<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872</id><updated>2009-11-24T09:38:38.521+08:00</updated><title type='text'>Le Mura di Camblau</title><subtitle type='html'>Questo è il diario di una storia d'amore. E' la storia di un viaggiatore e di un una città, lui italiano, lei cinese. E' un'elegia alla libertà, alla felicità, alla dolcezza della solitudine e della compagnia.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lemuradicamblau.blogspot.com/atom.xml'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/default.aspx'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>204</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-9202266288571214600</id><published>2009-11-13T15:15:00.002+08:00</published><updated>2009-11-13T15:18:56.100+08:00</updated><title type='text'>Gente che va, gente che viene</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Ne ho viste tante di facce, nei due e più anni che ho vissuto a Pechino. Ma il mio tempo di permanenza sta superando una lunghezza critica, e chi è arrivato nel mio stesso periodo comincia ad andarsene. Il Genio è in Germania con una figlia, Dom è tornato in Australia per dare l'esame da avvocato, Viola è in partenza per la Svizzera dove ha trovato un lavoro migliore, Benjamin è stato rimpatriato forzatamente negli USA, Federico e Irene sono tornati in Italia, logorati dalla Pechino che si prepara alle Olimpiadi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Cina non è un Paese facile, ed è per questo che pochi stranieri ci vivono a lungo. Difficile trovare qualcuno che  sta per più di tre, quattro anni, e che potendo andarsene rimane. E’ un Paese che, alla lunga, ti logora i nervi. Molti giovani vengono in Cina per fare curriculum, senza una reale passione per questo luogo, ed è normale che, dopo un tempo minimo di esperienza lavorativa, dicano addio.&lt;br /&gt;La conseguenza è che Pechino, pur essendo la città in Cina dove in media la permanenza degli stranieri è più lunga, rimane un porto di mare con continui arrivi e partenze. All’inizio è divertente, si conosce tantissima gente, ed è facile stringere amicizie anche profonde con gente che, come te, si trova sola e catapultata dall’altra parte del Mondo. Ma poi, più il tempo passa, più ti accorgi che la gente va e viene, e non si può contare su nulla per sempre. Mano a mano che i vecchi amici scompaiono, le profondità dei rapporti diminuisce, con la consapevolezza che tutto dovrà finire a breve. Uscire con i nuovi arrivati, che se la ridono di come parlano inglese i camerieri e parlano del mercato di Panjiayuan come la frontiera della Cina misteriosa, non ha senso. Gli amici diventano conoscenze, le conoscenze diventano contatti di lavoro, e la vita sociale diminuisce fino alla sconfitta morale definitiva, ovvero la prostrazione quotidiana sul divano, in fronte all’altare del dio DVD.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è facile accettare la situazione. Molta gente se ne va in branchi: parte un membro del gruppo, e gli altri seguono a ruota in prenda a disorientamento sociale. D’altra parte, se le persone cambiano ma la tua vita rimane la stessa, c’è parecchio da annoiarsi. Meglio il contrario, tener gli amici vicini e cambiare casa e lavoro tantopiù che, al contrario di quanto si immagini, non sono in molti ad essere professionalmente realizzati in Cina, specie i giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chi è qui da anni e anni, come fa? Qualcuno, e nello specifico chi ha fatto i soldi, si isola nell'ambiente espatriato della bella vita, tra ricevimenti e incontri al club. Qualcun altro ha trovato il suo ambiente tra i cinesi: su loro puoi contare, non se vanno facilmente dal loro Paese; ma al tempo stesso sono diversi, troppo diversi. Anche Dandan, che ha studiato all'estero e vive con me, comincia a sentirsi a disagio con molti di loro – troppo chiusi mentalmente, troppo rigidi, con delle abitudini incompatibili. Per i suoi coetanei, uscire a cena alle 6.30 e tornare a casa per le 9.30-10.00 è già una botta di vita che non riescono a reggere per più di una volta al mese. Le conversazioni dei trentenni vertono principalmente su problemi di salute (e soluzioni della nonna Wang basate sulla medicina cinese) e sulla pianificazione economica della famiglia (stipendio, mutuo per la casa, automobile, costo dei figli, ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Dandan ci ancoriamo a noi stessi, passano la maggior parte del nostro tempo in due, sforzandoci di uscire ogni tanto, per una cena o una bevuta, un concerto, o una gita in qualche parte della città inesplorata. Sono tempi duri, e cerchiamo di resistere fino a che qualcosa cambi, e una soluzione spunti da sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna, non dovremo attendere a lungo. Una nuova ondata di persone, conosciute e non, sta per arrivare a Pechino, e la nostra vita sociale finalmente si darà una mossa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-9202266288571214600?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/9202266288571214600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=9202266288571214600' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/9202266288571214600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/9202266288571214600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/11/gente-che-va-gente-che-viene.aspx' title='Gente che va, gente che viene'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-7178091491963724994</id><published>2009-11-08T10:58:00.004+08:00</published><updated>2009-11-08T18:59:52.576+08:00</updated><title type='text'>Capodanno 2008</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-13-Fame%21-712759.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-13-Fame%21-712757.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Natale dell'anno 2007 passa senza quasi farsi notare. Nonostante Dandan sia qui a Pechino, per lei è giorno lavorativo, e anche nel mio ufficio si lavora. Mi prendo comunque una giornata di ferie, ma non è la stessa cosa: manca il clima di festa. La famiglia, tra l'altro, è lontana e mi manca. La sera della vigilia io e Dandan pranziamo a casa, cucinando quello che possiamo visto che entrambi stacchiamo dal lavoro alle 6.30; affettiamo per festeggiare un panettone fatto localmente da un ristorante italiano, costa 50 RMB contro i 200 e passa dell'originale Motta o Bauli, ma è duro come legno. Il giorno di Natale, durante la pausa pranzo, decidiamo di andare al Luce, un ristorante italiano vicino al Gulou, nella città vecchia, ma scopriamo solo all'arrivo che è chiuso, e quindi ci buttiamo sul Raj, l'indiano che sta all'angolo della stessa via. Ma non è la stessa cosa. La sera siamo invitati a casa della mia professoressa, quella che mi ha mandato in Cina, e ora vive qui con la famiglia ricoprendo un importante incarico all'ambasciata. E' una cena piacevole, con italiani e con cinesi, ma ancora si avvicina poco all'idea di Natale. &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;E' a causa di questo che forse sento il dovere di fare qualcosa di significativo per Capodanno, ma di fatto anche su questo fronte Pechino offre ben poco. Ci sono le solite feste nei locali dove ci si alcolizza a poco prezzo e si cerca di accoppiarsi, partendo alti e diminuendo il tiro con il procedere della serata; oppure ci sono le feste dei bar fighetti dove si brinda a champagne e si spende una fortuna per il puro gusto di farsi vedere da altra gente. Sono poco positivo.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;L'incontro con Dom al 7 Eleven è un segno, o almeno così io lo interpreto. La sera stessa lo invitiamo all'Indian Kitchen, un altro ristorante indiano a Sanlitun, insieme a un gruppo di altri amici italiani e cinesi – Viola, Alba e Gianluca. Quella sera decidiamo di fare una festa nostra, a casa degli ultimi due della lista, organizzando tutto da noi. Sono le feste in casa quelle che rendono i capodanni memorabili.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Meno di due settimane dopo è il 31 dicembre, e Dom viene a prendermi in ufficio dove ci carichiamo di vino. Saliamo in taxi e una mezz'oretta di traffico dopo siamo al Fuli Cheng, colossale complesso residenziale a sud del Guomao, dove Gianluca vive insieme a un coinquilino, giornalista per un importante quotidiano sportivo italiano, che per pur caso non c'è. L'appartamento è grande e arredato con gusto, con grandi piante ed elementi d'arredo cinese e africani (scopriamo che il coinquilini è cresciuto in Africa). E' la prima festa semiseria che organizziamo, e quindi i risultati sono alterni, ma non ci facciamo caso: l'importante è divertirsi e stare assieme. Le donne si chiudono in cucina a cucinare – ci sono costolette di maiale alla pechinese, costolette di maiale in agrodolce, e una sorta di lasagna clamorosamente sbagliata che si trasforma in pasticcio. Noi uomini stappiamo il vino, che scorre a fiumi, e mettiamo su la musica: Dom si improvvisa DJ e a sorpresa stupisce con Bob Dylan e gli Stones. L'atmosfera è cordiale, complice l'alcool. Tutti si divertono, pare addirittura possa nascere qualcosa tra Viola e Dom – del resto che festa di capodanno sarebbe senza un colpo di fulmine?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;A mezzanotte non ci sono fuochi, la città è incredibilmente tranquilla. Noi spariamo la nona di Beethoven a palla brindando con panettone, quello buono, e Brachetto d'Aqui. Strani e rumorosi questi &lt;i&gt;laowai&lt;/i&gt;, penseranno i vicini; come che sia, la cosa non ci riguarda.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-30-Vista-dal-tetto-712762.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-30-Vista-dal-tetto-712761.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Ad euforia della mezzanotte passata, saliamo sul tetto, oltre il ventesimo o venticinquesimo piano. Fa un freddo eccessivo e il vento tira come fa solo qui. Si vedono le stelle e la skyline di tutta la città, a nord il CBD e a sud l'anonima successione di palazzi residenziali tutti uguali che costituisce la periferia meridionale della città. Vista così, nella sua immensità di buio, grigio e fari di posizione, è uno spettacolo terribile e sconcertante. Ma noi ci siamo quasi abituati. Guardiamo lo spettacolo con gli occhi che lacrimano a causa del vento, e giochiamo a identificare i palazzi più alti: laggiù c'è il Park Hyatt, colorato di un rosso violento, quello è il Jianwai SOHO, quello il Guomao; e poi la China Garment Tower, la sagoma in costruzione della CCTV Tower, e tante altre. Tutte a nord, nelle altre direzioni i palazzi sono irrimediabilmente anonimi e tutti uguali. Pechino.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Scendiamo in casa al calduccio, è ormai tardi ma a qualcuno piacerebbe uscire. Dopo una mezz'ora di discussioni, ci si saluta, augurandosi un buon anno nuovo. Viola va a casa e io, Dandan e Dom ci infiliamo in un taxi e, nelle strade deserte e gelide, raggiungiamo il Bed Bar, dall'altra parte della città. C'è ancora qualcuno qui, il Bed Bar del resto è uno dei posti che non delude. Davanti a un tè caldo chiacchieriamo tranquillamente, stanchi e consapevoli che probabilmente non ci vedremo più, per molto molto tempo. Dom tra pochi giorni tornerà in Australia. Concludiamo in pieno accordo che è stato bello conoscersi, e non sarebbe male vedersi ancora. Io e Dandan veniamo ripetutamente invitati a Melbourne. Poi il Bed Bar chiude, verso le quattro del mattino, e il &lt;i&gt;fuwuyuan&lt;/i&gt; gentilmente ci invita ad andare via. Camminiamo oziosamente verso la piazza del Gulou, dove a quest'ora della notte degli operai stanno ancora lavorando su di un enorme palco che copre quasi tutto lo spazio tra le torri.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;L'avevamo notato il giorno prima passando per caso, quando ancora lo stavano montando, e avevamo interrogato uno degli operai per sapere di cosa si trattava.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Buongiorno”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“...”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Buongiorno!”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“...”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Hey! Dico a lei, buongiorno!”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Finalmente ci nota. “Ah, Buongiorno, mi dica”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Che succede qui? C’è uno spettacolo?”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Sì” risponde senza espressione.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Di cosa si tratta?”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“E’ uno spettacolo di capodanno, ci saranno la TV ed esponenti del comune”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Ah, interessante... serve il biglietto per entrare?”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“No, non c’è biglietto” dice, perplesso.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“Allora possiamo venire a vedere?”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;L'operaio ci pensa un attimo su, poi risponde:&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;“No”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;Ora il palco lo stanno smontando. Sono ormai le quattro passate, e nonostante la stanchezza mi sento vivo come non mi sentivo da tanto. Sarà l’ora, sarà il freddo. Ci salutiamo con Dom, che decide di prendere un ultima birra da solo al Jiangjinjiu, dove rimangono ancora sei o sette persone. Mi verrà in mente solo dopo che è qui che siamo venuti la prima &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/05/yoga-party.aspx"&gt;sera &lt;/a&gt;che ci siamo conosciuti, quando ancora non ero mai stato in questo posto, e ora è qui che ci salutiamo. Senza questi pensieri per la testa, in una dimentichevole e felice stanchezza, io e Dandan camminiamo per le strade silenziose, chiamiamo un taxi e ci dirigiamo verso casa. Buon anno, buon anno...&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-32-Zhonglou-728826.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-31-32-Zhonglou-728825.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-7178091491963724994?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/7178091491963724994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=7178091491963724994' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7178091491963724994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7178091491963724994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/11/capodanno-2008.aspx' title='Capodanno 2008'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-7415187479218634601</id><published>2009-10-07T10:18:00.006+08:00</published><updated>2009-11-06T10:28:31.863+08:00</updated><title type='text'>Ancora Dom</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/7-Eleven-796930.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/7-Eleven-796928.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Un giorno di inizio dicembre io e Dandan andiamo a fare la spesa al 7 Eleven sotto casa, e chi ti incontriamo? Dom!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo vedo da mesi, impegnato com'era con il suo HSK e le sue strane storie da &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/09/day-day-up.aspx"&gt;paranoia&lt;/a&gt;. Ora invece è in forma smagliante, elegante, sorridente. Ci racconta che ha superato l'esame, non brillantemente come sperava ma comunque bene: ora ha trovato lavoro in uno studio legale americano dove farà un po' di pratica prima di tornare in Australia e dare l'esame di Stato per l'avvocatura, e stare un po' con la sua famiglia che non vede da troppo tempo.&lt;br /&gt;La paranoia? Andata, per fortuna: una volta mollata l'infame &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2008/04/coreani.aspx"&gt;scuola coreana &lt;/a&gt;e iniziata una vita regolare da lavoratore diurno ha cominciato a stare bene. Accenna a una storia strana che mi fa intuire che la fantomatica ragazza coreana di cui era perdutamente innamorato era coinvolta in qualche giro di prostituzione forzata da parte di connazionali, da cui tutta l'ostilità che si era trovato contro. Non so se speri ancora un giorno di diventare ricco e sposarla, ma potrebbe essere.&lt;br /&gt;Fatto sta che, apparentemente, adesso Dom sta bene, e a me fa un gran piacere vederlo. Lo invitiamo quindi alla festa di capodanno che noi e alcuni amici stiamo organizzando di lì a pochi giorni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-7415187479218634601?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/7415187479218634601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=7415187479218634601' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7415187479218634601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7415187479218634601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/10/ancora-dom.aspx' title='Ancora Dom'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-4408050208789501851</id><published>2009-08-26T14:18:00.002+08:00</published><updated>2009-08-26T14:32:09.918+08:00</updated><title type='text'>Almeno gli alberi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-17-01-Lavori-in-Dongzhimen-714228.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-12-17-01-Lavori-in-Dongzhimen-714212.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;Pechino è una città in fermento. Da anni non si fa che costruire, per le Olimpiadi, per modernizzarsi, per seguire l'andamento dell'economia. Intere zone della città, dagli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hutong&lt;/span&gt; tradizionali ai palazzi a sei piani dei tempi di Mao, vengono spianate per far spazio ai grattacieli, ai parcheggi, all'allargamento delle strade. Il progresso avanza inesorabile, e ormai l'immagine del muro con scritto “&lt;span style="font-family:Lucida Sans Unicode;"&gt;拆”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;, demolizione, e gli operai edili che lavorano alle 4 del mattino sono un cliché della città.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ma ci sono cose che a volte risvegliano qualche speranza, come quella che ho visto a Dongzhimen: qui si stanno allargando la stazione della metropolitana e la strada, una delle più congestionate della capitale (la stessa dove pochi mesi prima stavo per essere spianato da &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2008/12/la-morte-corre-pechino.aspx"&gt;veicoli in accelerata&lt;/a&gt;), eppure qualcosa non è stato abbattuto, anzi è stato preservato e protetto. I pioppi.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;C'è una legga a Pechino che tutela gli alberi, tutti quanti e in particolare gli alberi che superano certe soglie d'età, per abbattere i quali servono speciali autorizzazioni governative, concesse con il contagocce. Qualcuno probabilmente si è reso conto di quanto Pechino ha bisogno di verde, oppure semplicemente qualcuno con un forte senso estetico si è reso conto che senza alberi la città sarebbe obbrobriosa (basta confrontare le vie alberate, come Dongzhimen Wai, e quelle non, come Chaoyangmen Wai, per rendersi conto della differenza). Fatto sta che gli alberi non s'abbattono: sono lì all'interno delle transenne e gli operai ci lavorano attorno, senza danneggiare nemmeno le loro radici.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Questa pratica sembra datare almeno qualche anno, dal momento che gli alberi nel cortile di casa mia sono ben più vecchi dell'edificio, e probabilmente per i primi 30-50 anni della loro vita hanno dominato un paesaggio fatto di tetti bassi di tegole grigie, prima di trovarsi all'ombra di un condominio di 15 piani, unica memoria d'una vecchia Pechino quasi dimenticata. Quasi tutti gli alberi della città vecchia oramai sono censiti, e riportano placche che informano chiunque dell'età stimata dell'albero e della categoria di protezione di cui gode.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;E' una bella legge, una legge intelligente quella che protegge almeno gli alberi, cose vive, dalla speculazioni edilizia. Ad oggi i lavori a Dongzhimen sono finiti, e i pioppi fanno bella mostra di sé in un'aiuola che divide la strada principale dal controviale, facendo ombra d'estate e meno grigio d'inverno.&lt;/p&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-4408050208789501851?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/4408050208789501851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=4408050208789501851' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4408050208789501851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4408050208789501851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/08/almeno-gli-alberi.aspx' title='Almeno gli alberi'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-1121445298581399377</id><published>2009-08-14T14:54:00.005+08:00</published><updated>2009-08-15T15:45:23.191+08:00</updated><title type='text'>Invenzioni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Chaobing-754723.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Chaobing-754721.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Un giorno, mentre stiamo andando a visitare l'ennesimo cliente, Nathalie mi racconta quello che definisce un fatto oltraggioso. Seriamente scandalizzata e offesa, procede nel dettagliarmi le dichiarazioni del governo della Corea del Sud, secondo il quale la Festa di Mezzautunno è una tradizione anzitutto coreana, in seguito adottata dai cinesi; non solo, ma una celebre università è arrivata a sostenere che i caratteri cinesi siano stati inventati dai coreani, insegnati ai cinesi, e quindi abbandonati perché inefficienti dal punto di vista comunicativo, e sostituiti dall'attuale sistema di scrittura coreano. Più tardi tanti conoscenti mi confermeranno la storia, che ha causato un grave incidente diplomatico tra Corea del Sud e Repubblica Popolare, con proteste ufficiali del governo di Pechino tramite la loro ambasciata, e un'ondata d'indignazione popolare che non si vedeva dai tempi in cui il governo giapponese aveva rimosso dai libri di scuola le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Sinceramente, come europeo, la cosa mi lascia abbastanza freddo: se il governo coreano ha le prove di quello che dice, le produca, se no stia zitto.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;“E in fondo” dico a Nathalie con una punta d'ironia “non è che i coreani siano i primi ad attribuirsi fantasiose scoperte della civiltà. Succede la stessa cosa quando i cinesi dicono di aver scoperto l'America e inventato la pizza”&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:trebuchet ms;" align="justify"&gt;“I cinesi HANNO inventato la pizza! Non hai mai sentito parlare delle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shandong Chaobing&lt;/span&gt;?!?”&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:trebuchet ms;" align="justify"&gt;Oh, Dio.