tag:blogger.com,1999:blog-259632222008-06-13T08:35:28.400-07:00Web Marketing BlogEuro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comBlogger77125tag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-21181412302841035892007-10-31T21:18:00.000-07:002007-11-14T08:01:18.977-08:00Il Blog di Web Marketing di Eurorunner passa a Wordpress<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://images.pingmag.jp/images/title/wordpresstitle.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://images.pingmag.jp/images/title/wordpresstitle.jpg" alt="" border="0" /></a>Questo è l'ultimo post su questa piattaforma, Blogger, ma i nostri aggiornamenti su web marketing, e-business, search advertising, web analytics e molto altro continuano su piattaforma Wordpress !<br /><br />Lo sviluppo di Blogger da parte di Google, la società che l'ha acquisito 2 anni fa, è stato molto deludente, e la scelta di passare a Wordpress era ormai inevitabile.<br /><br />Questo è il nuovo link del <a href="http://webmarketingblog.eurorunner.com/">web marketing blog</a> di Eurorunner.<br />Buona lettura !Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-32371296282473281522007-10-31T09:43:00.000-07:002007-10-31T10:19:05.018-07:00Da Google Adwords a Google Marketing Dashboard<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.webwards.net/wp-content/uploads/2007/04/google-doubleclick-logo.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.webwards.net/wp-content/uploads/2007/04/google-doubleclick-logo.jpg" alt="" border="0" /></a>Da qualche giorno circolano indiscrezioni secondo le quali Google sta lavorando alla creazione di una nuova piattaforma, ufficiosamente definita <span style="font-style: italic;">Google Marketing Dashboard</span>, che consentirà a agli inserzionisti di controllare tutte le attività pubblicitarie gestite da Google<br /><br />Al momento, gli account consentono di gestire solo le campagne di link sponsorizzati e banner in Google e nei siti partner. Ma i recenti sviluppi delle acquisizioni di Google, fra cui DoubleClick, Youtube, Myspace e Orkut, hanno aperto spazi pubblicitari immensi, che non solo vanno oltre i classici Adwords, ma addirittura si spingono offline. (ad esempio nei telefonini, ma in futuro in TV e sulla stampa)<br /><br />Le indiscrezioni, dunque, non fanno altro che confermare quanto oramai viene atteso con impazienza dagli operatori di marketing di mezzo mondo: la possibilità di controllare direttamente in un unico account tutte le attività di marketing online, saltando intermediari, incompatibilità di formati e differenze di metodi di valutazione, con eccezionali prospettive in termini di efficienza ed efficacia delle campagne pubblicitarie in Internet.Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-37119207702044254892007-10-30T08:55:00.000-07:002007-10-30T09:18:56.982-07:00Google finanzia Mozilla e sfida Microsoft<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.dotpod.com.ar/wp-content/uploads/firefox2.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.dotpod.com.ar/wp-content/uploads/firefox2.jpg" alt="" border="0" /></a>Molti si chiedono come si finanzi la Mozilla Foundation, organizzazione che si occupa dello sviluppo del browser Firefox e del client di posta Thunderbird, principali concorrenti di Microsoft nei rispettivi settori. La recente <a href="http://www.mozilla.org/foundation/documents/mf-2006-audited-financial-statement.pdf">pubblicazione del bilancio</a> 2006, largamente positivo con ricavi per circa 67 milioni di dollari, svela l'arcano: l'85% dei ricavi viene da Google.<br /><br />47 milioni di dollari è infatti l'ammontare della cifra versata dal colosso di Mountain View per l'integrazione nel browser Firefox della casella di ricerca in Google. Per ogni ricerca eseguita dalla search box, Google corrisponde alla Mozilla Foundation una certa cifra. Non è chiaro a quanto essa ammonti, ma come mostra anche l'<a href="http://blogs.zdnet.com/BTL/?p=5356">accordo Safari-Apple</a>, si tratta di un notevole business.<br /><br />Cosa ancora più interessante, il finanziamento di Google, al di là del ritorno economico diretto, appare senza dubbio un investimento nel settore del browser per sfidare Microsoft nel suo campo. Le ultime cifre dicono che dal 2005 al 2007 è raddoppiata la quota di mercato rosicchiata a Bill Gates da Brin &amp; Page, attestandosi a metà di quest'anno attorno al 15%.Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-26107117473266578522007-10-29T08:45:00.000-07:002007-10-29T09:21:27.198-07:00La pubblicità online è interessante, innovativa, rilevante e informativa<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.opa-europe.org/mediabase/images/1_1_logo_opa_04.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.opa-europe.org/mediabase/images/1_1_logo_opa_04.gif" alt="" border="0" /></a>Queste le conclusioni a cui è giunta una ricerca svolta da OPA Europe, l'associazione degli editori in rete, su 7. 000 cittadini europei che si collegano abitualmente dal luogo di lavoro in Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Svizzera.<br /><br />Il 22% degli intervistati ha dichiarato che la pubblicità online è la più interessante, contro il 20% a favore di quella televisiva, il 10% di quella sui quotidiani e il 6% cdella pubblicità radiofonica.<br /><br />Unica nota dolente, per il 38% del campione analizzato c'è troppa pubblicità in rete, mentre solo il 21% ritiene che ve ne sia troppa sui quotidiani (28% per la radio). Niente a che vedere, comunque, con l'insofferenza verso l'advertising overload televisivo, che ben il 68% degli europei ritiene eccessivo.<br /><br />Curiosamente, nel 2004 il panel mostrava maggior fastitidio per la pubblicità in Internet: era il 53% a dichiarare che gli sembrava troppa. La ragione sembra evidente: gli utenti si stanno abituando a convivere con l'advertising online.Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-59679567992144362612007-10-26T07:33:00.000-07:002007-10-26T07:34:30.445-07:00Accordo Microsoft-Facebook, la risposta a Google-Myspace<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://mediafront.files.wordpress.com/2007/04/facebook-logo.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://mediafront.files.wordpress.com/2007/04/facebook-logo.jpg" alt="" border="0" /></a>Microsoft si compra un pezzo di Facebook, ritenendolo il social network del futuro, attualmente ricco di 18 milioni di utenti più o meno attivi (15 solo negli USA) . Più che per il valore in sè, Facebook ha attirato Microsoft per le sue prospettive di crescita, e soprattutto per la possibilità di offrire una notevole profilazione del target pubblicitario.<br /><br />Gli utenti di Facebook, infatti, sono identificabili per variabili sociodemografiche e di lifestyle, dunque un gruppo molto segmentabile per indirizzare pubblicità online mirata. L'affare viene <a href="http://www.borsaitaliana.reuters.it/investing/FinanceArticle.aspx?type=foreignNews&amp;storyID=2007-10-25T062630Z_01_LAN519704_RTRIDST_0_MICORSOFT-GOOGLE-FACEBOOK.XML">presentato come una sconfitta per Google</a>, egualmente interessato ma tagliato fuori dall'accordo. In realtà Google l'affare sembra averlo già fatto, anticipando tutti ancora una volta, accordandosi mesi fa con Myspace, social network molto più esteso di Facebook (75 milioni contro 18) diventato uno dei principali fornitori di spazi pubblicitari Adsense.Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-64599324829459734572007-10-25T09:36:00.000-07:002007-10-25T09:49:58.102-07:00Vendita di link a pagamento, le prime vittime (vere o presunte)<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.marketingland.nl/images/google-pagerank-explained.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.marketingland.nl/images/google-pagerank-explained.gif" alt="" border="0" /></a>Aggiornamento sulla <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/10/giro-di-vite-di-google-contro-i-link.html">vicenda delle penalizzazioni di Google</a> a chi vende link a pagamento per gonfiare il PageRank.