un triangolo equilatero, nel quale i lati sono costituiti dalle associazioni italiane, necessarie - ha detto - ma non sufficienti; dalle associazioni di professionisti e dalle associazioni di imprenditori.<br /><br />Lavorando insieme - sostiene Di Tullio - devono creare strumenti nuovi da offrire all’Italia. L’Italia, ha detto l’imprenditore, non sta crescendo, perché non pensa, perché è immersa in polemiche sterili. Non possiamo limitarci a chiedere, ma dobbiamo offrire i nostri progetti, che tendano ad allargare lo spazio produttivo dell’Italia. <br /><br />Angeli: L’Italia non sta pensando allo sviluppo <br /><br />Il deputato Giuseppe Angeli, uno dei fondatori e per molti anni presidente dell’attiva Associazione Famiglia Abruzzese, ex presidente del Comites di Rosario, fondatore della locale Scuola Edmondo De Amicis, ha iniziato il suo intervento ribadendo il suo convincimento nel senso che gli italiani all’estero siamo una risorsa. “Lo siamo stati quando siamo emigrati, lasciando più spazio e possibilità a chi è rimasto e aiutando la rinascita e la crescita dell’Italia fino a diventare una potenza economica, con le nostre rimesse”.<br /><br />“Oggi l’Italia non pensa allo sviluppo ma a cose minori. Pensate alle primarie del Pd, nelle quali voteranno ragazzi di sedici anni e stranieri col solo permesso di soggiorno”.<br /><br />L’Argentina può offrire molte possibilità all’Italia, a cominciare dalle risorse umane, dato che nella maggior parte della popolazione di questo Paese, scorre sangue italiano. Oltre alle risorse come capacità e come legame della società argentina, l’on. Angeli ha sottolineato le possibilità di sviluppo della risorsa del turismo.<br /><br />Ad una domanda del pubblico, l’on. Angeli ha detto che le comunità italiane in Argentina e in Brasile vengono maggiormente percepite come risorsa, rispetto a quanto avviene con le comunità negli Stati Uniti, perché in questa zona si intravedono maggiori possibilità di espansione. <br /><br />Il pubblico<br /><br />E’ iniziata quindi la serie degli interventi del pubblico.<br /><br />Così Miguel Lanese, consultore del Molise, ha detto che bisogna impostare un modo nuovo di rapportarci con l’Italia, mettendo sul tavolo progetti nuovi, iniziative diverse, altre possibilità, spiegando cosa siamo capaci di fare. Nino Nefonte, del Club Italiano, ha detto che se siamo una risorsa dobbiamo parlare in italiano e che il tema della risorsa va visto da diverse angolature, ma che comunque siamo una risorsa umana e territoriale. Ha concluso dicendo che le radici bisogna conservarle vive e bene.<br /><br />Disaccordo di Guido Bergonzi con l’affermazione di Micatrotta sulla crescita degli scambi italo-argentini, ricordando che non ci sono più banche italiane in Argentina, che l’Agip si è ritirata da tempo e non ci sono grandi imprese. A questo riguardo Micatrotta ha detto che le grandi imprese non passano dalla Camera di Commercio, mentre vi si rivolgono le imprese medie e piccole, alle quali le Camere offrono servizi a prezzi molto bassi e che sono quelle che stanno partecipando in modo crescente negli scambi. Ha detto inoltre che si sta superando il trauma fortissimo del default.<br /><br />Il presidente del Comites Erugelio Carloni ha sottolineato che grazie alla presenza di Angeli nel Parlamento la comunità italiana di Rosario è più conosciuta e viene visitata da politici, sindacalisti e manager, come è avvenuto recentemente con il direttore di rai International Piero Badaloni. Carloni ha detto inoltre che in seno alla collettività italiana di rosario lavorano tanti giovani ed ha ringraziato l’Italia per i contributi aumentati ai Comites, all’assistenza sanitaria e alla diffusione culturale, grazie agli interventi dell’on. Angeli.<br /><br />Lidia Sartoris in Angeli ha manifestato che l’Italia deve sapere cosa siamo stati capaci di fare in questo Paese, ma che ci vuole una voce forte per far giungere il nostro messaggio, perché sappiano che siamo la risorsa più importante che ha in questa zona del mondo.<br /><br />A questo punto l’ing. Lombardi ha ricordato che ogni volta che si reca in Italia e parla della Dante di Rosario, una scuola frequentata da 2.500 alunni, rimangono colpiti. Questa è una risorsa, come lo sono tutte le scuole che abbiamo costruito all’estero, con grande sforzo. Continuiamo a diffondere cultura - ha detto Lombardi - che è la base necessaria per i futuri scambi. Inoltre ha sottolineato la fratellanza fra i due popoli, perché siamo prodotto della stessa cultura”.<br /><br />Da parte sua José Paratore, dopo aver ricordato che il dott. Mario Basti, direttore emerito della TRIBUNA ITALIANA e uno tra i più grandi giornalisti italiani all’estero, ha manifestato il suo convincimento sul fatto che siamo una risorsa, ricordando che gli emigrati hanno pagato con sforzi e sacrifici il loro biglietto per costruirsi una nuova vita all’estero e che con la loro capacità hanno fatto tanto, onorando l’Italia e “grazie ai nostri genitori non abbiamo dimenticato l’Italia”. In riferimento alla presenza dei nostri parlamentari a Roma, ha detto che non sono andati per chiedere l’elemosina, ma per esserci in parità di condizioni e di dignità, italiani a pieno titolo come lo sono gli italiani residenti in Italia, a tutti gli effetti uguali a loro”.<br /><br />Il dott. Javier Lucca, presidente della Famiglia Marchigiana, ha detto che i trentamila marchigiani residenti in Argentina sono una risorsa che la Regione Marche promuove, favorendo la nascita di associazioni e i raggruppamenti di professionisti e imprenditori.<br /><br />La prof.ssa Bona dell’Ass. Alcara Li Fusi e insegnante della Dante, ha detto che “lottiamo per mantenere vive le nostre radici, ma che l’Italia deve reagire per appoggiarci”.Infine Raffaele Fragapane dell’Ass. Siciliana ha voluto rendere omaggio “a due campioni della diffusione della cultura italiana nel mondo: l’ex ministro Mirko Tremaglia e il dott. Mario Basti”.