&lt;/p&gt; &lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;Le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shandong Chaobing&lt;/span&gt; (山东炒饼) sono essenzialmente una specie di pane con la sfoglia, nel cui impasto vanno varie verdure e carne trita (con una prevalenza di scalogno e maiale), che viene fritta su una grossa piastra e servita intrisa d'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Olio_di_colza"&gt;olio di colza&lt;/a&gt;, il preferito nella Cina del XXI sec. Non voglio chiedere, ma sono sicuro che la storia della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Shandong Chaobing &lt;/span&gt;includa, ad un certo punto, Marco Polo che passava di lì, l'assaggiò, gli piacque, e la portò in Italia dove la spacciò per pizza e divenne famoso. Le storie di questo tipo in Cina sono parte della realtà consensuale e nulla può far cambiare idea ai cinesi, se non forse una dichiarazione ufficiale a reti unificate del Partito Comunista; e forse neanche quella. Ma il guaio non è tanto questo, è che con la mia dichiarazione sconsiderata sulle invenzioni ho scatenato il nazionalismo di Nathalie e ora lei dovrà convincermi che i cinesi hanno inventato questo e quello, pena la perdita della faccia. Discutiamo per almeno dieci minuti buoni di invenzioni e civiltà, finché alla fine grazie a Dio possiamo concordare sul fatto che abbiamo opinioni diverse e non c'è modo oggettivo di dimostrare la superiorità di una sull'altra (mento sapendo di mentire, sono tutte cose verificabilissime ma sono stufo di discutere con quella testa di legno di Nathalie).&lt;/p&gt; &lt;p face="trebuchet ms" style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Questo lungo preambolo ci introduce a un aspetto estremamente interessante della cultura cinese (e forse coreana e giapponese, chi lo sa?), ovvero il pregiudizio per cui i cinesi hanno inventato tutto prima degli altri. Si tratta di una conseguenza del pregiudizio più noto secondo cui la Cina è il Paese di Mezzo che sta al centro del mondo, con la storia più antica, la gloria più brillante, la civiltà più raffinata (diciamo pure: LA civiltà, l'unica) mentre tutti i popoli esterni sono fondamentalmente dei barbari capaci al più di creare effimeri imperi delle steppe. E a chi obietta che i mongoli con il loro effimero impero delle steppe hanno conquistato mezzo mondo Cina compresa, e in particolare la Cina l'hanno dominata per un secolo da imperatori, si risponde che i mongoli SONO cinesi, una delle tante minoranze etniche, e lo dimostra il fatto che hanno adottato il sistema imperiale cinese. La tesi, credetemi, è ben navigata e testata ampiamente contro le critiche degli occidentali gelosi.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Sta di fatto che, oltre alle sacrosante scoperte che indiscutibilmente competono alla civiltà cinese, come la carta, la stampa, la bussola, la polvere da sparo, lo smalto, la seta, l'agopuntura, i soldi di carta, le bacchette per mangiare, l'aquilone, la porcellana, il té, il tofu, se ne aggiungono altre più discutibili.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;" align="justify"&gt;Le Invenzioni “Tirate”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Si tratta di concetti certamente sviluppati in Cina in tempi antichi, con successo limitato, ma poi reinventati in forma diversa e migliore altrove, per esempio:&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;u&gt;Le armi a ripetizione&lt;/u&gt;: i &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/01/i-sichuanesi.aspx"&gt;chengdunesi &lt;/a&gt;sostengono che la la balestra a ripetizione fu inventata da Zhuge Liang nel periodo dei Tre Regni (220-280). Vero, però è difficile sostenere che questo abbia avuto un peso sull'invenzione delle armi da fuoco a ripetizione, sviluppate più di un millennio dopo in Europa.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;u&gt;Gli scacchi&lt;/u&gt;: gli scacchi in Cina esistono da tempo immemore, usano pedine tonde con ruoli diversi e hanno regole complicatissime. Si può sostenere che abbiano avuto la loro influenza sui più conosciuti scacchi occidentali, quelli con il re, la regina, la torre, ecc. Sta di fatto che oggi gli scacchi cinesi si usano solo in Cina e forse un po' in Corea e Giappone, mentre nel resto del mondo la gente usa gli scacchi occidentali, per cui non capisco questo grande orgoglio cinese nel vedere che gli europei gli hanno rubato l'invenzione, l'hanno migliorata e l'hanno resa celebre.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;u&gt;Il golf&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;: oggigiorno in Cina non sei nessuno se non giochi a golf. Solo a Pechino ci sono tipo 50 campi da golf, ed è qui che i ricchi e i potenti fanno le &lt;i&gt;guanxi&lt;/i&gt;, Poi un giorno qualcuno si è ricordato che durante la dinastia Song (960-1279) i membri della corte imperiale si divertivano con il &lt;i&gt;chuiwan&lt;/i&gt;, un gioco in cui bisognava mandare una palla dentro una buca colpendola con un bastone, e ha dedotto che il golf è cinese. Il &lt;i&gt;chuiwan&lt;/i&gt; fu dimenticato ben presto dai Ming perché doveva essere ancora più noioso del golf (il fatto che si giocasse su aree piane e ristrette più aver contribuito alla decisione). Tra le altre cose il golf in Cina si chiama non &lt;i&gt;chuiwan&lt;/i&gt; ma &lt;i&gt;gao'erfu:&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; dev'essere tutta esterofilia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Il calcio&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;: un giorno, durante il periodo degli Stati Combattenti (476-221 a.C.), un generale decise che i soldati potevano svagarsi e allenarsi allo stesso tempo giocando a palla. Li divise in numerose squadre, assegnò a ciascuna un buco in un muro, le mise tutte una contro l'altra contemporaneamente e quelli cominciarono un gioco che probabilmente assomigliava al calcio non meno che alla rissa reale del wrestling con tanto di mosse di kung fu, nonché al sabato dei saldi al Wal Mart di Jianguo Lu. Lo chiamarono &lt;/span&gt;&lt;i&gt;cuju&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, ma lo chiamarono per poco perché probabilmente finiva con un certo numero di soldati calpestati a morte dagli altri, e causava tensioni nelle truppe. Quando poi il calcio divenne famoso anche in Cina qualcuno disse che era lo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;cuju&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; ritornato. Infatti ancora oggi lo chiamano &lt;/span&gt;&lt;i&gt;zuqiu&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, ovvero palla-piede (football), e la nazionale cinese, con la sua tradizione calcistica millenaria, si è qualificata tipo 150esima ai campionati mondiali, dietro Paesi come il Nicaragua che probabilmente Sanlitun da sola fa più abitanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;" align="justify"&gt;Le Invenzioni Controverse&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Sono quelle invenzioni che possono anche essere nate in Cina, ma sono talmente basilari e antiche che invocarne la paternità è assolutamente puerile. Un giorno ero in un mercato a Shanghai e una ex collega mi indicò un abaco, un semplicissimo abaco per contare, in vendita a pochi &lt;i&gt;kuai&lt;/i&gt;, e me lo spacciò per un oggetto che rappresenta squisitamente la tradizione della civiltà cinese. Avrei voluto rispondergli che la nostra civiltà occidentale è rappresentata squisitamente dai grattacieli e dalle strade asfaltate, e avrei voluto chiederle se a Shanghai c'erano tanti occidentali con la nostalgia di casa oppure erano i cinesi che volevano far le cose in stile tradizionale europeo. Non lo feci, perché forse era un po' eccessivo. Ma quando un cinese vi dirà con orgoglio che la campana e il remo sono invenzioni cinesi (gli esemplari più antichi preistorici sono effettivamente stati ritrovati in territorio cinese), rispondetegli che la ruota è irachena (l'hanno inventata i sumeri) e il lavandino e il cesso sono italiani (risultati dell'acquedotto romano), e chiedete loro se si sentono fortunati ad aver avuto contatti con gli stranieri, così non devono andare in giro a piedi o sui muli, lavarsi al pozzo e cagare in buchi nel pavimento. Tenete conto, però, che potrebbero non cogliere l'ironia e offendersi.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;" align="justify"&gt;Le Invenzioni “Scollegate”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Sono invenzioni cinesi che assomigliano ad altre invenzioni posteriori e totalmente indipendenti. Per esempio gli spaghetti – la madre di tutte le diatribe sulle invenzioni. Sugli spaghetti sono state create storie fantastiche, che non mi stanco mai di ascoltare. Le peggiori includono sempre Marco Polo, le migliori invece includono fatti storici reali o anche elementi romantici, come quella del marinaio italiano che, dopo aver passato la notte con una bella ostessa cinese, si accorge che gli spaghetti rimasti sul tavolo si sono seccati, ed è per questo che in Italia la pasta è così dura. Per la cronaca: gli spaghetti in Cina potrebbero datare a 4000 anni fa, mentre in Italia dal periodo etrusco (2500-3000 anni fa). Le probabilità che gli spaghetti abbiano attraversato l'Asia in questo periodo, senza lasciare tracce nella cucina di alcun popolo sulla strada, sono semplicemente ridicole.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;" align="justify"&gt;Le Invenzioni Fantasiose&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Le migliori. Oltre alla già citata pizza ottenuta da un Marco Polo pasticcione dalle &lt;i&gt;shandong chaobing&lt;/i&gt; o dai ravioli cinesi (Marco Polo essendo un &lt;i&gt;laowai&lt;/i&gt; non li sapeva chiudere, i ravioli), c'è la Coca Cola, inventata da un medico cantonese come rimedio per l'influenza e ancora servita bollente con lo zenzero in varie località del Guangdong.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Peraltro, le invenzioni cinesi sono una realtà in divenire. Non mi stupirebbe sentire, tra qualche anno, che i cinesi hanno inventato il vino e il formaggio e Marco Polo li ha portato in Europa, o che la ricetta del Kentucky Fried Chicken sia stato creata dalla tata cinese del colonnello Sanders, o che i cinesi hanno mappato la Luna durante il Grande Balzo in Avanti. Del resto, già si sosteneva tempo fa che Zheng He scoprì l'America qualche anno prima di Colombo: quando uno storico scandinavo fece notare che i Norvegesi erano arrivati in America già secoli prima di Colombo e Zheng He, uno storico cinese dichiarò che i Vichinghi non avevano circumnavigato il globo, ma Zheng He sì, e prima di Magellano, ma purtroppo non lasciò carte o resoconti di questo viaggio. Peccato. Qualcuno azzarda invece che Laozi, fondatore del Taoismo, con l'idea del Tao che si autogenera dal nulla abbia posto le basi della fisica quantistica, che è un po' come dire che Epicuro, con la teoria degli atomi, è il padre della fisica nucleare.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Aspettiamocene di sempre nuove.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-1121445298581399377?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/1121445298581399377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=1121445298581399377' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1121445298581399377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1121445298581399377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/08/invenzioni.aspx' title='Invenzioni'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-7663738034401761889</id><published>2009-07-12T00:02:00.002+08:00</published><updated>2009-07-12T00:27:03.901+08:00</updated><title type='text'>Violenza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/kikuchiyo-712012.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/kikuchiyo-712010.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;E' un qualunque pomeriggio invernale, e sto camminando su Nan Luogu Xiang insieme a Nathalie, la mia &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2009/02/assunzione-di-un-assistente.aspx"&gt;nuova assistente&lt;/a&gt;. Abbiamo appena visitato un cliente, e ci stiamo avviando verso l'ufficio, quando uno strano rumore attrae la mia attenzione: &lt;i&gt;“thud”&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;E' uno strano rumore, un rumore che ammetto di non aver mai sentito prima, e sarà per quello che la mia reazione è lenta. Il sopracitato &lt;i&gt;thud&lt;/i&gt; è il rumore che fanno le nocche di un pugno di un tamarro contro la faccia di una &lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt;. Ce ne sono tre di tamarri, a dire la verità: uno ha i capelli leccati all'insù con una punta verso la sommità posteriore, tipo Oliver Hatton per intenderci, e la faccia butterata dai brufoli; un altro ha i capelli uguali, ma è grasso e indossa una giacca nera con dei glitters; e infine uno basso, con la maglietta attillata a righe diagonali bianche e blu, i capelli tinti di biondo e strati a mezzafrangia sulla fronte. Praticamente, i tirapiedi picchiosi dei cattivi di Lupin. Sono tutti e tre ubriachi marci, e saranno le quattro del pomeriggio. Il biondo è quello più fuori di tutti, sta a fatica in piedi, a sta urlando un fiume di insulti da far rabbrividire verso una &lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; del cesso pubblico, da cui sono appena sbucati. Gli altri due cercano di trattenerlo a turno, con la faccia divertita e con scarsa convinzione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;L'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt;, classica &lt;i&gt;nongmin&lt;/i&gt; (abitante delle campagne) di età indefinibile tra i 35 e i 55, pelle scura, tuta blu da proletaria, sta prostrata per terra, con un occhio nero che si sta gonfiando e del sangue che le esce dal lato della bocca. Evidentemente dev'essere scoppiato un alterco mentre i tre erano al bagno pubblico, forse lei si è lamentata del casino che facevano, e a un tratto il tamarro biondo ha cominciato a picchiarla selvaggiamente. Lei è uscita, lui l'ha seguita, i suoi compari dietro, ed è cominciata la tragedia greca alla cinese. L'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; piange per terra, il biondo sacramenta, gli altri due lo trattengono ridacchiando. Nei due-tre secondi che mi ci sono voluti ad assorbire queste informazioni e comprenderle in quanto realtà e non cartone animato o film sulla cultura alternativa tipo Arancia Meccanica o Trainspotting, si è accalcata una piccola folla di cinesi che, facce di cera, osserva la scena come alla televisione, senza dimostrare di aver fatto il mio stesso salto logico. Ma quel che è peggio, Nathalie si è lanciata nel mezzo della scena a braccia aperte, urlando ai tamarri di togliersi di mezzo e lasciar stare la povera &lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; indifesa. O cazzo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Prima che il tamarro biondo, con i riflessi rallentati dall'alcol, si avventi sulla mia assistente, intervengo io. Sarà che sono alto mezza spanna più del più grosso di loro, sarà che sono straniero, i due tamarri più sobri si fanno immediatamente più cauti, mentre il terzo fa un paio di passi indietro, continua a urlare i suoi insulti, prova un paio di volte a girarmi attorno senza successo, ma in generale non da' assolutamente a vedere di avermi notato. In effetti non incrocia lo sguardo, non mi si rivolge, e a tutti gli effetti agisce come se non esistessi, senonché sta ben attento a mantenere due-tre metri tra me e lui.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;L'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; nel frattempo non da' segno di volersi spostare, e comincio a capire, nel suo farfugliare di bocca rotta e &lt;i&gt;tuhua&lt;/i&gt; (lingua contadina, ovvero una forma semplificata di cinese mandarino) che sta pretendendo dei soldi dai tre tamarri per andare all'ospedale e farsi aggiustare. Superfluo riportare la risposta dei tre alla richiesta. Sta di fatto che, nonostante l'insistenza di Nathalie, la donna non si vuole alzare, fa peso morto e continua a gemere chiedendo una compensazione. La situazione è in stallo, ma prima che i tamarri agiscano perdo la pazienza e prendo in mano la situazione, urlando a Nathalie e all'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; di levarsi dai coglioni e camminare verso la fine della strada. Solleviamo la donna a forza e la portiamo via, con i tamarri che ci seguono per qualche decina di metri, sempre gridando ignominie ma a debita distanza. La folla di cinesi si apre, attenta a non interagire con la scena, qualche straniero si è fermato a guardare commentando stranito, noi tiriamo la donna avanti e la facciamo entrare in un ristorante di &lt;i&gt;jiaozi&lt;/i&gt; dove chiediamo gentilmente alla &lt;i&gt;laoban&lt;/i&gt; di permettere all'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; di darsi una lavata alla faccia e riprendersi un po'. Nathalie si mantiene vicino alla donna, cercando di calmarla e confortarla, dicendole che non vale la pena mettersi a litigare con gente così, che non otterrebbe nulla se non altre botte. Io ringrazio la &lt;i&gt;laoban&lt;/i&gt; per l'ospitalità, prendo Nathalie, e le dico di andare, prima che i &lt;i&gt;tamarri&lt;/i&gt; tornino, magari con i rinforzi. Fuori c'è ancora la folla di cinesi che, attraverso i vetri del ristorante, non hanno mai smesso di guardare la TV. E poi succede una cosa strana.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Nel giro di pochi attimi, la &lt;i&gt;laoban&lt;/i&gt; prende l'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt;, senza alcuno scrupolo la sbatte fuori dal suo ristorante e si chiude la porta dietro, e l'&lt;i&gt;ayi&lt;/i&gt; tenta di rintracciare i tre tamarri, chiede alla folla dove sono finiti (ovviamente senza risposta – non si risponde alle domande della TV) e, incapace di trovarli, comincia ad inseguire me e Nathalie, urlando che è tutta una cospirazione, che è colpa nostra se adesso lei non ha i soldi per l'ospedale, che glieli dobbiamo dare noi. La folla ci guarda, attendendo una drammatica risposta. Alzo la mano, fermo un taxi, butto dentro Nathalie, monto e chiudo la portiera. “Via di qui, presto” dico all'autista.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Mentre il Beijing Taxi ci porta lontano da questa scena surreale, nella mia testa frullano mille domande. Perché i cinesi tengono il massimo distacco da queste scene, perché ciascuno sta a guardare ma si fa i fatti propri, non cieco e sordo ai fatti altrui, palesemente consapevole ma massimamente distaccato? E' una situazione che sfida ogni modello comportamentale della mia civiltà – per me o ci si fa i fatti propri, fingendo di non sapere, oppure si è coinvolti. Qui no: si può curiosare spudoratamente nella vita altrui e tranquillamente fregarsene, tenendosi al di fuori senza la minima colpa o vergogna. Anche Nathalie, cinese pure lei sebbene di padre europeo, è scioccata dal comportamento delle persone: nessuno che abbia fatto qualcosa, detto una parola, nemmeno abbozzato un'espressione di sdegno. Spettatori davanti al varietà.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-left: 0.13cm; margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;E' Dandan, la sera stessa, a illuminarmi con il suo punto di vista. Per i cinesi, ingiustizie come queste ne capitano tutti i momenti, e vale la pena di pensare alle proprie che a quelle degli altri. Del resto, come ho visto, la riconoscenza non è una virtù comune, da queste parti: la pragmaticità, in questo caso cercare di ottenere qualche soldo in più, prevale. Quando ci sono di mezzo i contadini, i &lt;i&gt;nongmin&lt;/i&gt;, poi, è come aver a che fare con degli alieni – non c'è rispetto, non c'è dignità, non c'è fiducia davanti alla gente di città, gente ricca che li sfrutta e basta, figurarsi per i &lt;i&gt;laowai&lt;/i&gt;. Per quel che li riguarda, non siamo neanche della stessa razza umana.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Non posso impedirmi di pensare a una frase, tratta da Sette Samurai di Kurosawa. Toshiro Mifune, grandissimo nella sua interpretazione di Kikuchiyo che, quando viene ritrovato un bottino di armi nel villaggio dei contadini che i samurai volevano difendere, nel silenzio generale improvvisamente scoppia a ridere come un isterico:&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;“&lt;i&gt;Heh, guarda che bellezza! Haha! Che pensavate che fossero questi contadini? Buddha o simili? Non fatemi ridere! Non c'è creatura al mondo più volitiva di un contadino! Chiedetegli riso, orzo, qualunque cosa, e tutto quello che hanno sempre da dire è “Non ne abbiamo più”. Ma ne hanno, ne hanno di tutto. Scavate sotto le assi del pavimento; se non ce n'è lì, provate nel granaio: ne troverete in quantità. Vasi di riso, sale, fagioli, sake. Haha! Hahaha! Andate su per i monti: hanno campi nascosti. Si inginocchiano, strisciano e mentono, facendo gli innocenti tutto il tempo. Qualunque cosa vogliate, sono pronti a fregarvi anche su quello! Dopo le battaglie, danno la caccia agli sconfitti con le loro lance. Datemi retta! I contadini sono avari, canaglie e piagnoni! Sono cattivi, stupidi, assassini! Che il Diavolo se li porti! Potrei ridere fino alle lacrime!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;“&lt;i&gt;Ma ditemi questo: chi li ha resi i mostri che sono? Voi l'avete fatto, voi samurai, che il Diavolo porti anche voi! In guerra, bruciate i loro villaggi, calpestate i loro campi, rubate il loro cibo, li fate lavorare come schiavi, violentate le loro donne e, quando provano a resistervi, li ammazzate. Che vi aspettate che facciano? Che Diavolo dovrebbero fare i contadini secondo voi? Maledizione, maledizione!”&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ancora una volta, la divisione di questo Paese, tra noi che stiamo nelle città, e gli altri novecento milioni di &lt;i&gt;nongmin&lt;/i&gt;, umani come noi eppure più diversi ed ostili dei cani, mi riempie l'anima con il suo immenso vuoto.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-7663738034401761889?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/7663738034401761889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=7663738034401761889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7663738034401761889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7663738034401761889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/07/violenza.aspx' title='Violenza'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-28318991648106037</id><published>2009-06-21T13:15:00.005+08:00</published><updated>2009-07-11T17:09:12.940+08:00</updated><title type='text'>La Carne d'Asino</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Wang-Pangzi-740295.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Wang-Pangzi-740292.