tag:blogger.com,1999:blog-18450327598143111762009-06-24T01:52:15.673-07:00Antonella RandazzoQuesto Blog è stato creato per permettere a tutti di discutere gli argomenti trattati da Antonella Randazzo nei suoi libri e articoli.
I libri di Antonella Randazzo possono essere acquistati su internetbookshop.it o su disinformazione.it.
Qui non si vuol convincere nessuno di nulla, ma si vuole riflettere insieme su tematiche fondamentali per il futuro dell'umanità.Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.comBlogger101125tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-77838907122218978062008-11-06T03:50:00.000-08:002008-11-06T04:13:13.154-08:00ANNUNCIO“Tutto scorre” diceva Eraclito. Quello che non scorre è statico e destinato a diventare stagnante. <br />Ciò vuol dire che ogni cosa deve nascere e scorrere fluidamente, a tal punto da modificarsi. E’ il caso anche di questo blog che “scorrerà” verso un nuovo blog chiamato Nuova Energia:<br />http://lanuovaenergia.blogspot.com/<br /><br />Il nuovo blog tratterà, oltre agli argomenti qui trattati, anche altri argomenti come:<br /><br />- cosa significa veramente il detto socratico “conosci te stesso”;<br />- l’importanza dell’arte;<br />- come godersi la vita anziché diventare nevrotici, drogati o violenti;<br />- l’eresia dei tempi moderni;<br />- cos’è la “gabbia di massa” e come uscirne;<br />- i sudditi contemporanei;<br />- le “primedonne” dei mass media;<br /><br />e moltissimi altri argomenti che riguardano la psicologia sociale, l’autoconoscenza e la crescita interiore. Ovviamente, l’obiettivo non è quello di convincere qualcuno di qualcosa, ma di condividere le nostre riflessioni e conoscenze, partendo dall’assunto che non esiste la verità, ma esistono le verità.<br />Questi sviluppi sono dovuti al fatto che io non ho mai inteso la mia ricerca storico-sociale come fine a se stessa, oppure come sfogo alla rabbia o sterile ricerca di un colpevole, ma come un modo per conoscere meglio me stessa e la realtà in cui vivo. <br />La vera cultura si distingue da quella di “massa” perché ha come fine principale la crescita degli esseri umani, e mai il profitto, il narcisismo o l’esigenza di proteggere un sistema. <br />Nel nuovo blog potranno essere pubblicati materiali (articoli e video) di altri autori, su vari argomenti. Anche gli stessi lettori potranno segnalare materiali particolarmente interessanti e di qualità. <br />L'appuntamento è dunque sul nuovo blog!<br />Grazie a tutti e a presto<br />Antonella Randazzo<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-7783890712221897806?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com20tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-39776641747594206032008-10-31T03:07:00.001-07:002008-10-31T03:07:47.089-07:00Quello che è successo a piazza Navona<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/5wTeI_tatoY' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/5wTeI_tatoY'/></object></p><p>Hanno cercato di politicizzare la protesta per indurre i giovani a scontrarsi e hanno fatto entrare nella piazza un furgoncino carico di spranghe foderate col tricolore. Un gruppo non ben identificato (potrebbe anche trattarsi di elementi appartenenti alle "forze dell'ordine") ha iniziato gli scontri, per dare licenza alla polizia di intervenire, e affinché i media potessero parlare delle violenze anziché del fatto che i giovani iniziano a scocciarsi di un sistema che li priva sempre più dei loro minimi diritti, e protestano con grande civiltà. </p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-3977664174759420603?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com35tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-1063662703738394722008-10-28T04:49:00.000-07:002008-10-28T09:59:23.490-07:00MA QUALE CRISI?Di Antonella Randazzo<br /><br /><br />Ormai da tanti giorni i titoli dei giornali gridano alla “crisi finanziaria”. Ovunque si parla di questo, e si fanno congetture su quello che potrà accadere o di come “salvare” il salvabile. E’ stata creata una generale situazione di allarme, alzando il livello emotivo e seminando paura.<br />In realtà occorre chiedersi se realmente quello che sta succedendo rappresenta per noi tutti una “crisi”. In fondo cosa sta accadendo? Il sistema finanziario, che sappiamo essere radicalmente iniquo e truffaldino, sta mostrando le sue falle. <br />Ma questo è un male o un bene?<br />Adesso mi direte “ma sei impazzita? E’ ovvio che è un male se rischiamo tutti di perdere i nostri soldi!”<br />E io replico: ma quali soldi? Nel contesto attuale non esiste denaro come valore ma soltanto come mezzo di dominio. Infatti, le nostre banconote, come ormai molti sanno, non sono altro che debito verso le banche che le stampano e fanno pagare pezzi di carta come avessero valore nominale più gli interessi. Gran parte dei nostri guadagni serve a pagare questo debito. <br /><br />La domanda è: il fallimento delle banche e la crisi finanziaria potrebbero rappresentare per i popoli la possibilità di uscire dall’asservimento? <br />Negli ultimi secoli ci sono state diverse occasioni per abbattere il sistema, ma a causa della paura del cambiamento non sono state colte. <br />Sono gli stessi banchieri, in una certa misura (non sono infallibili), a provocare o rendere possibili le crisi, sia attraverso il meccanismo “immettere o sottrarre banconote dal mercato”, sia attraverso il sistema delle bolle speculative. Occorre notare che le crisi possono persino servire a provocare affezione al sistema, attraverso la paura del cambiamento. <br />Nel 1929, i banchieri fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti. <br />L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa. <br />Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono. <br />La truffa del crollo del 1929 era stata ben compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".(1) I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929. <br /><br />Cosa accadde dopo? <br />Accadde che milioni di lavoratori rimasti senza denaro e senza lavoro si sollevarono, ma non furono in grado di cogliere l’occasione per occupare le fabbriche confiscate dai banchieri o per non riconoscere più il vecchio sistema finanziario che si era rivelato truffaldino. <br />Alcuni però si resero conto dell’opportunità, e stavano per organizzarsi in modo da abbattere il vecchio sistema, ma a quel punto intervenne lo stesso presidente, che si mostrò pronto ad offrire lui la via d’uscita. A quel punto, si rivelava più comodo e rassicurante continuare a riconoscere la “protezione” delle autorità piuttosto che lavorare arduamente per demolire il potere dell’èlite. <br /><br />Il presidente americano Franklin Delano Roosevelt dette vita, nel 1933, al New Deal. Il nuovo corso mirava ad approvare una serie di leggi a tutela del lavoratore dell'industria e sullo stato sociale. Per la prima volta nella storia degli Usa, il governo interveniva nella vita economica e sociale del paese, a favore delle classi inferiori. Furono approvate leggi come il National Recoveru Act, che comprendeva la legge sul risanamento industriale, in cui veniva determinato l’orario di lavoro, il salario minimo e la lotta contro il lavoro nero. <br />In tal modo Roosevelt salvò il sistema, a costo di riconoscere alcuni diritti ai lavoratori, che sarebbero stati smantellati a partire dagli anni Ottanta dai successivi presidenti. <br /><br />L’incapacità di cambiare costò ai popoli una durissima guerra, in cui i soliti personaggi si dettero da fare per accrescere ulteriormente il loro potere e la loro ricchezza, a danno delle popolazioni che continuavano a cercare la soluzione alle crisi nel sistema stesso che le aveva create. <br />Come molti sanno, le guerre mondiali hanno modificato profondamente la società dei paesi europei, decretando il trionfo di una ristretta élite economico-finanziaria, l’unica che ha ottenuto enormi vantaggi, concentrando ulteriormente il potere nelle sue mani. Le classi medie, come quelle povere, hanno perso potere e ricchezza, e sono state indotte a dipendere dalle decisioni prese dai governi, che diverranno sempre più lo specchio del potere dell’élite. <br /><br />Ormai sappiamo che il sistema bancario, la Borsa e il sistema detto "capitalistico" hanno al loro interno aspetti paradossali, che siamo indotti ad accettare come "normali" o "essenziali". Sappiamo che i cosiddetti organismi di "vigilanza" o di "controllo", sono una truffa, in quanto lo stesso gruppo di persone è al contempo controllore e controllato. Le stesse persone che hanno il dominio finanziario si “travestono” da autorità che “tutelano” interessi collettivi.<br />Capiamo che si tratta di una messinscena, architettata in modo tale da far credere alle persone ciò che esse sono abituate a credere: che l'attuale sistema sia voluto dal popolo, sia a servizio del popolo, o comunque l'unico possibile. <br />Dobbiamo ricordare che sono le grandi banche ad avere nelle loro mani il potere speculativo della Borsa. Almeno il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. La Borsa è un sistema senza alcuna logica: è come una luce ad intermittenza irregolare, che pur essendo controllata dall'alto, dà l'illusione di potere anche a molti operatori e agenti. Fa parte del gioco, come anche il far credere che ci sia una logica di base o delle regole. In realtà la Borsa non ha regole certe, e le azioni non sono collegate alla situazione delle società a cui si riferiscono, né ad altri parametri chiari. Credere di avere potere investendo in Borsa è come credere che i banchieri siano a servizio della gente e vogliano condividere con tutti il potere. Certo, qualcuno può guadagnarci, e anche questo fa parte del gioco. <br />Ricordiamo anche che, come molti sanno, la Federal Reserve è formata da un gruppo di banche private controllate da personaggi come i Rothschild, i Rockefeller, i Morgan e i Warburg. Quando un banchiere muore o va in pensione, il potere viene ereditato dalla generazione successiva, in tal modo questo ristretto gruppo di famiglie esercita potere da diversi secoli.<br />Queste persone hanno il potere di impoverire qualsiasi area del pianeta, facendo crollare la valuta o sottraendo il denaro circolante. Ciò è avvenuto in Argentina, in Messico, nel sud-est asiatico e in molti altri paesi, con l’appoggio di personaggi che si curano di far eleggere. <br />Nel 1991 il presidente argentino Carlos Menem attuò riforme economiche devastanti, che peggiorarono la situazione già drammatica del paese. Egli prometteva al popolo importanti cambiamenti, mentre in segreto si accordava con Washington per continuare le devastazioni economiche. Nel 1991, verrà addirittura inserita nella carta costituzionale, la parità di cambio tra il peso ed il dollaro, che favorirà un'economia basata sulle importazioni. La situazione economica si aggravò ulteriormente, e si arricchirono soltanto i pochi che avevano investito all'estero. Washington dette al governo argentino miliardi di dollari, per indurlo ad attuare altre riforme favorevoli all'élite. Il progetto era quello di far crollare l'intero sistema economico-finanziario argentino. Menem continuò a fare il doppio gioco, illudendo il popolo argentino di poter accrescere la ricchezza del paese attraverso la privatizzazione delle aziende pubbliche e la deregulation in numerosi settori, per attrarre gli investitori stranieri. In realtà, egli stava attuando riforme che avrebbero messo il paese nelle mani dell'élite americana. Le riforme, imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, prevedevano il taglio della spesa pubblica e il licenziamento di migliaia di persone. Il debito estero raddoppiò, la povertà e la disoccupazione aumentarono, e la classe media venne cancellata. A metà degli anni Novanta, nacque il movimento dei piqueteros (disoccupati), che lottava per il lavoro, suscitando molti consensi popolari. I piqueteros rendevano visibili le persone costrette a rimanere ai margini del mondo del lavoro, che erano aumentate a dismisura in seguito alle riforme del Fmi. <br />Nel 1999 fu eletto Fernando De La Rua, che promise di lottare contro la corruzione e di processare i vecchi esponenti delle dittature militari. In realtà, egli si mostrava disposto a riprendere le politiche del precedente governo, e a questo scopo, chiamò al governo l'ex ministro menemista Domingo Cavallo, e altri sostenitori della linea neoliberista, che continuarono a privatizzare e fecero tagli a stipendi e pensioni. <br />Seguendo la linea imposta dal Fmi, il peso argentino fu svalutato del 70% rispetto al dollaro. Tutto fu privatizzato, anche i servizi (gas, telefono, trasporti, acqua, ecc.). I prezzi aumentarono del 42% e oltre 170 mila lavoratori furono licenziati. Cavallo tagliò gli stipendi e le pensioni del 13%, e attuò riforme che fecero crollare il consumo, le produzioni industriali e le esportazioni. <br />Le riforme del Fmi avevano messo l'intera economia argentina nelle mani di privati stranieri, che non avevano alcun interesse a rispettare le esigenze della popolazione, e ancora meno desideravano sacrificare facili profitti per i diritti dei lavoratori. Si ebbero tagli drastici alle spese sociali e ai sussidi a favore dell'agricoltura e dell'industria. <br />Nell'agosto del 2001, il Fmi fece aumentare il debito pubblico (che era stato congelato), da 8 a 14 miliardi di dollari. Nel dicembre dello stesso anno, Cavallo impose il congelamento dei depositi bancari, che impedì ai comuni cittadini di ritirare dalle banche i risparmi, mentre i grandi speculatori nazionali e internazionali avevano ritirato di colpo tutti gli investimenti. Anche le numerose corporation transnazionali, che prima avevano investito in Argentina, improvvisamente ritirarono la valuta e si rifugiarono altrove, lasciando il paese nel caos. Il New York Times scrisse che erano stati prelevati dalle banche "100 milioni di dollari al giorno".(2) <br />Dal gennaio 2001, 30.000 negozi furono costretti a chiudere, e la povertà salì al 49%. Il “Los Angeles Times”, calcolò che l'élite argentina fece sparire 106 miliardi di dollari, nascondendoli nei paradisi fiscali esteri, e 30 miliardi di dollari furono investiti in titoli “intoccabili”, mentre il denaro della classe media veniva gravemente svalutato e congelato. Migliaia di risparmiatori si riversarono davanti alle banche gridando "dateci i nostri soldi". La classe media, improvvisamente, dovette diventare cosciente che il sistema non tutelava i diritti fondamentali, e che i cittadini argentini avrebbero dovuto organizzarsi autonomamente per rimettere in sesto il paese. Milioni di persone del ceto medio rimasero senza nemmeno la possibilità di sfamarsi, e si aggiunsero ai milioni di poveri già presenti nel paese. Per quasi tre anni il popolo argentino protestò con blocchi stradali, scioperi, proteste e occupazioni, e venne quotidianamente represso dalle forze dell'ordine. <br />La sera del 19 dicembre 2001, De La Rua annunciò il crollo, e per tre giorni si ebbero disordini ovunque. Gli argentini chiedevano di riavere il loro denaro, e che fossero perseguiti i responsabili del saccheggio del paese. <br />Le repressioni governative provocarono 40 morti e 2000 feriti, e 40.000 persone vennero arrestate. Il 20 dicembre, la Plaza de Mayo divenne un campo di battaglia, in cui i poliziotti pestavano e sparavano. <br />Il Fmi, pur essendo il maggiore responsabile del collasso argentino, si considerò estraneo al disastro, e spacciò le strategie per saccheggiare il paese come "un programma che poteva essere sostenuto economicamente e politicamente".(3) Le autorità della Bm e del Fmi cambiarono la versione dei fatti, per far apparire che avevano cercato di aiutare il paese ma non vi erano riusciti, nascondendo che proprio le loro "riforme" avevano causato la bancarotta. <br /><br />Ma la crisi argentina non fu soltanto un disastro: molti lavoratori si accorsero che poteva essere un’opportunità per cambiare il sistema, almeno parzialmente. Il popolo si sollevò e cacciò ben tre presidenti (Fernando De la Rua, Federico Ramón Puerta, Adolfo Rodriguez Saà). Si formarono assemblee popolari, sulla base del modello di democrazia diretta, che portarono verso l'autogestione delle fabbriche abbandonate dai proprietari. Oltre 200 fabbriche furono occupate e rimesse in funzione. Gli operai pianificarono la creazione di cooperative, avviando una lotta per l'espropriazione e la statalizzazione delle fabbriche autogestite. <br />L'occupazione della prima fabbrica, la Yaguanè (surgelazione), si ebbe nel 1996, seguì nel 1998 l'Impa (industria di imballaggi e carta di alluminio) e nel 2000, 90 operai metalmeccanici della Gip formarono una cooperativa e presero possesso dell'azienda. Dopo il 2001 si ebbero oltre 1000 industrie fallite, e i lavoratori presero possesso di alcune di esse. Nel 2001 furono autogestite la Zanon (fabbrica di ceramiche) di Neuquen e la Brukman (tessile) di Buenos Aires, che i vecchi proprietari avevano abbandonato. La Zanon e altre fabbriche diventarono un esempio di successo del sistema dell'autogestione. <br />Oggi circa 170 aziende sono gestite da 10.000 operai, che hanno creato un assetto privo di gerarchie. In tal modo molti sprechi sono stati eliminati, in quanto, con il vecchio patronato, almeno il 65-70% dei guadagni costituivano il reddito dei dirigenti e dei proprietari. <br />Per tutelare il nuovo assetto, continuamente minacciato dall’èlite, si è formato il Movimento Nazionale delle Imprese Occupate (Mner), che chiede l'estensione dell'Articolo 17 della Costituzione, che prevede le espropriazioni per "interesse pubblico". Secondo il Mner, anche espropriare un'azienda per creare occupazione significa operare per l'interesse pubblico. <br />I cittadini argentini si sono riappropriati di parte delle risorse del paese, dopo le devastazioni del Fmi. Oltre alle industrie, anche supermercati, miniere, case editrici ecc., abbandonati dai vecchi proprietari, sono stati rilevati dai lavoratori e rimessi in sesto. La lotta per riappropriarsi del proprio paese è anche una lotta per cancellare un passato fatto di ingiustizie e crimini. Racconta Raúl Godoy, segretario del Sindacato Ceramista di Neuquen: "Questa fabbrica (la Zanon) fu inaugurata nell'80, in piena dittatura. E come furono i mondiali, così anche queste grandi inaugurazioni contribuirono a far sì che il silenzio sulle morti, sui sequestri, sulla desaparecion continuasse impunito.... Ed oggi, a un anno dall'occupazione dell'impianto, posso dire con gioia che la fabbrica è inaugurata di nuovo, stavolta dalle Madri di Plaza de Mayo.... ed è una fabbrica nuova, una fabbrica degli operai, e delle Madri."(4) <br /> <br />I lavoratori che autogestiscono le fabbriche, le miniere ecc., hanno l'appoggio di quasi tutta la popolazione, compresi professori universitari e studenti. Per tutti gli argentini si tratta di far rinascere il paese da una devastazione colossale, architettata dall'élite statunitense per saccheggiare il paese. Il futuro dell'Argentina è affidato ai lavoratori, e alla loro capacità di autodeterminarsi. Si può considerare tutto questo come una rivoluzione pacifica, che determina un nuovo modo di intendere il lavoro e la proprietà. I lavoratori argentini, gestendo direttamente le fabbriche, stabilendo regole retributive eque e liberandosi del controllo dei "padroni", hanno generato un assetto realmente democratico. <br />Nel gennaio del 2002, diventò presidente Eduardo Duhalde, che cercò di sganciare il peso argentino dal dollaro, in seguito alla svalutazione del 300% della valuta argentina, che aveva trascinato il paese verso l'iperinflazione. <br />Il 25 maggio del 2003 fu eletto presidente Nestor Kirchner, che iniziò da subito una grande campagna contro la corruzione nell'amministrazione pubblica. Egli promise al popolo di essere disposto a contrastare gli obblighi imposti dal Fmi per difendere i diritti della popolazione argentina. <br /><br />Il caso dell’Argentina è soltanto un esempio di come una crisi possa generare desiderio di libertà e rinuncia all’asservimento. Gli argentini capirono quello che era avvenuto: la responsabilità dei banchieri nel provocare la crisi e nel trarne profitto. <br />Accettare il principio di autorità nel settore finanziario ci ha resi schiavi di un ristretto gruppo di personaggi. Questi personaggi sanno che il loro potere si basa sulla nostra creduloneria, ovvero sulla disponibilità a credere che la moneta sia coniata nell’interesse di tutti, che l'economia abbia "cicli naturali" o che la Borsa dipenda da fattori completamente non prevedibili e non sia controllata da nessuno. <br /><br />In parole semplici, l'accettazione psicologica appare fondamentale per mantenere il sistema, e addirittura le “crisi” possono rafforzare tale accettazione, provocando il vuoto che appare prima di un radicale cambiamento. <br />I banchieri si valgono di esperti in materie psicologiche e sociologiche, e sanno che le crisi sono utili quando una certa quantità di persone comprende la loro truffa e cercano il modo di uscirne. <br /><br />Ovviamente, arriverà prima o poi la crisi definitiva che spazzerà l’attuale sistema di potere, Ma essa non potrà avvenire prima di una totale presa di coscienza delle popolazioni e dell’acquisizione di un forte senso di responsabilità necessario alla libertà.<br />Si dovrà comprendere che ogni “crisi” del sistema è vantaggiosa per i popoli. <br />Il problema è che i popoli temono di creare un sistema che li veda sovrani, perché pensano di dover dipendere dall’esterno e di non essere in grado di reggersi da soli. Se così non fosse non esisterebbe di certo un sistema finanziario basato sul nulla, e controllato da pochi personaggi, che agiscono come una banda di pericolosi gangster. <br /><br />Forse occorre chiedersi come superare la gabbia di massa, che ci imprigiona a tal punto che anche quando le sbarre si allentano gridiamo di paura. Occorre chiedersi in cosa crediamo realmente: se nella libertà che esige responsabilità e rischio, o nell’asservimento, che è dovuto alla paura e al senso di impotenza. <br />Cosa sono le banche per noi? Siamo sicuri di non poter fare a meno dei banchieri attuali? Siamo sicuri che il fallimento delle banche non possa essere un’opportunità per rivoluzionare il sistema finanziario? Certo, questo richiederebbe un impegno e un senso di responsabilità che i popoli non si sono mai assunti prima d’ora (tranne casi sporadici), ma è certo che prima o poi un sistema fondato sulla truffa crollerà. E' dal nostro cambiamento che potrà derivare un cambiamento della realtà, e non saranno certo Berlusconi o Veltroni a dirci come demolire l’attuale regime. <br /><br />I cambiamenti potrebbero essere già iniziati, grazie alla presa di coscienza di alcuni, e saranno irreversibili. Nel mondo molte persone vogliono uscire dal sistema. Questo è reale, anche se non vi verrà detto al telegiornale. <br />Arriverà il momento in cui ci sarà il crollo definitivo, prepariamoci per questo, superando ogni paura e credendo fermamente che il peggio sarà passato proprio nel momento del crollo. <br />Non dobbiamo più cedere il nostro potere ad autorità esterne, perché possiamo essere responsabili del nostro benessere, della nostra felicità e creare un sistema che non sia a servizio del profitto ma del bene collettivo. Possiamo iniziare sin da adesso a non essere più motivati dalla paura. <br />Non bisogna per forza avere uno spirito temerario e rivoluzionario per accogliere con favore le novità, che in apparenza potranno sembrare sgradevoli. Pensiamo a cosa hanno fatto negli ultimi secoli le grandi famiglie stegocratiche: guerre, povertà, fame e sofferenze di vario genere ed entità; due terzi degli abitanti del pianeta costretti a vivere in grave miseria, milioni di lavoratori-schiavi chiusi nelle industrie della Walt Disney, della Nike, della Coca Cola, ecc.; le mafie internazionali che estendono i loro affari sempre più in tutti i settori economici; la disoccupazione e il precariato lavorativo; l’inquinamento che aumenta a causa della resistenza ad applicare le nuove tecnologie energetiche; i sistemi politici sempre più basati sullo spettacolo e sulla corruzione, i media sempre più squallidi e degradanti, ecc. <br />Credete che rimpiangeremo qualcosa? <br /><br /><br />Articolo correlato “Psicologia della Finanza”<br />http://antonellarandazzo.blogspot.com/2007/11/psicologia-della-finanza-parte-i-le.html <br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione dell'articolo scrivere all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE<br /><br />1) Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org <br />2) New York Transfer, 24 Aprile 2002.<br />3) Intervista a Thomas Dawson, responsabile delle relazioni esterne del Fondo Monetario Internazionale. http://italy.indymedia.org/news/2002/08/76632.php <br />4) http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_19896.html<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-106366270373839472?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com23tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-58551549935599274172008-10-26T03:11:00.000-07:002008-10-28T02:02:41.234-07:00LIBERALE IN PUBBLICO, OSCURANTISTA IN PRIVATO - I due volti di Marco Travaglio -Di Antonella Randazzo<br /><br /><br />In questo articolo non si vuole denigrare nessuno, e tanto meno creare un clima di antagonismo. <br />Tuttavia, in seguito ad alcune mail ricevute da un attento e preparato lettore, mi sento in dovere di informare i lettori del blog su ciò che il giornalista Marco Travaglio scrive in privato. Essendo Travaglio un personaggio pubblico, che gode della fiducia di molte persone, credo sia un dovere dare maggiori informazioni su questo personaggio. Ciò risulta importante perché egli sembra essere una sorta di Giano Bifronte, ovvero un personaggio profondamente ambiguo: tanto gentile e liberale in pubblico, quanto scortese e intollerante in privato, specie quando l’interlocutore gli fa notare le sue contraddizioni. <br />Per rispetto della privacy del lettore, lo chiamerò con lo pseudonimo di “Mario Bianchi”. Ovviamente, sono in grado di provare l’esistenza delle mail originali. <br />Tutto prese inizio nel luglio scorso, quando, in seguito alla pubblicazione del mio articolo “Castronerie varie” (http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/castronerie-varie.html), Bianchi mi inviò una mail in cui scriveva: <br /><br />Gentile signora<br />ho molto apprezzato e La ringrazio per il Suo articolo pur essendo un costante lettore di Travaglio e condivisore di molte sue denuncie civili e politiche (…) <br />Al piacere di leggerla le invio, unitamente alla mia stima, i piu'cordiali saluti.<br />Mario Bianchi<br /><br />Qualche giorno dopo ricevetti, sempre dallo stesso Bianchi, un'altra mail che diceva:<br /><br />Gentile signora,<br />voglio informarla che in successive corrispondenze con Travaglio a proposito dei Suoi scritti, mi è giunta inaspettata dalla stesso Travaglio la seguente affermazione:<br />“quelli di destra sono contro Israele e a favore dei palestinesi”.<br />Una grande cultura in affari internazionali!<br />I piu'cordiali saluti.<br />Mario Bianchi<br /><br /> Al che risposi: <br /><br />Gentile Mario Bianchi,<br />grazie per l'informazione.<br />Lo scorso anno mi è capitato di sentire con le mie orecchie frasi dette da Travaglio che mostravano davvero parecchia ignoranza circa la situazione palestinese e lo Stato d'Israele.<br />D'altra parte, egli sa bene che non gli sarà richiesto di trattare tali argomenti, specie in modo storicamente corretto.<br />Cordiali saluti<br />Antonella Randazzo<br /><br />Mario Bianchi rispose:<br /><br />Gentile signora,<br />La ringrazio per il riscontro e preciso che la <br />questione è nata da un mio invito a Travaglio di approfondire la politica internazionale invitandolo a leggere per esempio il Suo Blog rammentandogli che il mondo non è fatto di soli processi a Berlusconi. Mi ha risposto che non ha bisogno di tali consigli e che alla questione ci pensa lui che pensa "diametralmente all'opposto della signora Randazzo".<br />Cordiali saluti<br />Mario Bianchi<br /><br />A questo punto, dato che Travaglio aveva fatto un preciso riferimento a me, e che cercava di spacciare le mie denunce per “opinioni”, la questione si faceva alquanto sgradevole. Così risposi al lettore:<br /><br />Gentile Mario Bianchi.<br />se ha modo di parlargli ancora, chieda a Travaglio se evitare di dire verità che un'altra persona dice significa essere "all'opposto" di quella persona o piuttosto essere disposti a scendere a compromessi per continuare a lavorare all'interno di un sistema criminale che esige che non si dica tutta la verità.<br />E' davvero troppo comodo per personaggi del genere dire "non la penso così", quando sanno benissimo il motivo per cui non dicono certe cose. Si chiama corruzione anche questo.<br />Cordiali saluti<br />Antonella Randazzo<br /><br />La risposta fu:<br /><br />Gentile signora,<br />abbiamo chiuso il rapporto epistolare perché l'ho <br />definito estremista di destra e lui si è offeso.<br />Cordialmente.<br /><br />In un momento di rabbia, Mario Bianchi aveva dato a Travaglio dell’ignorante, e quest’ultimo aveva così risposto:<br /><br />“ignorante lo dica a qualcun altro. Israele è un paese democratico, come non lo è nessun paese arabo, e nemmeno la sedicente autorità palestinese, che vota elezioni truccate e poi sfocia immediatamente in guerra civile per bande. la prego, visto il suo tono arrogante, di non disturbarmi mai più sulla mia mail privata. stia bene”.<br /> mt<br /><br />In poche parole, Travaglio ritiene che le autorità israeliane siano superiori agli arabi, che i trucchi elettorali siano prerogativa dei paesi arabi (sarebbero assenti nei paesi “democratici”), e che lo "spirito bellicistico" sia caratteristica degli arabi. Evidentemente ignora persino i noti brogli che hanno permesso l’elezione di Bush junior. Senza contare la possibilità di provare l’esistenza di numerosi trucchi e brogli in molti paesi controllati dagli stegocrati, e di come questi ultimi siano esperti nell'organizzare guerre. <br /><br />Bianchi fece notare che perlomeno egli non era preparato sulla questione mediorientale, al che Travaglio rispose:<br /><br />“sono informatissimo su israele e dintorni, grazie, non dubiti. solo, la penso all'opposto di lei. quando i palestinesi e i paesi arabi raggiungeranno i livelli di democrazia di israele, ci risentiremo, se saremo ancora vivi.<br />stia bene”.<br />mt<br /><br />Il punto è: Travaglio si spaccia per una sorta di paladino dell’informazione e della giustizia, denunciando la disinformazione imperante e la corruzione di politici e imprenditori. Ma la verità è ben diversa: egli è attento soprattutto alla sua immagine pubblica e alla carriera, e cerca appoggi politici, essendo pronto a scendere a compromessi per arrivare ai suoi scopi. Questo spiega perché egli è gentile e sorridente con chi gli fa i complimenti o gli chiede di scrivere la dedica sul suo libro, ma diventa arrogante e maleducato con chi gli chiede conto delle sue "lacune" e contraddizioni.<br />Travaglio è pronto a definire “opinione” il massacro di migliaia di palestinesi, e a chiudere scortesemente ogni comunicazione con chi non è d’accordo con lui. <br />Concludo con una breve lettera aperta a Travaglio:<br /><br />Caro Marco, <br />fino a quando porterai avanti questa sceneggiata? E non dire “sono fatti miei”, se volevi che le persone non si interessassero a quello che dici e non scrivessero alla tua "mail privata", anziché il giornalista avresti dovuto fare l’impiegato o il fruttivendolo. <br />Non avresti di certo guadagnato quello che guadagni oggi, ma almeno avresti salvato la faccia.<br />Migliaia di morti innocenti, donne, vecchi e bambini, sono per te una questione di “opinioni”. E’ davvero troppo comodo appoggiare o cercare di insabbiare i crimini del gruppo dominante e al contempo volersi spacciare per paladino della verità e della giustizia. Questo è semplicemente immorale. Non dimentichiamo che chi non denuncia i crimini diventa complice dei criminali. <br />Pensi di dover continuare ad approfittare del fatto che la TV (dove appari come un giornalista serio, paladino della verità) è seguita da milioni di persone, mentre i siti di informazione indipendente (dove sei smascherato) sono seguiti soltanto da poche migliaia di persone? <br />E’ questa le legge dei media di massa: pochi saranno informati correttamente e moltissimi saranno disinformati. <br />Pensi che durerà in eterno un sistema basato sul crimine e sull’inganno? E pensi che possa essere plausibile far carriera e guadagni occultando la verità del sistema? Nel tuo caso, rispetto ai giornalisti di regime come Bruno Vespa, le cose sono assai più gravi perché tu, come Grillo, cerchi di ingannare chi ha capito cos’è realmente il sistema attuale. E non si tratta di gridare “al complotto” o di aver manie di persecuzione. Se ti prendi la briga di leggere qualche articolo dei grandi scrittori e giornalisti indipendenti, come ad esempio John Pilger o William Blum, potrai capire che a questo mondo non esistono soltanto i reati commessi da Berlusconi & C. ma c’è molto di più. Non basta dire: "non sono ignorante sul Medio Oriente", occorre provarlo nei fatti. Se non sbaglio proprio tu hai denunciato allarmato la "scomparsa dei fatti". Alludevi anche a te stesso?<br />Informati prima di informare, altrimenti la tua informazione sarà gravemente lacunosa.<br />Cordialmente<br />Antonella Randazzo<br /><br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione dell'articolo scrivere all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-5855154993559927417?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com31tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-29824244788905305452008-10-18T11:35:00.000-07:002008-10-18T12:36:32.944-07:00LA DISEDUCAZIONE CIVILE - PARTE PRIMA - Il ritorno emotivo alle caverneDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Come molti sanno, il gruppo egemone attuale non basa il suo potere soltanto sul controllo economico, politico e finanziario, ma anche sul creare una realtà gravemente involuta, che mette in crisi il necessario rispetto fra gli esseri umani e il senso civico. Si tratta di creare un clima di “diseducazione civile”, in cui prevalga l’insulto sul dialogo, il pettegolezzo sull’informazione e l’insinuazione sulla verità.<br />I metodi per creare tale realtà sono tanti. Ad esempio, da alcuni anni è stata promossa una politica-spettacolo, basata non su giudizi sensati o analisi dei contenuti, ma sull’impeto a denigrare o esaltare i candidati e a catturare emotivamente. Questo è reso possibile dal controllo sui mass media, che fungono da canali primari per diffondere e far accettare questi metodi. Come osserva l’ex redattore del New Yorker James Wolcott: “Il metodo di Fox News e dei conservatori consiste non tanto nell’affermazione delle proprie ragioni, quanto nell’infangare entrambi i contendenti, un pareggio equivale ad una vittoria perché impedisce anche all’avversario di vincere”. <br />In tal modo si crea una realtà di degrado, in cui tutti sono additati come avidi, traditori, in malafede, falsi, ecc. Si incoraggia un’immagine meschina degli esseri umani, come se non potesse esistere sincerità, onestà o integrità. I candidati politici degli attuali partiti hanno anche la funzione di propagandare questa immagine della realtà umana e della politica. Infatti, tutti i politici promettono “cambiamenti” ma poi tutto rimane come prima (o peggiora), e i cittadini si ricorderanno del fango che durante la campagna elettorale si gettavano gli uni contro gli altri, e si convinceranno che non possa esistere una realtà diversa da quella. <br /> L’effetto sarà quello di scoraggiare il senso di rispetto e di provocare disillusione, frustrazione e alienazione, in un contesto in cui mancheranno le minime regole atte a creare un giusto assetto politico e civile. <br /><br />Uno dei casi più eclatanti di diseducazione civile è stato quello dell’enorme propaganda che si ebbe riguardo al tradimento sessuale di Bill Clinton, a cui i mass media statunitensi dettero così tanto risalto da creare appositi canali monotematici, come quello titolato “tutto su Monica giorno e notte”.