tag:blogger.com,1999:blog-12446421801551525092008-07-09T11:31:47.338+02:00Ryū Zō DōRyū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comBlogger17125tag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-4067639579230357202008-06-26T17:43:00.005+02:002008-06-26T17:48:25.244+02:00Un gatto tagliato in due.<a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SGO5wFKEKRI/AAAAAAAAARU/D39K0UJyhTs/s1600-h/leggio+2.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216217029094418706" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SGO5wFKEKRI/AAAAAAAAARU/D39K0UJyhTs/s320/leggio+2.bmp" border="0" /></a><br /><div><br />La cruda verità della morte. </div><br /><div> </div><br /><div></div><br /><div><br />Dialogo immaginato oggi tra due discepoli vissuti all’epoca del Buddha : Sagātha-Vagga e Nidāna-Vagga.<br />Sagātha-Vagga (che in Sanscrito significa "protagonisti") è più anziano e cerca di fornire le giuste interpretazioni alle parole del Buddha ed ai suoi insegnamenti.<br />Nidāna-Vagga (che in Sanscrito significa "causazione") reagisce ai ragionamenti prendendo le difese di una ipotetica Natura che ci ha creato di cui è inutile cercare la causa. Tanto più inutile cercare di opporvisi.<br /><br />Sagātha-Vagga : La Prima Nobile Verità del Buddha ci annuncia qualcosa che sappiamo ma non vogliamo accettare. Nascita Vecchiaia Malattia Morte sono come una realtà incompiuta, gravata dalla sofferenza.<br />Nidāna-Vagga : La reazione è volgere lo sguardo dove più ci aggrada, cercando di mantenere l’attenzione occupata nel compiere qualcosa di molto impegnativo e soprattutto molto distante dall’angoscia che ci crea il dolore. La nostra è una corsa verso la vita vissuta nella totale incoscienza o rimozione della morte.<br />Sagātha-Vagga: Ma ancora più devastante è l’angoscia che ci procura il dolore. Inoltre, le forme del dolore sono innumerevoli. Il contatto con ciò che odiamo, la separazione da ciò che amiamo, il mancato conseguimento dei nostri obiettivi e la sofferenza collegata all’attaccamento ai 5 aggregati. (Forma, sensazione, percezione, Volontà, Coscienza). L’intensità del dolore ha una gamma infinita come quella dei colori, o dei suoni, e arriva ben oltre l’udito o la capacità dell’occhio.<br />Nidāna-Vagga : Purtroppo, non siamo addestrati a convivere con il dolore e le sue sfumature.<br />Sagātha-Vagga: A volte non sappiamo nemmeno riconoscerlo, tanto è sottile, diffuso, amalgamato con il resto delle emozioni che lo ricoprono. E allora abbiamo paura.<br />Nidāna-Vagga : Quando leggiamo la Prima Nobile Verità, ad una prima lettura, ci sembra troppo semplice, poco rivelatrice.<br />Sagātha-Vagga : Certo! Abbiamo bisogno di emozioni forti come intensi profumi per risvegliare l’attenzione, assolutamente addormentata dalle distrazioni. Il fatto è che non cogliamo l’urgenza di riflettere sulla Verità, la Prima.<br />Nidāna-Vagga : Rimandiamo la riflessione ad un tempo successivo, futuro!<br />Sagātha-Vagga : Perché?<br />Nidāna-Vagga : Perché se la Prima Verità è così semplice vuol dire che c’è qualcosa che non ancora colgo. Sotto l’apparente semplicità si nasconde una rivelazione complessa e arriverà il momento in cui la capirò e capirò anche il resto.<br />Sagātha-Vagga : Rimandare è comprensibile ma non si è colto un elemento fondamentale: La Prima Nobile Verità richiede una riflessione priva di giudizio. E’ un quadro in cui è ritratto l’uomo e il contesto in cui vive. La vita è ovviamente anche gioia, bellezza, serenità, quiete e queste componenti del vivere non sono escluse dal quadro. Anzi, la consapevolezza della bellezza, il poter vivere la gioia e sperimentare la felicità ci forniscono la misura della loro assenza.<br />Pausa.<br />Sagātha-Vagga : La Seconda Nobile Verità ci dice della causa del dolore. (Samudaya Satya). L’insorgere concomitante del dolore è causato dalla brama, che continuamente trova piacere e diletto ora qui ora là.. nel tentativo o necessità di soddisfare i sensi. E poi c’è la brama di esistere e la brama di non esistere.<br />Nidāna-Vagga : Siamo solo alla Verità Seconda ma già nasce qualcosa nel mio essere, nella mente, nel cuore, o nel mio indotto modo di pensare, quello della società in cui vivo, ed è chiaro! Anche se ancora è solo una reazione, una ribellione: la voglia di uscire da questa gabbia. La vera spiritualità nasce innanzitutto come contestazione, come ribellione, sfida, desiderio di libertà.<br />Sagātha-Vagga : La vera spiritualità nasce innanzitutto come contestazione, come ribellione, sfida, desiderio di libertà. Se il mondo così come si presenta appagasse tutti i desideri dell’interiorità umana gli uomini non avrebbero mai posto il divino nella loro coscienza, non avrebbero mai sentito il desiderio di un altro mondo. Il desiderio di autonomia e libertà dal mondo e dai suoi conformismi è essenziale al nascere della spiritualità<br />Nidāna-Vagga : Parli di conversione?<br />Sagātha-Vagga : La verità di te stesso non te la consegna il consenso sociale, il "si dice", il pensiero comune, ma una sfera più alta dell’essere (o bassa, si tratta di intenderci). La spiritualità, la "fede" nasce da uno strappo rispetto alla massa mondana nella quale siamo immersi, un inciampo, un incidente. Da un certo punto in poi nulla è più come prima. Il plasma nel quale eravamo immersi e che ci difendeva, ci nascondeva, ci nutriva di idee e pensieri, è svanito: siamo soli.<br />Nidāna-Vagga : Qui dovrebbe nascere la fede? Non mi interessa una fede che fa comodo, anche quando non c’è, allora è un fenomeno come tanti altri, qualcosa di ideologico, di sociologico, di politico, secondo cui Essere credenti significa appartenere a una delle tante lobby che il mondo contiene.<br />Sagātha-Vagga : Ma posto questo problema della ribellione ne deve seguire un altro. Posto il rifiuto delle falsità, perché di questo si tratta, si pone il problema della Verità. E non sto parlando di una fede assoluta, incapace di vedere, incapace di ascoltare altro che se stessa. La Terza Nobile Verità, nirodha-satya, è la liberazione dalla brama. Estinzione dell’ira e dell’ignoranza.