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div face="trebuchet ms" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Un bel giorno d'inizio inverno leggo sul That's Beijing una recensione su un ristorante che serve carne d'asino. Ora, la superstizione per cui i cinesi mangiano di tutto non è vera. O meglio, si riferisce ai cantonesi, ma qui a Pechino la gente è relativamente conservatrice nella carne che mangia: agnello (&lt;i&gt;yangrou&lt;/i&gt;), pollo (&lt;i&gt;jirou&lt;/i&gt;), anatra (&lt;i&gt;yarou&lt;/i&gt;), maiale (&lt;i&gt;zhurou&lt;/i&gt;) e manzo (&lt;i&gt;niurou&lt;/i&gt;) costituiscono la stragrande maggioranza della carne mangiata normalmente. Oca (&lt;i&gt;erou&lt;/i&gt;), coniglio (&lt;i&gt;tuzirou&lt;/i&gt;), cane (&lt;i&gt;gourou&lt;/i&gt;), cammello (&lt;i&gt;luorou&lt;/i&gt;) sono considerate carni particolari, prodotti che appartengono ad altre cucine che, sì, si possono assaggiare, ma sono fondamentalmente esotiche. Cavallo (&lt;i&gt;marou&lt;/i&gt;), non sia mai! Solo dei barbari possono mangiare cavallo! Cacciagione non se ne trova, perché pare sia vietata, anche se in certi ristoranti cantonesi fa capolino ogni tanto qualche labbro di cervo (&lt;i&gt;lurou&lt;/i&gt;) di dubbia provenienza.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;L'asino: &lt;i&gt;lürou&lt;/i&gt;. Non ci avevo mai pensato. Nemmeno i pechinesi, credo: l'asino è una carne che si consuma tradizionalmente nello Hebei, e qualche immigrato da quella regione ha avuto la bella idea di aprire un ristorante. Perché no?&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Raccolgo Dandan e la sua amica Ting, e ci diamo appuntamento davanti al ristorante recensito, Wang Pangzi (王胖子), ovvero “Ciccio Wang”, che dev'essere il &lt;i&gt;laoban&lt;/i&gt;. Il posto, sulla Gulou Xi Dajie, ha l'aspetto di un qualunque ristorante da strada cinese, di quelli luridi ma buoni, buoni ma luridi. L'insegna è un po' cadente, i tubi al neon dentro danno una luce fredda. Non invita ad entrare, e se uno ci passasse davanti non lo noterebbe tra le altri migliaia di ristoranti pressoché uguali di Pechino. Fuori tira un vento gelido come solo a Pechino può tirare, e quindi ci decidiamo ad entrare.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Dentro è ancora peggio che da fuori: pareti verdi chiaro, che potrebbero dare un'aria simpatica non fosse per la luce gelida dei neon, pavimento zozzo che più non si può, sei tavoli in 8 metri quadrati, gente che si abbuffa, beve, fa rumore, fa cascare i tovaglioli e il cibo per terra. Due cameriere di 15-16 anni, tarchiate come le ragazze dello Hebei, modi da scaricatore di porto, urlano più forte dei clienti. Dall'altra parte della stanza ci arriva il saluto: “吃什么呀? Che mangiate?”. Ci sediamo all'unico tavolo libero, sugli sgabellini standard in plastica colorata e metallo dei posti di questo tipo. Il menù è scritto sul muro, su un cartellone bianco cui sono incollati caratteri e numeri cubitali rossi. Tre piatti di base: brodo d'asino, carne d'asino, &lt;i&gt;huoshao&lt;/i&gt;, che poi è il cavallo di battaglia del luogo. Gli &lt;i&gt;huoshao&lt;/i&gt; (火烧) sono essenzialmente dei panini fritti, tagliati su un lato, che in questo caso vengono imbottiti con un trito di carne d'asino prima bollita e poi grattugiata stile döner kebab e saltata su una piastra, peperoncini verdi e coriandolo. Piatti d'accompagnamento sono una serie di frattaglie d'asino, sempre bollite e servite fredde o calde. Verdura fuori menù, secondo disponibilità. Ci chiediamo quanti ne bastino a testa per esser sazi, e guardiamo cinque uomini accanto a noi che si rimpinzano di &lt;i&gt;huoshao&lt;/i&gt; come maiali. Ed ecco che, nell'allegra socialità del ristorante cinese-buco, fa capolino dalla mia spalla l'avventore seduto dietro di me, ossia un tizio di mezza età con i capelli leccati attorno al cranio e fondi di bottiglia tipo ragionier Filini. Ci deve aver letto nella mente perché dichiara  “Gli &lt;i&gt;huoshao&lt;/i&gt; sono piccoli, ce ne vogliono almeno tre a persona”.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Visto che hanno un aspetto abbastanza pesante, decidiamo di ordinarne solo due a testa, più brodo cadauno e un piatto di verdure della casa che si rivela essere dell'insalata cotta con peperoncino e aceto. Gli &lt;i&gt;huoshao&lt;/i&gt; sono fenomenali: croccanti nella pasta, unti ma non troppo, con la carne d'asino che ha assorbito tutti i sapori del bollito e il peperoncino verde che aggiunge una punta di piccante, per nulla eccessivo. Il brodo è perfetto, scalda che è un piacere, e si accompagna con abbondante coriandolo e pezzi di carne all'interno. Niente grasso, la carne d'asino è assolutamente magra. Il tutto è così buono che ordiniamo un altro giro, per la felicità del nostro vicino occhialuto che continua ad osservarci.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Sul muro opposto al menù c'è un altro cartellone, che a caratteri cubitali rossi (questi stampati) su uno sfondo della prateria, illustra la storia della carne d'asino, con dovizia di citazioni letterarie di poeti di svariate dinastie. Quella che noto è “天上龙肉，天下驴肉”: “Quello che in Cielo è la carne di drago, in Terra è la carne d'asino”, ovvero buona, raffinata, energizzante e salutare. Dandan non manca di osservare infatti che dopo un pasto così il freddo non si sente più, e Ting annuisce. Chiediamo il conto, e Ting scherza sul fatto che alla fine spenderà meno per mangiare che per il taxi: da Fuli Cheng, dove abita, a qui sono 32 &lt;i&gt;kuai&lt;/i&gt; di taxi. Il conto arriva: 31 &lt;i&gt;kuai&lt;/i&gt;, ma in tre.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Ce la ridiamo, uscendo nel buio della strada. E' come avevano previsto Dandan e Ting: il vento tira come prima, ma non sentiamo freddo. Con questo calore in corpo, ci avviamo verso il Gulou, dove con abbondante birra disinfetteremo qualunque ospite sgradito nei nostri stomaci. Siamo temerari ma non stupidi, dopotutto. Per questa sera, grazie Ciccio Wang di averci introdotto a questa nuova meraviglia culinaria che sono i &lt;i&gt;lürou huoshao&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Brodo-d%27Asino-780298.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Brodo-d%27Asino-780296.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="text-align: center;" class="mobile-photo"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Lvrou-Huoshao-780294.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Lvrou-Huoshao-780292.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;p style="text-align: center;" class="mobile-photo"&gt;&lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Lvrou-Huoshao-738738-738756.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-28318991648106037?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/28318991648106037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=28318991648106037' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/28318991648106037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/28318991648106037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/06/la-carne-dasino.aspx' title='La Carne d&apos;Asino'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-6790277295475505674</id><published>2009-04-28T11:28:00.003+08:00</published><updated>2009-04-28T11:41:13.283+08:00</updated><title type='text'>TV fuori casa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2009-04-27-01-Xiaomaibu-742390.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2009-04-27-01-Xiaomaibu-742028.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Capita che un giorno il padre di Dandan venga invitato in TV a Pechino, in quanto vice-assessore allo sport del Sichuan, per parlare delle Olimpiadi (e di che altro?). Il suocero quindi prende l'aereo tutto elegante, viene a Pechino, si fa sei ore di intervista (di cui probabilmente la metà di trucco e preparazioni) e poi se ne torna a casa stremato senza avere nemmeno il tempo di uscire a cena con noi.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;L'intervista sarà mandata in onda due settimane dopo (diretta in Cina? No, grazie). Abbiamo la data e l'ora d'inizio del programma, ma un piccolo problema tecnico: non abbiamo la TV.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Abbiamo per la verità un apparecchio televisivo, ma esso è parte integrante dell'altare del dio DVD e ad esso devoto. Quando ero entrato in casa, Wang Li era fiero della TV, che considerava il pezzo forte dell'appartamento, e c'era rimasto male quando gli avevo detto che non la volevo, sia perché la TV cinese è inutile (ma quale TV nazionale è utile?) sia perché non avevo la minima intenzione di pagare il canone (che ammonta a poche decine di RMB all'anno, ma è per principio). Quindi abbiamo staccato il cavo dell'antenna, così se fossero venuti gli ispettori a sorpresa avrebbero constatato che effettivamente la TV non la guardo (adoro la negoziazione e la ragionevolezza cinese. Se l'antenna è staccata non guardo la TV, perché mi devi piombare l'apparecchio?). Ironia della sorte, in tre anni gli ispettori non sono mai passati, ma nel tirare via il cavo la presa dell'antenna s'è spaccata e quindi ora anche volendo non possiamo prendere alcun canale televisivo.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Che fare? Dandan suggerisce di andare a casa di amici, ma una serata così in settimana sono tutti impegnati o stanchi o abitano lontano oppure hanno la TV rotta pure loro (ye-si, wei hei-fa Chai-li-si kua-li-ti!). Emerge per un attimo l'ipotesi di chiedere ai vicini di casa di guardare la TV da loro, ma effettivamente a Dandan la &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/08/sorridi-al-tuo-nemico.aspx"&gt;donna di Pechino&lt;/a&gt; sta troppo sul culo, e comunque parlerebbe lei tutto il tempo e non ci farebbe ascoltare il suocero in TV. Salta fuori anche l'idea di andare in uno di quei ristoranti o bar di basso livello, quelli sempre vuoti, dove in cambio di un paio di consumazioni potremmo chiedere di mettere sul nostro canale: ci sembra l'ipotesi migliore. Ci prepariamo quindi ad uscire, non fosse che piove a dirotto.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;C'è un che di romantico e surreale nell'uscire sotto la pioggia torrenziale e andare in un locale pubblico cinese per vedere un tuo famigliare in TV. Alla fine ci rifugiamo nel luogo più vicino, il droghiere/supermercato della via, il tipo di negozio in Cina che vende qualunque cosa, 30mq in cui è accatastato qualunque bene commerciabile a meno di 5 euro. Siccome ci conoscono mettono sul nostro canale, ed ecco una mirabolante sigla che celebra le Olimpiadi più importanti della Storia umana. La TV è ovviamente posizionata nell'angolo più scomodo, per cui i proprietari del negozio si torcono il collo da dietro il banco, io metto le spalle al frigo e mi torco il collo, Dandan si siede su una cassa di Coca Cola e si torce il collo. Per essere gentili compriamo un succo di frutta e una lattina di birra Beijing. Passano dieci minuti ed è ancora sigla. Poi pubblicità poi ancora sigla. Poi il presentatore che presenta un altro intervistato. Il collo fa male a tutti e i proprietari del supermercato si stanno scoglionando, visto che potrebbero guardare l'ennesima puntata di qualche telenovela coreana doppiata in cinese e divertirsi di più. Va bene, tentiamo la fortuna altrove.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Il Bagel &amp;amp; Bar. Per qualche motivo un pazzo esterofilo ha affittato uno spazio commerciale dove prima c'era un parrucchiere di successo e ha aperto un bar che vorrebbe essere occidentale, che serve &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bagel &lt;/span&gt;(le ciambelle &lt;i&gt;kosher&lt;/i&gt; tipiche di New York), caffè, té, gelato al tè, tè al latte con la mandorla, Johnny Walker e Chivas (probabilmente falsi), sigari e cose del genere, nel bel mezzo di una zona residenziale cinese. E' vuoto da quando ha aperto, cioè due anni fa. Stasera, complice la pioggia, è ancora più vuoto. E' la prima volta che entriamo: da fuori è buio, triste e siccome è grande sembra ancora più vuoto. Chiediamo di vedere la TV, ma i camerieri sta facendo zapping tra telenovele in costume tradizionale, &lt;i&gt;fiction&lt;/i&gt; di guerra contro gli odiati giapponesi e pessime copie dei programmi di MTV registrati a Taiwan con &lt;i&gt;format&lt;/i&gt; copiati, ironia della modernità, dagli odiati giapponesi. Penso vivano guardando la TV, i camerieri del Bagel &amp;amp; Bar, visto che non ci sono mai clienti, e diventando territoriali non vogliono cedere il loro apparecchio: ci portano però al piano superiore (piano superiore? Sì, scopriamo che hanno anche un piano superiore chiamato Jazz Island Coffee) ancora più vuoto del vuoto, e con un'altra TV al plasma costosissima che mettono a nostra disposizione. Ordiniamo una tazza di tè e un caffè che hanno esattamente lo stesso sapore, cioè zucchero chimico cinese: è un sapore dolciastro, lievemente rancido tipo margarina vecchia e assolutamente artificiale che potete facilmente sperimentare comprando una bevanda dolce, biscotti, merendine, torte e simili. Se è dolce e fatto in Cina, ha questa sostanza dentro. Un motivo in più per non tornare al Bagel &amp;amp; Bar.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Il programma si trascina per altri 40 minuti di interviste inutili condensate in pochi minuti ciascuna, filmati sportivi di atleti cinesi e in generale una celebrazione spudorata dei Giochi Olimpici di Pechino. Dandan chiama un paio di volte casa a Chengdu: “Ma allora quand'è che si vede papà?”. Alla fine di vede: incravattato, nervosissimo, solita voce pacata e timida, parla un paio di minuti e poi mandano un altro filmato. Dandan chiama casa: “Tutto qui?!?”. No, forse mandano un altro spezzone più tardi. L'intervista è stata lunghissima, ma evidentemente l'hanno tagliata.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;E' troppo. Sono già le dieci di sera, piove e il programma è inguardabile. Paghiamo le nostre bevande non finite e ce ne torniamo a casa. Gran complimenti al suocero via telefono, gli diciamo che è un peccato che abbiano tagliato tutte le interviste, al giorno d'oggi i contenuti non fanno ascolti. Duecento metri sotto la pioggia e rieccoci a casa. Metto su un caffè vero, guardo la mia TV sconnessa e, sotto sotto, sono contento che il cavo si sia rotto mentre lo estraevo.  In alternativa, lo spaccavo io apposta.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2009-04-27-02-Bagel-&amp;amp;-Bar-741949.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2009-04-27-02-Bagel-&amp;amp;-Bar-741576.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-6790277295475505674?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/6790277295475505674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=6790277295475505674' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6790277295475505674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6790277295475505674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/04/tv-fuori-casa.aspx' title='TV fuori casa'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-5123983465574582721</id><published>2009-03-30T10:12:00.003+08:00</published><updated>2009-03-30T11:07:02.425+08:00</updated><title type='text'>Di preti e monaci non ti fidare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/1-757804.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 374px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/1-757803.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div face="trebuchet ms" style="text-align: justify;"&gt;In un &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2009/02/vacanza-via-dalla-cina.aspx"&gt;post precedente&lt;/a&gt; ci eravamo chiesti: “Com'è che Dandan deve pagare un deposito di 10.000 RMB per andare in vacanza in India? Quale cinese potrebbe pensare di scappare dalla Repubblica Popolare per finire in un Paese meno sviluppato?”. La risposta è semplicissima, se avete imparata la definizione di cinesi – non ci sono solo Han qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno che siamo in India, ci stiamo godendo la marmorea maestosità del Taj Mahal, sulle rive dello Yamuna, quando la nostra attenzione viene catturata da una comitiva di cinesi, tutte donne, tutte sui 50 anni, tutte visibilmente borghesi e danarose con i loro occhiali Dior e gli anellazzi d'oro, però abbinati ad abiti consoni alla moda indiana: testa coperta, spalle coperte, atteggiamento deferente manco si trovassero in un tempio (ma lo sapranno che il Taj Mahal è un mausoleo?). A capo della comitiva c'è un lama tibetano, scuro di pelle e con la tunica gialla e bordò.&lt;br /&gt;Incuriositi dal personaggio, attacchiamo bottone scoprendo che parla sia inglese che un buon cinese mandarino. Il lama è gentile, con quel sorriso ingenuo e beato tipico dei preti di campagna, e sta portando in pellegrinaggio queste fedeli buddhiste arrivate dalla Malesia – cinesi malesi, che i malesi malesi son poveri e musulmani. Sarà che me ne vado a spasso con una borsa verde militare con la testa del Presidente Mao e lo slogan “Servire il Popolo”, il lama non mi prende in simpatia, nonostante la mia sincera curiosità: è invece particolarmente felice di chiacchierarsela con Dandan, che nonostante sia quella che di solito è critica con il Dalai Lama e la sua cricca, ora è tutta ossequiosa e felice di parlare con il sant'uomo, che a me sembra meno e meno santo ogni minuto che lo osservo parlare abilmente e gettare incantesimi sulle sacrestane. Vengo dall'Italia, caro mio, e i trucchi dei sacerdoti caso mai te li insegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci congediamo dal lama, impegnato a condurre la comitiva di cinesi malesi, ma non prima di essere stati inviati a Dharamsala o, caso mai se fosse scomodo, al Centro Tibetano di Delhi, ed essersi scambiati i contatti. Il lama insiste particolarmente per avere un nostro contatto a Pechino, così la prossima volta che passa ci possiamo incontrare: Dandan, che viene da un Paese laico e ufficialmente ateo, casca nel trucco e scrive sul suo taccuino un numero di cellulare. Si rende conto del l'errore solo dopo che il lama si è allontanato, ma d'altra parte non voleva fargli perdere la faccia rifiutando, spiega. A questo punto potremmo anche andare a dare un'occhiata al Centro Tibetano di Delhi, tanto per vedere come si sono riorganizzati i lama dopo il '59, ma Dandan si rende conto che il luogo non è consono, e stavolta è lei a fermare me. Chiudiamo quindi il capitolo lama tibetani e continuiamo il nostro viaggio verso Sud, e ben presto ci dimentichiamo del singolare incontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passano le settimane, ed una sera, verso le 10, ecco sul cellulare di Dandan una chiamata dall'estero. Chi sarà? I suoi ex compagni d'università dall'Inghilterra? Gli zii dall'Australia? Niente affatto, il nostro caro lama dall'India, che vuole fare quattro chiacchiere, così senza una vera ragione. Dandan risponde a monosillabi e dopo una decina di minuti si sgancia con una scusa. Io me la rido, e la incoraggio a chiedere al lama cosa vuole veramente, ma lei non ne vuole sentire. Ma il lama chiama ancora, e ancora e ancora, sempre a orari impossibili della notte e “per fare quattro chiacchiere”, ma sembra più che voglia sondare la disponibilità di Dandan e vedere se può affrontare certi argomenti che nella Repubblica Popolare sarebbero considerati “strani”. Intanto le settimane passano, le Olimpiadi si avvicinano e la politica di sicurezza cinese si fa sempre più restrittiva. Dandan o non risponde oppure inventa scusa per parlare poco e poi mettere giù. Le chiedo di passarmelo ma non si fida di me – preferisce minimizzare i contatti. Poi un giorno il lama dice che vorrebbe spedirle una cartolina, ma non sa il suo indirizzo. Non c'è bisogno, caro lama, dice Dandan, ma in qualche modo non riesce, come dovrebbe, a mandare a fare in culo il sant'uomo come meriterebbe, e sospetto che di mezzo ci sia una superstizione atavica cinese per cui i lama tibetani possono scagliare maledizioni su chi li offende.  Il lama insiste, e scopre ancora un po' di più le carte: c'è una cosa che le vorrebbe spedire, ma Dandan non vuole regali. Il lama si scopre ancora di più: c'è una cosa che vuole spedire a un'amica di Pechino, ma preferisce che sia Dandan a riceverla e poi l'amica la viene a ritirare. Aaaaaaaaaah, ecco cosa voleva – dico io – sarà che vuole triangolare la posta perché i suoi amici sono tutti sotto controllo dei servizi segreti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dandan suda freddo: non ce la fa a dire al lama di piantarla e di dimenticarsi il numero, ma al tempo stesso capisce che qui si rischia il collaborazionismo con i separatisti. Decide quindi di dare il numero di lavoro, ovvero una bella banca statale con sicurezza degna di un ministero: che non è una cosa tanto intelligente, perché se mai ricevesse posta a nome suo dai tibetani scappati in India e finisse in mano ai controlli intra-aziendali, non solo rischierebbe di farsi un pomeriggio d'interrogatorio al Ministero degli Interni, ma rischierebbe anche l'impiego. Per fortuna il lama è esperto di comunicazione han e capisce la vaga antifona cinese di Dandan – un ossequioso e rispettabilissimo sì che significa no, guarda proprio no, non è il caso – e il pacco non arriva mai. Il lama chiama ancora un paio di volte, una volta chiama persino l'amica del lama dalla Cina, ma Dandan trova scuse e riaggancia subito, e finalmente la piantano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Perché l'hai trattato così male?” le chiedo, da stronzo “magari insisteva perché sospetta che tu sia la reincarnazione di un vecchio lama”&lt;br /&gt;“Non sono la reincarnazione di nessuno io!!!” mi risponde giustamente. Ma almeno spero abbia imparato la lezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che qualcuno dirà: “Poverino, quel lama! Ma che ti ha fatto di male per essere trattato così? In fondo combatte pacificamente per la libertà del suo popolo”. Quanto alla “lotta pacifica dei lama per la libertà”, ne parleremo in un post futuro, e per la precisione quello relativo ai disordini di Lhasa che accadranno alcuni mesi dopo il nostro incontro con il lama. Limitiamoci ad osservarli per quel che sono: monaci, preti, religiosi, curiali, clero, promotori di religione organizzata, gente che vive d'elemosina (mendicanti?), gente che campa sulla superstizione degli ignoranti. Potrei andare avanti a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cinesi li posso anche capire che caschino in certi trucchetti, ma mi chiedo io: come fa a esserci in Italia gente che riesce ad essere anticlericale e poi quando vede questi monaci rasati pare s'intenerisce? Come fa a cascare nei loro discorsi di amore, pace e non violenza? La Chiesa romana non predica forse la stessa cosa? Credete veramente che i monaci vivano all'altezza del loro credo, o forse come quasi tutti i religiosi in ogni epoca, gran parte di loro non fa che campare alle spalle della società combattendo il cambiamento nella teste delle persone? Perché i cardinali son boia e i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;guru rimpoche&lt;/span&gt; son santi? Basta il colore di un vestito a confonderli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, lo dico con orgoglio, vivo in un Paese dove il capo di una religione che si oppone al progresso civile è stato esiliato. Facessero lo stesso gli italiani col papa, invece di far i pignoli con i cinesi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/494866489_4ffd94e4e9_o-757801.