<br /><br />Marketing Routes <a href="http://www.marketingroutes.com/2007/10/25/ecatombe-pagerank/">segnala</a> che una serie di siti USA che lucrano su questo business hanno visto il loro PR diminuito anche sensibilmente. Non è ancora ben chiaro se è stato diminuito solo il valore nominale o anche il peso della loro link popularity.<br /><br />Nel primo caso, i siti "incriminati" perderebbero solo i l'appeal verso chi acquista i link, ma non il reale peso. Il PageRank nominale è quello mostrato nella barra di Google, ma si tratta di uno specchietto per le allodole. Google lo aggiorna raramente, e dunque è un valore che non corrisponde al peso reale in termini di link popularity.<br /><br />Nel secondo caso, invece, i link non continuerebbero a rinforzare il posizionamento dei siti linkati, perdendo di valore oggettivo. Non è molto chiaro perchè Google mantenga questa ambiguità, che di fatto alimenta il commercio di link. Se questo valore sparisse dalla toolbar forse sarebbe meglio per tutti.Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-24013506897264475212007-10-24T09:21:00.000-07:002007-10-25T09:34:27.908-07:00Storico: la pubblicità online in Italia scavalca le affissioni<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://iab.blogosfere.it/images/pubblicit%C3%A0%20nielsen%20agosto%202007-thumb.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://iab.blogosfere.it/images/pubblicit%C3%A0%20nielsen%20agosto%202007-thumb.jpg" alt="" border="0" /></a>Sono usciti i dati <strong>Nielsen Media Research</strong> relativi agli<strong> </strong>investimenti pubblicitari in Italia nel periodo gennaio-agosto 2007, e il dato più eclatante è che grazie a un aumento degli investimenti in del 43%, la pubblicità online ha scavalcato le affissioni: 165 milioni di euro contro 122.<br /><br />Si tratta certo di un'ottima notizia per gli <a href="http://iab.blogosfere.it/2007/10/gli-investimenti-pubblicitari-nel-periodo-gennaioagosto-2007.html">addetti ai lavori</a>, e forse anche per tutti coloro che preferirebbero vedere gli spazi pubblici del Belpaese meno tappezzati di pubblicità, spesso esteticamente discutibile.<br /><br />In realtà si potrebbe anche definirla una non-notizia, se si pensa che la pubblicità online, per quanto nuova, esiste ormai da più di un decennio. Ecco, forse la notizia è proprio questa, e cioè che mentre altrove gli investimenti pubblicitari in rete sono oramai arrivati a sfidare quelli sui quotidiani, in Italia il rapporto è di 1 a 10 !<br /><br />Giusto per citare un esempio, nel 2006 in Gran Bretagna sono stati investiti 2 miliardi di sterline in pubblicità online, contro 1,9 miliardi di sterline dei quotidiani che, come noto, hanno tirature molto superiori a quelle italiane. Nei primi nove mesi del 2007, la spesa per la pubblicità nei quotidiani è stata di 1,1 miliardi di euro e, come detto, 0,165 miliardi di euro per la pubblicità via Internet.<br /><br />Insomma, l'innovazione nel nostro paese viaggia a ritmi imbarazzanti. In realtà, nemmeno questa è una notizia.Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-32323698240677985122007-10-18T08:35:00.000-07:002007-10-18T09:46:26.431-07:00Primo posto su Google a pagamento, la leggenda metropolitana. O no ?<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://aiellogianluca.files.wordpress.com/2007/03/secondo_posto.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://aiellogianluca.files.wordpress.com/2007/03/secondo_posto.jpg" alt="" border="0" /></a>Ogni tanto mi capita di rendermi conto che la prospettiva di chi, come me, lavora nel web marketing è a dir poco ottusa. Mi è appena successo ascoltando alla radio la domanda di uno speaker ad un ascoltatore sedicente esperto: <span style="font-style: italic;">ma è vero che per farti andare al primo posto Google si fa pagare ?</span><br /><br />Ecco quindi che mi domando: quanto del nostro tempo è dedicato a perfezionare le tecniche, per rendere sempre più efficaci le azioni di marketing online per i nostri clienti, e quanto tempo dedichiamo a capire la loro percezione della realtà della rete ? Visto che non pretendo di parlare a nome della categoria, parlerò per me: troppo e troppo poco rispettivamente.<br /><br />Non so a quanti sia capitato di parlare di posizionamento in Google con persone che ne sanno poco o nulla e scopire che la maggior parte di loro sia convinta che per arrivare al primo posto basta pagare. A me capita spesso. La prima reazione è quella di incredulità: come può un'eresia del genere essere entrata a far parte del luogo comune ? Scatta poi l'istinto pedagogico, per cui ci si lancia in una spiegazione dei meccanismi del seo e del sem, che trova nel principio della distinzione fra risultati organici e link sponsorizzati una buona base per smontare la leggenda metropolitana.<br /><br />Fatto questo, ci si ritrova a biasimare le masse perchè ancora non hanno assimilato quello che a noi pare essere un dogma, la purezza dei risultati organici, e ad auspicare una rapida alfabetizzazione ad internet che trasformi tutti in potenziali clienti dei nostri servizi di search advertising. Raramente scatta il dubbio che se una leggenda metropolitana si crea, un barlume di verità iniziale ci debba essere, non importa quanto diluito nell'enormità fantasiosa generata dal passaparola.<br /><br />Nella fattispecie di Google, mi chiedo perché tutti pensano che si paghi per stare al primo posto ? In realtà la risposta è ovvia: anche l'esperienza del più sprovveduto dei navigatori porta a percepire quel primo posto come qualcosa di <span style="font-weight: bold;">altamente prezioso.<br /><br /></span>Effettivamente, chi arriva al primo posto non ci arriva gratis. Il posizionamento può essere frutto di anni di onesto e riconosciuto lavoro che ha portato contenuti interessanti e molti backlink di qualità, oppure merito di un bravo seo, o entrambe le cose. In ogni caso, c'è stato un ingente investimento, rivelatosi un ottimo investimento. <span style="font-weight: bold;">Non ho mai sentito nessuno arrivare al primo posto di Google e lamentarsi perchè ci ha speso troppo !<br /><br /></span>Qui però casca l'asino, e anche l'esperto di web marketing. Lo stesso uomo della strada a cui sembrava naturale pagare Google per farlo andare al primo posto, di fronte a preventivi di azioni seo, sem, e qualsiasi altra attività volta a scalare le posizioni di Google, improvvisamente diventa micragnoso. Nella migliore delle ipotesi, si accontenta di comparire nei link sponsorizzati, magari non troppo in alto per non spendere troppo. Nella peggiore, si convince che in fondo in fondo non è poi così importante la visibilità in Google e paga il seo precario di turno che svende la sua professionalità in cambio di qualche spicciolo.<br /><br />La frustrazione di chi vede questa dinamica perpetuarsi oramai da <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/09/google-compie-10-anni-anzi-9_27.html">9 anni, l'età di Google</a>, è evidente. L'ottusità delle aziende appare tanto evidente quanto disarmante. Forse l'idea di pagare un intermediario anzichè Google stesso frena l'imprenditore, endemicamente scettico in un paese come il nostro dove la fregatura cialtrona è sempre in agguato.<br /><br />Tuttavia un dubbio comincia ad insinuarsi in me. Non sarà che gli unici a credere che il primo posto su Google debba essere gratis siamo proprio noi ? Non sarà che in fondo siamo noi i primi a credere che costi troppo ottenere buoni posizionamenti per keyword dall'alto potenziale di business ? Non sarà che la nostalgia per l'epoca in cui bastavano 4 trucchetti da ragazzi ci fa più o meno inconsciamente rigettare l'attuale difficoltà del posizionamento organico ?<br /><br />Qualsiasi sia la risposta, una certezza ce l'ho: la colpa è anche nostra. Se noi "esperti" di web marketing non riusciamo a comunicare l'importanza degli investimenti per la visibilità nei motori di ricerca, per quanto recalcitrante possa essere il nostro interlocutore, chi altri lo può fare ?