<br />Nidāna-Vagga : La fede è relativa alla verità e deve essere funzionale alla ricerca e all’incontro con la Verità.<br />Sagātha-Vagga : La fede infatti è uno strumento, è la Via. L’amore per la Verità è il principio che sta alla base della vera fede. La Verità della Via (mārga satya) in ordine all’estinzione della sofferenza, è il Sentiero, il Nobile Ottuplice Sentiero. Giusta visione, pensiero, parola, azione, sostentamento, sforzo, consapevolezza, Meditazione.<br />Continua…<br /><br />Note:<br />Sagātha-Vagga e Nidāna-Vagga sono due termini che appartengono alla classificazione degli argomenti dei Sutra.<br />Il Samyutta-nikāya consiste di 5 vagga, suddivise in 56 gruppi minori (samyutta). Ogni vagga è strutturato sulla base di un elemento unificante: Sagātha-vagga (protagonisti), Nidāna-vagga (causazione), Khanda-vagga (gli aggregati), Salāyatana-vagga (i 6 organi di senso) e Mahā-vagga (le 37 pratiche che conducono all’illuminazione).</div><br /><div></div><br /><div>E. Myōkan Ferrari </div><br /><div></div><br /><div></div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-5008449278123550812008-06-26T17:29:00.003+02:002008-06-26T17:32:52.451+02:00Un gatto che si contorce sulla strada<a href="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SGO2YIvjdYI/AAAAAAAAARM/yhO_TnFIiYo/s1600-h/Still0323_00037.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5216213319205221762" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SGO2YIvjdYI/AAAAAAAAARM/yhO_TnFIiYo/s320/Still0323_00037.bmp" border="0" /></a><br /><div>Stamattina in auto mentre andavo al lavoro, mi è capitato di assistere ad una scena atroce: un gatto sulla strada si contorceva dal dolore, evidentemente era appena stato travolto da una macchina e per sua sfortuna l'impatto non lo aveva ucciso sul colpo ed ora si dibatteva sull'asfalto in preda ad un dolore atroce.La mia prima reazione è stata di compassione per quella povera creatura, ma era un sentimento insopportabile, mi mettevo troppo nei suoi panni, ho dovuto staccare girarmi dall'altra parte. Aiutarlo? Si forse quello mi sarebbe servito a placare l'angoscia,ma come? No, avevo paura di un confronto diretto col dolore, un dolore cosi enorme, insopportabile. Meglio girarsi dall'altra parte e negare tutto, cercando di dimenticare, si non volevo più pensarci, cambiare pensiero ed emozione. Ma nulla da fare la crudeltà dell'immagine era troppo immanente. E allora, improvvisamente mi sono tornate alla mente le parole di Anassimandro:"Principio degli esseri è l'infinito....da dove infatti gli esseri hanno origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo", ho capito, improvvisamente azzerando tutte le idee che avevo in precedenza nella testa si è creato il vuoto; un'apertura e leggerezza che raramente ho sperimentato. Poi un'insieme di immagini e ricordi mi hanno attraversato la mente: Ho rivisto una scena di un film di David Lynch, "Cuore selvaggio". I due protagonisti Nicolas Cage e Laura Derm vededono un'auto sbandare e uscire di strada e cercando di soccorrere le persone alla guida assistono ad una scena atroce, una ragazza intontita cerca disperatamente la borsetta, piange disperata perché non la trova, ma i due capiscono che sta per morire, ha parte del cranio sfracellato e infatti dopo pochi passi cade in terra e muore. Vedendo la scena del gatto mi sono tornate in mente le parole di Laura Derm: "perché abbiamo dovuto assistere a tutto questo??"Già perché? La realtà è che noi vorremmo, come dice Elisa nel suo ultimo post, una natura ideale dove correre felici, sempre positivi, pieni di entusiasmo.Per me le cose stanno cambiando, sempre più velocemente, io sto cambiando ogni momento ora è diverso dall'altro. Da quando faccio Zazen e frequento il Dojo sto rallentando, inizio a smettere di scappare negando il lato della realtà che mi fa paura. Lentamente permetto anche ad un'immagine cosi pesante e atroce come quell del povero gatto di avere voce nel mio mondo fa parte della realtà, fa parte di me.</div><div>Giorgio Girolomini</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-28524478648408602292008-06-13T10:22:00.003+02:002008-06-13T10:34:19.760+02:00Una spiga di grano<a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SFIwxNgBanI/AAAAAAAAARE/AfAb0dkFsBA/s1600-h/campana.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211281340816779890" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SFIwxNgBanI/AAAAAAAAARE/AfAb0dkFsBA/s320/campana.BMP" border="0" /></a><br /><div><br />Abbinata a una fetta biscottata e siamo catturati da un disegno animato che ci fa immaginare la Natura ideale nella quale vorremmo perderci e correre felici.</div><br /><div> </div><div><br />La frase di Anassimandro, pubblicata nell’articolo precedente ci è servita quale piattaforma di riflessione.<br />Antefatto.<br />Da qualche tempo, dopo gli incontri di meditazione, al Dojo, durante i momenti di studio, lettura e riflessioni personali, emergevano, animati di vita propria, luoghi comuni, modi di dire, modi di pensare che possiamo riassumere con uno slogan:<br />"E’ naturale!"<br />"Naturale" presuppone la visione della Natura come garanzia di autenticità, verità, rifugio.<br />"Se è naturale mi fido".<br />"Se lo ha deciso la natura vuol dire che..così deve essere!"<br />Da questi presupposti o luoghi comuni rassicuranti e rilassanti, decidere involontariamente che "c’è un destino che deve compiersi" è uno di quei luoghi comuni che compaiono nella mente collettiva di un gruppo, come un analgesico e lì restano ben inseriti, assieme ad uno dei tanti virus che vivono nel nostro corpo-mente.<br />Cerchiamo di osservare queste frasi da altri punti di vista.<br />Nei tempi "moderni" (moderni per la prospettiva storico-filosofica) la Natura è diventata così silenziosa che Kant pensò che scienza- saggezza, scienza - verità dovessero essere completamente separate.<br />Abbiamo vissuto con questa dicotomia nel corso degli ultimi due secoli.