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/494866489_4ffd94e4e9_o-757799.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-5123983465574582721?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/5123983465574582721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=5123983465574582721' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5123983465574582721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5123983465574582721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/03/di-preti-e-monaci-non-ti-fidare.aspx' title='Di preti e monaci non ti fidare'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-3527597129740611353</id><published>2009-03-29T16:53:00.002+08:00</published><updated>2009-03-29T17:01:21.177+08:00</updated><title type='text'>Ritorno a casa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-10-01-12-Gurdwara-Bangla-Sahib-737219.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-10-01-12-Gurdwara-Bangla-Sahib-737218.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Come accennato nel post precedente, è un periodo che la Cina mi da’ ai nervi. E’ il classico periodo di caduta dopo il picco nella curva dell’espatriato: appena arrivati in un nuovo Paese, se si passa lo shock culturale, c’è la cosiddetta “Luna di Miele”, un periodo in cui tutto è nuovo, tutto è una sfida da vivere giorno per giorno, con gioia ed eccitazione. Poi arriva il momento in cui le cose smettono di essere nuove ed eccitanti, e diventano i “soliti problemi” che uno non riesce ad accettare, non riesce a spiegare perché nel posto in cui vive debba costantemente confrontarsi con certe situazioni insopportabili. Per me questo momento è arrivato, con un ritardo notevole rispetto alla norma, ma è arrivato, e il mio morale è sceso. Nell’iperbole della soddisfazione dell’espatriato, ho raggiunto il picco e ho cominciato a scendere, lentamente ma costantemente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Tutto mi pesa – il cibo, il lavoro, la gente, il clima, non c’è nulla che non mi irriti, nulla che, in fondo, non mi faccia pensare che avrei voglia di andarmene, che mi fa salire l’inquietudine e la voglia di partire e rompere questa monotonia, questa costante sensazione che l’universo esista in funzione di crearmi spiacevoli sorprese ad ogni angolo. Quando una società cinese di spedizioni mi perde un camion, è la goccia che fa traboccare il vaso. Voi vi chiederete: come si fa a perdere un camion? Non è un mazzo di chiavi, è una merda di camion! Eppure, parte di sabato da Shanghai e giovedì non sanno ancora dov’è, ma pare che chi stava al volante abbia deciso che, in occasione della Festa della Luna il cinese dentro di lui aveva esigenza di tornare a casa a mangiare le mooncake con la famiglia, quindi si è fermato a bordo strada, è sceso dal camion, ha attraversato a piedi l’autostrada e da lì è tornato al suo paese in autostop, con la promessa di riprendere la marcia dopo la Festa della Luna. Ha spento il cellulare e ciao. Pare una storia da cinema, l’epifania che fa impazzire l’individuo e, savio tra i savi, gli fa fare la scelta giusta anche se apparentemente è quella più folle e sconveniente. Solo che nella mia situazione, in attesa del contenuto del camion da circa due mesi, la cosa non è poetica né encomiabile.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Ho bisogno di staccare da questo posto, di prendermi qualche giorno di riflessione per affrontare meglio questi problemi. La risposta possibile è una sola, India. Se ci pensate, “andare in India” è una risposta che va bene per qualunque problema. Suona hippie come commento, ma è terribilmente vero – nessuno entra in India, si mescola alla sua stranissima umanità, e non ne esce cambiato, con un’epifania tutta sua, una risposta a un perché, una piccola o grande trascendenza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è il luogo per discutere il mio viaggio in India. Vi basti sapere che quando torno ho smesso di fumare e ho deciso che Dandan è la donna della mia vita. Quel che ci interessa in questo blog è ciò che accade al mio ritorno.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martedì a mezzogiorno io e Dandan stiamo mangiando un granchio più largo di una spanna, dei calamari fritti e tre bistecche di squalo alla griglia, il tutto – corredato di patatine fritte – per 400 Rupie, che sarebbero circa 8 euri in due. Nel ristorante ci siamo solo noi, un cameriere lontano che ci tiene d’occhio ma non disturba, e l’Oceano Indiano che si ammira dal terrazzo coperto. La temperatura è di 28 gradi all’ombra, leggermente ventilato, asciutto e con un sole splendente. All’una prendiamo un taxi verso l’aeroporto: ne seguono un volo Cochin-Bangalore, poi Bangalore-Delhi, poi Delhi-Shanghai, quindi Shanghai-Pechino. Alle 4 del pomeriggio di mercoledì, dopo circa 24 ore di viaggio, atterriamo all’aeroporto di Pechino, totalmente distrutti. Le ultime ore di volo sono state le peggiori perché invece di volare Kingfisher, di gran lunga la compagnia aerea più fica che abbia mai preso, voliamo China Eastern, compagnia seconda per il peggior servizio solo a Shanghai Airlines, con cui condivide la base. Del resto si sa, non ho simpatie per Shanghai, ma d’altra parte il servizio scortese, il cibo immangiabile, i ritardi imperdonabili e la totale mancanza di informazioni non fanno che rafforzare le mie tesi già radicali su tutto ciò che è shangainese. Ma torniamo a noi, alle 4 del pomeriggio di mercoledì. Le porte dell’aereo si aprono e scendiamo la scala verso il pulmino che ci porterà al ritiro bagagli.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cielo è di un blu zaffiro, e un vento freddo spira da Nord. Vestiti ancora da India, ci copriamo le spalle con le pashmina (originali, non quelle false di Yashow), che indossate a mo’ di scialle e combinate alle facce stanche, ai capelli spettinati e alla mia barba incolta da 12 giorni, ci danno un look peculiare rispetto al resto dei passeggeri. Ma sorridiamo. Il tassista ci accoglie lamentandosi che ha aspettato all’aeroporto per 4 ore e casa nostra la si raggiunge in 20 minuti, ma non ci accigliamo, anzi guardiamo ai pioppi della Jichang Gaosu che sfilano piegati dal vento. Il panorama è conosciuto, la skyline nota. Il palazzo dove abitiamo appare in lontananza. Nel cortile la gente ha facce note, rudi e oneste, la gente di Pechino. Il ringhio dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;erhua&lt;/span&gt; non è mai stato così dolce. Saliamo le scale carichi di valige e apriamo la porta trovando una casa sistemata dall’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ayi&lt;/span&gt; che non ha mai profumato così di pulito. Ci buttiamo in doccia, poi Dandan è sul letto, io metto la moca sul gas, entrambi con calze di lana e pigiami pesanti – l’autunno è arrivato, con il suo profumo di foglie morte e di carbone bruciato nelle stufe. Senza nemmeno consultarci, ordiniamo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;yangrouchuan’r&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;naan &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Xinjiang chaocai&lt;/span&gt;, che arrivano in una mezz’ora portati dal nostro amico dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;hutong&lt;/span&gt; vicino. Scartiamo i nostri acquisti, scarichiamo le foto sul computer, più tardi accendiamo il riscaldamento ad aria condizionata, che doma il gelo della notte che si avvicina. Ci addormentiamo nel grande letto matrimoniale, abbracciati sotto il piumone, con la sensazione di essere finalmente a casa. La nostra casa, qui a Pechino.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho capito sulla strada che da questa città non me ne andrà mai per sempre. Forse per un periodo, per qualche mese o anno, ma tornerò sempre qui, perché questa è la Casa del mio Spirito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2006-10-25-07-Dongyangwei-Jie-737216.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2006-10-25-07-Dongyangwei-Jie-737214.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-3527597129740611353?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/3527597129740611353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=3527597129740611353' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/3527597129740611353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/3527597129740611353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/03/ritorno-casa.aspx' title='Ritorno a casa'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-7264053167536076144</id><published>2009-02-23T11:25:00.004+08:00</published><updated>2009-03-30T11:08:03.452+08:00</updated><title type='text'>Vacanza via dalla Cina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/india-visa-745501.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 271px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/india-visa-745482.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Le vacanze di ottobre si avvicinano e io sono ben deciso ad evitare l'errore dell'ultimo Chunjie, quando sulla cima del monte Emei in Sichuan, a 3000m, avevo trovato la stessa gente che al mercato di Panjiayuan la domenica mattina: mai più viaggi in Cina in periodo di ferie nazionale. E' un periodo che in generale la Cina mi da' ai nervi – sarà il fatto che mi sono fatto tutta l'estate in ufficio a lavorare come uno schiavo, sarà il lavoro disorganizzato,  saranno le crescenti restrizioni e paranoie per le Olimpiadi imminenti e in particolare i problemi di visto – e non vedo l'ora di andare in un posto dove mi possa dimenticare, per qualche giorno, della Cina. Decido quindi di andare da qualche parte in Asia meridionale: perché quindi non mostrare a Dandan l'India, una terra e una cultura che tanto mi affascinano? L'idea non la eccita per nulla: tutti i cinesi apparentemente hanno un'opinione pessima dell'India, fondata su una serie di luoghi comuni estremamente diffusi, quali:  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;a) l'India è sporca&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;b) l'India è pericolosa&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;c) l'India è povera&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;d) in India conviene portarsi una serie infinita di medicine perché è facilissimo prendersi una qualunque rogna dall'acqua, dal cibo o semplicemente da quello che si tocca. E' anche opportuno lavarsi le mani continuamente, non bere mai acqua se non da bottiglie chiuse e per carità quando ci si lavano i denti mai ingoiare per sbaglio mezzo sorso d'acqua.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;e) in India è meglio andare con viaggi organizzati perché non è attrezzata per il turismo moderno e internazionale, e sai mai dove vai a finire.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Quando faccio notare a Dandan che questi sono esattamente le stesse cose che gli europei dicono sulla Cina (e non sempre a torto), si offende. Comunque, dopo lunghe discussioni la mia lei accetta il mio punto di vista e acconsente. India sia, dunque.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Per andare a fare un viaggio all'estero servono principalmente due cose: un biglietto aereo ed un visto. Il biglietto aereo si presenta subito – sorpresa delle sorprese – come un problema: infatti tra Cina ed India non corrono buoni rapporti praticamente da sempre, e quindi mentre ci sono voli a go go per ogni altra destinazione asiatica, voli diretti da Pechino per l'India sono rarissimi, estremamente costosi, e raggiungono solo le principali città (Delhi, Bombay e Calcutta). A questo va aggiunto che le agenzie cinesi non sono in grado di acquistare biglietti per voli interni all'India, per cui quelli andranno presi localmente. L'offerta migliore che troviamo è un Pechino-Madras via Bangkok con Thai Airlines, ma costa un occhio della testa.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Nel frattempo proviamo a fare il visto (tanto per cambiare): ora, le Ambasciate indiane nel mondo, come ogni branca dell'amministrazione pubblica indiana, sono un delirio di disorganizzazione e indisponenza, roba che a confronto una qualsiasi ufficio statale di Napoli fa bella figura. L'ufficio visti apre nei giorni lavorativi dalle 9 alle 11.30, obbligando le persone ad accodarsi fuori ed entrando finché c'è posto – quando finisce, tutti quelli rimasti fuori tornano a casa, e che si presentino prima la prossima volta. L'impiegato (ce n'è solamente uno che non parla cinese) sta nello sgabbiozzo della guardia, che in quel momento viene adibito a ufficio visti, mentre la guardia (che non parla inglese) viene messa al cancello a bloccare l'entrata e far fronte alla folla. Nel mentre nel giardino una quantità di altri impiegati passeggiano facendo nulla.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;L'attesa per me, che sono arrivato poco prima delle nove, dura circa un'ora e mezzo. Entrano due persone alla volta. L'impiegato riceve urlando incazzatissimo: conviene avere i documenti richiesti in ordine e una penna per correggerli se serve (loro non forniscono penne). Se i documenti sono OK ci vogliono 10-15 minuti (il che significa che l'ufficio esaurisce 10-15 richieste al giorno, a fronte delle 20-30 persone in coda). Se manca qualcosa si viene mandati via senza spiegazioni: la lista dei documenti è sul sito web, e se qualcosa non è chiaro pazienza, non vengono offerte spiegazioni perché nessuno risponde al telefono.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Il visto per me è relativamente semplice, ma quello per Dandan richiede deposito bancario di 10.000 RMB, a garanzia che il viaggiatore cinese ritorni in patria (Quale cinese scapperebbe in India, dove si vive ancora più poveramente che in Cina? Chiederete voi. Non preoccupatevi, di questo avremo modo di parlare in &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2009/03/di-preti-e-monaci-non-ti-fidare.aspx"&gt;futuro&lt;/a&gt;). Mi tocca tornare due volte, e alla fine, dopo aver litigato un po' con l'impiegato e la guardia, riesco ad ottenere i benedetti visti.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Nel frattempo, mentre ero in coda, era passato un cinese che distribuiva volantini di un'agenzia viaggi, con prezzi strepitosi. Faccio chiamare Dandan, che ottiene voli a prezzi stracciatissimi: Pechino – Bangalore con scalo a Hongkong, poco più di 6.000 RMB andata e ritorno. Li prendiamo subito: l'agenzia conferma la prenotazione. E' fatta.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Tutti felici, ci organizziamo preparando guide turistiche, creme solari e pacchi di medicine inviate dalla madre di Dandan. Mancano due settimane, le ferie sono state concesse dalle nostre aziende, e quindi chiamiamo l'agenzia: domani paghiamo i biglietti. “&lt;i&gt;Hao de, hao de, mei wenti&lt;/i&gt;”. Il giorno seguente preleviamo i soldi e chiamiamo l'agenzia: venite a consegnarci i biglietti e paghiamo in contanti. “&lt;i&gt;Ahhhh... shao deng yixia.... &lt;/i&gt;aspetti un momento... no, i biglietti sono stati venduti”.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;“Ma noi li avevamo prenotati” protestiamo.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;“Ma non li avete pagati” fa l'agenzia.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;“Sì, ma dovevamo pagarli oggi, e ieri sera avevate confermato”&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;“Ah, veramente? Be', mi spiace, qui sul terminale la prenotazione è scaduta, i biglietti sono stati già venduti e non ce ne sono altri disponibili”.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;La mia insofferenza per la Cina raggiunge quindi il limite. Dandan sarebbe anche disposta a rinunciare, ma la rabbia mia è troppa. In meno di 24 ore, chiamando una decina di agenzie, troviamo altri due biglietti, 8.000 RMB e passa, rotta Pechino-Shanghai-Delhi-Bangalore. Un furto e un viaggio della speranza. Ma non m'importa: l'unico obiettivo, al momento, è quello di levarmi di torno la Cina. La sera del giorno dopo andiamo in questo ufficio sperduto in un caseggiato nei pressi di Sanyuan Qiao, paghiamo cash e ci portiamo via il “carnet” di biglietti aerei. India, stiamo arrivando.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-745463.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 394px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-745457.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-7264053167536076144?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/7264053167536076144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=7264053167536076144' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7264053167536076144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/7264053167536076144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/02/vacanza-via-dalla-cina.aspx' title='Vacanza via dalla Cina'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-1004241205146890291</id><published>2009-02-12T15:30:00.002+08:00</published><updated>2009-02-12T15:35:19.030+08:00</updated><title type='text'>Il Visto d'Affari</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/610x-775289.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 253px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/610x-775287.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Le Olimpiadi si avvicinano, la Cina ha addosso gli occhi di tutto il mondo, e ben sapendo che gran parte dei piantagrane in Cina sono stranieri, il governo decide che il maggior numero possibile se ne deve andare e stare a casa propria, almeno fino a quando le Olimpiadi saranno finite. Inizia quindi una serie di riforme sulla disciplina dei visti, la prima delle quali autorizza un solo rinnovo del visto turistico o d'affari.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, il 90% degli stranieri che lavorano in Cina è qui con un visto d'affari, che si ottiene semplicemente presentando una “lettera d'invito” a un'ambasciata o consolato straniero. La “lettera d'invito” può essere emessa da qualunque azienda o istituzione di diritto cinese per un costo di bollo di RMB 100. Il visto costa poche centinaia di RMB, si ottiene in una settimana e dura almeno sei mesi con possibilità di entrate multiple, e si rinnova facilmente senza bisogno della lettera d'invito. In più, per chi non ha la lettera d'invito fin dall'inizio o non ha tempo, all'aeroporto di Hongkong ci sono agenzie che sbrigano ogni pratica in mezza giornata e senza bisogno di altri documenti che il passaporto e due fototessere.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Pochi hanno il visto di lavoro, che invece richiede visite mediche, certificati di laurea, documenti dell'azienda in cui si lavora, molte centinaia di RMB, alcune settimane, e soprattutto un contratto di assunzione di almeno un anno. Cosa quest'ultima che, in un mercato dinamico come la Cina, è praticamente impossibile da ottenere. Tutti qui lavorano con contratti a tre o sei mesi, o addirittura come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;free lance&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che il visto d'affari non si possa  rinnovare più di una volta significa che moltissime persone dovranno espatriare forzatamente. Qualche settimana più tardi, si viene a sapere che Hongkong non rilascia più visti della durata di un anno, le tariffe sono salite alle stelle, pochi riescono a fare visti in giornata, e tutto il processo diventa sempre più difficile. Tanta gente che vive e lavora a Pechino da anni è disperata: essere buttati fuori così, a meno di un anno dalle Olimpiadi che vengono presentate come una grande festa internazionale brucia, soprattutto quando uno qui ha casa, ha lavoro fisso, ha un partner.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi esistono comunque i casi limite: come Benjamin, biondissimo venticinquenne americano del Minnesota che sta qui da almeno un paio d'anni. Vive con la fidanzata Sheila, modella pechinese mezza manciù di 19 anni, non studia e non ha mai avuto un vero lavoro. Ogni tanto disegna a computer, crea siti web, scatta fotografie, scrive poesie, contempla la bellezza dell'universo e cose così. Un giorno lo ferma la polizia e gli chiede il passaporto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Signor Benjamin” gli dice uno degli agenti, mentre incredulo osserva il documento “ha notato per caso che il suo visto è scaduto da 550 giorni?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Ah, è vero!” dice Ben “è un sacco di tempo che mi ero riproposto di rinnovarlo, ma le regole sono diventate così restrittive che alla fine non l'ho mai fatto”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Caricato in camionetta, portato a un centro per clandestini dove viene lasciato per 20 giorni, e quindi rispedito in America senza possibilità di ritornare in Cina per i prossimi cinque anni. O almeno, questa è la storia: Benjamin riapparirà mesi più tardi sposato con Sheila, e racconterà di quando era in cella e dormiva su un materasso lurido appoggiato per terra, e la polizia non lo picchiava solo perché era intervenuta l'ambasciata. Persona strana, Ben.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque anche gente normale ha problemi: per esempio la mia collega Alexia, che è qui da molto più tempo di me, e sempre con visto d'affari. Dovrebbe andare in Francia o a Hongkong, ma in entrambi i casi dovrebbe spendere cifre notevoli e assentarsi diversi giorni dal lavoro: si rivolge quindi a Michelle, famosissima “mediatrice” nella comunità straniera pechinese. Ora, se guardate i tanti biglietti da visita di Michelle, leggerete la varietà dei servizi che offre: visti, documenti e quant'altro. Il mio preferito è quello dove lei si presenta come “Visa Consultant”, e immediatamente sotto nome e titolo c'è scritto: “Driving License (without physical examination &amp;amp; test)”. Michelle è la classica imprenditrice trentenne dall'aspetto assolutamente comune, quelle persone che vedi e un attimo dopo dimentichi. Gira sempre con una macchina nera coi finestrini oscurati, guidata da un autista che nessuno ha mai visto. Non si ferma mai più di 15 minuti nello stesso luogo: arriva, consegna o riceve documenti e soldi, sparisce. Anche al telefono non si attarda mai. E' considerata la mafiosa più mafiosa tra quelli che gestiscono il mercato dei visti per stranieri, ma è anche una garanzia. Se Michelle non ci riesce, stai sicuro che non ci riesce nessuno. Infatti Michelle, seppur con alcuni giorni di ritardo, consegna il visto di lavoro rinnovato per la quarta-quinta volta ad Alexia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Come noterai” dice Michelle, mentre allunga il passaporto alla mia collega “questo visto non è stato emesso a Pechino. Se qualcuno ti chiede qualcosa, tu di' che la settimana scorsa eri a Qingdao, per affari”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Niente tempo per domande, Michelle è di fretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Così, quando anche il mio visto rinnovato più volte scade, anche io chiamo Michelle. Al telefono è nervosa: “Sai, non è facile di questi tempi fare visti” mi dice. Solo dopo che insisto per qualche minuto, finalmente accetta: vorrei consegnarle il mio passaporto subito, ma il visto scadrà di lì a tre settimane, quindi lei mi suggerisce di ritardare – se il visto ha ancora una durata di qualche giorno, può darsi che lo rifiutino.