<br /><br /><br /><br /><br /><span style="font-weight: bold;"><br /></span>Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-77456311634363729992007-10-10T08:52:00.002-07:002007-10-10T09:42:29.601-07:00Giro di vite di Google contro i link a pagamento<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/text_link_ads_274x250-709157.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/text_link_ads_274x250-709155.gif" alt="" border="0" /></a>Danny Sullivan, massima autorità nel settore del posizionamento nei motori di ricerca, ha di recente pubblicato un <a href="http://searchengineland.com/071007-173841.php">articolo</a> sulle nuove penalizzazioni di Google nei confronti di chi vende link allo scopo di influenzare l'algoritmo di ricerca.<br /><br />E' noto che il sistema di ranking di Google si basa molto su quantità e qualità di backlink che un sito riceve. La famosa formula del PageRank, per quanto aggiornata di continuo, assegna un punteggio più alto ai siti molto linkati, specialmente se questi link vengono da siti a loro volta ricchi di backlink.<br /><br />Per non avere introdotto questo sistema, sono falliti miseramente motori di ricerca del calibro di Altavista, Lycos, Excite, Inktomi. E pure quelli superstiti, Yahoo e Msn (ora Live), si stanno ancora leccando le ferite. Il PageRank è stata l'invenzione del secolo (scorso).<br /><br />Stante l'importanza del ranking di Google, ovviamente si è creato un mercato di compravendita di link, soprattutto negli Stati Uniti, dove sono sorte vere e proprie aziende che aiutano i webmaster a guadagnare posizioni nelle ricerche vendendogli link preziosi, con elevato valore di PageRank. La cosa non piace a Google, perchè in questo modo anche siti di scarsa qualità, non in grado di ricevere link spontanei, possono guadagnare visibilità nell'indice grazie ai soldi. Per costoro, Google mette a disposizione Adwords, il sistema pay per click che consente di visualizzare link sponsorizzati accando ai risultati "puri".<br /><br />Fra gli addetti ai lavori, da tempo si <a href="http://www.giorgiotave.it/forum/posizionamento-nei-motori-di-ricerca/48748-e-giusto-acquistare-link-pagamento.html">discute</a> della questione. Molti ritengono che Google non voglia salvaguardare la purezza del suo indice, ma solo guadagnare grazie ad Adwords. La dimostrazione sarebbe il fatto che molti siti di spam compaiono comunque nell'indice, e che Google non intervenga. Non solo: i siti delle aziende che vendono link compaiono sotto forma proprio di annunci Adwords.<br /><br />Chi difende Google, invece, sostiene che Brin &amp; Page non hanno interesse a sporcare i risultati organici, perchè è proprio la loro rilevanza che piace al pubblico che ha premiato Google rendendolo il motore di ricerca più usato del pianeta. E la posizione di Danny Sullivan? E' piuttosto salomonica: Google ha tutti i diritti di estromettere chi vende link, ma non riuscirà mai a trovarli tutti, rischiando anche di penalizzare siti che pur vendendo link sono importanti per la completezza dell'indice. Sarebbe meglio, secondo Sullivan, che Google trovasse un sistema per individuare i link di scarso valore, a pagamento o no.<br /><br />Personalmente ritengo che chi critica Google sottovaluti l'importanza della purezza dei risultati organici. I link a pagamento in grado di fare la differenza sono molto costosi, e lasciando fiorire questo mercato si finirebbe per avere un indice in cui chi paga di più è al primo posto, avendo così un doppione di Adwords. Per quando sia utopistico avere un indice in cui la rilevanza è stabilita in modo puramente oggettivo, è innegabile che l'algoritmo di Google funzioni molto bene così com'è, perchè i siti interessanti ricevono link, quelli inutili no. Lo dimostrano i miliardi di ricerche eseguite giornalmente.Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-70347073607545977422007-10-08T09:21:00.000-07:002007-10-08T06:47:10.653-07:00Microsoft Live e Yahoo sfidano Google<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/duel-739206.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/duel-739199.jpg" alt="" border="0" /></a><a href="http://www.live.com/">Microsoft Live</a> (ex-msn search) e <a href="http://www.yahoo.com/">Yahoo</a>, i due principali concorrenti di Google, mettono a punto nuove strategie per accaparrarsi fette del mercato dominato dall'azienda di Mountain View.<br /><br />Per quanto riguarda <span style="font-weight: bold;">Live</span>, Microsoft sta lanciando una nuova versione rivista e migliorata. Ecco le principali novità:<br />In primo luogo <span style="font-weight: bold;">verranno migliorate le SERP dei risultati</span>: grazie ad un incremento delle pagine indicizzate e ad un'ottimizzazione dell'algoritmo. Questa operazione, stando alle previsioni, porterà risultati moltiplicati e migliorati.<br />La seconda operazione prevede il <span style="font-weight: bold;">miglioramento della veste grafica</span>. Il tentativo di aumentare l'appeal tra utenza ed interfaccia è volto ad accrescere capacità di interpretare la volontà del fruitore del servizio, migliorandone - in ultima analisi - il grado di soddisfazione.<br />Oltre a questi due interventi migliorativi la vera innovazione del progetto è lo <span style="font-weight: bold;">sviluppo di 4 ambiti verticali di ricerca</span>:<br />- <span style="font-style: italic;">intrattenimento</span>: focus su video ed immagini, con particolare attenzione ai nomi di VIP e personaggi vari (tra le query più frequenti sui motori);<br />-<span style="font-style: italic;">shopping</span>: una apposita composizione della pagina facilita il reperimento degli oggetti cercati accedendo direttamente ai negozi online per l'acquisto;<br />-<span style="font-style: italic;">salute</span>: prende ufficialmente forma la sezione "health" preventivamente ipotizzata con l'acquisizione di Medstory, Azyxxi e con la creazione dell'Health Solutions Group;<br />-<span style="font-style: italic;">ricerca locale</span>: permette query focalizzate sul locale offrendo agli utenti uno degli strumenti più utili e desiderati in fase di ricerca.<br /><br />Anche <span style="font-weight: bold;">Yahoo </span>è in fase di rinnovamento. E' stato <span style="font-weight: bold;">ripensato il layout dei risultati</span>, con un nuovo design grafico e nuove posizioni per i link sponsorizzati.<br />Yahoo sta <span style="font-weight: bold;">migliorando i risultati delle proprie SERP </span>facendo leva sull'esclusività di accesso a importanti database di informazioni e immagini (su tutti Flickr) e riservando molta attenzione al processo di localizzazione dei risultati, oltre all'integrazione con gli eventi presi dal calendario sociale Upcoming.org e le quotazioni o le informazioni da Yahoo!Finance.<br /><br />Sia Yahoo che Live sembrano non essere intenzionati ad alzare bandiera bianca nei confronti di Google. Che stiano aspettando una distrazione del gigante di Mountain View sempre più impegnato sul fronte cinese nel tentativo di rosicchiare punti percentuali a <a href="http://www.baidu.com/">Baidu</a>?Paolo Gioachinhttp://www.blogger.com/profile/16574272249423507878noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-65398838512389923232007-10-05T07:59:00.000-07:002007-10-05T08:22:32.947-07:00Yahoo lancia la pubblicità personalizzata nei motori di ricerca<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/yahoosmartads-740287.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/yahoosmartads-740283.jpg" alt="" border="0" /></a>In Italia è passato sotto silenzio, addetti ai lavori a parte, <a href="http://yhoo.client.shareholder.com/press/releasedetail.cfm?ReleaseID=252034"> il lancio da parte di Yahoo</a> di un nuovo, a mio parere rivoluzionario, sistema di pubblicità online. Si tratta di SmartAds, una piattaforma tecnologica che consente agli inserzionisti di Yahoo di visualizzare pubblicità diverse per target diversi.<br /><br />"There is an ad for everyone" è il motto di SmartAds.