<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619</id><updated>2009-11-23T13:21:32.129+01:00</updated><title type='text'>LUDIK</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>2121</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7892129327510301570</id><published>2009-11-21T12:22:00.006+01:00</published><updated>2009-11-21T13:29:25.227+01:00</updated><title type='text'>Mister Moonlight</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mister Moonlight&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è ancora vivo? E' la prima reazione di tutti quando si fa il nome di Tito Stagno. Quando questa estate l'ho rivisto in tv, e poi dal vivo in una memorabile e affollata serata di luglio in piazza del Popolo, mentre parlava dello sbarco sulla Luna, e mentre rievocava le difficoltà e le emozioni e le esaltazioni del raccontare in diretta l'evento del secolo a trenta milioni di telespettatori, raggiungendo il culmine della carriera a un'età - 39 anni - in cui molti la cominciano, Stagno aveva settantanove anni e l'entusiasmo di un ragazzino. Mi ha affascinato - a pelle - quel personaggio, e adesso mi sono assai divertito a leggere &lt;a href="http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=482" TARGET="_blank"&gt;la sua autobiografia&lt;/a&gt; (scritta con Sergio Benoni), che si intitola "Mister Moonlight", che sarebbe il nomignolo che gli aveva dato un astronauta americano, citando una canzone dei Beatles. Già a vederlo in copertina, nella foto d'epoca, sembra un figo quasi da fumetto, coi capelli chiari pettinati bene, la riga in mezzo, gli occhialoni, la giacca stirata, l'aria un po' narcisa ma che gronda professionalità, sembra Walter Cronckite, roba da "signore e signori buonasera questa è la rai tivù", del tutto d'altri tempi. Insomma Stagno è un pezzo della tv italiana: il primo giornalista a condurre un Tg, il primo a fare un'inchiesta, nel 1955, e il primo inviato all'estero, nel 1957, incontrando papi, politici, attori, politici, da Saragat a Kennedy, da Padre Pio a Ungaretti. Ne ha di cose da raccontare. Tipo quel tecnico Rai che durante la registrazione del primo videomessaggio televisivo del Papa, allora lo ieratico Pio XII, si rivolse così al pontefice: "Santità, er bianco spara!". Oppure quella volta che lui e un suo collega pensarono di condurre il tg del canale nazionale in maniche di camicia, all'americana, togliendosi la giacca, e beccandosi il cazziatone del direttore generale, così il giorno dopo decisero di andare in onda con la giacca sì, ma in mutande e con le braghe calate, ma sotto la scrivania dello studio, non lo vide nessuno ma loro si sentirono molto rivoluzionari. E poi fatti personali: la guerra, la fuga da esule istriano, una certa passione onanistica tipo il lamento di Portnoy di Roth però ispirata da uno scimpanzè in giardino, eccetera. Infine la tivù di oggi, mentre accarezza il suo nuovo Mac e la telecamerina per Skype. "Mettiamola così: che fine ha fatto il servizio pubblico? E' questa la domanda da cui bisogna partire. Che fine hanno fatto, sulle reti Rai, i contenuti di qualità? Da troppi anni la Rai insegue un modello che non è il suo, si fa dettare le regole dalla politica e dal mercato della pubblicità, anziché essere lei a suggerire quelle soluzioni intelligenti e brillanti che il pubblico - e poi di conseguenza anche la pubblicità - sta disperatamente aspettando". E ancora: "Ho appena finito di guardare il tg dell'ora di pranzo. Anche oggi mi ha fatto arrabbiare, stavo per lanciare il telecomando contro il muro. Come direbbe Flaiano, questi telegiornali corrono sempre in soccorso del vincitore. Sembrano non accorgersi di come sia cambiato il mondo". E per me è una cosa bellissima, il lancio del telecomando dico, parlare alla tv urlando come un pazzo per queste schifezze in cui tocca imbatterci, come fossi mio nonno, ed è una di quelle cose che mi fa sentire vicino al buon vecchio Tito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7892129327510301570?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/7892129327510301570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=7892129327510301570&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7892129327510301570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7892129327510301570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/mister-moonlight.html' title='Mister Moonlight'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7549524362649462737</id><published>2009-11-20T23:56:00.001+01:00</published><updated>2009-11-21T12:21:40.802+01:00</updated><title type='text'>Abbracci spezzati</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Abbracci spezzati&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 398px; height: 229px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwfM40MU8DI/AAAAAAAABhE/5KcCiQpQrAY/s1600/almodovar.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Il mondo di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pedro_Almod%C3%B3var" target="_blank"&gt;Almodovar&lt;/a&gt; è il nostro. Terribile e ridicolo, fuori fuoco. Può piacere il suo cinema, o non piacere, ma nessuno può discutere il fatto che viviamo in un tempo in cui la profondità risiede nei dettagli dell'apparenza, la luce nell'ombra, il non senso ripristina l'ordine delle cose, peché altrimenti l'unico ordine possibile è fatto di ipocrisia. Tornano in mente gli stacchi, le musiche, i piani sequenza. La camicia da notte di Victoria Abril in Legami!, bianca da collegiale. I passi svelti di suor Vipera nel convento dell'Indiscreto fascino del peccato. Il coltello di Penelope Cruz in Volver, buono per uccidere e per affettare peperoni. La bellezza da bella addormentata nel bosco della ragazza in coma di Parla con lei, la bellezza assoluta in bilico con la morte. C'è sempre qualcosa di assurdo e di intimamente autentico. Infatti una volta, in sua autobiografia, ha dichiarato: "La legge del desiderio è sottoposta a regole invariabili come per esempio quella di gravità. Nessuno può impedirti di volare saltando da una finestra, tuttavia la legge di gravità ti farà sfracellare a terra". Stasera ho visto il suo ultimo film, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=6z6f5ZvuyQk" target="_blank"&gt;Gli abbracci spezzati&lt;/a&gt;, e ho pensato che come al solito c'è sempre troppo di tutto, di immagini e di parole, di trame e colpi di scena, di riferimenti e suggestioni. Ma nelle opere più felici l'anima prevale sempre sul trucco pesante. Stavolta invece si aspetta a lungo che arrivi una scintilla d'emozione, qualcosa che ci trascini nei meandri di una storia complessa, altrimenti distante. Ma alla fine, poiché in questo film si parla anche di un altro film, girato dall'attore protagonista di questo film ora diventato cieco, giusto nell'ultimo quarto d'ora di questo film si vedono anche cinque o dieci minuti di quell'altro film girato dall'attore protagonista di questo film. E basta quello a pensare al genio di quelle commedie tra pianto e risa, tra ohoooo! di stupore e soffiate taglienti di ironia. Sempre lui una volta raccontò di sua madre che, quando lui era bambino, aveva aperto un'attività di lettura e scrittura di lettere, per integrare lo stipendio del padre. "Mentre lei leggeva mi accorgevo con sorpresa che le sue parole non corrispondevano al testo: in parte inventava. Le vicine non lo sapevano pwerché quello che inventavaera un prolungamento della loro vita, uscivano incantate". Che la realtà ha bisogno della finzione per essere accettabile, per essere un po' meglio di com'è, è chiaro. E poi stasera ripensavo anche al fatto di vedere Almodovar proprio oggi, a Roma, appena dopo aver saputo che è morta asfissiata la Brendona, probabilmente fatta fuori come testimone scomodo di una brutta storiaccia, il donnone-omone su cui tutti avevamo scherzato nelle ultime settimane, segnate nelle cronache politiche e nei talk show dall'incursione in un mondo colorato, labbruto, trasgressivo ma non troppo, perché ogni trans intervistata sui giornali o ospitata in televisione portava una ventata di rispettabilità, familiarità domestica, il sense of humour di chi ha molto vissuto, lo sforzo di comportarsi da signore anche quando si parla di marchette, tutta roba che spesso taluli altri "onorevoli" ospiti nemmeno si sognavano. "L'unica cosa autentica che ho sono i sentimenti e i litri di silicone" diceva Agrado, la transessuale di Tutto su mia madre, film di Almodovar del 1999, raffinata e poetica mignotta che odiava le drag queen. E insomma, pure qui dalle parti degli scandaletti borghesi italiani, Almodovar è &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3888" target="_blank"&gt;compiuto&lt;/a&gt;: "via Gradoli non è più solo qualcosa di cui sparlare, è rossetto e morte, extension e assassini, tacchi alti e autopsia".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7549524362649462737?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/7549524362649462737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=7549524362649462737&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7549524362649462737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7549524362649462737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/abbracci-spezzati.html' title='Abbracci spezzati'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwfM40MU8DI/AAAAAAAABhE/5KcCiQpQrAY/s72-c/almodovar.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-297030135204795843</id><published>2009-11-19T19:56:00.001+01:00</published><updated>2009-11-19T20:07:30.919+01:00</updated><title type='text'>I bambini e quelli che no</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I bambini e quelli che no&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un post del blogger &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3490" TARGET="_blank"&gt;Squonk&lt;/a&gt;, qualche giorno fa. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"C'è chi sa parlare con i bambini, e chi no. Ma 'quelli no' non sono tutti uguali; ce ne sono che li trattano sempre e comunque come dei Teletubbies in carne e ossa, fino al compimento dei diciott'anni (e a volte oltre): sono quelli che squittiscono, quelli che 'cicci', quelli che appunto, i bambini sono dei fumetti. Ce ne sono altri, però. Sono quelli che si rendono conto di avere di fronte delle persone complicate e delicate e belle e orribili: come gli adulti, ma senza esserlo ancora. Sono quelli che gli mancano le parole, quelli che avrebbero da dire ma non sanno come farlo perché a buttare fuori certe cose in un certo modo ci riescono solo nei libri e nei telefilm. Sono quelli che stanno tanto in silenzio e fanno la figura di quelli che se ne fregano, o che i bambini li odiano, e invece non è così – sono quelli che ogni tanto trovano un bambino che ha la luna un po’ di traverso e che per un imperscrutabile motivo si trovano a sedercisi accanto e magari stanno zitti entrambi oppure si mettono a parlare di calcio o di come va la scuola e alla fine quello più piccolo sorride – oppure si mette a guardare la televisione ma appoggia la testa sul braccio di quello più grande, che alla fine è il più contento di tutti"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-297030135204795843?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/297030135204795843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=297030135204795843&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/297030135204795843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/297030135204795843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/i-bambini-e-quelli-che-no.html' title='I bambini e quelli che no'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1363254415396186366</id><published>2009-11-18T17:55:00.005+01:00</published><updated>2009-11-20T12:04:27.933+01:00</updated><title type='text'>Digitali extraterrestri</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Digitali extraterrestri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 390px; height: 258px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwQsqgu0FUI/AAAAAAAABg8/cl0OeOGel1k/s1600/eterea.