tag:blogger.com,1999:blog-192219752009-07-17T20:36:16.601+02:00NonSoloNoirfabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.comBlogger236125tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-17324744169869639512009-07-17T10:24:00.012+02:002009-07-17T20:36:16.614+02:00L- Stanley Ellin: Specchio delle mie brame<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SmA7qAFblDI/AAAAAAAAAno/15BQkL3-o0g/s1600-h/specchio+delle+mie+brame.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 215px; height: 360px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SmA7qAFblDI/AAAAAAAAAno/15BQkL3-o0g/s320/specchio+delle+mie+brame.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359349149334213682" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">“Riconosco la pistola. La donna non so chi sia. Cionondimeno, la pur schifosa logica, tremolante e sudaticcia, mi suggerisce che se la donna giace sul pavimento del bagno del mio appartamento di Sheridan Square nel Greenwich Village, sbarrato e protetto da telecamere a circuito chiuso e si trova seminuda così da far pensare che non sia lì per caso, tra di noi si sarebbe potuto fare qualche collegamento. Essenzialmente di tipo fisico.”</span>(1)<br /></div><div style="text-align: justify;"><br />Peter Hibben, pezzo grosso della McManus e Naish, grande casa editrice americana con sedi in tutto il mondo e un catalogo di grande prestigio, è poco più di un uomo qualunque. Un qualunque tizio maturo con un matrimonio fallito alle spalle e un figlio adolescente a carico. Un tipo un po’ cinico, abituato a vivere al di sopra delle sue possibilità, decisamente stressato, vagamente irresponsabile, ma niente di più.<br />Come spiegare, allora, il cadavere della prostituta che giace senza vita nel bagno del suo appartamento? E che dire dei suoi inspiegabili vuoti di memoria?<br />Che cosa stava facendo Hibben mentre la donna, misteriosamente introdottasi nell’appartamento, veniva uccisa con la sua pistola?<br /><br />Servendosi di un registro basso, colloquiale, piacevolmente intimo, ironico e sboccato, perfetto per la trascrizione del parlato del cinico Hibben, Ellin ricostruisce gli avvenimenti attraverso un folle monologo interiore fitto di eminenti rappresentanti del senso comune e figure tipiche del vivere sociale nella nevrotica New York -avvocati senza scrupoli, distaccati psicanalisti, ricchi ebrei, anziani borghesi, protestanti dalla morale facile e una ex moglie sul piede di guerra- che solo incidentalmente hanno un volto preciso e una fisionomia nota, ma che svolgono, in realtà, una funzione strettamente simbolica...<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SmA7_re4IcI/AAAAAAAAAnw/mAZy_CTSRNI/s1600-h/stanley_ellin.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 189px; height: 284px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SmA7_re4IcI/AAAAAAAAAnw/mAZy_CTSRNI/s320/stanley_ellin.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359349521760920002" border="0" /></a><br />L’assunto psicologico di base non sarà forse dei più solidi(2), ma il racconto, che si pone, in un gioco di rimandi tra letteratura “alta” e “bassa”, a metà strada tra <span style="font-style: italic;">Il lamento di Portnoy</span> di Philip Roth e <span style="font-style: italic;">Volevo Uccidere Johhny Fry</span> di Walter Mosley, tra la nevrastenia intellettualoide del primo Woody Allen e la tragica risolutezza del protagonista di <span style="font-style: italic;">New York Blues</span> di Cornell Woolrich, funziona, ed è assolutamente unico nel suo genere: sorprendente, psicologico e introspettivo, sopra le righe, iper-simbolico, denso di un’atmosfera classica (ricorda, per costruzione e meccanica, il David Goodis di <span style="font-style: italic;">Il vuoto nella mente</span> e il Woolrich di <span style="font-style: italic;">Sipario nero</span>), debitore dello <span style="font-style: italic;">stream of c</span><span style="font-style: italic;">onsciousness</span> nella sua rilettura beat, ma chiaramente concepito nel clima della psicanalisi “deviata” (almeno secondo le scuole freudiano-ortodosse) di Wilhelm Reich e delle teorie di Marcuse, <span style="font-style: italic;">Specchio delle mie brame</span> poggia sul conflitto tra il libero desiderare ("illecito") di un singolo, e la "tranquilla" normatività della morale borghese. Nel tentativo di risolvere il conflitto su un piano simbolico(3), il protagonista, incapace di accettare i suoi istinti fino in fondo, evoca una serie di figure "istituzionali" chiamate a giudicarlo e, quando la frattura si rivela insanabile, si trova costretto a scegliere un destino tragico in maniera del tutto deliberata e consapevole.<br /><br />Scritto nel 1972 e premiato, nel 1975, con il prestigioso <span style="font-style: italic;">Grand Prix de Littérature Policière</span>, <span style="font-style: italic;">Specchio delle mie brame, </span><span>di Stanley Ellin</span><span style="font-style: italic;">, </span><span>è </span><span>un</span> piccolo capolavoro del genere, inspiegabilmente uscito fuori catalogo da oltre 10 anni; l'ultima edizione, proposta da Einaudi nella defunta collana "Vertigo", risale infatti al 1998.<br /><br /><br /><br />(1)Stanley Ellin, <span style="font-style: italic;">Specchio delle mie brame</span>, Anabasi, Milano 1995, p. 10.<br />(2)Paradossalmente, le incursioni introspettive più credibili e convincenti della storia del “nero” mondiale risalgono ad un’epoca precedente alla scoperta dell’inconscio, un periodo nel quale la semplice “informazione” condotta, nel migliore dei casi, attraverso la consultazione di testi e trattati psicanalitici, era assolutamente impossibile, e la ricostruzione psicologica fondava, anche nel caso delle menti "deviate", su sporadiche osservazioni empiriche, esperienze personali, tentativi di identificazione (empatici o meno) e solide riflessioni filosofiche (si pensi, per limitarsi all'esempio più ovvio, al Dostoevskij di <span style="font-style: italic;">Delitto e Castigo</span>).<br />(3)Ma i due piani, il reale e il simbolico, si confondono sotto gli occhi del lettore (anzi, è proprio grazie a questa confusione, che l'effetto sorpresa funziona), e il romanzo si sottrae a tutte le categorie narratologiche mettendo alla prova il vecchio concetto di focalizzazione...<br /><br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-1732474416986963951?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-45244572312119030682009-07-02T14:04:00.006+02:002009-07-02T14:42:26.185+02:00L- Barbara Baraldi: La casa di Amelia<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Skyi7mLYJjI/AAAAAAAAAnY/o8hyxyG8Xp0/s1600-h/cover-casa-di-amelia.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Skyi7mLYJjI/AAAAAAAAAnY/o8hyxyG8Xp0/s320/cover-casa-di-amelia.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5353833201780926002" border="0" /></a>Depressione, paura, sensi di colpa, isolamento; da quando è sopravvissuta agli attacchi di Alex e Marina, due folli omicidi conosciuti per via telematica, la giovane Amelia, ragazza un tempo assetata di vita, si è ridotta ad un volontario esilio all’interno della casa della nonna da poco scomparsa.<br />Per superare dolore e rimorso(1) e scacciare gli incubi, ha organizzato la sua nuova vita secondo una serie di stretti rituali; eppure l’orrore che la perseguita è riuscito a scavare un varco all’interno della cornice familiare e “rassicurante” del suo appartamento di Trieste: è cominciato tutto con la scomparsa dell’unico amico rimasto, il gatto Stitch, che ha improvvisamente rivelato la sua natura di traditore; poi i consueti incubi si sono intensificati, le telefonate anonime sono diventate sempre più frequenti e minacciose, e una misteriosa lettera cifrata ha definitivamente incrinato la precaria “tranquillità” della ragazza... E proprio nel momento in cui madre e cugina, ormai al colmo della preoccupazione, erano sul punto di trascinarla fuori dal suo isolamento ai limiti del patologico.<br />Tra oscuri presentimenti e segni palpabili, Amelia si rende conto che i mostri che tornano dal passato sono molto più reali di quanto lei stessa non fosse, in un primo momento, disposta a credere, e che non le basterà cambiare abitudini, look e appartamento per crearsi una nuova vita: per riconquistare la normalità, dovrà tornare nella casa dell’orrore -la villa immersa nelle campagne di Ferrara all’interno della quale ha già rischiato la morte- e affrontare i suoi fantasmi in maniera definitiva…<br /><br />Concepito come seguito di <span style="font-style: italic;">La collezionista di sogni infranti</span> (ma leggibile, con un leggero sforzo iniziale, come opera a se stante), <span style="font-style: italic;">La casa di Amelia</span> è un romanzo di forte impatto “visivo”, che gioca con una cornice da “fiaba nera” per rinnovare modi di confine tra il thriller letterario e l’horror-thriller cinematografico “all’italiana”. La vicenda, narrata tra prima e terza persona in un montaggio che alterna soggettive, descrizioni ambientali e auto-riflessione(2), e con ricorso ad un registro misto, fatto di termini volutamente “gotici” e assolutamente quotidiani(3), scorre “liscia” (dal punto di vista del lettore, s’intende), tra premonizioni, immagini mniacciose e rovesci reali, curiose citazioni cinematografiche(4) (usate anche come materiale metanarrativo “utile” allo scioglimento dell’intreccio), atmosfere surreali e vero orrore, descrizioni equilibrate, trovate fantasiose e risvolti soprannaturali che, come nei migliori esempi del genere, si appianano sul finale riportando in primo piano, attraverso piccoli, perfetti colpi di scena, sequenze d’inseguimento, colluttazioni, inganni e depistaggi, la pura e semplice malvagità umana.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">La casa di Amelia</span> di Barbara Baraldi è edito da Perdisa.<br /><br /><br /><br />(1)Già, perché per liberarsi dei suoi assalitori Amelia si è data un bel po’ da fare, tanto da lasciarsi alle spalle due cadaveri…<br />(2)Così mi sembra si possano interpretare molti dei passaggi in terza persona…<br />(3)Questa scelta linguistica, che da un lato rispecchia il gusto di Amelia (che, in quanto “ballerina vestita di un nero tutu di pizzo e texani in cuoio” [Barbara Baraldi, <span style="font-style: italic;">La casa di Amelia</span>, Perdisa, Bologna 2009, p. 58], pare uscita dritta dritta da <span style="font-style: italic;">Il cielo sopra Berlino),</span> rende, d'altra parte, perfettamente, l’irrompere dell’orrore nella vita quotidiana.<br />(4)Tutto mi sarei aspettato di incrociare, tra le pagine di <span style="font-style: italic;">La casa di Amelia</span>, meno che i nani da giardino di <span style="font-style: italic;">Il favoloso mondo di Amélie</span>, eppure la citazione si rivela, sul lungo termine, non solo azzeccata, ma funzionale allo scioglimento della trama.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-4524457231211903068?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-48152622522397019472009-06-24T14:30:00.001+02:002009-06-24T14:34:00.158+02:00L- Edward Bunker: Mia è la vendetta<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SkDY1JtOIaI/AAAAAAAAAnI/cjyPjFNDy7c/s1600-h/mia%C3%A8lavendetta.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 225px; height: 349px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SkDY1JtOIaI/AAAAAAAAAnI/cjyPjFNDy7c/s320/mia%C3%A8lavendetta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350514764966404514" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">St. Joseph's Medical Center, Burbank,19 giugno 2005. Il settantunenne Edward Bunker, da tempo malato di cancro, perde la vita a causa di complicazioni sopraggiunte nel corso di un’operazione chirurgica; ha al suo attivo 7 importanti romanzi, partecipazioni in veste di attore e di “consulente tecnico” a una serie di film spesso pregevoli (1), e, in un cassetto, il manoscritto di un’opera incompiuta: una raccolta di racconti d’argomento carcerario, ambientati tra Folsom, San Quentin e Soledad (tutte prigioni delle quali l’autore aveva una conoscenza diretta), che, letti nell’insieme, avrebbero costituito una vera e propria storia dei rapporti razziali dentro e fuori dalle prigioni.<br />Da tempo preannunciata all’agente Nat Sobel, ma ferma, alla morte dell’autore, ad uno stato poco più che embrionale(2), l’opera è stata recentemente risistemata, rieditata e proposta in anteprima mondiale ai lettori italiani con il titolo di <span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Giustizia a Los Angeles, 1927</span>: Booker Johnson, giovane nero incensurato finisce nei guai per aver “preso in prestito”(3) una Packard dall’autofficina nella quale è impiegato, ma una volta chiuso in carcere, si rende colpevole dell’aggressione di una guardia dalle ovvie tendenze razziste.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Dentro la casa di Dracula</span>: Anni ’70, un condannato a morte raggiunge il carcere di San Quentin, dove lo aspetta “una morte lunga e lenta”(4).<br /><br /><span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>: Soledad, fine anni ’60; colpito dalla morte di un “fratello”, ammazzato dalla negligenza di una guardia, il duro George Jackson, un concentrato di muscoli, coscienza politica e orgoglio razziale, decide di vendicarsi uccidendo un secondino. Riconosciuto e denunciato da un galeotto interessato ad uno sconto di pena, Jackson viene condannato a morte; il 7 agosto 1970, durante una seduta di processo, tenta però la fuga in armi dalle sale della "Marin County Superior Court".<br /><br /><span style="font-style: italic;">Morte di una spia</span>: Il tentativo di uccisione di un "infame" fallisce per l’intervento di un’infermiera spaventata, e uno dei responsabili muore sotto i colpi di manganello delle guardie.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Fuga dal braccio della morte</span>: Una banda di detenuti di ogni razza e colore prepara l’evasione dal braccio della morte, ma qualcosa va storto e, nel tentativo di salvare la vita ad una guardia carceraria dall’animo insolitamente gentile, un condannato a morte spara a un paio di compagni mandando tutto a monte.