tag:blogger.com,1999:blog-257185112009-07-13T00:44:03.315+02:00Liberali ItalianiI LIBERALI CON I LIBERALI. NE' SOCIALISTI, NE' CONSERVATORI, NE' CLERICALINico Valerionoreply@blogger.comBlogger76125tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-33326327209761258682009-07-11T10:09:00.003+02:002009-07-11T10:22:54.266+02:00La tattica dei conservatori. I liberali? Ormai “vittoriosi”, ovvero scontati, inutiliIl punto di vista di Franco Morganti diffuso dalla newsletter di “Società libera” e segnalato dall’amico Valerio parte dalla convinzione che lo scontro politico in atto, in Italia, avverrebbe “nell’ambito della cornice liberale”. Conseguentemente se il confronto è tra “dosi maggiori o minori di dirigismo o di liberalizzazioni”, visto che “il liberalismo ha vinto la sua battaglia storica contro la dottrina antitetica, che era il comunismo”, “a che scopo distinguersi e caratterizzarsi come liberali”? Ossia perché “spendere energie nell’organizzazione partitica”?<br />Che a Morganti diano fastidio soprattutto i liberali che sono nel PD perché avrebbero impedito la confluenza del PD nel PSE, è evidente. Che tale convinzione possa essere definita “conservatrice” è altrettanto banale. Il conservatore ha fastidio del nuovo, preferisce le strade tradizionali. Non confluire nel PSE è un’avventura per il PD.<br />Il conservatorismo di Morganti lo rende cieco. Lo scontro politico in Italia, oggi, si svolgerebbe “nell’ambito liberale”? Ma non si accorge della confusione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario e mediatico) che è la cornice in cui si svolge l’attuale lotta politica? Ma la “dottrina” liberale – parlerei più della teoria politica che della “dottrina”: il liberalismo non può essere sullo stesso livello della “mistica fascista, nazista o comunista” – non prevede la divisione del potere?<br />L’Italia ha bisogno della cultura liberale, ma la cultura è politica se vuole attecchire nel costume e realizzare la “cornice liberale” ove svolgere la lotta politica. Oggi è la cornice che manca, e manca per la prevalenza della cultura clericale, conservatrice e socialista e per l’assenza della cultura liberale. Di qui la necessità di un soggetto politico “di” liberali antagonista dei clericali, avversario dei conservatori e distinto dai socialisti.<br />Cultura e politica non possono essere disgiunte, per questo occorre richiamarsi alla “teoria” politica liberale, piuttosto che a vaghe “dottrine”, per inverare nella prassi la difesa della libertà (al singolare) dell’individuo aggredita dal clericalismo, dal conservatorismo e da quello che resta del socialismo.<br /><span style="font-size:85%;">BEPPI LAMEDICA (Veneto Liberale)</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3332632720976125868?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-67255029833530198872009-07-09T22:34:00.006+02:002009-07-10T11:35:05.291+02:00Ma un soggetto liberale serve, eccome. La politica italiana difetta di liberalismoAlla presa di posizione di <em>Società Libera</em>, ospitata e commentata nell'articolo precedente, così risponde Raffaello Morelli, della <a href="http://www.blogger.com/www.liberali.it">Federazione dei Liberali</a>. Al nocciolo di questa posizione, cioè la necessità prioritaria di un soggetto liberale come tale, che anche in Italia proponga e faccia cose liberali, anche stando al Governo, questo blog aderisce.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br /><span style="font-size:85%;">NELLA POLITICA ITALIANA TUTTI SONO LIBERI, NON TUTTI SONO LIBERALI</span><br />"<em>Società Libera</em> sembra credersi autorizzata dal proprio nome a schierarsi contro i liberali in politica. Esprimersi apertamente è apprezzabile perché suscita un pò di dibattito politico, ma la tesi sostenuta manifesta solo la disperazione per un disegno fallito.La tesi è l'apertura del quindicinale di <em>Società Libera</em>, scritta da uno dei suoi principali animatori, un antico socialista pre craxiano e mai craxiano, ai vertici di aziende di area non proprio privata, dedito un tantino snobisticamente ad una vita impolitica senza mai rinunziarvi sottobanco, che si è sempre mosso nelle acque del centro sinistra e che ha sostenuto prima l'ulivismo indistinto e poi la dissoluzione dell'opposizione, pur di favorire un manufatto, la fusione PD, nonostante fosse evidente in partenza il destino genetico di non attecchire.<br />L'occasione per il grido disperato sono, in coincidenza con l'avvio della fase congressuale del PD, le critiche dei liberal-PD all'entrata del PD a Bruxelles nel nuovo gruppo socialista, ASDE, critiche motivate dall'aver capito bene che questo ingresso, nonostante le compunte cautele della stampa italiana nel comunicarlo, significa l'adesione del PD al filone socialista, anche perché quelli che erano della margherita vengono via dai liberali, dall'ALDE ( riducendosi a questo trasbordo la fusione del PD sbandierata come la nuova via).<br />Il quindicinale di Società Libera biasima i liberal-PD facendo questo ragionamento. Sono dei liberali e siccome i liberali hanno vinto ed oggi possono essere utili al massimo come posizione culturale, si occupino di cultura e smettano di avere altre pretese.<br />Questo ragionamento già non regge quanto all'assunto di partenza ( i liberal-PD non sono liberali in politica poiché non hanno effettivi comportamenti da liberali, il che è dirimente, siccome il modo di comportarsi è il cuore del liberalismo politico).<br />Ma da un errore di giudizio, il ragionamento si trasforma in un fondamentale errore di concetto quando nega ai liberali ogni ruolo nell'azione politica ( per farlo giunge a dichiarare che vi sono superstiti liberali nel Popolo della Libertà quando da lunghi anni è chiaro e comprovato che l'affermazione "liberali nel centro destra" è un ossimoro politico: un liberale non può stare nel centro destra e chi sta nel centro destra non è liberale).<br />Tralasciamo qui la sensazione (non del tutto vaga) che il quindicinale di Società Libera sottintenda che la politica è potere e che la cultura non se ne deve occupare, un sottinteso elitario condivisibile solo dai conservatori e dai fautori di una lotta non democratica. E' proprio assumendo che la cultura sia importante per la convivenza, che il grido del quindicinale di Società Libera, i liberali si occupino solo di cultura, rivela un aspetto davvero inaccettabile e preoccupante per le prospettive italiane.<br />Parlando in termini filosofici, se la cultura è importante per la convivenza ma non si deve occupare di politica, il quindicinale di Società Libera è in ritardo di qualcosa più di un secolo. Ai primi del novecento venne definitivamente chiarito, superando l'idealismo, che il razionale non è necessariamente il reale e che sono necessarie una serie di altre azioni perché possa diventarlo. Già allora balzò fuori che la cultura ha un senso pratico solo se ha un progetto per trasformare il reale, in altre parole se fa politica.<br />Allora o i liberali fanno politica come tali (ovviamente non in senso integralistico, foss'altro per interna coerenza metodologica) oppure chi si dice liberale e non lo è (perché appartiene ad un altro filone culturale) non può riuscire a fare una politica liberale, quanto meno in modi efficaci e in tempi minimali. Al massimo può studiare i testi liberali, impararli, ma se non appartiene alla cultura liberale e al suo senso critico resterà sempre un'altra cosa, pronta nell'azione a comportamenti incoerenti se non apertamente divergenti dal lliberalismo.<br />E siccome la politica è conflitto democratico e sperimentazione civile, l'escludere una cultura dal terreno politico priva necessariamente il confronto di una parte (quella liberale), dei suoi modi di interpretare il reale e dei suoi progetti per trasformarlo ( basati appunto, per i liberali, sul riconoscimento del valore decisivo del conflitto democratico). Dunque impoverisce la politica e il governo promosso dalla politica.<br />La posizione del quindicinale di Società Libera pare non capire che sta proprio qui la causa storica del buco di liberalismo in Italia. La progressiva marginalizzazione del liberalismo politico nell'ultimo secolo, dai tempi di Casa Reale impegnata contro Giolitti per l'entrata nella prima guerra mondiale. E non avvertendo la questione, il quindicinale vorrebbe addirittura prorogarne la durata facendo di una questione di fatto (la marginalizzazione dovuta al revanscismo antirisorgimentale, ai pregiudizi ideologici di origine marxista, ripresi dalla mistica fascista e occhieggiati da alcuni filoni teo-con, alla mancanza di professionalità di una pubblicistica dedita allo scoop dell'evento e al profetismo invece che ad una attenta informazione sulla realtà ed i suoi rapporti ) una questione di principio (i liberali confinati nella cultura e fuori della politica), nonostante che già oggi i dati sperimentali mostrino che la marginalizzazione del mondo liberale è stata negativa nell'evolversi delle cose in Italia quanto a tempi e a clima istituzionale.<br />E non basta. Per meglio sostenere la sua assurda tesi dei liberali fuori dalla politica, Il quindicinale di Società Libera prova a reinventare il concetto stesso di liberalismo. Lo equipara all'anticomunismo, cercando di sfruttare l'evidente fallimento storico del comunismo. Il quindicinale di Società Libera dovrebbe però sapere che la natura dei liberali non deriva per niente dall'essere anticomunista, ma al contrario è la stessa natura di liberali che la porta ad essere "anche" anticomunista. Il comunismo è politicamente finito, ma non per questo è finito il liberalismo, che ha idee e progetti per l'oggi e per il domani duramente combattuti da altri avversari vivi e vegeti. Sotto il profilo ideale e storico, il liberalismo precede di almeno un secolo il comunismo e fin dall'inizio la dottrina antitetica al liberalismo è il conservatorismo, cioè la volontà (immutabile nelle diverse epoche ) di non mutare nel tempo i rapporti della convivenza e di potere. Il marxismo è una forma modernizzata e totalitaria di conservatorismo, ove il padrone reale è il conformismo di stato, l'obiettivo è utopico ( la società senza classi fuori del tempo storico), l'immobilismo e la miseria stabile ne sono la conseguente realtà. Tutti i conservatori vorrebbero società chiuse dirette da grandi addetti, mentre il cambiamento liberale si sforza di continuo di aprire la società all'interagire degli individui.<br />All'ingrosso ( pensando al metodo di funzionamento e non al modello ) si può dire che il liberalismo permea in quest'epoca il contesto giuridico ed istituzionale dei paesi democratici. Non si deve tuttavia scordare non solo che ciò è il prodotto della spinta indefessa del liberali nei precedenti periodi storici, ma soprattutto che è impossibile sostenere che gli attuali contesti giuridici ed istituzionali devono restare come sono e che non c'è niente da cambiare per rendere le condizioni di vita e le interrelazioni individuali aperte e in grado di affrontare le odierne sfide ben concrete delle illibertà.<br />L'indispensabilità politica dei liberali dunque permane immutata anche in Italia. I liberali hanno la specifica caratteristica di essere i soli ad inglobare nel proprio modo di essere due attitudini tra loro connesse essenziali per costruire le istituzioni: mettere al centro di ogni azione politica la libertà di ciascun cittadino e adeguare proposte operative ed istituzioni al passare del tempo ( e dunque per i liberali vi sono sempre lavori in corso).<br />Gli altri non hanno queste due caratteristiche. La prima non la hanno perché perseguono differenti obiettivi, come lo statalismo, la classe, l'autorità, le corporazioni, la fede religiosa, le amicizie.<br />La seconda perché gli altri hanno il solo intento di presentare dei modelli fissi spacciati per risolutivi e non di costruire delle istituzioni aggiustabili nel tempo in modo da rendere effettiva la libertà del cittadino commisurata alle condizioni di tempo e di luogo.<br />Il non volere i liberali in politica (poiché loro dovrebbero esercitare un'altra funzione) corrisponde all'impostazione di gruppi compìti nelle forme che però in sostanza vedono la politica come occasione per conservare i propri privilegi sociali e non si preoccupano di rispettare i rapporti con le esigenze della convivenza libera (che viceversa i liberali fisiologicamente si sforzano di promuovere). Gruppi che piuttosto che prendere atto del mondo quale è, lo rifiutano e pretendono che la realtà debba essere solo quella che dovrebbe essere jn base alla loro manifesta (secondo loro) superiorità morale. Il loro è un distacco elitario dal conflitto pluralistico delle convivenze democratiche. Se la prendono con i liberali perché, essendo in Italia più deboli, attaccarli serve a rendere gustosa l'egemonia e, sperano, a rafforzarla.<br />E il bello è che questi gruppi sono tanto più accaniti contro i liberali quanto più i liberali non sono integralisti, quanto più non confondono il pluralismo con il sistema proporzionale e quanto più rivendicano la loro funzione di fisiologici innovatori anche sostenendo posizioni di riguardo proprio verso il mondo tradizionalmente più attento alle questioni sociali, senza esserlo abbastanza per le questioni individuali, e verso la necessità di formare in Italia un'opposizione rispettosa nel profondo dello Stato di Diritto.<br />Non volendo i liberali in politica, questi gruppi credono di dare maggior forza ad una sinistra più accattivante perché meno rigorosa e più alla moda ed al contrario la rendono ancor meno credibile presso l'opinione pubblica proprio perché la fanno avvertire come qualcosa senza spessore incline ai vecchi vizi leninisti dell'assorbimento degli altri a fini di potere. Tali gruppi dicono di voler fare opposizione, ma nei fatti, comprimendo i liberali, sono i migliori alleati della cultura che da il successo al berlusconismo.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Due notazioni finali. Una sul paragone del tutto fuori bersaglio tra il ruolo dei liberali nella società e i rapporti tra fisica e matematica. Non vi è alcuna attinenza. La matematica presuppone la realtà, da essa astrae alla ricerca di nessi e poi sviluppa in via di autonomia logica scovando pure relazioni o interpretazioni che non necessariamente rientrano nella realtà. La fisica tenta di cogliere la natura dei fatti e il funzionamento delle cose formulando ipotesi interpretative da sperimentare. Così utilizza la matematica non solo come sistema di calcolo ma talvolta come spunto per valutare l'applicabilità di nuove indicazioni non solo sperimentali e di insospettate relazioni supposte in ambito matematico. In ogni caso fisica e matematica puntano ad ampliare la conoscenza umana del reale, ma non hanno l'obiettivo di trasformare i rapporti di convivenza tra umani e stabilire nuovi criteri di utilizzo umano della conoscenza a fini di libertà individuale. Obiettivo che è invece il fine fondamentale di ogni politica liberale. Inoltre in fisica e in matematica , analogamente che nella scienza, la discussione e il confronto sono determinanti. Lo sono pure nel caso della politica ma, a differenza dalla politica, qui discussione e confronto non prescindono mai dai nessi logici o dai risultati sperimentali (nonché dalla coerenza con essi delle ipotesi interpretative) e fondano solo su di essi i giudizi per la scelta evitando la meccanica del voto a maggioranza necessariamente comprendente anche pulsioni emotive o credenze e soprattutto si sforzano di non influenzare con tale criterio maggioritario l'impegno ad una continua ricerca. Per la scienza ( analogamente che per i liberali) sono inconcepibili criteri egemonici di chiunque. E per simmetria anche l'esclusione di chiunque. Nei decenni, questa metodologia operativa di tale meccanismo è sempre più universalmente condivisa. Nessuno pone quindi il problema di delimitare settori di intervento invalicabili tra fisica e matematica o di reciproca rappresentanza.<br />Infine fa sorridere qualsiasi liberale l'idea stessa di voler sostenere che il liberalismo ha vinto e che tutti ormai sono liberali. E' una tesi assurda che vorrebbe eliminare il tempo e far finire la storia, mentre è tipico dei liberali ripensare di continuo le condizioni sociali e le istituzioni che regolano la convivenza tra diversi. La presunzione dell'omogeneo è un indicatore sicuro di illibertà. Nel complesso, dunque, quello del quindicinale di Società Libera è un paragone senza fondamento.<br />La seconda notazione è a proposito della casuale citazione in calce al riquadro di una frase di un libro di Dahrendorf ( "gli uomini hanno bisogno di qualcosa di più dei diritti e del denaro per vivere una vita piena e soddisfacente. Hanno bisogno di metri che diano senso alla loro vita, supporti orientativi per il loro cammino" ). Presentata avulsa dal suo contesto si presta ad un equivoco pericoloso. Di certo l'identità di ciascuno non dipende solo dai diritti e dal denaro. Sono proprio i liberali a dirlo, battendosi da sempre contro l'idea dell'identità unica. Ciò non significa, per Dahrendorf e i liberali, che è sbagliato dedicarsi a fondo al dare regole per promuovere il rispetto dei diritti o a dare regole riguardo la circolazione del denaro nella convivenza. Questioni politiche centrali per un liberale, di cui Dahrendorf si è occupato fino alla fine. Dare regole per queste finalità è essenziale perché tocca aspetti decisivi delle relazioni individuali e dello stare insieme. Senza di loro non si costruisce niente per lo Stato della convivenza. Ma questo non può mai essere confuso con la pretesa di escludere altri interessi o altre attività d'altro genere in altri settori (si pensi solo al vasto ambito religioso).<br />Perciò lo Stato dei liberali non è invasivo, precettivo ed esaustivo. Di sicuro però, per la stessa ragione, Dahrendorf e i liberali hanno sempre contestato la pretesa opposta, quella di non occuparsi di dar regole ai diritti e al denaro nel segno di valori fuori dallo spazio e dal tempo, che dicono di essere più umani e invece agevolano l'autorità dei più forti (si pensi alla lungimiranza dell'impostazione cavourriana). Allora, se alla citazione si da una lettura avulsa dal contesto, sarebbe possibile anche questa seconda interpretazione politicamente illiberale.<br />Insomma, è comprensibile che il quindicinale di Società Libera usi le sue notevoli risorse per cercare di propagandare le sue convinzioni. Che sono appunto quelle di una società libera, e dunque di sicuro una società democratica, ma non per questo una società liberale. La società liberale è cosa assai più complessa e più evoluta proprio perché, in ogni condizione storica, si propone di favorire la più alta e più estesa espressione delle differenze e della libertà individuale. E che dunque è connaturata e non estranea alla politica.<br />Nei decenni passati, i fautori del sole dell'avvenire respingevano il liberalismo perché lo bollavano quale ideologia di classe legata alle infrastrutture borghesi; ora corrono a teorizzare che il liberalismo, siccome ha vinto, è divenuto inutile in politica. Lo scopo resta il solito. Evitare che il liberalismo in politica esplichi la sua carica di partecipazione attiva, che disturba il manovratore di turno, e le sue parole d'ordine perché serve ad esercitare il senso critico e a dissolvere (davvero, non a discorsi) le concentrazioni di potere in essere con il fine di spingere alla società aperta. Stando a questo riquadro, il quindicinale di Società Libera non intende rafforzare l'idea liberale, ma confinarla e corroderla. Auspica una società libera ma non una società liberale.<br /><span style="font-size:85%;">RAFFAELLO MORELLI</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6725502983353019887?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-67527573776724550452009-07-09T22:12:00.010+02:002009-07-10T12:19:17.659+02:00Dai "liberal" PD al nuovo soggetto liberale. "Ma se tutti sono liberali, non serve"L’Italia è ancora, malgrado la crisi, la sesta o settima potenza economica dell’Occidente. Ma anche se fosse la decima o ventesima, è ormai talmente inserita nell’emisfero occidentale basato sul liberalismo da rendere ozioso ogni discorso sulla "rinascita" e "riorganizzazione partitica" di un soggetto liberale. Insomma, se tutti o quasi sono liberali, se le differenze sono solo sul grado di liberalismo da realizzare, a che servirà mai un Nuovo Soggetto liberale?<br />Se lo chiede una nota troppo breve e tagliente per non essere provocatoria apparsa sul sito di <em>Società Libera</em>, un pensatoio culturale fondato da accademici e imprenditori che diffonde i valori di una società libera senza vincoli di partito. In questo senso, la dedica che nel sito web chiude la pagina del "chi siamo" è una eloquente frase di Ralf Dahrendorf: "La società liberale, non è una prerogativa di alcun partito politico. E’ un obiettivo di significato più ampio, e più globale. E’ più importante riflettere su cosa una società liberale richiede piuttosto che costruire un nuovo liberalismo". Citazione che sembra scelta con cura tra mille, quasi come alibi.<br />Certo, ma è ovvio immaginare che il pensatore tedesco-inglese pensasse alle società avanzate nelle quali era vissuto, figlie della Riforma e già compiutamente liberali da generazioni, non ai Paesi occidentali <em>on the border</em>, come l'Italia, che per il prevalere negli ultimi 90 anni di tendeze fasciste, clericali e comuniste non ha potuto rafforzare quel liberalismo che le élites del Risorgimento erano riuscite a realizzare. Tanto che, nonostante sia obbligato dal consorzio internazionale, ancora oggi stenta a varare riforme liberali, per la mancanza di un soggetto autorevole e credibile che ne assuma intera la responsabilità.<br />Di <em>Società Libera</em> fanno parte numerosi uomini di cultura provenienti dalle più diverse esperienze, dalla Sinistra alla Destra, dal PD al<span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;">PdL. L'amico Morelli nell'articolo seguente accenna a trascorsi socialisti, più che liberali, dell'autore dell'editoriale, e poi a ingarbugliate ragioni interne al PD. Non conosciamo né ci interessano questi antefatti. Ci limitiamo con ingenuità liberale a notare che i</span><span style="color:#000000;">l Consiglio direttivo di <em>Società Libera</em>,</span> di cui faceva parte l’appena scomparso Ralf Dahrendorf e a cui tuttora appartiene Giovanni Sartori, è presieduto da Salvatore Carrubba. Nel Comitato Scientifico tra gli altri Augusto Barbera, Luigi Compagna, Dario Antiseri, Raimondo Cubeddu, Giulio Giorello, Piero Ostellino, Angelo Panebianco.<br />Semmai, l'interrogativo che viene spontaneo è: quanto incidono questi bei nomi sulla conduzione politica di <em>Società Libera</em>? Ma li leggono almeno gli editoriali, come questo sbrigativo e tranchant di Morganti? E se sì, com'è possibile che approvino? Io non azzardo ipotesi, né faccio dietrologia. Ma il panorama ipotizzato da Morelli nell'articolo di risposta (vedi) è inquietante. Sarebbe in atto, dentro e fuori del PD, un tentativo di normalizzazione tra liberali veri e finti, con ovvia prevalenza dei secondi? In tal caso, certo, la creazione di un grande, vero, soggetto liberale, come terza forza della Ragion Critica, potrebbe disturbare gravemente i manovratori, sia di Destra sia di Sinistra. Ma forse è solo un incubo. Anche perché su questo punto poco o nulla è venuto alla luce nel dibattito esterno. Perfino Radio Radicale, a parte il doveroso appoggio a Ignazio Marino, non ne accenna.<br />Altrimenti, non sapremmo che pensare di tante e belle intelligenze del Direttivo e del Comitato Scientifico di <em>Società Libera</em>, che discettano ad ogni pie' sospinto di Liberalismo e, ne siamo sicuri, sinceramente lo amano, anzi lo pretendono, ma che poi curiosamente non vogliono un Partito che lo realizzi. Anzi lo escludono <em>apertis verbis</em> nella stessa presentazione del Gruppo.<br />Immaginate una assise di intellettuali socialisti o conservatori, repubblicani o cattolici, riunita per riaffermare i propri valori con forza, che commettesse l’errore di escludere pubblicamente fin dall’inizio qualsiasi possibilità di dare vita ad un soggetto politico pratico che agisca nell’agone mondano. Impossibile a immaginarsi. Una tattica che farebbe inorridire perfino la più mite signora anziana giocatrice di poker.<br />E allora è il solito paradosso liberale? Solo i liberali italiani, gli unici, veri illuminati, credono che le idee liberali possano discendere da sole per grazia del Logos sulle teste dei politici, ed ispirarli?<br />Suvvia, il mondo delle favole dovrebbe essere lontano per questi anziani intellettuali. Possibile che abbiano dimenticato gli esempi della Storia, che cioè le idee non marciano da sole, senza un supporto politico che le rappresenti nella vita sociale ogni giorno? E’ per errori del genere che il Liberalismo italiano, unico in Occidente, è malaticcio, perdente, costretto sempre sulla difensiva, più pronunciato a vanvera che praticato.<br />Insomma, il nuovo paradosso di Zenone (Zenone, proto, non Zanone...) sarebbe che "Se tutti sono liberali, nessuno lo è". Corollario: "Anzi, nessuno lo deve essere, né sembrare".<br />Per riprendere l’abusato Benda, se di "trahison des clercs" si tratta, ebbene, a guardare certi pensatoi e comitati scientifici "liberali", il parterre dei chierici laici italiani colpevole in solido di trahison è come sempre ben nutrito e rappresentativo.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br /><em>Ma diamo la parola al breve editoriale di Società Libera, a firma di Franco Morganti, diffuso con la Newsletter quindicinale n. 135 del 1 luglio 2009, e reperibile anche sul sito </em><a href="http://www.societalibera.org/it/"><em>http://www.societalibera.org/it/</em></a><em>:</em><br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br /><span style="font-size:85%;">COLLOCAZIONE CERCASI</span><br />"Puntualmente – scrive Società Libera – dopo le elezioni europee, si pone il problema della collocazione dei democratici italiani nel parlamento europeo. L’ultimo compromesso sarebbe quello di vederli confluire nel PSE che allo scopo cambierebbe nome in ASDE. Questo non soddisfa i Liberal-PD, cioè i liberali del PD e neppure altri liberali sciolti, come leggiamo sulle email che ci pervengono. Ma crediamo non siano soddisfatti neppure i superstiti liberali del PdL, costretti a ritrovarsi nel PPE.Crediamo che il problema stia a monte, come si diceva una volta, e cioè nella pretesa dei liberali di costituirsi o di esser riconosciuti come tali in un partito politico, almeno in Italia.