tag:blogger.com,1999:blog-121528812009-07-16T20:09:15.365+02:00Lavori in corsoSpunti raccolti al volo, perché «Lo spirito è fugace, non si ripete: se non si afferra l'oracolo nel momento in cui soffia, è perduto per sempre» (Jean Guitton).Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.comBlogger164125tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-66295675760137619752009-07-16T12:00:00.001+02:002009-07-16T12:00:05.852+02:00Sui nomi (2)<strong><big>V</big>ENGO ORA</strong> al problema sollevato da Crosta sui nomi da dare ai figli. Sarebbe bello un nome descrittivo, ma come si può descrivere un neonato? Penso che sarebbe bello puntare su un nome augurale (piuttosto che limitarsi al solo suono): ti auguro di essere come quel santo o quel personaggio di cui ti do il nome, oppure come ciò che il nome significa nella sua etimologia. Poi forse dovremmo valorizzare l'arte del soprannome: non l'epiteto antipatico che viene affibbiato più che altro per dispetto, ma aggettivi o anche parole più ambiziose che colgano davvero qualcosa dell'essenza di una persona. Con il passare del tempo i nostri nomi potrebbero allungarsi, come per gli Ent (gli uomini-albero di Tolkien) che non avendo fretta usano nomi lunghissimi che alla fine sono una descrizione della vita di ciascuno.<br /><br />Due esempi belli: a) il film <em>Il destino nel nome</em> (già consigliato). Una coppia di indiani, da poco emigrati negli Stati Uniti, vanno a registrare il figlio appena nato. Quando l'ufficiale dell'Anagrafe gli chiede il nome, loro restano interdetti: il nome lo decide l'anziano della famiglia dopo lunga meditazione, gli hanno già scritto, ma ci vorrà qualche mese per il verdetto. L'ufficiale insiste, allora decidono di dargli un nome provvisorio e lo chiamano Gogol', senza capire che quello sarà il nome ufficiale del bambino per il resto della sua vita. E sarà un nome sempre più ricco di significato, come dice il titolo del film.<br /><br />b) Nel mondo di <em>Earthsea</em> di <strong>Ursula K. LeGuin</strong>, la festa della maggiore età viene celebrata portando il ragazzo da un mago che gli rivelerà in segreto il suo vero nome. Rivelare a qualcuno il tuo vero nome ti rende estremamente vulnerabile ed è quindi un segno di grandissima fiducia che si concede solo alle persone più care. In effetti è così anche fuori del racconto: farci conoscere come siamo veramente ci rende vulnerabili ed è quindi un mettere la nostra vita nella mani dell'altra persona.<br /><br />Tanto tempo fa avevo sentito di una cultura orientale (Corea?) dove la vita viene divisa in cicli di 12 anni. Ogni compleanno multiplo di 12 viene celebrato con particolare solennità perché segna un passaggio importante della vita. Mi è rimasto in mente perché ci vedo un senso: 12 anni inizia la giovinezza, 24 sei un adulto, 36... E se ad ogni scadenza dodecennale (??) provassimo a sintetizzare in un nome quello che siamo diventati? Affascinante, no?<br /><br />(Questo post non è sugli Angeli e così decido di non aspettare martedì per pubblicarlo).<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-6629567576013761975?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-59100924433730014892009-07-14T12:00:00.002+02:002009-07-14T12:00:06.684+02:00Sui nomi<strong><big>A</big>VEVO PROMESSO</strong> a Crosta un post in risposta alla sua domanda sui nomi (<a href="http://lavorincorso.blogspot.com/2008/09/regina-degli-angeli.html">la domanda era qui</a>). Non si tratta propriamente di una questione sugli angeli, tranne per il fatto che dalla Rivelazione conosciamo solo i nomi di Michele, Gabriele e Raffaele, e la Chiesa ci invita a non inseguire altri nomi in documenti improbabili (es. <em>Libri di Enoch</em>).<br /><br />Avevo sfiorato il tema <a href="http://lavorincorso.blogspot.com/2008/09/non-tutte-le-ricerche.html">in questo post</a>, ma senza svilupparlo. Dicevo che Tolkien amava molto i nomi, inventando con molta cura i numerosissimi nomi che appaiono nelle sue opere e, soprattutto, dotando di molti nomi personaggi e luoghi importanti. Nel post menzionato riportavo una citazione in inglese con l'indelicatezza di non tradurla, in italiano dice così: <blockquote><em>Mi ero dimenticato di Bombadil, se egli è effettivamente lo stesso che tanti anni fa camminava per boschi e colli, ed era già allora più vecchio dei vecchi. Ma il suo nome era diverso: lo chiamavano Iarwain Ben-adar, il più anziano e senza padre. Molti e vari sono però i nomi che gli sono stati dati dopo dagli altri popoli: egli era Forn per i Nani, Orald per gli Uomini del Nord ed altro ancora.</em><br />(La Compagnia dell'Anello, libro II, 334s.)</blockquote>Il nome può avere una funzione meramente indicativa, e questo vale per i nomi propri: il fatto di chiamarmi Mario non dice nulla della mia essenza, serve soltanto per indicare me anziché altri possibili presenti. ("Mario, ascolta!") Curiosamente anche il nome "Dio" funziona così: di tutti i nomi con cui possiamo rivolgerci a lui, questo è quello che dice meno del suo essere, ma è il migliore perché indica proprio Lui, non qualche sua caratteristica, come sarebbe invece se dicessimo "l'Onnipotente" o "il Creatore".<br /><br />Altri nomi hanno una funzione descrittiva: questo avviene spesso con i soprannomi. Quando una persona la chiamiamo "il Filosofo", stiamo dicendo qualcosa che abbiamo colto della sua personalità. (E quando un romano lo chiamano "er Pecora" vuol dire soltanto che ha i capelli ricci).<br /><br />La parola "angelo" ha uno stauto a sé: nasce come termine descrittivo che significa "annunciatore", quindi non si applicherebbe a tutti gli Angeli, ma solo a quelli che hanno una funzione di annuncio. Cherubini e Serafini, per esempio, non annunciano e infatti nell'Antico Testamento non vengono chiamati Angeli. Con il tempo, però, il termine si è esteso e si riferisce a tutti i puri spiriti. Quindi da nome descrittivo è diventato un nome indicativo.<br /><br />Mi fermo per non allungare troppo. Alla prossima settimana.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-5910092443373001489?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-90853426192230045792009-07-09T12:00:00.000+02:002009-07-09T12:00:04.758+02:00Buona scuola<em><strong><big>T</big>RASCRIVO UN FRAMMENTO</strong> di lezione di italiano al liceo, come ci sarebbe piaciuto ascoltarle noi. È tratto da</em> <strong>Alberto Faccini</strong>, <em>Il profumo dell'adolescenza</em>, <a href="http://www.editorialeprogetto2000.it">Ed.le Progetto 2000</a>, (pp. 70-72). <em>Un po' più lungo del mio abituale, ma penso che meriti.</em><br /><br />—Signori, ho bisogno della vostra attenzione per la lettura di una nuova poesia...<br />—Di chi è, prof?<br />—Un momento! Poi ve lo dico, anzi, me lo direte voi. Siete pronti?<br />—Vada, prof.<br /><blockquote><em>Sorpresa<br />dopo tanto<br />di un amore<br />credevo di averlo sparpagliato<br />per il mondo.</em></blockquote>Come sempre, dopo la prima lettura ci fu un momento di smarrimento e il diffondersi in classe di un sommesso bisbigliare.<br />—Ve la rileggo, silenzio!<br />[rilegge]<br />—Allora, vediamo un po' se ci arrivate, non è difficile. Massimo, qui c'è un amore che si credeva...<br />—Perduto.<br />—Sì, è una possibilità, proviamo ad andare avanti. Un amore perduto che... che... forza!<br />—Che viene ritrovato o riscoperto.<br />—E perché è una sorpresa?<br />—Forse perché non ci sperava più.<br />—Esatto!<br />—Allora dobbiamo vedere di che amore si tratta.<br />—Per una donna!<br />—Vediamo un po'. Come sarebbe la cosa?<br />—Beh, credeva di non amare più quella persona, forse si erano lasciati, e poi scopre che invece l'ama ancora.<br />—Potrebbe anche essere, ma non è detto. Ma fermiamoci un momento. Di chi è questa poesia?<br />—Di Saba!<br />—E perché?