tag:blogger.com,1999:blog-19619958901612427482008-04-27T19:13:33.296+02:00WebLogZPiccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comBlogger17125tag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-66775776760566483572001-11-02T19:06:00.004+01:002008-04-27T19:13:19.461+02:00Levi's ci riprova, tempi duri per i viaggi online, google e gli snapshotIl ritorno della <a href="http://www.dmnews.com/cgi-bin/artprevbot.cgi?article_id=17700" target="_blank">Levi's</a>. La più famosa società produttrice di jeans ritenta la strada del Web. Il 23 novembre verrà lanciato il nuovo sito levi.com, realizzato per promuovere il brand sul difficile mercato canadese.<br />In Canada infatti, la concorrenza con le altre marche quali Diesel, Gap, Tommy e CK è particolarmente agguerrita, anche perchè i dieci maggiori produttori di jeans in complesso non riescono a possedere che il 50% di share di un mercato estremamente frammentato. L'idea di base non è quella di creare un sito di e-commerce (il ricordo della precedente esperienza fallimentare è ancora vivido) quanto, piuttosto, di spingere i consumatori ad entrare nei negozi Levi's tramite concorsi a premi ed altre iniziative tese alla fidelizzazione nel lungo periodo.<br /><br />:::<br /><br />Si prospettano tempi duri per Expedia e Travelocity. Le principali compagnie aeree americane hanno infatti deciso di sospendere gli accordi tramite i quali i due siti erano autorizzati a vendere online i biglietti a tariffa ridotta. In pratica, per ridurre i costi in un periodo di grave crisi, Continental Airlines ha deciso di sospendere i pagamenti delle commissioni per i biglietti venduti via Internet. I dettagli della manovra si trovano sul sito di Yahoo! che, tra l'altro è partner proprio di Travelocity.com.<br /><br />:::<br /><br />Google prova gli snapshot. <a href="http://www.zdnet.com/zdnn/stories/news/0,4586,5099059,00.html" target="_blank">Google</a>, il motore di ricerca per eccellenza, è una fucina di idee. Ultima trovata del team di 50 Phd che fanno parte dello staff, è quella di inserire nei risultati di ricerca degli snapshots dei siti trovati. Il progetto è ancora mooolto sperimentale, tuttavia gli addetti ai lavori stanno esprimendo pareri favorevoli sullo sviluppo di una tale opzione.Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-39640826504652977682001-09-29T11:12:00.003+02:002008-04-12T11:16:57.581+02:00Oggi piatto ricco<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Non ho navigato molto, ma ho ugualmente trovato parecchie cose interessanti, soprattutto per chi "lotta" contro i motori di ricerca per il <strong>posizionamento</strong>.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Il primo articolo che ho scovato è un avvertimento (giustamente il titolo è "</span><a href="http://www.emarketingtoher.com/sample.cfm?contentID=1820" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Warning...</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">" ;-) I motori di ricerca non indicizzano i siti in Flash o, meglio, non sono in grado di interpretare i files Flash presenti in una pagina. Boh, questo forse già lo sapevate già e, in generale, il testo sembra scritto dal cugino di Nielsen (a morte Flash! facciamo tutto in puro html!!) tuttavia l'esperto dispensa anche qualche buon consiglio: evitate di usare Flash per gli elementi di navigazione e non "nascondete" i vostri testi importanti in file Flash. </span><br /></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Personalmente non disprezzo Flash, ma devo dire che sono d'accordo con chi sostiene che, al momento attuale e visti gli esempi (cattivi) che ci sono in giro, non è il caso di utilizzare il software di Macromedia per realizzare siti di eCommerce.<br /><br />:::<br /><br />Restando nel tema del posizionamento sui motori di ricerca, mi sono imbattuta in qualche suggerimento per la creazione di pagine dinamiche ottimizzate. Inutile che vi spieghi cosa dicono, perché non ci capisco nulla di asp, php e compagnia, comunque seguite </span><a href="http://spider-food.net/dynamic-page-optimization.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">questo link</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> se volete darci una letta.