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Michelle vene a prendere il mio passaporto il 7 settembre. Mi assicura che per il 15, data di scadenza del visto, lo avrò. Passano i giorni, arriva il 14, e non c'è traccia del visto. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Pronto Michelle, il mio visto?”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“C'è qualche problema, ma è solo questione di tempo. Domani forse arriva”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;Invece no. Il 15 settembre sono in Cina e l'unico documento che ho è la fotocopia di un visto scaduto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Pronto Michelle, mi è scaduto il visto e non c'è traccia del passaporto!”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Non preoccuparti, arriva”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Sì ma nel frattempo cosa faccio?!?”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Se qualcuno bussa alla tua porta di casa, fai finta di non esserci”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;E riattacca. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hen hao&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giorni passano ancora, e del mio passaporto nessuna traccia. Sedici, diciassette, diciotto settembre... ogni macchina della polizia mi mette in agitazione (e sotto casa mia parcheggia metà della polizia di Dongcheng), ogni persona in divisa mi spinge a cambiare strada. E se mi fermano, cosa faccio? La fine di Ben? Michelle mi consiglia di stare in casa “nascosto”, ma in realtà tutta la città non fa che parlare delle irruzioni della polizia, di solito a tarda sera o all'alba, in cerca di stranieri senza visto. E' capitato ad almeno quattro o cinque persone che conosco, bussano alla porta, buttano le persone giù dal letto e controllano tutti i documenti, commissionando multe salatissime per mancanze di registrazioni e simili. Sono nella paranoia: stare a casa o uscire?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi finalmente il 19 Michelle mi contatta: ha il mio passaporto. Viene in ufficio a portarmelo, regolarmente timbrato dall'ufficio immigrazione di Qingdao, durata sei mesi, una sola entrata. Segue solita raccomandazione: la settimana precedente ero a Qingdao per affari. E si raccomanda che io mi registri alla polizia entro 24 ore, ma senza dare dettagli specifici: non devo dire che lavoro, ma che “faccio affari”; del resto, ho un visto d'affari. Mi racconta di un tizio africano che vive nel mio palazzo, che per due giorni di ritardo nella registrazione si è preso 2000 RMB di multa. Non c'è bisogno di spaventarmi ulteriormente: la mattina seguente sono alla polizia insieme alla mia collega cinese, che cerca di spiegare come mai ci sono 4 giorni di “buio” sul mio visto. Io faccio finta di non capire il cinese, e la pigrizia dei poliziotti di quartiere vince. Me ne vado, con la mia bella registrazione regolare: sono a posto, almeno per i prossimi sei mesi. E poi? Non avete idea. Ma questo ve lo racconterò in un post successivo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/f_visa_gr-775293.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/f_visa_gr-775291.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-1004241205146890291?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/1004241205146890291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=1004241205146890291' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1004241205146890291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1004241205146890291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/02/il-visto-daffari.aspx' title='Il Visto d&apos;Affari'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-8677452922192107846</id><published>2009-02-01T16:07:00.005+08:00</published><updated>2009-02-02T16:24:31.366+08:00</updated><title type='text'>Assunzione di un assistente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image2-753837.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image2-753820.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Visto che il volume di lavoro in azienda non fa che aumentare, comincio ad aver bisogno di un assistente, soprattutto per star dietro ai clienti cinesi. E’ così che metto un annuncio su internet.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta è incredibile. A parte il fatto che nessuno dei candidati è in linea con le richieste – nemmeno uno ha uno straccio di esperienza nel settore, per non parlare della preparazione scolastica, che per lo più è classica, dall’inglese all’arte alla musica – le e-mail che ricevo sono inquietantemente strane.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I più fuori luogo di solito sono gli uomini. La candidatura di uno è di due righe: “Salve, ho visto il vostro annuncio e vorrei fare un colloquio”. Risposta mia: “Magari mandaci il cv”. Altra e-mail sua “Ah, sì è vero, scusa: sono laureato in inglese e ho lavorato un po’ di tempo per un’azienda cinese”. Seleziona. Elimina. Svuota Cestino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il migliore di tutti è un certo Andy Xu. Il suo cv, inoltrato in testo nell’e-mail con molte rigahe che cominciano per “&gt;”, è intitolato “Andy Xu’s Legendary Story”, e scritto tutto in terza persona tipo biografia. L’inglese è pessimo, ma il contenuto è peggiore. Andy Xu non ha una grande laurea, per sua stessa ammissione, tuttavia con pochi RMB ha creato una sua azienda di IT e trading che muoveva milioni di yuan per tutta l’Asia, instaurando relazioni d’affari con grandi aziende, media, ambasciate e governi (?) tra cui quello delle Filippine. Lui è personalmente amico di molti businessmen stranieri, nonostante – sottolinea – non abbia alcuna esperienza all’estero. Per concludere cita la sua massima personale “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;No poor life no giant, no failure no wisdom, hero comes from hardship, moneybags from ordinary person, lead a befuddle (?) life will go to die, brave man will govern the world”&lt;/span&gt;. Amen, fratello. Conclude con una riga: “The Reason of Seeking Job:break of funds”. Fan-tas-ti-co.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faccio chiamare dalla segretaria le persone selezionate. C’è una ragazza con un buon curriculum, ha già lavorato in una grande azienda italiana. Origlio la telefonata: “Pronto? Salve, siamo l’azienda XXX, abbiamo ricevuto il suo CV e vorremmo fissarle un colloquio”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Ah, sì” risponde quella, gelida “Volevo chiedere: quant’è il salario previsto?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Beh, dipende dall’esperienza della persona selezionata. Siamo molto aperti, vediamo come ci si può accordare”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“No, perché se è troppo basso non vengo neanche, mi fate perdere tempo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La segretaria si gira intimidita verso di me, con una faccia persa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Dille che se vuole venire viene, se no sta a casa sua”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La segretaria riporta, e la tipa dice “Va be’, ci penso su e vi faccio sapere”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il giorno dopo fisserà il colloquio, ma non si presenterà.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti la diserzione dei colloqui è il problema maggiore: su cinque persone convocate e confermate se ne presentano due. Forse una avverte prima di non venire, con una scusa tipo “Ho l’influenza”. Gli altri semplicemente spariscono, e si negano al cellulare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incontro un altro tizio, maschio. Quando la segretaria l’ha chiamato, aveva insistito per venire subito. “Non c’è bisogno di aspettare lunedì, se volete vengo oggi pomeriggio! No, domani mattina?!?” Si presenta lunedì, come richiestogli, ma con un quarto d’ora di ritardo. Si siede, gli presento l’azienda. Occhi vacui. “Hai domande?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Yesi, aah, hao machi yisi de ssalary?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma non ti ho nemmeno chiesto come ti chiami! Domande sull’azienda, non sul lavoro! Il resto del colloquio è un calvario. Non capisce quello che dico ma fa finta di capire. Io non capisco quello che dice, chiedo di ripetere, non capisco ancora, e allora anche io fingo di non capire per sottrarmi alla brutta situazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“So… do you have any previous experience in this business?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Aah, yesi, I woerking fo a forign campany, sella forign fo”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Sorry?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Ah, ita wasi notta forign fo, ita wasi afari fo, soth afari fo, also sella in supamaket”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Sul CV è citata una certa “Cape Company”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“African food?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Yesi, afari fo! ”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una scena nel Monty Python Flying Circus, in cui diversi scienziati presentano alla Gestapo una barzelletta che faccia morire dal ridere i nemici. Gli ufficiali della Gestapo si guardano straniti, poi uno risponde, in un marcato accento tedesco: “Senk you very much for coming, wi will let you know”. Poi estrae una pistola e fa fuoco (&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=LQmnWj6bJh4"&gt;qui&lt;/a&gt;, a 8.15 min dall'inizio). Lo scienziato cade all’indietro su una pila di corpi in camice bianco.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-726383.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 311px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-726378.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ecco, io mi immaginavo in quella scena, o anche tirando una corda per far cadere un peso da 16 tonnellate sulla sua testa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine riesco a isolare due ragazze, rispettivamente 19 e 20 anni, non laureate ma con un buon inglese, bella presenza, entusiasmo. Siccome entrambe sono al primo lavoro, chiedono abbastanza poco perché si possa assumerle entrambe. Nathalie è di Canton, e insiste a vestirsi come se fosse ai tropici - minigonna minimale, canottierina scollata e sandali con tacco: per fortuna pesa quaranta chili e con pelle e ossa non corre il rischio di imbarazzare gli astanti più di tanto; in compenso è una ruffiana incredibile e, per quanto risulti indigesta a qualunque persona di genere femminile fin dal primo momento, di solito risulta simpatica agli uomini, che costituiscono la quasi totalità dei clienti. Penny è di Pechino, meno dotata socialmente ma più modesta, organizzata e fondamentalmente affidabile. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo giorno le metto a studiare cosa significa vendere e che cos'è il mondo del vino, una giornata quasi piena di training, concluso con una degustazione di vino. Il secondo giorno Penny chiama da casa e dice che deve assolutamente andare ad Hongkong per un impegno già preso in precedenza, ma tornerà la settimana seguente; chiede che si possa iniziare il contratto con una settimana di ritardo. Il lunedì seguente chiama Nathalie e le chiede di dirmi che è all'ospedale per una malattia improvvisa: le concedo quindi un'ulteriore settimana di dilazione, ma qualcosa non mi torna, e anche Nathalie non sembra convintissima. Alla terza settimana, Penny non si presenta del tutto e non risponde al cellulare. Sarà morta o in coma? Quale delle due, non avrò mai più sue notizie.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così rimango con Nathalie: dopo un lungo calvario, finalmente ho una persona a cui poter delegare una parte delle mie mansioni. Poteva andare meglio, ma poteva andare molto, molto peggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-8677452922192107846?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/8677452922192107846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=8677452922192107846' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/8677452922192107846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/8677452922192107846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/02/assunzione-di-un-assistente.aspx' title='Assunzione di un assistente'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-6324681271433860901</id><published>2009-01-04T15:31:00.002+08:00</published><updated>2009-01-04T15:39:34.931+08:00</updated><title type='text'>Tra italiani nella notte pechinese</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2474118474_e013577b04-714906.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2474118474_e013577b04-714904.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;L’estate Pechino è tendenzialmente torrida, e su tutta la città grava una pesante afa mescolata ad inquinamento che rende il respiro faticoso. Non è un bel periodo, a meno che siate in vacanza. Ma un po' di sollievo arriva al tramonto, quando il sole cala e la gran calura sfuma. Un alito di vento soffia via il caldo e l’umidità e, senza zanzare, si sta seduti all’aria aperta a chiacchierare, rilassandosi con qualcosa di fresco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una sera così che, Dandan fuori città, esco con la mia amica Viola e ci troviamo davanti al Jiangjinjiu, sulla piazza delle Torri del Tamburo e della Campana. Nella scelta tra infilarci nel locale caldo e fumoso e ascoltar musica, oppure stare fuori la decisione è facile. Un paio di latte di birra Yanjing, acquistate allo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;xiaomaibu &lt;/span&gt;a 3 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;l’una, e poi ci impadroniamo di uno dei tavolini incustoditi sulla piazza. Vicino a noi, altre persone con delle sedie rimediate in qualche bar o casa privata stanno chiacchierando tranquillamente, mentre dal locale filtra il suono di chitarre acustiche e bonghi.&lt;br /&gt;E’ un piacere starsene al fresco e raccontarsela nella lingua madre. Dopo un po’, ecco che compare Cristina con una sua amica, argentina, ma milanese d’adozione. Dov’è che stai? Ah, ma guarda, avevo un cugino che viveva proprio a duecento metri da lì. Com’è piccolo il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’argentina sta qui a studiare cinese per un mesetto, e insieme sparliamo delle cattive abitudini di Milano, dall’infighettarsi anche solo per andare a comprare le sigarette, allo stress dell’essere sempre in modalità lavoro anche nel tempo che dovrebbe essere dedicato allo svago.&lt;br /&gt;Cristina, non si sa come, tira fuori un pacchetto di Diana Blu e le fa girare. C’è un che di nostalgico in questa riunione di italiani, di nascita o d’adozione, all’ombra delle Torri, circondati da musicisti cinesi e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;skaters &lt;/span&gt;che percorrono la piazza sotto la luce dei lampioni. Parliamo tutti male dell’Italia, ma alla fine la amiamo. Non per quello che è, ma per quello che potrebbe essere se volesse. E’ come quando si pensa a una propria ex: bei ricordi, grandi speranze, ma alla fine sai che non tornerete assieme, non nel futuro prevedibile almeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa tardi, ed è dolce la brezza della notte. Le Yanjing fanno posto a due &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mojitos&lt;/span&gt;, più o meno imposti dai proprietari del tavolino che devono pur incassare qualcosa. C’è del liquore scadente con della menta appassita e non pestata, niente zucchero di canna, e del lime tagliato a quarti buttato così nel beverone. Eh, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mojito &lt;/span&gt;sì che in Italia lo sanno fare. D’altra parte lo paghi sette euro, non 35 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;come qua. Ma poi che stiamo a parlare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mojito &lt;/span&gt;a fare che siamo a Pechino. Ordina un’altra Yanjing va’, Cristina tu la sai lunga che hai chiesto il Bacardi Breezer, almeno in quello il sapore di lime ci sta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa tardi, e si farebbe ancora più tardi. Ma la stanchezza sopravviene, dolce. Via, si va. Saluti e abbracci all’italiana. Ci vuole di tanto in tanto una serata così. A Pechino.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-6324681271433860901?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/6324681271433860901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=6324681271433860901' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6324681271433860901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6324681271433860901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2009/01/tra-italiani-nella-notte-pechinese.aspx' title='Tra italiani nella notte pechinese'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-5801218483009097884</id><published>2008-12-31T18:10:00.005+08:00</published><updated>2008-12-31T18:26:55.827+08:00</updated><title type='text'>La Morte corre a Pechino</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2335768481_ee0819eaf0_b-710148.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2335768481_ee0819eaf0_b-710066.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Nonostante il mio ufficio si trovi a un chilometro e mezzo da casa, molto spesso non ho voglia di camminare da un luogo all’altro, specie se sono carico di borse e se fa caldo. La mattina un taxi impiega meno di cinque minuti per portarmi al lavoro, ma la sera le cose non sono così facili. La Dongzhimen Wai Dajie nei pressi del ponte sul Secondo Anello, al cui incrocio si concentrano la fermata di due linee di metropolitana, la stazione degli autobus interurbani, l’Oriental Kenzo falso (il Ginza Mall, che però in cinese usa gli stessi caratteri dell’originale giapponese) più altri centri commerciali importanti, e il cantiere della monorotaia che condurrà all’aeroporto,  è una delle vie più infami di Pechino per il traffico. Verso le quattro e mezza le sue sette corsie diventano un cimitero di veicoli che si muovo a passo d’uomo per un paio di chilometri, e solo attorno alle otto comincia a sfollare. Percorrerla durante un giorno qualunque richiede una ventina di minuti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il ventisei di giugno mi trovo al Jenny Lou di Sanlitun, esattamente nel punto in cui la coda inizia. Ho con me la borsa del lavoro, un sacco di pane regalatomi da una cliente panettiera, più due borse della spesa. Sono stanco e, giusto per aggiungere qualcosa, è una delle poche giornate l’anno in cui a Pechino piove. Sono a lato strada con il mio carico in mano e in spalla, bagnato e scocciato, e osservo una successione infinita di taxi occupati. Farla a piedi, non se ne parla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/3032232234_8feee3af52_b-739732.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/3032232234_8feee3af52_b-739729.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E’ allora che mi passa di fianco uno degli strani veicoli di Pechino, un triciclo a motore con cabina chiusa, un posto di guida davanti e un sedile dietro. L’omino mi fa segno sorridente. Non ho mai preso un mezzo del genere, e oggi sembra proprio una buona occasione: con le sue dimensioni ridotte, può muoversi liberamente sulla corsia delle biciclette e portarmi a casa in un baleno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2453383609_9fc09fc48a-736804.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 265px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2453383609_9fc09fc48a-736784.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il tassista da triciclo, ovviamente abusivissimo, mi chiede 15 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;che prontamente faccio scendere a 10. Mi fa accomodare sul sedile di dietro, chiude la porta con serratura semi-blindata, e per sicurezza tira le tende di pizzo ai lati, sai mai che qualche poliziotto lo veda fare il tassista abusivo. Si parte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il mezzo strombetta e borbotta a una velocità decisamente ridotta, facendo scansare le biciclette sulla strada. L’omino e la ride del suo passeggero &lt;span style="font-style: italic;"&gt;laowai &lt;/span&gt;carico di borse. Un paio di minuti e la strada è fatta, siamo alla fine della Dongzhimen Wai, e i veicoli – macchine, camion e bus – cominciano a prendere velocità, gli autisti che premono aggressivamente l’acceleratore dopo la lunga e snervante coda. E’ coma la carica di una battaglia, tutti cercano di tirare i motore al massimo e andarsene dalla strada maledetta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E’ in quel momento che un triciclo a pedali ci passa di fianco e l’uomo del risciò manda un avvertimento al mio pilota:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Guarda che più avanti c’è la polizia”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il mio autista di gira:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“对不起”. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mi spiace&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ti spiace di cosa, sto per chiedergli, quando quello, con un colpo improvviso, preme la frizione, gira il volante a sinistra e inverte a U. Ci troviamo davanti quattro corsie di auto, camion e autobus in accelerazione disperata. I clacson partono frenetici come le trombe della cavalleria. Il mio autista urla, mentre sterza per evitare di un soffio un frontale un bus carico di gente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il vostro eroe di solito mantiene un invidiabile calma anche di fronte alle situazioni più snervanti, ma questo è troppo. Un fiume di insulti e bestemmie, prima in cinese e poi, con la lucidità che scompare, in italiano, investe il tassista abusivo, che non fa altro che ripetere “Mi spiace, mi spiace” e zigzaga con il suo triciclo tra camion e pullman. I veicoli ci sfrecciano di fianco, i clacson pigiati, vedo le facce degli altri guidatori terrorizzati e sento il triciclo che traballa per lo spostamento d’aria causato dai mezzi più grandi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Sterza, attento, stai sulla sinistra, ma Cristo, sei un criminale, te e tutta la gente che ti conosce e non ti ha impedito di salire alla guida di questo sputo di triciclo!!!”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Mi spiace, mi spiace, non posso andare avanti, c’è la polizia!”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Sì ma qua crepiamo in due, stronzoooooooo!!!”