<br />—Perché rivive un momento quotidiano; cioè, una cosa semplice, il suo amore per una donna.<br />—Ma c'è qualcosa che potrebbe farti dubitare che sia Saba?<br />—Una cosa di contenuto?<br />—Direi di forma... Ti ricordi le poesie di Saba? Ne abbiamo incontrate come questa? È giusto quello che hai detto sulle cose semplici, ma...<br />—È troppo breve?<br />—Ssssì..., siamo sulla strada giusta. In questa brevità che cosa fa questo autore che forse non è Saba? Descrive? Ci racconta la sua sorpresa, o c'è qualcosa di più?<br />—È di Ungaretti!<br />—Chi è stato?<br />—Io, prof.<br />—Perché è di Ungaretti?<br />—Perché è più partecipe.<br />—Dillo meglio.<br />—Lui, la poesia, quello che la poesia dice, lo vive.<br />—Vi sembra bene? C'è qualcuno che vuole aggiungere qualcosa? E che cos'è questo sparpagliato?<br />E così via fino a far provare loro a indovinare il titolo della poesia: <em>Amore, Per sempre, Ritrovarsi, Affetti</em>, ed arrivare poi al titolo esatto: <em>Casa mia</em>.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-9085342619223004579?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-69432891004563272812009-07-07T12:00:00.001+02:002009-07-07T12:00:02.635+02:00Non più terribili<strong><big>F</big>INALMENTE ARRIVO</strong> alla seconda idea che mi era piaciuta dell'intervista a <a href="http://www.fathersofthechurch.com/">Mike Aquilina</a> sugli angeli.<br /><br />Faceva notare che le apparizioni degli angeli sono sempre terribili: il beneficiario si prostra per adorarli, oppure è terrorizzato, e spesso ringrazia il Signore di avergli concesso di sopravvivere a così terribile manifestazione.<br /><br />Lo aveva ben capito <strong>Rilke</strong> che scrive così nelle sue <em>Elegie duinesi</em>:<br /><big><big><b>«</b></big></big><blockquote><em>E se anche un Angelo ad un tratto mi stringesse al suo cuore: <br />la sua essenza più forte mi farebbe morire.<br /><br />Perché il bello non è che il tremendo, al suo inizio: <br />noi lo possiamo reggere ancora,<br />lo ammiriamo anche tanto, <br />perché esso, calmo, sdegna distruggerci. <br /><br /><strong>Degli angeli ciascuno è tremendo...</strong></em></blockquote><big><big><b>»</b></big></big><br /><br />Ora, l'osservazione di Aquilina è che le cose cambiano dopo la venuta di Gesù. Uno ha la sensazione che, mentre nell'Antico Testamento gli angeli reagiscano con approvazione allo spavento degli uomini (come dire: tu hai paura di me... <em>e fai bene</em>), limitandosi soltanto a rifiutarsi di essere adorati, invece nel Nuovo Testamento intervengono sempre per incoraggiare e tranquillizzare gli uomini.<br /><br />La sua spiegazione è che da quando il Verbo di Dio ha assunto la natura umana, la nostra inferiorità di natura si ritrova elevata per lo meno ad un grado di parità rispetto agli angeli. Prima il culto avveniva come pallida imitazione del culto degli angeli, ora il culto di Dio avviene in associazione con loro. (Si ricordi la già citata conclusione di ogni prefazio della Messa, in cui introduciamo il <em>Sanctus</em> esprimendo la convinzione di essere uniti al coro degli angeli).<br /><br />Il tema degli angeli è pressoché inesauribile, quindi se vi fa piacere, penso proprio di ritornarci. A martedì prossimo (spero!).<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-6943289100456327281?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-34177306149735082742009-07-05T12:53:00.003+02:002009-07-05T13:18:17.258+02:00Draghi strabici<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://media.strategywiki.org/images/e/eb/MS_Monster_Giant_Red_Dragon.png"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 160px;" src="http://media.strategywiki.org/images/e/eb/MS_Monster_Giant_Red_Dragon.png" border="0" alt="" /></a><strong><big>D</big>AVANO ALLA RADIO</strong> un programma sulle fiabe. Fiaba di oggi <em>Il principe infelice</em>, ovvio tema della puntata la felicità. Anche gli intermezzi musicali erano attinenti al tema e così è arrivato il turno di <em>Felicità</em> di <strong>Lucio Dalla</strong>. Non stavo ascoltando con particolare attenzione ma mi ha colpito e divertito l'idea di<br /><blockquote><em>lottare contro un drago strabico<br />ma di draghi belli non ce ne sono più</em></blockquote>.<br />(Ho cercato il testo su internet, una versione mi dà "guardare un drago strabico, ma di draghi, <i>baby</i>, ecc.", un'altra dà "di draghi <i>ormai</i> ecc."; io riporto quello che mi è parso di sentire.)<br /><br />Dapprima mi sono soffermato sull'originalità dell'idea. Noi amanti del fantasy siamo abituati a draghi maestosi, impressionanti per forza ma anche per bellezza. Draghi contro i quali può valere la pena essere sconfitti: "È stato ucciso, ma da che drago!". Non avevo mai pensato ad un drago vecchio e spelacchiato (e sì che in <em>Eldest</em> ce n'è uno, ma non mi sembra che questo aspetto venga messo a tema); un drago ridicolo, contro il quale battersi sarebbe quasi una vergogna, non diciamo poi vedersi sconfitti.<br /><br />Poi ho pensato che la nostra vita è spesso fatta di draghi spelacchiati: non ci troviamo spesso a dover compiere atti eroici, ma a lottare con le abituali punzecchiature della vita. La persona di famiglia che si rende seccante, quell'incombenza antipatica che non possiamo o non dovremmo rimandare, i nostri soliti difetti (sempre gli stessi... uffa!) Davvero un drago spelacchiato: non varrebbe nemmeno la pena combatterci. Ma è pur sempre un drago: brutto e spelacchiato ma ci può sempre fare male, e che vergogna essere stati battuti ingloriosamente.<br /><br />E che vergogna dover ammettere che, sì, proprio quel drago vecchio e sdentato ci ha sconfitti, e non una, bensì moltissime volte! Viene da dire <strong>Datemi un drago come si deve!</strong>, ma è proprio su questo sentimento che conta il draguncolo, per sorprenderci ancora una volta con la guardia abbassata.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-3417730614973508274?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-57752377882948875202009-07-04T12:00:00.001+02:002009-07-04T12:08:35.653+02:00Letture VI<strong><big>R</big>ITORNO DOPO</strong> molto tempo al gradito appuntamento con le recensioni. La lista laterale non l'ho più aggiornata per vergogna (e così avrò sicuramente anche dimenticato qualche titolo) ma ora cerco di recuparare.<br /><br />Ho capito di aver sbagliato nella mia scala di asterischi: voleva essere una scala da uno a cinque, ma un libro così orribile da meritare "uno" non lo leggo nemmeno, e di mettere un "cinque" non ho il coraggio. Così la scala si restringe tra due e quattro e quasi tutti i libri finiscono per prendersi tre asterischi. Da oggi <strong>cambio scala</strong>: solo quattro asterischi, così non potrò nascondermi dietro la neutralità di un voto medio. I "quattro" rimangono "quattro", i "due" li degrado a "uno", e per ogni "tre" dovrò decidere se abbassarlo a "due" o lasciare un "tre". Spero si capisca.<br /><table><br /><tr><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788809061729"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788809061729" border="0" alt="" /></a><strong>Cecilia Randall</strong>, <em>Hyperversum</em>(12/08) ***<br />Una piacevole scoperta nel mondo del fantasy. Sei giovani americani, giocando ad un gioco di ruolo con i loro computer si trovano proiettati nel passato. Inizia per loro una serie di avventure intorno ad una guerra ormai prossima e di cui ricordano, per gli studi di uno di loro, l'esito positivo, ma non certo come potrà andare a finire per loro.<br />Un romanzo semplice e gradevolissimo, con tutti gli ingredienti del fantasy più "sano": virtù, nobili ideali, avventura, amore, battaglie, buoni e cattivi... Se solo l'autrice migliorasse la sua "penna" potrebbe scrivere dei capolavori. Per gli amanti del genere è da non perdere.