<br />Il liberalismo ha vinto la sua battaglia storica contro la dottrina antitetica, che era il comunismo e permea il contesto giuridico e istituzionale di tutti i paesi democratici. A che scopo distinguersi e caratterizzarsi come liberali, quando lo scontro, nell’ambito della cornice liberale, è fra dosi maggiori o minori di dirigismo o di liberalizzazione? E’ come se i matematici, visto che la loro disciplina ha largamente conquistato il mondo, pretendessero una rappresentanza politica in quanto matematici.<br />Che facciano cultura liberale, di cui c’è sempre grande necessità, piuttosto che spendere le loro energie nell’organizzazione partitica!"<br /><span style="font-size:85%;">FRANCO MORGANTI</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6752757377672455045?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-32644986844324052892009-04-11T13:33:00.007+02:002009-04-11T13:41:04.250+02:00Populisti e senza regole. I finti "liberali" del regime mangia-tutto e del "far vedere"Con una furba tecnica disinformativa, Governo e partito del Popolo della Libertà, l’intera Destra, e anche la Sinistra, tendono a diffondere tra la gente ignara di cose politiche il concetto che le idee, la cultura politica, sono ormai morte, e che serve ormai la politica del "fare". Fare che cosa, senza idee? Anche Mussolini diceva le stesse parole, criticando il "vecchio liberalismo".<br />Comodo per chi vuole fare i propri comodi: le dottrine, le ideologie costringono ad una certa razionalità, ad un minimo di coerenza. E quando non si rispettano le leggi interne della logica e della coerenza, figuriamoci quelle esterne, cioè il rispetto delle regole tipico dello Stato di diritto, in cui anche i governanti devono seguire le leggi.<br />Così, invece, Berlusconi lavorando solo sulle parole, sulle definizioni, sul "far vedere", sul teatrino della politica alla tv, può dire a fare tutto e il contrario di tutto, smentirsi nel giro di qualche ora, definirsi "liberale" (che bella parola: tanto la gente non sa che vuol dire…) ma dire cose anti-liberali, populiste, qualche volta perfino fasciste. O anche solo stupide, che è peggio.<br />Sulla doppiezza voluta e a lungo studiata di questa Destra, basta solo un esempio: si riempie la bocca di "liberale" e poi non aderisce al Partito Liberale europeo, ma al suo oppositore conservatore, al Partito Popolare. Già questo la dice lunga. Ma lo capiranno quegli studenti ultraconservatori e ignoranti che leggono solo articoli e libri che confermano le loro idee tifose (basta andare sui blog aggregati da Tocqueville), i ragiunatt, gli artigiani e i piccoli imprenditori che per loro ammissione "non hanno tempo neanche di leggere il giornale", e i milioni di casalinghe, anziani e pensionati, che vedono solo la tv, e al massimo leggono solo Libero o il Giornale, e sono la platea naturale del Popolo della Libertà? No.<br />E su questa diffusa ignoranza della gente che si basa il governo di Destra.<br />Il termine "liberale", quindi, è stato conquistato proprio dai suoi avversari, così com’è accaduto a "laico", ormai ostaggio dei clericali che agiscono in Parlamento su mandato della Chiesa.<br />Ora il commentatore Piero Ostellino, ex-direttore del Corriere della Sera e intellettuale di sicura scuola liberale, ha integralmente ospitato nella sua rubrica sul Corriere della Sera (11 aprile) la lettera di Raffaello Morelli (Fed. Liberali e Comitato dei Liberali Italiani) sullo scarso o nullo rispetto delle regole e sul populismo anti-liberale spacciato per "liberale" alle masse ignare di politica attraverso i massa media, che caratterizza questo Governo e anche l’intera classe politica. Peccato il titolo ("Ultimi mohicani"), da tipico giornalista che semanticamente prende le distanze e usa l’alibi di cautelarsi da una tesi con una certa ironia. Conosciamo i nostri polli, avendo frequentato redazioni fin dalla adolescenza.<br /><span style="font-size:85%;"><span style="color:#ffffff;">.</span><br />ULTIMI MOHICANI<br />Piero Ostellino, Corriere della Sera, 11 aprile 2009<br /><span style="font-size:78%;"><span style="color:#ffffff;">.</span> </span><br />Questa è la storia degli ‘ultimi mohicani italiani’. Dei liberali in politica. Minoritari, certo. Ma che si è fatto di tutto, e di più, per far scomparire persino dalla vista.<br />"Caro Ostellino, quando nel suo "Dubbio" di sabato scorso critica la creatura dell’on. Berlusconi, invece di Popolo della Libertà, Lei usa il nome di Partito della Libertà, un nome della Federazione dei Liberali, figlia del vecchio PLI. Di per sé, il lapsus mostra a cosa porta la campagna, iniziata a metà del 2007 dall’on. Brambilla e da Forza Italia, per appropriarsi del marchio Libertà secondo un metodo da Far West mediatico più che da Stato di diritto. Su ciò è in corso al tribunale di Milano una causa promossa dalla FdL contro esponenti di Forza Italia. Ma la questione va oltre il diritto. Vi sono essenziali motivi cultural-politici per impedire al centro destra lo scippo del nome che sta tradendo da 15 anni. Gli stessi vissuti dalla FdL aggiornando la tradizione di Giovanni Malagodi e Gaetano Martino nel solco di Liberal International.<br />Il nome Partito della Libertà evidenzia la libertà del cittadino indissolubilmente legata alla diversità individuale delle tendenze e delle aspirazioni, mentre popolo è l’idea massificante ed indistinta di chi adora il collettivo. Congiungere le idee di Popolo e di Libertà è un’immagine suggestiva dal contenuto politico del tutto contraddittorio. E contraddittori sono gli atti del clan Berlusconi. Esalta l’adesione al Partito Popolare Europeo come se fosse credibile accoppiarlo alla rivoluzione Liberale (quando Liberali e Popolari sono avversari naturali). Organizza una kermesse di 7000 delegati senza voto come se fosse una pratica attuazione dei principi Liberali (quando li viola). Poi, mentre si contraddice, ritenta quello scippo cui all’epoca dovette rinunciare per la nostra causa e, con l’investimento pubblicitario, riprova ad accreditare presso cittadini e opinionisti il Partito della Libertà quale roba propria. Così da due mesi, il ministro Bondi ha ripetutamente denominato Partito della Libertà l’organizzazione di cui è coordinatore, e ogni volta ci scrive contrito dicendo che è incappato in una svista linguistica. Da qui la nostra nuova causa ex art. 700 c.p.c. per inibirgli le sviste fino al voto europeo. Il revival berlusconiano non è casuale. E’ funzionale al disegno di monopolizzare tutte le differenze e ad evitare che la FdL utilizzi Partito della Libertà alle europee. Le scorrerie sono servite ad ostacolare il nostro lavoro politico con altri, proprio sbertucciando e contaminando il nome. Ad ostacolare chi denuncia che il confronto democratico non è riducibile al dialogo di potere tra i due partiti più grossi per mutare regole a proprio comodo.<br />Questo è il nocciolo politico. Il vero tumore del nostro Paese è il buco di Liberalismo. Il metodo coerente dei Liberali scopre gli altarini, preoccupa e va nascosto. Fanno il lavoro sporco non solo il Popolo della Libertà con i teo-con e il Partito Democratico con il sinistrismo senza progetto, ma tutto l’establishment, dall’editoria alla finanza alla burocrazia, cui interessa conservare quei privilegi che impediscono il competere di mercato nelle regole. Berlusconi che decide non è né il male né la cura, è una risposta ai problemi sbagliata e inadeguata. Il Partito della Libertà è l’area dei Liberali impegnati, non la corporazione dei conservator-populisti."<br />RAFFAELLO MORELLI</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3264498684432405289?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-78229797604525025402009-02-23T13:15:00.018+01:002009-02-25T11:54:42.662+01:00Malgrado cani e porci, la scalata di Destra fallisce. Il PLI resta libero e indipendenteNeanche nei congressi radicali – non sono più, signora mia, quelli d’una volta – c’è tanto dibattito, tanta contrapposizione, come c’è stata al Congresso del Partito Liberale (Roma, 20-22 febbraio). Come ai bei tempi. Ma sì, quando c’erano ancora, evviva, gli scontri forti di idee o di uomini alla luce del sole. Non come oggi, quando si fa tutto sottobanco e in segrete stanze. E però sono tornate anche le "truppe cammellate" visibili, i diversi per facce e vestiti. Oggi, invece nei Partiti dei leaders carismatici senza carisma, sono tutti truppe cammellate, basta vedere una <em>convention</em> di Forza Italia: solo che sono convocati per tempo, hanno i distintivi all'occhiello, hanno almeno letto la mozione, vestono tutti di grigio, e vengono addirittura eletti.<br />"Bei tempi", quando i partiti, nonostante che al momento del voto apparissero improvvisamente parenti, fidanzate, amici, e ceffi poco rassicuranti del tutto sconosciuti ai più, almeno erano veri, e le differenze di caratteri e visioni del mondo non erano attenuate e distrutte dall’omogeneizzazione ipocrita necessaria al cesaropapismo oggi imperante. Allora, sì, ricordano i nostalgici un po’ masochisti, che la passione politica era "bella".<br />E così è stato nella grande sala congressi dell’Hotel Aran-Mantegna. Colpi di scena a ripetizione, ressa all’ingresso per gli accrediti, risse con le truppe cammellate della Destra che avevano avuto l’ordine di infiltrarsi ("Berluscones? Magari, quelli dalla faccia e dal vestito sembravano piuttosto della Fiamma!" ha esclamato scandalizzata un ragazza), una signora dell’accoglimento che si è sente male, mentre in sala scontri durissimi che ricordavano gli anni 50 ("bullo!", "mascalzone") tra i colleghi giornalisti Diaconale e Guzzanti, e tra Diaconale e la Brancati.<br />Insomma, chi l’avrebbe detto, il Congresso del Partito Liberale è stato finalmente un congresso vero, a tratti sanguigno, con alti e bassi da montagne russe al cardiopalmo, con un doppio finale a sorpresa (prima il voto la sera di sabato, e poi alla domenica la decisione della minoranza al Consiglio nazionale) che ai liberali ha fatto finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo le polemiche della vigilia. Con una prima giornata dedicata ai politici o studiosi ospiti che hanno svolto spesso vere relazioni di spessore politico (è il caso di Massimo Teodori), con molti interventi, e con contrapposizioni forti di uomini. Non di programmi, però, molto simili tra loro, segno d’un Liberalismo maturo e condiviso.<br />Fatto sta che la macchina da guerra che aveva lanciato una vera e propria OPA segreta e ostile ha fallito. Del resto alcune smagliature si erano già notate nella sua trama: per esempio i pacchi di richieste di iscrizione provenienti da un unico indirizzo, arrivate al PLI un giorno dopo il termine ultimo. Errori imperdonabili che ricordano piuttosto le velleità di Totò e Peppino, e che non possono che concludersi con qualche amaro risolino.<br />Quello che conta è che il partito di Croce e Einaudi non viene assorbito dalla Destra berlusconiana, ma continua ad essere più vivo e vitale di prima, col triplo degli iscritti (superai i cugini radicali), fermamente indipendente e terzo rispetto ad una Destra e ad una Sinistra sempre più vischiose, poco o nulla liberali, affette da leaderismo, mancanza di idee, sottomissione alla Chiesa, riluttanza ai progetti, alla modernizzazione del Paese e alle riforme, insensibilità ai veri bisogni della gente. E in questo la Destra non sembra ai liberali che hanno stravinto (a differenza di quelli che hanno stra-perso) assolutamente migliore della Sinistra. Anzi.<br />L’attuale Segretario, Stefano De Luca, in due lucidi discorsi, il primo dei quali vista l’invasione è stato un bel saggio "identitario" e culturale, ha avuto buon gioco nel dimostrare che il bonapartismo strisciante si avvale di ogni mezzo per condizionare la libertà dei cittadini, e che – Forza Italia o no – ormai la Destra si esaurisce nel berlusconismo. Non c’è altro spazio per nessuno. Perché, allora – si sono chiesti i congressisti – portare i liberali a Destra? Era lecito chiedersi: "Chi lo aveva ordinato, chi lo avrebbe gradito?"<br />Ma anche Taradash e Diaconale, i candidati accusati di aver lanciato l’OPA, hanno in sostanza confermato gran parte delle critiche al berlusconismo. Segno quindi che, se OPA c’è stata, non era una scalata segreta ordinata da Berlusconi (figuriamoci, un partitino dello 0,3 per cento), ma piuttosto un regalo spontaneo, magari facilitato, per autonoma iniziativa di donatori ossequiosi, come dote simbolica per acquisire eventualmente ruolo, benemerenze e potere. A chi? Alla Destra. Che, gira e rigira, altro non è che Berlusconi.<br />Quest’assurda contraddizione (parlar male del PdL e poi portargli in regalo il PLI) è apparsa insostenibile anche ai meglio disposti verso i conquistadores, ed ha irrimediabilmente fatto perdere la partita alla cordata.<br />Il secondo errore, capito al volo dalla platea, come sempre sensibile alle sfumature psicologiche, era una caricaturale tracotanza alla capitan Fracassa in uno o due personaggi, e in altri un’aggressività appuntita, una dialettica pregiudiziale e astiosa, un insopportabile tono didattico, insolite tra liberali, e comuni invece tra avversari di "opposti schieramenti".<br />La gente ha capito al volo dai toni usati nella discussione che quelli che considerava gli "intrusi" perché volevano entrare in massa con centinaia di nuovi iscritti al seguito non lo facevano per dialogare e competere nel rispetto reciproco, ma per distruggere l’avversario e sostituirlo del tutto con un colpo di mano durante il Congresso. Una programmata completa decapitazione della classe dirigente del PLI. Che avrà certo colpe di inattività e di scarsa comunicazione, da me sempre ricordate, ma non certo culturali e ideologiche, e che invece in Italia si distingue come interprete fedele e completa di tutti gli aspetti del Liberalismo. Quel Liberalismo di cui si fanno belli abusivamente e solo per propaganda soprattutto a Destra, oggi anti-liberale nelle prese di posizione e nei fatti concreti come o addirittura più della Sinistra.<br />Inoltre, a riprova ulteriore che tutti gli indizi del <em>cui prodest</em> portano alla stessa parte politica, ha incuriosito l’accanimento di una ex-esponente FI contro il senatore Guzzanti, che da poco ha lasciato il PdL lanciando gravi e giuste accuse a Berlusconi. Sul suo blog si era concesso da giornalista e "impolitico" fuori schema alcune provocazioni eterodosse - p.es. sulle pene ai grandi criminali - assolutamente lecite per un liberale (si sa che Destra e Sinistra non accettano la posizioni personali anticonformiste), e che comunque non ha mai fatto come esponente del PLI.<br />Contro di lui c'è stato un attacco strumentale d'una Destra anguillesca, che quando meno te l'aspetti si finge Sinistra. D'altra parte, se si spulciasse in modo sovietico nella corrispondenza privata (leggibile da tutti) dei nostri blog, si troverebbe di tutto. Io stesso ho fatto provocazioni paradossali d'ogni tipo. L'amico Guzzanti, perciò, ha fatto bene a lamentarsene e a denunciare "attacchi alla Vishinsky". Ha tutta la mia e nostra solidarietà.<br />Dopo una lunga e complessa votazione a scrutinio segreto, De Luca e Guzzanti hanno ottenuto il 73 per cento, mentre Diaconale e Taradash il 23. Il giorno dopo, in sede di Consiglio Nazionale e con la prospettiva di eleggere la Direzione, ultimo colpo di scena: i perdenti Diaconale e Taradash rifiutano di assumere cariche in Direzione.<br />Ed è un peccato, perché questo comportamento lecito ma non democratico conferma i sospetti dell’OPA e perché impedisce ad alcuni bravi e preparati giovani della cordata di lavorare per il Liberalismo. I giovani liberali in buona fede sono i primi ad essere danneggiati da Diaconale. Infatti, il bravo ricercatore Paolo di Muccio, liberale autentico che voleva lavorare comunque nel PLI, è stato estromesso dalla corrente diaconalina.<br />Il Congresso ha poi nominato i nuovi vertici del Partito: Presidente d’onore: Carla Martino; Presidente: Carlo Scognamiglio Pasini; Segretario Nazionale: Stefano de Luca; Vice Segretario: Paolo Guzzanti. Il Segretario ha indicato – è una mia vecchia e reiterata proposta, questa, e sono lietissimo della vittoria - un Ufficio di Segreteria. E’ stato costituito da Roberto Petrassi, Mario Caputi, Ivan Uncini e Stefano Maffei.<br />Tanto clamore per nulla? No, le polemiche e la scalata plateale (ottimo <em>coup de theatre</em>: non a caso con 3-giornalisti-3 come protagonisti, gli uomini della stampa di effetti speciali se ne intendono) hanno chiamato a raccolta i vecchi liberali disincantati, e hanno convinto ad accostarsi molti giovani, sempre attratti dove c’è uno "scontro di civiltà". E così siamo riusciti ad infilare almeno (sono pochi, ce ne vogliono di più e con posizioni ancora più indipendenti, da veri e propri co-segretari) due nomi nuovi, 30-40nni preparati, veloci e attivi, in Segreteria: Maffei e Caputi. Un altro, Tagliati, già lavora bene nel campo della modernizzazione informatica del PLI.<br />Buon segno: il rinnovamento è iniziato. Speriamo che l'amico segretario De Luca, che così bene rappresenta il pluralismo tipico del Liberalismo, e che abbiamo in modo convinto difeso al 100 per cento, si tolga di dosso un po’ della sua... coriacea sicilianità individualistica e deleghi sempre di più. Il Liberalismo ha bisogno del lavoro di gruppo tipico della politica moderna, della modernizzazione e delle competenze specifiche necessarie ai tempi veloci in cui viviamo. Auguri, Stefano!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7822979760452502540?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com18tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-83283785032795229592009-02-15T18:40:00.007+01:002009-02-15T18:53:59.910+01:00Opa segreta sul Partito Liberale. L’appello degli altri liberali: rinviare il Congresso<span style="font-size:85%;"><strong><span style="color:#000000;"></span></strong></span><br /><span style="font-size:85%;"><strong><span style="color:#000000;">Coordinamento dei Liberali Italiani<br />Federazione dei Liberali<br />Forum per l'Unità dei Repubblicani</span></strong><br /><span style="font-size:78%;"><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Febbraio 11, 2009<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />All'On. Stefano De Luca<br />Segretario del Partito Liberale Italiano<br />via Ignazio Guidi 4, Roma</span><br /></span><span style="font-size:78%;"><br /></span>Caro De Luca, Come tu ben sai, i gruppi di noi firmatari sono impegnati da tempo a costruire, in occasione delle prossime elezioni Europee, la lista unitaria dei liberali, repubblicani e moderati che intendono iscriversi al Partito ELDR non riconoscendosi nel PPE e nel PSE. Dunque riteniamo che vi parteciperà anche la Tua area.<br />Peraltro rileviamo dalla stampa che, in vista del Vostro congresso fissato il 20-22 febbraio, è in corso un acceso dibattito, tra i Tuoi sostenitori e altri soggetti finora del tutto estranei al Tuo partito, a proposito della Vostra attuale linea di collocazione liberale. Questi ultimi soggetti vorrebbero ribaltarla. Il Vostro confronto è così sulla Vostra collocazione in Italia. Eppure pensiamo che, nella naturale concitazione delle giornate congressuali, il dibattito finirebbe per dare un'immagine divisa della Vostra realtà, con deviazioni innaturali rispetto ai principi liberali di autonomia politica, che potrebbe incidere pure sulla questione ELDR. Ciò, oltre la Vostra immagine, indebolirebbe senza dubbio la nostra lista dei liberali per le Europee dal punto di vista politico propagandistico.<br />Per tutto questo, noi tutti rivolgiamo a Te e al Tuo partito un accorato appello perché vogliate scongiurare una Vostra divisione strutturale dovuta a pur rilevanti questioni politiche italiane e, ripercorrendo quanto già fatto dal PRI con il rinvio del proprio Congresso di marzo, vogliate slittare il Vostro Congresso di qualche mese ad elezioni Europee celebrate, quando il Vostro dibattito interno sulla politica italiana potrà essere affrontato senza indurre effetti elettorali europei.<br />Nella speranza che vogliate accogliere questo nostro appello, Ti salutiamo molto cordialmente<br /><span style="font-size:78%;"><span style="color:#ffffff;">.</span></span><span style="font-size:85%;"><br />Paolo ARSENA<br />Gianmarco BRENELLI<br />Giuseppe GIZZI<br />Raffaello MORELLI<br />Pietro PAGANINI<br />Claudio PIETRONI<br />Nico VALERIO</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8328378503279522959?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-70834551924803990352008-12-24T22:41:00.003+01:002008-12-24T22:45:32.204+01:00Economia. Ma il Governo non capisce che servono riforme radicali e coraggioseGli italiani non sanno gestire le crisi che toccano in profondità il loro tenore di vita, come quella attuale. Sembrano non reagire. Gli osservatori anglosassoni ci hanno sempre dipinto come un popolo molle e snervato, viziato dalle elargizioni statali, appesantito da una burocrazia inefficiente di stile sovietico, inebetito dal lusso caduto dall’alto (che "qualcun altro", non si sa chi, dovrebbe pagare), addormentato dai privilegi, bloccato dalle resistenze delle corporazioni, abituato alle comodità della vita quotidiana. Stereotipi? No, rischiano di essere, ahimé, analisi puntuali e realistiche.<br />L’impressione è che nessuno – né Governo né cittadini – voglia accettare l’idea di dover stringere la cintola. Stiamo continuando a comportarci come se fossimo ancora negli ruggenti anni Settanta. Già ma in quei lontani "anni felici", ricorda ora Antonio Martino sul sito dell’Istituto Bruno Leoni il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo era appena del 36,9% (oggi è oltre del 104%). E se il Governo Berlusconi che oggi gode, più per mancanza di concorrenti che per abilità propria, di un’alto favore popolare, non mette mano alle riforme, anche impopolari, chi mai potrebbe farlo in futuro? Servono riforme severe, drastiche, coraggiose, radicali. E il PdL potrebbe spendere un po’ del suo patrimonio di gradimento per realizzarle. Ma evidentemente manca di senso dello Stato, oltreché di personalità davvero liberali. Quello che gli preme davvero è conservare il più a lungo possibile le percentuali bulgare di appoggio popolare in previsione delle elezioni europee. Altro che liberalismo e riformismo.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br /><span style="font-size:85%;">NON ABBIAMO BISOGNO DI MANOVRE, </span><br /><span style="font-size:85%;">MA DI RIFORME, CORAGGIOSE E RADICALI<br />di Antonio Martino<br /></span><a href="http://www.brunoleoni.it/"><span style="font-size:85%;">http://www.brunoleoni.it/</span></a><span style="font-size:85%;"><br /></span><span style="font-size:78%;"><span style="color:#ffffff;">.</span> </span><br /><span style="font-size:85%;">L’apertura di Libero ("Appello a Berlusconi. Elimina le province", sabato 29 novembre) ha il grande merito di riportare sulla terra i termini del lunare dibattito politico dei nostri giorni, conducendoci all’ineludibile punto di partenza di qualsiasi analisi seria della nostra situazione: l’Italia così com’è non si salva. L’esistente non può essere gestito come se nulla fudesse, deve essere radicalmente cambiato se vogliamo ricominciare a sperare nel futuro. E’ una tesi che non mi stancherò mai di ribadire in tutte le salse: le manovre, i pannicelli caldi, l’elargizione di oboli e le piccole toppe non producono effetti di sorta; per non morire l’Italia deve cambiare.<br />L’esistente, in vigore da decenni, è il risultato della graduale accumulazione di decisioni insensate ispirate alla forma più puerile e demagogica di statalismo catto-comunista. Non è pensabile che l’economia italiana possa crescere, che si possa scongiurare l’eventualità che la crisi attuale si trasformi in autentica catastrofe, quando si continua a sottoporre il nostro Paese ad un salasso pari al 50% di tutto ciò che viene prodotto. Né è sensato difendere quel salasso quando è evidente a tutti che quel gigantesco ben di Dio viene sistematicamente dilapidato in spese futili, superflue o dannose. Come si può credere che si possano avere miglioramenti mantenendo un sistema di governo locale pletorico, dispendioso e farraginoso? Quando il sistema pensionistico continua ad essere insostenibile e si avvia al fallimento, quando il sistema sanitario, a fronte di costi astronomici ed ingiustificabili, continua a restare invariato, quando la ridondante macchina amministrativa serve solo ad ostacolare, quando non ad impedire, le attività produttive? Potrei continuare a lungo ma il lettore sa benissimo di cosa parlo.<br />Questa Italia, così ridotta, può solo continuare a fare debiti: nel 1970 il rapporto del debito pubblico sul reddito nazionale era pari al 36,9%, nel 1980 54,9%, nel 1990 97,2%, nel 2000 104%, e continua a crescere. Cambiano le maggioranze parlamentari, cambiano i governi, ma la marcia verso la catastrofe finanziaria continua inarrestabile.<br />Al crescere della spesa pubblica si è ridotto fino ad azzerarsi il tasso di sviluppo del reddito: dal 1951 al 1980 siamo cresciuti ad un tasso medio annuo superiore al 6%, dal 1981 al 2000 la nostra crescita è scesa a poco più del 2%, dal 2001 ad oggi il tasso di sviluppo è stato inferiore al margine di errore statistico. L’Italia, dopo avere stupito il mondo con una crescita che faceva parlare di miracolo, è diventata un Paese "in via di sottosviluppo".<br />Le tendenze in atto nel mondo suggeriscono che dovremo affrontare tempi difficili: chi può in buona fede credere che l’Italia possa farlo in queste condizioni? Chi è disposto a difendere il livello delle nostre spese pubbliche, la loro destinazione, il loro utilizzo? Chi può credere che un Paese tartassato, male amministrato, oberato da un debito colossale ed ingessato per via di una montagna di vincoli ingiustificati possa affrontare con successo le sfide che ci attendono?