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Fatta l'ennesima risintonizzazione sto fermo un minuto davanti al televisore, a vedere tutti i canali morti dell'analogico, la serie infinita di loculi dell'etere, puntini grigi e neri e bianchi lampeggianti nel loro eterno riposo, cyberpunk ormai definitivamente passato di moda. Poi rischiaccio il pulsante del nuovo telecomando e mi rituffo nel digitale terrestre appena &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/teleschermi-neri-e-canali-che-saltano-digitale-terrestre-esordio-nel-caos/2114972" target="_blank"&gt;inaugurato&lt;/a&gt;, nel paradiso nitido dello switch off, garantito dalle porte d'accesso del decoder. Se con il sistema analogico un segnale flebile si traduceva in un "si vede male", un'immagine e una voce da indovinare tra le linee e i ronzii dello schermo, con il nuovo sistema digitale invece diventa nient'altro che un "non si vede proprio", nella precisione implacabile di uno schermo nero e di una scritta computerizzata di "segnale assente", oppure nell'imbalsamazione di un immagine dai pixel decomposti, tanti quadratini mortalmente immobili. Ho l'impressione che questo significherà qualcosa, probabilmente la certificazione di una chiusura, il sigillo definitivo di un trasloco, perlomeno la fine di tutta una storia epica e disperata delle tv locali, delle sgarrubatissime emittenti che pure trovavano - più o meno abusivamente - il loro posto, in qualche cantuccio dell'etere. Una storia &lt;a href="http://www.bol.it/libri/mucchio-selvaggio./Giancarlo-Dotto-Sandro-Piccinini/ea978880453952/;jsessionid=E89CEC2B04F4D4CAEEFC44F186DD9A12"&gt;iniziata&lt;/a&gt; negli anni Settanta, con decine di imprenditori-avventurieri, spesso in condizioni di piena illegalità, che cominciarono ad allacciare cavi e a piantare antenne di notte sui tetti. Ecco, io ho sempre amato le emittenti locali. Mi sembravano l'ultimo rifugio per palinsesti in preda all'anarchia. Potevo vedere televendite andare avanti per ore e poi, senza interruzione, imbattermi in strani programmi che non avrebbero cittadinanza da nessun'altra parte, cartoni animati scoloriti dal tempo, film a cui il doppiaggio sembra essere stato rifatto per risparmiare sui diritti. E poi previsioni del tempo, telefoni porno (quanto immaginario erotico nazionale è stato plasmato dalle tv locali), notiziari di quartiere, oroscopi a pagamento, cartomanti fuori di testa, mobilieri esaltati, spacciatori di tappeti persiani. In certi periodi avevo la sensazione che fossero tutti spariti da settimane, lasciando nella stanza dei bottoni una bobina che gira in solitudine tra i rulli, senza controlli, senza l'ausilio di registi, annunciatrici, speaker, dal buio di una cabina televisiva che si poteva immaginare deserta, fino alle abitazioni dell'intera provincia, che pure si potevano immaginare deserte, se non fosse per il vuoto palpitante degli spettatori, fissi davanti allo schermo, sdraiati sui loro divani, decoder di loro stessi. Certamente molta di questa produzione massiva e residuale continuerà a essere trasmessa, su quei canali dell'ottocento e spicci del satellite, oppure dai duplex del digitale terrestre, chiaramente dominato dalla logica per cui invece che più attori ad avere una rete tv ci saranno i soliti attori ad avere molte reti tv. Ma ho l'impressione che quel vitalismo, quella carica spontanea e baraccona non ci saranno più. E' pur vero che il panorama mediatico cambia, e oggidì le ragazzine sovrappeso di paese e certe altre sublimi meteore del trash sono tutta carne da youtube. Per me che ho vissuto da vicino, nei primi anni duemila, pure la fiammata microscopica delle &lt;a href="http://www.ludik.it/html/tmow000506.htm" target="_blank"&gt;telestreet&lt;/a&gt;, sfruttando gli ultimi coni d'ombra nel far west delle frequenze, rimarrà il &lt;a href="http://www.ludik.it/html/tmow260803.htm" target="_blank"&gt;ricordo&lt;/a&gt; di certi scantinati arrangiati a studios che ci parevano avamposti di una lotta politica immensa, tra piccoli pirati e schiere di guerriglieri barbari che invadono occhi e menti di italiani. Romanticismi. Cazzate. Mentre mezza Roma oggi ancora impreca per gli oscuramenti dei televisori, e sui quotidiani appaiono fotonotizie di vecchiette sgomente, con lo spinotto in mano e il video butterato di puntini impazziti, mentre paiono esclamare "sto decoder der ciufolo". Ormai l'immaginario, i gusti, il subconscio, gli oggetti del desiderio di un quinto della popolazione mondiale appartengono a lucide e impassibili multinazionali, manager freddi e apolidi che parlano solo di rating e di mercato dei format, entità che ci sorvolano dall'alto, il loro brand stampato sulle carlinghe dei satelliti in orbita. E io continuo a sentirmi analogico, in un mondo che è obbligato a diventare digitale controvoglia e senza i mezzi e le culture necessarie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1363254415396186366?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/1363254415396186366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=1363254415396186366&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1363254415396186366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1363254415396186366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/digitali-extraterrestri.html' title='Digitali extraterrestri'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwQsqgu0FUI/AAAAAAAABg8/cl0OeOGel1k/s72-c/eterea.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5112446994076973745</id><published>2009-11-17T23:06:00.005+01:00</published><updated>2009-11-18T00:26:19.385+01:00</updated><title type='text'>Ed io ci tengo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ed io ci tengo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non per fare i cinici e voler pensare che più alte sono le vette e più rovinose saranno le cadute, ma in fondo mi trovo d'accordo con quello che scriveva &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/obama-presidenza-12/zucconi-commento/zucconi-commento.html" TARGET="_blank"&gt;Vittorio Zucconi&lt;/a&gt; from Washington ieri su Repubblica, e cioè che Obama ha promesso troppo e troppo presto, ma che volere non è sempre potere, politicamente parlando. O forse non lo è mai. Il presidente in carica sta, giorno dopo giorno, scoprendo, o ammettendo dopo la scintillante retorica della sua campagna elettorale, quello che tutti i suoi predecessori avevano scoperto, e sulla cui umana ansia perfino Ambra fece a suò tempo una memorabile canzone, ovvero che tra il promettere e il mantenere esiste, anche per la persona che si definisce come "la più potente" del mondo, un abisso. E che questo abisso pratico appare tanto più largo e profondo quanto più grandi erano le speranze suscitate e le promesse fatte. Ma forse è meglio così, almeno per Obama, almeno per ora: da simbolo di ogni illusione e di ogni speranza, tornare ad essere il presidente di una democrazia reale, un amministratore che deve misurarsi ogni giorno con l'intrattabilità del mondo e con la complessità di un sistema costituzionale che non permette a nessuno di considerarsi un messia o un uomo della provvidenza. Tutto il resto è la politica. E' la visione della strada davanti a sè, pure se lunga e difficoltosa. Le discese ardite e le risalite, ok. Ma attenzione: dopo averlo sopravvalutato nei giorni dell'apoteosi, oggi c'è la tendenza di cadere nell'errore opposto, quello di sottovalutarlo. "&lt;a href="http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2009/11/16/ed-io-ci-tengo/" TARGET="_blank"&gt;Sai com'è&lt;/a&gt;, ci vuole un po' di tempo per cambiare il mondo. Mica come da noi, che il processo breve l'avremo entro gennaio".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5112446994076973745?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/5112446994076973745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=5112446994076973745&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5112446994076973745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5112446994076973745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/ed-io-ci-tengo.html' title='Ed io ci tengo'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5446500699854490294</id><published>2009-11-16T11:30:00.003+01:00</published><updated>2009-11-17T01:12:06.025+01:00</updated><title type='text'>L'invasione degli storni</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'invasione degli storni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 379px; height: 243px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwEx6B8BCrI/AAAAAAAABg0/ZqYd7jUCwYs/s1600/storni.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;A Roma c'è una luce sbiancata, azotata, la qualita dell'aria sembra progressivamente in via di raffreddamento, come d'altronde le temperature. Pago affitti, bollette, vecchi conti, sospensioni del tempo, spostamenti in corso. Bruciano solo certe speranze, come incendi dolosi e rapidi. Questa luce incolore e inodore, per niente solidale con me stesso, mi colpisce ogni mattina, e pare voler inglobare tutto, gli alberi e i lavoratori e gli immigrati coi loro zaini pieni e gli studenti fuoricorso in fila alla segreteria e i chioschi e i sampietrini. L'unica eccezione in questo medesimo cielo è la puntuale, implacabile invasione degli storni. Immagini da Quark sopra il balcone di casa. Grumi a forma di girasole, cavolfiore, ramarro. Tra una figura e l'altra, la massa volatile si mette di taglio e scompare, poi gira tutta assieme e ridiventa visibile. Miraggi di un inurbamento in massa. I famosi storni della stazione Termini, già composti nelle loro ingegnerie sospese, strato su trato. Quel caotico e ordinatissimo nero, tanti piccoli puntini che diventano massa collosa nel cielo limpido che ogni tanto Roma regala, proprio nei mesi freddi, una danza fulminea sopra le antiche rovine, i tetti tempestati di antenne, tutte quelle energie globulari sperperate nel vento morbido che soffia sulla capitale. Quel caotico e ordinatissimo nero, che Italo Calvino, in Palomar, descrive così: "Questo corpo in movimento composto da centinaia e centinaia di corpi staccati ms il cui insieme costituisce un oggetto unitario, come una nuvola o una colonna di fumo o uno zampillo". Il cielo si anima improvvisamente al tramonto, come fuochi d'artificio viventi, una danza cosmica delirante e dolorante. Foglie e ali, un formicaio capovolto. Una nube che non è più un insieme di animali, ma un unico, impressionante animale nero che si agita. Li hanno &lt;a href="http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/spettacoli_e_cultura/premiofoto/premiofoto/premiofoto.html" target="_blank"&gt;visti&lt;/a&gt; tutti gli storni, e tutti si sono sentiti pizzicare una segreta corda lirica, un'attimo di autentica ispirazione alla bellezza, poi gli è arrivata una cacata scura bianchiccia in testa e anche la poesia si sarà infranta. Difatti gli storni saranno si caratteristici, estasianti, computazionali, ma naturalmente cacano. Cacano continuamente e in quantità industriali. Come da definizione di un professore di Antropologia Culturale della Sapienza, Massimo Canevacci, - "foglie e ali, nel buio crescente, diventano indistinguibili: entrambe appaiono tremanti, contemporaneamente il cinguettio corale si fa stridulo, per poi attutirsi in un pianissimo, poi è l'ultimo tremolio: uno stridio finale spenge la luce, tutto è pronto per il sonno notturno; ma chiusi gli occhi e allentata la tensione, finalmente si allarga l'ano". Ogni testa è minacciata da calde gocce bianco-scure che, soffici, si adagiano sopra inermi e indifesi passanti, i cui piedi cominciano a scivolare tra i grumi crescenti di guano che dilaga per le strade, rischiando non desiderate contaminazioni. Se dal cielo cade anche la pioggia, allora la situazione diventa drammatica, perché la pioggia trasforma il guano in un fango scivolosissimo che mette a rischio la sopravvivenza dei passanti. L'attesa dei bus al capolinea diventa un'impresa rischiosa. I marciapiedi si ricoprono di un tappetto biancastro, le piante nelle aiuole bruciano a causa di questo innaffiamento naturalmente ma parecchio