<br />Per rispetto e per metodo vediamo di creare il contesto corretto all’interno del quale muovere delle riflessioni, per farlo riportiamo una definizione di "filosofia" dal sito dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici :<br />"… «filosofia» è senz’altro utile cercare di capire da che cosa essa si distingue (tra l’altro uno dei compiti principali della filosofia è quello di cogliere l’«essenza» delle cose, cioè «ciò per cui le cose sono quello che sono» e si distinguono dalle altre). (…)<br />la filosofia è stata percepita come distinta dal senso comune.Mentre il senso comune, l’opinione si ferma alla superficie della realtà, si accontenta di fermarsi a come essa appare ai sensi, si arresta dunque al fenomeno (dal greco ψαίνομαι = apparire), la filosofia va oltre l’apparenza, trascende (dal latino trans, al di là di, oltre) il dato, cioè quel che ci sta davanti, ponendosi alla ricerca di ciò che è al di sotto di ciò che appare, della sostanza (dal latino substantia, che sta sotto, che è a fondamento di).La filosofia è dunque diversa dal senso comune e spesso è in polemica con questo."<br />Antonio Gargano<br />Introduzione alla Filosofia Greca. Da Talete a Parmenide<br />Il 600 a.C. Siamo alle origini della riflessione /osservazione dell’uomo su se stesso e sulla natura e che cosa troviamo?<br />Discepolo di Talete, Anassimandro nacque intorno al 610 a.C. e visse fino al 545 circa. Anassimandro "legge" la realtà e la descrive individuando il principio di tutte le cose nell'apeiron, il non- limitato, l’illimitato, il non-definito.<br />Da cui la deduzione: Nessuna cosa soggetta a nascita, crescita e morte potrebbe essere principio o causa di ciò che esiste. Le cose, per loro natura, sono limitate, il principio da cui derivano invece è illimitato.<br />Riportiamo le parole del frammento dell’opera Sulla Natura di Anassimandro, pervenuto attraverso la testimonianza di Simplicio (Phys,24,13;A 9) "Inizio...ed elemento primordiale delle cose è l'infinito...da dove infatti gli esseri hanno origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo."<br />Sappiamo bene che non è corretto fare connessioni arbitrarie e prive di metodo tra culture, autori, periodi storici diversi, quindi cercheremo di muovere con cautela il pensiero tra scaffali, corridoi, stanze ed etichette del sapere.<br /><br />La sezione del Samyutta Nikaya, nota come Messa in Moto della Ruota del Dharma, riporta l’insegnamento delle Quattro Nobili Verità rivolto ai 5 asceti nel Parco dei Daini:<br />(1)<br />Monaci! Nascita è sofferenza, vecchiaia è sofferenza, malattia è sofferenza, morte è sofferenza. Essere uniti a ciò che si odia è sofferenza. Esser divisi da ciò che si ama è sofferenza. Non ottenere ciò che si cerca è sofferenza.In breve, l’attaccamento ai 5 agregati è sofferenza. Questa dunque è la Nobile Verità della Sofferenza.<br />[Samyutta Nikaya LVI, 11]<br />Continua..........</div><br /><div></div><br /><div>E. Myōkan Ferrari </div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-85332795311883023922008-05-31T11:49:00.009+02:002008-06-04T11:04:53.534+02:00Anassimandro<a href="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SEEfY52WxZI/AAAAAAAAAPM/qTvk_u_WAhw/s1600-h/campana.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206477156923131282" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SEEfY52WxZI/AAAAAAAAAPM/qTvk_u_WAhw/s320/campana.BMP" border="0" /></a>Anassimandro (in greco Ἀναξίμανδρος) (Mileto, 610 a.C. circa – 546 a.C. circa) è stato un filosofo greco presocratico.<br /><div><br />« Principio degli esseri è l'infinito....da dove infatti gli esseri hanno origine, lì hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo » </div><div><br />( Anassimandro, in Simplicio, De physica, 24, 13)<br />Tratto da:<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anassimandro">http://it.wikipedia.org/wiki/Anassimandro</a></div><div></div><div>----------------------------------------------- </div><div></div><div></div><div></div><div></div><div>Abbiamo deciso di includere la famosa frase di Anassimandro per produrre una serie di riflessioni al Dojo, che ci hanno visto coinvolti in appassionate discussioni, tutt'ora in corso, di cui daremo conto nei prossimi aggiornamenti.</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-53513114884021932802008-05-20T12:12:00.004+02:002008-05-20T13:37:29.184+02:00Pensiero spensierato<a href="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SDK2UMVw4wI/AAAAAAAAAOA/sD2ebDsRTx8/s1600-h/alto.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202420977592492802" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SDK2UMVw4wI/AAAAAAAAAOA/sD2ebDsRTx8/s320/alto.BMP" border="0" /></a><br /><br />47 La postura nel suo insieme deve tradire un pensiero spensierato, leggero, non un pensiero pensoso. L’equilibrio verticale della testa è un buon indicatore.<br /><br /><div align="center">***</div><div align="left"><br />Nello Zazen non si arriva primi né ultimi, ma ci si esercita dall’inizio alla fine, dalla testa ai piedi. Trovate una postura conveniente e coltivate l’immobilità.<br /><br /><br />Da: L’abito fa il monaco Appunti sparsi a cura di R.Myoren Giommetti La Tipolitografica Salsese (Pr) Maggio 2003</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-22070426918641835222008-05-15T08:31:00.003+02:002008-05-16T14:07:08.704+02:008 Maggio<a href="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SCvZG8Vw4uI/AAAAAAAAANw/yHNInYUpsLA/s1600-h/tela1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200488908029223650" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SCvZG8Vw4uI/AAAAAAAAANw/yHNInYUpsLA/s320/tela1.jpg" border="0" /></a><br /><div>L'incontro con la monaca Rosella. Ero di corsa, poco tempo, un ritaglio nella pausa pranzo e quindi sono arrivato nel Dojo senza pensare, cosi incontro all'ignoto.Non mi ero preparato, nessuna delle solite aspettative o strategie, solo una leggera inquietudine un filo di paura davanti al nuovo.La prima impressione è stata quella di essere di fronte a una persona sincera, una persona che non sta recitando una parte, che non ha secondi fini. Davanti a lei ho iniziato a parlare a raccontarmi. Ho condiviso ciò che in questi ultimi mesi mi frullava in mente: spunti, abbozzi di idee, impressioni, piccole intuizioni davanti a lei hanno miracolosamente preso forma e armonia. Rosella ha accolto tutto