tag:blogger.com,1999:blog-157822172009-07-13T14:07:18.255-07:00The dance of ShivaMi dice la mia casa:"Non abbandonarmi, il tuo passato è qui". Mi dice la mia strada:"Vieni, seguimi, sono il tuo futuro". E io dico alla mia casa ed alla mia strada:"Non ho passato, non ho futuro. Se resto qui, c'è un andare nel restare; se vado là c'è un restare nel mio andare. Solo l'amore e la morte cambiano ogni cosa". K. Gibran Diaro riservato di una friulana che dall'Egitto si è trasferita a Roma.Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.comBlogger384125tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-41429320872350552082009-07-13T13:59:00.000-07:002009-07-13T14:01:02.176-07:00I never was a cornflake girl<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PL7VCUA7lQU&hl=en&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/PL7VCUA7lQU&hl=en&fs=1&" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>The inspiration for "Cornflake Girl" came from Alice Walker's novel Possessing the Secret of Joy, about a young African woman going through the ritual of female genital mutilation. Amos was angered by the idea that a mother could subject her daughter to such a brutal act, and the song arose as an exploration of the idea of betrayal between women. In the song two factions of women are referred to: the "Raisin Girls" are "multicultural" and open-minded, while the "Cornflake Girls" of the title are "narrowminded and full of prejudice"<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-4142932087235055208?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-26928878969495373682009-07-02T10:22:00.000-07:002009-07-02T10:40:48.337-07:00Il DDL sicurezza diventa legge in Italia.54,1 contro 45,9. %. Così è divisa l'Italia, tra chi dà il benvenuto alla nuova legge, figlia del pacchetto sicurezza dell'attuale governo italiano. E chi si addolora per la piega presa dal nostro Paese, in cui i migranti (TUTTI) vengono criminalizzati. Senza distinzione e a dispetto delle convenzioni internazionali. Firmate anche dall'Italia. <br /><br />I dati derivano dal sondaggio del Corriere, ma mi sembrano dolorosamente reali. E non importa se anche il Vaticano si mobilita per dire che questa legge "porterà dolore". A nessuno importa. Certo la legge vuole essere una risposta all'esasperazione del popolo, che vuole sentirsi sicuro a casa propria. Ma è anche frutto dell'ignoranza e del lavaggio del cervello che ci ha spinti a reputare tutti gli Albanesi puttanieri, i Romeni violentatori, i Musulmani terroristi. <br /><br />Non è fingendo che non esistano che si risolverà il problema dei clandestini. Non è rispedendo a casa i richiedenti asilo politico che si risolveranno, nella legalità del diritto internazionale, i problemi dei richiedenti asilo politico. <br /><br />L'Europa, non solo l'Italia, ha bisogno di una strategia comune e condivisa, che da un lato porti un aiuto concreto nei Paesi in via di sviluppo e che dall'altro risponda congiuntamente alle esigenze di esseri umani che hanno diritto, come tutti noi, semplicemente di vivere.<br /><br />Oggi non mi sembra un buon inizio.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-2692887896949537368?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-6914453296974949942009-06-23T14:45:00.001-07:002009-06-23T15:02:23.419-07:00Filth and Wisdom<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SkFQfcLSaeI/AAAAAAAABFk/A1TcMG07zls/s1600-h/images.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 80px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SkFQfcLSaeI/AAAAAAAABFk/A1TcMG07zls/s320/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350646333362563554" /></a>Dimenticatevi del fatto che questo film è stato diretto da Madonna, anche quando in sottofondo sentirete le sue canzoni. Perdetevi nella travolgente musica gipsy punk dei Gogol Bordello. Non vi aspettate nessuna morale illuminata, nonostante il titolo del film. Non cercate soluzioni maestrali, ma accontentatevi di simpatici personaggi al limite dello stereotipo. <br />Vi divertirete a guardare questo film.<br />E tornerete a casa dinoccolati come Eugene Hutz, leggeri nella consapevolezza che alla fine della vostra vita anche voi potrete andare in paradiso, "se avrete detto la verità".<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-691445329697494994?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-4406577086163101522009-06-18T15:32:00.000-07:002009-06-18T15:51:09.338-07:00Notte senza frontiere<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SjrEsN_n8VI/AAAAAAAABFc/FOB5Hin4Zb8/s1600-h/home_msf_logo.gif"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 87px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SjrEsN_n8VI/AAAAAAAABFc/FOB5Hin4Zb8/s320/home_msf_logo.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5348803771405693266" /></a>Le serate dell'estate romana offrono anche begli spunti di riflessione. Sono appena rientrata dalla splendida cornice del Globe theatre, dove si è tenuta la manifestazione "Notte senza frontiere", a favore di MSF.<br /><br />Momenti di riflessione tratti dalle lettere e dagli appunti dei medici espatriati, stanchi, esasperati, soli, ma mai dubbiosi o incerti di fronte alla scelta di vita fatta. Voci narranti: Stefano Benni e attori come Alberto Rossi e una bravissima Lina Sastri.<br />E tanta musica, dalla voce potente di Irene Fornaciari, a Finardi accompagnato dal suo inseparabile extraterrestre ("portami via"), fino a giungere al momento più emozionante (per me, solo per me): l'apparizione di un allampanato ma meraviglioso Omar Pedrini, che non vedevo sul palco da almeno una decina d'anni e con cui ho cantato d'un fiato Sole spento e Shock.<br />Tuffo nel passato anche con il presentatore della serata, Mixo, che conduceva anni orsono un programma su Videomusic, ma che ora sembra sconosciuto ai più.<br /><br />Tutto questo per parlare dei conflitti dimenticati e del lavoro di MSF, il lavoro di chi sospende la propria vita per andarsi ad <span style="font-style:italic;">infognare</span> in luoghi dimenticati da Dio, per un motivo semplice, ma non banale: aiutare gli altri.