tag:blogger.com,1999:blog-16642103778614324932009-06-28T14:41:58.006+02:00Pensieri circolarise i pensieri vanno dritti spesso sbagliano miraCarlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.comBlogger37125tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-10832126309013397662009-06-28T14:37:00.003+02:002009-06-28T14:41:20.083+02:00Movimento e metodi decisionali<span class="Apple-style-span" style=" -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-family:'times new roman';"><p align="left">================= da Enrico Testino</p><p align="left">Ho seguito come volontario i lavori dell'ufficio stampa del gsf dal febbraio del 2001 volendo contribuire ad un movimento nonviolento e di contenuti sono imbarazzato dal silenzio mediatico del gsf in questi giorni, le uniche persone che lavorano, si esprimono sono gli avvocati che stanno seguendo con sollecitudine le persone arrestate (per chiarezza: vanno seguite al di là delle presunte colpevolezze o innocenze) e chi organizza le testimonianze (anch'esse faccenda legale e di emergenza)<br />Mi chiedo se il gsf ha intenzione di lasciare parlare il resto del paese, degli intellettuali, dei politici per se dando al gsf una immagine casuale (anche positiva a volte) e non scelta, o il gsf è finito e segue solo le testimonianze delle giornate del 20 e 21 luglio e delle vicende legali o continua e deve esprimersi sulle sue responsabilità passate, presenti, future. Responsabilità che sono, ad esempio, continuare una ricerca di movimento pacifico e nonviolento. (...)<br />a questo punto due domande: i portavoce del gsf? quando tornano? che decisioni hanno preso? a chi dobbiamo rivolgerci se vogliamo<br />indicazioni? d'ora in poi ogni associazione parlerà per sè? (...) Consapevole delle difficoltà personali, del movimento, delle associazioni vi inoltro questa mail di domande<br />Enrico Testino</p><p align="left">===========================<br /><br />Penso che questo messaggio di Enrico evidenzi un notevole problema relativo alle modalità consensuali all'interno del GSF. Enrico parla di "decisioni dei portavoce", ma se fossero stati portavoce dovevano riportare la voce dei propri gruppi, altrimenti sarebbero stati dei delegati o dei rappresentanti. Invece ad un certo punto è spuntato questo gruppo di pseudo portavoce che si è auto-nominato parlamentino esclusivo per tutto il movimento. E se a un certo punto forse poteva esserlo per le associazioni da cui provenivano i "portavoce" non certo poteva e soprattutto potrà valere per tutte quelle persone che non hanno, e forse non per caso, una appartenenza associativa che tra i 200.000 non erano poche.<br />Analogamente è successo in alcuni gruppi. Il "solerte" Stefano Lenzi ha deciso autonomamente di avere la responsabilità del gruppo stampa formato da un certo numero di persone che si sono date disponibili ed è perfino arrivato a decidere da solo chi ci poteva stare e chi no escludendo di fatto chi aveva deciso di "cacciare".<br />Attualmente a gestire gli aspetti "legali" sono rimaste soprattutto persone che si erano attivate negli ultimi tempi e che per altro pare abbiano ben imparato a delimitarsi la loro parte di "potere". Con la scusa che il materiale è delicato vengono escluse dalla collaborazione molte persone che si sono date disponibili coinvolgendo solo coloro che eseguono le indicazioni di pochi senza fare tante domande sulle scelte.<br />Per non aver accettato una organizzazione verticistica in cui i "capetti" decidevano per tutti, rivendicando di agire "senza rappresentare nessuno" come in varie volte mi è stato rinfacciato, sono sempre stato guardato con diffidenza e osteggiato.<br />Per aver cercato di diffondere il più possibile l'informazione in modo da rendere quante più persone partecipi nelle scelte spesso sono stato escluso dall'informazione stessa dovendomela andare a cercare da solo.<br />Nonostante questo, o forse anche per questo, sono riuscito, con poco aiuto da parte di altri, a creare un rapporto anche con i mass media, che ha creato un notevole cambiamento di attenzione e disponibilità nei confronti dei "nostri" temi e penso ancora adesso sia uno dei migliori risultati del GSF.<br />Ma aver osato dire che anche il GSF aveva fatto degli errori mi ha perfino procurato delle minaccie.<br />Penso che la questione dei processi decisionali, della qualità dei decisori (nel caso si intenda identificarli) e delle modalità di comunicazione debbano essere i primi temi da affrontare prima che questa nuova "rivoluzione" finisca guidata da direttori che fanno rimpiangere gli attuali governanti.<br />Un altro mondo è possibile prima di tutto se sarà possibile un altro modo di decidere. Altrimenti sarà il solito "un passo avanti e due indietro". E non basterà una assemblea universale via Internet se poi buona parte dei "capetti" neanche sa cosa si dicono le persone del movimento perché non hanno tempo di leggere le cose che vengono scritte. La democrazia partecipativa non basta auspicarla, bisogna provare ad attuarla.<br /></p><p align="left" style="text-align: right;">agosto 2001</p><div align="right"></div></span><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-1083212630901339766?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-37170572303885032032009-05-03T16:47:00.006+02:002009-05-03T17:04:15.699+02:00Pacifismo e democrazia<div style="text-align: justify;">L'analisi sull'efficacia del pacifismo penso debba intrecciarsi con quella sulla progressiva inefficacia della democrazia, a cui, con gli anni, il pacifismo si è sempre più avvicinato nelle modalità d'azione.<br /></div><p style="text-align: justify;">Se per molti anni le istanze legate al tema della pace sono state portate avanti con modalità autonome di disobbedienza civile ed azione diretta (si pensi agli scioperi generali durante il fascismo per porre fine alla guerra, alla scelta di accettare la prigione per vedere riconosciuta l'obiezione di coscienza engli anni 60, ai blocchi degli accessi della base per missili nucleari di Comiso o della Mostra Navale Bellica di Genova negli anni 80), col passare del tempo si è sempre più limitati a presentare richieste alle forze politiche, sperando che qualcuna se ne prendesse carico, adeguandosi alle dinamiche della democrazia rappresentativa, per esempio scegliendo di supportare le proprie richieste con cortei e iniziative analoghe.</p><p style="text-align: justify;">Ma la crisi delle dinamiche democratiche, con sistemi elettorali che impediscono agli elettori di farsi effettivamente rappresentare e la manipolazione del consenso tramite il controllo dei mezzi di comunicazione che fanno sì che i governi possano ignorare se non perfino deridere manifestazioni di milioni di persone, ha ugualmente reso impotente chi su tali dinamiche intende basare la propria azione.</p><p style="text-align: justify;">Penso quindi che ci possano essere due strade diverse e complementari per uscire da questa impotenza.</p><p style="text-align: justify;">La prima, più diretta e a prima vista più semplice, che preveda di riprendere nelle proprie mani l'azione, non delegando più la rappresentanza delle proprie istanze. Ma ciò richiederebbe un livello di partecipazione e coinvolgimento, una disponibilità a rischiare, che non è più molto presente nella nostra società. Sarà l'unica possibilità praticata se la degenerazione democratica diffonderà il disagio e la disperazione tra ampi strati della società ma in tal caso né sarà legata solo ai temi del pacifismo né, sicuramente, assumerà le sue modalità.</p><p style="text-align: justify;">La seconda strada, che non esclude la prima ed è a prima vista più complessa, affronta ad un livello più basso i meccanismi decisionali. Dai tempi della rivoluzione francese, che ha enunciato (ma ha anche in parte ottenuto) che ogni cittadino ha il diritto/dovere di partecipare alle decisioni che lo riguardano, imponendo un modello rappresentativo parlamentare, i modelli decisionali si sono modificati molto poco, nonostante sempre di più siano evidenti le debolezze che l'usura di tale modello ha fatto emergere. Sono anche stati tentati altri modelli, che sono degenerati ancora più velocemente, in cui cambiava il gruppo sociale predominante, ma alla fine il modello rappresentativo parlamentare viene dato da tutti come inesorabilmente il meno peggio.</p><p style="text-align: justify;">In effetti, quando una prima fase dell'esperienza democratica finì con il periodo delle dittature europee e le guerre mondiali, si cercò di rivederla e migliorarla, per esempio con il suffragio universale, ma col tempo i sistemi sociali tendono a corrompersi perché gli aggressori diventano sempre più competenti e le difese tendono a indebolirsi. E così nuovamente ci troviamo con dei sistemi parlamentari in cui sempre meno cittadini si sentono rappresentati e sentono di influire sulle decisioni che li riguardano.</p><p style="text-align: justify;">Penso sia necessario che, soprattutto noi europei che abbiamo esportato questo modello in tutto il mondo, perfino in contesti sociali in cui ha creato più danni che benefici, e che ci ergiamo a paladini di questo modello verso tutto il mondo pretendendo che tutti gli altri vi si uniformino, cominciamo a riflettere, senza preconcetti, sul suo superamento o almeno il suo restauro, non solo in linea teorica ma anche pensando a come realizzare tale miglioramento. Questo significa cominciare a sperimentare nuovi modelli decisionali, prima di tutto all'interno di chi li propone, e poi pensare dei percorsi che permettano con gli anni di farli diventare patrimonio comune. E sarebbe auspicabile riuscire a fare ciò senza dover aspettare che la caduta di efficacia delle dinamiche democratiche porti alla catastrofe umana e sociale e ecologica del mondo.