<br />Osserviamo che Clinton non fu messo mai alla gogna per i reali crimini commessi, ma per un fatto sessuale privato, che avrebbe dovuto interessare soltanto alla moglie. Potendo formulare l'accusa di spergiuro, Clinton è stato indotto a rispondere a domande molto personali, a cui, per evidenti motivi, egli non poteva rispondere con sincerità. Aveva tutto il diritto di sottrarsi a tali domande, poiché non riguardavano i suoi compiti da presidente, ma soltanto la sua vita privata, eppure fu sollevato un caso giudiziario clamoroso, e i media si dettero molto da fare per gonfiarlo oltre misura. Questo è un segno di diseducazione civile molto grave, che induce a credere che sia legittimo processare un personaggio politico non già per le vite umane che ha spezzato ma perché ha negato pubblicamente un tradimento sessuale. <br />Dobbiamo ricordare che all'epoca anche tutti i nostri giornali fecero a gara per dare notizie sulla Lewinsky, trascurando notizie assai più serie e importanti.<br />Le notizie "trash", essendo date anche da giornali considerati affidabili e seri, e occupando anche in questi pagine principali, generano confusione su ciò che dovrebbe essere la vera informazione rispetto alla spazzatura mediatica. <br /><br />Il metodo dello scandalo sessuale è stato utilizzato parecchie volte dal gruppo dominante statunitense per mettere fuori gioco personaggi ritenuti “pericolosi” o per intimidire. Persino Martin Luther King fu spiato a lungo, fino a quando riuscirono a documentare un suo tradimento sessuale. Lo scandalo non scoppiò, evidentemente perché il personaggio era considerato talmente “pericoloso” da indurre a pianificare un ben altro trattamento. All’epoca, fu lo stesso direttore dell’Fbi, il famigerato Edgard Hoover a custodire un nastro che documentava il tradimento sessuale del leader nero. Il fatto fu reso noto soltanto venti anni dopo (la registrazione risaliva al 1964), all’interno di un’inchiesta che documentava tutte le “campagne” fatte contro Martin Luther King.<br />Il metodo è sostanzialmente quello di controllare la persona per trovare qualcosa che possa consentire di tenerla in pugno, in modo tale da condizionare il suo comportamento. Qualora non vi si riuscisse o si considerasse il personaggio troppo nocivo per il sistema, si ricorrerà ad altre tecniche o, in alcuni casi, all’eliminazione fisica. <br /><br />Da recente la vittima è stata l’ex governatore dello Stato di New York Eliot Spitzer, che è stato controllato a lungo e infine identificato come frequentatore di una squillo.<br />Da tempo Spitzer era un personaggio alquanto scomodo per il potere dell’èlite. Egli aveva addirittura trascinato in tribunale, nel 2003, l’allora presidente della Borsa di New York, Richard Grasso, accusandolo di aver preso denaro non dovuto da un “Comitato retribuzioni della Borsa di New York”, capeggiato dagli stegocrati di Wall Street. Nel 2005, Spitzer farà altre battaglie legali contro i vertici di Merrill Lynch, i mutual fund, e diverse grandi società assicurative. Indagherà anche sul Carlyle Group e su altre grandi banche, come il Credit Suisse First Boston, Deutsche Bank, Goldman Sachs, J.P. Morgan e Lehman Brothers. Con le sue indagini, Spizter fece emergere che il sistema finanziario aveva caratteristiche "fondamentalmente corrotte" e chiedeva urgenti "riforme strutturali". Le banche Merrill Lynch e Citigroup furono condannate al pagamento di multe per 400 milioni di dollari (avevano fatto profitti illeciti per oltre 15 miliardi di dollari).<br />Grasso cercherà di vendicarsi accusando pubblicamente Spitzer di “voler fare la campagna elettorale sulla sua pelle”, ma Spitzer riuscirà comunque a vincere le elezioni nel 2006. Gli stegocrati però avevano un asso nella manica nell’utilizzo dello scandalo sessuale.<br />Quando i media dettero la notizia dello “scandalo” non misero in evidenza le indagini di Spitzer fatte negli anni precedenti, risultate indigeste ai banchieri. Soltanto fonti non ufficiali (ovvero non controllate dai banchieri) diranno che il Governatore era stato volutamente allontanato dalla politica perché era diventato un’evidente minaccia al sistema economico e finanziario e perché aveva trovato prove che collegavano l'attentato alle Torri Gemelle agli ambienti economici statunitensi di alto livello. <br />In sintesi, gli scandali sessuali sortiscono l’effetto voluto e dunque risultano utili a proteggere il sistema. Essi nascondono dietro il facile moralismo intrallazzi e crimini ben più gravi. <br />Senza dubbio, non è un comportamento moralmente irreprensibile tradire la moglie o andare a prostitute, tuttavia, occorre mettere in chiaro che, nonostante le critiche che si possono sollevare, tali comportamenti non sono gravi quanto impoverire i popoli, massacrare bambini, organizzare guerre, torturare o far morire di fame milioni di persone. <br />Dunque, occorrerebbe capire che sollevare questioni morali per creare uno scandalo e mettere fuori scena chi sta facendo qualcosa per smascherare i criminali, è comunque inaccettabile. Mettendo in piazza i fatti sessuali dei politici, si distoglie l’attenzione da cose ben più gravi, oppure si mette fuori gioco un avversario o un personaggio che cerca di sfuggire alle regole di regime. <br />I cittadini dovrebbero cercare di capire quando lo scandalo è creato apposta per spodestare chi sta sollevando gli altarini al gruppo di potere, e anziché unirsi al coro che solleva il chiacchiericcio, dovrebbero identificare i veri motivi del fatto. Ovvero occorre andare oltre la cultura di massa e saper vedere quello che i media cercano di nascondere. Ciò risulta difficile perché richiede impegno.<br /><br />Anche i media italiani spesso danno notizie piccanti per distrarre i cittadini, dirottando l’attenzione su particolari non pericolosi per il sistema. Ad esempio, di tanto in tanto sentiamo notizie sulle performance sessuali di Berlusconi, e c’è stato anche il caso della lettera accorata della consorte. Queste notizie vengono enfatizzate dai più importanti quotidiani, come fossero informazioni, facendo capire che i media sono diventati spettacolo, intrattenimento, pettegolezzo di provincia, più che seria informazione. <br />L’attuale governo è un esempio lampante di grave diseducazione civile. In esso si trovano soggetti che fanno del “format” di bassa lega la loro specialità. Ad esempio, c’è la ministra che di fronte alle proteste ragionevoli contro i tagli alla scuola, già duramente provata, risponde “stanno facendo uso politico della scuola”. I “cattivi”, anziché i ministri corrotti, diventano gli insegnanti scolastici e tutti quelli che protestano e chiedono il rispetto dei diritti. <br />Le frasi fatte, le etichette, l’esibizione televisiva sguaiata, il gesto provocante e molte altre cose, fanno parte del piano per involvere la società, in modo tale che essa diventi insensibile, ignorante e sorda ai suoi stessi diritti. <br />L'insinuazione, la frase maliziosa e altri modi di comunicare che potrebbero andar bene al bar dell'angolo in una chiacchierata fra avventori, assurgono a notizia, assumendo la dignità di "informazione". Con tutto ciò che ne deriva in termini di confusione fra ciò che è importante sapere e ciò che, invece, disinforma e diseduca. <br />Creare beghe su contenuti di poco conto, distrae l’attenzione da quei contenuti pericolosi per il sistema, e induce a rimanere agli aspetti viscerali dell’esistenza. <br />Inoltre, potenziare la politica come pettegolezzo o spettacolo serve a creare realtà paradossali, in cui gli interessi di tutti cadono nell’oblio a favore di eventi piccanti, tradimenti o fatti privati che nulla c’entrano con le mansioni politiche.<br /><br />Il metodo dell’attacco personale è oggi promosso dal sistema in ogni campo. Ad esempio, quando numerosi cittadini statunitensi sollevarono la questione dell’illegittimità della loro tassa sul reddito (istituita dai banchieri nel 1913 e imposta senza alcuna legge perché anticostituzionale), le autorità iniziarono a calunniare e ad insultare le persone che chiedevano di vedere la legge che li obbligava a pagare la tassa. <br />Non sapendo come giustificarsi, le autorità utilizzarono metodi diffamatori e involuti, che miravano a screditare e intimidire la persona, in modo tale che essa fosse indotta ad abbandonare la battaglia o ad abbassare la sua autostima. Coloro che sollevavano la questione si videro attaccare etichette come “tassifascisti” o “fanatici”, che dovevano servire a spostare l’attenzione sul “carattere” delle persone per sottrarla alla vera questione. Facendo diventare la questione “emotiva”, ossia basata su comportamenti assurdi, come colpire l’individuo, ci si voleva sottrarre dall’affrontare la questione razionalmente. <br /><br />Questi stessi metodi vengono utilizzati contro tutti coloro che sollevano questioni pericolose per il regime. Ad esempio, l’attore Charlie Sheen, nel 2006, in televisione disse che la versione ufficiale sull’11 settembre era assurda e andava rivista attraverso una commissione realmente indipendente. L’attore era preparato sul fatto che sarebbero state adottate tecniche per infamarlo, piuttosto che rispondere razionalmente ai dubbi sollevati, e disse: “amo il mio paese e i miei figli così tanto da fare questo”. Da lì a poco i media iniziarono a riportare notizie che lo mettevano in cattiva luce, e sembrava quasi che ogni fatto negativo fosse dovuto a lui. Egli fu etichettato come “clown” e accusato di essere arrogante. Per timore delle persecuzioni molti personaggi noti (attori, politici o giornalisti) non sollevano dubbi persino su questioni importanti come le guerre e il terrorismo. <br />Il problema è che molte persone comuni non sono coscienti dell’uso diseducativo e disinformativo dei media e di come le questioni importanti possano essere insabbiate o non adeguatamente considerate attraverso tecniche e metodi praticati ampiamente. Tale “ignoranza” rende questi metodi efficaci, e trasforma una persona coraggiosa e onesta in una vittima del sistema mediatico. Questo funge da deterrente per coloro che vorrebbero denunciare i crimini delle autorità. <br /><br />L’uso delle parole come etichette è molto efficace per impedire ulteriori approfondimenti o per denigrare una persona o un gruppo. Ad esempio i prefissi “anti” o “contro” creano un senso di negatività e dunque vengono utilizzati spesso per indicare persone o gruppi che cercano di far emergere i crimini del sistema. Troviamo la parola “antiamericano”, “controinformazione”, “antiglobalizzazione”,<br /><br />Le etichette servono anche a dare l’impressione di aver capito tutto e di non aver bisogno di approfondire. Le parole usate come etichette hanno un potere propagandistico enorme, e possono infamare senza dire nulla della vittima. Osservano gli studiosi Anthony R. Pratkanis e Elliot Aronson: “Le parole e le etichette che usiamo giungono a definire e a creare il nostro mondo sociale. Questa definizione della realtà dirige i nostri pensieri, i nostri sentimenti e la nostra immaginazione, e in tal modo influenza il nostro comportamento”.(1) <br /><br />Secondo molti esperti, una tecnica di persuasione efficace è quella di far circolare e far ripetere dai media falsità sull’avversario. Talvolta si tratta di accuse fatte con la “tecnica proiettiva”, cioè si accusa l’altro di cose che in realtà riguardano il proprio candidato. Ad esempio, durante l’ultima campagna di Bush junior, gli operatori cercavano di far apparire John Kerry come poco propenso a combattere per il proprio paese, mentre di fatto era Bush ad aver evitato persino il servizio militare. <br />Un altro esempio di “tecnica proiettiva” è l’accusa fatta all’Iran di voler scatenare una guerra nucleare, mentre in realtà sono le autorità dello Stato d’Israele, sostenute da Washington, a preparare una guerra nucleare, aggiungendo al loro già cospicuo arsenale altre testate nucleari. Si accusa colui che si vuole mettere fuori gioco di voler fare quello che nei fatti è progettato da chi accusa. <br />Anche nella politica “spicciola” si può ricorrere all’accusa proiettiva, lanciando accuse che in realtà riguardano l’accusatore.<br />Chi ha maggiore potere mediatico ha più potere di infamare o mettere in cattiva luce chi ne ha meno o non ne ha. Questo spiega perché i gruppi minoritari o dissidenti, come le associazioni per i diritti umani o i no-global appaiono negativamente a chi non ha approfondito le questioni trattate da queste persone, mentre le “forze dell’ordine” o le autorità che si sono macchiate di delitti come la repressione e la partecipazione a guerre in paesi esteri appaiono come autorevoli. <br />Oggi non esistono media di massa che possano esprimere il punto di vista della dissidenza o di chi contrasta l’attuale sistema denunciandone i crimini. Da ciò si può inferire chi mediaticamente apparirà migliore e chi peggiore, a prescindere dai reali crimini o meriti. <br />In altre parole, anche se c’è la libertà di stampa o di opinione, se uno ha il controllo delle reti televisive e il possesso di molti giornali e l’altro non ha nulla, la libertà va a vantaggio soltanto di chi ha potere mediatico, e l’altro, di fatto, è come se non l’avesse.<br />I mass media potrebbero essere utilizzati in modo positivo, ad esempio proponendo modelli prosociali e costruttivi, ma ciò oggi non può avvenire perché questo non è conveniente a chi detiene il potere. Un sistema fondato sulla guerra e sulla sopraffazione non può insegnare empatia, solidarietà e condivisione ma potenzierà la violenza e i modelli antisociali per impedire empatia e fiducia nella soluzione pacifica dei conflitti. Attraverso i programmi televisivi si potenzia il razzismo, l’aggressività e la diffidenza sociale. <br /><br />Un altro metodo per infamare le persone è quello di attribuire loro caratteristiche del sistema stesso, come la “censura”, la disinformazione, la faziosità o l’avidità. I gatekeepers del sistema talvolta creano confusione fra “moderazione” e “censura” facendo apparire la prima uguale alla seconda. Ma la differenza fra i due concetti è molto netta: mentre la moderazione serve a tenere “pulito” il sito dalla spazzatura degli insulti o di post non pertinenti, la censura ha lo scopo di tenere nascosti alcuni argomenti scottanti che il sistema ha interesse a non trattare. Ad esempio, sui siti di Grillo e di Travaglio vengono censurati argomenti come il Signoraggio o i crimini dello Stato d’Israele, che non saranno mai esclusi dai blog indipendenti, pur moderati. In altre parole, la censura si riconosce perché colpisce i contenuti non graditi al gruppo di potere. La moderazione serve a proteggere il sito ( o blog) mentre la censura serve a proteggere il sistema. Confondere i due concetti è tipico del gatekeeper, pagato per farlo e per mettere tutti nello stesso calderone, al fine di nascondere la pesante censura attuata dal gruppo di potere. <br /><br />Nel sistema attuale chi pensa con la sua testa viene accusato proiettivamente di essere “ideologizzato”, o di “fare politica”, di essere “fazioso” o di essere pagato da qualcuno. Spiega la scrittrice Viviane Forrester: “Non esiste attività più sovversiva. Più temuta… più diffamata (del solo fatto) di pensare… Da qui la lotta insidiosa, sempre più efficace, condotta oggi, come mai prima, contro il pensiero. Contro la capacità di pensare”.(2) <br /><br />Un altro modo per screditare contenuti pericolosi per il sistema o per tentare di svalutare ciò che viene detto in maniera del tutto indipendente e sganciata dal potere, è quello di lasciare commenti su video pubblicati su YouTube o su siti che ospitano tali contenuti. Di solito questi commenti si riconoscono perché puntano a destabilizzare con mezzi emotivi, senza porre una seria critica. <br />Ad esempio queste persone di solito scrivono: “Questa persona è un ciarlatano”, senza spiegare perché, oppure accusano la persona in questione delle stesse cose che essa sta denunciano. Se sta denunciando la massoneria viene accusata di essere un massone, se sta denunciando i media disonesti viene accusata di essere un disinformatore, se sta denunciado la censura viene accusata di censurare, se sta denunciando guadagni illeciti viene accusata di essere pagato da qualcuno, ecc.<br />Ovviamente, le accuse non vengono supportate da fatti, analisi o critiche sensate, ed è questo che caratterizza il “franco tiratore”, che ha il compito di sminuire, deridere e screditare le verità che circolano su Internet. <br />Ciò è reso possibile dall’anonimato e dal “gioco” delle identità multiple che Internet offre. Infatti, potersi registrare con uno pseudonimo o un nome falso e poter acquisire molte identità permette di agire in modo sgradevole, ambiguo o fuorviante, fino a creare confusione ed impedire che emerga la verità su ciò che si sta discutendo. <br />Certamente, non tutti i commenti emotivi e insensati sono fatti da coloro che sono assoldati dal regime, ma soltanto una parte. Questa attenzione a screditare ciò che circola su Internet contro il sistema non appare strana se si pensa a quanto, coloro che dominano oggi, siano interessati a controllare la mente dei cittadini, e a quanto spendono per tenere fuori dalla portata della maggior parte delle persone alcune conoscenze. <br />I commenti infamanti dei gatekeepers potrebbero apparire “normali” perché siamo abituati dalla “cultura” di massa a comportamenti irrazionali, emotivi e insensati. <br />In un certo senso anche Internet esprime la forza impari fra chi ha potere e chi non ce l’ha. Infatti, nei media di regime non è possibile interagire e lasciare critiche e commenti, mentre su Internet, unico luogo in cui i cittadini comuni possono scrivere, il regime può scrivere attraverso i suoi “scagnozzi” denigrando e disprezzando in modo disonesto chi cerca soltanto di far emergere la verità non detta dai media di massa. <br />Lo scopo principale è quello di isolare chi sta esibendo libertà di pensiero, per evitare che gli altri facciano lo stesso, facendo crollare un sistema che si basa sulla “massificazione” ovvero sulla incapacità di pensare con la propria testa. <br />Come accade spesso anche nei media, queste persone intendono seminare sospetti, divisioni e diffidenza verso coloro che hanno l’unico intento di prendere le distanze da un sistema criminale, e di acquisire forza per migliorare se stessi. <br />Chi vuole infamare utilizzando metodi truffaldini di solito fa ricorso alla drammatizzazione, comportandosi come se egli avesse notizie importanti sulla sua vittima. Egli farà leva sul fatto che nell’attuale società di massa le persone sono abituate a questi metodi e di solito cadono nei tranelli poiché non cadervi significherebbe essere liberi dal condizionamento mediatico e cercare di ragionare in modo autonomo e verificare direttamente, senza utilizzare etichette o credere a facili insinuazioni. <br />Chi è integro e onesto nel valutare persone ed eventi dovrebbe, di fronte a tali casi, chiedersi: “come mai viene sollevato tutto questo polverone contro questa persona?”, “Qual’è il motivo per cui questa persona può risultare ‘scomoda?”, “Chi ha interesse a che questa persona venga messa in cattiva luce?”, “le accuse sono reali o costruite "ad oc"?<br /><br />Un altro modo per controllare e impedire il libero pensiero è quello di porre fazioni, allo scopo di stimolare una scelta che condizionerà dogmaticamente il pensiero o il comportamento. Ci viene detto dai media di regime che non esistono più ideologie, ma al contempo veniamo spinti a patteggiare o a schierarci per l’uno e per l’altro. In tal modo molti sono indotti a fare scelte irrazionali, ad esempio, se è di destra non aderisce alle iniziative promosse dalla sinistra, e viceversa. Lo scopo è quello di seminare irrazionali divisioni, anche su importanti aspetti che sarebbero vantaggiosi per tutti. E’ sufficiente dire che un’iniziativa o una battaglia è “di destra” per allontanare quelli che si professano “di sinistra”, e viceversa, senza riflettere autonomamente su ciò che si sta proponendo per decidere razionalmente anziché condizionati dagli schieramenti. <br /><br />Ormai molto spazio nei telegiornali viene dedicato proprio alle interviste ai politici, e pochissimo alle vere questioni che sarebbero da trattare. Le questioni vengono poste in termini “La sinistra dice questo e la destra ribatte quest’altro” come se nella realtà non potesse esistere un percorso favorevole a tutti e si dovesse stornare l’attenzione sui contrasti piuttosto che sui percorsi che potrebbero migliorare il paese. Ad esempio, ormai molti si sono accorti del potere concesso dalle banche di determinare sviluppo o involuzione economica, e che una questione importante per la crescita economica è l’approvvigionamento di energia. Dunque, i veri politici dovrebbero discutere il modo per rivoluzionare il settore finanziario e cercare nuove fonti di energia rinnovabile e a basso costo. Se gli attuali politici non lo fanno è perché essi sono a servizio dei banchieri e dei grandi gruppi petroliferi ed economici, che perderebbero potere se si dovessero mettere in discussione gli attuali parametri finanziari ed energetici. Di conseguenza, vengono utilizzate tecniche incivili per confondere i cittadini, e per far credere che la politica è un settore “sporco”, in cui non ci sono altro che beghe, intrallazzi, calunnie, cattiverie e polemiche. <br /><br />A questo proposito si parla di "ideologia della notizia" ad intendere "una caratteristica talmente pervasiva della comunicazione da travolgere anche la distinzione tra stampa popolare e stampa di qualità".(3) <br />Un meccanismo tipico dell'ideologia della notizia è la "dittatura del desk", ovvero uno stampo rigido precostituito che fornisce la base tecnica ed espressiva adottata dai giornalisti. La dittatura del desk nasce per esigenze propagandistiche e commerciali, le quali impongono la produzione di un effetto, che può andare dal convincere lo spettatore che un determinato paese o personaggio è "nemico", al persuadere che oggetti tecnologici nuovi siano affascinanti e necessari. Nell'ideologia della notizia c'è l'esigenza di condizionare lo spettatore, di esercitare su di lui una pressione emotiva forte, efficace, in modo tale che egli apprenda dall'esterno ciò che deve ritenere riguardo ad un fatto o ad un crimine. Per ottenere tali risultati si può anche fare uso di "Gatekeeping", ovvero di alcuni criteri e logiche che avvantaggeranno una notizia e ne faranno occultare un'altra. <br />I Gatekeeping escludono ciò che potrebbe svelare aspetti sgradevoli del sistema o mettere in cattiva luce il sistema partitico o di potere, su cui si basa l'attuale regime. In tale contesto, ovviamente passa in secondo piano l'esigenza di informare correttamente o di dare notizie su fatti realmente importanti, per questo motivo oggi l'informazione non può dirsi tale. Addirittura non ci sarebbe più bisogno degli inviati, come spiega il giornalista Enrico Morresi:<br />"Molto spesso i corrispondenti o gli inviati si autocensurano per poter continuare a lavorare in condizioni difficili... La rinuncia all'inviato (o al corrispondente) non è mai senza conseguenze, in quanto sposta il punto di equilibrio dalla parte del desk, lasciando prevalere il gioco di specchi in cui la redazione spesso si rinchiude e impedendo di spezzare il cerchio delle idee preconcette".(4) <br /><br />Grazie a queste caratteristiche il giornalismo attuale è un "guardiano del potere", ovvero sostiene il potere nel non far trapelare verità scomode e utilizza tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà finanziaria, politica, economica e mediatica. Si cerca persino di addolcire tutto questo facendo diventare l'informazione uno spettacolo attraente, emozionante oppure raccapricciante, ma comunque sempre emotivamente "forte", e quanto possibile spettacolare. Gli obbiettivi principali sono la disinformazione, la distrazione e il condizionamento necessario ad integrarsi nel sistema. Spiega il giornalista Ignacio Ramonet: (Il telegiornale) "è strutturato per distrarre, non per informare... la successione di notizie brevi e frammentate ha un duplice effetto di sovrinformazione e di disinformazione: troppe notizie e troppo brevi... pensare di informarsi senza sforzo è un'illusione vicina al mito della pubblicità più che all'impegno civico".(5) <br /><br />Oltre ad infamare, per mantenere il sistema occorre “vendere” paura, e dunque esistono anche i venditori di paura, ovvero coloro che vedono il futuro catastrofico, denso di problemi, e non propongono nulla per uscire da tale situazione, come se la catastrofe fosse inevitabile e non vi fossero precisi responsabili. Attraverso la paura si produce affezione al sistema, facendo credere che le attuali autorità vogliano proteggere la popolazione. <br />La paura serve anche a farci sentire insicuri e diffidenti, fino ad arrivare a credere che il nostro prossimo è un nemico, soltanto perché professa un’altra religione o ha un altro colore di pelle. Presentare, attraverso i media, gli immigrati come assassini, stupratori e ladri significa creare un “Far West”, in cui tutti sono nemici di tutti, senza capire le cause dell’immigrazione né le motivazioni che spingono le nostre autorità a farci diventare razzisti. <br />Altri metodi di involuzione civile sono quelli che fanno leva sul senso di colpa. Si fa credere che i disastri politici, ecologici o finanziari siano responsabilità di tutti, mentre invece sono stati creati dal gruppo di potere, e la sola responsabilità dei popoli è quella di ignorare ciò e credere di non poter abbattere il potere iniquo attuale. <br />Il sistema punta a suscitare reazioni emotive anche attraverso la proiezione di colpe derivanti dalla gestione criminale del potere. I media, spesso in modo indiretto, tendono a colpevolizzare tutti, ad esempio con titoli come “gli italiani sono ultimi in Europa”, “Italia fanalino di coda in Europa, “La Ue accusa l’Italia…”.<br />Ci vengono date notizie sullo stato di inquinamento, di degrado e di involuzione economica, come se tutto ciò fosse di esclusiva responsabilità degli italiani. Ovviamente, questa propaganda non dice che il nostro paese è occupato militarmente dalla potenza egemone, ed è costretto ad un graduale impoverimento dal potere di un gruppo di banchieri, che impongono il riconoscimento di un valore a pezzi di carta su cui stampano simboli e cifre. Non viene detto che i personaggi che popolano i mass media sono sottomessi al sistema, e mistificano la realtà facendoci credere che i nostri aguzzini siano personaggi rispettabili. Non viene detto che per anni il nostro paese ha avuto industrie che hanno prodotto un grave degrado ambientale e che oggi sono andate via senza risanare l’ambiente e senza dare un adeguato risarcimento alle vittime. <br />Il metodo del senso di colpa fa credere che i guai di un paese dipendano esclusivamente dall’operato dei suoi cittadini, insabbiando il potere di un gruppo di persone che in virtù del loro livello di ricchezza hanno prodotto problemi la cui responsabilità si cerca di attribuire ad altri. <br />Avendo raggiunto un alto potere di controllo politico e dei media, gli stegocrati fanno in modo che non appaiano le loro responsabilità per i crimini commessi. <br />I problemi da loro creati appaiono senza alcun responsabile, oppure sembra che la responsabilità debba essere di tutti. I media talvolta parlano dei problemi ambientali come dovuti alla "responsabilità dell'essere umano". Ma in realtà nessuno di noi ha scelto liberamente di creare un sistema basato quasi esclusivamente sulle energie inquinanti e nessuno di noi ha mai creato industrie chimiche altamente inquinanti e mortifere. Allora chi è stato? I media faranno in modo che tutti si sentano responsabili e intimamente in colpa per ciò che di negativo succede, e i veri responsabili vengono tenuti nascosti. <br />I nostri stessi carnefici, attraverso i media cercano di abbassare l’autostima degli italiani, potenziando il senso di impotenza. Osservano Anthony R. Pratkanis e Elliot Aronson: “Una volta sopraffatti dalla colpa, i nostri pensieri e il nostro comportamento sono finalizzati a sbarazzarci di tale sentimento. Il risultato finale è, nel caso migliore, la manipolazione del nostro comportamento e, nel caso peggiore, un danno permanente alla stima che abbiamo per noi stessi o persino la perdita della nostra libertà”.(6) <br /><br />La diseducazione civile e le diverse tecniche di spettacolarizzazione della sofferenza mirano a generare cinismo e indifferenza. <br />La pseudo-cultura di massa ha interesse ad alimentare cinismo e indifferenza verso la sofferenza. Quando c’è frustrazione e rabbia, dovute ai molteplici aspetti iniqui del sistema, i media fanno in modo che siano indirizzate irrazionalmente verso i più deboli (poveri, Rom, immigrati, ecc.), che non hanno potere politico e mediatico per potersi difendere.<br />Dato che l’attuale gruppo al potere vuole produrre un certo grado di sofferenza e paura, si cura anche di indicare i capri espiatori contro i quali si avventeranno le loro vittime. Per creare tale realtà occorre produrre degrado morale, ignoranza e lontananza fra i popoli, che in tal modo non si percepiranno come simili, ma come potenziali nemici. Paradossalmente, le vittime del sistema vengono dirette le une contro le altre, tenendo ben nascoste le ragioni delle ingiustizie e i loro responsabili. <br />Il contesto mediatico produce dunque non soltanto paura, ma anche razzismo e talvolta indifferenza e cinismo. <br />Molti studiosi hanno accertato che in casi di sovraesposizione informativa o in cui le informazioni date stimolano l'accettazione di fatti criminali assai gravi, le persone, per salvaguardare l'equilibrio psichico, iniziano ad alimentare l'indifferenza e talvolta anche il cinismo. Osserva la scrittrice Viviane Forrester: <br />"L'indifferenza è feroce. Costituisce il partito più attivo, senza dubbio il più potente... è, in verità, l'indifferenza che consente le adesioni massicce a certi regimi; se ne conoscono le conseguenze... Disattenzione... Disinteresse, mancanza di osservazione ottenuti senza dubbio attraverso strategie silenziose, tenaci, che lentamente hanno insinuato i loro cavalli di Troia e hanno saputo talmente bene fondarsi su ciò che diffondono - la mancanza di qualsiasi vigilanza -... Talmente efficaci che i paesaggi politici, economici hanno potuto cambiare pelle sotto gli occhi di tutti senza aver risvegliato l'attenzione, meno ancora l'inquietudine... Il nuovo schema planetario ha potuto invadere e dominare le nostre vite senza essere preso in considerazione, se non dalle potenze economiche che l'hanno voluto... Il senso stesso di qualsiasi protesta è stato svuotato... la nostra passività ci lascia prigionieri nelle maglie di una rete politica che copre il paesaggio planetario per intero".(7) <br /><br />Oppure si erge la sofferenza a spettacolo. I vissuti emotivi delle persone diventano spettacolo, la donna che deve abortire perché non ha un lavoro, l'uomo sulla sedia a rotelle, il malato terminale, la donna che subisce violenza, ecc. diventano personaggi televisivi, facendo così raggiungere due importanti obiettivi a chi controlla la Tv: risparmiare il denaro che i professionisti della televisione chiederebbero e attrarre emotivamente il pubblico. Inoltre, portare in Tv il disoccupato o il precario serve a far dimenticare che le istituzioni esistono per proteggere i diritti dei cittadini, e non dovrebbe essere necessario andare in Tv per suscitare compassione allo scopo di essere aiutati. <br />Usurpare il potere delle istituzioni pubbliche significa anche questo: far apparire i diritti dei cittadini come “optional”, e fare in modo che essi vadano a piangere disperati in TV, piuttosto che rivendicarli con la giusta protesta e ribellione. <br />Fanno parte della diseducazione civile anche quelle trasmissioni televisive che mirano a seminare dubbi e a non informare correttamente. Ad esempio, programmi Rai come “Cominciamo bene” o “L’Italia sul due” spesso trattano argomenti come la contraffazione alimentare o il caro vita. Tuttavia, le questioni vengono trattate in modo non corretto: ad esempio viene formulata la domanda “I cibi che compriamo sono genuini?” ponendo la questione in modo “aperto”. In altre parole, non si fa capire che almeno l’80% degli alimenti venduti nei supermercati contiene sostanze potenzialmente nocive, e si lascia nel dubbio per evitare che le persone capiscano come stanno veramente le cose. In queste trasmissioni non appare mai nessun responsabile dei problemi, e sembra che anche la realtà più paradossale debba essere considerata ambivalente e, tutto sommato, da accettare. Questo accade perché i nostri media non sono a servizio dei cittadini, ma hanno la funzione di proteggere il sistema e di tutelare gli interessi delle grandi corporation e delle banche.<br />(CONTINUA – PARTE SECONDA)<br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-2982424478890530545?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-38766667072998363852008-10-18T11:05:00.000-07:002008-10-18T13:08:28.627-07:00LA DISEDUCAZIONE CIVILE - PARTE SECONDA - Giornalisti e regime -Di Antonella Randazzo<br /><br />Negli ultimi anni, sull'onda dell'informazione-spettacolo, si è tentato di svilire lo stesso giornalismo, organizzando momenti di litigio e beghe di vario genere, in cui i personaggi appaiono in preda all'ira o presi dal più vanaglorioso egocentrismo. Racconta il giornalista e scrittore Paolo Murialdi: "(Negli anni Novanta) In un giornalismo già contrassegnato dal nervosismo, gli scontri... assumono un linguaggio e toni esasperati. Un campionario di vocianti che sbraitano dai teleschermi o sulle pagine dei giornali, come fanno Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara, non si era ancora visto nel giornalismo italiano... In sostanza, sta crescendo la politicizzazione partigiana del giornalismo stampato e televisivo che è diventato più nevrotico, con eccessi di sensazionalismo e di fracasso".