acido. Oltrettutto la pioggia libera un fetore marcio dalle caccole, e insomma in breve tempo tutta la piazza - è il caso di dirlo - va in merda. A sentire il professor Canevacci (primo apprezzatissimo esame che diedi nella mia carriera universitaria) "nella nuova spettacolarità dei crepuscoli romani, gli storni danzanti ed evacuanti sono la nuova, grande allegoria urbana, segnano il ritorno improvviso della natura nello spazio urbano, ma con gli stessi codici spettacolari del morphing, o di un film di Spielberg". Ovviamente per i prosaici tecnici comunali questo è un problema, un grosso problema, e altro che Spielberg, manco i più qualificati ingegneri ci sono riusciti a liberare Termini dagli storni, inventandosi accrocchi di macchinette a ultrasuoni infrattate nelle fronde degli alberi, a suo tempo furono ingaggiati dall'allora sindaco Veltroni che cercava un sistema che fosse - per carità - veltronaniamente accettabile per tutti e innocuo per tutti, e ovviamente gli uccelli stanno ancora là, sopra piazza dei Cinquecento e dintorni, dopo essersi abboffati di olive della campagna romana, fanno le capriole e cacano e forse ci pensano. Qualche studioso ha &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/27/storni-segreti-dell-algebra-volante.html" target="_blank"&gt;scoperto&lt;/a&gt; che il motivo di quella danza è la presenza del falco pellegrino, velocissimo predatore, ai cui assalti questi piccoli uccelli si fanno nube indistinta. E' la strategia del "mobbing", usata anche dalle sardine, e che niente c'entra coi tormenti aziendali: è il farsi folla per disorientare e confondere. "In natura è come se un nugolo di segretarie assalisse urlando un capufficio per evitare un licenziamento" ha spiegato un veterinario specialista in falchi da preda. Ma, dice, è anche per allenamento, o per prova, o per puro divertimento, per il solo gusto di disegnare figure. Certo, rimane il mistero di come diavolo "facciano a muoversi tutti insieme, in modo così perfetto, senza collidere, e con un fronte di avanzamento privo di sbavature". Ormai non li ferma nessuno. Sono come immigrati dannatamente furbi. O segretarie scassinatrici. A me intriga l'idea che vengano a guastare e smerdare, questo cielo concavo incolore e inodore, così tanto per, fino al prossimo ricordino sul cappotto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5446500699854490294?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/5446500699854490294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=5446500699854490294&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5446500699854490294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5446500699854490294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/linvasione-degli-storni.html' title='L&apos;invasione degli storni'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SwEx6B8BCrI/AAAAAAAABg0/ZqYd7jUCwYs/s72-c/storni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1998906320327503933</id><published>2009-11-15T00:20:00.000+01:00</published><updated>2009-11-15T00:35:05.913+01:00</updated><title type='text'>Caserma Sant'Angelo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Caserma Sant'Angelo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vecchia chiesa, poi diventata una vecchia caserma, poi ancora un vecchio reclusorio militare, infine soltanto un vecchio posto abbandonato, e mille anni di storia. Mille preghiere e altrettanti zoccoli di cavalli che l'hanno calpestata e si sono abbeverati alla sua fonte battesimale. Spoglia, disadorna, implacabile, come può essere una chiesa trasformata in caserma, chissà quanta sofferenza negli ordini urlati così come nelle preghiere in ginocchio, scoprendo che magari il passo tra le due istituzioni è breve, senza nemmeno aver studiato Focault. Sovrani medievali, arcivescovi apostolici romani, Borboni spagnoli, saccheggiatori francesi, Savoia, repubblicani, come tutte le terre di conquista anche questa ha dovuto sottostare al vincitore di turno. Mi infilo nelle stanze abbandonate. Su un muro una vecchia cartina dell'Italia, ritagliata e appesa al muro e annerita dal tempo, senza la Sardegna però. Su un altra parete sbreccata mi fermo a contemplare una poesia di quelle sotto la naja, scritta sul cemento, dalle rime semplici, "brutta cosa il militare, vita piena di cose amare" eccetera. Dalla chiesa - enorme, pienissima di gente - però questa sera arrivava una musica travolgente, quella di Ambrogio Sparagna, mio grande conterraneo. Organetti e percussioni. Un ritmo antico, travolgente che pare salire dal centro della terra e raggiungermi fin dentro lo stomaco. Lui salta, zompa, si dimena, un braccio in aria, un altro a reggere la fisarmonica. Osservando il cartello della regione che annuncia l'avvio di chissà quali infiniti lavori di restauro, mi chiedo se davvero per la gente dei secoli scorsi era tutto così semplice, la baldoria era davvero baldoria, la galera era davvero galera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1998906320327503933?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/1998906320327503933/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=1998906320327503933&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1998906320327503933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1998906320327503933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/caserma-santangelo.html' title='Caserma Sant&apos;Angelo'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-210157089158960282</id><published>2009-11-14T23:28:00.002+01:00</published><updated>2009-11-14T23:31:33.370+01:00</updated><title type='text'>Leone e caimano</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leone e caimano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal blog dell'Antonio, una &lt;a href="http://l_antonio.ilcannocchiale.it/post/2379018.html" TARGET="_blank"&gt;distinzione&lt;/a&gt; da tenere bene a mente. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"C'è una differenza tra leone e caimano, e ce la &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/13/la-vergogna-al-potere.html" TARGET="_blank"&gt;ricorda&lt;/a&gt; Curzio Maltese oggi su Repubblica. Il leone si batte con coraggio, magari a torto, ma mette in campo le proprie ragioni nel tentativo di rivoltare accuse e minacce. Il caimano, invece, non è coraggioso, è subdolo. Non è forte, è feroce. Non rispetta ragioni e ruoli, ma getta scompiglio in generale. Non pensa a difendersi ma ad attaccare. Non vuole la propria salvezza, ma la sconfitta e la distruzione degli altri, di tutti e tutto. Almeno nel senso che la affida, appunto, al fuoco attorno e alla terra bruciata. E così, per salvare se stesso, concepisce l'idea di uccidere finanche l'idea di giustizia. Gli occhi del leone sono carichi di vigore, sono gli occhi del combattente; quelli del caimano sono stretti, sottili, freddi nel loro odio. Scivolano tra i cespugli e il fango delle paludi e poi colpiscono"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-210157089158960282?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/210157089158960282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=210157089158960282&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/210157089158960282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/210157089158960282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/leone-e-caimano.html' title='Leone e caimano'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3838640246057655125</id><published>2009-11-13T23:59:00.000+01:00</published><updated>2009-11-14T23:31:53.094+01:00</updated><title type='text'>A peso d'oro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;A peso d'oro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 311px; height: 175px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sv8pWI32XsI/AAAAAAAABgs/3Z3mAQ1picw/s1600/oro.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Sembra che le incertezze della crisi economica e dei cambi monetari abbiano rilanciato &lt;a href="http://download.repubblica.it/pdf/diario/2009/12112009.pdf" target="_blank"&gt;l'oro&lt;/a&gt; come supremo bene rifugio per chi vuole mettere al sicuro i risparmi. Naturalmente l'oro non è affatto un metallo, ma una trama di sogni e di storie. Sogni e storie che hanno messo in moto le vite di molti uomini, le hanno fatte galleggiare tra orizzonti di sangue, nuvole di ambizioni evanescenti, silenzi di felicità passeggere. L'oro ha guidato corse oceaniche, colonizzazioni barbariche, corse incoscienti, tragitti di sterminio. L'oro ha moltiplicato le guerre, risarcito le guerre, nutrito e affamato interi popoli. L'oro è sempre stato la pietra dello scandalo, la fiamma di ogni desiderio, il baratro di ogni storia. Miti antichissimi di re Mida e velli misteriosi, malinconiche bande del buco, alchimisti medievali, croci coloniali, poderose rapine al treno, fluttuazioni di cambi, zii paperoni, mappe di tesori reconditi, minatori e banditi, promesse di amori che vanamente aspirano alla stessa eternità del metallo, destini come quello di Humphrey Bogart in un vecchio film, cullandosi dentro al suo sorriso amaro, "non ho mai visto morire un cercatore d'oro ricco". Per fare un anello d'oro - ho letto da qualche parte - ci vogliono almeno tre tonnellate di terra da setacciare e di scarti. Gli anelli, in fondo, sono promesse che imprigionano l'aria. La lucentezza dell'oro ci parla dei nostri desideri, delle nostre bramosie, noi a volte ci sentiamo poco altro che quel terriccio scartato. E in tutto ciò il miracolo è un altro ancora. Come scrive lo storico ed economista Giorgio Ruffolo, "Avvenne che la carta, che avrebbe dovuto sostituirsi all'oro come unità di conto e mezzo di pagamento, gli subentrò anche come riserva di valore. La carta? Ma, dicevano, non vale niente! Eppure: stampaci su la Regina d'Inghilterra e varrà tanto oro quanto non pesa. Ecco il gioco di prestigio. Questo è il peccato originale della moneta moderna: la promessa dell'oro, il debito di un intero paese, in oro. Ma chi ci casca? Tutti".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3838640246057655125?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/3838640246057655125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=3838640246057655125&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3838640246057655125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3838640246057655125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/peso-doro.html' title='A peso d&apos;oro'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Sv8pWI32XsI/AAAAAAAABgs/3Z3mAQ1picw/s72-c/oro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4905126070411198760</id><published>2009-11-12T18:04:00.002+01:00</published><updated>2009-11-12T18:51:49.917+01:00</updated><title type='text'>Castelli di carte</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Castelli di carte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono mai stato bravo a fare castelli di carte. Non me la cavo con gli equilibri, mi sa. I gesti lenti e precisi non fanno per me, per non parlare del trattenere il respiro, della contemplazione immobile, del resistere agli impulsi. Le lettere che non invierò mai in realtà non sono capace a scriverle, una volta che il foglio bianco è riempito non riesco a non premere il tasto "invio". Sono la dannazione di ogni oculista, non riesco mai a tenere gli occhi fissi e aperti, dilatare le pupille e guardare il puntino lì in mezzo. Leggevo su Internazionale di qualche settimana fa un articolo su come fare a capire se una persona è ipnotizzabile. Bisognerebbe fare un esercizio del genere: stendete le braccia davanti a voi, con i palmi verso l'interno. Chiudete gli occhi, immaginate una forza che le attiri l'una verso l'altra e concentratevi per un minuto sulla sensazione che provereste. Poi aprite gli occhi: le vostre mani sono unite? Se è così potreste considerarvi dei soggetti suggestionabili, e quindi ipnotizzabili, come succede al 70 per cento delle persone. Ci ho pure provato, ma è finito che mi sono distratto. Mi sono dimenticato anche cosa volevo dire, oppure ho fatto finta di dimenticarmene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4905126070411198760?