tag:blogger.com,1999:blog-309092162009-02-21T16:42:38.796+01:00ottoemezzo alive:::Benvenuti nella depandance di ottoemezzo.com::: testata giornalistica dedicata al cinema. Spizzichi, smozzichi e ritagli di cinema. O dell'arte di perdere tempo scrivendo e leggendo di una grande passione.ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.comBlogger43125tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-74292307498551597502007-05-19T11:05:00.000+02:002007-05-19T11:13:31.827+02:00"Io, l'altro" dramma sul peschereccio<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk6_ZrbT59I/AAAAAAAAAFQ/K-u3Wc8Pt18/s1600-h/07-martorana-%26-bova-io"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk6_ZrbT59I/AAAAAAAAAFQ/K-u3Wc8Pt18/s320/07-martorana-%26-bova-io" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5066197078713296850" border="0" /></a><span style="font-style: italic;font-size:85%;" >di Marzia Apice</span><br /></div><div style="text-align: justify;"><br />Da quando Yousef, tunisino, è sbarcato sulle coste della Sicilia, la terra di Giuseppe, i due non si sono più lasciati.<br />Giuseppe e Yousef, stesso nome in due lingue diverse, sembrano essere uniti non soltanto da un’amicizia fraterna, ma anche dallo stesso destino. Dopo dieci anni di condivisione, di complicità, di duro lavoro come pescatori in mezzo al mare, i due amici comprano Medea, un piccolo peschereccio usato, simbolo dell’affrancamento dall’ex padrone Troina, che li ha sfruttati senza farsi troppi scrupoli.<br />La vita continua tra mille difficoltà, perché la pesca non è sempre abbondante, né assicurata tutti i giorni. Restano i debiti della barca da pagare e Troina controlla il mercato locale del pesce con atteggiamenti da mafioso.<br />Ma improvvisamente tutto si sgretola. Dopo l’attentato terroristico al treno di Madrid, si cercano i responsabili: la radio annuncia che Yousef è il terrorista che la Polizia sta cercando, autore di quella strage atroce.<br />In realtà si tratta di un caso d’omonimia, ma per Giuseppe comincia un calvario psicologico, che lo porterà a guardare l’amico di sempre con occhi diversi, sospettosi, increduli.<br /> Basta poco e la situazione degenera. Giuseppe e Yousef non si riconoscono più, o meglio, trovano l’uno nell’altro la materializzazione delle proprie paure, quelle che spingono a considerare l’altro da sé come qualcosa di diverso e dunque di minaccioso.<br />La barca diventa un mondo a parte, un piccolo microcosmo in cui affiorano i pregiudizi dell’una e dell’altra parte, in cui la follia non lascia più spazio al dialogo.<br />In mezzo al mare, Giuseppe e Yousef, entrambi vittime e carnefici, diventano essi stessi il simbolo della guerra che insanguina il nostro mondo. <br />Questa è la trama di Io, l’altro, l’ultimo film del regista tunisino Mohsen Melliti, interpretato da Raoul Bova, che ne è anche produttore, e da Giovanni Martorana.<br />Una buona prova per i due attori, ma, nonostante la tematica attuale e drammatica, il film non decolla. Sicuramente coraggiosa è stata la scelta di girare quasi tutto il film sul peschereccio, mostrando nient’altro che i visi dei protagonisti, il cielo e il mare. Sebbene non avremmo sopportato più degli ottanta minuti del film, Io, l’altro resta un progetto lodevole e un film comunque interessante, che ci costringe a riflettere e a guardarci dentro.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-7429230749855159750?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-12693577996757308032007-05-15T19:00:00.000+02:002007-05-19T14:08:34.639+02:00"Notturno Bus": sorprese di fine stagione<div style="text-align: justify;"><div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk7nrLbT5_I/AAAAAAAAAFg/Xvr_TgFLPjg/s1600-h/notturno_bus.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk7nrLbT5_I/AAAAAAAAAFg/Xvr_TgFLPjg/s320/notturno_bus.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5066241359826118642" border="0" /></a><span style="font-style: italic;font-size:85%;" >di Marzia Apice</span><br /></div><br />Un bel progetto, una storia convincente, tanti validi professionisti: sono questi i punti di forza di "Notturno bus", ultimo film di Davide Marengo, tratto dall’omonimo romanzo di Giampiero Rigosi.<br />La storia racconta l’incontro-scontro tra Leila (Giovanna Mezzogiorno), bella e giovane falsaria che vive di piccoli furti e truffe, e Franz (Valerio Mastandrea), ingenuo e generoso autista di autobus con la passione per il poker, che ad un passo dalla laurea in filosofia ha mollato tutto per la sicurezza del posto fisso.<br />Due solitudini, due vite a metà che, per un puro disegno del destino, si troveranno loro malgrado imbrigliate in un complesso e pericoloso gioco di potenti senza scrupoli, servizi segreti deviati e non, piccola e grande criminalità. Forse i due ragazzi insieme riusciranno a ritrovare il bandolo dell’intricata matassa e a risolvere l’impasse della propria esistenza…<br />"Notturno bus" è una miscellanea di tanti generi: si passa dalla commedia, all’azione, al noir fino ad arrivare al sentimentalismo più puro.<br />Ogni elemento è ben dosato, e il ritmo rimane costante per tutta la durata della pellicola.<br />Uno strano cocktail, in cui la risata si unisce alla riflessione: ma il risultato alla fine è vincente. Merito sicuramente del criterio adottato dai produttori Maura Vespini e Sandro Silvestri per la realizzazione del film: dapprima è stato scelto il romanzo e dunque l’idea, poi sono stati selezionati gli sceneggiatori per l’adattamento cinematografico, fino ad arrivare in ultimo al reclutamento del regista, degli attori e degli altri componenti della troupe.<br />Particolarmente duttile la regia di Marengo, in perfetta sintonia con il mutamento dei generi nel corso del film, ed ottima si è rivelata anche la scelta della colonna sonora, affidata a Gabriele Coen e Mario Rivera, con una breve incursione di Daniele Silvestri.<br />Notturno bus è un film completo, che offre allo spettatore una vasta gamma di sensazioni e una buona dose di intrattenimento puro.<br />Ma soprattutto il film è la dimostrazione che il cinema italiano non è morto, anzi, sta benissimo: ci vuole solo un po’ di coraggio, una buona storia e tanta professionalità.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-1269357799675730803?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-35629494294025613162007-05-14T11:15:00.000+02:002007-05-19T11:26:40.546+02:00Le colline hanno gli occhi 2: quando del sequel non si avverte la mancanza<div style="text-align: justify;"><div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk7A_rbT5-I/AAAAAAAAAFY/2Lbq4W7k_YY/s1600-h/colline_occhi.jsp"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rk7A_rbT5-I/AAAAAAAAAFY/2Lbq4W7k_YY/s320/colline_occhi.jsp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5066198831059953634" border="0" /></a><span style="font-style: italic;font-size:85%;" >di Marzia Apice</span><br /></div><br />Cosceneggiato da Wes Craven e da suo figlio Jonathan, arriva nelle sale italiane la seconda puntata della saga di Le colline hanno gli occhi.<br />Dopo trenta anni dalla realizzazione dell’originale primo film della serie, poi reinterpreato nel 2006, il maestro dell’horror Crawen (autore anche del classico "Nightmare – dal profondo della notte" e della trilogia di "Scream") ha deciso di mettersi a lavorare a questo sequel, lusingato dal fatto che le tematiche da lui affrontate nel 1977 potessero ancora oggi attirare e coinvolgere le nuove generazioni.<br />Nonostante il dispiego di mezzi tecnici e produttivi, francamente non si sentiva la mancanza di un "Le colline hanno gli occhi 2".<br />Il film, particolarmente curato negli effetti speciali e nell’ambientazione, non aggiunge niente ai precedenti. Anche il ritmo è altalenante, e sembra che le immagini non riescano mai a raggiungere forti picchi di tensione.<br />Rimane poi in superficie il tentativo degli autori di fornire un affresco psicologico e sociologico del multietnico gruppo di soldati protagonisti della terribile vicenda.<br />Ma torniamo alla trama: eravamo rimasti al massacro tra le rocce messicane della sventurata famiglia Carter. Ora invece è la volta di un’unità di soldati della Guardia Nazionale, giunta nelle medesime lande desolate del Messico per rifornire alcuni scienziati, ovviamente già sterminati al loro arrivo.<br />Artefici di questa carneficina sono i mutanti capeggiati da Papa Hades, il quale, per assicurare un futuro alla propria specie, ha in programma di uccidere tutti gli uomini e stuprare le donne affinché possano riprodursi.<br />Riusciranno i nostri eroi in divisa militare a rimanere uniti e a sventare il micidiale attacco dei mutanti?<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-3562949429402561316?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-40362286189964580522007-05-13T21:48:00.000+02:002007-05-15T13:48:47.644+02:00In diretta dalla Fiera del Libro di Torino: conversazione con Alicia Gimenez Bartlett<div style="text-align: justify;"><div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RkdsLwDlMYI/AAAAAAAAAE0/WQZ-cV8X7Q4/s1600-h/GimenezBartlettAlicia.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RkdsLwDlMYI/AAAAAAAAAE0/WQZ-cV8X7Q4/s320/GimenezBartlettAlicia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5064135255135695234" border="0" /></a><span style="font-size:85%;"><br /><span style="font-style: italic; color: rgb(102, 102, 102);">di Sabina Prestipino</span></span><br /></div><br />Ha insegnato per tredici anni lettere in un liceo. E dopo averla conosciuta, vi assicuro, che ci si rammarica di non averla avuta come prof.<br />E’ Alicia Gimenez Bartlett, una delle ospiti di punta della 20ma edizione della Fiera del Libro di Torino.<br />Allo stand Sellerio, l’editore italiano della scrittrice, i lettori sfogliano i suoi libri, ma non sembrano notarla, mentre i giornalisti fanno la fila per intervistare quella che ormai è nota in Italia come una sorta di Camilleri in gonnella.<br />Di primo acchito i due scrittori mi sembra che abbiano in comune solo una cosa: “i sigaretti”, come direbbe Camilleri.<br />Il tempo di stringerci la mano e di presentarci e la Bartlett mi invita fuori dai capannoni della fiera per fumare. Tra una boccata di fumo e l’altra, iniziamo a chiacchierare. Che sollievo, la creatrice di Petra Delicado è una donna minuta con occhi intelligenti e pieni di ironia, una vera affabulatrice dall’aria sorniona. Uno spirito arguto. E’ molto contenta di questo suo viaggio promozionale in Italia. E chiede a due signore del suo entourage di portarla di sera in un posto dove si possa degustare una buona grappa.<br />La sua ultima fatica, “Nido Vuoto”, sta scalando le classifiche. Sgrana i suoi occhi grandi color nocciola ed è quasi stupita nel sottolineare in italiano: “Davanti a me, c’è solo il Papa!”. In effetti, l’Italia, assieme alla Germania, è il Paese che più ama la saga di Petra Delicado e del suo assistente Garzon Fermin.<br />Per rompere il ghiaccio inizio a togliermi qualche piccola curiosità. Non so se poi avrei il coraggio di chiederle certe amenità, una volta tornate sui divanetti dello stand Sellerio.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">E’ contenta o le scoccia essere chiamata la “Camilleri spagnola”?</span><br />“E’ una semplificazione schematica, facile da capire, rappresentativa di un certo genere letterario. Ma non mi dà fastidio, anzi è un onore”. E aggiunge nella sua lingua: “Bueno, Camilleri es Camilleri!”.<br /><span style="font-weight: bold;">A pensarci bene il commissario Montalbano farebbe una bella coppia con la Delicado.</span><br />“In effetti – commenta l’autrice - Anche se Montalbano è troppo macho per Petra. Se i due si fidanzassero, sarebbe una bella battaglia campale!”.