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Facciamo duecento metri in contromano, causando un notevole panico lungo tutto il tratto finale della Dongwai. Autobus che sterzano di colpo, macchine che inchiodano, gente che lancia insulti contro il triciclo impazzito. Cerco di aprire al porta ma è bloccata, non posso scendere. Investo di altre maledizioni il mio autista, che finalmente si infila in una laterale e parcheggia alle spalle di un muro. Spegne il motore, si gira e se la ride. Allunga il braccio e, con un colpo ben assestato sulla serratura blindata, la apre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Scendo, recupero le borse, non so se prendere a botte il tizio, che rimane barricato nel triciclo chiuso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Mi spiace” ripete, ridendo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Prendo le borse e me ne vado. Alle spalle mi raggiunge la voce dell’omino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Hey, guarda che hai dimenticato di pagare”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lo ignoro con uno sforzo di volontà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Almeno dammi cinque &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai&lt;/span&gt;!” mi grida.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Mi volto. Lo guardo fulminandolo. Un grosso “vaffanculo” lo investe in pieno. Ma guarda te. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Mi volto e riprendo a camminare verso casa, sul marciapiede. L’omino non chiama più, ha capito che non gli conviene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Questa è la prima e l’ultima volta che salgo su uno di quei tricicli. Ve lo giuro, potete essere le persone più pazienti del mondo, ma la Cina sarà sempre più forte della vostra pazienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Anche per oggi siamo vivi. Domani? Va la’ che stasera accendo una bacchetta d’incenso per ringraziare il Cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2739847255_f4e0ed3967_o-739726.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2739847255_f4e0ed3967_o-739723.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-5801218483009097884?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/5801218483009097884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=5801218483009097884' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5801218483009097884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5801218483009097884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/12/la-morte-corre-pechino.aspx' title='La Morte corre a Pechino'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-4565889918381945525</id><published>2008-12-29T13:21:00.002+08:00</published><updated>2008-12-29T13:33:01.742+08:00</updated><title type='text'>28 anni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/411052488_d834af9a7f_o-773410.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/411052488_d834af9a7f_o-773408.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il 23 giugno compio 28 anni, e mi piacerebbe riunire qualche buon amico e fare una bella cena. Ma è sabato, e siccome la maggior parte dei miei amici lavoro nel settore dell'ospitalità e dei ristoranti, sposto la cena a lunedì, giorno non lavorativo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' quindi il 25 giugno. L'estate è ormai sbocciata, l'afa ha raggiunto Pechino, ma quel giorno tira vento, qualcosa si smuove: nell'aria c'è un odore di pioggia, di movimento, una strana elettricità che rende il momento magico. E' come se dopo tanto stagnare, il Cielo di Pechino abbia deciso di smuoversi, ripulirsi, rinnovarsi...&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il lavoro mi preparo a casa con Strangefolk dei Kula Shaker a palla. Eccomi: i miei jeans più comodi, un paio di sandali di cuoio, una maglietta di lino rosa in stile indiano, nulla di più. Esco di casa con in braccio un cartone di vino – tre bottiglie di Verdicchio di Matelica e tre di Nero d'Avola, con cui brindare alla mia nuova età. Quando arrivo al pianterreno trovo un piccolo gruppo di persone, tra cui il mio vicino di casa gentile, quello che mi saluta sempre: oltre la tettoia stanno cadendo i primi goccioloni che, in pochi secondi, sfociano in un rabbioso temporale estivo, quasi un monsone. Rimango a guardare la pioggia che finalmente cade a lavare la città, quasi ipnotizzato, con il cartone di vino ancora in mano. Il mio vicino estrae un pacchetto di sigarette, me ne infila una in bocca, me l'accende, e quindi ne accende una per sé. Rimaniamo così, in attesa corale, mentre Dandan corre a cercare un ombrello su a casa. Quando torna, meno di cinque minuti dopo, non ho ancora finito la sigaretta, ma la pioggia è cessata. Il cielo è plumbeo, soffia ancora un vento caldissimo da Sud, sopra le nubi danzano tuoni e fulmini che a tratti illuminano la città coperta di grigio. Prendiamo al volo un taxi e ci dirigiamo al ristorante.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Gold Barn è difficilmente categorizzabile: appartiene a una ricca donna d'affari sichuanese, ma lo stile è quello coloniale della case shanghainesi d'inizio secolo, con mobili all'europea in legno massiccio, gusto semplice ed essenziale, gran copia di tovaglie e tende di lino e cotone color panna e con i bordi a pizzo, piante d'appartamento in grandi vasi neri, con tronchi spessi mezza spanna e le lunghe foglie tipiche dei tropici. Alle pareti, quadri di moderni artisti cinesi, con le loro forme tondeggianti che ricordano Botero. La cucina è un misto tra sichuanese e occidentale, con una serie di interpretazioni di piatti classici d entrambe le cucine: cosa rara, il risultato è piacevole e interessante. Veniamo accolti da un suono di sitar che è quello di “Love You To” di George Harrison, e dal sorriso di Annie, la manager – uniforme formale, taglio di capelli a caschetto scalato, occhi neri pericolosi come solo certe donne cinesi, e solo quelle molto belle come Gong Li, riescono ad avere. Le lasciamo il vino e saliamo la grande scala di legno verso il piano superiore.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui veniamo salutati da Sasi, originario di Chennai e tipico &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;maître&lt;/span&gt; indiano – sorridente, accomodante, gentile ma con quel meraviglioso distacco da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;middle class&lt;/span&gt; anglo-indiana che, alle domande impreviste, permette di rispondere, senza esitazione, con un elegante gesto del capo che lascia sempre gli stranieri disarmati, a chiedersi se significhi sì, no, oppure forse. Sasi ci fa accomodare nella sala di vetro, un angolo del ristorante con quattro lati - tre pareti e il soffitto – costituiti da grandi vetrate che danno la vista sugli alberi della Sanlitun Beixiaojie e sul cielo ormai scuro.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A “Love You To” seguono tutte le altre canzoni di “Yellow Submarine” dei Beatles – Lucy in the Sky with Diamonds, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Eleanor Rigby, e con esse cominciano ad arrivare gli invitati. C'è Alexia la mia collega nata a Lione ma cresciuta a Pechino; c'è Irene, c'è Viola, ci sono Federico e Zhou Yu, c'è Dom. Accompagnando i discorsi con piatti fusion sichuanesi e vino italiano, si parla di spiritualità – comincia Zhou Yu, il cui libro di filosofia della storia comparata ha preso una piega mistica: negli ultimi mesi Zhou ha letto una gran quantità di libri di filosofia orientale, interessandosi tra gli altri ad Aurobindo e alla Madre: gli racconto quindi della mia esperienza nell'ashram di Pondicherry. Zhou ha intenzione di studiare meglio il rapporto tra buddhismo nel suo passaggio dall'India alla Cina andando a vivere in una scuola per lama nel Qinghai per qualche mese. Ha intenzione di partire la settimana seguente. Non smette mai di stupirmi, Zhou Yu. Dom parla degli anni in cui ha vissuto in Indonesia con la moglie e la sua famiglia, e dei vari maghi della regione che, tramite “diete bianche”, possono far passare dei chiodi attraverso il corpo senza subire ferite. In generale si parla del piacere e della sua importanza nella vita, si parla della scelta di perseguire il piacere oppure fini diversi. Ciascuno esprime il proprio punto di vista, la propria opinione, e si tratta sempre di opinioni diverse ed interessanti, come speciali e interessanti sono le persone riunite attorno al tavolo. E' la conversazione perfetta per il mio compleanno.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Dandan tira fuori una fantastica torta al cioccolato e gli invitati cantano gli auguri, chissà perché i Beatles intonano “When I'm 64”: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Will you still need me, will you still feed me when I'm sixy-four?”&lt;/span&gt; canta John Lennon, e Dom si unisce a lui, chiedendomi una “risoluzione” per il mio ventinovesimo anno di vita. La mia risposta viene naturale: coltivare la mia spiritualità, così facile da perdere lavorando in una grande città globale come Pechino. Per fortuna, di tanto ci sono serate tempestose in cui l'afa opprimente viene rotta, e l'anima improvvisamente respira, accorgendosi d'essere viva e vegeta. Questa è una di quelle serate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;“He called up to the angels he called into the deep&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;Said 'God if you can hear me give me some relief' &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;And He didn't ask for favours didn't want to ask for gold &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;Only one possession - possession of a soul&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;   &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;'I'm begging for your mercy I'm begging to you please&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;I'm just a simple traveller lost upon the sea' &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;And it kinda stands to reason &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;It was hurricane season&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;Hey-hey-hey-hey”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Hurricane Season” by Kula Shaker, from the album “Strangefolk” (2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-06-25-02-788317.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-06-25-02-788292.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-4565889918381945525?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/4565889918381945525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=4565889918381945525' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4565889918381945525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4565889918381945525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/12/28-anni.aspx' title='28 anni'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-2030682003263890673</id><published>2008-12-08T19:31:00.002+08:00</published><updated>2008-12-08T19:39:51.206+08:00</updated><title type='text'>Il letto rotto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Piede-797040.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 299px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Piede-797038.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Com'è, come non è, abbiamo rotto il letto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che io nell'intimità sia un toro, nonostante qualcuno la pensi &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/04/pareti-sottili.aspx"&gt;diversamente&lt;/a&gt;, ma semplicemente è che  l'IKEA falso costruisce i letti alla cinese. Come sono fatti i letti alla cinese, chiederete voi. Con i materiali che costano meno, vi rispondo io. E' per questo, del resto, che Wang Li ha scelto di comprare da IKEA falso e che &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/06/likea-pure-quello-falso.aspx"&gt;anche io&lt;/a&gt; ho seguito le sue orme portandomi a casa scrivania, libreria, armadio e mobile da scarpe a 1000 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;consegna inclusa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi immagino in questo momento il progettatore dei mobili IKEA falso, ovvero un laureato col minimo dei voti in ingegneria dei materiali piegato su una scrivania in uno scantinato buio buio, pagato appunto 1000 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;al mese per copiare i mobili IKEA, quelli originali però. Sta illustrando al suo principale, che dev'essere probabilmente un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;laoban &lt;/span&gt;di quelli col borsello in finta pelle sotto l'ascella e le sigarette Chunghwa pacchetto oro nel taschino della polo di viscosa 100%, le caratteristiche del progetto. Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;laoban &lt;/span&gt;guarda il modello, si accende una sigaretta, e poi commenta che i piedi del letto sono l'unica parte che si vede, e quindi devono essere lucidi, il resto invece no, può anche far cagare basta che costi poco. L'ingegnere dei materiali laureato all'università di Tangshan annuisce con gravità, come se avesse ricevuto un insegnamento di vita dal Buddha del Paradiso Occidentale in persona, e dichiara &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Hao de, hao de! Mei wenti!”&lt;/span&gt;. Ed è così che mi ritrovo in casa un letto con la struttura, la rete e le gambe in ferraccio brutto ma resistente, e i piedi in un bell'alluminio lucido lucido. Se aggiungiamo che i bulloni che li legano al resto del letto sono tutti di misura diversa e quindi tendono autonomamente a svitarsi ogni volta che qualcuno si siede sul letto o si alza, vi immaginate cosa possa essere successo. Il sottile disco di alluminio si piega, la gamba si piega, il letto di inclina su di un angolo a mo' di Titanic.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiamiamo Wang Li: il letto d'altra parte l'ha comprato lui, quindi la responsabilità è sua. La soluzione naturale di Wang Li è la seguente: spostiamo il letto rotto nella camera degli ospiti, quello della camera degli ospiti in camera nostra, e il gioco è fatto. Era tutto un semplice problema di allocazione! Quando gli faccio notare che non sono per nulla contento di avere un letto obliquo nella camera degli ospiti, visto che gli ospiti cui la camera è idealmente dedicata non ci possono dormire, e anche a camera vuota non ci posso nemmeno appoggiare sopra delle cose, Wang Li sospira e concorda che qualcosa va fatto. Prontamente quindi ci assicura tutto il supporto possibile, comunicandoci il numero di telefono dell'IKEA falso (che già avevamo) e suggerendoci di telefonare a loro. Anche l'IKEA falso di dimostra totalmente disponibile: “Portateci il letto che ve lo sistemiamo gratis!”. E a nulla vale spiegargli che a noi basta che ci spediscano delle gambe nuove che le montiamo autonomamente: o gli portiamo il letto intero, o nulla. E' una gara a chi scarica meglio la responsabilità facendo finta di aiutare, e non c'è modo per uno straniero come me di vincere in una disciplina che in Cina è nazionale almeno quanto il ping pong e il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;wushu&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la prima notte passata nella camera degli ospiti, proviamo quindi a negoziare con Wang Li una soluzione radicale: ci procuriamo un letto nostro, a spese nostre, e il suo letto rotto finisce giù dalla finestra. A Wang Li piace la prima parte della proposta, ma non la seconda: se dovesse riaffittare l'appartamento dovrebbe ricomprare un letto nuovo: uno spreco ingiustificabile. Quindi trova un'altra brillante soluzione basata sull'allocazione delle risorse e suggerisce di mettere il vecchio letto altrove: non certo a casa sua che non ha spazio, ma nel nostro appartamento di 90 mq, il che significa sulla veranda, che è l'unico spazio inutilizzato e che verrebbe occupato quasi totalmente. La nostra controproposta rassegnata è che il suo letto va comunque giù dalla finestra, ma ci assumiamo l'onere di ripagarglielo, tanto è un letto IKEA falso e costa tutto insieme forse 500 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai&lt;/span&gt;. L'accordo è raggiunto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io e Dandan ci mettiamo quindi in moto il primo sabato libero e ci rechiamo da IKEA vero alla ricerca del nostro nuovo letto. Per qualche assurdo motivo, i letti IKEA in Cina costano come in Italia, ovvero come minimo 2-300 euro, ma anche di più, e per livelli di qualità che francamente lascerei stare. Ce ne torniamo quindi a casa senza letto, ma con una libreria, una scarpiera e due portariviste di vimini di qualità fenomenale, comprate per meno di 200 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;a bordo strada, al mercatino del mobile abusivo che si tiene ogni giorno davanti all'IKEA vero.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed eccoci qua: in una casa con dei bellissimi mobili di vimini intrecciato e un letto che rimane tuttora piegato a 20° verso  sudovest. Comunichiamo a Wang Li che non se ne fa più nulla, non prendiamo nessun letto nuovo, ma ripariamo quello vecchio. Il giorno seguente, domenica, andiamo all'IKEA falso con la gamba piegata e il piede d'alluminio divelto e ce lo facciamo cambiare. La responsabile, sarà che sono straniero, cambia tutto gratuitamente senza fiatare. In più mi faccio dare una quantità di bulloni aggiuntiva per rafforzare tutte le giunture. Nel tardo pomeriggio Wang Li si presenta a casa nostra e insieme facciamo le revisione ai letti (il nostro e quello della camera degli ospiti), raddoppiando appunto i bulloni e stringendoli saldamente (guarda caso erano tutti molli). Il letto è riparato, e ha un aspetto un po' più sicuro di prima. Wang Li commenta che sì, il letto probabilmente non è di qualità eccelsa, ma possiamo dargli una mano a sopravvivere a lungo se evitiamo di sederci agli angoli: “Sedendosi a metà il peso è distribuito su due gambe, non su una” e per sicurezza ci fa anche vedere il modo in cui è bene sedersi. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Hao de, hao de”&lt;/span&gt; gli rispondiamo increduli, per mancanza di fantasia. Sta' a vedere che ora dobbiamo anche stare attenti a come ci sediamo sul  nostro letto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed eccoci ritornati, come in un circolo, alla situazione iniziale. C'è un che di filosofico, in tutto questo, un che di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;zen &lt;/span&gt;perché – badate – il problema non è stato risolto ma semplicemente rimandato. Le gambe nuove del letto hanno ancora i piedi di alluminio e i bulloni spaiati, e qualunque attimo di passione potrebbe essere quello fatale, riaprendo di nuovo il circolo eterno dei problemi del letto. Forse è tutto un problema di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;feng shui&lt;/span&gt;, ma stasera non ci voglio pensare. Voglio solo farmi una bella dormita sul mio letto orizzontale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-2030682003263890673?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/2030682003263890673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=2030682003263890673' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2030682003263890673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2030682003263890673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/12/il-letto-rotto.aspx' title='Il letto rotto'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-2224484041799074236</id><published>2008-11-24T11:36:00.003+08:00</published><updated>2008-12-08T19:40:31.533+08:00</updated><title type='text'>Il Comitato di Sicurezza Pubblica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-10-28-04-Sun-City-790958.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2007-10-28-04-Sun-City-790955.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;In vista delle Olimpiadi, la società civile si sta già mobilitando per dare una mano alle forze dell'ordine nel garantire la sicurezza durante i Giochi. Uno degli scopi che si sono dati molti gruppi, e in particolare i comitati di condominio e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;xiaoqu&lt;/span&gt;, è quello di censire parallelamente tutti gli stranieri nell'area di loro competenza e sensibilizzarli sull'importanza di essere in regola con le registrazioni alla polizia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco quindi due sciure cinesi sui cinquan'tanni, classica giubba di colore smorto e capello riccio e tinto, un generico panzone sui trent'anni evidentemente disoccupato, e una poliziotta sui quaranta in divisa, evidentemente scoglionata per dover star dietro agli altri tre civili per tutta la giornata. I tre bloccano l'uscita del mio ufficio che si trova in un complesso residenziale, e fermano tutti gli stranieri facendo domande evidentemente strambe (lo deduco dall'espressione persa degli stranieri). La poliziotta sta in disparte, non volendo sporcarsi le mani o forse cercando di far credere che lei non conosce i tre ed era lì per caso.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivo io. Mi scorgono da lontano mentre scendo dal taxi, si agitano, indicano e confabulano. Mi avvicino ostentando sicurezza. Il panzone fa un passo avanti intercettandomi, ha già il fiatone per l'eccitazione.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;“Halo? Du yu heva sis?” e mi sventola davanti agli occhi un foglio di residenza, senza peraltro darmi l'opportunità di guardarlo. Non so se è aggressivo per compensare alle sue insicurezze oppure davvero gode nel fare il paladino della legge e rompere le scatole. Poco importa. Ci sono tre risposte che uno può dargli: “Sì”, nel qual caso chiede che il permesso sia esibito e il numero di passaporto e registrazione siano scritti su un figlio da una delle due sciure. “No”, nel qual caso la poliziotta dovrebbe portarmi in polizia, registrarmi e multarmi per la mia mancata registrazione al mio arrivo. “Non lo so”, nel qual caso il saccente panzone darebbe una lezione di diritto amministrativo dell'immigrazione nel suo stentatissimo inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Conosco i miei polli, sono troppo prevedibili. E quindi dico, con un lieve tono scocciato e una punta di strafottenza:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;“Non abito qui”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerco di non ridere alle loro espressioni. Si guardano, sperduti, nei loro occhi si legge la domanda: “E adesso cosa facciamo?”. Chi non abita qui non è di loro competenza. Non si erano mai posti il problema prima – come avevano potuto dimenticarsene? – eppure ora si trovavano davanti alle drammatiche conseguenze della loro mancata previsione. Chi entra ed esce non necessariamente, del resto, abita nel complesso. Non sanno cosa dire, non sanno cosa fare. La poliziotta storta la bocca, ma non dice nulla. Guardo il panzone facendo leva sulla sua insicurezza, attendo una risposta e lui me la deve dare, se no perde la faccia. Lui abbozza un sorriso nervoso: “Non abiti qui? Allora, nessun problema, passa pure!”. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Grazie!” dico “molto gentile!” ed entro, diretto al mio ufficio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ripeto. In Cina tutto si può fare, basta sapere come farlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/3001706165_4693e8d922_b-790931.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 244px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/3001706165_4693e8d922_b-790928.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-2224484041799074236?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/2224484041799074236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=2224484041799074236' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2224484041799074236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2224484041799074236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/11/il-comitato-di-sicurezza-pubblica.aspx' title='Il Comitato di Sicurezza Pubblica'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-4733849211341688245</id><published>2008-11-10T11:41:00.003+08:00</published><updated>2008-11-10T14:57:15.839+08:00</updated><title type='text'>Green T. House</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-791413.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 360px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image1-791410.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms;" align="justify"&gt;Uno dei posti più visionari, folli ed eleganti di Pechino è la Green T. House (&lt;a href="http://www.green-t-house.com/"&gt;http://www.green-t-house.com/&lt;/a&gt;), un ristorante di cucina &lt;i&gt;fusion&lt;/i&gt; aperto diversi anni fa da due sorelle cinesi. Una Jin Er, musicista, designer, chef, è la vera creativa alle spalle del progetto; l'altra sorella, Sapphire, è la businesswoman, quella stronza e aggressiva che fa sì che nessuno metta i piedi in testa all'attività di famiglia, come nella migliore tradizione cinese. Da quando ha aperto, in un piccolo angolo nascosto della città, nel 1997, la Green T. House è diventata un'istituzione, ovvero uno dei pochi posti eleganti, ma veramente eleganti, dove portare gli ospiti da fuori Pechino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco come descrivo il locale in poche righe, pubblicate su That's Beijing del Giugno 2007, in occasione della premiazione del ristorante nella categoria “Best to Impress Visitors”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Green T. House's decor is simply outlandish. The moment you cross the door, you feel like you've entered a faerie-land, where everything is oddly elegant and weirdly beautiful. Nobody would expect to find a place like this in China, let alone in Gongti Xi Lu"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Non ci sono davvero parole per descrivere il luogo – pareti bianche, pezzi d'arrendo bianchi e neri, non una coppa da tè uguale all'altra, non un tavolo uguale all'altro. Al centro della sala un tavolo lungo con sedie dallo schienale altissimo, che si appuntisce come il tratto di un pennello. Sulla sinistra, un tavolo tondo con divani in pelle di mucca, e dal lampadario si dipartono numerosi fili di metallo flessibile che trafiggono pagine di poesie di Guillaume Apollinaire. Sulla destra, appesi al soffitto, scheletri di piante simili a coralli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I piatti sono composizioni artistiche fatte di cibo e ceramiche giapponesi, una mescolanza di gusti che predilige comunque l'Oriente e la Cina, che stupisce. E che dire della cucina e del servizio. Be' altre per essere a Pechino, anche se ben lungi dalla perfezione che conosciamo altrove nel mondo. Capita il cameriere che non capisce l'inglese, nessuno certo sa interloquire col cliente e consigliare un piatto, e quando il ristorante è pieno può succedere d'essere serviti tardi e con un piatto freddo. Ma chi vive in Cina è abituato a questo – per qualche motivo, in questo Paese di un miliardo e trecento milioni di persone non si trova un singolo cameriere decente. E' un po' come per i calciatori. Chissà perché.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poco importa – non si va alla Green T. House per avere un buon servizio o per mangiare bene, sebbene molti patti siano estremamente interessanti. Ci si va per farsi stregare, entrare in un sogno fatato, e trascorrere qualche ora in un mondo che non è il nostro, in cui le nostre fantasie sono libere di esistere al di là della luce inflessibile della città che sta fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poche parole, questa è la Green T. House.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image2-791381.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 154px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/Image2-791379.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-4733849211341688245?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/4733849211341688245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=4733849211341688245' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4733849211341688245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/4733849211341688245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/11/green-t-house.aspx' title='Green T. House'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-1072014417637736306</id><published>2008-10-26T13:06:00.002+08:00</published><updated>2008-10-26T13:16:42.161+08:00</updated><title type='text'>Veggenti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2006-03-25-08-Oriental-Plaza-715747.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 299px; height: 400px;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/2006-03-25-08-Oriental-Plaza-715744.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E' una sera di giugno, e sto lavorando come un matto da tre settimane per una serie di eventi che si stanno concretizzando proprio in questi giorni. Sono davanti all'Oriental Plaza, uno dei mall più moderni e pettinati della città, su una scalinata imponente che, da una piazza con una fontana scende verso la Chang'an Jie, la strada a dodici corsie che taglia Pechino a metà tra nord e sud. Insieme alla mia collega Cherry, originaria dello Henan, stiamo aspettando il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gotha&lt;/span&gt; aziendale, per portarli in un ristorante scicchissimo nel mall stesso.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio mentre i miei occhi scandagliano la strada cercando di trovare il taxi degli ospiti che aspettiamo, che mi si para davanti un vecchio. Vedere un vecchio in questa zona è già abbastanza strano – la Pechino moderna appartiene alla nuova generazione di giovani intraprendenti, non a quella vecchia e ancora legata alla logica dell'azienda statale. Ma chi ho davanti non è un vecchio qualunque come ce ne sono qui – occhialini, abiti dimessi o al più vecchia uniforme maoista, scarpe cinesi di tela nera, aria riservata e molto pacata. Il vecchio tanto per cominciare non è poi tanto vecchio, ma solo estremamente sfatto: avrà forse cinquant'anni ma ne dimostra settanta. E' coperto di stracci, ma stracci genuini (non gli stracci dei mendicanti che sono più una mascherata tragica che altro); indossa dei sandali, una sacca-zaino da vagabondo e ha una barba lunga e appuntita da taoista. Mi guarda negli occhi spiritato, e mi prende la mano, esaminandola con aria interessata e professionale. “Mmmh... “ annuisce. Poi mi guarda ancora, stavolta meno inquietante, e mi chiede se può leggermi la mano: fanno solo venti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai&lt;/span&gt;. Lui, beninteso, è un veggente itinerante originario dell'Anhui; Cherry, che viene dallo Henan ed è più che scafata, si dimostra scettica, ma non interviene trattando con tolleranza il mio bisogno occidentale di pittoresco. Normalmente direi anche di sì, ma siccome sto lavorando, gli pongo la condizione di muoversi – e siccome ormai ho assimilato anche un po' di cinesità, negozio: previsione espressa, metà tempo, metà prezzo. Il vecchio accetta e, facendo tradurre a una divertita Cherry, mi spiega cosa vede.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mese, il giugno-luglio (lui si esprime in mesi lunari cinesi, ovviamente) del 2007 è un ottimo periodo, il migliore dell'anno. Anche l'anno è un anno buono, ma quello che verrà sarà molto più impegnativo. Sono una persona con una mente sveglia e forte, di ottima cultura, facile all'apprendimento; sono anche fortunato in amore, così fortunato che posso anche avere due donne, l'importante è che stia lontano da quelle del segno del Topo, che mi porterebbero sfortuna (penso alla mia ex del Topo e annuisco). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi arrivano i nostri ospiti. Cherry li vede arrivare in macchina. “Per favore, chiudi che dobbiamo andare” dico al veggente, ma quello non sembra di fretta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il miglior periodo della mia vita sarà tra i 33 e i 43 anni, poi avrò qualche problema, forse di salute ma non necessariamente. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ora devo proprio andare!” dico, ma il vecchio non mi molla la mano. Cherry va incontro agli ospiti, io cerco di divincolarmi ma senza troppa convinzione. Chissà perché, è difficile trattare i veggenti in modo brusco: forse ha a che fare con una paura superstiziosa dei loro poteri, oppure con il transfert che subiamo nel momento in cui questi cominciano a descriverci la nostra vita come se la conoscessero meglio di noi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultima parte della mia vita, dice – e stavolta me la devo cavare senza traduzione - filerà comunque molto liscia, almeno fino agli 89 anni, perché la mia linea della vita è eccezionalmente lunga (penso che se si basa sull'aspettativa media dei cinesi, forse potrei anche vivere fino a 120 anni).&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi finalmente mi molla. Prendo il portafoglio e mi accorgo che non ho 10 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;spicci, ma solo 20. Glieli allungo chiedendo il resto, e guardandomi alle spalle mentre il mio capo e gli ospiti intanto mi passano di fianco e mi guardano come dire “Che poca professionalità, noi siamo arrivati e quello si sta facendo leggere la mano da un barbone”. Il veggente ravana a lungo nella sacca, giocando sulla mia premura, ma oramai il peggio è passato, e non può peggiorare. Finalmente trova una banconota stropicciata da 10 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kuai &lt;/span&gt;che prendo e infilo nel portafoglio. Lo saluto, ringraziandolo, e scappo per raggiungere la mia comitiva.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra la scena di un film, ma Pechino è anche questo – il sorprendere, il rompere la monotonia della vita prevedibile. E il veggente ci ha preso, chiederete voi? Mah... certamente che il 2008 sarebbe stato un anno difficile è stato verissimo, e questo lo scoprirete leggendo i futuri post. Che io abbia una buona mente non sta a me dirlo, ma posso dire di essere stato abbastanza fortunato in amore, anche se effettivamente le donne Topo sono state tra quelle più problematiche nella mia vita sentimentale. Due donne allo stesso tempo non le ho ancora avute né prevedo di averne. Il resto ha ancora da venire, quindi dovrete portare pazienza come la porto io.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quel che mi riguarda, non ho troppa fretta di scoprirlo. Per adesso sono qui, e mi godo questa imprevedibile, cinematografica Pechino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-1072014417637736306?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/1072014417637736306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=1072014417637736306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1072014417637736306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/1072014417637736306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/10/veggenti.aspx' title='Veggenti'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-5529149489989215720</id><published>2008-10-12T15:31:00.003+08:00</published><updated>2008-10-12T15:44:34.135+08:00</updated><title type='text'>Russi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/russian_fight-771304.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/russian_fight-771303.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ho già raccontato in precedenza di avere una vicina russa, &lt;a style="font-family: trebuchet ms;" href="http://camblau.nomadlife.org/2007/07/acqua-acqua-acqua.aspx"&gt;Inna&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;. Mi capita una sera di incrociarla sul pianerottolo, e quella mi dice che sta a casa con degli amici, e mi invita a unirmi. Ben venga, per dimostrare la mia buona volontà mi presento con una boccia di Nero d'Avola, ed eccomi nel salotto della mia vicina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;L'appartamento è speculare al mio, solamente che invece del parquet in linoleum ci sono delle gelide piastrelle. Le luci al neon bianche invece sono le stesse. Nella sala c'è un divano, un tavolino basso, delle sedie e una TV su un mobiletto, praticamente come nella mia. Due personaggi sono già seduti con delle bottiglie di birra Baltika in mano. Una si chiama Inna, proprio come la mia ospite: grassoccia, naso a patata, fondi di bottiglia sugli occhi, mi fa un sorriso e mi saluta. L'altro è Vova, da me conosciuto come il tamarro del palazzo, un minorenne alto più di me che ama scarabocchiare in cirillico sui muri delle scale e pimpare il suo motorino con improbabili stereo per aumentare il volume della musica techno russa. Non mi ha mai salutato né sorriso, invece ora allunga la mano affabile, con quell'aria un po' losca tipica degli slavi che più ti sorridono più ti fanno pensare che ti stanno fregando.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Inna la vicina fa la manager in un ristorante di fronte al compound diplomatico di Gongti Bei Lu. Si vede che è brava e si sbatte, anche se il posto è talmente pacchiano che non mi sono mai azzardato ad entrare. L'altra Inna lavora in una non meglio precisata trading, e anche lei è una ragazza seria, con la testa a posto. Vova ha 17 anni, vive con la madre che è la classica signora russa biondissima, algida, leopardata e con due seni di dimensioni impossibili; il padre non è ben chiaro dove sia. Va a scuola a Pechino, ma con scarsi risultati: poco male, perché tanto lui odia la scuola, odia la Cina e vuole fare il DJ; nell'attesa di diplomarsi ed uscire di casa, spaccia hashish.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Le due Inna sono poco impressionate dalla mia boccia di vino – una non ne beve, l'altra lo beve solo bianco. Vova invece individua lo status symbol del ricco pappone e, praticamente da solo, svuota la bottiglia. I tre hanno un computer che, sul Windows Media Player, suona musica techno russa: Vova intanto si diverte a mostrare dei video, forse scaricati da Youtube, con delle gratuitissime scene di violenza tipo: cinque ragazzi russi che si picchiano (e non parlo di pugni allo stomaco, ma di colpi di anfibio in faccia e gomitate alle tempie), soldati russi che, ridendo, stanno fermi in fila con un sergente che, uno a uno, li prende a ginocchiate nello stomaco, tre amici che litigano e a sorpresa uno tira fuori una catena e colpisce un altro; il terzo prova a dividerli e si becca un colpo di catena anche lui, quindi inizia una rissa reale in cui tutti picchiano tutti finché altri passanti intervengono per aumentare il livello di violenza e sangue.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Vova si spancia ma le due Inna, al contrario di me, non sono per nulla impressionate. La mia vicina mi spiega “This is how Russian young people like to have fun. It's normal in Russia. Everybody does it”. Vova è molto fiero di sé stesso e della sua nazione in questo momento, almeno finché Inna non chiude amareggiata con: “I come from Vladivostok. No way in going back to that shit”. Vova dissente: lui la Russia la idealizza: altro che 'sto paese di debosciati, dice, in Russia c'è da divertirsi! La seconda Inna concorda con l'amica. La Russia è un postaccio e a Pechino, se uno ha voglia di lavorare onestamente, si sta molto ma molto meglio. Scopro quindi che la maggior parte dei russi di Pechino, come mi spiegano, è siberiana: gente di Vladivostok, di Irkutsk e del resto della Russia orientale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;I russi sono la comunità europea più antica a Pechino, e la loro ambasciata, circondata da un enorme parco all'interno del Secondo Anello, ne è testimonianza. Esiste addirittura un quartiere russo a Pechino, con una via, Yabao Lu, dove i negozi hanno insegne in cirillico e vendono pellicce e altre cose importate direttamente da oltreconfine. La sera la zona diventa ovviamente losca, con una serie di &lt;i&gt;night club&lt;/i&gt; tra i più costosi della città, se non altro perché le bionde comandano prezzi ben più alti delle orientali, e questo in tutta l'Asia. Non ho idea di quanti russi ci siano a Pechino, ma sono tanti, forse la comunità straniera più estesa, e ad essi si aggiungono i russi cinesi, quelli che qui vengono definiti “cinesi appartenenti alla minoranza etnica russa”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Per tutto il tempo i miei compagni di bevuta hanno continuato a interloquire tra loro in russo, utilizzando l'inglese solo per parlare direttamente a me. All'aumentare dell'alcool e fondamentalmente della noia e della stanchezza, succede che finiscono a parlare tra loro praticamente dimentichi della mia presenza, se non ogni tanto Vova che alza il bicchiere per brindare con me. Dopo un quarto d'ora che nessuno mi rivolge la parola, totalmente escluso dalla conversazione e annoiato a morte dalla techno russa, mi congedo. Vova, mescolando birra e vino, è bello alticcio e quando gli lascio il fondo della bottiglia decide che sono diventato suo amico, e quindi mi invita a chiamarlo nel caso mi servisse dell'hashish. “Anytime, you just call me, I can bring you the next day!”. Grazie, dico, ti farò sapere. Inna mi saluta calorosamente e mi invita a tornare quando voglio, l'altra mi sorride con simpatia, e non capisco sinceramente se si rendono conto che mi sono annoiato da morire. O forse è colpa mia, quando loro mi hanno invitato a bere qualcosa da loro intendevano che bere era lo scopo della serata, e si aspettavano che mi ubriacassi invece di far conversazione tutto il tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Torno a casa sorpreso da questa strana gente. Saranno anche d'origine europea, ma per me i russi son più strani che i cinesi. Senz'altro condivido l'opinione che qui sia molto meglio che nel loro Paese, se non altro per l'ospitalità della gente. Mi fa piacere comunque aver conosciuto questi russi pechinesi e aggiungere un tassello alla mia comprensione di questa città, all'apparenza così semplice e monolitica, e invece così antica e complessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/516285345_a0a041ab19_b-771301.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/516285345_a0a041ab19_b-771300.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-5529149489989215720?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/5529149489989215720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=5529149489989215720' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5529149489989215720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/5529149489989215720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/10/russi.aspx' title='Russi'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-2656198580282388289</id><published>2008-10-12T13:26:00.001+08:00</published><updated>2008-10-12T13:29:23.063+08:00</updated><title type='text'>L'importanza del come e non del cosa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Una delle sicurezze di ogni lavoro è quella dei problemi, dei guai, dei casini. In gran parte delle aziende, il lavoro quotidiano di impiegati e dirigenti è proprio quello di prevedere, affrontare e risolvere i problemi. Quasi tutti voi sarete familiari con i problemi che normalmente occorrono in Italia: ci sono cose che si possono fare, cose che non si possono fare, e cose che non si dovrebbero fare ma si fanno lo stesso, ed è meglio che nessuno venga a saperle. Tre categorie semplici e chiare. In Cina, come forse immaginerete, non è così.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;In Cina tutto si può fare, dipende COME lo si fa. C'è un modo particolare di fare ogni cosa: se non lo si conosce, ci si arena sulle cose più elementari e sciocche. A causare i guai non sono mai i grossi problemi, perché tutto si può risolvere, ma sono quelli piccoli, talmente piccoli che non li si era previsti e spesso li si sottovaluta, fino al giorno in cui ci rendiamo conto di essere sommersi da un mare di impedimenti stupidissimi a cui non saremo mai in grado di far fronte, e intanto l'azienda è paralizzata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gran parte di questi stupidi problemi sono causati dalla superficialità dello staff cinese non esperto. Se avete lavorato in Cina, sapete che occorre dare ordini chiari, precisi, semplici, univoci, eliminare qualunque possibilità di sorpresa, e controllare costantemente tutto quello che viene fatto, dall'inizio alla fine. Altrimenti, è l'inferno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Veniamo all'esempio: un bel giorno chiedo a Sophia, la nostra segretaria-interprete-ricercatrice con grande esperienza in aziende straniere, di chiedere dei preventivi per il trasporto refrigerato via camion tra Shanghai e Pechino. Lei dice “OK”, immediato campanello d'allarme; se non fanno domande, o non hanno capito, o non stavano ascoltando. Infatti il giorno seguente Sophia mi risponde a voce. “Ci sono diverse aziende che lo fanno, una a tot alla cassa, una tot al chilo, un'altra invece dice che devi riempire il camion”. Le chiedo  cortesemente di farmi un foglio excel, e dopo tre volte che glielo faccio rifare comincio a capirci qualcosa. Tutti i preventivi sono fantasiosamente alti, tipo che una spedizione aerea Milano – Pechino mi costa meno. Però Sophia, nella sua bravura, ha trovato uno che ci fa un prezzo bassissimo, e si capisce che si aspetta che io dica “OK, lo prendiamo”. Invece, dall'alto della mia esperienza in Cina, rispondo: “Il camion refrigerato ce l'hanno?”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;“Be', no” risponde candida “hanno un normalissimo Jinbei, ma dicono che possono cospargere il vano trasporti di ghiaccio, se occorre”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;“Sophia, lo sai che tra Pechino a Shanghai ci sono almeno 24-36 ore di autostrada?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;“Sì, perché?”