<br /><br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788811360346"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px;" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788811360346" border="0" alt="" /></a><strong>Nicolaj Gogol'</strong>, <em>Racconti di Pietroburgo</em> (11/08) **<br />Ogni tanto un "classico" ci vuole. Stimolato dal film (che consiglio vivamente) <em>Il destino nel nome</em>, in cui il protagonista si chiama Gogol e il padre gli spiega che "Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol'", ho deciso di soddisfare la curiosità. L'umorismo di Gogol' è un po' distante da noi e io l'ho trovato una lettura piacevole ma niente di straordinario. Per non dire che proprio il racconto del Cappotto mi fa soffrire in modo speciale per la grottesca sfortuna del protagonista. Insomma interessante per le implicite riflessioni sui paradossi della vita, ma non penso che lo rileggerei.<br /><br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.opusdei.it/image/copertina2.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px;" src="http://www.opusdei.it/image/copertina2.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>Pippo Corigliano</strong>, <em>Un lavoro soprannaturale</em> (10/08) ****<br />Il portavoce italiano dell'<A HREF="http://www.opusdei.it">Opus Dei</A> racconta la sua vita. Chi lo conosce sa della sua traboccante simpatia che trasferisce tutta quanta nel testo stampato. Ne viene un libro piacevole per diversi motivi: per una sfaccettatura della storia dell'Opus Dei (quella dei rapporti con la stampa), che nessuno aveva ancora raccontato; per i ritratti di personaggi protagonisti della carta stampata che molti apprezzavano (Montanelli, Torelli, Leonardo Mondadori e altri); per la visione positiva con cui racconta anche gli episodi meno gradevoli; per la ricca umanità dell'autore.<br />Un libro piacevolissimo che consiglio a tutti. Da un professionista della comunicazione un bell'esempio di ottima comunicazione.<br /><br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978881725184&tipoOggetto=FRB&cdSito=BL&tpPrd=01"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px;" src="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978881725184&tipoOggetto=FRB&cdSito=BL&tpPrd=01" border="0" alt="" /></a><strong>Mitch Albom</strong>, <em>I miei martedì con il professore</em> (10/08) ***<br />Un uomo in carriera, giornalista di successo, decide di andare a trovare un suo professore al quale era molto legato ai tempi dell'università, ma che non aveva più rivisto. Lo trova malato di SLA e per nulla scoraggiato, ma invece deciso a vivere il meglio possibile quel lento epilogo della sua vita. Il giornalista decide di andarlo a trovare più spesso e i loro incontri si trasformano presto in un appuntamento fisso, sempre di martedì.<br />L'autore trasmette molta saggezza sul senso della vita e della morte, gli affetti, la carriera, le paure, lo scopo della vita. Un buon manuale "laico" di vita buona.<br />Piacevole per il suo ottimismo e i buoni sentimenti, leggermente insoddisfacente per l'eccessiva <i>political correctness</i>.<br /><br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978880615237&cdSito=BL&tpPrd=01&tipoOggetto=PIB"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px;" src="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978880615237&cdSito=BL&tpPrd=01&tipoOggetto=PIB" border="0" alt="" /></a><strong>Cormac McCarthy</strong>, <em>Il buio fuori</em> (10/08) ***<br />Un uomo commette un atto profondamente malvagio. Vorrei non rovinare la scoperta per chi volesse leggerlo, anche se dubito che si possa arrivare fino alla lettura del libro senza imbattersi nello <i>spoiler</i> di qualche quarta di copertina, o recensione, o amico che dice "ah, quello del tizio che...". Almeno non ve l'ho detto io.<br />Allora, un uomo commette un atto profondamente malvagio, una donna fugge e lui si mette a cercarla e, un po' come in <em>Non è un paese per vecchi</em> (ma questo romanzo è di molto anteriore) parte un... corsivo. La storia della fuga della donna e dell'inseguimento viene intervallata dai movimenti di tre personaggi misteriosi, una sorta di trinità negativa (di nuovo un riferimento alla Trinità, come ne <em>La strada</em>) e inizia una scia di sange e di misfatti.<br />Non si capisce che cosa voglia dire, almeno io non l'ho capito, ma si coglie una riflessione sul male che si estende come una macchia oscura. L'azione malvagia scatena forze terribili che la puniscono non tanto nella persona del colpevole, quanto nella proliferazione del male. Immagini di grande forza evocativa che mi lasciano con il desiderio di rileggerlo per decifrare il messaggio. Se qualcuno mi precede è il benvenuto.<br />Dimenticavo: non è un libro piacevole, come sempre in McCarthy. Direi un incrocio moderno fra <em>Qoelet</em> e <em>Libro di Giobbe</em>.<br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img2.libreriauniversitaria.it/BUS/100/489/9780613234894.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 65px; height: 100px;" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BUS/100/489/9780613234894.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>LaHaye - Jenkins</strong>, <em>Soul Harvest (Left Behind IV)</em>(9/08) **<br />Quarto libro della lunga serie dedicata alla fine del mondo. I precedenti li avevo trovati una lettura piacevole, soprattutto per l'immaginazione degli autori che traducono le grandi visioni apocalittiche della Bibbia in fatti "plausibili", vissuti da personaggi ordinari. Arrivati al quarto volume, però, mi sembra che il brodo si stia allungando un po' troppo; il devozionale (protestante) prevale sulla storia e si rimane con la sensazione che non succeda niente. Per i curiosi, questo episodio inizia dopo il grande terremoto, con l'immediata azione di ricostruzione delle forze dell'anticristo, che si era preparato per l'evenienza, mentre i "buoni" scoprono di avere sulla fronte il sigillo e iniziano così a mettersi in contatto tra di loro con una rete informatica clandestina (ovviamente su internet ma, nota bene, il romanzo è anteriore al web!) ed il loro numero cresce di giorno in giorno. Anche i più sprovveduti capiscono che i segnati saranno 144 mila. Intanto appare un personaggio che era morto nel terremoto ma l'anticristo lo ha riportato in vita, anche qui è facile capire che nei prossimi episodi assumera il ruolo della "bestia" dell'apocalisse. La parte un po' più avventurosa è quella che si stacca dai "testi sacri": il protagonista cerca disperatamente sua moglie che sarebbe morta in un incidente aereo ma lui non ci crede, mentre la segretaria dell'anticristo finalmente ha capito con chi ha a che fare ed è fuggita facendo perdere le sue tracce, ma è incinta del suo capo.<br />Caspita, a rileggere questo riassunto sembra quasi una storia appassionante! Peccato la scarsa qualità della narrazione, perché ci sarebbero le risorse per un buon romanzo. Non lo consiglio.<br /></tr><tr><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978885140552&tipoOggetto=FRB&cdSito=BL&tpPrd=01"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 75px; height: 121px;" src="http://www.bol.it/image/?cdSoc=BL&ean=978885140552&tipoOggetto=FRB&cdSito=BL&tpPrd=01" border="0" alt="" /></a><strong>Carlo M. Martini</strong>, <em>Il Vangelo di Maria</em> (9/08) ***<br />Quattro <em>lectiones divinæ</em> sulla Madonna e tre conferenze. Come sempre, trovo che il cardinale Martini sia un maestro quando commenta la Sacra Scrittura, mentre mi delude quando fa l'intellettuale. Se vi capita il libro tra le mani, leggete le meditazioni e lasciate perdere le conferenze.<br /></tr><br /></table><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-5775237788294887520?