<br />Non abbiamo bisogno di manovre - la nostra non è la temporanea patologia di un sistema altrimenti sano ma il fisiologico esito di un sistema sbagliato – abbiamo bisogno di riforme, coraggiose e radicali che rimettano ordine in un Paese devastato da mezzo secolo di governo dissennato. Per la prima volta nella nostra storia recente, abbiamo le condizioni politiche necessarie ad affrontare la sfida del cambiamento. La maggioranza è ampia e coesa, la maggior parte dell’opposizione più ragionevole di quanto sia stata in passato, il momento è grave e non tollera esitazioni e ritardi. Passiamo quindi dalle dichiarazioni audaci e dalle decisioni timide a dichiarazioni prudenti e scelte coraggiose. In genere, la storia produce l’uomo giusto al momento giusto: Berlusconi dimostri di esserlo.<br />ANTONIO MARTINO</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7083455192480399035?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-57524702627501162692008-11-05T19:28:00.010+01:002008-11-06T21:43:12.256+01:00Evviva l’America e Obama, nuovo attore come tanti, sul palcoscenico del Mondo<span style="font-family:verdana;">Al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Barak Obama, i liberali italiani inviano l’augurio più compiaciuto e fraterno.<br />Perché la più antica democrazia liberale al mondo dimostra di funzionare bene anche in periodi di grave crisi economica, occorsa perché qualcuno tra politici e controllori finanziari si era dimenticato di far rispettare le regole del mercato.<br />Perché gli Stati Uniti sanno integrare subito non solo i nero-americani, ma addirittura i figli degli immigrati africani recenti. Altro che Europa.<br />Perché Obama ha espresso nella sua carriera un livello di eccellenza e di merito fin dall'università, lontanissimo da quello che si richiede di norma nella corrotta Italia, dove a Destra e a Sinistra governano per lo più i mediocri e buoni a nulla, e dove l'intera società è fondata sui "figli di papà" e sulle raccomandazioni, amicali o politiche. Altro che merito. Perché Obama ha assimilato subito e bene la liberal-democrazia delle libertà e dell'uguaglianza dei punti di partenza, dell'intelligenza e della concorrenza. Merito suo, ma anche merito della società in cui vive. Altro che Italia.<br />Ma anche perché la democrazia degli Stati Uniti sa essere elastica, non rigida, lenta, tradizionalista e gerontocratica come quella dei Paesi d’Europa (con l'Italia in prima fila), e perché eleggendo per la prima volta un nero di 49 anni, figlio del miscuglio di etnie su cui si fonda la società americana, per di più accettando la promessa d’un "cambiamento" - bisognerà poi vedere quale - l'America mostra di conservare il coraggio e l’amore per le novità e il Progresso tipici dei liberali, di qualunque scuola siano.<br />Perché, infine, Obama, che dice di ispirarsi al liberale Lincoln, più che rappresentare il Partito Democratico, è l'espressione trasversale di un'America nuova, anticonformista, sognatrice, forse ingenua, in rappresentanza di numerose minoranze, dei giovani, dalle donne<br />e del cittadino qualunque, che si opponeva alle aride burocrazie conservatrici.<br />Com'è giovane l'America, disposta sempre a ricominciare, a rischiare, a scommettere sul nuovo, a mettersi in gioco. Com'è vecchia l'Europa, com'è decrepita l'Italia.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />In realtà della politica e della psicologia di Obama, tranne il suo curriculum brillante e la sua intelligenza, che gli ha suggerito di trasmettere entusiasmo e passione ai congressisti del Partito Democratico e agli elettori, noi non sappiamo niente. Come ignoravamo tutto della vera natura di McCain o di Bush. Certo, non gli sarà difficile apparire dieci volte più intelligente di Bush.<br />D'accordo, il sistema è più importante dei singoli in America. Strano, no? Perché il luogo comune sui "valori dell'America" che sopravvive in Europa dice semmai il contrario.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Ma l’animo di un uomo è imperscrutabile perfino ai suoi familiari, amici e colleghi più assidui. Non è facile capire quali sentimenti nobili, banali o abietti, quali finalità segrete egli nasconda. Solo gli atti esterni potrebbero darci una traccia.<br />Eppure questa teoria del "political behaviorism", del comportamentismo politico, è smentita dai commentatori più tecnici, che spiegano col consueto cinismo come e qualmente nelle moderne democrazie perfino i presidenti oggi rischiano di essere irrilevanti, controllati come sono da anonimi staff, lobbies industriali e commissioni consultive.<br />I presidenti, perfino loro, sono dunque solo delle controfigure, degli uomini "immagine" necessariamente mediocri? Ma se così è, a dirigere tutto sono i burocratici apparati dei partiti, dove regnano le mezze figure, i politici più squallidi. E che cosa sappiamo di loro? Nulla.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Figuriamoci quanto poco possiamo rallegrarci o dispiacerci, in particolare, per l’elezione di Obama, misurato con le parole, attore consumato abile anche nei dietro-front, umbratile, calcolatore, insomma capace di tutto, come tutti i politici arrivati al successo, anche nella "liberale" America. Tutto di lui, quando lo vedremo all’opera, ci darà sorpresa e delusione. E tutto sarà possibile, come anche il suo contrario, finché non lo vedremo all’opera. E anche dopo.<br />Questo lo diciamo non per rifare il verso a Seneca o Shakespeare, ma perché abbiamo visto che la politica non solo non attira i migliori, ma è corruttrice anche di quelli ritenuti i migliori. L’ambizione smodata del successo, l’amore per il comando fine a se stesso, il voler eccellere nel potere sugli altri anziché realizzare individualmente opere proprie, sono una droga che affascina e lega molti che non hanno altre virtù, che spesso non hanno capacità o valori propri da coltivare, e che perciò scelgono di vivere in esclusiva relazione con gli altri. Ma stanno tra la gente, tra gli altri politici, al puro scopo di carpirne la benevolenza, il voto, per poi poterli dominare. E attraverso di loro dominare il popolo, il mondo.<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Oggi che l’americano democratico Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, con grande margine sul repubblicano McCain, ci accorgiamo che entrambi erano e sono delle icone. Di loro non sappiamo nulla di più di quello che loro stessi e i rispettivi uffici stampa hanno voluto che si sapesse. Attori, grandi, buoni, ma più spesso mediocri, sulla grande scena del Mondo. E il pubblico, gli spettatori, contano solo per far numero. Vedremo chi sono i registi. </span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5752470262750116269?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-47788287410536569872008-10-03T00:02:00.000+02:002008-10-03T00:03:35.925+02:00Scandalo Catania. E meno male che il Governo Berlusconi doveva essere "liberale"Forse si sente, nel suo piccolo, il Bush italiano, fatto sta che dopo aver dilapidato i soldi del contribuente lasciando marcire la questione Alitalia a vantaggio dei soliti noti della finanza, il presidente Berlusconi sta per ripianare le perdite del Comune di Catania. Un pessimo esempio e un gravissimo precedente diseducativo, contro il quale protestano i liberali.<br />Ancora una volta l’incapacità e il malgoverno, anziché essere puniti vengono premiati, e proprio dal Governo di Centro-destra che aveva promesso meritocrazia ed efficienza "liberali". Così non è stato, naturalmente: ottenuti i voti, questo Governo si sta dimostrando uno dei meno liberali degli ultimi decenni.<br />Sul caso Catania si è pronunciato Paolo Arsena, portavoce del coordinamento del Forum per l’unità dei Repubblicani, che auspica – evviva – l’introduzione della responsabilità civile e penale degli amministratori e funzionari che sbagliano. "Come la regione Lazio, il caso-Catania è una vergogna esemplare di questa destra al governo locale e nazionale, e un ennesimo schiaffo al cittadino contribuente", ha affermato Arsena a quanto riporta Repubblica-News. "Non basta vedere una città sul lastrico, con debiti fino a 500 milioni e coi netturbini che rovesciano immondizia perché non pagati da mesi; non basta sapere che a fronte di questo i dirigenti pubblici si 'ingrassano' lo stipendio con lauti ‘premi di risultato’. Oltre tutto questo, apprendiamo che il premier procurerà 170 milioni di denaro pubblico per coprire le magagne catanesi del suo medico personale, che si aggiungono alle centinaia di milioni per risanare i dissesti della sanità laziale. E' inammissibile - conclude la nota - che sia sempre il cittadino a pagare la malagestione. Come repubblicani chiediamo che venga introdotto finalmente il principio della responsabilità politica, morale, civile e se necessario penale per gli amministratori incapaci. Questo vale per le pubbliche funzioni, ma anche per le grandi aziende di Stato e le partecipate, che stanno andando in crisi".<br />Siamo del tutto d’accordo con Arsena e gli amici repubblicani, anche questa volta.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4778828741053656987?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com15tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-65936870848294155692008-09-30T17:23:00.008+02:002008-09-30T23:48:55.975+02:00"Laici" e terza forza? Sì, in Italia sono stati influenti. Ma i liberali non sono solo laiciNella ricerca scientifica è doveroso precisare la terminologia scelta e la portata delle ipotesi di lavoro. Perciò, molto correttamente, è stato lo stesso autore Massimo Teodori nel corso della presentazione del saggio <em>Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista </em>(Marsilio 2008) a precisare che più che contrapposizione al clericalismo, col termine "laici" voleva intendere un’accezione molto più ampia (o più restrittiva, secondo i punti di vista), ovvero quei partiti, movimenti, intellettuali e giornali estranei sia alla Democrazia Cristiana e alla cultura cattolica, sia al PCI e alla cultura comunista.<br />Sembra ovvio? E invece, no, questa premessa metodologica ci ha gelato. Perché da una parte, è vero, a conti fatti si scopre oggi che hanno avuto un’influenza enorme, ben superiore a quella che avremmo dovuto aspettarci dalla pura somma dei loro risultati elettorali, i cosiddetti "laici" così residualmente intesi. (A proposito, il più corretto termine "laicisti", ammettiamolo, è talmente brutto che viene usato più dalla Chiesa e dal Vaticano a scopo polemico che dai laicisti stessi).<br />Autore e co-relatori nella presentazione, infatti, hanno convenuto che quasi un terzo dei voti elettorali era "laico", almeno fino alla fine della Prima Repubblica. Tanto che in un accesso di pessimismo Teodori ha ammesso che è chiaro, a questo punto, che dopo quelle ripetute occasioni perse, l'unione di tutti i "laici" non si farà più.<br />Ma a ben vedere, che cosa voleva dire quello spicchio così apparentemente largo della torta politica e del Potere? Che si era formata, prima ancora che le diatribe ideologiche e filosofiche si fermassero su un punto d’incontro, una vera e propria Terza Forza. Un settore politico, cioè, capace di interporsi tra i duopolisti Dc e Pci, sufficientemente ampio e forte da minacciare di allearsi o con l’uno o con l’altro duopolista, comportandosi così da "ago della bilancia".<br />Ma era una Terza Forza di puro Potere, perché dal punto di vista culturale e ideologico le differenze, anche solo tra le due componenti principali, i liberali (PLI e PRI) e i socialisti (PSI er PSDI), erano così marcate da rendere non operativa nella quotidiana realtà politica, economica e sindacale quella non presunta o virtuale, ma reale, ancorché inefficiente, Terza Forza. Anche perché i soliti radicali, allora più compiutamente liberal-socialisti di oggi, si appoggiavano ora sul primo, ora sul secondo piatto della bilancia, e perciò non avrebbero potuto essere utilizzati appieno da nessuna delle due componenti.<br />Non per caso, l’eccezione che confermava la regola contraria erano le Grandi Questioni morali e individuali, come il divorzio, l’aborto o l’obiezione di coscienza, che vedevano perfettamente uniti, come nel grande comizio conclusivo prima del referendum sul divorzio, a piazza del Popolo, a Roma, dove c’erano tutti, da Malagodi a Parri. Ma a differenza di Teodori, si deve ritenere che quel simbolo visivo, teatrale, perfino di massa, della Terza Forza laica, confinato com'era alle pure questioni di coscienza, diciamo meta-partitiche, era anche la definitiva decretazione dell'inutilità politica di quella artificiosa categoria.<br />L’errore fondamentale dei "terzaforzisti" fu infatti – lo ha ripetuto nella presentazione lo stesso Teodori, che è stato a lungo dirigente e deputato radicale – quello di litigare e antipatizzare cordialmente tra di loro: Pannella non sopportava Saragat, questi aveva in antipatia Malagodi, il quale non amava La Malfa, e così via. E tutti erano concordi nel disprezzare Pannella, del resto abbondantemente ricambiati.<br />Non parliamo, poi, dei socialisti Psi: l’arrivo di Craxi allontanò anziché avvicinare la prospettiva di una terza forza laica davvero operativa. Basti pensare al Concordato con la Chiesa, segretamente preparato e presentato come un fulmine a ciel sereno. Noi laici liberali ne fummo colpiti: avemmo la conferma che il velleitario PSI craxiano perseguiva solo una politica di puro potere. Altro che ideologia. Non si sentiva né laicista, né terza forza, ma semplicemente mirava a scalzare e sostituire il PCI o la DC, nientemeno, nella più comoda posizione di "seconda forza".<br />Ulteriore complicazione, l’appartenenza dei socialisti e di alcuni socialdemocratici alla CGIL che allora era collegata con una "cinghia di trasmissione" al PCI. E quindi qualsiasi ipotesi di effettiva terza forza si sarebbe scontrata anche con questa ambigua infiltrazione.<br />Per questo è da ritenere puro esercizio di retorica giornalistica l’affermazione paradossale che Salvemini (in un articolo del 1953 sul settimanale <em>Il Mondo</em>, opportunamente diffuso dall’amico Lamedica di Veneto Liberale) si sente contemporaneamente liberale, democratico, repubblicano e socialista, anzi nessuno dei quattro, viste le loro beghe, invidie, lotte intestine e figuracce. Faceva parte della stilistica "buona" d’un giornale che doveva – e nell’articolo di Salvemini c’è l’ideologia di Pannunzio – dimostrare di essere del tutto indipendente, ma anche sensibile e attento a quella vasta area post-azionista, lib e lab di lettori della buona borghesia intellettuale crociana o democratica.<br />Perciò, è proprio l’ipotesi di lavoro "laici"= terza forza residuale tra DC e PCI che non regge storicamente né sul piano ideologico. Una palude troppo vasta e fangosa. Tanto divergenti erano le opzioni economiche, politiche, di metodo, tra liberal-repubblicani, da un lato, e socialisti, sia pur democratici, dall’altro. Non dimentichiamo che ancor oggi le uniche due opzioni democratiche e riformatrici possibili sono tuttora quella liberale e quella socialista. Unirle, sarebbe illogico e ambiguo.<br />Ma oggi i tempi sono radicalmente cambiati. Il comunismo è crollato e il liberalismo è emerso, più per i demeriti dei suoi avversari che per meriti propri, come l'unica dottrina politica efficace e con minori effetti collaterali. E anche il socialismo è morto o moribondo.<br />Se dunque nella I Repubblica una terza forza raffazzonata e litigiosa aveva oltre il 25 per cento, oggi secondo le pure opinioni ideologiche degli intervistati solo i liberali avrebbero ben oltre il 30 o 40 per cento. Anche se elettori ormai già accasati tradizionalmente in quasi tutti i partiti, e perciò difficilmente riconducibili alla coerenza dell'unità ideologica fattasi partito.<br />Ma il punto è che noi liberali non la vogliamo più, oggi, un'ambigua unità dei cosiddetti "laici" intesi alla Teodori. Non ci servirebbe. Si riproporrebbero all'interno tutte le contraddizioni e la dialettica che divideva i partiti del Pentapartito. Al punto in cui siamo, visto che oggi per uno scherzo della Storia ci siamo ritrovati il coltello ideologico dalla parte del manico, vogliamo l'unità dei liberali. Altro che "laici".<br />Diverso sarebbe stato il caso di vari movimenti, partiti o personalità liberali da collegare. La più corretta lezione di "laici" semplicemente come liberali, individualisti, anticlericali, difensori della concorrenza e delle liberalizzazioni, amici dell’Occidente e propugnatori della Nato, avrebbe dato allo svolgimento della ricerca un andamento più lineare e meno ambiguo, almeno a prestar attenzione alla presentazione dell’interessante volume.<br />Volume che non abbiamo letto e che ora, fatta questa premessa, leggeremo avidamente.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6593687084829415569?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-15279739686822021742008-09-11T11:56:00.008+02:002008-11-13T15:36:09.474+01:00Liberali e repubblicani: guardare al P.L. Europeo e all’Internazionale LiberaleMentre l’anti-liberalismo etico, giuridico, istituzionale, economico, imperversa nella classe politica di Destra e di Sinistra, contro una metà "moderna" ed europea dell’Italia che pur tra sbandamenti dovuti al secolare deficit culturale, ormai appare profondamente mutata in senso liberale, consola che pochi eroici volontari – "società civile" la chiamerebbero alcuni, quasi a voler mettere in chiaro che loro "civili" non sono – siano impegnati a dare sostanza all’utopia della riunificazione e del rilancio laico. E per "laici", termine inesatto ma in Italia tradizionale, intendiamo quelli veri: liberali e repubblicani.<br />Consistenti settori di queste due gloriose componenti storiche del Risorgimento che ora, grazie all’impulso venuto proprio da questo blog due anni fa, che dette luogo al primo Manifesto e al primo Coordinamento tra liberali che la storia italiana ricordi (giugno 2006), si riconducono ad unità dopo decenni di diaspora, non certo solo per lodare il passato, che va lodato, ma anzi per il rilancio dell’Italia di oggi e di domani. Perché soltanto a loro, a noi, spetta questo compito? Semplice: perché tutte le ideologie sono crollate, è vero, tranne quella che ha visto i Cavour, i Mazzini, i Croce, i Nathan, gli Einaudi, i La Malfa, gli Ernesto Rossi, creare una Nuova Italia, che nei loro intendimenti doveva essere la meno simile possibile al regno dei Borboni o del Papa, e più simile alla Gran Bretagna.<br />Il cammino del nostro Comitato, che lavora in un ambiente – quello laico – solcato da particolarismi, personalismi e antiche abitudini alla suddivisione, è stato finora lento ma positivo. Contro le aspettative, è ancora attivo a due anni dalla fondazione, ed anzi ha ha avuto il grande successo, che va ben al di là delle 10 o 12 sigle riunite ed è già un’inversione di tendenza storica, di stimolare il processo di riavvicinamento per la prima volta dopo 15 anni di quasi tutti i filoni del liberalismo fino al 1993 rappresentati dal vecchio Partito Liberale, e dopo 150 anni addirittura di liberali e repubblicani, almeno in parte.<br />Il processo si sta evolvendo lentamente e con la politica dei piccoli passi. Ora si è concentrati sulle prossime scadenze elettorali (amministrative ed europee).<br />Sono sempre stato personalmente contrario a bruciare le tappe e a presentarsi agli elettori senza prima aver spiegato la grande novità con chiarezza pedagogica, con eventi che necessariamente devono essere "grandiosi" per imprimersi nella memoria e cancellare vecchi stereotipi consolidati in 60 anni di politica perdente. Perché – ho più volte spiegato fin dall’atto della fondazione del Comitato, nel 2006 – la scienza della psicologia della comunicazione parla chiaro: siamo così in ritardo, per colpa dei politici liberali finora sul palcoscenico (tutti dopo Malagodi e La Malfa), che occorre dare alla gente, attraverso i diffidenti giornalisti politici abituati a vederci perdenti, il senso della vera rottura del trend, cioè una drastica soluzione di continuità col passato, con metodi del tutto nuovi di comunicazione, con un personale politico grintoso e di tipo anglosassone.<br />Ma la mia intuizione non è mai condivisa dagli amici, anche perché veri Stati Generali di rifondazione del mondo liberale presuppongono un’organizzazione capillare sul territorio che il mondo liberale-repubblicano non ha e, pare, non vuole neanche avere, perché oggi con internet sarebbe non impossibile e perfino economico. Senza contare, per i piccoli finanziamenti necessari, gli scarsi o inesistenti agganci con gli industriali italiani illuminati, i pochi che in una folla di imprenditori abituati al protezionismo, alla sperata politica dei sostegni di Stato, più o meno nascosti, preferirebbero davvero la meritocrazia del mercato vero.<br />Comunque, se proprio dobbiamo ripresentarci alle elezioni a processo unificativo appena iniziato, almeno facciamolo con dignità e offrendo il lato migliore (che per noi, a differenza delle donne, non è il "lato B"…), e non andando incontro all'ennesima ingiusta sconfitta, almeno facendo in modo che la prima cifra della percentuale non sia zero, noi che in teoria, avremmo dalla nostra la metà degli Italiani.<br />Anzi, la differenza tra il 40 o più per cento e l’1 per cento o più, rappresenterebbe la misura numerica tangibile, scientifica, della nostra incapacità a rappresentare i Nuovi Italiani, i Nuovi Liberali nati negli anni 90 e 2000. Che oggi – basta con i comodi alibi alla nostra pigrizia o incapacità – sono tanti, tantissimi. Gli antichi generali lo sapevano bene. Vale la pena esporre l’esercito in battaglia e farsi contare dai nemici, senza prima aver fatto neanche propaganda in città villaggi e campagne, e indetto la leva nazionale? Non c’è bisogno di Cesare o Napoleone per rispondere di no.<br />Nell’ambito della preparazione dell’unità di tutti i liberali italiani, anche in previsione delle scadenze elettorali, fervono comunque le iniziative in campo liberale. Dall’amico Claudio Pietroni, del forum liberale delle Marche e del Comitato dei Liberali Italiani, che ha organizzato il 30 Agosto a Loreto il IV convegno nazionale del "Coordinamento dei liberali italiani per una politica liberale", ricevo il seguente comunicato:<br />"Si è trattato di una ulteriore occasione d’incontro per quelle formazioni politiche e culturali che si riconoscono nella grande tradizione storica del liberalismo, che nel dialogo trovano una modalità di aggregazione, anche a livello locale, per offrire ai cittadini un’alternativa ai due maggiori schieramenti di destra e di sinistra, entrambi impermeabili al liberalismo.<br />"E’ stata una nuova tappa positiva – continua il Comunicato di Pietroni – nel percorso volto al superamento della tradizionale diaspora liberale che ha raggiunto l’acme nel 1992, in occasione dello scioglimento del PLI e della cosiddetta Prima Repubblica, ma si è anche evidenziato un vuoto politico di presenza del pensiero liberale.<br />"Il convegno ha confermato e rafforzato la necessità di prestare ascolto alle aspettative dei cittadini sul territorio in previsione delle prossime amministrative di primavera e delle elezioni europee della primavera del 2009. Si è, inoltre, sottolineata la necessità di curare meglio e con più frequenza la comunicazione via Internet.<br />"Inoltre, non potendo intervenire sulla modifica della legge elettorale per le prossime elezioni europee, modifiche concernenti lo sbarramento, l’eventuale aumento del numero delle circoscrizioni oltre all’introduzione della lista bloccata, si è deciso di proseguire con il progetto iniziale della raccolta delle firme "come se" i mezzi, le energie umane, culturali e finanziarie fossero sufficienti per superare qualsiasi ostacolo.<br />"Molto positivo è stato l’incontro con il sig. Lorenzo Furlan, coordinatore dell’associazione apartitica "Per ridurre i costi della politica", che vuole presentare un progetto di legge di iniziativa popolare (cfr. www.aboliamoleprovince.it). Ci si è accordati per risolvere il problema comune della raccolta delle firme e, possibilmente, anche un aiutino per le elezioni.<br />"In conclusione l’obiettivo principale del percorso intrapreso è quello di dare vita ad un’ampia costituente che faccia riferimento al Partito Liberale Europeo (ELDR) e all’Internazionale Liberale (IL) al fine di avviare la riorganizzazione dell’area in vista delle Europee 2009 e delle prossime amministrative. Questa ambizione per un soggetto politico nuovo, è suffragata dalla partecipazione di chi si dichiara repubblicano, riformatore o laico e si riconosce parte della famiglia culturale che fa riferimento al Partito Liberale Europeo e all’Internazionale liberale.<br />"Il Convegno si è concluso – così si chiude il Comunicato – con l’annuncio di un nuovo appuntamento per martedì 16 settembre a Roma, assieme al Partito Liberale (De Luca), alla Federazione dei liberali (Morelli), al Forum per l’unità dei repubblicani (Arsena) e ad altri gruppi che sono promotori del progetto costituente (cfr. www.listapereuropee.it)"<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1527973968682202174?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-24717054518684609662008-06-07T21:20:00.006+02:002008-06-08T23:16:33.575+02:00Giri di valzer liberali. L’insostenibile leggerezza di quei Tafazzi confusionariDi recente si è iniziato un processo federativo tra il PLI e i Moderati del Piemonte che hanno un deputato (Giacomo Portas, eletto nella lista del PD), almeno un consigliere regionale (Giuliano Manolino) e vari consiglieri comunali.<br />Cosa c’entrava Giorgio Tonini, responsabile Formazione e Ricerca del PD, presente alla conferenza stampa? Comunque, perché iniziare il processo di federazione con il gruppo piemontese mentre il PLI stava lavorando per promuovere assieme ad altri gruppi (Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale e il Forum per l’unità dei repubblicani) una lista liberale per le europee che avrebbe potuto costituire l’opportunità per iniziare un processo federativo diverso?