<br /><br />Una bella attività di sensibilizzazione e raccolta fondi per i "cugini" di MSF, con cui noi di Save the Children condividiamo, oltre che i valori, anche lo stesso palazzo come sede italiana a Roma!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-440657708616310152?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-66561110788062266362009-05-26T13:04:00.000-07:002009-05-26T13:07:18.744-07:00Giocando a Monopoli nel villaggio globale.<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/ShxL5pQyBfI/AAAAAAAABE8/hbeQMfSMfkU/s1600-h/la-morsa-le-vere-ragioni-della-crisi-mondiale-2022352.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 140px; height: 216px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/ShxL5pQyBfI/AAAAAAAABE8/hbeQMfSMfkU/s400/la-morsa-le-vere-ragioni-della-crisi-mondiale-2022352.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5340226711855433202" /></a>E’ difficile iniziare a recensire il libro “La morsa” di Loretta Napoleoni. Un libro semplice, diretto, ma ricchissimo di spunti. Innanzitutto un presupposto: che il mondo ormai è davvero globalizzato, per cui ciò che accade in un luogo può avere pesanti ricadute in qualunque altra parte del mondo. Banalità? Non proprio. <br /><br />L’economista analizza le ragioni economico-politiche che hanno condotto alla situazione di crisi finanziaria attuale, in particolar modo la forzatura della “politica del terrore” imposta dall’amministrazione Bush, dietro la quale la classe politica mondiale ha perpetrato violazioni serie, non soltanto guerre feroci, ma anche l’erosione di miliardi di dollari dai conti correnti dei risparmiatori. In tutto il mondo. <br />Il libro non tralascia di sottolineare il ruolo dei media, abili manipolatori della macchina propagandistica occidentale, e l’incapacità dei politici di dare risposte efficaci e di lungo periodo. <br />“Mentre la war on terror viene venduta come la virtuosa esportazione dei principi della democrazia in chiave occidentale, i suoi effetti reali sono disastrosi. Accanto al numero impressionante di morti civili, nel mondo musulmano troviamo l’accresciuta instabilità di alcune zone del pianeta e l’aumento sosanziale dei deficit di bilancio dei paesi occidentali”. In fondo “cos’è più importante: esportare la democrazia “made in America” o salvare l’America stessa?”, si chiede l’autrice. La situazione politica globale, il dollaro debole,le speculazioni, la rischiosa commercializzazione del rischio, i paradisi fiscali, la febbre immobiliare, l’assenza di valori, la ricerca sfrenata della ricchezza sono alcune delle cause che portano, secondo la Napoleoni, ad un’economia “non regolata ed ormai fuori controllo”. Passando dalla Carlyle ai narcotrafficanti, dalla ‘ndrangheta ai nuovi arricchiti dell’élite londinese, Loretta Napoleoni mette insieme i pezzi di un folle puzzle che riflette l’immagine di un mondo strangolato da una crisi sfaccettata. <br /><br />In tutto ciò, ecco affiorare un mondo apparentemente lontano: Dubai, l’Indonesia, il mondo arabo. Le banche islamiche. Così diverse dal mondo finanziario speculativo, diventano un esempio a cui puntare. Se l’errore del modello economico attuale è che il motore della crescita economica è il consumo,e non più la produzione, se “in questi anni abbiamo passato il tempo a spendere denaro che non possedevamo, spinti verso l’illusione effimera di una ricchezza che non esiste, incitati a spendere e divertirci”, adesso è ora di fermarsi a pensare. Questo modello economico non funziona. <br />Cosa consiglia dunque il libro? Di riflettere su ciò che potrebbe invece funzionare. Di prendere in prestito alcuni dei valori su cui si fonda la finanza islamica. Non “l’immagine stereotipata di un’etica di facciata” ma un chiaro legame tra il denaro e l’economia reale, a cui aggiungere il ruolo di uno stato che protegga i cittadini e potenzi gli istituti di credito che poggiano su un codice etico solido e che hanno mantenuto un ruolo sociale.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-6656111078806226636?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-28965585166085088462009-05-13T13:58:00.000-07:002009-05-13T14:08:28.719-07:00Cosa ci fanno un'italiana, un sudanese, tre svedesi, un belga, tre norvegesi, una serba e una rumena a Pristina?Cristo. Parlano del divorzio di Berlusconi. Di quando il Cavaliere ha fatto aspettare la Merkel perchè era al telefono, in barba al protocollo, o di quando l'ha accolta, nascosto dietro ad una statua,con un "cucù". Delle veline pretendenti al posto di europarlamentare. Dei terremotati che dovrebbero fingere di essere in campeggio....<br /><br />... ridiamo ...<br /><br />... mi guardo dal di fuori e mi dico "non c'è niente da ridere". Questa gente, con background diversi,proveniente dal Nord e dal Sud del mondo, parla del mio Primo Ministro come potrebbe parlare di Mr.Bean o Benny Hill. E ride. Oh, come si divertono!<br /><br />Mi rendo conto che è questa l'Italia che vedono e che vogliono vedere. Cercare di dimostrare altro da questo è quasi utopia.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-2896558516608508846?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-41166373911041357522009-05-10T00:12:00.000-07:002009-05-10T00:25:59.704-07:00"No all'Italia multietnica"Io vengo da una regione di confine. Ho appena respirato il clima della guerra fredda, che ci divideva con muri di piombo dall'Est, minaccia per l'incolumità del mondo occidentale. Adesso quando varco i confini tra l'Italia e la Slovenia senza neppure accorgermene, senza rallentare, senza dover render conto di nulla a nessuno, sorrido. <br /><br />Piano piano, alcune barriere sono cadute, l'Europa si è allargata, i popoli si sono un po' mischiati. In fondo tutto ciò esiste da sempre. Per una ragione o per l'altra, la gente si sposta. Spesso si cercano migliori opportunità. Alle volte s'insegue un sogno, un amore. Altre volte si contraggono dei debiti, che vanno ripagati.