tag:blogger.com,1999:blog-1947354514393870021.post-59018870376826445252008-01-30T02:00:00.000+01:002008-01-30T02:03:03.255+01:0030 GENNAIO:GIORNATA DELLA NONVIOLENZA E DELLA PACEdi Mao Valpiana direttore di "AZIONE NONVIOLENTA"<br /><br />Se oggi la nonviolenza di Mohandas Gandhi (1869-1948) ha cittadinanza politica anche in Italia, lo dobbiamo ad Aldo Capitini (1899-1968), filosofo e fondatore del Movimento Nonviolento. Senza il lavoro intellettuale di Capitini, la figura di Gandhi sarebbe probabilmente ancora confinata solo nell'ambito religioso. Già negli anni Trenta l'antifascista Aldo Capitini scopre la dimensione politica di Gandhi e intravede nella non-collaborazione la forza capace di sconfiggere l'oppressione del regime e la via della resistenza nonviolenta all'ormai prossimo conflitto mondiale. Capitini studia pensiero e azione del Mahatma e introduce nel dibattito etico-politico il discorso sui mezzi e i fini, concentrandosi soprattutto sul "metodo" per portare avanti la lotta: «Fra mezzi e fini vi è la stessa relazione che esiste fra seme e albero». Durante il regime fascista Capitini diventa un punto di riferimento per molti giovani ma rimane isolato sul piano politico: «Mi decisi al vegetarianesimo nel 1932, quando, nell'opposizione al fascismo, mi convinsi che l'esitazione ad uccidere animali avrebbe fatto risaltare ancora meglio l'importanza del rispetto dell'esistenza umana». Rovesciando l'antico detto latino "Si vis pacem, para bellum" Capitini imposta il suo lavoro culturale sull'ipotesi "Se vuoi la pace, prepara la pace" e diventa così il teorico dell'obiezione di coscienza. E' nel 1948, con la prima obiezione di coscienza antimilitarista di Pietro Pinna, che dal pensiero si passa all'azione. Capitini assume un impegno costante a sostegno degli obiettori, organizzando nel 1950 a Roma il primo convegno italiano sul tema; nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi, promuove un convegno internazionale per la nonviolenza. Al termine dei lavori costituisce un Centro di coordinamento internazionale per la nonviolenza, il nucleo di persone che avrebbero poi dato vita alla prima Marcia per la pace Perugia-Assisi e quindi al Movimento Nonviolento, nel 1961. E' sempre Capitini a valorizzare e far conoscere in Italia e all'estero la figura di Danilo Dolci che considera "il Gandhi italiano" (suo il primo digiuno politico, nel 1952, sul letto di un bambino morto di fame in Sicilia). Nell'incessante lavoro di diffusione della nonviolenza gandhiana, Capitini viene invitato a Barbiana da Don Lorenzo Milani, il quale poi citerà Gandhi nella sua famosa lettera ai cappellani militari L'obbedienza non è più una virtù .Capitini muore nel 1968. Il movimento studentesco e operaio sta preparando una stagione di lotte che affonda le radici ideologiche nel marxismo. La nonviolenza viene lasciata da parte, dimenticata, quando non derisa o considerata merce "borghese". Solo un drappello di giovani obiettori, cattolici o radicali, tiene vivo il riferimento a Gandhi. Gli altri preferiscono fare la naja come "proletari in divisa" contro l'esercito dei padroni. La battaglia civile per la legge sull'obiezione antimilitarista (che arriverà nel 1972) viene condotta con metodi nonviolenti (marce, digiuni, sit-in) da piccoli gruppi come il Movimento Nonviolento, il Movimento Internazionale per la Riconciliazione e il Partito Radicale. I testi di Gandhi cominciano a trovare cittadinanza soprattutto in ambienti religiosi del dissenso cattolico (Padre Balducci, Dom Franzoni) o valdesi. Ma è con l'approvazione della legge sull'obiezione che i piccoli e marginali movimenti nonviolenti italiani iniziano a confrontarsi con partiti e istituzioni. Negli anni '80 e ‘90 due partiti hanno inserito nei loro statuti fondativi il termine "nonviolenza": il Partito Radicale e la Federazione dei Verdi, ma l'esito non è stato all'altezza delle aspettative. Il primo, dopo la stagione movimentista, si è trasformato più decisamente in partito e ha assunto persino posizioni favorevoli ad interventi militari ed armati. I secondi hanno assunto posizioni più vicine al pacifismo generico ma dopo dilanianti contrasti interni hanno decisamente scelto di assumere la tradizionale forma partito abbandonando la spinta iniziale che veniva dal basso (con l'unica luminosa eccezione di Alexander Langer, vero amico della nonviolenza, che ha saputo fare politica senza mai tradire la sua vocazione francescana). Ora anche esponenti del pensiero comunista guardano alla nonviolenza riconoscendo che non si può più prescindere da un confronto con essa. Se è vero che la nonviolenza non può essere arrogante nei confronti di altre storie o culture a meno di contraddire la sua stessa aspirazione, è anche vero che chi arriva alla nonviolenza dopo aver percorso strade molto diverse, dovrebbe avere un atteggiamento di umiltà e riconoscenza verso chi ha tenuto accesa questa fiammella, spesso in solitudine. Il Movimento Nonviolento non pretende di esaurire in se stesso la proposta della nonviolenza che, come diceva Gandhi, è «antica come le montagne», ma la via italiana alla nonviolenza non può che passare da questa storia.<br /><br />tratto dal settimanale di liberazione di questa settimanaAthoshttp://www.blogger.com/profile/02528727965934525435noreply@blogger.com