(8) <br /><br />Questo tipo di giornalismo, purtroppo, si è affermato perché è conveniente al sistema dare spazio a chi non è interessato ad informare correttamente, ma a mettersi in mostra, ad apparire di frequente nei media di massa, per acquisire credibilità sulla base della familiarità. <br />Occorre anche ricordare che esistono sempre meno giornalisti che vanno sul "campo" o che commentano in modo autonomo le notizie. Oggi le notizie vengono fornite dalle agenzie di stampa accreditate, e spesso i giornalisti non verificano le fonti e non le mettono in discussione anche quando appaiono dissonanti o illogiche. I giornalisti di regime, sono interessati, oltre che al guadagno, anche all'apparire i migliori, i "vincitori" delle beghe mediatiche che essi stessi innescano. Le beghe sono alimentate dalla creazione di un "centro-destra" e di un "centro-sinistra", che permettono sempre nuove occasioni di scontro, facendo in modo che i reali interessi degli italiani cadano nel dimenticatoio. Questi giornalisti diventano agitatori faziosi, arroganti e aggressivi, come se per informare si dovesse lottare gli uni contro gli altri e non basarsi sulle conoscenze e sui fatti. Si applica la legge del più forte anche ai media, e chi ostenta vanagloria, egocentrismo, cinismo, disinteresse assoluto verso i criteri dell'informazione corretta, diventa personaggio mediatico, promosso e divulgato come un prodotto funzionale al sistema, e dunque "giusto". Al contrario, chi non ha mire egocentriche, e tiene fede ai vecchi valori dell'informazione, risulta non adattato alla nuova corrente e dunque destinato a raggiungere un pubblico esiguo, o a cambiare mestiere. <br />In un contesto in cui la politica e il giornalismo vengono personalizzati, i media stimolano gli elementi emotivi, affinché i personaggi proposti vengano accolti sulla base della loro immagine mediatica, e non su fatti o competenze reali. In altre parole, se un politico non mantiene le sue promesse o viene messo sotto indagine, o un giornalista di regime non dice tutta la verità o evita argomenti scottanti, all'interno del clima emotivo questi individui non perderanno il loro ruolo, e a loro favore potranno esserci nuove suggestioni o altre "promozioni" mediatiche. <br />Oggi anche i ruoli tendono ad essere confusi, e un giornalista può diventare, direttamente o indirettamente, un promotore politico. Osservano Paolo Murialdi e Nicola Tranfaglia: "(La professione giornalistica in Italia) ha subito pesantemente - e anche accettato, grazie alla sua contiguità con la politica - una pratica lottizzatrice, o di appartenenza, da parte dei partiti, soprattutto di governo, che ha sostituito alla qualità dei candidati la loro fedeltà ai referenti politici con risultati disastrosi".(9) <br /><br />E' diventato normale che un giornalista abbia una tessera di partito, in quanto servitore di una determinata fazione politica. Coloro che si rifiutano di aderire ad una precisa area politica non hanno più posto nel panorama mediatico ufficiale. Anche Travaglio, che è conosciuto come colui che denuncia le magagne politiche, durante l'ultima campagna politica, si è affrettato a precisare che avrebbe votato per "l’Italia dei Valori", gruppo che poi sarebbe stato inglobato nel Partito Democratico. <br />Certo, un giornalista può anche avere le sue opinioni politiche, ma, quale personaggio mediatico, egli non dovrebbe diventare un'esca per influenzare politicamente i suoi "fans". Se lo diventa è legittimo pensare che egli non sia così "neutrale" come vorrebbe far credere. <br /><br />Il sistema attuale ha interesse a che le persone non riconoscano ciò che è a loro favore e ciò che non lo è. <br />Il problema più grave è che le persone si abituano al clima di esternazioni politiche, rissa, di prevaricazione e di cinismo che sta dilagando nel mondo mediatico e politico, e prendono per buono tutto quello che accade, svalutandone la gravità e il danno prodotto. <br />In tal modo viene accettato il giornalista che informa a metà o che mistifica, e il politico che in campagna elettorale crea suggestioni e promette tutto a tutti, senza sentirsi in dovere di spiegare concretamente cosa farà e come. <br />Negli anni Novanta c'era ancora qualcuno che attraverso i media ufficiali denunciava tale degrado. Ad esempio, scriveva sul "Corriere della sera" del 29 novembre 1994, Franco Fortini: "chi finge di non vedere il ben coltivato degrado della qualità informativa... nella stampa e sul video, è complice di quelli che lo sanno, gemono e vi si lasciano dirigere… Come lo fu nel 1922 e nel 1925. Non fascismo. Ma oscura voglia, e disperata, di dimissione e servitù; che è cosa diversa. Sono vecchio abbastanza per ricordare come tanti padri scendevano a patti, allora, in attesa che fossero tutti i padri a ingannare tutti i figli. Cerchiamo almeno di diminuire la quota degli ingannati. Ripuliamo la sintassi e le meningi”. <br />Oggi purtroppo tale degrado non è raccontato quasi mai dai canali ufficiali, se non in modo generico e retorico, senza mai andare a vedere quanto sia grave tale situazione per la democrazia, e quali siano le origini. Nei canali ufficiali di solito vengono assunti i giornalisti meno critici, e più disposti ad obbedire al "capo", che fingono di denunciare la disinformazione ma di fatto la propugnano. <br />In alcuni casi i giornalisti fanno a gara per proteggere il sistema, anche a costo di perdere ogni dignità professionale e di mettersi gli uni contro gli altri. Ad esempio, un gruppo di giornalisti che lavora per giornali come “Il Foglio”, “Il Giornale” e “La Repubblica” si è attivato per difendere uno dei tanti politici in odore di mafia, contro il loro collega Marco Travaglio. <br />Quest’ultimo, durante la trasmissione “Che tempo che fa” aveva detto che Schifani “era amico di mafiosi“, sollevando un vespaio. Dato che ormai nessun giornalista solleva tali questioni, sembrava quasi “normale” scagliarsi contro Travaglio senza approfondire se quello che stava dicendo fosse vero. <br />L’asserzione era veritiera. Renato Schifani, oggi diventato Presidente del Senato, in passato si sarebbe occupato del piano urbanistico del comune di Villabate (fino alla seconda metà degli anni ’90), progetto che lo vide attivo nell’appoggiare Nino Mandalà. Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate sostiene, suffragato da alcune intercettazioni, che “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. In parole semplici, Mandalà si era accordato con Schifani e La Loggia per attuare un determinato piano urbanistico che avrebbe penalizzato gli interessi della famiglia mafiosa avversaria. <br />Schifani ha sempre avuto soci mafiosi: Nel 1979 iniziò a far parte di una società di brokeraggio assicurativo insieme a personaggi (Nino Mandalà e Benny D'Agostino) che nel 1990 saranno incriminati per associazione mafiosa o concorso esterno in associazione mafiosa. Successivamente, fondò una società insieme ad Antonino Garofalo, che sarà rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione. Schifani, oltre ad associarsi “casualmente” con mafiosi, ha mostrato anche di stare dalla loro parte e di non prendere molto sul serio l’esigenza di allontanarli dalla politica. Ad esempio, auspicava che Totò Cuffaro restasse al suo posto anche se condannato per mafia. Inoltre, ha cercato di proteggere gli interessi dei mafiosi presentando nel 2005 il progetto di legge numero 600, allo scopo di modificare la legge sulle confische e sui sequestri. Schifani è tanto generoso con i mafiosi quanto poco lo è con coloro che sinceramente combattono la mafia. Ad esempio, non perde occasione per tentare di screditare persone come Maria Falcone e Rita Borsellino, accusandole di fare “uso politico del loro cognome”.<br />Insomma, in linea con la sua affiliazione partitica, e fedele alle sue ambizioni, Schifani è interessato a non contrariare gli “amici”, e per questo la sua carriera politica si è fatta alquanto brillante.<br />Gli unici a non capire il passato non pulitissimo di Schifani sembrano essere i giornalisti che si sono accaniti contro Travaglio, mostrando uno zelo perlomeno sospetto nell’intento di far capire che esser stato amico di mafiosi non vorrebbe dire nulla, accusando lo stesso Travaglio di aver avuto amicizie del genere. A questo scopo è stato creato una specie di gossip su Travaglio. <br />Da bravi servi del potere, pur di difendere un personaggio di regime diventato "importante" miravano a far apparire Travaglio come colui che intratterrebbe rapporti con mafiosi, sminuendo il significato dei rapporti con i mafiosi dell’attuale Presidente del Senato. E’ saltato fuori che Travaglio aveva trascorso una vacanza nella villa di Pippo Ciuro, condannato successivamente per favoreggiamento alla mafia (precisamente del clan mafioso di Michele Aiello). Egli avrebbe trascorso le vacanze come ospite nel suo residence, e per questo è stato accusato dal giornalista de “La Repubblica” Giuseppe D'Avanzo di avere amicizie non tanto pulite. Per difendersi, Travaglio tirò fuori gli assegni con i quali avrebbe pagato la vacanza, sostenendo di non essere stato ospite del mafioso. A questo punto il giornalista Filippo Facci disse che Travaglio aveva mostrato soltanto le ricevute emesse nel 2002 e non quelle della vacanza fatta nel 2003. Di conseguenza, Travaglio si affrettò a precisare che avrebbe mostrato anche le ricevute del 2003. <br />Molti si sono resi conto che Travaglio non è così obiettivo come vorrebbe fra credere (a questo proposito si veda: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/castronerie-varie.html), ma questo non vuol dire che bisogna colpirlo pur di difendere un politico in odore di mafia. <br /><br />Il punto è: i giornalisti servi del potere volevano mettere sullo stesso piano Travaglio e Schifani, cercando di nascondere che Schifani ha poteri e grandi responsabilità politiche, mentre Travaglio è soltanto un giornalista. Inoltre, esistono prove dei legami fra Schifani e alcuni mafiosi, mentre non ne esistono riguardo a Travaglio e i presunti "amici" segnalati dai suoi colleghi. <br />Tutti sanno che i politici attuali non sono lì a difendere gli interessi del popolo, che hanno la funzione di proteggere il sistema, e dunque anche la mafia che ne fa parte. Di conseguenza, Schifani, avendo intessuto rapporti con mafiosi, fa quello che prima di lui hanno fatto Andreotti, Ciancimino e moltissimi altri. Nel sistema attuale è un “dovere” dei politici che stanno più in alto quello di proteggere la mafia, e dunque di entrarvi in contatto. Politica e mafia vanno a braccetto, e lo testimoniano i numerosi casi di “amicizia” fra i politici del passato e quelli attuali, e i personaggi che prima o poi vengono inquisiti per mafia. Sarebbe dovere di tutti i giornalisti non nascondere questa tragica realtà, ma molti di quelli che fanno “carriera” e che presenziano ai programmi televisivi lo fanno. <br /><br />Nel contesto attuale persino la manipolazione dell'informazione può essere spacciata come "normale". Lo scrittore Bruno Ballardini osserva che addirittura nei settori specifici possono essere utilizzati termini come "disinformazione costruttiva" per indicare i metodi di manipolazione delle informazioni. Un manuale statunitense che tratta tali metodi prende il titolo: "Come manipolare i mass media: metodi di guerriglia per far passare le vostre informazioni alla TV, alla Radio, nei giornali",(10) facendo credere che l'informazione richieda, più che abilità giornalistiche, capacità aggressive e manipolatorie.<br /><br />Come osserva lo studioso Luciano Canfora, c'è il pericolo di "una vasta, capillare ed efficace diseducazione di massa, resa possibile nelle società cosiddette avanzate o complesse dalla potenza, oggi illimitata, degli strumenti di comunicazione e manipolazione delle menti".(11) <br /><br />Per determinare un contesto di civiltà atto a creare una vera democrazia bisognerebbe fare tutto il contrario di ciò che fa il sistema attuale. Ossia bisognerebbe riportare l’ambito politico alla serietà che dovrebbe avere, evitando spettacoli, esibizioni e attacchi personali. Bisognerebbe discutere i veri problemi delle persone: il lavoro, la crescita economica, la sovranità finanziaria, ecc. Bisognerebbe porre le giuste priorità, e attribuire responsabilità a coloro che ricoprono cariche istituzionali. Bisognerebbe valutare attentamente e obiettivamente le notizie che ci vengono date, senza appioppare etichette o limitarsi a stabilire chi è “anti” e chi è “pro”. Andrebbero valutati i contenuti senza stabilire fazioni. <br />In una società realmente democratica non c'è bisogno di creare un clima di diffidenza, divisioni e beghe. <br />Creare un clima gravemente involuto si rende necessario nei sistemi in cui non c’è libertà e gli individui vengono mentalmente modellati secondo schemi provenienti dall’alto.<br />Per difendersi da tutta questa spazzatura mediatica e politica occorre cercare di capire le varie strategie di diseducazione che ogni giorno subiamo. Non c’è nessuna vera civiltà che possa basarsi su una politica-spettacolo o su un’informazione manipolata e congegnata per rendere passivi e sottomessi al potere. <br />Un modo per difendersi è comprendere appieno quello che sta accadendo, senza sentirsi al di sopra di tutto questo, e abituarsi a fare cose “sane”, come leggere buoni libri, utilizzare fonti informative indipendenti, avere una vita sociale ricca e praticare attività costruttive. <br />L’involuzione civile è la morte di un futuro umano degno di essere vissuto. <br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta dell’autore. Per richiedere la riproduzione dell'articolo scrivere all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE <br /><br />1) Pratkanis Anthony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003, p. 112.<br />2) Forrester Viviane, “L’orrore economico”, Edizioni Ponte alle Grazie, Firenze 1997, p. 84.<br />3) Morresi Enrico, "Etica della notizia", Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 149.<br />4) Morresi Enrico, op. cit.,, pp. 154-155.<br />5) Cit. Morresi Enrico, "Etica della notizia", Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 182.<br />6) Pratkanis Anthony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003, p. 302.<br />7) Forrester Viviane, "L'orrore economico", Edizioni Ponte alle Grazie, Firenze 1997, pp. 51-52.<br />8) Murialdi Paolo, "La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo", Laterza, Bari 2003, pp. 265-276.<br />9) Murialdi Paolo, Tranfaglia Nicola (a cura di), "La stampa italiana nell'età della TV, 1975-1994", Laterza, Roma-Bari 1994, p. 54. <br />10) Alexander D., "How You Can Manipulate the Media: Guerrilla Methods to Get Your Story Covered by TV, Radio and Newspapers", Paladin Press, Boulder, Colorado 1993, cit. Ballardini B , “Manuale di disinformazione. I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà" Castelvecchi, Roma 1995.<br />11) Canfora Luciano, "Critica della retorica democratica", Laterza, Roma-Bari 2002, p. 68.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-3876666707299836385?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com14tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-15193058425960773782008-10-16T04:30:00.001-07:002008-10-16T04:30:36.666-07:00 La Terra dei Fuochi - Bagliori nel buio <div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/vnwLRoCNRLA' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/vnwLRoCNRLA'/></object></p><p>L'esercito italiano ha occupato diverse città italiane, ma il territorio delle province di Napoli e Caserta, lasciato incustodito, è disseminato di roghi di rifiuti speciali. Il governo dice che "ha risolto l'emergenza rifiuti". Evidentemente Berlusconi non si cura dei territori dove non ha le sue ville. <br /></p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-1519305842596077378?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com9tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-91493098394665967602008-10-13T08:36:00.001-07:002008-10-13T08:36:55.088-07:00COME I GIORNALISTI DI REGIME PROTEGGONO IL POTERE DEI BANCHIERI.<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/w1XLJYy_BhQ' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/w1XLJYy_BhQ'/></object></p><p>Personaggi che molti considerano "obiettivi" in realtà concorrono a proteggere il potere stegocratico, non parlando mai di argomenti che smascherano l'usurpazione del potere dei popoli da parte di pochi, e deridendo (o etichettando) chi lo fa. Questo video è soltanto un esempio di come ciò avviene. </p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-9149309839466596760?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com21tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-48930775110875413382008-10-10T08:36:00.000-07:002008-10-10T09:15:40.019-07:00IL TERRORISMO DELLE AUTORITA’ OCCIDENTALI - Scopi e obiettivi del terrorismo occidentale -Di Antonella Randazzo<br /><br /><br />Molte persone, che hanno approfondito in modo onesto le tematiche inerenti agli attentati dell’11 settembre e del 7 luglio, comprendendone le vere dinamiche, si sono chieste perché mai i governi Bush e Blair avrebbero voluto un attentato terroristico sul loro proprio territorio. <br />Molti hanno messo in evidenza l’esigenza di imporre leggi che restringono le libertà civili, ma tale motivo non sarebbe l’unico.<br />Le autorità occidentali hanno bisogno di additare un nemico, e per provare concretamente la sua esistenza organizzano attentati terroristici. Anche in Iraq, molti degli attentati di cui i nostri media ci danno notizia sono in realtà organizzati dallo stesso esercito anglo-americano. <br />Lo scopo principale del terrorismo è quello di far emergere dai pensieri dei cittadini l’idea che esista un nemico feroce, malvagio, crudele, e che per questo motivo, le “democratiche” autorità occidentali devono sostenere una guerra che, come da loro stesse dichiarato, potrebbe anche durare 100 (cento) anni. Il nemico “terrorista” viene descritto come fosse un pazzo che odia e distrugge senza motivo.<br />Un altro scopo del terrorismo occidentale è quello di alimentare la paura. La paura è un’emozione dell’impotenza, dunque se abbiamo paura non lottiamo per i nostri diritti, ma ci sottomettiamo a chi professa di volerci “proteggere”. Di fatto, chi promette “sicurezza” e protezione appartiene allo stesso gruppo che crea e alimenta la paura. <br />Il terrorismo è anche utilizzato per criminalizzare i dissidenti. Spesso chi denuncia i crimini e lotta contro il sistema viene etichettato come "terrorista" o "antiamericano", e accusato di perseguire una sorta di "teoria del complotto" contro il potere “libero e democratico” degli Usa. In questo modo si offuscano pericolosamente gli intenti di difesa dei diritti umani, e si cerca di criminalizzare chi denuncia il crimine e non chi lo fa. <br />Le autorità occidentali sperano in un mondo in cui i poveri accettino passivamente di farsi sfruttare, senza lottare e senza reagire. Sognano un mondo in cui le masse rimangono passive verso i crimini e le ingiustizie, sorrette dalla fede religiosa, che dona una speranza ultraterrena, l'unica loro concessa.<br />Il terrorismo è utilizzato per giustificare ogni guerra e ogni crimine. Come molti sanno, la guerra in Iraq, da tutti i media, venne strettamente collegata alla "lotta al terrorismo", e venne definita da molti quotidiani occidentali "guerra giusta", "inevitabile" "necessaria" e "difensiva".<br /><br />Il nemico di oggi, il "terrorista islamico", viene descritto dagli Usa con disgusto e disprezzo assoluto, egli non appartiene alla religione cristiana, e per questo è facile identificarlo con la "bestia" biblica contro cui lottare senza pietà. <br />L'immagine del nemico viene gravata da significati trascendentali e diventa l'immagine stessa del Male o del demonio, per questo la "crociata" non è per convertire ma per sterminare. Il nemico assume tutto il male su di sé permettendo alla controparte di acquisire caratteristiche di pura "bontà". Il disprezzo per il nemico è quindi totale e senza altre vie d'uscita che non la lotta diretta a distruggerlo. <br />Nel tradizionale discorso sulla Stato dell'Unione del 29 gennaio 2002, Bush espresse chiaramente la "dottrina" dell""asse del male" e della necessità di lottare contro nemici della "civilizzazione":<br />“La nostra causa è giusta, e va avanti… Migliaia di pericolosi sicari, addestrati ad uccidere in vari modi, spesso con l’appoggio di regimi fuorilegge, sono ora sparsi per il mondo come bombe ad orologeria pronte ad esplodere senza preavviso... Questi nemici vedono il mondo intero come un campo di battaglia, e noi dobbiamo dar loro la caccia ovunque si trovino... L’Iran è alla ricerca frenetica di queste armi e esporta terrore, mentre una minoranza non eletta reprime le speranze di libertà del popolo iraniano… La nostra guerra contro il terrorismo è cominciata bene, ma è solo all’inizio... I costi di questa guerra sono alti. Abbiamo speso più di un miliardo di dollari al mese – oltre 30 milioni di dollari al giorno – e dobbiamo essere pronti ad affrontare gli impegni futuri… Decisi nel nostro obiettivo, ora andiamo avanti. Abbiamo imparato il prezzo della libertà e abbiamo mostrato la sua forza. E in questo grande conflitto, cari concittadini, assisteremo al trionfo della libertà".(1) <br /><br />Bush elenca i paesi nemici senza spiegare il perché essi vanno inseriti nella lista nera, gli basta dire che sono "terroristi" o che "si stanno dotando di missili e armi di distruzione di massa". Ovviamente, non c'è nessun cenno agli interessi economici o alle questioni petrolifere, e nemmeno all'addestramento dei mujaheddin da parte della Cia. Non viene certo detto che “i pericolosi sicari pronti ad uccidere” sono stati addestrati dagli stessi servizi segreti statunitensi, inglesi o israeliani. <br /><br />Gli Usa cercano di proteggere la figura del nemico inspiegabilmente crudele, a tal punto da avversare ogni tentativo dell’Onu di comprendere meglio cos’è realmente il terrorismo. Ad esempio, nel dicembre del 1987, gli Usa (con Israele) avversarono una risoluzione dell'Onu contro il terrorismo. La Risoluzione prevedeva, oltre alle misure per la prevenzione del terrorismo internazionale, anche un tavolo di studio che facesse luce sulle cause politiche ed economiche del terrorismo, e che definisse cosa si deve intendere per "terrorismo", per poterlo distinguere dalle lotte dei popoli per i diritti. Si trattava cioè di affrontare concretamente e razionalmente il problema, senza vederlo come un male misterioso e oscuro. <br />Peraltro, diversi paesi dell’America Latina da tempo accusano le autorità statunitensi di terrorismo, avendo finanziato diversi dittatori e addestrato numerosi torturatori e criminali. <br />Nel 1986 gli Usa furono condannati dalla Corte Internazionale di Giustizia per terrorismo o "uso illegale della forza" contro il Nicaragua. Essi dichiararono che non avrebbero riconosciuto la giurisdizione della Corte. Il Nicaragua si rivolse al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per chiedere una risoluzione che costringesse tutti gli Stati a rispettare il diritto internazionale. Gli Usa si opposero, rifiutandosi di accettare la giurisdizione internazionale. <br /><br />Nel film-documento “Terrorstorm” si riportano prove schiaccianti circa le responsabilità dei governi occidentali negli attentati terroristici avvenuti nel loro paese e in paesi esteri. Tale documentario, di Alex Jones, descrive i cosiddetti “false flag”, ovvero gli attentati terroristici spacciati per “terrorismo islamico” ma in realtà voluti e organizzati dagli stessi governi occidentali. Jones raccoglie elementi sugli attentati di Madrid e Londra e intervista due ex-agenti del MI6 e diverse altre persone autorevoli, che svelano numerose prove contro i governi occidentali. I diversi attentati terroristici possono essere collegati fra loro o presentare caratteristiche analoghe, che fanno risalire ad un’unica strategia. <br />Spiega Jones: “Per capire gli attentati di Londra e chi li ha commessi bisogna per forza guardare all’11 marzo 2004, agli attentati di Madrid. Un anno dopo gli attentati, il governo ammette l’assenza di legami con Al-Qaeda. Ognuno dei supposti attentatori aveva legami stretti coi servizi segreti spagnoli, incluso il capo degli attentatori. Il capo degli attentatori, che ha dato la dinamite ai terroristi, era connesso alla squadra artificieri di Madrid, e vediamo le stesse caratteristiche negli attacchi di Londra. Il mattino del 7 luglio 2005, 3 treni e un bus sono stati dilaniati da quattro esplosivi di tipo militare… nonostante il fatto che tre vagoni stessero bruciando, pieni di londinesi morti e morenti, Scotland Yard per un’ora e mezzo affermò che tutte le interruzioni erano dovute solo ad un black out… Poi, misteriosamente, dopo gli attacchi, il Dipartimento di polizia londinese ordina al bus n° 30… di abbandonare la sua strada normale e di parcheggiare all’angolo con Woburn Square e Tavistock Place… Fra centinaia di bus in servizio quella mattina, il bus n° 30 è l’unico a cui viene cambiato il percorso e che viene diretto a Tavistock Place. Ricordate, mentre tutto sta avvenendo la polizia è in televisione e sta dicendo che si tratta di un black out. Nel frattempo… testimoni oculari descrivevano le esplosioni… Dopo che gli investigatori di Scotland Yard ebbero la possibilità di parlare con alcuni testimoni oculari… dichiararono ufficialmente che credevano che gli attentatori non sapessero di avere esplosivi nei loro zaini… L’edizione delle “News Fox” del 29 luglio rivela che la cosiddetta mente degli attentati, Haroon Rashid Aswat è un collaboratore dei servizi inglesi. L’ex pubblico ministero e esperto di terrorismo per l’Fbi, John Loftus, disse che Aswat era protetto dall’MI6 ed era sotto il loro controllo… dopo poche ore dagli attentati del 7 luglio, la radio militare israeliana riportava la notizia che Benjamin Netanyahu, ex primo ministro di Israele, era stato avvertito di non lasciare il suo hotel quel mattino per partecipare ad un incontro a meno di 100 metri da una delle stazioni che è stata attaccata… in seguito il ministro Sharon ha dato istruzioni agli incaricati israeliani di non rilasciare interviste a giornali stranieri a proposito del preavviso… Per la convenienza delle autorità le telecamere dell’autobus malfunzionarono… qualcos’altro fu utile alle bugiarde autorità: tutti e quattro le carte d’identità degli “attentatori” hanno resistito alle esplosioni. C’è solo un problema: in un caso uno degli ID degli attentatori fu trovato in 2 posti diversi… E’ cristallino che… elementi criminali nel governo hanno inscenato l’attacco e poi hanno coperto il tutto”.(2) <br />Secondo Jones la pianificazione delle operazioni terroristiche viene tenuta nascosta a quegli elementi che pensano sinceramente di servire la propria patria attraverso l’appartenenza ad un corpo militare. A tale scopo sarebbero utilizzate diverse tecniche per creare confusione, come ad esempio esercitazioni o simulazioni militari allo stesso momento e nello stesso posto (o vicino) un cui si avrà l’attentato. Le simulazioni ricalcheranno gli eventi reali, a tal punto che la confusione generata impedirà un corretto intervento da parte di coloro che sono all'oscuro di tutto. Ciò è avvenuto durante l’11 settembre, il 7 luglio e in altri casi di attacchi terroristici. Proprio una simulazione ha impedito agli agenti del Norad di inviare i caccia, poiché confusero la simulazione con la realtà. <br /><br />Alcuni agenti sono usciti inorriditi dai servizi segreti inglesi, quando hanno scoperto che lo stesso governo aveva pianificato attacchi terroristici. Racconta Annie Machon, ex agente dell’MI5: “Ho deciso di uscire allo scoperto e denunciare, insieme al mio partner, perché avevamo visto troppe cose orrende… e abbiamo creduto che gli inglesi meritassero maggiore protezione… il crollo delle torri (gemelle) mi è sembrato essere una demolizione controllata, e anche il crollo dell’edificio 7 del WTC. (E’ strano) Anche il fatto che le difese aeree rimasero a terra quel giorno… Tutta una serie di prove rende molto sospetto quello che accadde il 9/11… dobbiamo esporre il coinvolgimento del governo nel 9/11, perché se non lo facciamo, loro continueranno a farlo nel futuro”.<br /><br />Un ex agente dell’MI5, David Shayler spiega: “Per il 7 luglio c’è stato un testimone respinto, intervistato da un giornale locale… (l’uomo) dice che era in una delle carrozze colpite e non vide nessun uomo con lo zainetto… quello che vide fu un metallo che puntava verso l’alto da sotto la carrozza. Ciò indicherebbe che la bomba non era dentro la carrozza, ma attaccata fuori, al di sotto di essa… nessuno… sta seguendo questa pista… Ho appreso di operazioni in cui l’MI6 e il servizio segreto inglese esterno… stavano finanziando il terrorismo in territorio nemico senza il permesso del governo”. <br /><br />Gli agenti che decidono di uscire dall’organizzazione e di parlare vengono perseguitati, e talvolta imprigionati o esiliati. Persone che si sono semplicemente limitate a constatare i tentativi del governo di limitare le libertà dei cittadini sono state inserite nella lista dei terroristi. In poche parole, non è perseguito chi organizza attentati terroristici, ma chi denuncia i responsabili di tali crimini.<br />Esistono anche altri personaggi autorevoli, come il parlamentare inglese Michael Meacher, che denunciano il terrorismo di Stato e i suoi scopi. Dichiara Meacher: “Gli attentati… del 7/7 (servivano ad) assicurare paura (e) controllo”.<br /><br />Il film documento di Jones è importante per capire la crudeltà delle autorità statunitensi contro gli esseri umani. Esse giustificano ogni azione criminale, chiamando “pressioni” la tortura e agendo senza alcun rispetto della libertà e della dignità umana. Com’è evidente, sono colpevoli di crimini contro l’umanità e dovrebbero essere processate per questo. Se non avviene è perché attualmente manipolano anche l’Onu e i Tribunali Internazionali, curandosi di renderli inoperativi o di disconoscerne l’autorità quando si tratta di porre sotto processo personaggi del proprio establishment. <br /><br />Quando in Italia i media annunciano che potrebbe avvenire un attentato terroristico, in realtà ci stanno minacciando, e stanno cercando di accrescere in noi la paura, allo scopo di renderci impotenti e sottomessi. La buona notizia è che se lo fanno significa che temono il popolo, temono le nostre reazioni perché sanno che nel momento in cui la maggior parte degli italiani non fosse più disposta a farsi ingannare e a sottomettersi, il loro potere crollerebbe. <br />E’ ovvio che se preparano attentati o minacciano il popolo, significa che il nemico per loro non è il “terrorismo” ma il popolo stesso. Infatti, sono i popoli a poter distruggere il loro potere, se soltanto vincessero la paura e lo volessero. <br /><br />Il terrorismo, dunque, è oggi l’arma del gruppo al potere, che è disperato perché molte cose gli sono sfuggite di mano, prova ne sia che voi state leggendo uno dei tanti articoli che li smaschera, e che era impensabile leggere anche soltanto pochi decenni fa. Questo significa che il percorso di consapevolezza sta andando avanti, e dipende da ogni persona attuarlo e alimentarlo. La consapevolezza, automaticamente, rende inefficace la loro propaganda. <br /><br />Il fulcro del terrorismo sarebbe a Washington e a Londra, appoggiato dai servizi segreti di moltissimi paesi (compreso il nostro). Dunque se questo gruppo di criminali decidesse di organizzare un attentato in Italia, piuttosto che in Francia o in Belgio, le autorità e i servizi segreti locali si attiveranno affinché questo possa avvenire, e dopo l’attentato faranno in modo che le verità ufficiali possano insabbiare ogni responsabilità dei veri organizzatori. Com’è noto, nel nostro paese abbiamo avuto attentati terroristici durante il periodo detto della “strategia della tensione”, in cui le autorità statunitensi volevano reprimere fino alla soppressione l’impulso dei cittadini italiani a rivendicare diritti e libertà. Oggi non avvengono più attentati terroristici perché tali autorità hanno ormai occupato il nostro parlamento e i nostri media, insediando soltanto determinati elementi e dando potere (politico e mediatico) a personaggi come Berlusconi. Negli ultimi decenni la maggior parte dei cittadini italiani si è fatta “ipnotizzare” dalla televisione, e non legge più o legge pochissimo, non ha più un’esistenza culturalmente e creativamente attiva, e crede sempre più di essere impotente di fronte al sistema attuale. Questo è il risultato che le nostre autorità volevano ottenere, ed è per questo che non sono più avvenuti attentati terroristici, fatte salve le minacce che ci arrivano di tanto in tanto per mantenerci nella paura. <br />I media, “educando” alla passività, sottraggono a poco a poco ai cittadini il potere di chiedere spiegazioni ai governi circa fatti che proverebbero la loro natura criminale. Senza la capacità di chieder conto ai propri rappresentanti politici e senza la giusta informazione, una democrazia non può esistere. <br /><br />Non bisogna per forza citare Orwell per capire che la realtà attuale è perlomeno ambigua, e che ogni persona dovrebbe attivarsi per capire, poiché siamo giunti alla fase in cui l’attuale gruppo dominante non si farà scrupolo di agire contro chiunque per salvaguardare il suo potere. Illudersi che non sia così significa assecondare il potere di questi criminali, mentre prendere coscienza della realtà può significare cambiarla. <br /><br />Nel documento di Jones vengono intervistati diversi cittadini inglesi, che mostrano di non essere consapevoli del livello di controllo dei loro governi (ci sarebbero 4 milioni di telecamere soltanto a Londra ma loro non se ne accorgono) e credono che per essere “protetti” occorra accettare una restrizione alle libertà. In altre parole, la maggior parte delle persone crede alla propaganda delle autorità, facendo in modo che esse continuino ad avere potere e ad attuare crimini. Ad una donna inglese è stato chiesto se “avrebbe voluto sacrificare la libertà per la sicurezza” e la risposta è stata “si, sacrificherò la libertà per la libertà”. La donna non si rendeva conto del paradosso, essendo come “narcotizzata” dalla propaganda dei mass media di regime. Anche i cittadini statunitensi, per la maggior parte, sarebbero dello stesso avviso, non avendo acquisito la necessaria consapevolezza per accorgersi che i media e le loro autorità li stanno ingannando. <br /><br />Per concludere, gli attentati terroristici trovano la loro ragion d’essere nella disponibilità dei popoli a credere nella propaganda di regime, e a creare un “nemico” straniero, rendendosi incapace di vedere che i propri governi sono il vero nemico, e che se mancherà la consapevolezza essi faranno altre guerre e organizzeranno altri crimini. Il potere di queste persone si basa sulla manipolazione mentale, e anche gli atti terroristici fanno parte di questa manipolazione, agendo sulle emozioni e sulle convinzioni politiche o ideologiche. <br />Se la Storia fosse raccontata nel giusto modo si capirebbe che è sempre stata storia delle persone comuni che volevano liberarsi dal potere tirannico, e oggi non c’è alcuna diversità rispetto al passato. <br />Non c’è arma che possa costringere alla schiavitù un popolo libero, per questo le attuali autorità creano paura, nemici e sottomissione, attraverso i media e il terrorismo. Finché la maggior parte delle persone sarà incline a credere nell’autorevolezza delle loro autorità e a non comprendere i loro molteplici inganni, la democrazia rimarrà una chimera. <br />Spiega Jones: “Il 90% dei loro piani si basa su fattori psicologici… In termini semplici si tratta di indurre la popolazione ad amare la propria schiavitù… Le èlite stanno facendo guerra ai popoli… Siamo truffati nel credere che l’establishment è il nostro protettore e non il nostro padrone parassitico. Gli architetti del Nuovo Ordine Mondiale sono pazzi maniaci per il controllo… hanno reso schiava l’umanità e sono disperati di tenere il controllo del gregge… L’èlite è minacciata da umani liberi e indipendenti che controllano il loro destino. Sono minacciati dalla loro intelligenza, bellezza, onore, famiglia. Cercano di controllare il destino dell’umanità in una direzione che assicura il loro monopolio di potere per sempre . Sono sadici, codardi, non hanno nessun senso umano… (vogliono) solo il controllo e il mantenimento di quel controllo. Il mondo intero sta per essere programmato per essere un pianeta prigione, una griglia di controllo sull’umanità libera, dove il dissenso non è tollerato. Quando realizzerai che il potere costituito ti sta deridendo comincerai a cercare la verità e a combattere. Quando capisci il loro piano, è molto facile sconfiggerlo. Conoscere chi è il tuo nemico ti porta a metà della battaglia, reagire è l’altra metà. Devi solo liberare la tua mente, e sconfiggere i globalizzatori sarà facile”.