<br /><br />WALTER CICCIONE<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-2722749730689225452?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-38639462279237570432007-10-17T10:31:00.000-03:002007-12-06T10:41:47.979-03:00CALOROSA ACCOGLIENZA DELLA FAMIGLIA ABRUZZESE ALLA TRIBUNA ITALIANACalorosa, amichevole accoglienza alla TRIBUNA ITALIANA, da parte dell’Associazione Famiglia Abruzzese di Rosario. Il sodalizio, che per anni è stato presieduto dall’on. Giuseppe Angeli, che continua ad essere profondamente legato ad esso. Oggi è presieduto da Marcelo Castello e mercoledì scorso ha offerto gentilmente l’accogliente salone conferenze, per lo svolgimento della Tavola rotonda organizzata dal nostro settimanale.<br /><br />Il nostro direttore Marco Basti, l’ideatore delle tavole rotonde Walter Ciccione e il dott. Domenico Di Tullio, unico partecipante alla Tavola non residente a Rosario, sono stati accolti dal presidente Castello e da vari membri del Direttivo e poi accompagnati da lui, dall’on. Angeli e dalla gentile consorte signora Lidia Sartoris, a conoscere la sede del sodalizio. Una sede che comprende, oltre al salone conferenze, due piani di aule, per l’insegnamento dell’italiano, per la biblioteca, per la sala del gruppo folclorico e del coro e le aule a pianterreno, dove funziona l’asilo della Scuola Edmondo De Amicis. Inoltre a pianterreno, funziona il ristorante Abruzzo, diventato in poco tempo uno dei luoghi di ritrovo preferiti degli amanti della buona cucina. Buona cucina abruzzese, apprezzata non solo dagli originari dell’Abruzzo forte e gentile o delle altre regioni d’Italia, ma in genere da buona parte dei rosarini che ogni notte riempiono il grande locale del ristorante che, i fine di settimana e d’estate, riceve solo chi ha prenotato il posto. Anzi, non bastano nemmeno i tavoli che d’estate vengono allestiti nel cortile dell’Associazione. Un successo basato, come del resto succede per altre attività della Famiglia Abruzzese di Rosario, nella genuinità dei prodotti, nell’impegno dei responsabili, nella voglia di fare meglio e di più.<br /><br />Come succede anche col gruppo folcloristico della Famiglia Abruzzese, che viene invitato da tante associazioni a Rosario e in altre città, per esibirsi nella sua arte, eseguita con professionalità e simpatia. Doveroso e sentito ringraziamento e complimenti all’Associazione Abruzzese di Rosario.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-3863946227923757043?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-35201622256184271032007-09-26T13:03:00.000-03:002007-09-26T15:08:51.361-03:00La nostra Tavola rotonda si è spostata a Mar del Plata per parlare degli italiani all’estero come risorsa dell’Italia<center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/tavola%20mdp.jpg"></img></center><br />All’incontro hanno partecipato il presidente del Comites di Mar del Plata Raffaele Vitiello, il presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata Giovanni Radina, il consigliere del CGIE Adriano Toniut e gli imprenditori Eugenio Sangregorio e Domenico Di Tullio.<br /><br />La Tavola rotonda si è spostata a Mar del Plata. L’iniziativa presa dal nostro settimanale, per celebrare il suo 30º anniversario, di dibattere una volta al mese con personalità della nostra comunità o comunque legate alle nostre problematiche, è stata portata all’interno, alla città di Mar del Plata, a testimonianza dell’interesse che fin dal primo numero la TRIBUNA ITALIANA ha riservato alle comunità italiane residenti all’interno dell’Argentina.<br /><br />Mar del Plata è stata la prima, anche perché risiede in essa una comunità non soltanto molto numerosa e con una tra le percentuali più alte di popolazione di origine italiana, ma anche per l’impegno che ha sempre dimostrato nell’operare come comunità organizzata, che effettivamente ha una grande importanza per la città che la ospita.<br /><br />La manifestazione organizzata dalla TRIBUNA ITALIANA, si è svolta sabato scorso nella sede della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata e ad essa hanno partecipato il presidente della citata Federazione, Giovanni Radina; il presidente del Comites di Mar del Plata, Raffaele Vitiello; il consigliere del CGIE residente a Mar del Plata, Adriano Toniut; l’imprenditore e presidente del Movimento di partecipazione civica italo-argentino, Eugenio Sangregorio; l’imprenditore e avvocato Domenico Di Tullio. Per Di Tullio, che attualmente risiede a Mar del Plata e per Sangregorio si è trattato di un bis, visto che avevano già partecipato alla prima Tavola rotonda organizzata dalla TRIBUNA ITALIANA nel mese di agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires-<br /><br />Tema del dibattito a Mar del Plata, è stato lo stesso del primo appuntamento e cioè: “Italiani all’estero, una risorsa? Il Tavolo è stato moderato dal nostro Walter Ciccione e la sintesi è stata affidata a Rocco Oppedisano, regista e docente universitario della carriera di comunicazione. <br /><br />DI TULLIO: LAVORARE SU UN PROGETTO<br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/di%20tullio.jpg"></img></center><br />Dopo il saluto e il ringraziamento del direttore Marco Basti, è iniziato il dibattito con l’intervento del dott. Di Tullio, il quale ha iniziato dicendo che non c’è un futuro importante per la nostra comunità se non si lavora ad un progetto comune, che coinvolga tutte le espressioni di rappresentanza delle comunità italiane (parlamentari, Comites, CGIE, Associazioni e Federazioni) dell’America latina.