<br /><br />Questa è una verità, imprescindibile. Solo un irresponsabile non se ne renderebbe conto. Solo un irresponsabile nasconderebbe la testa nella sabbia, fingendo che gli immigrati non esistano, perchè nella sua mente non devono esistere. Perchè non gli piacciono. <br /><br />Da anni l'Italia deve gestire il flusso degli immigrati irregolari attraverso una legge inadeguata (anche secondo uno dei due politici che le hanno dato il nome): la Bossi-Fini. Il problema non si risolve fingendo che non sussista. I clandestini non scompaiono, se la legge sull'immigrazione non ne prevede la presenza sul territorio nazionale. Bisogna aprire gli occhi. Aprirsi in maniera adeguata al mondo, che è per definizione multietnico. E dare l'opportunità a chi manifesta un'intenzione seria di radicarsi su un territorio, nel rispetto delle leggi. Quando sono adeguate.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-4116637391104135752?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-19000548321489866712009-05-07T01:50:00.000-07:002009-05-07T01:53:44.919-07:00Il tabù della guerraAnche alla luce dei <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/afghanistan-13/attacchi-6mag/attacchi-6mag.html">recenti avvenimenti in Afghanistan </a>(100 morti, quasi tutti civili, a causa di un raid americano) consiglio vivamente la lettura della rubrica di Caracciolo su <a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-tabu-della-guerra-nellinferno-di-kabul/4180?h=1">Limes</a>, di cui riporto un breve estratto:<br /><br />"Forse nemmeno la tragedia che si è consumata ieri presso Herat, dove nostri militari - in circostanze che vorremmo subito chiarite - hanno ucciso per errore una bambina di tredici anni, basterà a rompere il tabù che ci impedisce di dire a noi stessi cosa stiamo facendo in terra afghana. La guerra, appunto. Una guerra che rischiamo di perdere, insieme agli americani e agli altri alleati. Ma in cui abbiamo già perso la faccia, non avendo il coraggio di chiamare guerra la guerra. E di spiegare perché ne siamo parte, in vista di quali obiettivi."<br /><br />"L’Italia è un paese sovrano che può decidere se combattere o meno una guerra, dopo averne discusso come si conviene in democrazia. Ma quando mandiamo nostri soldati al fronte, spesso ci preoccupiamo più di come travestire la missione che di definirne scopi e strumenti. (...) Pare che a Herat, ieri, la pioggia fosse talmente fitta da ridurre al minimo la visibilità. Ma all’origine di quella tragedia non c’era solo l’oscurità meteorologica. C’era - e resta - anche la foschia che noi stessi abbiamo sparso attorno ai nostri soldati, ai loro compiti e ai mezzi di cui dovrebbero disporre per eseguirli. Se non disperderemo questa nebbia strategica, continueremo a pagarne le conseguenze. E a farle pagare a chi non vorremmo<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-1900054832148986671?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-74435498388723696822009-04-26T07:53:00.001-07:002009-04-26T08:35:44.261-07:00Alessio Fralleone<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SfR1d5LcIkI/AAAAAAAABCg/XCBtUX_Cq9g/s1600-h/Alessio-02.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 268px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SfR1d5LcIkI/AAAAAAAABCg/XCBtUX_Cq9g/s400/Alessio-02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329013415511597634" /></a> Ho conosciuto questo giovane artista entrando per caso in una galleria di Roma dove esponeva le sue opere. Opere oniriche, personaggi con espressioni quasi da fumetto, dentro a corpi in matura trasformazione. Uno studio del costato, del diaframma, del petto, che l'artista lascia spesso vuoto nei suoi personaggi antropomorfi e crocefissi, mentre dalla carta lucida su cui disegna traspaiono pagine di quotidiani in diverse lingue, anche in arabo, a dimostrare il flusso spesso inconsistente d'informazioni che va a colmare il vuoto che c'è dentro ognuno di noi, di nulla.<br /><br />Tutto questo me l'ha spiegato Alessio e l'ho trovato davvero interessante.<br /><br />Ho anche acquistato il suo libro, Storia di una danza, che racconta dello spirito della danza che, essendo privo di gambe, si deve necessariamente impossessare dei corpi dei ballerini per potersi esprimere."Io spirito della danza stanotte conosco tramite questo ragazzo coreografie diverse movenze impreviste possiede tensione nei movimenti una densità psichica eccezionale che sia lui". Il testo è scritto con un pennello, in stampatello e non presenta punteggiatura. E' una lunga poesia d'amore e passione per l'arte.<br /><br />(Ho "rubato" la foto da MySpace, e con ciò spero di non contrariare l'artista; le opere sono tuttora esposte in vicolo Savelli 9, sede della casa editrice GB EditoriA)<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-7443549838872369682?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-47699466389850115902009-04-26T00:46:00.000-07:002009-04-26T08:09:10.632-07:00Commento politico"Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica, che non è solo una questione anagrafica ma è una questione di mentalità. (..) Ci illudiamo se pensiamo che il cambiamento avvenga spontaneamente: noi dobbiamo conquistarlo. (..) Noi non possiamo riconoscerci in chi pensa che gli immigrati siano dei criminali. Noi non possiamo riconoscerci in un Pease che non investe nella scuola, nell'università e nella ricerca. Noi non possiamo riconoscerci in un Paese che pensa di superare la crisi economica solo "prendendola più allegramente". Noi non possiamo riconoscerci in un Paese che pensa che i propri lavoratori siano fannulloni e che i medici debbano denunciare i propri assistiti. E noi non possiamo riconoscerci in un Paese che non si preoccupa di quei bambini che rischiano di essere bambini non esistenti, bambini che non potranno essere registrati. Io questo Paese non lo voglio."