</p><p style="text-align: justify;">Penso che sia necessario perché non solo le istanze pacifiste ma anche tutti gli altri temi non rimangano semplici proposte teoriche che nessun sistema decisionale arriverà a attuare. Da questo punto di vista dall'ambito pacifista potrebbero venire un notevole contributo non solo di idee ma anche di esperienze, facendo in modo, per esempio, che il 61% degli italiani che non vogliono la presenza di soldati italiani negli scenari di guerra vedano realizzate le loro aspettative.</p><p style="text-align: justify;">Si tratterebbe di ripensare ai meccanismi della rappresentanza e della partecipazione, tenendo conto della sempre più ridotta disponibilità delle persone a rimetterci del proprio per il bene comune ma allo stesso tempo di un recupero culturale della nozione di bene comune.</p><p style="text-align: justify;">Probabilmente sarebbe utile seguire entrambe le strade perché limitarsi a riflettere sulla revisione dei meccanismi consensuali senza impegnarsi a recuperare almeno un livello di partecipazione e coinvolgimento sarebbe probabilmente solo un esercizio accademico. D'altra parte limitarsi ad affidarsi all'azione diretta, a parte i problemi di coinvolgimento, costringerebbe ad un tale impegno di energie e di tempo che permetterebbe di affrontare solo un numero molto ristretto di argomenti, abbandonando inefficacemente gli altri ai meccanismi democratici attuali.</p><p style="text-align: justify;">Carlo Schenone.</p><p style="text-align: justify;">ex incaricato nazionale del settore Pace, Nonviolenza e Solidarietà degli scout dell'AGESCI, ex capogruppo di "Democrazia e Partecipazione" nel Consiglio Comunale di Genova, ex segretario nazionale delle Forze Nonviolente di Pace, docente al Master "Gestione dei conflitti interculturali ed interreligiosi" dell'Università di Pisa, docente al corso di Laurea Specialistica in Scienze della Pace dell'Università di Pisa, membro del gruppo stampa del Genoa Social Forum durante il G8 di Genova, trainer.</p><p style="text-align: justify;">pubblicato su www.carta.org il 16.08.2006<br /></p><p style="text-align: justify;"></p><p style="text-align: justify; "><a href="http://archivio.carta.org/campagne/pace/pacifismo/060816Schenone.htm">http://archivio.carta.org/campagne/pace/pacifismo/060816Schenone.htm</a></p><p></p><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-3717057230388503203?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-89921591247215097362009-04-17T16:21:00.004+02:002009-04-22T19:11:14.001+02:00Educazione all'odio in Palestina<div style="text-align: justify;"><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aAuKMoEQkCI&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/aAuKMoEQkCI&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object> Nel video in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aAuKMoEQkCI">http://www.youtube.com/watch?v=aAuKMoEQkCI</a> si può vedere dei ragazzi figli di coloni israeliani aggredire delle ragazze palestinesi che escono da casa.</div> <div style="text-align: justify;"> </div> <div style="text-align: justify;">Questo per dimostrare quanto sia fondamentale l'educazione di una popolazione non solo per il futuro ma anche per il presente. E in Italia l'attenzione è sempre minore verso l'educazione perché gli adulti non vogliono fare fatica e preferiscono lasciare i giovani senza educazione. In Palestina è ancora peggio e l'educazione viene usata come un arma e per questo il dolore è profondo e potrà finire solo per una catastrofe.</div> <div style="text-align: justify;"> </div> <div> <div class="wall_actual_text text_exposed"><div style="text-align: justify;">Per spiegare le cose tutto si può, anzi si deve citare, anche i palestinesi che si fanno saltare sugli autobus pieni di gente, donne e bambin. Diciamo che la differenza <span class="text_exposed_show">è che gli uomini bomba ci rimettono anche la loro vita e gli altri no. In ogni caso non penso si possa mettere sullo stesso piano chi schiaccia e chi cerca di non farsi schiacciare.</span><br /></div><span class="text_exposed_show"><div style="text-align: justify;">Sono entrambe frutto di una educazione all'odio vicendevole. Volendo si può anche aggiungere che tra palestinesi e israeliani i secondi sono i più democratici. Ma non è che decidere democraticamente di schiacciare un altro popolo lo renda meno odioso.<br /></div><div style="text-align: justify;">Posso aggiungere che anche i partigiani hanno ammazzato in via Rasella dei giovani cresciuti nella convinzione di dover dominare il mondo ma che avevano madri e affetti e forse erano lì contro la loro volontà. E io sono convinto che fosse possibile e auspicabile liberarsi senza torcere un capello a nessun nazista, ma non confonderei i ruoli.<br /></div></span></div> <div class="wall_actual_text text_exposed" style="text-align: justify;"><span class="text_exposed_show"></span> </div> <div class="wall_actual_text text_exposed"><div style="text-align: justify;"><span class="text_exposed_show">Ci se ne può anche fregare del fatto che ci rimetta la sua vita uno che ammazza donne e bambini innocenti su un autobus perché e' un assassino.e che non si può mettere sullo stesso piano un soldato israeliano e un bambino israeliano perché la guerra si fa contro i soldati e non contro gli innocenti, ma p</span><span class="text_exposed_show">enso che ancora peggio sia uno stato il cui esercito fa a donne e bambini lo stesso che fanno dei terroristi. A meno che non si voglia dire che tutti i bambini e le donne palestinesi sono colpevoli mentre quelli israeliani sono innocenti. Dal video si può vedere che non <span class="text_exposed_show">è vero. Almeno i terroristi non lo decidono democraticamente e potrebbero essere anche dei pazzi sanguinari mentre uno stato non può permettersi di essere pazzo e sanguinario.</span></span><br /></div><span class="text_exposed_show"><div style="text-align: justify;">Io penso anche che una guerra non si dovrebbe fare neppure contro i soldati perché anche i soldati spesso non sono che poveri cristi che si trovano un fucile in mano senza averne voglia.<br /></div><span class="text_exposed_show"><div style="text-align: justify;">Il fatto che uno ci rimetta la vita non dovrebbe servire a santificarlo ma dovrebbe far riflettere sul livello di disperazione che può avere raggiunto nella sua vita.<br /></div></span></span></div> <div class="wall_actual_text text_exposed"> <div class="wall_actual_text text_exposed"><span class="text_exposed_show"> <div class="wall_actual_text text_exposed" id="text_expose_id_49e88cb2e92e89389968799"><div style="text-align: justify;">A me frega della vita anche degli assassini, che lo facciano per un ideale o per interesse personale. E non mi interessa solo per loro ma anche per la mia di vita. Se nego l'importanza della vita degli assassini sto cominciando a negare l'importanza della mia di vita.<br /></div><div style="text-align: justify;">Riguardo poi all'equiparare i nazisti con gli israeliani bisogna osservare <span class="text_exposed_show">che i nazisti non erano tutti pazzi sanguinari ma semplicemente un popolo educato all'odio contro il diverso, proprio come sta avvenendo in Israele adesso (o come succedeva in Sud Africa durante l'apartheid). E la prima educazione all'odio è il cercare le colpe dell'altro invece di cercare le sue ragioni.</span><br /></div></div></span></div> <div class="wall_actual_text text_exposed" style="text-align: justify;"><span class="text_exposed_show"></span> </div></div></div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-8992159124721509736?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-13775037212842340872009-02-09T11:38:00.001+01:002009-02-09T11:38:25.537+01:00Cespugli e politica futuraVeltroni cercando di mettere insieme exPCI ed exDC sta facendo proprio quello che viene auspicato da chi vuole eliminare i "cespugli" dalla scena politica.<br />Il ridicolo è che quelli che hanno sempre denigrato il comunismo perché nei negozi trovavi solo un tipo di prodotto siano i primi ad auspicarlo non tanto per la carne in scatola ma per le idee.<br />Se non ci sono più grandi personaggi politici un motivo c'è, e non ultimo sono proprio i sistemi elettorali che sono stati concepiti con il beneplacito di percentuali bulgare della popolazione che si è fatta abbindolare nei famosi referendum maggioritari.<br />Ho drammaticamente l'idea che la situazione non sia ancora dolorosa ma che sia inevitabilmente compromessa e costretta a degenerare in una situazione molto dolorosa per la nostra società. C'è chi auspica il "tanto peggio tanto meglio", io invece non lo auspico ma lo prevedo e penso che il recupero di democrazia potrà avvenire solo attraversando un periodo molto ma molto doloroso.<div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-1377503721284234087?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-85790774752848666292009-02-07T18:26:00.003+01:002009-02-07T18:43:14.513+01:00Dittatura bipolare<p align="justify">Non condivido l'opinione che quella che governa l'Italia sia una democrazia, e già da parecchio tempo. Detto sinceramente penso che il primo passaggio verso la distruzione della democrazia sia stato l'abbandono del proporzionale. Come diceva Nanni Moretti penso che in qualsiasi democrazia probabilmente io sarei sempre all'opposizione, ma essere opposizione ad Andreotti aveva senso, esserlo a Belusconi lo ha molto meno. Parafrasando Saverio Borrelli, dall'opposizione temo si debba passare alla resistenza.