(3) <br /><br />Articolo correlato: <br />“Origine e significato del concetto di terrorismo”<br />http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm<br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo senza previa autorizzazione scritta dell’autore. Per richiedere la riproduzione dell'articolo scrivere all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE <br /><br />1) Bush George, Discorso sullo Stato dell'Unione, 29 gennaio 2002.<br />2) Terrorstorm, film-documento di Alex Jones prodotto nel 2006.<br />3) Terrorstorm, film-documento di Alex Jones prodotto nel 2006.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-4893077511087541338?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com15tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-3943568619204693912008-09-23T10:23:00.000-07:002008-09-29T08:22:32.851-07:00IL MARKETING DELLE MALATTIE - Come creare malattie e malati -Di Antonella Randazzo<br /><br /><br />Negli ultimi anni sono proliferati gli operatori del marketing che utilizzano la sensibilizzazione ai problemi sanitari come uno strumento potente per vendere farmaci. Sono aumentate a dismisura anche le pubblicità dei farmaci. Ad ogni ora del giorno vengono trasmessi spot per incrementare le vendite di prodotti farmaceutici contro il mal di testa, mal di schiena, mal di gola, raffreddore, ecc. Per rendere più accattivante il messaggio pubblicitario, le aziende farmaceutiche talvolta utilizzano i camici bianchi o, nelle campagne promozionali, anche personaggi noti, che diventano testimoni del "vissuto di malattia". Ciò tende a suscitare fiducia, che poi viene ad essere fiducia nel farmaco. Talvolta vengono organizzate vere e proprie campagne di promozione di alcuni farmaci.<br />Il fenomeno è stato definito "commercio di malattie" (disease mongering), e consiste nella diffusione di informazioni riguardo a malattie o a presunte malattie, con lo scopo di vendere farmaci. Si tratta di promozione commerciale camuffata da campagna d'informazione sanitaria. Sempre più spesso queste campagne sono organizzate e finanziate direttamente dalle industrie chimico-farmaceutiche. <br />La portata del fenomeno è assai più ampia di quanto si possa credere. Si tratta di diffondere ansia e timori rispetto alla salute, e poi di proporre l'acquisto del farmaco come un risolutore del problema. <br />Alcune delle "malattie" propagandate sono la depressione, l'Adhd, il mal di testa e i disturbi dell'alimentazione. <br />Le campagne del "commercio delle malattie" non mirano a far comprendere davvero le radici del problema, ma a vendere farmaci. <br />Oggi il settore farmaceutico rappresenta uno dei settori di maggiore profitto per le industrie, e proprio grazie alla pubblicità e ad altre iniziative di marketing, il mercato si sta espandendo notevolmente. <br />Si tratta di un mercato che vuole continuare ad estendersi e ad imporsi, anche a discapito della salute umana. Spiega Roberto Satolli, presidente di Zadig (agenzia di giornalismo scientifico): <br /><br />“Tutti gli attori in gioco hanno interessi solidali: gli specialisti, che possono aumentare i pazienti e di conseguenza il reddito... gli amministratori dei centri di diagnosi o di cura, che reclutano un maggior numero di assistiti e fatturano un maggior volume di prestazioni; i produttori di apparecchiature diagnostiche... non ultime le case farmaceutiche, che... agiscono come il vero motore di tutta la catena... in realtà a ben scavare, nascosto dietro il paravento di una società di pubbliche relazioni, si trova spesso il finanziamento di una o più aziende, soprattutto farmaceutiche. E lo scopo è quasi sempre lo stesso: amplificare l'importanza (per la gravità, diffusione, implicazioni economiche e sociali eccetera) di questa o quella malattia per assoldare pazienti, moltiplicare le prestazioni, potenziare le strutture, sviluppare l'attività... vale la pena di sezionare e smontare il meccanismo, per analizzarlo in tutti i suoi dettagli, al fine di difendersi meglio dalle pericolose distorsioni che può produrre sulla vita e sulla salute delle persone e della popolazione”.(1) <br /> Addirittura, data la mole degli affari e il livello ormai altissimo di mistificazione, c’è chi si chiede se venga prima prodotto il farmaco e poi inventata e “divulgata” la malattia. Il “lavoro” dovrà consistere nel rendere patologico ogni sintomo o piccolo problema, per convincere ad usare tutta una serie di farmaci. In altre parole, si tratta del "disease mongering", ovvero delle tecniche per accrescere il numero delle persone che si sentono malate, al fine di vendere più farmaci. Spiega la rivista “PLoS Medicine”:<br /> “Sotto l'etichetta di disease mongering vengono raggruppate tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero di malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute. Anche se di questa pratica scorretta sono accusate principalmente le multinazionali del farmaco, tecniche analoghe possono essere messe in atto, per esempio, dagli specialisti, quando rivolgono improvvisamente la loro attenzione a particolari patologie, fino a quel momento "sottovalutate". Sono tante le tecniche a disposizione di un aspirante disease monger per creare più pazienti: trasformare uno stato da fisiologico a patologico (come nel caso della menopausa); inventare di sana pianta una sindrome, definendola in maniera ambigua (disfunzione sessuale femminile); cambiare la definizione di una patologia, esagerandone l'incidenza e sfumando volutamente la differenza tra casi gravi – da trattare con farmaci – e quelli più lievi che non necessitano di cure (Adhd); abbassare le soglie di riferimento sopra le quali sono consigliate terapie farmacologiche (livelli di colesterolo, pressione arteriosa); sponsorizzare un'associazione di pazienti per lanciare una campagna di sensibilizzazione su una malattia etichettata come "trascurata”.(2) <br /><br />Ovviamente, ai gruppi farmaceutici non interessa la salute delle persone, anzi, più malati ci sono e più guadagnano, dunque interessa molto di più che le persone si sentano malate e, soprattutto, che credano di risolvere i propri problemi attraverso i farmaci. Le società farmaceutiche sono ormai diventate esperte nell’organizzare campagne “pro-malattia”, in cui assoldano “esperti” o persone che si presumono guarite dalle loro medicine. Per promuovere la malattia usano diversi mezzi: le riviste scientifiche e non, le associazioni, i medici, gli sponsor di vario tipo, ecc. Lo scopo è quello di convincere che è opportuno utilizzare i farmaci per ogni minimo disturbo. <br />La rivista "Pharmaceutical Marketing" ha spiegato in una “guida pratica all'educazione medica” come si debba creare il bisogno di cura prima di produrre il farmaco. A tale scopo occorre attivare scienziati di spicco, che durante i congressi parlino della “malattia”, della diagnosi e della cura.<br /><br />Altre tecniche sono state spiegate da Philippe Pignarre, che per molti anni ha lavorato nell’industria farmaceutica. Egli sostiene che il settore farmaceutico è il “gioiello della corona del capitalismo” e che per mantenere alti i profitti si è disposti a tutto. Pignarre spiega alcune strategie impiegate di sovente: “si pubblica uno stesso articolo, sotto firme diverse, per aumentare la notorietà di una nuova molecola e suggerire ai medici che i suoi vantaggi sono stati davvero confermati; poi la si può addirittura commercializzare sotto due nomi diversi per imporla più rapidamente (strategia detta di co-marketing); infine si fa pressione per farla prescrivere in prima battuta, ecc. … C’è anche la ‘strategia di nicchia’: i laboratori propongono il loro medicinale nel sottodominio limitato di una patologia e in seguito ‘lavorano per allargare questa nicchia, preparando i medici al depistaggio e sensibilizzando sia la stampa che il grande pubblico. Si sono così visti nascere alcune ‘nuove’ turbe psichiatriche’, come certe forme di depressione breve o di schizofrenia precoce… Davanti alla difficoltà di trovare nuovi medicinali, i laboratori si accingono dunque a inventare nuovi pazienti per vendere i loro vecchi prodotti. A questo fine, essi ricorrono a tutti gli stratagemmi del sistema pubblicitario, utilizzando le tattiche di comunicazione che si indirizzano direttamente alle masse per il tramite dei media”.(3) <br /> In una società in cui si semina paura, insicurezza e complessi estetici non è difficilissimo convincere qualcuno che c’è qualcosa che non va nel proprio organismo, e che dunque c’è bisogno di assumere farmaci. <br />Lo scrittore Ray Moynihan e il ricercatore Alan Cassels hanno scritto un libro dal titolo “Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” (Ed. Nuovi Mondi Media, 2005), in cui raccontano dell’intento delle società farmaceutiche, espresso dal direttore generale della Merck, Henry Gadsen, di “creare farmaci per le persone sane, così da poter vendere proprio a tutti”.<br />Altri studiosi, come H. Gilbert Welch, autore del libro “Should I Be Tested for Cancer? Maybe Not and Here's Why” ("Devo fare un controllo per sapere se ho un cancro ? Forse no, ed ecco perché"), parlano di "epidemia di diagnosi", ovvero la smania di fare analisi e di capire se abbiamo qualche malattia. Si tratta di un'epidemia che coinvolgerebbe anche persone perfettamente sane o con disturbi che non richiederebbero alcuna cura farmacologica. <br /><br />Il marketing delle malattie punta a renderci tutti malati, e a farci ritenere che la scienza possa risolvere anche gli scompensi psicologici che lo stesso ambiente mediatico ci spinge ad avere. Tale mercato tende ad ingigantire i problemi e a dare stime molto alte della loro diffusione (le cifre crescono di anno in anno), per far credere che facilmente si possa essere colpiti. La fonte da cui proviene l'informazione viene spacciata sempre per autorevole e "scientifica", per rendere l'informazione più persuasiva. Tuttavia, spesso i dati forniti e altri messaggi promozionali sulla malattia sono incontrollabili, perché non viene indicata precisamente la fonte. Il più delle volte si tratta di cifre approssimative o addirittura inventate. Gli sponsor delle campagne di marketing delle malattie tendono a nascondersi, per far apparire che l'informazione possa essere obiettiva in quanto non motivata da interessi economici. In molte campagne promozionali dei farmaci, gli sponsor (le case farmaceutiche) raggiungono i loro obiettivi grazie a programmi televisivi in cui l'informazione appare come dovuta a motivi di tutela sanitaria. Vengono utilizzati professionisti di marketing di alto livello, per rendere le campagne promozionali efficaci, e camuffare un'iniziativa di natura commerciale in uno spazio dedicato al bene comune. <br />Nel 2002, il British Medical Journal, a proposito del "commercio di malattie", scriveva che "si possono fare molti soldi dicendo ai sani che sono malati".(4) <br />Come osserva Satolli, l'apparato del marketing delle malattie è pronto a fornirci le sue soluzioni:<br />“La conclusione è in genere semplice, anzi semplicistica. Dopo aver ingigandito i rischi... si lancia in conclusione un messaggio rassicurante: niente paura, c'è qualcosa (un farmaco, un intervento, una cura) che risolve tutto senza difficoltà. A questo punto la comunicazione assume quasi invariabilmente una struttura retorica che si richiama alla funzione teatrale del "deus ex machina", cioè dell'intervento finale risolutore in chiave quasi miracolistica. Anzi si può dire che sia questa la struttura argomentativa tipica dei messaggi promozionali, nei quali l'informazione più importante (cioè quella che sta più a cuore a chi parla) anziché essere anticipata all'inizio, come nell'esposizione giornalistica, arriva spesso solo alla fine di un percorso che svolge la funzione di preparare all'apoteosi. Questo aspetto è talmente tipico, che può essere "patognomonico": quando si ha il dubbio che un messaggio abbia finalità promozionali, si può saltare in fondo: se nelle ultime righe è citato un farmaco risolutivo, probabilmente il sospetto è fondato”.(5) <br /><br />Nel settore della produzione dei farmaci, soltanto sei corporation (Bayer, Glaxo, Pfizer, Aventis, Novartis e Roche) controllano il 70% dell'intero mercato mondiale, controllando anche la ricerca scientifica. <br />I cartelli farmaceutici hanno oggi un notevole potere di creare farmaci e di metterli in commercio senza accertarne i rischi per la salute di chi li assumerà. Gli effetti collaterali sono spesso talmente pesanti da generare vere e proprie patologie o da compromettere gravemente la salute del paziente. <br />L'industria del farmaco deve di tanto in tanto lanciare nuovi farmaci o sostituire quelli che sono stati identificati come gravemente nocivi. Per vendere i nuovi farmaci, deve suscitare nuovamente fiducia, e ha bisogno di sollevare un notevole battage mediatico. Un mezzo efficace è quello di utilizzare le riviste più autorevoli del settore scientifico. I lettori di queste riviste credono che gli articoli siano "obiettivi" e invece sempre più spesso sono sponsorizzati dalle case farmaceutiche allo scopo di sostenere un nuovo prodotto che metteranno presto in commercio.<br />Il Direttore Generale di United Health Europe, Richard Smith, in un discorso fatto presso la Medical Society di Londra nell'ottobre del 2004, spiegò il meccanismo di propaganda delle industrie farmaceutiche attraverso le riviste scientifiche:<br /><br />"Le pubblicità possono essere spesso ingannevoli e i profitti nell'ordine dei milioni, ma le pubblicità stanno lì in bella vista, sotto gli occhi della critica... Il vero problema, ben più importante, ha a che fare con gli studi originali, in particolare i test clinici, pubblicati dalle riviste. Ben lungi dal far loro la tara, i lettori considerano i test controllati a distribuzione casuale come una delle più alte forme di evidenza. Un test su vasta scala pubblicato su una delle maggiori riviste possiede il marchio d'approvazione della rivista (a differenza della pubblicità), sarà distribuito in tutto il mondo e può ben ricevere una copertura globale dai media, specialmente se promosso allo stesso tempo dai lanci di stampa sia della rivista sia della costosa società di pubbliche relazioni, assoldata dalla compagnia farmaceutica che ha sponsorizzato lo studio. Per un'industria farmaceutica, un test dall'esito favorevole vale quanto migliaia di pagine di pubblicità, ragion per cui una compagnia arriva a spendere talvolta oltre un milione di dollari in ristampe dello studio da distribuire in tutto il mondo. I medici che ricevono le ristampe possono non leggerle, ma rimarranno impressionati dal nome della rivista sulla quale compaiono. La qualità della rivista consacrerà la qualità del farmaco... C'è una forte evidenza che le compagnie stiano ottenendo i risultati che vogliono, e ciò è tanto più preoccupante perché dai due terzi ai tre quarti degli studi pubblicati sulle maggiori riviste - Annals of Internal Medicine, JAMA, Lancet e New England Journal of Medicine - sono finanziati dall'industria ... sono disponibili varie strategie di pubblicazione per assicurare la massima esposizione di risultati positivi. Alcune compagnie sono ricorse al tentativo di sopprimere gli studi negativi, ma si tratta di una strategia rozza, che tra l'altro dovrebbe essere ben raramente necessaria se la compagnia sta ponendo le "giuste" domande. Una strategia di gran lunga migliore consiste nel pubblicare i risultati positivi più di una volta, spesso in supplementi alle riviste, che sono altamente vantaggiosi per gli editori e si sono mostrati di dubbia qualità... E' inoltre possibile combinare i risultati provenienti da differenti centri in molteplici combinazioni. Queste strategie sono state smascherate nei casi del Risperidone e dell'Odansetron, ma è un lavoro immenso cercare di scoprire quanti test sono davvero indipendenti e quanti, invece, sono semplicemente lo stesso risultato che viene pubblicato più e più volte."(6) <br /><br />La fiducia acritica nella scienza e nella farmacologia è dovuta soprattutto alla propaganda mediatica che ogni persona subisce, e al prestigio di cui sono ammantati gli ambienti della scienza ufficiale. Eppure i fatti concreti rivelano che sia la farmacologia che la medicina ufficiale possono provocare malattie e morte. Oggi sarebbero circa 90 i morti al giorno in Italia per errori medici, per effetti collaterali dei farmaci o per malattie prese negli ospedali. Soltanto nel nostro paese dunque morirebbero almeno 30.000 persone all'anno a causa della medicina e di altri fattori correlati. <br />Peraltro, i cartelli farmaceutici sono oggi strettamente collegati alle maggiori aziende alimentari, come la Kellogg e la Nestlé. Tali società portano avanti ricerche sugli additivi alimentari, sui conservanti, sui coloranti o sugli "aromi". Negli ultimi decenni è aumentato considerevolmente sia l'uso di psicofarmaci, sia il fenomeno della sofisticazione alimentare, senza che le autorità abbiano mai sollevato il problema, nonostante le conseguenze drammatiche. Nessun cittadino viene mai avvertito dalle autorità circa i rischi che può correre assumendo un determinato psicofarmaco o consumando alimenti adulterati. Dunque, le nostre autorità rivelano anche in questo modo di essere sottomesse al potere del gruppo che controlla l'industria alimentare e farmaceutica, e di non avere alcun riguardo per la salute delle persone. <br /><br />Per fare in modo che ogni disturbo abbia la corrispettiva cura, si etichettano come malattie anche piccoli disturbi, sintomi passeggeri o comportamenti. Tutto questo viene reso realistico attraverso statistiche e ricerche false o fittizie. In tal modo nascono cure farmaceutiche per la “timidezza”, le gambe stanche, la "fobia sociale" o la distrazione. <br />Anche la tristezza temporanea, magari per un lutto o un divorzio, può diventare una malattia curabile con psicofarmaci. Entrare in uno studio medico significa quasi sempre ricevere cure farmacologiche, anche quando varrebbe la pena chiedersi se il disturbo dipenda da insane abitudini alimentari o da altre cause non patologiche e facilmente evitabili. <br />Tutti sanno che i farmaci possono creare effetti collaterali, e dunque sarebbe meglio non assumerne se non c’è un’effettiva necessità. Assumerli quando si è sani, soltanto perché attraverso tecniche mediatiche ci hanno convinto che non lo si è risulta un paradosso che mostra tristemente il livello di potere che l’attuale sistema ha raggiunto sulle singole persone. E’ come se l’attuale gruppo al potere provasse piacere nell’avere la possibilità di constatare quanto gli individui siano diventati condizionabili. Come scrisse Ivan Illich, “la civiltà industriale crea nuove malattie e il sistema medico stesso è ben lungi dall’essere sano: Una struttura sociale e politica distruttiva trova il suo alibi nel potere di appagare le proprie vittime con terapie che esse hanno imparato a desiderare. Il consumatore di cure diviene impotente a guarirsi o a guarire chi gli sta vicino”.<br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta dell’autore. Per richiedere la riproduzione dell'articolo scrivere all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE <br /><br />1) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, “Brain. Brescia Anesthesia Intensive Care Neuroscience”, Madeia, Napoli 2006, p. 155.<br />2) "PLoS Medicine", volume 3, numero 4, aprile 2006.<br />3) Gruppo Marcuse, "Miseria umana della pubblicità: il nostro stile di vita sta uccidendo il mondo", Eleuthera, Milano 2006.<br />4) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, op. cit., p. 157.<br />5) Latronico Nicola, Rasulo Frank, Candiani Andrea, op. cit., p. 158.<br />6) Brani tratti dal discorso che Richard Smith pronunciò presso la Medical Society di Londra nell'ottobre 2004. Il discorso fu riportato nel gennaio 2005 dal bollettino di HealthWatch.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-394356861920469391?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com36tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-79995407307149709712008-09-22T05:29:00.001-07:002008-09-22T05:29:28.642-07:00Daniele Luttazzi: La Parola a Carlo Rubbia<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/k6P2oJ-mrx4' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/k6P2oJ-mrx4'/></object></p><p>Dal blog di Luttazzi, il pensiero di Rubbia sul problema energetico. </p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-7999540730714970971?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-17500568326819708572008-09-16T04:40:00.000-07:002008-09-22T12:04:42.365-07:00I PARAUMANI, OVVERO LE CREATURE IBRIDEDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Premetto che questo articolo è molto duro da reggere, e ne sconsiglio la lettura a tutte le persone che hanno bisogno di credere che il sistema attuale possa essere tollerato o accettato con piccoli “aggiustamenti”, e che di solito non credono a quello che non proviene da fonti ufficiali (anche se è provato). <br />L’intenzione non è certo quella di impressionare qualcuno o soltanto di attrarre l’attenzione su un argomento assai controverso. <br />Si tratta di considerare fatti che suscitano un notevole sconcerto e producono un senso di repulsione, dando l’idea che gli attuali personaggi al potere non esprimono il loro livello di criminalità soltanto tramite le guerre e le torture, ma in molti altri modi, che riguardano da vicino tutti noi. <br />Si tratta, se ce ne fosse bisogno, di un’ulteriore prova del fatto che siamo dominati da persone con squilibri mentali abissali, capaci di commettere qualsiasi crimine finché noi glielo permettiamo.<br />L’argomento “esperimenti genetici” è trattato ormai da molte riviste, in modo più o meno corretto. Quello che di solito non si dice è il vero scopo di queste sperimentazioni e il livello che esse hanno raggiunto.<br /><br />Il concetto di "paraumano" indica un ibrido umano-animale, che oggi esiste in molti laboratori genetici. Infatti, numerosi scienziati, per loro stessa ammissione, hanno effettuato esperimenti mescolando geni umani e geni di specie diverse. Da questi esperimenti derivano esseri chiamati dagli stessi scienziati “paraumani”, ovvero "ibridi umani-animali."<br />Questi esperimenti sono stati giustificati in vari modi. Ci viene detto che sono necessari per produrre organi da trapiantare, oppure per produrre medicine o cure più efficaci. <br /><br />Nel 1998 le società Stem Cell Sciences e la Biotransplant hanno richiesto alla European Patent Office (EPO), l’Ufficio europeo dei brevetti, di accettare il brevetto di una tecnica atta a creare nuovi animali (transgenici) agendo sui geni. Queste aziende, nel 2000, comunicarono che stavano utilizzando cellule di feti umani allo scopo di creare embrioni uomo-maiale. <br />Ovviamente, dato che le leggi attuali vietano di clonare esseri umani o di creare ibridi umani, esse dichiarano di utilizzare poche cellule per produrre organi o tessuti per trapianti. Ma in realtà esiste un brevetto rilasciato dall’EPO (codice EP 380646 ) alla società Amrad, registrato dall’Ufficio brevetti europei il 20 gennaio del 1999, che consente la produzione di embrioni misti uomo–animale. La maggior parte degli scienziati sosterrebbe tali sperimentazioni, col pretesto che la scienza deve “andare avanti”.<br />Ai militanti di Greenpeace, che stranamente furono gli unici a sollevare obiezioni sul brevetto EP 380646, il professore Joseph Straus, membro della "Social Sciences, Law and Economics", rispose: “L'ufficio brevetti non è una commissione etica… In America o in Giappone si è molto meno rigorosi, e l'Europa rischia di finire superata nella ricerca scientifica”.(1) <br /><br />Vi sono altre fonti che attestano l’esistenza di creazioni ibride umano-animali. <br />La rivista National Geographic del 25 gennaio 2005 riportava la notizia che nel 2003 un gruppo di scienziati cinesi della Seconda Università di Medicina di Shanghai, diretti dalla dottoressa Huizhen Sheng, aveva creato embrioni di cellule umane e di coniglio. Gli embrioni erano chimere umano-animale, e dopo alcuni giorni sarebbero stati distrutti. Dopo un po’ di tempo si scoprì che in realtà l’esperimento sarebbe stato fatto qualche anno prima e tenuto segreto, e che gli scienziati cinesi avrebbero creato oltre 100 embrioni di uomini-coniglio. <br />Nel 2004 i ricercatori della clinica di Mayo in Minnesota crearono maiali con sangue umano, e all’Università di Stanford in California, è stato fatto un esperimento per creare topi con cervelli umani. <br />Il direttore della Stanford University’s Institute of Cancer/Stem Cell Biology and Medicine in California, Irv Weissman si oppone ad ogni divieto che possa riguardare questo genere di ricerche, invocando la solita frase del “salvare vite umane”. Ricordiamo che tutte le autorità statunitensi, quando vengono messe di fronte alle loro responsabilità nelle guerre, torture, ecc. dicono di doverlo fare per “salvare vite umane”. Questa frase sembra essere diventata una sorta di formula magica per assolvere tutti i crimini e le nefandezze commessi dagli attuali personaggi al potere e da chi li sostiene.<br /> <br />Weissman ha creato topi con i cervelli che sono per circa l’uno per cento umani. Egli ha dichiarato di voler fare altri esperimenti, aumentando i geni umani immessi nei topi, fino a creare topi con cervelli di essere umano al 100 per cento, iniettando neuroni umani nel cervello di embrioni di topo.<br /> Weissman ha detto di non essere uno scienziato pazzo, ma anche gli scienziati che facevano esperimenti nei lager nazisti dicevano la stessa cosa. <br />Guarda caso, questi esperimenti sono generosamente finanziati dai gruppi finanziari delle famiglie dei grandi banchieri “storici”, come il Rockefeller Group, il Rothschild Group, e il J.P. Morgan Group, che in passato finanziarono anche le ricerche eugenetiche. Queste persone hanno dato a Weissman ben 12 milioni di dollari, per creare ibridi umani.<br />Per rendere la cosa più accettabile e persino auspicabile, l’èlite al potere ha addirittura creato una setta che propaganda la necessità di migliorare geneticamente gli esseri umani. Si tratta del World Transhumanist Movement (Movimento transumanista) che è un gruppo fondato da persone oggi potentissime, ovvero diversi multimiliardari statunitensi. Fra i leader di questa setta troviamo Nick Bostrum, docente di filosofia presso l’Università di Yale (l'università dove si formano i rampolli dell'élite) e Gregory Stock direttore del programma di Medicina, Tecnologia e Società presso la School of Medicine dell'University of California di Los Angeles. Quest’ultimo ha scritto un libro dal titolo assai eloquente: “Redesigning Humans” (Riscrivere gli umani). Infatti, secondo i transumanisti occorre portare avanti “l'evoluzione della specie umana” attraverso le tecnologie, per raggiungere la “perfezione”. Questa “perfezione” consisterebbe in un corpo perfetto e sempre giovane e in una personalità priva di emozioni. Occorrerebbe, dunque, per raggiungerla, anche una manipolazione genetica oppure un microchip. La setta, al fine di raggiungere i propri obiettivi, non esclude né la clonazione umana né gli esperimenti di manipolazione genetica di vario tipo. <br />Com’è evidente, si tratta di un piano a dir poco sconcertante e pazzoide, ma purtroppo per alcuni diventa accettabile quando a propugnarlo sono personaggi di enorme potere, ovvero diversi miliardari e politici statunitensi. <br /><br />Alcuni scienziati denunciano che la maggior parte degli esperimenti di manipolazione genetica non ha nessuna utilità di tipo medico, e che ci sono rischi e pericoli che attualmente non vengono considerati con la necessaria attenzione. Il dottor Leo R. Kass, ricercatore all’Università di Chicago, nel giugno 2001, disse: "Io sono qui per testimoniare in favore di un bando nazionale sulla clonazione umana, e in particolare della HR 1644, ossia The Human Cloning Prohibition Act del 2001…Permettere la clonazione umana vorrebbe dire sì al pericolosissimo principio secondo cui noi saremmo autorizzati a determinare e ridisegnare l'aspetto genetico dei nostri bambini. Se noi non desideriamo scendere e percorrere tale via eugenetica, un bando effettivo sulla clonazione di esseri umani è necessario, subito, prima che tutti noi si finisca travolti dal rapido procedere degli eventi."(2) <br /><br />William Cheshire, professore di neurologia alla Mayo Clinic’s Jacksonville, in Florida, ammette: “Questo è territorio biologico inesplorato… Qualunque sia la soglia morale di sviluppo neurologico umano potremmo scegliere di stabilire il limite per esperimenti di questo genere, in quanto ci sarebbe un rischio considerevole di eccedere questo limite prima che possa essere riconosciuto… Dobbiamo essere prudenti nel non violare l’integrità della vita umana ed animale delle quali abbiamo la responsabilità di conservazione. I progetti di ricerca che generano chimere umano-animale rischiano di mettere in pericolo gli ecosistemi fragili, minacciano la salute ed insultano l’integrità delle specie”.(3) <br /><br />Altri scienziati ritengono di non dover avere limiti e vorrebbero creare esseri sub-umani mescolando i geni di scimmie e umani. Vi sembra pazzesco? Lo è. <br />Ma ci hanno già provato nel 1997, quando il biologo Roger Pedersen, all’epoca ricercatore all'Università di San Francisco, capeggiò un gruppo che impiantò nuclei di cellule umane all'interno di ovociti di scimpanzè e gorilla. Secondo i ricercatori, l’esperimento sarebbe fallito a causa dell'incompatibilità fra il DNA umano e il DNA mitocondriale degli animali che si trasmette da un individuo all'altro per via materna. <br />Nel luglio del 2003, un gruppo di scienziati guidato da Norbert Gliecher, attuò un esperimento presso i “Centri per la Riproduzione Umana” allo scopo di ottenere la fusione di due embrioni umani di sesso diverso per creare una “chimera ermafrodita”. L’esperimento venne reso noto durante il congresso della “"Società Europea per la Riproduzione Umana e l'Embriologia” (ESHRE). Secondo alcuni esperti, come Alan Trouson, al di là delle legittime obiezioni etiche, si tratta di “uno studio contro la logica” e completamente inutile dal punto di vista medico. <br /><br />Nonostante la scarsità di risultati, gli esperimenti per produrre paraumani sono stati diversi e continuano ad oggi. Gli animali transgenici manterrebbero in gran parte le caratteristiche della loro specie di appartenenza, rendendo inutili gli esperimenti. Ad esempio, nel 1988 negli USA fu brevettato il topo ibrido (oncotopo) in cui era stato inserito un gene umano in grado di fare sviluppare un tumore alla mammella. Dopo 10 anni si poté appurare che di fatto non c’era stato alcun progresso scientifico dovuto specificamente a quegli esperimenti. <br />Bisognerebbe tener conto del fatto che esperimenti del genere immettono mutazioni non naturali, i cui effetti sono sconosciuti. Ma la maggior parte degli scienziati non sembra particolarmente interessata ai possibili danni causati alla specie umana e alla natura nel suo complesso. <br />Per queste persone non dovrebbero esistere limiti di nessun tipo, e quando qualcuno solleva questioni morali assumono un atteggiamento come di minaccia, facendo credere che se si pongono limiti si “rimane indietro”. Per loro non è la direzione che conta, ma la ricerca in sé, e non sono interessate a chiedersi se alcune ricerche sono utili agli esseri umani oppure no. <br />La maggior parte degli scienziati ignora o vuole ignorare l’esistenza di un gruppo di potere criminale, che utilizza la Scienza per i suoi scopi di dominio. <br /><br />Da qualche tempo sarebbero proposti all’acquisto strani “animali” chiamati Genpets, che la stessa ditta produttrice definisce “animali da compagnia geneticamente modificati”. Sarebbero prodotti in quantità limitata e venduti al prezzo di $ 1200 (765 €).<br />Molti siti web ne parlano in modo controverso: chi li definisce “animatronic che ha le sembianze di un esserino di natura imprecisata”, chi esseri viventi creati in laboratorio. Se fossero soltanto robot sofisticati (animatronics, elettronici come i Tamagotchi di una volta), non si capisce perché siano stati prodotti da una società che si occupa di incroci genetici, ovvero di ingegneria genetica (vedi video sotto). <br />Ci si augura che si tratti di uno scherzo, ma se così non fosse, chi li ha creati deve dare giuste spiegazioni. <br />La compagnia che li produrrebbe, la Bio-Genica parla di mammiferi viventi che respirano e hanno una propria personalità, anch’essa selezionata geneticamente e disponibile in sette varianti (c’è quello più allegro, più vivace, più avventuroso, ecc.). <br />La Bio-Genica, nel suo sito (http://www.genpets.com/index.php ) come per giustificarsi, parla di “esigenze di evoluzione di mercato”, come se qualche bambino avesse imposto loro di creare mostri genetici. <br /><br />I bambolotti e gli orsacchiotti di peluche tradizionali, secondo la Bio-Genica, sarebbero ormai obsoleti, e occorre creare esseri viventi domestici (come se già non ci fossero) per fornire “novità” ai bambini. Per questo motivo avrebbe creato questi ibridi, presentandoli addirittura in due modelli a seconda della durata della loro vita (un anno o tre anni). La Bio-Genica starebbe ancora aspettando l’autorizzazione per un lancio in grande stile della loro “creazione” e per adesso si limiterebbe a pubblicizzarli e a vendere altri animali modificati geneticamente, come i pesci rossi fosforescenti.<br />Chiediamoci: qual’è lo scopo di tutto questo? <br />Vorrebbero farci credere che si possa accettare l'idea di creare esseri ibridati?<br />Vorrebbero farci accettare come “normale” la sperimentazione genetica e la creazione di esseri che sono un incrocio fra animali e umani? <br />Vorrebbero creare confusione fra ciò che è “naturale” e ciò che non lo è? <br />Far accettare ogni tipo di manipolazione genetica, o rendere le manipolazioni così familiari e “simpatiche” a tal punto che prima o poi tutti non le vedranno più come un orribile modo per calpestare la natura e distruggerla.<br />Far apparire “simpatica” la manipolazione genetica significa anche fare in modo che le persone si abituino alle assurdità dell’èlite dominante, conferendole ogni potere sulla natura e sull’uomo, senza limiti.<br />Purtroppo ci sono molti esempi di cose che in un primo momento nessuno avrebbe voluto accettare, ma, divenute familiari, sono state accettate. Ad esempio, soltanto venticinque anni fa molti avrebbero protestato per il livello di invadenza della pubblicità, che oggi ormai appare persino sugli autobus e durante le trasmissioni televisive (in piccoli riquadri). Anche per gli psicofarmaci è successa la stessa cosa, pochi decenni fa non molti genitori avrebbero dato psicofarmaci ai loro figli, ma oggi, purtroppo, molti lo fanno, credendo che siano necessari.<br /><br />Un altro motivo per divulgare notizie bizzarre e fare accettare l’esistenza di ibridi animali-umani potrebbe essere quello di svilire il DNA umano, facendo vedere con chiarezza la possibilità di manipolarlo e di creare esseri con le caratteristiche che si desiderano, esaltando in tal modo la scienza a spese del valore dell’uomo. Si vuole calpestare la natura umana, relegandola a mero “materiale” genetico da utilizzare in laboratorio quando e come si vuole. Si vuole ridurre l’uomo ad un “corpo” “prodotto” dalla Scienza.