<br /><br /><br />I racconti inediti di <span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>, cinque piccole gemme dure e grezze, lucide e preziose sotto la superficie "da limare", mostrano una maturità, una serietà quasi irrintracciabile nelle opere precedenti, un'intenzione fermamente morale (ma non moralistica) dettata innanzitutto dalla scelta di campo: occuparsi della questione razziale assumendo (quasi sempre) il punto di vista dei neri e ripercorrendo, tra aneddoti appresi in galera e testimonianze dirette, tra conoscenza in prima persona, avvenimenti storici e mitologia carceraria, alcuni periodi “caldi” del secolo scorso, dagli anni ’30 ai ‘70, passando per i ’50, incrociando il movimento per i diritti dell’uomo, la <span style="font-style: italic;">New Left</span> americana, la nascita delle Pantere Nere e le gesta dei leggendari Fratelli di Soledad.<br />In secondo luogo, è la scelta narrativa a convincere: niente spacconerie né divagazioni, niente inutili artifici; solo un realismo distaccato ma partecipe, obbiettivo e tutt’altro che freddo, che lascia spazio, accanto ai consueti carcerati innocenti, persino a secondini onesti, e delinea alla perfezione il fallimento dell’istituzione carceraria e delle sue pretese punitive, riedcuative, di deterrenza e reinserimento(5).<br />Interessantissimo, per gli appassionati di letteratura di genere, il racconto di chiusura, <span style="font-style: italic;">Fuga dal braccio della morte</span>, che porta in secondo piano la questione razziale e si impone -in quanto cronaca della redenzione(6) interrotta e impossibile di un colpevole che paga le sue colpe con il sangue- come perfetto, concentratissimo esempio di morale noir all'americana(7).<br /><br />Peccato per la traduzione, che dimostra, qua e là, qualche incertezza(8), comunque insufficiente a rovinare un’opera già perfetta per quanto incompiuta e ritoccata da editor e agenti…<br /><br />La raccolta <span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>, di Edward Bunker, è edita in Italia da Einaudi.<br /><br /><br /><br />(1)Uno su tutti <span style="font-style: italic;">Le Iene</span> di Q. Tarantino, nel quale l’autore vestiva i panni di Mister Blue.<br />(2)Nella lettera a Nat Sobel ora leggibile in Edward Bunker, <span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>, Einaudi, Torino 2009, pp.V-IX., si parla di un “grosso volume”; a noi sono arrivati, invece, solo cinque brevi racconti riguardanti un arco temporale piuttosto ristretto. Tra il materiale mai scritto sarebbe figurata anche una storia esplicitamente incentrata “sulla guerra razziale nelle prigioni”.<br />(3)Negli USA, il “Joyriding”, che consiste nel sottrarre un veicolo per un tempo limitato, per "fare un giro" o per il semplice piacere di guidare, è un reato ben distinto dal furto d’auto.<br />(4)Ivi, p. 75.<br />(5)La vanità di questa pretesa di funzionare da mezzo di reinserimento e deterrenza risulta particolarmente ovvia dalla lettura dei racconti di <span style="font-style: italic;">Mia è la vendetta</span>: in almeno un paio di casi, l’accoglienza dolente da parte di guardie di buon cuore (Cfr. <span style="font-style: italic;">Dentro la casa di Dracula</span> e <span style="font-style: italic;">Fuga dal braccio della morte</span>) porta alla luce l’incapacità degli ex-detenuti a riadattarsi al mondo “di fuori” e a stare lontani dal cimine…<br />(6)La volontà di redenzione del protagonista, indotta non dalla “rieducazione” carceraria ma dal riconoscimento della solidarietà e dall’umanità dimostrate dal sergente Blair nel corso delle “permanenze” in carcere, è perfettamente testimoniata dalla tragica scelta finale...<br />(7)L'assunto secondo il quale "il crimine non paga", introdotto nel genere in maniera più o meno forzata con l'entrata in vigore del codice Hays, ha nel tempo assunto un valore esistenziale: come tentativo di tirarsi fuori da una condizione di miseria (reale o semplicemente avvertita), il delinquere rappresenta un modo della riscrittura del se', dell'imposizione della volontà individuale sulla natura e sulla società; in quanto unico modo possibile e tentativo inevitabilmente destinato a fallire, però, proprio il crimine decreta la sconfitta (e spesso la morte...) del protagonista, catapultando il racconto in una dimensione neo-tragica e fatalista.<br />(8)A pagina 61 si legge: “sarebbe morto in prigione 54 anni dopo. Nove di loro rimasero nel braccio della morte per aver colpito una guardia con un orinale” (in realtà “sarebbe morto in prigione 54 anni dopo. Nove dei quali trascorsi nel braccio della morte, per aver colpito una guardia con un orinale”); a pagina 70 si usa a sproposito il termine “trafugare” nel senso di “occultare”, introdurre illegalmente ecc. ecc.</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-4815262252239701947?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-32689275095720346712009-06-24T05:21:00.002+02:002009-06-24T05:24:36.017+02:00L- Walter Mosley: Senzapaura Jones<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SkGcabmHdBI/AAAAAAAAAnQ/vcfwxyW2rDE/s1600-h/365_tout_edsel.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 292px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SkGcabmHdBI/AAAAAAAAAnQ/vcfwxyW2rDE/s320/365_tout_edsel.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350729810191021074" border="0" /></a><br />Pubblicata su Sugarpulp una mia recensione del romanzo<span style="font-style: italic;"> </span><span style="font-style: italic;">Senzapaura Jones </span>di <span style="font-style: italic;">Walter Mosley</span>.<br />La recensione è leggibile <a href="http://www.sugarpulp.it/critica/senzapaura-jones-di-walter-mosley">qui</a>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-3268927509572034671?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-61513498438651431392009-06-17T18:29:00.009+02:002009-06-17T19:04:32.574+02:00L- Jakob Arjouni: Happy Birthday, Turco!<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjkaTispz0I/AAAAAAAAAnA/zUjNuYkASTw/s1600-h/Happy-birthday-turco.gif"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 229px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjkaTispz0I/AAAAAAAAAnA/zUjNuYkASTw/s320/Happy-birthday-turco.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5348334955513106242" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">"Feci rotta verso il primo fast-food e ordinai tre birre. Avevo il mento piuttosto malridotto e il topolino dietro il bancone fece una smorfia di disgusto.</span><br /><span style="font-style: italic;">'È solo trucco, sorella. Vengo dal teatro qui di fronte, sono in pausa'.</span><br /><span style="font-style: italic;">Si mise a ridere.</span> <span style="font-style: italic;">'Oh, mi spiace, sembra proprio vero. Che cosa danno?'</span><br /><span style="font-style: italic;">'Giulietta e Romeo di Shakespeare in una versione moderna orientalesistenzialista alternativa ai modelli interpretativi europei tradizionali'.</span><br /><span style="font-style: italic;">Annuì con aria seria e disse: 'Ah, sì'.</span><br /><span style="font-style: italic;">Fece una pausa e chiese: 'E che cosa succede?'</span><br /><span style="font-style: italic;">'Romeo incontra Alì Babà e baratta Giulietta con i quaranta ladroni'"(1).</span><br /></div><br /><br />1984. il muro di Berlino è ancora lungi dal cadere, il mondo è diviso in due blocchi contrapposti, Konstantin Černenko è presidente dell’Unione Sovietica; negli USA, il settantatreenne Ronald Reagan inizia il suo secondo mandato alla casa bianca e in Europa si respira l’aria pesante della guerra fredda.<br />Intanto, a Francoforte, la comunità turca saluta il suo primo detective privato “regolare”: non si sa come, né perché, ma l’inesperto e scalcagnato Kemal Kayankaya è riuscito ad ottenere una licenza da investigatore. Così, quando il turco Ahmed Hamul perde la vita in circostanze misteriose, è proprio all’esordiente Kayankaya che la moglie della vittima, la giovane vedova Ilter, giustamente diffidente nei confronti degli ufficiali di polizia, affida le indagini.<br />Muovendosi, più a casaccio che secondo un progetto preciso, tra barucci e bordelli, vicoli oscuri, locali notturni e chioschetti, e salvandosi miracolosamente da agguati e aggressioni di spacciatori, guardie, sbirri corrotti, protettori sul piede di guerra e buttafuori, Kayankaya riesce a far luce sulla morte del suo connazionale e portare allo scoperto un losco traffico di stupefacenti…<br /><br />La narrazione, americana nei dialoghi (almeno in quelli “seri”) e nelle descrizioni, è deformata attraverso moduli eroicomici che non arrivano mai ad intaccare l’intreccio, duro, teso, ritmato, irrealisticamente reale(2), secondo i migliori canoni del genere.<br />Lo sfondo multi-raziale inserisce una piacevole variazione(3) su un tema antico: quello del detective privato solo e squattrinato, vagamente emarginato, ma dotato di una spiacevole testardaggine e di una chandleriana(4), deprecabile, ipertrofia del senso di giustizia, a confronto con un mondo duro, ipocrita, falso, corrotto.<br />I personaggi sono piacevoli, sfaccettati, ben definiti, il ritmo è ideale, senza strappi e senza eccessivi rallentamenti; l’intreccio è ben congegnato e i dialoghi sono perfetti.<br /><br />Primo capitolo della serie di romanzi aventi per protagonista Kayankaya e libro d’esorido dell’allora ventunenne Jakob Arjouni, <span style="font-style: italic;">Happy Birthday, Turco!, </span>testo chiave del nuovo thriller tedesco, è stato recentemente riproposto da Marcos y Marcos nella super-economica, neonata, collana Minimarcos.<br /><br /><br />(1) Jakob Arjouni, <span style="font-style: italic;">Happy Birthday, Turco!</span>, Marcos y Marcos, Milano 1993, p. 56.<br />(2) Siamo alle solite: come fa un tipo senza esperienza né preparazione a sopravvivere agli assalti e le percosse di una serie di picchiatori e stimati “professionisti del settore”? ma d’altra parte il superomismo dei protagonisti è uno dei caratteri che gli amanti del genere thriller e dell'hard-boiled hanno imparato ad accettare, se non proprio ad amare…<br />(3) Paragonabile (nonostante le ovvie differenze tra la situazione razziale nella Germania di metà anni ’80, e quella dell’America degli anni ’50) a quella messa in scena da Walter Mosley nei suoi hard-boiled afroamericani.<br />(4) Non a caso Kayankaya è stato definito "il Marlowe turco-tedesco".<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-6151349843865143139?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-69581137489513244482009-06-11T21:37:00.004+02:002009-06-11T22:30:15.755+02:00L- Simone Sarasso: Confine di stato<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjFdT5_XiPI/AAAAAAAAAm4/XvHD2qsCsIA/s1600-h/sarasso.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 203px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjFdT5_XiPI/AAAAAAAAAm4/XvHD2qsCsIA/s400/sarasso.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5346156829230991602" border="0" /></a>Pubblicata su Sugarpulp una mia recensione del romanzo<span style="font-style: italic;"> Confine di stato</span> di Simone Sarasso.<br />La recensione è leggibile <a href="http://www.sugarpulp.it/critica/confine-di-stato-di-simone-sarasso">qui</a>.</div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-6958113748951324448?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-6369762955970626932009-06-10T22:40:00.011+02:002009-06-11T00:42:08.176+02:00L- Richard Brautigan: American Dust<div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjArKBidMTI/AAAAAAAAAmw/lI_RXxDI2bY/s1600-h/oregon.gif"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 232px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SjArKBidMTI/AAAAAAAAAmw/lI_RXxDI2bY/s400/oregon.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345820208900419890" border="0" /></a><small style="font-family:trebuchet ms;">(Foto: <span style="font-style: italic;">Oregon</span>, di Ryan McCoy, http://shortleaf.com)</small><br /></div><div style="text-align: justify;"><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">"Vorrei che invece di proiettili mi fosse venuta voglia di un hamburger. C’era un ristorante proprio di fianco all’armeria. Facevano degli ottimi hamburger, ma non avevo fame.</span> <span style="font-style: italic;">Per il resto della vita penserò a quell’hamburger. Mi siederò lì, al bancone, tenendolo tra le mani, con le lacrime che mi scorrono lungo le guance. La cameriera guarderà altrove perché non le piace vedere i ragazzini piangere mentre mangiano hamburger e poi non vuole mettermi in imbarazzo"</span>(1).<br /></div><br />Usa, 1972; in un momento di folgorante lucidità autoriflessiva, un uomo poco al di sotto della quarantina rievoca, con tono già vecchio, stanco, distante, alcuni tra i momenti più importanti della sua infanzia, dal trasferimento in un appartamento attiguo alla sede di un’agenzia di pompe funebri alla comprensione dell’ineluttabilità della morte, dall’incontro con un vecchio eremita stabilitosi (ai tempi della Grande Depressione) in una baracca costruita alla meglio in riva ad un laghetto senza nome alla scoperta di una strana coppia di coniugi obesi pronti ad allestire, quotidianamente, un piccolo salotto all'aperto (con tanto di divani, poltrone, tavoli e lampade) per dedicarsi comodamente alla pesca dei pesci gatto, dall’amicizia con il giovane David al tragico incidente destinato a mettere fine ai suoi giorni ormai (quasi) felici, costringendolo ad un prematuro passaggio all’età adulta…<br /><br />La rievocazione semi-autobiografica di Brautigan procede sicura ed elegante in una serie di piccoli frammenti, rapidi chiaroscuri appena abbozzati (ma con mano pesante e forti contrasti…) al carboncino, divisi tra prodezze stilistiche e sperimentazione linguistica(2), tra tensione lirica e tirate beat, e disposti a spirale, come in un progressivo avvicinamento all’evento centrale dell’incidente di caccia, al quale il protagonista allude fin dall'incipit, ma che diventa chiaro solo nelle ultime pagine.<br />Il racconto, introspettivo e personale, sembra opera di una voce vera, leggermente reticente, come se il narratore fosse colto nel deliberato, maldestro, tentativo di spostare lo sguardo su piccoli incidenti e fatti di poco conto per distoglierlo da un evento traumatico, ma il quadro generale delineato dai particolari è una perfetta ricostruzione (poetica, nostalgica, ma del tutto priva di moralismo) dell’America polverosa del secondo dopoguerra: un’America ancora viva e vitale, ma non più vitalista nel senso ingenuo del termine, il paese degli hamburger e delle pallottole, una mitica terra di frontiera dove "non era affatto insolito [...] vedere dei bambini andarsene tranquillamente in giro con dei fucili"(3), senza che per questo la gente si sentisse in dovere di chiamare la Guardia Nazionale(4), ma dove lo scatto di un grilletto era pur sempre sufficiente (e la vicenda del protagonista/narratore, riuscita traduzione, sul piano personale, dell'evoluzione dell'intera nazione, sembra testimoniarlo perfettamente) per segnare il passaggio diretto dall'infanzia alla maturità; un luogo già pieno di contraddizioni, di miseria(5) e di lati oscuri, colto sul punto di cedere alle pressioni di una modernizzazione disumana e raccontato giusto in tempo, prima che il "vento si portasse via tutto".