ciò, mi ha dato motivi di approfondimento e poi mi ha stupito invitandomi a considerare il fatto che in fondo noi non sappiamo nulla. Ho capito che ciò che credo di sapere, le convinzioni, le idee incrollabili sono dei paraocchi che impediscono di guardare la realtà.Questo concetto non mi suonava nuovo, a livello teorico avevo già sentito questi insegnamenti, ma davanti a lei e al mio raccontarmi li ho visti applicati sul vivo li ho "senentiti".Poi la sera dopo la meditazione e dopo altri interessanti discorsi fatti tra lei e noi frequentatori del Dojo, la riunione faticava a concludersi. Eravamo reticenti ad andarcene, era come se una forza misteriosa ci tenesse legati. E infatti davanti a un buon te che sanciva la fine dell'incontro di fronte all'ennesimo tentativo del gruppo di raccontarsi di creare un senso,Rossella ha condiviso con noi la sua storia, si è raccontata come raramente ho avuto il privilegio di ascoltare. Cosi senza rete, ne difese portando alla luce la materia piu sensibile e vulnerabile. E sono rimasto colpito dalla sua maturità psicologica, da quel coraggio che propio non mi contraddistingue, di riportare la responsabilità della sua vita su se stessa, ammettendo debolezze, errori paure ecc. Per me la cosa è stata enorme, l'ho ammirata sinceramente.L'ho sentita viva, pienamente presente più umana che mai. Un essere umano con il coraggio della sua umanità, un coraggio che vorrei avere anche io, da quanto lo inseguo!</div><div></div><div>Giorgio Girolomini</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-50719018397323026582008-05-06T10:06:00.005+02:002008-05-06T16:00:15.175+02:00Quando avvertite la difficoltà<a href="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SCAUBiE-W1I/AAAAAAAAANg/af1m9UskoWs/s1600-h/PDVD_003.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197175986545646418" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SCAUBiE-W1I/AAAAAAAAANg/af1m9UskoWs/s320/PDVD_003.BMP" border="0" /></a><br /><div>24 Quando avvertite la difficoltà, riunite le mani con precisione e delicatezza (gasshò), inclinatevi e cambiate posizione.In quel momento, con quel gesto delicato, realizzerete che, in fondo, avreste potuto pazientare.E’ un insegnamento che ricevete dalla compassione stessa che vi abita. </div><br /><div>Da: L’abito fa il monaco Appunti sparsi a cura di R.Myoren Giommetti La Tipolitografica Salsese (Pr) Maggio 2003</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-26007976658067544642008-04-30T15:37:00.003+02:002008-04-30T17:37:52.216+02:00LA CATTIVA STRADA di Fabrizio de André<div><br /><br /><div><br />Alla parata militare <a href="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SBiQ2iE-W0I/AAAAAAAAANY/euYZMIz-P0A/s1600-h/Nuvole+sulla+strada.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195061436706872130" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SBiQ2iE-W0I/AAAAAAAAANY/euYZMIz-P0A/s320/Nuvole+sulla+strada.jpg" border="0" /></a><br />sputò negli occhi a un innocente<br />e quando lui chiese "perchè"<br />lui gli rispose questo è niente<br />e adesso è ora che io vada<br />e l'innocente lo seguì<br />senza le armi lo seguì<br />sulla sua cattiva strada.<br />Nei viali dietro la stazione<br />rubò l'incasso a una regina<br />e quando lei gli disse "come"<br />lui le rispose "forse è meglio è come prima<br />forse è ora che io vada"<br />e la regina lo seguì<br />col suo dolore lo seguì<br />sulla sua cattiva strada.<br />E in una notte senza luna<br />truccò le stelle ad un pilota<br />quando l'aeroplano cadde<br />lui disse "è colpa di chi muore<br />comunque è meglio che io vada"<br />ed il pilota lo seguì<br />senza le stelle lo seguì<br />sulla sua cattiva strada.<br />A un diciottenne alcolizzato<br />versò da bere ancora un poco<br />e mentre quello lo guardava<br />lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi <a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SBh4oSE-WzI/AAAAAAAAANQ/Dmod_fadrqA/s1600-h/3394084990%40mmsuni_tim_it_MMS_1001_img1resized.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195034803614669618" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SBh4oSE-WzI/AAAAAAAAANQ/Dmod_fadrqA/s320/3394084990%40mmsuni_tim_it_MMS_1001_img1resized.gif" border="0" /></a><br />adesso è ora che io vada"<br />l'alcolizzato lo capì<br />non disse niente e lo seguì<br />sulla sua cattiva strada.<br />Ad un processo per amore<br />baciò le bocche dei giurati<br />e ai loro sguardi imbarazzati<br />rispose "Adesso è più normale<br />adesso è meglio, adesso è giusto, giusto,<br />è giusto che io vada<br />ed i giurati lo seguirono<br />a bocca aperta lo seguirono<br />sulla sua cattiva strada<br />sulla sua cattiva strada.<br />E quando poi sparì del tutto<br />a chi diceva "è stato un male"<br />a chi diceva "è stato un bene"<br />raccomandò "non vi conviene<br />venir con me dovunque vada,<br />ma c'è amore un po' per tutti<br />e tutti quanti hanno un amore<br />sulla cattiva strada</div></div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-38351880156729676872008-04-14T11:06:00.005+02:002008-04-17T09:11:56.429+02:00<a href="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SAMf9Fx9J-I/AAAAAAAAANI/wPTaJf5gHyY/s1600-h/volantino.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5189026330045130722" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/SAMf9Fx9J-I/AAAAAAAAANI/wPTaJf5gHyY/s320/volantino.BMP" border="0" /></a><br /><div align="left">"Il vero viaggio, la vera scoperta<br />non consiste nello scoprire nuovi territori;<br />ma nell'avere nuovi occhi"<br />Marcel Proust<br /><br /><br /><br />Dice un mistico cristiano: "Affermare Dio è realmente diminuirlo. Dire che Dio è buono, giusto, intelligente, è racchiuderlo in una concezione creata che è applicabile solo alle cose create.<br />Dal principio, nessuna cosa è, eccetto quello che creiamo con la nostra mente illusoria.<br />Quando l'Io è illusione, anche tutto ciò che gli viene attribuito deve essere un'illusione, compresi i peccati mortali, i desideri, l'inferno e la terra della felicità.<br />Nella dottrina dell'illusione, l'immaginazione, o discriminazione è l'ente creatore di ogni genere di mali, quindi, dell'infelicità.