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/4905126070411198760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=4905126070411198760&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4905126070411198760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4905126070411198760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/castelli-di-carte.html' title='Castelli di carte'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-394038227717300235</id><published>2009-11-11T23:59:00.003+01:00</published><updated>2009-11-12T19:06:04.355+01:00</updated><title type='text'>Dei muri e dei futuri</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dei muri e dei futuri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 372px; height: 230px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svw_u8lgEtI/AAAAAAAABgk/on0Q9h7zgzw/s1600/bansky1.jpg" alt="banksy" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;L'altro giorno leggevo commenti sui giornali a proposito della felicità e del futuro, la felicità travolgente di scoprire che l'umanità si muove, cambia, si spalanca al futuro. Orientandosi magari verso un ipotetico meglio piuttosto che in direzione di un realistico peggio, anche se ormai c'è più di qualcuno che arriva al punto di non nascondere quell'altro pensiero: tanto peggio, tanto meglio. "Scoprire che ciò che ci appare scontato, rappreso, uniforme, può disfarsi e diventare altro - scriveva Michele Serra su Repubblica - dalla stessa finestra che ogni mattina apriamo stancamente sullo stesso paesaggio, improvvisamente vediamo un mondo nuovo". Forse qualcosa di simile è successo un anno fa, con la vittoria americana di Obama, uno che pareva non soltanto essere un governante buono o cattivo, l'espressione di una maggioranza elettorale, ma la voglia di spingere più avanti la storia dell'umanità. Il fatto è che in Occidente la maggiorparte della gente, e dei potenti, si è abituata all'idea che il futuro sia finito. Il futuro è considerato a tutti i livelli come una specie di discarica, un buco nero in cui rinviamo i problemi che non siamo riusciti a risolvere, un luogo indistinto per scaricare i rifiuti del presente, che si tratti di scorie nucleari, mutui scaduti, climi impazziti, debiti pubblici. C'è qualcuno che crede ancora nel progresso? Dev'essere un'idea scaduta in pochi anni, un totem ormai crollato. La stessa categoria di "futuro" sembra ormai essere stata sostituita dalla categoria più domestica, e addomesticabile, di "nuovo". Come ho sentito dire dallo scrittore Alessandro Baricco in un suo intervento pubblico, poco tempo fa, tuttp questo ha ucciso due catetorie fondamentali. Progetto. Progresso. "Progetto: è ormai una cosa che riguarda al massimo due anni. La Toyota tanti tanti anni fa si diede un progetto per 15 anni avanti. E ora è due giri più avanti degli altri. Ma oggi, in Italia, nel mondo, che tipo di respiro e progettualità usiamo per fare il futuro? Siamo schiacciati sul brevissimo termine. Progresso: era inequivocabile che i figli sarebbero stati più ricchi dei genitori. Oggi no. Questo è finito. Al massimo si può pensare che saranno più sicuri. O più sani. Nell'Ottocento la forma del romanzo ha accompagnato l'idea che l'umanità fosse lanciata nel progresso". Nelle serie televisive, le forme di narrazione oggi di maggiore successo, non si capisce da dove le cose vengono e dove vanno, al contrario dei film, c'è un movimento di andata e ritorno che lascia sempre tutto dov'è, la storia non cambia, il presente è l'unico accadimento". Il fatto è che viene difficile immaginare il futuro senza avvalersi di queste due categorie: progetto e progresso. Eppure c'è qualcosa che accade ormai da molto tempo, ogni giorno, sul nostro pianeta: un numero enorme di umani sta entrando in un territorio di consumi, desideri, narrazioni che fino a poco tempo fa era destinato a un'elite e che ora si sta man mano allargando. L'accesso: alle informazioni, ai piaceri, alle esperienze. Ai consumi, in una sola parola. Davvero il crollo del Muro di Berlino è stato più di un simbolo. Un'umanità tenuta lontana da un realtà di desideri, consumi, competizioni e soddisfazioni. Un sistema collettivista e autoritario che sembrava inestinguibile e che improvvisamente cade, senza grandi lotte, senza svolte drammatiche. Viene in mente quella strofa degli Offlaga Disco Pax, cresciuti nella Bassa Padana dei Settanta: "Alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti bisognerebbe dedicare una piazza davanti ad un ipermercato". Il Muro, dunque. Un giorno sono a prenderlo a picconate, il giorno dopo sono in giro per supermercati. Oggi ci guardiamo attorno, in un mondo sempre più interconnesso, è il dilemma principale è uno solo, al netto di tutte le discussioni: come alzare nuovi muri per proteggere il nostro benessere pian piano rosicchiato, i nostri valori condivisi da appena un paio di secoli, oppure come fare per non evitare l'inevitabile, per accogliere una massa enorme di persone nei nostri privilegi, e provare a insegnargli perlomeno il galateo della nostra civiltà. Questa è ormai la nostra ossessione, dietro la quale si nasconde il futuro, peggio che dietro a un vecchio muro di cemento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-394038227717300235?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/394038227717300235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=394038227717300235&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/394038227717300235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/394038227717300235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/dei-muri-e-dei-futuri.html' title='Dei muri e dei futuri'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svw_u8lgEtI/AAAAAAAABgk/on0Q9h7zgzw/s72-c/bansky1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1531237665382524315</id><published>2009-11-10T09:59:00.007+01:00</published><updated>2009-11-10T10:59:31.048+01:00</updated><title type='text'>Finché l'Emilia va</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Finché l'Emilia va&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera non essendo a Berlino me ne sono andato alla "casa del popolo" di Torpignattara. L'occasione è stata la presentazione di un &lt;a href="http://finchelemiliava.blogspot.com/2009/10/il-trailer.html" TARGET="_blank"&gt;documentario&lt;/a&gt; realizzato da miei amici, "Finchè l'Emilia va" era il titolo: ovvero un viaggio alla scoperta di quello che è rimasto dell'Emilia rossa. La mitica Emilia Rossa, su cui Togliatti calò il cappello del Pci fin dal 1946, ma anche l'Emilia bianca, con certe bellissime vite e spericolate opere di fede come quella di don Dossetti. Il fatto è che in questo favoloso seminterrato che era la casa del popolo sulla Prenestina, dove le cucine del proletariato assediate dai vicini fast food cinesi e market pakistani ancora sfornano una squisita pasta e fagioli, in realtà una sezione di Rifondazione Comunista che del vecchio Pci ha ereditato gli arredi, e ormai forse giusto quelli, insomma proprio lì sembrava di essere catapultati nel pieno Novecento, o perlomeno nel suo sussidiario, nella ricostruzione di un segmento di mondo da Pci dei Settanta sicuramente lodevole, finanche vintage (a me ricordava una &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=VyT1aIHQUJs" TARGET="_blank"&gt;vecchia scena&lt;/a&gt; di "Teledurruti" con lo scrittore Fulvio Abbate e il mio professore di storia all'università Dario Evola, andata in onda anni fa su una tv locale romana). Simboli stantii, ma forse ancora capaci di illuminare e scaldare qualcuno, in una sera fredda d'inverno reazionario. Dicevamo però del documentario sull'Emilia Rossa, un posto dove a voler credere alla mitologia il cibo è ottimo, il socialismo è reale, l'economia è dinamica e il grado di civiltà è parecchio superiore al resto d'Italia. Pure se ora la crisi bussa alla porta, il cappello delle ideologie s'è sfaldato, la Lega prende il 12%, nessuna astonave da 300 punti di Space Invaders è ancora sbarcata. Vai a sapere se l'Emilia rossa ormai sbiadita ha ancora qualcosa da dare. Il viaggio parte da Cavriago, nel paese dove - &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=LUI22cBa418" TARGET="_blank"&gt;come cantano&lt;/a&gt; gli Offlaga Disco Pax - "è nata Orietta Berti e c'è Piazza Lenin, ed in mezzo un busto di Lenin, se uno ci pensa non ci può credere", e girato l'angolo "la grande banca non più locale con sede in Via Rivoluzione d'Ottobre". Mi colpisce vedere Max, il cantate degli Offlaga, visibilmente commosso, ancora turbato nel rievocare la Bolognina e la fine del Pci e il crollo di un mondo, l'ammainarsi di quella bandiera "che ancora Occhetto due anni prima ci diceva che non avrebbe mai cambiato colore", quasi rabbioso nel riannodare i fili del passato per decifrare un presente senza senso. Mi colpisce anche vedere Orietta Berti - sì, la cantante Orietta Berti - ricordare la sua infanzia tra le feste dell'Unità a cucinare lo gnocco fritto e le processioni della Madonna a lanciare petali di rosa. Mi viene in mente l'aneddoto raccontato da Francesco Cundari nel suo &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788884271662/cundari-francesco/comunisti-immaginari-tutto-quello.html" TARGET="_blank"&gt;libro&lt;/a&gt; "Comunisti immaginari", quando nei primi anni Settanta, di fronte alla congrega rivoluzionaria di giovani comunisti, radunata al piano nobile di Botteghe Oscure, Luigi Longo chiese: "Compagni, vi piace Orietta Berti?". Tutti ammutolirono di colpo. E il compagno segretario Longo cominciò a battere il ritmo e a cantare "Finché la barca va/ lasciala andare/ finché la barca va/ tu non pensare...". Brutto segno: non Longo che canticchiava, ma i virgulti della Fgci muti lì davanti. Era una lezione politica, quella, non karaoke con decenni di anticipo: se sai tutto di Ho Chi Min e niente di cosa frulla nella testa del vicino di pianerottolo, che rivoluzione vuoi fare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1531237665382524315?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/1531237665382524315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=1531237665382524315&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1531237665382524315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1531237665382524315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/finche-lemilia-va.html' title='Finché l&apos;Emilia va'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9024451944305131024</id><published>2009-11-09T16:00:00.007+01:00</published><updated>2009-11-09T17:52:13.286+01:00</updated><title type='text'>Riprendere Berlino</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Riprendere Berlino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 382px; height: 255px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svg5AOQkf1I/AAAAAAAABgc/BP5xYlfg8p0/s1600/berlin_reunion.