</span><br /></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />:::<br /><br /></span><a href="http://news.cnet.com/news/0-1005-200-7285091.html?tag=pt.boston.news.feed.ne_7285091" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Chiude i battenti</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> un altro web giornale della <strong>New Economy</strong> americana. Questa volta tocca a <strong>Upside</strong> <strong>Today</strong> seguire le orme di <strong>The Industry Standard</strong>. La pubblicazione però, per il momento, resiste nella versione cartacea mensile, Upside Magazine. Continuano a circolare voci di crisi anche attorno a <strong>Red Herring</strong>, che attualmente vanta circa 330.000 abbonati, ma dalla dirigenza smentiscono e affermano di godere di buona salute.I motivi della crisi? Ancora una volta il calo degli introiti pubblicitari: secondo lo IAB americano, gli investimenti sono diminuiti del 7.8% nei primi due trimestri del 2001.</span><br /></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />:::<br /><br />Infine spazio a <strong>wireless e privacy</strong>. Ciò che mi ha colpito è senz'altro la scelta del titolo dell'articolo: "Bigger Brother in the Wireless World". Lo trovate online sul </span><a href="http://www.nytimes.com/2001/09/24/technology/24EMER.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">New York Times</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> e tratta del nuovo dilemma tra tutela della privacy dei cittadini e tutela della sicurezza pubblica attraverso il controllo delle comunicazioni per prevenire nuovi attacchi terroristici. Non mi ricordo dove, ma qualche giorno fa ho letto che la maggior parte degli americani sarebbe disposta a rinunciare alla propria privacy in cambio di maggior sicurezza. Io sono d'accordo. Forse perché (per ora :-) non ho nulla da nascondere...</span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-4134923893592661322001-09-28T11:00:00.001+02:002008-04-12T11:04:08.629+02:00Ripercussioni sull'adv online degli attentati alle torri gemelle<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Continuano ad apparire in giro per la Rete articoli che trattano di argomenti marketing legati alle <strong>tragedie dell'11 settembre</strong>. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Avevo qualche perplessità sul fatto di continuare o meno a segnalare questo tipo di informazioni, alla fine sono (purtroppo) giunta alla conclusione che parlarne o non parlarne non modifica la situazione. Speculare sul tema sarebbe squallido ed inopportuno, ma anche ingnorarlo completamente non porta alcun beneficio, anche perchè in fondo, in modo più o meno diretto, ma la vita di ognuno di noi è stata toccata dagli attentati terroristici. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Dunque oggi vi riporto il </span><a href="http://www.forbes.com/2001/09/24/0924onlineads.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">link ad un articolo apparso su Forbes</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> che affronta le ripercussioni che gli attacchi terroristici hanno avuto sull'online advertising. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Naturalmente anche questo settore, peraltro già in crisi, ha subìto un duro colpo, per tutta una serie di motivi che provo a riassumervi: </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br /><strong>1.</strong> Molti siti (tra i quali il New York Times) a dispetto dell'altissimo numero di visitatori ricevuti, hanno scelto di togliere per alcuni giorni i banner (lo stesso tipo di politica ho visto che era stata adottata dalla CNN che per oltre una settimana non ha trasmesso alcuno spot, neppure per promuovere i propri programmi).<br /><br /><strong>2.</strong> Nei giorni successivi, i siti di grande traffico (tra i quali Yahoo!), piuttosto che vendere i propri spazi, hanno preferito donarli ad organizzazioni di volontariato e di assistenza.<br /><br /><strong>3.</strong> Molti inserzionisti, prevedendo un periodo di crisi per il proprio business (dovuto anche agli scossoni in borsa), hanno deciso di tagliare il budget per la promozione online.<br /><br /><strong>4.</strong> Tra le società più attive nella promozione via Web c'erano senz'altro le compagnie aeree, colpite da una crisi fulminea e costrette dunque a tagliare non solo le spese pubblicitarie ma anche e soprattutto qualsiasi voce di costo non strettamente necessario.