<br />Non appena sorge nella mente l'idea del "mio" e del "tuo", siamo schiavi del nostro karma.<br />Dichiararsi "atei", oppure "credenti" è cercare di respingere o afferrare con il pensiero qualcosa che non può essere oggettivizzato ed espresso in alcun modo.<br />Ci si può definire atei solo affermando il dualismo, la contrapposizione con il credere in qualcosa e quindi pensando, quello che non è pensabile.<br />Buddha non dice che l'Essere è il fondamento ultimo né che non esiste fondamento.<br />Buddha ci fa vedere che non sappiamo cosa diciamo, che chiediamo per inerzia della mente, per pigrizia nel superare la mera teoria e per paura della prassi: L'ELIMINAZIONE DEL DOLORE.<br />E' possibile che la definizione di ateo dipenda da una concezione molto particolare della divinità, quale la si intende nelle religioni abramiche o nelle filosofie dell'essere.<br />Siddhartha rifiuta il Dio dei filosofi e dei teologi, si oppone a che si possa manifestare Dio in qualsiasi modo e giungere a lui come una conclusione (chi può "racchiudere" Dio)?<br /><br /><br />Francesco Taiyū Gallo</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-87066196649005040302008-04-11T15:26:00.004+02:002008-04-14T18:34:50.184+02:00Tribali<a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_9nXeknQpI/AAAAAAAAANA/p21Mtntq07w/s1600-h/haring_untitled1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5187978948795384466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_9nXeknQpI/AAAAAAAAANA/p21Mtntq07w/s320/haring_untitled1.jpg" border="0" /></a><br /><div><br />Osservando i quadri dei graffitisti americani degli anni ‘80 notiamo nello stile che li caratterizza il tratto deciso, spesso, istintuale, prodotto dalla bomboletta spray.<br />In Keith Haring è quasi una linea continua, decorativa, che si scopre nel momento in cui il corpo si dispone nello spazio, in cerca di superfici da decorare, da raccontare.<br />I critici di oggi trovano nel tratto graffitista il richiamo tribale dell’uomo che sente la necessità di esprimere un’ appartenenza e di rappresentarsi, quindi, di riconoscersi.<br />Nello stesso periodo, fino ad oggi, i giovani cercano i confini del proprio corpo attraverso i tatuaggi, i pircing, il taglio dei capelli. Gli abiti stracciati e ricuciti, molto grandi, comodi, adatti alla strada, al gioco, sono un altro confine in cui trovare spazio.<br />La tribù è fatta di coetanei in cui riconoscere i propri istinti, le pulsioni musicali, le sensazioni alterate.<br />Nei quadri dei graffitisti di oggi, che ancora adottano questo modulo espressivo, troviamo simboli come il bambino, l’uomo, il cuore, il gelato, il dollaro, il pesce, l’ombrello, il fiore, e sempre la propria firma, anche quando non c’è niente da firmare se non la propria firma. La tag è un segno che sintetizza, riduce il proprio nome ad una lettera apparentemente astratta che si esprime e si riconosce nella ripetitività.<br />La tribù in cui riconoscersi, i simboli che raccontano la nostra storia, i riti del gesto ripetuto all’infinito sempre uguale: in definitiva di che cosa stiamo parlando?<br /><br />L’essere umano che vive su questo pianeta, nella città di New York, (che negli anni 80 rappresenta l’apice della cultura occidentale), cerca la sua identità nel corpo, nell’essenza dell’istinto, nell’assenza di sovrastrutture.<br />La memoria tribale delle cellule lo porta a rappresentare se stesso, nell’assenza di tempo, nell’essenza della forma. Emerge prepotentemente il senso di uguaglianza. Ha inizio la globalizzazione.<br />Internet sta per portare una rivoluzione epocale al nostro sistema cognitivo e percettivo.<br />Se noi oggi parliamo di Universo, di stelle, di galassie, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, identici nella rappresentazione comprensibile al nostro occhio, traducibile nel nostro sistema decimale di misurazione, dall’astronomo al biologo, noi esseri che ne facciamo parte dove ci collochiamo?<br />Nella vita di tutti i giorni, con le nostre esigenze, i nostri bisogni, le nostre incomprensibili emozioni, ( meglio comprensibili quando costruiamo un sistema di decodifica come l’analisi o la psicoanalisi) troviamo necessariamente soluzioni essenziali, reagiamo mentalmente attraverso il sistema binario: si-no, vado-non vado, posso-non posso. Mi piace-non mi piace.<br />Dal momento che è sempre più complesso e serrato il tempo della risposta che ci viene richiesta la nostra reazione salvifica è quella di tornare al corpo, al senso di fame e sazietà, di vuoto-pieno.<br />Rimane un problema che resta nell’ombra. Tra la veglia e il sonno, la notte e il giorno, la felicità e la tristezza restano i quesiti irrisolti, che abbiamo lasciato al tempo residuo e sono quelli della mente che cerca i propri confini, i limiti di cui ha bisogno per lavorare sulle coordinate dello spazio e del tempo.<br />Persino un’emozione ha bisogno di confini.<br /><br />Partendo da una "normalità" presunta, le emozioni che i giovani e ormai i non più giovani, tendono a ricercare e sperimentare fino all’ignoto, attraverso qualsiasi tipo di sostanza che le alteri, dove finiscono? Quali sono i loro confini? Restano dentro i confini del corpo? Coinvolgono anche i vicini? Fino a che punto si spingono? Fino a dove possono arrivare?<br />La tribù sintetizza e coordina le emozioni, le mette in fila grazie ai tempi collettivi della la festa, la musica, il concerto, l’acool, il fumo. Dentro quello spazio e tempo definiti, la fase sperimentale di ricerca emotiva, spaziale, fisica del superamento dei propri confini individuali può trovare anche il senso della propria fine. Come in un baccanale dionisiaco, le forze collettive scatenano le pulsioni fino a varcare la soglia razionale dei limiti del possibile.<br />Gli anni ‘80 si chiudono, come in ogni epoca, nulla è più come prima. Tutto torna a una nuova normalità.<br />*Gli atti fondativi dei popoli, i riti, i miti, le cerimonie, appartengono al DNA delle civiltà pre-moderne e ne costituiscono anche la filosofia.