<br /><br />Finalmente anch'io ho ascoltato il discorso di Debora Serracchiani al Congresso del PD. Anche a me è piaciuta molto, ferma ma molto spontanea, appassionata e diretta. Mi riconosco nelle sue parole. Certo, lei le ha dirette alla dirigenza del suo partito, e penso che abbia azzeccato il tono e le parole.<br /><br />A me piacerebbe ampliare il discorso e rivolgere l'appello ad una mentalità nuova a tutto il Paese. Grassroots e dirigenti. La mentalità ... non vogliamo che il nostro Paese consideri i propri lavoratori dei fannulloni. Ma non vogliamo neppure continuare a sentire fatti relativi a lavoratori pubblici che ingannano la comunità (vedi le maestre di Reggio Calabria ed Agrigento che per farsi trasferire da Milano, dove erano state assegnate dopo aver vinto un concorso, non si erano fatte scrupoli a farsi rilasciare certificati medici falsi), di cittadini che guadagnano in nero (no, non pagare le tasse non è un modo per sopravvivere: è un modo per far affossare l'intera comunità verso cui siamo TUTTI responsabili) e che truffano istituzioni pubbliche o private.<br /><br />Preoccupiamoci di questo Paese. Prima che sia troppo tardi. Perchè il cambiamento, concordo con Debora, ce lo dobbiamo davvero conquistare.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-4769946638985011590?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-71764587077359107132009-04-09T07:38:00.000-07:002009-04-09T07:39:07.240-07:00La Microfinanza nei Paesi del Mediterraneo - UniRoma TV<object width="320" height="278"><param name="movie" value="http://www.uniroma.tv/uniroma_network_player.swf?p=&v=20090408165604_474873588.flv&autoplay=false&ext=true"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="base" value="http://www.uniroma.tv/"></param><embed src="http://www.uniroma.tv/uniroma_network_player.swf?p=&v=20090408165604_474873588.flv&autoplay=false&ext=true" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" base="http://www.uniroma.tv/" width="320" height="278"></embed></object><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-7176458707735910713?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-20140340646879390982009-04-07T13:16:00.000-07:002009-04-07T13:20:37.312-07:00Moleskine, Appunti di viaggio - YouDem.tv<iframe src='http://beta.youdem.tv/witv/Default.aspx?id_video=284233aa-bcc3-4157-aed2-0bd79cb7900d&isDotTV=true' width='425' height='355' frameborder='0'></iframe><br /><br />I miei appunti di viaggio da Gaza, in video.<br />Un ringraziamento a Maddalena Carlino di YouDem.tv.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-2014034064687939098?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-47954007684210087062009-04-04T15:25:00.000-07:002009-04-04T15:35:20.885-07:00Die Welle, L'Onda<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/Sdfgn6Dq6bI/AAAAAAAAA-M/WqvTOtGC7Lg/s1600-h/47221_ico.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 143px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/Sdfgn6Dq6bI/AAAAAAAAA-M/WqvTOtGC7Lg/s400/47221_ico.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5320968460965702066" /></a>Un altro film che consiglio. Ambientato in Germania, si rifà ad una storia realmente accaduta, ma negli Stati Uniti. Un esperimento, per far capire come sia facile creare un "-ismo" in un gruppo di persone (in questo caso giovani ed influenzabili)convinte di conoscere la storia e di aver, in un certo qual modo, imparato da essa.<br /><br />Dice il regista: "In Germania si è molto discusso sul film. Il dibattito sul tema se può tornare di nuovo il fascismo oggi è ancora molto vivo nel mio Paese, come credo anche in Italia. Io mi pongo questa domanda sin dall’età di dodici anni: se la risposta è si, che ruolo potrei avere? Cosa potremmo fare tutti? Ci sarebbe una Resistenza, cosa che invece è mancata durante il Terzo Reich?".<br /><br />Domande a cui nessuno può dare una risposta. Però il film lascia riflettere sul fatto che, per quanto siamo tutti convinti di aver appreso dalla storia, in realtà siamo tutti influenzati dalla realtà onnivora che ci circonda e che ci divora, portando potenzialmente ognuno di noi a diventare quello che in altre circostanze non ci saremmo neppure mai immaginati di poter essere.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-4795400768421008706?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-75350432416054175492009-03-29T10:06:00.000-07:002009-03-29T10:25:17.058-07:00Teza<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/Sc-rrNMBi3I/AAAAAAAAA98/fDZsvIMFWbg/s1600-h/imm.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/Sc-rrNMBi3I/AAAAAAAAA98/fDZsvIMFWbg/s400/imm.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5318658443710663538" /></a>"Vogliamo un socialismo sul modello albanese"<br />"Ma lei ci è mai stato in Albania?"<br />"No"<br />"Ma lì la gente non ha niente!"<br />"La sua è solo propaganda imperialista"<br /><br />Teza è un film fatto di piccoli camei, come questo dialogo che il protagonista ascolta, con lo sguardo perso nel vuoto, da una piccola radio portatile nel suo Paese, l'Etiopia. Dalla vivida descrizione della società tedesca degli anni '70, in cui Anberber si trova da giovane studente di medicina, agli episodi di violenza che insanguinano la sua terra natia nel nome di una rivoluzione che lui, ormai lontano da idealismi politici, non esita a "mandare al diavolo", rischiando di essere barbaramente ucciso. Invece,si ritrova vittima di un grave episodio di intolleranza razzista proprio nella Germania che l'aveva accolto ed istruito, come finirà per fare lui nella minuscola capanna che serve da scuola del villaggio.<br />Tra i panorami da favola del placido lago Tana e le reminescenze di un passato coloniale di cui ancora la popolazione ha chiara la memoria, si snoda la storia di Anberber e con lui quella della sua terra martoriata.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-7535043241605417549?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-83844568913028274422009-03-15T02:12:00.000-07:002009-03-15T02:21:05.695-07:00"Donne e Microfinanza. Uno sguardo ai paesi del Mediterraneo" edizioni AracneFresco di stampa ...