<br /><br />Tradotto da Enrico Monti con il solito, apprezzabile, gusto per le costruzioni americane (non è una novità: sue sono le meravigliose, recenti, versioni di <span style="font-style: italic;">Il mostro degli Hawkline</span> e <span style="font-style: italic;">Una donna senza fortuna</span>), scelta che contribuisce a ricreare nel testo italiano parte del fascino stridente e straniato della narrazione originale, <span style="font-style: italic;">American Dust</span>, di Richard Brautigan è edito in Italia da ISBN.<br /><br /><br /><br />(1) Richard Brautigan, <span style="font-style: italic;">American Dust, prima che il vento si porti via tutto</span>, ISBN, Milano 2005, p. 13.<br />(2) Sfondando tutti i canoni del realismo classico, filone al quale il romanzo appartiene, almeno fino ad un certo punto, per tematica e stile, il narratore si rivolge al lettore servendosi di riferimenti tipografici ed editoriali.<br />(3) Ivi, p. 91.<br />(4) "Inutile dire che l'America è cambiata da quei giorni del 1948. Se oggi vi capitasse di vedere un dodicenne con un fucile sottobraccio di fronte a una stazione di servizio, probabilmente chiamereste la guardia nazionale e fareste anche bene"(Ivi, p. 87).<br />(5) “Un bambino di circa dieci anni ci vide arrivare e quando gli passammo vicino, ci urlò: ‘Figli di puttana, ce l’avete proprio tutti la bici. Un giorno ce l’avrò io la bici!’. Presto la sua voce si spense n lontananza come la voce di un sogno sognato lungo la strada, ma io mi voltai indietro a fissare quel sogno e riuscii ancora a vederlo che gridava, ma non riuscii a sentire nemmeno una parola. Era un altro di quei bambini che la povertà aveva fatto impazzire, con un padre alcolizzato che lo picchiava di continuo e gli diceva che sarebbe sempre stato un buono a nulla e avrebbe fatto la fine di suo padre, che è poi quello che succederà” (Ivi, p. 93), si legge, tanto per fare un esempio, in un brano di incredibile lucidità.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-636976295597062693?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-7943415576235956372009-06-03T23:26:00.017+02:002009-06-04T01:25:07.382+02:00L- Nicolai Lilin: Educazione siberiana<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Sib6luOmHyI/AAAAAAAAAmg/1mBetNvccp4/s1600-h/Educazione+siberiana.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 198px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Sib6luOmHyI/AAAAAAAAAmg/1mBetNvccp4/s320/Educazione+siberiana.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343233533893025570" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Siberiani, criminali onesti e rispettosi. Onesti perché forniti di un solido codice morale(1), rispettosi nei confronti della tradizione, degli anziani(2), delle donne, dei bambini, e persino dei portatori di handicap.<br />A leggere <span style="font-style: italic;">Educazione Siberiana</span>, incensatissimo romanzo d’esordio di Nicolai Lilin, la malavita organizzata siberiana sembra quasi un modello di democrazia, tolleranza e civiltà; peccato, però, che, mentre le pagine scorrono, ci si ritrovi di fronte all'ennesima declinazione del solito bieco esclusivismo da criminalità organizzata; ma andiamo con ordine.<br />La “trama” è semplice: Sono gli anni ’90. Nicolai “Kolima”, adolescente nel quartiere “Fiume Basso” di Bender, Transinstria(3), è uno degli ultimi criminali cresciuti secondo l'“educazione siberiana”; né semplice serie di regole pratiche, né astratto codice morale, il sistema elaborato dagli Urka è un vero e proprio <span style="font-style: italic;">modus vivendi</span> fondato sul rispetto degli anziani, sulla lotta contro il potere politico ed economico, e sulla pratica di un cristianesimo ortodosso superstizioso e aperto a ogni tipo di violenza(4). Il lettore assiste indifferente (e, a dir la verità anche un po’ annoiato, distante), alle picaresche azioni di un gruppetto di ragazzini d’età compresa tra i 13 e i 16 anni, capitanati da un giovane alter-ego dell'autore, pedante tradizionalista pronto a parlar male degli amici (primo tra tutti il connazionale Mel), oltre che dei nemici. Furtarelli, tafferugli con bande rivali, risse, scorribande sul fiume, prime permanenze in galera, la fine della giovinezza segnata dalla chiamata al servizio militare, tutto secondo i più abusati canoni del romanzo criminale. Niente di originale, una lunga, interminabile serie di banalissimi luoghi comuni, che traggono ben poco lustro dalla presunta partecipazione diretta dell’autore ai fatti narrati, e non possono contare su una scrittura illuminata.<br />La storia dei tatuaggi? Una parte assolutamente trascurabile del libro riportata al centro dell'attenzione con chiaro intento pubblicitario...<br />Anticipato da una mostruosa campagna commerciale (fondata in buona misura su una serie di immeritate lodi tessute da rispettati professionisti del settore), <span style="font-style: italic;">Educazione siberiana</span> di Nicolai Lilin è il resistibile (già, perché, come si è detto, al di là della storia vera, c’è ben poco: non esiste un intreccio, stile e ritmo lasciano molto a desiderare, gli espedienti narrativi sono tanto infantili e grossolani da infastidire anche ai lettori meno esigenti(5)…) esordio di un ex piccolo criminale tradizionalista, xenofobo, non proprio pentito(6) e per nulla redento.<br />Peccato, perché dal mucchio, dal proliferare di storie che affollano questo strano oggetto letterario, qualcosa di sensato si sarebbe potuto tirar fuori, ma il fiato corto del racconto, l’organizzazione a-temporale e confusa della raccolta di memorie, le descrizioni spesso inutili e talvolta anche spiacevoli, lo stile piatto, mediocre, indispongono il lettore e annullano anche i pochi lati positivi dell’opera.<br /><br />Poco convincente, dotato di un grado di intrattenimento tendente allo zero, teoricamente preoccupante(7), filosoficamente poco credibile e nemmeno ben scritto, E<span style="font-style: italic;">ducazione siberiana</span>, di Nicolai Lilin, è edito in Italia da Einaudi.<br /><br /><br /><br />(1) Niente di strano: il concetto di “onestà” indica, ovviamente, il rispetto di una serie di regole riconosciute dal gruppo sociale dominante (non necessariamente lo stato: in effetti i siberiani del libro di Lilin, come la nostra mafia, altro non sono che una società all’interno della società…), e può includere, quindi, ogni genere di bruttura (che dire, altrimenti, del funzionamento dell’alta finanza, generalmente considerata “onesta”?)…<br />(2) Impegnati nella trasmissione di una serie di immutabili valori tradizionali i “nonni” criminali trovano posto all’interno della comunità anche a pensionamento avvenuto.<br />(3) Già nota come “Bessarabia”, la regione della Transinistria, (3567 km quadrati di terra confinanti ad ovest con il fiume Dniestr e la Moldavia, a sud con il Mar Nero e ad est con l’Ucraina) autoproclamatasi repubblica indipendente il 2 settembre 1990 (stralci della precedente guerra civile, tanto mal contestualizzati da passare quasi inosservati, attraversano il libro di Lilin), non ha ancora ottenuto riconoscimento politico...<br />(4) La stessa iconografia del tatuaggio siberiano, piena di crocifissi e pistole, coltelli e madonne, testimonia appieno l’esplosiva miscela.<br />(5) Che dire di un raccordo come: “E subito dopo ho pensato che eravamo proprio una strana compagnia. Ho pensato alle storie che ognuno di noi aveva alle spalle. Gigit e Besa, sopratutto” (Nicolai Lilin, <span style="font-style: italic;">Educazione siberiana</span>, Einaudi, Torino 2009, p. 290)? Qui non si tratta di ricorso a modi e tempi della narrazione orale (giustificazione che, peraltro, varrebbe fino a un certo punto, visto che Lilin ha compiuto il “salto” ed è passato alla letteratura), ma di puro e semplice infantilismo stilistico.<br />(6) Va bene, siamo disposti a capire le esigenze sceniche e commerciali, ma per essere uno che si è lasciato alle spalle un determinato stile di vita, Lilin ci pare un po’ compiaciuto; si veda, per esempio, il video introduttivo del sito ufficiale <a href="http://www.nicolaililin.com/">http://www.nicolaililin.com/</a>.<br />(7) Attenzione, qui non si sta parlando di censura, sarebbe giusto, però, considerato che il romanzo di Lilin si serve di una struttura di facile presa sulle diffuse tendenze illegaliste, che rischia di far perdere di vista, attraverso una serie di ragionamenti criminalmente “credibili”, le brutture di fondo (quanto volte il soldatino Kolima, automa del tutto privo di sensibilità, si lancia in “punitive” coltellate alla coscia degli avversari?), procedere all'attenta decostruzione dell’oggetto. Non capisco perché, dato che ci siamo lentamente e faticosamente lasciati indietro la fascinazione per la nostra criminalità organizzata, passando dall’interesse all’accettazione più o meno passiva all’aperta e diffusa denuncia, dovremmo innamorarci ora di una lontana e scomparsa casta criminale. Forse la distanza geografica rende più giusti o accettabili i comportamenti mafiosi?<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-794341557623595637?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-40987930583704453462009-05-26T16:53:00.003+02:002009-05-26T16:57:35.578+02:00Intervista a Simone Sarasso<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShwDArBMKyI/AAAAAAAAAmY/Yb2R94XS76I/s1600-h/Sarasso.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 209px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShwDArBMKyI/AAAAAAAAAmY/Yb2R94XS76I/s320/Sarasso.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5340146568237165346" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Pubblicata, sul quotidiano online pagina (http://www.pagina.to.it) un'intervista a Simone Sarasso, autore dei romanzi <span style="font-style: italic;">Turkemar</span>, <span style="font-style: italic;">Confine di Stato</span> e <span style="font-style: italic;">Settanta</span>. L'articolo è leggibile <a href="http://www.pagina.to.it/index.php?method=section&amp;action=zoom&amp;id=4018">qui</a>.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-4098793058370445346?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-72242983350340824872009-05-26T00:15:00.016+02:002009-05-26T15:45:46.912+02:00L- Matteo Righetto: Savana Padana<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShsnaR04meI/AAAAAAAAAmQ/SaTgQbAoEkY/s1600-h/savana-padana-135x214.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 204px; height: 323px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShsnaR04meI/AAAAAAAAAmQ/SaTgQbAoEkY/s320/savana-padana-135x214.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339905115593152994" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">“Fa caldo!” Disse Berto con il tono di “Non rompere i ciglioni!”. Subito dopo si passò una mano tra i capelli e fece ritorno ai suoi pensieri, accennando un rapido segno della croce.</span><br /><span style="font-style: italic;">“Appunto perché fa caldo. Si può sapere, più o meno, dove siamo? Sai com’è: non vorrei morire di caldo a bordo di un camion frigorifero”.</span>(1)<br /><br />San Vito Oltrebrenta, profondo nord-est; un paese piccolo, “una chiesa, tre condomini e qualche villetta”(2), tagliato a metà da una strada lunga e dritta sulla quale si fronteggiano gli unici due bar, il “centrale” e “lo sport”. Niente che possa giustificare la presenza di due bande criminali, eppure, “con tutti i soldi che girano in veneto”, è proprio così che vanno le cose in città: da un lato i “tosi”, fauna autoctona, cinque indigeni bizzosi, vecchiotti, scalcagnati ma ancora temibili, alle dipendenze del “Bestia”, dall’altra tre cameriere cinesi e un rispettato boss, Chen, detto “il tigre”, coinvolto in qualche losco traffico.<br />In paese, grazie ad un accordo d’affari stipulato tra i capibanda e allo scarso impegno del partenopeo comandante Fetente, regna la pace, ma l’equilibrio faticosamente raggiunto è messo a dura prova dall’arrivo di una compagnia di sprovveduti zingari accorsi per i festeggiamenti di Sant’Antonio e introdottisi, ignari, nella casa del Bestia …<br /><br />Breve, scorrevole, piacevolmente dialettale e sboccato, costruito come un unico esilarante inseguimento posto a metà strada tra il nuovo noir americano <span>alla</span> Lansdale e la commedia d’azione, tra il fumetto e la versione politicamente scorretta(3) dei cartoni animati di Tex Avery(4) (il tutto condito in salsa veneta: a che servono texas hold’em e Jack Daniels quando ci si può dedicare a briscola e grappini?), <span style="font-style: italic;">Savana Padana</span>, esordio in nero di Matteo Righetto, già autore di libri per l’infanzia, testi teatrali ecc., e cofondatore del movimento “Sugarpulp”(5), fa il suo lavoro: intrattiene, e bene, a dispetto delle lamentate carenze di <span style="font-style: italic;">editing</span>. Viene da chiedersi che cosa spinga chi sostiene il contrario a demolire un (sia pure “quasi”) esordiente con mezzucci simili; ma poi forse tanto vale liquidare le polemiche come farebbe “il Nane”, con un’alzata di spalle e un “Ah, povera Italia. Ormai z’è ‘ndà tuto ramengo”(6), tanto chi S<span style="font-style: italic;">avana Padana</span> lo ha letto, sa quel che vale...<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Savana Padana</span> di Matteo Righetto è edito in Italia da Zona.<br /><br /><br /><br />(1) Matteo Righetto, <span style="font-style: italic;">Savana Padana</span>, Zona, Arezzo 2009, p. 5.<br />(2) Ivi, p. 9.<br />(3) Non nel finale a sorpresa che premia uno dei pochi “veri” emarginati dell’intera narrazione…<br />(4) Meravigliosi i brani nei quali i personaggi, presi nel loro folle inseguimento, attraversano la scena, entrano ed escono dalla pagina quasi sfiorandosi, ma senza mai incrociarsi (almeno fino al "botto" finale), proprio come capitava nei vecchi cartoni animati della MGM.<br />(5) Il manifesto Sugarpulp, che propone un’interessante riforma della letteratura italiana secondo il modello dialogo-azione-dialogo-azione (tipico del nuovo pulp americano) conciliato, però, con un recupero delle realtà locali, è leggibile su http://www.sugarpulp.it.