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Alla Siegessäule, sulla Colonna della Vittoria, ci deve essere ancora un angelo di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=OVQitRMlEP8" target="_blank"&gt;Wenders&lt;/a&gt; che osserva dall'alto, immagino sorridendo. Lo stesso che un quarto di secolo fa seguiva quell'uomo anziano che cercava la Potsdamer Platz ma al suo posto trovava il vuoto, uno spiazzo di erbacce e terra battuta, una specie di terra di nessuno e &lt;a href="http://www.nytimes.com/interactive/2009/11/09/world/europe/20091109-berlinwallthennow.html" target="_blank"&gt;il Muro di Berlino&lt;/a&gt; coperto di graffiti. Lo stesso che incrociò Marion, la trapezista che ballava da sola ascoltando la musica di Nick Cave, e camminava per la città grigia pensando che "in ogni caso non ci si può perdere, alla fine si arriva sempre al Muro". Forse, anche se non sembra, i confini tra gli angeli che sanno ancora amare e coloro sulla terra che non disdegnano di volare, sono ancora simili da tracciare. Il Muro era lungo poco più di centocinquanta chilometri, oggi a Berlino ne rimangono poche centinaia di metri, conservati come un monumento. Senza i graffiti di Keith Haring e delle altre migliaia di artisti veri o presunti che ci si sono allenati sopra, si mostra per quello che era veramente: un pezzo di cemento armato, squallidamente grigio, alto meno di tre metri, al di sopra del quale si vedono i palazzi che stanno sul lato opposto della via. Ci sono storie di gente schedata, punita, uccisa nel tentativo di scavalcarlo, colpevole di voler fuggire dall'altra parte, sempre da Est verso Ovest, anche solo di buttare uno sguardo di troppo. Ci sono le storie di chi ce l'ha fatta, scavando tunnel per mesi come in un sogno folle, approfittando di attimi di distrazione, agganciando dei bambini a una carrucola, nascondendo una ragazza in minigonna nella valigia, montando una mongolfiera di stracci. Per me, che nel 1989 ero un bambino, il Muro non è un ricordo, non è nemmeno una cosa davvero comprensibile, immaginare cosa volesse dire costeggiare quel pezzo di cemento, fare i conti con due mondi complementari, l'uno si specchiava nell'altro, l'uno esisteva per ribattere all'altro. Leggo il reportage a fumetti di Patrick Chappatte, su Internazionale: "Non riuscirò mai a spiegare il Muro ai miei figli, perché non mi crederanno. E faranno bene. Qui la realtà - ciò con cui viviamo, a cui ci abituiamo - era demenziale. Strade, binari, marciapiedi tagliati di netto. E poi strane visioni: dall'altra parte del Muro, alcuni cani legati con dei cavi". Per fortuna mi passano sotto gli occhi piccole immagini, pezzi di racconti che leggo qua e là, senza averli mai vissuti. Le stazioni fantasma che la metropolitana dell'Ovest attraversava senza fermarsi, lugubri bagliori illuminavano le  guardie di regime, i Vopos. I marines americani che sembravano comparse di un film. La parola globalizzazione che non era ancora stata inventata. I mezzogiorno &lt;a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/il-cielo-cibo-sopra-berlino/" target="_blank"&gt;a pranzo&lt;/a&gt; in un ristorante, cibo povero servito in stoviglie inutilmente sfarzose, "nel tavolo a fianco gli ufficiali sovietici stappavano champagne, e l'apparizione di Marlene Dietrich non mi avrebbe stupito". I camerieri del Reichstag che ostentavano i piatti sontuosi apposta per farsi vedere dalle torrette di guardia. I palazzoni ciechi costruiti dai comunisti per nascondere la vista di un cartellone luminoso che diffondeva propaganda occidentale. Il concerto di David Bowie con gli altoparlanti girati verso l'altro lato del muro. Il risentimento verso quella "nostra sinistra, che per quarant'anni non ha mai capito niente, o ci ha mentito su tutto". Il diario di &lt;a href="http://www.webgol.it/2009/11/09/venti-anni-fa-berlino-est-unglaubliche-ereignisse/" target="_blank"&gt;una madre&lt;/a&gt;, nella citta d'Est, che all'improvviso comincia a essere scritto con la penna rossa, con le lettere grandi e sottolineate, e i punti esclamativi. Come sempre &lt;a href="http://www.nytimes.com/2009/11/09/world/europe/09iht-wall.html?ref=global-home" target="_blank"&gt;succede&lt;/a&gt; con la storia, non ci sono quasi mai decisioni solenni e prodezze eroiche. Ci sono traduzioni sbagliate, guardie di confine confuse, desiderio di vivere meglio. Quel 1989, poi, a rileggerlo oggi fu un anno di miracoli. La ribellione cinese dei ragazzi, Zhao il segretario generale che esce di notte dalla Città Proibita per scusarsi con loro piangendo, il sangue su piazza Tienanmen e i motori dei carrarmati, lo sgretolamento dei paesi sovietici dell'Est, le rivoluzioni di velluto, il Cremlino, Gorbaciov, papa Wojtyla, la Perestroika, l'utopia di una bandiera trasformata in muro di galera, poi nel giro di poco ridotta a souvenir da bancarella, i baffuti polacchi, i giganti dai piedi d'argilla, la guerra fredda che finisce senza scaldarsi, le cortine di ferro che si dissolvono, il Game Boy della Nintendo nei negozi, le chiacchiere vane sulla "fine della storia", la preoccupazione di chi già intuiva che cosa avrebbe fatto irruzione da quella breccia, e della nuova storia che sarebbe ripartita. "Il passato è afflosciato, il presente è un mercato" cantavano i CSI. Tanti muri resistono ancora nel mondo, ma sono periferici, o alzati proprio da noi. La storia che ha cambiato il mondo dov'è? La verità è che avrei bisogno di un muro più tangibile, un vero muro di cemento, avrei bisogno di qualche confine chiaro, autentico, per sentirmi vivo. Per non perdere il senso di parole come "libertà", parole come "memoria". Prima o poi dovrò fare un viaggio a Berlino. Miei amici che ci sono stati mi raccontano che puoi camminare per giorni, a Berlino, anche di notte, senza vedere un poliziotto, ma solo ragazze in bicicletta che pedalano con l'iPod nelle orecchie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9024451944305131024?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/9024451944305131024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=9024451944305131024&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9024451944305131024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9024451944305131024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/riprendere-berlino.html' title='Riprendere Berlino'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Svg5AOQkf1I/AAAAAAAABgc/BP5xYlfg8p0/s72-c/berlin_reunion.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-607830103707678264</id><published>2009-11-08T23:59:00.002+01:00</published><updated>2009-11-09T12:32:57.995+01:00</updated><title type='text'>Patrie galere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Patrie galere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non è questo il momento adatto per ragionare sulla vita carceraria e sulla funzione educativa, oltre che punitiva, che la detenzione dovrebbe avere. In questi giorni una catena di episodi normalmente infami, ma imprevedibilmente documentati. Il giovane Cucchi, arrestato ai giardinetti perché aveva in tasca una modica quantità di droga e restituito alla famiglia cadavere senza aver potuto parlare con un avvocato. I referti polizieschi che dicono che Cucchi caduto dalle scale. Il colonnello che avverte che una camera di sicurezza non è un albergo a cinque stelle. L'ufficiale che spiega che il massacro va eseguito al piano di sotto se no il negro lo vede. Il sindacalista che spiega che tecnicamente massacro vuol dire richiamo verbale. Poi una donna le cui richieste di soccorso psicologico non sono state ascoltate, che muore impiccata col lenzuolo in una cella, e per grave che sia quello che ha fatto e i reati che ha commesso, comunque è così che ci accorgiamo di quanto profondo sia il baratro che divide quelli che stanno dentro da quelli che stanno fuori. Un mondo a parte che tendiamo a ignorare nella convinzione consolatoria che chi ci abita se l'è meritato, come si è meritata è la nostra indifferenza. Nessuno creda di tirarsi fuori. Semmai si legga l'&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/05/carceri-quando-la-punizione-diventa-un-inferno.html" TARGET="_blank"&gt;articolo di Adriano Sofri&lt;/a&gt;, già abitante di carceri italiane, su Repubblica. "Per conoscere un paese, vai a guardare le sue galere. Bella frase, eh? Lo ripetono in tanti, non ci crede quasi nessuno. Le galere sono inguardabili, per definizione. Vi si compiono pratiche di cui non vogliamo sapere niente, nella realtà: nei film invece ci piace moltissimo".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-607830103707678264?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/607830103707678264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=607830103707678264&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/607830103707678264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/607830103707678264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/patrie-galere.html' title='Patrie galere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1664086981209641654</id><published>2009-11-07T11:36:00.005+01:00</published><updated>2009-11-07T19:43:53.839+01:00</updated><title type='text'>Dieci domande</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dieci domande&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque mi pare molto istruttivo che Berlusconi alla fine, con comodo, sei mesi dopo, abbia deciso di &lt;a href="http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-berlusconi-risponde-alle-dieci-domande/" TARGET="_blank"&gt;rispondere&lt;/a&gt; alle famose &lt;a href="http://factcheck.it/2009/11/06/dieci-domande-in-archivio/" TARGET="_blank"&gt;dieci domande&lt;/a&gt; di Repubblica, e lo ha fatto attraverso il libro di Bruno Vespa, strombazzato a destra e a manca in ogniddove, e naturalmente pubblicato dalla Mondadori, casa editrice di sua proprietà, cosicché il ricavo dalle sue dieci rispostine arriverà direttamente sul suo conto corrente di Segrate. Ormai neanche ci prova più a dissimulare, a smussare gli angoli, a mettere un bel vestitino alle cose brutte. Il tutto senza dover mai affrontare il fastidio di un contraddittorio con qualcuno che gli faccia non dico dieci ma una sola domanda di troppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1664086981209641654?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/1664086981209641654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=1664086981209641654&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1664086981209641654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1664086981209641654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/dieci-domande.html' title='Dieci domande'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8449578983296241251</id><published>2009-11-06T12:38:00.002+01:00</published><updated>2009-11-06T12:48:28.438+01:00</updated><title type='text'>A ognuno la sua croce</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;A ognuno la sua croce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei mettere a verbale che se oggi, di punto in bianco, dovessi fondare una nazione, ecco, io i crocifissi nelle scuole, e nei tribunali, e negli uffici del catasto, e nelle aule dei consigli comunali, non ce li metterei. E mi sembrerebbe una cosa ragionevole, ponderata, quasi ovvia. Come sicuramente deve essere la &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/crocefissi-aule/crocefissi-aule.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;sentenza&lt;/a&gt; della corte europea di Strarburgo, mi fido. Per esempio quando andavo a scuola il crocifisso non ce l'avevo appeso in classe. A un certo punto si era rotto, sta di fatto che non c'erano i soldi per ricomprarlo (non c'erano i soldi, e da quel che so ancora non si trovano, nemmeno per costruirci una succursale di liceo decente, figuriamoci) e comunque nessuno ci aveva fatto caso. Adesso non so come sarà l'aria nelle classi, andiamo avanti così e prima o poi il ministro dell'Istruzione si impunterà e comprerà uno stock di sacri pezzetti di legno a basso prezzo per tutte le scuole del regno. Ma non esistono nazioni da fondare di punto in bianco, non esistono nemmeno pareti immacolate ma pareti dove il crocifisso c'è già, e consuetudini e prevaricazioni mai facili da smontare. Bisognerebbe sapere, e insegnare forse ai bambini, che non bisogna accontentarsi di avere paura dei simboli, dei sentimenti, delle cose, piuttosto si deve fare di tutto per evitare la sciatteria della loro espressione, la banalità della loro riduzione a immaginette preconfezionate e banali, senza sapere nemmeno cos'è un simbolo, come quelli che poi alla fine vanno a sposarsi in chiesa solo perché gli piace l'abito bianco e la musica dell'organo. Uno Stato che vorrebbe dirsi laico non dovrebbe esporre un simbolo religioso cos imgombrante nei suoi uffici pubblici, sennò sarebbe uno Stato confessionale, e allo stesso tempo uno Stato laico che lo fosse davvero potrebbe pensare che un simbolo così appeso per abitudine su qualche sua parete può essere anche un ingombro trascurabile. Forse non c'entra molto, ma a me lasciano poi un po' perplesso anche tutte le iniziative a favore dello "sbattezzo", mi sembrano finiscano per dare troppa importanza e troppo vittimismo al proprio rapporto con le chiese. Non è una cosa da grandi, né essere battezzati né affannarsi a sbattezzarsi, in buona parte dei casi. L'eventuale emancipazione dalle fedi e dalle superstizioni si persegue emancipandosene. Carte da bollo e sentenze, per quanto illuminate, servono a poco. Per questo bisognerebbe leggersi il &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/11/croce-e-delizia.html" TARGET="_blank"&gt;post di Leonardo&lt;/a&gt;, quello con Gesù Cristo in persona nei corridoi di una scuola media, croce e delizia si chiama.