<br />Il PLI vuole costituire una federazione con altri gruppi, oltre che con i Moderati, o vorrebbe solo annetterli, presentandosi al tavolo delle trattative con il PD, per incassare il premio del rafforzamento della coalizione veltroniana?<br />Altri liberali, che si sono accasati nella coalizione berlusconiana, si riuniranno a Cuneo, a fine mese. L’on. Costa, già segretario del PLI, da una parte riconosce che “l’affermazione del centro-destra potrà finalmente permettere all’Italia di avviare quella ripresa di cui ha assoluto bisogno”. Da un’altra parte ritiene opportuno, da liberale, “suggerire, vigilare, impegnarci affinché i nostri valori emergano e si diffondano: continueremo quindi anche nelle lotte contro sprechi, privilegi, burocrazia, enti inutili, auto blu, assenteismo, ‘marchesati’...”<br />Ma i liberali sono ritenuti utili perché il centrodestra sarebbe considerato incapace di avviare quella ripresa di cui l’Italia ha bisogno? Di qui l’opportunità di “suggerire, vigilare, etcc..”? E che ruolo potrebbero svolgere i liberali se sono circondati da incapaci? Vorrebbero solo rafforzare la componente “liberale” per ingraziarsi il monarca Berlusconi?<br />Due esempi di confusioni liberali conseguenti al mancato coraggio di mollare la strategia dell’ospitalità e non voler essere conseguenti alla teoria liberale antagonista e distinta da ogni ideologia sia conservatrice che socialista.<br />BEPPI LAMEDICA<br />Veneto Liberale<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />Fa bene l'amico Lamedica a mettere in evidenza il comportamento troppo mobile ("qual piuma al vento"), scostante, incostante e contraddittorio di certi liberali che vogliono fare i furbi senza averne i mezzi. Sono solo autolesionisti, come il mitico personaggio televisivo Tafazzi. E così finiscono per scontentare tutti e isolarsi ancora di più.(NV)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-2471705451868460966?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4104286698846052352008-06-07T13:40:00.011+02:002008-12-09T23:47:25.152+01:00Liberali europei. Siamo pronti noi liberali e repubblicani ELDR per il 2009?<span style="color:#ffffff;">.</span><br /><a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/SEqJ7C_rL6I/AAAAAAAAAoU/or5TF-FMfR0/s1600-h/Liberali+Europei+bozzetto+con+bandiera+Europa+piccolo+(NV+2008).jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209127566516629410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/SEqJ7C_rL6I/AAAAAAAAAoU/or5TF-FMfR0/s200/Liberali+Europei+bozzetto+con+bandiera+Europa+piccolo+(NV+2008).jpg" border="0" /></a>D'accordo, sono ancora lontani i famosi "Stati generali" del Liberalismo italiano - mi consento un <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">pò</span> di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">autoironia</span> - cioè quella rifondazione totale, partendo dal basso e senza sigle, che secondo la <em>road <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">map</span></em> da me ipotizzata nel <em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">Salon</span> Voltaire</em> nel 2004, e poi confermata al momento della fondazione del Comitato per la riunificazione dei Liberali Italiani nel 2006, avrebbero dovuto dopo una super-assemblea telematica da <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">Guinness</span> dei primati porre le basi per un grande soggetto unico dei Liberali Italiani, potenzialmente del 30 per cento.<br />Si è fatta molta ironia su questa "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">ricottella</span> della favola", su questa utopia. Ma, altroché, eravamo semmai solo "realisti": i dati <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6">demoscopici</span> sugli Italiani ce lo confermano. Certo, il <em>gentleman <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">agreement</span> - </em>chiamiamolo così per non dire altro - tra <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">Berlusconi</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">Veltroni</span>, tra una finta Destra populista e poco liberale e una finta Sinistra populista e poco liberale, a cui si aggiungono i nostri ripetuti e madornali auto-gol, le improvvisazioni, i personalismi, le solite idiozie, invidie e ottusità per cui i "politici" (virgolette d'<span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10">obbligo</span>, perché spesso si <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">autoproclamano</span> tali) liberali e repubblicani vanno famosi, hanno reso ancora più difficile il nostro compito <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">unificatorio</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">rifondativo</span>. Noi, chi? Noi che in fondo eravamo, siamo solo dei cittadini volonterosi innamorati del Liberalismo in tutte le sue sfumature, da Cavour a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">Nathan</span>, da Mazzini a Einaudi, da Cattaneo a Croce. Ma hanno reso questo compito paradossalmente ancor più necessario e urgente.<br /><div>Ah, se i nostri cari amici eredi del Risorgimento sapessero l'<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">abc</span> della psicologia politica e della comunicazione! Saremmo già a buon punto. Invece, il Liberalismo, in tutte le sue correnti, è penalizzato in Italia da un personale politico provinciale, <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_16">inadeguato</span>, dalle vedute ristrette, politicamente poco intelligente e di bassissimo livello organizzativo. Solo loro riescono disponendo di un 30-40 per cento potenziale ad arrivare, sommando tutti i rivoli, allo 0,3-0,6.</div><div>Ora la vicinanza delle Elezioni Europee ci impone delle scelte e dà la sveglia - si spera - anche ai più tonti e dormiglioni di noi, come anche ai più "furbi" che credono ingenuamente che la politica si fa al bar guardandosi negli occhi tra politicanti veri o <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">autoelettisi</span> tali, e credendosi Napoleone o Bismarck, o più modestamente baroni del Sud all'epoca di Giolitti, che gli accordi si possano siglare con una stretta di mano tra "gentiluomini" conoscitori del mondo e quindi dotati di molte riserve mentali, al circolo Unione di Agrigento.</div><div>No, la politica non si fa, non si deve fare così, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18">tantomeno</span> quella liberale, che è nata nel Nord Europa e che vuole perciò chiarezza cristallina, vero dibattito delle idee tra i cittadini, e molta, moltissima propaganda, cittadino per cittadino, club per club, casa per casa. Ma qui, al contrario, e proprio in casa liberale, sembra, la diffusione del liberalismo è una cosa tabù, tutti si vergognano di fare proseliti attraverso le idee, si odia la propaganda come cosa volgare e di massa, neanche si discute di politica, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19">meno</span> che mai si confrontano tesi e modalità. Snob di provincia. Piuttosto si gioca a "fare i <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20">leaders</span>", si tentano accordi tra persone. Spesso dilettanti rotti a tutte le sconfitte, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21">autoproclamatisi</span> generali. Che non hanno nessun esercito dietro. </div><div>Tutto ciò non è liberale: è esattamente l'opposto. Si offendono gli amici se dico che è solo ridicolo, e che il tutto assomiglia a certe <em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22">pochades</span></em> di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23">Feydeau</span>, dove i personaggi entrano ed escono di continuo dalle sei o sette porte in scena, dicono una battuta, combinano un pasticcio, sparlano l'uno dell'altro, ma miracolosamente riguadagnano la porta senza incontrarsi mai? Ecco, non vorrei che da protagonisti della scena culturale e politica, essendo il Liberalismo l'unica ideologia vincente rimasta sul campo, scadessimo per nostra insulsaggine a macchiette.</div><div><span style="color:#ffffff;">.</span></div><div><span style="font-size:85%;">IMMAGINE. Il logo disegnato e proposto da Nico Valerio come simbolo unificatore di tutte le correnti liberali italiane che si vedono rappresentate dal Partito Liberale Europeo ELDR. Ma forse ha il torto di essere troppo chiaro, troppo semplice, troppo comprensibile, troppo unitario, per i nostri levantini politici di complemento.</span></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-410428669884605235?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-13102406094673989522008-05-24T01:54:00.004+02:002008-05-24T02:07:20.500+02:00Repubblicani. La vostra “etica del dovere” essenziale per l’unificazione liberaleCare amiche e cari amici repubblicani riuniti a Fiuggi, formulo per voi gli auguri più sentiti, tanto più che il vostro Congresso si tiene su un tema a noi tutti carissimo, quello dell'unità delle forze liberali del Risorgimento italiano, in vista di una lista unitaria già alle Elezioni Europee.<br />Parlo come liberale di base, consigliere nazionale del PLI (dove critico e faccio la fronda per l'incredibile immobilismo), ma consentitemi per l'intransigente laicismo, per i concetti di eticità della politica, libertà indissolubilmente legata alla giustizia, e politica intesa come esempio, anzi dovere civico delle classi dirigenti, di definirmi "il più repubblicano", il più mazziniano e lamalfiano dei liberali. E il mio pensiero va al grande sindaco Nathan, di cui ho parlato in una conferenza a Roma per gli amici della Comunità ebraica.<br />Vi indirizzo anche il saluto del Comitato per la riunificazione di tutti i Liberali Italiani (nel senso proprio dell'ELDR e dell'Internazionale) che ho fondato nel 2006, sull'onda dell'entusiasmo scaturito dalla nostra newsletter quindicinale Salon Voltaire che dal 2004 al 2006 si indirizzò a 3500 intellettuali, organizzatori e simpatizzanti laici, repubblicani e liberali di tutt'Italia, e che poi è diventata un sito fisso.<br />Il nostro è un piccolo Comitato, ma per la prima volta nella storia recente del nostro comune Movimento "Rep-Lib" che si sta spezzettando in una diaspora ottusa, in una specie di masochistico "cupio dissolvi", siamo riusciti ad invertire la tendenza, ed abbiamo riunito una decina di gruppi, alcuni dei quali prima neanche si parlavano.<br />Basta col particolarismo e l'individualismo sfrenato, cari amici! Quell'individualismo che ha trasformato - per colpa nostra - quella che è davvero l'unica ideologia vincente dei tempi moderni, la sola in grado di assicurare libertà, giustizia sociale, sviluppo economico, in una frangia minuscola, marginale e perdente. E' un atroce paradosso della Storia che va vendicato.<br />Anche perché - è il mio leit motiv ricorrente - i dati demografici e sociali parlano chiaro: noi e voi uniti ci attestiamo in teoria, come base potenziale, a oltre il 30 per cento della popolazione italiana chiamata al voto. Decine di inchieste demoscopiche, che hanno escluso accuratamente i termini "liberale" o "repubblicano", ma hanno posto decine di quesiti concreti sull'economia, i diritti civili, i rapporti Stato-cittadino e Stato-Chiesa, il costume e le Istituzioni, hanno scoperto che dal tenore delle risposte oltre un terzo degli Italiani è politologicamente "liberale".<br />Vi meravigliate? Io mi meraviglio piuttosto del contrario. Cioè di come i nostri dirigenti liberali, repubblicani, radicali, azionisti, liberisti e democratici "non socialisti, né clericali, né conservatori" (come abbiamo definito l'ambito della nostra Riunificazione), siano riusciti nella folle e difficile impresa di ridurci allo 0,6 per cento.<br />Questo e non altro deve meravigliare.<br />Abbiamo sempre avuto classi dirigenti poco abili in politica, astratte, con la testa tra le nuvole, dedite o all'iperuranio degli alti studi o ai bassifondi del sottopotere. Per "politica" hanno sempre inteso non la Società ma il Parlamento, anzi il rapporto diretto e individualistico con i "colleghi parlamentari", magari al bar della Camera. Classi dirigenti tutte ugualmente ignare della scienza della psicologia e quindi incapaci di comunicare, di "vedersi con gli occhi del cittadino comune", e quindi di fare propaganda tra la gente. Gente che è quasi vista con fastidio, come un terzo incomodo. Pensate che ancor oggi alcuni liberali (in questo sicuramente peggiori dei repubblicani) si "vergognano" addirittura di fare propaganda. Altri si fanno vanto vanto di non usare il computer e non rispondono neanche alle email.<br />Ebbene, cari amici, questa si chiama inadeguatezza professionale. Noi repubblicani e liberali in origine eravamo quelli più all'avanguardia, i più aggiornati, i più moderni. E invece la principale contraddizione in cui si dibatte l'elite - spesso autoproclamatasi tale - liberal-repubblicana è l'emergere di un ceto provinciale, meschino, di ristrette vedute, lontano dal Nord. Altro che tempi della banca "laica" Commerciale di Mattioli, con La Malfa e Malagodi che erano più noti a Londra che a Roma.<br />E che cos'è questa, se non la mancata adesione al nostro tipico principio del "merito"? In questo caso "merito" o "eccellenza" non significa essere bravi avvocati o ingegneri, ma dimostrare coi fatti e coi risultati ottenuti di essere "bravi politici".<br />Cari amici repubblicani, dobbiamo dire basta a questo malcostume dell'inefficienza delle nostre classi dirigenti.<br />Basta anche a questo comodo concetto del "piccolo è bello" in cui si crogiolano come un alibi i dirigenti liberal-repubblicani. Sono i primi a rendersi conto che se il movimento si ingrandisse, i primi ad essere spazzati via sarebbero proprio loro! Sbagliatissima, il nostro male peggiore, questa concezione individualistica e pseudo-aristocratica o snob che ci ha penalizzato più dei nostri nemici storici: il fascismo, il comunismo, il clericalismo, il conservatorismo.<br />Dunque approfittiamo di questa occasione offerta dalle Europee per innescare un meccanismo virtuoso (noi proponiamo anche a voi per il 4 luglio a Roma un primo Convegno pubblico unitario) che potrebbe porre le basi, finalmente, cominciando con la propaganda dal basso sui temi concreti e finendo con un grande appello finale a tutti i Liberali d'ogni tendenza del Paese, per il grande evento degli Stati generali, cioè una totale rifondazione ex novo di una Grande Terza Forza Liberale del 36 per cento potenziale.<br />Berlusconi, dopotutto non è eterno, ed è già disamorato della politica. Il buen retiro della Sardegna lo attira. E anche Veltroni politicamente non gode più d'ottima salute: l'Africa lo tenta. Nell'inevitabile disfacimento di due aggregazioni finte e puramente elettorali, e nella razionalizzazione susseguente della politica italiana, si nasconde un grande avvenire per noi liberali e repubblicani uniti.<br /><span style="font-size:85%;">NICO VALERIO<br />Salon Voltaire, Comitato per la riunificazione dei Liberali Italiani, Cons.Naz. PLI</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1310240609467398952?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-35458423780778203312008-05-11T22:09:00.012+02:002008-11-13T15:33:31.034+01:00Paradossi. Dove creare un gruppo liberale? Dentro una coalizione non-lib, ovvioL'A PARTE LIBERALE. Come diceva Totò? "<em>Partenopeo, parte napoletano</em>". L'idea c'era, ma la realizzazione fiacca. La battuta meno azzeccata di Antonio de Curtis, che in genere non ne sbagliava una. Così, dopo lo scandalo dell'immondizia, tollerata da una cittadinanza che si fa i fatti suoi "strafottendosene" dell'immagine di Napoli, del Sud e dell'Italia tutta, e immemore dell'antica dignità non riesce a cacciare i suoi amministratori, ci siamo vendicati a nome dell'Italia migliorando la celebre battuta di Totò. E ora sì che è tagliente: <em>"Partenopeo, parte italiano".</em><em><br /></em>Ecco, scusate l'incipit creativo e caustico, ma ci è venuta in mente la battuta di Totò quando abbiamo letto dell'idea di dar vita ad una "Parte liberale", finalmente, dentro il Centro-destra, cioè il cosiddetto - ma ancora tutto da fondare - Partito del Popolo della Libertà.<br />Oddio, l'eterogenesi dei fini riserva sempre delle sorprese. Ma sappiamo che, anche se non avesse scritto il celebre libro, Tremonti si appresta da buon socialdemocratico a fare una politica economica dirigista e statalista. L'Alitalia, anziché fallire o essere acquistata da Air France, sarà ricapitalizzata o addirittura "statizzata".<br />Insomma, siamo tornati all'IRI di Prodi, altroché. E dire che il Centro-destra se la prendeva con l'ineffabile farfugliatore e borbottatore di Bologna. Che avrà avuto mille difetti, ma almeno il suo governaccio qualche debole proposta liberista l'ha fatta (il Centro-destra nessuna, in cinque anni), e ha ridotto il disavanzo pubblico che il Governo Berlusconi, straparlando ogni minuto di "liberali" e "liberalismo", aveva aumentato, dopo aver aumentato lo stipendio agli statali "fannulloni", senza licenziarne uno solo e senza porre criteri di merito. In più, difendendo la corporazione dei tassisti di Roma, la più esosa e arrogante d'Italia, solo perché simpatizzante di AN.<br />Ma ci sarà a Destra qualche voce discorde? Certo, quella del piccolo Brunetta che come tutti i piccoli abbaia ma non morde. E se decidesse di mordere? Peggio, anche lui è un ex-quasi socialista, comunque più lab che lib. Questo, mentre sono stati estromessi liberali come Biondi, Costa, Sterpa, Urbani, e mentre i pochissimi residui liberisti e liberali, come Martino e Della Vedova, dormono tranquilli.<br />Ecco, in una coalizione così profondamente anti-liberale, galvanizzata oltretutto dall'elezione degli statalisti Fini alla Camera e Alemanno a sindaco di Roma, chi credete che pensi ancora al liberalismo nelle istituzioni, nei diritti civili e nell'economia? Tolti i giornalisti, solo un politico, l'amico Taradash, che si appresta a convocare a Montesilvano (Pescara) "le masse lib-lib-lib" del Popolo delle libertà, popolo che come dice il nome si iscriverà - come già FI - non al Partito liberale europeo, ma al Partito Cristiano-Conservatore, cioè ai Popolari. Limpido come un sillogismo, no?<br />Uno contro tutti. Per carità, facciamo tutti gli auguri a Taradash, che è un vero liberale (e la riprova è che l'abbiamo conosciuto in casa radicale). Ma, dico io, è pure un toscanaccio e dunque abituato come tutti i toscani a pensar male, giustamente. E allora, non gli sorge il sospetto, come minimo, di aver sbagliato stanza? A meno che...<br />A meno che, anziché la parte liberale, non si voglia fare come si fa in teatro quando l'attore parla tra sé e sé, oppure pensa a voce alta, in modo che sentano gli spettatori in platea, ma non il destinatario vero, che sta dietro le quinte. Ecco, non vorremmo che fosse un "<em>a parte</em>" liberale.<br />NICO VALERIO<br /><span style="color:#ffffff;">.</span><br />IL CONVEGNO DI MONTESILVANO. Si è appena concluso il convegno di Chianciano, promosso da Marco Pannella e da Mauro del Bue, che i liberali sono chiamati ad un altro incontro da Diaconale, Giacalone e Taradash ritenendo indispensabile la costituzione di una “parte liberale”, se si vuole realizzare “una rivoluzione liberale”. I promotori dell’incontro paventano l’incapacità della nuova maggioranza espressa dalle elezioni del 13 e 14 aprile ad arginare “la reazione di tutti i gruppi di poteri minacciati dalla liquidazione di rendite e privilegi” a fronte di decisioni che dovranno essere indolori e impopolari, per la gravità della situazione politica, economica e civile. “Per questo – dicono i convocatori – riteniamo indispensabile per il successo dell’azione di governo che sia data voce all’interno del nuovo partito a quella “parte liberale” della politica italiana che è già presente trasversalmente nelle forze politiche che hanno avviato la costituzione del PDL, ma che troppo spesso in passato è stata relegata, così come è avvenuto sul fronte opposto, in un ruolo più di testimonianza che di direzione.”<br />Ho l’impressione che anche stavolta Diaconale, Giacalone e Taradash faranno un buco nell’acqua.<br />Ma come, si parte dalla constatazione condivisibile della necessaria esistenza di una “parte liberale” per realizzare la “rivoluzione liberale” e la si riduce ad essere una mera “correntina” di un partito che liberale sicuramente non è?<br />Infatti, perché costituire una “parte liberale” all’interno del PDL? L’unico risultato che potrebbe conseguire l’operazione è quello di tentare di aggregare consensi aggiuntivi all’area berlusconiana, al fine di rispondere al convegno di Chianciano che sembra volto al tentativo di aggregare consensi aggiuntivi all’area antiberlusconiana.<br />Non sarebbe giunto il momento di abbandonare questo vecchio modo di fare politica e costituire quella “parte liberale” che manca nel nostro Paese e la cui assenza ostacola “il percorso di modernizzazione del paese in tutti i settori dove lo Stato svolge un ruolo essenziale - infrastrutture, servizi, regole”?<br />BEPPI LAMEDICA <a href="http://www.venetoliberale.ilcannocchiale.it/">http://www.venetoliberale.ilcannocchiale.it/</a><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3545842378077820331?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-55294411299554061692008-05-07T00:57:00.004+02:002008-05-10T12:01:45.944+02:00Privacy? Ma il contribuente è in rapporto con i concittadini, non con lo Stato<span style="font-size:85%;">Diritto a conoscere chi fa il furbo o diritto alla privacy? Quando si delinea anche lontanamente una contrapposizione del genere, un vero liberale difende senza esitazioni il diritto a conoscere. Ci sono analogie stringenti: pensiamo solo al diritto a conoscere i bilanci delle aziende concorrenti, magari per condurre una operazione sui titoli o l'acquisto dell'azienda. Ve lo immaginate uno strano "mercato con privacy"? Che succederebbe se i bilanci dell'<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">Alitalia</span> fossero segreti? E anche lì ci sono nomi e cognomi, con tanto di stipendi. Suvvia, non diciamo sciocchezze "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">politically</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">correct</span>", che razza di diritto è il "diritto alla privacy"? E' un diritto minore che deve cedere il passo di fronte a diritti maggiori che riguardano l'ordine pubblico, la giustizia e l'economia di una Nazione. </span><br /><span style="font-size:85%;">Un vero liberale, perciò, dovrebbe essere contrario alla decisione del Garante che ha considerato illegale l'esposizione dei redditi degli Italiani sul web, per... inadeguatezza del mezzo usato. Strana questa motivazione: chissà se uno studente di giurisprudenza sarebbe promosso all'esame con una tesi del genere. Un documento o è riservato o pubblico, ma in quest'ultimo caso, specialmente in tempi di globalizzazione immediata delle conoscenze, la pubblicità segue i canali tecnologici che vuole. </span><br /><span style="font-size:85%;">E poi il web, si noti per noi liberali, è una stupenda bacheca a costo zero. Il povero <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">ing</span>.Stanca fece tanto per modernizzare i rapporti tra Amministrazione e internet, ed ora una sentenza oscurantista riporta tutto in alto mare? No, tanto non si riuscirà a bloccare nulla. Non si andare contro l'uso della tecnologia.<br />Quello che consola è che non solo le Associazioni di difesa dei consumatori, ma una volta tanto anche la stragrande maggioranza degli Italiani (finalmente non reazionari o corporativi!) sono d'accordo con la divulgazione dei dati. Purtroppo c'è il rovescio della medaglia. Psicologicamente è un brutto segno: vuol dire che la larga maggioranza è povera e forzatamente "onesta". Non ha nulla da nascondere.<br />Meraviglia, invece, che alcune frange di "liberali dell'ossimoro", i sedicenti liberal-conservatori del Centro-destra, abbiano gridato allo scandalo di lesa riservatezza, come se fossero stati spiati in camera da letto. Ma così si tradiscono, ipso facto, rivelando anche ai ciechi che hanno qualcosina di losco da nascondere. <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4">Altro</span> che pericolo di rapimenti, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">sù</span> non facciamo ridere: quale bandito andrà mai a scorrere le false, falsissime dichiarazioni dei redditi? No, è chiaro che a preoccupare sono le grandi evasioni o elusioni, ora visibili. </span><br /><span style="font-size:85%;">Riservatezza fiscale? Ma non è certo lì che deve risiedere il famoso pudore italico, quello sbrindellato pudore spudorato della nostra cara Nuova Borghesia degli Arricchiti Recenti, che né il pagamento professionale "in nero", né la raccomandazione, né il pizzo, né l'appalto truccato, né la compravendita di voti, né la corruzione in genere, a quanto pare offende.</span><br /><span style="font-size:85%;">Dico cose impopolari? Non mi sembra. Forse dico cose anti-aristocratiche e anti-privilegio. Da buon liberale</span><br /><span style="font-size:85%;">Gran parte della Destra politica è insorta con una sola voce, gridando e sbraitando. Anche perché sembrava un un "regalino" ad orologeria dell'odiato Visco, insomma come se l'esercito sconfitto durante la ritirata avesse "avvelenato i pozzi". Ma poi proprio i giornali di Destra hanno pubblicato per primi le liste incriminate. Ma i protestanti sbagliano di grosso, come spiego di seguito. Abbiano, per favore la pazienza di leggere fino in fondo. </span><br /><span style="font-size:85%;">Da noi, quando si dice "tutela della privacy" quasi sempre gatta ci cova. E’ come se in un vicolo napoletano qualcuno vi invitasse a fare silenzio: a che cosa pensereste? Del resto, è stata la legge a mettere la privacy in testa agli Italiani, quasi a volerli educare dall'alto all’anglosassone, loro che ne sono geneticamente immuni, com’è noto a chiunque frequenti bus, treni, ristoranti, bar, spiagge e strade italiane. E perciò il Garante cade nel ridicolo dei neofiti, vedi la cancellazione dai rendiconti delle ultime cifre dei numeri di telefono da noi stessi chiamati.