<br />(6) Ivi, p. 119.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-7224298335034082487?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com1tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-60927416154885699172009-05-19T10:13:00.007+02:002009-05-19T21:36:23.823+02:00L- Joe R. Lansdale: Sotto un cielo cremisi<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShJqts4Rr6I/AAAAAAAAAmI/e4wRACmkLLw/s1600-h/cielo+cremisi.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 209px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/ShJqts4Rr6I/AAAAAAAAAmI/e4wRACmkLLw/s320/cielo+cremisi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337445841761316770" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"> <span style="font-style: italic;">“Da un bel pezzo non mi sparava più nessuno, e negli ultimi due o tre mesi ero riuscito a conservarmi la testa tutta intera. Si trattava di una specie di record, e cominciavo già a sentirmi speciale”. </span><span>(1)</span><br /><br />LaBorde, Texas orientale. Hap Collins e Leonard Pine, ex giardinieri, lavoranti a giornata, riscossori, investigatori improvvisati, operai da piattaforma petrolifera ecc. ecc., vengono contattati dall’amico ex-poliziotto Marvin Hanson(2), per ritrovare la sventata nipotina Julia, stabilitasi nella vicina No Enterprise con il piccolo spacciatore Tanedrue e la sua banda.<br />Arrivati nella "ridente" cittadina (due strade, quattro case e un distributore di benzina con annesso garage), Hap e Leonard localizzano e assaltano il camper di Tanedrue e, al termine di una scazzottata coi fiocchi (completata da un paio di colpi di pistola…), riescono a sottrarre Julia agli uomini che la hanno “circuita”, per riportarla a casa dai nonni. Purtroppo, però, un’organizzazione formata da ex motociclisti vicini alla Aryan Nation e coinvolta nei traffici di Tanedrue, la temibile “Dixie Mafia”, decide di punire gli “aggressori”(3) mettendo una taglia sulle loro teste. Braccati e coinvolti in una sparatoria da far impallidire l’O.K. Corral, i due amici si trovano in manette e accusati di omicidio plurimo. Per tornare liberi non hanno che una scelta: collaborare con l'FBI per facilitare l’arresto di qualche pezzo grosso. Intanto, un killer invisibile, il misterioso “Vanilla Ride”, è già sulle loro tracce…<br /><br />Arriverà mai il momento in cui le opere di Joe R. Lansdale smetteranno di convincerci, e le sue formule ci appariranno usurate, stanche, abusate? A quanto pare no: a quasi trent’anni dagli esordi (<span style="font-style: italic;">Atto d’amore</span>, 1980) e a quasi venti (<span style="font-style: italic;">Una stagione selvaggia</span>, 1990) dall’entrata di Hap e Leonard sulle scene, i romanzi del maestro texano non fanno che migliorare; e se la dimensione originale dei racconti sfuma dietro la ripetizione di situazioni e meccanismi ultra-collaudati(4), stile, dialoghi e senso del ritmo diventano sempre più perfetti. Hap e Leonard, invecchiati ma (fortunatamente) irredenti, i muscoli saldi e le lingue più affilate che mai, si muovono senza pace sullo sfondo western di un mondo al quale non sono in grado di adattarsi, e ormai sembrano vecchi cowboys usciti dritti dritti dal <span style="font-style: italic;">Mucchio Selvaggio</span>(5)...<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Sotto un cielo cremisi</span> di Joe R. Lansdale, meravigliosamente tradotto da Luca Conti, è proposto in anteprima mondiale da Fanucci.<br /><br /><br />(1) Joe R. Lansdale, <span style="font-style: italic;">Sotto un cielo cremisi</span>, Fanucci, Roma 2009, p. 11.<br />(2) I lettori abituali ricorderanno Hanson, più giovane di una ventina d’anni, nelle vesti di protagonista di <span style="font-style: italic;">Atto d’amore</span>, romanzo d’esordio di Joe R. Lansdale, o come comprimario essenziale per lo svolgimento dell’indimenticabile<span style="font-style: italic;"> Il mambo degli orsi</span>.<br />(3) E bene si, è proprio questo che sembrano, ma non temano gli <span style="font-style: italic;">aficionados</span>: prima della fine del romanzo, l’autore avrà modo di rimettere le cose a posto e riportare la questione morale in primo piano servendosi del consueto, apprezzabile, filtro della riflessione di Hap.<br />(4) Come si ricorderanno i lettori di <span style="font-style: italic;">Il mambo degli orsi</span>, persino la “proposta alternativa” delle autorità, in realtà uno squallido ricatto, è cosa già vista...<br />(5) Il riferimento a Peckinpah è piuttosto evidente, non tanto da un punto di vista tematico (Lansdale è più un autore da versione rivista, aggiornata, ridimensionata del "cavaliere senza macchia e senza paura"...), quanto nella tecnica narrativa: in alcune sequenze di sparatoria pare di trovarsi di fronte alla versione letteraria del montaggio addizionale utilizzato dal regista del <span style="font-style: italic;">Mucchio</span>; la lunga scena finale dell'"assedio", poi, pur essendo un classico del genere western (Lansdale stesso ha costruito una situazione analoga per sciogliere il suo <span style="font-style: italic;">Il lato oscuro dell'anima</span>), evoca chiaramente <span style="font-style: italic;">Pat Garrett e Billy The Kid</span>.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-6092741615488569917?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-47828026829524896432009-05-14T15:47:00.002+02:002009-05-14T15:51:01.001+02:00<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgwhLByr2yI/AAAAAAAAAmA/47E1Gmvx1KY/s1600-h/ultimacorsa_stark_350.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 221px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgwhLByr2yI/AAAAAAAAAmA/47E1Gmvx1KY/s320/ultimacorsa_stark_350.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335676131870497570" border="0" /></a>Pubblicata sul web press Milano noir, una recensione del romanzo <span style="font-style: italic;">Ultima corsa</span> di Richard Stark.<br />La recensione è leggibile <a href="http://www.milanonera.com/?p=1811">qui</a>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-4782802682952489643?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-16182601469884935122009-05-12T02:35:00.013+02:002009-05-13T08:33:41.455+02:00L- Stefano Di Marino: Pietrafredda<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgjGi4Pa2xI/AAAAAAAAAl4/cZBbix0amBQ/s1600-h/pietrafredda.gif"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 226px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgjGi4Pa2xI/AAAAAAAAAl4/cZBbix0amBQ/s320/pietrafredda.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334732061135264530" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Chance Renard, “il professionista” è tornato a Parigi per vendicare la morte della bella Lana e lasciarsi finalmente il passato alle spalle, ma in città c’è una taglia su di lui, e anche ammesso che riesca ad andarsene in giro liberamente, l’uccisione del caid Mbarrek, nome di punta della nuova criminalità parigina e responsabile dell’omicidio, non è una cosa che si possa portare a termine da soli, neppure con un passato da legionario, un’etica da samurai, una mira infallibile e tutta l’esperienza del mondo. Neppure essendo “Il Professionista”. Così Renard, assunta la sua nuova identità di Pietrafredda (“pietra fredda” proprio come quella che la morte di Lana gli ha “lasciato dentro” e che, al momento della vendetta, “diventa rovente nel tempo di un respiro”(1)), raduna una serie di alti dignitari della mala parigina e un paio di agenti di polizia spinti da motivi personali e, stabilita una tregua, organizza un’imboscata nel bel mezzo del modernissimo quartiere della Défense.<br /><br /><span>U</span>ltimo capitolo delle avventure del "professionista"(2), rapido, teso, violento, pirotecnico e ipercinetico, assolutamente privo di punti morti, traboccante esotismo, un po’ spaghetti western e un po’ film noir a là Melville(3), un po’ <span style="font-style: italic;">HK. action</span> o <span style="font-style: italic;">Heroic Bloodshed</span> stile John Woo(4), un po’ romanzo di Simonin(5) o Le Breton, e un po’ Peckinpah, insomma, perfetta miscela di <span style="font-style: italic;">clichés</span> di genere, caratteri neo-pulp e riferimenti classici, <span style="font-style: italic;">Pietrafredda</span><span> è un piccolo capolavoro della nuova narrativa d'azione</span><span style="font-style: italic;"> </span><span>italiana</span>.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Pietrafredda </span>di Stefano Di Marino è edito da Perdisa.<br /><br /><br /><br />(1) Stefano Di Marino, <span style="font-style: italic;">Pietrafredda</span>, Perdisa, Bologna 2009, p. 103.<br />(2) Il ciclo di avventure del "professionista" si è aperto nel 1995 con <span style="font-style: italic;">I</span><span style="font-style: italic;">l Professionista: raid a Kourou</span>, (segretissimo 1279); da allora il personaggio è apparso, in veste di protagonista o comprimario, in oltre 40 avventure. Ma non si scoraggino i nuovi lettori: <span style="font-style: italic;">Pietrafredda </span>si regge da se', e meravigliosamente...<br />(3)Di Marino cita esplicitamente <span style="font-style: italic;">Le Samurai</span>, notissimo film del 1967 maldestramente proposto in Italia con il titolo di <span style="font-style: italic;">Frank Costello faccia d’angelo</span>.<br />(4) I riferimenti al meraviglioso <span style="font-style: italic;">The killer</span>, rilettura honkonghese del già citato film di Melville si sprecano, ma la lunga sparatoria finale di <span style="font-style: italic;">Pietrafredda </span>rimanda piuttosto alla serie <span style="font-style: italic;">A better tomorrow</span> o alla chiusura di <span style="font-style: italic;">Hard Boiled</span>, altro capolavoro del maestro hongkonghese.<br />(5) Ad Albert Simonin, nome di spicco del primo <span style="font-style: italic;">polar </span>e autore di un noto dizionario d’<span style="font-style: italic;">argot </span>risale la popolarizzazione del termine "Grisbi" (Cfr. Albert Simonin, <span style="font-style: italic;">Touchez Pas Au Grisbi</span>, Paris 1953, Tr. it <span style="font-style: italic;"> Grisbi </span>di Franco Salerno riveduta e aggiornata da Andrea Carlo Cappi per Sonzogno, collana “Diabolik Presenta”), usato nel testo da Titi (cfr. p. 99). Il romanzo <span style="font-style: italic;">Grisbi </span>fu portato sugli schermi nel 1954 nell'omonimo film diretto da Jacques Becker e interpretato da Jean Gabin e René Dary.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-1618260146988493512?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-45315813323541533562009-05-06T23:32:00.012+02:002009-05-07T23:39:28.705+02:00L- Justo Vasco: Guardo e aspetto<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgIIdb2Dv2I/AAAAAAAAAlw/vtjSNV4ThtE/s1600-h/guardoeaspetto_vasco_350.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 211px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SgIIdb2Dv2I/AAAAAAAAAlw/vtjSNV4ThtE/s320/guardoeaspetto_vasco_350.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5332834210543812450" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">El “Zapatero”, reduce della rivoluzione ridotto su una sedia a rotelle, viene trovato morto al centro dell’Avana, ucciso con un singolo colpo di fucile. Dopo aver attraversato il torace della vittima, il proiettile ha trapassato lo schienale della sedia a rotelle rivelando un doppiofondo pieno di marijuana.<br /></div><div style="text-align: justify;">A pochi isolati di distanza, il tecnico cinematografico “Camaralenta” perde la vita sul set, ucciso con un colpo d’arma da fuoco, e nelle sue tasche la polizia trova foto molto compromettenti per un importante funzionario.<br />Dal lato opposto della strada una donna tranquilla e in ottimi rapporti con tutto il vicinato, la bella “tedesca”, che in vita ha catturato gli sguardi di molti uomini, viene trovata morta dietro una finestra del suo appartamento, e rivela, senza bisogno di un’autopsia, la sua natura di transessuale.<br />Per il tenente Cartaya, responsabile delle indagini, non ci sono dubbi: 3 omicidi in un solo quartiere, tutti commessi con lo stesso, misterioso, fucile calibro .303, non possono che essere collegati. Ma mentre la polizia vaga alla ricerca dell’invisibile nesso tra le vittime, una serie di “verità scomode” vengono minacciosamente a galla, e un misterioso assassino nascosto nell’ombra “guarda e aspetta”…<br /><br />C’è una certa scioltezza sboccata nel miglior noir iberico, che si ritrova senza difficoltà in <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span> (che si tratti di una qualche struttura espressiva, un registro particolare dello spagnolo colloquiale mantenuto nella perfetta traduzione di Sandro Ossola?), e che, accoppiata a una sensualità esuberante, spesso autoironica, onnipervasiva, sopra le righe, ma sempre naturale(1), non tarda a conquistare il lettore, forse poco convinto dall’avvio volutamente confuso. La vicenda procede in maniera curiosa e raffinatamente disordinata in un montaggio incrociato di brani narrati in terza persona secondo il punto di vista del poliziotto (o di alcuni personaggi secondari), e capitoli che assumono, in prima persona(2), la prospettiva dell’assassino.<br />Né strettamente picaresco, né precisamente noir(3), <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span> è la riuscitissima metafora politica (abilmente celata dietro l’intrigante veste poliziesca), di una rivoluzione fallita in primo luogo per via della massificazione, della scarsa (se non nulla) attenzione accordata alle esigenze del singolo.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span> di Justo Vasco è edito in Italia da Alacràn.<br /><br /><br />(1) Tipica della letteratura cubana? Per quanto ci sia permesso conoscerla dalle opere tradotte in italiano, parrebbe proprio di si; a leggere alcune pagine di Vasco, vengono in mente Pedro Juan Gutierrez e la sua indimenticabile <span style="font-style: italic;">Trilogia sporca dell’Avana</span>…<br />(2) La tensione tra focalizzazione esterna e focalizzazione interna multipla permette all’autore di costruire meravigliosi effetti sorpresa che funzionano in maniera perfetta e convinceranno - ne siamo certi - anche i lettori più esigenti e smaliziati.<br />(3) Nonostante Paco Ignacio Taibo II definisca <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span> un “grande romanzo picaresco all’Avana” (Paco Ignacio Taibo II, <span style="font-style: italic;">Vero, Justo Vasco?