</span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-10678068052277846072001-09-26T11:06:00.002+02:002008-04-12T11:08:32.718+02:00A volte si svegliano<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Oggi la Commissione Europea ha annunciato che emanerà una serie di linee guida per l'implementazione di <strong>siti "accessibili",</strong> visibili cioè a persone disabili o molto anziane.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Al momento attuale, sono oltre 37 milioni le persone che rientrano in questa categoria. Per saperne di più, c'è un articolo oggi su </span><a href="http://www.europemedia.net/shownews.asp?ArticleID=5742"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Europemedia.net</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />:::<br /><br /></span><a href="http://www.wired.com/news/politics/0,1283,47121,00.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">La Cina l'indecisa</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">. La scorsa settimana le autorità cinesi avevano deciso di rendere accessibili i siti americani e inglesi di informazione. In meno di sette giorni hanno però di nuovo cambiato idea, bloccati il Washington Post, il San Francisco Chronicle e la BBC. Resta invece misteriosamente visibile ai cinesi il sito del Boston Globe.</span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-35893378635020479852001-09-25T11:09:00.002+02:002008-04-12T11:11:58.143+02:00C'è ancora qualcosa che funziona sul Web?<a href="http://www.thedeal.com/cgi-bin/gx.cgi/AppLogic+FTContentServer?pagename=FutureTense/Apps/Xcelerate/View&amp;c=TDDArticle&amp;cid=TDDZ29EZZRC&amp;live=true" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Si torna a parlare</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> di <strong>The Industry Standard</strong> o forse, meglio, di quanto rimane del settimanale americano. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Lunedì si sono presentati in aula per l'udienza sulla bancarotta e a quanto pare, a margine della seduta è emerso che la casa editrice <strong>IDG</strong> ha acquistato la lista controllata di nominativi in abbonamento, mentre <strong>Time Inc</strong>. per mezzo milione di dollari ha messo le mani sulla lista degli abbonati. Time Inc. (del gruppo AOL) che alcuni mesi fa aveva acquistato Business 2.0 dopo il fallimento, si è impegnata a far recapitare agli oltre 117.000 abbonati di The Industry Standard le copie del nuovo giornale nato dalla fusione di Business 2.0-eCompany Now. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Mi incuriosiscono i dati relativi agli abbonati. Sinceramente pensavo che The Industry Standard potesse averne di più di 117.000, inoltre ignoravo l'esistenza di una lista così corposa per la diffusione controllata del settimanale (si parla di 90.000 nominativi).<br /><br />A quanto riportano i comunicati stampa, IDG, che ha anche acquistato la proprietà intellettuale delle opere, la tecnologia e parte degli uffici, non ha intenzione di riprendere le pubblicazioni. Ma con tutta la "spesa" che ha fatto, chi gli crede?<br /><br />:::<br /><br />C'è ancora qualcosa che funziona sul Web? Se lo chiede </span><a href="http://www.cio.com/archive/091501/works.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Cio.com</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> che, soprattutto, prova a fornire una domanda all'amletico quesito. Non aspettatevi di trovare la panacea universale per avere successo online, tuttavia ci sono alcuni case study da leggere con interesse, che partono, o forse convergono tutti sullo stesso punto: <strong>senza liquidità di cassa non si va da nessuna parte</strong>...<br /></span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-40314102792904690222001-09-21T18:45:00.000+02:002008-04-14T18:49:57.077+02:00Rinunciare alla Privacy?<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">La <strong>tecnologia</strong> sarà in grado di garantirci la sicurezza necessaria per ricominciare a volare sicuri?<br />Se lo chiede l'Economist in un articolo in edicola e </span><a href="http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=787987" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">online</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> questa settimana. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">La biomedica offre alcune buone possibilità, ma non è "la soluzione", così come non lo è il fatto di comandare gli aerei da terra per mezzo di un sistema computerizzato: troppo alto il rischio di hacker. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Qualunque sia, la nostra privacy, nel prossimo futuro dovrà rassegnarsi a non essere più tale.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-67461300276256675112001-09-20T18:50:00.001+02:002008-04-14T18:51:57.099+02:00Il momento di dire basta<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Negli affari, come nella vita, è importante riuscire a capire quando bisogna dirsi addio. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Della vita non parlo, non sarei capace di dare alcun consiglio di valore, per quel che riguarda gli affari, posso invece segnalare un articolo pubblicato su </span><a href="http://www.ecrmguide.com/columns/article/0,3376,10383_881751,00.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">eCRMguide</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">, dal titolo <strong>Knowing When to Say, "Goodbye"</strong>. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">In pratica spiega che non si possono rincorrere i clienti per tutta la vita, la retention è importante, ma non va ricercata a tutti i costi: ogni tanto, bisogna imparare a "mollare la presa". Quali sono i clienti nei quali non vale la pena investire? Gli <strong>eterni insoddisfatti</strong>, quelli sempre alla ricerca dei super affari per risparmiare, e quelli con eccessive aspettative in tutto.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-29740176655659176552001-09-18T22:24:00.003+02:002008-04-17T22:29:40.570+02:00Il web come approfondimento e non come informazione<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Ad una settimana dal drammatico <strong>11 settembre 2001</strong>, sono già disponibili i primi report sull'utilizzo dei mass media da parte degli americani che volevano tenersi informati sugli eventi. Secondo quanto reso noto da </span><a href="http://www.technews.com/news/01/170194.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Pew Internet and American Life</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">, è stata la televisione a vincere la tragica sfida, non solo perchè numerosi <strong>siti web</strong> sono andati in tilt per le eccessive richieste di accesso in contemporanea. Indubbiamente la componente emotiva ha giocato ancora una volta un ruolo importante e le immagini televisive sono state in grado di veicolare con maggiore efficacia un messaggio che su Internet, risultava troppo piatto e meno coinvolto/coinvolgente.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Mi vengono in mente le riflessioni di <strong>Kevin Roberts</strong>, CEO di Saatchi &amp; Saatchi, lo scorso anno ad @d:Tech Europe, quando parlava di "Power of love" e, per l'appunto, del gap nella capacità di trasmettere emozioni che ancora sussiste tra Web e televisione. Il testo del suo intervento in teoria è disponibile sul suo sito: </span><a href="http://www.saatchikevin.com/talkingit/power_of_love.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">http://www.saatchikevin.com/talkingit/power_of_love.html</span></a><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Il Web, secondo quanto emerge dalla ricerca, è il posto ideale per <strong>approfondire gli argomenti</strong> e discuterne con altre persone (il 13% degli utenti attivi ha partecipato a chat/forum o newsgrouo che parlavano degli attentati, contro il 4% che solitamente utilizza queste forme di comunicazione), ma non per ottenere informazioni immediate su quanto sta accadendo. Internet, secondo la percezione degli utenti, è più un mezzo di comunicazione che di informazione.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Anche Harris Interactive ieri ha pubblicato un'analisi sulle "Information Sources Post-Terrorist Attack in US". Parte del documento, assieme ad alcuni grafici è disponibile sul sito di </span><a href="http://www.emarketer.com/estatnews/estats/edemographics/20010917_harris.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">eMarketer</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-60297197095232736312001-09-07T22:32:00.001+02:002008-04-17T22:35:49.171+02:00I sistemi di instant messaging stanno impazzando in Rete<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Secondo la società di ricerca IDC, gli utenti di questo tipo di servizi sono attualmente 18.4 milioni, ma il numero è destinato a decuplicarsi nei prossimi tre anni, fino a raggiungere i <strong>225 milioni</strong> di utenti entro il 2005.