<br /><br />Il volume guarda all’impatto socioeconomico dei programmi di microfinanza attivi nei paesi del Mediterraneo, prendendo spunto dai risultati di una ricerca svolta da Fondazione Risorsa Donna nell’Anno Internazionale per il Microcredito (2005). Ogni capitolo dirige l’attenzione del lettore verso diverse aree geografiche: i paesi europei, i paesi arabi del Nord–Africa (con una particolare attenzione all’Egitto) e i paesi dei Balcani. L’analisi adotta un’ottica di genere, identificando, dove possibile, i cambiamenti occorsi nelle esistenze delle donne e delle loro famiglie a partire dal momento in cui hanno potuto accedere a un programma di microcredito. Particolare attenzione viene rivolta alle problematiche relative al legame tra microcredito ed empowerment femminile, sia guardando ai diversi paradigmi presenti in letteratura, sia tramite la creazione di un indice di cambiamento delle condizioni di vita delle donne beneficiarie.<br /><br /><br />Contributi di Paola Barbieri, Fabrizio Botti, Marcella Corsi, Andrea Nardone, Tommaso Rondinella, <span style="font-weight:bold;">Chiara Segrado</span>, Anna Villa, Giulia Zacchia.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-8384456891302827442?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-1082489297030179842009-03-04T01:55:00.001-08:002009-03-04T01:55:17.119-08:00<object width="400" height="225"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3365545&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3365545&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"></embed></object><br /><a href="http://vimeo.com/3365545">Erased-Wiped off the map</a> from <a href="http://vimeo.com/user1352775">C.I. COMUNICACIÓN</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-108248929703017984?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-1912882688727614942009-02-25T10:11:00.000-08:002009-02-25T10:32:05.283-08:00Radio Meridiano 12<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SaWLdDPtIsI/AAAAAAAAA9U/wmW8Zq5ZvUg/s1600-h/pangea_thumb.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 64px; height: 64px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SaWLdDPtIsI/AAAAAAAAA9U/wmW8Zq5ZvUg/s400/pangea_thumb.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306801067129643714" /></a>Il programma di solidarietà e politica internazionale di <span style="font-weight:bold;">Radio Meridiano 12</span>, Pangea, mira ad approfondire i fatti, le tensioni, le emergenze umanitarie internazionali. <br /><br />Questa settimana tra gli ospiti che illustravano l'attuale situazione del Kosovo, ad un anno dalla tanto criticata indipendenza, c'ero anch'io. Ho raccontato quali sono state le mie percezioni del Paese: della situazione politica ed economica, quella di un popolo senza identità propria (il 92% della popolazione è di etnia albanese) e molto (troppo) dipendente dall'esterno, dagli aiuti internazionali, dalle rimesse e (si mormora) dai fiorenti traffici illegali. Della festa per l'indipendenza, ma anche dell'inusuale riconoscimento dell'autonomia di questo Stato, riconosciuto da 55 Paesi, ma la cui indipendenza non è ancora stata avvallata da una risoluzione delle Nazioni Unite, per via degli interessi superiori che vedono il Kosovo come una pedina, una merce di scambio nel ben più vasto scacchiere internazionale.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-191288268872761494?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-11561926199881711812009-02-17T13:07:00.000-08:002009-02-17T13:33:35.452-08:00Happy Birthday Kososvo!!<a href="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SZssd_8XLqI/AAAAAAAAA9E/aWr3r3M3Mxs/s1600-h/HB.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SZssd_8XLqI/AAAAAAAAA9E/aWr3r3M3Mxs/s320/HB.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303881880051330722" /></a>Sembrano spari, quelli che sento fuori dalla finestra del mio albergo a Pristina. Qualche anno fa avrebbero potuto esserlo, ma oggi questo è il rumore della festa. Il Kosovo compie un anno, il suo popolo esulta. La città da qualche giorno è tinta del rosso della bandiera albanese e del blu della <strong>propria</strong> bandiera. A tratti, macchie a stelle e strisce, vecchia riconoscenza a un Paese che ha determinato le sorti degli attuali confini balcanici. C'è da aspettarselo, in una città che ha chiamato un'arteria importante del traffico cittadino "Bill Clinton".<br /><br />Sembra che tutti i seicentomila abitanti di Pristina siano in piazza stasera. Giovani e bambini avvolti nelle bandiere varipinte,un fiume di gente che passeggia, mangia, balla e si abbraccia sulla via pedonale Nëne Tereza. In fondo, un grande palco che da tutto il giorno trasmette musica e buon umore agli abitanti di questo tormentato lembo di terra. La folla festeggia, ma si muove in un flusso calmo. Qua e là, ragazzini lanciano piccoli petardi, poi si tappano le orecchie in attesa dello scoppio. Le mamme chiudono un occhio, e si godono lo spettacolo dei fuochi d'artificio.<br /><br />Dall'alto, lo sguardo benevolo di Ibrahim Rugova, padre della patria, deceduto nel 2006. A lui, il popolo non ha potuto che dedicare una parola: <strong>Faleminderit</strong>, grazie!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-1156192619988171181?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-7799765264587098842009-02-15T07:02:00.000-08:002009-02-15T07:17:49.882-08:00PrishtinaNon siamo ancora atterrati, ma già si sente una sinfonia di Nokia che annunciano messaggi in arrivo. Non si è ancora spento il segnale che indica di tenere allacciate le cinture di sicurezza, che già la gente si affanna a togliere i propri bagagli dalle cappelliere.