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8449578983296241251?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/8449578983296241251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=8449578983296241251&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8449578983296241251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8449578983296241251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/ognuno-la-sua-croce.html' title='A ognuno la sua croce'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6376975640572757629</id><published>2009-11-05T11:30:00.003+01:00</published><updated>2009-11-05T11:48:44.829+01:00</updated><title type='text'>L'università truccata</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'università truccata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 370px; height: 271px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SvKtK_oZvbI/AAAAAAAABgU/ozVbE-j3Azs/s1600/sapienza.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;C'è una strage quotidiana di esperienze e di speranze che avviene ogni giorno nell'&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/29/la-riforma-lumaca-dell-universita.html" target="_blank"&gt;università&lt;/a&gt; italiana, e si confonde sotto le mille grida di allarme lanciate da più parti, spesso in maniera interessata. Ho letto ultimamente il libro &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788806193607/perotti-roberto/universit-agrave-truccata.html" target="_blank"&gt;"L'università truccata"&lt;/a&gt;, scritto da Roberto Perotti, già docente alla Columbia University di New York, oggi alla Bocconi di Milano, raro esempio di "ritorno dei cervelli". Il libro è un vero atto d'accusa all'università italiana. Dall'interno. Pagina dopo pagina leggiamo nomi e cognomi. Una tabella a pagina 22 ricostruisce il sistema di parentela che domina la facoltà di economia dell'Università di Bari come pure quelle di Medicina e Chirurgia di Bari e della Sapienza di Roma. Nella prima università della Capitale - molto prodiga, tra l'altro, per dare parola a dittatori nordafricani e zittire i suoi studenti - l'attuale Rettore, Luigi Frati, ha due figli e una moglie trasferiti a insegnare nella sua stessa Facoltà, cioè Medicina dove era preside. E si racconta che una volta usò l'aula grande del suo istituto per la festa di nozze di sua figlia con ben duecento invitati. Una tabella fittissima di ben cinque pagine illustra il meccanismo dei "concorsi dei rampolli". Le regole della parentela erano elementari nelle popolazioni primitive studiate dal grande antropologo Claude Levi-Strauss. Lo sono anche nelle tribù accademiche italiane. Qui basta un padre Magnifico Rettore a determinare l'irresistibile entrata dei membri della sua famiglia nell'università che governa e nel suo stesso dipartimento. Naturalmente il problema non è la consanguineità dei professori ma il blocco degli studi e la penalizzazione dei giovani migliori che la logica mafiosa dominante nei concorsi ha prodotto, con la scomparsa tendenziale delle università italiane dalla parte alta della comunità scientifica internazionale. Nonostante gli ipocriti bla bla a favore della ricerca. Dietro c'è sempre il solito sistema gerontocratico all'italiana, dove vecchi signori arroganti comandano nelle accadamie come nelle professioni o nella politica. Uomini stanchi e spesso inaciditi hanno messo in piedi un efficientissimo sistema autoreferenziale di umiliazione delle reclute, di emarginazione dei pivelli che non siano disposti alla sottomissione culturale e ideologica, al quotidiano bacio della pantofola. Leggendo le pagine di Perotti, ricche di dati e nomi e circostanze, mi veniva da pensare che avrebbero dovuto suscitare un'ondata di polemiche, rivolte studentesche, interrogazioni parlamentari, querele giudiziarie, proteste di associazioni e sindacati, dignità offese. Invece non è successo niente. La stessa sensazione di quando guardo uno di quei pochi programmi di inchiesta superstiti in tv, tipo "Report", e ciò che mi lascia desolato ormai non è tanto il contenuto dell'inchiesta quanto il fatto che poi la mattina dopo non ne parla nessuno. In questo caso le toghe infangate e svergognate hanno continuato a coprire magnificenze fasulle abbarbicate a cattedre e rettorati. Pensare che il libro usciva nelle stesse settimane delle vibranti proteste studentesche dell'autunno scorso, quelle denominate dell'Onda. A volte quegli stessi baroni e rettori erano compagni di protesta con gli studenti e le famiglie che - pure giustamente - protestavano. Anzi lo sforzo di certi studenti in agitazione per coinvolgere i docenti e riceverne pacche sulle spalle aveva del patetico. Il libro chiarisce splendidamente due questioni. Uno: il male che si pensa dell'università italiana è del tutto sottostimato. Due: le soluzioni proposte da quasi tutte le parti in causa (partiti compresi, sinistra in pole position) sono nel migliore dei casi un brodino, nel peggiore una sciagura. Poi Perotti da anche una sua soluzione, persino egregia, credibile, riformista. Mi ha colpito, in particolare, un concetto di ben più generale applicazione. E cioè che in Italia le reazioni istintive di fronte a un sistema che va male consistono sempre negli stessi tre rimedi: introdurre ulteriori norme e regole; richiedere l'intervento della magistratura; esortare a un comportamento più responsabile. Ma niente di tutto questo ha mai sortito alcun serio effetto. Il proliferare di norme e leggine crea solo ulteriori scorciatoie e spazi di evasione. La magistratura interviene coi suoi tempi lunghi, ma può farlo solo sulle leggi violate e non sulla morale del sistema. Gli appelli al civismo lasciano il tempo che trovano, non servono coi corrotti ma nemmeno con quelli potenzialmente onesti che operano loro malgrado in un sistema perverso. Il problema di fondo è uno solo: la mancanza di incentivi e disincentivi appropriati. Premiare chi ha successo, far pagare chi fallisce. I buoni risultati non si legiferano né si comprano: si possono solo creare le condizioni perché accadano. Viene in mente, sennò, quella frase recentemente intravista sui muri di un'università: "A causa dei recenti tagli al budget, la luce in fondo al tunnel è stata spenta".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6376975640572757629?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/6376975640572757629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=6376975640572757629&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6376975640572757629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6376975640572757629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/luniversita-truccata.html' title='L&apos;università truccata'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SvKtK_oZvbI/AAAAAAAABgU/ozVbE-j3Azs/s72-c/sapienza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5269729143137910144</id><published>2009-11-04T12:02:00.002+01:00</published><updated>2009-11-04T12:07:41.282+01:00</updated><title type='text'>Sull'opinione pubblica</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sull'opinione pubblica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joseph Pulitzer (si, quello del premio) in suo saggio "Sul giornalismo", appena &lt;a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833918761"&gt;ripubblicato&lt;/a&gt; in Italia. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"La domanda se l'opinione pubblica, indipendentemente dalla sua composizione e dal suo orientamento, sia sempre da rispettare e obbedire non può che ammettere un'unica ragionevole risposta. La teoria secondo la quale «la voce del popolo è la voce di Dio» può essere accettata soltanto con forti riserve, poiché la pubblica opinione è un'entità variabile, che spesso, come afferma Jefferson, «cambia alla velocità del pensiero», e che dunque non può aver sempre ragione. Era forse «la voce del popolo, voce di Dio» a sostenere la schiavitù umana in una Repubblica votata alla libertà? È lampante che spesso il sommo dovere della stampa è contrastare l'opinione pubblica. James Bryce ha veridicamente affermato che «le democrazie avranno sempre demagoghi pronti ad alimentare le vanità, a solleticare le passioni e a enfatizzare i sentimenti del momento. Ciò di cui hanno bisogno sono uomini capaci di nuotare controcorrente, di denunciare gli errori commessi, di insistere con maggior forza su un problema quanto più risulta sgradito»"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5269729143137910144?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/5269729143137910144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=5269729143137910144&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5269729143137910144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5269729143137910144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/sullopinione-pubblica.html' title='Sull&apos;opinione pubblica'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8186511438688556090</id><published>2009-11-03T14:31:00.003+01:00</published><updated>2009-11-03T14:49:31.830+01:00</updated><title type='text'>Memorie corsare</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Memorie corsare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto a tarda sera, su vari canali, ritrasmettono spezzoni del &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2005/11/quel-corsaro-di-pasolini.html" TARGET="_blank"&gt;Pasolini&lt;/a&gt; televisivo. Ci sono pezzi d'autore, materiali, frammenti, spezzoni di interviste, parole corsare e così via, ed è un piccolo tesoro. Da queste commemorazioni, fatte ormai a decenni di distanza dai tempi in cui quelle parole corsare furono dette, col coraggio dello scandalo e con lo sguardo mai abbassato, emerge ancora un colosso che ci fa pensare e quasi ci zittisce. Come artista, come intellettuale, come persona politica. L'altra sera, per esempio, rivedevo la famosa intervista di Enzo Biagi a Pasolini, un bianco e nero del 1971, uno studio pieno di gente e i due a confronto. Niente male davvero. Biagi chiedeva lumi, alla sua maniera, tentando di portare Pasolini su percorsi riconoscibili: "Nel Vangelo trova consolazione?". E quel giovane bruno e nervoso sulla sedia di fronte si agitava, cercava il tono giusto e poi diceva che no, nel Vangelo c’è tutto ma non la consolazione. "Ma lei intende il Vangelo di Cristo?" chiedeva poi Pasolini, per poi deludere la speranza appena riaccesa: "No, allora proprio no, nessuna consolazione". Oltre trent'anni (34, per la precisione, ieri) passati da quella notte in cui uno così venne tolto di mezzo per sempre. Ed è utilissimo rivedere oggi quegli squarci d'orizzonte contenuti nelle ultime interviste di PPP, oltre trent'anni fa appunto, con l'incubo della tv futura al centro di osservazioni che erano molto di più che profezie. Quelle piazze dove "se guardi dall'alto ogni ragazzo è uguale all'altro". Quella scatola elettronica imbonitrice, "dove non è ammesso dire una sola parola di scandalo". Viene in mente che fu lui a teorizzare per primo la rivoluzione antropologica degli italiani, il crollo e l'impazzimento delle vecchie identità, la nuova egemonia del consumo e del denaro. E viene in mente pure che chissà dove oggi un occhio ardito e poetico potrebbe posarsi, nella speranza (vana?) di rivedere le vecchie lucciole. O forse è già troppo tardi, mentre tutti girano attorno a rumorosi dibattiti sulla politica, sulla tivù, sul sesso, sull'uovo o sulla gallina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8186511438688556090?