<br />Una volta c'era solo <strong>ICQ</strong>, ora ci sono anche i messenger di <strong>MSN</strong>, quello di Yahoo! e quello di AOL. Naturalmente, questi software per comunicare non solo utilizzati solo dai privati nel tempo libero ma, anche e soprattutto, dagli impiegati sul posto di lavoro, non solo per svago, ma anche per fini "corporate".<br /><br />E qui nascono i problemi, come spiega </span><a href="http://www.redherring.com/index.asp?layout=story&amp;channel=10000001&amp;doc_id=1300020130&amp;rh_special_report_id=" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Red Herring</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> in un articolo pubblicato sul numero di questa settimana. I messaggi inviati via messenger non sono infatti criptati e diventa piuttosto facile per i male intenzionati accedere ai dati inviati con questo sistema o infiltrare virus nel flusso di comunicazione, con innegabili conseguenze negative per la privacy degli utenti ed il trattamento di informazioni aziendali delicate.<br /><br />Il futuro? Criptare anche queste comunicazioni... Nuovo business e nuovo stress nel nome del Grande Fratello.Nel frattempo, se volete approfondire l'argomento, il </span><a href="http://www.nytimes.com/2001/09/04/technology/04COOK.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">New York Times</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> sta pubblicando una serie di articoli sul problema della privacy online.<br /><br />:::<br /><br />Per chi si interessa di branding, ho trovato su </span><a href="http://www.uk.revolutionmagazine.com/static/contactus/index.cfm?r=1" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Revolution Magazine</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> un commento interessante sul restyling di British Telecom (BT). </span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-90938421983064439472001-09-06T22:36:00.001+02:002008-04-17T22:38:43.619+02:00Online BankingArgomento di oggi? Online banking! Secondo quanto <a href="http://web.archive.org/web/20010930160008/http://www.technews.com/news/01/169786.html" target="_blank">riporta</a> eMarketer in un report pubblicato in questi giorni, sono davvero ancora in pochi a conoscere ed usare l'online banking.<br />Quella che doveva essere la soluzione killer, la minaccia alle tante filiali degli istituti di credito, si sta invece rilevando solo una delle tante alternative, tra sportelli bancomat ed operazioni al telefonino.<br />La gente deve ancora scoprire le <strong>potenzialità dell'online banking</strong> ma, soprattutto, capire bene che cos'è, prima di poterne trarre vantaggio.<br /><br />Personalmente ho aperto un conto con Fineco. Mi trovo abbastanza bene, a parte una disarmante lentezza nella gestione dei bonifichi: quattro-cinque giorni per ottenere un numero di CRO mi sembrano troppi! Il bello delle operazioni online dovrebbe essere l'immediatezza dote che però non ho ancora avuto modo di riscontrare. Cmq, il fatto di risparmiare qualche fila è già una buona cosa...Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-3658606169127892452001-09-03T22:39:00.001+02:002008-04-17T22:44:28.463+02:00Cala il sipario su 24/7 Media Europe<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Cala il sipario su </span><a href="http://www.netimperative.com/investment/newsarticle.asp?ArticleID=12094&amp;ChannelID=6&amp;ArticleType=1" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">24/7 Media Europe</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">. La divisione europea di 24/7 ha chiuso oggi i battenti anche a Londra, dopo che, nelle settimane passate, già aveva sospeso le attività negli altri Paesi del Vecchio Continente.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Tra i tanti <strong>fallimenti di dot.com</strong> di cui ho sentito parlare, questo è l'unico di cui mi dispiaccia veramente. Avevo conosciuto il CEO di 24/7, Gordon Simpson, lo scorso autunno ad @d:Tech ad Amsterdam, mi aveva invitato a cena con il suo team, e ricordo di aver passato una bellissima serata, molto allegra, durante la quale si era parlato di tutto meno che di lavoro. E poi, qualche settimana dopo, avevo intervistato Gordon per il mio primo articolo per Web Marketing Tools. Gli faccio un in bocca al lupo per la sua prossima attività. E' una gran persona, sono sicura che saprà riscattarsi! </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />:::<br /><br />Da un fallimento, passo a parlare di una società che, causa New Economy, sta attraversando un periodo di crisi. Sto parlando della mitica <strong>LEGO</strong>, protagonista di un bel articolo su Fast Company di settembre (</span><a href="http://www.fastcompany.com/online/50/lego.