<br /><br />Di Tullio ha ricordato quanto affermato dall’ing. Arizio durante la prima Tavola su questo argomento, nel senso che i dirigenti, attuali o nuovi, devono impostare in modo diverla loro azione, sia nella forma che nei contenuti. In questo senso, Di Tullio ha detto che bisogna promuovere nuove iniziative, lavorare su progetti molto concreti, su punti ancora in attesa di essere sviluppati anche dai nostri parlamentari. Di Tullio ha sottolineato la grande portata del voto, “ma è uno strumento che è utile solo se c’è un progetto che dev’essere di guida per le nostre attività.”<br /><br />Lo studioso ha fatto notare che finora gli Stati Uniti non hanno avuto grande successo nella loro iniziativa di creare una zona di libero scambio in tutto il continente, l’ALCA. Dobbiamo proporre all’Italia e tramite l’Italia all’Ue di intraprendere una iniziativa simile, che coinvolga l’Ue e i Paesi dell’America Meridionale, ha detto Di Tullio.<br /><br />Di Tullio ha anche proposto di creare la Casa d’Italia, un ente super partes di collegamento di tutte le strutture di rappresentanza della collettività. Di Tullio ha anche parlato della necessità di costituire organizzazioni di professionisti e camerali di origine italiana. Proponendo l’esempio di una piramide invertita, ha detto inoltre di allacciare rapporti in Italia con Comuni, Province, Regioni e con lo Stato. Infine ha ribadito che bisogna lavorare a un progetto comune come comunità italiane dell’America Meridionale, da proporre all’Italia, anche perché, purtroppo, oggi manca in Italia un progetto di Paese e quindi anche uno che coinvolga gli italiani all’estero.<br /><br />Rispondendo a una domanda del pubblico, Di Tullio ha detto che il problema dei bond tra l’Argentina e l’Italia potrà continuare ad essere una difficoltà, e questo è un altro motivo per lavorare come comunità dell’America Meridionale o dell’America latina e non solo come Argentina. <br /><br />TONIUT: IL POPOLO ITALIANO NON CI CONSIDERA UNA RISORSA<br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/toniut.jpg"></img></center><br />Il consigliere del C G I E Adriano Toniut, ha e s o r d i t o sottolineando che anche se noi siamo certi di essere una risorsa, di essere i m i g l i o r i ambasciatori dell’Italia nel mondo, come è stato ripetutamente detto da tanti politici italiani, il popolo italiano non è consapevole delle nostre potenzialità e quindi non ci considera una risorsa.<br /><br />L’avv. Toniut ha detto che buona parte dell’ignoranza del popolo italiano sulla realtà degli italiani all’estero, è dovuta ai media e agli operatori della cultura.<br /><br />L’avv. Toniut ha poi elencato diverse inquadrature per analizzare la nostra realtà come risorsa. Economica senz’altro, ha detto, perché siamo promotori e consumatori del prodotto italiano, ma anche perché facilitiamo la crescita degli scambi tra l'Italia e i Paesi ove risiediamo. A testimoniare tale realtà ha ricordato l’incontro della settimana scorsa tra il premier Prodi e il capo eletto del governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri, che ha invitato i capitali italiani a intervenire al piano di investimenti nella Città, quando si insedierà.<br /><br />Una risorsa per la diffusione della lingua italiana, ha detto poi Toniut, ricordando che l’italiano si parla solo in Italia e in alcuni cantoni della Svizzera, mentre che nel mondo, la sua diffusione è trainata fortemente dai discendenti degli italiani. A questo riguardo ha ricordato che in Argentina ci sono 80mila alunni di italiano di cui 8mila nella circoscrizione consolare di Mar del Plata.<br /><br />Gli italiani all’estero sono anche una risorsa dal punto di vista umano, ha detto Toniut, ricordando l’alta età media degli italiani, il fatto che fanno pochi figli e che l’Italia deve affidarsi all’immigrazione extracomunitaria per far crescere la sua popolazione. In America Latina ci sono milioni di discenderti di italiani, molti dei quali persone ben preparate, le cui radici sono italiane. <br /><br />RADINA: FAR CAPIRE AGLI ITALIANI CHE POSSIAMO AIUTARE L’ITALIA<br />http://www.tribunaitaliana.com/files/radina.jpg<br /> Da parte sua il presidente della Federazione G i o v a n n i Radina, ha condiviso l’opinione di Di Tullio secondo la quale ci vuole un progetto comune da offrire all’Italia. “Dobbiamo far capire agli italiani - ha detto - che anche noi possiamo aiutare l’Italia”.<br /><br />Radina ha detto che spesso e specialmente negli ultimi anni, nei rapporti con l’Italia siamo stati capaci solo di chiedere, mentre invece abbiamo tanto da offrire all’Italia, a cominciare dalla promozione del made in Italy. Le associazioni, ha detto Radina, possono cominciare a cambiare questa realtà, ogni volta che ricevono autorità regionali, provinciali o comunali, facendo capire ai dirigenti che arrivano dall’Italia che ci sono tante possibilità di collaborazione, sia in campo culturale che economico. In questa azione, ha detto il presidente della Federazione di Mar del Plata, dobbiamo appoggiarci ai nostri parlamentari. <br /><br />VITIELLO: IL NOSTRO VOLONTARIATO E’ UNA RISORSA<br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/vitierllo.jpg"></img></center><br />Da parte sua il presidente del Comites di Mar del Plata, Raffaele Vitiello, ha detto che chi partecipa alla vita della comunità, chi ha fatto le associazioni o si è impegnato nelle varie istanze di rappresentanza, non lo ha fatto per interesse, ma per volontariato. Questa comunità basata sul volontariato, ha detto Vitiello, è una risorsa per l’Italia.