<br />Rispetto alla keyword advertising, la novità è che il targeting non avviene in base alle parole chiave digitate dall'utente, bensì al suo comportamento online, scelte e abitudini di navigazione, download, acquisti in rete, personalizzazioni di visualizzazione, ecc...<br /><br />Si tratta di una mossa che molti si aspettavano da Google, invece una volta tanto Yahoo ha preceduto il più potente arcirivale. Com'è possibile ? La mia opinione è che Google, con tutti gli occhi dei media puntati addosso, stia temporeggiando prima di lanciare un servizio pubblicitario che farà sicuramente venire allo scoperto nervi già tesi sull'annosa questione della privacy online. Forti del suo enorme vantaggio competitivo, Brin e Page volentieri lasciano a Yahoo il ruolo di rompighiaccio in questa nuova frontiera della pubblicità online.<br /><br />Sono sicuro che Google sarebbe già tecnicamente in grado di proporre qualcosa di simile, ma che abbia giudicato la cosa prematura. Sospetto inoltre che Yahoo abbia accelerato l'uscita di una tecnologia ancora in beta in un tentativo quasi disperato di recuperare terreno. Non a caso l'annuncio ha seguito di poco tempo il reinsediamento al vertice dell'azienda di Jerry Yang, uno dei due co-fondatori di Yahoo. Se il rilancio fallirà, Microsoft è pronta a fare un solo boccone dell'ex-gigante di Internet.Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-5520161430801728562007-10-01T01:10:00.000-07:002007-10-03T08:25:56.221-07:00L'open source contro la pirateria software<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/opensource-250x216-758842.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/opensource-250x216-758828.gif" alt="" border="0" /></a>Oggi sempre di più l'open source è conosciuto dalle aziende che operano in rete, che lo vedono o come concorrente ai propri prodotti o come prezioso strumento di sviluppo ricollegandolo al boom economico di qualche anno fa.<br /><div style="text-align: justify;"><br /><br />Spesso le persone commettendo gravi errori sulle definizioni di hacker, cracker e open source, principalmente dovuti alla disinformazione e ai luoghi comuni creati erroneamente dai media. Infatti chi utilizza software libero viene spesso considerato un utente abituato a programmare, rompere i codici di protezione di cd e dvd, entrare abusivamente nei computer altrui e così via.<br /><br />Questo tipo di mentalità è completamente sbagliata e racchiude una serie di luoghi comuni facilmente allontanabili con un minimo di informazione. Va comunque detto che di fatto rimane molta confusione anche da parte degli utenti più informati circa l'idea che coloro che utilizzano l'open source siano a favore della pirateria perchè favorevoli alla diffusione del sapere. In questo senso il confine rispetto a "diffusione libera del sapere" e "programma proprietario scaricato illegalmente", potrebbe dar vita a confusione.<br /><br />In realtà non è cosi, perchè anche in questo caso l'open source prende le distanze dalla pirateria.<br />Per cercare di mettere chiarezza su questo tema è stata recentemente lanciata una campagna da parte degli amanti dell'open source proprio contro chi utilizza illegalmente copie di programmi non originali e quindi senza la relativa licenza d'uso.<br /><br />Il principale slogan della campagna è "Il software pirata nuoce al software libero". Infatti il software open source ha come caratteristica quello di poter essere modificato e copiato liberamente. Questo fatto non interessa alle persone che fanno uso di software pirata, perchè abituate ad utilizzare i programmi proprietari altrui illegalmente.<br /><br />Con questa iniziativa, si intende diffondere il software libero come strumento di educazione contro la pirateria software facendo un servizio anche alle software house che vivono con il ricavato delle licenze proprietarie.<br /><br /><br />_________________________________________<br />Studio Legale Associato<br />Fioriglio-Croari<br /><a href="http://www.informaticagiuridica.com/">www.informaticagiuridica.com</a><br />_________________________________________<br /><br /></div>Giuseppe Croarihttp://www.blogger.com/profile/14913820313827938206noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-26887212500304616142007-09-27T09:15:00.000-07:002007-09-28T06:57:04.793-07:00Buon compleanno Google!<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/googleburn-707933.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/googleburn-707928.jpg" alt="" border="0" /></a>Aprire il browser e non vedere il solito logo di Google è come veder la Monnalisa con i baffi, o come una lattina di Coca-Cola blu. Desta l'attenzione:“come mai?”, “che succede oggi?”.<br />Oggi il motore di ricerca più famoso e utilizzato al mondo compie 9 anni. Per questo oggi il logo è pieno colori.<br />Il logo "normale" di Google è (quasi) sempre stato così: molto semplice con un font comune e colori basilari, sembrando quasi amatoriale (come di fatto è). La nascita - quasi per caso - del logo la si deve a uno dei due fondatori, Sergey Brin, nella fase di studio sul funzionamento di un complesso software grafico. Eppure la semplicità del logo esprime al meglio il concept dell'azienda di MountainView: la facilità del search engine, della ricerca delle informazioni sul web.<br />Ogni tanto il logo si trasforma, segnalando l'importanza e l'universalità di un evento (da cui il TG delle 20 non può prescindere). Così Halloween, la Coppa del Mondo di calcio, Saint Patrick's day o il compleanno di Google diventano la notizia del giorno.<br />Questi loghi, chiamati “<span style="font-weight: bold;">Google doodles</span>”, sono disegnati da Dennis Hwang, il quale ne ha già creati oltre 150.<br />Il primo “doodle” è stato disegnato dai fondatori stessi, Larry e Sergey, in occasione della loro partecipazione al <a href="http://www.google.it/search?q=burning+man+festival+2007&amp;sourceid=navclient-ff&amp;ie=UTF-8&amp;rlz=1B3GGGL_itIT226IT226&amp;aq=t">Burning Man festival</a> nel 1999. Pensato come giustificazione nel caso il loro sito fosse andato in crash.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">I doodles dei compleanni del motore di ricerca:</span><br /><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/logo-gg-comple-702985.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/logo-gg-comple-702980.jpg" alt="" border="0" /></a><br /><br /><p><a href="http://www.google.com/holidaylogos.html">Vedi tutti i doodles</a></p>Paolo Gioachinhttp://www.blogger.com/profile/16574272249423507878noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-33011035530112676332007-09-27T08:24:00.001-07:002007-09-28T05:43:58.540-07:00Google compie 10 anni, anzi 9<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/9th_birthday-781536.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/9th_birthday-781534.gif" alt="" border="0" /></a>Lo scorso 15 settembre La Repubblica ha dedicato un'intera pagina al 10° compleanno di Google, con un articolo dal roboante titolo: <span style="font-weight: bold;">I dieci anni che sconvolsero il web.<br /><br /></span>Oggi, 27 settembre, Google <span style="font-weight: bold;">festeggia il suo 9° compleanno</span> pubblicando un logo apposito. (vedi qui sopra)<br /><br />E' solo uno dei <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/04/i-nuovi-algoritmi-di-google-secondo-la.html">vari casi</a>, e neppure il più signficativo, che dimostrano l'approssimazione con cui il mondo dei media tradizionali affronta la rete. L'articolo a firma Vittorio Zucconi si sofferma prevalentemente sugli aspetti più folkloristici della storia di Google, e non entrando nello specifico non fornisce troppe informazioni imprecise. Quando però si sbilancia sulle cifre, ecco che subito arriva lo strafalcione.