<br />Si sente dire che l'ultimo governo Prodi è caduto perché la rappresentatività "frazionata" è fonte di autodistruzione anzichè ricchezza propositiva di un governo per l'interesse di tutti i cittadini senza considerare che la rappresentatività è necessariamente frazionata se vuole essere tale, perché la realtà è frazionata. Altrimenti non è rappresentatività ma banalizzazione delle differenze.<br />I governi Prodi sono caduti proprio perché ostaggi del malefico bipolarismo che porta ai ribaltoni. Non mi si dirà che il bipolarismo ha dato stabilità al paese, con i governi che cancellano a turno le scelte fatte dal governo precedente. Viene definita stabilità la permanenza al governo delle stesse persone per qualche anno come se questo bastasse a portare avanti politiche sociali ed economiche stabili. L'unica stabilità che il bipolarismo assicura è quella che permette ai governanti di assaltare la dirigenza nell'arco del mandato senza che nessuno li possa disturbare, ma impedendo ai governanti più saggi di ragionare con una prospettiva più ampia. Quando c'era il proporzionalismo la stabilità era molto maggiore (chiedetelo ad Andreotti se si è mai sentito instabile), non tanto per le persone ma per le linee politiche e di governo e la instabilità residua presente era solo dettata da un altro bipolarismo (quello tra comunisti e anticomunisti) che impediva di avere coalizioni più ampie. Infatti quando Berlinguer e Moro stavano per scardinare questa iattura portando a compimento una evoluzione sociale e politica del paese che avrebbe permesso finalmente l'eliminazione dei residui fascisti dallItalia ci hanno pensato le Brigate Rosse con una anomala collusione da parte dei servizi italiani a bloccare tutto. E poco dopo il venerabile Gelli ha cominciato la sua opera che prima Cossiga e poi Berlusconi stanno portando a compimento riportando l'Italia alla dittatura.</p><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-8579077475284866629?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-37211496588987871482009-01-21T19:54:00.004+01:002009-02-14T21:57:38.547+01:00In cerca di Dio<div align="justify">Le strade per arrivare ad un proprio concetto di Dio sono diverse e a volte anche contrastanti tra loro, ma penso che Dio sia come la Verità per Gandhi, tutti lo conoscono un poco ma nessuno lo conosce del tutto.</div><div align="justify">Per cui posso pensare a visioni diverse di Dio ma non penso di dover scegliere tra una delle visioni sul mercato.</div><div align="justify">Spesso si confonde la religiosità con la spiritualità. La religiosità riguarda la relazione con Dio, richiede l'esistenza di un interlocutore, e di una forma con cui comunicare. Se poi l'interlocutore è come l'amichetto immaginario che i bambini si inventano per avere compagnia poco importa. La religione è semplicemente il linguaggio con cui si parla di e con Dio. E non esistono linguaggi giusti o linguaggi sbagliati. Se nascevo in Iran parlavo persiano, sono nato in Italia e parlo italiano. Non ha senso che mi metta a parlare in persiano in Italia. Forse se andassi a vivere in un paese islamico diventerei mussulmano con la stessa possibilità con cui mi metterei a parlare in arabo.</div><div align="justify">Molte volte mi rendo conto che c'è poca riflessione sui gradi di possibilità. Alcune persone non riescono ad uscire dal dualismo vero-falso. Se hanno dei dubbi sull'esistenza di una cosa concludono che non esiste. Non so se il paradiso esiste. Sinceramente spero che esista e soprattuto che esista come vorrei io. Che fregatura se esistesse ma fosse in mano al "demonio" che manda a soffrire eternamente coloro che hanno voluto e fatto del bene in vita? Pensa se fosse una continuazione delle ingiustizie terrene! Quello che penso è che se c'è (e qualche lieve indizio si può trovare) ed è come vorrei io, allora forse sono fortunato, ma se non c'è vorrà dire che quello che ho fatto di bene è servito agli altri, ma a me a quel punto non cambia niente. Il bilancio è lo stesso positivo. La mia paura in effetti è che ci sia qualcosa dopo la morte ma che sia diverso e ben peggio di quello che mi aspetto.</div><div align="justify"> </div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-3721149658898787148?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-69415947002845041002009-01-18T13:20:00.003+01:002009-01-21T19:51:12.566+01:00Cose che esistono e cose di cui si ha bisogno<div align="justify">La buona notizia è che non ho bisogno di Berlusconi, la cattiva è che certe cose esistono anche se non ne ho bisogno.<br />La cattiva notizia è che al buio la patata non si vede. La buona è che ci sono altri modi per trovarla.<br />La cattiva notizia è che a volte sento il bisogno di un po' di gnocchi, la buona è che gli gnocchi esistono anche se non ne abbiamo bisogno.<br />La cattiva notizia è che ci sono persone che pensano che ciò che esiste sia per soddisfare i loro bisogni, la buona è che le cose esistono a prescindere dai bisogni degli uomini.<br />La cattiva notizia è che forse Dio ha bisogno degli uomini per realizzare il suo progetto, la buona è che Dio forse ne può fare a meno.<br />La cattiva notizia è che ci sono persone che confondono Dio con la Chiesa, la buona è che Dio non ha bisogno della Chiesa per esistere.<br />La cattiva notizia è che ci sono cose di cui abbiamo bisogno che non esistono, la buona è che esistono cose belle non solo per soddisfare i nostri bisogni,<br /><br />Trovo molto infantile la visione di Dio come risposta ad un bisogno. Dio non esiste per soddisfare un bisogno dell'uomo, eventualmente potrei pensare che l'uomo esiste per soddisfare un bisogno di Dio, sempre che Dio possa avere bisogni. Se esiste Dio, esiste perché esiste. E anche l'uomo. Al massimo Dio può esistere per soddisfare il bisogno di sapere, per spiegare la realtà, come il bosone di Higgs</div><div align="justify">Il bosone di Higgs è una particella che non è stata mai rilevata ma che permetterebbe di descrivere una teoria fisica compiutamente. Ma perché certi scienziati ritengono plausibile l'esistenza del bosone di Higgs che non è mai stato osservato e la cui esistenza è stata concepita per pura speculazione per dare spiegazione a certi comportamenti della materia altrimenti inspiegabili scientificamente e non ritengono plausibile l'esistenza di Dio che non è mai stato osservato ma che spiegherebbe molti fatti non altrimenti spiegabili scientificamente?</div><div align="justify"><br />Purtroppo di solito le persone hanno un concetto di Dio che è quello ricevuto nel catechismo da durante la loro infanzia o peggio nella sua deformazione ricevutane da persone che confondono Dio con la Chiesa.<br />Ci sono persone che ce l'hanno con Dio perché ce l'hanno con le Chiesa. Un po' come se la gente dicesse che la Costituzione fa schifo perché c'è Berlusconi al governo.<br /></div><div align="justify">Non viene fatto il passaggio da una immagine infantile e semplificata (e spesso semplicistica derivante da una deformazione magari anche interessata fatta dalla Chiesa) a comprendere cosa potrebbe essere veramente quel Dio di cui si sente parlare. Come se quelli che avevano un professore di fisica che spiegava male la fisica concludessero che le leggi della fisica sono sbagliate.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-6941594700284504100?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-64119278560314554922009-01-13T20:05:00.003+01:002009-01-13T20:08:42.398+01:00Il lupo israeliano e il capretto palestinese<div align="justify">Un branco di <strong>lupi israeliani</strong> e un <strong>capretto palestinese</strong> erano venuti presso il medesimo ruscello spinti dalla sete.</div><div align="justify">Il branco dei lupi israeliani stava più in alto, il capretto palestinese molto più in basso. Allora il capo del branco di lupi israeliani cominciò a dire "Perchè tu vuoi attentare alla nostra esistenza con le tue corna?".</div><div align="justify">Il capretto palestinese timoroso in risposta:" Come posso, di grazia, fare ciò di cui ti lamenti, oh lupo? Sto più in basso di te e se salissi da te arriverei già stanco e se anche provassi a darti una cornata, con le tue zanne e i tuoi artigli mi dilanieresti". Di fronte all'evidenza il capo dei lupi disse "Sei mesi fa dei capretti che stavo inseguendo mi hanno tirato una cornata". Rispose il capretto palestinese: "ma cosa ne posso io, che allora non ero neppure nato". Il capo dei lupi replicò ""Tuo padre, maledizione, mi ha fatto la cacca davanti, una volta che lo inseguivo". E così afferra il capretto palestinese e lo sbrana, banchettando con gli altri del branco.</div><div align="justify">Un po' più in là uno <strong>sciacallo statunitense</strong> si rivolse ad un <strong>bufalo italiano</strong> e gli disse "Il lupo ha proprio ragione, quel capretto era proprio pericoloso, il lupo ha fatto bene a difendersi" e si avvicinò al banchetto sperando che ne restasse anche per lui. Il bufalo italiano, a quel punto, si allontanò in silenzio pensando che in effetti le corna della capretta erano veramente troppo pericolose ma, sentendosi buono, se la capretta ne vesse avuto bisogno, una volta tornato, l'avrebbe sicuramente aiutata a rimettersi in piedi.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-6411927856031455492?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-65605711315582481662008-12-12T11:20:00.007+01:002009-01-13T20:27:37.059+01:00Piove o c'è il sole?<div align="justify">Nei giorni scorsi si sono tenute le prove dell'Olimpiadi dell'Informatica con l'incoraggiamento del Ministero per selezionare l'eccellenza tra gli studenti riguardo alle doti informatiche.<br /><br />La prima prova recitava: "Si immagini che il tempo segua sempre questa semplice regola:</div><div align="justify">Se oggi piove, allora domani ci sarà il sole.