<br />Nei Paesi liberal-democratici dell’Occidente, Stati Uniti in testa, chiunque può prendere visione rapidamente e facilmente (e suppongo, visti i mezzi moderni, ormai anche via computer) dei redditi del vicino, come del personaggio famoso o dell'uomo politico che si è votato. Ma non lo farà, credo, quasi nessuno, perché la <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6">curiosità</span> della gente non è così morbosa come in Italia, dove aleggia la mentalità del segreto e l'<span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7">ipocrita</span> vergogna sociale di stampo innanzitutto cattolico nei confronti del denaro. Nei Paesi liberali anglosassoni è "interesse" dello stesso cittadino far sapere preventivamente a destra e a manca quanto alto è il suo reddito. Per avere così maggiore credibilità sociale ed economica. In un pub di Londra una volta un tizio grassoccio con cui parlavo di jazz iniziò il discorso (era americano, un inglese sarebbe stato più discreto, e anche più povero...) dicendo subito che lui era uno che guadagnava non so più quante centinaia di migliaia di dollari all'anno.</span><br /><span style="font-size:85%;">Ma anche in Italia, si tratta di elenchi pubblici da decenni. Ricordo che <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">quand</span>’ero adolescente i giornali pubblicavano lunghe liste di contribuenti in ordine decrescente di reddito, non so più se dichiarato o accertato. E’ così un lettore poteva scoprire con meraviglia che il noto gioielliere guadagnava ufficialmente poco più del suo capo-commesso, oppure che il signore dell’ultimo piano che piangeva miseria e viaggiava in 500, aveva un reddito triplo del proprio.</span><br /><span style="font-size:85%;">Il cosiddetto Garante della privacy, alla cui istituzione sono sempre stato contrario, ha sbagliato di granche facendo disattivare il motore di ricerca sul web, mostrando così di pensarla come il cittadino medio <em>made in <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">Italy</span>,</em> emotivo e irrazionale. Peccato, perché il servizio era non solo utilissimo, ma anche tipicamente liberale.<br />Le imposte, infatti, per quanto risultino ovunque psicologicamente odiose, e in Italia mai corrispondenti nella nostra percezione individuale ai servizi pubblici erogati dallo Stato (e di questo noi liberali ci <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">lagnamo</span>, a ragione, perché ci sono prove obiettive di questa scandalosa inadeguatezza), solo in apparenza sono una questione che intercorre tra il singolo cittadino e lo Stato. Il soggetto vero è la collettività, non il singolo. Lo stesso termine "contribuente" ricorda le antiche <em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">tribus</span></em> in cui era diviso per scaglioni il popolo romano. Erano le tribù a pagare in solido. Naturale che poi si suddividessero al loro interno, tra i membri, il totale dell’onere complessivo.<br />Insomma, il monte imposte è la somma che la totalità dei cittadini, cioè la Nazione, deve pagare per la gestione della cosa pubblica. Un <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">pò</span> come per il conto al ristorante: se qualcuno fa il furbo, e al momento di pagare si eclissa e va in bagno, agli altri tocca di pagare un po’ di più. E’ normale che ogni singolo si guardi attorno e conti quanti sono i commensali e quanto pagano. Direi che è una funzione da cittadini responsabili, un ruolo di controllo dal basso tipicamente liberale. O preferiremmo che a farlo fosse lo Stato?<br />Non è, perciò, né collettivismo o socialismo in ritardo, né un particolare sadismo postumo di quell’<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">antipaticone</span> del ministro delle Finanze, Visco. Come in agricoltura – consentitemi l’analogia scherzosa – anziché ai pesticidi chimici che uccidono indiscriminatamente tutti gli insetti e avvelenano il cibo, si ricorre oggi sempre più spesso alla "lotta biologica" contro i parassiti, utilizzando altri insetti predatori dei parassiti.<br />Ebbene, senza arrivare a tanto, nel campo fiscale un sistema di sottile controllo diffuso basato almeno sulla semplice conoscenza, sarebbe non invasivo e neanche autoritario-statalista, ma a cura degli stessi cittadini, e perciò autenticamente liberale. Anche perché in questo caso una eventuale omertà mafiosa "rispettosa della privacy" si ritorcerebbe contro ogni singolo cittadino: pagherebbe di più, anche per i soliti furbi che se la godono alle sue spalle.</span><br /><span style="font-size:85%;">I quali, nella trasparenza totale tipica dei sistemi liberali dove funziona il cosiddetto "controllo sociale" spontaneo (sempre meglio di quello autoritario dall’alto dei sistemi socialisti o fascisti, no?)– devono sapere se i propri concittadini contribuiscono, appunto, o no alla colletta generale. Ed è anche un sano interesse egoistico: più cittadini pagano il dovuto, meno pagano tutti. E perfino sul piano della sana concorrenza tra cittadini, esiste un interesse alla conoscenza da parte del singolo: se il mio concorrente non paga le giuste tasse la sua azienda, la sua famiglia, sarà <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14">avvantaggiata</span> rispetto alla mia, visto che usufruisce degli stessi servizi.<br />La finta "privacy" pelosa opposta in un caso come questo, invece, non può che nascondere furberie, truffe, corruzione, privilegi, pastette e magagne. Ed è profondamente illiberale.</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5529441129955406169?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3929647973882450432008-05-06T15:17:00.006+02:002008-05-07T11:55:38.128+02:00Ma i Radicali hanno un diverso Dna e sono persi per la “rivoluzione liberale”<span style="font-size:85%;">L'assemblea "dei Mille" organizzata dai Radicali a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">Chianciano</span>, con quella voglia smodata e parassitaria di protagonismo mass-mediatico a tutti i costi (questa volta il pretesto per stare in <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">tv</span> e sui giornali era la sconfitta della Sinistra), ha deluso tutti noi liberali d'ogni tendenza, a cominciare proprio da quelli in passato più vicini a Pannella. Si legga a proposito la divertente e graffiante cronaca di G.C.Vallocchia nell'articolo precedente e la nota di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">Bepi</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">Lamedica</span> riportata qui di seguito.</span><br /><span style="font-size:85%;">Noi liberali, davvero, cominciamo ad essere stanchi del solito cinico e polveroso melodramma, visto e rivisto, in cui gli acuti sono riservati solo alla decrepita primadonna, un po' come alla settuagenaria "attrice giovane" della famosa Compagnia D'Origlia-Palmi (un <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">tòpos</span> della sottocultura romana di ieri) era lecito per patetica deferenza improvvisare a soggetto una storia sgangherata senza capo né coda sui turbamenti erotico-religiosi di Santa Teresa per il crocefisso, davanti ad un pubblico pagante di addomesticate ma eccitatissime suore.</span><br /><span style="font-size:85%;">Se i Radicali dedicassero solo un decimo del tempo da loro inutilmente speso nel tentativo folle di egemonizzare - nientemeno - l'intera Sinistra, perdente non solo in Italia, ma in tutto il Mondo, a riunire e magari pure ad egemonizzare i 12 milioni di liberali - questi, almeno, vincenti - sparsi nella società italiana e privi di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">leaders</span> liberali, allora sì che farebbero opera meritoria e sensata. </span><br /><span style="font-size:85%;">Ma forse i Radicali sono scemi? Al contrario, individualmente sono i più intelligenti nel panorama politico italiano: uno qualunque dei quadri intermedi di via di Torre Argentina vale dieci anonimi quadri politicanti di PDL o PD. E allora?</span><br /><span style="font-size:85%;">L'ingenuità troppo a lungo esibita equivale a furbizia. La furbizia protratta oltre ogni limite diventa puro cinismo. Si sa che l'operazione di riunire e capeggiare un grande Terzo Polo o partito liberal-democratico riformatore da 35 per cento richiederebbe troppo tempo e pazienza ai frettolosi e nevrotici Radicali. Ed è noto che essi sono soliti buttarsi sui temi quando questi già cominciano ad essere politicamente "maturi", cioè quando sentono con le loro sensibilissime antenne che sono "vincenti".</span><br /><span style="font-size:85%;">Allora si comportano così perché occupandosi della Sinistra esclusa per la propria insipienza e perché non rappresenta nessuno, anziché dei Liberali vincenti esclusi per gli accordi mafiosi altrui, calcolano di avere più rapidamente successo sui media? Neanche. </span><br /><span style="font-size:85%;">La verità è più banale. Semplicemente, l'unità dei liberali, una grande terza forza liberale che faccia davvero l'ago della bilancia della politica italiana, non gli interessa. Altro è il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">Dna</span>, altri i cromosomi: loro si sentono <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">emotivamente</span> "di strada", "peripatetici", anti-perbenisti, cioè quello che gli <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">hippies</span> americani degli anni 60 ritenevano fosse una forza "di sinistra", una Sinistra ovviamente che non esiste più, se mai è esistita, non politica, ma di "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">libertarismo</span> esistenziale". Tra politica e costume, i Radicali hanno scelto da sempre il secondo. E infatti i fondatori Calogero, Ernesto Rossi e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">Pannunzio</span> presero subito le distanze dal <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">casinista</span> e improvvisatore Pannella.</span><br /><span style="font-size:85%;">Ma se anche fosse questo il vero target radicale, e noi non avremmo niente in contrario, gli amici di Pannella sbagliano lo stesso, perché per la liberalizzazione del costume, della vita privata, serve di più l'individualismo liberale del burocratismo ottuso e senza fantasia della Sinistra.</span><br /><span style="font-size:85%;">Perciò, nonostante la <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">rigidissima</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">cooptazione</span> dall'alto in <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">FI</span> e Radicali, come per i Conservatori della Destra si potrà sperare in una palingenesi che li porti finalmente alla laicità e al buonsenso concreto di tutte le Destre europee solo dopo il ritiro di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16">Berlusconi</span>, dopo la durissima "notte dei lunghi coltelli" tra colonnelli mediocri che ne seguirà, e dopo il rinnovo totale della classe dirigente, così si deve sperare che solo il ritiro del Papa Laico di via di Torre Argentina faccia rinascere dalle ceneri nel Mito e della Messinscena radicale una vincente classe dirigente davvero liberale. </span><br /><span style="font-size:85%;">NICO VALERIO</span><br /><span style="font-size:85%;"><span style="color:#ffffff;"><em>.</em></span><br />Il convegno di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">Chianciano</span> – l'Assemblea dei Mille – convocato da Pannella e da Del Bue ha confermato la mia convinzione della scelta del <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18">Pd</span> come luogo ove ospitare l’erede di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19">Gobetti</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20">Rosselli</span>, Rossi, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21">Salvemini</span> e dello stesso Pannella. Infatti la scelta di "nominare" Mauro Del Bue coordinatore per "strutturare quest'area variegata che per tre giorni ha discusso apertamente: socialisti del centro destra (Sacconi) e centro-sinistra, ex-comunisti (da Salvi a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22">Folena</span> a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23">Bonadonna</span>), verdi (Boato), cattolici (Rotondi), oltre ad esponenti del <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24">Pd</span> (da <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25">Tonini</span> a Giacchetti, da Marino a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26">Manconi</span>): questo di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27">Chianciano</span> e' solo l'inizio". </span><br /><span style="font-size:85%;">Inoltre il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28">neocoordinatore</span> afferma: "Certo il bilancio e' ottimo: dopo il diluvio delle elezioni ora c'e' un porto sicuro cui attraccare" E Pannella, aggiungendo che la leadership del partito democratico non gli interessa perché "non e' cosa che mi riguarda", esplicitamente dichiara che quel che gli interessa, invece, e' la vita interna al <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29">Pd</span>. Cioè Pannella vorrebbe rendere più confortevole l’ospitalità per i suoi compagni, ospitalità guadagnata accettando la discriminazione nei confronti di Sergio d’Elia e sua.<br />Purtroppo Pannella sembra ormai perso per la "rivoluzione liberale", visto che ha rivolto un ennesimo invito a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30">Bertinotti</span> : "Sono tante le cose che ci accomunano: il progetto della sinistra europea, la non violenza, lo stato di diritto, l’<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31">umanita</span>’ femminile, non resta che concretizzare il tutto".<br />Per fortuna alcuni hanno costituito l’associazione radicale antiproibizionista al fine di rilanciare e riaffermare le proposte <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32">antiproibizioniste</span> attraverso iniziative politiche ed azioni nonviolente, promuovendo e coinvolgendo altre forze politiche e movimenti.<br />Quindi non tutte le energie saranno impiegate per prestare attenzione alla vita interna al <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33">Pd</span> e, perciò, fare concorrenza, da una posizione di favore – vista la poca lealtà di Di Pietro – , al ruolo che vorrebbe svolgere l’<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34">IdV</span> di Di Pietro: ossia acquisire consensi aggiuntivi all’area <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35">antiberlusconiana</span>.</span><br /><span style="font-size:85%;">BEPI LAMEDICA</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-392964797388245043?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-67116423003489874912008-05-05T19:10:00.019+02:002008-05-08T13:10:12.453+02:00Pannella non è Pannunzio o Ernesto Rossi, e i Radicali sono diversi dai Liberali<span style="font-size:85%;">POLITICA ALL'ITALIANA - Nell'articolo precedente si è fatta della leggera, sia pur <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">velenosetta</span>, critica di costume ad un certo modo di cercare il consenso e di imporre la leadership degli amici radicali. Vizi però che - bisogna riconoscerlo per senso di giustizia liberale - sono ormai comuni all'intero mondo politico nelle società di massa, specialmente nella nostra, che non ha avuto la Riforma protestante e quindi una vera rivoluzione liberale. Basta vedere <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">Veltroni</span> e il PD, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">Berlusconi</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">FI</span>, Di Pietro e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">IdV</span>, Bossi e la Lega, Fini e AN. Sempre c'è un capetto che sa imbastire due parole come i venditori di libri (quanto si parla nella politica in Italia!), che se ne infischia della base, degli individui, e "fa politica" in modo personalistico, gigionesco, esibizionistico, alla <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">tv</span>, con dichiarazioni ai giornalisti, magari incontrando i suoi simili al bar (la "buvette"). Perciò perdono di vista la realtà, la gente. E lasciamo stare che la gente potrebbe essere addirittura peggiore di loro, non è questo il punto.<br />In che cosa, dunque, gli altri politici sono migliori di Pannella e dei Radicali? In nulla, anzi, sono peggiori.<br />Quindi, per l'uomo saggio, equanime, che giudica <em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6">sine</span> ira <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">ac</span> studio,</em> senza femminili antipatie e simpatie, ma solo in base alla Ragione e alla Scienza, come dovrebbe essere obbligo di ogni persona colta e specialmente per chi fa la professione dell'intellettuale alla Max <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">Weber</span> (il famoso spirito <em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">Freiheit</span></em>, se ricordo bene), tutto è relativo all'ambiente, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">storicizzabile</span>, contingente. "Questa è la politica, bellezza!". In una bettola da angiporto inutile citare "Il Cortigiano" di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">Baldassar</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">Castiglioni</span> o fare della filosofia teoretica.<br />A noi liberali non piace, però per combatterla dobbiamo prendere atto che la politica è diventata formalità furba, messinscena ad uso e guadagno dei soliti pochi professionisti della politica, finzione, spettacolo, evento mediatico, pettegolezzo tra comari strapagate, con i giornali a far non da spettatori o critici, ma da comparse complici.<br />E perfino le tante assemblee degli amici Radicali, le cose più vere della politica in Italia, sono pur sempre un mezzo mediatico, un evento per i giornali o per lanciare messaggi politici che siano esca ad altri politici. Dei partecipanti di base, delle centinaia di signor nessuno che affollano (pagando a caro prezzo) queste riunioni, non interessa nulla a nessuno. Tutto è predisposto ad esclusiva utilità dei pochi carrieristi politici di vertice. E la <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">cooptazione</span> amicale e mafiosa è severissima. E d'altra parte nei 7 o 10 minuti consentiti (mentre i Capi parlano per ore) nessuno può dire nulla. Già questa è una macroscopica discriminazione che spiega tutto. Ma questa anormalità gravissima è "normale", cioè è quello che accade sempre e ovunque, tanto più in Italia, perché questi eventi servono solo al leader per i suoi fini, segreti o conclamati. E' così, purtroppo, piaccia o no.<br />Ecco perché ovunque la gente si allontana dalla politica, perché in Gran Bretagna e Stati Uniti solo il 30-40 per cento dei cittadini va a votare (anzi, da noi è patologico che vi si rechi l'80 per cento), ecco perché nessuno frequenta le sedi dei partiti, perché i politici sono ovunque visti come macchiette ridicole. E se non ne prendiamo atto non mostriamo maturità e senso psicologico della realtà.<br />LIBERALI E RADICALI - Perciò, almeno per me, se avessi voluto affrontare seriamente il problema delle differenze teoriche, culturali o di metodo tra Radicali e Liberali in Italia, avrei scritto un articolo, anzi un saggio, totalmente diverso, molto severo e con tanto di "op. <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">cit</span>.". Genere, oltretutto a cui sono facilmente portato. Ma a che cosa sarebbe servito? A nulla. Forse al mio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">narcisimo</span>. No, al mondo politico dei furbetti all'italiana, fa molto più male un leggero articolo di satira. Per fortuna sulla tavolozza della letteratura esistono i più diversi "generi". E in Italia, con la carenza di cultura psicologica, e quindi di humour e ironia, che ci appesantisce, specialmente al Sud, il genere "critica di costume" è molto più efficace e direi intelligente (in quanto incrocia vari piani critici) del serioso saggio accademico o filosofico che qualunque professore o laureato che ha imparato a memoria qualche libro saprebbe più o meno fare.<br />I Radicali non sono più (o non sono, in realtà, mai stati) davvero liberali? Alla grossa, concordo, io che mi dichiaro "anche radicale" da sempre, con gli amici liberali <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16">Lamedica</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">Ghersi</span>. Forse è vero. Però, nella versatilità della nostra intelligenza, se si è davvero intelligenti c'è spazio anche per il jazz e il naturismo, per gli scacchi e la filosofia buddista, per la gastronomia e la pittura. Che rapporto hanno col Liberalismo? Sarebbe pedante, cioè stupido, chiederselo. Insomma, i Radicali sono, possono essere il pepe che non c'entra niente con la dieta, un'integrazione complementare dello spirito liberale, la scarlattina che "bisogna" avere avuto, quel quid "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18">maudit</span>" e fuori schema consigliato dallo psicanalista, la "coppia aperta" prescritta dal sessuologo, l'indispensabile sfogo di fantasia e creatività para-politica che manca a noi quadrati, sussiegosi, pignoli e superciliosi liberali. Questo, male che vada, nella peggiore delle ipotesi.<br />Liberali e radicali. L'uovo e la gallina. O forse sbagliamo entrambi, chi può dirlo, chi può far da giudice? Mi viene in mente il tormentone <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19">gustosissimo</span> del tipico <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20">avvocaticchio</span> del Sud messo in scena dal bravo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21">Fiorello</span>, un vero genio nel suo campo: "Chi siamo noi, signori della Corte, per dire che cosa è bene e che cosa è male?" Ecco, non vorrei che noi liberali <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22">Doc</span>, che abbiamo letto Croce ed Einaudi, ma anche <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23">Gobetti</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24">Adam</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25">Smith</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26">Amartya</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27">Sen</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28">Rawls</span> ecc., ma che non siamo stati mai capaci di creare un vero soggetto liberale adeguato all'Occidente liberale da quando esiste la Repubblica, e già nel 45 ci facemmo scippare dai cattolici l'idea d'un grande partito (e oltre la metà della DC era fatta di liberali puri che non sapevano di esserlo), con che faccia ora ci mettiamo a giudicare i fratelli, fratellastri o cugini Radicali, che nonostante attivismo e fantasia che noi ci <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29">sognamo</span>, poi al dunque commettono il nostro medesimo errore?<br />Non sono veri liberali? E perché, il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30">PLI</span> di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31">Malagodi</span> era un vero partito liberale o non piuttosto conservatore? E oggi, che il bipolarismo fa acqua perché propone due minestre ugualmente insipide, che fa l'amico De Luca del simbolico <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32">PLI</span>-revival? Niente di niente. E, testardamente, alla Pannella, non segue nessun consiglio, fa di testa sua, ma a differenza di Marco sempre sbagliando.<br />D'altra parte, anche i nostri vicini <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_33">di casa</span> non stanno meglio a coerenza ideologica, anzi. Nella caduta culturale che stiamo vivendo, chi bada più alle differenze ideologiche? Sarebbe impietoso, per esempio, confrontare il Partito Democratico di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34">Veltroni</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35">Franceschini</span> con il socialismo di Turati o il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36">popolarismo</span> di Sturzo. Anzi, in qualche modo, sarebbero nobilitati da così elevati confronti.<br />Ricordo ancora la morta gora conservatrice dell'oggi nostalgicamente osannato vecchio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37">PLI</span>: avevo 20 anni quando ero della Gioventù liberale, ed ero sicuro - e allora leggevo molto Croce - che non rappresentasse <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38">degnamento</span> il Liberalismo italiano, né Croce né Einaudi, né Cavour né Giolitti. Perciò me ne fuggii <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39">anch</span>'io dai radicali, per cascare dalla padella sulla brace.<br />Ma Livio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40">Ghersi</span> (v. più avanti) risponde molto <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41">seriosamente</span> alla critica di costume <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42">antipannelliana</span> mia e di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43">Vallocchia</span>, manifestando però subito la sua completa disistima del politico Pannella (il che è un dato valutativo, non scientifico, direbbe Max <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44">Weber</span>, mentre noi qui cerchiamo dati politologici non antipatie), dall'altra cercando i punti razionali di contrasto tra Radicali e Liberali.<br />Solo in parte si tratta di argomentazioni che condivido, come si legge all'articolo precedente, in gran parte no.<br />RELATIVISMO - Il relativismo, inteso come rispetto delle idee personali più diverse, perfino le più aberranti (purché queste ultime non si concretino in atti reali penalmente rilevanti) è addirittura il fondamento stesso del Liberalismo, cioè della sua tolleranza per il diverso. Naturalmente non fino al punto da non riconoscere e non propagandare le idee liberali. Che sono bren precise, nient'affatto vaghe e anodine. Ma come habitus mentale, il liberale è abituato all'esercizio del dubbio e della dialettica, quindi non conosce che cosa è la Verità assoluta, a differenza di religioni e filosofie. Insomma, tra Ponzio Pilato e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45">Joshua</span> il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46">Nazareo</span> (che pare voglia dire "il rivoltoso", <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47">Nazareth</span> non c'entra, ex L.