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-13191057777885587392009-06-30T21:32:00.002+02:002009-06-30T21:47:40.499+02:00Dicevamo...<strong><big>M</big>I DISPIACE</strong> per il prolungato silenzio. Avevo promesso una seconda idea dell'intervista a Mike Aquilina sugli angeli, ma poi sono stato travolto dal "fine anno". Ora che mi trovo in "vacanza coatta" (graditissima, ringrazio chi mi ci ha obbligato) posso riprendere, ma scelgo di rimandare ancora la seconda idea per parlare di <strong>S. Michele</strong>.<br /><br />Il giorno della festa dei santi Pietro e Paolo (29 giugno, cioè ieri) la seconda lettura ricordava la liberazione di Pietro ad opera di un angelo. Già questo mi aveva dato da pensare e invogliato a riprendere i post del martedì. Poi ho trovato un interessante articolo su Zenit (<a href="http://www.zenit.org/article-18796?l=italian">qui</a>), immagino ispirato proprio alla festa e non resisto a parlarvene.<br /><br />L'autore riferisce l'opinione di alcuni Padri della Chiesa (soprattutto <strong>S. Basilio</strong>) secondo cui il Papa avrebbe un angelo protettore "speciale" in considerazione dell'importanza della sua carica. Questo angelo sarebbe nientemeno che l'arcangelo S. Michele. Spiega l'autore: <em>Il Papa è il vicario di Cristo: egli parla e governa in suo nome, ne risulta che la responsabilità del Capo della Chiesa è formidabile!</em> Non possiamo che condividere.<br /><br />Alla luce di questa opinione, molti ritengono ovvio che l'angelo che liberò san Pietro dal carcere sarebbe stato Michele. Il fatto che gli Atti dicano che Dio inviò <em>il suo Angelo</em> ne sarebbe un indizio.<br /><br />È un'idea per me del tutto nuova e volevo trasmetterla. Agli appassionati dell'argomento consiglio di leggere l'articolo perché merita proprio. Spero di continuare il prossimo martedì: ci aspetta Mike Aquilina, il prof. Tabet e chissà quanti altri...<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-1319105777788558739?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-14258971522972814302009-06-02T12:00:00.001+02:002009-06-02T12:00:00.437+02:00Torniamo agli angeli<strong><big>R</big>ITORNANO GLI <big>A</big>NGELI</strong> nell'attualità grazie alla loro menzione nel titolo di un film (credo solo in quello), già romanzo di scarso successo, poi ripescato. Come sempre, non tutto l'inutile viene per nuocere, e in questo caso è servito a lanciare negli USA <a href="http://www.amazon.com/Angels-God-Bible-Church-Heavenly/dp/0867168986%3FSubscriptionId%3D02E5W5871AJF7PMMMS82%26tag%3Dwayofthefathers-20%26linkCode%3Dxm2%26camp%3D2025%26creative%3D165953%26creativeASIN%3D0867168986">un libro sugli angeli</a> che ho intenzione di comprare. Spero un giorno di potervene parlare. Cercando informazioni su questo libro ho trovato un'intervista radiofonica all'autore (<a href="http://www.fathersofthechurch.com/">Mike Aquilina</a>) nella quale dice almeno un paio di cose che mi sono piaciute e ve le riporto. <br /><br />(Per chi ama l'inglese, l'intervista <a href="http://archive.avemariaradio.net/2009/05/kpm_20090508_0.mp3">si trova qui</a>, Aquilina interviene verso la metà)<br />La prima idea la riporto quasi testualmente dall'intervista:<br /><br /><em>Immagina mia moglie che mi si presenta con le chiavi di un'auto sportiva e dice: "Prendi, tesoro: ho comprato l'auto che c'è qui fuori per dirti che ti amo".<br />Io dico: "Oh, grazie amore!". Prendo le chiavi, le poso sulla credenza all'ingresso e non le tocco mai più, dimenticandomi completamente della macchina. Non faccio un giro di prova, non esco nemmeno a guardarla. Come la prenderebbe?<br />Lei ha fatto una cosa straordinaria per me, per amore mio, e io sto praticamente rifiutando il suo amore, perché non accetto il suo regalo. Dovevo metterla in moto, farci un giro, mostrare tutta la mia soddisfazione e apprezzamento.<br />Dio ha creato questi esseri spirituali sovraumani, più intelligenti di mille Einstein, più forti di mille superman, e li ha creati per te e per me! Lui fa tutto questo e noi diciamo: "Ah, sì, gli angeli. Sono lassù da qualche parte, ma a me basta Dio".<br />Non è questa la logica della creazione. Dio ha fatto te e me perché ci servissimo a vicenda, e ha creato gli angeli per noi. Vuole che siamo in relazione: con la preghiera, con le parole, contando sul loro aiuto.</em><br /><br />Per la seconda idea, resto fedele alle tradizioni del <em>Diario degli Angeli</em> e vi rimando a martedì prossimo.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-1425897152297281430?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com7tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-35833755809264668182009-05-31T10:37:00.004+02:002009-05-31T12:59:40.254+02:00Internet siamo noi<big><big><b>«</b></big><blockquote><em>Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza, la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche.</em></big></blockquote><big><big><b>»</b></big></big><P align="right">BENEDETTO XVI, <em>Nuove tecnologie, nuove relazioni</em>, 24/5/2009</P><br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/6242/manifestoGMCS_p.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/6242/manifestoGMCS_p.jpg" border="0" alt="" /></a><strong><big>P</big>ER IL TRADIZIONALE</strong> <a href="http://www.pope2you.net/download/messaggio_it.pdf">messaggio</a> per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Papa ha scelto di rivolgersi ai giovani: sono loro i principali protagonisti dei nuovi media e sono loro i più direttamente chiamati (lo siamo tutti) ad evangelizzarli.<br /><br />Consiglio di leggere il messaggio: trovo entusiasmante l'atteggiamento positivo (e sapiente) con cui l'anziano Papa guarda alle nuove tecnologie. Sono cose buone, da utilizzare per promuovere il vero, il bene ed il bello e se qualcuno le usa male ci dispiace come quando vediamo deturpare le bellezze della natura.<br /><br />Ci invita a coltivare la <em>vera</em> amicizia, non accontentandoci di imitazioni superficiali ed esercitandoci nell'arte di voler bene al prossimo "reale" (familiari, vicini, colleghi) oltre che al prossimo "virtuale". Auspica inoltre che i mezzi di comunicazione, ormai così essenziali per interagire con il mondo globalizzato, non siano negati ai paesi meno avanzati.<br /><br />Spero che il messaggio venga recepito anche dagli "immigrati tecnologici". Recentemente leggevo un articolo di economia su come comunicare con le nuove generazioni, e arrivava ad una conclusione molto logica: se volete comunicare o vendere o collaborare con le nuove generazioni, assumete un giovane capace e fate lavorare lui! Guardate il sito preparato dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali (<a href="http://www.pope2you.net">pope2you.net</a>) e ditemi se non dovrebbero leggere quell'articolo. (Siamo buoni: forse il sito mostra che hanno capito il messaggio e ci stanno provando con tanta buona volontà).<br /><br />Discorso analogo per i nuovi media. Mi sembra significativa la locandina scelta dal Pontificio Consiglio: un uomo che si arrampica pericolosamente su un circuito integrato. Che fatica! Internet non ha bisogno di "missionari", stranieri venuti da lontano, che parlano male la lingua, che devono studiare la cultura locale...: <strong>internet siamo noi!</strong> Il messaggio del Papa risponde alla locandina: noi non siamo "<em>risposta alle innovazioni tecnologiche</em>" ma persone che esprimono il loro naturale "<em>desiderio di comunicazione e amicizia</em>". E riempiamo internet di vero, di bene e di bello (e di Dio) perché questa è casa nostra e la arrediamo di quello che più ci piace.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-3583375580926466818?