<br /><br />Vi t i e l l o ha ricordato che un tempo questa risorsa si manifestava attraverso le rimesse che servirono all’Italia per sostenere il suo sviluppo, al tempo che le associazioni son state promotrici dell’italianità all’estero. Oggi, ha detto il presidente del Comites di Mar del Plata, le forme nuove di manifestarsi di questa risorsa sono la promozione degli scambi e i giovani. A questo riguardo ha ricordato che recentemente l’on. Narducci, ex segretario del CGIE, ha detto che nelle associazioni ci vuole un cambio di mentalità per far posto ai giovani<br /><br />. Vitiello ha detto che i congressi organizzati dalla FEDITALIA e altri incontri organizzati da Federazioni o Associazioni, per promuovere la partecipazione delle nuove generazioni, non hanno dato tutti i risultati che ci si attendeva e che ancora oggi manca una maggiore presenza dei giovani nelle istituzioni della collettività. Ha detto però che non è nemmeno giusto che i giovani vengano soltanto quando c’è qualcosa che possono ricevere, quando hanno un interesse a qualcosa di concreto, come può essere un viaggio in Italia, ma che poi non continuino a lavorare nelle associazioni, che non si sentano impegnati.<br /><br />Vitiello quindi, ha detto di preferire i giovani che si sentono legati alle associazioni, che lavorano al loro interno, che le conoscono per cui gli eventuali benefici che possono ricevere dall’Italia, si traducano poi in un impegno maggiore con le associazioni.<br /><br /> Vitiello ha poi fatto notare che l’Italia non è quasi più presente nei media argentini e che ha perso molta influenza in Argentina. Il presidente del Comites marplatense, ha ricordato che il fondatore della TRIBUNA ITALIANA, dott. Mario Basti e l’avv. Dionisio Petriella, presidente della Dante di Buenos Aires, anni fa insistevano sull’importanza della piena integrazione anche nella vita politica argentina, manifestando che bisogna appoggiare i giovani su quella strada. <br /><br />SANGREGORIO: SIAMO UNA GROSSA RISORSA PER L’ITALIA<br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/sangregorio.jpg"></img></center><br />L’imprenditore Eugenio Sangregorio, come aveva fatto a Buenos Aires, ha ribadito il suo convincimento sul fatto che gli italiani all’estero siamo una grossa risorsa per l’Italia. Oggi, ha detto, la politica pasavanzare delle proposte molto concrete all’Italia, partendo dalla premessa della complementarietà tra l’Italia e l’Ue e i Paesi dell’America Latina.<br /><br />Sangregorio, che è consigliere dei gruppo argentino del Parlamento del Mercosur, ha detto che le imprese argentine hanno bisogno di essere rinnovate dal punto di vista tecnologico e che l’Italia da una parte ha bisogno di materie prime e dall’altra ha bisogno di aumentare i suoi mercati (ha detto che negli ultimi anni ha perso il 90 per cento delle sue posizioni in America Latina), per cui ci sono condizioni ideali di complementarietà. Siamo italiani con tutti i diritti degli italiani in Patria, ha detto Sangregorio, e dobbiamo far capire che una intesa è di mutua convenienza.<br /><br />L’imprenditore ha ricordato che il 45 per cento degli imprenditori dell’America latina sono di origine italiana. Siamo una grande risorsa e dobbiamo farlo capire all’Italia.A una successiva domanda, Sangregorio ha detto che non siamo solo una risorsa economica, ma che se facciamo capire che nei rapporti economici con gli italiani all’estero l’Italia può ricavare un profitto, allora ci saranno anche maggiori risorse da investire in altri campi.<br /><br />Ha informato inoltre che a novembre potrebbe essere firmata una intesa tra parlamentari del Mercosur e colleghi italiani, per promuovere la ricerca di corsie preferenziali per aumentare gli scambi e le possibilità di rapporti tra l’Ue e il Mercosur. Numerosi sono stati gli interventi e le domande del pubblico che ha seguito il dibattito e le risposte che le cinque personalità invitate hanno dato. Il problema dei bond, il modo come i nostri parlamentari vengono giudicati dagli italiani in Italia, l’immagine che si ha in Italia dell’Argentina e degli argentini, la concretezza dei progetti sui quali si lavora e se essi vanno sviluppati soltanto in campo economico o anche in altre realtà, sono temi che sono stati presenti nelle domande e negli interventi del pubblico, costituito principalmente da consiglieri del Comites, dirigenti di Federazioni e Associazioni italiane e giornalisti di media della collettività.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-3520162225618427103?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-61709056657680905822007-09-12T09:24:00.000-03:002007-09-12T10:23:16.938-03:00Coincidenze fra i nostri parlamentari sul tema della cittadinanzaTAVOLA ROTONDA ORGANIZZATA DALLA TRIBUNA ITALIANA<br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/tavola%202.jpg"></img></center><br /><br />Interessante confronto giovedì scorso nella Tavola Rotonda organizzata dal nostro settimanale nel quadro delle celebrazioni del 30º anniversario della TRIBUNA ITALIANA, svoltasi nel Salone Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires. Il Senatore Pallaro: “Prima di modificare la legge devono essere completate tutte le domande. L’on. Merlo: “Prima di modificare la legge sulla cittadinanza, risolvere i problemi della rete consolare”.<br /><br />La cittadinanza italiana è stata l’argomento sul quale si è sviluppata la Tavola Rotonda - seconda del ciclo organizzato dalla TRIBUNA ITALIANA per celebrare il suo 30º anniversario - che si è tenuta giovedì scorso nella Sala Benedetto Croce del Circolo Italiano, al quale hanno partecipato come invitati, il senatore Luigi Pallaro, i deputati Giuseppe Angeli e Ricardo Merlo e l’avvocato italiano Tullio Zembo.<br /><br />La Tavola è stata moderata da Walter Ciccione, ideatore dell’iniziativa, ed è iniziata dopo il saluto del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, prof. Ennio Bispuri, che si è congratulato con la TRIBUNA ITALIANA per l’iniziativa e dal nostro Direttore, Marco Basti che ha ringraziato il prof. Bispuri e i suoi collaboratori per l’accoglienza all’iniziativa, agli invitati per la loro disponibilità al dibattito e al pubblico, ricordando che l’obiettivo della TRIBUNA ITALIANA è quello di essere tribuna del dibattito delle tematiche che riguardano gli italiani all’estero.