<br /><br />La notizia della produzione in serie di esseri ibridati potrebbe persino avere scopi di indagine. A detta di alcuni, divulgare la notizia della prossima produzione di esseri ibridi che saranno venduti come “animali da compagnia” potrebbe essere un piano per effettuare una sorta di test allo scopo di vedere come le persone reagiscono a questo, se lo accettano, oppure se si rendono contro di dover chiedere spiegazioni sulla derivazione genetica di questi esseri. <br />Se verranno accettati passivamente, gli stegocrati dedurranno di aver raggiunto un ottimo livello di potere, persino in materia di libertà di manipolazione genetica. <br />I Genpets vengono mostrati sempre e soltanto impacchettati, come se anche la “confezione” facesse parte del test. In effetti, è un’immagine che può turbare: piccoli mammiferi che sembrano un incrocio fra umani e cani, impacchettati e esposti come giocattoli. E’ come dire: “E’ soltanto un corpo, su cui noi abbiamo potuto fare ciò che volevamo, abbiamo il potere di creare e di distruggere”.<br />Sul sito della Bio-Genica c’è addirittura il catalogo illustrativo, e anche altri siti lanciano messaggi di tipo pubblicitario, come “Sono arrivati i Genpets!”. Ci si augura di cuore che si tratti di robot elettronici, altrimenti sarebbe davvero un fatto assai grave. <br />I Genpets hanno occhi enormi, la testolina grande rispetto al corpo (come i neonati), e il muso piccolo, perché secondo numerosi studi di psicologia, gli occhi grandi, la bocca piccola e la dimensione della testa tipica dei neonati suscitano tenerezza, desiderio di accudire, affettività. In poche parole, farebbero emergere l’istinto materno. <br />Se si dovesse trattare di una burla, com'è probabile, chiediamoci perché le autorità permettono queste cose. Perché non bloccano e sanzionano la Bio-Genica? E' un reato dichiarare falsità sui propri prodotti. <br />Anche se viviamo in un contesto culturale in cui gli animali subiscono spesso gravi maltrattamenti, non dobbiamo perdere di vista il valore che ogni vita esistente ha, e non si dovrebbe permettere a nessuno di burlarsi della vita animale e umana. <br /><br />Considerando lo stato attuale della Scienza, ovvero in gran parte finanziata e controllata dallo stesso gruppo che detiene il potere finanziario, economico, politico e mediatico, i problemi morali da sollevare riguardo agli esperimenti genetici sono di vasta portata. <br />Innanzitutto, se le persone che dominano sono capaci di uccidere persone inermi e di far morire di fame milioni di bambini, come potremmo credere che nel settore genetico agirebbero in modo corretto ed etico? <br />Poi: gli esseri paraumani potrebbero essere destinati ad una sofferenza ben maggiore rispetto a quella che tocca agli umani e agli animali non ibridati, poiché solleverebbero gravissimi problemi di accettazione e di definizione della loro natura. Se già a questo mondo, fra umani, pur essendo geneticamente simili, esistono forme di feroce razzismo e discriminazione, immaginiamo cosa potrebbe accadere se dovessero essere creati esseri ibridati paraumani. <br /><br />Non è difficile capire che lasciare nelle mani di criminali il potere di agire anche sul Dna umano è pericolosissimo. La comunità internazionale dovrebbe chiedere conto di ciò che sta accadendo nei laboratori di ingegneria genetica, perché quello che vi accade riguarda tutti noi. Non bisogna accettare che gli stegocrati si prendano gioco di noi testando la nostra tolleranza alle loro mostruosità.<br />Occorre svegliarsi e sottrarre il potere dalle mani di mostri che generano mostri. <br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell'articolo occorre richiedere l'autorizzazione scrivendo all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE <br /><br />1) http://www.teresio.splinder.com/post/4981098<br />2) http://www.terraeliberazione.org/terraeliberazionedoc.htm<br />3) fonte: National Geographic News del 25 gennaio 2005<br />http://news.nationalgeographic.com/...5_chimeras.html<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-1750056832681970857?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com31tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-72678723153724067562008-09-16T04:39:00.001-07:002008-09-16T04:39:37.553-07:00Mostri genetici, robot o test per valutare le reazioni delle masse?<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/hbxO1vTK9KU' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/hbxO1vTK9KU'/></object></p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-7267872315372406756?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-6720595221560683382008-09-12T04:41:00.000-07:002008-09-12T11:54:21.345-07:00COME IL PRESIDENTE NAPOLITANO CALPESTA LA COSTITUZIONE ITALIANADi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Molte volte abbiamo sentito l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esortare gli italiani a rispettare la Costituzione. <br />Mi chiedo quale possa essere il significato o lo scopo di tali appelli, dato che la maggior parte degli italiani è fiera della Costituzione, e non ha mostrato alcuna bizzarria anticostituzionale. <br />Analizzando i fatti, c’è da chiedersi se i continui appelli sono fatti allo scopo di convincerci che lo stesso Napolitano sia rispettoso dei principi della nostra Costituzione. <br />Le “bizzarrie” anticostituzionali e le stridenti contraddizioni fra quello che dicono e quello che fanno le nostre autorità sono ormai sotto gli occhi di tutti.<br />In particolare, Napolitano, che nella teoria osanna la Costituzione, nei fatti la calpesta in vari modi, per omissione o con atti espliciti. <br />L’esempio più lampante è quello relativo al sostegno al “Nuovo Ordine Mondiale”, ossia ad un potere straniero su un paese che sulla base della Costituzione dovrebbe essere libero e democratico. <br />Il nostro presidente, come molti sanno, ha svelato chiaramente la sua posizione a favore del Nuovo Ordine Mondiale nel novembre del 2007. Nel suo discorso ufficiale fatto in occasione della festa delle forze armate, egli ha chiesto "un concreto impegno per... contribuire alla costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale". Sarebbe come chiedere ai cittadini di andare contenti e saltellanti verso una terribile prigione. <br /><br />Inoltre, Napolitano si guarda bene dal difende la sovranità del popolo e i diritti dei cittadini italiani sanciti dalla Costituzione.<br />Ad esempio, egli non ha mai difeso i diritti dei cittadini di Vicenza, che rifiutano gli arsenali statunitensi protesi a fomentare nuove guerre. L’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, il 16 gennaio 2007, da Bucarest annunciò che è "doveroso mantenere gli impegni con gli alleati", dimenticando che il primo impegno dovrebbe essere quello preso con i cittadini, che si aspettano che si governi nell'interesse della popolazione e non per favorire il bellicismo americano. <br />Il governo Prodi, con queste parole, e contro la volontà popolare, approvava la nuova base militare al Dal Molin, che nasce dall'idea criminale di "guerra preventiva", ossia per attuare aggressioni contro i popoli del Medio Oriente. <br /><br />Il dissenso degli italiani alle guerre preventive è pressoché totale, e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a Vicenza è molto forte ad oggi. <br />Eppure, avete mai sentito un discorso, o anche una sola frase di Napolitano a difesa del diritto territoriale dei cittadini vicentini? Io no. <br /><br />In altri casi Napolitano ha addirittura parlato contro i cittadini. <br />Specie negli ultimi anni, i telegiornali hanno mostrato cumuli di spazzatura, parlando di "emergenza rifiuti" in Campania, ma si sono guardati bene dallo spiegare come mai le società preposte alla raccolta dei rifiuti non hanno fatto il loro dovere, e perché le autorità non sono intervenute adeguatamente. <br />La situazione dei rifiuti in Campania è peggiorata dall’estate del 2006, periodo in cui sono iniziate le proteste contro la costruzione di discariche e inceneritori sul territorio campano. I rifiuti non sono più stati ritirati, fino ad arrivare ad accumulare 7000 tonnellate al giorno di immondizia sparsa per la Campania. La situazione d'"emergenza" è servita a fare incassare a "subcommissari" e "consulenti" di vario genere almeno 9 milioni di euro, per "Consulenze di esperti", fatte dal 2000 al 2005. Si trattava sostanzialmente di pagamenti clientelari a sostenitori politici di destra e sinistra. Altro caos fu creato fra gli impiegati pubblici, che furono messi nelle condizioni di non svolgere il loro lavoro, mentre il servizio veniva affidato a società private, che avrebbero dovuto organizzare la raccolta differenziata, ma incassavano denaro senza adempiere alle loro funzioni. (1) <br />Dopo aver creato la situazione di "emergenza", le autorità hanno usato tale situazione per invocare "interventi speciali", in deroga ad ogni minimo principio di rispetto dell'ambiente e della salute. Si leggeva nel decreto: "Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attuare un quadro di adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania... Ravvisata l'esigenza di disporre per legge l'individuazione e la realizzazione delle discariche necessarie per lo smaltimento dei rifiuti a fronte dell'impossibilità di provvedervi in via amministrativa... Tenuto conto della grave situazione in atto nel territorio della regione Campania in materia di rifiuti, al fine di consentire anche l'espletamento delle attività di presidio dei siti da destinare a discarica... sono attivati i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in provincia di Benevento... In deroga all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1° gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicate misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti". <br /> <br />Con questo decreto, le autorità mostrarono un comportamento autoritario e antidemocratico, arrogandosi poteri illimitati (cioè che non possono essere limitati dalla sovranità popolare), come avveniva durante il fascismo. Come ai tempi del fascismo, le vittime diventavano colpevoli (e dovevano pagare), come fece capire Napolitano che, anziché spiegare la verità dei fatti, si scagliò contro i napoletani, rimproverandoli per gli "assurdi atti di vandalismo". Chissà come si sarebbe comportato lui, se fosse stato costretto a pagare bollette salate e a tenere sotto la finestra cumuli di spazzatura fatiscente.<br /><br />Il governo, con la complicità delle autorità locali, per dare profitti enormi alla Fibe, società del gruppo Impregilo accusata di collusione con la camorra, fece in modo che la raccolta differenziata dei rifiuti subisse gravi sabotaggi, e che venisse creata una situazione sconcertante, esponendo i cittadini ad una condizione invivibile e con gravi pericoli per la salute. L'obiettivo era quello di poter ricattare i cittadini dicendo: "se non volete questa condizione disastrosa dovete accettare tutto quello che vogliamo imporvi. Cioè, gli inceneritori e la riapertura delle discariche dove vogliamo noi". <br />Il presidente della repubblica Napolitano e il commissario straordinario Bertolaso si prestarono alla sceneggiata, che avrebbe dovuto rendere i cittadini campani più docili nell'accettare gli inceneritori. In altre parole, si trattava di costringere ad accettare, con l'arma della disperazione, una soluzione proposta come "male minore", ma che in realtà è la peggiore, in quanto saccheggia le casse pubbliche a favore di alcuni imprenditori, e devasta l'ambiente e la salute dei cittadini.(2) <br />Giorgio Napolitano, Guido Bertolaso, Antonio Bassolino e altre autorità hanno recitato la loro parte invocando "Soluzione in dieci giorni" e "basta ritardi". In realtà si trattava di imporre l'apertura delle discariche, senza tener conto dell'opposizione dei cittadini. Mentre Napolitano avvertiva: "Lo Stato faccia sentire la sua autorità. Servono decisioni indispensabili: basta ritardi", Romano Prodi redarguiva: "Il governo ha preso le sue decisioni, adesso bisogna metterle in atto con assoluta fermezza".(3) <br />Questo significava mettere davanti a tutto gli interessi delle società camorristiche e fregarsene della salute e dei diritti dei cittadini, calpestando i diritti garantiti dalla Costituzione.<br />Oggi l’attuale governo “risolve” i problemi a colpi di manganello e schierando l’esercito, eppure Napolitano tace. <br />Non una parola contro la grave corruzione delle istituzioni, non una parola a favore delle voci dei cittadini che chiedono proprio il rispetto dei principi costituzionali.<br /><br />Nel discorso di fine anno, il Presidente Napolitano utilizzò un tipo di comunicazione falsa e ipocrita. Egli dichiarò:<br />"Ho visitato istituti di ricerca e di formazione, che possono ben vantare il titolo di centri di eccellenza, questi sono fatti e sono motivi di fiducia nell'avvenire dell'Italia. Il problema sta nel come valorizzare e incoraggiare dovunque nel paese questo dinamismo, nel come trasmettere questi impulsi all'intero sistema Italia, puntando sull'innovazione e sul merito. Privilegiando fortemente l'istruzione, così da giungere via via ad un più alto tasso di crescita, a una crescita più sostenuta e generale in cui sia pienamente coinvolto il mezzogiorno".(4) <br /><br />Che istituti di ricerca ha visitato il presidente? L'Istituto Nazionale di Ricerca (CNR) è un luogo in cui ben 2500 persone, su settemila, sono precarie e percepiscono uno stipendio da fame. Ovviamente, i ricercatori più brillanti vanno a lavorare all'estero. Questa non è certo una situazione eccellente. <br />Napolitano vuol far credere, parlando di "innovazione e merito", di essere così tanto rimbambito o ingenuo da non sapere che in Italia attualmente esiste un sistema clientelare e corrotto, sorretto dai partiti. <br />Inoltre, Napolitano fa intendere il luogo comune che il mezzogiorno non sia "dinamico" a sufficienza, facendo credere che se il Sud Italia non si è ancora sviluppato economicamente è per motivi da imputare ai suoi abitanti. Questo è storicamente errato, poiché il sistema, già dopo l'Unità d'Italia, ha favorito una serie di pregiudizi negativi verso i meridionali, per nascondere lo sfruttamento del Sud a favore del Nord. Oggi esistono diversi impedimenti allo sviluppo del Sud (mafia, corruzione, clientelismo dei partiti, ecc.), come molti italiani sanno.<br />Il presidente disse anche di essere scosso "dall'orribile rogo di Torino", ma non ebbe il coraggio nemmeno di citare il nome della società responsabile del crimine. Egli rimase nel vago, com'è tipico della propaganda. <br />Napolitano parlò di "interesse generale", senza considerare l'usurpazione del potere da parte di un ristretto gruppo di persone, e come queste persone impediscano, con tutti i mezzi possibili, che la politica si occupi davvero dell'interesse generale. <br />Parlando della guerra in Afghanistan, Napolitano, nel discorso di fine anno, utilizzò parole come "missioni", "pace e sicurezza internazionale", "aggressività del terrorismo", e "militari... che affrontano l'estremo rischio". Le sue parole ricordano la propaganda delle autorità statunitensi. Nessun cenno alle migliaia di morti afghani (a questi morti non sarà mai dedicato nemmeno un minuto di silenzio), né ai mutilati dalle bombe americane, né a come l'Afghanistan è stato trasformato in un paese produttore di droga e controllato da gruppi mafiosi a servizio di Washington. <br />Napolitano definisce le autorità statunitensi il "maggiore storico alleato", come si trattasse di persone rispettabili e di un'alleanza di cui essere fieri. <br />Il presidente ha anche detto che i soldati italiani all'estero conducono una "missione" nello "spirito della Costituzione Repubblicana". A meno che non sia gravemente affetto da qualche forma di imbecillismo, egli sa benissimo che la nostra Costituzione "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (Art. 11). Dire che andare ad uccidere afghani, sotto comando di chi ha distrutto il paese, sia in armonia con la Costituzione, equivale a dire l'assurdità che la nostra Costituzione contempli una "pace" a suon di bombe. Mistificare fatti che costano la vita, tutti i giorni, a centinaia di persone (e non soltanto in Afghanistan), significa diventare complici di chi si macchia di crimini contro l'umanità. <br /><br />In questi e altri fatti risulta evidente che Napolitano non è il presidente degli italiani ma del gruppo dominante (ma lo paghiamo noi e soltanto nel 2006 abbiamo pagato ben 217 milioni di euro solo per la presidenza della Repubblica), che serve con fedeltà e devozione, non risparmiando a nessuno le conseguenze di un mancato rispetto dei valori democratici. <br />I suoi discorsi non sono finalizzati a migliorare il paese o ad auspicare nuove soluzioni ai problemi, ma sono soltanto propaganda della peggiore specie. Tanto bieca quanto ammantata da un ributtante paternalismo, finalizzato a renderci sudditi di un potere spietato, che non esita a torturare, mutilare o uccidere persone inermi. <br /><br />Rendiamoci conto che se egli è così zelante nel sostenere persone che praticano crimini orrendi, lo sarebbe anche nel caso in cui le vittime da torturare, mutilare o uccidere fossero italiane e non irachene o afgane. <br />La questione è dunque da ritenere assai più grave del dover constatare semplici farneticazioni di un vecchio. <br />Quel vecchio, anche se non ha poteri concreti, dovrebbe rappresentare l’unità della nazione e il rispetto delle leggi fondamentali del paese.<br />Per concludere, si potrebbe fare un appello agli italiani: fate rispettare la Costituzione alle autorità attuali, e se non la rispetteranno rifiutate di continuare a votare persone che già sapete essere corrotte.<br />Il modo migliore per rispettare la Costituzione è cacciare tutti gli attuali personaggi dagli scranni delle istituzioni, Napolitano compreso. <br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell'articolo occorre richiedere l'autorizzazione scrivendo all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE <br /><br />1) A questo proposito si veda www.report.rai,it<br />2) A questo proposito leggere http://www.disinformazione.it/rifiuti_campania.htm<br />3) “La Repubblica”, 23 maggio 2007.<br />4) Napolitano Giorgio, Discorso di fine anno agli italiani a reti unificate, 31 dicembre 2007.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-672059522156068338?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com16tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-47680197841222737592008-09-11T04:22:00.001-07:002008-09-11T04:22:03.288-07:00Le manipolazioni e il controllo di Rupert Murdoch (ITA) Parte 1<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/MgJCbkU3YXo' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/MgJCbkU3YXo'/></object></p><p>Un esempio concreto di come i “magnati” dei mass media vengono incaricati di creare false realtà e di manipolare l’opinione pubblica. Succede ormai in tutti i paesi del mondo, con tutto quello che ne deriva. <br />Chi domina conosce il peso di chi è in grado di uscire dalla manipolazione, per questo fa in modo che ci siano pochissime persone capaci di farlo, utilizzando massicci condizionamenti.<br />Questo video può essere utile per capire i metodi di controllo delle menti.</p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-4768019784122273759?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-76705531421581471822008-09-08T03:13:00.000-07:002008-09-08T03:38:02.907-07:00AUTORITA’ CRIMINALI E CULTI MISTERICI - Parte Prima - Abiti da carnevale per riti inquietantiDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Si parla spesso di “bizzarrie” che appaiono su Internet, ovvero di argomenti su cui aleggia lo spettro della bufala o del contenuto che attrae ma è irreale, singolare o stravagante. Il problema è che a volte si cerca di far rientrare in questa categoria anche argomenti molto importanti per capire il sistema in cui oggi ci troviamo. <br />Un esempio di ciò è l’argomento “culti misterici”. <br />Un culto misterico è un culto riservato a pochi, che prevede riti di iniziazione e di passaggio da un livello più basso ad uno più alto, il più totale segreto relativo al culto, alle cerimonie, e l’idea che il gruppo fornirà conoscenze esoteriche importanti. Non necessariamente i culti misterici sono religioni misteriche, talvolta, come nel caso delle società segrete, si tratta di gruppi che non dichiarano esplicitamente di adorare una precisa divinità. Tuttavia, l’idea che vengano svelate cose “misteriose” che sono appannaggio di pochi, suggerisce l’esistenza di “venerandi”, ovvero di una fonte da cui proverrà la conoscenza esoterica. <br /> Nonostante su Internet esistano molte fonti che parlano di sette esoteriche, di massoneria e di gruppi di potere occulti, non bisogna fare l’errore di dare per scontato questi argomenti, sottovalutandoli o scambiandoli per argomenti “sui generis”.<br />Ci sono innumerevoli prove, talvolta date dagli stessi interessati, che gli attuali personaggi al potere si valgono di associazioni o culti misterici per alimentare il loro potere e per scongiurare il pericolo che salgano al potere personaggi non controllabili. <br />Dunque, studiare con serietà un tale argomento può aggiungere nuove conoscenze su come agiscono i personaggi che oggi esercitano potere sui popoli, su come essi formano il ceto dirigente e come cercano in tutti i modi di tenerlo soggiogato per potersi garantire il dominio sui popoli. Da molti elementi si inferisce che è proprio attraverso le logge, i culti segreti e la mafia che queste persone continuano a tenere sotto controllo le autorità, curandosi di formarle e di obbligarle al segreto circa aspetti del sistema evidentemente inconfessabili. <br />L’uso di queste formazioni conferma, se ce ne fosse bisogno, la natura criminale del sistema, che ha bisogno di manipolare e controllare per continuare ad esistere. <br /><br />I gruppi segreti di natura massonica servirebbero a controllare mentalmente chi è destinato a ricoprire cariche di potere. E’ come se alcune persone dovessero essere “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza, e magari motivandole truffaldinamente per renderle “legittime”. <br /><br />In effetti, organizzare guerre, uccidere o torturare persone inermi significa distruggere il sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”.<br />Per questo motivo sembrerebbe necessario far praticare a chi ricoprirà ruoli importantissimi, culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’uomo, o che inducono a credere che possano esistere principi, “valori” o ideologie che giustificano i crimini più terribili contro l’umanità.<br /><br />Esisterebbero due tipi principali di culti misterici: <br />1) quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricoprirà livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli;<br />2) quelli che appaiono come sette vere a proprie, poiché sono destinate soltanto ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi “scelti”. In tal caso il personaggio sarà chiamato ad aderirvi come fosse un “eletto”, ad esempio ricevendo una lettera da chi ha creato la setta. <br /><br />In quest’ultimo caso, i riti talvolta sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Ad esempio, nel gruppo chiamato Skull & Bones gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e successivamente subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango e a subire violenze con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratterebbe di tecniche elaborate dalla Cia al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegheranno fisicamente e mentalmente. Agli adepti verrebbe anche inculcata l’idea di essere superiori e di avere la “missione” di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma al contempo verrebbero abituati ad esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.<br />Questi rituali non sarebbero casuali, ma creati per influenzare gli adepti in un determinato modo. L’obiettivo sarebbe quello di far emergere aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, ad ingannare e a commettere azioni criminali. <br />E’ come “programmare la mente” ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che ciò sia giusto, e per poter raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorta di percorso “esoterico” atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti praticati in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere resi più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla di sottofondo. <br />Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza. <br />Nelle società segrete massoniche viene anche creato un clima di unita' e "fratellanza" molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa di importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene nella mafia. <br /><br />Sembrano cose talmente assurde da non poter essere vere, ma le prove e le testimonianze a sostegno di ciò sono ormai così numerose che ignorarle significherebbe agire come i personaggi di regime, che vedono soltanto quello che viene detto loro di vedere. <br />Storici come Paolo Mieli direbbero che tutto è casuale, che è casuale che quasi tutte le più importanti autorità inglesi e statunitensi siano membri di alto grado della massoneria, o che addirittura nel 2004, entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti appartenessero alla società segreta Skull & Bones (teschio e ossa - detta anche “Fratellanza della morte”).<br />La Skull & Bones fu fondata per “formare” l’èlite di potere statunitense, all’Università di Yale nel 1832, ad opera di William Huntinton Russell, che era colui che all’epoca si occupava della produzione e del commercio di oppio. Questa setta, a detta di molti, praticherebbe rituali simili a quelli praticati nel satanismo. La giornalista Alexandra Robbins è riuscita ad intervistare diversi adepti, ricavando un’immagine della setta a dir poco sconcertante. <br />Gli adepti si riunirebbero in un luogo chiamato “the Tomb” (la Tomba), luogo in cui si svolgerebbero i riti. Il marchio della setta appare in molti oggetti posseduti da coloro che l’hanno creata o che vi appartenevano (o vi appartengono), come John Pierpont Morgan, David Rockefeller, Henry Stimson, Averell Harriman, i Bush, i Taft, ecc.<br />All’interno della setta viene presentata una realtà gravemente squilibrata, eppure i suoi adepti diventano importanti industriali, dirigenti di grandi banche o altre organizzazioni importanti, o addirittura presidenti o consiglieri di presidenti.<br />I membri della setta sono soltanto poche centinaia, reclutati fra le più importanti famiglie miliardarie statunitensi. <br /><br />La Robbins, nel libro “Secrets of the Tomb” descrive alcuni riti che appaiono come un incrocio fra il carnevalesco e il paradossale, che meriterebbero una grossa risata, se non ci fossero risvolti tremendamente seri. Ad esempio, il giovane Bush, nel rito di iniziazione, sarebbe stato incappucciato e condotto da 11 patriarchi della confraternita travestiti come fosse carnevale: uno da Elihu Yale (fondatore dell’Università), uno da Papa, uno da diavolo, ecc. In questo clima farsesco l’iniziato doveva raccontare la propria “storia sessuale”, dopodichè sarebbe dovuto entrare nudo in una bara per masturbarsi. Il tutto veniva abbeverato da quantità esorbitanti di alcolici. <br />Ma secondo la Robbins tutto questo fare settario e bizzarro sarebbe “normale” negli ambienti dei miliardari statunitensi. Ella dichiara: “I più ricchi americani si comportano allo stesso modo quando partecipano a raduni esclusivi come quello che si tiene ogni anno a Sun Valley in Idaho”.<br />Considerato che si tratta di persone che hanno nelle loro mani il destino di milioni di persone, c’è proprio da stare tranquilli…<br /><br />Sia Kerry che Bush, candidati alla presidenza nel 2004, appartenevano alla setta Skull & Bones, e risposero imbarazzati quando un giornalista chiese loro se appartenevano alla setta e quali fossero i principi del gruppo. Bush ammise di appartenere alla setta e alle ulteriori domande rispose: “è così segreto che non possiamo parlarne”. Kerry rispose in modo analogo, ammettendo la sua affiliazione: “non (posso dire) molto perché è un segreto”.(1) <br />Due persone che aspirano a ricoprire una carica politica importantissima che confessano di avere “segreti” da rispettare, che non sono cose che riguardano fatti privati, ma un’affiliazione occulta. <br />Giurare di non rivelare qualcosa all’interno di una setta abitua ad un comportamento poco trasparente, assai pericoloso quando si tratta di ricoprire cariche di potere. <br />La loro fedeltà alla setta avrebbe sovrastato la necessità di agire per il bene del popolo, ponendo il proprio giuramento massonico al di sopra della fedeltà alla nazione. <br />Come diceva Joseph Pulitzer: «Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza”. <br /><br />Queste sette impongono il giuramento di “obbedienza totale” e segretezza, assoggettando così la persona al gruppo. Come nel caso della mafia, non si può disobbedire, svelare segreti o uscire dalla setta senza pagare un prezzo molto alto. Le persone che fuoriescono dal controllo saranno giudicate da appositi tribunali che prevedono anche la pena di morte. <br /><br />Oltre al gruppo Skull & Bones ci sarebbero molte altre sette di tipo analogo, come la cosiddetta “Società Boema” che si riunirebbe in California nelle ultime due settimane di luglio, praticando riti satanici che prevedono un’invocazione fatta ad una statua che rappresenta un gufo alto circa 7 metri. Parteciperebbero al rito parecchie importanti autorità, capi di Stato, industriali, ex presidenti statunitensi, ecc. Queste persone vestirebbero con una tunica con relativo cappuccio, ovvero la stessa veste indossata dagli adepti del Ku Klux Klan. <br /><br />Di fatto, negli Usa quasi tutti i presidenti e i vicepresidenti, molti senatori e deputati, giudici e governatori sono massoni. Questo può essere considerato come casuale da persone dotate di razionalità?<br />E’ massone di alto livello l’ex capo di governo inglese Tony Blair, egli è membro della Loggia massonica di Studholme (Londra). La stessa regina sarebbe la “Patrona della massoneria Internazionale”, come un capo su tutti i massoni di alto livello. Di tanto in tanto riunirebbe tali personaggi a Drewery Lane (Londra). Altri membri della Corona inglese, come il Duca di Edimburgo, sono membri di alto grado della massoneria. <br />Il deputato inglese Chris Mullins, attraverso un comitato d’inchiesta scoprì che molte autorità in seno alle forze dell’ordine e alla giustizia erano affiliate a sette segrete. <br />L’agente dell’Fbi ora in pensione, Ted Gunderson, che si occupava di investigare su culti e sette sataniche, scoprì attraverso varie fonti che molti giudici, avvocati, attori, sportivi, medici, deputati e senatori, erano affilati a sette di tipo massonico-satanico. <br /><br />Anche importanti capi di governo del passato, come Winston Churchill, erano massoni di alto grado. I gradi più alti sono di solito raggiunti soltanto da persone di sangue aristocratico o da alti ufficiali delle forze armate. Le persone che appartengono alle sette destinate soltanto a persone di “alto rango” vengono incoraggiate a sposarsi fra loro, per creare maggiore coesione tra i gruppi e per evitare che queste persone entrino a contatto con altre realtà che le “risveglino” e facciano scegliere loro altri percorsi più “normali”.<br />Tutto questo serve anche ad escludere gli “intrusi” dal potere, creando in tal modo un sistema controllato dall’alto e prevedibile. <br />Gli ambienti settari degli stegocrati (2) sono intrisi di un’alta valenza emotiva, che è un misto fra onnipotenza, sete di potere, avidità e paura. Si crea una rappresentazione della realtà alterata che può confondere fra ciò che è vero e ciò che è soltanto finzione. Si crea uno stato emotivo talmente alterato da non permettere alle vittime di avere una vita emotiva indipendente, o di uscire dal giro senza pagare un prezzo molto alto. <br />Molte di queste persone vivranno per tutta la vita esistenze emotivamente alterate, passeranno fra una festa, un rito e un impegno politico ( finanziario o economico) esibendo sorrisi stereotipati o falsi entusiasmi. Racconteranno cose assurde sul “nemico terrorista”, sulla “lotta del bene sul male”, o sul fatto che gli Usa sarebbero “una grande democrazia”.<br /><br />Il gruppo di stegocrati sa che l’unico modo per continuare ad avere potere è quello di controllare la mente di chi avrà ruoli di potere, e un modo efficace, evidentemente, è quello di controllarli attraverso gruppi massonici e satanici. Si tratterebbe dunque di utilizzare tali gruppi come uno strumento di potere sulle menti degli adepti. <br />I capi massonici vengono chiamati “maestri occulti” o “sovrani”.<br />Spiega Jordan Maxwell: “Gli ordini pre-massonici europei sostenevano che ci fosse una piccola teoria, una piccola entità spirituale che forniva una conoscenza per quello che i massoni chiamavano “i nostri maestri occulti”… si riferivano a chi guidava la massoneria mondiale… loro non sanno chi siano. Nessun massone sa realmente chi realmente guida l’organizzazione mondiale. Li chiamano “i nostri maestri occulti”.(3) <br /><br />Molti studiosi ritengono che i riti satanici e massonici siano molto più simili di quello che si crede. Secondo queste persone il Dio dei Massoni avrebbe un nome impronunciabile, ovvero sarebbe lo stesso Dio dei satanisti. La maggior parte dei massoni smentisce questo, ma alcuni, come Albert Pike, lo hanno ammesso. <br />Da laici sarebbe legittimo pensare che i “demoni” da loro adorati non sono altro che aspetti del sé inquietanti, ovvero la cosiddetta “Ombra” descritta da Jung. Tali riti potrebbero dunque avere lo scopo di alimentare questi aspetti per renderli più forti o più presenti, allo scopo di far diventare le persone capaci di comportamenti che altrimenti non avrebbero. In altre parole, si tratta di rafforzare i potenziali criminali al fine di forgiare persone che si comportino in modo utile al sistema, agendo sulla loro mente e instillando convinzioni mistiche o esoteriche che condizioneranno le loro scelte e il loro comportamento. Per questo di solito i riti posseggono un certo livello di violenza, e abituano a calpestare la dignità umana. <br />Qui non si vuole certo sottovalutare il potere del pensiero. Come i fisici più all’avanguardia ci insegnano, il pensiero è energia che può creare demoni e qualsivoglia realtà, rafforzando alcuni aspetti della psiche e indebolendone altri.(4) <br />(CONTINUA – PARTE SECONDA)<br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-7670553142158147182?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-91990237502954933912008-09-08T03:00:00.000-07:002008-09-08T04:02:20.688-07:00AUTORITA’ CRIMINALI E CULTI MISTERICI - Parte Seconda - I Fratelli d’Italia chiamati a fregare l’ItaliaDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />La Massoneria propriamente detta, ovvero quella che permette anche a decine di migliaia di persone di aderire, dal punto di vista ideologico appare come un calderone in cui c’è tutto e il contrario di tutto: si propone come “tollerante” ma di fatto rappresenta un modo efficace per controllare le menti; si presenta come “umanistica” ma risulta soprattutto un modo per spogliare gli umani della loro umanità. <br />Le logge massoniche servono, nonostante il volto rispettabile che può essere dato, non solo a controllare le persone, ma anche ad organizzare e ad attuare una serie di crimini di vario genere: corruzione di funzionari, attentati terroristici, colpi di Stato, eliminazione di personaggi scomodi, ecc. <br />Anche se le società segrete possono acquisire nomi diversi, esse sono controllate da un unico centro di potere, che fa capo agli stegocrati, ovvero a coloro che hanno nelle loro mani il potere finanziario, economico, politico e mediatico. <br />Credere che queste associazioni possano avere scopi positivi sarebbe come credere che le banche operano per il bene dei popoli. <br />Come tutte le creazioni dell’attuale gruppo di potere, la natura evidente della massoneria risulta l’opposto rispetto alla sua verità, ma la maggior parte degli adepti non se ne accorge, ignorando ciò che avviene ai livelli più elevati. <br />Certamente esistono adepti che non sono affatto criminali, e che, anzi, sono persone per bene che credono con sincerità ad un presunto scopo positivo dell’associazione. Ma non dobbiamo dimenticare che se oggi ci troviamo nella situazione in cui siamo è per la credulità e l’ignoranza (intesa come non conoscenza del vero sistema attuale) di molte persone. Non essere capaci di riconoscere i tanti tranelli messi in atto dal gruppo dominante costa caro a tutti.