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-68816724252223533282009-05-20T17:40:00.002+02:002009-05-25T16:19:56.611+02:00Castità?<strong><big>H</big>O POSTATO</strong> sul mio blog di appoggio un video sulla castità. Mi aveva colpito molto l'abilità dei due relatori, visti a Sydney durante la GMG, di rendere simpatica e intensa una conferenza che "parte in salita". Ho fatto la fatica di sottotitolarlo in italiano e ora sto cercando di produrre un dvd decente.<br />Intanto se volete vedere il video in bassa qualità, <a href="http://materialegrezzo.blogspot.com/2009/05/la-castita-e-appassionante.html">lo trovate qui</a> (la seconda parte <a href="http://materialegrezzo.blogspot.com/2009/05/castita-2.html">qui</a>).<br />Nelle prossime settimane proverò che effetto fa ad un pubblico di giovani, mentre con i grandi ho già provato ed è stato un buon successo. Gradisco riscontri.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-6881672425222353328?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com3tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-1479591478771216372009-05-13T12:00:00.001+02:002009-05-13T12:00:00.883+02:00Non solo esiste...<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_4oucSL5uGXQ/SgQ1O9VxhWI/AAAAAAAAAf0/Q_BrX6UEvQg/s1600/RANA-702242.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_4oucSL5uGXQ/SgQ1O9VxhWI/AAAAAAAAAf0/Q_BrX6UEvQg/s1600/RANA-702242.jpg" border="0" alt="" /></a><strong><big>H</big>O VISTO</strong> questa foto sul blog di <a href="http://profduepuntozero.blogspot.com">Prof 2.0</a> e non ho resistito a riproporvela. Ho pensato: questa rana è la prova evidente che Dio esiste... <em>e che ama ridere</em>!<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-147959147877121637?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-40609877784767575322009-05-11T12:00:00.000+02:002009-05-11T12:00:00.098+02:00Atteggiamenti<strong><big>V</big>OGLIO RACCONTARVI</strong> una considerazione che ho fatto durante il ritiro. La sua applicazione personale è affar mio (scusate), ma credo che il pensiero possa essere fecondo per le vostre "personalizzazioni". Consideravo alcuni diversi atteggiamenti nei confronti della Passione del Signore e ne ho individuati quattro.<br /><br /><strong><big><big>1.</big></big></strong> <em>Pietro "primo"</em>: vede arrivare i soldati per arrestare Gesù e allora sguaina la spada e combatte; Gesù lo deve trattenere. <strong>Respinge la Croce</strong>.<br /><br /><strong><big><big>2.</big></big></strong> <em>Pietro "secondo"</em>: si vede messo alle strette dalla serva che lo interroga; teme le conseguenze e svicola con una bugia: "non conosco quell'uomo". <strong>Scansa la Croce</strong>.<br /><br /><strong><big><big>3.</big></big></strong> <em>Simone di Cirene</em>: non può rifiutarsi; sopporta il sopruso e la fatica, anche se gli varrà l'incontro con Gesù e, sicuramente, la fede. <strong>Subisce la Croce</strong>.<br /><br /><strong><big><big>4.</big></big></strong> <em>La Veronica</em>: va incontro a Gesù; ha messo in conto i maltrattamenti dei soldati e la sua interiore sofferenza, ma vuole fare qualcosa – pochissimo – per lui. <strong>Cerca la Croce</strong>.<br /><br />A voi meditare...<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-4060987778476757532?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-17447716160056286422009-05-10T17:42:00.003+02:002009-05-10T18:01:30.527+02:00Ritiro<strong><big>A</big>PPENA TORNATO</strong> dal mio ritiro annuale: cinque giorni di isolamento e silenzio per stare solo con il Signore. Se non l'avete mai fatto dovete provarci.<br /><br />La sera prima (si arriva la sera prima del primo giorno e si parte la mattina successiva al quinto: vogliamo goderci cinque giorni pieni) ho rivisto un amico sacerdote e ci scambiavamo qualche notizia. Lui si rammaricava di aver avuto poco tempo quest'anno per lo studio. Sappiamo che non è un terribile rammarico: ci piace studiare, ma non siamo studiosi di professione, siamo sacerdoti e ci sono cose che hanno la priorità. Comunque, con il suo abituale fare provocatorio, mi diceva: "Non pensi che ci vorrebbe l'anno sabbatico anche per i sacerdoti, per esempio ogni nove anni?" (se non erro lui è sacerdote da nove anni, guardacaso!). Abbiamo riso sull'idea e siamo passati ad altri argomenti. <br /><br />Il giorno dopo passavano le ore e andavo entrando nel clima del ritiro. Mi tornava in mente l'idea dell'anno sabbatico. Altro che studio: io farei un ritiro di un anno! E magari ci includerei pure un ritiro ignaziano. Meno male che avremo tutta un'eternità...<br /><br />E a proposito di ritiro ignaziano, finora ho conosciuto solo una persona che lo ha fatto. Un mese di assoluto isolamento, con la sola possibilità di un colloquio quotidiano di non più di 15 minuti con il direttore spirituale, ma solo se lui lo ritiene opportuno. Mi raccontava che alla fine, sul treno che lo riportava a casa, gli sembrava molto strano vedere le persone intorno a sé <em>che parlavano</em>! Si chiedeva: "perché la gente parla?"<br /><br />Una sensazione analoga l'ho avuta oggi nel viaggio di ritorno. Eravamo in auto ed ho chiesto di sentire le notizie. Intercettiamo un notiziario già iniziato, di quelli brevissimi delle radio private, e abbiamo potuto solo sentire tre o quattro notizie internazionali; tutte orribili. Lo so che è banale ma ho pensato che è stata una benedizione minore anche lo stare una settimana senza notizie. Mi chiedo: perché c'è tanto male? E soprattutto: perché vogliamo esserne informati?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-1744771616005628642?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-86374926369046706942009-04-27T16:17:00.006+02:002009-04-27T16:39:14.833+02:00Pregare per tutti<big><big><b>«</b></big><blockquote><em>Qui vitam mortuis tribuisti, totum genus humanum de morte ad vitam reducens, omnibus, qui nobis occurrent, æternam vitam concede.</em></big><br /><br />Tu che hai dato la vita ai morti, riportando alla vita tutto il genere umano, concedi la vita eterna a tutti quelli che oggi incontreremo.</blockquote><big><big><b>»</b></big></big><br /><br /><strong><big>M</big>I SONO PERMESSO</strong> una piccola infedeltà di traduzione nella seconda parte, ma è così che l'ho intesa io questa mattina mentre recitavo le lodi... in autobus. Non so se qualcuno si scandalizzerà, ma a me piace particolarmente pregare sui mezzi pubblici. Capisco che per alcuni sarebbe impossibile, ma io non ho mai trovato difficoltà a fare i compiti sull'autobus, sui mezzi ho fatto alcune delle mie letture migliori, e poi credo che faccia parte dello spirito della mia istituzione quello di cercare il rapporto con Dio "nel bel mezzo della strada", come diceva S. Josemaría usando l'espressione italiana.<br /><br />Così stamattina stavo facendo le lodi in piedi su un 490 abbastanza affollato e mi ero giusto fermato un momento a considerare che dovevo e potevo pregare per tutta questa gente, ma mi sono arenato sul pensiero di "che cosa chiedo per loro?" Ho deciso di finire il breviario e poi ci avrei riflettuto. Arrivo alle <i>Preces</i> e mi trovo questa invocazione. Sono tornato indietro e l'ho ripetuta cercando di assicurarmi di averla capita bene: per tutta la gente che incontro, Signore, ti chiedo (nientemeno che) la vita eterna. Che altro, sennò?<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-8637492636904670694?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-69075847132827228522009-04-27T12:00:00.000+02:002009-04-27T12:00:00.870+02:00Scandalo!<strong><big>C</big>HESTERTON SOSTIENE</strong> che quando il cristianesimo fece la sua comparsa nel mondo, le religioni pagane erano già vecchie e stanche, ridotte a rituali rispettati per tradizione, senza alcuna convinzione personale. Per questo c'era tolleranza religiosa e per questo nessuno trovava sconveniente bruciare dell'incenso davanti alla statua dell'imperatore: nessuno si poneva il problema se l'imperatore fosse o no un dio, perché ormai non si ponevano il problema nemmeno per Zeus o per Mitra.