</span>, in Justo Vasco, <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span>, Alacràn, Milano 2006, p. 241), l’opera, che pure risponde ai canoni stilistici (toni farseschi, eroicomici ecc.) del genere, se ne distacca per l'assenza della dimensione autobiografica e formativa (se si eccettua l'ultimo, brevissimo capitolo, <span style="font-style: italic;">Guardo e aspetto</span> non ha nulla del <span style="font-style: italic;">bildungsroman; </span>manca poi del tutto<span style="font-style: italic;"> </span>il <span style="font-style: italic;">topos, </span><span>tipicamente picaresco</span><span style="font-style: italic;">, </span>del viaggio come mezzo d'iniziazione del protagonista...), per l'abbandono, pur momentaneo, della “soggettiva” in favore della narrazione in terza persona; d’altra parte, considerato che in questo caso “il crimine paga”, non è neppure lecito parlare di noir (almeno non in senso stretto).<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-4531581332354153356?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-53725117206729383042009-04-28T00:16:00.008+02:002009-04-28T01:05:29.763+02:00L- Sergio Paoli: Rumori di fondo<div style="text-align: justify;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SfYvLQ7t19I/AAAAAAAAAlg/qc_qhxgZJxI/s1600-h/Rumori+di+Fondo.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 299px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SfYvLQ7t19I/AAAAAAAAAlg/qc_qhxgZJxI/s400/Rumori+di+Fondo.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329499079610062802" border="0" /></a>Un uomo sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, convinto che “la memoria, se non la usi, si arruginisce” (p. 16), impartisce una personalissima lezione di storia alla nipotina dodicenne; una figlia si sottrae, in via assolutamente temporanea, all’ossessivo controllo della vecchia madre; un elettricista sull’orlo dell’alcolismo, ma deciso a cambiare registro, pur rendendosi conto di aver lavorato nella casa sbagliata porta a termine l’impianto per il gusto delle cose ben fatte; fermo in coda alla ASL un uomo perde memoria del suo passato; un giovane parroco in partenza per la missione riscopre la bellezza delle piccole cose; l’incontro tra due vecchi pensionati sfocia in tragedia quando la rievocazione dei tempi della scuola riaccende antiche gelosie; un operaio in pensione caduto vittima della televisione torna sul luogo di lavoro e finisce per commettere un omicidio; al termine di un lucido ed amaro dialogo con una puttana, un poliziotto decide di ritrovare se stesso; demoralizzata in seguito ad un insuccesso, una donna misteriosamente impegnata all’interno della metropolitana chiede al suo capo un cambio turno; un amante delle radio d'epoca conosce su internet una donna che forse è sulla sua stessa “lunghezza d’onda”; in un momento di perfetta tranquillità, un uomo riceve l’inaspettata telefonata d’addio della donna amata; dopo aver salvato una ragazza in difficoltà, un vecchio fumatore viene aggredito da una banda di ragazzini; un misterioso killer tenta di ripulire la città facendo fuori qualche protettore ogni tanto; due amanti dall’intesa sessuale perfetta traslocano, pieni di vergogna, quando scoprono di essere stati ascoltati per giorni dall’intero vicinato; un uomo terribilmente abitudinario si sottrae in maniera inaspettata al ruolo di vittima di una candid camera “sexy” che avrebbe rischiato di rovinargli la vita; un impiegato delle poste svolge nel tempo libero il lavoro inevaso pur di evitare la distruzione delle raccomandate rimaste in giacenza troppo a lungo; un maratoneta invecchiato ma non sconfitto porta a termine la sua “missione”; due giovani sconosciuti, avversari sul campo da calcio, si riscoprono amici alla fine di una partita; tornata a casa dopo lungo tempo, una ragazza riesce ad incrinare i rapporti tra sua madre e il resto dei parenti; spaventata dalla prospettiva di perdere un hard-disk, una donna saluta un tecnico come grande benefattore; l’intera città impazzisce per le “merci” di un rigattiere in grado di restituire il tempo perduto; un vecchio manager si ritrova solo in punto di morte, e tutti i suoi averi finiscono in mano ad un fortunato cameriere; per punire il mondo “ricco”, caduto preda di una virtualizzazione sempre più ampia, e ormai incapace di compiere azioni “reali”, “il buondio” (p. 89) distrugge tutte le fonti energetiche in grado di generare elettricità, e il mondo “povero” si ritrova, così, alla pari… <br /> <br /></div><div style="text-align: justify;">C’è tutto questo in <span style="font-style: italic;">Rumori di fondo</span> (2007), prima raccolta dell’allora esordiente Sergio Paoli (ormai giunto alla sua seconda prova con il romanzo noir <span style="font-style: italic;">Il ladro di sogni</span>), e molto di più:<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SfYvy7PacKI/AAAAAAAAAlo/WqIVBkvycdE/s1600-h/Sergio+Paoli.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px; height: 233px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SfYvy7PacKI/AAAAAAAAAlo/WqIVBkvycdE/s320/Sergio+Paoli.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329499760981864610" border="0" /></a> venticinque racconti ironici, morali, spesso metaforici, ben congegnati, sorprendenti, divisi tra suggestioni apocalittiche (<span style="font-style: italic;">Piccole vie delle città di mare, Il gioco</span>), brevi incursioni nel noir (<span style="font-style: italic;">Italia uno, Piccoli rancori, Principe di Savoia</span>), parentesi introspettive, riuscitissime pagine personali, brani solcati da una vena piacevolmente surreale (si pensi per esempio a <span style="font-style: italic;">Il rigattiere</span>, nel quale si respira un’aria alla Etgar Keret), venticinque brevissime “storie di ordinaria follia” che rimandano, come in un calco negativo costruito attraverso l'accostamento di osservazioni minute ma mai casuali, l’immagine di un mondo disturbato da continui "rumori di fondo" (perfettamente evocati dalla citazione di <span style="font-style: italic;">All Along the Watchtower</span>, posta in epigrafe) e sempre sull’orlo di un tracollo (non tanto economico quanto psicologico); una società all'interno della quale sportività, amicizia, comprensione e impegno quotidiano (laico, come nel caso dell'elettricista o del dipendente delle poste protagonisti di <span style="font-style: italic;">Il Pomeriggio dell'elettricista </span>e <span style="font-style: italic;">Compiuta Giacenza</span>, o religioso, come quello evocato dal missionario padre Alfio di <span style="font-style: italic;">Vite Difficili</span>) tornano in primo piano e si impongono come unica possibile alternativa all'inciviltà, alla distruzione, alla morte dell'umano. <br /> <br />La raccolta <span style="font-style: italic;">Rumori di Fondo </span>di Sergio Paoli, il cui ricavato è stato destinato al “Progetto Barra” promosso dall’Associazione onlus “Rio S<link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cfabrizio%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"><!--[if gte mso 9]><xml> <w:worddocument> <w:view>Normal</w:View> <w:zoom>0</w:Zoom> <w:hyphenationzone>14</w:HyphenationZone> <w:punctuationkerning/> <w:validateagainstschemas/> <w:saveifxmlinvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:ignoremixedcontent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:alwaysshowplaceholdertext>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:compatibility> <w:breakwrappedtables/> <w:snaptogridincell/> <w:wraptextwithpunct/> <w:useasianbreakrules/> <w:dontgrowautofit/> </w:Compatibility> <w:browserlevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> </w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><style> <!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; 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display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 211px; height: 338px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SfDxEzF_n-I/AAAAAAAAAlY/DuQNwINzVU8/s400/acqua+nera.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328023423916416994" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">“…perduti, Senatore? Questa strada è così…” </span> <span style="font-style: italic;">“….Ti ho detto di non preoccuparti, Kelly!”… un’occhiata di sbieco, un sorriso stiracchiato che raggrinzava gli angoli degli occhi venati di sangue… “arriveremo a destinazione, e ci arriveremo in tempo”(1)</span><br /><br />4 luglio, metà anni ’90. Grayling Island, Maine. Una lucida Toyota nera corre a tutta velocità lungo uno sterrato; è sera, e gli alberi flessi verso l’interno riducono drasticamente la visibilità. L’uomo al volante, un senatore degli Stati Uniti, un uomo grande e rassicurante, un guidatore aggressivo e alticcio, macina la strada con aria sicura: gli restano solo pochi minuti per raggiungere il traghetto che porterà lui e la sua nuova giovane amica Elizabeth “Kelly” Kelleher, una ventiseienne appena conosciuta nel corso di un esclusivissimo party, verso la terra ferma; verso una stanza d’albergo. Poi, nel bel mezzo di una curva, i pneumatici smettono di mordere il fondo polveroso e l’auto, impazzita, sfonda un vecchio guard-rail arrugginito, esce di strada e finisce nell’acqua nera e fonda dell’“Indian river”.<br />A vederlo dall’alto dello sterrato lo si sarebbe detto un innocuo fiumiciattolo, poche dita d’acqua quasi stagnante, e invece li corso d'acqua è abbastanza profondo da inghiottire la Toyota e togliere la vita alla giovane Kelleher, rimasta incastrata.<br /><br />Ispirato al vergognoso incidente di Chappaquiddick(2), che segnò la fine della carriera politica del senatore “Ted” Kennedy (altrimenti probabile candidato alla Casa Bianca nel corso delle seguenti elezioni presidenziali) <span style="font-style: italic;">Acqua nera</span> rappresenta, nelle intenzioni dell’autrice, il prototipo delle relazioni tra uomini maturi e "in vista" e giovani donne innamorate.<br />La narrazione in prima persona alterna ricordi e riflessioni, impressioni e brani di dialogo in una serie di schegge temporalmente confuse (sempre più confuse man mano che la coscienza abbandona la ragazza e i ricordi le affollano la mente mescolandosi e correggendo la sua imprecisa visione della realtà per darle un ultimo barlume di speranza), come tasselli disordinati di un malconcio mosaico che il lettore, abbandonato nell’auto con la ragazza morente, non può fare a meno di ricostruire.<br />Opera lucidissima, claustrofobica e disturbante,<span style="font-style: italic;"> Acqua Nera</span> concilia sperimentazione linguistica e critica politica(3) e sociale(4) in un piccolo terribile, perfetto congegno narrativo.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Acqua Nera</span> di Joyce Carol Oates è edito in Italia da Il Saggiatore (NET).<br /><br /><br />(1) Joyce Carol Oates, <span style="font-style: italic;">Acqua Nera</span>, Anabasi, Milano 1993, p. 32.<br />(2) Il 18 luglio 1969 un’automobile guidata da Edward “Ted” Kennedy uscì di strada finendo in uno dei canali dell’isoletta di Chappaquiddick; l’incidente costò la vita a Mary Jo Kopechne (già segretaria di Robert Kennedy durante le presidenziali del 1968), che avrebbe chiesto, secondo alcune testimonianze più o meno attendibili (al party dal quale i due si erano appena allontanati erano presenti solo amici, parenti e sostenitori del guidatore: tutte persone che non avrebbero esitato a mentire pur di proteggere la reputazione di un “uomo rispettabile”, felicemente sposato), un passaggio all’allora senatore Kennedy.<br />Il sommozzatore John Farrar, accorso sul posto in seguito al rinvenimento dell’auto, ha dichiarato che la presenza di bolle d'aria nell’abitacolo (fatto deducibile dalla posizione del cadavere) avrebbe permesso alla ragazza di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi; secondo questa testimonianza la responsabilità della morte di Mary Jo Kopechne sarebbe stata, dunque, completamente imputabile al senatore Kennedy, colpevole (almeno) di omissione di soccorso (trattosi in salvo, l'uomo non pensò a chiedere aiuto, in quanto confuso da un colpo alla testa, o almeno questo si legge nelle sue dichiarazioni dell'epoca). Il 25 luglio del 1969 Ted Kennedy fu condannato, per volontà del giudice James Boyle, a due mesi di reclusione. La pena fu immediatamente sospesa.<br />(3) Oltre a condannare in maniera esplicita i repubblicani Reagan e Bush Sr., J.C. Oates propone la guerra del Vietnam come simbolo della politica democratica, critica la prima guerra del Golfo e la pena di morte (tentando, in quest’ultimo caso, di portare in luce gli aspetti disumani nascosti dietro alle moderne pratiche di somministrazione della “giustizia” somma…) ecc.<br />(4) Tra i temi trattati spicca quello del confronto generazionale, soprattutto in ambito morale: una delle principali, inutili, preoccupazioni della morente ventiseienne Elizabeth Kelleher, è infatti quella di di convincere sua madre di “non essere una facile”...<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-7060072120813125457?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-83166743117103130992009-04-20T01:59:00.010+02:002009-04-20T11:48:36.182+02:00L- J.G. Ballard: Un gioco da bambini<div style="text-align: center;"><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Seu7caBx0BI/AAAAAAAAAlQ/NnsXxHSuOlg/s1600-h/ballard.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 380px; height: 379px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Seu7caBx0BI/AAAAAAAAAlQ/NnsXxHSuOlg/s400/ballard.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326557080993255442" border="0" /></a><br /></div><div style="text-align: justify;"><div style="text-align: center;"><br /><span style="font-style: italic;">“In una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia”</span>(1)<br /></div><br /><br />James G. Ballard, settantottenne, capostipite della New Wave della “fantascienza” inglese e scrittore dall’influenza letteraria incalcolabile (sicuramente molto più ampia dei confini di genere) è morto ieri, domenica 19 aprile, stroncato da una lunga malattia(2). Con l’occasione, Nonsolonoir propone ai suoi lettori la (ri)lettura di <span style="font-style: italic;">Un gioco da bambini,</span> romanzo minore, “semplice”, ma attraversato da tutti i temi centrali delle opere “maggiori” del maestro.