<br /><br />Ad esempio, il dato del 50% di ricerche fornite dal motore di ricerca più usato nel mondo è sballato. E' un dato che si riferisce agli soli Stati Uniti e alle sole ricerche effettuate direttamente nel sito Google, escludendo tutte quelle dei portali che lo utilizzano, con cui si arriva al 60% negli USA nell'agosto 2007 secondo Nielsen/Netratings. Non vi sono dati ufficiali relativi al mondo intero, ma basti sapere che Google arriva all'80% in Gran Bretagna e Francia e addirittura al 90% in Germania secondo <a href="http://www.searchenginepromotionhelp.com/m/articles/search-engine-optimization/search-engine-market-shares-europe.php">varie autorevoli fonti</a>. <span style="text-decoration: underline;"></span><br /><br />E' nota l'idiosincrasia dei giornalisti italiani per numeri e statistiche, quindi non c'è da meravigliarsi. Essendo noto anche lo scarso spirito di autocritica degli stessi, non c'è nemmeno da meravigliarsi leggendo un affermazione del genere:<br /><br /><span style="font-style: italic;">"Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati"<br /><br /></span>Da che pulpito vien la predica. Forse se Zucconi avesse speso qualche millisecondo in più a cercare la data di nascita esatta di Google, si sarebbe risparmiato la figuraccia. O, ancora meglio, consultando gli archivi online del suo stesso giornale, avrebbe scoperto che <a href="http://www.repubblica.it/online/lf_new_economy/628/628/628.html">Repubblica.it nel 2003 </a>aveva correttamente annunciato il 5° compleanno di Google.<br /><br />Insomma, Google è una spada non solo sui politici, ma su chiunque scriva cose inesatte. E non sono pochi, online e offline.<br /><br />Detto questo, ci sarebbe da parlare dei diec... anzi, nove anni che sconvolsero il web. Visto che l'hanno già fatto in molti, suggerisco <a href="http://www.wmtools.com/news/posizionamento-motori/tanti-auguri-google">questo sintetico post</a>.Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-76434318127702777432007-09-25T03:57:00.000-07:002007-09-25T05:51:55.783-07:00Il 2008 l’anno dei controlli in tema di privacy?<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ordinemedici.como.it/privacy_right_bg.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.ordinemedici.como.it/privacy_right_bg.jpg" alt="" border="0" /></a>E' un dato di fatto che la privacy va sempre più “burocratizzandosi”. Rispettare il Codice della privacy (il d.lgs 196/03, che ha sostituito la l. 675/96) non è, oggi, un compito facile, tanto che fioriscono sedicenti “esperti sulla privacy” senza alcuna competenza e/o background giuridico.<br /><br />Inoltre, lo stato italiano e lo stesso garante, sono stati fino ad ora molto pazienti con rinvii e limitati controlli per permettere di fatto alle aziende di adeguarsi a queste nuove normative che contengono fattispecie di violazioni che se pur talvolta molto complesse, comportano sanzioni anche di tipo penale. Probabilmente, con l’intensificarsi delle ispezioni del Garante ed un conseguente maggior numero di sanzioni irrogate, l’argomento, diventerà tristemente più noto anche alle aziende distratte.<br /><br />Fino ad ora, in linea generale, il maggior numero di controlli sul tema e di sanzioni applicate, riguardano l’invio di informazioni commerciali non richieste, il trattamento illecito di dati personali e l’omessa adozione delle misure di sicurezza. Dal 2008 secondo molti, dovrebbero intensificarsi i controlli che sono rimasti fino ad ora il punto dolente della disciplina.<br /><br />Il problema riguarderà invece quello che succederà in futuro, con la sempre maggiore diffusione di tecnologie invasive come il “trusted computing”, le violazioni della privacy individuale e collettiva saranno presumibilmente ancora maggiori e sarà più difficile rendersene conto. Speriamo dunque che la legislazione intervenga di volta in volta a fare chiarezza e sia in questi campi più permissiva di quello che è ora.<br /></div><br /><br />_________________________________________<br />Studio Legale Associato<br />Fioriglio-Croari<br /><a href="http://www.informaticagiuridica.com/">www.informaticagiuridica.com</a><br />_________________________________________Giuseppe Croarihttp://www.blogger.com/profile/14913820313827938206noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-88581162349487022392007-09-24T07:40:00.000-07:002007-09-24T08:40:52.653-07:00A VOLTE RITORNANO: RIECCO VIRGILIO<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/virgilio_ric_040401_big-717323.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/virgilio_ric_040401_big-717320.gif" alt="" border="0" /></a>Chi non ricorda Virgilio? Pochissimi, credo. Il portale italiano per antonomasia per anni è stato protagonista, inizialmente con la sua directory di siti italiani, poi come portale vero e proprio.<br /><br />Chi si ricorda quando Virgilio è scomparso? Io no, così a naso direi un paio d'anni fa, ma potrei sbagliarmi. Mi ricordo però chi l'ha fatto scomparire: il portale Alice.it l'ha fagocitato nell'ambito del lancio in pompa magna dell'adsl di Telecom Italia.<br /><br />Praticamente, il marchio italiano online forse più celebre è stato buttato nel c...ortile da un management che evidentemente aveva in mente qualcos'altro, un qualcosa per cui valeva la pena sacrificare un marchio così prezioso. Un qualcosa che probabilmente aveva a che fare con strategie di marketing della Telecom, ma che <a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2007/09/torno-sui-miei-.html">nemmeno un esperto di queste cose come Mauro Lupi sa spiegare</a>. Qualsiasi cosa fosse, devono avere sbagliato i calcoli visto che ora Virgilio.it è tornato. Questo l'incipit del <a href="http://notizie.alice.it/cronaca/virgilio.html?pmk=hpppstr3_5">comunicato ufficiale</a>:<br /><br /><span style="font-style: italic;">Online da oggi, è di nuovo in rete</span><strong style="font-style: italic;"> “Virgilio, powered by Alice”,</strong><span style="font-style: italic;"> raggiungibile sia digitando </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.virgilio.it/"><strong>www.virgilio.it</strong></a><span style="font-style: italic;"> che </span><a style="font-style: italic;" href="http://www.alice.it/"><strong>www.alice.it</strong></a><span style="font-style: italic;">. Un nuovo logo e una nuova homepage daranno il bentornato a uno dei brand più conosciuti e amati dagli internauti.<br /><br /></span>A me sembra il classico caso in cui si chiude la gabbia dopo che le belve sono uscite. Il nome Virgilio era già in declino quando è stato ridotto all'oblio qualche anno fa. Il modello a directory, fatto di siti selezionati manualmente da editor, era stato soppiantato dal modello del motore di ricerca imposto da Google, tanto è vero che le ricerche di Virgilio (e poi di Alice.it) erano appunto gestite da Google stesso.<br /><br />Anche l'idea di portale accentratore ha mostrato la corda già da tempo, per cui sembrano poco interessanti le principali novità del nuovo Virgilio:<br /><span style="font-style: italic;"><br /></span><span style="font-style: italic;">La nuova</span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;"> homepage</strong><span style="font-style: italic;"> è</span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;"> personalizzabile</strong><span style="font-style: italic;">, per essere sempre più vicino ai bisogni dell'utente. E' infatti possibile impostare il proprio </span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;">segno zodiacale</strong><span style="font-style: italic;">, o la</span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;"> città</strong><span style="font-style: italic;"> di cui si vogliono avere le </span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;">previsioni meteorologiche</strong><span style="font-style: italic;">. Ma anche visualizzare subito i nuovi </span><strong style="font-style: italic; font-weight: normal;">messaggi di posta</strong><span style="font-style: italic;"> ricevuti al proprio indirizzo mail di alice.it.<br /><br /></span><span>Infine</span><span style="font-style: italic;"><span style="font-style: italic;">, last but not least, </span></span><span>di Virgilio è rimasto il marchio ma gran parte delle "risorse" umane che ci avevano lavorato sono state da tempo tagliate, per cui è difficile pensare che il meglio del vecchio Virgilio possa mai tornare sotto forma di idee originali e servizi validi.