<br /><br />Così quando i cristiani si rifiutarono di dare culto all'imperatore, il primo problema non era l'offesa all'imperatore, ma la difficoltà di capire che cosa intendessero. Possiamo immaginarci le risposte di un pagano dei primi secoli: "Non ti ho chiesto di dirmi se l'imperatore è dio, ti ho chiesto di bruciare dell'incenso. La vuoi smettere di fare storie?"<br /><br />La società pagana rimaneva così spiazzata da aversela a male, e reagì con le persecuzioni. Chesterton scrive in altri tempi, ma oggi in cui tutto è vero perché niente è vero, dove una tolleranza universale concede diritto di cittadinanza a qualsiasi opinione tranne che alla verità, si spiega che il cristianesimo ancora una volta possa trovarsi a dare scandalo.<br /><br />Tenetevi forte...<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-6907584713282722852?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-17413053299315214712009-04-26T18:03:00.001+02:002009-04-26T18:06:22.021+02:00Lovely Rita (2)<strong><big>D</big>OPO LE STUPIDATE</strong> dell'altro giorno passo alle considerazioni serie riguardo l'intervista all'attempato personaggio. L'intervistatrice le chiese se, dall'alto della sua centenaria esperienza, volesse dare qualche consiglio ai giovani. Mi dispiace di non aver trovato la trascrizione dell'intervista, perché la risposta fu molto più complessa di quanto io riesca a imitare qui. Diceva qualcosa tipo: «Ai giovani raccomando di farsi guidare sempre dalle funzioni corticali del mesencefalo superiore, perché questa struttura è frutto di milioni di anni di evoluzione e costituisce il nostro vanto e ciò che distingue l'homo sapiens dagli altri primati superiori».<br /><br />È in quel momento che mi si è formata nella testa la scenetta del padre che dal suo letto di morte dà al figlio consigli di vita importantissimi quanto inintelligibili. Mi sono chiesto quanti dei probabilmente pochi giovani in ascolto (quanti giovani ascolteranno il GR1 delle 7 del mattino? boh) possono aver capito cosa volesse dire. E mi sono anche consolato, perché il messaggio era velatamente diabolico.<br /><br />La signora, infatti, voleva dire qualcosa tipo "Seguite sempre il buon senso e la coscienza e non abbandonatevi agli istinti", ma ha dovuto tradurre il messaggio nelle categorie della sua visione scientificista e materialista della vita. Bisogna proprio fare i salti mortali, accettando il rischio di non essere capiti, per eliminare dal linguaggio categorie come coscienza e morale. Ma vale la pena notare che, nonostante gli sforzi, non ci si riesce (almeno la nostra intervistata non ci è riuscita). Perché secondo quale principio dovrebbe essere meglio seguire le funzioni più evolute del cervello anziché quelle inferiori? Io lo so che per un uomo è bene comportarsi da uomo ed è male comportarsi da animale, ma la scienziata "laica" come lo spiega? C'è un implicito criterio morale per cui i risultati dell'evoluzione sono necessariamente buoni? Non farà parte della dignità dell'homo sapiens il fatto che lui può scegliere di comportarsi come una scimmia, mentre una scimmia non può scegliere di comportarsi come un uomo?<br /><br />Io non ho idea di quali siano queste funzioni più "recenti" nella scala evolutiva, ma se mi dicono che sono ciò che mi distigue dai primati, allora posso immaginare che ci rientri, che so?, il gusto artistico. Quindi vogliamo dire che mangiare se ho fame è una cosa retrograda, vergognosa, mentre andare a vedere un museo è una cosa evoluta, quindi buona? E voler bene alla mamma dove rientra? Mi sembra che i primati vogliano bene alla loro mamma: dobbiamo forse superare questo retaggio pre-evolutivo?<br /><br />Non mi convince proprio che il criterio del mio comportamento debba essere la parte del cervello attivata per realizzare una certa azione. Preferisco l'antiquatissimo e magari un po' bigotto criterio del bene e del male, e la coscienza che è l'attività del pensiero quando distingue queste cose. Francamente dei sei milioni di anni di evoluzione (di cui non dubito, che sia chiaro) non me ne importa granché.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-1741305329931521471?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com4tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-43848447274761947502009-04-22T19:02:00.002+02:002009-04-22T19:15:40.852+02:00Lovely Rita (1)<em><strong><big>S</big>TAMATTINA ALLA RADIO</strong> intervistavano un importante personaggio italiano che compie un gran numero di anni (auguri!). Mentre ascoltavo quella voce impastata che ci regalava qualche briciola della sua antica saggezza, mi sono venute in mente una scenetta e due considerazioni. Inizio dal faceto e lascio le considerazioni per un prossimo post.</em><br /><P align=center>* * *</P><big><big>L</big></big>'anziano malato affrontava l'ultimo travaglio con la dignità e il coraggio che avevano caratterizzato tutta la sua vita. Al capezzale il suo unico figlio e, a rispettosa distanza, la nuora. Ormai alternava brevi momenti di coscienza a sempre più lunghi periodi di torpore. Ad un tratto si rivolge faticosamente al figlio.<br /><br />— Figlio mio, voglio chiederti una cosa.<br />— Di' pure, papà.<br />— Prima di andarmene vorrei che tu facessi una cosa molto importante.<br />— Tutto quello che vuoi, papà.<br />— Ti chiedo di fare un giuramento.<br /><br />Il figlio è sorpreso, ma l'affetto per suo padre è sincero e profondo. Scambia un'occhiata stupita con la moglie, ma non esita ad acconsentire.<br /><br />— Metti la tua mano qui, sul mio cuore, e ripeti con me: "Io giuro..."<br />— Io giuro.<br />— "su quanto ho di più caro..."<br />— Su quanto ho di più caro.<br />— "e per tutta la vita..."<br />— E per tutta la vita.<br />— "di non..."<br />— Di non.<br />— ...<br /><br />— Papà!<br />— Eh?<br />— Di non...?<br />— Ah, sì. "Di non sbarandinare..."<br />— "Sbarandinare"??<br />— Sì, sì: "non sbarandinare le blastucce".<br />— Ma, papà...<br />— È importante...<br />— Sì, ma...<br />— Ti prego, figlio mio...<br />— Senz'altro, papà, ma...<br />— Piuttosto... piuttosto protonorfo.<br />— Papà, non capisco...<br /><br />Ma un ultimo prolungato sospiro pone fine a questa conversazione.<br /><P align=center>* * *</P><br /><em>P.S. Scusate la cattiveria.</em><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-4384844727476194750?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-75548921939574474232009-04-21T12:00:00.000+02:002009-04-21T12:00:00.176+02:00Non mi avrai...<strong><big>M</big>I È PIACIUTO</strong> un recente post di <strong>Prof 2.0</strong> dove esprime il suo rifiuto di leggere gli scritti di un noto (quale? io non lo so) e premiato professore. Uomo che si vanta di disprezzare tutti e tutto, ma non disdegna premi e riconoscimenti.<br />Riporto l'inizio del post, il resto <a href="http://profduepuntozero.blogspot.com/2009/04/tu-hai-successo-non-ragione.html">lo trovate qui</a>.<br /><br /><big><strong><big>«</big></strong><blockquote><em>Non mi avrai, blasonato premio nobel che tutti leggono.<br />Non avrai il mio tempo.<br />Tu, premiato dalla cultura accademica, che si compiace nel sentirti dire: "Per quale ragione dovremmo amare gli uomini?"<br />Non mi avrai. Non avrai il mio tempo.</em></blockquote><strong><big>»</big></strong><div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-7554892193957447423?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-52006285720003038972009-04-19T07:54:00.000+02:002009-04-19T07:55:52.130+02:00Perdono<strong><big>O</big>GGI, DOMENICA</strong> della Divina Misericordia, vorrei fare alcune considerazioni sul perdono.