<br /><br />Il pubblico nella sala ha seguito gli interventi degli invitati con grande interesse e dopo un primo giro di interventi del “panel” è intervenuto con numerose domande, anche su questioni molto precise, alle quali gli invitati hanno risposto.<br /><br />Tra essi c’è stata una grande coincidenza nel senso di reclamare che siano evase tutte le pratiche di cittadinanza iniziate o da iniziare, prima che sia approvata una modifica all’attuale legge di cittadinanza. Inoltre hanno sottolineato il fatto che la riforma in Italia è promossa non tanto per le questioni degli italiani all’estero e dei loro discendenti, ma per le questioni legate alla cittadinanza come strumento di integrazione degli immigrati extracomunitari. Su questo punto, il dott. Zembo ha detto che oggi un terzo principio si è aggiunto ai tradizionali “ius sanguinis” e “ius soli” e cioè lo “ius domicili”. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/zembo.jpg"></img></center><br />ZEMBO: UN NUOVO PRINCIPIO: “IUS DOMICILI”<br /><br />Il primo a intervenire è stato l’avvocato italiano Tullio Zembo, il quale ha parlato di due dei diritti che riguardano gli italiani all’estero e che sono molto legati: il voto e la cittadinanza. Zembo ha sottolineato che è molto difficile che sia cambiata la legge che ha creato la Circoscrizione estero, in quanto è inserita nella Costituzione e quindi per cambiarla ci vorrebbe una nuova riforma costituzionale, con le complicazioni politiche e di procedura che essa comporta. La possibilità che venga modificata - ha detto - è limitata dalla procedura complessa prevista per cui il nostro voto non è in pericolo. Diverso, ha fatto notare, il discorso per quanto riguarda la cittadinanza, che è regolata da una legge ordinaria, che quindi può essere più facilmente modificata.<br /><br />Il dott. Zembo ha ricordato che tradizionalmente la legge italiana si è basata sul principio dello “ius sanguinis”, cioè della trasmissione della cittadinanza da padri a figli, senza tener conto del luogo di nascita dei discendenti. Un principio - ha spiegato l’avvocato che dirige inoltre il programma radiofonico “Alguno dice que no” - la cui applicabilità si tende a limitare in varie delle 19 proposte di legge che sul tema sono state presentate in Parlamento. Infatti, ha spiegato, a causa della crescente presenza di immigrati, si tende a spostare il principio su cui si basa la legislazione italiana sulla cittadinanza, verso lo “ius soli”, cioè il riconoscimento della cittadinanza in base al luogo di nascita. Cioè ci può essere un cittadino di un Paese che dopo un certo numero di anni di residenza in Italia - i progetti parlano di 5 o addirittura 3 anni - possono chiedere la cittadinanza, così come potrebbe essere concessa automaticamente a chi nasce sul territorio italiano. Oggi si parla perfino dello “ius domicili”, il che significa che un cittadino di un Paese che per residenza ha preso la cittadinanza italiana, se eventualmente più tardi sposta la sua residenza a un altro Paese, prende la cittadinanza del terzo Paese.<br /><br />L’avv. Zembo ha ricordato che per certi settori il diritto all’acquisto della cittadinanza da parte dei discendenti degli emigrati è motivo di forti perplessità. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/angeli85_0.jpg"></img></center><br /><br />ANGELI: “PRENDIAMO IN GIRO CHI VUOLE ESSERE ITALIANO”<br /><br />L’onor e v o l e Giuseppe Angeli ha parlato della proposta che egli ha presentato alla Camera, p e r c h é s i a n o riaperti i termini per il riacquisto della cittadinanza da parte di persone nate in Italia e poi emigrate, che per ragioni di lavoro hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana. A suo tempo è stata fatta una legge che ha consentito di richiedere la cittadinanza italiana, prima per un termine di due anni, successivamente ampliata per un altro anno. Angeli ha ricordato inoltre le altre proposte di modifica della legge sulla Cittadinanza, per consentire alle donne che hanno perso la cittadinanza italiana per matrimonio con uno straniero, o alle donne che hanno avuto figli nati prima del 1948, quando la Costituzione della Repubblica ha sancito la parità di diritti tra uomini e donne - compreso quello della trasmissione della cittadinanza - di riacquisire il diritto di trasmetterla ai loro discendenti. Proposte queste che ha trovato concordi i tre parlamentari. Il deputato Angeli ha detto però che la ricerca dell’avo cittadino italiano, rischia di essere una catena interminabile, una possibilità che forse andrebbe limitata, chiudendola per esempio al nonno.<br /><br />“Però bisogna dire pure - ha detto l’on. Angeli - che non è possibile che la gente debba aspettare anni ed anni prima che sia ammessa la pratica per il riconoscimento della cittadinanza. Se c’è la legge, che sia rispettata”. Dopo aver reclamato che sia assunto personale in loco per dare una soluzione al problema degli arretrati, ha ricordato che a Rosario ci son 7000 pratiche e che ci sono file di oltre cento metri davanti al Consolato per chiedere un turno per iniziare la pratica fra anni. “Così prendiamo in giro chi vuole essere italiano”, ha detto. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/merlo%200.jpg"></img></center><br /><br />MERLO: PRIMA DI MODIFICARE LA LEGGE, RENDIAMO EFFICIENTE LA RETE CONSOLARE<br /><br />L ’ o n . R i c a r d o Merlo ha iniziato il suo intervento fac e n d o una premessa e cioè che n o n dev’essere messo in dubbio il principio dello “ius sanguinis” che è alla base delle successive leggi di cittadinanza italiana del 1912, 1983, 1986 e 1992. Quindi ha ricordato che la principale ragione che viene data, per reclamare un limite alla trasmissione della cittadinanza ai discendenti, è l’impossibilità, per la rete consolare, di affrontare la mole di domande che si sono accumulate negli anni e le possibili che potrebbero ancora essere presentate. Il deputato Merlo ha fatto notare che si pretende di mettere un limite alla legge, invece di mettere la rete consolare in condizioni di rispondere alle esigenze che la legge prevede, rete che, d’altra parte, è insufficiente e, in non pochi casi caotica, per dar un servizio adeguato a chi è già cittadino.