<br />La maggior parte delle persone che aderiscono alla massoneria crede che i precetti della massoneria siano quelli che vengono loro insegnati, e alcuni ignorano persino che esistano alti livelli in cui i principi propagandati si ribaltano. Quasi tutti gli adepti non vanno oltre il terzo o quarto livello. Evidentemente, c’è una doppia faccia nella massoneria: per la maggior parte è un’associazione storica con principi “liberali” e “umanistici”, ma per chi la crea e la manovra è soltanto una fonte per controllare, formare e dirigere coloro che potranno avere ruoli importanti nei settori chiave del potere. <br /><br />Ad oggi, la massoneria è un argomento poco trattato, che viene ammantato di mistero, come se non fosse possibile capire che molte autorità e personaggi che ricoprono ruoli finanziari, economici, mediatici e politici importanti sono quasi sempre massoni di grado elevato. Anche la mafia è stata per molto tempo ammantata da un alone di mistero, anche quando sapevano tutti che esisteva e quale ruolo avesse. <br />Esiste un forte legame fra mafia e massoneria.<br />I vertici mafiosi, per poter meglio coordinare alcune operazioni, sono strettamente collegati ai servizi segreti come la Cia e l’MI6, e alle logge massoniche.<br /><br />L’Italia è stata messa sotto il controllo della massoneria sin dall’Unità, attraverso personaggi come Garibaldi, che era un noto massone di alto livello. Garibaldi ebbe il 33° grado della massoneria, che gli inglesi concedevano ai dittatori Sud Americani o a coloro che si mettevano completamente ai loro servigi. La spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con somme enormi, parecchi milioni di dollari attuali. In realtà la Corona inglese ha utilizzato la massoneria, non per unire l’Italia, come è stato detto, ma per imporre a tutti gli italiani il potere (controllato) dei “Fratelli d’Italia”.<br />Lo storico Salvatore Lupo scrisse che "durante la cospirazione risorgimentale esisteva una rete clandestina ispirata alla massoneria".(5) <br />Il pentito Antonino Calderone raccontò anche che la massoneria fungeva da canale per stabilire i contatti fra funzionari statali e mafiosi. <br />Secondo il giudice Agostino Cordova la massoneria è da ritenere "'il tessuto connettivo della gestione del potere". All'interno di essa si trovano i personaggi più disonesti e corrotti. Negli anni Novanta, in Italia, c'erano 146 massoni indagati per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati di riciclaggio di titoli rubati. Fra gli iscritti alle logge figuravano anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di "impedire le indagini".(6) <br />Secondo il pentito Leonardo Messina, la collaborazione fra mafiosi e massoneria non è affatto rara, al contrario, quasi tutti i capimafia frequentano assiduamente le logge massoniche, e l'intero vertice di Cosa Nostra è affiliato alla massoneria. Mutolo parlò delle logge come di "un punto d'incontro per tutti". Ciò fa emergere la consonanza di interessi, di ruoli e di metodi. La stessa strategia di mascherare, occultare o nascondere appartiene sia alla mafia che ai servizi segreti e alle logge massoniche. Si parla di "servizi deviati" o di massoneria "deviata" per proteggere un presunto ruolo corretto di queste organizzazioni, ma in realtà esse sono per loro natura inclini al segreto e al controllo. Se operano per nascondere significa che hanno qualcosa da nascondere. <br />Pur dovendo constatare gli stretti legami fra massoneria e mafia, occorre fare alcune distinzioni. La mafia, avendo come scopo anche quello di soggiogare la popolazione, non può essere completamente occulta, al contrario, essa deve dare chiari segnali alla popolazione della sua esistenza. Tutti sanno chi sono i mafiosi e dove abitano, e molti sono costretti a prendere atto degli omicidi commessi dalle cosche. I mafiosi continuano ad abitare nelle zone di origine, anche quando ormai sono assai noti, gli unici a non sapere chi sono e dove abitano sono le istituzioni, dato che non li fanno arrestare. Molte famiglie mafiose, come ad esempio quella dei Corleonesi, erano state identificate già negli anni Cinquanta, ma soltanto nel periodo del pool si ebbe una vera strategia per abbattere il loro potere. <br />E’ vero che per molti anni le autorità hanno cercato di negare l’esistenza della mafia, ma nel sud le persone sapevano benissimo che c’era, e dovevano saperlo per esserne soggiogati, o perché erano costrette a pagare il pizzo. <br /><br />Persone come Falcone e Borsellino avevano capito i legami fra mafia e massoneria, e per questo sono state condannate a morte. Più recentemente, anche magistrati come De Magistris e Woodcock hanno scoperto stretti legami fra politici, mafiosi e massoni. Talvolta un personaggio può appartenere a tutte e tre le categorie. Esistono reti di grave corruzione scoperte da De Magistris, che per questo è stato messo nelle condizioni di non poter continuare le sue indagini. <br />La massoneria italiana raccoglie molti personaggi del panorama finanziario, economico, mediatico e politico italiano, in totale segreto, anche se per le nostre leggi è illegale creare associazioni segrete. <br />Come molti sanno, in Italia è stato realizzato il piano della cosiddetta Loggia Propaganda 2, per evitare che gli italiani pretendessero una maggiore apertura democratica. <br />La Legge n.17 del 25 gennaio 1982 (detta Legge Anselmi), fu approvata in seguito allo scandalo della Loggia Propaganda Due, con lo scopo di sciogliere la P2 e rendere illegali tutte le associazioni segrete con obiettivi analoghi. La legge ribadiva un principio presente nella Costituzione Italiana, al secondo comma dell'articolo 18, che considera illegali le associazioni segrete con scopi politici e a carattere militare. Questo faceva apparire il pericolo come scampato e dava l’idea che ormai appartenesse al passato. Di fatto però non si fece nulla per impedire che salissero al potere i personaggi che agivano per realizzare il piano della P2. Il sistema agì come un prestigiatore: mostrava una realtà che non esisteva, mentre ne realizzava un’altra, proprio quella che faceva apparire come smascherata e distrutta. Sotto i nostri occhi ci è stata data la fregatura. <br /><br />Secondo la giornalista Concita De Gregorio, che ha intervistato Licio Gelli, la “strana” attività di questo inquietante personaggio non appartiene certo al passato.<br />Spiega la De Gregorio: “(Gelli) è un uomo… (che) lavora a pieno ritmo, ha vari uffici in cui riceve ospiti ogni giorno… ha un’agenda fittissima e una serie di segretarie che lavorano per lui a tempo pieno. Io l’ho incontrato a villa Wanda, ad Arezzo, nella sua abitazione… è in grande attività, riceve personalità straniere, politici, imprenditori… per la gran parte italiani, ed è un uomo… che ha come un crocevia di affari internazionali… stupisce questo disinteresse che c’è attorno alla figura di Gelli, che è come se appartenesse al passato, in realtà appartiene al presente, è lì e lavora… il suo piano si è realizzato, nell’intervista… ha parlato di uomini politici attualmente in carica, fa dei nomi che sono ancora quelli, la classe politica di allora è la stessa di oggi, è difficile immaginare che anche i progetti, i programmi siano cambiati… alla fine il progetto realizzato è quello di Gelli”.(7) <br /><br />Non è difficile immaginare di che “lavoro” si tratti, visti i precedenti, e nemmeno i personaggi che chiedono le sue “consulenze”. Del resto, lo stesso Gelli non nega il potere che la loggia che egli “dirigeva” ha avuto nel creare, com’era nei piani, un sistema dittatoriale dotato di parvenza democratica. <br /><br />Dunque, non c’è dubbio che anche in Italia i gruppi massonici hanno esercitato ed esercitano un potere antidemocratico, attraverso la creazione di una vasta rete sotterranea che riunisce i personaggi più importanti in molti settori, per “affiliarli” e controllarli. Chi è fedele all’affiliazione è colui che ha più probabilità di avere fama, soldi e potere. Chi è affiliato è una pedina (più o meno importante) controllabile, fedele e manovrabile. <br /><br />Il principio di segretezza della massoneria permette di agire in modo illegale e criminale senza essere perseguiti, e spesso senza far capire chi sono i responsabili e come abbiano agito. <br /><br />Come denunciò John Kennedy poco tempo prima di essere ucciso: “La parola ‘segretezza’ è ripugnante in una società aperta e libera, e noi come popolo ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti, e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza”.(8) <br /><br />La segretezza protegge le attività criminali delle autorità, e dunque conferisce un potere assoluto ad alcune persone, che potranno commettere qualsiasi crimine senza essere perseguite. <br />Quando viene sollevato seriamente il problema della massoneria e della segretezza, alcune autorità intervistate ci scherzano sopra come a prendere in giro e ad additare come bizzarre tutte le persone che si accorgono di queste realtà. Deridere, etichettare come “cospirazionisti” e “paranoici” o trattare come persone strane e sospettose, sono metodi per far cadere nel vuoto le accuse di chi si accorge che c’è un gruppo di potere che utilizza metodi criminali per continuare a dominare. Cercando di screditare coloro che sollevano il problema cercano anche di evitare di fare la dovuta chiarezza.<br /><br />Anche le autorità vaticane si valgono di un’organizzazione che ricalca la struttura e le funzioni tipiche di un’organizzazione massonica, ovvero l’Opus Dei. Per molti autori si tratta di un centro potentissimo, che, insieme alla Curia Romana si occuperebbe di proteggere ed estendere il potere e gli affari del Vaticano, anche attraverso mezzi di arricchimento finanziario ed eliminando tutto ciò che potrebbe intralciare. L’Opus Dei è diffusa in molti paesi del mondo, e si occuperebbe anche di controllare le cariche ecclesiali di alto grado. <br /><br />Secondo alcuni antropologi i culti misterici contengono ideologie che mirano al potere assoggettando persone che poi saranno utilizzate per i propri scopi. Il satanismo appartiene a questa categoria, come anche le sette segrete che professano altre finalità. <br />Ogni tanto alcuni personaggi, come l’ex Gran Maestro Giuliano di Bernardo, denunciano aspetti strani della massoneria, ma queste persone parlano di “massoneria deviata”, facendo credere che la massoneria in quanto tale sarebbe un’organizzazione accettabile. Si trascura di parlare degli aspetti perlomeno strani di questa organizzazione. Non si spiega il persistere di un’organizzazione segreta che nel passato dichiarava di avere motivazioni “cospirative” contro i regimi dittatoriali e assolutistici dell’epoca. Oggi, che ci dicono di essere in una democrazia, quali scopi avrebbe la segretezza? <br />Quale scopo avrebbe la ritualistica, se non si tratta di una religione?<br />Perché gli alti gradi vengono tenuti nascosti alla maggior parte degli stessi adepti?<br />Perché aderiscono alla massoneria generali, giudici, alte cariche dell’esercito, finanzieri, imprenditori e politici fra i più importanti? Quale sarebbe lo scopo di ciò all’interno di una presunta “democrazia”? E perché la maggior parte di essi nasconde di essere massone, specie se si tratta di persone influenti? <br /><br />Esistono, com’è noto, segni e simboli che svelano l’appartenenza alla massoneria, alcuni dei quali sono riconosciuti soltanto dagli stessi massoni, e fungono da segnali segreti per ricondurre persone di diversa nazionalità o sconosciute fra loro ad uno stesso “territorio”. Esistono segnali scambiati mentre si porge la mano, speciali saluti, oppure piccoli oggetti (anelli, spillette, ecc.) che possono essere posseduti soltanto da massoni. <br /><br />La dottoressa antropologa Cecilia Gatto Trocchi scoprì come personaggi che utilizzavano diverse ideologie poi convergevano con disinvoltura nella massoneria o nei culti esoterici: “ Ho scoperto tutta una lunga corrente di persone che sono passate dal marxismo all’esoterismo… nelle logge si legge l’inno a Satana di Carducci… è una visione spiritualista che si contrappone a quella cristiana”.(9) <br />Questo proverebbe la funzione manipolatrice delle ideologie dominanti, al pari con i culti misterici di natura massonica. <br /><br />Che razza di persone sono quelle che si mettono nude in una bara, che fanno pratiche sessuali davanti al gruppo o si fanno umiliare sessualmente? Che promettono segretezza e si fanno manipolare mentalmente da un presunto “maestro occulto”? Cosa penseremmo comunemente di persone che si comportano così? Come minimo che hanno qualcosa che non quadra e che dovrebbero farsi seguire da qualcuno, eppure queste persone non soltanto passano per essere “normali”, ma addirittura ricoprono cariche importantissime. <br /><br />Le domande sono: possiamo continuare ad accettare che questo genere di persone governi il mondo? <br />Perché mai dovremmo accettare che persone così squilibrate esercitino un potere enorme sui popoli del mondo? <br /><br />Ci si augura che molte persone non cedano all’inganno di credere che queste cose non siano vere o che chi le solleva è solo un “paranoico complottista”. <br />Non è chi denuncia tutto questo ad essere squilibrato, ma chi lo crea e lo pratica.<br />Per quanto queste cose appaiano assurde e incredibili, purtroppo sono vere: siamo imprigionati in un sistema guidato da persone mentalmente compromesse, che si spacciano per autorevoli personaggi, e le nostre autorità, essendo loro complici, ce le presentano come tali. <br />Chi volesse approfondire l’argomento troverà molti libri di notevole qualità, che chissà perché non vengono mai discussi nei salotti televisivi.<br />L’unica strada percorribile è quella di divenire coscienti della vera realtà, e rigettare completamente tutti gli attuali criminali al potere.<br />Conoscere la natura dell’attuale potere criminale è il solo modo per poter diventare consapevoli e poterlo distruggere. Come qualcuno ha detto, non c’è libertà finché si è soggetti all’inganno. <br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell'articolo occorre richiedere l'autorizzazione scrivendo all'indirizzo e-mail giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE<br /><br />1) http://www.youtube.com/watch?v=sfM6ezcgiYA&feature=related<br />2) Per capire chi sono gli stegocrati si veda: http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/03/lipotesi-stegocratica-parte-prima-il.html<br />3) Millennium 2000, filmed in 1993<br />http://it.youtube.com/watch?v=BVzmKq0aaUg&feature=related<br />4)A questo proposito si veda: http://www.youtube.com/watch?v=-1IL9l6Z8rA&feature=related<br />5) Lupo Salvatore, "Storia della mafia", Donzelli Editore, Roma 1996, p. 59.<br />6) Nicastro Franco, Mafia, 007 e Massoni, Edizioni Arbor, Palermo 1993, p. 186.<br />7) “Primo Piano”, RaiTre, http://www.youtube.com/watch?v=AnV59_dIhSU&feature=related<br />8) Discorso pronunciato il 27 Aprile 1961 dal Presidente John Fitzgerald Kennedy al cospetto dei massimi rappresentanti della Stampa USA (la American Newspaper Publishers Association) riuniti presso l’Hotel Waldorf-Astoria di New York.<br />9) http://it.youtube.com/watch?v=_YNo1AO92Q4&feature=related<br /><br /><br /><br />BIBLIOGRAFIA<br /><br />Gatto Trotti Cecilia, “Storia esoterica d’Italia”, Piemme 2001.<br />Lupo Salvatore, "Storia della mafia", Donzelli Editore, Roma 1996.<br />Nicastro Franco, “Mafia, 007 e Massoni”, Edizioni Arbor, Palermo 1993.<br />Pantaleone Michele, “Mafia e politica”, Einaudi, Torino 1962.<br />Pinotti Ferruccio, “Fratelli D’italia”, BUR, Milano 2007.<br />Tranfaglia Nicola, “La mafia come metodo”, Laterza, Roma-Bari 1991.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-9199023750295493391?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com20tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-51574081386521497502008-09-08T02:58:00.001-07:002008-09-08T02:58:42.724-07:00 Massoni in Parlamento<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/92RuoeEejJk' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/92RuoeEejJk'/></object></p><p>In questo video apparirebbe un tipo di saluto massonico scambiato fra i parlamentari Paolo Bonaiuti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, e forse (non sono sicura) il leghista Roberto Cota. Esso consiste nello stringere invece che la mano della persona il suo braccio. Un altro saluto, meno “visivo” consiste nel darsi la mano e toccare con un dito il palmo della mano dell’altro. Si presume che questi “segni” di riconoscimento siano quotidiani nel nostro attuale Parlamento, poiché gran parte degli attuali politici sarebbe affiliato ad una loggia massonica, anche se nessuno lo dice. <br />I legami fra politici e massoneria nel nostro paese sono, talvolta facili da inferire. Ad esempio, Romano Prodi, nel 2007, attraverso il sottosegretario Elidio De Paoli, ha portato un saluto del governo italiano durante la riunione di apertura del GOI (Grande Oriente d’Italia). De Paoli presentò la massoneria come un’associazione autorevole o addirittura “vittima”: “La repubblica e il Governo vi salutano, la Repubblica si riconosce nei valori della massoneria… La Massoneria è stata un baluardo nella difesa della libertà del cittadino pagandone un prezzo durissimo soprattutto durante il fascismo”. Ovviamente, nessun cenno sul "Piano di Rinascita Democratica" della Loggia P2 e nessuna parola sulla segretezza che aleggia in questi gruppi. <br />Se avete votato, probabilmente, nell’80/90% dei casi avete dato il vostro voto ad un massone, ovvero ad una persona che ha fatto un giuramento segreto, che sovrasta o annulla la possibilità di operare veramente a servizio della comunità. Impedire che questo avvenga è uno degli scopi principali della massoneria. <br /></p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-5157408138652149750?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-29757309570550107452008-09-03T03:13:00.000-07:002008-09-03T05:55:21.364-07:00UN CUORE UMANODi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Al di là della realtà sempre più inquietante offerta dai media, c’è dell’altro.<br />Gli esseri umani non sono soltanto serial killer, “terroristi” o torturatori, come i mass media ci vorrebbero far credere. <br />I media non trattano i casi in cui i protagonisti sono d’altro genere. Si tratta di persone generose, compassionevoli e coraggiose nel far prevalere l’empatia, l’amore sull’odio, anche quando ciò non è conveniente. <br />Ad esempio, lo scorso 9 luglio nei cieli di Shiwashan, in Afghanistan, due piloti italiani si sono rifiutati di aprire il fuoco contro civili, agendo in modo contrario alle richieste. Uccidere civili è un fatto consueto nelle cosiddette “missioni di pace”, anche se i media non lo dicono. <br />Il responsabile del comparto Difesa dell'Osservatorio militare, Domenico Leggiero, dialogò con i due piloti presso l'ospedale militare romano del Celio, dove si trovavano ricoverati. Essi raccontarono che, nonostante fossero stati colpiti da “fuoco ostile” decisero di non rispondere perché ciò avrebbe significato sparare contro case di civili e rischiare di uccidere donne e bambini. <br />Dunque, i due aerei Mangusta si rifiutarono di aprire il fuoco, e i piloti furono immediatamente messi in condizioni di dover rispondere al “grave” comportamento, con la conseguenza di dover essere ricoverati per “sindrome da stress post-traumatico”.<br />I protagonisti del fatto, il tenente Gabriele Rame e l’aviere Francesco Manco, raccontarono che alcuni colpi di armi leggere graffiarono appena il timone di coda del Mangusta, e dunque ritennero di non dover aprire il fuoco con i loro potenti cannoncini rotanti da 20 millimetri, che avrebbero potuto uccidere persone innocenti. Di conseguenza decisero di sorvolare, ma tale decisione fatta col “cuore umano” non fu gradita, e immediatamente i due piloti furono presentati al comando per dare spiegazioni, come si trattasse di un grave reato. <br />I due piloti si difesero dicendo che in fondo essi stavano svolgendo una “missione di pace” che poteva prevedere di evitare di rispondere al fuoco, specie quando c’è la certezza di uccidere civili. Tali argomenti erano del tutto ragionevoli, e si decise di non aprire una procedura disciplinare, limitandosi a rimpatriarli immediatamente, forse per timore che tale comportamento potesse essere "contagioso". <br /><br />Secondo Leggiero “La loro decisione è stata un atto di alto profilo etico e morale, che come pilota mi sento di condividere al cento per cento”.(1) <br />Ma in ambito militare ha serpeggiato da subito un’aria di grave riprovazione, facendo intendere che tali piloti avessero mostrato debolezza o vigliaccheria, e che fossero poveri “traumatizzati” da aiutare. In realtà il logoramento psichico, se c’era, era dovuto al trattamento che essi ebbero dopo il fatto, ovvero essi furono trattati da “colpevoli”, o da persone inette, inadatte ai loro compiti. In ambito militare sembrerebbe che essi, con tale atto sensibile, abbiano compromesso la loro carriera futura. <br />Ad ogni modo, sarebbe stata negata loro l’assistenza psicologica per stress di guerra, dato che il nostro paese non ammette di essere in guerra. Spiega l’avvocato Angelo Tartaglia, esperto di diritto militare: “Nessun assistenza è garantita ai reduci con Ptsd (stress post traumatico da combattimento). Nel nostro paese lo Stato non ha mai riconosciuto questa sindrome. Manca completamente una normativa al riguardo ed è sempre mancata la volontà politica del Ministero della Difesa, di qualsiasi colore politico esso fosse, di affrontare questa realtà. I militari che tornano dal fronte psicologicamente traumatizzati da eventi bellici, con tanto di diagnosi da Ptsd, possono ottenere il riconoscimento della causa di servizio, quindi un risarcimento, o il congedo con pensione di invalidità, ma non ricevono dallo Stato nessuna forma di assistenza terapeutica post-traumatica. Questa è demandata all’iniziativa del singolo, che deve provvedere da solo a rivolgersi a strutture sanitarie specializzate. Il problema è tutto politico, legato al fatto che i nostri governi continuano a parlare di ‘missioni di pace’ negando la vera natura di queste missioni militari”.(2) <br /> <br />Non soltanto viene negata la guerra, ma le notizie che vengono date su queste “missioni” sono spesso alterate, modificate, sono simil-vere, ovvero piene di particolari falsi. Ad esempio, la storia dei due piloti è stata raccontata come un’imboscata da cui i piloti si erano difesi ed erano rimasti feriti. Scriveva Il "Corriere della Sera" del 9 luglio: “Due militari italiani sono rimasti feriti in un'imboscata nell'ovest dell'Afghanistan. Sono fucilieri dell'aria dell'Aeronautica: un ufficiale e un sottufficiale… I militari sono stati vittime di una vera e propria imboscata. La pattuglia è stata attaccata con lanciarazzi e raffiche di kalashnikov, mentre stava svolgendo un pattugliamento anti-mortaio a circa 5 chilometri a nordest da Herat. La pattuglia era composta da due Vtlm Lince: i militari italiani hanno subito risposto al fuoco, ma gli aggressori si sono dileguati. Hanno quindi messo in sicurezza la zona in attesa dell'arrivo dei soccorsi… Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ha inviato un messaggio a Camporini: «La notizia del ferimento dei due soldati italiani in missione in Afghanistan ci ha fortemente preoccupato. A nome mio personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama, desidero esprimere la nostra più sincera vicinanza ai militari feriti nell'attentato, augurando loro pronta e completa guarigione. Il Senato rimane al fianco dei nostri militari che, con altissima professionalità e senso del dovere, stanno compiendo una missione fondamentale per la tutela della pace… Si è trattato - ha detto il ministro della Difesa, La Russa - di un attacco in una zona normalmente abbastanza tranquilla, ma questo dimostra che, senza bisogno di cambiare nessun atteggiamento, non c’è in realtà nessuna zona tranquilla quando si è in missione di pace. E questo è un merito ancora maggiore per i nostri soldati che fanno ogni giorno il loro dovere”.<br />Nessuna parola sulla vera dinamica dei fatti, come se dire la verità fosse una vergogna per chi deve “portare la pace” uccidendo civili. <br />Soltanto quando i piloti arrivarono a Ciampino si seppe la verità sul fatto, ma i media non smentirono le sciocchezze che avevano scritto o detto. Soltanto alla fine di luglio qualche giornale raccontò i fatti in modo più realistico, curandosi però di porre l’accento sulla “nevrosi da guerra”. Ovviamente, nessun giornale di regime ha esaltato il gesto dei piloti come eroico, o perlomeno "umano". <br />Sembrerebbe che fatti analoghi abbiano visto coinvolti anche soldati di altre nazionalità, ad esempio tedeschi, che non hanno voluto uccidere civili. Un gruppo di ufficiali tedeschi avrebbe scritto una lettera aperta al Parlamento tedesco, chiedendo chiaramente il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, facendo notare l’assurdità di combattere una guerra contro un popolo inerme. <br /><br />Il nostro governo attuale sta cercando di rendere “normale” anche il combattimento, spacciandolo sempre per “difensivo”. Berlusconi si vanta di essere un “fedele alleato” degli Usa, e come tale rende complice il nostro paese delle guerre coloniali anglo-statunitensi, che a noi costano soltanto molto denaro pubblico, vite umane e l’umiliazione morale di essere trascinati nel degrado dal gruppo criminale oggi imperante. <br /><br />Le nostre autorità fanno in modo che i nostri militari appaiano sempre come “eroi che proteggono la pace e la sicurezza”, ma per far questo è implicito che devono combattere e uccidere. Quando qualche soldato viene ferito o ucciso non raccontano che spesso si tratta di combattimenti veri e propri, e che in molti casi sono state uccise persone inermi, bambini, donne o vecchi. Le vittime civili afgane non hanno mai nome, semplicemente non esistono. Quando qualche militare non si conforma ai loro voleri, o capisce che le “missioni di pace” a cui loro alludono non esistono, oppure vorrebbe raccontare fatti scottanti, ecco che viene attivata la censura.<br /><br />I nostri militari non sono tutti fanatici dell’uso della forza, al contrario, molti di essi entrano nell’arma perché non trovano lavoro, oppure perché idealizzano le istituzioni, e ne vedono soltanto il volto benevolo e prosociale propagandato dai media. Molti di essi hanno vissuto fatti agghiaccianti, ma non raccontano nulla per “fedeltà all’arma” o perché ciò potrebbe costare loro molto caro. Altri cercano in vari modi di sfuggire allo stress della situazione assurda che sono costretti a vivere. <br /><br />Per superare il trauma, il regista Aureliano Amadei, sopravvissuto alla strage di Nassiriya, insieme a Francesco Trento ha scritto il libro "Venti sigarette a Nassiriya" (pubblicato da Einaudi). Spiega Amadei: “penso che sia riprovevole che quanto accaduto a Nassiriya sia stato usato in maniera mediatica per demolire gli sforzi che la società civile aveva fatto per sostenere l'estraneità dell'Italia a questo conflitto. Si sono voluti imporre dei cambiamenti di toni. Parole come "resistenza irachena" sono diventate dei tabù. Si deve parlare obbligatoriamente di "terroristi… Io ero contrario alla presenza delle nostre truppe in Iraq… Ma all'indomani della strage di Nassiriya, chi era contro la nostra presenza in quel paese era come se fosse un filoterrorista. Tutto grazie al modo in cui i mass media hanno trattato la vicenda. Ricordo ancora la scenografia del ‘Porta a Porta’ di Vespa dopo la strage: dietro di lui c'era scritto a lettere cubitali ‘Il nostro 11 settembre’… Sono deluso, non esiste più l'oggettività della notizia, gestita diversamente la strage di Nassiriya poteva essere la dimostrazione dell'assurdità della nostra presenza lì, non l'esaltazione dell'orgoglio nazionale e del patriottismo… Io non sarei dovuto essere lì. Sono partito per girare una fiction celebrativa dei nostri militari in servizio nel sud dell’Iraq, con tanto di attori. Non si trattava di un documentario, quindi non era necessario riprendere i luoghi esatti. Era finzione, quindi sarebbe bastato andare in Giordania, dove era più sicuro e dove il paesaggio è del tutto simile a quello iracheno. I ministeri che hanno commissionato il lavoro ci hanno mandato invece stranamente a girare in loco, in totale disprezzo del pericolo, nonostante le informative che ho già citato. La cosa assurda è che oggi se chiedessi i permessi per girare qualcosa sulle pendici dell’Etna o in autostrada, me li negherebbero perché è troppo pericoloso! ”.(3) <br /><br />I media non parlano nemmeno dei tanti militari morti o malati in seguito all’uranio impoverito. Fonti ufficiali calcolano 255 militari italiani ammalati di cancro in seguito alle “missioni” estere. Ma altre fonti, come l’Osservatorio militare, sostengono che sarebbero molti di più. L'Osservatorio parla addirittura di “2.536 militari affetti da patologie tumorali, di cui 164 deceduti”. Le menzogne non risparmierebbero dunque nemmeno le vittime italiane delle “missioni di pace”, le cui famiglie spesso non vengono aiutate né materialmente né moralmente.<br /><br />Decine di filmati, girati talvolta dagli stessi soldati, parlano dell’inferno afgano. Questi filmati mostrano il vero volto della guerra: il disprezzo per i civili, la spacconeria bellica, i traumi dei soldati feriti, le bombe e la disumanizzazione del nemico. Una guerra feroce che si combatte soprattutto contro i civili, che le nostre autorità hanno ancora la faccia tosta di chiamare “missione di pace”. <br /> Una guerra che richiama le classiche guerre coloniali, come quella del Vietnam. In Vietnam i soldati utilizzavano il nome in “Charlie” per indicare il vietcong, e oggi in Afghanistan si usa il mone “Terry” (da “terrorist”) per indicare il nemico. Alcuni soldati cantano una filastrocca per incitarsi alla battaglia. La filastrocca dice: “Stai attento Terry, ti stiamo dando la caccia, non ci sono nascondigli per te a Sangin. Ti cagherai sotto quando spareremo i calibro 50: fuggire ti servirà solo a morire stanco. Gli A-10 sono pronti a riempirti di piombo. Non ce ne frega un cazzo che tu sia senza cibo e acqua. Trema Terry: i Parà sono arrivati e ora attaccheremo la città”. In alcuni video c’è violenza gratuita contro civili inermi (soprattutto da parte di soldati inglesi e statunitensi), una violenza praticata con impeto selvaggio, con una crudeltà indescrivibile. <br /><br />In quest’inferno è eroico mantenere un cuore umano. Scegliere di dare potere alla capacità di rispecchiarsi nell’altro, comprendendo che gli esseri umani sono fatti per coesistere socialmente in modo costruttivo, e non per distruggersi a vicenda nel nome di chissà quale ideologia di potere.<br />Per fortuna il mondo non è fatto soltanto da guerrafondai, ci sono miliardi di persone dotate di un cuore umano, che ripudiano la guerra. Il problema è che finché ci sarà il dominio di pochi criminali avere un cuore umano può addirittura costare molto caro. Gli stegocrati ribaltano la logica: agire con il cuore sarebbe da punire, mentre diventare feroci criminali a loro servizio deve essere premiato, la guerra è pace e la dittatura feroce è libertà. <br />Sottostare al loro potere significa poter diventare disumani e credere di essere eroici “patrioti”. <br />Come disse lo studioso Dick Bierman, "Ci addestrano per farci diventare dei mostri… siamo spinti... a dividerci, ma questo non è giusto. Potremmo essere collegati tra di noi molto più profondamente ed intimamente di quanto pensiamo." <br /><br /><br /><br />Articolo correlato:<br />"La distruzione dell'Afghanistan"<br />http://www.disinformazione.it/distruzione_afghanistan.htm<br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. 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Consiglio di vederlo tutto perché fa capire come agiscono le banche e come viene prodotta povertà attraverso il debito.</p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-5462090136589180231?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-674923864153271622008-08-22T04:54:00.000-07:002008-08-22T10:35:31.652-07:00INSOSPETTABILI GATEKEEPERSDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />Letteralmente il termine “Gatekeeping” significa “la custodia al cancello”, ovvero la possibilità di esercitare un controllo attraverso criteri che favoriscono alcune notizie su altre.<br />In termini professionali il gatekeeping comprenderebbe “tutte le forme di controllo dell’informazione che possono determinarsi nelle decisioni circa la codificazione dei messaggi, la diffusione, la programmazione, l’esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti… le esigenze organizzativo-strutturali e le caratteristiche tecnico-espressive di ogni mezzo di comunicazione di massa (in quanto) elementi cruciali nel determinare la rappresentazione della realtà sociale fornita dai media”.(1) <br />Già negli anni Cinquanta lo psicologo Kurt Lewin sosteneva l’esistenza di giornalisti gatekeepers, che decidevano quali notizie dare e quali no. <br /><br />Generalizzando possiamo considerare gatekeepers tutti coloro che, pur parlando ad un pubblico ampio attraverso i media, si astengono dal dire alcune verità importanti.<br />Si tratta, in parole semplici, di agire in modo tale da far rispettare i limiti informativi imposti dal sistema. <br />Il gatekeeper dunque è colui che subisce pressioni e condizionamenti che lo inducono a comportarsi in un certo modo, facendo prevalere logiche diverse rispetto alla vera informazione. Oppure colui che sceglie di sostenere il sistema evitando di parlare di alcune verità che potrebbero demolirlo.<br />Si dice che il giornalismo attuale è come un "guardiano del potere", ovvero esso sostiene il potere nel non far trapelare verità scomode e utilizza tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà finanziaria, politica, economica e mediatica. Si cerca persino di addolcire tutto questo facendo diventare l'informazione uno spettacolo attraente, emozionante oppure raccapricciante, ma comunque sempre emotivamente "forte" e quanto possibile spettacolare. <br />Gli obiettivi principali sarebbero la disinformazione, la distrazione e il condizionamento necessario per non mettere in pericolo il sistema. Spiega il giornalista Ignacio Ramonet: (Il telegiornale) "è strutturato per distrarre, non per informare... la successione di notizie brevi e frammentate ha un duplice effetto di sovrinformazione e di disinformazione: troppe notizie e troppo brevi... pensare di informarsi senza sforzo è un'illusione vicina al mito della pubblicità più che all'impegno civico".(2) <br /><br />Oltre ai giornalisti, possono assumere il ruolo di gatekeepers anche scrittori, opinionisti, intellettuali, scienziati, politici, ecc.<br />Le persone comuni basano le loro conoscenze fondamentali su ciò che gli “esperti” dicono loro, e questo potrà intralciare una possibile futura conoscenza dei fatti veri. “Se non l’hanno detto in quella tal trasmissione televisiva allora vuol dire che potrebbe non essere vero”, oppure “Se non l’ha detto il professor tal dei tali, allora non può essere vero, sennò l’avrebbe detto”. Queste frasi riassumono il potere e l’influenza esercitata dai gatekeepers presentati dai media come “esperti” su ciò che le persone crederanno.