<br />Seconda curiosità: fra un po’ incontrerà Daria Bignardi allo spazio autori. Quell’“intervistatrice barbarica” ha rovinato a me, come a tanti altri lettori, il piacere di scoprire il finale del libro, svelandolo sulle colonne di “Vanity Fair”. Alla Gimenez Bartlett non lo dico, ma sono sicura che la nostra Petra le avrebbe fatto il pelo e il contro pelo. <span style="font-weight: bold;">Sono curiosa di sapere cosa farebbe la scrittrice alla Bignardi.</span> “Se la può tranquillizzare, in fondo la giornalista ha svelato solo una piccola parte del finale. Ci dice solo che Petra si sposa per la terza volta”.<br />In effetti, ha avuto il buon gusto di non presentarci le generalità dell’assassino, ma il matrimonio di Petra è un colpo di scena non da poco, che ci sarebbe piaciuto scoprire in solitaria. Dopo due esperienze matrimoniali archiviate e dopo averci fatto credere di essere una single difficile da far capitolare, non una zitella ma una vera amazzone, Petra convola per la terza volta a nozze.<br />Torniamo allo stand, è ora delle domande serie.<br /><span style="font-weight: bold;">A partire da “Una stanza tutta per gli altri”, suo romanzo d’esordio pubblicato da noi solo 4 anni fa, per poi arrivare alla saga della Commissaria Delicado, in tutti i suoi libri traspare un lavoro quasi certosino di documentazione. Quanto è importante per lei come scrittrice il lavoro preparatorio d’indagine e di documentazione, prima della scrittura vera e propria?</span><br />“Ogni mio romanzo ha richiesto un lavoro di documentazione molto ampio. Non solo contatto degli specialisti a seconda dei temi trattati, ma mi dedico a visitare luoghi e a consultare statistiche. Per quanto riguarda la preparazione dei romanzi, con protagonista Petra, in genere lavoro a stretto contatto con la Polizia di Barcellona, città in cui risiedo. E non solo. Per ‘Un giorno da cani’, ad esempio, ho intervistato specialisti del comportamento animale e veterinari. Per ‘Un bastimento carico di riso’ ho lavorato in fase di documentazione con i servizi sociali e con assistenti sociali, che mi hanno permesso di conoscere meglio e di poter descrivere con realismo l’ambiente dei barboni. Ogni libro si prende uno o due mesi di preparazione e di raccolta d’informazioni”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Negli ultimi anni in Europa si è registrato un revival del genere giallo e del noir. Tuttavia grazie a lei e ad altri suoi colleghi, anche italiani, che avete riscritto e rinnovato le regole del genere, il giallo made in Usa, che ha avuto sempre un grande seguito, è stato relegato in secondo piano, è stato quasi spodestato nelle preferenze dei lettori. Come se lo spiega?</span><br />“Premetto che questa che le sto per dire è una teoria del tutto personale. Secondo me, la cosiddetta letteratura seria, di genere, oggi si è sempre di più allontanata da quotidiano. Ci fornisce insomma una realtà edulcorata e spesso pittoresca. Ed oggi il pittoresco non gode di buona considerazione né presso la critica, né presso il lettore. A mio parere, oggi la letteratura deve avere un’aderenza ai fatti o se non altro all’epoca in cui si vive. Il genere gallo all’europea dei giorni nostri è quello che più offre quest’aderenza, quello che ci parla della realtà in cui viviamo e che ci fornisce anche delle chiavi di lettura. In un’epoca come la nostra, è importante per il lettore riconoscersi in ciò che succede quotidianamente attorno a noi”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Un altro tratto che ritroviamo nei gialli europei e che nel vecchio continente è molto apprezzato è l’ironia</span>.<br />“Sì credo anch’io. In particolare credo che l’umorismo e l’ironia dei popoli del sud Europa siano molto più sottili e spiccati. Si tratta di una comicità molto poco ovvia!”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Ci racconti com’è nata la saga di Petra Delicado.</span><br />“Il mio primo romanzo ‘Una camera tutta per gli altri’ mi aveva richiesto un gran impegno e di tutt’altro genere”. La scrittrice aveva imbastito il diario di Nelly la cameriera di Virginia Wolf, in cui ci restituisce, a metà tra storia vera e invenzione, una sorta di docudrama sul gruppo di Bloomsbury. “Fu così che alla fine di quel romanzo avevo bisogno una piccola pausa e scrissi il primo romanzo con protagonista Petra. Fu un successo inaspettato. Neanch'io allora potevo immaginare che la commisaria sarebbe diventata la protagonista di una serie di volumi. Fu il mio editore spagnolo a incoraggiarmi a scrivere una seconda puntata. E da lì questo personaggio ha preso vita propria e ancora adesso m’induce a scrivere delle storie”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Tant’è che la ha obbligata a diventare una scrittrice a tempo pieno …</span><br />“Sì dopo 13 anni d’insegnamento, nel 1991 ho lasciato il mondo della scuola. Ero una professoressa piuttosto irregolare, se fosse passato un ispettore dalla mia classe mi avrebbe sicuramente sbattuto in mezzo alla strada. A dire la verità, rimpiango spesso il tempo in cui insegnavo, perché ero a contatto con i ragazzi e anche se qualche volta arrivavo a scuola di cattivo umore, tornavo sempre a casa stanca, ma rigenerata e piena di energia positiva. Ma poi sono diventata una scrittrice a tempo pieno. E’ stata quasi una necessità, anche perché i tour promozionali dei miei libri mal si conciliavano con la mia professione d’insegnante”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">E come si svolge la sua giornata di scrittrice a tempo pieno?</span><br />“A dire la verità conduco una vita molto normale. Scrivo ogni mattina. Quando sto scrivendo un romanzo, dopo colazione, mi metto subito al lavoro. Poi a metà mattina mi concedo una pausa. Mi dedico a piccole commissioni, vado a fare la spesa. Mi piace andare a comprare il giornale sempre nello stesso posto per fare due chiacchiere con l’edicolante e alla fine mi concedo un caffé sempre nello stesso bar. Mi piace il contatto con la gente. Per me è fondamentale. Per chi inventa storie è quasi una questione d’igiene mentale non perdere i contatti con la realtà che ci circonda. Del resto, mio marito ha degli orari di lavoro molto rigidi e io mi devo anche occupare della casa. I miei figli ormai sono grandi e vivono per i fatti loro. Perciò pranzo da sola e al pomeriggio spesso mi reco in palestra. Per quanto mi riguarda, la vita di una scrittrice è molto più semplice di quanto si possa immaginare”.<br /><br /><br /><span style="font-weight: bold;">L’ispettrice Petra Delicado è stata protagonista di un serial tv in Spagna, senza contare che tutti i suoi romanzi sono stati opzionati da diversi produttori cinematografici. Insomma, il mondo del cinema sembra apprezzare molto le sue opere. Non ha mai pensato di fare la sceneggiatrice?</span><br />“In effetti sì, ho provato una volta e credo che non lo farò mai più in vita mia. Io intendo la scrittura, come un lavoro solitario, mentre le sceneggiature nascono da un lavoro di equipe. Inoltre lo sceneggiatore deve subire continue interferenze da parte della produzione o del regista. Non fa per me. Trovo davvero difficile dover discutere e condividere con altri il frutto del mio lavoro o dover cambiar le mie storie a comando”.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">E per quale film si dilettò nel mestiere di sceneggiatrice?</span><br />“Fu per ‘Tiempo de tormenta’, uscito poi nel 2003 in Spagna. Ma le dico già che abbandonai a metà il lavoro e che la sceneggiatura fu conclusa da altri per insanabili diverbi con la produzione. Stavo scrivendo di una donna tormentata, ma il produttore insisteva che una donna non può essere tormentata senza un motivo pratico. Ma le pare? E allora insisteva che dovevo inserire nella mia storia un fatto che gustificasse i suoi tormenti. In pratica la protagonista doveva essere tormentata a causa della perdita del figlio. A quel punto non resistetti e gli chiesi: Ah sì? E come lo vorrebbe questo figlio? Flambè, a pois, al sangue o poco cotto? Insomma in breve abbandonai il lavoro”.<br />Tornata a casa non ho potuto fare a meno di indagare a quale casa di produzione la signora Gimenez Bartlett avesse dato il ben servito. Dopo attente ricerche, viene fuori che si tratta della Lolafilm, che negli ultimi trent’anni ha lavorato con registi del calibro di Fernando Trueba, Pedro Almodovar, Carlos Saura, Vicente Aranda e de la Iglesia.<br />Petra avrebbe fatto lo stesso.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-4036228618996458052?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-58784458205392963512007-04-23T23:02:00.000+02:002007-04-23T23:08:46.249+02:00"Salvador" per non dimenticare mai<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Ri0gNu-8waI/AAAAAAAAAEc/Dnn_CQ5sHBs/s1600-h/26+Salvador_12.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Ri0gNu-8waI/AAAAAAAAAEc/Dnn_CQ5sHBs/s400/26+Salvador_12.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5056733376929382818" border="0" /></a><span style="font-style: italic;font-size:85%;" >di Marzia Apice</span><br /></div><div style="text-align: justify;"><br />E’ difficile immaginare un clima di terrore e barbarie in un paese occidentale e quindi “civile” come la Spagna, oggi portavoce d’importanti campagne a favore dei diritti delle minoranze ed emblema di libertà e emancipazione.<br />Eppure, non molti anni fa, precisamente il 2 marzo del 1974, in questo stesso paese venne giustiziato un ragazzo di 25 anni, che, dopo una condanna a morte per motivi politici, fu ucciso mediante la garrota, una delle più atroci e disumane torture utilizzata già ai tempi dell’Inquisizione.<br />Quegli anni in Spagna rappresentarono gli ultimi sprazzi del regime franchista, tristemente noto per aver messo in ginocchio e umiliato un intero popolo, facendolo vivere nella paura e nella totale assenza di diritti civili e libertà. Il 2 marzo del 1974 fu la data dell’ultima condanna capitale in Spagna e quel ragazzo, Salvador Puig Antich, militante del Movimiento Ibèrico de Liberaciòn, da quel giorno fu consegnato alla storia e alla memoria del popolo spagnolo.<br />“Salvador-26 anni contro” è un film duro, appassionato, triste ma pieno di speranza. La pellicola racconta la storia dell’omonimo e sfortunato protagonista, che, arruolatosi quasi per gioco nel MIL, all’inizio sembra dividersi tra le ragazze da corteggiare e le azioni provocatoriamente dimostrative. Poi, forse senza troppa consapevolezza, passa assieme ai suoi compagni alla guerriglia attiva accanto ai militanti francesi. Cominciano allora le rapine, e arrivano anche le armi e il pericolo a stravolgere quello che sembrava essere un gioco da ragazzi. Inesorabilmente, tutto cambia: aumenta la coscienza politica e con essa la violenza. Scorre il sangue per strada: è il sangue dei ragazzi, ma mescolato a quello dei poliziotti.<br />Una guerra tra poveri disperati che non cambia nulla. L’agguato della polizia pone fine alla battaglia di Salvador, che da collettiva, diventa, da questo momento in avanti, una lotta personale.<br />Ma non finisce qui: l’ETA il 20 dicembre del ’73 uccide l’Ammiraglio Carrero Blanco e Salvador diviene un vero e proprio capro espiatorio. Ora il giovane è costretto a lottare non solo contro le istituzioni, ma anche contro una tragica fatalità. E contro un destino che lo vuole morto, ingiustamente, follemente, Salvador perderà.<br />Questo film, per la regia di Manuel Huerga, non è soltanto il racconto dei fatti che hanno portato alla condanna a morte di Salvador, ma anche la storia di tutto quello che la sua famiglia, il suo avvocato, i suoi amici hanno fatto per tentare di salvarlo dalla condanna.