<br /><br />L’on. Merlo ha fatto notare che si tratta di un problema che riguarda principalmente l’America Latina e in modo speciale l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay. Infatti, ha ricordato, in Brasile ci sono 490mila pratiche di riconoscimento della cittadinanza in attesa di essere completate e in Argentina 170mila, quindi circa l’80 per cento delle 800mila pratiche giacenti in tutto il mondo. “Allora cosa dobbiamo fare, limitare la legge o mettere la rete consolare nelle condizioni di rispondere alle richieste basate sulla legge?” si è chiesto Merlo. Il deputato ha quindi ricordato che in Argentina ci sono sette consolati e due agenzie consolari per circa seicentomila cittadini; in Brasile ci sono 5 sedi consolari per 250mila cittadini e quasi 500mila in attesa di diventare cittadini italiani; negli Stati Uniti ci sono invece 9 sedi consolari e in Francia 10, per una utenza attorno alle 350mila persone che, nel caso della Francia, sono cittadini del’Unione europea, per cui le loro esigenze di rapporti con i consolati sono minori.<br /><br /> “Quindi - ha ribadito - prima di pensare a modificare i principi sui quali si basa la legge di cittadinanza o di limitarne il diritto, bisogna mettere la rete consolare nelle condizioni di svolgere le sue funzioni”. <br /><br /><center><img src="http://www.tribunaitaliana.com/files/pallaro%20180%20x%20223.jpg"></img></center><br /><br />PALLARO: IMPEGNO DEL GOVERNO PER CONCLUDERE TUTTE LE PRATICHE ARRETRATE<br /><br />Nel suo intervento il senatore Luigi Pallaro ha ricordato che quando è stato costituito il nuovo governo, è stato interpellato su quale sarebbe stata la sua posizione nei confronti dell’esecutivo appena insediatosi. “Ho detto che noi non siamo venuti in Italia per cambiare i governi, ma per sostenere il governo scelto dalla maggioranza degli italiani. Abbiamo detto però che c’erano cinque punti, sui quali ci saremo battuti sin dall’inizio”. Tre dei cinque punti riguardano la cittadinanza italiana e gli altri due riguardano l’assistenza agli anziani indigenti e la rete consolare.<br /><br />Pallaro ha raccontato che quello dell’assistenza è un problema in via di soluzione, perché si sta lavorando al nuovo piano di assistenza sanitaria che consentirà di assicurarla a circa diecimila anziani italiani in Argentina, a partire dall’inizio dell’anno venturo, che, per i casi più difficili, potrà essere completata anche con un sussidio annuo di 1400 dollari. Per quanto riguarda le rete consolare, il Senatore ha ricordato che pochi giorni fa sono stati assunti 40 digitatori nelle sedi consolari di Buenos Aires, Lomas de Zamora e Morón con contratti per sei mesi e che intanto si prepara l’assunzione di altri centotrenta digitatori e altri cento impiegati di ruolo. Sugli altri tre punti, che sono legati alla cittadinanza, (riapertura dei termini per riacquistarla ai cittadini che hanno dovuto rinunciarvi per ragioni di lavoro, la possibilità di riacquistarla per le donne che l’hanno persa per aver sposato uno straniero e la possibilità di trasmetterla per le donne che hanno avuto figli nati prima del 1948).<br /><br />Pallaro ha detto che il governo dovrà garantire che siano messi nella nuova legge di cittadinanza. Garanzia che dovrebbe prevedere inoltre, che prima di qualsiasi cambiamento della legge, siano completate tutte le pratiche giacenti e che trascorra successivamente un anno per consentire di smaltire altre eventuali presentazioni di domande. Specificamente per quanto riguarda il dibattito sulla riforma della legge di cittadinanza, il sen. Pallaro ha spiegato che si parla sia della convenienza e delle forme di dare la cittadinanza agli immigrati extracomunitari, sia della trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti degli italiani all’estero. “Sono due temi diversi - ha affermato Pallaro - che non devono confondersi”.<br /><br />Ha ribadito che ci dovrà essere l’impegno del governo a completare tutte le pratiche arretrate e che dovranno trascorrere 12 mesi prima che entri in vigore una nuova legge di cittadinanza. Pallaro ha ricordato che in un recente dibattito alla Rai oltre il 50 per cento del pubblico intervenuto a un sondaggio, si diceva d’accordo con la possibilità di rendere la legge più aperta, mentre le risposte dall’estero, in favore di una legge più aperta, superavano l’80 per cento.<br /><br />“La domanda è: di quale ampliamento parliamo? Per gli immigrati o per i discendenti degli emigrati?” C’è in Italia chi sostiene che dare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero comporta un aumento delle spese - ha detto Pallaro - . Ma io mi domando, quali spese, visto che se si tratta di una persona nata all’estero, non ha diritto a nessuno dei diritti sociali di chi vive in Italia. Si tratta solo di un pezzo di carta, che gli serve per viaggiare nel mondo e niente più.”<br /><br />IL TURNO DELLE DOMANDE<br /><br />Conclusi i cinque minuti di esposizione da pare di ognuno dei quattro invitati, è iniziato il giro delle domande del pubblico, costituito da dirigenti della collettività, giornalisti ed esperti del tema cittadinanza. Tra l’altro si è tornato sulla questione delle eventuali limitazioni della possibilità di trasmissione della cittadinanza ai discendenti. A questo punto l’on. Merlo è tornato a dire che prima di parlare di limiti alla trasmissione della cittadinanza è meglio risolvere la questione dei servizi consolari e della rete consolare.