<br />Potrebbero esistere tre tipi di gatekeepers: quelli del tutto inconsapevoli di esserlo, quelli che agiscono come tali per timore di perdere privilegi o il posto di lavoro, e quelli consapevoli di esserlo, avendolo scelto liberamente, ritenendo giusto esserlo.<br /><br />Per quanto riguarda il primo caso, vi appartengono alcune persone che possono anche essere erudite, ma sono condizionate dal sistema a tal punto da non riuscire a ragionare fuori dalle sue logiche. Per uscire dal condizionamento del sistema occorre impegno e sforzo, che non tutti attuano.<br />Ad esempio, questi gatekeepers credono che le autorità statunitensi siano il male minore rispetto al “terrorismo”, che le autorità italiane non siano corrotte ma autorevoli, o che la corruzione politica costituisca un’eccezione. Evidentemente, queste persone rimangono ancorate all’idea che il sistema sia fondamentalmente “buono”, anche se ammettono che esso possa avere difetti o aspetti che generano problemi. Dunque, questi gatekeepers ammettono problemi come il precariato, la disoccupazione, la corruzione o i problemi economici, ma li attribuiscono a fattori non prevedibili e non controllabili, accettando dunque la difficoltà a risolverli, ma mantenendo, paradossalmente, un ottimismo di fondo, che deriva dal non ammettere il marciume che il sistema presenta alla radice. <br />In altre parole, queste persone conservano un’idealizzazione del sistema, e rimangono fataliste circa la vera origine dei problemi e la loro soluzione. Esse rimangono agli aspetti relativi alla punta dell’iceberg, ignorando o negando l’esistenza di alcune realtà fondamentali. <br /><br />Dunque queste persone, immerse nella non-consapevolezza, esprimono opinioni e concetti che sono utili al sistema, e non svolgeranno mai un ruolo di contrasto o di disturbo. Per questo motivo esse potranno fare carriera nel loro settore e saranno ben accolte negli ambienti di regime. Tuttavia saranno sempre osservate con attenzione, poiché, qualora subodorassero la verità o capissero alcuni aspetti del sistema, potrebbero smettere di esercitare la funzione di gatekeeping, e in tal caso sarebbero messe ai margini, o comunque non potrebbero più ricoprire ruoli di rilievo nel panorama mediatico. <br />A questa categoria potrebbe appartenere, ad esempio, la docente universitaria Laura Boella, che nel suo libro “Neuroetica” sostiene che le tecniche eugenetiche siano state applicate soltanto dalla Germania nazista (3), ignorando che in realtà esse furono adottate dagli Stati Uniti e da altri paesi europei (a questo proposito si veda http://antonellarandazzo.blogspot.com/2007/10/lossessione-genetica-lo-sterminio-dei.html).<br />Evidentemente, la Boella fa le sue considerazioni sulla base di ciò che viene detto nei canali ufficiali, poiché delle tecniche eugenetiche praticate dalle autorità statunitensi o svedesi si parla quasi esclusivamente su pubblicazioni di piccole case editrici, che hanno una modesta diffusione, o su Internet. Inoltre, la Boella, nel suddetto libro, analizza casi di microcriminalità, affrontando il problema della morale, ma non fa alcun cenno agli impulsi criminali mostruosi degli attuali stegocrati. (4) Il criminale comune può uccidere poche persone, mentre gli stegocrati commettono veri e propri genocidi in molte parti del mondo, eppure non vengono mai considerati dai docenti universitari che si occupano di morale o criminalità. Nei testi accademici c’è spesso un illustre assente: il nucleo di potere centrale che crea il sistema e lo alimenta, difendendolo anche con le guerre e i massacri. <br />Evidentemente, questi studiosi si attengono al “territorio” all’interno del quale si sono mossi i loro insegnanti cattedratici, e dunque essi stessi continuano ad esaminare le questioni all’interno dei medesimi parametri, diventando “guardiani del potere”, ovvero gatekeepers, in quanto non considerano ciò che potrebbe mettere in pericolo il sistema di potere.<br />Questo tipo di gatekeepers potrebbe essere destinato a scomparire, poiché sarà sempre più difficile non capire i paradossi del sistema, dato che su Internet ormai da tempo circolano numerose notizie supportate dai fatti, sui crimini delle autorità occidentali e sui paradossi del sistema. <br /><br />Nel secondo caso abbiamo persone che possono comprendere i crimini del sistema ma fanno ragionamenti opportunistici o motivati dalla paura di perdere il lavoro o altri vantaggi. In tal caso si tratta di persone che si adattano al sistema pur accorgendosi che esso presenta aspetti iniqui. Queste persone si autocensurano, e coltivano la capacità di escludere argomenti scomodi o non graditi ai “padroni”.<br />Lo stesso Montanelli denunciava l'autocensura dei giornalisti di regime. Negli anni Sessanta scriveva sull'"Europeo":<br />"La maggior parte dei giornalisti, quando compongono un articolo, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in corpo da secoli e di cui ormai non riescono a fare a meno". (5)<br /><br />Montanelli tralasciava di dire che esistono anche giornalisti che non intendono autocensurarsi, che vengono estromessi dai canali di regime, oppure messi nelle condizioni di non nuocere. Ovviamente i ruoli migliori e di prestigio vengono dati a coloro che si autocensurano e che hanno l'abilità di non darlo a vedere. <br /><br />Nel terzo caso troviamo persone ben adattate al sistema consapevolmente, che ritengono necessario l’uso della forza per dirimere i problemi, oppure che accettano l’egemonia statunitense come “naturale”, avendo l’idea che la realtà debba sempre essere determinata dal più forte. Evidentemente, queste persone hanno tali “valori” impliciti nella loro mentalità, e li esprimono direttamente o indirettamente, rendendo le argomentazioni quanto più possibile accettabili. Di solito queste persone raggiungono una notevole popolarità, e i loro libri o articoli vengono il più possibile divulgati, in modo tale che esse possano influenzare quante più persone possibile.<br />Esse svolgono un ruolo importantissimo convincendo molti dell’impossibilità di cambiare sistema.<br /><br />Da alcuni anni negli Usa e in Europa si parla di “left gatekeepers” ad intendere personaggi, scrittori, intellettuali e giornalisti anche di fama mondiale, che agirebbero per conto delle “sinistre” politiche, al fine di denunciare, in modo non pericoloso per il sistema, alcuni crimini delle corporations, senza però andare a smascherare completamente il gruppo di potere. Si tratterebbe di persone che devono apparire degne di fiducia per assolvere il compito di canalizzare il malcontento o i sospetti dei cittadini in modo non nocivo all’assetto di potere. Questi gatekeepers possono essere riconosciuti dal fatto che non sollevano, ad esempio, il problema del potere della Federal Reserve o della Bce, e non condannano l’intero sistema. Di solito questi personaggi trattano i problemi come se si trattasse semplicemente di schierarsi (pro o contro, a destra o a sinistra), anziché capire a fondo la realtà. <br />I “left gatekeepers” sarebbero indispensabili poiché è proprio il cittadino più critico a dover essere tenuto sotto controllo da personaggi che appaiono come lui, ma che di fatto propongono una percezione della realtà che non minaccia affatto l’assetto di potere. In altre parole, il sistema ha oggi bisogno di creare gli stessi dissidenti o intellettuali critici, affinché i cittadini più attenti non si rivolgano ai veri dissidenti, tenuti ai margini della realtà mediatica. Questi gatekeepers fungono da esche, per tenere ancorate al sistema persone che altrimenti se ne allontanerebbero pericolosamente. <br /><br />I metodi dei gatekeepers possono essere sottili, anche se tali personaggi potrebbero facilmente essere riconosciuti dall’assenza nei loro discorsi di argomenti scottanti che smascherano il sistema, come la corruzione delle autorità o le repressioni degli eserciti occidentali.<br />Alcuni gatekeepers potrebbero trattare questi argomenti in modo marginale, mistificato o addirittura dicendo menzogne, come ad esempio che gli eserciti occidentali fanno “missioni” di pace o che il sistema partitico tutela la democrazia e quindi impedisce la dittatura.<br /><br />Alcuni gatekeepers possono trattare argomenti che preoccupano i cittadini, ma lo faranno in modo parziale. E’ il caso del personaggio assai inquietante Berlusconi, che nel nostro paese si è posto in modo ambiguo e truffaldino, facendo credere di essersi arricchito perché capace nell’imprenditoria, mentre in realtà dietro la sua storia tutti sanno che ci sono aspetti poco chiari, che lo vedono legato ad ambienti mafiosi e massonici. La sua storia è stata raccontata da Marco Travaglio e da altri, che però non hanno messo in luce che egli aveva un ruolo preciso nel sistema, che era quello di evitare che in un paese come l’Italia, che da sempre preoccupa i colonizzatori anglo-americani, ci fosse il pericolo del mancato controllo della TV e di altri importanti media. <br />E’ ovvio che se un personaggio come Berlusconi poteva acquisire nel giro di pochi anni un potere talmente elevato da condizionare gli italiani con le sue TV, era perché il sistema glielo permetteva, anzi, traeva dal suo ruolo enormi vantaggi in fatto di controllo della popolazione. <br />L’Italia degli anni Settanta non era piaciuta affatto all’impero statunitense, che attraverso la strategia della tensione aveva fatto di tutto per piegare le lotte popolari che miravano ad ulteriori miglioramenti lavorativi ed economici, che gli stegocrati non erano disposti a concedere. <br /><br />Occorre considerare che molti gatekeepers utilizzano tecniche emotive per generare fiducia e ottenere credibilità. Come scrivono gli studiosi Anthony R. Pratkanis e Elliot Aronson: “Un propagandista non si fa scrupolo di sfruttare il nostro senso di insicurezza, di evocare le nostre paure più profonde o di offrire false speranze… l’obiettivo diventa dimostrarsi superiori e giusti, non importa come”.(6) <br />Possono essere utilizzate critiche verso gli stessi personaggi di regime. Ad esempio, Berlusconi è stato utilizzato dai gatekeepers pagati dalla “sinistra” per diffondere lo spauracchio del “piccolo” despota.<br />Sono stati assoldati gatekeepers per fare in modo che il personaggio apparisse nei suoi peggiori aspetti (non era certo difficile trovarli). In questo caso si volevano far apparire migliori i politici di sinistra, rispetto ad un personaggio assai discutibile. <br />Questo metodo favorì la vittoria di Prodi nel 2006, e gli italiani ebbero modo di rendersi conto di quanto poco democratico fosse anche Prodi.<br />Anche oggi le sinistre usano lo spauracchio Berlusconi per non far vedere che il sistema partitico, essendo manipolato dall’alto, non può che produrre esiti antidemocratici, a prescindere dal personaggio che vincerà le elezioni. In altre parole, in tutti i casi, non saranno tenuti in gran conto gli interessi dei comuni cittadini, ma soltanto quelli delle banche, delle grandi corporation e delle autorità che controllano il nostro paese. <br /><br />Per capire veramente il fenomeno Berlusconi bisognerebbe capire cosa accadde negli anni Settanta, periodo in cui molti lavoratori protestavano per l’uso autoritario del mezzo televisivo, essendo consapevoli del potere che esso dava. <br />Negli anni Settanta si parlò di “crisi della televisione”, ad intendere le numerose critiche e auspici di riforma avanzati alla TV di Stato. Si criticava l'uso autoritario del mezzo televisivo, che privava la società civile di prenderne parte e di avere potere decisionale sui programmi. Si denunciava la strumentalizzazione del mezzo da parte della classe egemone, che lo utilizzava per rafforzare il proprio potere e per passivizzare i cittadini. Molti autori, auspicando un uso "democratico" del mezzo, denunciarono l'uso verticale della TV, e che i cittadini comuni non potevano usarla per le loro esigenze, dovendo subire una programmazione fatta dalle autorità, a difesa del sistema di potere.<br />Ad esempio, scriveva il giornalista Giovanni Cesareo:<br />"L'accentramento (della TV) ... è totale... sarebbe stato possibile instaurare collegamenti fissi con qualsiasi luogo... Le reti televisive sarebbero diventate... reti di comunità... Nei fatti, oggi, la 'circolarità' della comunicazione televisiva è una 'circolarità' interna, che, semmai, si apre ai centri di potere o ad alcuni luoghi ove si svolgono spettacoli e manifestazioni sportive... La televisione... è stata ridotta a mezzo di distribuzione a senso unico di messaggi 'autoritari'... Sappiamo anche... che in questi ultimi anni in Italia si sono avite numerose manifestazioni operaie contro la RAI-TV; si sono avuti agitazioni e scioperi dei dipendenti dell'azienda radiotelevisiva; si è accentuata, in linea generale, la critica nei confronti della programmazione televisiva... le 'idee dominanti' permeano anche i programmi di evasione... le classi oppresse sono costrette a vivere e a muoversi in un sistema sociale che impone le sue leggi."(7) <br /><br />Anche i sindacati auspicavano una riforma della televisione. In un documento scritto da un gruppo di lavoro CGL-CISL-UIL, titolato "Appunti per la riforma della RAI-TV", si legge:<br />"L'ente RAI-TV, pur mantenendo il suo carattere nazionale, deve prevedere ampie ed autonome articolazioni al fine di garantire la massima partecipazione dei lavoratori, delle loro organizzazioni, delle associazioni culturali e ricreative, nella fase di ideazione e di realizzazione dei prodotti formativi e informativi".(8) <br /><br />Per eliminare le proteste, occorreva creare un nuovo panorama televisivo, in cui il privato avrebbe avuto rilievo, e avrebbe abbassato il livello qualitativo dei programmi, spazzando via definitivamente la velleità popolare di poter avere voce in capitolo all’interno di un mass media così importante come la TV.<br /><br />Prima che si imponesse Berlusconi in Italia, come racconta lo scrittore Lawrence K. Grossman, ci furono diversi altri casi di personaggi simili, alcuni dei quali raggiunsero il “successo” con mezzi analoghi. Ad esempio, negli Usa, dagli anni Ottanta, il miliardario Ross Perot utilizzò le stesse tecniche di Berlusconi, candidandosi e criticando la “vecchia” politica, facendo frequenti apparizioni in diversi programmi televisivi, e mostrandosi talvolta in comizi allegri come feste e in bagni di folla. Nonostante Perot non fosse riuscito ad avere una lunga carriera politica, il suo modello fu seguito da molti. Racconta Grossman: “Berlusconi… ebbe un enorme vantaggio rispetto a Perot, in quanto utilizzò per autopromuoversi, contemporaneamente e al massimo, le tre maggiori televisioni commerciali italiane, alcuni importanti quotidiani e periodici, nonché una grande concessionaria di pubblicità, tutti di sua proprietà”.(9) <br />Anche in Brasile si ebbe un caso analogo, il proprietario di un impero mediatico, Roberto Marinho, utilizzò il suo potere per condizionare politicamente addirittura attraverso un gruppo parlamentare.(10) <br />Concentrare i media nelle mani di pochi è utile per poterli meglio controllare, concedendoli a persone di “fiducia”, veri paladini nella difesa del sistema.<br /><br />In sintesi, Berlusconi è come un tassello che andrebbe inserito nel puzzle per poterne comprendere appieno il significato. Rimanere nel dettaglio e continuare a dissertare sul personaggio dicendo “non sottovalutiamolo”, o “stiamo attenti a lui”, significa perlomeno trascurare quegli aspetti gravissimi del sistema che hanno creato tale personaggio e lo usano per determinati scopi. In altre parole, il gatekeeper vi potrà raccontare per filo e per segno tutte le magagne di Berlusconi o di altri infimi personaggi, ma eviterà accuratamente di estendere il discorso alla creazione di tali personaggi, affinché non comprendiate il marcio che c’è alla radice del sistema e non risaliate agli stegocrati. <br /><br />Smascherare i gatekeepers può essere facile se non si è soggiogati ai meccanismi tipici della cultura di massa. Può essere difficile quando un determinato personaggio che svolge funzioni di gatekeeping raggiunge una notevole popolarità e ha i suoi “fans”, esercitando una certa suggestione e influenza. Addirittura, in alcuni casi gli stessi “fans” diventeranno piccoli gatekeepers, pronti a reagire contro coloro che smascherano la malafede dei loro idoli, utilizzando metodi propri della cultura di massa, ovvero cercando di colpire la persona, non potendo confutare i concetti.<br />In altre parole, se c’è l’effetto “interazione parasociale” (IPS) (si veda a questo proposito http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/intrallazzi-mediatici.html ), risulterà più difficile smascherare il gatekeeper. <br />L’effetto IPS crea un legame emotivo con il personaggio mediatico, basato sull’immagine creata dai media, e sulla fiducia suscitata dal gatekeeper. <br />E’ ovvio che la persona comune non sospetterà di un personaggio che, ad esempio, si propone come colui che svela gli inghippi del potere, e critica aspramente i politici. In tal caso si crea fiducia, e dato che il sistema potenzierà una notevole disinformazione, molti non si accorgeranno dell’inganno. <br />L’effetto IPS fa dimenticare che le persone che appaiono spesso sui media non possono essere veramente “nemici” del sistema, in quanto personaggi ospitati da chi regge le fila della realtà mediatica. In altre parole, sarebbe assurdo ritenere che coloro che spendono miliardi di euro per tenere sotto controllo l’opinione pubblica tramite i mass media, poi facciano l’errore grossolano di dare importanza mediatica a chi ostacola il loro potere. Essi sanno benissimo quanto è importante ciò che appare nei media. E’ chiaro che tutti i personaggi che hanno particolare rilievo positivo sui media di massa sono in realtà gatekeepers. Per verificarlo con certezza si deve semplicemente ascoltare attentamente quello che dicono e fare la “lista” di quello che non dicono o che mistificano. E’ chiaro che più si è informati correttamente e più si è capaci di smascherare i gatekeepers, e viceversa, meno si è al corrente dei fatti e più si dà fiducia ai gatekeepers. <br /><br />Un metodo molto utilizzato dai gatekeepers è quello di trattare argomenti che fungeranno da distrazione rispetto alle vere questioni politiche o economiche. Ad esempio, possono parlare dell’amante di Berlusconi, o di argomenti che vedono polemiche e litigi fra “destra” e “sinistra”, ma non parleranno di ciò che il governo non sta facendo per tutelare la salute dei lavoratori, o i cittadini dall’aumento delle bollette e dei generi di prima necessità.<br />Parlando delle beghe politiche non parleranno, ad esempio, di come sta procedendo il piano degli stegocrati di creare una dittatura mondiale. I media occidentali non hanno mai parlato dell’accordo fatto nel 2005 dalle autorità statunitensi, canadesi e messicane per unificare politicamente, economicamente e finanziariamente i loro paesi, facendo nascere l’Unione Nordamericana. Ciò farebbe parte del cosiddetto "Nuovo ordine mondiale" che prevederebbe l'unificazione finale fra Unione Europea, Unione Africana, Unione Asiatica e Unione Nordamericana, sotto un unico governo. Ovviamente, nessun gatekeeper ve ne parlerà mai, anzi, essi cercheranno di negare o ridicolizzare ogni aspetto scomodo del sistema quando verrà a galla. Sarebbero capaci di negare persino l’evidenza, e accusare non chi crea il sistema criminale, ma chi lo svela. Fanno passare per fanatici o bizzarri tutti coloro che sollevano verità scomode. <br /> <br />Alcuni argomenti di cui i gatekeepers non parlano (e quando vengono rivolte loro domande su questi argomenti tendono a denigrare chi solleva tali problemi definendoli “complottisti”, “fanatici”, o facendoli passare per persone esageratamente diffidenti) sono:<br /><br />- Progetto stegocratico di una dittatura globale con un unico centro di potere.<br />- Signoraggio.<br />- Verità sull’11 settembre.<br />- Repressioni attuate dagli eserciti occidentali nei paesi del Terzo Mondo.<br />- Vero significato del termine “terrorismo” (vedi a questo proposito http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm ).<br />- Scie chimiche.<br />- Sistemi dittatoriali creati e controllati dalle autorità statunitensi.<br />- Vero volto degli organismi internazionali (FMI, BM. ecc.).<br />- Verità sullo Stato d’Israele.<br />- Verità sulla condizione coloniale dell’Italia.<br />- Verità sui legami fra mafia e autorità statunitensi.<br />- Vera autodeterminazione dei popoli.<br />- Tecniche di controllo mentale per evitare che il sistema possa essere minacciato.<br />- Crimini dei cartelli farmaceutici.<br />- Uso criminale della Scienza e della produzione alimentare.<br /><br />Se non vi dicono la verità su questi argomenti, per quanto possano sembrare onesti, si tratta senza dubbio di gatekeepers.<br />L’unico modo per difendersi da questo fenomeno è quello di cercare per quanto possibile di informarsi correttamente e di dubitare di qualsiasi personaggio che gode di un certo rilievo mediatico, potendo appurare che egli apparirà reticente sulle sopraelencate questioni. <br /><br /><br /><br />Articoli correlati:<br />http://www.disinformazione.it/manipolazione_opinione.htm<br />http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/castronerie-varie.html<br />http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/intrallazzi-mediatici.html<br /><br /><br /><br />NOTE<br /><br />1) Wolf Mauro, “Teorie delle comunicazioni di massa”, Bompiani, Milano 1995, p. 152.<br />2) Cit. Morresi Enrico, "Etica della notizia", Edizioni Casagrande, Bellinzona 2003, p. 182.<br />3) Boella Laura, “Neuroetica”, Raffaello Cortina Editore, Milano 2008, p. 17.<br />4) Per capire il termine “stegocrate” si veda http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/03/lipotesi-stegocratica-parte-prima-il.html<br />5) Cit. Murialdi Paolo, "La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo", Laterza, Bari 2003, p. 154.<br />6) Pratkanis Anthony R., Aronson Elliot, “L’età della propaganda”, Il Mulino, Bologna 2003, p.100.<br />7) Cesareo Giovanni, "La televisione sprecata", Feltrinelli, Milano 1974, pp. 16-149.<br />8) Cesareo Giovanni, op. cit., p. 35.<br />9) Grossman Lawrence K., “La Repubblica elettronica”, Editori Riuniti, Roma 1997, pp. 26-27.<br />10) A questo proposito si veda: http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Settembre-2001/pagina.php?cosa=0109lm26.01.html&titolo=Libertà%20di%20stampa,%20censura%20del%20denaro<br /><br /><br /><br />Copyright © 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. 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E' ovvio che tutti noi vorremmo interlocutori cortesi e rispettosi, e dunque tali dobbiamo essere noi stessi.<br />Questo significa che dobbiamo evitare di essere scortesi, arroganti, insistenti e ripetitivi, ed essere come vorremmo fossero tutti gli altri con noi.<br />Sembrano dettagli ovvi o pleonastici, ma ciò non è, dato che su Internet gironzolano individui che vorrebbero creare disturbo anche solo per divertimento, senza curarsi del danno e della perdita di tempo che possono causare. Per fortuna queste persone sono pochissime, tuttavia esse potrebbero creare disturbo se si consentisse loro di farlo. <br />Purtroppo queste persone intendono Internet come una sorta di "luogo spazzatura" o di "libera espressione estemporanea" (si legga a questo proposito l'articolo http://antonellarandazzo.blogspot.com/2007/08/nella-tela-del-ragno-i-vantaggi-e-le.html). <br />Per essere efficaci nel contrastare la cultura massificante, bisogna saper utilizzare in modo costruttivo Internet, e osteggiare chi ha interesse a rendere lo spazio virtuale una spazzatura (come la TV e altri media), al fine di annullare, nella mischia, gli effetti costruttivi e benefici che potrebbero esserci se i luoghi del cyberspazio fossero "puliti". Occorre far prevalere ciò che è utile e costruttivo, frutto degli aspetti più nobili degli esseri umani, e non gli insulti, le invettive, ecc.<br />Occorre tener presente che i blogghisti non sono pagati con soldi pubblici e non sono funzionari pubblici, dunque possono permettersi di utilizzare criteri personali per gestire il proprio spazio, al contrario dei giornalisti dei telegiornali o della stampa ufficiale, che sono pagati con denaro pubblico, e dunque dovrebbero avere precisi obblighi di dare un'informazione vera e obiettiva, e dovrebbero dare conto a tutti, cosa che, come molti sanno, non succede. <br />Come osserva Daniele Luttazzi: "(quelli) che non si vedono pubblicati, agitano lo spettro della censura, facendo un paragone assurdo e insolente con quello che mi è capitato. Ricordo che il mio contratto con La7 impediva loro di sospendermi, come poi hanno fatto ( censura ). Io invece non ho alcun contratto che mi obblighi a pubblicare sul blog tutto quello che mi inviate. Ed è giusto così. No?" (http://www.danieleluttazzi.it/node/356)<br />Chi apre un blog lo fa spendendo il suo tempo e si impegna a svolgere un "lavoro" non retribuito. Credo che come minimo si abbia il diritto di scegliere le regole del proprio blog senza subire accuse, imposizioni o interferenze, no?<br />Si prega vivamente, nel caso il vostro post non venisse pubblicato, di non scrivere mail per chiedere allarmati spiegazioni o peggio, per accusare, insultare o recriminare. <br />Purtroppo è anche capitato che qualcuno (pochissime persone) che non si è visto pubblicare un post se l’è legata al dito, si è incattivito ed è andato a sfogare la rabbia su altri blog, come se avesse ricevuto chissà quale onta. <br />Mi sembra davvero meschino insultare perché i propri post non vengono pubblicati. <br />La cosa più singolare è che magari queste persone non si lamentano se Grillo, Report, Effedieffe, o altri siti molto più influenti di questo non pubblicano i loro post, considerando la cosa normale, mentre si scagliano contro blog come questo pretendendo di dettare loro le regole. <br />Su internet c'è posto per tutti, senza bisogno di insultare se gli altri sul proprio blog non ci ospitano. Ritengo poco civile pretendere di entrare a forza nei blog altrui, pena l'insulto. <br />Credo che comportamenti del genere non si siano visti nemmeno nei casi di rimozione di post dal sito di "Report", che è pagato con denaro pubblico. <br /> Internet può essere una grande opportunità di crescita per tutti, ma dobbiamo fare in modo che divenga tale.<br />Ovviamente, se la pensate diversamente, ovvero se credete che sia giusto essere arroganti, maleducati e rendere Internet una spazzatura, siete del tutto liberi di pensarla così, ma in tal caso dovrete indirizzarvi altrove o magari creare in vostro spazio web, in cui farete rispettare le vostre regole. <br />La libertà è soprattutto libertà di agire l'uno diversamente dall'altro, ovviamente nel rispetto della legge e degli altri. <br /><br />Il rispetto è la base della civiltà. <br />Purtroppo non tutti sanno distinguere fra i modi costruttivi di dialogare e argomentare e i modi propagandistici e sterili. <br />Alcuni lettori di forum o blog utilizzano Internet come un mezzo per sfogare rabbia e frustrazione, rafforzando lo stereotipo del cyberspazio come spazio "libero", in cui poter dire ciò che nella vita reale non si può dire. Ciò non corrisponde a maggiore libertà, ma svela una grande frustrazione prodotta dalla cultura di massa, che reprimendo il reale pensiero e la reale sensibilità degli individui, produce rabbia e desiderio di sfogo emotivo. Internet incoraggia tale sfogo poiché può permettere di parlare senza avere nome e volto, è tale anonimato a produrre un senso di licenziosità senza limite. Su alcuni forum questa licenziosità viene permessa, come si volesse incoraggiare uno sfogo "innocuo" in quanto privo di pericoli per il sistema. Allo stesso tempo tale deroga alle normali "buone maniere" incoraggia a rendere Internet un luogo non costruttivo o non del tutto costruttivo, poiché chiunque potrà essere insultato e deriso, senza alcun rispetto per la persona. Il rispetto è la base su cui si può fondare un dialogo o un'interazione costruttiva, e dunque, venendo a mancare, viene spazzata via ogni possibilità di dialogo costruttivo. <br />Bisogna anche tener conto che esistono società di network che assoldano personaggi per infamare e screditare le persone che scrivono cose "scomode". Uno dei metodi utilizzati da questi personaggi è quello di attribuire alle loro vittime le caratteristiche del sistema stesso, come la “censura”, la disinformazione, la faziosità o l’avidità. I "gatekeepers" del sistema talvolta creano confusione fra “moderazione” e “censura” facendo apparire la prima uguale alla seconda. Ma la differenza fra i due concetti è molto netta: mentre la moderazione serve a tenere “pulito” il sito dalla spazzatura degli insulti o di post non pertinenti, la censura ha lo scopo di tenere nascosti alcuni argomenti scottanti che il sistema ha interesse a non trattare. Ad esempio, sui siti di Grillo e di Travaglio vengono censurati argomenti come il Signoraggio o i crimini dello Stato d’Israele, che non saranno mai esclusi dai blog indipendenti, pur moderati. In altre parole, la censura si riconosce perché colpisce i contenuti non graditi al gruppo di potere. La moderazione serve a proteggere il sito ( o blog) mentre la censura serve a proteggere il sistema. Confondere i due concetti è tipico del gatekeeper, pagato per farlo e per mettere tutti nello stesso calderone, al fine di nascondere la pesante censura attuata dal gruppo di potere. <br />Un altro modo per screditare contenuti pericolosi per il sistema o per tentare di svalutare ciò che viene detto in maniera del tutto indipendente e sganciata dal potere, è quello di lasciare commenti su blog o su video pubblicati su YouTube che ospitano tali contenuti. Di solito questi commenti si riconoscono perché puntano a destabilizzare con mezzi emotivi, senza porre una seria critica. Ad esempio queste persone di solito scrivono: “Questa persona è un ciarlatano”, senza spiegare perché, oppure accusano la persona in questione delle stesse cose che essa sta denunciano. Se sta denunciando la massoneria viene accusata di essere un massone, se sta denunciando i media disonesti viene accusata di essere un disinformatore, se sta denunciado la censura viene accusata di censurare, se sta denunciando guadagni illeciti viene accusata di essere pagato da qualcuno, ecc.<br />Ovviamente, le accuse non vengono supportate da fatti, analisi o critiche sensate, ed è questo che caratterizza il “franco tiratore”, che ha il compito di sminuire, deridere e screditare le verità che circolano su Internet. <br />Ciò è reso possibile dall’anonimato e dal “gioco” delle identità multiple che Internet offre. Infatti, potersi registrare con uno pseudonimo o un nome falso e poter acquisire molte identità permette di agire in modo sgradevole, ambiguo o fuorviante, fino a creare confusione ed impedire che emerga la verità su ciò che si sta discutendo. <br />Certamente, non tutti i commenti emotivi e insensati sono fatti da coloro che sono assoldati dal regime, ma soltanto una parte. Questa attenzione a screditare ciò che circola su Internet contro il sistema non appare strana se si pensa a quanto, coloro che dominano oggi, siano interessati a controllare la mente dei cittadini, e a quanto spendono per tenere fuori dalla portata della maggior parte delle persone alcune conoscenze. <br />I commenti infamanti dei gatekeepers potrebbero apparire “normali” perché siamo abituati dalla “cultura” di massa a comportamenti irrazionali, emotivi e insensati. <br />In un certo senso anche Internet esprime la forza impari fra chi ha potere e chi non ce l’ha. Infatti, nei media di regime non è possibile interagire e lasciare critiche e commenti, mentre su Internet, unico luogo in cui i cittadini comuni possono scrivere, il regime può scrivere attraverso i suoi “scagnozzi” denigrando e disprezzando in modo disonesto chi cerca soltanto di far emergere la verità non detta dai media di massa. <br /><br />Dunque, le semplici regole da rispettare per concorrere a creare un blog "pulito" e protetto dalla spazzatura di regime sono:<br /><br />1) Tenere conto che bisogna discutere i contenuti nel rispetto di tutte le idee, evitare dunque commenti provocatori, polemici, offensivi o maleducati.<br /><br /> 2 - Evitare commenti "ad personam". In questa categoria rientrano i commenti che implichino un giudizio personale sull'interlocutore. Un valido criterio è quello di evitare di scrivere tutto quello che può suscitare risentimento o altri stati d’animo non positivi. <br /> Nel dubbio astenersi. <br /><br /> 3 – Evitare di scrivere commenti che violino in qualunque modo le leggi vigenti, o che incitino a violarle. Questo include le offese rivolte ai personaggi pubblici, le diffamazioni, o informazioni lesive della privacy altrui. Sarà anche rimossa qualunque frase tendenziosa, che possa eventualmente essere utilizzata da terzi contro il sito stesso. <br /><br />4) Si prega di rimanere pertinenti al tema dell’articolo proposto. In alcuni casi si può accettare una divagazione, purché si rispetti il senso generale della discussione in corso, e ci sia un qualche legame con l’argomento principale. <br /><br />5) Evitare di soffermarsi o insistere su particolari irrisori dell’argomento proposto, per evitare che si vada su binari sterili o distruttivi, o che si trascurino gli aspetti più importanti. Occorre cioè evitare il classico effetto dello stolto che osserva il dito e non vede la luna indicata dal saggio. Chiedersi: "Quello che ho scritto può interessare agli altri?", "E' utile e costruttivo?"<br />Si consiglia di leggere attentamente l'articolo in questione e i post pubblicati, in modo tale da non essere ripetitivi o chiedere qualcosa che è già ampiamente spiegato nell'articolo. <br /><br />6) Non saranno pubblicati post che contengono promozioni relative a partiti politici o movimenti ispirati da fanatismo, razzismo, odio o irriverenza; o che abbiano contenuti di tipo pubblicitario. <br /><br />7) Si prega di non portare avanti "guerre di opinione", come se si volesse a tutti i costi “avere ragione”. Qui ognuno si forma liberamente la propria idea, non c’è alcun bisogno di combattere battaglie per convincere gli altri. <br /><br />8) Evitare di inviare post eccessivamente vaghi e imprecisi. Se si sta sostenendo qualcosa di diverso rispetto all'articolo in questione, occorre corredarlo con prove concrete e con citazioni di fonti chiare e precise.<br /><br /><br />Dobbiamo ricordare che il sistema attuale ha interesse a rendere Internet una Babilonia, per evitare che si possano creare gruppi autenticamente costruttivi, che offrano un’alternativa alla cultura di massa, abituando le persone a pensare con la propria testa e ad usare anche il cuore e la capacità di riconoscere i fatti veri dalla mistificazione dei mass media. <br /><br />Per riassumere quanto detto, i motivi che rendono necessaria la moderazione, presente in tutti i blog e siti di qualità (anche quando non viene indicato spesso è presente), sono:<br /><br />- Offrire un blog di qualità in cui vengano trattati determinati argomenti con una certa serietà, evitando beghe e sterili polemiche, tipiche della cultura di massa.<br /><br />- Far rispettare le leggi contro la diffamazione.<br /><br />- Evitare di rendere Internet una specie di Babilonia, o di luogo spazzatura, in cui si dà sfogo a rabbia e frustrazioni e non si costruisce nulla.