<br />"Sacro, Mito e Rito trovano fondamento storico nell’Antica Teologia, così come ci viene tramandata da Aristotele e si differenzia dalla filosofia per categorie storiche ed epistemiche. Esiste una filosofia antica che si occupa del Divino: da Pitagora a Parmenide, alla sapienza presocratica, la speculazione filosofica è anche Teologia, teoria, contemplazione del mondo come manifestazione del Divino. Platone pone un’analogia tra mondo dell’Assoluto, monde del Relativo e Luogo Originario come idea del bene e del bello. (…)<br />Non c’è alcuna differenza tra pensiero che pensa il mondo e pensiero che pensa il Divino."</div><div></div><div> </div><div>E.Myōkan Ferrari </div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-46368285451022827962008-04-10T11:12:00.002+02:002008-04-10T11:25:36.632+02:00Ateo<a href="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_3czuknQjI/AAAAAAAAAL8/pWgTcwUVbCg/s1600-h/IMAGE_00018.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5187545127033717298" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_3czuknQjI/AAAAAAAAAL8/pWgTcwUVbCg/s320/IMAGE_00018.bmp" border="0" /></a><br /><div><br />Sono Ateo.In questi giorni è venuta fuori la questione.Normalmente non ci penso neppure, ma a volte per giustificarmi sottolineo il fatto che sono ateo. Ma che cosa intendo in realtà?Non so bene neanche io...mi rendo conto che non so nulla; parlo, straparlo prendo posizioni. Ma poi quando mi guardo dentro e cerco di essere onesto, il vuoto, l'incertezza totale. L'unica cosa che mi sembra di poter dire e che in questo momento non ho sete di assoluto, non mi importa se dio esiste o no.<br />E che cosa c’entra lo Zen?<br />Io mi siedo in Zazen (meditazione zen) tutti i giorni. Da un anno, forse da molto di più.Voglio dire, in fondo non è meglio vivere fino in fondo il momento presente fregandosene dell'assoluto, dell'ideale ecc? In fondo io mi sento imperfetto, precario, incerto e se badassi a star bene nell'adesso fregandomene delle filosofie e degli ideali ?Non ho voglia di cercare una figura divina, un super genitore al quale affidare le paure le incertezze, vorrei prenderne carico personalmente e vivere la mia umanità fino in fondo, quaggiu sulla terra, in mezzo al fango, non aspirando alle assurde e cosi lontane vette del divino.</div><br /><div></div><br /><div>Giorgio Girolomini</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-19523205932484700952008-04-02T11:54:00.002+02:002008-04-02T12:05:13.253+02:00Tratto da: Il codice dell'anima di James Hillman<a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_NaHtxK3NI/AAAAAAAAAL0/HGl55Y6AuIs/s1600-h/drappo+rosso.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184586684624985298" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R_NaHtxK3NI/AAAAAAAAAL0/HGl55Y6AuIs/s320/drappo+rosso.bmp" border="0" /></a><br /><div>Poiché lo spazio in cui ci aggiriamo è fatto di realtà psichiche che influiscono sulla nostra vita, dovremo ampliare la nozione di ambiente nel senso di una « ecologia del profondo », partendo dall'ipotesi che il nostro pianeta sia un organismo vivente, che respira e si <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">autoregola</span>. Poiché qualunque cosa abbiamo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">intor</span>­no può nutrire la nostra anima in quanto alimenta l'immaginazione, là fuori è pieno di materia <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">animica</span>. E allora perché non ammettere, con l'ecologia del profondo, che l'ambiente stesso è intriso di anima, animato, inestricabilmente fuso con noi e non già so­<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">stanzialmente</span> separato da noi?La visione ecologica restituisce all'ambiente anche l'idea classica di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">providentia</span>: l'idea che il mondo <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">prov</span>­vede a noi, bada a noi, ci accudisce perfino. E ci vuole vedere intorno. Predatori, tornado, tafani in giugno sono soltanto frammenti del quadro. Provate a pensa­re a quante cose buone e profumate ci sono, invece. Credete che gli uccelli cantino solo per gli altri <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6">uccel</span>­li? Questo pianeta, respirabile, commestibile, bello e piacevole, rifornito e tenuto in ordine <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7">invisibilmente</span>, ci mantiene tutti quanti grazie al suo sistema di soste­<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8">gno</span> alla vita. Questa sì è cultura.L'« ambiente », allora, sarebbe immaginato, ben al di là delle condizioni sociali ed economiche, al di là di tutto l'impianto culturale, come comprendente <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9">cia</span>­<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10">scuna</span> piccola cosa che si prende cura di noi ogni <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11">gior</span>­no: i nostri pneumatici e le tazze di caffè e le maniglie delle porte e il libro che ho in mano. Diventa <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12">impossi</span>­bile escludere come irrilevante questo pezzetto di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13">am</span>­<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14">biente</span> a favore di quell'altro che invece avrebbe <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15">sen</span>­so, come se si potessero disporre in ordine di <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16">impor</span>­<span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17">tanza</span> i fenomeni del mondo.</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-9225905398931077182008-03-21T08:50:00.006+01:002008-03-24T20:43:19.040+01:00Dal Canzoniere di Francesco Petrarca CCLXXII<div align="left">La vita fugge, e non s’arresta una ora, <a href="http://bp3.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-gDi9xK3CI/AAAAAAAAAI8/K9oF8NBox2k/s1600-h/leggio+2.