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">disponibibile anche online</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">). Il servizio, che vi consiglio di leggere, si intitolo "Why Lego can't click" e cerca di indagare sui perché il giocattolo più bello ed utile del mondo, con l'avvento delle nuove tecnologie, non ha più lo stesso fascino di una volta. Bambini, non rimbambitevi con la Playstation, giocate con i mattoncini, è tutta salute!</span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-71412475628231801132001-07-14T22:40:00.001+02:002008-04-11T22:43:31.930+02:00Difficile trovare le cose interessanti<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Spesso capita che le cose più interessanti siano anche le più difficili da trovare.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Per esempio, oggi mi è successo di leggere un pezzo dal titolo "</span><a href="http://asia.internet.com/asia-news/article/0,3916,161_790751,00.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Advertising ROI Lies In Branding, Not Clicks Or Traffic</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">". E dov'era? Su Asia.Internet.com. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Insomma, ho girato mezzo mondo per trovarlo e, comunque è datato 25 giugno...Secondo Jupiter Media Metrix solo il 15% dei marketer guarda all'effetto branding nel calcolo del ROI di una campagna pubblicitaria online, mentre la maggior parte continua a tenere conto piuttosto di parametri quali il click-rate e il cost per conversion.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">La ricerca nota inoltre che i risultati positivi, in un'ottica di branding, sono ancora maggiori quando la campagna pubblicitaria è multichannel, cioè avviene anche su altri media, quali la tv o la radio.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-41360565949039235672001-07-11T22:07:00.002+02:002008-04-11T22:25:35.918+02:00Weblogz.it è una me-zine?<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Me lo chiedo dopo aver letto un </span><a href="http://www.nytimes.com/2001/07/09/business/09ZINE.html" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">articolo sul NY Times</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Sempre più giornalisti pubblicano le loro opinioni sul web sui propri siti personali e, a quanto pare, in questo modo, riescono anche a guadagnare qualche lira. E chi lo ha detto che l'informazione gratis in Rete non paga? Beh, su questo c'è parecchio da discutere, come infatti avviene in questi giorni su </span><a href="http://www.mlist.it/" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Mlist</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Io preferisco, per il momento restare più sul weblog che sulla me-zine. Anche perché, in parte, concordo con l'opinione di Mr Talbot di Salon.com il quale afferma che una me-zine non è altro che "one-man vanity presses." Come sempre però non si può giudicare a priori e sparare nel mucchio. Ci sono alcuni casi come, ad esempio, quello di </span><a href="http://www.gandalf.it/" target="_blank"><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Gandalf.it</span></a><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">, che mi fanno dire: se la vanità porta tanta qualità di informazioni ed opinioni, viva la vanità! ;-)</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-18850995679840870092001-07-09T22:30:00.000+02:002008-04-11T22:33:36.323+02:00Lamentele sui voli aerei<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Non pensavo esistessero così tanti siti che danno spazio alle lamentele ai passeggeri dei voli aerei. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Invece oggi ho trovato un articolo sull'</span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Economist</span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> che ne elenca addirittura sette. Peccato che quello con il nome più accattivante, </span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Americanairlinessucks.org</span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> in realtà non sia ancora attivo...