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/8186511438688556090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=8186511438688556090&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8186511438688556090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8186511438688556090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/memorie-corsare.html' title='Memorie corsare'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5019119890745492925</id><published>2009-11-02T12:15:00.001+01:00</published><updated>2009-11-02T12:25:55.901+01:00</updated><title type='text'>Né santi né morti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Né santi né morti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 354px; height: 245px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Su7Bdr9nJqI/AAAAAAAABf0/x6RCFZPQEQI/s1600/ryanadams29.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Giorni di santi e di morti, di ore di luce che si accorciano, di pensieri che provano ad allungarsi oltre il confine della vita in cerca di spiegazioni, e che tornano indietro a mani vuote, respinti dal silenzio. Mi attardo a leggere qualche epitaffio, oppure più semplicemente prendo anche nella camminata un ritmo un po più lento, il ritmo del perdente. Mi piacciono i cimiteri, e non c'è nulla di macabro: sono posti, a loro modo pieni di vita, e ci raccontano dei vivi allo stesso modo in cui ci parlano dei morti, che occhieggiano dalle fotografie disseminate tra le lapidi, o dalle statue spesso a forma di angelo, in mezzo ai fiori e ai mille piccoli oggetti che gli ancora vivi depositano sulle tombe. Dopo il tramonto, da lontano, vedo soltanto una festa, decine e decine di luminarie, potrebbe essere Natale o qualcosa di simile, è tutto acceso. Poi capisco che è l'ossario. Al confronto, i loculi dei singoli sembrano trascurati. Passa il tempo e le parentele si affievoliscono. Nell'ossario, lassù sulla collina, sono sepolte perfino persone morte nell'Ottocento. La manutenzione e le lucette dell'ossario sono affare pubblico. Dentro al Verano, che è il cimitero più grande di Roma, in realtà è facile perdersi. Non ci sono cartelli, neanche per indicare l'uscita. E poi è un posto enorme: ci sono viali, piazze, portici, tombe grandi come villette dei Parioli. Ci passano perfino le macchine e qualche piccolo autobus. Ci sono camposanti che sembrano metropoli di diversa densità energetica, e camposanti che paiono lembi di pace e malinconia ritagliati nella confusione. Per esempio, sempre qui a Roma, il piccolo cimitero acattolico a Testaccio, accucciato dietro la vecchia Piramide come un giardino segreto. Poco o nulla di monumentale o di retorico. La vegetazione avanza lentamente tra i marmi delle tombe, tra Shelley e Gramsci e qualche gatto. Tutto si confonde, dal grande al piccolo, dalle erbette agli alberi. E tutto muta raccontando, con il passaggio delle stagioni, la storia della caducità. Il poeta Keats, prima di morire, saputo dove sarebbe stato sepolto, si era rallegrato: "Già sento i fiori che mi crescono sopra". Mi fermo a pensare, o solo a stare in silenzio. Certo, ha ragione &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3459" target="_blank"&gt;lui&lt;/a&gt;, "alla fine è tanto più facile vivere la vita degli altri – e anche la morte". Ripenso a quella donna di mezza età, che incontro quelle volte in cui, quasi di soppiatto, faccio un giro tra le tombe al mio paese. Lo sguardo dritto, in una mano la borsa e nell'altra dei fiori. Costeggia il muro, sale le scale, entra nel piccolo cimitero e scompare all'interno. Va a trovare il figlio, morto ai tempi della scuola. A volte capita che la sfioro e vorrei dirle qualcosa, "ono l'amico di tuo figlio, il suo compagno di banco, sono io". Ma non lo faccio, e lei si allontana spedita, lo sguardo sereno di una madre che va a trovare un figlio che l'aspetta. Me ne vado e lei è ancora lì che gli sta parlando. Sappiamo che tutto finisce così e dargli un senso è impossibile. Abbiamo bisogno di un trauma per capirlo? Forse si. Perché se passiamo tutto il tuo tempo a bere e mangiare, farci il nodo della cravatta, spacchettare, aspettare persone e aerei, quand'è che ci fermiamo per ammetterlo? Osservo le statue dei santi. Fanno proprio pensare a quelle pause brevi ma eterne che passiamo in attesa del transito di un treno, fermi accanto alla croce, con un po' di sole in faccia e tutto che pare immobile. Siamo fermi su un limite, nell'attesa di andare oltre, e la mente si rilassa in pensieri vaghi e inutili. Poi passa il treno, il mondo ricomincia, tutti si rimettono in marcia, gli sportelli si aprono, e pure il giorno dei morti è finito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5019119890745492925?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/5019119890745492925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=5019119890745492925&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5019119890745492925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5019119890745492925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/ne-santi-ne-morti.html' title='Né santi né morti'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/Su7Bdr9nJqI/AAAAAAAABf0/x6RCFZPQEQI/s72-c/ryanadams29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1304523476233159172</id><published>2009-11-01T23:59:00.001+01:00</published><updated>2009-11-02T00:18:40.708+01:00</updated><title type='text'>E' cos'e niente</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E' cos'e niente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto Saviano, oggi su Repubblica, a proposito dell'&lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/camorra-10/saviano-filmato/saviano-filmato.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;indifferenza&lt;/a&gt;. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Vengono in mente le parole di un monologo capolavoro di Eduardo De Filippo, recitato in uno sceneggiato televisivo, "Peppino Girella", del 1963. La moglie di Andrea, il personaggio interpretato da Eduardo, risponde dinanzi ad ogni tragedia: "È cos'e nient" - è cosa da niente. È la voce classica di Napoli, di quel buon senso che fa accettare tutto e che è la forma di massima difesa e indolenza verso qualsiasi cambiamento. "Che vuoi fare: è cos'e nient", dice la moglie. E Eduardo risponde: "Pure questa è cos'e nient. È sempre cos'e nient. Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte. È cos'e nient. Non teniamo che mangiare: è cos'e nient. Ci manca il necessario: è cos'e nient. Il padrone muore e io perdo il posto: è cos'e nient. Ci negano il diritto della vita: è cos'e nient'. Ci tolgono l'aria: è cos'è nient, che vvuò fa. Sempre cos'e nient. Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato. A furia di dire è cos'e nient siamo diventati cos'e nient io e te. Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi "vabbuò è cos'e nient. Non piangere è cos'e niente. Se io esco e uccido a qualcuno è cos'e nient. E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. È cos'e nient. È niente""&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1304523476233159172?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/1304523476233159172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=1304523476233159172&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1304523476233159172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1304523476233159172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/11/e-cose-niente.html' title='E&apos; cos&apos;e niente'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3173523466806090842</id><published>2009-10-31T15:17:00.004+01:00</published><updated>2009-11-15T00:00:54.352+01:00</updated><title type='text'>Puzzle</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Puzzle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accumuliamo elementi. Riordiniamo le tessere del puzzle. Giuseppe D'Avanzo su Repubblica scrive che quei carabinieri che aggrediscono Piero Marrazzo in un appartamento privato, in compagnia di un viado, non sono canaglie a caccia di un bottino. Sono ruote di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-caso-2/davanzo-31ott/davanzo-31ott.html"&gt;una macchina oliata&lt;/a&gt;, una macchina organizzata per seppellire nel fango chiunque osi dissentire. Il sesso non è il focus della storia, è solo la benzina che mette in moto il motore. "Furfanti delle burocrazie della sicurezza incastrano un politico. Le immagini, estorte con la violenza in un appartamento privato, vengono consegnate a un alto funzionario (Signorini) di un sistema editoriale (Mondadori, Mediaset e indirettamente Tosinvest di Angelucci) governato direttamente da un proprietario che è anche presidente del consiglio". Claudia Fusani sull'Unità racconta di un &lt;a href="http://www.unita.it/news/italia/90562/camorra_la_minaccia_dei_casalesi_su_marrazzo" TARGET="_blank"&gt;giro di boss&lt;/a&gt; della camorra, pusher di droga poi morti ammazzati, intercettazioni in cui a un certo punto si parla di "un video del presidente", e di Fondi. Proprio Fondi, il comune infiltrato dalla camorra che il governo non si decide a commissariare, per incomprensibile e colpevole inerzia. "Non vogliono ricattare Marrazzo, è evidente. Vogliono, piuttosto, che Marrazzo sia ricattabile: che sappia che qualcuno ha quel video e che può usarlo contro di lui. Renderlo malleabile, tenerlo in pugno: agiscono in nome dell'interesse di qualcuno?". Intanto ex pistaioli di giudiziaria settacciano i peggio trans della Capitale e mendicano interviste guardone e squallori veristi. &lt;a href="http://www.macchianera.net/2009/10/30/viados-del-tramonto/" TARGET="_blank"&gt;La morale&lt;/a&gt;, diciamo così, prova a tirarla Filippo Facci in un commento su Libero: "A regnare incontrastato resta non il diritto positivo, ma il diritto naturale, gli usi &amp; consuetudini, il celeberrimo 'si fa ma non si dice'. Puoi fare ciò che vuoi, basta che non ti faccia beccare: sesso, adulterio, aborto, eutanasia, abusi edilizi, lo scontrino che non ti hanno dato ma che tu non hai chiesto, l'auto in doppia fila, un'immensa zona grigia in cui il lecito può essere moralmente illecito, e l'illecito confina invece con una cultura tutta italiana nel definire leggi che probabilmente, già si sa, non verranno rispettate. Ogni regola varata contempla in partenza un venturo accomodamento, una mediazione a metà tra il suk latino e il rosso porporale. Imbracciare di volta in volta una questione morale, in questo scenario, significa solo: devi fare quello che dico io, perché sì". &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=3DJqIYLJnYQ" TARGET="_blank"&gt;Fabrizio Corona&lt;/a&gt;, intervistato l'altra sera ad Annozero, che è uno sborone cinico, ma sa molto del suo &lt;a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/30/video-marrazzo-cosa-centra-signorini/" TARGET="_blank"&gt;mondo&lt;/a&gt; di furfanti, e racconta bene i rapporti tra politica, editoria e gossip, a un certo punto dice che bisognerebbe vedere cosa c'è nelle casseforti dei grandi gruppi editoriali, dei materiali comprati non per fare uno scoop ma per fare "un favore". Non si sa fino a che punto tutti questi intrecci si facciano romanzo, all'incirca criminale. Bisognerebbe controllare. Forse la faccio un po' semplice, ma c'è da pensare (come scrive &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3464" TARGET="_blank"&gt;lui&lt;/a&gt;) che un paese sia spacciato quando tutto ciò suona quantomeno verosimile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3173523466806090842?