<br />Siamo arrivati a Pristina. Ci accoglie un freddo pungente,accompagnato da grossi fiocchi di neve. L'aeroporto è così piccolo, che scesi dall'aereo si entra nel terminal a piedi, attraversando un pezzetto di pista sotto la neve. E' un'atmosfera familiare, accogliente. Le pubblicità delle banche,dalla Reiffeisen a ProCredit ci danno il benvenuto presso l'unico nastro trasportatore, su cui arrivano puntuali le nostre valige.<br /><br />Un momento interessante,per essere in Kosovo. Solo un anno fa, esattamente il 17 febbraio 2008, il piccolo Paese dichiarava la sua indipendenza dalla Serbia. Oggi tutte le macchine girano con due bandiere attaccate ai finestrini: quella della Repubblica indipendente del Kosovo e quella albanese. La questione però non si è ancora del tutto risolta: il territorio è attualmente posto sotto protettorato dell'Unione Europea, ma ancora rivendicato dalla Serbia. Eppure la lingua ufficiale del Paese è l'Albanese (in effetti Pristina ricorda moltissimo Tirana) e la popolazione (poco più di 2milioni di persone)è costituita per l'88% da Albanesi.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-779976526458709884?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-29363304871567441182009-02-07T12:51:00.000-08:002009-02-17T13:37:39.824-08:00<a href="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SZsuBXDJ5MI/AAAAAAAAA9M/w9gtSjbrnGo/s1600-h/094.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SZsuBXDJ5MI/AAAAAAAAA9M/w9gtSjbrnGo/s320/094.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303883587060884674" /></a>Benvenuti all’agenzia di viaggi Gaza International. Il vostro viaggio inizia a Erez,dove l’attesa per entrare nella Striscia di Gaza è un’emozione senza eguali. Non si sa se e quando si potrà avere il cosiddetto coordinamento per entrare. La parola chiave è:arbitrarietà. Il confine non è un confine,ma un labirinto che inizia con un cancello di metallo,si snoda tra blocchi di cemento,supera controlli umani e numerose aree di controllo telematico(la telecamera vede te,ma tu non vedi nessuno. Giù le dita dal naso!) percorre mezzo km tra Israele e la terra di nessuno,finchè si arriva nella fantomatica e sigillata Striscia di Gaza. Lì le telecamere scompaiono,il metallo si arrugginisce e il cemento si sgretola,le mimetiche e le mitragliette lasciano il posto a sudice tute logore,indossate da volti sorridenti e da mani che chiedono insistentemente la mancia,bakshish. Siamo in “Palestina”, uno stato diviso in due pezzetti, che di fatto e de jure non esiste. Il percorso termina con un tratto di strada sterrata,da cui si intravedono ruderi di abitazioni,ferro e cemento convulsi,macerie da ogni parte e polvere. Oh, la polvere di Gaza! Ti penetra nella pelle, permea qualunque cosa. E’la polvere della distruzione.<br />Appena si entra in macchina, per lasciare la zona di confine,ecco il posto di blocco locale: tre individui seduti su delle sedie di plastica annotano su un block notes targa e dati dello strano straniero che osa avventurarsi fin qui. La Striscia è sigillata,pochi stranieri ci entrano,nessun palestinese ci esce. A nessun tipo di merce è consentito entrate: derrate alimentari, fiammiferi, lampadine, acqua potabile benzina,piccoli elettrodomestici e persino motociclette entrano da dei tunnel scavati tra la Striscia e l’Egitto. Tanta gente ci ha lasciato la pelle nei tunnel. Ma non c’è altra scelta. O così o l'intera popolazione è destinata a morire di stenti. <br />Nella Striscia non si produce a sufficienza per il fabbisogno di un milione e mezzo di persone. Le lattine egiziane della cocacola hanno ancora addosso la polvere rossa della terra scavata dai tunnel quando si acquistano nei negozietti.<br />A Gaza i bambini giocano per le strade,ma non sono contenti. Non hanno niente se non la frustrazione loro e dei loro genitori. Passando in macchina potreste sentirvi chiedere da uno di loro di fargli la cortesia di investirlo. Tanto la morte non sembra una cosa così aberrante, quando non si ha nulla da perdere.<br />A Gaza la spiaggia è bellissima,e il mare forte e fiero,mediterraneo. Ma le barche sono abbandonate e in spiaggia non ci va nessuno. Ordigni inespolsi, cecchini che sparano dal mare, fogne a cielo aperto che rigano la sabbia con strisce di rifiuti organici malodoranti,meglio evitare. <br />A Gaza vige una certa equità sociale. Anche se sei ricco con i soldi non te ne fai un bel niente,perché in giro non c’è niente da comprare.<br />Però a Gaza la gente ha voglia di vivere,perché vive ogni momento come se fosse l’ultimo. E’ qui che si corre veloci,nella giostra della morte. Un attacco improvviso,da terra,da aria,da mare e non ci sei più. La paura aleggia costante. Sai con certezza matematica di non essere mai al sicuro.<br />Il tasso di povertà è imbarazzante a Gaza. Poco lavoro,quel poco che c’è spesso ostacolato. Immagina di avere una fabbrica di cemento,immagina di possedere un deposito e alcune betomiere. Immagina che un giorno passa un carro armato,demolisce il deposito e ribalta le betomiere come una frittata in una padella, rendendole inservibili. Hai chiuso. Come camperai da oggi in poi? Problema tuo,come tanti tuoi concittadini che hanno ormai conosciuto ben di peggio,che sono caduti sotto le bombe, sei un danno collaterale. Come il vicino che aveva un bel frutteto,raso al suolo,alla radice,dalle ruspe e che non renderà più nulla nei prossimi due anni. Certo il vicino potrebbe buttare dei fertilizzanti per rendere la sua terra più fertile, ma i fertilizzanti possono essere base per armi chimiche e non possono entrare a Gaza. Come camperà il tuo vicino da oggi in poi? Problema suo. Poteva fare a meno di votare Hamas, che comunque tratta la propria gente con arroganza e prepotenza e se non fai quello che ti viene chiesto,ti spara alle gambe. <br />Il tuo vicino, come te, finirà con il vivere degli aiuti delle organizzazioni umanitarie, mettendo da parte il suo pur forte orgoglio, e aspettando tempi migliori. Come tutti i cittadini imprigionati, nella Striscia di Gaza.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-2936330487156744118?