<br /><br />1. <strong>Si perdona il colpevole</strong>. Se è innocente, se non lo ritengo colpevole, non è questione di perdonare. Dio guarda in faccia la nostra colpa, non distoglie lo sguardo, non finge di non aver visto: con la stessa attenzione del medico conosce fino in fondo il male che c'è in noi... e lo perdona.<br /><br />2. <strong>Perdonare non è dimenticare</strong>. Se dimentico meglio per me, ma se mi torna in mente l'offesa devo continuare a perdonare. Quando perdoniamo dobbiamo metterlo in conto: il perdono è un atto che si prolunga nel tempo, tutte le volte che la nostra memoria lo richieda. Dio perdona per sempre, non ritorna sulla sua decisione, non rinfaccia e non tiene il conto.<br /><br />3. <strong>Perdonare non è scusare</strong>, giustificare, attenuare. Questi sono fratelli minori del perdono, ma se mi convinco che chi mi ha offeso non l'ha fatto apposta, non voleva, è in un momento difficile... tutto molto bene, ma sto evitando di perdonare. Gesù dalla croce vede tutta la malizia degli uomini, vede mali scusabili ma vede anche molti mali inescusabili, e accetta di morire per ottenerci il perdono.<br /><br />4. <strong>Il perdono dà vita</strong>. Con la colpa si può solo sopravvivere, rifugiandosi in una bugia su noi stessi. Il Signore ci permette di affrontare le nostre colpe e, con il perdono, tornare a vivere nella verità. Vivere da colpevoli è molto difficile, vivere da perdonati è un'altra cosa. Per questo san Paolo parla del perdono di Dio come di una risurrezione.<br /><br />Oggi siamo invitati a renderci conto che la Misericordia di Dio è una cosa grossa. Rallegriamoci e impariamo, perché lui ci ha detto «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» e noi, accettando l'invito, abbiamo ripetuto mille volte: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori».<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-5200628572000303897?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-71653319282998483482009-04-18T12:00:00.000+02:002009-04-18T12:00:00.960+02:00Predicare<big><big><b>«</b></big><br /><blockquote><em>I realized that the only thing I have to do is to say loudly what they already know in their hearts so that they can recognize it as really theirs and affirm it in gratitude.</em></big><br /><br />Ho capito che devo solo dire ad alta voce quello che già sanno nei loro cuori perché riconoscano che è veramente loro e possano affermarlo con gratitudine.</blockquote><br /><big><big><b>»</b></big></big><br /><P align=right>Henri Nouwen, <i>Genesee Diary</i>; in <i>Seeds of Hope</i>, 52</P><br /><br /><strong><big>Q</big>UANTE VOLTE</strong> le persone mi riportano come mia predicazione cose ben più profonde di quanto potevo e intendevo dire. Sono verità e affetti che erano già presenti nel profondo del loro cuore: le mie parole – e molto di più l'azione della grazia – le hanno soltanto risvegliate.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-7165331928299848348?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com1tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-80059544184726422122009-04-14T12:00:00.000+02:002009-04-14T12:00:01.237+02:00Scrivere<big><big><b>«</b></big><br /><blockquote><em>I wanted to write this book because it is my growing conviction that my life belongs to others just as much as it belongs to myself, and that what is experienced as most unique often proves to be most solidly embedded in the common condition of being human.</em></big><br /><br />Ho voluto scrivere questo libro perché sono sempre più convinto che la mia vita appartiene agli altri tanto quanto appartiene a me stesso, e che ciò che uno vive come specialmente unico spesso si dimostra profondamente inserito nella comune condizione dell'essere umano.</blockquote><br /><big><big><b>»</b></big></big><br /><P align=right>Henri Nouwen, <i>Reaching Out</i>; in <i>Seeds of Hope</i>, 52</P><br /><br /><strong><big>S</big>I PUÒ APPLICARE</strong> a tutti i <em>bloggers</em>: non scrivere di noi stessi per noi stessi, ma darci agli altri per condividere (e cercare di comprendere) quanto di noi appartiene a tutti.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-8005954418472642212?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com5tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-44758084399180785032009-04-10T19:34:00.006+02:002009-04-13T10:21:10.329+02:00Settimana Santa a Roma<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/crisma.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/crisma.jpg" border="0" alt="" /></a><strong><big>P</big>ENSO PROPRIO</strong> di dover iniziare un nuovo filone di post. Lo dovrei chiamare "Amo Roma", ma più sobriamente scelgo "Roma" e basta. Non ricordo in quale post recente dicevo qualcosa tipo "non romani, invidiate"; ebbene questa espressione mi sta tornando in mente ripetutamente in questi giorni.<br /><br />Il <strong>Giovedì Santo</strong> sono previste due Messe: al mattino la <em>Messa Crismale</em> con il proprio vescovo, al pomeriggio la <em>Messa "in Cœna Domini"</em> con il popolo. Servono per sottolineare due eventi, coincidenti ma distinti, dell'Ultima Cena. Con la seconda Messa ricordiamo l'istituzione dell'Eucaristia, mentre la prima celebra l'istituzione del sacerdozio. Per questo è bello che per la Messa Crismale tutto il clero si riunisca con il proprio vescovo. Vengono rinnovate le promesse sacerdotali e vengono consacrati i sacri olii: quello per i catecumeni (candidati al battesimo), quello per l'unzione dei malati, e il <em>sacro crisma</em> che è l'unguento che si usa per la cresima e per l'ordinazione sacerdotale. I primi due li benedice il solo vescovo, il terzo, dopo che il vescovo vi ha alitato sopra, per rappresentare il soffio dello Spirito, viene consacrato da tutti i sacerdoti insieme.<br /><br />Sapete già dove vado a parare. Giovedì mattina sono andato alla Messa Crismale a San Pietro. C'era una quantità di preti difficile da descrivere – a occhio direi che occupavamo un terzo della basilica –, ma soprattutto... c'era il Papa! In quale altra città il tuo vescovo è il Papa? Mi sono sentito molto privilegiato e mi sono emozionato a concelebrare con lui (a con qualche migliaio di altri confratelli).<br /><br />Il <strong>Venerdì Santo</strong> si commemora la Passione di Gesù e si venera la Croce. Come l'anno scorso, potendo scegliere, sono andato a Santa Croce in Gerusalemme. Questa chiesa venne edificata espressamente per custodire i resti della santa Croce, ritrovati da santa Elena in Terra Santa. Vi potete immaginare l'emozione quando arriva il momento dell'ingresso della Croce e il diacono che la porta si ferma tre volte per intonare l'<em>Ecce lignum</em>, sapere che non si sta riferendo ad un oggetto che <em>rappresenta</em> la Croce di Cristo, ma che quella che porta è proprio <em>la stessa</em> Croce...<br /><br />Quel giorno, poi, mi sono imbattuto in un articolo che descriveva due importanti reliquie della Croce conservate ad Oviedo: ok, nel corso dei secoli alla santa Croce riportata da sant'Elena sono stati tolti molti pezzetti che ora si trovano in diverse parti del mondo. Però mi sentivo comunque un privilegiato.<br /><br /><strong>Sabato Santo</strong> incontro con il Prelato dell'Opus Dei, che ci ha invitati a metterci con l'immaginazione nel sepolcro di Gesù per vegliare la sua salma e promettergli tutta la nostra fedeltà.<br /><br /><strong>Domenica di Pasqua</strong>, benedizione <em>Urbi et Orbi</em> del Papa. L'avrete seguita più o meno tutti dalla radio e dalla televisione, ma essere lì presenti (in Piazza Pio XII, perché Piazza San Pietro era irraggiungibile) è un'altra cosa.