<br />“Salvador-26 anni contro” è sì la cronaca di un disperato tentativo per evitare l’atroce esecuzione di un giovane di 25 anni, ma è anche il racconto di un universo di sentimenti, speranze, passioni, sofferenze fisiche e mali dell’animo. Ed è l’affresco di un’epoca buia che ha segnato la vita di tante famiglie in modo irrimediabile.<br />Al termine della pellicola un’inquadratura struggente: dopo il funerale di Salvador, tanti petali di rose rosse solcano il terreno bagnato dalla pioggia. Sono lacrime che lavano una terra bagnata da troppo sangue.<br />Per non dimenticare. Mai.<br /><br /><span style="color: rgb(102, 102, 102);"><span style="font-style: italic;">dal 27 aprile nei cinema</span></span><br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-5878445820539296351?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-83276389236342680202007-04-22T22:49:00.000+02:002007-04-24T22:52:42.524+02:00"Le vite degli altri", snobbato dai festival arriva agli Oscar<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Ri5t4e-8wbI/AAAAAAAAAEk/bg_8-P9mtdA/s1600-h/vite_altri.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Ri5t4e-8wbI/AAAAAAAAAEk/bg_8-P9mtdA/s400/vite_altri.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5057100248740839858" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Franco Cicero</span><br /></div><br /><div style="text-align: justify;">La raggelante “normalità” di un sistema dittatoriale è resa alla perfezione nel severo e calibrato film d’esordio di Florian Henckel von Donnersmarck, “Le vite degli altri”, che ha il coraggio di affrontare un doloroso capitolo della recente storia tedesca. La sceneggiatura, meticolosamente scritta dallo stesso regista, descrive infatti con pochi tocchi di impressionate precisione la grigia esistenza nella Germania Est, la Ddr, all’epoca del blocco sovietico.<br /></div><div style="text-align: justify;">Il grigio era il colore dominante degli edifici di Berlino Est e delle sue strade attraversate dalle “Trabant” (le utilitarie “comuniste”) o da qualche auto di grossa cilindrata dei burocrati del partito. Grigi, in prevalenza, anche gli abiti degli esponenti della nomenklatura dello Stato satellite più fedele all’Unione Sovietica, fino a pochi istanti prima della caduta del Muro, nel novembre del 1989.<br />La vicenda narrata nel film si svolge nell’84, ma non si scorge alcun segnale che possa far presagire che appena cinque anni dopo si sarebbe potuta avviare la riunificazione della Germania. Merito, si fa per dire, della capillare e asfissiante azione della “Stasi”, la polizia segreta della Ddr che poteva contare su centomila effettivi e in più su centinaia di migliaia di informatori. Era la sconvolgente realizzazione del “Grande fratello” di Orwell, con una sbalorditiva media nel rapporto tra “controllati” e “controllori”.<br />Nessuna violenza sanguinaria, come ai tempi del nazismo, bensì una insinuante ma pressoché invincibile pressione psicologica, efficacemente rappresentata all’inizio del film con la maniacale “lezione” sulle implacabili tecniche di interrogatorio degli agenti della Stasi. Il più “bravo” poliziotto, il capitano Wiesler, viene incaricato dal suo superiore di spiare il drammaturgo di maggior successo del momento, Dreymand, e la sua compagna, Christa-Maria, applaudita attrice.<br />In ogni dittatura, gli intellettuali vengono guardati con sospetto, anche quando sembrano fedelissimi al regime. Wiesler è quindi sottilmente compiaciuto di poter riempire di microspie la casa di Dreymand. L’agente della Stasi non si rende però conto di essere usato per motivi ben diversi dalla difesa dell’ortodossia comunista. Un influente ministro, infatti, vuole sbarazzarsi del drammaturgo per avere via libera con Christa-Maria.<br />Potrebbe sembrare che si crei una “simpatia” tra controllore e controllato, come nel bellissimo film di Francis Ford Coppola “La conversazione”. Qui invece il meccanismo è ulteriormente raffinato. L’impassibile Wiesler scopre di essere capace di commuoversi per una poesia di Brecht o una sonata di Beethoven: per lui è la cultura il bene supremo, al di là dell’ideologia. Ma non può rivelarlo.<br />Su queste intriganti basi, Florian Henckel von Donnersmarck costruisce un film asciuttissimo e coinvolgente, inspiegabilmente snobbato dai Festival maggiori e poi trionfatore agli Oscar europei (con tre premi: film, attore e sceneggiatura) e all’Oscar hollywoodiano come miglior film straniero. Il regista, 34 anni, degli intensi studi internazionali anche con Sir Richard Attenborough, è giunto al suo primo lungometraggio dopo una preparazione di molti anni, che gli consente di mostrare una maturità encomiabile per la sicurezza con cui sa dosare le accurate informazioni storiche con i meccanismi della suspense.<br />In un film dai caratteri fortemente teatrali, si apprezza molto la prova degli ottimi attori: Martina Gedeck è la dolente Christa-Maria, Sebastian Koch è lo sconcertato drammaturgo, Ulrich Tukur è il viscido colonnello. Su tutti, lo “spione” Ulrich Mühe, emblema dell’obbedienza ma non fino all’ottusità.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-8327638923634268020?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-54108859503541099652007-04-20T09:35:00.000+02:002007-04-20T09:41:45.118+02:00Comencini: regista di consumo o specchio fedele della società italiana?<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RihtYu-8wZI/AAAAAAAAAEU/0z7LHMxzJN4/s1600-h/comencini.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RihtYu-8wZI/AAAAAAAAAEU/0z7LHMxzJN4/s400/comencini.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5055410853419729298" border="0" /></a><span style="font-size:85%;"><span style="font-style: italic;">di Franco Cicero</span><br /></span></div><span style="font-size:85%;"><br /></span><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">«Io non sono un artista: mi considero un buon artigiano e non è detto che il mio cinema non raggiunga per questo l’artisticità del risultato».</span> È stato lo stesso Luigi Comencini a sintetizzare nel miglior modo possibile la sua straordinaria carriera che con 50 titoli lo ha reso tra i registi più popolari e amati d’Italia.<br />Da tempo costretto all’inattività da una lunga malattia – la sua ultima regia risale al 1992, il remake di “Marcellino pane e vino” – Luigi Comencini è morto nella sua casa romana, assistito dalle figlie, Cristina e Francesca, entrambe registe, e Paola, costumista.<br />In quasi cinquant’anni di carriera ha accompagnato, da protagonista, il passaggio del miglior cinema italiano dalla grande tradizione del neorealismo alla altrettanto cruciale “commedia all’italiana”. Comencini è stato, con Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola, il maestro di un genere tipicamente nazionale, troppo spesso giudicato di semplice consumo e invece per fortuna ampiamente rivalutato e specchio fedele dell’evoluzione sociale e della creatività del nostro Paese. E ha diretto campioni della commedia come Sordi, Manfredi, Tognazzi, Mastroianni.<br />Grazie a un titolo come “Pane, amore e fantasia” (1953), Comencini è stato reputato il padre del “neorealismo rosa”; con “Tutti a casa” (1960) ha partecipato alla gloriosa stagione cinematografica della rivisitazione della recente storia nazionale; grazie a “Incompreso” e, tra gli altri, al televisivo “Pinocchio”, è stato considerato “il regista dei bambini”.<br />Tanti volti che in realtà ne racchiudono uno soltanto: quello di un “artigiano” – per usare la sua definizione – che sapeva guardare la realtà senza mai dimenticare che il cinema ha anche la missione di stupire, di divertire e di far pensare.<br />Luigi Comencini era nato a Salò, in provincia di Brescia, l’8 giugno 1916. Il suo primo amore fu l’architettura, ma durante gli studi universitari divenne amico di Alberto Lattuada con cui partecipò alla rivista milanese “Corrente”, fondata nel 1938 da Ernesto Treccani. Comencini scriveva le critiche cinematografiche, un’attività che continuò anche nell’immediato dopoguerra dapprima nell’“Avanti!” e poi nel settimanale “Il Tempo”. Una sapienza di scrittura che gli ha consentito di essere quasi sempre anche il soggettista e sceneggiatore dei suoi film. L’amore per il cinema lo portò, assieme a Lattuada e Mario Ferrari, a promuovere il salvataggio delle pellicole di valore, fondando la Cineteca Italiana, da autentico antesignano.<br />Nel ’46, Comencini debuttò nella regia con un documentario, “Bambini in città”, assai apprezzato e destinato a diventare una costante nella sua produzione. In realtà, lo stesso Comencini ebbe a dire che non aveva una particolare attenzione per il mondo dell’infanzia. Però lui, da severo e un po’ burbero intellettuale lombardo, aveva trovato nella freschezza dello sguardo dei bambini un punto di vista ideale per raccontare le profonde trasformazioni sociali. Anche nel suo primo lungometraggio, “Proibito rubare” del ’48, sono protagonisti i bambini, gli scugnizzi napoletani, affiancati da un coraggioso sacerdote, interpretato da Adolfo Celi.<br />A quel punto, Comencini avrebbe potuto iniziare una carriera davvero artigianale, affidabile com’era sia nel dirigere film comici, come “L’imperatore di Capri” con Totò (1950), sia pellicole drammatiche, come “Persiane chiuse” (’51) e “La tratta delle bianche” (’52).<br />Invece arrivò la straordinaria svolta di “Pane, amore e fantasia”, subito bissata nel ’54 con “Pane, amore e gelosia”, grazie alla straripante Gina Lollobrigida, all’ineffabile Vittorio De Sica e all’impareggiabile Tina Pica che seguono alla perfezione l’intuizione del regista di raccontare la provincia italiana in maniera sorridente, ma non per questo meno incisiva di quanto avevano fatto i maestri del neorealismo.<br />Con “La bella di Roma” (’55) Comencini incontra il talento di Alberto Sordi, che raggiungerà il massimo cinque anni dopo, in “Tutti a casa”, un titolo diventato emblematico nel rievocare l’atteggiamento italiano dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Sempre con Sordi, girò nel ’62 “Il commissario” e nel ’64 “La mia signora”, per poi ritrovarlo ancora negli anni ’70 con l’ottimo “Lo scopone scientifico” (del ’72, con Bette Davis, Jospeh Cotten, Silvana Mangano e Domenico Modugno), “Quelle strane occasioni” (’76) e “L’ingorgo” (’79)<br />Nel frattempo, Comencini aveva diretto film alla fine degli anni ’50 commerciali come “Mariti in città” e “Mogli pericolose”, ma andava sentendo l’esigenza di cimentarsi in un’opera drammatica: dopo aver sperimentato una commistione agrodolce in “A cavallo della tigre” (’61), nel ’63 trovò l’occasione di trasporre sul grande schermo il romanzo di Carlo Cassola “La ragazza di Bube”, con Claudia Cardinale.<br />Nel ’67, con “Incompreso” dal romanzo di Florence Montgomery, Comencini si conferma eccellente direttore di piccoli interpreti, nonché rispettoso della pagina scritta. È il preludio al suo capolavoro televisivo, “Le avventure di Pinocchio” del ’72 che compie il miracolo di far rivivere il celebre libro di Collodi, grazie anche a una perfetta scelta del cast (la “fatina” Lollobrigida, “Geppetto” Manfredi, Franchi e Ingrassia “gatto e volpe”) e alla meravigliosa colonna sonora di Fiorenzo Carpi.<br />Una delicatezza nel trattare i temi dell’infanzia e dell’adolescenza che Comencini ha poi ribadito anche in “Voltati Eugenio” (’80), nei televisivi “Cuore” (’84) e “La storia” (’86) e “In un ragazzo di Calabria” (’87), con Gian Maria Volontè, Diego Abatantuono e il giovane calabrese Santo Polimeno. Fino all’ultimo, “Marcellino pane e vino”.<br />Non vanno dimenticati tanti altri film “nazionalpopolari” ma mai banali, come ad esempio, “Il compagno Don Camillo” (’65), “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano” (’69), “Mio Dio, come sono caduta in basso!” (’74). Con punte ragguardevoli come “La donna della domenica” (’75), tratto dal giallo di Fruttero e Lucentini, o anche “Il gatto” (’77).