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Non credete che questo sia un caso isolato. Quando ho lavorato alla mia vecchia azienda, abbiamo spedito salumi freschi per almeno sei mesi in camion refrigerati (refrigeratissimi, ce li avevano persino fatti esaminare, erano impeccabili) per tutta la Cina, incluse le regioni tropicali dove facevano 45 gradi all'ombra e umidità 90% nei giorni freschi. Poi un giorno siamo andati a vedere il magazzino di Canton: un garage da automobili con due frigo da supermercato, stipati di salami coperti delle muffe più strane. Siccome avevano calcolato male la capacità, un buon 60% della merce era fuori dal frigo, perché non ci entrava, e vi lascio immaginare il colore. L'odore no, perché erano sottovuoto, e per questo probabilmente il magazziniera aveva pensato che era OK proporli così ai clienti stranieri, che quelli sai che porcherie si mangiano – se c'è il formaggio con la muffa, ci sarà anche il salame con la muffa, no? Io l'avevo presa bene, il responsabile produzione, che era in Cina da meno tempo, era diventato viola e ne aveva dette di ogni al capo dell'ufficio di Canton. Il quale sereno, aveva risposto: “Non è mica colpa mia, il salame è già arrivato così”. Fast-forward al responsabile trasporti, altrettanto candido: “Noi utilizziamo una società di trasporto esterna e paghiamo un prezzo fisso al chilometro. Ma il frigo consuma energia e quindi carburante, per cui lo spengono quando viaggiano”. Come dire, scemo tu che me lo chiedi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Succede poi che un giorno l'ufficio di Milano mi avverte che devo ricevere una spedizione di prodotti alimentari vari, tutti di straordinaria qualità, e che quindi richiedono condizioni impeccabili di magazzino. Utilizziamo un grande vettore italiano il cui responsabile milanese vanta programmi speciali tipo “Zero Damage Delivery” con un controllo perfetto del prodotto dalla porta della fabbrica all'utilizzatore finale. All'aeroporto di Pechino sdogana un'azienda cinese loro partner, che conoscono benissimo e con cui lavorano da anni. Il milanese quasi si offende quando gli chiedo più dettagli, come se mettessi in dubbio la sua professionalità. “E' tutto sotto controllo, lei si preoccupi solo di ricevere la merce il giorno tale”. Il milanese, dall'alto della sua professionalità, divide la merce in due spedizioni: prosciutto e formaggio in frigo, olio, conserve e cioccolato a temperatura ambiente. Non fidandomi, chiamo infatti la ditta cinese: “Tutto è sotto controllo” mi dicono anche quelli, quasi scocciati “una parte andrà in frigo, l'altra a temperatura ambiente!”. Puntiglioso, chiedo maggiori riformazioni sui locali di giacenza: uno è una sala refrigerata con una temperatura oscillante tra i 2 e i 10 gradi (la massima temperatura da frigo è 4 gradi). Quanto all'altra, è un capannone qualunque. Temperatura ambiente: solo che la temperatura ambiente a Pechino a giugno sono 38 gradi, e vaffanculo al cioccolato. “Ma noi lo mettiamo all'ombra” dice il cinese, candido. Segue telefonata all'ufficio di Milano con toni poco pacati e minacce di cause legali e simili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Il tutto per gestire la catena del freddo, che è una cosa che in Europa conosciamo da almeno 20-30 anni. Ora pensate a cosa succede quando invece trattate operazioni di borsa, sicurezza informatica o medicina. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Il rischio è esattamente quello che rende la vita così frenetica in Cina. Non potete mai rilassarvi, perché in qualunque momento potrebbe sorgere un problema assolutamente idiota che rischia di mettere a repentaglio l'esistenza stessa dell'azienda in cui lavorate. Ma in fondo è anche ciò che la rende così poco noiosa – ogni giorno ci sono nuovi problemi e, se li prendete con pazienza e filosofia, potreste persino mettervi a ridere come avete fatto leggendo questo post, anche quando a risolvere questi guai dovete essere voi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-2656198580282388289?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/2656198580282388289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=2656198580282388289' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2656198580282388289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2656198580282388289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/10/limportanza-del-come-e-non-del-cosa.aspx' title='L&apos;importanza del come e non del cosa'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-6683362687497216518</id><published>2008-10-05T22:20:00.002+08:00</published><updated>2008-10-05T22:42:29.929+08:00</updated><title type='text'>2 Giugno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/43024-728827.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/43024-728824.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Il 2 giugno è la Festa Nazionale italiana, e nelle nostre sedi diplomatiche di tutto il mondo si celebra con un ricevimento a cui è invitata tutta la comunità dei connazionali e un nutrito gruppo di autoctoni che hanno a che fare con essa. Nello specifico, a Pechino la festa si tiene nel giardino della residenza dell'Ambasciatore.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ricevo il mio invito e decido ovviamente di andarci, se non altro per coltivare un po' di relazioni con le persone presenti e per far vedere a Dandan com'è questo tipo di evento. La festa, beninteso, non è mai un granché: i prodotti sono quasi sempre offerti gratuitamente da qualche azienda o ristorante italiano, l'organizzazione è abbastanza raffazzonata, ma siccome tutti ci vanno è un'ottima occasione per vedersi, salutarsi e scambiare informazioni.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Siccome arrivo dall'ufficio, fa un caldo boia e l'afa uccide, mi presento molto &lt;i&gt;casual&lt;/i&gt;, con un paio di jeans leggeri, sandali e maglietta di lino. Vengo accolto all'entrata da una fila di persone – Ambasciatore, moglie dell'Ambasciatore, Primo Console e signora, Generale Responsabile della Difesa e signora, Direttrice dell'Istituto Culturale e signore, tutti a stringermi la mano con sorrisi di plastica. Guardandomi attorno, mi rendo conto che tutti sono estremamente eleganti, e anche quelli più rilassati hanno almeno la camicia. Gli ultimi due sorrisi sono quelli di persone amiche, e nei loro occhi leggo un totale disappunto e rimprovero, del tipo: “Se la situazione non fosse questa ci sarebbe da ridere. Ma come ti può essere saltato in mente di presentarti così?”. Pertanto  finita la fila di strette di mano e saluti eseguo un'inversione a U, esco, risalgo sul taxi e torno a casa, onde procurarmi degli abiti più opportuni. Ci sarebbe da vergognarsi, e mi vergogno, ma la situazione è talmente surreale che vaffanculo, non riesco a non ridere ripensando alle facce di tutti quando mi hanno visto.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Nel frattempo chiamo Dandan: “Ciao Amore... ti ricordi quando ti avevo detto che potevi vestirti come volevi? Dove hai detto che sei? Ecco, dì al tassista di tornare indietro, ci vediamo a casa”.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ci ritroviamo effettivamente all'appartamento, dove lei si mette un bell'abito marrone e io un completo di lino bianco con camicia color caffè. Risaltiamo sul taxi e, grazie alla posizione favorevole di casa nostra, circa 40 minuti dopo siamo di nuovo in ambasciata. A quel punto la fila di diplomatici si è già dispersa e tutti sono intenti a sorseggiare bicchieri di prosecco nel giardino, chiacchierando e sudando come contadini nei loro begli abiti eleganti. Fa un caldo che non si può descrivere, ed eccoli lì, gessato e cravatta, vittime della loro vanità, che boccheggiano impotenti, schiacciati dal clima estivo della metropoli. Io e Dandan ora siamo stra-stilosi e non abbiamo nulla di cui vergognarci (a parte il sudore, ma partiamo avvantaggiati perché gli altri fanno sauna da 40 minuti prima di noi), e ci uniamo alla folla.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ora, gli italiani si lamentano tutti di queste incombenze, ma poiché si tratta di bere e mangiare gratis e incontrare gente che occorre vedere ma a cui non si vorrebbe dare appuntamento, si presentano tutti. Incontro &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2006/06/il-lavoro.aspx"&gt;Linda&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2006/08/colleghi.aspx"&gt;Yao Qiong&lt;/a&gt; e suo marito &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2006/09/i-sinologi.aspx"&gt;Alberto&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2006/07/christian-e-stefano.aspx"&gt;Stefano&lt;/a&gt; l'avvocato, &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2008/04/n-italiani-n-cinesi.aspx"&gt;Viola&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/02/incontri-durante-un-giringiro.aspx"&gt;Federico&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/11/mantrastordite.aspx"&gt;Alessio&lt;/a&gt;, e &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2006/11/red-house-hotel.aspx"&gt;altri&lt;/a&gt;: Marco, Luca, Luisa, Irene. Tutto sommato non è male questa festa – non tanto in sé ma per il peso che toglie. Fatte le conversazioni, salutate le conoscenze,ascoltati i pettegolezzi personali e d'affari, ciascuno se ne va.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Qualcuno propone una cena in un ristorante di pesce, ma io ho ancora da fare in ufficio: con la scusa opportuna, prendo Dandan e Viola e in pochi minuti raggiungiamo il luogo. Mentre guardo le ultime e-mail della giornata, metto su un po' di musica italiana – Negrita, Afterhours, i vecchi Litfiba – e stappo una bottiglia di Moscato spumante, di quello buono. Viola e Dandan si riempiono i bicchieri, e ondeggiano a ritmo della musica. Rimaniamo a chiacchierare dopo che ho esaurito i miei impegni al computer, finiamo la bottiglia con calma, senza fretta. Tra amici, in una situazione rilassante, con un bicchiere di vino buono e buona musica... cosa serve di più? E' questo davvero il modo ideale di finire una serata così.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-6683362687497216518?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/6683362687497216518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=6683362687497216518' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6683362687497216518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/6683362687497216518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/10/2-giugno.aspx' title='2 Giugno'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-2477241934438980215</id><published>2008-09-20T11:11:00.002+08:00</published><updated>2008-09-20T11:20:33.779+08:00</updated><title type='text'>Qualità della Vita</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Genio è un’altro strano personaggio che conosco al Bookworm, frequentando i &lt;/span&gt;&lt;a style="font-family: trebuchet ms;" href="http://camblau.nomadlife.org/2007/05/poeti-sotterranei.aspx"&gt;Poeti Sotterranei&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;. Napoletano, è venuto a Pechino così, per curiosità. Non è un carrierista, il Genio, sebbene abbia tutti i numeri per sfondare. Ha ben chiaro in mente cosa vuole: una buona qualità della vita; e vedere il mondo. E’ stato un po’ ovunque, viaggiando e vivendo per qualche mese, o qualche anno: Germania, Sudamerica, Groenlandia, Stati Uniti, Indocina. A 29 approda nella capitale cinese, mantenendosi come insegnante di italiano, mestiere che gli permette di mantenersi più che dignitosamente, avere un contatto continuo con persone locali, e di poter coltivare tanti hobby nel suo tempo libero. Più tardi lo metterò in contatto con il &lt;/span&gt;&lt;a style="font-family: trebuchet ms;" href="http://camblau.nomadlife.org/2007/06/il-signor-chen.aspx"&gt;signor Chen&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;, con cui comunica in tedesco, in un progetto per portre stagisti dalle scuole alberghiere italiane a Pechino. Vive a Sanlitun, è sempre in giro per locali, conosce moltissima gente della sua età da tutto il mondo. Gran persona, il Genio, grande esperienza, grande testa, grande cuore; si butta nelle cose senza pensarci troppo, è una persona che non si fa mai frenare dalle proprie paure.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Poi un giorno il Genio incontra una ragazza tedesca, e se ne innamora follemente. Lui, beninteso, sta con una ragazza americana che lo aspetta a Napoli, quando lui tornerà dal suo viaggio di alcuni mesi. Ma il Genio, persona così responsabile, davanti a questa ragazza tedesca più giovane di lui perde totalmente la testa. Per rispetto alla sua fidanzata non fa nulla fino a quando torna a Napoli per un paio di settimane: qui la lascia, e torna a Pechino, dove scopre che la sua tedesca, disperata per la sua assenza, è stata con altri. Cuore lacerato, si abbandona al melodramma: litigano, poi si giurano eterno amore, si mettono assieme, poi lui scopre che lei deve tornare in Germania a breve, quindi decidono di vivere la loro storia fino in fondo, coscienti del fatto che dovrà finire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In quel periodo il Genio è passato da una serena calma di viaggiatore alla nera disperazione dell’amante dominato dalla passione alla gioia dell’amore contraccambiato. Lo vedo felice come non l’avevo visto prima, pur consapevole della fine prossima della sua storia. Nelle ultime due settimane lui e la sua tedesca viaggiano per la Cina, fanno una crociera sul Fiume Azzurro. Poi lei parte, e lui sospira. Può tutto finire così?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Forse una storia normale sì, ma non un melodramma. Infatti lei, a meno di un mese dalla partenza, si scopre incinta. Il Genio non ha dubbi, quando riceve la notizia. A malincuore, fa i bagagli e lascia Pechino per trasferirsi in Germania, dove cresceranno insieme il bambino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Vedo il Genio per l’ultima volta nel vecchio parcheggio dei bus di Gongti Bei Lu, insieme ad altri amici. E’ ansioso di rivedere il suo amore, e di iniziare una nuova vita come padre e uomo di famiglia ma, nel lasciare Pechino, ha le lacrime agli occhi. Nell’arco di pochi mesi, la sua vita è cambiata totalmente, ha fatto esperienze e conosciuto persone che hanno lasciato tracce profonde nella sua esistenza. Pechino luogo di epifanie? Perché no? In fondo è proprio l’esperienza del diverso ad allargare la nostra immaginazione, la nostra consapevolezza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non dimentico le parole del Genio, quando mi saluta: “Ci sono stato proprio bene a Pechino. Altro che Germania, una qualità della vita come qui non l’ho mai trovata da nessuna parte”. Parole sante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Gli auguro buona fortuna, e lui risponde in cinese “Haoyun”. Non sono sicuro si dica così, sembra più una traduzione fatta a vocabolario che qualcosa che dicono i cinesi, ma in fondo non importa. Ogni esperienza qui non può che essere soggettiva, per avere un vero senso umano. Abbraccio il mio amico un’ultima volta e spero che tutto gli vada bene, con la sua donna e suo figlio prossimo a venire – e penso ancora a quante persone strane e interessanti conosco qui, e agli effetti imprevedibili che nascono dall’incrociarsi dei nostri sentieri...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-2477241934438980215?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/2477241934438980215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=2477241934438980215' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2477241934438980215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2477241934438980215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/09/qualit-della-vita.aspx' title='Qualità della Vita'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-27464872.post-2678098400468867912</id><published>2008-09-03T14:16:00.002+08:00</published><updated>2008-09-03T14:22:37.755+08:00</updated><title type='text'>Filare alla cinese</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Un bel giorno incontro la mia &lt;a href="http://camblau.nomadlife.org/2007/08/sorridi-al-tuo-nemico.aspx"&gt;vicina grassa&lt;/a&gt;, quella che voleva piazzarmi con la nipote di campagna, sul pianerottolo, e ovviamente attacca subito bottone. Fin qui nulla di strano – sorrido, annuisco, non capisco un’acca e mi dirigo verso l’ascensore. Ma stavolta non è come al solito, la Donna di Pechino è più insistente del solito e vorrebbe farmi entrare a casa sua, fa segno di telefonare. Educatamente, le spiego che non ho idea di cosa stia parlando e quindi spreca il suo fiato con me, ma se ha la pazienza di aspettare stasera, magari Dandan ci fa da traduttrice.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Detto fatto, per bontà d’animo mia convinco Dandan a bussare alla porta, ed ecco la vicina che si illumina, quasi non ci sperasse che ritornassi. Ci fa accomodare in salotto insieme al marito, e la figlia minore viene mandata nell’altra stanza, mentre la nipote lava i piatti in cucina. La Donna di Pechino parla piano, sottovoce con Dandan, e con un’umiltà che non le si confà – qualcosa si serio bolle in pentola. Intanto ecco tazze di té amarissime e sigarette letali offerte a profusione, col tono di chi non accetta un no. Ed ecco che, dopo una decina di minuti, Dandan traduce.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Dovete sapere che i vicini, a parte la nipote-domestica, hanno due figlie: una è una peste sempre sorridente ed energetica che avrà una decina d’anni e vive con loro, l’altra invece qui non s’è mai vista, ha una ventina d’anni e sta in Australia a studiare. O almeno questa è la versione ufficiale. Senonché scopriamo ora che, prima di finire la scuola superiore, la figlia maggiore conosce su internet un giovinastro dello Henan, che in Cina è come dire uno spiantato della provincia di Napoli, e se ne innamora pazzamente. Siccome la famiglia o sputa e lo schifa perchè è povero, ignorante e pure Henanese, quindi nel migliore dei casi un ladro e un truffatore, i due giovani fuggono assieme. Solo che dopo un paio di settimane, vuoi perché son senza soldi, vuoi perché lei si pente della sua scarsa pietà filiale, la figlia torna all’ovile e i genitori, pieni di comprensione, si sputtanano i risparmi di una vita per spedirla in Australia, nella speranza che metta giudizio e magari si piazzi con uno straniero danaroso.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Ora, dopo più di un anno d’università, accade che la figlia all’improvviso smette di chiamare. I suoi amici cinesi in Australia non sanno dove sia, e la famiglia automaticamente va a pensare che sia tornata in Cina di nascosto e sia di nuovo fuggita col disoccupato Henanese. Poi un giorno una chiamata da un numero australiano, nessuno parla, la madre disperata. Richiama, ma risponde sempre una voce inglese.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;La supplica della vicina è questa: che io chiami il fatidico numero e mi informi della figlia. Cosa che prontamente faccio: mi risponde effettivamente una voce con distinto accento australiano e il timbro di chi è stato svegliato dallo squillo. Con un po’ d’imbarazzo, spiego la situazione, anche se mi rendo conto che non so nemmeno il nome di questa ragazza. L’australiano non sa nulla di chiamate da questo numero verso la Cina, tantopiù che non ha nemmeno amici o conoscenti cinesi, mi dice. Sembra, oltre l’imbarazzo ovvio di chi viene svegliato da una telefonata del genere, sincero, lo ringrazio e metto giù.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;La vicina mi offre un’altra tazza di orribile té, che accetto, ma la sigaretta davvero basta, è la terza in un quarto d’ora. E’ visibilmente delusa. Non so bene su che base sospetti che la figlia sia tornata in Cina: se così fosse sarebbe veramente scema, ma la gente non smette mai di stupirmi. Dandan si congeda trasciandomi via, e non ne vuole più sapere dei guai dei vicini, che secondo lei a immichiarsi troppo degli affari altrui ci si rimane invischiati.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Storie strane accadono attorno a noi, ogni giorno, di cui nulla sappiamo. Mi vengono in mente le scene, fin troppo frequenti, di ragazzini con lo zainetto accovacciati sulla strada, davanti a loro scritta in gesso la melodrammatica storia della loro fuga da casa accanto a un cappello vuoto, una ciotola di ferro, un qualunque recipiente per monete e banconote da un &lt;i style=""&gt;mao&lt;/i&gt;. Mi chiedo dove sia ora, la figlia mai conosciuta dei miei vicini, e non posso fare a meno di avere compassione loro, a prescindere delle evidenti colpe educative. Quanto investono i genitori cinesi sui loro figli, senza curarsi minimamente dei loro desideri e delle loro ambizioni, senza ascoltarli, comunicare – questa storia, mi rendo conto, non è che uno degli infiniti drammi familiari che si consumano in Cina, dove una cultura basata sull’obbedienza cieca agli anziani e la competizione con i coetanei porta, troppo spesso, i giovani ad uscire di testa e dire: “Adesso basta. Fanculo. Ora sparisco”.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;“Ti senti impotente di fronte alla vita&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;ti senti una rosa in un campo di ortica&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;che sei tutto e sei niente, sei la cima sei il fondo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;sul mondo... tondo... vai!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: trebuchet ms; text-align: justify;"&gt;Negrita, “Vai Ragazzo Vai”, dall’album “Paradisi per Illusi” (1995)&lt;/p&gt;  &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/491113461_5927221e8c-761839.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/491113461_5927221e8c-761815.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/534671494_c940e5e985-761900.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/534671494_c940e5e985-761870.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/133483786_7bac7fd313_o-735682.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/133483786_7bac7fd313_o-735613.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/177335129_90f2d5115f-735751.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://camblau.nomadlife.org/uploaded_images/177335129_90f2d5115f-735716.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/27464872-2678098400468867912?l=camblau.nomadlife.org%2Fdefault.aspx' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/2678098400468867912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=27464872&amp;postID=2678098400468867912' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2678098400468867912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/27464872/posts/default/2678098400468867912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://camblau.nomadlife.org/2008/09/filare-alla-cinese.aspx' title='Filare alla cinese'/><author><name>旷必野</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10495670833356760174</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='17074604992955957739'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>