</div><div align="justify">Sapendo che oggi piove, dire:</div><div align="justify">1. Come era il tempo ieri?</div><div align="justify">2. Che tempo farà domani?"<br /></div><div align="justify">Secondo te quale è la risposta giusta?<br /><br />La grande maggioranza degli studenti ha risposto che ieri c'era il sole e domani ci sarà il sole. </div><div align="justify"><br />Però se è direttamente implicabile dalla premessa che domani ci sarà il sole, non altrettanto può avvenire per stabilire il tempo di ieri. L'unica cosa che si può desumere per certo è che ieri non pioveva perché altrimenti oggi ci sarebbe il sole. Solo se ci fosse una ulteriore regola aggiuntiva del tipo "Se non piove, allora c'è il sole" oppure "nel posto considerato o piove o c'è il sole ma non c'è nessun altro tipo di tempo" si potrebbe arrivare per il criterio del terzo escluso a concludere che c'è il sole, ma tale regola non viene fornita e quindi il fatto che non piova lascia possibili tutti gli altri tipi di condizioni meteorologiche come il cielo nuvoloso, la neve o quant'altro. Non basterebbe neppure una regola del tipo "Se oggi piove, allora domani ci sarà il sole, altrimenti ci sarà pioggia" per stabilire che ieri c'era il sole.<br /></div><div align="justify">Visto da un punto di vista della logica booleana se chiamo P l'espressione "oggi piove" ed S l'espressione "domani c'è il sole" la regola che viene fornita dice semplicemente P=>S che è equivalente a ~PvS o, per De Morgan, ~(P^~S). Se applico l'espressione ad oggi ottengo che dato che oggi piove P è vera a quindi P=>S se S è vera e quindi domani c'è il sole. Se riferisco l'espressione a ieri, però, dato che oggi c'è il sole, rispetto a ieri l'espressione "domani c'è il sole" è falsa e quindi S è falso. Perché P=>S sia vera deve essere P falso, per cui rispetto a ieri è falsa l'espressione "oggi piove". Da questo posso desumere che ieri non pioveva. Ma se ~P è vera non posso assolutamente concludere niente riguardo ad S (che per altro è una espressione sul clima di oggi, visto che riguarda il domani riferito a ieri) e men che meno posso dire qualcosa riguardo al clima di ieri se non escludere che piovesse.</div><div align="justify">Per cui la risposta corretta dovrebbe essere "ieri non pioveva e domani c'è il sole".</div><div align="justify">La cosa assurda è che è stata fornita dagli organizzatori come corretta la risposta "SOLE - SOLE".</div><div align="justify">E non è un errore di stampa perché nella correzione viene anche data la seguente spiegazione "Se ieri avesse piovuto, oggi ci sarebbe il sole; dato che oggi piove, ieri c'era il sole e altrettanto sarà domani."Mi sembra che questo errore sia veramente grossolano. Quando ho letto la domanda ho perfino pensato che fosse una bella domanda perché permetteva di rilevare quanto gli studenti siano in grado di distinguere la differenza tra falso e non vero. In altri termini per verificare la loro capacità critica, la capacità di un ragionamento un po' più raffinato della semplice alternativa secca.<br />Negli anni scorsi ho rilevato che in un certo numero di domande c'erano delle forti ambiguità se non degli errori che in parte sono stati accettati (con relativo invio di nuove schede di correzione delle prove) mentre altri sono stati snobbati senza neppure dare una risposta.</div><div align="justify">Mentre però gli scorsi anni i problemi erano su prove complesse che potevano facilmente indurre in errore o che creavano margini di ambiguità molto forti, quest'anno il problema si è presentato in maniera eclatante.</div><div align="justify">Che considerazioni ho fatto da tutto ciò: prima di tutto che in Italia la selezione dei migliori viene fatta da persone che non ne hanno la competenza. In questo caso sono in buona parte professori universitari. Penso che non ci sia niente di scandaloso che nella preparazione di un test di questo genere ci possa essere una svista, quello che è grave è che non ci sia un controllo sufficiente da evitare la pubblicazione di tali errori. Ma se il nostro paese continua a lasciare delle persone non competenti a decidere cosa è meglio e cosa è peggio, primi tra tutti i politici, non c'è possibilità di redenzione.<br /><br />La seconda considerazione è che a volte la logica binaria viene applicata veramente in maniera devastante nella nostra società per cui si arriva a concludere che se non piove allora c'è il sole, come se la realtà potesse sempre essere ridotta a due uniche alternative. Così ci troviamo sempre il mondo diviso in due opzioni delle quali la più assurda è quella tra destra e sinistra. Non voglio citare Gaber, ma fra un po' scopriremo che bisogna decidere se la pioggia è di destra e il sole di sinistra, "tertium non datur". Grazie e Dio il mondo è molto più variegato e multiforme e solo una visione del mondo ristretta o truffaldina può dividere le cose sempre e solo su due fronti.<br /><br />La terza cosiderazione è che i giovani di oggi, ma forse anche buona parte delle persone adulte, hanno una capacità critica veramente scarsa, si accontentano della prima risposta che viene alla prima senza distinguere correttamente le diverse situazioni per cui se non piove è ovvio che allora c'è il sole e che in fondo è la stessa dire che non piove o che c'è il sole. Provate a dirlo a chi dorme all'addiaccio se basta che non piova per stare al caldo. E su questo si basa l'azione di molti dei potenti di adesso che hanno capito che facendo un po' di confusione è facile prendere in giro le persone. Non serve rubare alle persone, è molto meglio turlupinarle e farsi dare i soldi direttamente da loro. Non serve costringere le persone a farsi ammazzare, basta fargli credere che è bello morire. E' forse quest'ultima cosa è stata la chiave di volta che ha fatto scoprire che è con una popolazione senza capacità critica è molto più facile raggirarli che costringerli. Se nella prima guerra mondiale la retorica ha provato a convincere gli italiani che era bello andare a morire per la Patria ma poi bisognava decimare i contadini (scarpe grosse e cervello fino) per "convincerli" a lanciarsi nella battaglia, Mussolini ha saputo prendere per i fondelli gli italiani a dovere con la propaganda di regime arrivando a fiaccare la loro capacità critica e convincendoli che anche l'Italia aveva bisogno di un impero. E adesso i degni eredi mediatici di Mussolini stanno applicando la cosa a larga scala. Se si riesce a convincere con la propaganda una persona a farsi spappolare dalle bombe, figurati quanto è molto più facile convincerla a farti regalare le sue compagnie di bandiera, i suoi acquedotti, le sue reti elettriche e ferroviarie, farsi dare i loro soldi per ingrassare i propri amici etc etc.<br /><br />Ultima considerazione. Negli episodi precedenti di questa saga italiana le persone si sono svegliate solo dopo aver sofferto morti e distruzioni ma poi si sono riassopite convinte di aver sconfitto la bestia. Questa volta cosa dovremo aspettare?</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-6560571131558248166?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-90426371254193292442008-11-24T19:14:00.005+01:002008-11-24T20:19:47.642+01:00Che fare?<div align="justify"><span style="font-family:arial;">Sempre più spesso ci sono persone che si domandano che fare per uscire dal vortice che sta facendo sprofondare la convivenza civile e sociale.<br />Votare non ha più senso perché il consenso viene manipolato e stravolto per mantenere il potere da chi lo detiene, l'azione volontaria viene sfruttata per i fini più diversi, spesso di lucro, l'azione virtuale rimane inefficace.<br />Il fatto è che penso che le popolazioni necessitino di livelli di attivazione molto significativi. Questi possono essere raggiunti per il dolore sofferto (come nel caso delle guerre) o per una pratica del conflitto che deriva da una capacità critica. Non auspicando la prima ipotesi che normalmente richiede un costo veramente alto, l'altra alternativa di trasformazione e miglioramento risulta la migliore. Ma se a questa si oppone la sterilizzazione della capacità critica l'unica possibilità che rimane è drammaticamente la prima.<br />Proprio per questo, se si vuole evitare la sofferenza dell'esplosione violenta dei conflitti, bisogna abituarsi a praticare una capacità critica e ad affrontare i conseguenti conflitti, imparando possibilmente a gestirli e traformarli in maniera nonviolenta, che non vuole dire semplicemente simbolica.<br />La sfida è tra accettare che certi pazzi che pensano di poter sfruttare sempre di più gli altri continuino ad anestetizzare la capacità critica altrui e nostra impedendoci di ribellarci fino a quando la sofferenza estrema farà esplodere violentemente il conflitto sociale e metterà a repentaglio la vita di tutti oppure cominciare ad agire per recuperare la capacità critica delle generazioni, riaddestrandoli anche al conflitto interpersonale e sociale. Per fare questo però bisogna risvegliare noi stessi dal torpore delle coscienze in cui siamo immersi ed aiutare gli altri a fare altrettanto sia sensibilizzandoli ma soprattutto mettendo in ballo la vita stessa nostra e degli avversari, non tanto insidiando la loro incolumità quanto coinvolgendoli anche emotivamente e fisicamente nella presa di coscienza delle conseguenze dei loro atti. Questo può avvenire tramite la cosiddetta "azione diretta", una pratica politica che viene messa in opera con strumenti anche molto diversi tra loro (da quelli violenti a quelli nonviolenti) e di cui però si sta perdendo la conoscenza.