<br />Quando la commedia all’italiana sembrava prossima a diventare un fatto autocelebrativo, come dimostrato da film a episodi girati a metà degli anni ’70 assieme a Nanni Loy e Luigi Magni (“Basta che non si sappia in giro”, “Quelle strane occasioni”, “Signore e signori, buonanotte”), Comencini aveva cominciato a farsi un po’ da parte. Ma sempre alla ricerca di nuovi spunti originali, come il bizzarro “Cercasi Gesù” (’82), con Beppe Grillo, o “Buon Natale, buon anno” (’89). Proprio quest’ultimo film, con Michel Serrault e Virna Lisi, va forse considerato come il vero congedo di un sublime cineasta: “il regista dei bambini” aveva saputo guardare con altrettanta attenzione al mondo della terza età, anticipando ancora una volta l’evoluzione della società italiana con acuta lungimiranza.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-5410885950354109965?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-14887828643267373362007-04-18T15:43:00.000+02:002007-04-18T15:48:07.722+02:00Nastri d'Argento: testa a testa tra Moretti e Tornatore<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiYhgu9E9rI/AAAAAAAAAEE/AYD_FACr350/s1600-h/sngci.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiYhgu9E9rI/AAAAAAAAAEE/AYD_FACr350/s320/sngci.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054764478013699762" border="0" /></a>Con 7 candidature ciascuno, saranno “Il caimano” di Nanni Moretti e “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore a sfidarsi per aggiudicarsi i Nastri d’Argento 2007.<br /><div style="text-align: justify;">Li inseguono, con 6 nomination, “Il regista di matrimoni” di Marco Bellocchio e “Saturno contro “ di Ferzan Ozpetek.<br />Poi ci sono 5 candidature per “L'aria salata” di Alessandro Angelini, “La guerra di Mario” di Antonio Capuano e “L'amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, che surclassano di poco un altro trio d’eccezione. Sono 4, infatti, le segnalazioni per “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart, “In memoria di me” di Saverio Costanzo e “Nuovomondo” di Emanuele Crialese.<br />E i grandi vecchi del nostro cinema poi fanno i fanalini di coda questa volta: 3 candidature vanno a “Centochiodi” di Ermanno Olmi, altrettante a “La stella che non c'è” di Gianni Amelio. Così come “Maradona, la mano de Dios” di Marco Risi, “N, Io e Napoleone” di Paolo Virzì e “La terra” di Sergio Rubini hanno ricevuto 3 candidature a testa. Con 2, “A casa nostra” di Francesca Comencini, “Apnea” di Roberto Dordit, Commediasexi di Alessandro D'Alatri, Ho voglia di te di Luis Prieto, “Il mio miglior nemico” di Carlo Verdone, “La cena per farli conoscere” di Pupi Avati, “La masseria delle allodole” di Paolo e Vittorio Taviani, “Lezioni di volo” di Francesca Archibugi, e, ancora, “Uno su due” di Eugenio Cappuccio e “Viaggio segreto” di Roberto Ando'.<br />Dodici, infine, i film italiani presenti con almeno una candidatura nelle nomination 2007.<br />Sono 39 i film rappresentati nella selezione dei Nastri 2007 e oltre 100 i titoli tra i quali sono stati selezionati i candidati ai premi di quest'edizione: per l'esattezza 93 lungometraggi e 10 documentari, usciti dal 1° gennaio 2006 al 31 marzo 2007. Dei 93 film tra i quali è stata effettuata la selezione dei candidati (tra i quali anche le partecipazioni italiane a film stranieri) 73 sono usciti nel 2006 e 20 nei primi tre mesi del 2007 (33 in tutto le opere prime).<br />Questo è un anno all’insegna dell’innovazione per il celebre Premio del cinema italiano. Tra le novità vanno citate l'introduzione di alcuni Nastri speciali, un tributo ai personaggi dell'anno e la suddivisione, all'interno della categoria storicamente riservata al "Miglior film straniero", tra i titoli europei e i non europei.<br />La selezione dei candidati 2007 è stata compiuta dal Direttivo Nazionale del Sindacato, di cui fanno parte, con il presidente Laura Delli Colli, i vicepresidenti Fulvia Caprara e Franco Cicero e il segretario generale Romano Milani, e i colleghi Antonella Amendola, Adriano Amidei Migliano, Mario Di Francesco (già presidente Sngci), Maurizio Di Rienzo, Antonio D'Olivo, Baba Recherme e Teresa Marchesi. A loro è toccato il compito di coordinare la lista finale tenendo anche conto delle segnalazioni e delle opzioni più generalmente espresse dai giornalisti che dei film e dei loro autori e protagonisti hanno regolarmente scritto sulle diverse testate.<br /><br />Inizia ora il referendum tra i soci del Sngci con diritto di voto sui Nastri: tutti gli iscritti, con la sola eccezione dei soci che operano nella comunicazione come uffici stampa e degli iscritti onorari (tutti gli ex giornalisti attivi, passati in qualche caso ad altri incarichi professionali) la cui attività sia oggi incompatibile con l'informazione cinematografica. Per evidenti ragioni, non votano specificamente in alcune categorie, ed è la seconda volta che accade, due illustri iscritti al Sngci come Maurizio Costanzo, padre di Saverio, e Mario Verdone, papà di Carlo.<br />Le operazioni di voto si concluderanno il 31 maggio. Saranno quindi annunciati nei primi giorni di giugno i nomi dei vincitori che ritireranno i Nastri sabato 23 Giugno sul palcoscenico del Teatro Antico di Taormina.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-1488782864326737336?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-83523644988123065432007-04-18T15:00:00.000+02:002007-04-18T15:16:51.969+02:00Cinema e Lavoro: un binomio made in Terni<div style="text-align: justify;"><div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiYYou9E9qI/AAAAAAAAAD8/1D9Y_gncwpk/s1600-h/della_casa.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiYYou9E9qI/AAAAAAAAAD8/1D9Y_gncwpk/s320/della_casa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054754719848003234" border="0" /></a><br /><span style="font-style: italic;font-size:85%;" >di Sabina Prestipino</span><br /></div><br />Ha aperto i battenti ieri la V edizione del Festival CINEMA e/è LAVORO di Terni con il vincitore del Premio della regia all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. “Daratt” di Mahamat-Saleh Haroun, che uscirà nelle sale italiane il 25 maggio distribuito dalla Lucky Red, ha inaugurato la rassegna diretta da Stefano Della Casa.<br /><span style="font-weight: bold;">Mahamat-Saleh Haroun</span> ha quindi tenuto a battesimo CINEMA e/è LAVORO di quest’anno. Il regista proveniente dal Ciad proprio a Terni è stato insignito del premio del Festival "per il lavoro nel cinema", che nelle passate edizioni è andato a cineasti del calibro di Ken Loach, Bertrand Tavernier, Danis Tanovic e Marco Belloccio. Il premio è stato consegnato da un autore e attore del nostro cinema, Michele Placido.<br />Il festival di Terni quest’anno ci farà conoscere l’opera di Haroun, con un omaggio che comprende altri due film dello stesso autore, “Bye Bye Africa” e “Sotigui Kouyatè”, due opere che propongono una riflessione, tra passato e presente, sul fare cinema ed essere attore in Africa.<br />La protagonista di oggi è invece <span style="font-weight: bold;">Stefania Sandrelli,</span> che assieme al regista <span style="font-weight: bold;">Michael Schroeder</span> alle 21.00 presenterà il film “Man in the Chair”. Ancora una volta il mestiere di regista e quello dell’attore sono sotto i riflettori della rassegna. Più erudito invece il pomeriggio al festival: con “Lettera ad un film mai fatto”, documentario di <span style="font-weight: bold;">Giorgio Treve</span>s sul progetto di Visconti di girare un film tratto da “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust. <br />Treves incontrerà il pubblico insieme al professor <span style="font-weight: bold;">Alberto Beretta Anguissola</span>, uno dei più importanti studiosi del grande scrittore francese. Ideale per chi è affascinato dall'universo viscontiano e vuole avere un assaggio, senza nessuna pretesa accademica, della narrazione proustiana e dei suoi possibili punti di contatto con quelli della narrazione cinematografica.<br />Per l’aperitivo il festival ritorna sul tema del lavoro con la presentazione del libro “Voice Center” di <span style="font-weight: bold;">Zelda Zeta,</span> storie, sogni, paure che si incrociano in un luogo simbolo del lavoro nell'era della comunicazione: il call center. Una commedia umana che verrà un po' raccontata e un po' messa in scena.<br /></div><br /><span style="color: rgb(102, 102, 102); font-style: italic;">FOTO: Stefano della Casa, direttore del festival di Terni</span><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-8352364498812306543?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-85588900597305798562007-04-17T16:58:00.000+02:002007-04-17T17:03:33.752+02:00Edmond ovvero della paura e del desiderio<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiThg-9E9pI/AAAAAAAAAD0/C0v3i_Qv5ro/s1600-h/edmond.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiThg-9E9pI/AAAAAAAAAD0/C0v3i_Qv5ro/s320/edmond.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054412638587778706" border="0" /></a><span style="color: rgb(102, 102, 102); font-style: italic;">di Marzia Apice</span><br /></div><br /><div style="text-align: justify;">Edmond Burke è un rispettabile uomo di mezza età, con un buon lavoro, una casa, una moglie, ma soprattutto, con un’esistenza che non gli appartiene.<br />Un bel giorno, come appena svegliatosi da un sonno lungo cinquant’anni, si accorge che la sua vita non gli piace, anzi, non gli è mai piaciuta. Non vuole più sopportare niente, desidera prendere quello che vuole senza accontentarsi più della banalità quotidiana. Ha bisogno di dare voce al vero se stesso.<br />Apre quindi gli occhi sul mondo: lascia la moglie e la casa, e s’immerge nei vicoli della propria città. Durante la sua prima notte da uomo “libero” scopre cose a cui non aveva mai prestato attenzione. Sulla sua pelle conosce il mondo della prostituzione, fatto di ragazze ormai tristi e disincantate, pronte a tutto per denaro, e di protettori violenti e senza scrupoli.<br />Subisce un’aggressione da due loschi individui che lo derubano. Rimasto senza soldi, acquista un pugnale dopo aver impegnato un anello e si difende da una seconda aggressione.<br />Poi, pieno di una nuova consapevolezza e di convinzioni sconosciute fino a quel momento, ha un incontro sessuale con una giovane cameriera. Nel bel mezzo di una discussione paradossale, in modo inaspettato, scoppia una tragedia: Edmond è mosso da una profonda rabbia, un odio brutale che gli fa compiere un gesto a cui non potrà mai più riparare.<br />Ma, forte di una follia allucinatoria e di un nuovo delirante coraggio, crede di essere invincibile e, inesorabilmente, nel giusto. Arrestato e messo in carcere, qui comincia davvero la seconda vita di Edmond. Sarà un viaggio lungo, doloroso, autodistruttivo che lo porterà a scoprire che “quando temiamo qualcosa inconsapevolmente la desideriamo, che si tratti della morte o dei ladri” perché “dietro ogni paura si nasconde un desiderio”. <br />Questa è la trama di “Edmond”, il nuovo film di Stuart Gordon, tratto dall’omonima opera teatrale di David Mamet.<br />Progetto interessante, ma la commistione teatro-cinema non riesce appieno. Il film è lento, il ritmo va a singhiozzi.<br />Se non fosse per l’ottima colonna sonora e lo straordinario talento del protagonista William H. Macy, qui impegnato in una delle sue migliori interpretazioni, sarebbe difficile vederlo.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-8558890059730579856?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-28853418381981413902007-04-17T15:33:00.000+02:002007-04-17T15:43:05.691+02:00Marco Tullio Giordana torna sul set con "Sangue Pazzo"<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiTM9e9E9oI/AAAAAAAAADs/VI30bdNr3AA/s1600-h/giordana.