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/3173523466806090842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=3173523466806090842&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3173523466806090842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3173523466806090842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/10/puzzle.html' title='Puzzle'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4645909550487180046</id><published>2009-10-30T12:28:00.004+01:00</published><updated>2009-10-30T13:33:45.119+01:00</updated><title type='text'>Duna</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Duna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri notte, come un miraggio urbano, nella traversa sotto casa mia è ricomparsa una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_Duna" TARGET="_blank"&gt;Fiat Duna&lt;/a&gt; grigia, parcheggiata sulle strisce pedonali per giunta. La visione di questo &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=vrLOsDqv0eg" TARGET="_blank"&gt;raro pezzo&lt;/a&gt; di lamiera superstite dagli sfavillanti anni ottanta, simbolo unanimemente riconosciuto della bruttezza e della sfiga universale, dico la verità, mi ha un po' commosso. In realtà il signor Fiat, che non era un uomo né cattivo né avaro, aveva avuto quell'idea per un sano colpo di filantropia: sapeva benissimo che dopo una ventina d'anni i fortunati possessori sarebbero stati etichettati come veri tamarri e sarebbero stati adorati da schiere di giovani bellezze che facevano offerte esorbitanti pur di farsi vedere in giro su una di quelle automobili. E allora sono andato a ripescare una vecchia &lt;a href="http://www.fiatduna.com/dunasound.html" TARGET="_blank"&gt;composizione&lt;/a&gt; del poetastro Michele Serra, sul sito di &lt;a href="http://www.fiatduna.com" TARGET="_blank"&gt;ammiratori&lt;/a&gt; della Duna. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Amo la Duna, il ferro lieve che la compone, le viti che rinserro ogni nuova stagione, il panno sui sedili, bigio, incolore, pesto, e pochissimi fili per ripararla presto. Ecco la pia, la buona, la macchina sbagliata, quella che stona con l'epoca lanciata, l'aspetto lento, ottuso, ignaro della fretta, da distratto che ha eluso la sfida maledetta, quella tra l'io represso e l'accelerazione che rende l'uomo ossesso, vittima del lampione. Va piano, è mesta, tozza e in questo sta il suo succo: nemmeno vi si abbozza l'astutissimo trucco di trasformare in moda la propria debolezza, con una strana coda un buffo parabrezza: non simula la Duna alcuna stravaganza, non è mai stata a Poona come la maggioranza delle auto francesi, non occupa giornali come quei vilipesi trabiccoli orientali che passarono il Muro. Persino la retorica utilitaria, il puro rimbombo della logica vuota di ogni conforto non le appartiene affatto: ha il suo bravo supporto di pirulini a scatto, gingilli ed accessori e dotazione varia per restare al di fuori della classe dei paria. Il prezzo è alto, in spregio al comodo pretesto di avere almeno un pregio, quello del basso costo. La Duna è media, inetta ad ogni distinzione è ciò che non affetta è ciò di cui dispone: il nulla senza spicco di cui non è nessuno né povero né ricco né folla né qualcuno, e solamente passa nella pianura rasa nella campagna bassa scompare verso casa"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4645909550487180046?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/4645909550487180046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=4645909550487180046&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4645909550487180046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4645909550487180046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/10/duna.html' title='Duna'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6982492847387251263</id><published>2009-10-29T23:59:00.000+01:00</published><updated>2009-10-30T12:27:29.371+01:00</updated><title type='text'>Viados del tramonto</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Viados del tramonto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 280px; height: 407px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SurMzljTkNI/AAAAAAAABfs/a6dWtQglqr8/s1600/curry.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Di notte, su certi vialoni delle periferie della città, davanti al corteo lentissimo delle macchine, dietro la nebbia dei rumori e dei desideri, ci sono &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;id=74429" target="_blank"&gt;loro&lt;/a&gt;, i transessuali. I viados. Come divinità di un pantheon di carne, corpi senza definizione, mutanti. Schierati ai lati della strada, a qualche metro di distanza l'uno dall'altro, appaiono in successione, da dietro gli alberi, illuminati dai fari di passaggio. Sembra un miraggio di corpi che si muovono. Si chinano, si affacciano ai finestrini delle macchine, si accucciano, mostrano il corpo in pose provocanti. Non indossano quasi niente. Le tette sono tutte finte, e dunque tutte belle. Solo in misura large o extralarge. I culi li sbattono sulla faccia dei passanti, se li accarezzano con le loro mani enormi. Ma sotto le minigonne, o i tanga, si intravede la forma del cazzo. Cazzi che uno immaginerebbe sgonfi, per via degli ormoni magari. Invece no, te li mostrano possenti, eretti, mentre continuano indisturbati a masturbarsi quando gli passi vicino. Sussurrano porcate con le loro voci da uomo, ma attraverso labbra rosse, carnose, da femmina. Ombre nel buio, ogni sera, e sono tante perché come diceva una prostituta di lungo corso, tempo fa, intervistata in qualche programma tv di seconda serata, "adesso poi gli uomini sono cambiati, sono... ambigui, ecco, vogliono andare tutti coi trans, sapessi che capannelli di gente che c'hanno i trans". Ombre nel buio, e si sa che il buio della notte protegge la reputazione ma espone al ricatto. Ma poi - come scriveva Francesco Merlo oggi su Repubblica - "basta un flash, una cimice, un telefonino e il disprezzo, anche di se stessi, esce dall'ombra e prende corpo: con la luce la silhouette diventa uomo, padre di famiglia, impiegato di concetto, professore, politico". Bisognerebbe fare un'opera di pedagogia, pure se è difficile in questo clima di guerra civile strisciante ora combattuta a colpi di schizzi e di ventilatori, consultare se non altro Wikipedia, informarsi sulle differenze tra "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transessuale" target="_blank"&gt;transessuale&lt;/a&gt;", "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transgender" target="_blank"&gt;transgender&lt;/a&gt;", "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Travestitismo" target="_blank"&gt;travestito&lt;/a&gt;", tutti quelli che i romani sbrigativamente catalogano come "'e donne cor cazzo", perlomeno leggere che "con la parola transessuale si indica generalmente una persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico", davvero una fatica sovrumana se ritieni, se pretendi di stare appresso alla piccola borghesia moralista e bacchettona, all'opinione pubblica pruginosa e benpensante, la stessa che "me ce manca pure er fijo frocio, me ce manca!". E' il razzismo che costringe le persone trans a rifugiarsi in antri sordidi, a non vedere riconosciuti i loro diritti, è il giudizio del mondo che rende squallido e ricattabile il sesso con loro. A chi gli chiede perché non si sottopone all'operazione definitiva per il cambio di sesso, il trans Agrado di quel bellissimo film di Almodovar, "Tutto su mia madre", risponde così: "E poi come lavoro? I miei clienti mi vogliono donna col pisello". I trans non sono belli, dicono molti, avete visto le foto di Natalì o della Brendona, quelle del caso Marrazzo, vi ricordate Patrizia, quella di Lapo Elkann? Sbagliato. La bellezza non conta più niente. Non lì, dove stanno loro. E' questa forse la vera rivoluzione che i trans hanno portato, o porteranno, nelle nostre vite. I trans hanno inventato un nuovo canone estetico. Come una zona di decompressione tra il maschile e il femminile, tra la violenza e la dolcezza, in cui riposare qualche ora per poche decine di euro (se c'è la droga, se c'è la coca, certo il prezzo sale). "Macchine biologiche perfette, ermafrodite, geneticamente all'avanguardia. Come le orchidee" ha scritto una volta la scrittrice Elena Stancanelli in un libro. E noi stiamo andando verso di loro. Prima desiderandoli, e poi tentanto di assomigliarli. Guardate una palestra o un supermercato di Roma Nord, in uno dei quartieri bene dell'alta borghesia romana, sbirciate uno dei tanti servizi fotografici di Dagospia, diceva &lt;a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10414/1.htm" target="_blank"&gt;Angelo Mellone&lt;/a&gt; ieri su Libero, "e chiedetevi in tutta sincerità: che differenza c'è tra la Brendolona e le tante quaranta-cinquantenni ultrarifatte che popolano di giorno le palestre e di sera le feste della Roma gaudente?". Nessuna. Se non che, complesso del pene a parte, si somigliano tutte. L'orrorifico armamentario della chirurgia plastica, le maschere di carne che hanno sostituito i visi rugosi delle nostre nonne, i capelli trapiantati, le liposuzioni, le labbra a gommone, il botox sparso sotto pelle, i seni turgidi oltre la legge di gravità. Il destino del corpo postmoderno è quello di diventare una protesi, un ricongiungimento tra gli opposti. Scrisse, provocatoriamente ma non troppo, e perfino citando Cicciolina, il filosofo Baudrillard: "Siamo tutti transessuali, allo stesso modo in cui oggi siamo tutti dei mutanti biologici potenziali". Ma nelle notti di periferia, sui vialoni tangenziali, i trans sono molto più coraggiosi e veri dei clienti che si vergognano di loro stessi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6982492847387251263?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/6982492847387251263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=6982492847387251263&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6982492847387251263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6982492847387251263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/10/viados-del-tramonto.html' title='Viados del tramonto'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yA570vqRFPA/SurMzljTkNI/AAAAAAAABfs/a6dWtQglqr8/s72-c/curry.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6662086336004919141</id><published>2009-10-28T14:17:00.004+01:00</published><updated>2009-10-28T14:52:07.389+01:00</updated><title type='text'>Sei mesi oppure una notte</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sei mesi oppure una notte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/FlashForward" TARGET="_blank"&gt;quella nuova serie tv&lt;/a&gt;, "Flash Forward" si chiama, dove all'improvviso tutti gli abitanti del mondo perdono conoscenza di colpo e per due minuti e trentasette secondi vedono - sognano, vivono? - il loro futuro sei mesi dopo, tutti nello stesso momento. Mark ha sognato che la moglie lo ha abbandonato e ha ricominciato a bere, Olivia ha sognato che era a letto con un altro uomo. E poi i più fortunati hanno sognato in anticipo una vittoria dei Red Sox del baseball. Già, dove sarai e cosa starai facendo, tra sei mesi esatti? In fondo la nostra vita può cambiare radicalmente in appena cinque minuti. Poi ho sentito di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/esteri/luogo-risveglio/luogo-risveglio/luogo-risveglio.html?ref=search" TARGET="_blank"&gt;quell'idea di un giovane filmaker americano&lt;/a&gt;, chè è andato in giro per le strade facendo a tutti quelli che incontrava una domanda apparentemente innocua, "dove ti vorresti svegliare domattina?". Una vecchia signora risponde "nel mio letto, che c'è di meglio?". Un ragazzo indica la donna al suo fianco e dice soltanto "con lei". Una ragazza con la faccia d'elfo dice "su una spiaggia in Kenia, con il caldo, il cielo blu e il mare trasparente dove posso vedere tutto". E quell'altro che ci pensa e dice "vorrei svegliarmi nel passato e trovare un tuo messaggio di buongiorno". Già, dove ti sveglierai domattina? In fondo non basta una vita a cambiarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6662086336004919141?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/6662086336004919141/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1870619&amp;postID=6662086336004919141&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6662086336004919141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6662086336004919141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2009/10/sei-mesi-oppure-una-notte.html' title='Sei mesi oppure una notte'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='12643038632149036895'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>