<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48">Cascioli</span>) il liberale era sicuramente il primo. Anche questo fa parte dell'<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49">abc</span> liberale.<br />ANTI-CLERICALISMO - In quanto all'anticlericalismo, i Radicali di oggi non sono affatto estremisti come sostiene <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50">Ghersi</span> secondo una vulgata di 30 anni fa. Ma lo sono come i liberali della Destra storica, cioè anticlericali moderati. E invece proprio Ernesto Rossi che <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51">Ghersi</span> pone come pietra di paragone fu un terribile e implacabile mangia-preti e anti-Chiesa. Altro che Pannella e i suoi che - da me criticati per questo - si censurano e anziché Chiesa (una parola che non pronunciano mai) dicono "Vaticano". Che è sbagliato. Perché quando il Papa parla di aborto, p.es., parla da Capo della Chiesa, non come capo del Vaticano. Ma i Radicali non ci sentono da questo orecchio: non vogliono passare per anti-Chiesa. Come invece sono io, perché è la gerarchia della Chiesa Cattolica (non la religione, ovviamente, e neanche il Vaticano) il problema.<br />Sono stati (siamo stati) duri con la Chiesa, certo, non oggi, ma ieri, ai tempi della battaglia sul divorzio dei liberali doc - guarda caso - M<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53">ellini (</span>persona buona fatta a pezzi da quella manica di aggressivi, che io elessi a mio nume tutelare) e Baslini, oltre che del socialista Fortuna. Ma oggi hanno perfino ridotto ai minimi termini il sito anticlericali.<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54">it</span>.<br />A proposito di anticlericalismo, da "esperto" del ramo, ricordo a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55">Ghersi (c</span>he su questo punto - strano per uno che legge e chiosa Croce - mostra di avere sul significato del termine le stesse idee confuse di tutti), che l'anticlericalismo non è un'ideologia, non può essere preventivo, ma è solo una reazione, si esprime cioè solo quando esiste un...clericalismo. Non sostituisce come estremismo il laicismo, ma lo integra, come dire, nelle "emergenze", quando cioè si manifestassero prepotenze clericali. Perciò l'anticlericalismo è parte integrante del Liberalismo, anche quello più moderato (v. infatti Destra storica), come ho cercato di dimostrare in una <strong><a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2007/02/laicit-laicismo-anticlericalismo-parole.html">Lezione</a></strong> per la Scuola di Liberalismo. E' imbarazzante ricordare queste cosette a un liberale. La storia dimostra che</span><span style="font-size:85%;"> il clericalismo fu più duramente combattuto da Cavour e dai tanti preti liberali del Risorgimento che dal <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56">capitiniano</span> Pannella, in questo del tutto "incolpevole". Anzi, Marco e i Radicali arrivano addirittura ad accusare la Chiesa di tradire il proprio stesso messaggio cristiano. In questo senso, la Breccia liberale di Porta Pia ha aiutato la religione cattolica a ritrovare se stessa. Perciò i Radicali potrebbero essere scambiati semmai per "cristiani di base", cattolici del dissenso, o meglio per intransigenti pietisti protestanti, nel filone di Gobetti, Rossi, Rosselli e Giustizia e Libertà (v. il <strong><a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2006/02/ma-chi-sono-i-radicali-il-pannellismo.html">ritratto</a></strong> che feci due anni fa sul <em>Salon Voltaire</em>).<br />LA RELIGIONE E I RADICALI - I Radicali, infatti, non si dicono assolutamente anti-religione, e anzi se cominci a parlare di ateismo ti zittiscono (v. oltre), anche perché Pannella ha una sua religiosità come ha scritto più volte Angiolo Bandinelli. Del resto era discepolo del rigoroso cattolico non-violento <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57">Capitini</span>. Anzi, proprio questo suo afflato, come dire, carismatico-spiritualistico gli viene da me imputato. Come anche la campagna "fame nel mondo" col Papa a piazza S.Pietro 20 anni fa. Non sono pochi i radicali di origine cattolica.<br />Ma la chicca viene ora. Ricordo che nei lontani anni alternativi (fine 70, inizi 80? dovrei controllare) un mio programma ateista domenicale "C'è, non c'è? Noi diciamo di no" fu spento alla 3. o 4. puntata mentre parlavo al microfono di Radio Radicale, pare su protesta di alcuni cattolici del Partito Radicale, compresa la madre del segretario politico. Ma ebbi sentore anche di proteste dal Vaticano! Insomma un record da <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59">Guinness</span> dei Primati il mio: forse l'unico mai censurato dai Radicali. Eppure al massimo facevo parlare un prete spretato e qualcuno della "Giordano Bruno", e leggevamo la "Preghiera dell'Ateo" di Garibaldi. Censurato proprio sulla religione. Ed anzi io feci la sceneggiata <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60">pannelliana</span> descrivendo drammaticamente la scena censoria attaccato al microfono.... Che tempi.<br />NICO VALERIO<br /><span style="color:#ffffff;"><em>.</em></span><br />Mi ha divertito il resoconto di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61">Vallocchia</span>, con la constatazione del potere <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62">seduttivo</span> di Pannella, che induce ad alzarsi in piedi e ad applaudirlo pure quando, razionalmente, si è convinti che abbia usato un linguaggio oscuro e confuso. Sfortunatamente, faccio parte di quel ristrettissimo numero di italiani che non stimano Marco Pannella come politico, meno che mai come uomo di cultura, e che quindi non ne subiscono in alcun modo il fascino.<br />Dopo essermi dimesso dal Partito Liberale nel 1977 per qualche anno frequentai, da semplice militante, l’Associazione radicale "Ernesto Rossi" di Messina. Ritengo, con quell’esperienza, di essermi vaccinato per sempre nei confronti di Pannella, del "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63">pannellismo</span>" e dei "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64">pannelliani</span>".<br />Pannella parla spesso di "Stato di Diritto", ma rivendica il rispetto delle regole soltanto da parte degli altri, mentre personalmente ritiene di essere troppo importante per sacrificare i propri talenti facendosi limitare da regole. Incluse, naturalmente, le regole statutarie di un partito che, pure, vorrebbe essere la quintessenza della democrazia. Il Partito Radicale muta continuamente linea politica e segretario, secondo i cangianti umori e le più o meno felici intuizioni di Pannella. Ricordo che, quando frequentavo l’Associazione radicale di Messina, si parlava di "alternativa di sinistra" contro il malgoverno democristiano e la Democrazia Cristiana veniva abitualmente definita (non da me) "un’associazione a delinquere". Improvvisamente, dalla sera alla mattina, senza che fosse stato convocato un Congresso, la linea politica fu ribaltata: il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65">PR</span> ora si dichiarava disponibile a dare il proprio sostegno ad un Governo a guida democristiana se questo si fosse impegnato ad adottare misure concrete per risolvere il problema della fame nel mondo. Potrei raccontare tanti altri aneddoti come questo; aneddoti che qualcuno oggi potrà trovare divertenti, ma che al tempo non mi divertivano. Anzi, mi indussero a levare il disturbo.<br />Dalle esperienze si impara. Ad esempio, prima della breve parentesi di militanza radicale, non avevo ben compreso il concetto di demagogia. Una cosa è conoscere il significato di una parola; altra cosa è sperimentarne l’evidenza.<br />Pannella dice di essere il continuatore ed il fedele interprete del gruppo dei radicali de "Il Mondo"; in realtà, c’è una differenza abissale. Uomini come Mario <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66">Pannunzio</span>, o Ernesto Rossi, si sarebbero fatti torturare piuttosto che fare la <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67">benchè</span> minima concessione ad idee che ritenevano pericolose, o ad opinioni che non condividevano. Il loro fascino (almeno agli occhi di chi ragiona come me) sta proprio nella loro capacità di sfidare l’impopolarità e di votarsi ad essere in minoranza, pur di testimoniare fedeltà agli ideali in cui credevano. Nessuna concessione agli umori prevalenti, ai gusti "plebei" (uso volutamente questo termine spregiativo, perché il fine di ogni essere umano dovrebbe essere quello di impegnarsi a migliorare <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68">sè</span> stesso ed a elevarsi spiritualmente, non di conformarsi a ciò che fanno i più).<br />Invece Pannella ama la popolarità e vuole essere "popolare". Gioca con le idee: può definirsi contemporaneamente liberale e socialista, radicale e comunista, laico ed autenticamente cristiano, proprio perché non prende sul serio queste parole. Io sono di un’altra scuola: le parole sono importanti e vanno pesate.<br />C’è una differenza fra pensiero liberale e liberismo economico. Invece, i radicali <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69">pannelliani</span> risolvono il liberalismo nel loro essere ultra-liberisti. Tanto da confondersi, o da essere confusi, con gli <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70">anarco</span>-capitalisti. C’è una differenza fra chi collega indissolubilmente la <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_71">liberta</span> individuale alla responsabilità personale (secondo la cultura liberale) e chi invece combatte programmaticamente qualunque "proibizionismo" in nome di una libertà illimitata. La concezione dello "Stato di Diritto" presuppone appunto uno Stato; dunque, qualcosa che va oltre il mero sentimento libertario.<br />Cosa significa poi l’apologia <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72">pannelliana</span> e radicale del "relativismo"? Significa rinunciare al valore della verità. Tutte le opinioni sarebbero egualmente giustificate per il fatto stesso di essere state espresse. Non avrebbe senso distinguere tra bene e male: non c’è bene e non c’è male, ognuno faccia un po’ come gli pare. La scienza, p.es., ci dà un insieme di certezze che sono "stabili"; nel senso che potrebbero essere superate (falsificate) da scoperte scientifiche successive, ma che vanno ritenute valide finché queste scoperte non avvengano. Così se si discute di sostanze stupefacenti, sulla base delle conoscenze scientifiche oggi possedute (e universalmente condivise) si può tranquillamente affermare che l’assunzione di eroina, di cocaina, di droghe sintetiche, eccetera, produce danni, esattamente prevedibili e documentabili, all’organismo. Questi danni non sono "opinioni" di teologi, o di commentatori prevenuti, ma certezze mediche. </span><br /><span style="font-size:85%;">Per quanto mi riguarda, non professo alcuna religione; ma apprezzo molto i contenuti etici del Cristianesimo e penso che l’Italia e l’Europa sarebbero infinitamente peggiori di ciò che sono senza la esperienza religiosa cristiana. Probabilmente, se fossi meno ignorante, sarei in grado di apprezzare gli insegnamenti che si possono trarre anche da altre tradizioni religiose. </span><br /><span style="font-size:85%;">Le considerazioni che precedono sono sufficienti a fare comprendere che non simpatizzo per, né appoggio alcuna organizzazione che programmaticamente tenda a contrastare l’influenza delle religioni nella società. La libertà di religione, sancita dalla Costituzione, comprende certamente anche la libertà di fare professione di ateismo; ma, personalmente, sono convinto che una buona religione (qual è quella cristiana) faccia bene alla coesione sociale. Gli esseri umani che abbiano risolto il problema della sopravvivenza si accorgono presto di non potersi appagare della ricerca di beni e di godimenti materiali. Resta sempre il dato di una condizione umana precaria ed a termine. Resta sempre il mistero della morte individuale. Di conseguenza, gli esseri umani hanno necessità di trovare un orientamento che li aiuti, insieme, a vivere al meglio e ad affrontare la morte come evento naturale. Questo orientamento può essere conquistato attraverso la filosofia ed una esistenza dedita agli studi; più rapidamente può essere dato dalla condivisione di una tradizione religiosa.<br />Da liberale mi sento, quindi, di raccomandare un rispetto autentico e sincero nei confronti delle tradizioni religiose, che possono coesistere nella cornice dello Stato laico. La bussola che consente ad un liberale di orientarsi anche rispetto ai comandamenti che vengono dalle autorità religiose (di una stessa o di diverse religioni) è la fedeltà a quanto comanda la propria coscienza individuale; e la coscienza comanda ciò che si ritiene vero (ritorna sempre il valore primario della verità). Quindi, anche l’anticlericalismo rumoroso dei radicali è, dal mio punto di vista, un grave errore.<br />Per concludere, sono convinto che i liberali italiani — se vogliono risorgere in senso politico — abbiano tutto da guadagnare a prendere nettamente le distanze non tanto dalla persona fisica Pannella (che è poca cosa), quanto dalla cultura, o incultura, che i Radicali hanno espresso ed esprimono. Bisogna nettamente differenziarsi, non confondersi con loro. Di conseguenza, penso che l’amico Raffaello Morelli avrebbe fatto meglio a non andare a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73">Chianciano</span>; così come avrebbe fatto meglio a non fare alcuna proposta, per quanto paradossale e provocatoria.<br />Percorriamo la nostra via; stretta, difficile. Cerchiamo di avere fiducia in noi stessi e nelle nostre idee. Le scorciatoie ci portano in strade che non sono le nostre, dove ci smarriremmo, dove ci siamo già smarriti.<br />LIVIO GHERSI</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6711642300348987491?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-80428364087973334222008-05-05T11:41:00.007+02:002008-05-07T11:59:10.437+02:00Chianciano radicale, tra il carisma del Papa laico e i sortilegi. E i liberali?<span style="font-size:85%;">Voglio bene a Pannella, il politico più fantasioso, anzi il personaggio più teatrale ed estroso della politica italiana, che con un narcisismo patologico ed una verbosità che avrebbero incuriosito Freud ha però fatto scattare mille contraddizioni interne, ha sedotto coscienze impenetrabili, ha convertito sulla via di Damasco fior di miscredenti (in lui) e, di riffe o di raffe, magari usando sapientemente non la fredda ragione, ma il calore <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">seduttivo</span> delle emozioni e il ricatto dolce della violentissima non-violenza (contraddizione suprema per un liberale, anche se liberal-socialista), ha comunque assicurato all'Italia alcune conquiste di cui vado fiero. </span><br /><span style="font-size:85%;">Lo dico da liberale e radicale da sempre, magari un po' dissidente, se me lo consente il "Papa laico", notoriamente più severo di quello vero, perché non ammette eresie e vuole gli adepti adagiati sul pavimento "<em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">perinde</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">ac</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">cadaver</span></em>". Radicale dissidente non sui temi e gli obiettivi, sia chiaro, ma sui modi, sui metodi, sulla stessa atmosfera carismatica e messianica tipica dell'ultimo vero Partito-Chiesa ancora esistente al Mondo (dopo le "liberalizzazioni" cinesi). E per di più col "consenso" di tutti gli adepti, sia chiaro, come dimostra un'imperdibile corrispondenza (<em>vedi oltre</em>) del nostro inviato speciale, il fratello gemello Giulio Cesare <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">Vallocchia</span>, ormai - peggio per lui - così simile a me che sono seriamente preoccupato per il suo futuro. </span><br /><span style="font-size:85%;">Ma un altro è l'errore grave di Pannella: non aver mai voluto riconoscere che il Liberalismo non è un'interpretazione filosofica, un "<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">pre</span>-partito" annegato nell'Iperuranio delle idee, ma vorrebbe essere <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6">anch</span>'esso un movimento unito. Se non altro per un senso di giustizia laica e addirittura di realismo elettorale, dato che noi liberali siamo potenzialmente oltre il 30 per cento degli Italiani . No, di questo è da sempre vietato parlare anche in casa radicale, dove pure ci si riempie la bocca dell'aggettivo liberale, e il nostro Raffaello Morelli che all'assemblea di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">Chianciano</span>, dove parlavano cani e porci, ha sollevato la questione liberale sentendosi giustamente a casa sua, è stato accolto freddamente, quasi come un intruso, con quell'ironia tagliente di cui noi radicali siamo specialisti. "Divertente", è stato questa mattina il commento sarcastico di Emma <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">Bonino</span> sull'intervento di Morelli nell'intervista di Massimo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">Bordin</span> a Radio Radicale. Io non mi diverto affatto, invece, per questa persistente ottusità dei fraterni amici <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">radiicali</span>, di cui continuo a non capire la tendenza a voler mescolare e diluire il tutto nel tutto, nella massima confusione, proprio come stanno facendo la Destra e la Sinistra populiste e senza idee. </span><br /><span style="font-size:85%;">NICO VALERIO</span><br /><span style="font-size:85%;color:#ffffff;">.</span><br /><span style="font-size:85%;"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">CHIANCIANO</span>, MENZOGNE E SORTILEGI</span><br /><span style="font-size:85%;">Marco Pannella ha chiuso l' Assemblea dei Mille convocata a <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">Chianciano</span> con un colpo di scena degno del mago <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">Sylvan</span>. Appassionata come al solito la partecipazione del popolo radicale, accorso numerosissimo per sentire direttamente dalla voce del profeta cosa fare e con chi andare dopo la più dirompente tornata elettorale dopo quelle del '48 e del '64. Non sono mancati nemmeno i Vip della politica, a cominciare da Prodi, Capo del Governo uscente, che dopo aver snobbato per anni i radicali, le loro proposte e le loro proteste, è andato a rendere omaggio all' unico partito che si è sempre comportato lealmente nei suoi confronti. E' mancato all' appello Fausto <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">Bertinotti</span> che era stato ripetutamente invitato da Pannella, ma ha fatto la sua apparizione molto applaudita un <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">big</span> della sinistra-arcobaleno Cesare Salvi, insieme ai due ex-verdi Boato e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16">Francescato</span>, tutti in crisi di identità e alla ricerca di approdi. Per il PD-<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">Partitus</span> Dei è intervenuto il senatore Giorgio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18">Tonini,</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19">controbilanciato</span> sull'altra sponda dal Maurizio Sacconi, del Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano. Sorprendente per realismo e onestà intellettuale l'ironico e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20">autoironico</span> intervento di Gianfranco Rotondi, l'unico democristiano <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21">doc</span> che pur nella rivendicazione della sua cattolicità si è dimostrato molto più laico dei <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22">cristianisti</span> integralisti dell' <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23">UDC</span> di Casini che, con il PD e Manette per Tutti, dovrebbero costituire l'opposizione al prossimo Governo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24">Berlusconi</span>. </span><br /><span style="font-size:85%;">Ma niente affatto sorprendente è stata la passione con cui decine di militanti radicali hanno dato i loro contributi nelle quattro commissioni e nella discussione generale in sala grande. Sono proprio loro, i militanti che sborsano annualmente il più alto costo di tesseramento (200 euro) mai richiesto in Italia da un partito politico, la vera forza di Marco. Una passione grande, una libertà grandissima di linguaggio e di espressioni, personaggi diversissimi, seri o colorati, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25">border</span>-<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26">line</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27">borghesissimi</span> o <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28">borgatari</span>, meditabondi o incazzatissimi, ma tutti <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29">inguaribilmente</span> ammalati di voglia di politica nell' unico modo libero e onesto che oggi in Italia è garantito solo dai radicali. </span><br /><span style="font-size:85%;">E' stata proprio la quantità e la qualità degli interventi "di base" quello che rende meritevole di una partecipazione ogni assemblea, convegno o congresso del partito di Pannella. Di Pannella, certo, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30">perchè</span> lui "è" il partito. E infine proprio lui è stato capace di cavare un ragno dal buco del dibattito alla fine di una interminabile kermesse in cui si sono alternate le "menzogne" dei politicanti professionisti e gli appassionati e onesti interventi dei militanti. Tutti più o meno, pur dando indicazioni diverse, sapevano benissimo che sarebbe stato Pannella, la guida suprema, quello che avrebbe fatto luce sul vicolo cieco di un partito presente sì in Parlamento, ma chiuso per nel recinto del PD-<em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31">Partitus</span> Dei</em> pur se con vaghi spazi di una non meglio specificata "autonomia". </span><br /><span style="font-size:85%;">Ed è stato lui, il Mago <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32">Sylvan</span> Pannella che con un sortilegio finale ha tirato fuori dal cilindro il coniglio bianco che tutti attendevano. </span><span style="font-size:85%;">E dopo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33">quarantacinque</span> minuti di parentesi graffe, quadre e tonde, riempite di concetti aramaici, sanscriti e ostrogoti che verranno decrittati e resi comprensibili da Massimo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34">Bordin</span>, l' unico esegeta del profeta capace di capire quasi tutto quello dice in mezzo alle parentesi, finalmente è arrivato il colpo di teatro. Davanti a una platea ammutolita in attesa di venir illuminata dall'accecante bagliore di una folgorazione, Pannella si è rivolto a Mauro del Bue, co-promotore con lui dell' Assise di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35">Chianciano</span>, e con un tono e un portamento degno di Carlo Magno sul trono di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36">Aquisgrana</span> lo indica all' assemblea e lo nomina "Coordinatore". Coordinatore ? Ma de che? Nessuno se lo chiede, e tutti i convegnisti felicemente applaudono, grati al profeta di aver dato un senso all'appassionato dibattito che rischiava di chiudersi senza un finale accettabile. </span><br /><span style="font-size:85%;">Tutto rinviato a quello che il Coordinatore Del Bue saprà inventarsi per riempire di significati e di scopi questo misterioso <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37">coordianamento</span>, frutto dell' ennesimo sortilegio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38">pannelliano</span>. La kermesse di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39">Chianciano</span> è finita e come nel finale dell' <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40">orwelliano</span> <em>1984</em> tutti in piedi ad <span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_41">applaudire</span> il Grande Fratello Pannella. E anche io, pur incazzato <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42">perchè</span> di tutto quello che è successo non ho capito un cazzo, sono saltato in piedi proprio come il protagonista di <em>1984</em> e spellandomi le mani nell'applauso entusiasta proprio in quel momento, come il povero signor <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43">Smith</span> di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44">Orwell</span>, sono stato folgorato dalla Verità..... Io amo il Grande Fratello Pannella.</span><br /><span style="font-size:85%;">GIULIO C. VALLOCCHIA</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8042836408797333422?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com6tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-84779418900204769442008-04-30T17:16:00.008+02:002008-05-01T18:39:39.166+02:00Il liberismo e il merito ora rischiano di diventare utopie, come il comunismo<span style="font-size:85%;">Vi ricordate di quando i liberali della Prima Repubblica (tanto osannati dai nostri nostalgici amici del Pli e Pri) avevano i loro giornalisti Rai, i loro consiglieri negli Enti pubblici o nelle aziende "a partecipazione statale" o municipalizzate, e non nuovevano paglia contro Iri, Eni, Enel, Fs, tantomeno contro i monopoli corporativi di notai, farmacisti, giornalisti, giornalai e tassisti?