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiTM9e9E9oI/AAAAAAAAADs/VI30bdNr3AA/s400/giordana.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054390038469867138" border="0" /></a><span style="font-size:85%;"><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 153, 153);">di Sabina Prestipino</span><br /></span></div><br />Monica Bellucci, Luca Zingaretti e Alessio Boni: è la triade di protagonisti d'eccezione del nuovo film di Marco Tullio Giordana.<br />Si intitola "Sangue Pazzo" e il primo ciak ha avuto luogo oggi a Taglio di Po, in provincia di Rovigo. Basato su una sceneggiatura originale scritta nel 1985 da Marco Tullio Giordana con Leone Colonna ed Enzo Ungari, "Sangue Pazzo" narra la parabola artistica e umana di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, due celebri attori del cinema fascista che aderirono alla Repubblica di Salò. I due, accusati di collaborazionismo e tortura, finirono fucilati dai partigiani dopo la Liberazione.<br /><br />Il film, è una coproduzione fra la BìBì Film di Angelo Barbagallo e la società francese Paradis Films, in collaborazione con Rai Cinema e Rai Fiction. Questo ambizioso progetto è reso possibile anche grazie al sostegno di Eurimages e della Film Commission Torino Piemonte. La distribuzione italiana sarà affidata a 01 Distribution, le vendite estere alla società internazionale Wild Bunch.<br />"Sangue pazzo" uscirà prima nelle sale cinematografiche e successivamente sarà sugli schermi televisivi.<br />Le riprese, previste in 13 settimane, si svolgeranno, oltre che nel Polesine, anche a Venezia, Milano, Torino e Roma.<br /><br />Nel cast tecnico figurano molti dei collaboratori abituali di Giordana, come il direttore della fotografia Roberto Forza, lo scenografo Giancarlo Basili, la costumista Maria Rita Barbera, il montatore Roberto Missiroli, il fonico Fulgenzio Ceccon.<div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-2885341838198141390?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-31695003231445725732007-04-14T18:30:00.000+02:002007-04-15T10:30:29.341+02:00E’ Udine la capitale del Far East<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiEDzO9E9nI/AAAAAAAAADk/hY_29PShJ_8/s1600-h/patrick_tam.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiEDzO9E9nI/AAAAAAAAADk/hY_29PShJ_8/s320/patrick_tam.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053324435608893042" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Sabina Prestipino</span><br /></div><br />E’ sempre stato il territorio d’elezione del cinema di Hong Kong.<br />Ora giunto alla nona edizione, il <span style="font-weight: bold;">Far East Festival</span> allarga i suoi orizzonti. L’edizione 2007 della rassegna, che si svolge a <span style="font-weight: bold;">Udine dal 20 al 28 aprile</span> presso il Teatro Nuovo e gli Spazi del Visionario, propone un vero e proprio viaggio tra le tendenze e gli stili cinematografici dell’intera Asia.<br />A far la parte del leone naturalmente c’è la Cina, con i suoi trecento film prodotti solo nel 2006. Ma anche le altre cinematografie del continente asiatico sono molto ben rappresentate: dalla new wave di Patrick Tam, a cui quest’anno è dedicata la retrospettiva, alla magniloquenza dei blockbuster giapponesi, dalla stravagante e misconosciuta produzione filippina, fino alle commedie romantiche thailandesi e alle emozioni a tinte forti messe in scena dal cinema coreano.<br />E se fino a pochi anni fa il Far East era considerato una manifestazione di nicchia, per cinefili a caccia di rimandi e citazioni tra Hollywood e l’Estremo Oriente, oggi che la Cina e l’Asia in generale sono sempre più percepite come la nuova frontiera dell’Occidente, la rassegna udinese è proprio in tema con l’attualità e i nostri tempi. Negli anni la manifestazione è cresciuta e meriterebbe un seguito più internazionale, visto che ogni anno porta in Italia un parterre di ospiti asiatici davvero eccezionale.<br />Quest’anno tra le numerose star orientali, c’è molta attesa per il regista Patrick Tam. Considerato unanimemente il maestro del più celebre, in Europa, Wong Kar Wai, Tam è l’indiscusso protagonista di quella nouvelle vague che negli anni Ottanta rivoluzionò il cinema made in Hong Kong. Spirito anticonformista e provocatorio, fu Tam a lanciare nel firmamento delle star Leslie Cheung.<br /><span style="color: rgb(153, 153, 153);font-size:85%;" ><br />FOTO: Una scena di "After this our Exile" di Patrick Tam<br /><span style="color: rgb(255, 153, 255);">In anteprima la nuova sigla del festival --></span></span><span style="color: rgb(102, 102, 102);font-family:Century Gothic;font-size:85%;" ><span class="359294417-31032007"></span></span><span style="color: rgb(102, 102, 102);font-family:Century Gothic;font-size:85%;" ><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=G1WZgNt92aY">http://www.youtube.com/watch?v=G1WZgNt92aY</a></span><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-3169500323144572573?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-68164042585660003042007-04-14T15:00:00.001+02:002007-04-14T14:56:41.420+02:00“Nero Bifamiliare” azzeccato esordio alla regia del leader dei Tiromancino<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDPFe9E9mI/AAAAAAAAADc/ShJP7lotCsI/s1600-h/nerobifamiliare.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDPFe9E9mI/AAAAAAAAADc/ShJP7lotCsI/s320/nerobifamiliare.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053266475025233506" border="0" /></a><span style="font-size:85%;">di Marzia Apice<br /><br /></span><div style="text-align: justify;"><span style="font-size:85%;"><span style="font-size:100%;"></span></span>Di fronte al ministro Francesco Rutelli e al sindaco di Roma Walter Veltroni si è tenuta qualche giorno fa al cinema Adriano di Roma l’attesissima presentazione di “Nero bifamiliare”, primo lungometraggio di Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, ora anche regista.<br />Presente il cast al completo: Claudia Gerini e Luca Lionello, Emilio De Marchi, Anna Marcello, Remo Remotti, Ernesto Mahieux, Cinzia Leone, Max Giusti, Yari Gugliucci, Adriano Giannini.<br />“Nero bifamiliare” è una commedia nera, divertente e graffiante, cinica e ironica, ben scritta dal duo Zampaglione-Gentile e supportata da un bel gruppo di attori di talento che hanno fatto decisamente la differenza.<br />Il film narra la storia di Marina (Gerini) e Vittorio (Lionello), una giovane coppia di sposi che decide di acquistare una villetta in un tranquillo comprensorio immerso nel verde. Ma, ben presto, ci penseranno gli eccentrici vicini di casa a turbare e, poi, a stravolgere completamente la loro tranquilla quotidianità piccolo borghese.<br />Riflessioni amare sulle ipocrisie e i pregiudizi di una vita cosiddetta “normale”, battute fulminanti e gustose gag, immagini sensuali (da manuale lo striptease della Gerini sulle note di una canzone cantata da lei stessa) e sequenze oniriche: questa è la ricetta vincente di “Nero bifamiliare”. Ma il film nasconde anche altro. Ci sono diverse tematiche scottanti e di grande attualità che il film affronta con leggerezza, ma in modo incisivo, come la paura del diverso, la proverbiale arte d’arrangiarsi tipicamente italiana, la cialtroneria.<br />Bella la musica (curata ovviamente dai Tiromancino) e piacevole il film: davvero un esordio interessante e proficuo per il giovane cantante romano nell’inedita veste di regista, impegnato in “Nero bifamiliare” anche nel delicato ruolo di dirigere la propria compagna(nonché musa ispiratrice) Claudia Gerini. Coppia vincente, dunque, nella vita e nel lavoro.<br />Peccato per la serata: un’organizzazione pessima ha fatto quasi rimpiangere di non essere rimasti a casa.<br /></div></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-6816404258566000304?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-14410031021482112192007-04-14T15:00:00.000+02:002007-04-14T14:48:37.086+02:00Quello che gli uomini non dicono<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDNVe9E9lI/AAAAAAAAADU/ExysAkRt75U/s1600-h/bacri_uomini.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDNVe9E9lI/AAAAAAAAADU/ExysAkRt75U/s320/bacri_uomini.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053264550879884882" border="0" /></a><span style="font-size:85%;"><span style="font-style: italic;">di Marzia Apice</span></span><br /></div><br /><div style="text-align: justify;">Sette personaggi, sette vite che si intrecciano, sette uomini che combattono una lotta contro se stessi: da qui parte e qui ritorna “Quello che gli uomini non dicono”, il nuovo film di Nicole Garcia, in una struttura circolare che sembra immobile, ma che in realtà vuole sradicare sentimenti, pensieri, coscienze.<br />In soli tre giorni questi uomini, diversi per età, classe sociale e carattere, incontrandosi si scontrano mettendo in moto un meccanismo di faticosa ricerca di una consapevolezza perduta (o mai cercata) di se stessi.<br />Su tutti lo sguardo di un bambino che, forse proprio per la sua purezza, riesce a fare luce sulla cecità dei più grandi e sulle loro illusioni, nonostante la paura di sbagliare.<br />Stavolta, quindi, protagonista assoluto è l’universo maschile, spesso considerato molto più semplice, più lineare e meno problematico di quello femminile. Il film ci dimostra che anche gli uomini sono in grado di complicarsi la vita, soprattutto quando per paura non risolvono alcuni nodi della coscienza. Ma tanto si sa (e questo le donne lo sanno bene!), la coscienza torna a bussare e non lascia scampo, invitandoci a mettere a nudo le nostre debolezze. <br />Sullo sfondo di una cittadina di provincia anche alcune donne: il loro è un ruolo di testimoni, consigliere, mentori, distanti eppure così vicine da poter indicare la giusta strada a questi uomini smarriti nei meandri dei propri cuori.<br />Buone le premesse, ma esile il risultato. Peccato, perché alla base del film c’è una bella idea, ma la realizzazione non convince, nonostante si faccia il possibile per spingere lo spettatore all’immedesimazione con i personaggi, per accorciare la distanza tra le nostre vite e lo schermo. Sebbene ci sia un filo comune che muove le sette vite protagoniste, il film non è poi così unitario, né così incisivo da coinvolgere appieno.<br />E, a dir la verità, qualche parola in più avrebbe di certo giovato a tutti quei silenzi che non hanno “parlato” tanto quanto era nelle intenzioni degli autori.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-1441003102148211219?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-57410487482344433132007-04-14T14:23:00.000+02:002007-04-14T14:29:54.550+02:00Agli Screenings Rai le nostre fiction da esportazione<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDH6-9E9jI/AAAAAAAAADE/9iKVxsjG3q0/s1600-h/Guerra+e+pace.JPG"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RiDH6-9E9jI/AAAAAAAAADE/9iKVxsjG3q0/s400/Guerra+e+pace.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053258598055212594" border="0" /></a><br /><div style="text-align: right;"><span style="font-style: italic;"><span style="font-size:85%;">di Sabina Prestipino</span><br /><br /></span><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;"></span><br /><span style="font-style: italic;"></span></div><div style="text-align: justify;"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;"></span>Oltre duecento buyer e broadcaster, provenienti da circa novantotto paesi, si sono incontrati dall’11 al 13 aprile 2007 al Forte Village di Santa Margherita di Pula (Cagliari).<br />Ad attirare a Santa Margherita i principali rappresentanti delle emettenti televisive internazionali sono stati i <span style="font-weight: bold;">Rai Trade Screenings</span> 2007, manifestazione molto apprezzata dagli operatori stranieri, che hanno potuto visionare il ricco patrimonio di fiction, cinema, documentari, archivi e format della Rai.