<br />L'alternativa è lo scivolare verso un imbarbarimento dei disequilibri che si fermerà solo quando la sofferenza delle popolazioni le spingerà a ribellarsi, cosa che di solito è avvenuto in maniera violenta e cruenta.<br />Non basta più mandare email o firmare petizioni e perfino fare scioperi di opinione o partecipare a cortei. Sono metafore conflittuali che hanno senso solo nella misura in cui le parti in gioco hanno coscienza dell'importanza di limitare sul piano simbolico lo scontro per fare in modo che il conflitto non abbia conseguenza nefaste per entrambe i contendenti. Ma in una società in cui l'ignoranza politica delle parti in gioco fa perdere la coscienza dell'importanza dei conflitti simbolici diventa del tutto superfluo rimanere su tale livello quando manifestazioni di centinaia di migliaia di persone vengono ignorate perché banalmente non creano nessun problema, neppure alla semplice possibilità di spostamento dell'avversario o gli scioperi non intaccano di un pelo il suo portafoglio.<br />"Azione diretta" non è solo il terrorismo o lo violenza dei black block, ma può essere il blocco dei treni che portano armi o anche solo il blocco delle sfilate di auto blu ad inaugurazioni o cerimonie.<br />Se i potenti pensano di poter ignorare gli altri uomini saranno gli altri uomini che dovranno farsi prendere in considerazione e se non si riuscirà a fare ciò con strumenti efficaci ma incruenti basterà aspettare per vedere scorrere il sangue. Cossiga, il più squallido rappresentante del potere, docet.</span></div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-9042637125419329244?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-33416194912723854342008-11-14T14:22:00.003+01:002008-11-14T14:25:09.257+01:00Lotta di classeMa in uno stato in cui si riconosce l'abuso da parte dello stato stesso e allo stesso tempo non lo si persegue la situazione è peggiore che in uno stato in cui l'abuso viene nascosto (magari con vergogna o anche solo perché ritenuto inaccettabile).<br />L'arroganza del potere che dice alle persone "io faccio quello che voglio di voi" è una sfida bella e buona che se non trova una risposta diventa una conferma.<br />Ma la risposta dubito che ci sarà.<br />Dopo tanti anni abbiamo un governo che ha messo in atto la lotta di classe. Le classi alte sono partite all'attacco delle classi basse. Non avendo la forza dei numeri usano la forza del potere ed economica. Da centinaia di anni i ricchi hanno contrastato con un po' di vergogna l'attacco dei poveri che chiedevano giustizia. Adesso lo scenario si è ribaltato. Senza più alcun richiamo etico i ricchi e forti stanno cercando di ripristinare il loro dominio assoluto sui poveri e deboli.<br />E non trovando alcun tipo di risposta procedono nella direzione del soggiogamento più completo dei loro sudditi e a breve schiavi.<br />La nonviolenza potrebbe impedirglielo, ma per far questo servirebbe una coscienza che non c'è.<div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-3341619491272385434?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-46499114719165193862008-09-29T15:51:00.004+02:002008-10-01T12:05:19.958+02:00Mario Segni e il sistema elettoraleMario Segni, nume tutelare e promotore dei famosi questiti referendari tramite i quali più del 90% delgi italiani si sono fatti prendere per i fondelli negli anni '90, regalando ai gerarchi dei partiti i meccanismi elettorali, ha scritto una lettera al Corriere della Sera del 15/9/2008 per protestare perché veniva riferito che Chicchitto, altro bell'esempio di politico italiano, aveva difeso il sistema elettorale senza preferenze usando gli argomenti usati da Segni ai tempi dei referendum elettorali. E' dal 90 che mi domando se Segni ha dei notevoli problemi di capacità logico formale, come sembrerebbe osservando la sua "folgorante" carriera politica, o se fa finta di essere stupido per prendere meglio per i fondelli la gente. Infatti, nonostante sia più che evidente ormai a tutti che il sistema dei collegi uninominali, soprattutto nella realtà italiana, è stato il meccanismo tramite cui la casta ha eliminato ogni tipo di realtà estranea ai partiti, imponendo i notabili nei collegi blindati e mandando allo sbaraglio, e quindi screditandoli, nei collegi impossibili i rappresentanti della "società civile", e nonostante sia evidente che il sistema di elezione comunale, notevolmente peggiorato con i sistemi regionali, per quanto teoricamente valorizzi le capacità delle persone, in pratica nelle mani dei partiti è stato utilizzato semplicemente per impossessarsi del potere da parte di bande d'affari senza più la minima prospettiva a lungo termine se non quella di arraffare il più possibile nei cinque anni di mandato, sperando al ciclo successivo di non dover lasciare il campo alla banda avversaria, Mario Segni scrive: "Punto centrale di tutta la campagna referendaria fu la rivendicazione del diritto dei cittadini, contro lo strapotere dei partiti. Gli strumenti con cui raggiungemmo l'obiettivo furono il collegio uninominale all'inglese, cancellato dalla legge Calderoli, e l'elezione diretta del sindaco e del governatore."<br />Il sistema di Calderoli fa veramente schifo, ma ha almeno ridato alle persone la possibilità di far contabilizzare la propria posizione. Ovviamente ciò non modifica la spartizione del potere tra i partiti, visto che la determinazione dei posti non ha quasi relazione alcuna con il voto espresso tra premi e soglie, ma per lo meno ha reso le elezioni una curiosa notazione sociologica, un esercizio di espressione sociale che permette di comprendere quanto sia lontano il volere dei cittadini da coloro che gestiscono il potere, cosa che il sistema a collegio uninominale aveva cancellato lasciando solo la possibilità in poche decine di collegi di sceglire tra il marcio e la muffa.<div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-4649911471916519386?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-86718113812844004212008-09-12T14:52:00.006+02:002009-01-13T20:29:30.853+01:00Logica bipolare<div align="justify">Ho una maledizione di trovarmi sempre di fronte a persone con logica a due valori: vero/falso, buono/cattivo, giusto/sbagliato, bello/brutto, andare/venire, assieme/separati per finire con sinistra/destra, fascista/antifascista .... che tralascia tutta l'infinità di posizioni intermedie.<br />Penso sia un aspetto proprio della nostra società che ha la sua piena esplicitazione nella logica digitale binaria. Non è una questione di rigidità quando parlo di bianco e nero.<br />Il ragionamento bipolare leva le sfumature ma non ha necessariaemnti legami con la rigidità. Si può essere bipolari e flessibili o "mediani" e inflessibili. Bipolare e flessibile può significare che se non riesco ad ottenere quello che desidero, che voglio, che mi spetta allora rinuncio a tutto e mi ritiro in buon ordine. Mediano e inflessibile può significare decidere una posizione e non mollarla per niente al mondo, duri e puri senza chiedere niente di più e niente di meno di quello che si vuole.<br />Entrambe gli atteggiamenti possono avere aspetti negativi, decisamente più il primo che il secondo.<br />Non è detto che l'ideale sia essere mediani e flessibili, anche quella è un'altra possibilità con rischi. Forse la cosa migliore è avere una metaflessibiltà, cioé essere flessibili tra le diverse intersezioni di bipolarità e flessibilità.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-8671811381284400421?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-16959657510597156862008-08-10T12:51:00.004+02:002008-08-10T12:57:49.187+02:00Sinergie<div align="justify">Visitando il Museo del Mare di Genova fa bella mostra di sé l'Affresco di Renzo Piano che prevede la completa ristrutturazione dell'area a mare di Cornigliano. In questo periodo si sta anche valutando come utilizzare le aree dell'ILVA dopo la loro trasformazione.<br />In ogni caso da nessuna parte si sente parlare di un intervento che ad un costo bassissimo potrebbe dare un notevole vantaggio alla città. Nella ridistribuzione degli spazi dell'ILVA sarebbe possibile realizzare con un costo minimo un collegamento ferroviario diretto all'Aereoporto.<br />Un tale minimo intervento, fattibile senza interferire con nessuna attività attualmente esistente, integrandosi con la ristrutturazione del nodo ferroviario genovese, consentirebbe di integrare l'Aereoporto di Genova nella rete degli aeroporti "milanesi" con tempi di collegamento con mezzi pubblici paragonabili a quelli di Malpensa e Orio al Serio, soprattutto se si arriverà alla realizzazione della nuova linea veloce di valico, ma con una minore vulnerabilità meteotologica dello scalo ligure. Se treni Milano-Genova concludessero la corsa all'aereoporto la disponibilità di voli su Genova potrebbe aumentare notevolmente e ciò renderebbe ragionevole un incremento di corse tra le due città.<br />Un analogo intervento all'Aeroporto di Pisa, che lo collega ogni mezz'ora al centro di Firenze in un'ora, lo ha fatto diventare uno dei più importanti scali aerei italiani, creando una sinergia che ha fatto convergere su Pisa investimenti e servizi.<br />A volte basta poco per ottenere molto. Dipende se l'interesse che spinge è o no il bene comune.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-1695965751059715686?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-64408721187585949712008-08-10T12:30:00.004+02:002008-08-10T12:58:29.502+02:00Mani alzate<div align="justify">Purtroppo la distanza non mi permette di partecipare alle azioni della Campagna No Dal Molin e mi devo limitare a leggere i resoconti altrui.