<br /><br />Con queste logiche, </span>se Google fosse nato in Italia a quest'ora non ne sarebbe rimasto che il logo, ribrandizzato nel portale di <span style="font-style: italic;">America On Line. </span><br /><br />Tristezza? No! Allegria ! Per fortuna stasera c'è Mike Bongiorno che presenta Miss Italia...<br /><span><br /><br /><a href="http://notizie.alice.it/gallery/la_storia_di_virgilio.html?pmk=not_cross"><span style="font-style: italic;">La (triste) storia ufficiale di Virgilio</span></a></span><span style="font-style: italic;"><br /><br /></span><span></span><span style="font-style: italic;"><span style="font-style: italic;"></span><br /></span>Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-27496222130694539212007-07-27T03:07:00.000-07:002007-07-27T03:27:13.062-07:00Second Life: gambling al bando<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.theage.com.au/ffximage/2007/05/18/gamble6_wideweb__470x333,2.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://www.theage.com.au/ffximage/2007/05/18/gamble6_wideweb__470x333,2.jpg" border="0" alt="" /></a><br />La <a href="http://blog.secondlife.com/2007/07/25/wagering-in-second-life-new-policy/ ">notizia</a> è fresca! <br /><br />Da ora in poi niente più gambling on line su Second Life.<br />Pare che tale decisione sia stata presa in seguito allle indagini che sta facendo l'FBI sul gambling on line da quando negli USA è stata dato un giro di vite ad un business che pareva inarrestabile. <br /><br />Dunque da ora in poi niente più gioco on line anche se poi sappiamo bene come sia facile passare da SL ad un sito di gambling ... magari locato in qualche paradiso fiscale reale!<br /><br />Da un lato apprezzabile la coerenza statunitense nel perseguire la "guerra" al gambling on line dall'altro credo che sia veramente difficile contenere qualcosa che ha una fortissima richiesta. Cambieranno i punti di ritrovo, le Las Vegas virtuali, ma il problema resta culturale. <br /><br />Aspettiamoci dunque che parta il marketing prezzolato negativo contro SL dopo questa decisione e magari da domani sentiremo parlare molto di più di <a href="http://www.entropiauniverse.com/index.var">Entropia Universe</a>.Giuseppe Covinohttp://www.blogger.com/profile/13317280167462672076noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-65673969911665718162007-07-20T11:58:00.000-07:002007-07-20T07:54:46.511-07:00Garanzie giuridiche per gli acquisti on-line con carta di credito<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.arnica-webdesign.co.uk/ecommerce/Credit-Card-Shopping-Cart.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.arnica-webdesign.co.uk/ecommerce/Credit-Card-Shopping-Cart.jpg" alt="" border="0" /></a>Tra i vari sistemi di pagamento che nascono come funghi ogni giorno, la carta di credito rimane ancora il più utilizzato, capace di mettere in ombra la blasonata moneta elettronica e i sistemi di pagamento a carta prepagata. Nonostante questo però riscontra ancora un forte timore da parte di molti utenti che non si sentono al sicuro nell'utilizzarla su siti sconosciuti a danno delle piccole e medie imprese che hanno appena iniziato il loro business in rete.<br />Per questo è necessario sottolineare che dal punto di vista giuridico la carta di credito rimane fra i più sicuri sistemi di pagamento e per questo i timori legati al suo utilizzo da parte dei consumatori sono del tutto infondati. Le garanzie giuridiche derivano, oltre che dalla disciplina sul commercio elettronico, dal d.lgs.
6 ottobre 2005 n. 206, conosciuto anche come “codice del consumo”. L’art. 56 permette al consumatore di chiedere l’annullamento di un pagamento in caso di utilizzazione fraudolenta della sua carta di pagamento o nel caso gli sia stata addebitata una cifra maggiore di quella pattuita. In questi casi l’istituto di emissione della carta di credito ha l’obbligo di riaccreditare al consumatore le somme versate a titolo di pagamento.<br />Per questo motivo è evidente come non si debba avere nessun timore ad utilizzare le carte di credito on-line, perfino sui siti di commercio elettronico a cui si accede per la prima volta o che non utilizzano sistemi di gateway come quello di “Banca Sella” o di SSB in cui una parte terza fa da garante gestendo la transazione tra il venditore e il compratore.<br />Gli obblighi giuridici a carico del consumatore sono pochi e riguardano la notifica all'emittente o all'ente precisato da quest'ultimo, immediatamente dopo esserne venuto a conoscenza, di quanto segue:<br />- la perdita o il furto della carta di credito (che possono avvenire anche on-line se si verificano accessi non autorizzati sui propri computer);<br />- la registrazione sul suo conto corrente di un’operazione non autorizzata;<br />- un errore o qualsiasi altra irregolarità nella gestione del conto corrente da parte dell'istituto emittente di carta di credito;.<br />Buoni acquisti a tutti!<br /><br />Giuseppe Croari<br />____________________________<br />Studio Legale Associato<br />Fioriglio - Croari<br /><a href="http://www.informaticagiuridica.com">www.informaticagiuridica.com</a>Giuseppe Croarihttp://www.blogger.com/profile/14913820313827938206noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-87117551639652595272007-07-17T06:16:00.000-07:002007-07-20T09:25:54.785-07:00Il gioco: evoluzione del marketing online<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/bourne_igoogle-787822.JPG"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/bourne_igoogle-787819.JPG" alt="" border="0" /></a>I motori di ricerca stanno investendo sul gioco come nuova strategia di web marketing. La dimensione del gioco, già, nella pubblicità off-line ha un ruolo importante, pensiamo ad esempio alle varie raccolte punti, alle collezioni dei gadget.<br />Sia Google sia Msn Live sembrano voler scommettere sul versante ludico. Infatti, i due motori di ricerca stanno portando avanti interessanti progetti utilizzando il motore di ricerca come strumento di promozione interattiva.<br /><span style="font-weight: bold;">Msn </span>ha progettato un gioco, chiamato <a href="http://club.live.com/"><span style="font-weight: bold;">Live Search Club</span></a>. Il contest organizzato da Microsoft consiste nel ricavare punti-bonus attraverso ricerche su Msn, da riutilizzare come sconto nell'acquisto di prodotti della società di Bill Gates. Le stime indicano che questa iniziativa abbia portato al motore di ricerca circa 3 milioni di visitatori unici, portando la quota di mercato degli ultimi mesi al 13%, rosicando addirittura quanche punto percentuale a Google.<br /><span style="font-weight: bold;">Google</span>, in partnership con la casa di produzione Universal, ha organizzato <a href="http://www.searchforbourne.com/">un gioco online</a> per lanciare The Bourne Ultimatum, terzo capitolo della saga cinematografica di Jason Bourne.<br />A fronte di una promozione diretta nel film, in cui comparirà molto chiaramente una schermata del motore di ricerca, la società di Mountain View offre garanzia di posizionamento nelle serps, promozione in iGoogle, e appunto il gioco. Quest'ultimo iniziato il 16 luglio, con lo scopo di raccogliere indizi attraverso i servizi Search, Images, YouTube e Maps del motore di ricerca.<br />Gli utenti avranno 18 giorni per navigare e preparasi al film che uscirà nelle sale statunitensi il 3 agosto.<br />Google aveva già fatto esperimenti simili - anche se non così strutturati – con il Codice da Vinci della Sony pictures, e precedentemete con il lancio della Fiat Sedici in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006.<br />Credo che il gioco nel contesto pubblicitario on-line stia assumendo un ruolo molto interessante e protrebbe avere sviluppi sempre più importanti... non ci resta che vedere e analizzare i risultati.