<br />In quei "tempi felici", anzi, l’onesto barbone di Bozzi era sinonimo di "senso dello Stato", il crociano Valitutti voleva dire "buona scuola pubblica", e le filippiche di La Malfa tendevano a ridurre il deficit e a far quadrare i bilanci statali. Nessuno di loro, però, si preoccupava di tutelare i consumatori contro i produttori-fornitori di servizi (parafrasi moderna dell’antica contrapposizione cittadino-sovrano), cioè di far funzionare la classica dialettica liberale nel mercato (domanda-offerta interna) così efficiente nei Paesi liberali anglosassoni.<br />Ma un po' ovunque, anche in quei Paesi, sembra cambiato il clima. D'accordo, i consumatori saranno più intelligenti e agguerriti dei nostri, ma le grandi scelte economiche stanno facendo marcia indietro. Sembrano tornati in auge il protezionismo e un larvato statalismo. </span><br /><span style="font-size:85%;">Solo oggi? No, da sempre, a pensarci bene. </span><span style="font-size:85%;">Sembra quasi che la rivoluzionaria richiesta della libertà dei mercati, quella lotta ai dazi, ai monopoli e ai privilegi economici che aveva accompagnato nel Settecento la lotta del liberalismo per porre limiti al potere assoluto di sovrani e aristocrazie, sia stata poi in parte dimenticata quando i liberali sono andati al potere e sono stati chiamati a governare gli Stati d’Europa e d’America.<br />Solo di recente, ma più che altro originata dai conservatori anglosassoni (Thatcher e Reagan non erano propriamente liberali), la riappropriazione del liberalismo economico è diventata un leit motiv ricorrente delle politiche liberali dell’Occidente. Non per caso si dice che "l’invidia per le merci" della Germania Ovest abbia spinto i tedeschi dell’Est ad abbattere il muro di Berlino. Lo stesso si può dire per Ungheria, Russia e Cina.<br />Ma il "liberismo" è ancora più parlato che praticato. Abbiamo visto come sono stati accolti il tentativo di Bersani a sinistra o le dichiarazioni di Capezzone e Della Vedova a destra. Di questo passo, la vera libertà economica rischia purtroppo di diventare un’utopia come il socialismo e il comunismo. E questo per l’azione convergente di due gruppi di pressione che la stritolano: i falsi "amici" e i veri nemici.<br />Da una parte, data l’origine conservatrice del revival, sta passando tra i media (basta leggere i blog liberisti "neo-con"della rete di Tocqueville) il luogo comune sbagliato, anzi antiliberale, che la libertà di mercato non voglia regole. Mentre, come sa qualunque studente di scienze politiche, proprio il liberalismo è l’inventore su larga scala della "Teoria dei limiti", cioè delle regole, del diritto applicato alle libertà. Perché senza regole, cioè limiti, la libertà diventa sopraffazione di pochi, l’opposto del liberalismo. Del resto, anche il fascismo, anche il comunismo, vogliono la "libertà assoluta" (l’espressione è un ossimoro, tranne per quei prepotenti e autoritari degli anarchici), sì, ma dei loro capi, delle loro elites dirigenti. L’invenzione liberale è, invece, limitare un poco, pochissimo, le libertà, tutte le libertà possibili, purché tutti gli uomini ne possano godere contemporaneamente, senza scontrarsi tra di loro in una sanguinosa e perenne <em>bellum omnium contra omnes</em> che vedrebbe vincitori i soliti pochi. Perciò il liberalismo ha vinto, per questa geniale invenzione di equilibrio e bilanciamento tra tutte le contrastanti libertà.<br />Il secondo nemico del mercato libero, delle libertà economiche, del merito applicato al commercio, all’industria, agli scambi e alle professioni, è la conservazione dei privilegi, la rivolta delle categorie protette attraverso i sindacati di categoria, le stesse assicurazioni date dai politici ai ceti privilegiati (aziende, professionisti, impiegati) individuati come possibili aree di consenso elettorale, l’azione degli Stati contro la libertà di commercio e la globalizzazione delle merci, con la scusa della "difesa degli interessi nazionali". Non dimentichiamo che due Paesi liberali, come Stati Uniti e Francia, sono campioni nella classifica dei sussidi di Stato agli agricoltori locali, contro gli agricoltori stranieri concorrenti.<br />Ma se è così, allora di quale "economia liberale", di quale Occidente libero, stiamo parlando? Provate ad andare negli Stati Uniti e a chiedere ad un datore di lavoro di assumervi come attore, imbianchino o cuoco: ne vedrete delle belle. E scoprirete a quali trucchi e requisiti fantasiosi ricorrono i locali sindacati pur di non far lavorare uno "straniero". Spedite ad un negozio del Texas una partita di pecorino sardo e state a vedere che carteggio ne deriva con le Autorità americane, quali sequestri o penali rischiate. Tutto legale, s’intende. Solo che ormai gli Stati "liberali" hanno codificato con la scusa della "protezione dell’igiene" e della "concorrenza" norme così severe ed astruse che rivelano chiaramente la loro volontà di non far entrare la concorrenza.<br />C’è molto lavoro da fare, insomma, per chiunque si definisca davvero liberale, cioè liberale in tutto e non solo nel campo ristretto che gli fa comodo. Perché tutti, si sa, vogliono "liberalizzare" i campi altrui. E così, non è affatto vero che le libertà sono ormai tutte conquistate ed acquisite in Occidente. Quella che è indiscussa (e pure questa, solo in parte) è solo la libertà di parola. Forse anche la libertà di stampa, talvolta. E poco altro.<br />Al lavoro, dunque, anche perché se guardiamo all’Italia, né questa finta Sinistra che oggi è perdente (ma su ben altri temi che la libertà), né questa finta Destra che oggi è vincente (ma non certo su temi di libertà), sono liberali. E nel prossimo Governo Berlusconi, infatti, chi andrà all’economia? L’ex socialista e attualmente anti-mercatista Tremonti, oltretutto spalleggiato dalla corporativa Lega Nord, non certo il liberale Martino, docente di economia. Così va il mondo, e capiamo benissimo il pessimismo critico di Giavazzi sul <em>Corriere</em> di oggi <strong></strong>("<a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_aprile_30/il_liberismo_e_la_speranza_cb79612e-1672-11dd-8b67-00144f02aabc.shtml">Il liberismo e la speranza</a>").</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8477941890020476944?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-72061282398173910322008-04-18T11:12:00.008+02:002008-04-19T11:45:12.908+02:00Sorprese dai flussi elettorali. Un ampio spazio al Centro per i Liberali uniti<span style="font-size:85%;">Ma che hanno combinato nel segreto della cabina elettorale gli italiani? L'analisi dei flussi elettorali, cioè degli spostamenti da un partito all'altro, dedotti da indagini demoscopiche successive al voto, rivela molte curiosità e offre anche possibili indicazioni per il futuro, specialmente ai liberali. Vediamo i movimenti finali approssimati.<br />La Sinistra Arcobaleno (e già il nomen-omen effimero avrebbe dovuto allertare i superstiziosi...) è stata la più penalizzata dagli elettori pentiti. I suoi elettori sono passati a Di Pietro (18,4 per cento), PD (27,5), perfino PdL (1,6), altre formazioni (9,6) tra cui Lega Nord, astensione (17,5). E non ha acquistato da nessuno. Il PD, da parte sua, ha "dato" a Udc (3,4 per cento) e, pare strano ma fino ad un certo punto, anche a PdL (3,2). Mentre ha "ricevuto" da Sin.Arc. (25,7). L'Udc ha ricevuto dal PD (3,4 per cento), ma ha dato una grossa quota al PdL (39,0). La Lega Nord ha preso soprattutto da PdL (9,0 per cento), senza dare a nessun altro. Il PdL ha ricevuto da Udc (39,0 per cento), PD (3,2), Sin.Arc. (1,6). Ma ha dato a Lega (9,0), altre formazioni, tra cui possiamo mettere anche il Pli e elettori che prima si astenevano (3,0), Destra (2,9). La Destra, a sua volta, ha ricevuto da PdL (2,9 per cento), ma soprattutto da altri, tra cui molti che prima si astenevano (54,9). Gli astenuti (36,7 per cento), infine, sembrano provenire da Sin.Arc. (17,5 per cento) e altri (19,2). </span><br /><span style="font-size:85%;">Dallo <a href="http://popolariliberali.googlepages.com/Flussi.pdf"><span style="color:#cc0000;">studio</span></a> molto sintetico di </span><span style="font-size:85%;">Poggi &amp; Partners, con i dati regione per regione, scopriamo che esiste un largo spazio al Centro dello schieramento, l'area tipica dei Liberali. Non in senso statico, s'intende, ma piuttosto "residuale", dato che rappresenta "ciò che non siamo" (né di Destra né di Sinistra), o meglio, in senso dinamico, secondo la definizione di Croce per cui i Liberali sono di volta in volta, a seconda delle questioni, di Destra o di Sinistra.<br />L'abusiva posizione centrista dell'Udc di Casini, in realtà caratterizzata da connotazioni conservatrici e clericali in niente dissimili dal PdL, si rivela inconsistente e destinata alla lunga a sgretolarsi. Una buona prospettiva per noi Liberali, se decidessimo di riunificarci in una un grande formazione. L'Udc ha perso, infatti, ben 1 milione di voti in favore del PdL rispetto al 2006, ma ha acquistato 450 mila nuovi elettori (il 22 per cento circa del suo elettorato), probabilmente più contingenti e instabili. Pare, dunque, un serbatoio temporaneo di indecisi e poco motivati, destinato a ridursi e a sparire.<br />L'altra formazione "centrista", quella di Di Pietro, è anch'essa un fragile serbatorio temporaneo degli scontenti, avendo preso i suoi voti disperati e giustizialisti dalla Sinistra Arcobaleno, dal PD e da altri. E' quindi destinata nel medio periodo a prosciugarsi. Indagini un po' più complete sono quelle di Consortium per Rai-Tv e dei vari sondaggisti noti come Piepoli. Ne parla in un esauriente articolo </span><a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-tre/i-flussi-elettorali/i-flussi-elettorali.html"><span style="font-size:85%;color:#cc0000;">La Repubblica</span></a><span style="font-size:85%;"> da cui si ricava anche che gli elettori radicali con l'1,7 per cento dei voti hanno aderito realmente al PD (una conversione per niente scontata, che la stessa dirigenza radicale ha scelto controvoglia come "male minore"). </span><br /><span style="font-size:85%;">Nessuna sintesi riportata sulle analisi dei flussi fa supposizioni, che io sappia, sull'origine dei 103 mila voti raggranellati dal Pli.</span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7206128239817391032?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-69538377852134268512008-04-17T01:04:00.024+02:002008-04-22T11:13:30.286+02:00No, non è il Regno Unito. Le 10 stranezze del bipartitismo neoconservatore PdL-PD<span style="font-size:85%;">Le elezioni hanno squadernato davanti agli Italiani un risultato rivoluzionario, con aspetti curiosi e paradossali, di cui molti si renderanno conto solo in seguito, se glielo spiegherà un buon editoriale sul <em>Corriere,</em> possibilmente non scritto da Sartori, che come si dice a Firenze <em>'Un n'imbrocca più una</em>. Ma per i più non basteranno tre o quattro <em>Porta a porta,</em> e saranno dolori. </span><br /><span style="font-size:85%;">Stropicciandosi gli occhi assonnati, paiono un po' allibiti per quello che hanno combinato ("<em>Questa volta l'abbiamo fatta grossa</em> - pensano il ragioniere di Bergamo e la casalinga di Isernia - <em>cancellare in un sol colpo la Destra, la Sinistra, i Verdi e i</em> <em>Socialisti!</em>"). E più guardano quello che hanno fatto su internet, tv e giornali, in cui si parla tanto di loro, più la cosa in fondo gli piace, ci prendono gusto.<br />Eroi per caso. La Storia queste cosette non le dice mai, è seriosa, gioca sempre al gioco della "causalità", ma qui è chiaro come il sole che hanno votato <em>randomly</em>, senza la minima razionalità, spesso scegliendo direttamente in cabina, come al mare. Un perfido contrappasso. <em>"Tu mi hai rotto le balle per anni dai tg, rovinandomi anche questa domenica? E io me te magno, te cancello</em>" (Alberto Sordi, cit.). Del resto, c<em>ui prodest</em>, se perfino De Mita quegli sbadati di irpini dediti alla raccomandazione non hanno rieletto? No, no, un caso fu. Veramente noi non volevamo, signor Commissario. E già qualche operaio di Rifondazione che ha votato Lega si è pentito.<br />Per carità, non voglio dire che tra voti a dispetto e voti al partito "atteso come vincente", cioè al "futuro esercito invasore" (una tipica tendenza nostrana: "abbasso Franza, viva Spagna, purché se magna"), gli italici e ignoranti menefreghisti non abbiano assecondato, anzi impersonato magistralmente - come diceva quel filosofo - lo <em>Zeitgeist</em>, lo spirito del tempo. La psicologia sociale parla chiaro: anche i tic, gli errori, le distrazioni, le ripicche, le leggerezze, contano, eccome. Tutto è semantico, figuriamoci un voto. Del resto, le sferruzzatrici ciniche di Parigi (le <em>tricoteuses</em>) davanti alla ghigliottina non erano politicamente più consapevoli dell'avvocato di Palermo o dell'ingegnere di Genova, che "non hanno mai tempo di leggere i quotidiani". </span><br /><span style="font-size:85%;">Ma vediamoli questi 10 paradossi e 3 tendenze che ci ha consegnato l'ultima votazione. </span><br /><span style="font-size:85%;"><span style="color:#ffffff;">.</span><br /><strong>1. paradosso.</strong> Degli oltre 12 milioni di liberali, consapevoli o no, accertati in Italia, Paese che fa parte dell'Occidente liberale (diciamo il 33 per cento, incrociando alcune indagini demoscopiche con centinaia di quesiti concreti che non riportavano mai il termine "liberale"), solo 103 mila hanno votato per il PLI. "Colpa del bipolarismo"? Non basta: con questi numeri un polo avrebbe dovuto da tempo essere liberale, se solo i dirigenti liberali in Italia avessero lavorato con intelligenza. Si pongono quindi problemi seri di personale politico liberale, del tutto inadeguato. <br /><strong>2. paradosso.</strong> La stragrande maggioranza dei liberali ha votato per i due partiti di massa. Che, conoscendo i liberali, è un po' una cosa contro natura...<br /><strong>3. paradosso.</strong> La maggior parte dei liberali, pur essendo costituzionalmente terzisti, hanno votato sicuramente Berlusconi, magari con la molletta sul naso. Ma il suo partito, pur potendo scegliere, non ha aderito al partito liberale europeo ELDR, ma al partito cristiano e conservatore PPE.<br /><strong>1. tendenza.</strong> Dalle urne, favorito da una legge pessima, viene fuori una sorta di duopolio omogeneo alternato. Forse, chissà, nascerà una nuova formula, una cosa <em>made in Sicily, </em>come il milazzismo? O una cosa faziosa come nella Firenze di Dante? Agli Italiani, campanilisti e tifosi da secoli ma poco ideologizzati (la Controriforma cattolica senza la Riforma protestante li ha conservati anodini), sembra andare terribilmente a genio il bipartitismo. Gli ricorda tanto i derby di calcio, che sono alla loro portata. Spopola nei bar. Ma sì, dopotutto ce l’hanno nel sangue. Sono gli anglosassoni, semmai, che l'hanno copiato da noi. Loro, guelfi e ghibellini. Dove, almeno, c'è una questione di principio ideale. Noi, che solo ora ci accorgiamo di avere il Vaticano, solo guelfi. Bianchi e Neri, come a dire beghe interne tra opposti conservatorismi clericali.<br /><strong>4. paradosso.</strong> Dopo l’orgia di particolarismo, dopo la formula "Un uomo, un partito", ora all'improvviso i partitini, i furbetti, le liste locali e di disturbo, non li vuole più nessuno. Possibile? Gli stessi Di Pietro e Lombardo se la sarebbero vista brutta se non avessero stilato il patto d'acciaio dell'apparentamento. Idem per la Mussolini. Così, niente più specialità italiane, come la mozzarella: De Mita, Mastella, Pecoraro Scanio, Diliberto, Verdi, Socialisti, Rifondazione, Storace, Boselli, Santanché. Che poi per questi ultimi due mi dispiace: li avrei salvati, sono sicuramente migliori di centinaia di oscuri peones di Berlusconi e Veltroni. Ma niente, la <em>populace</em> è stata impietosa. Come le <em>tricoteuses</em> di Parigi davanti alla ghigliottina.<br /><strong>2. tendenza.</strong> Ah, dimenticavo il Pli. Ma in questo caso, per fortuna nella sfortuna, non se n'è accorto nessuno. Quindi il danno di immagine nella psicologia della comunicazione è modesto. Certo, si è confermato nel largo pubblico e nei depressi liberali di base che i liberali sono sempre perdenti. Questo l'errore psicologico insanabile. Mentre siamo ad oltre il 30 per cento sociologico. Perché non si riesce neanche a parlare al 999 per mille dei liberali italiani? La provinciale e anziana - di idee, non di età - classe dirigente del Pli non sa fare propaganda per incultura, in quanto ignora l'Abc della psicologia e della scienza della comunicazione, che poi sono la base della politica. E' composta per lo più di avvocati del sud e assicuratori o rappresentanti del Centro-nord, che fanno rispondere alle email dalla segretaria e ritengono internet un gioco da ragazzini perditempo. Per carità, ci sono dei giovani attivi, che vorrebbero fare, ma se li senti parlare sembra di stare dentro Forza Italia in quanto a profondità e originalità di idee liberali. Se è così, allora preferisco tenermi i vecchi dilettanti: perderanno sempre, ma almeno sono sicuramente liberali, anche se tecnologicamente e psicologicamente inadatti.<br />Inoltre, il segretario del Pli - che stimo ideologicamente come un vero liberale, anzi, l'unico completo e rappresentativo che abbia il Pli (purtroppo, non esiste ricambio) - non comunica con la gente, sembra dividere l'umanità in "amici-nemici", "simpatici-antipatici", "potenti-non potenti" (anziché in intelligenti-non intelligenti) e decide tutto da solo, al massimo parlando a tu per tu con qualche deputato, convinto come nel Sud dell'800 che i soggetti degni di Politica siano solo quelli che già stanno in Parlamento, quelli che hanno Potere. Il famoso Potere che piace tanto alla gente del Sud. E i cittadini, la società, chi li raggiunge? Un vizio diffusissimo tra i liberali del Meridione, terra tanto povera di fermenti liberali che fummo costretti a mandargli Garibaldi, e ora invece stranamente ricca di pretendenti politici (cfr in Sicilia il detto <em>"cummannari è megghiu ca fùttiri"</em>). </span><br /><span style="font-size:85%;">Così, si è deciso di presentare il simbolo solo gli ultimi giorni (mentre gli altri partiti si mostravano dappertutto da mesi o anni), senza o quasi manifesti. A Roma non ne ho visto uno. Solo 2 o 3 passaggi in tv, tra cui <em>Porta a</em> <em>porta</em>, ma il pubblico deve essersi chiesto, a ragione: <em>"Ma chi sono questi, che hanno fatto e detto negli anni scorsi? Com'è che non li abbiamo mai sentiti nominare prima? Ecco l'ennesimo inutile partitino".</em> Questo è quello che si raccoglie se non si lavora ogni giorno a tempo pieno, col volontariato, come i Radicali. Non si fa politica nei ritagli di tempo o il fine settimana. Ci vogliono motivazioni e persone forti.</span><br /><span style="font-size:85%;">La Federazione dei Liberali, che fa parte del nostro Comitato di Liberali Italiani, ha risposto con encomiabile flessibilità al tardivo appello di De Luca e ha condiviso la lista, unendo anche il logo "Partito della Libertà" (che, su mia proposta al CN del Pli, la dirigenza aveva rifiutato con ironia solo 20 giorni prima). </span><br /><span style="font-size:85%;">Ma era davvero troppo tardi. E' mancata una presentazione forte, che facesse da "evento" e che fosse tempestiva. E' mancata soprattutto una classe dirigente "credibile", che cioè avesse lavorato ogni giorno negli anni precedenti, e quindi familiare ai giornalisti e all'opinione pubblica. E che, perciò, facesse capire alla gente di essere "vincente". Non si inventano gruppi e partiti senza una precedente base elettorale e sociale alla vigilia delle elezioni: la stampa diffida, e fa bene. </span><br /><span style="font-size:85%;">Vorrà dire, che è stata una "presentazione in anteprima", una piccola "esercitazione alle urne" per la grande competizione delle Europee, tra un anno, dove si voterà col proporzionale. E tutti i liberali saranno uniti insieme all'ELDR. Sarà un evento.<br />La differenza tra PLI e PS, però, è tutta a nostro favore. La gente sapeva che i socialisti c'erano, e li ha sadicamente e ingiustamente bocciati. Ma i liberali era convinta</span><br /><span style="font-size:85%;">di averli già cancellati in passato, non sapeva proprio che fossero "ricicciati". Così non li ha guardati proprio, permettendo a opportuni manipoli di aficionados dislocati nelle varie province di dare un voto di testimonianza, polemico verso il Veltrusconismo conservatore, né liberale né socialista.<br /><strong>3. tendenza.</strong> Piuttosto, siamo davvero di fronte ad una mutazione genetica nel popolo italico o è solo l'effetto passeggero del Porcellum? Ah, saperlo. Formalmente, certo, è una evidente modernizzazione anglosassone, con due partiti simili tra loro e senza la rappresentanza in Parlamento di partiti comunisti o fascisti. Il che da liberali di deve piacere. Ma, attenzione, comunisti e fascisti non scompaiono dalla società italiana, anzi.<br /><strong>5. paradosso.</strong> A differenza che nel Regno Unito e in contrasto con la esclusione della Destra estrema (allora è vero che non è una preclusione ideologica, ma casuale...), qui ci sono ancora i fascisti, o ex-fascisti da pochissimo riconvertiti, e proprio in area di Governo, visto che fanno parte del PdL. Ciarrapico non ne fa mistero, e chissà quanti meno noti ci sono. Se ci fossero stati comunisti dichiarati tra i veltroniani, immaginiamo il chiasso del Centro-destra.<br /><strong>6. paradosso</strong>. Sarà pure bipartitismo, ma i 2 partiti sono un’accozzaglia di tutto e il suo contrario. Al loro interno, a differenza dell'UK, ci sono cattolici liberali, clericali, socialisti, fascisti, conservatori, liberali. Chi prevarrà?<br /><strong>7. paradosso.</strong> E ancora, a differenza dell'UK, nessuno dei 2 partiti è liberale o liberista, tantomeno libertario. Diciamo che, piuttosto, prevalgono in entrambi di gran lunga i conservatori, e non pochi dirigenti sono addirittura clericali. Mancano perfino i socialdemocratici, figuriamoci poi i liberali.<br /><strong>8. paradosso</strong>. Eppure, com'è come non è, il PdL parla sempre di "liberale" e "liberalismo". E invece? Dalla presenza degli infiltrati 9 parlamentari radicali (meno male! Auguri, Rita, auguri anticlericali a Turco) e da precedenti tentativi (Bersani, Ichino, Ricolfi, Biagi ecc.) sembra che ci siano più fermenti liberali nel Centro-sinistra che nel Centro-destra. L’ha dovuto ammettere perfino De Luca (al CN del PLI di marzo).<br /><strong>9. paradosso.</strong> Già, ma ora non tocca governare al Centro-sinistra che stava proprio diventato un po' più liberale, ma al Centro-Destra, proprio ora che è uscito il libro di Tremonti, che avrà pure ragione in certi casi, però è anti-liberista. E l'intera coalizione è stata finora - nonostante o forse proprio per l’abuso dell'aggettivo "liberale" - la meno liberale, la più corporativa (ricordiamoci i tassisti di Roma) e la più statalista (contratto con gli impiegati statali). D'accordo, non avrà messo le mani nelle tasche dei cittadini, ma le spese dello Stato il Centro-destra le ha aumentate. A differenza del Centro-sinistra. Ma per finire incombe il...<br /><strong>10. paradosso.</strong> Pur col Governo in controtendenza, tuttavia, l'Europa, le autorità monetarie internazionali, le agenzie di rating, i partner commerciali, tutti chiederanno al Governo di Centro-destra "qualcosa di liberale", dopo i richiami sul deficit, il mercato interno poco libero, la concorrenza debole, i privilegi di Casta, impiegati statali, Rai-tv, società elettriche, bancarie e di assicurazione, le mancate liberalizzazioni, la perdita di quote di mercato all'estero, l’inflazione.<br />Saprà Berlusconi fare qualcosa di liberale e liberista? Ne dubitiamo, anche se lo speriamo. La prima mossa, quella delle tasse locali (ICI), per quanto gradita a noi liberali, sembra smentirlo e riportare il personaggio alla sua innata teatralità. Per come cattolici e sinistra costruirono l'assurdo Stato sociale, le tasse ormai non sono più una variabile indipendente. Così Berlusconi non può eliminare tasse a colpi di populismo alla Peron senza cambiare tutta l'economia in senso liberale. Deve drasticamente tagliare le spese statali, privatizzare e liberalizzare tutto, dalle società pubbliche alle professioni. Ma lo farà? Ci vorrebbero 20 anni, in Italia. E poi, con Bossi, Fini e Tremonti al Governo? Quando le categorie da "colpire" sono proprio quelle che lo hanno votato? La risposta, purtroppo, è no. A meno che...</span><br /><span style="font-size:85%;">A meno che, come Bush in fine carriera sta cercando un bel gesto che stupisca i critici e lasci un buon ricordo di sé, anche Berlusconi non mediti qualche sorpresa. </span><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6953837785213426851?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com34tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-13037959114919325202008-03-25T00:55:00.020+01:002008-04-18T00:30:47.895+02:00Il paradosso di Bouvard e Pecuchet. Liberali più stupidi o anti-liberali più furbi?<span style="font-size:85%;">Una "ideologia" vince su tutte le altre perché queste ad una ad una si dimostrano disastrose. E’ nobile perché garantisce in teoria le libertà a tutti, anche quelle nuove, ma senza indagare troppo, senza chiedere nulla in cambio, se non un piccolo limite all’ampiezza dei diritti di ciascuno.<br />Se qualcuno la mettesse in pratica, certo.<br />Di sicuro, non fa nulla per vincere, ma vi è costretta dai propri stessi avversari, che dichiarano fallimento. Perciò stravince, sempre a parole, fino a diventare senso comune, pura dichiarazione d’intenti, mera oratoria, ovvietà, tautologia. Insomma, finisce per banalizzarsi e annullarsi. </span><span style="font-size:85%;"><em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">Todos</span></span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">caballeros</span></span>!<br /></em>E accade l’irreparabile. Ad e<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">sserne</span></span> attratti sono soprattutto quelli che la percepiscono, appunto, come mera normalità, nuovo conformismo, pensiero unico doveroso, il vero "politicamente corretto". Per lo più i mediocri – è comprensibile – gli uomini senza idee e personalità. Per tacere degli opportunisti che prima le erano nemici. Entrambi naturalmente attratti da una comoda dottrina che pur vincendo – a parole – non chiede atti eroici, ma neanche dimostrazioni di fedeltà o di coerenza. Se no, che libertà, che nobiltà sarebbe?