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181395270520986658" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 266px; CURSOR: hand; HEIGHT: 214px" height="301" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-gDi9xK3CI/AAAAAAAAAI8/K9oF8NBox2k/s400/leggio+2.bmp" width="376" border="0" /></a><br />e la morte vien dietro a gran giornate,<br />e le cose presenti e le passate<br />mi dànno guerra, e le future ancora;<br />e ‘l rimembrare e l’aspettar m’accora,<br />or quinci or quindi, sì che ‘n veritate,<br />se non ch’i’ ò di me stesso pietate,<br />i’ sarei già di questi pensieri fora.<br /><br />***<br /><br />Che fai? Che pensi? Che pur dietro guardi<br />Nel tempo, che tornar non pote ormai?<br />Anima sconsolata, che pur vai<br />Giungendo legne al foco ove tu ardi?<br />Le soavi parole ei dolci sguardi<br />Ch’an ad un descritti e depinti ài,<br />son levati de terra; ed è ben sai<br />qui ricercarli intempestivo e tardi.<br /><br />***<br /><a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-gDjdxK3DI/AAAAAAAAAJE/dyv70pbQfV4/s1600-h/monju+libro.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181395279110921266" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 293px; CURSOR: hand; HEIGHT: 271px" height="306" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-gDjdxK3DI/AAAAAAAAAJE/dyv70pbQfV4/s400/monju+libro.bmp" width="366" border="0" /></a><br />Né per sereno ciel ir vaghe stelle,<br />né per tranquillo mar legni spalmati,<br />né per campagne cavalieri armati,<br />né per bei boschi allegre fere snelle;<br />né d’aspettato ben fresche novelle<br />né dir d’amore in stili alti ed ornati<br />né tra chiare fontane e verdi prati<br />dolce cantare oneste donne e belle;<br />né altro sarà mai ch’al cor m’aggiunga,<br />sì seco il seppe quella seppellire<br />che sola agli occhi miei fu lume e speglio.<br />Noia m’è ‘l viver sì gravosa e lunga<br />Ch’i’ chiamo il fine, per lo gran desire<br />Di riveder cui non veder fu ‘l meglio.</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-23436079212909323762008-03-18T15:37:00.002+01:002008-03-18T15:40:28.974+01:00Comunicato dell' Associazione Sangha OnlusSANGUE IN TIBET: COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE SANGHA ONLUS<br />L’associazione Sangha onlus, con sede a Pomaia, Pisa, fondata da monaci<br />e monache buddhisti della tradizione tibetana fa appello al governo<br />italiano, a tutti i partiti politici con i suoi leader affinché,<br />superando il velo diplomatico, possano intervenire attivamente a<br />sostegno del popolo del Tibet che si sta immolando in nome della<br />libertà.<br />Uniamo la nostra voce a quella di sua santità il Dalai Lama per<br />chiedere un’inchiesta internazionale. Inoltre, bisogna immediatamente<br />proteggere la popolazione inerme soprattutto dopo l’ultimatum del<br />governo cinese.<br />E’ avvilente come talvolta alcune democrazie occidentali, nate con il<br />sacrificio di innumerevoli uomini che hanno combattuto in nome della<br />libertà e dell’indipendenza, oggi possano essere prigioniere di un<br />ricatto del governo cinese: il tuo silenzio per il tuo profitto.<br />Ieri abbiamo preso contatto con l’ambasciata della repubblica popolare<br />cinese a Roma per esprimere il nostro dolore per il sangue nuovamente<br />sparso in Tibet. La risposta del funzionario di turno è stata<br />lapidaria. Senza negare i fatti ci ha invitato a preoccuparci dei morti<br />in Irak.<br />Le nostre preghiere sono per i tibetani, per i cinesi che stanno<br />portando a termine il loro progetto di genocidio e per il popolo<br />birmano che ha sopportato e sta sopportando le stesse sofferenze<br />quando l’occidente sembra ormai aver dimenticato.<br />L’Associazione Sangha onlus è disposizione della stampa per<br />approfondimenti all’indirizzo info@sangha.it o al mobile 349/5638577<br /><br />Pomaia, 16 marzo 2008<br /><br />Associazione Sangha Onlus<br />Buddhist Monastery<br />Via Berlinguer, 14<br />56040 Santa Luce, Pisa, Italy<br />CF 90037440501<br /><a href="http://www.sangha.it/">www.sangha.it</a><br /><a href="mailto:info@sangha.it">info@sangha.it</a>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-80526290315832711362008-03-11T13:55:00.004+01:002008-03-12T13:42:24.129+01:00<a href="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R9aBqJZRRFI/AAAAAAAAAGI/fhPUTID4afU/s1600-h/fiore+2.BMP"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176467382785360978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R9aBqJZRRFI/AAAAAAAAAGI/fhPUTID4afU/s400/fiore+2.BMP" border="0" /></a> Il fiore della vacuità<br /><br />La luce rischiara il freddo, i fiori sono il calore della nostra preghiera.<br />Come ogni cosa è evanescente, evanescente come la nostra vita.<br />"Fiore nel cielo"<br />La nostra esistenza appare e sfiorisce simultaneamente.<br />E' cosi che noi realmente viviamo.<br />E' cosi che noi realmente comunichiamo.<br />I SHIN DEN SHIN da cuore a cuore.<br />Questa è la sincerità della nostra esistenza.Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-64089867630138248232008-03-07T11:59:00.003+01:002008-03-28T11:26:21.855+01:00ZEN E AMORE<a href="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-zHjtxK3II/AAAAAAAAAKE/kftrMycgpCY/s1600-h/ombre.bmp"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5182736687591775362" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_HijoeR9qEgQ/R-zHjtxK3II/AAAAAAAAAKE/kftrMycgpCY/s400/ombre.bmp" border="0" /></a><br /><div>Mi avvicino, a piedi nudi, ed entro.<br />Una sensazione di pace immediatamente mi pervade dopo il primo passo.<br />Mi inchino di fronte all’altare, agli antenati, a Buddha e ai Bodhisattva, grata a loro per la mia esistenza, qui ed ora.<br />Mi porto a terra, sampai. La mia fronte poggia sul tatami e prolungo quell’istante in abbandonata estasi. Mi prostro di fronte alla terra, al cielo, all’energia che tutto pervade e dà vita.<br />Mi alzo e percorro i pochi metri che mi separano dallo zafu, diventano il mondo intero.<br />Scelgo il mio posto nel mondo. Ancora una volta ringrazio e siedo.<br />Silenzio dentro me, fuori suoni di reale realtà. Ferma, immobile, retta e fiera di essere, sto semplicemente.<br />Niente scorre, tutto resta per quel tempo indefinito il cui inizio e la cui fine scandisce la campana.