<br />La tre giorni italiana si chiude con un bilancio positivo. Ancora una volta le nostre fiction si dimostrano in grado di varcare i confini nazionali.<br />Agli Screenings sono state presentate in anteprima assoluta alcune immagini di “Caravaggio” e “Guerra e Pace” (<span style="font-style: italic;">foto</span>). La prima fiction è stata prodotta dalla Titania di Ida Di Benedetto con Rai Fiction, in coproduzione con Francia, Spagna e Germania. Si tratta di un prodotto di altissimo livello per la cura dei dettagli: la fotografia è stata curata dal maestro premio Oscar Vittorio Storaro, mentre la colonna sonora è firmata da Luis Bachalov.<br />Alessio Boni ha ricoperto il ruolo che quarant'anni fa fu di Gian Maria Volontè. La fiction ripercorre la storia del grande artista litigioso e violento, con una vita fatta di luci, ombre, ma anche avventurosa ed errabonda. Accanto ad Alessio Boni c'è Elena Sofia Ricci nella parte della marchesa Costanza Colonna e Jordi Mollà che interpreta il Cardinal Del Monte.<br />Questa nuova edizione di “Caravaggio” ha avuto un buon riscontro sul mercato internazionale: buyers di 39 Paesi hanno chiesto di visionare il film intero e il Giappone ha già acquisito i diritti.<br />Coprodotto da Rai Fiction e Lux Vide, “Guerra e Pace” è stato diretto da Robert Dornhelm, nomination ai Golden Globe con 'Requiem fur Dominik' (1990) come miglior film straniero e, tra l'altro, regista di 'Into the West' (2005) prodotto da Steven Spielberg, e dei 'Dieci comandamenti'.<br />La sceneggiatura è firmata da Enrico Medioli ('C'era una volta in America' di Sergio Leone) e Lorenzo Favella. Nel cast di nuovo Alessio Boni nei panni del principe Andrej Bolkonskij che, in polemica con la fatua società pietroburghese, affronta l'esperienza della guerra, la prigionia, l'infelice amore per Natascia, raggiungendo con la morte la purificazione spirituale nella fede cristiana. La giovane attrice francese Clemence Poesy (“Harry Potter e il calice di fuoco”) si è aggiudicata il ruolo di Natascia Rostova. Andrea Giordana è il Conte Rostov, Violante Placido la Principessa Elena.<br /><br /><span style="font-style: italic; color: rgb(102, 102, 102);">FOTO: Una scena di "Guerra e pace"</span><br /><span style="font-style: italic; color: rgb(102, 102, 102);font-size:85%;" >per gentile concessione di Rai Trade</span><br /></div><br /><span style="font-style: italic;"></span></div></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-5741048748234443313?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-14489493460172356162007-04-13T10:00:00.000+02:002007-04-13T10:10:35.878+02:00“Gli Innocenti”: ultimo atto di Per Fly sulla società danese<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rh86Xu9E9iI/AAAAAAAAAC8/OAeVSg5SLpw/s1600-h/Inno_01.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rh86Xu9E9iI/AAAAAAAAAC8/OAeVSg5SLpw/s400/Inno_01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5052821486348596770" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Marzia Apice<br /></span><div style="text-align: justify;"><br />Dopo “La panchina” e “L’eredità”, Per Fly presenta “Gli innocenti”, l’ultimo capitolo della trilogia che lo ha visto impegnato negli ultimi anni a descrivere la società danese attraverso le differenti classi sociali. Questo film, oltre a confermare il noto talento dell’autore, fornisce l’ennesima prova della validità della scuola sviluppatasi in Danimarca che da diverso tempo produce pellicole interessanti e mai banali, profondamente radicate nelle problematiche contemporanee.<br />La consapevolezza di se stessi, il senso di colpa, la complessità della verità e, di contro, l’estrema facilità con cui si può cadere nella menzogna sono tutti temi cardine del film.<br />Carsten è un uomo di mezza età, docente di scienze sociali, che ha una relazione extraconiugale con Pil, sua allieva all’università. Fin qui tutto banale, se non fosse che la ragazza traduce la passione e l’impegno politico che Carsten le ha insegnato in una vera e propria attività terroristica. Una notte, durante un’azione di boicottaggio contro un’industria di armi,Pil uccide un poliziotto. Scoppia una bufera nella vita di Carsten: la moglie Nina e il figlio gli volteranno le spalle. L’uomo sceglie di stare accanto a Pil, che nel frattempo è stata rinchiusa in carcere, consigliandole di non dire la verità, e quindi di dichiararsi innocente, costi quel che costi. Una volta prosciolta, Carsten e Pil cominciano a vivere insieme. Ma, da quel momento in poi, i rimorsi e i rimpianti saranno implacabili.<br />Niente potrà più essere come prima.<br />Ancora una volta, Per Fly affida il ruolo del protagonista è all’intenso Jesper Christensen, mentre la parte femminile è interpretata dalla giovane Beate Bille. Accanto a loro anche Pernilla August, attrice di bergmaniana memoria.<br />“Gli innocenti” è un film scomodo, difficile, che chiama in causa la coscienza dello spettatore in modo diretto e deciso, con un giusto approccio ad un tema critico come il terrorismo. La classe media, di cui anche il regista fa parte, ne esce divisa a metà, imbrigliata in una crisi che la vede da un lato desiderosa di agire perché ancorata a degli ideali ormai passati e, dall’altro, incapace di fuggire dall’impasse, perché timorosa di prendersi le proprie responsabilità.<br />Da vedere.<br /><br /><span style="font-style: italic;"></span></div></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-1448949346017235616?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-76014770755189758532007-04-01T15:00:00.000+02:002007-04-01T15:14:42.071+02:00Prima a Roma poi a Trieste, sotto i riflettori c'è Laura Morante<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-sEca2nMI/AAAAAAAAAC0/xKi8dFys720/s1600-h/laura_morante.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-sEca2nMI/AAAAAAAAAC0/xKi8dFys720/s400/laura_morante.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048442899653893314" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Sabina Prestipino</span><br /></div><br /><div style="text-align: justify;">Dopo l'omaggio tributato dal Moma di New York l'anno scorso, quest'anno Laura Morante viene celebrata in casa.<br />Inizia infatti martedi' 3 aprile al cinema Trevi di Roma "La musa discreta", rassegna di film dedicata all'attrice.<br />In estate poi, nel corso dell'ottava edizione di <span style="font-weight: bold;">Maremetraggio</span> (<span style="font-style: italic;">Trieste, 29 giugno - 7 luglio 2007</span>) si celebra la carriera cinematografica di Laura Morante.<br />La retrospettiva, curata, insieme al direttore artistico del Festival Chiara Omero, dal critico Maurizio Di Rienzo, prenderà il via nella settimana precedente il festival, nelle giornate dal 23 al 28 giugno, e comprenderà la proiezione di alcuni dei più importanti lungometraggi interpretati da Laura Morante a partire dagli anni ‘80.<br />Si partirà da alcune pellicole d’esordio come “Colpire al cuore” di Gianni Amelio e “Bianca” di Nanni Moretti, per arrivare ai giorni nostri, in cui Laura Morante ha lavorato anche all'estero, con Vincente Aranda (“Lo sguardo dell’altro”) , ma anche diretta dal collega John Malkovich (“Danza di sangue”).<br />In programma ci sarà anche “Molière” di Laurent Tirard, previsto in uscita nelle sale per il 6 aprile, in cui la Morante veste i panni di Elmire, moglie del "borghese gentiluomo" Jourdain.<br />Ogni pellicola verrà introdotta da una breve video intervista all’ attrice, realizzata da Maurizio Di Rienzo con la collaborazione registica di Claudio Noce (Nastro d’ Argento e David di Donatello 2005 per il cortometraggio “Aria”).<br />Nel weekend finale del Festival (<span style="font-weight: bold;">6 e 7 luglio</span>) l'attrice sarà a Trieste per ritirare un premio alla carriera e incontrare il suo affezionato pubblico.<br />L'Ansa inoltre ha annunciato nei giorni scorsi che sarebbe imminente l'esordio alla regia della Morante, con ben due film di cui e' anche autrice.</div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-7601477075518975853?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-78859191381123349452007-04-01T14:22:00.000+02:002007-04-01T14:29:16.343+02:00Marco Risi gioca la carta dell'agiografia<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-kdca2nKI/AAAAAAAAACk/yQOi4oDjhyU/s1600-h/maradona.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-kdca2nKI/AAAAAAAAACk/yQOi4oDjhyU/s320/maradona.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048434533057600674" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Marzia Apice</span><br /></div><br /><div style="text-align: justify;">‘O re: questo è il nome con il quale Napoli ha acclamato per tanti anni Diego Armando Maradona, il più grande e controverso calciatore di tutti i tempi.<br />Ma la storia di quest’uomo, divenuto per i napoletani un eroe, un santo, un dio in terra, il simbolo di un riscatto sociale ed economico reso possibile dall’unione di genialità e passione, comincia molti anni prima e dall’altra parte del mondo.<br />Siamo in Argentina, in una borgata alla periferia di Buenos Aires: Diego nasce in una famiglia numerosa e povera, in cui il padre si spacca la schiena tutto il giorno per cercare di dar da mangiare ai suoi figli. C’è poco tempo per ridere e scherzare, ogni giorno è una lotta per vivere dignitosamente. Ma nonostante tutto Diego ha un amore, grande, indistruttibile: il pallone. Giocare a calcio è l’unica cosa che riesce a farlo sognare, a dargli gioia, a evadere da quel mondo di degrado e miseria che lo circonda.<br />A forza di tirar calci al pallone, qualcuno si accorge di lui, del suo talento eccezionale. E comincia l’ascesa verso il paradiso. Sì, perché nel giro di pochi anni Diego Maradona diventa un dio, capace di far urlare di gioia milioni di persone. Arrivano denaro, fama, potere. Finalmente può sistemare la sua famiglia e godersi la sua fortuna.<br />Conosce Claudia, la donna della sua vita, compagna di tante battaglie. Ma, insieme a tutto questo, arriva anche l’inferno. La droga, prima di tutto. I guai fisici. La depressione. L’obesità. I tradimenti. I nemici. E principalmente, la dipendenza da quella maledetta polvere bianca che consuma mente e fisico in modo inesorabile.<br />“Maradona, la mano di dios”, ultimo film di Marco Risi, racconta questa storia, la parabola di un uomo pieno di contraddizioni, esuberante, eccessivo, ma anche sincero e generoso. Un uomo forte e debole allo stesso tempo, capace di veri sentimenti e grandi aberrazioni, ben interpretato dal bravo Marco Leonardi del quale non sfugge una certa somiglianza con il vero Maradona.<br />Marco Risi cerca di scavare all’interno del personaggio Maradona per riscoprire l’uomo Diego. Ma questo film rende omaggio al mito del calciatore più straordinario di tutti i tempi con un approccio eccessivamente benevolo nei confronti dei molti, troppi sbagli che Maradona ha fatto nel corso degli anni.<br />Forse non si può perdonare sempre tutto, anche ad un uomo che ha toccato con i piedi la gloria della storia.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-7885919138112334945?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-6259021259173197822007-04-01T09:00:00.000+02:002007-04-01T14:40:35.388+02:00Il ritorno di Cappuccio con l'inedita Coppia Volo-Davoli<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-n4Ma2nLI/AAAAAAAAACs/TdmBiam2QwA/s1600-h/unosudue.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg-n4Ma2nLI/AAAAAAAAACs/TdmBiam2QwA/s320/unosudue.