<br /><br />Anche il senatore Pallaro ha insistito nella sua risposta, ricordando che il passaporto in sè è solo un pezzo di carta che non dà diritti come la pensione sociale e, a questo riguardo, ha raccontato che in Italia le Questure stanno facendo accertamenti sui presunti residenti che prendono l’assegno sociale, per controllare se effettivamente risiedono nel Paese. A un’altra domanda sull’atteggiamento dei Comuni, riguardo alle domande dei Consolati, ha detto che non tutti i Comuni agiscono allo stesso modo e, in particolare sul comune di Trento, che era stato segnalato nella domanda, ha detto che non risponde mai alle domande dei Consolati.<br /><br />Quindi è stato chiesto se non si pensa a chiedere un esame di italiano prima di concedere la cittadinanza ai discendenti degli italiani. E’ stato ancora il Senatore a rispondere: “Su questo siamo inflessibili - ha detto - non è vero che si debba imparare la lingua per avere la cittadinanza, perché l’Italia non si è occupata di insegnare l’italiano ai nostri figli”.<br /><br />Anche l’on. Merlo si è detto contrario a limitare attraverso la lingua, l’accesso alla cittadinanza: “E’ assurdo”, ha detto, ci sono tanti italiani, nati in Italia, anche qui in Argentina che non parlano l’italiano. Mio padre parla solo il dialetto veneto, non parla l’italiano. Da parte sua l’on. Angeli ha ricordato che in Parlamento siedono deputati e senatori che non conoscono la lingua italiana, che parlano male l’italiano, immigrati extracomunitari.<br /><br />L’avv. Zembo ha detto che un conto è volere qualcosa e un altro riuscire ad ottenerlo, in riferimento a quando avevano appena detto i parlamentari. E’ vero che loro tre si battono e si batteranno con grande impegno e capacità per ottenere la migliore delle leggi per gli italiani all’estero. Nei progetti di riforma della legge di cittadinanza di cui si discute in Parlamento però, è previsto l’esame di lingua italiana. E questo perché - ha spiegato il dott. Zembo - in Italia chiedono questa legge come una forma di regolare i rapporti con gli immigrati. “Certamente la legge di cittadinanza dovrà equilibrare le esigenze dei 18 parlamentari eletti all’estero e la realtà di chi in Italia vuole questa riforma”.<br /><br /><center><span style="font-style:italic;">***Publicado en Tribuna Italiana***</span></center><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-6170905665768090582?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-32090540.post-33233295924921202762007-08-14T17:19:00.000-03:002007-12-11T17:38:18.242-03:00Gli italiani all’estero siamo una risorsa. Ma... (II parte)Coincidenze e dissidenze in un interessante dibattito. Riportiamo oggi gli interventi del pubblico e le risposte dei cinque esponenti della comunità che hanno partecipato alla riunione che si è tenuta lo scorso 2 agosto all’Istituto Italiano di Cultura.<br /><br />Lo scorso 2 agosto è cominciato il ciclo delle Tavole rotonde su temi che riguardano la nostra comunità, un ciclo mensile che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato per celebrare il suo 30º anniversario.<br /><br />Il primo appuntamento, che, come i successivi, si è tenuto nella Sala Benedetto Croce che il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura ha gentilmente messo a disposizione, è stato coordinato da Walter Ciccione che ha moderato gli interventi dei cinque esponenti della comunità e degli invitati che hanno seguito gli interventi e poi hanno fatto delle domande.<br /><br />I cinque esponenti sono stati l’ingegnere Raffaele Arizio, responsabile dell’EnAIP Argentina, l’ente di formazione delle Acli; l’avv. Domenico Di Tullio imprenditore e studioso, uno dei fondatori della TRIBUNA ITALIANA; l’ing. Francisco Nardelli, Vice segretario del CGIE per l’America Latina; Eugenio Sangregorio, imprenditore e dirigente della comunità calabrese, ex candidato al Parlamento italiano alle elezioni politiche dell’anno scorso; il dott. Claudio Zin, medico e giornalista, rappresentante dell’Udc ed ex candidato del citato partito, alle elezioni dell’anno scorso.<br /><br />Argomento di questa prima Tavola rotonda, è stato una domanda: “Gli italiani all’estero una risorsa: realtà o fantasia?” La settimana scorsa abbiamo pubblicato una sintesi degli interventi di apertura di Arizio, Di Tullio, Nardelli, Sangregorio e Zin.<br /><br />Oggi pubblichiamo una sintesi degli interventi del pubblico che ha seguito l’evento e degli interventi conclusivi delle cinque personalità.<br /><br />Al momento delle domande, tante opinioni ma pochi interrogativi.<br /><br />Il fuoco è stato aperto dalla presidente dell’Associazione Calabrese Irma Rizzuti, che ha detto che la collettività è stata un risorsa, grazie al lavoro degli italiani in questo Paese. Ma che oggi ci troviamo a un punto di inflessione, che richiede un aggiornamento della collettività, che dovrà fare politica italiana e argentina, organizzarsi in un modo diverso da come è stato fino ad oggi. E inoltre che dobbiamo essere convinti di essere veramente una risorsa.<br /><br />Il presidente del Comites di Buenos Aires, Santo Ianni ha detto che gli italiani all’estero abbiamo il dovere di cominciare a lavorare per sensibilizzare sulle possibilità di collaborazione che ci sono tra i due Paesi. Da parte italiana con il mondo delle piccole e medie imprese, da parte argentina con le grandi risorse di questo Paese ancora da sviluppare. Quindi si tratta di sensibilizzare politici, governo, la società italiana tutta, perché veramente capiscano che siamo il patrimonio più importante della nostra cara Italia.<br /><br />Da parte sua il giornalista Aniello Di Iorio, collaboratore dell’IIC, ha sottolineato che gli italiani all’estero siamo anche una risorsa dei Paesi che ci hanno accolto. Inoltre ha condiviso l’opinione secondo la quale bisogna fare politica.