<br /><a href="http://www.marketingroutes.com/2007/07/16/google-mette-la-pubblicita-nei-risultati/"><br />Per approfondire</a>Euro.runnerhttp://www.blogger.com/profile/04344682280595855222noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-87149104278650133272007-07-11T10:27:00.000-07:002007-07-12T06:11:19.084-07:00ADVERTISING SPACE INVADERS<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/fabris-728882.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/fabris-728880.jpg" alt="" border="0" /></a>Lupi in fabula... proprio mentre <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/07/adwords-e-blogger-meglio-del-previsto.html">scrivevo</a> della percezione della keyword advertising da parte dei blogger italiani secondo la ricerca di Diario Aperto, Mauro Lupi ha pubblicato <a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2007/07/pubblicit-onlin.html">un post nel suo blog</a> che affronta il tema più generale dell'invasività della pubblicità online.<br /><br />Lo spunto è un <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/07/09/primopiano/004fabrito.html">articolo</a> del sociologo Giampaolo Fabris apparso su Affari&Finanza di lunedì 9 luglio.<br /><br />In sintesi, Fabris afferma che la publicità online è troppo invasiva: <span style="font-style: italic;"><br /><br />Vi sono molte evidenze che, a meno che non sia l’utente a cercarla [...] la pubblicità in Rete viene guardata con un crescendo di insofferenza. </span><span style="font-style: italic;"> [...] Perché gli internauti, che pure hanno un atteggiamento laico nei confronti della pubblicità, non l’amano affatto a casa loro. Internet, per gran parte del suo pubblico, è potersi muovere liberamente in Rete senza vincoli e senza costrizioni. Un’insofferenza anche motivata dalla diffusione dello spamming, in genere a contenuto pornografico. </span><span style="font-style: italic;"></span><span style="font-style: italic;"> [...] Ben diverso quando, mettendo a sistema la impressionante mole di dati che i motori di ricerca dispongono, verrà offerta una pubblicità coerente ai propri gusti, aspettative e stile di vita.<br /><br /><span style="font-style: italic;"><span style="font-style: italic;"></span></span></span>In parole povere, Fabris salva la search advertising, e mette tutto il resto in un enorme calderone assimilato alla componente più deteriore della pubblicità online, lo spamming.<br /><br />Che dire? E' un po' il destino della <span style="font-style: italic;">reclame</span>, quello di essere criticata per la sua invasività, salvo poi rimanere il pilastro su cui si poggia tutta la <span style="font-style: italic;">media economy</span>, sia new che old<span style="font-style: italic;">. </span>In questo senso ha ragione Lupi che ha così replicato indirettamente nel suo blog:<br /><br /><span style="font-style: italic;">Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l'ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”?<br /><br /></span>Come ho già detto nel <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/07/adwords-e-blogger-meglio-del-previsto.html">post precedente</a>, credo che per quanto invadente la pubblicità sia accettata un po' da tutti, chi più chi meno. Alla maggior parte delle persone in realtà non piace, più che la pubblicità, l'idea di essere influenzata da essa.<br /><br />Detto questo, vorrei rispondere all'invito di Lupi <span style="font-style: italic;">Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari. </span>Io dico la search advertising, o keyword advertising che dir si voglia.<br />Quella nei motori di ricerca è l'unica forma di pubblicità esistente che il consumatore attivamente decide di fruire. E' la vera novità pubblicitaria portata dalla rete, e non a caso su di essa Google ha costruito il suo impero.<br /><br />Se sarà impero del Bene o del Male.... ai post l'ardua sentenza.<br /><span style="font-style: italic;"><br /><br /></span><br /><span style="font-style: italic;"><span style="font-style: italic;"><span style="font-style: italic;"></span></span><br /></span><span style="font-style: italic;"><br /><br /></span>Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-71329398562176898692007-07-10T05:32:00.000-07:002007-07-11T03:51:13.315-07:00Adwords e blogger, meglio del previsto ?<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.iblog.it/wp-content/uploads/2006/12/diarioaperto.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://www.iblog.it/wp-content/uploads/2006/12/diarioaperto.gif" alt="" border="0" /></a><br /><br /><br /><br /><br /><br />La recente pubblicazione dell'indagine sui blogger italiani svolta da <a href="http://www.diarioaperto.it/">Diario Aperto</a>, un team composto da ricercatori di SWG e Università di Trieste, ha mostrato dati molto interessanti.<br /><br />Una piccola parte della ricerca è dedicata al giudizio sull'utilità dei link sponsorizzati secondo l'opinione del campione (non rappresentativo) analizzato.<br /><br />Questi in breve i dati e il commento originali:<br /><span style="font-style: italic;"><br />Gli utenti sollecitati a rispondere sulla validità o meno degli strumenti pubblicitari online</span> <span style="font-style: italic;"> come Adsense di Google o in genere le pubblicità testuali, rispondono con una certa </span> <span style="font-style: italic;">marcata indifferenza:<br /><br /></span> <span style="font-style: italic;"> </span> <span style="font-style: italic;">- il 36,6% del campione trova poco utili queste forme promozionali </span> <span style="font-style: italic;"><br />- il 38,7% del campione le trova per niente utili </span> <span style="font-style: italic;"><br />- il 18% del campione le trova abbastanza/molto utili </span> <span style="font-style: italic;"> </span> <span style="font-style: italic;"><br /><br />Qui però le risposte sono ambigue nel senso che il trend di “indifferenza” nei confronti </span> <span style="font-style: italic;">della pubblicità è piuttosto generalizzato: colpisce soprattutto i mezzi generalisti </span> <span style="font-style: italic;">saturando pagine di giornali e palinsesti televisivi. E’ probabile quindi che i dati rilevati da </span> <span style="font-style: italic;">Diario Aperto si allineano al giudizio di indifferenza ma che, in realtà, siano anche dati più </span> <span style="font-style: italic;">che buoni rispetto ad altri giudizi rispetto ai media generalisti.<br /><br /></span>Penso anch'io che si tratti di dati lusinghieri, e che i blogger ritengano ancora meno utili altri tipi di pubblicità. Si tratta certo di una semplice opinione non suffragata dai dati, un'impressione a naso. Sono comunque convinto che alla maggior parte delle persone non piaccia, più che la pubblicità, l'idea di essere influenzabili da essa. E' pertanto normale che molti blogger ritengano poco utile la keyword advertising, perchè ritenerla utile equivarrebbe ammettere di esserne condizionati.<br /><br />Non sarebbe interessante una ricerca ad hoc sulla percezione dei link sponsorizzati sia nei motori di ricerca che nei siti di contenuto ?<br /><br /><br />AGGIORNAMENTO:<br /><br />Appena dopo avere pubblicato questo post ho letto un'interessante intervento di Mauro Lupi proprio sull'argomento <a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2007/07/pubblicit-onlin.html">pubblicità online vs. pubblicità offline</a>, a commento di un <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/07/09/primopiano/004fabrito.html">articolo comparso ieri</a> su Affari & Finanza (inserto di Repubblica). L'articolo è a firma Giampaolo Fabris, la massima autorità italiana in materia di sociologia della pubblicità, e mi riprometto di commentarlo anch'io quanto prima.