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-53870369137834413302009-02-03T11:36:00.000-08:002009-02-03T11:52:35.136-08:00In viaggio verso la Terra Santa - osservazioni randomIl viaggio inizia bene: al negozio dell'aeroporto dove devo acquistare l'ennesimo riduttore per la presa elettrica del computer, il commesso ascolta (e canticchia) Caparezza. Questo mi dà in qualche modo energia. Poi l’energia sfuma un po’ quando ho la riprova che l’Italia è un Paese decisamente vecchio. L’aeroporto non offre l’opzione di collegamento wireless gratuito. Il servizio è a pagamento, le istruzioni in italiano. Mi spiegate che senso ha fare un abbonamento per navigare all’aeroporto,quando non ci si passa più che un paio d’ore (spesso molto di meno)? Inoltre, mi dite quale viaggiatore ha il tempo di capire come intraprendere la procedura,pagare e (finalmente) navigare? Nessuno. In pratica, il servizio è assente. <br /><br />L’aereo è pieno di sudamericani,alcuni argentini,alcuni brasiliani. Hanno una serenità bellissima sul volto. E la bandiera che inneggia <em>all’ordine ed al progresso </em>nello zaino. Ad un certo punto una ragazza mora, con un maglioncino a righe bianche e nere,blocca un omone israeliano, con tanto di barba bianca e kippah in testa, sull’angusto corridoio dell’aereo. Lui sembra brusco, poi accetta con un sorriso bonario di posare accanto ad una signora appartenente al gruppo latino. E subito dopo la foto, si rimette di corsa a sedere al suo posto. Le donne ridono, felici di essere in volo verso la Terra Santa. <br /><br />Non c'è nessuno in fila per il controllo dei passaporti all'aeroporto di Tel Aviv. Mi infilo ad uno sportello, pronta a rispondere a qualunque insidiosa domanda, memore di antichi interrogatori. Invece:<br />"Può farmi il timbro su un foglio a parte?" chiedo.<br />"Perchè?"<br />"Perchè viaggio abitualemnte anche in altri Paesi,dove potrei avere problemi all'ingresso"<br />Cenno di assenso.<br />"Purpose of the visit?"<br />"Meeting"<br />Altro cenno di assenso. Suo. Sospiro di sollievo. Mio.<br />"Quanto si ferma?"<br />"Una settimana"<br />"Dove sta?"<br />"A Gerusalemme"<br />"Dove alloggerà?"<br />"All'hotel tal dei tali"<br />"Ok"<br /><br />E mi lascia andare. <br /><br />Benvenuta in Terra Santa. Dove non sai mai cosa può acccadere. Dove tutto diventa incredibilmente paradossale. Mi mancava, l'odore del mio Medio Oriente.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-5387036913783441330?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-5538349866313615602009-01-29T14:45:00.000-08:002009-01-29T14:50:48.863-08:00Roma, pulizia delle strade notturna<div style='text-align:center;margin:0px auto 10px;'><a href='http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SYIxmKLWgdI/AAAAAAAAArc/nUqsorPGMTE/s1600-h/P1020811.JPG'><img src='http://3.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SYIxmKLWgdI/AAAAAAAAArc/nUqsorPGMTE/s320/P1020811.JPG' border='0' alt='' /></a>&nbsp;</div><div style='clear:both; text-align:CENTER'><a href='http://picasa.google.com/blogger/' target='ext'><img src='http://photos1.blogger.com/pbp.gif' alt='Posted by Picasa' style='border: 0px none ; padding: 0px; background: transparent none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: initial; -moz-background-origin: initial; -moz-background-inline-policy: initial;' align='middle' border='0' /></a></div><br /><br />Cliccare sulla foto per ingrandire<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-553834986631361560?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-31898067927545133452009-01-23T11:45:00.000-08:002009-01-23T11:56:59.293-08:00La vita va avanti, e di cose al mondo ne accadono sempre tante. Una notizia che si accaparra le prime pagine dei giornali per uno, due, dieci giorni, prima o poi diventa necessariamente obsoleta. Cancellata da qualcosa di nuovo, pressante, urgente, che poi svanirà, come il vapore sopra una pentola a pressione, nell'etere.<br /><br />Dietro, rimarranno le persone, i protagonisti, che avranno pianto, riso, sofferto, vissuto. <br /><br />Il ritiro dei militari israeliani a Gaza, ha cancellato questa realtà dalle prime pagine dei giornali. Ora ci rimangono i reportage, ma quelli sono riservati a chi vuole approfondire, sapere, affondare il naso nelle piaghe di una società sfatta. Però è grazie alla curiosità di chi mescola la propria vita linda e intatta con quella dei relitti e dei sopravissuti, che anche a noi si svela la realtà. Guardiamo con gli occhi di chi è riuscito ad entrare a Gaza gli sguardi attoniti, le mani impastate di polvere, le case frantumate, le macerie ingombranti. E in qualche modo quella realtà sopravvive e convive con noi, che siamo già presi da altre notizie, da altri stimoli. Da altre storie di vita.<br /><br />PS: vi segnalo il blog di Federica, che fa la giornalista, e che sta testimoniando ciò che accade ora a Gaza: http://www.milleminareti.blogspot.com/<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-3189806792754513345?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-16818656920808148342009-01-13T13:51:00.000-08:002009-01-13T14:39:18.119-08:00Sono di nuovo al cinema. Per la seconda volta in tre giorni. Questa volta vado con un'amica, mi siedo, guardo il film. La sala non è piena. Alla fine della proiezione, capita qualcosa di straordinario. Mentre di solito la gente comincia ad agitarsi, alzarsi, indossare giacche/berretti/guanti/sciarpe e quant'altro alla prima nota dei titoli di coda, alla fine di questo film tutti stanno seduti. Immobili. Fissano il vuoto. <br /><br />Il film si intitola Valzer con Bashir.<br /><br />E'un film che non lascia indifferenti. Di produzione israeliana; voci apparentemente fuori dal coro che portano dritte all'Oscar. Meritato, meritatissimo secondo me. Perchè è un film che mi ha fatto nascere pensieri e sensazioni che voglio provare a raccogliere.