<br />Respiro.<br />La voce dell’uomo attraverso la lettura dei testi sacri attiva la mia comprensione e svela la profonda saggezza che è in me.<br />Il cuore si apre al racconto struggente dell’amore più grande che tutto pervade e che in me risuona.<br />Gesti lenti, rituali, come una carezza mi riscaldano e mi comunicano che il senso dell’esistenza è davanti ai miei occhi.<br />Incenso, la fiamma di una candela, un fiore come testimoni, celebro l’unità del mio essere e tra gli esseri. Attorno a me i miei fratelli e le mie sorelle, il Sangha.<br />Un ultimo inchino come un bacio sottile ed intenso. Vivo e amo.<br />Unione, presenza, silenzio, grazia, rispetto, armonia; celebrazione di Amore è compiuta.<br />Abbandono la stanza sapendo di tornare, nulla lo può impedire. Calma pienezza affiora sul mio viso rilassato e si esprime in un impercettibile quanto intenso sorriso. Amo.<br /><br />Simona Comello</div>Ryū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.comtag:blogger.com,1999:blog-1244642180155152509.post-5349383591267718252008-03-01T11:02:00.002+01:002008-03-01T11:05:33.066+01:00ZEN E AMORELo Zen per me è maturità, l'idea che siamo tutti collegati e la scoperta degli altri.<br />Mi sono reso conto che per <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0">quarant</span>'anni sono stato un bimbo viziato, pauroso, presuntuoso. Pretendevo le attenzioni degli altri, il loro amore e le consideravo dovute. Mi sentivo speciale e unico,convinto che l'universo esistesse solo per me, io come centro del cosmo. E mi arrabbiavo quando invece la realtà si mostrava per quello che era, quando vedevo che in effetti non ero affatto speciale e che gli altri erano occupati a fare altro, a vivere la loro vita. E allora ad un certo punto mi sono chiuso in un mondo di illusioni di rimpianti, rancori e odio. Incapace di accettare la realtà per quello che era ingaggiavo guerre con il mondo e la vita chiudendo le porte che mi collegavano con gli altri. Nella mia testa rancore paura odio , principi morali ed etici si scontravano contro me stesso in un circolo vizioso che annullava ogni energia verso la vita.<br />Ogni tanto sulla mia strada incontravo i principi del Buddismo e dello Zen riciclati magari dalla moderna psicologia, o dalla saggezza dei vari <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1">Osho</span> , <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2">Krishnamuti</span> o dai tanti saggi che ci hanno preceduto. Li leggevo e assorbivo poco per volta, come una pianta che trae nutrimento dal suolo. Ma queste nozioni , questa saggezza galleggiavano nella mia coscienza come tanti file separati e disorganizzati. Erano come tante piccole pillole di benessere, da prendere nei momenti più bui di depressione, degli appigli per non affogare.<br />Poi è arrivato lo zen e la meditazione. Non so come ma tutti quegli spunti, stimoli idee che avevo assorbito sul Buddismo stanno cominciando ad unirsi ad avere un senso. Un senso che però non è logico o razionale ,ma come posso dire....è come se tante caselle si stessero ordinando formando un disegno nuovo. Per la prima volta mi sembra di avere delle basi, un punto dove appoggiarmi per trovare il coraggio di aprire gli occhi ed accettare la realtà della vita.<br />Poi sono arrivate le coincidenze. Nel <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3">dojo</span> si discute di un argomento e il giorno seguente la ritrovo applicato ad una vicenda che mi sta <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4">capitando</span>. Leggo una cosa e subito, magari nello stesso istante si ricollega ad un'altra da tempo in sospeso, ed insieme vanno a colmare una lacuna che fino a quel momento mi impediva di vedere chiaro.Un'amica mi chiede un consiglio e io sono in grado di darglielo solo perché avevo appena letto in un testo zen sull'argomento. Il bello è che tali coincidenze, sempre spontanee e imprevedibili si moltiplicano e intrecciano in una trama sempre più complessa e coerente, trama che sono in grado di vedere, solo prendendo un po le distanze dalla contingenza dei problemi e lanciando spazio al silenzio, con una dote che ho sempre sentito amica, l'intuizione. Un'intuizione che non è una mia dote, ma un lampo improvviso che illumina l'ottusità quotidiana.Queste coincidenze mi hanno in qualche modo fatto sentire collegato. Comincio a sentire che non sono più isolato, solo al centro di un universo un po beffardo e fondamentalmente ostile. Lentamente sento che sono una parte, minima ma significativa, di un cosmo che ha bisogno anche di me per manifestarsi. Questo mi pare cosi importante, cosi fondamentale e commovente. Qualche settimana fa ero in auto con un mio amico il quale improvvisamente prese la gomma da masticare che aveva in bocca e la getto dal finestrino: "Ma che fai?" gli dissi :"non vedi che te la stai tirando addosso". Avevo capito che la fuori del finestrino non c'era qualcosa di separato da me e lo avevo sperimentato a livello emotivo provando un profondo dispiacere per quel gesto di disprezzo per l'ambiente che ci circonda, un gesto di disprezzo che sentivo compiuto anche verso me e il mio stesso amico. Secondo me questo è Amore, amore con l'A maiuscola. Non il solito attaccamento con il quale sono abituato convivere. Fino ad oggi concepivo l'amore come un chiedere, arraffar, elemosinare affetto protezione. Un modo per allontanare lo spettro della solitudine e le paure. Chiedevo, chiedevo in continuazione assistenza, protezione e affetto, ne avevo bisogno come un disperato. Non era amore quando davo ragione e sostenevo un amico solo per arruffianarmelo, per tenerlo vicino a me ignorando magari quella vocina che mi diceva che stava sbagliando. Mi sto rendendo conto che io non so <span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5">cos</span>'è l'Amore e sospetto che fondamentalmente nessuno lo sa. Siamo piene di idee e pregiudizi sull'amore, tutta paccottiglia emotiva che ci impedisce di capire che l'amore non si può conoscere ma solo sperimentare.<br /><br /> Giorgio GirolominiRyū Zō Dōhttp://www.blogger.com/profile/13361289617848398868noreply@blogger.com