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048438291153984690" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Franco Cicero</span><br /></div><div style="text-align: justify;"><br />Forse non è una semplice coincidenza che due film italiani, usciti a distanza ravvicinata, mettano in evidenza un timore che sembra essere alquanto diffuso: quello di perdere, inopinatamente, uno stato di benessere. Sia in “Uno su due”, infatti”, che in “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek, i protagonisti, ancora giovani, vengono colpiti da malori improvvisi. È un segno – senza addentrarsi su percorsi sociologici – di una pressante incertezza nel futuro. Ma è anche uno strumento narrativo per far vedere ogni cosa da una nuova prospettiva e per consentire la scoperta dei veri valori della vita.<br />Il protagonista di “Uno su due” è un rampante avvocato genovese, Lorenzo, piuttosto spregiudicato negli affari e nei sentimenti. Orgogliosamente “single”, non intende ufficializzare il rapporto con la sua fidanzata; non nutre un’autentica amicizia nei confronti del fedele socio e non si cura di frequentare la propria sorella. Proprio alla vigilia della firma di un succulento contratto, l’avvocato sviene di colpo, in piena strada.<br />Si risveglia in una stanza d’ospedale. Ha avuto un problema al cervello. Quanto grave non si sa: bisogna attendere l’esito della biopsia. Purtroppo, invece, la sorte del suo vicino di letto, Giovanni, è già segnata: è lui quell’“uno su due” condannato dalle statistiche mediche. È un camionista, tutt’altro che colto o raffinato, però animato – nonostante la prognosi infausta – da una sincera vitalità. Giovanni ha un segreto: è divorziato e ha una figlia, che vive in Umbria con la madre. La vorrebbe rivedere, ma non ha il coraggio di chiamarla.<br />Lorenzo si consuma nella prolungata attesa dei risultati delle analisi, finché non comprende di avere una priorità, quasi più importante della propria salute: trovare la figlia di Giovanni.<br />L’idea del film non è nuova, ma certamente si rigenera con varianti originali. Il soggetto, premiato col Solinas nel 2001, è diventato sceneggiatura attraverso il lavoro di addirittura cinque autori (Eugenio Cappuccio, Fabio Volo, Massimo Gaudioso, Francesco Cisco e Michele Pellegrini), cosa che crea qualche farraginosità, ma assicura una serie di dialoghi molto credibili.<br />Il regista Cappuccio ha esordito, dieci anni fa, con lo spiritoso “Il caricatore” diretto assieme a Gaudioso e Fabio Nunziata (che stavolta cura il montaggio). Nel 2004 ha descritto la spietatezza del mondo del lavoro in “Volevo solo dormirle addosso”, che è la faccia “cattiva” di “Uno su due”, i cui pregi maggiori sono invece i momenti di altissima umanità, soprattutto nelle scene ospedaliere. Nel finale, però, ha un andamento “rattenuto” (secondo il neologismo creato nel film, fondendo trattenuto e rattrappito) che tuttavia non ne compromette l’esito ampiamente positivo, al quale danno un contributo la bella fotografia di Gian Filippo Corticelli, che svela il fascino di Genova, e le musiche di Francesco Cerasi.<br />A tutto tondo le prove degli attori, a partire dai pregnanti ruoli minori, con la ritrovata Agostina Belli (l’ex moglie di Giovanni), la promettente Tresy Taddei (la figlia), Pino Calabrese (il primario), Francesco Crescimone (il ricoverato siciliano) e Paola Rota (la sorella di Lorenzo); per proseguire con gli ottimi comprimari Antica Caprioli (la fidanzata di Lorenzo) e Giuseppe Battiston (il socio). Fino ad arrivare, dulcis in fundo, all’inedita coppia formata da Fabio Volo (Lorenzo) e Ninetto Davoli (Giovanni). Il trentacinquenne Fabio Volo è ormai un interprete di qualità, che dopo la parentesi umoristica di “Manuale d’amore 2”, torna, superandoli, agli stati d’animo dei film con D’Alatri (“Casomai” e “La febbre”). Il cinquantanovenne Ninetto Davoli apre una nuova fase della sua carriera, da alter ego di Pasolini a sapiente dispensatore di emozioni, e alla “Festa di Roma” ha meritatamente vinto un premio speciale.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-625902125917319782?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-23099711126263281552007-03-25T11:28:00.000+02:002007-03-25T11:32:51.003+02:00Anticipazioni: se a lanciarsi in un "Liscio" è Laura Morante<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgZBDS_PPwI/AAAAAAAAACI/BP7zUzfgLwg/s1600-h/SCUOLA0151.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgZBDS_PPwI/AAAAAAAAACI/BP7zUzfgLwg/s320/SCUOLA0151.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5045791957407710978" border="0" /></a>di Marzia Apice<br /><br /><div style="text-align: justify;">Presentato alla prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma nella sezione <span style="font-style: italic;">Alice nella città</span>, “Liscio” è il secondo lungometraggio di Claudio Antonini, giovane regista romano con un passato da ex calciatore professionista.<br />La musica del film appartiene tutta al popolare genere del liscio, emblema di solarità, ma anche di malinconia e semplicità.<br />l liscio ben si presta a far da sfondo alla storia di Monica (Laura Morante) e Raul (Umberto Morelli), rispettivamente madre e figlio, in perenne sfida fra di loro.<br />Monica porta avanti la tradizione musicale del padre morto, cantando la sera nelle balere. Ma non è contenta né del lavoro né della propria vita sentimentale, completamente confusionaria e superficiale. Raul, che ha dodici anni ma è già molto maturo, è stanco di vedere la madre in balia di uomini sempre diversi; vorrebbe quindi trovarle il compagno ideale.<br />Il candidato perfetto potrebbe essere il professor Medri (Antonio Catania) che insegna musica nella sua scuola. Ma l’incontro tra i due non avrà gli effetti sperati.<br />La colonna sonora accompagna tutte le immagini del film, divenendo spesso la principale protagonista. Laura Morante si trova coinvolta in molte performance canore in stile balera, anche se, a dirla tutta, la sua immagine sofisticata (nonostante l’aiuto di trucco e costumi…) è ancora lontana dal rappresentare la vera cantante di liscio.<br />Bravi tutti gli attori bambini, impegnati nel complesso tentativo di spiegare ai grandi (che evidentemente l’hanno dimenticato!) quanto sia faticoso diventare adulti.<br />“Liscio”, nei cinema dal 29 marzo, racconta una storia semplice e delicata: buoni sentimenti e piccoli e grandi dispiaceri all’interno di un difficile rapporto tra una madre ancora immatura e un figlio già troppo cresciuto per la sua età.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-2309971112626328155?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-5015260012814148112007-03-25T10:23:00.000+02:002007-03-25T10:30:39.910+02:00"Saturno contro" più che un grande freddo all'italiana<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgYxxy_PPuI/AAAAAAAAAB4/wbaakhODR50/s1600-h/saturno+contro.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgYxxy_PPuI/AAAAAAAAAB4/wbaakhODR50/s320/saturno+contro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5045775164085583586" border="0" /></a><span style="font-size:100%;"><span style="font-style: italic;">di Franco Cicero</span></span><br /><br /><div style="text-align: justify;">L’opposizione zodiacale di Saturno, come ben sa chi si occupa di astrologia, è foriera di presagi negativi. Infatti, il salto narrativo nel nuovo film di Ferzan Ozpetek è legato a una morte improvvisa. Come avveniva nel film che, sei anni fa, aprì al regista di origine turca le porte del grande pubblico: “Le fate ignoranti”.<br />Ma stavolta la repentina scomparsa colpisce un personaggio centrale, al quale tocca introdurre la vicenda con la sua voce fuori campo. Inoltre, a differenza di quasi tutti i film di Ozpetek (da “Hamam – Il bagno turco” e “Harem suaré” a “La finestra di fronte” e “Cuore sacro”), non c’è una sovrastante figura femminile che scopre nuove realtà o antiche verità.<br />Invece in “Saturno contro” prevalgono nettamente la coralità dell’insieme e il tempo presente. La tragedia imprevedibile getta nel dolore una comunità di carissimi amici. Ma la rielaborazione del lutto per chi è venuto prematuramente a mancare va al di là della riproposizione all’italiana del “Grande freddo”. È, piuttosto, l’esaltazione di un legame di amicizia che si rinsalda collettivamente anche se nei rapporti tra le singole individualità (ad esempio, una moglie scopre che il marito la tradisce) possono avvenire rotture.<br />Ozpetek, quarantottenne, da trent’anni in Italia, giunto al sesto film in un decennio, muove la sua cinepresa con assoluta padronanza ed evidente piacere tra le dinamiche del gruppo di amici nella Roma di oggi in cui convivono con assoluta naturalezza donne e uomini, etero e gay, single e coniugi, ultraquarantenni e giovani. E la sua firma d’autore si evidenza in precise sequenze, come l’incontro tra la moglie e il marito con l’amante; oppure la partita finale di ping pong che riecheggia il tennis di “Blow up” di Antonioni. Ancora una volta, la cura formale è merito dei fedelissimi Gianfilippo Corticelli alla fotografia e Patrizio Marone al montaggio. Mentre inedito è l’apporto musicale di “Neffa” (Giovanni Pellino).<br />La sceneggiatura, scritta – come è tradizione - dallo stesso Ozpetek assieme a Gianni Romoli (che è, al solito, anche il produttore del film con Tilde Corsi) risulta di assoluta attualità, forse al di là delle stesse intenzioni originarie: si scorgono facilmente, infatti, riferimenti ai Dico o all’accanimento terapeutico. Segno, però, non di una furbizia commerciale, bensì di una testimonianza di quanto certe problematiche siano presenti nella vita quotidiana.<br />La cosa veramente bella del film è tuttavia la prova d’insieme degli interpreti.<br />Ozpetek conferma di essere un sensibile direttore di attori, molto puntuale nel disegnare le rispettive personalità e nell’offrire dei dialoghi assai credibili. In più, stavolta si rivela un abile selezionatore di un cast in cui vengono fatti convivere perfettamente attori di provenienza televisiva, come Ambra Angiolini (la più sorprendente, in un ruolo difficile), Luca Argentero (ormai affidabile e più incisivo che in “A casa nostra”), Michelangelo Tommaso (di sicure potenzialità) e Lunetta Savino che lascia il segno in una parte di “colore”; con l’immancabile Serra Yilmaz (“ruspante” connazionale del regista) e con interpreti di estrazione teatrale, come l’esperto Luigi Diberti e l’emergente Filippo Timi; fino a quelli di celebrata esperienza cinematografica, come Stefano Accorsi e Margherita Buy (rinnovati e convincenti, pur chiamati a interpretare ruoli già sperimentati), Pierfrancesco Favino (in grande evidenza), Ennio Fantastichini (sensibile con intelligenza), la felicemente recuperata Isabella Ferrari e la dolente, efficacissima, Milena Vukotic.<br />Tutti da accomunare con una lode collettiva.<span style="font-style: italic;"></span><br /><span style="font-style: italic;"></span></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-501526001281414811?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-63451710908393144782007-03-23T18:00:00.000+01:002007-03-25T11:09:55.804+02:00Cartoons on the Bay trasloca a Salerno<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgY7Py_PPvI/AAAAAAAAACA/67A-6P5DIag/s1600-h/icon_cartoon.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RgY7Py_PPvI/AAAAAAAAACA/67A-6P5DIag/s320/icon_cartoon.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5045785575086309106" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">di Sabina Prestipino</span><br /><br />La più importante vetrina dell’animazione televisiva ritorna alla ribalta con un cambio di scena.<br />A far da cornice alla manifestazione di RaiTrade <span style="font-weight: bold;">“Cartoons on the Bay”</span> non sarà più Positano, ma la meno modaiola e glamour Salerno.