<br /><br />È il 25 agosto 1988 quando il dottor Richard Greville, consulente psichiatrico della polizia metropolitana, è chiamato ad indagare sul misterioso “massacro di Pangbourne” avvenuto il 25 giugno dello stesso anno: nella super lussuosa area residenziale di Pangbourne, a metà strada tra Reading è Londra, tutti gli adulti (circa 25 persone tra proprietari, guardie, donne delle pulizie e insegnanti privati) sono stati uccisi nel giro di pochi minuti, e tutti i ragazzi (13 maschi e femmine di età compresa tra gli 8 i 17 anni), sono scomparsi senza lasciare traccia. L’ipotesi di un rapimento di massa sembra sempre meno credibile, considerato che non ci sono state richieste di riscatto, ma intanto, a due mesi dal massacro, la polizia continua a brancolare nel buio. Solo il cinico sergente Payne sembra avere le idee chiare sui fatti del 25 giugno e, pian piano, riesce ad imporre la sua ricostruzione al dottor Greville; ma a volte la verità è tanto atroce da non poter essere rivelata al pubblico: così il coinvolgimento dei due uomini nelle indagini si ritrova appeso a un filo, e la loro credibilità a rischio…<br /><br />Romanzo brevissimo o racconto lungo, <span style="font-style: italic;">Un gioco da bambini</span> mette in scena, attraverso il filtro vagamente moralista, ma scettico, incredulo, scientificamente sterile del dottor Greville, la (ri)nascita del male all’interno di un cosmo pulito e ordinato, dominato dall’affetto e depurato dalla noia, dal dubbio, dall’incertezza e dal dolore, come prodotto di un’ineliminabile possibilità negativa sepolta nell’animo umano(3).<br />Lo stile secco, lucidissimo, scarsamente descrittivo e anti-decorativo(4), non concede tregua: il lettore è costretto a fronteggiare la realtà verissima e bruciante di quegli impulsi oscuri sempre pronti a travolgere la moderna società borghese(5).<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Un gioco da bambini</span> di James G. Ballard è edito in Italia da Feltrinelli.<br /><br /><br /><br />(1) James G. Ballard, <span style="font-style: italic;">Un gioco da Bambini</span>, Anabasi, Milano 1993, p. 86.<br />(2)L’autore aveva confessato ai lettori, nella sua recente autobiografia <span style="font-style: italic;">The Miracles of Life</span>, di essere affetto da una malattia terminale.<br />(3)Quell’<span style="font-style: italic;">inner space</span> che ha sostituito, nella riflessione ballardiana, lo spazio extra-terrestre (ovvio mascheramento della minaccia militare “esterna”) tanto caro alla fantascienza classica, è poi la mente potenzialmente distorta e patologica (si veda, per esempio il <span>romanzo </span><span style="font-style: italic;">Crash</span>, oggetto della nota trasposizione cinematografica firmata David Cronenberg, o la raccolta di racconti <span style="font-style: italic;">The Atrocity Exibition</span>), luogo di una minaccia "interna" che è perennemente in agguato.<br />(4)L’intero intreccio del romanzo è ricostruito a posteriori dal lettore, posto di fronte alle scarne annotazioni del dottor Greville.<br />(5)Non si tratta tanto di “crisi dei valori”, ma di psicopatologia (anche di gruppo), come limite, cessazione di ogni controllo morale; malattia talvolta auto-indotta, scelta come forma di ribellione, di rivolta contro la scarsa libertà e il forzato benessere del "mondo degli adulti", contro una "sanità" che è bieca, brutale omologazione.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-8316674311710313099?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com2tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-69035554744769987802009-04-16T21:42:00.004+02:002009-04-16T21:46:22.903+02:00L- Joe R. Lansdale: Il lato oscuro dell'anima<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SeeKnC4YKlI/AAAAAAAAAlI/ifsf6WHB-cM/s1600-h/latscutif.gif"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 197px; height: 301px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SeeKnC4YKlI/AAAAAAAAAlI/ifsf6WHB-cM/s400/latscutif.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5325377487781767762" border="0" /></a><br />Pubblicata su sugarpulp una recensione del romanzo <span style="font-style: italic;">Il lato oscuro dell'anima</span> di Joe R. Lansdale.<br />La recensione è leggibile <a href="http://www.sugarpulp.it/critica/il-lato-oscuro-dellanima-di-joe-r-lansdale">qui</a>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-6903555474476998780?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-34870294706928692882009-04-06T19:13:00.019+02:002009-04-18T13:25:45.588+02:00L- Valerio Evangelisti: Nicolas Eymerich, inquisitore<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Sdo9z2SHSmI/AAAAAAAAAlA/vt1WAjDzC2Q/s1600-h/Nicolas+Eymeric.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 367px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Sdo9z2SHSmI/AAAAAAAAAlA/vt1WAjDzC2Q/s400/Nicolas+Eymeric.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321633870645774946" border="0" /></a><br /><div style="text-align: right;font-family:times new roman;"><span style="font-style: italic;">Those trees in whose dim shadow</span> <span style="font-style: italic;"><br />The ghastly priest doth reign</span><br /><span style="font-style: italic;">The priest who slew the slayer,</span><br /><span style="font-style: italic;">And shall himself be slain.</span>(1)<br /><br />Thomas Babington Macaulay <span style="font-style: italic;">Lays of Ancient Rome</span><br /></div><br /><br /><div style="text-align: justify;">Saragozza, 1352. Il domenicano padre Agustín di Torrelles, inquisitore generale del regno, fulminato dalla peste, si è spento nel palazzo dell’aljaferia, ma non senza lasciare disposizioni: preoccupato dal possibile passaggio dell’inquisizione all’ordine francescano caro al re Pietro IV, ha designato come suo successore, in aperta violazione delle regola imposta da Clemente V (che fissava un’età minima di 40 anni per i sommi inquisitori), il giovane confratello Nicolas Eymerich.<br />Inizialmente poco convinto, Eymerich, vittima dell’ambizione, accetta la carica, e si ritrova coinvolto in un’indagine relativa a un misterioso culto pagano diffuso tra le donne della zona…<br /><br />Università del Texas. Oggi. Il trentenne Marcus Frullifer, brillante studioso impegnato in una revisione della teoria degli “psitroni”(2) di Dobbs, ha trovato una soluzione plausibile per tutti i problemi irrisolti della fisica quantistica, e ritiene di poter costruire astronavi mosse con la forza del pensiero e in grado di viaggiare nel tempo. Purtroppo ha qualche problema a convincere i rappresentanti della “scienza ufficiale” della verità delle sue teorie; ben presto, però, i seguaci del reverendo Mallory(3), leader carismatico di un partito dalle chiare mire espansioniste, prendono il controllo dell’università e, allontanati tutti i professori dissidenti, si dimostrano molto interessati ai risvolti pratici delle teorie di Frullifer…<br /><br />2194. L’astronave psitronica “Malpertius”, alla ricerca di qualche misterioso e antico carico, compie un viaggio intergalattico verso il pianeta Olympus e il 36 d.c., ma, per via di un’imprevista distorsione temporale, viene sbalzata nell’anno 1352. Spinto dal comandante Prometeus a cercare qualche oggetto di valore tale da giustificare le spese del viaggio, il losco abate Sweetlady, medium e capo della spedizione, guida gli uomini dell'equipaggio alla scoperta del pianeta, ma una potenza oscura e insospettabile è in agguato nell’ombra…<br /><br />Costruito attraverso un meticoloso e puntuale intreccio di tre piani spazio-temporali differenti e nutrito di influenze fantascientifiche, fanta-politiche e apocalittiche, poliziesche, fisiche, astronomiche, parapsicologiche, antropologiche(4), storiche, storico-religiose e psicanalitiche(5) <span style="font-style: italic;">Nicolas Eymerich, inquisitore</span>, primo romanzo di Valerio Evangelisti, trae gran parte del suo fascino dalla convivenze, in una trama accattivante, coerente e incredibilmente avvincente, di una spaventosa mole di riferimenti, spunti e suggestioni provenienti dalla vaga terra di confine che separa l'esoterismo dalla conoscenza storica e scientifica.<br />Meraviglioso il personaggio di Eymerich, che, erede del razionalismo illuminato che si è lentamente fatto strada nel cristianesimo medievale in contrasto con le tendenze fideistiche, ma nel contempo mostruosamente pragmatico(6), si impone come antenato mitico dei nostri investigatori, e "fondatore" (nel senso antropologico di chi inaugura una pratica culturale o una tecnica) della moderna indagine poliziesca.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Nicolas Eymerich, inquisitore</span>, di Valerio Evangelisti è edito in Italia da Mondadori.<br /><br /><br />(1)Quegli alberi nella cui ombra scura/ Regnava il mostruoso sacerdote/ che aveva assassinato l’assassino,/ e che sarebbe stato assassinato a sua volta. [<span style="font-style: italic;">traduzione nostra</span>].<br />(2) Ipotetiche particelle di energia psicchica aventi una massa pari a quella dei neutroni.<br />(3)Il reverendo Mallory rappresenta il tipico fondamentalista americano: leggendo la sua descrizione vengono in mente i vari Jerry Falwell impegnati, in vista della salvaguardia di “irrinunciabili” valori cristiani, in una serie di crociate improntante ad omofobia, razzismo, antisemitismo ecc...<br />(4)Ovvio, per esempio, il riferimento a <span style="font-style: italic;">Il ramo d’oro</span> di James G. Frazer, il cui titolo rimanda proprio alla leggenda di Diana Aricina.<br />(5)Nella definizione del funzionamento degli “psitroni” Frullifer fa riferimento alla nozioni junghiana dell’inconscio collettivo; la resistenza al reverendo Mallory contrappone al fondamentalismo cristiano le teorie dell’eretico-freudiano Wilelm Reich ecc.<br />(6)Si lascia andare, infatti, ad una serie di atrocità giustificabili solo attraverso l'incrollabile fede nella verità cristiana e la necessità della sua affermazione (e quindi per nulla giustificabili).<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-3487029470692869288?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-18266561656414251442009-03-31T16:23:00.009+02:002009-03-31T22:08:37.795+02:00L- Giuseppe Genna: Catrame<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SdIoohCsm0I/AAAAAAAAAk4/t-539p024g8/s1600-h/catrame.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 282px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SdIoohCsm0I/AAAAAAAAAk4/t-539p024g8/s400/catrame.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319358786407537474" border="0" /></a><br /><br /><div style="text-align: justify;">Milano, anni ’90. La questura è sotto pressione: il brigatista nero Cerfoglio è riuscito ad evadere dal “sicurissimo” carcere di Opera (per di più in un modo assurdo, compiendo parte del tragitto allo scoperto e saltando un muro sotto gli occhi delle guardie), l’opposizione ha colto la palla al balzo, il questore Santovito hai i giorni contati, e la sua estromissione rischia di ripercuotersi sul ministero della giustizia. Gli agenti dei servizi segreti hanno invaso gli uffici di via Fatebenefratelli, e gli uomini della polizia non hanno sufficiente libertà di movimento per portare avanti le indagini. E, come se non bastasse, Santovito ha affidato all’ispettore Guido Lopez, uno dei suoi uomini migliori, le indagini sul banale suicidio di un ex militante di sinistra, Massimo Pessina, apparentemente un pedofilo, toltosi la vita all’interno di una misera casa popolare di Calvairate. Ma perché impegnare Lopez in indagini su un caso così banale? È un ordine dei servizi, o Santovito spera di individuare una pista per risolvere il "problema Cerfoglio"? Ma è poi possibile che l’evasione di un brigatista nero e il suicidio di un pedofilo siano collegati?<br /><br />Opera di <span style="font-style: italic;">fiction </span>che trae le sue basi dalla oscura situazione politica dell’Italia appena uscita dagli anni ’80 (ma ancora vittima dei ’70), <span style="font-style: italic;">Catrame </span>ha per modello teorico i romanzi dell’Ellroy “politico” (due su tutti: <span style="font-style: italic;">American Tabloid</span>(1) e <span style="font-style: italic;">Sei pezzi da mille</span>) ma se ne allontana nelle scelte stilistiche: mentre le pagine dell’autore di <span style="font-style: italic;">L.A. Confidential</span> sono segnate da un quasi-beat che ha il suo fondamento nei romanzi di Hubert Selby Jr., l’opera di Genna è costruita su una lingua apprezzabilmente “ristretta”, ma rifinita e strutturata.<br />In <span style="font-style: italic;">Catrame, </span>al di là dell’indubbio valore estetico e dell’innegabile potenziale d’intrattenimento della trama poliziesca dagli snodi "classici"<span style="font-style: italic;">,</span><span style="font-style: italic;"> </span>si fa strada quello svelamento delle dinamiche sommerse(2) che per decenni hanno turbato la storia d’Italia, che si è in seguito affermato come aspetto centrale nella definizione della nuova letteratura nazionale. Se è fittizio l’intreccio, non lo è la lettura dei rapporti politici che lo regge e lo rende possibile: il romanzo svolge allora anche un ruolo pedagogico, in quanto si fa promotore di una visione del mondo che, imponendo di ricercare le trame oscure del potere dietro ai “semplici” fatti storici, segue il lettore fuori dall’universo diegetico e dentro al “mondo reale”.<br /><br />Il romanzo <span style="font-style: italic;">Catrame </span>di Giuseppe Genna è edito da Mondadori.<br /><br /><br /><br />(1) Sull’argomento "Crime Fiction e svelamento" con particolare riferimento a James Ellroy, si veda l’articolo<span style="font-style: italic;"> Crime: un bilancio</span>, apparso su <span style="font-style: italic;">Il Manifesto,</span> il 17.2.2009. (Ora ripubblicato su <span style="font-style: italic;">Carmillaonline </span>e leggibile <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002946.html">qui</a><a>).</a><br />(2)Pensiamo, in particolare, agli invisibili sincretismi tra potere politico, servizi segreti e finanza. </div><a><br /></a><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-1826656165641425144?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-28700877398473170142009-03-24T02:52:00.009+01:002009-03-24T13:29:27.971+01:00C- Clint Eastwood: Gran Torino<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Scg9x35fP7I/AAAAAAAAAkw/fHTpdy_Pi-E/s1600-h/GranTorino.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 280px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/Scg9x35fP7I/AAAAAAAAAkw/fHTpdy_Pi-E/s400/GranTorino.