<br />Se da una parte trovo molto valido il cammino che la Campagna contro il Dal Molin sta facendo, mettendo in campo azioni non solo simboliche ma vere Azioni Dirette Nonviolente (ADN) con creatività e determinazione, ho delle perplessità su alcune modalità di azione.<br />Non so che formazione abbiano avuto le persone che partecipano all'azione, so solo che hanno fatto formazione anche con persone ritenute molto esperte riguardo all'ADN, ma mi pare di vedere ugualmente delle modalità su cui si è riflettuto poco.<br />Partendo dal resoconto dell'ultima azione di blocco della stazione di Vicenza a conclusione della fiaccolata, se da una parte è molto valida l'azione"situazionista" che raggiunge lo scopo arrivando a occupare i binari per una via secondaria rispondendo dinamicamente alla struttura militare (e quindi statica) delle foze dipolizia, ecco riapparire la mani alzate durante la manifestazione.<br />La prima volta che sono apparse è stato in una data decisamente infausta, il G8 di Genova. Non so in allora chi ebbe l'idea di andare incontro alla polizia a mani alzate (a volte dipinte di bianco). Avvenne in Piazza Manin dove coloro che facevano riferimento alla nonviolenza che non avevano però avuto nessuna preparazione all'ADN vennero spazzati via dalla violenza di blackblock e polizia. Avvenne durante il corteo del giorno successivo dove vecchi e bambini furono minacciati e colpiti da agenti senza più nessun controllo. Non avvenne in Piazza Portello dove invece altri gruppi con una esperienza di ADN che avevano anche fatto formazione sul tema hanno tenuto l'unico blocco totale che ha avuto successo per tutta la giornata senza subire la violenza né dei black block né della polizia. Se si è vissuto e si studiano le ADN, risulta evidente che il segnale delle mani alzate è un segno di sottomissione che ha lo scopo di disinnescare la violenza di chi attacca se questo ha specularmente paura della violenza che potrebbe subire. Nello scontro in cui le braccia (e le armi) si protendono contro l'altro, il segnale delle mani alzate significa "non ho più intenzione di farti del male", e questo leva il motivo all'attaccante di continuare la sua azione violenta. Nel caso dell'ADN, però, la lettura è del tutto opposta. Nell'ADN chi attacca in maniera violenta non deve sentirsi minacciato da chi fa l'azione e se lo fa è su istigazione o magari sotto l'effetto di alternazioni psicologiche. In ogni caso non c'è inibizione della violenza a causa della paura di subire violenza, ma per una alterazione del rapporto vittima carnefice. Alzare le mani in un caso simile vuol dire riconoscere all'altro, a chi sta facendo violenza, il pieno potere su chi alza le mani, una rinuncia alla propria dignità e ai propri diritti, un affidarsi completamente, come animale sacrificale, all'arbitrio dell'altro. Se invece le mani vengono alzate da una folla che avanza, poi, questo segnale viene trasformato in un segno di minaccia, perché avanzare con le mani alzate contro e non semplicemente verso l'altro trasforma il segnale inibitore della violenza in un segnale di minaccia, rendendolo quindi ambiguo e in altre situazioni non più efficace per inibire la violenza. Altre sono le posture e gli atteggiamenti da tenere durante l'ADN. Ognuna ha un suo significato ed effetto ed è importante tenerne conto e per lo meno avere l'attenzione di riflettere sugli errori passati per evitarne in seguito. L'ADN può avere una componente di sacrificio dove si può anche prevedere di subire violenza, ma deve essere una cosa previste e a cui si è preparati (e non penso che i bambini e le nonne di Vicenza prevedessero di ricevere delle manganellate). Altrimenti si rischia quello che forse è stato il più devastante effetto a catena del G8 di Genova, l'allontanarsi delle persone dall'azione per la paura di trovarsi in situazioni in cui non ci si sente preparati. Adesso la paura dell'imposizione nella vita dei cittadini come a Vicenza, in Valsusa o in altre parti ancora ha nuovamente risvegliato dopo anni la consapevolezza della necessità dell'azione diretta, ma bisogna fare attenzione a non farla svanire sotto le manganellate della polizia.<br />Penso sia importante riflettere anche sulle modalità concrete di azione. Facendo formazione all'ADN si cerca di solito di affrontare in maniera ragionata anche sugli aspetti psicologici e relazionali perché ne sono componente essenziale. Sicuramente negli ultimi anni il tema della formazione all'ADN e ancor più della formazione dei formatori non è stato affrontato correttamente. Ancora di più quello della relazione tra formazione e ADN. Penso sia importante invece riprenderlo per dare piena efficacia all'ADN come strumento di lotta politica.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-6440872118758594971?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-52544805191768151432008-05-16T15:27:00.007+02:002008-09-30T19:46:11.359+02:00Passare all'azione<div align="justify">Mi domando cosa ancora dovremo aspettare, noi persone che abbiamo a cuore i diritti e la giustizia, prima di passare all'azione.<br />E quando parlo di passare all'azione non mi riferisco all'azione politica o all'azione culturale, ma mi riferisco all'azione diretta, quella nonviolenta. Sempre che si abbia chiara la differenza tra le prime e la seconda.<br /><br />I razzisti e gli sfruttatori, sentendosi anche le mani slegate dalla tornata politica nazi-fascista che sta avanzando non aspettano a passare all'azione diretta, bruciano campi nomadi, ammazzano ragazzi col codino, fanno ronde coi bastoni. Noi continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. Ma poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo. Aspettiamo che siano le istituzioni a dare delle risposte, e queste, al contrario, con la loro impotenza o la loro connivenza, fanno sentire quelli sempre più con le mani slegate.<br /><br />Sarà che De André cantava<br />"Lottavano così come si gioca<br />i cuccioli del maggio, era normale,<br />loro avevano il tempo anche per la galera<br />ad aspettarli fuori rimaneva<br />la stessa rabbia la stessa primavera..."<br />ma noi siamo senza più "cuccioli" che hanno il tempo anche per la galera. Li abbiamo lasciati fagocitare dalle curve ultras per cercare uno scontro che in famiglia non c'è più, li abbiamo lasciati educare dalla tv di Sgarbi e del Grande Fratello "che oggi sono stanco e non ho voglia di problemi", li abbiamo lasciati dormire nelle loro stanzette "meglio lì che per strada".<br />Oltre una certa età si riescono a organizzare conferenze e partiti ma per l'azione diretta serve energia, serve intraprendenza.<br /><br />Così ci siamo fatti terra bruciata dietro, e continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. E poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo.</div><div align="justify">Per un po' ho sperato che i giovani non venissero alle nostre riunioni perché avevano le loro, e mi sono messo a cercarli, ma non li ho trovati, se non rare perle. Non penso che si nascondano, lo spererei.<br />Li abbiamo abbandonati nella loro precarietà che li incattivisce e li rende cinici senza riuscire ad essere credibili.<br /><br />Ma se non ci sono i giovani ad agire (o se ci sono, sono a rompere e spaccare) chi altri potrà agire?</div><div align="justify">Come i lillipuziani di piazza Manin che alzavano le mani sperando che la polizia li difendesse dal black block ci arrendiamo?<br /><br />La vedo bigia!</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-5254480519176815143?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-65356396297728435122008-05-01T11:51:00.005+02:002008-07-30T14:29:33.181+02:00Dimmi quanto dichiari e ti dirò chi sei<div align="justify">Beppe Grillo ha definito quello di Prodi "governo degli imbelli, presuntuosi e deficienti" perché ha messo sul web, come atto finale prima di lasciare il posto al governo Berlusconi, i redditi dichiarati da tutti i contribuenti. Penso che l'ultimo governo Prodi sia stato forse l'unico (e l'ultimo) governo che negli ultimi anni ha provato a dare un senso alla parola legalità. E la legalità deriva per prima cosa dalla trasparenza, molto più che dalla repressione.<br />Appena è stata fatta una legge per la trasparenza, subito è stata annullata dall'ipocrisia della cosiddetto diritto della privacy.<br />Sono convinto che nella convivenza non è col segreto che si difendono i diritti (sempre che sia un diritto diventare ricchi, anzi ricchissimi) ma facendo in modo che nessuno abusi delle informazioni.<br />In Italia abbiamo degli amministratori geniali che, come a Genova, per evitare gli incidenti alle moto su un tratto di strada, invece di evitare le cause degli incidenti proibiscono il transito alle moto. Come dire che per evitare gli incidenti stradali basta proibire la circolazione o per evitare le morti sul lavoro basta evitare di lavorare. Così per evitare che si abusi delle informazioni sensibili basta permettere di nascondere le informazioni, anche se poi le uniche informazioni che rimangono veramente nascoste, più che quelle dicibile sono soprattutto quelle indicibili, perché di solito le altre, se si hanno i soldi, basta comprarle.<br />Così io non posso utilizzare un indirizzario raccolto informalmente per informare delle iniziative politiche di una associazione o di un gruppo, ma in compenso il mio indirizzo può essere comprato da una banca a cui sono costretto a dare l'assenso per poter aprire il conto senza il quale nessuno può più scambiare un soldo. Io non posso sapere i dati che permettono al figtlio del notaio di passare avanti a mio figlio nella graduatoria dell'asilo, ma posso ricevere ogni sabato due o tre telefonate con l'operatore che mi dice "Lei è il signor Carlo? vorrei proporle una offerta".