<br /><br />1) La scelta del cartone animato credo sia azzeccatissima. Il protagonista, ex militare israeliano, ha vissuto in prima persona quel particolare episodio della guerra in Libano. Ma s'è scordato tutto. Fantasia e realtà si mescolano pericolosamente nella sua mente. Mondo reale e mondo onirico si fondono, e ciò viene rappresentato bene dallo strumento del disegno, che stende una patina di triste uniformità tra ciò che è davvero successo, e ciò che lui s'inventa. Peccato che quasi tutto ciò che il film narra, sia accaduto realmente.<br /><br />2) Tremendo anche se in gran parte casuale il parallelo con l'attuale situazione vissuta dal Medio Oriente. La storia non insegna, gli errori sono sempre gli stessi, i pretesti pure, così come coloro che pagano a caro prezzo gli interessi politici altrui. <br /><br />3) La guerra è cruda, tremenda, senz'anima. Chi muore sotto le bombe, non sa quasi mai perchè muore. Perchè qualcuno se la prende proprio con lui. Di solito, paga il conto degli errori commessi da qualcun altro, qualcuno che non ha mai conosciuto. <br />Chi spara, vorrebbe essere altrove. Ricrea una situazione normale o pseudo tale nella sua mente, la quale per istinto di sopravvivenza tende poi a dimenticare. Di solito esegue degli ordini che potrebbe anche non condividere. Ma la parola d'ordine è obbedire. Pochi esseri umani riescono a sopportare l'idea di aver ucciso. Droga, alcool e alienazione sono condizioni spesso essenziali per premere il grilletto. Però si può tirare avanti quando la guerra finisce. E' la sopravvivenza. Forse per la maggior parte degli esseri umani è quasi peggio la sofferenza degli animali. Ci si può assuefare alla morte dell'uomo e impazzire davanti all'agonia di un cavallo?<br /><br />4) La morte attrae. La paura, la compassione, la curiosità, il sollievo di essere vivi si mescolano davanti allo spettacolo della morte. Le città che hanno visto il sangue scorrere a fiumi lasciano di stucco quando ci si torna a guerra finita e ci si rende conto che, lavato il sangue e seppelliti i morti, la vita va semplicemente avanti. Sopravvivenza. A Beirut come a Sarajevo, la gente ora passeggia tranquilla, ma i segni di ciò che è stato, sono ancora visibili. E i buchi sui muri, o i palazzi sventrati, portano con sè l'attrazione della morte. "Qui qualcuno ha sparato"..paura, compassione, curiosità e sollievo di essere vivi. Di esserne fuori.<br /><br />5) Non vi aspettate un documentario. Il film mostra un punto di vista, da cui il protagonista, così come l'establishment israeliano, esce tutto sommato con la coscienza pulita. "Non l'hai premuto tu il grilletto";"Non è stato l'esercito israeliano a commettere il massacro di Sabra e Shatila, ma i cristiani falangisti, che con la punta delle baionette provocavano sul petto dei profughi profonde ferite a forma di croce". D'altronde il regista lo ammette: è un film dalla funzione terapeutica, per chi come lui ha subito il trauma di essere, comunque, là. Mentre l'allora Ministro alla Difesa Sharon, secondo il film, se ne stava beato e rifocillato a riposare, nel suo tranquillo ranch di campagna. Comunque consapevole e connivente. <br /><br />Alla fine, davvero non è importante sapere chi ha materialmente premuto il grilletto.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-1681865692080814834?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-15782217.post-69519238145870423512009-01-10T11:50:00.000-08:002009-01-10T15:32:13.088-08:00شجرة الليمون<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SWkudNMmo7I/AAAAAAAAAp0/-aS684hEBRw/s1600-h/giardino.jpg"><img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 154px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SWkudNMmo7I/AAAAAAAAAp0/-aS684hEBRw/s200/giardino.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5289810316616967090" /></a>Di solito non amo uscire da sola. Ma oggi mi sono decisa ad andare al cinema a vedere un film a cui tenevo particolarmente: "Il giardino dei limoni". Adesso sono contenta che nessuno sia venuto con me. Che nessuno mi abbia visto tremare dentro al cinema, che nessuno abbia notato quanto ero scossa.<br /><br />"Il giardino dei limoni" è una produzione israeliana. Chapeau. Un film che tratteggia lo spaccato di una vita difficile, limitata, prigioniera, assurda. Quella che vivono gli abitanti della Terra Santa. Un film che ha il raro e privilegiato dono di non dare giudizi e di astenersi categoricamente da retorica e politica. Ne abbiamo già abbastanza di gente inutile che si schiera e pontifica. Qui stiamo parlando di vite umane. Di gente, come tutti noi, che vuole solo vivere. E che delle parole con cui la politica si riempie la bocca, non sa proprio che farsene. Ed ecco che la storia del film si dipana attorno ad un confine, sottile ma sempre più pesante, che vede da un lato, un frutteto di limoni palestinese e dall'altro un Ministro della Difesa israeliano. In mezzo, due donne. Che vorrebbero incontrarsi, forse parlare. Ma per quanto ci arrivino vicine, non potranno mai scambiare una singola parola.<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SWksW55J5DI/AAAAAAAAApU/Uu0AprP9qss/s1600-h/lemontreeisraelpalestine.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 139px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Cip_2Sa_cSo/SWksW55J5DI/AAAAAAAAApU/Uu0AprP9qss/s200/lemontreeisraelpalestine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5289808009332646962" /></a> Azzeccata secondo me la scelta degli attori, con un'intensa interpretazione di Hiam Abbass, nata a Nazareth, che nel suo sguardo fermo e forte sembra raccogliere la forza di un'intero popolo, e delicate le riprese di una Gerusalemme dove piccoli baretti arabi fumosi si contrappongono all'eleganza di una tazza di fumante caffè americano bevuto di fronte allo schermo piatto di un computer ultramoderno israeliano. <br /><br />Non c'è nulla da commentare. E' semplicemente così. E' la complessità del Medio Oriente. Una delle cose che rende questa terra così assolutamente speciale.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15782217-6951923814587042351?l=chiaraji.blogspot.com'/></div>Chiarahttp://www.blogger.com/profile/06192882063764691466noreply@blogger.com3