<br /><br />Giovanni Di Raimondo, imprenditore, vice console d’Italia a San Isidro fino a pochi mesi fa, ha ricordato di aver detto “che man mano che ci si allontana da Roma diventiamo meno cittadini e più sudditi. C’è una tendenza dello Stato italiano a considerarci una specie di zavorra. Quindi dobbiamo spiegare in Italia che molte volte noi italiani all’estero diamo un servizio che gli italiani stentano a dare, e ha fatto il caso del Vice consolato onorario a San Isidro, dove “durante cinque anni siamo stati capaci di dare a 42mila italiani un servizio che lo Stato italiano non riusciva a dare o perché non aveva le risorse o perché non aveva la vocazione di servizio che molte volte non ha l’Italia.”<br /><br />Comunque ha detto che l’Italia sa che siamo una risorsa, sa che esiste una rete della quale l’Italia si avvale. Ogni imprenditore sa quante strade ha aperto per l’Italia in questi anni. Basta essere coscienti di questa realtà, per alzare la morale, per far crescere queste possibilità.”<br /><br />La giornalista Edda Cinarelli della Voce d’Italia, ha chiesto come si può risolvere il problema che i prodotti italiani sono troppo cari per l’Argentina, mentre il collega Enzo Rapisarda ha manifestato che ci sono grandi possibilità di collaborazione tra l’Italia e l'Argentina, ma ha detto che va sviluppata maggiormente la cooperazione in campo scientifico. Ha invitato quindi ad essere più propositivi.<br /><br />La dott.ssa Anna Maria Claps ha invitato a chiarire in che senso siamo una risorsa e, in riferimento all’invito a far politica, ha detto che molti degli italiani fano parte delle associazioni sottolineato che anche in seno alle associazioni si fa politica, ma non politica di partito, per cui ha invitato a chiarire anche il significato dell’espressione “fare politica”.<br /><br />Anche il dott. Franco Del Casale, medico psichiatra ha invitato a chiarire il senso dell’espressione risorsa. Inoltre si è chiesto cosa sappiamo gli italiani sull’Italia e cosa sanno gli italiani si di noi come risorsa.<br /><br />Marcelo Pacifico, presidente dell’Associazione Nazionale Italiana, si è chiesto se sappiamo effettivamente chi e quanti siamo e se veramente l’Italia è interessata a questa presunta risorsa.<br /><br />Il momento delle risposte<br /><br />Il giro delle risposte è stato cominciato dal dott. Zin, che ha ribadito che la via per essere considerati una risorsa dall’Italia è quella politica. Zin ha ricordato che il centrosinistra si sta organizzando attorno al nascente Partito democratico e che molto probabilmente nascerà, successivamente anche un grande partito del centrodestra, in modo tale che l’Italia entrerà nella norma di quasi tutti i grandi Paesi dell’Ue, che hanno due grandi partiti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra e che in un simile schema, anche le comunità all’estero dovranno incanalarsi, per dialogare con l’Italia. Quindi ha invitato la comunità a interessarsi di politica, a discutere, di politica italiana, che ha detto di considerare molto interessante e che bisogna farla adesso e non solo quando ci saranno le elezioni.<br /><br />Il dott. Di Tullio ha detto che bisogna concentrarsi su dei punti molto concreti, cominciando col riconoscere che effettivamente siamo una risorsa che però, va sviluppata, sia attraverso la partecipazione politica, sia attraverso una intensa attività di cooperazione economica. Ha detto però che si tratta di una realtà cambiante che va spiegata all’Italia e che dobbiamo essere capaci di cogliere le occasioni, altrimenti potremo avere i nostri parlamentari, ma non riusciremo a svilupparci come risorsa.<br /><br />Nardelli ha detto che fare politica, in una realtà come la nostra non è solo fare politica di partito, visto anche che i partiti italiani hanno scoperto gli italiani all’estero da relativamente poco tempo. Invece le associazioni, i patronati, le istituzioni culturali, ecc. che fino ad oggi hanno promosso la cultura, la crescita, gli interscambi, hanno saputo fare politica e per questo oggi siamo una risorsa. Strutture che, d’altra parte, hanno evitato che ci fosse una assimilazione totale al Paese che ci ha accolti.<br /><br />Ha detto che nel pensare alla partecipazione politica italiana bisogna ricordare che il futuro della collettività è fatto da cittadini di due Paesi, da persone nate all’estero che hanno la doppia cittadinanza, pienamente integrate nei Paesi dove sono nati, che hanno la possibilità di scegliere.<br /><br />Sangregorio ha riaffermato quanto manifestato all’inizio, nel senso che l’integrazione va fatta principalmente in campo economico, per far sviluppare le possibilità dell’Argentina con il know how italiano. E in risposta alla domanda sui prezzi cari dei macchinari italiani, ha detto che la soluzione è far scendere le tasse, promuovendo tra i politici di due Paesi vie preferenziali per gli scambi.<br /><br />Arizio ha detto che oggi abbiamo bisogno di una nuova dirigenza che incorpori la complessità della situazione. Se vogliamo essere una risorsa, facciamola noi la risorsa. Il ritorno si ottiene quando la risorsa lo è veramente. e per farlo ci vogliono progetti concreti, coordinati da uno stato maggiore, creando masse critiche in ogni zona dell’America del Sud, come sta facendo l’EnAIP, con il progetto dello sviluppo del bacino del fiume Limay.<br /><br />Nella chiusura il giornalista Rocco Oppedisano ha avuto il difficile, ma riuscito compito di fare la sintesi di quanto era stato detto, sottolineando la voglia di partecipazione della collettività, anche se forse si è andato un pò fuori argomento.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32090540-3323329592492120276?l=walterciccione.blogspot.com'/></div>Walterhttp://www.blogger.com/profile/02140343872793342193noreply@blogger.com