</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Naturalmente c'è anche chi della lamentela fa un business. Molto professionale è </span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><strong>PlanetFeedback</strong></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">, che da spazio ad ogni tipo di feedback: lamentele, complimenti, suggerimenti e domande. Bella l'idea della community, nello spazio '15 minuti di gloria' vengono infatti riportati i commenti più recenti postati dagli utenti iscritti. Moooolto americano... ;-)</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-16416342485723014632001-07-09T22:26:00.000+02:002008-04-11T22:29:21.772+02:00Motori di ricerca e liquidità<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">I <strong>motori di ricerca</strong> sono ancora alla ricerca, scusate il gioco di parole, di far quadrare i conti. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Lo scrive </span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><strong>Upside.com</strong></span><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> anticipando online un articolo che sarà pubblicato sul numero in edicola ad agosto. Lo scorso agosto ha chiuso i battenti Go.com, nato alla Disney da una costola di Infoseek e rivelatosi, per l'appunto, un fallimento.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"> Ma neppure gli altri godono di grande salute tanto che in molti hanno scelto di proporsi piuttosto come portale delegando in outsourcing le funzionalità di ricerca, giudicata troppo cara da gestire.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-89035245351528950692001-07-05T22:37:00.000+02:002008-04-11T22:39:51.344+02:00Quante volte al giorno controllate l'email?<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Quante volte al giorno controllate l'eMail?</span><br /><span style="font-family:Verdana;font-size:85%;"></span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Secondo uno studio di <strong>Gartner</strong>, ogni persona spende ogni giorno circa <strong>49 minuti</strong> per controllare la posta elettronica.</span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Il 42% degli intervistati non manca di leggere l'eMail quando è in vacanza ed il 23% ci da un'occhiata anche nel week-end. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Durante la settimana lavorativa il 53% degli utenti business controlla la posta sei o più volte al giorno, mentre il 34% lo fa costantemente.</span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1961995890161242748.post-75244390826642948352001-07-03T22:44:00.001+02:002008-04-11T22:49:02.485+02:00Fine della pausa di riflessione<span style="font-family:verdana;font-size:85%;">Ok, pausa di riflessione conclusa. Ricomincio a parlare di cose quasi sensate.<br /><br />Inizio con <strong>Clickz.com</strong>. Comincia a deludermi. I contenuti stanno scendendo di livello. Ci sono si e no quattro articoli al giorno. E poi è onnipresente quel Dana Blankenhorn, che ogni giorno scrive di un argomento diverso. Ok, che è una giornalista professionista, ma come si fa a parlare di tutto un po' saltando, come si dice dalle mie parti, di palo in frasca? E' solo invidia la mia? Un po' si, lo confesso ma, per fortuna, l'invidia non è una delle mie doti.<br /><br />:::<br /><br />Secondo argomento della giornata. Mi piace leggere qua e là dei <strong>fallimenti delle dot.com</strong>. Non perché goda delle disgrazie altrui ma piuttosto perché credo che sia un buon modo per imparare quali sono gli errori da evitare e quali, invece, le strade da seguire. </span><br /><span style="font-family:verdana;font-size:85%;"><br />Oggi sono capitata di nuovo sul sito di <strong>Webmergers</strong>, proveniente da un articolo su <strong>Technews.com</strong> dove si affermava che il numero di fallimenti nello scorso mese è rimasto stabile (wow! Che sia passata la crisi? Mmmm, non ancora credo).<br /><br />Il fatto che mi ha colpito di Webmergers è che ospita un'intera sezione per chi vuole 'vendere una dot.com'! Una sorta di mercatino dell'usato con le grandi occasioni ed magari anche i saldi di fine stagione. Favoloso !?! Se vinco al SuperEnalotto quasi quasi vado a fare shopping da quelle parti :-) </span><br /></span>Piccolo Elfohttp://www.blogger.com/profile/00104246581483228257noreply@blogger.com