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5316567287138828210" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Stati Uniti, oggi. Walt Kowalski, ex-militare decorato in Corea e operaio Ford in pensione, è arrivato al capolinea: rimasto vedovo e unico “bianco” in un quartiere popolare ormai pieno di immigrati, abbandonato dal figlio troppo occupato per prendersi cura di lui, e dalla sua odiosa famiglia, sembra pronto per l’ospizio. Con un vecchio cane come unico amico e una Gran Torino del ’72 (simbolo palpabile del suo orgoglio americano) come sola passione, Kowaski ha fatto dell’allontanamento, dell’esclusione, della denigrazione del “diverso” (1), una ragione di vita; nel quartiere tutti lo conoscono come un vecchio scorbutico e pericoloso, pronto a scacciare gli “invasori” individuati sulla sua proprietà a colpi di fucile. Finché l’incontro con due ragazzini asiatici del vicinato non lo costringe a rivedere le sue posizioni…<br /><br /><span style="font-style: italic;">Gran Torino</span> è, innanzitutto, la storia di un rapporto tormentato: quello tra gli immigrati americani di vecchio corso, sbarcati nei primi decenni del ‘900, e i protagonisti di ondate più recenti, raccontata attraverso le relazioni di un vecchio polacco con i suoi vicini asiatici. Questa prima riflessione lascia, però, ben presto spazio ad altre considerazioni: Kowalski, infatti, non è un cognome polacco "qualunque", ma anche il nome dell’indimenticato e indimenticabile protagonista della <span style="font-style: italic;">pièce A streetcar named Desire</span> di Tennessee Williams, divenuto, complice la notissima trasposizione cinematografica di Elia Kazan(2), una vera e propria icona della maschilità manesca, sensuale, virile, violenta, carnale(3). E ai caratteri di questa virilità antica, il Kowalski di <span style="font-style: italic;">Gran Torino</span>, pur con qualche ruga e acciacco, corrisponde perfettamente: lo si vede fermo in piedi in mezzo allo schermo, pronto a fronteggiare gli attacchi (verbali, almeno in principio) di una banda di piccoli balordi, l’aria da Ispettore Callaghan invecchiato, ma la sua redenzione è già in atto. Sì, perché in terzo luogo, ed è questo l'aspetto principale del film, <span style="font-style: italic;">Gran Torino</span> risponde, con ovvia attenzione per la dimensione morale, al filone del romanzo di formazione. Il trito (il che non significa definitivamente esausto) canone del romanzo di formazione nel quale l'anziano impara dai giovani, applicato ad una sceneggiatura non molto originale, avrebbe forse rischiato di tradursi, in mano ad altri registi, in un prodotto di bassa lega: nella declinazione eastwoodiana, da invece origine alla consueta narrazione lucida e meravigliosa, sommessamente riflessiva, sempre in bilico tra il poetico e il banale. In questo caso spiccano la bella, sconsolante, ricostruzione della solitudine connessa alla vecchiaia, le dinamiche perfette dell’anti-americana maturazione dello scorbutico protagonista, che dopo aver scoperto il “nemico” in famiglia (figlio e nuora pronti a rinchiuderlo, a dispetto della sua ovvia vitalità, all’ospizio; nipote che incomincia ad avanzare timide pretese sull’eredità ecc.), ritrova il “familiare” nei gentili vicini, inizialmente accomunati ai vecchi avversari coreani.<br />Racconto morale impreziosito da meravigliose parentesi western(4), pronto a risolvere l’infinita tensione americana tra rispetto della legalità e ricorso alla “giustizia fai-da-te”, con la proposta (ma, in fondo, chi può dire quanto sia seria e universalizzabile...) di un’originale e inattuale etica del sacrificio attraverso la quale i “vecchi” consegnano ai “giovani” un mondo migliore; completato da fotografia perfetta, taglio piacevolmente classico delle inquadrature, incredibile senso del ritmo (questo a dispetto dell’intreccio poco articolato) e realizzato con mezzi apprezzabilmente moderati, <span style="font-style: italic;">Gran Torino</span> è un film perfetto, ennesima prova registica -incredibilmente riuscita- di un Eastwood che minaccia sempre di smettere e poi, per fortuna, non lo fa mai.<br /><br /><br /><br />(1) Nel senso esteso ed inclusivo di razza, colore, sesso, nazionalità…<br />(2) La trasposizione di Kazan (1951) è tanto nota che ormai, nell'immaginario collettivo, Stanley Kowalski ha le fattezze di un Marlon Brando al massimo della forma.<br />(3) E attraverso questa citazione il film si apre ad una moderna revisione, ad un ammorbidimento delle classiche, rigide, definizioni di "genere": a Kowalski, rappresentante del “vecchio” maschio forte (chi meglio di Eastwood, da sempre legato al politcamente scorrettissimo “Dirty Harry” o alle figure di cavaliere solitario in salsa western?), fa da contraltare il giovane Thao, personaggio timido, pacifico, imbranato, la cui integrazione passa, non a caso, attraverso la sospensione delle attività femminili (es. il giardinaggio) e la scoperta del "duro" lavoro manuale, come luogo della creazione di una nuova identità nazionale "americana" attraverso una momentanea adesione ad un modello maschile “classico”.<br />(4) Si veda, per esempio la riproposizione del classico “duello suicida” in una versione "moralizzata"; se ne <span style="font-style: italic;">Il Mucchio Selvaggio</span>, che del <span style="font-style: italic;">topos</span> in questione fornisce uno degli esempi più noti, l'ultimo duello viene intrapreso con l'incoscienza, la "leggerezza" tipica dei membri della banda, come "ultima prova" (per quanto prevedibilmente fallimentare...), in <span style="font-style: italic;">Gran Torino</span> il "suicidio" è premeditato, e serve ad accelerare i tempi per una soluzione "legale" del conflitto tra Thao e i suoi connazionali. Nella costruzione del finale, Eastwood gioca sui particolari in ellissi, racconta in maniera reticente, senza mai rivelare le reali intenzioni del protagonista, e istituisce, così, una funzionale ambiguità tra i modi e i riferimenti del western classico, e la soluzione di Kowalski. Rivista a posteriori la voluta ambiguità narrativa testimonia, in maniera riuscitissima, l'incertezza del protagonista, e sposta in primo piano il momento strettamente morale della scelta.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-2870087739847317014?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com6tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-27566604811873750232009-03-12T23:21:00.009+01:002009-03-13T01:45:32.584+01:00L- Richard Brautigan: Il mostro degli Hawkline<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbmpoWUQE3I/AAAAAAAAAko/b1RlD3CcT8M/s1600-h/Il+mostro+degli+Hawkline.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 267px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbmpoWUQE3I/AAAAAAAAAko/b1RlD3CcT8M/s400/Il+mostro+degli+Hawkline.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5312463746110591858" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">Alla fine dell’enorme cumulo di vestiti, c’era una testolina che sbucava dalla camicia. Il colletto della camicia gli circondava la testa come un hula hoop. L’espressione di quieto riposo di chi è andato, come dicono, al cospetto del Creatore, era rimasta inalterata sul viso del maggiordomo nel passaggio da gigante a nano, solo che chiaramente era molto più piccola.</span>(1)<br /><br /><br />Usa 1902. Strani avvenimenti turbano la villa degli Hawkline, una grande e tetra dimora vittoriana costruita su cave di ghiaccio misteriosamente poste nel bel mezzo del deserto: il padrone di casa, professore ad Harvard e brillante scienziato(2) impegnato in una serie di esperimenti chimici di importanza vitale per il futuro dell’umanità, scompare nel nulla durante una seduta nel suo laboratorio, e un invisibile mostro inizia ad attentare alla tranquillità dei superstiti.<br />Le due figlie del professore, rimaste sole ma intenzionate a portare a termine l’esperimento paterno, e stufe di sottostare ai dispetti del misterioso (ma apparentemente inoffensivo) mostro, assoldano Greer e Cameron, due imbattibili killer girovaghi…<br /><br /><span style="font-style: italic;">Il mostro degli Hawkline</span> è un romanzo vivido, comico, sperimentale, folle, che riporta alla mente, per associazione, i brani del Dylan cantore psichedelico e brillante “sinestesista” (quello di <span style="font-style: italic;">Stuck inside of Mobile with the Memphis blues Again</span> e dell’incredibile “there's only one I've met/ an' he just smoked my eyelids/ an' punched my cigarette” (3)), attraversato da velate (ma innegabili) riflessioni contro-culturali(4), e pieno zeppo di riferimenti e <span style="font-style: italic;">topoi </span>del western-pulp, del romanzo gotico(5), della letteratura fantastica (6) opportunamente sformati in una parodia che alterna i generi senza mai miscelarli, amplificando al massimo gli effetti grotteschi.<br />La meravigliosa traduzione di Enrico Monti, assolutamente fedele al lessico e alle strutture semantiche americane, consolida, così come avviene nella versione originale, sul piano stilistico, il carattere straniante (verrebbe da dire “spaesante”(7)) della narrazione.<br /><span style="font-style: italic;"><br />Il mostro degli Hawkline</span> di Richard Brautigan è edito in Italia da ISBN.<br /><br /><br /><br />(1) Richard Brautigan, <span style="font-style: italic;">Il mostro degli Hawkline</span>, ISBN, Milano 2008, p. 129.<br />(2) Ma forse, piuttosto, alchimista impegnato, con finalità diverse, in un folle esperimento formalmente analogo a quello tentato dal malvagio antenato che scatenava le oscure presenze in <span style="font-style: italic;">The case of Charles Dexter Ward</span> di H.P. Lovecraft.<br />(3) Rischi connessi al progresso scientifico, male “morale” che rinasce all’interno delle comuni (quella dei “Chimici”), incertezza dell’identità (le due gemelle indistinguibili che cambiano nel tempo ma rimangono pur sempre identiche a se stesse), consumismo e produzione di massa (i mille ombrelli neri che invadono la casa), feticismo degli oggetti (l’assurdità psicanalitica del portaombrelli-genitore), società e controllo del pensiero, sono solo alcuni dei temi (spesso deformati, sotto il filtro comico e la patina onirica del romanzo, fino ad una quasi completa illeggibilità), sepolti sotto l’imprevedibile <span style="font-style: italic;">Mostro degli Hawkline.</span><br />(4) “Ne ho incontrato solo uno/, ma si è solo fumato le mie palpebre/ e ha preso a pugni la mia sigaretta”.<br />(5) Il gotico britannico, sradicato dalla sua patria geografica e “malamente” innestato in un deserto nord-americano, senza nessun tentativo di ammorbidimento degli ovvi contrasti (che ci fa una casa vittoriana nel bel mezzo di uno sfondo western? E le cave di ghiaccio in mezzo al deserto?<br />(6) Si ritrovano, per limitarsi agli esempi più ovvi, eco da <span style="font-style: italic;">Alice nel paese delle meraviglie</span> e <span style="font-style: italic;">Frankenstein</span>, da <span style="font-style: italic;">Il giro di vite</span>, e <span style="font-style: italic;">The case of Charles Dexter Ward</span>, ma anche atmosfere e dialoghi usciti dritti dritti da quel piccolo capolavoro di auto-biografia sognante e romanzata che è <span style="font-style: italic;">Avventure nel commercio delle pelli</span> del gallese Dylan Thomas.<br />(7) Questo carattere “spaesante” è per lo meno singolare se si considera che in ambito classico il genere era trattato come un insieme di regole stilistiche e tematiche codificate alle quali il produttore era tenuto ad adeguarsi, come per un tacito accordo, per garantire al fruitore (amante di un determinato genere) il gradimento dell’opera proposta. L’operazione di Brautigan, di segno opposto, non sarà forse originale (tentativi anche più “fini” di allargamento, di sovvertimento delle regole, condotti dall’interno dei generi, erano da tempo all’ordine del giorno), ma è ben recepita (un ovvio omaggio può essere rintracciato, ad esempio nel romanzo <span style="font-style: italic;">Fuoco nella polvere</span> di Joe R. Lansdale, scritto nel 2001 ma proposto ai lettori italiani, per iniziativa di Fanucci, solo nel 2008) ed efficace: l’inattesa assurdità fiabesca del racconto spiazza il lettore e lo costringe a interrogarsi sulla realtà “veramente” distorta e “spaesante”, quella extra-diegetica.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-2756660481187375023?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-21094156690287706882009-03-10T02:17:00.006+01:002009-03-10T02:36:52.837+01:00L- Angelo Petrella: Napoli Nera<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbXAokRlHcI/AAAAAAAAAkQ/Bw_J0mQK6H8/s1600-h/napolinera.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 224px; height: 355px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbXAokRlHcI/AAAAAAAAAkQ/Bw_J0mQK6H8/s400/napolinera.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311363138718080450" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Recentemente riproposti in edizione tascabile nel volume<span style="font-style: italic;"> Napoli Nera, Cane Rabbioso</span> e <span style="font-style: italic;">Nazi Paradise</span>, primi due romanzi del giovane noirista napoletano Angelo Petrella.<br /><br />In <span style="font-style: italic;">Cane Rabbioso</span> (2006), uno sbirro napoletano corrotto e tossico, poeta di sinistra e assassino a tempo perso, si trova costretto, per sottrarsi ad un’ingiusta accusa di omicidio, e per non essere eliminato da alcuni amici che fanno parte di un misterioso gruppo fatto di uomini dell’esercito, della polizia, della digos e dei “servizi”, un gruppo segreto che “esiste da sempre, è sempre esistito” ed “esisterà sempre”(1), a passare al contrattacco: lo farà a modo suo, con l’aiuto di massicce dosi di alcol e stupefacenti, senza paura di sporcarsi le mani, e cogliendo l’occasione per far saltare la testa di un capo “poco attento alle sue esigenze”…<br /><br />Lo stile del romanzo è rapido, anti-descrittivo(2) ritmato, spezzato. Le frasi dalla sintassi deformata, pronunciate o pensate ad alta voce da un individuo costantemente sottoposto all’effetto di stupefacenti, rimandano perfettamente la “chimica” interiorità del protagonista e trascinano il lettore in una vicenda tanto veloce, bruciante, (positivamente) disgustosa, freddamente razionale, da permettere (e anzi quasi forzare) la rivalutazione di un personaggio totalmente scorretto e immorale.