<br /><br />Così, alla fine di questa Settimana Santa, mi trovo a ringraziare il Signore per le abbondanti grazie di questi giorni, per le manifestazioni di affetto ricevute (non ultimi gli importanti e non troppo fortuiti incontri in Piazza San Pietro), ma anche per la fortuna di vivere in questa città così speciale.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-4475808439918078503?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-90247194277744293742009-04-01T12:36:00.004+02:002009-04-01T12:55:00.046+02:00I figli di Moloch<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://danteworlds.laits.utexas.edu/gallery/1210lucifer.gif"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://danteworlds.laits.utexas.edu/gallery/1210lucifer.gif" border="0" alt="" /></a><big><big>«</big></big><br /><i>There is in materialism a mad indifference to real thought. By disbelieving in the soul, it comes to disbelieving in the mind. (...)<br />Carthage fell because she was faithful to her own philosophy and had followed out to its logical conclusion her own vision of the universe.<br />Moloch had eaten its children.</i><br /><big><big>»</big></big><br /><div align="right"><small>G.K. CHESTERTON, <i>The Everlasting Man</i> (1925), p. 138.</small></div><br /><small>C'è nel materialismo una folle indifferenza verso il pensiero reale. Non credendo nell'anima finisce per non credere nella ragione. (...) Cartagine cadde perché rimase fedele alla sua filosofia e seguì fino alla logica conclusione la sua visione dell'universo. Moloch aveva divorato i suoi figli.</small><br><br />Nello scontro tra Roma e Cartagine, Chesterton vede l'opposizione tra un paganesimo "umano" – quello romano antico, con il culto degli dei della casa e della natura e la pratica di valori nobili come la famiglia, la patria e l'onore – e un paganesimo "disumano" – con sacrifici umani, spesso dei propri figli, a divinità demoniache, e con gli ideali di un popolo di mercanti: pragmatici, calcolatori, spietati.<br /><br />Con questa prospettiva, sostiene, i cartaginesi non potevano capire un popolo che, già sconfitto, rifiutava di arrendersi. Tantomeno potevano capire la loro capacità di sperare ancora in una situazione disperata. Figli di un dio spietato, da placare con il sangue dei propri figli per salvare la propria vita, non conoscevano la speranza.<br /><br />Per questo sottovalutarono i romani da un lato, e dall'altro si divisero in faide interne (un Annibale vincitore sarebbe stato un personaggio scomodo in patria). Il risultato finale fu <i>Carthago deleta</i>: una grande spianata di rovine cosparse di sale.<br /><br />I cartaginesi così dipinti assomigliano molto agli adoratori del nulla dei nostri giorni: per salvare la loro vita (il loro livello di vita) sacrificano i figli, non conoscono né pietà né speranza, giocano con le parole offendendo la ragione.<br />È triste e incoraggiante allo stesso tempo pensare che Moloch non cambia nel tempo: invariabilmente finisce per divorare i suoi figli.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-9024719427774429374?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com2tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-85852947801162373272009-03-22T15:34:00.003+01:002009-03-22T16:05:06.385+01:00Attraversare la strada<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://farm4.static.flickr.com/3237/2459668849_07dfa0c7f7.jpg?v=0"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3237/2459668849_07dfa0c7f7.jpg?v=0" border="0" alt="" /></a><strong><big>U</big>N RICORDO</strong> di circa un anno fa. Uscivo in macchina alle sette del mattino per andare a celebrare una Messa un po' fuori mano; svolto ad un incrocio e vedo due piccioni che stanno becchettando in mezzo alla strada. Ho pensato: sto andando pianissimo, si scanseranno. Ma quando arrivo alla loro altezza sento degli sbattimenti sotto il piano dell'auto. Guardo nello specchietto e intravedo un piccione che si agita in terra; l'altro è volato via.<br /><br />Mi è dispiaciuto un po', vabbe' che il piccione viene usato come simbolo di poca intelligenza, ma così imbranato proprio non me l'aspettavo. Quel giorno, a pranzo, racconto l'incidente e i due campagnoli della mia casa mi hanno risposto sorpresi: Ma come, non sai in che epoca siamo? Non lo sapevo (e continuo a non saperlo perché non ricordo più in che periodo è successo).<br /><br />Mi spiegano che era il periodo della schiusa delle uova. Quelli erano piccioni novelli, che ancora non hanno imparato a temere le auto. Poi qualcuno finisce sotto e gli altri imparano (e, analogamente, qualcuno viene mangiato dai gatti e gli altri imparano). Non immaginavo; pensavo che fuggire dalle auto fosse una cosa istintiva.<br /><br />Ho ricordato questo episodio perché ieri ho assistito ad una conferenza su Genitori e Web 2.0 (se ti interessa, <a href="http://www.ilfiltro.it/">trovi qui</a> molto materiale, e nella sezione audiovisivi praticamente la stessa conferenza integrale). Il relatore diceva: quando eravamo piccoli i nostri genitori ci hanno insegnato ad attraversare la strada; chi insegna ad attraversare la strada nel mondo digitale ai vostri figli? E aggiungeva: si può anche imparare da soli, ma a che prezzo? E così ho ricordato il povero piccione imbranato (e ho tremato per i tanti giovani e disorientati internauti).<br /><br /><br />P.S. stamattina, mi trovavo alla Basilica di San Paolo (non romani, prego invidiate!) ed ho assistito ad una scena molto simile alla mia con il piccione. Passa l'auto, il piccione non si scansa e sbatacchia troppo tardi contro il fondo della macchina. Si agita per qualche secondo in terra, poi si alza in volo, sbatte contro un'auto parcheggiata, poi un po' più in alto contro un lampione, poi ancora contro il ramo di un albero. Infine raggiunge un albero ben alto e si ferma lì. Comico e patetico allo stesso tempo.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-8585294780116237327?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com0tag:blogger.com,1999:blog-12152881.post-8438369615225359832009-03-15T00:01:00.001+01:002009-03-15T00:01:00.252+01:00C'è chi ha fede...<strong><big>F</big>ERMO AD UN INCROCIO</strong> in attesa di un altro sacerdote che doveva passare a raccogliermi (ed era in ritardo grr). Mi consolo con la bella giornata quasi primaverile (privilegi di vivere a Roma) quando vedo un vucumprà dotato di un fascio di calzini, che mi punta dall'altro lato della strada. Ahimé, non ho scampo. Ma di comprare calzini non se ne parla: neanche a farlo apposta, ne ho fatto scorta appena due giorni prima.<br /><br />Gli chiedo di dov'è: Nigeria. Allora passo all'inglese e gli dico che anche io sono africano. È una cosa che mi diverte sempre molto per la reazione che produce. Chiacchieriamo un po' e, ovviamente, finiamo a parlare di fede.<br /><br />Mi dice che lui ha molta fede, e spiega: "Quando vedo dei poliziotti sulla mia strada, mi raccomando a Gesù e gli vado incontro. Loro mi chiedono i documenti e io gli dico che non li ho. Allora loro mi lasciano andare. Succede sempre, perché il Signore mi protegge".<br /><br />Io, maligno, rettifico: "È anche che c'è molta gente buona in questo paese". Mi pento del mio commento prima ancora di aver finito la frase. Non mi sembra bello che io, un prete, raffreddi la semplicità della fede di quest'uomo. E poi, tutto sommato, penso proprio che abbia ragione lui.<br /><br />Pensieri che vengono spazzati via dalla imperturbabile risposta del nigeriano: "Sì, ma è la bontà del Signore che si serve di questi strumenti umani".<br /><br />Ancora una volta, colpito e affondato.<div class="blogger-post-footer"><img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/12152881-843836961522535983?l=lavorincorso.blogspot.com'/></div>Don Mariohttp://www.blogger.com/profile/06480099164509611597noreply@blogger.com3