<br /><br /><br /><br /><br /><br /><span style="font-style: italic;"></span>Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-72551190675122484852007-06-22T03:05:00.000-07:002007-06-26T08:39:08.997-07:00Inchiesta sui blog italiani nel 2007<div id="video-player"> <embed width="400" height="304" border="0" flashvars="file= http://www.rvnet.eu/video/2007/diarioaperto/diario_aperto.flv&showdigits=true&autostart=false " pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash" src=" http://www.rvnet.eu/flvplayer.swf" allowscriptaccess="always"></embed> </div><br /><br />Domani saranno pubblicati i dati della ricerca di <a href="http://www.diarioaperto.it/">Diario aperto</a> sulla base dei dati SWG con partner quali l'Università di Trieste, Splinder e Punto informatico. <br /><br />Finalmente cominciamo ad avere dati certificati su questo mondo che per noi "addetti" è una certezza ma per molti clienti è ancora un punto interrogativo. <br /><br />Sono certo che questo aiuterà molto i meno avezzi a convincersi di un fenomeno che è ormai realtà!Giuseppe Covinohttp://www.blogger.com/profile/13317280167462672076noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-51395308488630818202007-06-21T03:45:00.000-07:002007-06-21T05:39:34.427-07:00Google Adwords per Piccole e Medie Imprese<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/adwords_google-780745.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://www.eurorunner.com/blog/uploaded_images/adwords_google-780743.jpg" alt="" border="0" /></a>Google continua a scommettere. Questa volta si rivolge alle Piccole e Medie Imprese.<br />E' stato inaugurato, infatti, un nuovo servizio<span style="font-weight: bold;"> Adwords creato a supporto delle PMI </span>che non dispongono ancora di un proprio sito internet. La novità consiste in questo: al momento della creazione di un nuovo AdWords Starter Account le aziende potranno creare delle pagine ad hoc ospitate sui server Google. Le landing page create saranno semplici e basilari con solo logo e foto, ma in grado di offrire una descrizione dell'attività, dare ai visitatori informazioni utili sull'azienda come numero di telefono, indirizzo, orari e metodi di pagamento accettati.<br />Lo scopo di Google è quello di rendere il più facile ed accessibile possibile il servizio AdWords, abbattendo tutte le difficoltà che le PMI potrebbero incontrare nell'approccio ad un investimento online.<br />Almeno per quel che riguarda il contesto italiano c'è un problema non così facile da superare: la mancanza di una cultura digitale. Infatti, probabilmente chi non ha ancora un proprio sito internet non ha ancora compreso le potenzialità di una presenza sul web della propria attività commerciale. C'è da augurarsi che la scommessa proposta da Google contribuisca a creare cultura del web innescando, quindi, un circolo virtuoso per gli investimenti online delle Piccole e Medie Imprese italiane.<br /><br />Approfondimento: <a href="http://www.eurorunner.com/webmarketing/keyword_advertising.htm">Search Advertising con Google AdWords</a>Paolo Gioachinhttp://www.blogger.com/profile/16574272249423507878noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-80014433817071741842007-06-20T07:28:00.000-07:002007-06-20T08:12:17.039-07:00Yahoo Search Marketing si trasforma. Era ora !<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/it/ysm/cn/hm/upgcntr_it.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 237px; height: 205px;" src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/it/ysm/cn/hm/upgcntr_it.jpg" alt="" border="0" /></a>Finalmente è disponibile anche per l'Italia la piattaforma di gestione degli account delle campagne di keyword advertising di Yahoo Search Marketing. Diversamente da quella di Google Adwords, nata già più avanzata e continuamente aggiornata, quella di Yahoo era divenuta ormai obsoleta.<br /><br />Euroruner ha ricevuto l'email ufficiale di notifica dell'imminente ma ancora nessuno degli account Yahoo Search Marketing è fisicamente passato al nuovo sistema.<br /><br />In attesa di commentare le novità collaudandole sul campo, diamo un'occhiata alle principali novità annunciate, che potenzialmente consentiranno di migliorare il lavoro degli esperti di keyword advertising e di conseguenza potranno produrre maggiore efficacia per le campagne dei loro clienti:<br /><br />-<span style="font-weight: bold;"> </span>Gestione semplificata delle campagne, completa di grafici e strumenti di visibilità e controllo del rendimento e del ritorno sull'investimento (ROI)<br /><br />- Finalmente le parole chiave possono essere inserite automaticamente nei titoli e nelle descrizioni e venire associate a più inserzioni<br /><br />- I report sono maggiormente personalizzabili<br /><br />- L'attivazione delle inserzioni passa da 3/5 giorni lavorativi alla pubblicazione online delle inserzioni entro qualche ora<br /><br />- Test delle inserzioni: è possibil ecomparare il rendimento di anunci diversi potendo stabilire in modo semplice quali messaggi consentono di ottenere risultati migliori<br /><br />- Geo-targeting: E' ora possibile restringere la visualizzazione a zone specifiche rivolgendo le inserzioni in modo mirato al pubblico geografico appropriato<br /><br />- Pianificazione delle campagne: Si possono ora gestite le vostre campagne con la possibilità di pianificarle per data, per una gestione più efficiente del budget<br /><br />- Content Match: Se prima le inserzioni venivano associate solo alle pagine di contenuto in base alle parole chiave, ora la rilevanza contestuale viene determinata dal testo dell'inserzione e da<br />quello della pagina di destinazione, con una conseguente maggiore rilevanza<br /><br />Link: Area dedicata ai <a href="http://www.eurorunner.com/webmarketing/keyword_advertising.htm">servizi di pianificazione e gestione di campagne di keyword advertising</a> di Eurorunner.Alessandro Venturihttp://www.blogger.com/profile/03632949657089027315noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-25963222.post-67973403245287010802007-06-20T01:44:00.000-07:002007-07-11T06:24:43.398-07:00Benvenuto Youtube Italia!<p style="margin-bottom: 0cm;">Esordisce la <a href="http://it.youtube.com/">versione italiana</a> della piattaforma di videosharing più famosa al mondo. Oltre al youtube.com oggi sono nove<strong> YouTube </strong>destinati al pubblico nazionale <a href="http://uk.youtube.com/?locale=en_GB&persist_locale=1" target="_blank"><u>Regno Unito</u></a>, <a href="http://br.youtube.com/?locale=pt_BR&amp;persist_locale=1" target="_blank"><u>Brasile</u></a>, <a href="http://fr.youtube.com/?locale=fr_FR&persist_locale=1" target="_blank"><u>Francia</u></a>, <a href="http://ie.youtube.com/?locale=en_IE&amp;persist_locale=1" target="_blank"><u>Irlanda</u></a>, <a href="http://jp.youtube.com/?locale=ja_JP&persist_locale=1" target="_blank"><u>Giappone</u></a>, <a href="http://nl.youtube.com/?locale=nl_NL&amp;persist_locale=1" target="_blank"><u>Olanda</u></a>, <a href="http://pl.youtube.com/?locale=pl_PL&persist_locale=1" target="_blank"><u>Polonia</u></a>, <a href="http://es.youtube.com/?locale=es_ES&amp;persist_locale=1" target="_blank"><u>Spagna</u></a> e <a href="http://it.youtube.com/?locale=it_IT&persist_locale=1" target="_blank"><u>Italia</u></a> appunto. </p> <p style="margin-bottom: 0cm;">La videoanimazione di benvenuto è, a mio avviso, decisamente brutta: un piatto di spaghetti cade dal cielo mentre una mucca ascolta una tarantella.<br /><br /><object height="350" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/IHkk4toyi4M"><param name="wmode" value="transparent"><embed src="http://www.youtube.com/v/IHkk4toyi4M" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="350" width="425"></embed></object><br /><br />Un neo della versione italiana è la mancanza di un dominio youtube.it, sopperito da un poco user friendly <a href="http://it.youtube.com/">it.youtube.com</a>. Infatti, il dominio <a href="http://www.youtube.it/">youtube.it</a> non è di proprietà di Google.<br /></p> <p style="margin-bottom: 0cm;">Youtube Italia potrà facilitare l'implementazione di <a href="http://www.eurorunner.com/blog/2007/05/arriva-google-20-il-motore-di-ricerca.html">Google Universal Search</a> anche nel Bel Paese. Infatti, Youtube Italia metterà a disposizione di Google.it un database di video esclusivamente in italiano da cui attingere per compilare le nuove Serps.<br /></p>Paolo Gioachinhttp://www.blogger.com/profile/16574272249423507878noreply@blogger.com