<br /><br />In <span style="font-style: italic;">Nazi Paradise</span> (2007) “Dux”, giovane ultrà che pratica la violenza calcistica in maniera programmatica, naziskin e <span style="font-style: italic;">hacker </span>accusato di truffa informatica (si parla di “un paio di operazioni fatte su due conti scoperti del Monte dei Paschi di Siena”(3), per un totale di oltre 20 mila euro), viene ricattato da un commissario della polizia di Napoli che vuole servirsi delle sue doti per recuperare, nel corso di una chiassosa festa di compleanno di giovani borghesi, dei dati sepolti in un <span style="font-style: italic;">hard-disk</span> quasi inaccessibile. Ma Dux sarà poi in grado di mimetizzarsi tra i figli dell’alta borghesia napoletana? E aiutare la polizia non vuol dire forse tradire i camerati? E, ancora, perché due rispettabili poliziotti dovrebbero arrivare a ricattare un giovane disadattato? Non sarebbe più facile servirsi di qualche agente?<br /><br />La sintassi da “esaltazione tossica” di <span style="font-style: italic;">Cane Rabbioso</span> cede il passo, in <span style="font-style: italic;">Nazi Paradise</span> all’auto-narrazione informale, colloquiale, gergale, limitata, di un protagonista violento e politicamente insopportabile, ma ancora pronto ad imparare dalla vita e quasi commovente nella sua assoluta, innocente, ignoranza.<br />Sulla interessante trama gialla di <span style="font-style: italic;">Nazi Paradise</span>, narrato, come <span style="font-style: italic;">Cane Rabbioso</span>, in prima persona, ma rispetto a questo meno estremo e violento, e dunque considerato, da alcuni recensori, meno efficace, si innestano gli insospettabili motivi del romanzo di formazione: il fulcro del secondo lavoro di Petrella non sta infatti tanto nel gradevolissimo intreccio spionisticio, nel racconto di un tradimento dei compagni, o di una serie di tradimenti subiti, quanto nella dura e incerta maturazione del giovane Dux attraverso una serie di difficili scelte morali.<br /><br />L'agilissimo (ma originale e riuscitissimo, tematicamente e stilisticamente) volume <span style="font-style: italic;">Napoli Nera</span> è edito da Meridiano Zero.<br /><br /><br />(1) Angelo Petrella, <span style="font-style: italic;">Cane Rabbioso</span>, in <span style="font-style: italic;">Napoli Nera</span>, Meridiano Zero, Padova 2009, p. 40.<br />(2) La familiarità con i luoghi appiattisce quasi completamente, o spinge in secondo piano, lo spirito di osservazione; è dunque corretto rendere, come fa Petrella, e con lui tutta una serie di autori nuovi e vecchi del nero internazionale (non a caso proprio all’interno del poliziesco il minimalismo ha trovato alcune delle sue prime applicazioni “popolari”), il disinteresse dei personaggi nei confronti del loro ambiente vitale, attraverso l’eliminazione dei brani descrittivi.<br />(3) Angelo Petrella, <span style="font-style: italic;">Nazi Paradise</span>, in <span style="font-style: italic;">Napoli Nera</span>, Meridiano Zero, Padova 2009, p. 69.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-2109415669028770688?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-63298395848411619122009-03-06T01:13:00.008+01:002009-03-06T01:41:28.884+01:00L- Stuart Kaminsky: Assassinio sul sentiero dorato<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbBrV8H2y6I/AAAAAAAAAkI/MFr787kgqe4/s1600-h/Assassinio+sul+sentiero+dorato.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 395px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SbBrV8H2y6I/AAAAAAAAAkI/MFr787kgqe4/s400/Assassinio+sul+sentiero+dorato.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309861985330318242" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;">“L’ascensore si fermò al nono piano con un cigolio. Decisi che avrei messo il mio uomo alle strette con qualcosa di molto vicino alla verità. Magari l’avrei fatto arrabbiare al punto che si sarebbe lasciato sfuggire qualcosa. Non riuscivo a immaginare la scena di me che usavo la forza contro un nano, ma probabilmente ne sarei stato capace. Forse sarei riuscito a spingerlo a farmi arrabbiare quanto bastava.” </span>(1)<br /><br />1940. Toby Peters, ex poliziotto dell’LAPD, ex buttafuori ed ex responsabile della sicurezza per conto della “Warner Brothers”, si guadagna da vivere come investigatore privato risolvendo casi di quart’ordine. Per risparmiare sulle spese, ha per ufficio una stanza in sub-affitto nello studio di un’improbabile dentista. Quando Louis Mayer, proprietario della notissima casa di produzione cinematografica “Metro-Goldwyn-Mayer” lo convoca nei suoi studios per affidargli le indagini sulla morte di una comparsa, Peters accetta senza esitazione: quello che non sa, è che il suo nuovo datore di lavoro lo ha scelto sperando che facesse pressioni sul fratello Phil (membro dell'LAPD ufficialmente incaricato delle indagini), per convincerlo a mantenere il silenzio sulla faccenda. Ma il signor Mayer non sa che i rapporti tra Toby Peters e suo fratello non sono dei migliori…<br />Impegnato nelle indagini sulle morte di un nano travestito da “marameo”, ritrovato cadavere, a più di un anno dalla fine delle riprese, sul set del film <span style="font-style: italic;">Il mago di Oz</span> di Victor Fleming, e costretto ad agire senza l'aiuto delle autorità, lo scalcagnato detective si troverà nel mirino di una serie di maldestri gangster, e, prima della soluzione del caso, (risolto anche grazie alla collaborazione di un aiutante d’eccezione: il padre dell’<span style="font-style: italic;">hard boiled </span>Raymond Chandler) salverà la vita alla giovane Judy Garland, vero e proprio simbolo dell’innocenza nella Hollywood degli anni ’40…<br /><br />Romanzo breve, ben scritto (anche attraverso un recupero del lessico tipico dell’<span style="font-style: italic;">hard boiled </span>delle origini che ahimè, in parte si perde in una traduzione non sempre all’altezza del testo), surreale, politicamente scorretto come lo si poteva essere solo negli anni '40, follemente ironico, ma anche piuttosto prevedibile nello svolgimento strettamente giallo(2), <span style="font-style: italic;">Assassinio sul sentiero dorato</span> trae buona parte del suo fascino dalla dimensione meta-narrattiva, dal riuso, in funzione d’omaggio, di modi, toni, personaggi, situazioni, soluzioni narrative ed <span style="font-style: italic;">escamotages </span>tipici del noir degli albori (3).<br />Gli aspetti meno credibili del genere (infallibilità e quasi immortalità, irresistibile fascino dell’eroe ecc.) sono qui deformati, secondo una certa tendenza del noir post-moderno (4), con un fare farsesco e vivace, come a voler correggere il difetto di realismo attraverso l’esagerazione dei tratti comici e incredibili.<br /><br />Romanzo noir che coniuga <span style="font-style: italic;">La sorellina</span> di Chandler con l'ironia (che deforma l'affresco storico, ma senza riuscire a cancellarlo) dei <span style="font-style: italic;">Racconti di Pat Hobby</span> di F. Scott Fitzgerald, il surrealismo di Brautigan con la durezza di Hammett<span style="font-style: italic;">, Assassinio sul sentiero dorato</span>, di Stuart Kaminsky, edito in Italia da Einaudi, è Il libro che ogni filologo, amante del genere e feticista del cinema classico dovrebbe avere nella sua libreria.<br /><br /><br /><br /><br />(1) Stuart Kaminsky, <span style="font-style: italic;">Assassinio sul sentiero dorato</span>, Einaudi, Torino 2005, p. 115.<br />(2) Le trovate surreali abbondano, ma la trama gialla, costruita attraverso un collage di clichés d’epoca risulta, per gli appassionati del genere, piuttosto prevedibile.<br />(3) Pilastri della moderna narrativa poliziesca quali Hammett, Chandler, Latimer, Mickey Spillane (anche nella trasposizione cinematografica: l’ambiente della palestra riporta alla mente il club sportivo di <span style="font-style: italic;">Un bacio e una pistola</span> di Robert Aldrich) sono qui riletti con gli occhi del moderno scrittore-lettore, evidentemente sofferente, come molti fanatici del genere, di una bulimia basso-letteraria che ha trovato il suo luogo elettivo nell’America degli anni ‘40/’50, segnata dal fenomeno culturale della letteratura <span style="font-style: italic;">pulp</span>.<br />(4) Pensiamo non solo al noto Hector Bélascoaran di Paco Ignacio Taibo II, ma anche al meno fortunato (perché sottorappresentato in Italia) C. Card, protagonista dell’incredibile <span style="font-style: italic;">Sognando Babilonia</span> di Richard Brautigan (Marcos y Marcos). In ogni caso, questo scarso realismo dei romanzi noir degli albori, ormai vero e proprio luogo comune della critica letteraria di genere, andrebbe ripensato: sembra infatti il riflesso di una valutazione negativa della letteratura (soprattutto cinematografica) successiva ispirata ai romanzi dell’epoca, retrospettivamente proiettata.<br /></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-6329839584841161912?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0tag:blogger.com,1999:blog-19221975.post-1284206151456711332009-02-26T23:04:00.006+01:002009-03-20T16:37:07.360+01:00L- Giuseppe Munforte: La prima regola di Clay<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SacqFu4KZbI/AAAAAAAAAj4/Q24PZ7QMV6A/s1600-h/primaregoladiclay.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 250px; height: 377px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_YeVCi2cRepY/SacqFu4KZbI/AAAAAAAAAj4/Q24PZ7QMV6A/s400/primaregoladiclay.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307256963850724786" border="0" /></a><br /><div style="text-align: justify;">Milano, un quartiere come tanti, in periferia. Nell’umida palestra di pugilato della zona, ricavata in uno scantinato, una banda di ragazzi senza prospettive si rompe le nocche al sacco pesante, spezza il fiato saltando una corda, migliora la tecnica allo specchio o al sacco veloce, si rinforza sollevando i pesi, o si procura qualche livido da esibire con gli amici.<br />Soltanto Ivano, che tutti ormai chiamano Clay, ha del talento: il maestro Volpe, ex-agonista senza gloria, ha riconosciuto dietro al modo in cui il ragazzo balla e saltella sul ring schivando e boxando di rimessa l’istinto del campione, e per questo lo allena con una cura tutta particolare; ma per Ivano il pugilato non è che un passatempo serale, tutt’altro che un’alternativa al lavoro da aiutante in una carrozzeria che occupa gran parte della sua giornata.<br />Quando il padre muore, ennesima vittima delle esalazioni di vernici e solventi prodotti nella fabbrica in cui tutti gli abitanti della zona lavorano, Clay sembra assolutamente indifferente, ma in breve si macchia, a dispetto della sua indole tranquilla, di un atroce, inspiegabile delitto…<br /><br />Secondo romanzo di Giuseppe Munforte, già vincitore, grazie all'opera d'esordio <span style="font-style: italic;">Meridiano</span> (Castelvecchi, 1998), del Premio Assisi, <span style="font-style: italic;">La prima regola di Clay</span> si serve di alcuni <span style="font-style: italic;">cliché </span>della narrazione pugilistica<span style="font-style: italic;"></span>(1)<span style="font-style: italic;"> </span> e del romanzo di formazione per tracciare una credibilissima tragedia contemporanea ispirata ai fatti dell’IPCA(2) di Cirié (Torino).<br />Nel romanzo di Munforte, come nella realtà, miseria economica e culturale, nutrite dalla quasi assoluta mancanza di stimoli e dal pessimismo diffuso, si mescolano alla più profonda miseria esistenziale perpetuando le recenti(3) forme di emarginazione urbana, e svuotandole da ogni possibile via di fuga.<br />Nonostante l'indubbio valore tematico, è forse nello stile che <span style="font-style: italic;">La prima regola di Clay</span> esprime il suo aspetto più originale: contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, l'autore non si conforma ai canoni del realismo minimalista vigente nel genere, ma narra la sua vicenda con ampie immagini e lunghe frasi ricercate, poeticamente descrittive e inconsuetamente cariche di aggettivi, non per vanità, non per un gratuito sfoggio della sua indubbia abilità linguistica, ma per restituire al lettore l’atteggiamento sognante, la disposizione alla contemplazione estetica e l’amore per la cultura(4) che sembrano offrire al narratore intradiegetico l’unica via di scampo dalla sua condizione di vita.<br /><br />Il romanzo<span style="font-style: italic;"> La prima regola di Clay</span> di Giuseppe Munforte è edito da Mondadori.<br /><br /><br /><br /><div style="text-align: justify;">(1)Il valore metaforico del pugilato come rappresentazione plastica e fin troppo esplicita della lotta per la vita, in genere tanto ben occultata dietro la mal-simulata, inconsistente, "cortesia" o la "solidarietà" borghese, si è affermato fin dai racconti di Jack London (si vedano, per esempio i drammatici <span style="font-style: italic;">Una bella bistecca</span> e <span style="font-style: italic;">La sfida</span>).<br />(2)L’IPCA (Industria Piemontese dei Colori di Anilina), fondata nel 1922 è passata alla storia per il caso sollevato da Albino Stella e Benito Franza: entrambi affetti da tumore alla vescica, e preso atto dei molti colleghi deceduti per la stessa patologia (secondo una recente ricerca INAIL sarebbero 168 i dipendenti morti di cancro), i due operai avevano sporto denuncia contro la fabbrica. Nel 1977, al termine di un processo durato 5 anni, titolari e dirigenti dell’azienda vennero condannati per omicidio colposo.<br />I tristi fatti del IPCA sono stati ricostruiti dal regista Daniele Gaglianone nel documentario <span style="font-style: italic;">Non si deve morire per vivere</span> (2005).<br />(3)Ma saranno poi così recenti? In che modo questi abitanti delle periferie milanesi si differenziano dai “ragazzi di vita” che popolavano le borgate della Roma di Pasolini? E le loro vicende non riecheggiano quelle dei protagonisti dei racconti de <span style="font-style: italic;">Il ponte della Ghisolfa</span> di Testori?<br />(4) Il rifiuto del lavoro portato avanti dal narratore in nome della cultura ricorda gli atteggiamenti assunti da Arturo Bandini ne <span style="font-style: italic;">La strada per Los Angeles</span> di John Fante, ma mentre quest'ultimo si dedicava alla sua attività culturale con snobismo e violenta convinzione, il personaggio di Munforte, segnato dalla vicinanza di Vera e Clay, deve fare i conti con i sensi di colpa.<br /></div></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/19221975-128420615145671133?l=nonsolonoir.blogspot.com'/></div>fabriziofbhttp://www.blogger.com/profile/03364172094055147678fabriziofb@gmail.com0