<br />Ma la cosa più "anomala" è che Grillo, il paladino della trasparenza, si inalberi perché sul web è possibile sapere che guadagna 4 milioni di euro. Quando ero consigliere comunale c'erano leghisti che facevano gli spedizionieri che denunciavano redditi da fame pur avendo cellulari e macchinoni ma si scandalizzavano che gli zingari potessero avere il telefonino pur essendo poveri, cosa che, secondo loro (i leghisti), testimoniava della loro (degli zingari) vita illegale.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-6535639629772843512?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-29929369085461963732008-04-28T14:07:00.005+02:002008-09-12T15:12:32.705+02:00Ecologia, nonviolenza e femminismo?<div align="justify">Nelle settimane scorse si è messo in moto un processo che ha portato alla formazione di una "RETE di donne e uomini per l'ECOLOGIA, il FEMMINISMO, la NONVIOLENZA".<br /><br />Con tutto il rispetto per le femministe, le prime due discriminanti della rete mi trovano affine, direi quasi che mi attirano, ma la terza mi trova parecchio distante. Non sono e non intendo diventare femminista come non sono e non intendo diventare maschilista o calvista o occhio celestista, anche se nelle categorie dei maschi, dei calvi e dei cerulei io rientri a tutti gli effetti perché non trovo corretto discriminare, cioé distinguere, trattare diversamente, le persone sulla base delle loro caratteristiche fisiche. Lascio a voi definire la discriminazione basata su aspetti fisici. Con questa frase mi attirerò sicuramente le ire e l'indignazione di molti, ma non vorrei che questa mia affermazione venisse presa come una provocazione o peggio come una battuta. Non voglio negare le differenze, non voglio negare che nella nostra società vi siano discriminazioni sulla base delle caratteristiche fisiche, siano esser il colore della pelle o il sesso, ma anzi proprio per questo vorrei evitare di confermare queste anomalie pensando di contrastarle. Mi risulta ovvio che in questo frangente culturale la difesa dei diritti delle donne è ancora, e forse ancora di più, una questione cruciale, ma, come esempio per farmi capire, trovo aberrante che i Comuni, anche dietro spinte femministe, attuino"politiche di sostegno alle madri" invece che "politiche di sostegno ai genitori" principalmente perché trovo ghettizzante dare anche nel linguaggio per scontato che sia la donna ad essere aiutata, confermando implicitamente il pensiero che la cura dei figli è esclusiva competenza delle donne. E quando l'ho fatto notare ad agguerrite femministe neppure si rendevano conto che difendendo i diritti delle donne in quella maniera invece che difendendo i diritti di quelle donne in qualità di genitori realizzavano ciò contro cui loro lottavano. Se penso che nonviolenza ed ecologismo sono due facce delle stessa medaglia, non altrettanto penso riguardo alle prime due e il femminismo, mi limito a pensare alle diversità che all'interno della nonviolenza ci sono sempre state sul tema dell'aborto. Può esserci un femminismo nonviolento come può esserci una anarchia nonviolenta, ma dare per scontata la contiguità mi pare foriero di difficoltà notevoli in futuro. Vado a prendere e portare i miei figli, faccio da mangiare alla famiglia, mi prendo cura della casa regolarmente ma non sono femminista, come pure vado a lavorare, col mio stipendio contribuisco a mantenere la famiglia, guido la macchina ma non sono maschilista e mi chiedo se anche questa volta mi troverò ad essere un border line, né carne né pesce, mezzo adepto e mezzo rinnegato perché non aderisco a tutte le etichette in cui vengono ristretti i processi politici da chi lancia gli appelli? Mi dispiacerebbe molto anche perché tutto ciò che è scritto nel documento di lancio della Rete lo condivido pienamente, anche l'intenzione di essere contro il maschilismo. :-)</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-2992936908546196373?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-27462608110816065402008-04-18T16:45:00.003+02:002008-05-03T14:54:55.491+02:00Insulti nonviolenti<div align="justify">Uno dei più attivi propugnatori della nonviolenza, il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, nel suo bollettino telematico quasi quotidiano ha apostrofato in un suo scritto (<a href="http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html">http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html</a>) coloro che pur richiamandosi alla nonviolenza hanno continuato a suggerire di votare per i partiti della sinistra nonostante questi avessero in passato anche votato a favore del finanziamento delle missioni militari all'estero, arrivando a prendersela con chi.<br />Devo confessare che la cosa mi ha disturbato, e non poco. Non tanto per i contenuti, che posso in buona parte condividere, quanto soprattuto per i modi, che ritengo decisamente poco nonviolenti.<br />E dico poco nonviolenti non tanto per gli insulti coloriti di cui è infarcito il messaggio (sono abbastanza grande da non turbarmi troppo a sentire apostrofare altre persone con parole come razzista, prostituto, presuntuoso, imbecille, mascalzone, laido, buffone per quanto le trovi decisamente poco nonviolente) quanto per il fatto che questi insulti sono rivolti anche a persone di cui non si condivide l'operato ma che, almeno in teoria, condividono gli scopi politici dichiarati da Sini. Figuriamoci cosa poteva essere detto dei nemici (pardon avversari).<br />Questo linguaggio nei confronti di chi fino a pochi giorni prima era compagno di strada ma che ha fatto scelte diverse sul piano politico sono il migliore viatico al deserto e alla distruzione. Ciò che ancora più mi ha disturbato è che queste parole siano venute da una persona che per molti aspetti è un punto di riferimento sulla nonviolenza, una persona che fino a non molto tempo fa sapeva dire con molta dignità anche al più duro avversario le cose senza mai cadere nell'offesa ma rimanendo sempre sul piano dei fatti.<br />Non so se anche io rientro tra i destinatari degli insulti di Sini, visto che mi interesso di formazione alla pace e alla nonviolenza e in alcuni casi anche dalla cattedra, ma non è per fatto personale che parlo. A me interessa che dopo essere tutti insieme riusciti a cancellare ciò che restava di una rappresentanza istituzionale, invece che tirare fendenti agli altri altrettanto moribondi si cerchi insieme non tanto di capire gli errori degli altri, ma i propri errori, cercando, ognuno con le proprie convinzioni, di trovare delle strategie condivisibili dai più per recuperare una rappresentanza politica non fatta tanto di persone ma di credibilità.<br />Potrei anche io elencare un necrologio di attività politiche e di "vittorie" sul campo conquistate quando altri erano a disquisire sul sesso degli angeli, ma non penso sia necessario. Serve invece che chiunque abbia qualcosa da dire possa sentirsi libero di farlo senza rischiare le reprimenda e gli insulti di noi "vecchie cariatidi della nonviolenza". C'è nessuno che si è accorto che contrariamente a tutti gli anni passati i voti alla Camera sono ancora più reazionari e fascisti di quelli del Senato? Vogliamo continuare a parlare tra di noi vecchi babbioni dicendoci quanto siamo bravi e quanto sono coglioni tutti gli altri o vogliamo provare a riprendere a parlare con i giovani, sempre meno presenti alle varie manifestazioni, assemblee ma anche azioni dei nonviolenti? Anche per questo mi dedico alla formazione in tutte le possibili forme.<br />Mi farebbe piacere se democraticamente e nonviolentemente queste righe finissero anche nel notevole flusso di informazioni veicolate dal "Centro di ricerca per la pace" per cercare di riportare la dialettica almeno all'interno degli amici della nonviolenza a livelli più confacenti ai suoi principi. In ogni caso spero che altri si attivino per recuperare una capacità di collaborazione tra diversi che il messaggio di Sini, secondo me, mette pesantemente in dubbio.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-2746260811081606540?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-54317956920590757682008-04-18T16:37:00.004+02:002008-05-03T14:50:50.058+02:00Così imparano!<div align="justify">Mi stupisce leggere in alcuni messaggi di elettori di sinistra delle frasi riferite ai politici della sinistra del tipo "SI SONO scavati la fossa con le loro mani" invece che "CI HANNO scavato la fossa con le loro mani", come se quello che è successo riguardasse solo le vite personali e le carriere dei politici trombati.<br />In molti messaggi, soprattutto di chi si è astenuto, si leggono frasi come se fossero di persone che stanno osservando la terra dalla luna, dispiaciute che gli italiani abbiano la sfortuna di trovarsi con un governo come quello attuale, disquisendo su chi è colpevole di questo increscioso fatto ma quasi come se le conseguenze di quello che gli italiani (e non solo i loro politici) hanno fatto non riguardino chi parla.<br />Io probabilmente ho un senso di responsabilità troppo sviluppato, ma se mi vado a schiantare contro un muro con la macchina guidata da un ubriaco senza aver evitato che lui guidasse me la prenderei con me stesso per non avergli impedito di guidare anche se ho provato a farlo e tutto rotto e grondando sangue mi consolerei molto poco (sempre che non sia già morto) a pensare "così il guidatore impara!".<br />Penso che sia necessario cominciare a pensare delle strategie efficaci (e non solo desiderabili) che permettano a noi tutti di recuperare la possibilità di scegliere sul nostro futuro.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-5431795692059075768?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-7222872264423666672008-04-11T19:12:00.004+02:002008-04-12T14:28:35.217+02:00Al non voto, al non voto, o no?