tag:blogger.com,1999:blog-30393311.post-63351187486499261532007-02-21T13:52:00.000-08:002007-02-21T13:56:44.292-08:00Il Senato ha bocciato la mozione dell'Unione. Prodi si è dimesso.<p> <strong>Prodi ha presentato al presidente Napolitano le dimissioni e il capo dello Stato si è riservato di decidere</strong>. La scelta dopo la bocciatura del governo a Palazzo Madama per due voti sulla risoluzione per approvare la relazione di politica estera del ministro D'Alema. La maggioranza richiesta era di 160 voti, mentre la risoluzione dell'Unione ne ha avuti solo 158. Il Quirinale ha avviato le consultazioni alle 10:30. </p> <p> <strong>Romano Prodi è disposto a restare come presidente del Consiglio se avrà il pieno appoggio del Centrosinistra</strong>. Lo ha detto il suo portavoce, Silvio Sircana. "Prodi - ha affermato Sircana - ha preso atto che questa è una crisi grave e che egli non dispone di una maggioranza al Senato. <strong>E' pronto a restare come primo ministro se, e solo se, d'ora in avanti gli sarà garantito il pieno appoggio di tutti i partiti della maggioranza</strong>".</p> <p> <strong>Qualche minuto prima che il premier si recasse al Quirinale</strong>, Di Pietro anticipava: "Prodi si è recato al Quirinale per rimettere il mandato. Il Capo dello Stato - affermava il ministro - dovrà decidere se ci sia ancora o meno la maggioranza al Senato. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo detto che, nel caso si dovesse votare la fiducia, questa non puo' essere soltanto numerica, ma qualitativa sul programma di Governo e quindi comprendere anche la politica estera". E aveva concluso: "Non puo' esservi fiducia senza politica estera. Nel caso questa condizione non si realizzi, <strong>meglio andare alle urne, piuttosto che rabberciare una maggioranza basata sul parlamentare di turno che non permetterebbe di governare nell'interesse del Paese".</strong></p>Il Consiglio dei ministri si era riunito alle 18:15 <strong>''per comunicazioni del presidente del Consiglio''.</strong> Subito dopo Prodi si è recato a colloquio con Napolitano al Quirinale per rimettere il suo mandato.<br /><br />"<strong>Ho sentito il Presidente della Repubblica e gli ho comunicato l'intenzione di recarmi al più presto al Quirinale per conferire e informarlo della situazione alla luce del voto odierno al Senato</strong>". Aveva detto qualche ora prima il premier. Il capo dello Stato, che era in visita a Bologna, è rientrato subito a Roma.<br /><br />La Quercia - al termine dell'ufficio di presidenza dei Ds - <strong>ripropone il nome di Romano Prodi per la guida del Paese e lo invita a chiedere di nuovo la fiducia in Parlamento</strong>.<br /><br />Il vicepremier <strong>Francesco Rutelli</strong> ha detto: "Ora la maggioranza ha due doveri: assicurare al Paese una politica estera credibile e scongiurare il ritorno della destra. Senza una maggioranza in politica estera, non si governa il Paese. <strong>Vedremo nei prossimi giorni se le forze della sinistra radicale e quelle che hanno già perso dei rappresentanti</strong>, come l'Italia dei Valori, s<strong>apranno riportare una affidabile disciplina nelle loro fila parlamentari</strong> e scongiurare nuovi episodi di infedeltà come quello registrato oggi al Senato". <strong>LA PRECISAZIONE DEL QUIRINALE. </strong>"Su alcune agenzie di stampa si leggono ricostruzioni della giornata di oggi che attribuiscono al presidente della Repubblica posizioni del tutto prive di fondamento. Il Capo dello stato ha preso immediatamente atto, in modo lineare e trasparente della situazione determinatasi a seguito del voto espresso oggi del Senato". E' quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa del Quirinale.<br /><br /><strong>VERTICE DI MAGGIORANZA. A Palazzo Chigi si è tenuta, subito dopo il ko al Senato, una riunione con il premier Romano Prodi</strong>. Oltre ai due vicepremier, Rutelli e D'Alema, erano a palazzo Chigi anche il ministro della Difesa, Arturo Parisi e quello per l'attuazione del Programma, Giulio Santagata. Erano presenti, inoltre, i capigruppo dell'Ulivo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchioaro, e la vicecapogruppo Marina Sereni. <p> <strong>BERLUSCONI: PRODI HA L'OBBLIGO DI DIMETTERSI</strong>. "A <strong>Prodi incombe l'obbligo per ragioni di coerenza politica</strong>, di coerenza costituzionale, di coerenza etica, di rassegnare immediatamente le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso di una breve conferenza stampa a palazzo Grazioli.</p><p>"<strong>Non era mai accaduto prima nella storia della nostra Repubblica</strong>". Silvio Berlusconi ha convocato i giornalisti a Palazzo Grazioli per leggere una dichiarazione: "La politica estera di difesa - ha detto - è il cuore della politica, la principale ragion d'essere di una maggioranza e di un governo. Prodi e D'Alema hanno chiesto al Parlamento il consenso sulla politica estera, sulle loro idee e sulle loro decisioni in politica estera. Questo consenso non lo hanno ottenuto".<br /><br /><strong>"La politica estera - ha spiegato ancora l'ex premier - riguarda il ruolo e l'immagine dell'Italia nel mondo e la vita dei nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali di pace</strong>. Il paese - ha continuato Berlusconi - è stato esposto da una maggioranza che non c'è e da un governo incapace, che ha rifiutato persino il dialogo parlamentare, ad una grave umiliazione internazionale". L'ex presidente del consiglio ha inoltre ricordato: "Noi, come opposizione responsabile, abbiamo votato a favore della missione in Libano e del rifinanziamento della missione in Afghanistan, dimostrando un tenace e coerente attaccamento ai principi di responsabilità nazionale che devono guidare una classe dirigente. Persino sull'allargamento della base militare di Vicenza - ha proseguito Berlusconi - sono stati solo i voti dell'opposizione che hanno consentito di mantenere la credibilità italiana di fronte agli alleati. Ma il governo - ha concluso il leader di Forza Italia - ha voluto fare da solo ed è stato clamorosamente bocciato in parlamento". </p> <p>"Siamo in cauta attesa", spiegano da via del Plebiscito, "il cerino è in mano al centrosinistra". "Abbiamo fiducia nel presidente Napolitano", è la linea di palazzo Grazioli e fonti vicine al leader azzurro fanno intendere che<br />un colloquio telefonico con il Colle c'è stato. </p> <p>"<strong>Sarebbe inutile - è il ragionamento di Berlusconi che viene riportato da un senatore azzurro che ha preso parte all'incontro a palazzo Grazioli - che venisse riesumato un governo che ha gia' avuto la sfiducia del Parlamento</strong> e del Paese, non vogliamo una minestra riscaldata". L'orientamento, quindi, è quello di non chiedere elezioni anticipate e di 'aprire' alla possibilità di un governo non targato Prodi. Un governo che affronti i problemi più delicati per il Paese.<br /></p><p style="text-align: right;">fonte:http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/senato2102.html<br /></p>Skugnizzahttp://www.blogger.com/profile/08278997362458951117noreply@blogger.com