<br /><br />- Fare in modo che si abbia sempre un linguaggio appropriato e rispettoso. <br /><br />- Evitare di pubblicare materiale non pertinente, ripetitivo o non conforme alle leggi vigenti.<br /><br />- Evitare di dare spazio a chi ha interesse a colpire e a screditare un blog come questo, che dice verità scomode.<br /><br />- Evitare di pubblicare messaggi pubblicitari di prodotti o altri siti.<br /><br /><br /><br />COPYRIGHT<br /><br />Per quanto riguarda la questione del copyright, occorre ricordare che esso <br />ha da sempre avuto la funzione di permettere a chi aveva lavorato di recuperare i costi (tempo, materiale, ecc.), ma nel caso di articoli pubblicati gratuitamente è ovvio che i costi non saranno recuperati. Tuttavia, esistono altri fattori che fanno optare per la scelta del copyright.<br /><br />Si ricorda che qui non si nega la lettura gratuita di materiali che sono frutto di lavoro non retribuito. Leggere un testo coperto da copyright non è reato, se questo testo viene offerto al pubblico gratuitamente, è reato soltanto appropriarsene e trasmetterlo agli altri con mezzi propri.<br />Si può però trasmetterlo agli altri indicando il link del blog. In altre parole, qui non si nega a nessuno la conoscenza dei contenuti degli articoli, ma si vuole soltanto che rimangano nelle mani di chi ha lavorato per produrli. <br />Non dimentichiamo che tutto quello che richiede sforzo e tempo per essere prodotto, nel contesto in cui viviamo ha bisogno di un compenso, altrimenti potrebbe non più esistere nel futuro. <br />In questo caso lo sforzo non è pagato, ma si chiede di riconoscere i diritti di chi ha lavorato, per evitare che lo scritto possa essere utilizzato inopportunamente oppure rimaneggiato o modificato. <br />Ho dovuto ricorrere al copyright perché mi sono accorta che alcune riviste pubblicavano i miei articoli parzialmente, cioè con le parti più "scottanti" censurate, e non mettevano nemmeno la fonte da cui l'articolo era stato tratto. Dunque, ho dovuto porre un filtro e concedere l'autorizzazione a pubblicarli soltanto dopo aver ricevuto la richiesta, potendo così porre come condizione la pubblicazione integrale dell'articolo e l'indicazione del link. <br />Ad ogni modo, credo che sulla questione generale del copyright (mi riferisco al copyright sugli scritti o sulle produzioni artistiche in generale) valga la pena soffermarsi ancora un po', esulando dalla questione del blog. <br />Premetto che non intendo aprire alcun dibattito, poiché questo è soltanto un comunicato e l’argomento è troppo controverso e complesso per essere trattato in modo esauriente in questa sede. <br /><br />L'accezione negativa con cui è stata associata la parola "copyright" è dovuta ad un luogo comune che, come molti altri luoghi comuni, dovrebbe essere oggetto di analisi prima di suscitare consenso. <br />Talvolta avere un'idea alimentata dall'opinione prevalente, piuttosto che da un'analisi personale, può essere molto pericoloso. Basti pensare che considerare sempre sbagliato il copyright può dare vita a molte ingiustizie, come avviene nei settori in cui esso non è ancora forte. Ad esempio, se una persona scrive ad un canale televisivo per proporre una nuova trasmissione televisiva, può capitare che l'idea gli venga rifiutata ma può essere realizzata senza pagargli alcunché (purtroppo è avvenuto diverse volte), proprio perché egli non è abbastanza tutelato nei diritti d'autore e, in questo caso, per rivendicare i suoi diritti dovrebbe fare una trafila lunga a costosa. <br />Se gli scrittori non avessero il copyright, lo stesso potrebbero fare gli editori che ricevono i loro manoscritti: li rifiutano ma poi li pubblicano sotto altro nome, per non pagare i diritti d'autore. Vi sembra giusto questo? Eppure se credete ad oltranza che bisogna annullare il copyright, legittimate queste ingiustizie, che permettono a chi ha già soldi di farne altri sulla pelle di chi sperava di guadagnare qualcosa grazie al suo talento. <br />Inoltre, oggi il sistema tende ad annullare il valore della cultura come impegno e studio. E' funzionale all'attuale assetto di potere il trasformare la cultura in svago, intrattenimento o pseudo-cultura. Ciò dovrebbe servire ad indurre le persone comuni a perdere il senso della vera cultura, e il relativo valore che essa dovrebbe avere nel sociale. <br />Ad esempio i giornali ufficiali tendono ad eliminare le figure di spicco del giornalismo, preferendo personaggi anonimi che talvolta si firmano con sigle. Ciò avviene per svalutare la stessa professione giornalistica, e per pagare poco i giornalisti, privandoli di ogni potere o prestigio. <br />Persone come il compianto Enzo Biagi o Michele Santoro, in futuro saranno sempre più rare, soppiantate da giornalisti/impiegati, assoldati dai partiti proprio perché completamente asserviti al potere e del tutto innocui. <br />Dunque, il giornalismo serio sarà sempre più svalutato, e l'idea che non ci debba essere copyright nelle produzioni culturali che sono costate tanto lavoro e impegno conferma tale svalutazione, e nega che la cultura possa essere un lavoro importante nel sociale, e possa dare da vivere a chi la produce. Il paradosso è che per attività culturalmente inutili, come la valletta o il prestigiatore, è ovvio ritenere che ci debba essere un guadagno, mentre chi si impegna a studiare e a scrivere per capire la realtà e dare una vera informazione, viene considerato come una persona che dovrebbe far circolare i suoi scritti gratuitamente. <br />Svilire il valore del giornalismo serio significa svalutare la vera informazione. Oggi i giornali finanziati con soldi pubblici, come "L'Unità", il "Giornale", il "Corriere della Sera" o "La Repubblica", tendono a non pagare o a pagare pochissimo i giornalisti che collaborano, confermando il poco valore che viene dato al giornalismo. Diverso è il caso dei giornalisti di regime, come Bruno Vespa o Francesco Giorgino, che ricevono compensi adeguati al grado di sottomissione al potere e alla copiosa propaganda che attuano a favore del regime. <br /><br />Certo bisogna anche tenere presente che il copyright può essere utilizzato da personaggi di regime per frenare l’informazione, penalizzando chi la promuove (vedi ad esempio il caso di Mediaset- Youtube http://www.youtube.com/watch?v=WoxY0MvOxoM).<br /><br />Nel profondo del nostro animo, sappiamo che il profitto non è così importante come il sistema attuale ci fa credere. Sappiamo che l'arte e la cultura sono di tutti, a prescindere da chi le crea. Tuttavia, l'intellettuale, per produrre cultura, deve acquistare il materiale di lavoro (libri, fascicoli, giornali, documenti, ecc.) e deve impiegare molto del suo tempo per studiare, riflettere, fare i giusti collegamenti e poi scrivere, correggere, rileggere, ecc. Insomma, passa parecchio tempo, in cui, oltre a dover spendere denaro per i materiali, deve anche cibarsi, pagare bollette, ecc. In parole povere, anche se produrre cultura o arte è un'attività assai più gratificante di tante altre, chi lo fa deve anche sopravvivere, a meno che non sia assai benestante. Ciò che fa ha un costo materiale che in qualche modo deve cercare di recuperare. Dunque, pretendere di annullare il copyright, finché il sistema è tale, significa permettere soltanto ai benestanti di produrre arte o cultura, e questo credo non sia la volontà delle persone comuni. <br />In un altro sistema, non dominato dal profitto e dall'usura bancaria la realtà sarebbe certo ben diversa. I prodotti creativi e culturali sarebbero patrimonio di tutto il sociale, poiché tutti potrebbero sopravvivere dignitosamente senza bisogno di dover mercificare ogni cosa. Ma dovremmo tutti cambiare mentalità. Attualmente nessuno amerebbe sentirsi dire che il suo lavoro non ha valore finanziario o che dovrebbe lavorare senza alcun guadagno. Nel sistema attuale non è possibile condividere il proprio lavoro come puro bene sociale, e se si attribuisce valore finanziario ad attività come fare la velina o mostrare i glutei per le pubblicità, allora a ben ragione occorre riconoscere valore (e costi) a chi produce cultura e informa correttamente. <br /><br />Per riassumere, i motivi del copyright sono:<br /><br />- Avere possibilità di tutela dei propri scritti, ovvero non permettere storpiature, censure o modifiche.<br />- Evitare usurpazioni a scopo di lucro.<br />- Dato che lo scopo del blog è quello di far conoscere le mie pubblicazioni, il copyright serve anche a dare la possibilità ai siti che ne fanno richiesta di pubblicare gli articoli in cambio di un piccolo spazio per divulgare le mie pubblicazioni.<br />- Mostrare rispetto per il lavoro intellettuale, pur offrendo gratuitamente l’informazione contenuta negli articoli.<br /><br />Per concludere, questo blog è per diversi aspetti atipico perché affronta anche le stesse distorsioni presenti nella rete Internet, cercando di contrastare i luoghi comuni, quando essi non sono funzionali alla costruttività che, a mio avviso, è insita nell’animo umano.<br />La cultura di massa vigente ha prodotto l'idea che su Internet c'è "libertà", in contrasto con gli altri media che hanno la "censura". Ma è sciocco credere che libertà di parola significhi avere licenza di dire a ruota libera tutto quello che passa per la testa senza alcun limite.<br />Come scrivono Anthony R. Pratkanis e Elliot Aronson: “La Costituzione garantisce anche la libertà di parola, ma non il diritto di gridare ‘al fuoco’ in un cinema affollato”. E, aggiungo io, nemmeno il diritto a diffamare o a mancare di rispetto con la complicità dell'anonimato. <br />Lo scopo è quello di offrire un blog utile e costruttivo, altrimenti credo che sarebbe una perdita di tempo per me e per voi, e il tempo è prezioso.<br />Approfitto per ringraziare tutti i lettori del blog, specie quelli che mi sono stati vicini e hanno apprezzato anche quegli articoli “scomodi” e impopolari. <br />Come sapete, oggi valutare i fatti e pensare con la propria testa non è né facile né popolare. <br /> <br />Grazie a tutti!<br /><br />Antonella Randazzo<br /><br /><br /><br /><br />Copyright © 2008-2009 - all rights reserved.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-1392681518381538562?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com11tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-6613874393100173722008-08-16T08:19:00.001-07:002008-08-16T08:19:31.972-07:00Fisica Quantistica. Le implicazioni nella vita reale 01/11<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/t9pq5QXASHg' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/t9pq5QXASHg'/></object></p><p>http://it.youtube.com/watch?v=t9pq5QXASHg</p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-661387439310017372?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com18tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-20782566268021954042008-08-15T18:49:00.001-07:002008-08-15T18:49:46.188-07:00L'illusione delle libertà!<div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'><p><object height='350' width='425'><param value='http://youtube.com/v/fW6p3YaNgXc' name='movie'/><embed height='350' width='425' type='application/x-shockwave-flash' src='http://youtube.com/v/fW6p3YaNgXc'/></object></p></div><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-2078256626802195404?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-1845032759814311176.post-46911241189079464792008-08-03T06:20:00.000-07:002008-08-03T07:02:53.139-07:00RAGAZZE PON PON CON GLI OCCHI A MANDORLA Giochi olimpici a PechinoDi Antonella Randazzo<br /><br /><br />In Cina è stata avviata una grandiosa propaganda sul modello americano in occasione delle prossime olimpiadi. <br />Nei filmati dei cinque registi scelti per propagandare l'evento appaiono ragazze pon pon, bambini che ridono, amici che si ritrovano dopo tanto tempo, palloncini che volano, ragazze e bambine che ballano, e gente di ogni età che sorride felice. <br />Le autorità cinesi hanno visto l’assegnazione dei Giochi olimpici come un’occasione da non perdere per offrire l’immagine di una presunta Nuova Cina, ricca, moderna e potente, senza però svelare i retroscena assai più inquietanti della realtà cinese.<br /><br />Ormai da tempo molti cinesi del ceto alto e medio stanno facendo propri gli stessi criteri delle persone occidentali. Nel modello propagandato dalle autorità occidentali c'è il ricco e il povero, c'è il bello che diventa "Vip" e il brutto che rimane persona "comune" (a meno che non sia parente di persone importanti). All'interno di questo sistema si ambisce alla ricchezza e si diventa sempre più insensibili alla sofferenza umana. In Cina oggi molti giovani sognano di diventare modelli, attori, e di avere ricchezza e popolarità. Molti accettano cinicamente un assetto fondato sull'ingiustizia e sulla sopraffazione, impegnati ad inseguire le "opportunità di successo" o la "popolarità". <br />Come in Occidente, le autorità cinesi impongono un sistema in cui non conta il benessere dei cittadini ma il prestigio nazionale, non contano l'uguaglianza e la giustizia, ma il potere di alcuni, non conta la sofferenza della maggioranza, ma la ricchezza della minoranza. <br />Ovviamente, nella propaganda dei Giochi olimpici non appaiono le migliaia di persone che hanno perso la casa a causa dei lavori per gli stadi, o gli operai che hanno lavorato per tante ore al giorno in cambio di salari da fame, o addirittura in cambio di nulla.<br />Molti lavoratori cinesi si sono recati a Pechino per lavorare alle opere olimpiche, ricevendo stipendi da fame, e in certi casi non hanno ricevuto alcuno stipendio. Infatti, dato che in Cina non esiste di fatto alcuna tutela del lavoratore, alcune ditte posticipano i salari e dopo alcuni mesi si rifiutano di pagare. Scrive “Asianews”: “Da anni in Cina i migranti non sono pagati dai datori di lavoro, specie nel settore edile nel quale le imprese, finita l’opera, semplicemente spariscono… Un migrante del Jiangsu si è dato fuoco sulla piazza Tienanmen per protestare contro il governo e i capi della sua ditta, che non gli pagano il salario… Quello dei lavoratori non pagati è una delle piaghe più grosse della Cina di oggi. Secondo uno studio dell'università Renmin di Pechino, oltre il 90 % dei lavoratori migranti in Cina (almeno 150 milioni) non ha contratto e non riceve la paga in modo regolare. Anche se le direttive del governo impongono di pagare i lavoratori ogni mese, molti datori di lavoro falsificano le ricevute e non danno alcun salario, col pretesto di saldare ogni 6 mesi. Una volta che hanno in mano le ricevute finte, si rifiutano di pagare, senza alcuna possibilità per i dipendenti di avere giustizia. Alcuni lavoratori hanno fatto ricorso alla violenza ed hanno aggredito i datori di lavoro che non li pagavano, ma molti altri hanno deciso di portare l'attenzione sulla loro situazione suicidandosi”.(1) <br /><br />Molte società straniere (specie statunitensi) fanno in Cina tutto quello che vogliono, e se qualche sindacato solleva obiezioni esse protestano dicendo che i sindacati sarebbero “un’emanazione del Partito comunista” perché in Cina non possono esserci sindacati liberi. In altre parole, fanno appello al sistema dittatoriale per giustificare ogni comportamento. Il paradosso è che i media occidentali disprezzano le caratteristiche dittatoriali del regime cinese senza però dire quanto esso è favorevole agli interessi di molte corporation occidentali. <br /><br />Gli attivisti per i diritti umani, in occasione dei Giochi olimpici di Pechino, hanno fatto appello all’Occidente, ricordando che le promesse di migliorare la situazione dei diritti umani non sono state mantenute. L’associazione Chinese Human Rigths Defenders ha inviato una lettera aperta al presidente Usa George W. Bush e a quello francese Nicolas Sarkozy, firmata da moltissimi cinesi. La lettera dice:<br /> “Il governo cinese non ha mantenuto le promesse fatte al Comitato olimpico internazionale, quando ha chiesto l’assegnazione dei Giochi, di migliorare il rispetto dei diritti umani in Cina”. E riporta chiaramente una serie di crimini commessi dalle autorità cinesi: “la cacciata coatta della gente dalle abitazioni per realizzare le opere olimpiche, la mancanza di tutela per i lavoratori migranti, le persecuzioni contro attivisti per i diritti e dissidenti, la mancanza di libertà di espressione e riunione, la censura sui media, le persecuzioni per ragioni religiose”.(2) <br /><br />Moltissimi cinesi hanno sollevato molte critiche contro le autorità, perché ritengono insensato e crudele organizzare in grande stile le Olimpiadi mentre milioni di persone vivono in estrema povertà o con situazioni lavorative tremende. Secondo queste persone sarebbe stato più “umano” e saggio investire i miliardi di euro, anziché per allestire le scene olimpiche, per combattere la povertà e l’analfabetismo. <br />Secondo un’inchiesta condotta da “AsiaNews”, molte persone delle grandi città come Pechino, Shanghai e Tianjin, e di diverse regioni quali Guangdong, Jiangsu, Shandong, Sichuan, Ningxia, Hubei, hanno espresso dolore e preoccupazione per l’assegnazione delle Olimpiadi alla città di Pechino. Un cittadino di Shanghai ha scritto:<br />“La notte in cui Pechino ha vinto la candidatura a ospitare i Giochi olimpici io ho pianto. Ho pianto per la mia nazione e il mio popolo. I poveri della Cina non riescono nemmeno a nutrirsi, e devono ospitare le Olimpiadi. Il governo allora ha pensato di essere intelligente, ma in realtà è stato stupido. L’unica nazione che ha tratto profitto dalle Olimpiadi è stata l’America (gli Stati Uniti – ndr). Molte altre nazioni non sono nemmeno riuscite a pagare i loro debiti in 20 o 30 anni. Alle ultime Olimpiadi, la Grecia ha perduto 1 miliardo di dollari. I cinesi soffrono già tanto per la povertà. Ora con le Olimpiadi, questa situazione peggiorerà. Non riesco a capire come la gente voglia celebrare. Come si fa a ignorare che stiamo soltanto esibendo il nostro orgoglio? Si dice che Pechino ha progettato di spendere 80 miliardi di Rmb (renminbi - la valuta emessa dalla Repubblica Popolare Cinese) solo per le costruzioni olimpioniche. Immaginate: con quella somma centinaia di migliaia di bambini potrebbero andare a scuola, molte persone non sarebbero più povere e gli operai disoccupati potrebbero trovare lavoro. I Giochi Olimpici dureranno solo un po’ più di 10 giorni. Era proprio necessario sprecare così tanti soldi? Che cosa faremo con quegli stadi in futuro? Quanti soldi dovremo sprecare ancora solo per mantenerli? Sarà solo un’occasione per i membri corrotti del governo i essere ancora più corrotti. Queste superbe costruzioni sportive non ci portano alcun bene. Sono solo un altro modo di sprecare i soldi delle nostre tasse”.(3) <br /><br />Secondo il dissidente cinese Bao Tong, le autorità cinesi vogliono utilizzare le Olimpiadi per mostrare al mondo un volto migliore di quello reale. Egli scrive:<br /><br />“L’unico scopo è dimostrare il [nostro] splendore, facendo tutto il possibile, senza badare alle spese in risorse umane o economiche. Di certo, questo splendore non è per nulla quello delle Madri di Tienanmen[1], o di coloro che consegnano petizioni per chiedere giustizia, o quello dei lavoratori migranti… Lo splendore che si vuole dimostrare è quello della stabilità che ha schiacciato tutto, da cui sono emerse la grandezza e l’armonia attuali. Tutti devono capire che questo è il risultato del massacro. Senza massacro, non ci sarebbe stato l’innalzamento [del Paese], senza massacro non ci sarebbe stata l’armonia attuale. Ospitare le Olimpiadi è la legittimazione che il sistema di leadership con caratteristiche cinesi è il migliore, testimoniato anche dalla pratica. Stranieri: glorificateci! Patrioti: siate orgogliosi! Se penso a questo, il sangue mi bolle nelle vene. Come si può definire questa una “psicologia normale”?(4) <br /><br />In Cina, dopo la rivoluzione di Mao, le autorità cercarono di persuadere tutti i cinesi che in Cina aveva trionfato il "marxismo", e che dunque dovevano conformarsi al nuovo sistema. Ogni persona che rivendicasse la libertà diventava nemica del popolo, oppure veniva marchiata con l’etichetta infamante di “imperialista” o “revisionista". Di tanto in tanto si ebbero durissime repressioni che costarono la vita a milioni di persone. <br />Dal 1978, la Cina iniziò ad aprire la strada al capitale e alle imprese private. Nel 1980 nacquero molte società con capitali stranieri, che godevano di diversi privilegi fiscali. I cambiamenti dell’economia cinese non furono accompagnati a cambiamenti in senso democratico, al contrario, il 4 dicembre del 1982, venne approvata una nuova costituzione, che riaffermava il potere totale del Partito Comunista sullo Stato e sulla società. <br />Nel 1989, molti studenti cinesi si riunirono per discutere le possibilità di migliorare la situazione politica e sociale del paese. La realtà era vista ancora all’interno di uno schema socialista, ma venivano sollevate critiche contro i vertici del Partito. <br />Gli studenti erano appoggiati da un esponente dell'élite, Zhao Zyiang (nominato segretario generale del Partito comunista nel 1987), che venne subito estromesso dai vertici del Partito. Il 18 aprile del 1989, un gruppo di studenti occuparono piazza Tienanmen, gridando "Abbasso la rivoluzione, viva la democrazia, viva la Cina". In poco tempo la piazza si riempì di migliaia di persone, che chiedevano di contare qualcosa nelle scelte economiche del paese. La protesta andò avanti fino a maggio, mese in cui venne introdotta la legge marziale. Il 3 giugno scattò una feroce repressione, l’esercito intervenne con i carri armati e sparando all’impazzata sulla folla. Migliaia di persone morirono, e la piazza diventò un cumulo di cadaveri in una pozza di sangue. Per diversi giorni si ebbero esecuzioni sommarie, arresti e torture. Seguì un rigido controllo di tutti i media, e la proibizione dell’ingresso ai giornalisti stranieri.<br />Ancora oggi non si conosce il numero esatto di morti. Il governo cinese stimò 200 morti civili e 100 soldati, ma successivamente ridusse ancora di più questa stima. La Cia stimò 400-800 vittime, mentre la Croce Rossa parlò di 2600 morti e 30.000 feriti. Le varie testimonianze parlarono di almeno 3000 persone uccise. Gli studenti stimarono 7.000-12.000 morti. Secondo Amnesty International, il numero dei morti crebbe in seguito, quando molti altri studenti vennero giustiziati o uccisi dai soldati. <br />Il movimento era stato distrutto prima che potesse pericolosamente espandersi. L'obiettivo del regime fu raggiunto, e quasi tutti i giovani rinunciarono alle lotte. Racconta Zhang Dali, un sopravvissuto: "Quell'evento ha cambiato la storia cinese. Tante persone non hanno più voluto avere a che fare con la politica, mentre altre hanno cercato in tutti i modi di arricchirsi, soltanto poche non hanno rinunciato alle loro idee."(5) <br /><br />Il Chinese Human Rights Defender ha reso noto che mentre le autorità cinesi preparavano le Olimpiadi, alcune persone che lottarono per la libertà durante il massacro di piazza Tiananmen, erano ancora in carcere o agli arresti domiciliari. <br />Ad esempio, da maggio, Qi Zhiyong un attivista reso disabile in seguito alle aggressioni in piazza Tiananmen, è agli arresti domiciliari.<br /><br />Nel 1992, le autorità cinesi incominciarono a parlare di "economia socialista di mercato", senza specificare bene cosa significasse, e senza smontare l’idea che la Cina fosse un paese “comunista”. Si trattava di aprire la Cina agli investimenti privati, avvantaggiando il capitale straniero contro gli interessi della popolazione. <br />Oggi la Cina è inserita completamente nel sistema capitalistico internazionale, e molte sue società sono strettamente legate a società occidentali. La Exxon Mobil, la BP Amoco e la Royal Dutch Shell hanno acquistato azioni della petrolchimica cinese Sinopec per 1,8 miliardi di dollari, e la Sinopec ha emesso sui mercati internazionali azioni per più di 3 miliardi e mezzo di dollari. <br />Milioni di persone sono state costrette a trasferirsi in città, oppure ad andare via dalla propria casa, in seguito alla costruzione di dighe o di centri industriali o commerciali. Si calcola che oggi ci siano almeno 100 milioni di cinesi in movimento nel paese. <br />Dopo il 1998, il settore privato si è ulteriormente sviluppato, fino a superare quello pubblico. Secondo i dati della Banca mondiale, il settore privato produce il 62% del Pil. Le ricchezze prodotte dal nuovo assetto economico sono finite in gran parte nelle mani di poche famiglie cinesi e delle corporation transnazionali. <br /><br />La Cina di oggi attua riforme economiche decise in base alla "crescita economica" del paese (ossia in base ai profitti delle imprese), senza però mettere al primo posto il benessere dei cittadini. Alla fine degli anni Novanta, sono state attuate misure di "ristrutturazione" e di "fusione", le stesse applicate anche in altri Stati, e consigliate dal Fmi. L'industria tessile statale è stata smantellata per dare spazio agli imprenditori privati. Anche 94 miniere carbonifere statali sono state chiuse, per dare spazio ad aziende che si presentano come "competitive". Per i cittadini cinesi queste riforme hanno coinciso con un aumento della disoccupazione, della povertà e della disperazione. “Le Monde” del 5 maggio 1998, scrisse che soltanto alla fine del 1997, le aziende statali cinesi licenziarono 12 milioni di salariati. Secondo lo studioso Zhou Lukuan, il tasso di disoccupazione in Cina ha raggiunto il 20% della popolazione attiva. <br />Nelle città le disuguaglianze e gli squilibri sono molto evidenti. Sono sorte zone piene di alberghi, ristoranti e negozi di lusso, che mirano a soddisfare le esigenze dell'élite ricca. Al contempo, si è abbassato il tenore di vita di milioni di persone, che si sono riversate nelle città in cerca di lavoro. Le classi più povere sono state maggiormente colpite dalle privatizzazioni e dall'inflazione. Le tensioni crescono in città come nelle campagne. Molti parlano del progresso economico cinese come favorevole a tutti i cinesi, ma ciò non corrisponde a realtà. Il "boom economico", e la considerazione mondiale della Cina come paese economicamente sviluppato e in crescita, non corrispondono a progressi nella condizione lavorativa e salariale dei lavoratori cinesi. Al contrario, da quando la Cina ha raggiunto alti livelli di sviluppo economico, il reddito di molti lavoratori (specie dei contadini) si è abbassato, e sono aumentati la disoccupazione e lo sfruttamento lavorativo. E' vero che negli ultimi anni è cresciuto l'incentivo al consumo attraverso miliardi di dollari spesi in pubblicità. I giovani vengono stimolati al consumo, al divertimento e al far soldi. Si è affermato lo stile di vita occidentale, basato sull'idea di essere "belli e alla moda". I giovani vengono indotti ad emulare i modelli occidentali, nell'abbigliamento e nel look. Le ragazze vogliono fare le modelle, per "esprimere la propria personalità sulle passerelle". L'ex colonnello Jin Xing ha descritto così le nuove generazioni di cinesi:<br />“Mi pare che i giovani di oggi abbiano una mentalità molto diversa dalla nostra. Non credono alla religione, né all'ideologia marxista-leninista, ma vedono le cose in modo utilitaristico, cercando in tutti i modi di raggiungere un tenore di vita elevato, per poter ottenere ogni cosa. E' una generazione viziata ed egoista, che ha come unica fede il raggiungimento delle cose pratiche e materiali. Come il guadagno, la casa, una macchina nuova e altre cose simili”.(6) <br /><br />Nonostante le autorità cinesi parlino ancora di "socialismo" o di "comunismo", le disuguaglianze economiche in Cina sono sempre più nette. Secondo i dati forniti dall'Ufficio nazionale di statistica, il 20% delle famiglie possiede il 48% delle proprietà, mentre il 20% più povero possiede soltanto il 4%; inoltre, i depositi bancari appartengono per l'80% al 20% dei titolari.(7) <br />Le classi popolari sono oggi in preda alle difficoltà. Cresce la disoccupazione, mentre lo Stato tende a diminuire le spese per l’istruzione e la sanità. Secondo fonti governative, ci sono almeno 6 milioni di licenziamenti all’anno. <br />Tre economisti cinesi, Yang Fan, Zuo Dapei e Han Deqiang, hanno scritto una lettera all’Assemblea Nazionale, in cui denunciavano l’esistenza di un’”oligarchia finanziaria”, che detiene un potere enorme, potendo concedere o ritirare i crediti, condizionando lo sviluppo economico dell’intero paese. <br />Secondo lo studioso Zhu Ling: “La maggioranza della popolazione non riceve la maggior parte dei redditi. Al contrario, solo un pugno di persone si prende la parte del leone delle ricchezze della società”.(8) <br /><br />Moltissimi lavoratori immigrati, costretti a lasciare le campagne e a cercare lavoro in città, lavorano anche dieci/quindici ore al giorno, percependo poco più di cento euro al mese. Inoltre, i loro diritti non sono tutelati e talvolta le condizioni difficili di lavoro provocano gravi incidenti. <br />Dunque, oggi in Cina i diritti umani sono subordinati alle corporation e al profitto. Il governo cinese ha chiesto finanziamenti dalla Bm e dal Fmi per costruire grandi opere, che saranno vantaggiose soltanto per le imprese e arrecheranno danno alle popolazioni locali. Ad esempio, per costruire la Diga delle Tre Gole, almeno tre milioni di persone sono state deportate, e quelle che protestavano sono state represse duramente. Le lotte sono state poi raccontate come “disordini interetnici”.<br />La presenza di tante aziende straniere e la produzione finalizzata al mercato mondiale, non possono non avere un potere enorme sulle decisioni economiche del governo. Il nuovo sistema cinese è basato sul potere finanziario e sulla produzione industriale, che è in gran parte in mani private. Questo nuovo sistema non è stato scelto dai cittadini cinesi, e non può essere messo in discussione, come già dichiarò Deng Xiaoping. <br />Le autorità cinesi utilizzano l'artificio retorico già utilizzato da Lenin, quando dicono che "la Cina si trova nello stadio primario del socialismo".(9) In realtà, il "socialismo" come sistema in cui la gente comune ha il potere di prendere le decisioni più importanti, non è mai esistito nemmeno in Cina. <br /><br />Da diversi anni le autorità cinesi sottraggono le terre ai contadini per venderle a prezzi irrisori alle industrie, pagando ai contadini pochi spiccioli. Per questo le proteste hanno assunto proporzioni enormi. Ad esempio, nel maggio dello scorso anno, nella città di Gurao, municipalità di Shantou (Guandong), gli abitanti si sono sollevati e per la rabbia hanno distrutto gli uffici e le case delle autorità locali. <br />Secondo fonti ufficiali, oltre il 50% delle proteste sono dovute agli espropri.<br />Nel 2005 ci sarebbero state oltre 87mila proteste, e nell’anno successivo sarebbero diminuite del 16,5%, ma le reazioni di rabbia sarebbero state molto più violente. Il ministero della Terra e delle risorse ha riferito che nel 2006 le espropriazioni indebite di terreni sarebbero cresciute del 17,3% giungendo a 131mila casi. <br /><br />In Cina, come in molte parti del mondo, esiste una resistenza che cerca di lottare contro il sistema, e come ovunque viene bollata come “terrorismo”. Di tanto in tanto le autorità cinesi denunciano tentativi “terroristici”. Oppure sostengono di aver sventato attentati terroristici. Ad esempio, nel marzo di quest’anno hanno asserito di aver impedito un attentato terroristico su un volo aereo della China Southern Airlines diretto da Urumqi a Pechino. Ma data la natura criminale e terroristica del regime, c’è da sospettare che si possa trattare di strategie dello stesso tipo di quelle utilizzate dagli stegocrati occidentali (si veda a questo proposito l’articolo http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm).<br /><br />Di sicuro esiste un terrorismo di Stato in Cina, basti pensare alle molte repressioni e ai crimini perpetrati in Tibet o contro religiosi cinesi. <br /><br />Col pretesto del “terrorismo” quest’anno sono state arrestate nello Xinjiang 82 persone accusate di “cospirare per sabotare le Olimpiadi”. Ma il Centro di informazione del Turkestan orientale ha informato che a queste persone si nega il diritto di avere un avvocato e che potrebbero essere torturate al fine di estorcere confessioni.<br />Sta di fatto che per le Olimpiadi verrano spese enormi cifre per la “sicurezza”. A Pechino ci saranno migliaia di soldati, 10 mila guardie di sicurezza, almeno 40 mila poliziotti, 27.500 armati, 300 guardie anti-terrorismo e 15 mila volontari della guardia civile, oltre ad una fitta rete di informatori e spie. Chi userà la metropolitana dovrà subire controlli come chi si imbarca su un aereo, e persino chi usa bus e pullman sarà controllato. <br />Il pretesto è quello del terrorismo da parte di musulmani uiguri, tibetani o evangelici, ma di fatto l’intera popolazione sarà sotto un rigido controllo. L’agenzia di stampa “Nuova Cina” ha fatto sapere che addirittura non si potranno portare negli stadi striscioni con su scritto “Go China”, e nemmeno potranno circolare opuscoli, libri e altro materiale a contenuto “commerciale, religioso, politico, militare, o relativo ai diritti umani, all’ambiente e alla difesa degli animali”. Non si potranno portare nemmeno ombrelli e accendini.<br /><br />Il timore degli stegocrati cinesi è che i dissidenti informino gli occidentali sulla vera situazione del paese, o che vengano sollevate proteste contro il regime cinese. <br />Quello che maggiormente preoccupa l’attuale gruppo di potere è che i popoli divengano solidali fra loro, e comprendano che possono spodestare gli usurpatori. Questo è il motivo principale che fa gridare le autorità al “terrorismo!”. <br />La censura dell’informazione esiste ovunque, e ha lo scopo principale di impedire alle persone comuni di capire quello che sta avvenendo realmente. Ossia che i gruppi stegocratici operano senza tener conto del benessere dei popoli, e in tale contesto anche le Olimpiadi, che in apparenza dovrebbero (e potrebbero) essere un’occasione di festa e divertimento, diventano fonte di sofferenza per molti. Dopo pochi giorni i Giochi termineranno, ma purtroppo non finirà la sofferenza e il degrado in cui sono costretti a vivere milioni di cinesi. <br /><br /><br /><br />Copyright 2008 - all rights reserved.<br /><br />Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale di questo articolo, inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Antonella Randazzo. Per la riproduzione integrale o di parti dell'articolo occorre richiedere l'autorizzazione scrivendo all'indirizzo e-mail: giadamd@libero.it<br /><br /><br />NOTE<br /><br />1) http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=6763<br />2) http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12737&dos=121&size=A<br />3) http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12704&dos=121&size=A<br />4) http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12756&geo=&theme=&size=A<br />5) Documentario "Buongiorno Cina. Storie del secolo cinese", di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, Raitre, 2006.<br />6) Documentario "Buongiorno Cina. Storie del secolo cinese", di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, Raitre, 2006.<br />7) http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/17/17A20010519.html<br />8) http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/17/17A20010519.html<br />9) Maitan Livio (a cura di), “Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina post rivoluzionaria 1948-1993”, Datanews, Roma 1994, p. 20.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1845032759814311176-4691124118907946479?l=antonellarandazzo.blogspot.com'/></div>Antonella Randazzohttp://www.blogger.com/profile/12450376632789563893noreply@blogger.com6