<div align="justify">Nei giorni subito prima delle elezioni è girato sulle mailing list movimentiste, tendenzialmente "di sinistra", un messaggio che invitava con dovizia di particolari come non votare, facendolo anche verbalizzare al seggio.</div><div align="justify">Il messaggio che invitava a non votare era del fantomatico "rf" e proviva da un indirizzo di numerica.it .</div><div align="justify">Provando a visitare il sito <a href="http://www.numerica.it/">http://www.numerica.it/</a> si poteva notare molte cose interessanti. La prima era che "numerica" è una agenzia pubblicitaria. La seconda è che si veniva rimandati su un portale nel quale le pubblicità erano preponderantemente schierate per lo schieramento di centro destra.</div><div align="justify">Penso che coloro che hanno intenzione di non votare dovrebbero dedicare un po' di tempo ad iscriversi alle mailing list berlusconiane, casiniane, finiane e storaciane e cercare di convincere dell'utilità del non voto anche i lettori di quelle liste. Farebbero due opere meritorie: una, dal loro punto di vista, di aumentare il numero di non votanti che mettono in discussione il sistema, e l'altra di ridurre il rischio di far eleggere come governo uno ancora peggiore di quello messo in piedi da una ipotetica coalizione Bertinotti/VW.</div><div align="justify">Questa volta il solerte "rf" si è dimenticato di dissimulare il suo indirizzo, cosa che probabilmente eviterà la prossima volta. Resta il fatto che conviene sempre essere come agnelli in mezzo ai lupi.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-722287226442366667?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-2884721662770621022008-04-11T19:04:00.004+02:002008-04-11T19:11:18.602+02:00I giovani e gli adulti non credibili<div align="justify">L'altra sera abbiamo visto con altri genitori il film "Caterina va in città". In effetti il film mi ha stimolato non poco pur avendolo già visto pochi mesi fa.</div><div align="justify">Un po' perché in qualità di professore mi sono immedesimato in molte situazioni del protagonista (anche se spero di non avere un comportamento così odioso come il suo) mi sono sentito interrogato su che tipo di adulto sono io.</div><div align="justify">A volte mi pare di aver visto negli occhi di mia figlia la stessa espressione tra il preoccupato e l'interrogativo che ha Caterina. Quando ero adolescente i miei genitori erano degli "antagonisti" contro i quali mettermi alla prova. Delle roccie (forse molto di meno di quello che mi apparivano) difficilmente scardinabili. Non mi sono mai posto il dubbio che fossi io a dover dar loro aiuto, a dovermi fare carico delle loro difficoltà, anche perché non sentivo da parte loro l'intenzione di aiutarmi. Ne avevo abbastanza di pensare che io dovevo "difendermi" da loro e dalle loro decisioni per me.</div><div align="justify">Invece i giovani di adesso si trovano a non percepire più i genitori come antagonisti e quindi si trovano spiazzati a pensare che dovrebbero aiutarli, anche a superare le loro incapacità, pur non sentendosi in grado di farlo. E penso che questo crei in loro un senso di impotenza che va a sommarsi col senso di incertezza per il loro futuro.</div><div align="justify">In fondo i giovani non trovando più degli antagonisti negli adulti non riescono più a riconoscere in loro delle persone di riferimento. Non sono più il loro opposto, tramite il quale identificarsi, ma non sono neppure la loro guida. Li guardano con sufficienza, sentendoli ancora più incapaci di loro stessi. Non li trovano più credibili ... e si sentono persi.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-288472166277062102?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-87387244493722269432008-04-11T18:56:00.003+02:002008-04-11T19:03:52.675+02:00Votare?<div align="justify">Suppongo che andrò a votare ma non so ancora per chi.</div><div align="justify">Penso che il mio voto non sposti una virgola e quindi ha senso scervellarsi per scegliere cosa votare solo se si intende convincere altri a fare la stessa propria mossa. Per altro per fare questo bisogna avere almeno una idea di quel che si pensa sia meglio fare.</div><div align="justify">Una certezza che ho, però, è che il non voto abbia significato per un senso di coerenza o nell'intenzione di esprimere un dissenso che convinca altri ad attivarsi per sovvertire il sistema ma, al contrario, lascia del tutto indifferente (se non compiacente) il sistema politico in sé. La degenerazione più drammatica è proprio quella che ha trasformato un sistema che, per quanto rappresentativo, si basava sul consenso, ad un sistema in cui il consenso è quasi superfluo se non fastidioso. Perfino Andreotti si preoccupava se alle manifestazioni c'erano molte persone o se molti non andavano a votare. I politici attuali meno gente vedono attorno ai seggi più contenti sono, perfino se questo ha come conseguenza che non vincono l'elezione (ma riescono ugualmente ad essere eletti).</div><div align="justify">Quello che sto apprezzando di Veltroni è che fa come se alcuni aspetti di metodo che io ritengo necessari siano importanti. Mi rendo conto che probabilmente sono solo trovate pubblicitarie, ma da un certo punto di vista ritengo già un fatto significativo che vengano fatte certe affermazioni, anche se chi le fa non ci crede e le fa solo per convenienza. Questo mi da almeno la sensazione di potermi confrontare poi sui contenuti (che non condivido).</div><div align="justify">Finora mi sono trovato ad avere a che fare con personaggi che non solo hanno idee diverse dalle mie ma che ignorano perfino teoricamente le modalità che per me sono importanti per giungere ad un confronto. Nonostante questo non so neppure se voterò PD, SA o SC. Per ognuno ci potrebbe essere un motivo ma non so ancora decidermi.</div><div align="justify">Grazie al casino del sistema è la prima volta che vado a votare senza aver ben chiaro che differenza può fare avere ognuno dei diversi comportamenti. Questo non mi piace per niente ma il porcellum non me la sento di mettermi a capirlo più di tanto.</div><div align="justify">La mia considerazione da una parte è che penso che Berlusconi sia peggio di Veltroni sia sui contenuti che sui metodi. Per cui se mi metterò a fare il realista disincantato proverò ad evitare il governo Berlusconi. Non lo faccio solo per me, ma soprattutto per quelli che, come nella tornata precedente, hanno patito un netto peggiornamento della loro esistenza.</div><div align="justify">E poi votare non mi impedisce in seguito di rompere lo stesso le scatole sia a chi ho votato che agli altri. Magari vince lo stesso Berlusconi, ma in ogni caso, anche se vince Veltroni, continuerò a rompere le scatole, a far fare brutte figure a chi fa procate, anche e forse ancora più se l'ho votato. Diciamo che confido che se c'è Veltroni almeno posso provare a interloquire per cercare di fargli fare le cose che voglio io, altrimenti posso solo protestare senza che nessuno mi consideri.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-8738724449372226943?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-16579640761528398092008-03-22T17:16:00.004+01:002008-03-24T11:23:49.301+01:00Rischio terroristico e altri rischi<div align="justify">Per aumentare, almeno teoricamente, la sicurezza delle popolazioni occidentali, vengono adottate misure restrittive, anche drastiche, che incidono sui diritti civili. Facendo un piccolo calcolo statistico, dato che la probabilita’ di morire per un attentato e’ dalle 100 alle 1000 volte minore che di morire per un incidente stradale, le misure restrittive relative dovrebbero avere una incidenza analogamente piu’ drastica. In altre parole se ragionassero per gli incidenti stradali come per il terrorismo, i governanti dovrebbero impedire i viaggi su mezzi personali e limitare gli spostamenti sui mezzi pubblici a non piu’ di uno al mese.<br />Questo è il concetto di fobia: considerare una cosa molto più pericolosa delle altre oggettivamente più pericolose.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-1657964076152839809?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-59892629023027765152008-03-20T19:43:00.005+01:002008-03-20T19:46:18.493+01:00La diarchia: un uomo e una donna<div align="justify">Forse puo' interessare sapere che in Italia c'e' un'associazione nelle cui regole esiste gia' il concetto di "50 e 50" tra uomini e donne. Negli scout dell'Agesci e' prevista dal 1974 la diarchia, cioe' che tutte le cariche associative devono essere coperte in coppia da un uome e una donna. Anche nel Consiglio generale i rappresentanti delle regioni devono essere eletti riservando una percentuale del 30% non alle donne ma al sesso minoritario, prevedendo anche la possibilita' che sia minoritario quello maschile. Bisogna riconoscere che nonostante cio' non e' cosi' raro che rimanga scoperto il ruolo femminile (anche se a volte rimane scoperto anche quello maschile) ma in generale entrambi i ruoli sono regolarmente ricoperti. Se tutte le associazioni di volontariato, le onlus, le ong, i partiti e tutte quelle strutture sociale che propongono l'equivalenza tra uomini e donne cominciassero ad adottare simili criteri, forse le cose comincerebbero a migliorare e sarebbe piu' facile e credibile proporlo anche in contesti piu' generali come i parlamenti e le elezioni.</div><div class="blogger-post-footer">(C) Carlo Schenone<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1664210377861432493-5989262902302776515?l=www.schenone.net%2Fpensieri%2Findex.htm'/></div>Carlo Schenonehttp://www.blogger.com/profile/08267196272378241780noreply@blogger.com0