<br />Dal <span style="font-weight: bold;">19 al 22 aprile 2007</span> quindi il capoluogo di provincia campano diverrà la capitale mondiale dell’animazione. Autori, professionisti del settore, buyers, distributori, editori multimediali e giornalisti non solo italiani negli ultimi anni hanno decretato Cartoons on the Bay, come una delle manifestazioni di punta nel campo dell’animazione. Merito di ospiti e giuria di alto profilo e di un programma davvero ben calibrato.<br />Per l’undicesima edizione della rassegna, la giuria internazionale, chiamata ad assegnare i prestigiosi Pulcinella Awards, realizzati dal maestro dell'animazione italiana Emanuele Luzzati recentemente scomparso, sarà composta da Wolfgang Wegmann - Westdeutscher Rundfunk (WDR), Germania, Jan-Willem Bult - KRO Youth TV, Olanda, Beth Gardiner - Playhouse Disney, Stati Uniti, Céline Limorato - France 5, Francia, e Maurizio Forestieri - regista, Italia.<br />In quattro giorni sfileranno a Salerno 162 programmi provenienti da 30 Paesi, che vanno dagli Stati Uniti al Canada, fino a Francia, Germania e Italia. Spiccano quest’anno le candidature di Estonia, Croazia, Israele, Polonia, Singapore e di Taiwan.<br /><br />Tra le opere che hanno già fatto parlare di sé c’è “Starveillance”, film in concorso nella sezione dedicata a tutte le età del Festival, che insinua uno sguardo indiscreto nella segreta, o meglio immaginaria, vita privata delle Star di Hollywood.<br />C’è poi molta attesa per “Anna and the moods”, programma in concorso nella categoria Tv special, che vanta le voci della cantante Bjork, Damon Albarn dei Blur e Terry Jones dei Monty Python.<br />Si animano, invece, direttamente dalle vignette di amatissimi fumetti i programmi “Rat-man”, “Rahan, son of the Dark Age” e “Uffa, che Pazienza”, dai fumetti di Andrea Pazienza, mentre rivisita la classica fiaba di Pierino e il lupo il Tv special “Peter and the wolf” con la meravigliosa musica di Prokofiev eseguita dall’Orchestra Philharmonia.<br />Ritornano noti animatori come Fusalo Yusaki, con il suo Peo alle prese con le opere d’arte in “Peo Gallery”, e Bill Plympton, con il sequel del candidato all’Oscar Guard Dog.<br />Ma Cartoon on the Bay è anche un’importante vetrina per giovani animatori, come i ragazzi del CSC, che proprio a Salerno debutteranno con “Wives Supermarket”.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-6345171090839314478?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-29819425081503693222007-03-16T18:00:00.000+01:002007-03-16T14:39:39.784+01:00Scambio di culle alla Ficarra e Picone<a href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RfqdEut_AfI/AAAAAAAAABw/fSiQ0A7Wqdk/s1600-h/ficarrapicone.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5042515437380633074" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/RfqdEut_AfI/AAAAAAAAABw/fSiQ0A7Wqdk/s320/ficarrapicone.jpg" border="0" /></a><br /><br /><br /><br /><br /><p align="right"><em>di Marzia Apice</em></p><p align="justify">Il 7 e l’8 sono solo numeri, senza significato né importanza. E se invece fossero molto di più?<br />Siamo a Palermo: in una tempestosa notte del 1975, a causa di questi due semplici numeri, accade in una clinica qualcosa in grado di sconvolgere le future vite di due neonati che, più di trenta anni dopo, pur essendo apparentemente diversi come il giorno e la notte, scopriranno di avere in comune molto più di quello che in realtà credono.<br />Straordinario esempio di commedia all’italiana trapiantata nei giorni nostri, “Il 7 e l’8” è il nuovo film firmato da un inedito trio, la coppia Ficarra & Picone e Giambattista Avellino.<br />I due comici siciliani, oltre che registi anche attori protagonisti della pellicola, danno vita ad un insieme esilarante di gag in perfetto equilibrio con una vicenda dai toni delicati, in cui la risata lascia spazio anche al sentimento e alla riflessione.<br />Lo spettatore viene accompagnato con grande leggerezza lungo tutto lo scorrere del film in un viaggio prima di tutto umano, in cui, grazie alla storia ben costruita, il ritmo resta costante e i personaggi sono delineati da una caratterizzazione forte che li rende efficaci e veri.<br />Il tutto sempre rispettando l’ormai famoso stile di Ficarra &amp; Picone, stravagante e affiatatissimo duo che ci ha abituati ad un registro comico divertente perché spontaneo e mai forzato.<br />Un’ultima osservazione: oltre alla convincente regia, è davvero degno di elogio il cast del film, formato da nomi del calibro di Arnoldo Foà, Remo Girone, Tony Sperandeo e Andrea Tidona.<br />“Il 7 e l’8” è un buon esempio di quel cinema italiano di talento che sfortunatamente spesso si nasconde, rimanendo per troppo tempo lontano dalle nostre sale.</p><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-2981942508150369322?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-59218315970757245992007-03-15T16:16:00.000+01:002007-03-15T16:27:17.971+01:00Con "L'albero della vita" torna Aronofsky<a href="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rfllsut_AdI/AAAAAAAAABg/UjbqDtVDeC4/s1600-h/16.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5042173076947534290" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rfllsut_AdI/AAAAAAAAABg/UjbqDtVDeC4/s320/16.gif" border="0" /></a><br /><div align="right"><em>di Marzia Apice</em></div><br /><div align="right"><em></em></div><br /><div align="center"><em></em></div><br /><div align="justify"></div><br /><div align="justify">Destinato sicuramente a dividere pubblico e critica "L'albero della vita – The Fountain", terzo film di Darren Aronofsky, arriva nelle sale a partire dal 16 marzo, dopo una lunghissima gestazione.<br />Pare infatti che il regista abbia avuto l'idea cardine del film nel lontano 1999 mentre era seduto al tavolo di un ristorante, e che l'abbia romanticamente appuntata sopra un tovagliolo per non dimenticarla.<br />Hugh Jackman e Rachel Weisz (compagna del regista) si trovano ad affrontare diversi personaggi, anche se in fondo interpretano sempre lo stesso ruolo. Gli attori sono bravi ed espressivi, ma non degnamente supportati da una storia che si rivela pretestuosa e non all'altezza di parlare di temi quali il senso della vita e della morte.<br />La trama si snoda lungo tre epoche per narrare il disperato tentativo di un uomo di salvare la donna che ama. Dapprima siamo nella Spagna del XVI secolo: il guerriero Thomas, per proteggere la propria regina, cerca la Fontana della Giovinezza che, secondo una leggenda Maya, dovrebbe donare l'immortalità.<br />Poi si passa al giorno d'oggi, in cui il guerriero diventa Tommy Creo, uno scienziato che si impegna giorno e notte per trovare una cura che possa guarire il cancro che sta uccidendo la moglie. Infine, Tommy si trasforma in Tom, un astronauta del XXVI secolo che, all'interno di una navicella spaziale che sembra una bolla di sapone, viaggia nello spazio alla ricerca della propria verità.<br />Più si va avanti nella visione del film, più tutto si mescola e assume contorni poco chiari. Il messaggio profondo dell'amore immortale, della serenità nell'affrontare la morte, della possibilità di rinascere a nuova vita perde forza perché inserito in un calderone di immagini fredde e troppo scollegate tra di loro per essere davvero incisive.<br />Il pubblico amante della tecnologia troverà pane per i propri denti, dal momento che grande è stato il dispiego di effetti speciali utilizzati in tutta la pellicola. Da apprezzare inoltre la scelta di curare molto i costumi e di distinguere passato, presente e futuro attraverso una certa diversità cromatica.<br />Film a tratti contorto a tratti banale, troppo altisonante e forse non così comunicativo come avrebbe desiderato il regista, "L'albero della vita – The Fountain" non convince fino in fondo e, dopo "Requiem for a dream", (2000) l'aspettativa che circondava Aronofsky purtroppo è stata delusa. </div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-5921831597075724599?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-30909216.post-61405041215428541612007-03-14T16:31:00.000+01:002007-04-01T09:43:36.578+02:00Borat, una lunga candid camera<div style="text-align: right;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg9ijsa2nII/AAAAAAAAACU/m7zuyM4GBk0/s1600-h/borat.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CqRS3xksSgU/Rg9ijsa2nII/AAAAAAAAACU/m7zuyM4GBk0/s320/borat.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048362072664349826" border="0" /></a><em>di Marzia Apice</em></div><div align="justify"> </div><div align="justify"><br />Il trash, si sa, piace a molti. Così come attraggono in modo irresistibile l'anticonformismo, l'inciviltà, la spregiudicatezza, il cinismo.<br />Tutto questo è "Borat", con qualcosa in più.<br />Il film, diretto da Larry Charles e creato dalla fervida inventiva del comico britannico Sacha Baron Cohen (noto per aver creato il personaggio di Ali G che dà il nome al divertente show in onda in Inghilterra e in America), ha diviso il pubblico e i critici in grandi estimatori o autentici denigratori dell'oramai famosissimo (finto) reporter kazako Borat Sagdiyev.<br />Partito alla volta degli Stati Uniti per girare un documentario sugli usi e costumi americani e per far conoscere il Kazakistan, Borat modifica i suoi piani in corso d'opera, non appena cioè scopre Pamela Anderson in tv.<br />Partendo da New York e sempre in compagnia dell'obeso produttore, della valigia di cartone e della gallina kazaka, decide di attraversare a bordo di un improbabile pulmino tutta l'America per arrivare in California, rapire l'amata, portarla in Kazakistan e poi prenderla in sposa, coronando così il suo sogno d'amore.<br />Può essere uno spunto originale (soprattutto dal punto di vista produttivo) realizzare un finto documentario on the road con (ignari) attori, presi dalla strada come testimoni della grottesca assurdità di Borat e, allo stesso tempo, inconsapevoli esponenti delle contraddizioni dell'american way of life.<br />Misoginia, antisemitismo, discriminazione, cattiveria trasudano da ogni minuto del film. Ma non graffiano, non fanno male. Magari fanno sorridere le numerose situazioni imbarazzanti, a volte strappano una risata. Alla lunga forse annoiano.<br />Perché, con ogni probabilità, scostando il velo della commedia dissacrante non c'è molto di più da scoprire, né scottanti tematiche sociali da analizzare sotto la lente del politically uncorrect.<br />Diciamolo francamente, una candid camera della durata di 82 minuti non può non stancare, soprattutto quando il ritmo, la verve comica, i guizzi di genio tendono a scemare a mano a mano che si procede con la visione della pellicola.<br />E in questa "stanchezza" del film ha verosimilmente giocato un ruolo importante anche la scelta quasi obbligata del doppiaggio, una necessità determinata dal fatto che in Italia il pubblico è poco avvezzo alla lettura dei sottotitoli. Senza nulla togliere alla professionalità di Tonino Accolla, direttore del doppiaggio, e allo straordinario talento di Pino Insegno, voce italiana di Borat, forse mai come in questo caso, si sarebbe dovuta rispettare la lingua originale.<br />Borat è un film da vedere, ma senza dimenticare l'enorme battage pubblicitario che lo supporta. L'idea del film è buona e ha una certa originalità, ma la decisione della casa di produzione di non realizzarne un seguito non credo ci farà disperare più di tanto. </div><div align="justify">Come a dire: il troppo stroppia.<br /></div><div class="blogger-post-footer">cinema, letteratura, sceneggiature, film, corti, festival<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30909216-6140504121542854161?l=ottoemezzoalive.blogspot.com'/></div>ottoemezzo a-livehttp://www.blogger.com/profile/04202915340248231707noreply@blogger.com1