<br />Che bello il pensiero libero, è il nuovo pensiero di tutti, cioè di nessuno: l’ideale – pensateci bene – per chi non ha pensiero.<br />Già, perché il liberalismo – è di questo che stiamo parlando – pur continuando la sua marcia trionfale nell’ecatombe dei suoi avversari, è oggi così ben rappresentato nei libri e così mal rappresentato dagli uomini in carne ed ossa, e dai programmi reali?<br />Il paradosso di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">Bouvard</span></span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">Pecuchet</span></span>, due celebri personaggi di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">Flaubert</span></span> detentori del "senso comune", problematici ma ottusi, può essere definito per stringente analogia "il paradosso del liberale". Siamo ormai alla cultura dell’ovvio. Tanto scontato che non viene praticato, dalla persecuzione dei Tibetani al monopolio <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6">Rai</span></span>-<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">tv</span></span>, dal fallimento dell’<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">Alitalia</span></span> alla ricerca sulle staminali<em>. </em><br /><em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">Todos</span></span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">liberales</span></span>?</em> Nessun liberale.<br />Più furbi e perfidi gli anti-liberali, o più stupidi i liberali? Il Centro-destra e il Centro-sinistra, dopo il colloquio privato tra <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">Veltroni</span></span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">Berlusconi</span></span>, hanno eliminato <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">stalinianamente</span></span> dalle proprie liste tutti i liberali con un minimo di personalità, o che comunque avrebbero potuto dar fastidio, magari facendo notare alla prima occasione il carattere populistico, statalista e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">antiliberale</span></span> delle due ammucchiate di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"><em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">yesmen</span></em></span>, i "signor sì", gli impiegati della politica pagati migliaia di euro ogni volta che pigiano i pulsanti sugli scranni del Parlamento secondo gli ordini ricevuti. Un lavoro manuale, e a tempo determinato, e infatti il livello intellettuale dei deputati-impiegati co-co-co è adeguato ai loro compiti esecutivi. Solo lo stipendio e i privilegi sono straordinari. Si vede che le porcherie che sono chiamati a ratificare sono straordinarie.<br />Del resto, la collocazione internazionale parla chiaro. Né il <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16">PdL</span></span>, né il PD, che pure si riempiono la bocca di libertà e liberalismo, hanno chiesto di far parte del gruppo Liberale al Parlamento Europeo.<br />E i liberali? Quali liberali? Ormai sono già spariti, cacciati o autoesclusi per inadeguatezza dalle liste, e anche dalla vita politica. Da bravi <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">Bouvard</span></span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18">Pecuchet</span></span>, o piuttosto Don Abbondio, hanno diviso il capello in quattro pur di non unirsi tra loro, nonostante i precisi appelli del nostro Comitato per l’unificazione dei Liberali Italiani, da loro stupidamente ritenuto "una cosa troppo piccola", "poco rappresentativa", mentre gli sfuggiva che era proprio una sigla da riempire con la loro "grande" e "rappresentativa" presenza. Era solo un lavoro gratis per loro, insomma, ma l’ottusità, la totale incomprensione della psicologia e della scienza della comunicazione, è la nuova malattia dei liberali italiani.<br />Loro, i "liberali" a belle parole, e solo tra pochi amici, la politica non l’hanno mai capita, e il liberalismo l’hanno sempre visto non come difficile atto di coraggio ma banale senso comune, furbo alibi, non-scelta che consente tutte le scelte possibili. Hanno detto tutto e il contrario di tutto, sempre ovviamente con quell’aria signorile e da "persone per bene" banali e risapute così tipica dell’assoluta normalità piccolo-borghese perfino quando sono ricchi o aristocratici.<br />Basti pensare che due sortite memorabili del prof. Martino, economista liberale così siciliano superstizioso da aver detto una volta che "il liberalismo porta sfortuna", sono state l’opposizione al divieto di fumo nei locali pubblici e il dirottamento dei soldati italiani dal Libano all’Iraq. Dell’attività politica di Sterpa non si ricorda nulla, mentre dell'imprevedibile <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19">battutista</span> Biondi, a parte una buona presidenza della Camera (appunto, il solito equivoco della neutralità, tendente alla nullità semantica liberale), viene in mente che ha firmato perché l’esibizionista Ferrara potesse presentare la lista "Aborto? No grazie" senza raccogliere firme. L'ultra-pessimista <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20">Zanone</span>, che non si capisce perché si sia dedicato alla politica anziché alla biblioteca, dove invece eccelle, dopo varie legislature smorte, non è stato ripresentato. Di La <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21">Malfa</span></span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22">Nucara</span></span> non si hanno notizie: al sicuro nella <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23">CdL</span>, perciò non si espongono. Il bravissimo ma troppo prudente <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24">Capezzone</span></span> non è stato candidato, ed è sparito dentro l’agenzia "Il Velino", e per quanto di lui si parli come esponente del prossimo Governo, se sarà di Centro-destra, l'afasia improvvisa non piace ai suoi sostenitori. Forse ha capito che in un Governo neo-statalista e anti-<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25">mercatista</span> sarà un ostaggio impotente? L’algido e professorale Della Vedova, un vero liberale che con <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26">Capezzone</span> convinse molti di noi a riavvicinarsi al <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27">PR</span>, per quanto gli intervistatori di Radio Radicale ce la mettano tutta per iniettargli peperoncino nelle vene, sembra un docente di economia indifferente alla lotta politica e incapace di parlare agli elettori. Meno male che ha il seggio blindato. Anche lui, che potrà fare in un Governo di Centro-destra anti-liberale?<br />Non hanno forse tutti costoro sbagliato collocazione? Non facevano meglio a unirsi tra loro e capitanare con un grande "Manifesto agli Italiani", senza sigle politiche, un movimento liberale autonomo, che poteva aspirare in prospettiva al famoso 30 per cento <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28">demoscopico</span>? <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29">Macché</span>, da liberali, gli è mancato il coraggio, e da machiavellici hanno preferito il seggio sicuro alla coerenza delle idee. Idee, che a quanto pare sembrano l'ultima cosa importante nella politica italiana. Di qui il distacco insanabile tra i liberali ideali di base e i loro politici.<br />Naturalmente ci sono anche delle sorprese positive. Se nessuno dei liberali togati parla più di laicità dello Stato, tocca farlo agli irregolari, come <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30">Grillini</span>, sempre più <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31">cavourriano</span> (complimenti), che si presenta a Roma contro il neo-clericale <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32">Rutelli</span> con una lista che ha come slogan la bella parola "Laicità", e come il combattivo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33">Staderini</span>, dei Radicali Romani, detto "<em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34">er</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35">Nathan</span> <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36">der</span> I Municipio</em>" per concretezza e tenacia riformatrice.<br />Invece, a Milano la Destra Liberale di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37">Pagliuzzi</span> si scinde ancora di più e perde il giovane e attivo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38">Caputi</span>. Intanto il lentissimo De Luca, segretario del piccolo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39">Pli</span></span>, resta fermo per mesi a rimuginare coi suoi intimi il giusto "né, né", dichiarando finalmente il carattere illiberale dei due Poli. Ma poi si perde proprio sulla politica. Anziché fare un proclama al Paese per unire in una nuova lista tutti i liberali, traccheggia nell'ingenua speranza di essere scelto chissà da chi. E sceglie in extremis, quando ormai è troppo tardi, di presentarsi da solo. Non lo sa nessuno: a che serve? Una scelta politicamente davvero poco intelligente.<br />Perché continuare <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40">masochisticamente</span></span> a raschiare il fondo della botte sbagliata, e a diffondere presso il pubblico lo stereotipo "Liberali=perdenti", quando invece i liberali italiani – lo provano tutte le indagini demoscopiche – sono oltre il 30 per cento? Che <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41">cos</span></span>’è questo disfattismo, questo pessimismo largamente presente tra i dirigenti e perfino nella base dei vecchi liberali, una scusa pietosa per la propria incapacità? La paura, anzi la certezza, che un forte soggetto liberale da 30 per cento – e quest’anno i numeri sociologici c’erano, semmai non c’erano le intelligenze liberali dentro e fuori il Parlamento, non c’erano i coraggiosi, non c’erano i carismatici – verrebbe ovviamente gestito da qualcun altro più intelligente di loro?<br />Se l'intelligenza è pervasiva e globale, come insegna la psicologia del comportamento, se in conseguenza nella politica si rivela soprattutto nelle cose ritenute marginali dai politici (fantasia, coraggio, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42">slogans</span>, linguaggio, comunicazione, propaganda, comprensione della realtà sociale, simboli grafici, tempi, iniziative ecc), in realtà fondamentali, se insomma "il personale è politico", come dicevano le femministe negli anni 70, allora per i liberali sono dolori. Si salvano solo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43">Capezzone</span> e Radicali, nonostante qualche errore comunicativo di Pannella.<br />Ma il secondo paradosso è che i tanti cittadini italiani liberali di idee secondo le indagini demoscopiche non si interessano di politica. Per loro è solo cultura, una sorta di etica nostalgica e perbenista, quando non si tratta di "consigli ai Governanti", addirittura cicaleccio da bar o lamentela qualunquistica da salotto. E perciò, al contrario di quanto prescrive il liberalismo, non c'è ricambio e selezione del merito in casa liberale. Al Centro-Nord la borghesia considera la politica un'attività da veri fannulloni. Non si lamenti, dunque.<br />Così, rispetto alla mediocrità dei pochi dilettanti <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44">Pecuchet</span>-Don Abbondio incapaci di vedere il nuovo, di osare, e in realtà solo attempati nostalgici dei tempi di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45">Malagodi</span> e La <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46">Malfa</span>, la coorte di avvocati, consulenti, ragionieri, pensionati e professionisti di provincia, per lo più del Sud, che frequentano congressi e sedi di partito, hanno facilmente la meglio gli uomini "di potere", i dirigenti <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47">autonominatisi</span> tali perché sono un po' meno provinciali e hanno più pratica del Parlamento, che ritengono il solo luogo che conta (e infatti tutte le operazioni possibili le tentano lì, non nella società, tra la gente, come si fa nei Paesi liberali).<br />Ma soprattutto perché "<em><span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48">cummannari</span> è <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49">megghiu</span> ca <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50">fottiri</span></em>" (proverbio siciliano). Ed è tanto vero che i primi cinque dirigenti di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51">Pri</span> e <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52">Pli</span> - guarda caso - sono di origine siciliana: La <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53">Malfa</span>, <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54">Nucara</span>, De Luca, Grillo, Carla Martino. Tutte degnissime e bravissime persone, veri liberali che onoriamo sinceramente, e senza di loro il panorama liberale in Italia sarebbe più desolato, perché non c'è chi potrebbe sostituirli. Però è abbastanza strano, ammettiamolo, che la geografia, la sociologia e la psicologia dei liberali italiani siano cambiate a tal punto</span>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1303795911491932520?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-75772501002081445272008-01-27T23:46:00.000+01:002008-01-28T01:05:26.601+01:00Governo ed elezioni? Ma senza i liberali l’Italia non si avvicina all’EuropaIn una crisi politica che va somigliando sempre più ad una crisi di sistema, tale è l’incapacità e il discredito delle contrapposte coalizioni, il segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca, ha fatto bene ad invocare alle prossime elezioni la nascita d’un nuovo schieramento, ma autenticamente liberale. Ha detto quello che molti pensano, ma perché non l'hanno chiesto, tanto per far nomi, i Morando, i Bordon, le Cinzie Dato, tralasciando i "vecchi" Biondi e Zanone?<br />Già, che c’entrano i liberali?<br />Anche se depressi e colpiti da afasia – e perciò l’uscita di De Luca è stata opportuna – i liberali italiani d’ogni partito e appartenenza si trovano oggettivamente al centro del dibattito, come il Comitato di riunificazione dei liberali italiani ha avuto modo di ripetere da oltre un anno.<br />Al centro del dibattito, addirittura?<br />Certo, se non loro stessi, lo sfondo su cui si muovono le diatribe di facciata dei partiti (i sistemi di voto, la natura del PD, il ruolo delle frange estremiste ecc), è costituito dai tipici argomenti, dai tradizionali temi dei liberali, tutti dimostratisi vincenti in Europa, in Occidente, perfino in Paesi emergenti ex-comunisti ed ex-fascisti. Ma noi liberali italiani siamo dell’idea che l’indugiare, a vuoto, in tali diatribe nasconda la paura dei partiti conservatori, di Destra e di Sinistra, di dover affrontare i veri programmi, le vere riforme liberali, che i tempi, la gente, l’Europa, i mercati, richiedono.<br />E in Italia, dove solo grazie all’Europa unita si sono potute accettare alcune norme liberalizzatrici in economia, i decenni di statalismo, protezionismo, corporativismo e clericalismo vorrebbero ora forti soluzioni liberali a tutto campo. E invece?<br />Invece, proprio i temi che dovrebbero essere discussi ogni giorno, a Governo caduto, e mentre Capo dello Stato e forze politiche valutano quando andare alle elezioni, vengono aggirati, rimossi, sottaciuti, censurati.<br />Eppure, sia Berlusconi, sia Prodi (quanto dissimili, in tutto, dagli omologhi Aznar-Zapatero, Blair-Brown, Chirac-Sarkozy!), sono caduti per non avere mai avuto il coraggio del cambiamento, per non essere stati abbastanza liberali.<br />Infatti, come il Governo di Centro-destra, impedito dai veti interni nella realizzazione delle riforme liberali, crollò dopo cinque lunghissimi anni senza aver fatto nulla o quasi di liberale, così lo sgangherato Governo di Centro-sinistra, corroso e reso impotente da contrapposizioni intestine, è caduto senza aver fatto nulla o quasi di liberale.<br />Dopo ben quattordici anni di bipolarismo all’italiana, la patologia dell’Italia è che i Governi – non conta se di Sinistra o di Destra – impiegano tutte le loro energie (e i cospicui fondi dello Stato che noi cittadini conferiamo loro sotto forma di tasse) per conservare se stessi, per dividersi i posti di potere, per collegarsi alle banche o agli oligopoli. Non certo per risolvere il deficit di efficienza della dispendiosa e spesso inutile macchina dello Stato, tantomeno per affrontare i temi liberali, dall’economia alle liberalizzazioni, dai diritti civili alla laicità delle istituzioni.<br />Anzi, i due contrapposti ultimi Governi hanno avuto parecchi punti in comune. Vediamone qualcuno. In entrambi i casi i partiti di maggioranza (FI e DS-PD) si dicevano pronti alle riforme, mentre le rispettive sovrabbondanti ali (AN, UDC, Lega, Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, Udeur) facevano la fronda. Tutt’e due le volte ("partito liberale di massa" e proposte Bersani) l’inizio è stato finto-liberale. Sia l’uno, sia l’altro, sono stati fedeli esecutori materiali delle direttive non religiose ma politiche della Chiesa e del Vaticano, anche grazie ad opportune quinte colonne. E così via, in una serie di parallelismi impressionante.<br />E ne sanno qualcosa i bravi cugini radicali, che pur essendo accreditati d’una furbizia proverbiale che ai liberali manca (o forse proprio per un eccesso di furbizia?), hanno avuto batoste sia dagli uni sia dagli altri (mancato accordo elettorale, mancata proclamazione di senatori eletti), ed hanno perfino bruciato un bravo segretario politico come Capezzone.<br />Se dunque è vero che i temi liberali, dall’economia ai diritti civili, sono oggettivamente al centro della contesa politica, per poter almeno ridurre il divario che separa l’Italia dall’Europa, che questi temi vengano alla luce subito, entrino nelle sale di riunione, si stampino sui programmi, vengano appuntati sui bloc-notes, escano allo scoperto nei dibattiti pubblici, sugli editoriali di giornali (i pur bravi Ricolfi, Giavazzi, Magris e Panebianco da soli non bastano). Diventino insomma sano scontro di idee, quella dialettica politica senza la quale non solo il liberalismo ma la stessa modernizzazione dell’Italia non si può realizzare.<br />E in tempi di mistificazione delle parole, tecnica d'acquisizione del consenso che comunismo, fascismo e Chiesa, hanno praticato in modo sfacciato, come del resto accade anche oggi in Italia, l'aggettivo "liberale" viene fatto oggetto d'un uso improprio e spesso truffaldino. Tentano così di accreditarsi presso i cittadini più sprovveduti i finti "partiti della libertà" da una parte, i finti "liberals" dall'altra. Mentre il Papa, nientemeno, viene additato come "laico" dagli atei-devoti che non sanno così di offenderlo con un duplice errore di lingua, degradandolo secondo la nomenclatura ecclesiastica al rango di sacrestano o chierichetto.<br />In queste condizioni di caos politico, carenza di idee e voluta confusione di nomi, sia chiaro che nessun partito o schieramento potrà legittimamente definirsi "liberale", se non inserendo nel proprio programma (per poi realizzarle) vere riforme liberali.<br />La politica del "dire" è sempre stata considerata sospetta da noi liberali, da sempre critici contro le manifestazioni peggiori dell'elettoralismo e del partitismo, ma lo è ancor di più in questo momento di crisi.<br />Noi liberali pretendiamo la politica del "fare". Fare cose liberali. Ed è difficile, se non impossibile, farle senza di noi.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7577250100208144527?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com8tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-53053937548586635172007-11-21T12:59:00.000+01:002007-11-21T15:15:50.296+01:00Cavaliere, mi consenta, ma così lei lascia spazio a una terza forza liberaleCi sono trentenni vecchi e settantenni giovani. E noi liberali preferiamo di gran lunga i secondi. Visto che il liberalismo vuole il coraggio giovanile delle novità, la saldezza degli ideali, ma anche la conoscenza delle regole e la saggezza d’una personalità forte.<br />Ebbene, il salutista Silvio Berlusconi appartiene senza dubbio alla seconda schiera. Per quanto come politico sia solo l’ombra dell’industriale. Proprio perché del tipico imprenditore italiano, abituato a barcamenarsi tra amici e Partiti per carpirne i favori in un’economia poco liberale e in un Paese che non ama il merito, il Cavaliere conserva l’utilitarismo agnostico, la mancanza di ideali e la continua ricerca del consenso (la risposta del "mercato"). Questo, però, non solo l'opposizione degli alleati, gli ha finora impedito ogni scelta economica e politica - le famose riforme liberali - perché ogni scelta potrebbe rivelarsi impopolare per una fetta di "audience".<br />Come liberali, molti di noi salutarono con entusiasmo nel dicembre del ’94 il "manifesto" liberale e liberista che accompagnò la nascita di Forza Italia, salvo capire subito che di liberale quel partito o anti-partito aveva poco o nulla, tranne pochi uomini votati al silenzio e alla poltrona, come ha detto il segretario del PLI, De Luca. Perché si sa, scriveva Manzoni a proposito di don Abbondio, "uno il coraggio non se lo può dare". Però l’illusione, la provocazione, c’era, e ingannò perfino i furbissimi Radicali.<br />Oggi, invece, dopo l’annuncio di Berlusconi d’un Partito Popolare Italiano o d’un Partito del Popolo della Libertà, dopo anni di politica conservatrice e clericale di FI e del Centro-Destra, noi Liberali non possiamo più illuderci.<br />Nel frattempo Berlusconi ha imparato qualcosa, come dimostra l’altroieri l’adesione di FI al gruppo dei Popolari Europei, e oggi il suo annunciato Partito Popolare: che "cattolico" o "popolare" non è, non può mai essere, sinonimo di "liberale". Mentre, per inciso, Marco Pannella non ha ancora capito che "liberale" non è sinonimo di "socialista".<br />Berlusconi, quindi, non volendo, apre spazi nuovi e prima impensati ai Liberali. Prima di lui ci aveva "favorito" Veltroni, credendo di danneggiarci con l’esclusione dal Partito Democratico di Radicali e liberali di sinistra (Marzo e Morelli hanno sconsigliato di andare a votare il plebiscito), ma in realtà lasciando sul Centro-Sinistra un'ampio spazio vuoto che i liberali potrebbero riempire.<br />Ora, ci pensa Berlusconi ad offrirci, contro la sua volontà, uno spazio libero sul Centro-Destra, visto che chiaramente il Partito del Popolo della Libertà nasce per smarcarsi dai "lacci e lacciuoli" delle forze stataliste e corporative dirette da Fini, Casini e Bossi, ma non certo per essere un grande Partito Liberale di massa. Come tutti i conservatori, sarà per il mercato libero e meno Stato, ma non per la laicità dello Stato, per i diritti civili, per i nuovi diritti. Del resto, il nome stesso, l’adesione certa ai Popolari anziché ai Liberali Europei, perfino i colloqui preliminari col segretario di Stato del Vaticano, Bertone, e col cardinale Ruini, la stessa antropologia della sua base elettorale, i quadri di FI, quasi tutti ex Dc, con una piccola quota ex Psi, e con i liberali emarginati, lo dimostrano ampiamente.<br />Esiste, perciò, un’ampio spazio libero tra i due futuri poli non liberali del bipartitismo imperfetto che si va delineando, scimmiottatura all’italiana di quello vero americano dove però entrambi i poli sono liberali. E i liberali italiani, ormai dati ad oltre il 30 per cento da tutti i sondaggi sui problemi concreti e non sulle sigle di partito, potrebbero riempire questo vuoto al Centro costituendo un poderoso terzo polo o partito vincente. Sarebbero, senza fare nulla, il primo partito italiano.<br />I numeri ci sono già, e da anni. Ora, con i "nuovi" Berlusconi e Veltroni, il superamento del bipolarismo, le tentazioni proporzionaliste, la tendenza al bipartitismo imperfetto, rendono finalmente possibile anche nella pratica questo grande disegno liberale.<br />Non ci sono le teste, però. Perché né la primadonna Pannella, mezz'ala fantasista essenziale alla squadra liberale, si unirebbe mai ad uno schieramento "solo" liberale, sia pure da 35 per cento; né le primedonne liberali di cosiddette Destra e Sinistra si fiderebbero mai del machiavellico leader radicale. Abituato com’è, quest'ultimo, a fare il corsaro tra i poli del bipolarismo da lui voluto e ora contestato solo a parole, in un movimentismo esibizionista, megalomane e inconcludente, dietro cui si cela l’inconfessato desiderio di restare sempre all’1 per cento (basti pensare solo alle altissime tasse di iscrizione!), per poter controllare - sostiene qualcuno - le emergenti nuove leve radicali che potrebbero fare ombra e attentare alla leadership. Anche se nessuno gli vieterebbe di continuare a fare il "creativo" anche in una grande formazione "All Liberal" da 35 per cento, che sarebbe l'anima d'un Governo liberale (con Pannella vice primo ministro, sicuro).<br />Ma è come la ricottella della favola. Né, d'altra parte, Martino, Biondi, Costa, Sterpa e Zanone, né Segni, Debenedetti, Ossorio, Morando e D’Amico, p.es., si unirebbero tra loro e-o con Pannella, visto il particolarismo, l’individualismo sfrenato e incosciente, la psicopatologia caratteriale, il pessimismo leopardiano dei politici liberali tutti.<br />E perciò finora i liberali hanno scelto di non scegliere, di non contare, di non credere fino in fondo alla forza e alla vittoria anche elettorale del Liberalismo, che invece ha vinto e stravinto in tutto l’Occidente. E perciò hanno scelto di stare in tutti i partiti. Cioè di non esistere.<br />Ma ora, grazie ai furbi Berlusconi e Veltroni, entrambi non liberali, che hanno aperto la partita al tavolo verde gettando due carte deboli, a noi liberali cade dal cielo un'insperata possibilità, quella di gettare l’asso che abbiamo in mano. Che aspettiamo?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5305393754858663517?l=liberali-italiani.blogspot.com'/></div>Nico Valerionoreply@blogger.com5